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De Cosmi sul cambio-allenatore: “È importante cercare un confronto immediato con i giocatori, per capire la linea da seguire la comunicazione è fondamentale”.

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Secondo il tecnico Roberto De Cosmi, Simone Inzaghi è il mister giusto per i biancocelesti e avrà modo, nei match che verranno, di dimostrare il suo valore. L’esonero di Pioli è un simbolico spartiacque tra una stagione deludente e una possibile ripresa; una scossa che porterà la squadra a riflettere sul proprio lavoro e sul proprio potenziale. Di seguito le parole di De Cosmi ai microfoni di Lazio Style Radio (89.3 FM):

“Le responsabilità sono oggettive da parte di tutti, vanno condivise nel bene e nel male. Ieri è stata una partita dove nessuno avrebbe voluto finisse così. Il segno negativo lo si trova nel risultato anche se nel secondo tempo la squadra ha messo in campo un atteggiamento diverso, grazie anche ai cambi. I tifosi hanno manifestato il loro dissapore di questa situazione che è negativa. L’esonero di Pioli ed il subentro di Inzaghi è un segnale forte e vuol dire che le ultime sette gare di questa stagione devono avere un altro significato. Gli atteggiamenti inziali sono stati superficiali e ci sono costati cari, in punti ed in prestazione. Nella prima frazione di gioco la Lazio ha aspettato per cercare di chiudere le linee di passaggio della Roma. Simone Inzaghi l’ho seguito per tutto il suo percorso in biancoceleste, l’atteggiamento del campo è il modo di essere. A lui piace un gioco sfrontato, gli piace andare rapidamente nella metà campo avversaria, certo parliamo di settore giovanile. Oggi Inzaghi ha un compito arduo, importante, ha l’occasione di dimostrare il suo modo di fare e di essere, tenterà di giocare le sue carte. È importante cercare un confronto immediato con i giocatori, per capire la linea da seguire, la giusta comunicazione serve per continuare o fare qualcosa di positivo”.



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Simone Inzaghi: una promessa e un obiettivo.

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Una promessa mantenuta quella fatta nel 2010 dal presidente Claudio Lotito a Simone Inzaghi. Il giocatore piacentino, ritiratosi dalla carriera di calciatore con un anno di anticipo, ricevette nel 2010 la promessa che, prima o dopo, la panchina della Lazio sarebbe stata diretta da lui. L’intesa tra l’ex calciatore e l’attuale presidente è sempre stata abbastanza vincente. Simone ha un legame ormai quasi ventennale con la S.s. Lazio; è arrivato nel club romano nel 1999 proprio nella fortunata stagione in cui la Lazio, sotto la dirigenza Cragnotti e la panchina diretta da Eriksson, vinse lo scudetto, la Coppa Italia e la Supercoppa. Escludendo stagioni giocate in prestito alla Sampdoria e all’Atalanta, Inzaghi è rimasto nella rosa laziale fino al 2010 (anno in cui ha preso le redini degli allievi della società), collezionando 196 presenze con la maglia biancoceleste.

Ed è giunto ieri, l’incarico ufficiale che vede l’ex attaccante, passare dagli allenamenti della primavera a quelli della prima squadra romana. Un curriculum idoneo o forse una scelta obbligata al fine di sostituire mister Pioli che lascia Formello dopo una pesante sconfitta subita nel derby di ieri. Inzaghi ha intrapreso questa mattina la sua avventura da allenatore della Lazio, con gli allenamenti del ritiro di Norcia, un ritiro che ha un valore simbolico e riporterà alla luce qualche piacevole ricordo. L’ultima volta che la squadra si è allenata nella cittadina umbra si stava preparando al fatidico derby del 26 Maggio 2013.

L’obiettivo del cambio-allenatore è quello di scuotere gli animi della squadra e, al tempo stesso, tentare di cancellare la negatività portata dalle numerose delusioni dell’attuale stagione. Ancora sette partite da giocare in serie A con l’obbiettivo di conquistare il sesto posto in classifica; una posizione che sicuramente è scomoda per la Lazio ma, necessariamente, rappresenta la magra consolazione per un’annata priva di soddisfazioni. Il primo match che l’ex attaccante preparerà sarà quello contro il Palermo previsto per domenica 10 Aprile alle ore 20:45.



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A Formello scatta l’era Inzaghi, tutti a rapporto per il ritiro di Norcia

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Dopo la dura contestazione di ieri, figlia di una gestione societaria stile Titanic, i tifosi si sono radunati davanti i cancelli di Formello per chiedere un confronto con i giocatori. Rispetto a ieri tutto tranquillo, ma per modo di dire. Tare ha parlato di un “ritiro non punitivo”, quindi la sede di Norcia dovrebbe servire al neo allenatore Simone Inzaghi per capire i problemi e conoscere al meglio la rosa a disposizione.

Il primo ad arrivare è stato il contestatissimo Wesley Hoedt che risponde a un tifoso con un “Sto male“. Successivamente, Tare uscendo da Formello non si è fermato e la sua risposta è stata a dir poco fredda: “Dopo, devo andare a prendere mio figlio all’asilo. Ho anch’io una vita“.

Il capitano Lucas Biglia ancora una volta non si sottrae a microfoni e tifosi, e risponde alle domande facendo anche una promessa: “Ci impegneremo, mancano ancora sette partite e siamo a sette punti dall’Europa. Io ci credo, faremo il massimo”. Lulic e Bisevac sono arrivati in macchina insieme: se per il bosniaco ci sono stati applausi, per l’ex Lione solo insulti.

Poi in massa arrivano Keita, Kishna, Guerrieri, Djordjevic, Cataldi, Gentiletti, Klose e Braafheid. Abdoulay Konko, con spirito volitivo, si è fermato e ha dichiarato: “A cosa serve il ritiro? La società ha deciso così, credo servirà anche a mister Inzaghi per andare avanti e trovare una nuova strada”. Un tifoso polemico prevede litigi anche in ritiro, ma il terzino francese ex Siviglia gli risponde così: “No, non c’è mai stato nulla. La società ha deciso di puntare su Inzaghi, per lui sarà un’opportunità per conoscere il gruppo e lavorare in serenità, visto quello che è successo ieri. L’esonero di Pioli? Ha deciso la società, io sono un calciatore e non posso entrare nel merito di certe decisioni. Dispiace per per lui, le cose non sono andate bene. Adesso c’è Inzaghi, andiamo avanti e cerchiamo di cogliere il lato positivo”.



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Laziali in prestito: Lombardi torna a sorridere, per gli altri poco spazio

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Per i laziali in prestito è andata in archivio una nuova settimana nel complesso negativa, ma stavolta con delle liete sorprese, a partire dalla prestazione di Cristiano Lombardi, che ha siglato il gol vittoria per il suo Ancona.

Partiamo però dall’analisi dei giocatori in prestito nella serie cadetta, a partire dal gruppo in forze alla Salernitana. Il mister Menichini sembra continuare a vedere poco gli ex-primavera biancocelesti anche nell’ultimo incontro al “Piola” di Novara, terminato col risultato di 1-1 (gli ospiti hanno agguantato il pareggio a un istante dal fischio finale con il gol di Coda). Dei giovani laziali si vede in campo dal 1′ solo Ronaldo, tornato in campo dopo i tanti problemi avuti al ginocchio. L’ex Empoli disputa 60′ e viene richiamato in panchina; sicuramente nelle prossime partite recupererà il ritmo partita e avrà più spazio. In panchina Strakosha, Oikonomidis e Tounkara, non convocati Prce e Pollace. Probabilmente il mister, data l’urgenza di fare punti per salvarsi, deciderà anche nelle prossime sfide di concedere poco ai “laziali” del gruppo, per affidarsi a giocatori più esperti.

Sempre in Serie B si è disputato l’incontro tra il Pro Vercelli di Filippini e il Modena di Crecco. Anche qui il risultato è di 1-1 e gli ex compagni di squadra cominciano il match dalla panchina: Filippini rivede il campo dopo più di due mesi di assenza subentrando al 57′ al posto di Mammarella, mentre Crecco entra nel finale per sostituire uno stanco Nardini.

Ricordiamo che stasera vi sarà il posticipo tra Bari e Cesena, gara a cui Minala non prenderà parte a causa di un infortunio al tendine d’achille.

Torniamo ora alla nota lieta della settimana: l’Ancona e il suo pupillo, Cristiano Lombardi, che ritorna in campo dopo più di un mese passato in infermeria per un problema al piede destro e segna il gol-vittoria contro la Pistoiese a un minuto dalla fine. Per l’ex-Trapani è il 4° gol stagionale in Lega Pro e ci auguriamo che non sia l’ultimo date le sue potenzialità.

Sempre in Lega Pro tra i laziali abbiamo Antonio Rozzi, ma non sembra essere nelle grazie del mister dei senesi e rimane in panchina tutti i 90′ nella vittoria della Robur per 1-0 sull’Arezzo.

In Ligue 1 periodo sempre più nero per il Troyes e Bryan Perea, non convocato nella sconfitta casalinga rimediata contro l’Angers (0-1).

Solite note positive dalla Danimarca: l’Aarhus non ottiene i 3 punti contro l’Hobro (1-1), ma Elez è tra i migliori della partita e gestisce con tranquillità il reparto difensivo.

Alvaro Gonzalez continua a non trovare spazio in Messico: nella grande prestazione dell’Atlas che pareggia 2-2 con il Tigres, il Tata non è nemmeno in panchina.

Vinicius ritorna a giocare con il suo Zurigo: 4-0 sul San Gallo e ultimi 30 minuti a disposizione del terzino brasiliano, che si comporta bene in entrambe le fasi.



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Derby, la moviola: molti dubbi nell’arbitraggio di Banti

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Il derby termina 4 a 1 per la Roma: un risultato che non lascia spazio a repliche, anche se appare bugiardo. Non positivo l’arbitraggio dell’arbitro Banti della sezione di Livorno, con qualche dubbio di troppo in area giallorossa. Manca anche un giallo a Pjanic, mentre risulta corretta l’espulsione per somma di ammonizioni del difensore biancoceleste Hoedt.

PRIMO TEMPO

3′ – Brutto intervento di Bisevac su El Shaarawy non sanzionato da Banti, che però redarguisce il serbo.

24′ – Il primo giallo del derby è per Patric, autore di un entrata scomposta su Perotti.

26′ – Secondo giallo del match, ancora una volta per un biancoceleste. Antonio Candreva, dopo aver subito un’ostruzione a palla lontana da Pjanic, chiede veemente il cartellino per il bosniaco, stranamente non sanzionato da Banti. Il direttore di gara di Livorno non ci sta e ammonisce proprio l’ala di Tor de’ Cenci.

37′ – Episodio dubbio in area giallorossa: Felipe Anderson va via a Rudiger, che si disinteressa del pallone e va dritto sul brasiliano. Per Banti tutto regolare.

37′ – Biglia ferma Perotti in ripartenza. Ammonito.

40′ – Nainggolan come Candreva: chiede il cartellino e se lo becca lui.

SECONDO TEMPO

56′ – Rudiger deve fermare ancora una volta con le cattive Felipe Anderson. L’intervento questa volta è all’esterno dell’area di rigore: fallo e giallo per il tedesco.

64′ – Nell’azione del secondo gol della Roma, arriva il primo giallo per Hoedt. L’olandese entra nettamente in ritardo su Nainggolan e si becca un’ammonizione ineccepibile.

68′ – Dal possibile rigore al giallo per Cataldi. Manolas interviene su Keita, anche se le immagini mostrano come sia Florenzi a toccare lo spagnolo all’interno dell’area di rigore. Secondo intervento dubbio in area giallorossa.
Nervi sempre più tesi: sanzione per Cataldi e allontanamento dalla panchina di Murelli per proteste.

88′ – Quarto gol della Roma. Dubbi anche in questo caso per un presunto fallo di mano dell’ex Genoa.

90+5′ – A pochi secondi dal termine arriva anche il secondo giallo per Hoedt, ancora una volta in ritardo su Florenzi.



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Il Capitano Lucas Biglia: “Noi vogliamo arrivare sesti, dobbiamo lavorare per questo obiettivo”.

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Tramonta definitivamente la Stagione 2015/16 della Lazio, sconfitta anche dalla Roma nel derby della Capitale. Un’annata caratterizzata da molte delusioni e, probabilmente, anche da una buona dose di sfortuna. Lucas Biglia, capitano biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Rai Sport affermando che, da oggi a fine campionato, l’obbiettivo della Lazio sarà raggiungere il sesto posto in classifica. Queste le dichiarazioni del giocatore argentino al termine della gara di ieri:

“Abbiamo perso 4-1, ma a mio parere questo non è il risultato più giusto, non abbiamo sfruttato le occasioni avute dopo il 2-1”.

Avete combattuto poco? “Noi vogliamo arrivare sesti, dobbiamo lavorare per questo obiettivo”.

Oggi avevate tante assenze: “Sì, ma non è una scusa”.

L’eliminazione dall’Europa League è stata pesante sotto l’aspetto mentale: “Sicuramente è stata una brutta botta per noi. Ma dobbiamo rialzare la testa e pedalare”.

L’argentino ha parlato anche ai microfoni di Lazio Style Channel (Canale 233 di Sky) per sottolineare che essere sconfitti dai rivali della Capitale è una delusione che incide molto sugli animi della squadra e dei tifosi. Tuttavia, c’è tanta voglia di migliorare:

“Dobbiamo alzare la testa e arrivare alla fine del campionato. Non c’è niente di bello nel perdere contro i rivali della città, ma ci dobbiamo rialzare e continuare a lavorare. Abbiamo sbagliato qualcosa, ne siamo consapevoli. Indossiamo una maglia che non molla mai, alziamo la testa e restiamo uniti senza perdere la fiducia. Pensiamo alla prossima partita, sarà dura, ma dobbiamo andare avanti. Non mi piace parlare dell’arbitro ma delle volte alcune decisioni ti fanno cambiare la partita, il rigore secondo me era netto e poteva dare più fiducia a noi e meno a loro. Loro giocavano con Perotti che non lascia punti di riferimento, la difesa era bassa, a volte non siamo usciti con la difesa, quindi sono rimasto basso davanti la difesa”.



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Roma, Luciano Spalletti: “Quando giochi contro una squadra di Pioli non puoi pensare di vincere prendendo sottogamba l’impegno”.

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formazione italia macedonia immobile
il ritorno di luciano spalletti - fotografo: jacobucci/guaitoli/jpeg

Un accenno di amarezza ai microfoni di Sky Sport da parte del tecnico della Roma Luciano Spalletti: “Sono dispiaciuto, da tifoso, di non aver fatto giocare Francesco Totti”.

Tuttavia, con o senza Totti, la Roma porta a casa la vittoria del derby con 4 reti contro un solo gol della Lazio. Il tecnico giallorosso si esprime così per Rai Sport:

“Analogie con la mia vecchia Roma? Sì, ci sono delle analogie in questo momento. Giocando in questo modo, possiamo valorizzare al meglio le caratteristiche dei nostri giocatori”.

Dopo un successo con la Lazio, Garcia disse di ‘aver rimesso la chiesa al centro del villaggio’: “Io ho messo la palla a metà campo. Sono stati bravi i nostri ragazzi a prenderla”.

Anche questa volta Dzeko è entrato a partita in corso: “Quando giochi contro una squadra di Pioli non puoi pensare di vincere prendendo sottogamba l’impegno. C’è sempre da soffrire. Siamo stati bravi nel far correre gli altri senza palla. Dzeko è entrato e ha fatto la sua parte, abbiamo portato a casa la gara meritatamente”.

Totti invece non è entrato neanche in corsa: “Anch’io subisco l’affetto nei confronti di un grande campione come Totti. Però quando mi siedo in panchina e vedo i giocatori che ho a disposizione, voglio far crescere altri ragazzi e portarli al livello di Totti. Emotivamente mi dispiace tantissimo per il fatto che Francesco non sia entrato in campo”.

Cosa dirai ai giocatori da domani? Lotterete per il secondo posto? “È vero che abbiamo lo scontro diretto, però bisogna fare la partita, perché il Napoli è una grande squadra. Sarà importante il lavoro settimanale”.

Come hai trovato il calcio italiano? “Migliorato, abbiamo calciatori interessanti. Quasi tutti cominciano il gioco da dietro. Ci sono doppie interpretazioni nei ruoli, non ci sono più i moduli rigidi”.

Negli ultimi giorni, lei ha detto che la Roma è la ragione d’essere della Lazio: “Questa cosa qui l’ho detta diversamente. A me è stato chiesto se siamo avvantaggiati. Io ho detto di no”.

 



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Pioli in conferenza stampa: “I cambi hanno migliorato la squadra ma era difficile togliere la palla alla Roma”.

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Terza stracittadina consecutiva vinta dai giallorossi e un’amara sconfitta per gli uomini di Pioli battuti 4-1. Il tecnico della Lazio è intervenuto in conferenza stampa, dopo il match, per analizzare l’indecorosa disfatta dei biancocelesti. C’è molto dispiacere nelle parole del tecnico parmense a cui non mancava l’intenzione propositiva di regalare una vittoria soddisfacente ai tifosi e alla squadra. Purtroppo la stagione della Lazio è stata disastrosa e, a questo punto, l’unico obiettivo che l’allenatore perseguirà è quello di arrivare dignitosamente a fine campionato (indipendentemente dalle vittorie e dalle sconfitte). Queste le parole di Stefano Pioli:

Primo tempo rinunciatario, mentre nella ripresa con Keita e Klose la musica è cambiata. Forse col senegalese dall’inizio poteva andare diversamente… “I cambi hanno migliorato la squadra. Era difficile togliere la palla alla Roma. Avevamo deciso di lasciargli spazio, di aspettarli e ripartire. Lo abbiamo fatto poco, ma è anche vero che quando ci siamo aperti abbiamo subito i gol. Potevamo pareggiare, abbiamo avuto tanti episodi. Sul calcio d’angolo abbiamo regalato troppo e quel gol ha chiuso la partita”

Quale sarebbe stato il risultato più giusto? “Noi avremmo dovuto fare due o tre gol. Abbiamo avuto occasioni clamorose, c’era un rigore. Quando giochi con squadre di qualità e non segni è normale la sconfitta”

Sulla stagione 2015-2016: “Credo che purtroppo la nostra stagione è fatta di tanti errori e occasione perse. E’ un grande limite che ci sta penalizzando. Abbiamo fatto fatica a prendere le posizioni in campo. Arrivavamo in ritardo, è stata una partita difficile. Se avessimo pareggiato nella mezz’ora del secondo tempo nessuno avrebbe avuto niente da dire, ma abbiamo commesso troppi errori e subiti quattro gol”

Ritiro a Norcia deciso da chi? “Decisione della società. E’ una scelta giusta, mancano sette partite e dobbiamo tirare fuori tutto quello che abbiamo fino alla fine e vedere dove possiamo arrivare”.

Approccio al match: “Noi non volevamo fare fase difensiva remissiva, ma abbiamo sbagliato. La posizione di Perotti ci ha messi in difficoltà e ci ha messo sempre in inferiorità numerica. Se avessimo affrontato la Roma alta, temevo la velocità di Salah ed El Shaarawy”.

Il rigore su Felipe Anderson c’era? Il brasiliano e Candreva si sono scambiati di fascia all’inizio e poi sono rimasti così, perché? Allenerà la Lazio domani? ” Rigore? A me è sembrato fallo, secondo me c’erano due rigori ma Banti ha visto diversamente. Felipe e Candreva si invertono spesso perché hanno libertà d’azione. Se allenerò ancora la Lazio? Non è una domanda che devi fare a me. Io mi presenterò se non riceverò nessuna notizia”.

La squadra è con lei? “I nostri risultati sono stati al di sotto delle aspettative, ma vi assicuro che la squadra con me lavora e mi segue. Sta lavorando per cercare di migliorarsi e dare qualcosa di più in campo. Fino a quando vedo questo vado avanti”.

Troppe difficoltà in difesa. Cosa si sente di dire ai tifosi? “Ho lavorato sulla linea difensiva per due settimane, ma poi abbiamo commesso errori sui primi due gol. Mi dispiace per me stesso, per la squadra e per i tifosi. Volevamo regalare una soddisfazione ai tifosi perché è stata un’annata negativa. Dire ai tifosi che sono dispiaciuto come loro non credo serva, dobbiamo andare avanti con dignità fino alla fine del campionato”.



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Ciao, Cesare…

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Quando ci siamo svegliati non volevamo crederci. Quando ci siamo svegliati abbiamo pensato “Forse ho capito male, fammelo sentire bene, fammelo leggere meglio su Internet” e invece arriva quello che non vorresti mai leggere. Cesare Maldini questa notte ha lasciato le sue famiglie più importanti, quella familiare e del figlio Paolo, quella del Milan e quella federale. Lascia a 84 anni nella ormai sua Milano, essendo triestino di nascita. Una vita fatta per il calcio, un uomo di altri tempi, persona stimata e apprezzata in tutto il mondo.

Esordisce nella sua Triestina già dal settore giovanile nel 1950 e ci resta per 4 anni, due in Prima Squadra con 32 apparizioni. Poi nel 1954 arriva la chiamata dell’esplosione e dove è riuscito a vincere praticamente tutto, il Milan: quattro campionati, primo italiano e capitano ad aver alzato una Coppa dei Campioni e una Coppa Latina che era una sorta di apripista della Coppa dei Campioni limitata a quattro federazioni europee. 412 partite e 3 gol, il suo gran vizio? Quello che poi venne chiamata la Maldinata, ossia azioni improbabili e impossibili nella sua area di rigore che alla fine trovavano sempre una sollevante conclusione. Terzino trasformatosi in centrale difensivo, praticamente l’esatto contrario di Paolo, era a Wembley a contrastare il Benfica di Eusebio nel 1963 e ha contraddistinto il mondo rossonero per ben undici stagioni. Chiude la sua carriera nel Torino giocandovi una sola stagione con 33 presenze senza gol e senza glorie.

Non ha molto da dire in Nazionale, se non 14 presenza, una partecipazione al Mondiale in Cile con due presenze e capitano per un anno nel 1963, ma la sua classe e la sua diligenza lo porterà a vestirsi in giacca e cravatta per diversi anni.. anzi, in tuta sportiva! Nel 1970 la dirigenza rossonera gli propone la panchina per essere il vice del grande Nereo Rocco rimanendo tre stagioni a fare gavetta e vincendo una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe, poi inizia il suo giro di panchine, due stagioni al Foggia, una alla Ternana e le due al Parma dove è protagonista della promozione in B dei ducali.

Gli anni 80 segnano l’esplosione di Cesare Maldini da allenatore, diventa il vice di Bearzot in Nazionale ed è artefice della vittoria Mundial in Spagna nell’82 e resta suo scudiero fino al 1986, anno dell’uscita di scena del CT campeon. Il suo arrivo nell’Under21 lo porta a togliersi ulteriori soddisfazioni, con tre Campionati Europei vinti in un periodo dove sbocciavano i talenti di Totti, Nesta, Cannavaro, Buffon e tanti altri che faranno grande la “maggiore” di Sacchi e Trapattoni. Poi arriva la promozione in quella Nazionale dove ritrova i suoi ex “ragazzini” e nel biennio preparatorio al Mondiale di Francia ’98 ma quella traversa colpita da Di Biagio ai calci di rigore nei quarti di finale fa emergere una nuova Maldinata, ossia aver preferito per diverse partite della competizione un Del Piero non al top a un Roberto Baggio che col Bologna era riuscito a tornare il Divino Codino (quell’anno senza codino, ndr) che tutti adoravano.

Terminata l’esperienza azzurra torna nella sua casa, il Milan: nel 1999 inizia come capo osservatore e a marzo 2001 torna in panchina da collaboratore tecnico di Tassotti fino a fine stagione, con un derby stravinto 6-0. Nella stagione successiva diventa collaboratore tecnico del nuovo allenatore Fatih Terim, ma a dicembre arriva la notizia inaspettata, infatti sarà lui il CT che porterà il Paraguay di Chilavert ai Mondiali del 2002 in SudCorea e Giappone, e agli ottavi la sua selezione viene eliminata dalla Germania che sarà vicecampione a favore del Brasile.

A parte un ruolo da opinionista per Al Jazeera Sport con Spillo Altobelli sempre nel 2002, chiude la carriera anche da allenatore e si dedica alla sua vita più bella, quella del nonno a tempo pieno. Ma una malattia, sempre tenuta nascosta dalla famiglia, lo ha strappato via e ce l’ha strappato via. Il Milan avrà il lutto al braccio, e in tutti i campi verrà osservato un minuto di silenzio.

Il mondo dello sport perde un altro pezzo pregiato, a pochi giorni dalla perdita dell’altro grande Johann Cruyff, e possiamo garantirvi che il vuoto già si sta facendo sentire. Troppo.

Ciao Cesare…



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Parolo e Cataldi in coro: “Siamo la Lazio, il derby bisogna sempre vincerlo”

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Mancano poche ore al derby della capitale, una sfida che non è mai una partita come le altre, anche se quest’anno la maggior parte dei tifosi non saranno presenti e la stracittadina si preannuncia amara di emozioni, almeno sugli spalti. Con tutta probabilità, inoltre, sarà l’ultimo derby di Klose e Totti, due calciatori che a modo loro hanno fatto la storia della Lazio e della Roma, ma anche la storia del calcio.

Nella giornata di ieri, Marco Parolo ha voluto analizzare questa grande sfida tra le due compagini capitoline e caricare i propri compagni ai microfoni di Lazio Style Radio. Il centrocampista della Lazio è partito dal suo primo goal contro la Roma, ancora quando giocava al Parma, per poi parlare dei tifosi e dalla loro richiesta di onorare la maglia:

Il mio primo gol alla Roma è stato il 31 ottobre del 2012, giocavo nel Parma. Di quella giornata ricordo che pioveva copiosamente e forse proprio grazie alla pioggia segnai il gol del 2 a 1. Mi sono inserito, la palla si è fermata sulla pozzanghera, il portiere si era già buttato, e ho tirato. Una bella partita, quando segni e vinci è la cosa più bella per un giocatore. Sarebbe altrettanto bello segnare una domenica pomeriggio con il sole e non con la pioggia. I tifosi ci stanno chiedendo di dare tutti noi stessi e di vincere la partita. Quando giochi è quello l’obiettivo. Cercheremo di dare tutto quello che abbiamo, vogliamo dare una gioia ai nostri tifosi, quest’anno ne abbiamo date poche”

Parolo ha poi parlato del suo primo derby, descrivendolo come una grande emozione, per poi soffermarsi sugli altri incontri giocati contro la Roma e finire con un discorso sul finale dei stagione:

Il primo derby che ho giocato mi rimarrà sempre dentro, abbiamo fatto il riscaldamento sotto la curva. Vedere i tifosi a un passo da noi che ci incitavano, vedere i loro sguardi con una cattiveria agonistica positiva e la voglia di vincere nei loro occhi ci ha messo un’adrenalina e una carica infinita. Meritavamo di vincere, purtroppo è finita 2-2 nonostante avessimo avuto le occasioni per farlo nostro. Per quanto riguarda il secondo derby, venivamo da un momento straordinario, c’è mancato poco anche lì, abbiamo perso una partita che avevamo fatto e condotto noi. Purtroppo abbiamo preso gol su un calcio di punizione dopo aver pareggiato. Il derby d’andata di quest’anno è stato strano. Il discorso delle curve senza tifosi ha tolto quella che è la bellezza del derby di Roma e l’adrenalina che si sente prima delle partite. Noi non siamo riusciti a ripetere le prestazioni fatte l’anno precedente. Ora c’è tanta voglia, piacerebbe pure a me vincere domani, vorrebbe dire anche dare uno slancio in più per finire la stagione in maniera onorevole, cercando di fare più punti possibili. Nel calcio non si sa mai.”

Il centrocampista lombardo ha poi espresso un suo parere su Mauri e Klose, due giocatori che per la loro esperienza sanno come giocare un derby:

Mauri e Klose, due uomini derby, ci stanno trasmettendo tanto, soprattutto l’esempio con il loro modo di vivere questa partita. Mauri è stato molto importante per me nel mio primo derby, mi ha spiegato cosa voleva dire il derby qui a Roma, mi ha permesso di arrivare alla partita preparato ma quando l’ho visto con i miei occhi è stato molto di più di quello che mi aveva detto. E’ stato incredibile, ti rendi conto di quello che vuol dire essere laziale, cosa vuol dire giocare contro la Roma, di quello che ti chiedono i tifosi. Dopo aver giocato il primo derby diventi un laziale e dici ‘sono laziale perché da ora devo dare il massimo per battere la Roma, sempre’. Tutti, ti mettono in testa qualcosa di incredibile. Mauri e Klose ne hanno fatti tanti, sanno come dare calma trasmettendo la giusta tensione ai compagni. Cataldi e Candreva sono diversi, tutti i giorni, da romani a casa e fuori, hanno un riscontro in più. Sarà più difficile, ma hanno le capacità e sono ragazzi intelligenti per gestire le proprie emozioni.

Il giocatore ha poi parlato dei suoi ricordi legati allo Stadio Olimpico e del momento di forma di Lazio e Roma:

I ricordi che ho in mente di quando mi avvicino all’Olimpico sono quelli di quando l’ho visto pieno di tifosi, con la gente in macchina che seguiva il pullman fino allo stadio, le strade piene. Quello è il mio ricordo, voglio immaginare quella scena con quella carica che trasmettevano. Arriviamo al derby con una classifica diversa, la Roma è favorita? Anche noi la scorsa stagione al derby di ritorno eravamo favoriti, quindi non dico niente. Domani mi aspetto l’atteggiamento di una Lazio che vuole dimostrare tutto il proprio valore, che ha voglia di dare tutta se stessa per ottenere un risultato importante. Siamo una squadra che con la giusta voglia e mentalità può giocare con chiunque. Sarà importante l’inizio per la partita, va indirizzata e giocata bene.Anche per togliere certezze alla squadra avversaria.

Parolo ha anche analizzato le sue prestazioni nell’arco di questo campionato e sui suoi miglioramenti dettati dall’esperienza:

Sto tornando sui miei livelli realizzativi. Con gli anni uno impara a muoversi in tutte le frangenti del gioco, mi mancava riuscire a trovare il varco giusto in area di rigore. Ho imparato guardando quelli più bravi di me, su come si stacca o smarca l’uomo, per poi mettere in pratica queste cose. A centrocampo, centro sinistra, c’ho fatto gran parte della mia carriera, leggo un po’ meglio gli inserimenti, è una posizione del campo dove sono sempre stato, dove sto meglio e riesco a leggere meglio il gioco. A 25 anni mi sentivo più sicuro, ora a 31 anni si impara a giocare anche a destra, riesco a starci tranquillamente, s’impara a giocare anche lì ottenendo delle certezze in quel ruolo.

Poi un parere su Stefano Pioli che Parolo apprezza come uomo e come allenatore:

Con lui, oltre alle tante presenze, quando gioco sto in campo novanta minuti. Per questo ringrazio il mister, io sono uno che cerca di dare sempre tutto anche se ci sono giornate dove non riesco a fare quello che voglio. Cerco di dare sempre il mio contributo, dare una mano al compagno anche con le letture in fase difensiva. Queste sono sempre state le mie basi e le mie caratteristiche, mi sono sempre messo a disposizione della squadra, si vede che il mister apprezza questo.

Infine, ultime parole sui punti di forza della Roma e della Lazio:

I punti di forza della Roma sono l’imprevedibilità, hanno tanti giocatori che possono inserirsi e che trovano la giocata. La nostra forza deve essere l’intensità, con gente di gamba che può ripartire e fare male e gli inserimenti dei centrocampisti.

parolo-cataldi

Anche Danilo Cataldi ha voluto caricare l’ambiente Lazio in vista del derby e in un’intervista ai microfoni di Rai Sport ha rilasciato le seguenti dichiarazioni, giurando amore eterno ai biancocelesti:

“Siamo la Lazio e questa è sempre una partita da vincere. Vogliamo riscattarci. Mi piacerebbe essere una bandiera di questa squadra, rappresentarla per 20 anni.”



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Verso il derby, le sensazioni di Protti e Orsi

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Mancano poche ore al derby capitolino e in occasione di questa importantissima partita, dove la Lazio vorrebbe anche ritrovare la gioia e il sorriso perso condividendolo con i tifosi, sono intervenuti ai microfoni di Radio Radio e Il Tempo due ex giocatori biancocelesti, l’ex portiere classe ’59, Ferdinando Orsi, e l’ex attaccante Igor Protti.

Per l’estremo difensore ex Livorno, ora allenatore disoccupato, il suo passato ha coinciso con i primi anni dell’era Eriksson, infatti era l’alternativa a Marchegiani in una squadra dove stavano sbocciando Alessandro Nesta e uno sconosciuto Pavel Nedved. Ecco le sue parole, condite principalmente dal caso stadio deserto: “È lo stadio che è deserto, non solo le curve. Lì saremmo a posto, ma sono le tribune che saranno vuote. I motivi sono ben precisi, il rammarico è che il derby era caratterizzato dai colori. Già era considerato poco a livello tecnico, ora nemmeno a livello di coreografie: così è snobbato anche dai giornali più importanti”

Per l’ex attaccante, tra le altre, di Bari e Livorno, l’esperienza in biancoceleste è stata bella e condita da diversi gol, memorabile era il suo famoso “trenino” che era il suo marchio di esultanza ad ogni marcatura. Protti ha detto la sua sul derby di domani, spiegando le sensazioni che si provano in partite come questa: “Quando giochi partite del genere è inevitabile sentire le gambe pesanti. La Lazio domani ha bisogno di una prova d’orgoglio, deve tirare fuori il carattere e vincere la partita. Punterei su Parolo, oppure Candreva”



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Primavera, una pazza Lazio batte la Ternana 4-3, terzo posto al sicuro

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Prima prende due gol, poi in dieci uomini vince 4-3, a Terni la Lazio Primavera salda il terzo posto battendo i pari categoria locali. Nel primo tempo i giovani umbri segnano con i gol di Battista su punizione e Tedesco dopo un intervento di Borrelli su Rocchi. La Lazio reagisce con Murgia prima dell’intervallo, e sarà un gol importante perchè chiudere il primo tempo senza gol sarebbe stato più complicato, ma non impossibile.

Nel secondo tempo, dopo tanto volume biancoceleste arriva la concretezza col gol di Palombi, servito da Rossi, che trafigge Scarsella, è pari. Ma non finisce qui, infatti da un cross di Germoni arriva il colpo vincente di Folorunsho che dà il sorpasso incredibile dei ragazzini di Inzaghi. Poco più tardi arriva il 4-2, un capolavoro di Murgia che supera diversi avversari, con Scarsella che impedisce il gol della giornata al centrocampista, ma che non può far nulla sulla corta ribattuta di Palombi che con la doppietta porta più in là i biancocelesti.

Dal quel momento inizia il thrilling, con Manoni che viene espulso direttamente a causa di qualche parola eccessiva, una reazione di orgoglio della Ternana che culmina con il gol di Terracciano che batte Borrelli e un gol che viene annullato proprio agli umbri. Fischio finale che dà respiro agli aquilotti, a maggior ragione quando si viene a sapere che il Frosinone, concorrente con la Lazio per il terzo posto, va a perdere sul campo del Napoli.

Simone Inzaghi, allenatore della Lazio Primavera, ai microfoni di Lazio Style Channel ha analizzato così la partita: “Mi aspettavo di soffrire perché la Ternana aveva recuperato parecchi giocatori. È nel dna di questa squadra. Sono molto arrabbiato per l’espulsione di Manoni perché non abbiamo neanche Dovidio,ma lo aiuterà a crescere. Mi è piacuto molto Bezziccheri, voglio il suo spirito da parte di tutti. Il modulo non ha inciso sui gol, anzi grazie a questo abbiamo rischiato pochissimo dietro. Siamo stati bravi a rimanere in partita. È una vittoria importante che ci da morale. Il calendario è un po’ strano e non ci aiuta in preparazione del derby. Però adesso dobbiamo pensare solo a lavorare e ad arrivare nel migliore dei modi”

Sempre a Lazio Style Channel ha parlato Simone Palombi, in particolare la prova di oggi, il Derby Primavera della prossima settimana e un pensiero alla prima squadra per il prossimo anno: “Non era semplice, siamo partiti un po’ sottotono. La squadra ha sprecato tanto, ma i tre punti erano fondamentali. Cambio modulo? Abbiamo provato tutta la settimana, credo sia adatto anche se oggi era la prima volta ed eravamo un po’ spaesati. Prima squadra? Non aspetto altro. A giugno valuterò il da farsi. Non vedo l’ora di dimostrare che sono pronto per il calcio dei professionisti. Sull’espulsione di Manoni troppa mancanza di lucidità, bisogna usare la testa. Certe ingenuità vanno evitate perché mettono in difficoltà la squadra. Sul derby non mi sento di dire niente, è una partita che vale il primato cittadino, la gloria. La prepareremo nel migliore dei modi, ce la metteremo tutta per portare a casa i tre punti. Non siamo inferiori a nessuno, tanto meno alla Roma. Si inizia già a sentire, ma non temiamo nessuno anche se sappiamo che affronteremo una grande squadra. Non dovrà mancare l’approccio, dobbiamo vincere e basta. Se saremo compatti e con la testa giusta ci toglieremo grosse soddisfazioni”



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Probabili formazioni Serie A, 31′ giornata

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Si va incontro alla 31′ giornata di serie A, turno di campionato dove il match più rilevante è il derby capitolino tra Lazio e Roma, un match che avrà un profilo basso almeno per quanto riguarda la presenza dei tifosi sulle tribune. Ad aprire quessto turno sarà Carpi-Sassuolo alle ore 18.00 e Juventus-Empoli alle ore 20.45. Il posticipo vedrà che chiuderà questa finestra di campionato è giocato da Bologna-Verona programmato per Lunedì alle ore 20.45.

Carpi- Sassuolo ( Sabato 18.00)

Carpi (4-4-1-1): Belec; Zaccardo, Romagnoli, Gagliolo, Letizia; Pasciuti, Cofie, Bianco, Di Gaudio; Lollo; Mancosu. All.: Castori

Squalificati: Suagher (1), Crimi (1)

Indisponibili: Gnahoré, Martinho, Brkic, Mbakogu

Sassuolo (4-3-3): Consigli; Vrsaljko, Cannavaro, Acerbi, Peluso; Biondini, Magnanelli, Duncan; Berardi, Defrel, Sansone. All.: Di Francesco

Squalificati: –

Indisponibili: Laribi, Missiroli, Antei

Juventus-Empoli (Sabato 20.45)

Juventus (4-4-2): Buffon Lichtsteiner, Rugani, Chiellini, Evra; Cuadrado, Pogba, Hernanes, Asamoah; Mandzukic, Morata. All.: Allegri

Squalificati: Khedira (2), Bonucci (1), Alex Sandro (1)

Indisponibili: Caceres, Dybala

Empoli (4-3-1-2): Skorupski; Zambelli, Tonelli, Costa, Mario Rui; Zielinski, Paredes, Croce; Saponara; Pucciarelli, Maccarone. All.: Giampaolo

Squalificati: –

Indisponibili: Cosic, Livaja, Laurini

Atalanta-Milan (15.00)

Atalanta (4-3-3): Sportiello; Masiello, Toloi, Paletta, Dramè; Cigarini, De Roon, Kurtic; Diamanti, Pinilla, Gomez. All.: Reja

Squalificati: –

Indisponibili: Carmona, Bellini

Milan (4-4-2): Donnarumma; Abate, Zapata, Romagnoli, Antonelli; Honda, Bertolacci, Montolivo, Bonaventura; Bacca, Luiz Adriano. All.: Mihajlovic

Squalificati: –

Indisponibili: Niang, Kucka

Udinese-Napoli (15.00)

Udinese (3-5-2): Karnezis; Heurtaux, Danilo, Felipe; Widmer, Kuzmanovic, Hallfredsson, Bruno Fernandes, Armero; Thereau, Zapata. All.: De Canio

Squalificati: –

Indisponibili: Merkel, Guilherme

Napoli (4-3-3): Gabriel; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jorginho, Hamsik; Callejon, Higuain, Insigne. All.: Sarri

Squalificati: –

Indisponibili: Reina

Chievo Verona-Palermo(15.00)

Chievo (4-3-1-2): Bizzarri; Cacciatore, Spolli, Cesar, Gobbi; Castro, Radovanovic, Rigoni; Birsa; Floro Flores, Meggiorini. All.: Maran

Squalificati: Hetemaj (1)

Indisponibili: Dainelli

Palermo (4-2-3-1): Sorrentino; Struna, Gonzalez, Andelkovic, Lazaar; Jajalo, Hiljemark; Quaison, Trajkovski; Vazquez; Gilardino. All.: Novellino

Squalificati: –

Indisponibili: Goldaniga

Fiorentina-Sampdoria (15.00)

Fiorentina (3-4-2-1): Tatarusanu; Roncaglia, Rodriguez, Astori; Bernardeschi, Badelj, Vecino, Alonso; Tello, B. Valero; Babacar. All.: Sousa

Squalificati: Kalinic (1)

Indisponibili: Benalouane, Tomovic, Mati Fernandez

Sampdoria (3-4-2-1): Viviano; Cassani, Ranocchia, Moisander; De Silvestri, Fernando, Soriano, Dodò; Alvarez, Correa; Quagliarella. All.: Montella

Squalificati: –

Indisponibili: Carbonero

Genoa-Frosinone (15.00)

Genoa (3-4-3): Perin; Munoz, De Maio, Izzo; Rincon, Dzemaili, Rigoni, Gabriel Silva; Laxalt, Pandev, Suso. All.: Gasperini

Squalificati: –

Indisponibili: Ansaldi, Burdisso, Cerci, Pavoletti

Frosinone (4-3-3): Leali; Rosi, Blanchard, Ajeti, Pavlovic; Sammarco, Gori, Kragl; Tonev, D. Ciofani, Dionisi. All.: Stellone

Squalificati: –

Indisponibili: –

Lazio-Roma (15.00)

Lazio (4-2-3-1): Marchetti; Mauricio, Bisevac, Hoedt, Braafheid; Cataldi, Biglia, Parolo; Candreva, Matri, Felipe Anderson. All.: Pioli

Squalificati: Lulic (1)

Indisponibili: Basta, Radu, De Vrij, Kishna, Patric

Roma (4-3-3): Szczesny; Florenzi, Rüdiger, Manolas, Digne; Pjanic, Nainggolan, Keita; Salah, Perotti, El Shaarawy. All.: Spalletti

Squalificati: –

Indisponibili: Ponce, Gyomber, Castan

Inter-Torino ( Domenica 20.45)

Inter (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Nagatomo; Medel, Brozovic; Eder, Palacio, Perisic; Icardi. All.: Mancini

Squalificati: –

Indisponibili: –

Torino (3-5-2): Padelli; Maksimovic, Jansson, Moretti; Zappacosta, Acquah, Vives, Baselli, Bruno Peres; Belotti, Maxi Lopez. All.: Ventura

Squalificati: Glik (1)

Indisponibili: Avelar, Immobile

Bologna-Verona (Lunedì 20.45)

Bologna (4-3-3): Mirante; Ferrari, Oikonomou, Maietta, Masina; Taider, Diawara, Donsah; Giaccherini, Floccari, Rizzo. All.: Donadoni

Squalificati: Mbaye (1), Gastaldello (1)

Indisponibili: Destro, Rossettini, Constant, Morleo

Verona (4-4-2): Gollini; Gilberto, Moras, Helander, Pisano; Wszolek, Marrone, Ionita, Siligardi; Pazzini, Toni. All.: Delneri

Squalificati: Rebic (1)

Indisponibili: Souprayen, Romulo, Gomez, Fares



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Verso il derby, Parolo: “Maglia da onorare”, Perotti: “Ricominciare a vincere”

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Si avvicina sempre di più il momento del derby e arrivano copiose dichiarazioni di protagonisti e vip; tra i romanisti fiducia (forse) eccessiva, nei laziali molto pessimismo, soprattutto per la difesa inedita e per un’annata sbagliata che potrebbe colare definitivamente a picco se anche il derby andasse fallito.

Stavolta vi forniamo due dichiarazioni, uno da Formello e uno da Trigoria, infatti sono i turni di Marco Parolo e Diego Perotti. Il centrocampista della nostra Nazionale non ha nascosto un certo dispiacere per questa stagione e ha trovato qualche giustificazione a riguardo, indicando la partita di domani come una sorta di orgoglio personale ferito da tirar fuori prima possibile. Per l’esterno giallorosso, invece, le parole sono di tutt’altra fattura, e riguardano la posizione di classifica e il rialzarsi dopo il pareggio subito prima della sosta.

Queste sono le parole riportate nella rassegna stampa di RadioSei all’ex giocatore di Parma e Cesena: “Adesso onoriamo la maglia. Ci sono stati pochi sorrisi e abbiamo fatto errori di presunzione. Anche gli atteggiamenti sono stati sbagliati. Brutto giocare senza Curva, ma ci crediamo. Come uomo partita dico Matri”

Ecco, invece le parole del giallorosso, buon protagonista di questi primi mesi alla Roma, in esclusiva a forzaroma.info: “Sarà una partita molto calda per noi e i tifosi, per quello che rappresenta alla città. Sarebbero tre punti fondamentali, dopo il pareggio contro l’Inter dobbiamo ricominciare a vincere. Speriamo ma soprattutto, mi piacerebbe tantissimo vincere. Poi, se riuscissi a fare un gol alla Lazio sarebbe ancora più bello”



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Veron: “Mi piacerebbe tornare alla Lazio da presidente, con Simeone allenatore. Contro la Roma bisogna sempre vincere”

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Juan Sebastian Veron, uno dei giocatori più forti che abbia mai indossato la maglia della Lazio, ha rilasciato un’interessante intervista a Il Messaggero. L’ex centrocampista argentino ha ricordato i suoi anni trascorsi in biancoceleste, definendoli i più belli della sua carriera, inoltre ha commentato la stagione della Lazio e ha parlato del derby contro la Roma, una partita che per lui bisogna vincere sempre. Veron ha giocato nel club capitolino per poche stagioni ma ha lasciato un ricordo indelebile nel cuore dei tifosi e anche lui non ha mai dimenticato la sua esperienza con l’aquila sul petto.

Le sue prime parole sono state sul derby, poi “la Brujita” si è lasciato andare, parlando di tutto quello che concerne il mondo Lazio. Questa l’intervista completa:

La stracittadina è una gara particolare, non è una partita come tutte le altre. Oggi la situazione è diversa, noi non siamo mai stati sfavoriti così come lo è la Lazio di Pioli. Noi al contrario avevamo la pressione addosso di dover vincere sempre, perché eravamo i più forti».

Che ricordi ha di quelle sfide?

Qualsiasi altra partita, a Roma, ha un altro significato. Per storia ed emozioni il derby va oltre tutto. Quando scendi in campo sai che ti stai giocando l’orgoglio della città. A Roma si vive per il derby. È la prima cosa che i tifosi ti dicono appena arrivi».

Lei come lo preparava?

Io in quel periodo ero uno dei più giovani. Quando scendevo in campo pensavo poco a quello che avevo davanti, mi preoccupavo di più di vedere e sentire l’umore dei miei compagni di squadra. Pensavo solo a noi. Per questa gara servono cuore e gambe».

Come si batte la Roma?

Partiamo dal fatto che contro la Roma bisogna sempre vincere. Per farlo credo che l’unica ricetta sia quella di avere testa fredda e cuore caldo. La Lazio non sta vivendo un momento felice ma in rosa ci sono ragazzi che di derby ne hanno giocati diversi e sono loro a dover trascinare gli altri».

Le squadre arrivano con obiettivi e umore opposti, forse nei laziali c’è un po’ di paura

Paura? Forse c’è il rispetto ma non la paura. Noi abbiamo sempre avuto rispetto della Roma ma mai paura. Se hai paura è finita».

Sarà un derby differente soprattutto perché si preannuncia un Olimpico vuoto tra poteste contro le barriere e contro la società

Questa è una cosa che dispiace molto. Prima gli stadi erano sempre pieni e quando si giocava contro la Roma c’erano sempre 80 mila persone. Penso che la bellezza di questa sfida, oltre quello che va in scena in campo, sia legata alle curve. Senza non c’è magia».

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Cosa manca alla Lazio?

Per vincere devi per forza avere giocatori di grande livello e di personalità. Oggi le squadra che lottano per lo scudetto li hanno, penso a Dybala, Higuain… La Lazio non può fare quel salto di qualità che tutti chiedono senza comprare campioni».

Ancora oggi all’Olimpico spesso i tifosi invocano il suo nome

Questo mi riempie d’orgoglio. Vuol dire che ho lasciato un pezzo di me a Roma. A casa ho appese foto e trofei di quel periodo alla Lazio. Quelli sono stati anni forti e che rappresentavano la vera essenza del laziale».

E’ vero che sei stato vicino a tornare in biancoceleste?

Sì, c’è stato un momento dove è venuta fuori questa ipotesi ma la società non mi ha più chiamato e così non si è fatto più nulla. Io ho un buon rapporto con tutte le squadre in cui ho giocato ma gli anni migliori li ho vissuti alla Lazio».

Parlando di Lazio si è emozionato molto…

Non lo nego: a me piacerebbe tornare, i soldi non contano. Io dico che se la Lazio ha bisogno di una mano e c’è un progetto serio per portarla ai massimi livelli, torno di corsa».

 

Per un attimo usiamo la fantasia, come le piacerebbe tornare?

Magari da presidente con Simeone allenatore. Questo sarebbe il sogno più grande, tornare a quegli anni e ma in altra maniera. Ma sempre per vincere».

Qual è la prima cosa che farebbe da presidente?

Rimettere insieme la famiglia laziale. La squadra ha bisogno di tutti quelli che ci sono stati e di quelli che non hanno avuto la stessa fortuna che abbiamo avuto noi. Bisogna avvicinare la famiglia Lazio alla società e viverla tutti insieme. E poi progetti: una buona squadra e grandi obiettivi per fa sognare la gente».

Lei presidente, Simeone allenatore e come direttore sportivo?

Nesta, Nedved o Almeyda».

Ora torniamo con i piedi per terra, cosa le manca della Lazio

Tutto. Mi manca prendere la macchina e arrivare a Formello e per prendere il caffè con i compagni. Quell’atmosfera unica che si viveva durante gli allenamenti. E poi mi manca lo stadio con la curva piena che ci accompagnava ovunque».

La Lazio può tornare a lottare per lo scudetto con il presidente Lotito?

Le possibilità ci sono sempre, poi bisogna vedere veramente cosa vuole la dirigenza. Ricordatevi che è la dirigenza che fa la squadra».

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Per il dopo Pioli si parla di Mihajlovic

Sinisa conosce bene Roma e soprattutto la Lazio e questo è un vantaggio. Però c’è bisogno anche che la società corra dei rischi e appoggi l’allenatore scelto. Il dirigente deve accompagnare l’allenatore e far sognare i tifosi».

Nella Lazio c’è un grande argentino come Biglia, che però vuole andare via. Si sente di dargli un consiglio?

La Lazio deve essere un punto di arrivo dove puoi restare e sognare. Ogni giocatore oltre a essere professionisti ha dei sogni: giocare e vincere. Questo era il messaggio che ci dava la società nel 2000».

Restando in tema di mercato ha dei giocatori da proporre?

Mi viene in mente un attaccante come Guido Carrillo che attualmente gioca al Monaco. Una punta potente e tecnicamente buona. Poi c’è Luciano Vietto dell’Atletico Madrid che ricorda un po’ Dybala. Sono calciatori che hanno bisogno di continuità e alla Lazio possono trovarla».

Un pensiero per i tifosi?

Li ringrazio sempre per quello che hanno fatto in passato per me e per la stima che continuano a nutrire. Posso solo dirgli di non perdere mai la fiducia e di continuare a credere sempre. Mi auguro che presto possano vivere una gioia enorme come noi nel 2000».

Scaramanzia a parte, un pronostico?

 Vince la Lazio, 1-0 gol di Klose».

Fonte: Il Messaggero – Emiliano Bernardini



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Petruzzi: “La Roma sicuramente ha qualcosa in più. Totti e Klose ancora decisivi”

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Romano e romanista, sette anni giallorosso e altrettanti derby contro la Lazio, per di più cresciuto nelle giovanili. Fabio Petruzzi conosce molto bene l’ambiente di Roma a tal punto che i tifosi bersagliavano tutti, lui compreso, pretendendo impegno e soprattutto la vittoria.

LazioPress ha intercettato l’ex difensore con un passato anche nel Brescia di Carlo Mazzone, altro romano ex romanista, e ha parlato anche lui di un clima molto particolare e diverso dalle altre stracittadine, analizzando tutti gli aspetti di questa partita.

Hai vissuto tanti derby da giocatore della Roma. Come vivevi questa partita?

“E’ la partita che tutti i tifosi vorrebbero giocare, è la partita più belle e importante dell’anno. Sono stato fortunato ad avere la possibilità di vivere una gara del genere. Il derby dura per tutto l’anno, l’attesa per questa sfida inizia mesi prima. Vivevo questa partita con un po di ansia, ma con una grande voglia di giocarla. Ricordo che prima del derby, i tifosi per strada mi fermavano chiedendomi se fossi pronto e di vincere assolutamente”

Domenica mancheranno ancora le due curve. Che ne pensi di questa situazione?

“E’ molto triste questa situazione. Vedere l’Olimpico vuoto e soprattutto il giorno del derby mi rattrista molto. Il derby di Roma è tra le partite più belle al mondo. Le coreografie delle due curve, la cornice di pubblico da brividi e lo spettacolo in campo. Tutto ciò rende questa sfida unica. Quando giocavo in altre squadre, e arriva il giorno della partita, i miei compagni mi assillavano di domande e non vedevano l’ora di guardare la partita. Una gara vista in tutto il mondo, ed ora è davvero un peccato che si giochi in queste condizioni”

Hai giocato molti derby nei tuoi anni alla Roma. Qual’è stato il più bello? Qual’è invece quello più brutto?

“Il 3-0 con Mazzone in panchina è stato bellissimo. Giocammo una partita spettacolare, dominando la Lazio e meritando ampiamente la vittoria. Giocai titolare, fu una giornata indimenticabile. Tra i più brutti c’è il 4-1 in Coppa Italia del 1998”

Domenica che partita ti aspetti? Secondo te c’è una favorita?

“Nei derby non c’è mai una favorita. Mi aspetto una partita molto bloccata, entrambe le squadre non vorranno perdere. E’ una gara che si vince usando altre armi oltre alla tattica e alla qualità, ci vuole grande carattere e personalità da parte dei calciatori. La Roma sta meglio della Lazio, con Spalletti ha cambiato ritmo e gioca un ottimo calcio. Il mister secondo me è tra i migliori in Europa, e se fosse arrivato prima la Roma poteva lottare per traguardi più importanti. La Lazio sta vivendo una stagione negativa, tra mille difficoltà. L’anno scorso è stata la rivelazione del campionato, arrivando terza in classifica e mostrando un calcio di qualità. In questa stagione non sono riusciti a ripetersi, ma la rosa è rimasta quasi la stessa ed hanno tutte le possibilità per provare a fare risultato. Sulla carta la Roma ha sicuramente qualcosa in più rispetto alla Lazio”

Klose e Totti dovrebbero partire dalla panchina. Per loro potrebbe essere l’ultimo derby di Roma. Secondo te possono essere gli uomini decisivi domenica?

“Sono due grandi campioni, ovviamente spero che sia Totti a risultare decisivo. Francesco è da 23 anni la leggenda della Roma, un calciatore fantastico tra i primi cinque al mondo secondo me. Vorrei Totti dal primo minuto domenica, potrebbe essere il suo ultimo derby e sfrutterei  la sua voglia di giocare e la sua immensa classe. Klose è un grande centravanti, lo ha dimostrato anche in Nazionale segnando molti gol. Entrambi non hanno più la brillantezza degli anni migliori, ma hanno una qualità tale da poter essere ancora oggi decisivi”



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Ballotta: “Pochi spettatori? Derby amaro”

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ballotta ndrangheta

Di derby ne ha visti tanti in panchina, alcuni li ha vissuti in campo, e soprattutto ha vissuto i momenti migliori della Lazio. Marco Ballotta ha lasciato la Lazio dopo aver superato (e con classe) i 40 anni, da secondo di Marchegiani passando per titolare inaspettato e apripista insegnante di Muslera. Non ama molto la situazione con la quale si arriverà a questo derby, pochi spettatori, situazioni societarie opposte, Lazio in bilico di nervosismo e un rapporto con i tifosi sempre al limite, non ultimo la situazione di Pioli che sembra essere ad un punto di non ritorno.

Tuttomercatoweb.com ha intercettato l’ex portierone laziale ed ha rilasciato queste dichiarazioni: “Purtroppo allo stadio ci saranno pochi tifosi perché le due curve diserteranno la partita, quindi sarà un derby dal sapore particolare, amaro. E’ sempre la partita dell’anno per la città di Roma ma quest’anno sarà un po’ diverso. In teoria non ci dovrebbe essere partita, perché nella Lazio c’è qualcosa che non quadra. I giocatori sono gli stessi dell’anno scorso ma non hanno rispettato le attese. Non sono più quelli di prima, forse ci vorrà qualche cambiamento, sia in panchina che nello spogliatoio. Ormai quest’anno è andato così, deve servire da lezione per ripartire più forti di prima. Ultimo derby per Pioli? Penso di sì. Purtroppo la vita degli allenatori è questa, se le cose non vanno è normale che un rapporto finisca e probabilmente il suo momento è arrivato”



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Mauri-Lazio, un altro anno insieme?

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L’avventura biancoceleste di Stefano Mauri sembrava doversi concludere alla fine della scorsa stagione, quando il centrocampista all’età di 35 anni, aveva giocato forse la sua miglior stagione in carriera; a dimostrarlo non solo il suo personale record di marcature in un anno (ben 9) ma anche le eccellenti prestazioni in campo. Poi, a giugno 2015 arrivò l0 svincolo, per poi tornare a disposizione della società un mese dopo, dopo aver risolto gli ultimi (si sperava) problemi in tribunale nella vicenda del “Calcioscommesse”. Quest’anno, per il trequartista originario di Monza non è stato certo da ricordare: non molte le presenze dal 1′, soprattutto in campionato, dove è andato a segno una volta sola, nella vittoria interna contro l’Hellas Verona e un vistoso calo a livello fisico rispetto agli anni scorsi; purtroppo l’età non fa sconti a nessuno e non è facile reggere un campionato pressante come la Serie A a 36 anni, in una zona del campo dove serve rapidità nei movimenti.

Tuttavia, è arrivata poco fa l’indiscrezione secondo cui Mauri potrebbe rimanere ancora un anno alla corte del prossim0 allenatore biancoceleste, nome a tutti ancora sconosciuto. Secondo Tuttomercatoweb infatti, il trequartista lombardo starebbe già trattando con la dirigenza per prolungare di un altro anno il suo contratto, che lo legherebbe alla Lazio per l’11° stagione consecutiva (arrivò a Roma nel gennaio 2006 da Udine), una vera e propria rarità durante l’era Lotito. Sempre secondo il famoso portale che si occupa principalmente di calciomercato, la bozza per il rinnovo di Mauri è già pronta, starà ora a Mauri e società accordarsi ufficialmente per l’eventuale rinnovo fino al 2017. Sembra che le due parti siano quasi alla fase conclusiva dell’accordo, che dovrebbe essere depositato entro la metà di aprile. C’è veramente bisogno di Mauri in rosa anche per la prossima stagione? O forse andrà solo a “fare numero” (considerando anche che molto probabilmente la Lazio non disputerà alcuna competizione europea)?



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L’ex difensore Biava: “Il derby ha un valore unico. Se gioca bene, la Lazio può vincere anche con un arbitraggio sfavorevole”.

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Aria di derby nella capitale, l’incontro tra le squadre capitoline si avvicina. Giuseppe Biava, ex difensore biancoceleste ha espresso, ai microfoni di Radio Incontro Olympia, le sue opinioni sulla stracittadina. Ha mostrato qualche perplessità sulla dirigenza arbitrale di Banti, che vanta precedenti del tutto negativi negli incontri con la Lazio. Domenica, saranno assenti i più anziani (Radu, Lulic e Mauri); lo spirito con cui si affronta il derby è fondamentale e l’ex difensore si augura che i più giovani tra i biancocelesti apprendano il valore e l’importanza del derby di Roma. Queste le parole del calciatore lombardo:

“Il derby va giocato per l’onore. In una stagione deludente, una bella vittoria contro la Roma potrebbe essere l’unica soddisfazione, considerando anche che significherebbe fare uno sgambetto alla Roma nella corsa al terzo posto. Bisogna crederci perchè nel calcio non esiste un risultato già scritto e spesso si può vincere un derby anche soffrendo, grazie ad un episodio positivo e queste sono le vittorie che danno più soddisfazioni”.

Arbitrerà Banti: “Se penso a lui mi viene in mente la sfida contro il Napoli, la mia espulsione, il goal negato a Brocchi e una sconfitta che ci costò la Champions. A volte riguardo vecchi derby e, spesso, in molti episodi dubbi gli arbitri hanno fischiato a favore della Roma. Io ritengo che in questo momento il migliore sia Orsato. Però non bisogna crearsi alibi, se sei superiore riesci a vincere anche con un arbitraggio sfavorevole”.

Sull’importanza del derby e sui giovani che scenderanno in campo: “Questa partita ha un valore diverso per la città e quindi verranno messi da parte tutti i pensieri sul futuro, giocatori e allenatori saranno concentrati per terminare a testa alta questa stagione deludente. La Lazio non dovrà sbagliare nulla in difesa perchè la Roma in questo momento segna contro chiunque, e poi sperare in un colpo davanti dove c’è molta qualità. Nella Lazio mancheranno diversi giocatori di carattere ed esperienza, come Radu, Lulic e Mauri, però dovranno essere bravi a far capire ai nuovi, a chi scenderà in campo, l’importanza di questa partita. Ledesma era il giocatore che sentiva di più questa partita, ha la maglia della Lazio tatuata addosso”.



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L’agente di Biglia: “Siamo in un momento cruciale per il suo futuro”.

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È intervenuto ai microfoni di tuttomercatoweb.com l’agente di Lucas Biglia, Enzo Montepaone per chiarire la situazione del giocatore argentino. C’è ancora molta incertezza sul futuro del centrocampista, bramato da numerosi club europei e italiani: “Niente è stato ancora deciso in via definitiva. Siamo in un momento cruciale per il suo futuro e presto sarà fatta chiarezza”.

Ha già fissato in agenda un colloquio con la Lazio? “Posso dirvi che mi trovo già in Europa. Nelle prossime settimane incontrerò la dirigenza biancoceleste ed entrambe le parti presenteranno la propria situazione”.

Quante possibilità ci sono che Biglia rinnovi il proprio contratto? “Non posso sbilanciarmi. Ripeto, questa è la fase clou delle trattative”.



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Lazio vicina al terzo scudetto? Nei prossimi giorni la FIGC si esprimerà in merito al titolo del 1915

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La Lazio sembra avvicinarsi sempre di più al suo terzo Scudetto, ma sicuramente questo non sarà conquistato sul campo da gioco, vista la situazione di classifica del club biancoceleste. Potrà essere, invece, assegnato per vie legali dopo una battaglia che da molto tempo alcuni tifosi laziali stanno portando avanti.

Ebbene sì il famoso Scudetto del 1914/15, che è stato assegnato d’ufficio al Genoa, infatti, spetterebbe di diritto anche alla Lazio, che potrebbe vederselo riassegnare ex equo con il club genovese. Le numerose prove presentate dall’avvocato Gianluca Mignogna, in questi giorni, difatti, hanno portato all’apertura di una commissione d’inchiesta per valutare questa vicenda. Dopo cento anni di ritardo si potrebbe, quindi, cambiare una decisione presa dalla Federcalcio dell’epoca che assegnò, come detto, d’ufficio lo scudetto al Genoa e rendere giustizia ai giocatori biancocelesti dell’epoca, che si sono visti togliere la possibilità di vincere quel campionato.

1915-scudetto-ridotta

Come già detto questa iniziativa è partita dal popolo laziale per poter fare verità. Il tutto è stato messo tramite una petizione, che ha raggiunto oltre 30.000 le firme, petizione che ha deciso di far luce sulla vicenda. Dalle ultime carte presentate si evince che il Lucca si era ritirato, conseguentemente sia la Lazio che il Roman vinsero a tavolino i rispettivi incontri con il club toscano. E, come riportato anche dai giornali dell’epoca, si capisce perfettamente, senza ombra di dubbio, che il club capitolino era campione dell’Italia centrale. Il Tempo riporta, come tutti sanno, che nella delibera post bellica lo scudetto fu assegnato al Genoa, senza tenere conto del primato sportivo conquistato dalla Lazio. Ora tocca alla commissione straordinaria della FICG far luce su questa storia e se tutto andasse nel migliore dei modi si renderebbe giustizia alla Lazio, anche se dopo 100 anni. Si arriverebbe, quindi, all’assegnazione ex aequo del titolo di campione d’Italia 1914/15 alla Lazio e al Genoa. Non si sa in quanto tempo si arriverà alla decisione e quale sarà questa decisione. La cosa certa e che ci sono delle nuove prove, che potrebbero dare una spinta decisiva alla vicenda. La speranza è che nei prossimi giorni possa arrivare la risposta della Federcalcio e che sia positiva, così da fare chiarezza e rendere giustizia al popolo biancoceleste.

Questo il link per firmare la petizione.



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Lazio nelle scuole, oggi il turno di Mauri e Matri

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Nella giornata di oggi si è aggiunta un’altra tappa al tour dell’iniziativa della Lazio “Dalla scuola allo stadio, il modo giusto per sostenere lo sport”, dove oltre all’immancabile Olympia e al team manager Maurizio Manzini, ha visto protagonisti Alessandro Matri e Stefano Mauri.

Il primo ha analizzato il tema del razzismo, tema più che attuale in casa Lazio: “Non deve esserci, sia in campo che fuori siamo tutti uguali. La cosa più importante è divertirsi e cercare di raggiungere gli obiettivi serenamente. I cori razzisti non dovrebbero proprio esistere, rappresentano l’ignoranza. Si accettano cori contro i giocatori ma per come giocano, non per il colore della pelle. Ma è una situazione che non riguarda i tifosi della Lazio, è relativa a tutte le tifoserie.” Poi ha parlato in modo diretto ai giovani ascoltatori, dando dei consigli personali:  “Bisogna conciliare studio e calcio, anche noi siamo andati a scuola. L’istruzione è la base di tutto, anche per convivere con le persone. La scuola ti insegna i comportamenti e a vivere in gruppo“. L’attaccante di proprietà rossonera ha parlato anche dei propri inizi:  “Ho cominciato a 9 anni, prima andavo in bicicletta. Uno può imparare anche sui marciapiedi, c’è sempre tempo. Non c’è un’età per imparare, lo si può fare a qualsiasi età. Ho iniziato col ciclismo perché lo facevano in molti in famiglia. La scelta poi è ricaduta sul calcio perché ho voluto seguire gli amici. Mi divertivo di più“. Poi la domanda sull’avversario più forte: “L’avversario più forte per me è stato Nesta“. Infine la domanda sull’allenatore preferito, rivolta anche a Stefano Mauri: “Quello che ti fa giocare di più (rde ndr), Conte e Allegri sono stati quelli con cui mi sono trovato meglio. Soprattutto Allegri che ho avuto al Cagliari, alla Juve e al Milan. Con lui si è instaurato un bellissimo rapporto anche al di fuori del campo. Anche Conte mi ha insegnato tanto dal punto di vista tecnico e tattico, e mi ha permesso di vincere tanti scudetti”.

Poi giunge il turno di Stefano Mauri al quale viene subito rivolta la domanda riguardante il tema derby:  “L’emozione di giocare un derby? Rispondo io perché ne ho giocati di più. È una partita particolare a Roma, è una sfida tanto sentita, difficile da spiegare. Bisogna viverla per poterlo capire, è un match che si aspetta dall’estate. Si gioca per una città intera, è una partita unica. Il più bello rimane quello del 26 maggio (standing ovation dei bambini ndr.). Rimarrà unico nella storia, per me alzare la Coppa da capitano è stata un’emozione indescrivibile“. Anche l’ex capitano si è cimentato a raccontare i propri inizi, fino a giungere al gol più importante: “Avevo mio padre che giocava a calcio, nella squadra di paese. Mi ha trasmesso la passione, per fortuna è diventata un lavoro. Segnare un gol? È sempre una gioia, a prescindere da chi segna.  Ne ho fatti tanti, il più bello quello in rovesciata con il Napoli. Anche se i tre nei derby sono quelli che mi vengono in mente più spesso”.   Poi gli viene chiesto cosa vuol dire giocare in uno stadio pieno: “Mi viene in mente lo stadio del 26 maggio. Poi con la Lazio ho giocato al Bernabeu, è stata un’emozione fantastica“. Cosi come per Matri, anche per Mauri l’ultima domanda è quella dell’allenatore preferito: “Ne ho avuti tanti di allenatori. Secondo me ognuno ti insegna qualcosa, alcuni dal punto di vista tattico, altri tecnico e altri ancora umano. Devi essere bravo tu a carpire gli insegnamenti migliori da ogni mister e saperli sfruttare al meglio per la tua carriera“.



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Parlano gli ex. Scaloni: “Al derby serve cattiveria e concentrazione”. Nedved: “La Lazio non si è ripresa ancora”

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Lazio's Argentinian defender Lionel Scaloni celebrates after an Italian Serie A football match between AS Roma v Lazio at the Olympic Stadium in Rome on March 4, 2012. Lazio won Rome's derby 2-1.AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS (Photo credit should read GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

La Lazio nel bene e nel male fa sempre parlare di se e soprattutto gli ex biancocelesti non perdono mai occasione per elogiare o criticare la loro ex squadra e le prestazioni dei giocatori. Queste volta è toccato a Lionel Scaloni, alla Lazio per circa cinque stagioni e mezzo, ma anche a Pavel Nedved, nella capitale per cinque stagioni, hanno voluto dire la loro sul momento della prima squadra della capitale.

Partiamo da Scaloni, ex mai dimenticato dai tifosi biancocelesti, che in vista dell’attesissimo derby di domenica si è così espresso, ai microfoni di Lazio Style Radio 89.3, cercando di dare la giusta carica ai giocatori della Lazio:

L’eliminazione dall’Europa League è stata difficile da digerire per la Lazio, ora è rimasto solo il campionato e deve cercare di arrivare più in alto possibile. Devono onorare questa grande maglia e dare il massimo, la partita di domenica può essere importantissima per le due squadre. Uomo derby? Biglia è un giocatore fondamentale, se sta bene gira la squadra e poi se gioca Klose può dare una grande soddisfazione ai tifosi che meritano una grande soddisfazione. In queste partite quello che non deve mancare è la cattiveria e la concentrazione. Sbagliare un passaggio o un lancio è permesso, il resto no. Altrimenti significa che non hai capito cosa si gioca in una partita del genere.”

File: [25mar00a.jpg] | Fri, 25 Mar 2016 12:10:25 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio www.laziowiki.org

Chiudiamo poi con Nedved, uno dei ex più amati ma anche più odiati dal popolo laziale, che durante la cerimonia di inserimento nell’Hall of Fame del calcio ceco, ha parlato dell’eliminazione della Lazio dall’Europa League:

La Lazio si sta ancora riprendendo dalla sconfitta, lo Sparta Praga ha fatto un’impresa qualificandosi ai quarti di finale di Europa League: è un grande successo per tutto il calcio ceco. Per me e la Repubblica Ceca è un grande onore essere ambasciatore del campionato cinese.”



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L’ex attaccante Rizzolo: “Spero che la Lazio possa giocare bene questo derby. Un ricordo indelebile? La vittoria contro la Roma, Stagione 1988-89 col gol di Di Canio”.

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File: [Rosa1988_89.jpg] | Thu, 31 Mar 2016 15:22:53 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio www.laziowiki.org

Dal settore giovanile della Lazio, al debutto in serie A con la maglia biancoceleste: Antonio Rizzolo, ex attaccante, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio (89.3 FM). Ha raccontato della sua esperienza nella squadra capitolina, la magia del derby del 1988 anno in cui la Lazio tornò in Serie A e sconfisse la Roma grazie alla rete di un giovanissimo Paolo Di Canio. La società biancoceleste è la squadra grazie alla quale Rizzolo è approdato in serie A e con la quale ha collezionato tre anni di ricordi ed esperienza (dal 1986 al 1989), 42 presenze e 6 reti. Di seguito il suo intervento:

“Il derby è una partita particolare che può cambiare le sorti della stagione. In questo momento per i biancocelesti i tre punti cambierebbero poco ma riuscire a far suo il derby sarebbe importantissimo sia per lo spirito sia per la piazza. Mi auguro che il derby possa dare la carica giusta per finire bene il campionato. La vigilia in questo tipo di partite è diversa, si ha la consapevolezza che è la partita nella partita. Ricordo perfettamente il derby vinto con il gol di Di Canio, e con quell’esultanza alla Chinaglia! Con Paolo venivamo dal settore giovanile biancoceleste, eravamo giovani e lo sentivamo in maniera particolare. Giocarlo per noi è stato il coronamento di un sogno. La stracittadina è una partita particolare, si dimentica tutto quello che si è fatto prima e si pensa solo ed esclusivamente a far bene”.

Sulle condizioni fisiche e mentali delle squadre della Capitale: “La Roma sta bene sia fisicamente che a livello emotivo, ma la Lazio avrà sicuramente voglia di rivalsa, potrebbe far suo il match. La Lazio arriva da sfavorita, a livello mentale e morale la Roma sta qualche gradino sopra, ma il derby esula da questi discorsi, azzera tutto. Con la positività e senso di rivalsa credo che i giocatori biancocelesti si possano regalare una giornata che per la città di Roma rimane, mi auguro che possa essere nostro. Pioli ha la situazione sotto controllo, punterà sulla sicurezza e su cosa può dargli un giocatore in questo momento, non credo si farà tante paranoie, quelli che scenderanno in campo saranno i più affidabili. Il calcio è fatto di equilibrio, motivazione e voglia di sacrificarsi, l’interpretazione della gara la farà da padrona, i moduli lasciano il tempo che trovano, mi auguro che i biancocelesti daranno a livello caratteriale e di emozione il cento per cento”.

Klose, Djordjevic o Matri?: “Per una partita così io punterei su Klose”.



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Malagò parla del derby: “Non sarà allegro, peccato..”

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Saranno poche le presenze allo Stadio Olimpico di Roma e la motivazione è nota a tutti quanti ormai. Il derby della capitale è il match più atteso in Italia e anche crea interesse anche fuori dallo stivale con milioni di persone collegate alla tv e migliaia di seggiolini riempiti intorno al rettangolo di gioco. Ma stavolta non sarà così.

Se il derby è giocato dal 70% dai tifosi che supportano le rispettive squadre ed il 30 % dai giocatori, quest’anno non sarà così, specialmente i 90 minuti che sono alla finestra. Sulla situazione è intervenuto il presidente del CONI Giovanni Malagò: “Sarà un derby comunque non allegro per quelli che sono, per motivi più o meno simili o più o meno diversi, i ragionamenti delle tifoserie. Questo è un peccato, perché è sempre stato un derby che si è cominciato a giocare sugli spalti. Questo a prescindere”.



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Nuovo comunicato della Nord: “Le barriere sono solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso”

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Lazio-Twente, al via la vendita dei biglietti per la trasferta di Europa League

Arriva l’ultimo comunicato della Curva Nord in merito alla contestazione ed alla protesta contro la decisione di dividere le curve all’interno dello stadio Olimpico di Roma. I pannelli installati da Gabrielli per la presunta messa in sicurezza, sono solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, tra multe per i cambi posto alle file infernali per attraversare i tornelli.

La curva Nord assisterà il derby lontano dall’Olimpico affittando un locale che avrà capienza di 1000\2000 persone.

Riportiamo il comunicato della Nord:

“Le “barriere” rappresentano solo l’ultimo dei problemi e non certo “Il problema”. Si è trattato, a nostro avviso, dell’ennesimo provvedimento casuale, dettato da eventi non necessariamente legati alla Nord e dalla pressione mediatica. Per noi, semplicemente una goccia che ha fatto traboccare un vaso già ricolmo.

I provvedimenti di questi anni dimostrano come sia difficile per chi prende talune decisioni farlo in assenza del coinvolgimento di tutte quelle componenti che gravitano all’interno del pianeta calcio, compresi i tifosi che non sono scevri da errori ma che tanto potrebbero insegnare poiché certe norme le subiscono sulla propria pelle.

Cosa accade oggi nelle curve? Alcuni esempi legati agli ultimi provvedimenti. È multato chi cambia posto. Viene da pensare che, chi ha studiato questa “norma” a tavolino, probabilmente in una curva non ci sia mai stato. Le norme non si dovrebbero studiare senza… studiare.

Chi intorno a un tavolo decide (da un giorno all’altro sulla spinta mediatica) sa che il posto viene spesso cambiato anche solo perché sporco? O perché il numero del seggiolino è assente o cancellato dal tempo? O perché davanti ci sono barriere (cemento, vetro…) che limitano la visuale di uno stadio in cui è stato sfruttato ogni centimetro disponibile per motivi economici (ps. Anche nella costosa Monte Mario i posti sono troppo vicini l’uno con l’altro e le file strette. Scomodità intollerabili, immaginiamo, per chi spende tanti soldi per un biglietto o un abbonamento)? O anche solo per pioggia visto che in questo stadio così moderno, salire di dieci o venti file non impedisce minimamente allo “spettatore pagante” di bagnarsi?

Ma, spesso, si può cambiare posto, come da sempre avviene, anche solo per stare vicino a un amico. O per vivere più da vicino il tifo organizzato fiore all’occhiello e cuore pulsante del sistema calcio… Da sempre è così e nessuno mai si è lamentato.

Altro giro, altra corsa. È proibito avvicinarsi alle vetrate o appoggiare striscioni sulle stessa. Quelle vetrate che rappresentano il motore del tifo, oggi, al posto di tanti ragazzi vedono tanti fratini gialli e deserto.

Da quando è nato il calcio mai avevamo assistito a un provvedimento più “singolare” che cancella, in un colpo solo, anni e anni di consuetudini, anni e anni di “normalità” con la “scusa” della sicurezza all’interno della curva.

Ed ancora…
Il tifoso che va allo stadio è soggetto a interminabili file all’ingresso dove vi sono non solo ultras ma famiglie, bambini, disabili. File generate da tornelli, pochi, controlli molti dove, ai tifosi, viene chiesto talvolta anche di togliere le scarpe.
Tutto ciò, statistiche alla mano, in un periodo in cui situazioni pericolose, all’interno degli impianti, sono da tempo in diminuzione.

Un sistema che allontana dagli stadi. Ma, tutto questo a chi conviene? Quelli che oggi guadagnano in questo sistema sono proprio così sicuri di voler minare le sue storiche tradizioni?

Siamo tutti concordi con il fatto che il calcio abbia raggiunto questi livelli anche grazie al calore e al colore della gente? Degli ultras e delle famiglie che tra prezzi, parcheggi, difficoltà di prendere un biglietto (alzi la mano chi, tra coloro che stanno leggendo, non hanno vissuto un momento come quello in cui il papà, durante il pranzo della domenica, dice «c’è il sole, andiamo allo stadio…». Oggi non è quasi più possibile…) si stanno ormai allontanando. È normale che anche ai giocatori sia ormai vietato di venire a salutare i propri tifosi in casa o in trasferta alla fine di una partita? Tifosi che si sono magari accollati migliaia di chilometri per una trasferta europea?

Oggi, anche il divieto di utilizzo di megafoni (peraltro presenti in altre piazze italiane ed europee), di mezzi di diffusione sonora, di fumogeni, le difficoltà sopra esposte nell’andare allo stadio e tanto altro stanno rompendo un giocattolo. Sono ancora una volta i tifosi a dare l’allarme”. 



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Cesar: “Il gol del 6 gennaio 2005 fu una gioia immensa”. Candela: “Fantastico giocare contro la Lazio di Nesta”

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Da una parte “Cesaretto”, Cesar Aparecido Rodriguez, dall’altra Vincent Candela. I due volti del derby rappresentati da chi ha vestito le maglie di Lazio e Roma. Queste due vecchie glorie del calcio capitolino sono intervenute ai microfoni del quotidiano “Il Tempo” per parlare della stracittadina che avrà luogo tra quattro giorni.

“Il derby si vince col cuore e con la testa, senza dubbio” sentenzia il brasiliano, che ha vestito dal 2001 al 2006 la maglia della Lazio. L’ex biancoceleste ha poi ricordato il derby vinto il 6 gennaio 2005: “Era un momento delicatissimo per tutti noi, c’era stato il cambio dell’allenatore, l’uscita di Mimmo Caso e l’arrivo di Papadopulo. In difesa c’era un’emergenza importante, Giannichedda fu costretto a giocare da centrale. Riuscimmo ad essere più forti di tutto. Di Canio? Attraversò una settimana delicata, tornava a giocare un derby sedici anni dopo dall’ultima volta, non era facile per lui. Purtroppo, e non fu il suo caso, in questi momenti devi stare attento a non bruciare tutte le energie, a riportarle solo sul campo, altrimenti rischi di fare male. In quei giorni parlò pochissimo, era molto nervoso”. Cesar ricorda infine il suo gol del momentaneo 2 a 1, che ha permesso ai biancocelesti di ritornare in vantaggio prima della rete definitiva di Rocchi: “Una gioia immensa, ricordo che arrivò un bel pallone dalla destra, poi l’esplosione generale dopo la mia conclusione di sinistro. L’urlo della curva, l’abbraccio dei miei compagni, anche la mia esultanza. Momenti da brividi, indescrivibili, forse è tra i gol più importanti e significativi della mia carriera“. Un’esperienza indescrivibile, che solo chi vive questo incontro delicatissimo può comprendere.

Vincent Candela si lascia trasportare dalla nostalgia, paragonando il derby attuale a quello di qualche anno fa, quando lui calcava il prato verde dell’Olimpico: “Era fantastico giocare contro la Lazio di Nesta, Favalli, tutti grandi campioni: era una gara speciale contro una squadra fortissima. Ora è un’altra Lazio e anche un’altra Roma. Oggi – ha proseguito il francese – è senza dubbio più forte la Roma, lo dicono i risultati. Resta una partita speciale, in cui la mente va al di là del gesto tecnico ed è questa la bellezza del derby. La Lazio non sta vivendo un anno fantastico e proprio per questo ha più da perdere. Ma se sei più nervoso non sei più bravo, anzi giochi peggio”.



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Lazio, a Formello si torna a fare sul serio. Milinkovic: “Domenica ci sarò”

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Il centro sportivo di Formello si “ripopola”. A soli cinque giorni dalla stracittadina, i calciatori sono tornati ad allenarsi nella giornata di ieri, seppur in numero ridotto in attesa del rientro dei nazionali: agli ordini del tecnico Stefano Pioli c’erano a disposizione solamente 8 elementi della rosa. Ancora una volta out Miroslav Klose, fermo per via precauzionale proprio come alla viglia di Pasqua per un pestone subito nel test in famiglia contro la Primavera di Simone Inzaghi; il colpo non impedirà al tedesco di essere a disposizione dell’allenatore per il match di domenica, ma il calciatore stesso e lo staff tecnico hanno deciso di preservarlo e non rischiare nulla. Sono ritornati ad allenarsi in gruppo, invece, Patric e Gentiletti: il terzino spagnolo ha recuperato dalla botta rimediata la scorsa settimana mentre l’argentino ha ricevuto il via libera in Paideia per mettersi a disposizione completa di Pioli. Dunque buone notizie dall’infermeria: Patric, Gentiletti ma non solo. Proprio ieri i due serbi Dusan Basta e Sergej Milinkovic-Savic hanno effettuato nuovi accertamenti strumentali, prima di allenarsi con un programma differenziato. La speranza è quella di recuperarli per domenica. “Sto bene. Se ce la faccio? Sì sì…” ha risposto Milinkovic alla domanda dei curiosi all’ingresso della clinica. Il giovane non nasconde dunque il suo grande ottimismo circa il suo impiego nel derby, quando proverà per la prima volta la sensazione di disputare la stracittadina romana: il serbo era infatti squalificato nella gara d’andata. Da Formello filtra ottimismo su Dusan Basta, anch’egli sulla via del recupero dopo la lesione di primo grado rimediata nella gara d’andata di Europa League contro lo Sparta Praga. Probabile anche il suo impiego sull’out difensivo di destra.

Non saranno certamente della partita Konko, Radu e Ricardo Kishna. Anche l’olandese ha effettuato dei controlli nella giornata di ieri, che hanno evidenziato una lesione ai flessori. Pioli attende dunque i nazionali: in queste ore è atteso il rientro nella Capitale di Felipe Anderson, mentre è già a Roma Danilo Cataldi, a riposo precauzionalmente nel match vinto ieri dalla selezione azzurra U21 contro i pari età dell’Andorra a causa di un attacco influenzale.

 

 



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Lazionali, Lulic sfida Petkovic: “Giocarci contro sarà speciale..”

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Oggi altre amichevoli europee con sfide di lusso e molto interessanti. Tra queste spicca uno scontro molto particolare tra la Svizzera e la Bosnia. E quando si parla di queste due selezioni, ai laziali vengono in mente subito due nomi, quelli di Senad Lulic e Vladimir Petkovic.

Insieme hanno contribuito alla promozione del Bellinzona nella Serie A svizzera e si sono ritrovati piacevolmente nel periodo laziale, contribuendo nel 2013 alla conquista della Coppa Italia, quella del derby e che tanti laziali ancora ricordano con gioia. Ma il brutto divorzio del tecnico slavo dalla squadra romana li ha separati e questa è in assoluto la prima volta che si affronteranno in una partita ufficiale, per di più a livello europeo, da amici nemici.

Per Lulic è un’emozione particolare poterlo rincontrare e, ai microfoni della RadioTelevisione Svizzera ha parlato di ciò in questi termini: “Qui è dove sono cresciuto, dove ho imparato a giocare e sono diventato un calciatore, quindi posso dire che per me la Svizzera è una seconda casa. Giocare al Letzigrund contro Petkovic è sicuramente molto speciale per me. Di solito giochiamo sempre insieme, questa sarà la prima volta da avversari. Da Bellinzona sono passati tanti anni, ma andare in serie A insieme è stata davvero una cosa bellissima e quella festa promozione…”



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Cataldi: “La mia carriera l’ho dedicata alla Lazio. Un onore esserne già stato il capitano”

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Oggi, alle ore 18.3o, l’Italia Under 21 affronterà Andorra in un incontro valido per le qualificazioni agli Europei del 2017. Tra i giocatori che scenderanno in campo ci sarà sicuramente il laziale Danilo Cataldi, che dopo l’incontro con la nazionale tornerà a Roma. Il giovane centrocampista si allenerà, quindi, con il resto della squadra e cercherà di convincere Pioli a farlo giocare nel derby contro la Roma. Cataldi sa che questa è diventata ora la partita più importante della stagione e non vuole rinunciarvi. Intanto, ai microfoni di Rai Sport, ha parlato del suo passato e del suo amore per la Lazio:

Sono arrivato alla Lazio a 12 anni, la mia carriera l’ho dedicata tutti a questi colori. Ho avuto l’onore e la fortuna di indossare già la fascia da capitano, anche se in campo c’erano sia Klose che Biglia. È stato bellissimo e allo stesso tempo una responsabilità pesante. Ringrazio i miei genitori che hanno fatto tanti sacrifici per me e anche per mia sorella, sono felice quando li vedo allo stadio e sono orgogliosi di me quando gioco bene”.

Parole che sottolineano il legame di Danilo con i colori biancocelesti, che ha sempre indossato fin da ragazzino (a parte una parentesi di un anno al Crotone in Serie B), dal 2006 in poi, infatti, ha sempre giocato nella Lazio e non sembra disposto a volerla lasciare per nulla al mondo. I tifosi si aspettano grandi cose da lui e sperano che il giovane talento possa consacrarsi definitivamente già dall’anno prossimo sempre con l’aquila sul petto.

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