Marco Parolo in conferenza:” Confrontarmi nelle competizioni internazionali è una prova”

Marco Parolo, dopo la partita vinta con la Svezia, 180 minuti giocati su 180 con la maglia della Nazionale in questo europeo, è intervenuto in conferenza stampa:

Che questa partita conti poco per il mister ci credo poco. Già il giorno dopo la partita contro la Svezia ha iniziato a martellarci, senza sapere ancora il risultato del Belgio. Fa parte della nostra mentalità rialzare la concentrazione. La nostra forza deve essere quella di continuare sulla nostra strada. Chiudere con un punteggio pieno sarebbe un’altra prova di forza e di carattere della nostra Nazionale. L’affronteremo nel modo giusto cercando di portare a casa i tre punti. Il paragone con Tardelli mi riempie di orgoglio, è un onore. Ognuno deve mettere in campo quello che ha, c’è un mix di tanti talenti diversi da quello puro. Poi la giocata di Eder, l’avesse fatta Messi o Cristiano Ronaldo, sarebbe stata il gol dell’Europeo. Sono in tanti che possono farlo, non identificarsi solo in un giocatore è meglio. Questa nazionale deve trascinare con l’orgoglio.

Il fatto che tante grandi squadre stiano faticando è perché non giocano benissimo, ma c’è un innalzamento del livello medio delle altre nazionali. Tutte le altre, quando vediamo lo scout reporting, hanno calciatori che giocano nelle migliori squadre. Le grandi hanno comunque la forza di fare risultato: la Spagna ha fatto sei punti, la Francia uguale, la Germania ha fatto fatica con la Polonia. Si è alzato il livello medio, tutti quanti sanno leggere la partita, nessuno gioca sul fisico ma con la tattica. Sto vivendo l’Europeo molto bene, siamo vicini, siamo coinvolti e si sente la passione. Per noi è carica, siamo in un contesto che ci permette di lavorare al massimo e gli stadi sono bellissimi: ne ho visti due ma quelli dalla tv. Tutta la gente che viene ne ha parlato con entusiasmo.
Le due vittorie, con Belgio e Svezia, hanno aumentato la consapevolezza di sapere che quello che stai facendo è giusto. Aumenta la voglia di osare, erano due gare difficili, le abbiamo affrontare in modo giusto. Questo ci deve dare la forza di continuare.
Licenza di segnare ne ho, ma facendo le due fasi non sempre riesci ad arrivare fino all’altra parte. Giaccherini nella prima partita, io nella seconda capita. In area bisogna esserci. Spero di beccarla prima o poi questa porta, in azzurro, spero la prossima volta di riuscirci. A centrocampo ci stiamo mettendo applicazione, ci sacrifichiamo, mettiamo pressione agli avversari. Un lavoro oscuro che alle volte è bello fare, pensi sempre e devi essere messo bene in campo.
Marchisio e Verratti ci hanno mandato i messaggi di complimenti, sono parte di questo gruppo. Dispiace non averli, sono giocatori importantissimi, campioni. Dispiace ma sappiamo del loro sostegno, siamo orgogliosi di rappresentarli. Io sono una persona molto riservata, se poi uno mi trova in giro sono burlone, divertente, ma non mi piace essere sui social. Nella nazionale, in tutte le competizioni, ci sono sempre stati questi antipersonaggi. La maggioranza e il gran numero devono pedalare e fare, magari passare inosservato. Riuscire a essere ricordato in questo modo vuol dire aver fatto tanto.
Per me riuscire a rubare tutto da Tardelli è quel che ho voluto fare nella mia carriera. Il mio lapsus sul vincere? Bisogna sempre prendere come riferimento chi ha vinto, chi ha saputo ottenere dei risultati. Si può prendere spunto: noi non abbiamo alzato l’asticella, vogliamo i fari spenti pensando partita per partita. Dove arriveremo è perché abbiamo dato tutto noi stessi. Qualunque sarà il nostro arrivo è perché ha giocato contro di noi è stato più bravo. Spirito di gruppo incredibile, prima di subire diamo l’anima.
Io nella mia carriera ho convissuto parecchio, sono sempre stato criticato all’inizio e apprezzato alla fine. Penso che sia una forza, qualcosa che hai dentro: hai voglia di dimostrare, ti dà la scossa e qualcosa di più. Ora la prendiamo così.
Ci ho sempre creduto, ho sempre pensato di potere alzare il mio limite. Ogni volta che arrivavo a un punto provavo ad andare più avanti. Per me è una prova confrontarmi con competizioni internazionali, come con la Lazio quest’anno. Imparo dagli errori, arrivando a trentun anni riesci a correggere prima. Sono un trentunenne giovane.
A dire la verità la prima partita con il Belgio si è sentita la gente con la voglia di dimostrare di essere italiani. Avere la maglia è qualcosa di importante per noi, vedere una macchia azzurra ti dà emozione. Dobbiamo avere questo senso per l’Italia, dobbiamo riuscire a farlo in tutti gli sport. Ci sono tanti amici che sono venuti a vedere la partita, lo han fatto con passione, ma sentirci parte di questa squadra è ancor più bello. Invito anche io a indossare la maglia azzurra, anche solo per il colpo d’occhio.
Abbiamo una chat di gruppo, ci divertiamo a scriverci, Sirigu è il personaggio più burlone. Ce ne sono parecchi attivi. Chi è del sud, chi del centro, chi del nord… non sempre c’è la traduzione simultanea nei messaggi veloci. Ci divertiamo anche così”.