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Ombre e contraddizioni su un’accusa tutta da dimostrare

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MAURILAZIO-GENOA – E’ la prima gara incriminata. Era il 14 maggio 2011, un sabato. La Lazio sfida i rossoblu. Finisce 4-2 per i biancocelesti grazie ai gol di Biava, Rocchi e alla doppietta di Hernanes. Nel testo del dispositivo emesso dalla Procura Federale si parla di primo tempo della partita indicata e non di risultato finale come invece si era ipotizzato in diverse occasioni. Ma soprattutto si parla di soggetti non ancora indentificati: possibile che dopo due anni di indagini ancora non si abbia un quadro completo dei protagonisti della vicenda? Ci perdonino a Cremona, ma ci scappa un sorriso amaro. Il perno della vicenda, secondo l’accusa, resta Stefano Mauri. E’ lui il protagonista, colui che prende accordi con Zamperini, tramite degli zingari, per alterare le partite. Cruciale sarebbe la notte tra il 13 e il 14 maggio del 2011, quando -secondo il rapporto dello Sco- parte un incredibile giro di telefonate tra Mauri, Aureli, Zamperini, Ilievski, Gervasoni e Dan Seet Eng (boss dell’organizzazione di Singapore). Primo aspetto fondamentale: il giocatore della Lazio parla solo con Zamperini e Luca Aureli e il suo telefono smette di funzionare poco prima delle due. Gli altri, invece, vanno avanti fino all’alba. Il telefono di Mauri ricomincia a dare segni di vita la mattina seguente e smette intorno a mezzogiorno. Quarantadue minuti dopo, secondo quanto fu riportato nell’ordinanza di custodia cautelare emessa il 28 maggio 2012, Mauri incontrerebbe a Formello Zamperini e Ilievski. Un incontro atto a prendere accordi, definire quindi la strategia e i dettagli della combine. L’incontro -si legge sull’ordinanza- andrebbe in scena tra le 12.42 e le 12.45 del 14 maggio. Tre minuti per definire il tutto, parlare di denaro, magari scambiarsi i numeri di conto corrente. 180 secondi per definire una combine sembrano oggettivamente pochi. Terminato il meeting con Mauri, Zaperini e Ilievski partono da Formello in direzione Hotel Duke, sede del ritiro del Genoa per discutere delle stesse cose con Omar Milanetto. L’Hotel è sito nel quartiere Prati e i due vi  arrivano alle 13.04. Diciannove minuti dopo essere partiti da Formello. Da notare che l’hotel in questione e il centro sportivo della Lazio distano circa 25 km, una distanza difficilmente percorribile in meno di 20 minuti considerando il traffico capitolino e la difficoltà nel reperire un posteggio per l’auto. La partita inizia alle 18. In campo, tra i soggetti citati nel dispositivo emesso dalla Procura Federale ci sono solo Mauri e Milanetto e non serve una particolare conoscenza di calcio per intuire che la volontà di due giocatori non è sufficiente per alterare una partita. Da Cremona, però, nessuno è riuscito a far luce su altri coinvolgimenti.

LECCE-LAZIO – Una settimana dopo, ecco l’ultima di campionato. La Lazio vince 2-4. Protagonisti della combine sarebbero il solito Mauri e tre giocatori leccesi: Ferrario, Benassi e Rosati. Quella sera in campo si alternano i due portieri (Benassi venne espulso al 52′ per fallo da ultimo uomo), mentre Ferrario non è neanche in panchina. Quindi anche qui pochi elementi per combinare una partita.  Secondo l’ordinanza di custodia cautelare, Zamperini il giorno prima della partita si recò nell’hotel in cui era alloggiata la Lazio per incontrare Mauri e definire i dettagli della combine. In merito a questo ecco le parole che l’ex difensore aveva rilasciato: “Mauri lo sento quotidianamente, è un mio amico fraterno. E’ vero che in occasione della trasferta della Lazio a Lecce l’ho incontrato brevemente nella reception dell’albergo che ospitava la Lazio. Si è trattato comunque di un incontro di cortesia durante il quale non ho assolutamente trattato di argomenti riguardanti la manipolazione di partite di calcio”.

TESTIMONE POCO ATTENDIBILE Il principale accusatore di Stefano Mauri è Carlo Gervasoni. Dalle sue confessioni nasce gran parte dell’accusa. L’ex difensore del Piacenza indica in Mauri il contatto degli zingari nella Lazio, giocatore disposto a scendere a patti per manipolare le partite, scommetterci su e quindi guadagnare grosse somme di denaro. Ma durante questi mesi di indagini, prove schiaccianti ai danni di Mauri non sono emerse. Gervasoni non è un testimone diretto, non era presente ai presunti incontri tra il laziale, Zamperini e gli zingari, parla per sentito dire, riporta voci. Nella vicenda Conte, per fare un esempio, Carobbio era invece un testimone diretto in quanto presente ai fatti contestati. Sono tanti gli spunti di riflessione che regala questa vicenda. Nessuno dei cosiddetti zingari afferma di avere rapporti.Ilievski in merito al suo presunto incontro con Mauri a Formello disse: Ero a Roma, volevo incontrare qualcuno che mi confermasse la cosa (la combine di Lazio-Genoa ndr), ma non ci sono riuscito, non ho mai incontrato né Mauri né Sculli”. Gegic conferma:“Mauri non lo conosco, non l’ho mai incontrato. Secondo l’accusa Mauri è uno dei perni dell’organizzazione, intrattiene rapporti con Zamperini e gli “zingari” che, però, o non lo conoscono o lo dichiarano estraneo alla vicenda. A tirare in ballo Mauri è, dunque, Gervasoni, personaggio sul quale c’è più di qualche ombra. Ecco cosa scrive di lui il Tnas in merito al lodo-Fontana: “Personaggio da prendere con le molle, per il quale non doveva costituire un grave problema di coscienza “mettere in mezzo” un innocente per conseguire un utile personale Non si fa scrupolo di coinvolgere anche soggetti estranei, ignari ed innocenti”. Parole che rendono l’ex piacentino un testimone totalmente inattendibile. Gervasoni accusò il portiere per una presunta combine avvenuta in Chievo-Novara di Coppa Italia del 30 novembre 2010. Quantomeno sospetto che le parole usate da Gervasoni per tirare in ballo Fontana, furono simili a quelle usate dallo stesso per accusare Mauri. Anche in quel caso tutto si fondava su “ho appreso da Gegic che…”.

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SIM E DENARO – Nessun flusso di denaro sospetto è mai stato segnalato dagli inquirenti sui conti di Stefano Mauri. Viene da chiedersi, quindi, come è possibile che un calciatore di Serie A prenda accordi con organizzazioni ciriminali internazionali per combinare ben due partite e poi decida di non riscuotere il denaro delle scommesse. Dov’era il guadagno nel truccare le partite allora? C’è poi la questione legata alla Sim intestata a Samanta Romano e utilizzata da Mauri. La versione del centrocampista, confermata da Luca Aureli -fidanzato della Romano e gestore di un punto scommesse a Roma-, è sempre stata chiara: “Usavo quella sim per scommettere su Nba e tennis“. Prove che dimostrino il contrario non ce ne sono. Anzi Aureli, tramite i propri legali, ha sempre tenuto una linea chiara: “Appare ovvia la circostanza che, qualora vi fossero state delle finalità illecite, Aureli non avrebbe mai consegnato una sim intestata alla sua compagna e quindi a lui immediatamente riconducibile. I contatti telefonici con il capitano della Lazio sono sempre stati frequenti e assidui in quanto Aureli è legato a lui da forte amicizia e pertanto risulta totalmente estraneo a partite combinate e nega ogni rapporto con gli ‘zingari’, evidenziando come non si siano verificati flussi anomali di giocate presso la propria agenzia di scommesse”. Inoltre secondo una ricostruzione effettuata da alcuni tifosi iscritti al forum Lazionet, sulla base dei numeri IMEI dei dispositivi, Mauri non avrebbe utilizzato un Nokia 6610 come riportato nell’ordinanza, bensì un dispositivo cellulare Blackberry e un Glaxy Tab. Spunti di riflessione, sui quali ragionare. La notizia dei deferimenti ha scatenato una ridda di voci, di ansie, come se le sentenze fossero già scritte. Eppure ci sono diversi elementi contrastanti. Diversi elementi che saranno analizzati nel corso dei tre gradi di giudizio. Mauri aspetta, ha sempre ribadito la propria innocenza, non si è mai mostrato preoccupato. Convinto che la verità emergerà. Ed è l’augurio di ogni sportivo.

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