EditoriAle: chi dorme non piglia….calciatori! Tifosi ancora una volta presi in giro

L’ennesima occasione persa. L’ultima delle tante opportunità di riemergere buttata alle ortiche, sia in campo che fuori. Mentre a Udine la squadra non riesce a conquistare i 3 punti nonostante la superiorità numerica per quasi un tempo di gara, la società si fa trovare ancora una volta impreparata sul mercato non concretizzando l’acquisto dell’altro difensore centrale da mettere a disposizione del tecnico Stefano Pioli, dopo Bisevac. Un immobilismo – l’ennesimo in 12 anni di gestione Lotito – quasi imbarazzante che questa volta sembra fare più rumore di quanto si possa immaginare.

Ma andiamo per ordine, analizzando il match della Dacia Arena. Dopo un primo tempo sostanzialmente equilibrato, in cui la Lazio è riuscita a contenere la furia agonistica dei padroni di casa, reduci da 3 sconfitte di fila, e nel contempo si è resa protagonista con un paio di azioni pericolose, nella ripresa non è riuscita a sfruttare la superiorità numerica, causata dall’espulsione a pochi istanti dall’intervallo del difensore dell’Udinese Danilo. Una manovra molto lenta e prevedibile, con i biancocelesti che continuano a sentire la pesante assenza del capitano Lucas Biglia, giocatore imprescindibile e vero faro di questa squadra. Le uniche occasioni pericolose, oltre a quella di Djordjevic che ancora una volta fallisce il tap-in da due passi e dimostra a chi ancora ha qualche minima speranza di non all’altezza di indossare la maglia con l’aquila al petto, capitano a Konko che non è abbastanza freddo e preciso da riuscire a inquadrare lo specchio della porta e battere Karnezis. I padroni di casa controllano le iniziative offensive della Lazio e nonostante l’uomo in meno per 40 minuti (fino al 80′, quando l’espulsione di Matri ristabilisce la parità numerica) vanno addirittura vicini al bottino pieno con Thereau, fermato da Berisha proprio sul più bello. Le due squadre si dividono la posta in palio, con i friuliani che sorridono tornando ad ottenere un risultato positivo mentre i capitolini, nonostante il settimo risultato utile consecutivo, perdono contatto con la zona europea, lontana 6 punti. La formazione di Pioli continua il trend di alti e bassi in cui grandi prestazioni si alternano a risultati davvero deludenti: serve continuità se si vuole perlomeno sperare di conquistare un posto nell’Europa della prossima stagione.

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Ma oltre al risultato negativo sul campo, è la questione mercato a tenere banco in casa Lazio. O forse sarebbe meglio del non-mercato di riparazione, chiuso con l’acquisto di Bisevac proprio il giorno dell’apertura della sessione, vale a dire il 4 gennaio 2016. L’ennesima presa in giro nei confronti dei tifosi, ancora una volta delusi e amareggiati per una stagione da buttare via già a febbraio. Tifosi colpevoli di amare questi colori, nella gioia e nel dolore da 116 anni. Cari biancocelesti è ora di dire basta ai soprusi e gli insulti di una dirigenza non degna della prima squadra della Capitale. Il tifo laziale deve ricompattarsi per combattere il nemico comune: bisogna soffrire per tornare grandi!! Boicottare i prodotti ufficiali, disdire le pay-tv e soprattutto disertare lo stadio. Una scelta dura e molto difficile per chi vive di pane e Lazio da quando è venuto al mondo, ma necessaria per il bene di questi colori e soprattutto per la storia di questa società. I laziali non si meritano questo: un dirigente che dorme allo stadio o l’ennesimo calciomercato vergognoso sono davvero troppo per chi fa sacrifici per sostenere questa maglia. E la rivoluzione deve nascere proprio dal tifoso più comune, che nel suo piccolo si impegna dando un piccolo ma grande contributo alla causa. Per tornare, un giorno, tutti insieme in un Olimpico in festa a cantare a squarciagola “So’ già du’ ore”, il nostro inno. Proprio come successo in quel 12 maggio 2014, quando tutto il popolo biancoceleste si è ritrovato in occasione dell’iniziativa “Di Padre in Figlio”. Un evento unico, che ha mostrato al mondo intero ancora una volta la passione dei laziali. Quella che Lotito ha tolto a molti aquilotti, ma che non riuscirà mai a distruggere del tutto.

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