EditoriAle: Dal “vaffa…” alla risata, continua la farsa! Quasi raggiunto l’obiettivo stagionale…..

L’ennesima prova incolore di una stagione da archiviare già al giro di boa. L’ultima delle tante chance sprecate per ritrovare la via dell’Europa che lascia la Lazio in quello che ormai appare chiaramente l’obiettivo della gestione Lotito da 12 anni a questa: lasciare la società biancoceleste nel limbo della mediocrità più assoluta di centro classifica. Sembrerà assurdo ma quella squadra che appena qualche mese fa ha disputato il preliminare di Champions si ritrova a dover conquistare gli ultimi punti necessari per guadagnarsi la permanenza nella massima serie. Il risultato di una gestione societaria pessima con calciatori non all’altezza della situazione.

Ma la più grande notizia dopo Genoa-Lazio non è l’ultimo scialbo 0-0 stagione, con la 9° volta su 24 incontri di campionato in cui i biancocelesti hanno finito l’incontro senza riuscire a timbrare il cartellino, ma le dichiarazioni di Tare che continua a prendere in giro tutto il popolo laziale. “Non siamo consapevoli di essere una grande squadra” ha affermato spavaldamente ai giornalisti il direttore sportivo albanese, negando ancora una volta l’evidenza di una squadra molto limitata. L’ultima delle tante sciocchezze pronunciate davanti le telecamere con l’intento di abbindolare un popolo che è stanco di questa situazione, con la Lazio nella mediocrità più assoluta piazzata sotto ad Empoli e Sassuolo e a 11 punti da un posto in Europa.

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Analizzando il match del Marassi risulta chiaro che a questa squadra manca un vero centravanti: Djordjevic sarebbe riserva in qualsiasi squadra di Serie A. Non a caso infatti la sua più grande esperienza prima di approdare nella Capitale è stata con la maglia del Nantes, club medio-piccolo francese. Il serbo non riesce ad aiutare la squadra ma è addirittura controproducente: non riesce a controllare il pallone e cosa più importante non calcia mai verso la porta avversaria, una caratteristica fondamentale per un attaccante. Accanto a lui notiamo l’involuzione di Felipe Anderson, tornato quello svogliato dei primi tempi: tiene troppo la palla e molto spesso si intestardice con giocate personali che finiscono col recupero degli avversari. Un giocatore quasi irritante agli occhi dei tifosi biancocelesti. Nella deriva nel capoluogo ligure sonno in pochi a salvarsi: Marchetti è sicuramente il migliore in campo, salvando in più occasioni il risultato, mentre anche Mauricio, Hoedt, Konko e Cataldi arrivano alla sufficienza. Con loro bisogna citare anche Milinkovic-Savic, ancora in cerca di una collocazione tattica ma sempre generoso lottando su ogni pallone e correndo in ogni dove. Dal canto suo, Stefano Pioli continua a sbagliare iniziando ad essere contestato dai tifosi. Il tecnico di Parma decide inspiegabilmente di far partire ancora una volta dall’inizio Djordjevic e dopo 5 mesi Mauri, fuori dagli 11 titolari da 20 partire, vale a dire dal match del 20 settembre a Napoli, lasciando in panchina i due calciatori biancocelesti più in forma in questo periodo: Senad Lulic e Keita Balde. Scelte incomprensibili che non lo premiano con il gol che continua a non arrivare: sono infatti 3 i match consecutivi in cui la Lazio non va in gol con le uniche conclusioni che portano la firma di Cataldi (respinta in corner da Perin) e Mauri, che colpisce la traversa sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Davvero troppo poco per sperare di conquistare i 3 punti. Ma la più grande colpa di Pioli, al di là del lato tecnico, è quella di aver assecondato il non-mercato della dirigenza biancoceleste confermando che “è stato fatto quello che lui aveva chiesto”. L’ennesimo yesman della gestione Lotito, incapace di opporsi alla dittatura dirigenziale e schierarsi dalla parte di un popolo che è pronto alla rivoluzione.

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