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Beppe Signori torna in FIGC, la critica della Gazzetta fa discutere: perché merita questa seconda possibilità

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Maglia Umbro della Lazio anni ’90, simbolo di un’epoca d’oro in cui il marchio inglese vestiva i club più iconici del calcio europeo.
Maglia Umbro della Lazio anni ’90, simbolo di un’epoca d’oro in cui il marchio inglese vestiva i club più iconici del calcio europeo.

Beppe Signori torna ufficialmente in azzurro. L’ex capitano e simbolo della Lazio è stato scelto come nuovo capo delegazione della Nazionale Under 20 guidata da Carmine Nunziata. La nomina è stata decisa dal commissario straordinario della FIGC Giovanni Malagò, d’intesa con Claudio Ranieri, direttore tecnico federale e presidente del Club Italia.

Una scelta che per molti rappresenta la chiusura simbolica di una vicenda durata oltre un decennio.

Ma non tutti l’hanno letta allo stesso modo.

Garlando sulla Gazzetta: «Non esistevano atleti dal passato meno complicato?»

Luigi Garlando ha dedicato alla nomina un editoriale sulla Gazzetta dello Sport, inserendola tra le decisioni controverse della nuova gestione Malagò.

Il titolo è già significativo:

«Signori, c’è posto. Malagò conferma la regola del “famolo strano”».

Il punto sollevato dalla Gazzetta è sostanzialmente questo: pur riconoscendo l’esito favorevole delle vicende giudiziarie di Signori, ci si domanda se, per un ruolo federale legato ai giovani, non fosse preferibile individuare una figura dal passato meno complicato e maggiormente inserita nel calcio negli ultimi anni.

Ed è proprio qui che, a mio avviso, nasce il problema.

Signori ha già pagato un prezzo enorme

Nel 2011 Beppe Signori finì al centro dell’inchiesta sul calcioscommesse.

La sua vita cambiò completamente.

Fu escluso dal mondo del calcio e la giustizia sportiva gli inflisse cinque anni di squalifica con preclusione definitiva da qualsiasi categoria o rango della Federazione.

Poi arrivarono i processi ordinari.

Nel febbraio 2021 Signori venne assolto a Piacenza dall’accusa relativa alla presunta combine Piacenza-Padova.

La formula fu:

«Perché il fatto non sussiste».

Poche settimane dopo arrivò un’altra assoluzione a Modena, sempre «perché il fatto non sussiste», per le vicende relative a Modena-Sassuolo e Modena-Siena.

Nel procedimento principale di Cremona, invece, la posizione di Signori si concluse con la prescrizione.

È una distinzione importante da fare per ricostruire correttamente tutta la vicenda.

La FIGC lo aveva già riabilitato nel 2021

Dopo le assoluzioni della giustizia ordinaria, nel giugno 2021 l’allora presidente FIGC Gabriele Gravina concesse a Signori la grazia rispetto alla preclusione definitiva inflitta dalla giustizia sportiva.

Signori poté quindi ufficialmente tornare nel mondo federale.

All’epoca raccontò quanto fossero stati pesanti quei dieci anni:

«Sono stati dieci anni difficilissimi e nessuno me li restituirà».

E aggiunse di non aver voluto restare in una zona grigia, tanto da rinunciare in alcuni procedimenti alla prescrizione per arrivare a una decisione nel merito.

Perché continuare a considerare quella vicenda un ostacolo?

È qui che la critica della Gazzetta appare discutibile.

Se una persona viene reintegrata dalla Federazione dopo gli esiti giudiziari che l’hanno riguardata, fino a quando quella vecchia vicenda deve continuare a rappresentare una sorta di marchio?

Signori è rimasto lontano dal calcio per circa dieci anni.

Se oggi, dopo il percorso giudiziario e la riabilitazione federale, gli si dicesse comunque che non può assumere un incarico perché in passato è stato coinvolto in quell’inchiesta, il rischio sarebbe quello di trasformare un’accusa già affrontata nelle sedi competenti in una penalizzazione permanente.

La FIGC spiega perché ha scelto Signori

La Federazione ha fornito anche una motivazione molto chiara.

Malagò ha definito Signori uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano e ha sottolineato la particolare sensibilità della FIGC verso la sua «storia umana e sportiva».

Claudio Ranieri ha aggiunto che esperienza, competenze ed entusiasmo dell’ex centravanti potranno rappresentare un valore per la crescita dei giovani dell’Under 20.

Signori, dal canto suo, ha accolto così la nomina:

«Tornare in azzurro è un’emozione speciale e un grande motivo d’orgoglio».

L’obiettivo sarà mettere la propria esperienza al servizio dei giovani che cercano di compiere l’ultimo passo verso il calcio di alto livello.

Per la Lazio resta anche un’occasione mancata

C’è poi un altro discorso, tutto biancoceleste.

Beppe Signori è uno dei simboli più importanti della Lazio degli ultimi trent’anni.

Tre volte capocannoniere della Serie A con la maglia biancoceleste, ha rappresentato per un’intera generazione molto più di un semplice centravanti.

Per questo viene spontanea una domanda:

possibile che figure con una storia laziale così importante trovino spazio altrove e non all’interno della Lazio?

Non significa che Signori dovesse necessariamente avere un incarico dirigenziale o tecnico a Formello.

Ma una società può utilizzare i propri grandi ex in moltissimi modi: settore giovanile, rappresentanza, rapporti con i tifosi, academy, progetti internazionali, ambassador.

Ed è proprio questo rapporto con la memoria e con la propria storia che una parte della tifoseria continua a chiedere alla società.

Signori meritava una seconda possibilità

Si può discutere qualsiasi nomina federale.

Si può discutere Malagò.

Si può discutere il ruolo affidato a Signori.

Ma la discussione dovrebbe partire da ciò che è accaduto realmente e dagli esiti giudiziari della vicenda.

Signori ha trascorso anni lontano dal calcio, ha affrontato processi, ha ottenuto due assoluzioni «perché il fatto non sussiste» e successivamente la grazia federale.

Oggi la FIGC ha deciso di affidargli un ruolo accanto ai giovani.

Più che una scelta da guardare con sospetto, può essere letta anche come una seconda possibilità concessa a un uomo che per dieci anni è rimasto fuori dal mondo al quale aveva dedicato la propria vita.

E per chi ha amato la Lazio degli anni Novanta resta un piccolo rimpianto:

Beppe Signori torna finalmente nel grande calcio. Peccato che a riaprirgli la porta non sia stata la Lazio.



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Gattuso manda un messaggio a Lotito: «A gennaio non vendete nessuno»

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Gennaro Gattuso con espressione perplessa in panchina

Gennaro Gattuso non vuole che il gruppo venga smontato a metà stagione. Secondo quanto riportato oggi da Il Messaggero, il tecnico avrebbe fatto arrivare un messaggio molto chiaro a Claudio Lotito e Angelo Fabiani in vista del mercato di gennaio: nessuna cessione dei giocatori sui quali sta costruendo questa Lazio.

Dopo l’ottimo avvio di campionato e la crescita di un gruppo che sta trovando identità, equilibri e fiducia, l’allenatore vuole continuità.

Gattuso non vuole perdere altri pezzi

Il precedente che pesa è quello dello scorso gennaio, quando la Lazio salutò giocatori importanti come Castellanos e Guendouzi.

Gattuso vuole evitare che si ripeta uno scenario simile proprio nel momento in cui la squadra sta costruendo qualcosa di importante.

La richiesta, secondo Il Messaggero, sarebbe quindi molto semplice:

arrivare a febbraio con intatta l’ossatura della squadra.

Vendere significherebbe ricominciare da capo

Una cessione importante non avrebbe soltanto un impatto tecnico.

Significherebbe anche dover ricostruire:

intese, automatismi, gerarchie, equilibri e fiducia.

Ed è proprio questo il punto.

Gattuso ha impiegato settimane per dare alla Lazio una nuova identità e oggi il gruppo sembra aver trovato una propria dimensione.

Smontarlo a gennaio vorrebbe dire correre il rischio di compromettere parte del lavoro fatto.

Il mercato di gennaio resta un’incognita

Sul fondo resta però il tema economico.

La Lazio è ancora in attesa di conoscere con precisione quali margini operativi avrà nella sessione invernale.

Le ricostruzioni delle ultime settimane hanno parlato di un possibile nuovo vincolo legato all’indice del costo del lavoro allargato, con il verdetto definitivo atteso più avanti, tra dicembre e la fine dell’anno. Alcune fonti hanno ipotizzato un blocco, altre uno scenario di mercato a saldo zero: al momento il quadro definitivo non è ancora formalizzato.

Il rischio è vendere per fare cassa

Ed è proprio qui che nasce la preoccupazione di Gattuso.

Se la Lazio dovesse trovarsi con margini limitati sul mercato in entrata, potrebbe aumentare la tentazione di utilizzare qualche cessione per alleggerire i conti.

Dal punto di vista economico avrebbe una logica.

Dal punto di vista sportivo, però, il costo potrebbe essere molto più alto.

Questa Lazio si è guadagnata il diritto di provarci

Il punto è anche questo. La squadra sta facendo risultati.

Sta crescendo.

Sta dimostrando di poter competere ad alto livello. E allora, se il rendimento continuerà su questa strada, la richiesta dell’allenatore appare coerente con il momento:

non indebolire la rosa proprio quando il progetto sta iniziando a funzionare.

La società adesso deve scegliere

Gattuso non sta necessariamente chiedendo grandi acquisti.

La priorità sembra essere un’altra:

non perdere nessuno.

Conservare i giocatori più importanti.

Arrivare a febbraio con lo stesso gruppo.

E solo dopo capire fin dove questa Lazio può arrivare.

Il messaggio, secondo Il Messaggero, è arrivato.

Adesso toccherà a Lotito e Fabiani decidere se trasformarlo in una linea concreta di mercato.



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Lotito ai pm: «Do fastidio, sono come una visita alla prostata fissa». Le accuse su ultras, politica e vendita della Lazio

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Tifosi della Lazio in corteo con bandiere e fumogeni

Claudio Lotito torna al centro dell’attenzione per le dichiarazioni rese alla Procura di Roma nell’inchiesta sulla presunta manipolazione del mercato legata alle notizie sulla possibile vendita della Lazio. Oggi Repubblica pubblica nuovi passaggi della lunga testimonianza del presidente biancoceleste, ascoltato il 30 giugno come parte lesa. la Repubblica

Nell’indagine risultano indagati Luigi Bisignani, Mauro Masi e Francesco Maiolini. L’ipotesi della Procura è quella di aggiotaggio attraverso la diffusione di notizie ritenute false sulla Lazio e sulla possibile cessione del club. Gli interessati hanno contestato le accuse e, in particolare, Bisignani ha respinto le contestazioni davanti ai magistrati. RaiNews

Lotito: «Sono una visita prostatica fissa»

Tra le frasi più colorite riportate da Repubblica c’è quella con cui Lotito prova a spiegare perché, a suo giudizio, venga preso di mira:

«Io sono una visita prostatica fissa, capito qual è il tema?».

Il presidente della Lazio sostiene di dare fastidio perché si considera una persona indipendente e difficile da condizionare.

La sua è però una ricostruzione personale, resa agli investigatori nell’ambito dell’inchiesta.

«C’è un pezzo di politica»

Lotito sostiene inoltre che dietro le pressioni per una possibile cessione della Lazio potrebbero esserci interessi diversi.

Parla di politica, di interessi economici e di qualcuno che, a suo giudizio, vorrebbe costringerlo a vendere il club a un prezzo inferiore al suo valore.

La Procura sta effettivamente cercando di capire se dietro la diffusione delle notizie sulla cessione della Lazio esistesse una regia più ampia, ma allo stato attuale non risulta provato un unico disegno politico organizzato contro Lotito. RaiNews

«La Lazio è inscalabile»

Sul futuro del club Lotito ribadisce ancora una volta di non voler vendere.

Nella testimonianza sostiene che l’eventuale compratore non si sarebbe ancora palesato e rivendica il pieno controllo della società.

Il senso della sua posizione è netto: anche davanti a un potenziale acquirente molto ricco, la decisione resterebbe esclusivamente sua.

Non emergono quindi, da queste dichiarazioni, trattative di vendita concrete o un compratore già identificato.

Le accuse agli ultras e il tema dei pub

Uno dei passaggi più delicati riguarda la contestazione della tifoseria.

Secondo la ricostruzione attribuita a Lotito da Repubblica, una parte degli ultras avrebbe un interesse economico nel tenere i tifosi lontani dall’Olimpico per indirizzarli nei locali dove vengono trasmesse le partite.

Lotito parla di ricavi legati a cibo e bevande e arriva anche a evocare possibili attività illegali.

Si tratta di affermazioni di Lotito riportate nel verbale, non di fatti accertati né di conclusioni della Procura.

È quindi fondamentale distinguere queste accuse dalla protesta pacifica di migliaia di tifosi contro la sua presidenza.

«Chi paga le proteste?»

Il presidente racconta inoltre di aver seguito anche la raccolta di fondi utilizzata per finanziare iniziative di protesta contro di lui.

A suo dire, l’IBAN utilizzato sarebbe riconducibile a un’attività commerciale legata all’abbigliamento da tifo.

Da qui le sue domande sui finanziamenti di manifesti, iniziative e striscioni aerei.

Anche in questo caso, il verbale riporta gli interrogativi e i sospetti espressi da Lotito, non la dimostrazione di un illecito.

Il Tempo e la presunta campagna contro Lotito

Un altro capitolo riguarda Il Tempo.

Lotito si chiede chi commissioni gli articoli critici nei suoi confronti e interpreta la continuità di quelle pubblicazioni come qualcosa che, secondo lui, andrebbe oltre il normale esercizio del diritto di critica.

La questione è già emersa nelle settimane precedenti nell’ambito dello scontro tra Lotito e ambienti politici ed editoriali romani. Repubblica aveva già riferito che il presidente vedeva «pezzi della politica» schierati contro di lui. la Repubblica

La telefonata ad Angelucci

Lotito racconta inoltre di aver contattato Giampaolo Angelucci, editore de Il Tempo, e gli attribuisce una reazione negativa rispetto ad alcuni articoli pubblicati dal quotidiano.

Il presidente aggiunge anche un dettaglio curioso: in passato avrebbe avuto la possibilità di acquistare il giornale, immaginando addirittura un abbinamento con la Lazio.

Anche questo passaggio contribuisce a descrivere quanto calcio, informazione, politica e rapporti personali si incrocino nella vicenda.

«Essere presidente della Lazio apre le porte delle istituzioni»

Particolarmente significativa è un’altra riflessione attribuita a Lotito.

Il presidente riconosce apertamente il valore che la guida di una società calcistica come la Lazio può avere nei rapporti con le istituzioni.

Nella sua testimonianza spiega che essere presidente di un club importante a Roma consente interlocuzioni ad altissimo livello.

È uno dei passaggi più interessanti perché mostra come Lotito stesso distingua difficilmente calcio, politica e relazioni istituzionali.

Il rapporto con Berlusconi e l’ingresso in politica

Lotito racconta anche la nascita del proprio percorso politico.

Secondo la sua testimonianza, fu Silvio Berlusconi a chiedergli di impegnarsi direttamente.

Il presidente biancoceleste ricorda poi con ironia la candidatura in Molise, dove venne eletto senatore per Forza Italia.

Oggi Lotito continua infatti a ricoprire contemporaneamente il ruolo di presidente della Lazio e quello di parlamentare. la Repubblica

L’inchiesta sull’aggiotaggio

Sul piano giudiziario, l’indagine della Procura riguarda la presunta diffusione di notizie false che avrebbero potuto influenzare il prezzo del titolo della Lazio.

Tra le informazioni contestate dagli inquirenti ci sarebbero notizie sull’imminente vendita della società e altre ricostruzioni sul futuro del club. RaiNews

Masi, Maiolini e Bisignani sono indagati, ma l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una dichiarazione di colpevolezza e le accuse dovranno essere eventualmente provate nelle sedi competenti.

Un verbale che racconta anche il mondo di Lotito

La parte forse più interessante della testimonianza non riguarda soltanto l’inchiesta.

Racconta anche la visione che Lotito ha del proprio ruolo.

Il presidente descrive un mondo nel quale calcio, politica, giornali, imprenditoria e relazioni personali si toccano continuamente.

E allo stesso tempo sostiene di essere proprio per questo un personaggio scomodo.

La frase che sintetizza tutto è quella scelta da Repubblica per il titolo:

«Do fastidio perché sono una persona un po’ libera».

È la lettura che Lotito dà di sé.

Sarà invece il lavoro della magistratura a stabilire se dietro le vicende contestate esistesse davvero una strategia coordinata e, soprattutto, quali eventuali responsabilità penali possano essere attribuite.



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Lazio-Flaminio, possibile svolta: ipotesi da 47.000 posti e copertura più bassa

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Stadio Flaminio Lazio progetto Alessandro Onorato news
Rendering dello Stadio Flaminio ristrutturato, possibile nuova casa della Lazio

Il progetto della Lazio per lo stadio Flaminio continua a muoversi sul piano tecnico. Secondo quanto riportato oggi da Il Messaggero, i progettisti incaricati dal club avrebbero trovato in via ufficiosa una possibile quadra con la Soprintendenza su due dei nodi principali del progetto: capienza e altezza complessiva dell’impianto.

La soluzione allo studio prevederebbe uno stadio da 47.000 posti, invece dei 50.000 inizialmente ipotizzati, con una copertura più bassa e un’altezza complessiva in linea con quella dell’Auditorium Parco della Musica.

Capienza ridotta a 47.000 posti

Il punto più rilevante riguarda proprio la capienza.

Secondo Il Messaggero, il progetto potrebbe essere rimodulato passando dai 50.000 posti inizialmente previsti a 47.000.

Non si tratterebbe ancora di un accordo formale, ma di una soluzione che avrebbe trovato un primo riscontro positivo nei contatti tecnici con le Belle Arti.

L’obiettivo sarebbe quello di mantenere una capienza importante senza entrare in contrasto con i vincoli paesaggistici e monumentali dell’area.

Copertura più bassa e altezza come l’Auditorium

Altro nodo centrale è quello dell’altezza.

La Soprintendenza avrebbe chiesto che il nuovo impianto non superi l’altezza dell’Auditorium Parco della Musica, che si trova a poca distanza.

Per questo i progettisti della Lazio avrebbero lavorato a una copertura più bassa, così da inserire il Flaminio in maniera più armonica nel contesto urbano circostante.

Contatti continui con la Soprintendenza

Sempre secondo il quotidiano, ci sarebbe un contatto quotidiano tra i tecnici della Lazio e la Soprintendenza.

Un dettaglio importante, perché il progetto definitivo dovrà arrivare alla Conferenza dei Servizi con il minor numero possibile di criticità ancora aperte.

In questa fase, quindi, la parola d’ordine sembra essere una sola:

precisione.

Il progetto definitivo dovrà recepire tutte le prescrizioni tecniche, paesaggistiche e monumentali.

Abodi e lo “showroom dei vincoli”

Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, aveva definito il Flaminio:

«Lo showroom dei vincoli».

Una frase che sintetizza bene la complessità dell’operazione.

Il Flaminio non è infatti soltanto uno stadio da riqualificare.

È un’opera inserita in un contesto urbanistico, architettonico e monumentale estremamente delicato, nel quale ogni modifica deve confrontarsi con numerosi enti e competenze.

Il “Distretto del contemporaneo”

Un altro tema riguarda l’armonia complessiva del progetto.

Il Flaminio dovrà inserirsi all’interno di quello che è stato ribattezzato il “Distretto del contemporaneo”, che comprende anche Foro Italico e Farnesina.

Questo significa che la riqualificazione dello stadio non può essere pensata come un intervento isolato.

Il nuovo impianto dovrà dialogare con tutto il contesto urbano circostante, sia dal punto di vista visivo che architettonico.

Il nodo della pensilina di Nervi

Resta poi aperto il tema della storica pensilina progettata da Pier Luigi Nervi.

La Lazio aveva già evidenziato nel progetto preliminare la necessità di effettuare verifiche strutturali approfondite sulla copertura.

Secondo quanto riportato, dal 2012, anno della chiusura dell’impianto al pubblico, non sarebbero più stati svolti controlli sistematici sulla sua stabilità.

Per la società si tratta prima di tutto di un tema di sicurezza.

Le simulazioni suggerirebbero la rimozione

Le simulazioni effettuate nelle ultime settimane avrebbero evidenziato, secondo Il Messaggero, la necessità di rimuovere la pensilina.

Ma anche in questo caso non sarebbe una decisione che la Lazio potrebbe prendere autonomamente.

L’eventuale rimozione dovrebbe infatti essere autorizzata dalla Commissione regionale per il Patrimonio culturale del Lazio, organismo collegiale competente su un intervento di questo tipo.

Il prossimo passo: le prove di carico

Il passaggio successivo sarà quindi ottenere l’autorizzazione per effettuare delle prove di carico sulla pensilina.

In pratica verranno applicati dei pesi sulla copertura per verificarne concretamente la resistenza strutturale.

Solo dopo questi test si potrà avere un quadro più chiaro sulla possibilità di conservarla, rinforzarla oppure procedere alla rimozione.

Flaminio, passi avanti ma serve ancora cautela

Il quadro resta quindi incoraggiante, ma ancora lontano da una conclusione definitiva.

La possibile soluzione da 47.000 posti e il confronto continuo con la Soprintendenza rappresentano segnali di avanzamento.

Ma il progetto dovrà ancora superare passaggi tecnici e autorizzativi molto delicati.

La Lazio sta cercando di arrivare al progetto definitivo con il maggior numero possibile di criticità già risolte.

Ed è probabilmente questa la vera chiave dell’operazione:

muoversi lentamente, ma senza lasciare nulla al caso.



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Lazio, Cancellieri torna in gruppo: sarà convocato col Parma. Marusic verso il Sassuolo, Rovella punta la panchina

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Una foto del giocatore Matteo Cancellieri con la maglia della Lazio, sorridente, durante un'intervista o un allenamento.

Buone notizie per Gennaro Gattuso in vista della sfida contro il Parma. Matteo Cancellieri, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, è tornato regolarmente ad allenarsi con il gruppo e sarà certamente tra i convocati per la prossima gara.

Un recupero importante, soprattutto considerando che il calendario della Lazio si farà improvvisamente più fitto con tre partite in otto giorni.

Cancellieri torna a disposizione

Dopo aver saltato la sfida contro la Juventus, Cancellieri è finalmente rientrato con i compagni.

L’esterno potrà quindi tornare nelle rotazioni di Gattuso già contro il Parma.

La sua presenza può diventare particolarmente utile in una fase della stagione in cui sarà necessario distribuire meglio il minutaggio e avere più alternative sugli esterni offensivi.

Tre partite in otto giorni

Il ritorno di Cancellieri arriva nel momento giusto.

La Lazio si prepara infatti ad affrontare un calendario più intenso, con tre gare ravvicinate che obbligheranno Gattuso a gestire le energie del gruppo.

Avere nuovamente a disposizione un esterno naturale permetterà al tecnico di evitare di dover ricorrere sempre alle stesse soluzioni.

Marusic deve aspettare ancora

Situazione più complicata per Adam Marusic.

Il suo rientro in gruppo procede più lentamente del previsto e, secondo il Corriere dello Sport, è probabile che debba aspettare ancora qualche giorno.

L’obiettivo più realistico sembra essere la gara infrasettimanale contro il Sassuolo al Mapei Stadium.

Rovella, obiettivo panchina col Parma

Per Nicolò Rovella, invece, si attende ancora il via libera definitivo.

Il centrocampista continua il proprio percorso di recupero e l’obiettivo sarebbe quello di tornare almeno tra i convocati contro il Parma.

Una presenza in panchina avrebbe soprattutto il valore di un primo passo verso il completo reinserimento.

Gattuso comincia a ritrovare alternative

La situazione dell’infermeria sta quindi lentamente migliorando.

Cancellieri torna subito.

Rovella potrebbe rientrare tra i convocati.

Marusic dovrebbe invece aspettare il Sassuolo.

Per Gattuso è un segnale importante, soprattutto perché nelle ultime settimane la Lazio ha dovuto fare i conti con una panchina corta e poche possibilità di cambiare alcune partite in corsa.



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Rocca torna all’attacco di Lotito: «Ha fratturato il rapporto con i tifosi, dovrebbe chiedere scusa»

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Francesco Rocca presidente della Regione Lazio e tifoso biancoceleste
Francesco Rocca commenta la frattura tra Claudio Lotito e la tifoseria della Lazio al Corriere della Sera.

Francesco Rocca torna a parlare della Lazio e soprattutto di Claudio Lotito. Intervenuto a Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1, il presidente della Regione Lazio ha riconosciuto il grande momento sportivo della squadra di Gennaro Gattuso, ma ha usato parole durissime nei confronti del presidente biancoceleste sul rapporto con la tifoseria.

Rocca ha spiegato che, a suo giudizio, il problema non riguarda i risultati sul campo ma il modo in cui Lotito comunica con i tifosi.

«La Lazio prima? Per caso…»

Il governatore ha aperto con una battuta sul primo posto:

«La mia Lazio in testa al campionato? Mi viene da dire che si trova in testa per caso».

Poi il tono è diventato molto più serio:

«Lotito dovrebbe essere più educato, dovrebbe imparare a rispettare più i tifosi, ascoltarli non insultarli continuamente».

Le sue parole si inseriscono in un contesto di contestazione che prosegue da mesi nonostante i risultati della squadra. I gruppi organizzati avevano già chiarito che la protesta non era legata alla classifica ma al rapporto con la proprietà e alla percezione di una mancanza di rispetto verso storia e tifoseria. ANSA.it

Rocca: «Ha perso anche i tifosi delle tribune»

Rocca ha poi raccontato un confronto avuto direttamente con Lotito:

«Tu parli di frange radicali del tifo ma hai perso i tifosi delle tribune, gli impiegati, gli avvocati, a forza di insultarli».

Secondo il presidente della Regione, la frattura non riguarderebbe quindi soltanto i gruppi organizzati.

Ha poi aggiunto:

«Negli ultimi anni non è stato un bello spettacolo».

Si tratta naturalmente della valutazione personale e politica di Rocca, non di un giudizio istituzionale sulla gestione della società.

«Dovrebbe rispondere alle domande»

Rocca individua poi una possibile strada per ricostruire il rapporto con il pubblico:

«Lotito dovrebbe rispondere alle domande».

Il governatore cita anche alcuni episodi comunicativi che, a suo giudizio, avrebbero alimentato ulteriormente la distanza.

Tra questi il viaggio al Nasdaq e la recente frase attribuita a Lotito sui tifosi che vorrebbero “sognare”:

«Quando si parla di sognare riguardo alla propria squadra, lui risponde “prendetevi gli ipnotici”. Ci si può relazionare così?».

«Dovrebbe chiedere scusa»

Per Rocca, il passaggio necessario sarebbe molto semplice:

«Dovrebbe solo chiedere scusa per i suoi comportamenti, anziché offendere sempre».

Una posizione ancora più netta rispetto alle precedenti dichiarazioni, nelle quali aveva già invitato Lotito a ricomporre la frattura con i tifosi o a valutare un passo indietro.

Il rapporto personale si è deteriorato

Rocca ha parlato anche del proprio rapporto con il presidente della Lazio:

«Non è sempre stato difficile, con lui in passato avevo un ottimo rapporto».

La situazione, però, secondo il governatore sarebbe cambiata nell’ultimo anno.

«Gli ho raccomandato più volte di cambiare la modalità di comunicazione coi tifosi, ma lui, semplicemente, mi ha preso sempre in giro».

Il tema dei «mandanti»

Uno dei punti più delicati riguarda il riferimento di Lotito a possibili “mandanti” dietro campagne e pressioni contro di lui.

La Procura di Roma sta effettivamente indagando su una possibile regia dietro la diffusione di notizie ritenute false sulla vendita della Lazio; nelle carte dell’inchiesta viene valutata l’ipotesi di eventuali soggetti che possano aver coordinato alcune iniziative, ma ciò non equivale a provare l’esistenza di un complotto politico unitario. RaiNews

Rocca respinge qualsiasi accostamento personale:

«Nei miei confronti dice che ci sono dei mandanti, dice che sono un esecutore, e questa è una cosa che mi offende».

E aggiunge:

«Lui non si deve nemmeno permettere di ipotizzare una cosa del genere. Mi sento offeso ogni volta che lui parla di mandanti».

Una frattura che va oltre il calcio giocato

La particolarità del momento è evidente.

La Lazio di Gattuso è prima in classifica e arriva da una vittoria pesantissima contro la Juventus.

Eppure la protesta contro la società non si è fermata. La tifoseria organizzata continua a seguire la squadra in trasferta ma a disertare le gare casalinghe, mantenendo separati il sostegno ai giocatori e il dissenso verso la proprietà. ANSA.it

È proprio questo il punto sul quale insiste Rocca: secondo lui, i risultati non possono da soli ricucire il rapporto tra Lotito e il pubblico.

Rocca alza ancora il livello dello scontro

Le dichiarazioni a Rai Radio 1 confermano quindi un deterioramento evidente del rapporto personale tra Rocca e Lotito.

Il governatore non mette in discussione il rendimento della squadra.

La sua critica riguarda invece esclusivamente il rapporto del presidente con la tifoseria e il suo stile comunicativo.

E la richiesta finale è chiara:

più ascolto, meno scontro e, secondo Rocca, anche delle scuse pubbliche.



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ESCLUSIVA Lazio Family – Lotito in Campidoglio per il Flaminio: incontro su oneri accessori e diritto di superficie

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Claudio Lotito e lo stadio Flaminio

Nuovo passo nel percorso della Lazio verso il progetto Flaminio. Secondo quanto appreso in esclusiva da Lazio Family, Claudio Lotito si è recato ieri pomeriggio in Campidoglio insieme a una folta delegazione biancoceleste per discutere alcuni aspetti tecnici ed economici legati al futuro dello stadio.

Al centro dell’incontro soprattutto il tema degli oneri accessori e quello del diritto di superficie, due elementi importanti all’interno della struttura complessiva dell’operazione.

Lotito in Comune con tecnici e accademici

Come riferisce in esclusiva Lazio Family, il presidente della Lazio era accompagnato da una delegazione composta da diverse figure coinvolte direttamente nel progetto.

Con Lotito erano presenti il coordinatore del progetto, l’ingegner Alessandro Lanzetta, l’ingegner Andrea Angrisani, tecnico della S.S. Lazio, il professor Domenico D’Olimpio, responsabile scientifico degli studi del Dipartimento di Pianificazione, Design e Tecnologia dell’Architettura della Sapienza, e il professor Roberto De Lieto Vollaro, responsabile scientifico degli studi del Dipartimento di Ingegneria Industriale, Elettronica e Meccanica di Roma Tre.

Presenti inoltre alcuni architetti di Archea, lo studio che ha elaborato il progetto biancoceleste del Flaminio firmato da Marco Casamonti.

Per il Campidoglio presente Albino Ruberti

A rappresentare Roma Capitale c’era il direttore generale del Campidoglio Albino Ruberti.

All’incontro avrebbero partecipato anche tecnici degli assessorati competenti in materia di Sport, Urbanistica e Patrimonio, oltre all’ingegner Silvia Pantanella, Responsabile Unica del Progetto.

Una riunione quindi prettamente tecnica, con tutte le principali figure coinvolte nei passaggi amministrativi e progettuali.

Il nodo degli oneri accessori

Secondo l’esclusiva di Lazio Family, il confronto si sarebbe concentrato soprattutto sugli oneri accessori.

Si tratta degli adempimenti economici che ricadrebbero sul soggetto proponente, vale a dire la società di scopo creata dalla Lazio per portare avanti l’operazione Flaminio.

Tra le voci citate figurano:

contributo di costruzione, contributo straordinario e opere a scomputo.

In sostanza, investimenti e costi che resterebbero a carico della Lazio e sui quali il Campidoglio avrà un ruolo decisivo nella definizione finale.

Si è parlato anche del diritto di superficie

Altro tema affrontato sarebbe stato quello del diritto di superficie.

L’eventuale concessione consentirebbe alla Lazio, per la durata prevista della concessione — indicata in 90 anni — di diventare proprietaria di quanto verrà realizzato sopra il suolo.

Un elemento particolarmente importante nella struttura economica dell’operazione.

Terminati i 90 anni, però, la proprietà delle opere realizzate tornerebbe al Comune di Roma.

Flaminio, il progetto entra sempre più nei dettagli

L’incontro rappresenta un passaggio significativo perché sposta il confronto sempre più sugli aspetti concreti dell’operazione.

Non più soltanto capienza, prescrizioni architettoniche e iter amministrativo, ma anche:

costi, oneri, concessione, opere compensative e struttura giuridica del futuro impianto.

Tutti elementi fondamentali per arrivare alla definizione del Piano economico-finanziario aggiornato.

Il Comune aspetta ancora il PEF aggiornato

Proprio nei giorni scorsi era emerso che il Campidoglio è ancora in attesa del nuovo Piano economico-finanziario della Lazio, aggiornato sulla base delle prescrizioni emerse durante la Conferenza dei Servizi preliminare.

Il confronto sugli oneri accessori assume quindi particolare importanza anche in questa prospettiva.

Prima di poter arrivare alla valutazione definitiva sull’interesse pubblico, servirà infatti un quadro economico e progettuale il più possibile completo.

Un altro passo verso il nuovo Flaminio

L’iter resta ancora lungo e non equivale a un via libera definitivo.

Ma la presenza personale di Lotito in Campidoglio, insieme a tecnici, progettisti e accademici, conferma che il dossier sta entrando in una fase sempre più dettagliata.

Il prossimo passaggio resta quello della documentazione aggiornata.

Poi toccherà nuovamente al Comune.



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Angelucci-Lotito, è guerra nel centrodestra: il presidente della Lazio si sente accerchiato

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Domani ricostruisce lo scontro tra Antonio Angelucci e Claudio Lotito: Lazio, politica, giornali e affari al centro di una frattura sempre più profonda.

La frattura tra Antonio Angelucci e Claudio Lotito sarebbe ormai esplosa apertamente. A ricostruirla è Domani, in un’inchiesta firmata da Nello Trocchia e ripresa anche da HuffPost: da una parte il deputato leghista, editore di Libero, Il Giornale e Il Tempo e imprenditore della sanità privata; dall’altra il senatore di Forza Italia e presidente della Lazio. editorialedomani.it

Secondo questa ricostruzione, lo scontro non riguarderebbe soltanto il calcio, ma si muoverebbe su più piani: politica, informazione, sanità privata e interessi economici.

«La pace è finita»

L’inchiesta di Domani parte da una frase molto netta:

«La pace è finita».

Il riferimento è al rapporto tra Angelucci e Lotito, descritto come ormai deteriorato dopo anni di relazioni politiche ed economiche. editorialedomani.it

Uno dei punti di rottura sarebbe stata soprattutto la linea editoriale de Il Tempo nei confronti della gestione della Lazio.

Il quotidiano, di proprietà della famiglia Angelucci, ha ospitato negli ultimi mesi diversi interventi critici nei confronti di Lotito, compresi quelli di Luigi Bisignani.

Lotito si sente accerchiato

Secondo Domani, Lotito leggerebbe questa offensiva mediatica come parte di un quadro più ampio.

Il presidente della Lazio avrebbe indicato anche tensioni interne a Forza Italia e rapporti complicati con esponenti del proprio stesso ambiente politico. In particolare, il giornale richiama il rapporto con Maurizio Gasparri e il ruolo avuto nelle dinamiche interne al gruppo parlamentare. HuffPost Italia

Qui è importante distinguere i piani: si tratta della lettura attribuita a Lotito dalle ricostruzioni giornalistiche, non della prova di un’unica regia politica contro di lui.

Il ruolo de Il Tempo

La questione Lazio entra direttamente dentro questo scontro.

Il Tempo ha pubblicato interventi molto duri sulla gestione biancoceleste e Bisignani ha più volte invitato Lotito a riflettere sul proprio futuro alla guida del club.

È proprio su questo terreno che il contrasto tra i due mondi sarebbe diventato più evidente.

Un precedente articolo di Domani riportava inoltre dichiarazioni rese da Lotito ai magistrati nelle quali il senatore invitava a guardare a chi commissionasse determinati articoli sul quotidiano diretto da Daniele Capezzone. editorialedomani.it

Non c’è solo la Lazio: c’è anche il business

L’aspetto più interessante dell’inchiesta riguarda però il possibile intreccio economico.

La famiglia Angelucci sta espandendo le proprie attività anche nel settore del facility management, cioè servizi di pulizia, manutenzione e gestione di strutture.

È un comparto nel quale operano anche aziende riconducibili alla galassia imprenditoriale di Lotito. HuffPost Italia

Ed è qui che lo scontro assume una dimensione che va oltre il calcio.

Eccocleaning e l’espansione negli appalti

Domani si concentra in particolare su Eccocleaning, società controllata al 70% da Tosinvest, capofila del gruppo Angelucci.

Secondo la ricostruzione, l’azienda ha accresciuto la propria presenza negli appalti pubblici, aggiudicandosi tra le altre cose un lotto di una gara della centrale acquisti lombarda Aria, con base d’asta di 102 milioni e assegnazione per 41 milioni. HuffPost Italia

Il giornale cita inoltre servizi di pulizia in ospedali milanesi e un contratto con l’Istituto nazionale dei tumori di Milano.

Due mondi che si incrociano

Il punto dell’inchiesta è proprio questo.

Angelucci e Lotito non sono soltanto due politici dello stesso schieramento.

Sono anche due imprenditori che operano in settori che, almeno in parte, possono incrociarsi.

E quando a questo si aggiungono giornali, rapporti politici e interessi economici, il conflitto diventa molto più complesso.

Angelucci ha anche il peso dei suoi giornali

C’è poi un altro elemento che rende la vicenda particolarmente delicata.

Angelucci controlla testate importanti dell’area di centrodestra.

Questo significa che lo scontro con Lotito si muove anche sul terreno mediatico.

Secondo Domani, proprio la campagna de Il Tempo sulla Lazio sarebbe stata uno dei fattori che hanno fatto precipitare i rapporti. editorialedomani.it

Lotito vede aumentare i nemici?

La sensazione che emerge dalla ricostruzione è quella di un presidente della Lazio che percepisce di avere sempre più fronti aperti.

Contestazione dei tifosi.

Tensioni politiche.

Attacchi mediatici.

Indagini giudiziarie che riguardano soggetti esterni e nascono anche dalle sue denunce.

E adesso lo scontro con uno degli imprenditori più influenti dell’area di centrodestra.

Ma anche qui serve cautela: dire che Lotito si sente accerchiato è una cosa; dire che esista un blocco politico compatto deciso a estrometterlo dalla Lazio è un’altra, e questa seconda conclusione non è dimostrata dalle fonti disponibili.

Lo scontro può avere conseguenze sulla Lazio?

È inevitabile che i tifosi si facciano questa domanda.

Se il rapporto tra Lotito e una parte importante del mondo politico ed economico del centrodestra si deteriorasse ulteriormente, potrebbe cambiare il contesto nel quale il presidente si muove.

Ma da qui a concludere che questo porterà necessariamente alla vendita della Lazio ce ne passa.

Non risultano, allo stato delle informazioni disponibili, trattative di cessione confermate né un’offerta concreta accettata dalla proprietà.

Quello che emerge è invece un quadro di rapporti molto più tesi rispetto al passato.

Una vicenda che va ben oltre il calcio

La cosa più importante è forse questa.

La Lazio è dentro una storia che non riguarda più soltanto mercato, allenatori o risultati.

Attorno a Lotito si intrecciano:

calcio, politica, editoria, affari e rapporti di potere.

Ed è questo che rende lo scontro con Angelucci particolarmente significativo.

Se davvero «la pace è finita», come sostiene la ricostruzione di Domani, i prossimi mesi diranno se resterà una guerra di giornali e relazioni politiche oppure se produrrà conseguenze concrete anche negli equilibri che circondano la Lazio.



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Lazio, dopo Torino cambia tutto: ora nessuno la sottovaluterà più

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Dopo il 3-0 alla Juventus, la Lazio cambia status: da sorpresa a squadra da battere. Ora per Gattuso la sfida è gestire euforia e aspettative.

La vittoria per 3-0 sul campo della Juventus è stata enorme, bellissima e meritata. Ma proprio per questo può rappresentare un punto di svolta nella stagione della Lazio.

Fino a Torino, i biancocelesti potevano ancora essere considerati una sorpresa. Una squadra partita bene, magari favorita da un calendario non impossibile, capace di sfruttare entusiasmo e intensità.

Adesso non più.

Dopo aver dominato la Juventus all’Allianz Stadium, la Lazio è diventata una squadra che tutti guarderanno con attenzione. E questo può essere un vantaggio, ma anche un problema.

La vittoria sulla Juventus cambia la percezione

Per nove anni la Lazio non era riuscita a vincere a Torino.

Questa volta non ha soltanto vinto.

Ha dominato.

Mandas è stato quasi spettatore.

La squadra ha concesso pochissimo, ha controllato la partita e ha colpito con grande qualità.

Questo è il dato più importante.

Perché fino a quel momento il grande dubbio era: come si comporterà questa Lazio contro una big?

La risposta è arrivata.

Molto chiaramente.

Da sorpresa a squadra da battere

Ed è qui che cambia il campionato.

Prima gli avversari potevano pensare:

“Vediamo quanto dura.”

Adesso penseranno:

“Attenzione, questa Lazio è pericolosa.”

Nessuno la sottovaluterà più.

Nuno Tavares verrà raddoppiato.

Isaksen verrà studiato.

Le verticalizzazioni di Gattuso verranno preparate in settimana.

Le squadre cercheranno modi diversi per bloccare le transizioni e togliere profondità.

Quello che funzionava perché sorprendeva, da oggi dovrà funzionare anche quando l’avversario sarà preparato.

Parma diventa la partita perfetta per capire la Lazio

Sulla carta, Lazio-Parma sembra una partita semplice.

La Lazio è prima.

Il Parma arriva da risultati negativi.

La differenza di momento è enorme.

Ed è proprio per questo che può diventare una trappola.

Sarebbe facile entrare in campo pensando che basti presentarsi.

Sarebbe facile pensare già alla partita successiva.

Sarebbe facile vivere ancora sull’euforia di Torino.

E invece il vero salto di qualità passa proprio da qui.

Battere il Parma dopo aver battuto la Juventus può essere più difficile mentalmente che battere la Juventus stessa.

Gattuso deve gestire l’euforia

Fino adesso Rino Gattuso è stato bravissimo a gestire le difficoltà.

Ha preso una squadra che poteva sgretolarsi dopo momenti complicati e le ha dato identità.

Ha creato un gruppo.

Ha dato fiducia ai giocatori.

Ha costruito un sistema semplice ma efficace.

Adesso però arriva una sfida diversa:

gestire l’entusiasmo.

Quando perdi, è relativamente facile chiedere reazione.

Quando sei primo, vinci 3-0 a Torino e tutti ti elogiano, è molto più difficile mantenere fame e concentrazione.

Il pericolo è pensare che sia diventato tutto facile

Questo è il rischio più grande.

La Lazio non è improvvisamente diventata imbattibile.

Non ha risolto tutti i propri problemi.

La rosa resta corta in alcuni ruoli.

Gli infortuni continuano a pesare.

Rovella è ancora fuori.

Cancellieri deve rientrare pienamente.

E nel finale di Torino Gattuso ha dovuto utilizzare anche soluzioni più conservative sugli esterni.

Quindi attenzione.

Bastano due o tre assenze per cambiare rapidamente gli equilibri.

La Lazio ha qualità, ma non una rosa nettamente superiore alle altre

La cosa positiva è che questa squadra ha dimostrato di avere giocatori importanti.

Nuno Tavares può essere devastante.

Frattesi porta inserimenti continui.

Taylor dà qualità.

Belahyane equilibrio.

Isaksen è cresciuto.

Provstgaard sta diventando una certezza.

Ma questo non significa che la Lazio abbia la rosa più forte della Serie A.

Ci sono ancora diverse squadre che, sulla carta, hanno più profondità e più alternative.

Per questo il lavoro deve restare quotidiano.

Nessun volo pindarico

Il tifoso può essere felice.

Deve esserlo.

Battere la Juventus 3-0 a Torino non capita spesso.

Ma siamo ancora a ottobre.

È troppo presto per parlare di Scudetto.

Troppo presto per parlare di Champions come obiettivo certo.

Troppo presto perfino per pensare che la Lazio resterà stabilmente lassù.

La classifica oggi è bellissima.

Ma non assegna niente.

Il precedente di Baroni deve insegnare qualcosa

La Lazio ha già vissuto stagioni nelle quali è partita fortissimo e poi ha perso progressivamente terreno.

È successo anche con Marco Baroni.

A un certo punto sembrava che la squadra potesse davvero restare stabilmente nelle zone altissime.

Poi sono arrivate partite gestite male, momenti di calo e una perdita progressiva di fiducia.

Il punto non è confrontare direttamente le due Lazio.

Il punto è ricordare quanto velocemente possa cambiare una stagione.

L’esempio del derby

Quella Lazio arrivò a un derby con un vantaggio importante sulla Roma e giocò una partita quasi irriconoscibile.

Da lì iniziarono diversi problemi.

È esattamente ciò che Gattuso deve evitare.

La sua Lazio non può permettersi di entrare in campo pensando di avere già fatto qualcosa.

Non ha fatto ancora nulla.

Ha costruito un inizio straordinario.

Che è diverso.

Ora serve continuità, non celebrazione

Antonio Conte ha spesso insistito su un concetto semplice: vincere una partita non significa essere una squadra vincente.

Per arrivare a certi traguardi devi vincere con continuità.

Non una volta.

Non due.

Quasi sempre.

Ed è questo il vero esame che aspetta la Lazio.

Il campionato vero inizia adesso

Paradossalmente, proprio dopo il 3-0 alla Juventus.

Perché adesso tutti sanno cosa può fare questa squadra.

Tutti la studieranno.

Tutti vorranno essere i primi a batterla.

Tutti entreranno in campo con un livello di attenzione superiore.

E la Lazio dovrà dimostrare di saper vincere anche quando non può più sorprendere.

Il Parma dirà molto

Non perché sia una partita decisiva.

Ma perché dirà qualcosa sulla maturità.

Se la Lazio entrerà in campo con fame, intensità e concentrazione, sarà un altro passo avanti.

Se invece penserà che basti il nome, il primo posto o il 3-0 di Torino, allora il rischio sarà alto.

La partita più importante, come dice sempre Gattuso, è sempre la prossima.

E adesso la prossima si chiama Parma.



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Lazio, Fabiani tende la mano ai tifosi: «Prendiamoci una tregua, vorrei l’Olimpico pieno»

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Fabiani tende la mano ai tifosi della Lazio: «L’Olimpico vuoto è un macigno. Prendiamoci una tregua, vorrei già sabato uno stadio pieno».

Angelo Fabiani prova ad aprire un nuovo fronte di dialogo con la tifoseria della Lazio. Intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, il direttore sportivo biancoceleste ha parlato del grande momento della squadra, del lavoro di Gennaro Gattuso e della crescita di diversi giocatori. Ma il passaggio più significativo riguarda inevitabilmente l’Olimpico vuoto e la contestazione nei confronti della società.

Fabiani ha utilizzato una parola precisa: tregua.

«Il fatto che l’Olimpico sia vuoto la sento un po’ come una sconfitta, un macigno, mi pesa molto».

Fabiani: «Prendiamoci una tregua»

Il direttore sportivo ha spiegato di soffrire particolarmente la distanza tra squadra e pubblico:

«Mi prenderò altri insulti, ma non fa niente: il fatto che l’Olimpico sia vuoto la sento un po’ come una sconfitta, un macigno, mi pesa molto. Roba da non dormirci la notte».

Poi l’apertura:

«Voglio lanciare un guanto d’amore, di buon senso: siamo tutte persone intelligenti, prendiamoci una tregua».

Fabiani non chiede ai tifosi di cambiare idea sulla proprietà.

Anzi, precisa:

«Poi ognuno rimane sulle proprie posizioni, ognuno vede la vita a modo suo».

L’obiettivo dichiarato è un altro: riportare il pubblico vicino alla squadra.

«Vorrei già sabato uno stadio pieno»

La richiesta riguarda già la prossima gara contro il Parma.

«Mi piacerebbe vedere già da sabato uno stadio pieno, al di là del risultato che mi auguro sia positivo».

Fabiani insiste sul fatto che non si tratterebbe di una questione economica:

«Non c’è un problema di botteghino, non lo dico per una questione economica».

Il desiderio è quello di ricreare un ambiente diverso attorno alla squadra:

«Mi piacerebbe accarezzare un ambiente festoso, tra tifosi e calciatori».

«La tregua sarebbe il campionato più bello che potrei vincere»

La chiusura è probabilmente la frase più forte dell’intervento:

«Cosa desidero da questo campionato? Una tregua. Penso che sarebbe il campionato più bello che io possa aver mai vinto».

Parole che confermano quanto la questione tifosi sia diventata centrale anche all’interno della dirigenza.

Fabiani predica prudenza sulla classifica

Prima di parlare della contestazione, il direttore sportivo aveva invitato tutti alla calma nonostante il grande avvio di stagione.

«C’è stato un avvio di campionato importante, ma non significa nulla, la strada è molto lunga e di insidie ce ne saranno tantissime».

Fabiani non vuole autocelebrazioni:

«Conta ciò che faremo domani, non ciò che si è fatto ieri».

E sulla classifica:

«Diciannove punti in classifica possono essere tanti, ma anche pochi. Viviamo alla giornata».

Gattuso elogiato: «Allenatore di grandissime capacità»

Parole molto importanti per Gennaro Gattuso.

«Sta dimostrando di essere un allenatore di grandissime capacità, soprattutto morali».

Fabiani ha raccontato anche la nascita del rapporto:

«L’idea è nata all’indomani della separazione con Sarri. Siamo andati su Rino, è bastata una stretta di mano».

Secondo il direttore sportivo, la squadra ha assorbito perfettamente lo spirito dell’allenatore.

«I ragazzi stanno incarnando il suo spirito battagliero».

«Gattuso è un gladiatore»

Fabiani ha descritto Gattuso con parole molto nette:

«È un gladiatore da battaglia».

E ha spiegato come questo atteggiamento si rifletta anche sul rendimento fisico della squadra.

Il concetto è quello di una Lazio che corre di più, lotta di più e riesce ad aggiungere quei metri necessari per essere aggressiva in ogni zona del campo.

Floriani, il giocatore che Fabiani vuole sottolineare

Tra i singoli, il direttore sportivo ha voluto evidenziare soprattutto Floriani.

«A me piace sottolineare la spigliatezza di Floriani».

Poi il riferimento alla partita contro la Juventus:

«A Torino ha giocato come un veterano».

Una crescita particolarmente importante anche in prospettiva, considerando che la Lazio sta lavorando al rinnovo del giocatore.

Belahyane: «Farà parlare di sé»

Molto positivo anche il giudizio su Reda Belahyane.

Fabiani ha spiegato che il club lo aveva seguito a lungo prima dell’acquisto:

«Sapevamo che era un giocatore prestativo, cioè che porta sempre a casa la prestazione».

Il direttore sportivo ne sottolinea soprattutto intelligenza e capacità di interdizione:

«Sa sempre cosa fare con il pallone e sa sempre trovare la giocata giusta».

E conclude:

«È un 2004, ha grossi margini di miglioramento e con Gattuso sta trovando un equilibrio inaspettato. Farà parlare di sé».

Mandas e l’errore del prestito

Fabiani ha parlato anche di Christos Mandas, riconoscendo una scelta che oggi cambierebbe.

«Lo scorso anno ho fatto l’errore di mandarlo all’estero su richiesta del ragazzo e dei procuratori».

Il portiere aveva trovato poco spazio alle spalle di Provedel e il prestito non gli aveva garantito il minutaggio sperato.

Ora, però, Mandas è diventato un punto fermo.

La vittoria di Torino e il vero valore del gruppo

Fabiani ha ricordato l’importanza del successo contro la Juventus:

«Andare a Torino e vincere non capita tutti i giorni».

Ma ha voluto evitare che una singola partita diventi il simbolo assoluto della stagione.

Ha ricordato anche prestazioni come quella contro il Milan, nelle quali la Lazio aveva mostrato grande qualità pur pagando nella ripresa le poche alternative disponibili.

Il messaggio resta sempre lo stesso: vietato sentirsi arrivati.

La vera sfida adesso è ricucire con i tifosi

Ed è qui che il discorso torna inevitabilmente sull’Olimpico.

La squadra sta vincendo.

Gattuso ha ricostruito entusiasmo all’interno dello spogliatoio.

I giocatori stanno creando un rapporto sempre più forte tra loro.

Ma manca ancora un elemento fondamentale: il pubblico di casa.

Fabiani prova quindi a lanciare un ponte.

Non chiede di cancellare la protesta.

Non chiede ai tifosi di dimenticare le proprie ragioni.

Chiede una tregua per permettere alla squadra di giocare nuovamente davanti a un Olimpico pieno.

Adesso bisognerà capire quale sarà la risposta del mondo biancoceleste.



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Lazio, ripresa a Formello: Cancellieri verso il gruppo, Marusic e Rovella puntano il Parma

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L'esultanza di Toma Basic e Matteo Cancellieri dopo un gol in Napoli-Lazio 0-2.
Cancellieri salva la Lazio con una doppietta, ma la difesa cede ancora: Sarri deve trovare soluzioni dopo il 3-3 con il Torino. Analisi e riflessioni.

La Lazio torna al lavoro dopo il 3-0 conquistato sul campo della Juventus. Dopo il giorno di riposo concesso da Gennaro Gattuso, i biancocelesti si ritrovano questa mattina a Formello per iniziare la preparazione della sfida contro il Parma, in programma sabato sera all’Olimpico.

La settimana avrà un obiettivo molto chiaro: svuotare il più possibile l’infermeria.

Cancellieri può rientrare già oggi

La notizia più positiva riguarda Matteo Cancellieri.

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, l’esterno ha tolto i punti di sutura al ginocchio destro e ha ricevuto il via libera per tornare ad allenarsi con il resto dei compagni.

Dopo aver completato anche i test isocinetici, Cancellieri potrebbe quindi rientrare in gruppo già da oggi.

Un recupero importante per Gattuso, che nelle ultime settimane ha avuto poche alternative sugli esterni offensivi.

Marusic punta la convocazione

Buone sensazioni anche per Adam Marusic.

Il montenegrino è fermo da tempo, ma il percorso di recupero sta entrando nella fase finale.

L’obiettivo è chiaro: provare a tornare tra i convocati già contro il Parma.

La decisione verrà presa naturalmente in base alle risposte dei prossimi allenamenti, senza accelerare i tempi.

Rovella verso il rientro

Stesso discorso per Nicolò Rovella.

Il centrocampista sta aumentando progressivamente i carichi e anche lui punta alla convocazione per la sfida contro i crociati.

Il suo recupero sarebbe particolarmente importante per un reparto che nelle ultime partite ha dovuto fare affidamento soprattutto su Belahyane, Taylor e Frattesi.

Gattuso può finalmente ritrovare alternative

Dopo settimane complicate sul fronte degli infortuni, la situazione potrebbe quindi cambiare rapidamente.

Cancellieri è ormai vicino al rientro completo.

Marusic e Rovella sono in corsa per tornare disponibili.

Se tutti e tre dovessero recuperare, Gattuso potrebbe affrontare il Parma con una panchina molto più profonda rispetto alle ultime uscite.

Prima la Juventus, adesso il Parma

La vittoria di Torino ha aumentato entusiasmo e fiducia, ma Gattuso ha già chiesto di voltare pagina.

Il 3-0 alla Juventus appartiene ormai al passato.

Adesso c’è il Parma.

Una partita completamente diversa, sulla carta meno prestigiosa ma proprio per questo da affrontare con ancora maggiore concentrazione.

La Lazio vuole continuare a correre e, possibilmente, farlo con qualche giocatore in più finalmente tornato a disposizione.



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Isaksen sogna la “Danimarca del ’92”, ma la Lazio deve restare con i piedi per terra

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Isaksen sogna una Lazio come la Danimarca del 1992. Ma Gattuso predica prudenza: niente Scudetto nella testa, ora conta soltanto battere il Parma.

Isaksen sogna la “Danimarca del ’92”, ma la Lazio deve restare con i piedi per terra

Gustav Isaksen ha tirato fuori un paragone destinato a far sognare i tifosi della Lazio: vorrebbe che questa squadra diventasse la “Danimarca del 1992” della Serie A. Un riferimento tutt’altro che casuale per un calciatore danese.

Quella nazionale arrivò all’Europeo praticamente dalla porta di servizio, dopo l’esclusione della Jugoslavia, e finì per vincere il torneo contro ogni pronostico. Un’impresa entrata nella storia del calcio.

Isaksen sogna quindi una Lazio capace di partire da outsider e arrivare dove nessuno avrebbe immaginato.

Il tifoso può sognarlo.

La squadra, però, oggi non deve pensarci.

La Danimarca del 1992: l’impresa impossibile

La Danimarca di Euro ’92 è diventata il simbolo perfetto della sorpresa calcistica.

Non era riuscita inizialmente a qualificarsi per il torneo, venne ripescata e arrivò alla competizione senza essere considerata una candidata credibile alla vittoria finale.

E invece andò fino in fondo.

È questo il senso del paragone di Isaksen: una squadra che parte senza i favori del pronostico e finisce per ribaltare completamente le aspettative.

Applicato alla Lazio significa inevitabilmente una parola:

Scudetto.

Ma siamo ancora a ottobre.

La Lazio non deve guardare la classifica

Gattuso lo ripete ormai da settimane.

La classifica non va guardata.

Perché è troppo presto.

Perché la Lazio non può permettersi di perdere quella fame che l’ha portata fino al primo posto.

E soprattutto perché questo è esattamente il momento nel quale il rischio più grande è iniziare a sentirsi arrivati.

La vittoria per 3-0 a Torino contro la Juventus è stata enorme.

Storica.

Ma deve essere già archiviata.

Adesso c’è il Parma.

Il calendario facile? Dipende da come giochi

Uno dei discorsi che hanno accompagnato questo inizio di stagione riguarda il calendario.

Si è detto più volte che la Lazio abbia affrontato avversarie abbordabili.

Può esserci una parte di verità: certamente non ha giocato ogni settimana contro una big.

Ma dopo poche giornate è normale.

E soprattutto non esistono partite vinte prima di giocarle.

Il Venezia rappresenta l’esempio perfetto.

La Lazio aveva sofferto contro una squadra considerata da molti molto inferiore, riuscendo però a portare a casa la vittoria.

Poi è arrivata un’altra grande squadra a Venezia e ha scoperto sulla propria pelle quanto quella trasferta potesse essere complicata.

Il calendario può sembrare facile sulla carta.

Diventa facile soltanto se sei abbastanza bravo da vincere.

La vittoria con la Juventus cambia la percezione

Fino a pochi giorni fa si poteva ancora sostenere che mancasse un test davvero importante.

Adesso quella risposta è arrivata.

La Lazio è andata all’Allianz Stadium e ha battuto la Juventus 3-0.

Non ha strappato un risultato casuale.

Ha giocato con personalità.

Ha colpito tre volte.

Ha difeso bene.

Ha dimostrato di poter giocare il proprio calcio anche in uno degli stadi storicamente più difficili per i biancocelesti.

Da questo momento cambia qualcosa.

Non necessariamente negli obiettivi.

Ma nel modo in cui gli avversari prepareranno le partite contro la Lazio.

Adesso nessuno sottovaluterà più Gattuso

Questa è forse la vera svolta.

All’inizio dell’anno la Lazio poteva essere considerata una squadra da zona Europa, magari da settimo-ottavo posto.

Adesso è prima.

Ha vinto a Torino.

Ha dimostrato di poter fare male alle grandi.

Da qui in avanti nessuno entrerà in campo pensando di affrontare una Lazio in difficoltà.

Gli avversari studieranno ancora più attentamente il sistema di Gattuso.

Si abbasseranno.

Proveranno a togliere profondità.

Cercheranno di spezzare il ritmo.

E proprio per questo potrebbe iniziare un campionato diverso.

Il Parma può essere più difficile di quanto sembri

La prossima partita è esattamente il tipo di gara che può diventare una trappola.

Sulla carta la Lazio è favorita.

Ma il Parma verrà a giocare contro la prima in classifica con nulla da perdere.

Dopo il 3-0 alla Juventus, tutti avranno ancora più motivazioni nel provare a fermare Gattuso.

Ecco perché non bisogna pensare alla Danimarca.

Non bisogna pensare allo Scudetto.

Non bisogna nemmeno pensare alla Champions.

Bisogna pensare al Parma.

L’esempio della Lazio di Reja

La storia biancoceleste dovrebbe essere sufficiente a suggerire prudenza.

La Lazio di Edy Reja riuscì a trovarsi molto in alto in classifica durante la prima parte della stagione.

Si iniziò a parlare di obiettivi enormi.

Poi il campionato cambiò.

Questo è il calcio.

Bastano poche settimane negative per modificare completamente una classifica che sembrava consolidata.

Ed è proprio per questo che i punti conquistati adesso sono così importanti.

Mettere punti in cascina prima dei momenti difficili

Non esiste una stagione senza crisi.

Arriverà una partita dominata nella quale il pallone non entrerà.

Arriverà una traversa.

Un portiere avversario protagonista.

Una deviazione.

Un tiro subito e un gol.

Arriveranno anche sconfitte e momenti complicati.

Per questo i punti conquistati oggi valgono moltissimo.

Sono il margine che permetterà alla Lazio di restare agganciata ai propri obiettivi quando inevitabilmente arriveranno giornate meno fortunate.

La Lazio ha ancora una rosa corta

C’è poi un altro aspetto che non deve essere dimenticato.

Gattuso sta ottenendo risultati importanti anche con diverse assenze.

Rovella non è ancora tornato.

Cancellieri non è pienamente disponibile.

Marusic ha attraversato un lungo recupero.

Contro la Juventus, nel finale, la Lazio ha dovuto modificare completamente le fasce, utilizzando anche soluzioni più conservative.

Questo significa una cosa molto semplice:

la rosa non è infinita.

Due o tre infortuni contemporanei possono cambiare rapidamente gli equilibri.

Gennaio resta un’incognita

E poi c’è il mercato.

La Lazio non sa ancora con certezza quale margine operativo avrà nella sessione invernale.

Saldo zero?

Blocco?

Possibilità di intervenire normalmente?

Fino a quando non arriverà il verdetto definitivo, è impossibile sapere quanto Gattuso potrà eventualmente rinforzare la squadra.

Anche questo suggerisce prudenza.

L’Europa resta l’obiettivo reale

La società ha indicato il ritorno nelle competizioni internazionali come una delle leve fondamentali della propria strategia futura.

L’Europa resta quindi l’obiettivo concreto.

Se poi a marzo o aprile la Lazio sarà ancora lassù, il discorso inevitabilmente cambierà.

Ma non oggi.

Oggi conta soltanto costruire punti.

I tifosi possono sognare, i giocatori no

Ed è forse questa la sintesi migliore.

Il tifoso ha tutto il diritto di guardare la classifica e sognare.

Può pensare alla Danimarca del 1992.

Può pensare alla Grecia del 2004.

Può immaginare qualsiasi impresa.

Il calciatore, invece, non può farlo.

Deve pensare all’allenamento di domani.

Alla prossima partita.

Al prossimo contrasto.

Al prossimo pallone.

Perché le grandi sorprese del calcio diventano tali proprio quando una squadra riesce a non accorgersi di stare costruendo qualcosa di straordinario.



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Kenneth Taylor, la qualità silenziosa che fa crescere la Lazio

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Kenneth Taylor centrocampista della SS Lazio durante una gara di inizio stagione

Non sempre i giocatori più importanti sono quelli che finiscono sul tabellino. In questa Lazio di Gennaro Gattuso c’è anche chi incide attraverso qualità, letture e continuità di gioco. Kenneth Taylor appartiene esattamente a questa categoria.

Contro la Juventus l’olandese ha offerto un’altra prestazione di livello, confermandosi uno dei centrocampisti più utili per l’equilibrio e la costruzione della squadra.

Sempre dentro la partita

Taylor è un giocatore che tende a comparire meno nelle statistiche più immediate, ma molto di più nello sviluppo dell’azione.

Sa scegliere il passaggio.

Sa occupare gli spazi.

Sa dare continuità alla manovra.

E soprattutto riesce spesso a far giocare meglio chi gli sta intorno.

È questa probabilmente la sua qualità principale.

Contro la Juventus un’altra prova importante

A Torino non è stato il protagonista più appariscente, ma è stato uno dei giocatori che hanno aiutato la Lazio a mantenere ordine e lucidità.

Tecnica, visione e intelligenza tattica hanno permesso alla squadra di Gattuso di gestire meglio il pallone e trovare con continuità le uscite giuste.

Una prestazione che conferma il valore del centrocampista olandese.

Un valore aggiunto per Gattuso

Taylor rappresenta uno dei profili che meglio si sposano con l’idea di calcio del tecnico.

Gattuso chiede intensità, ma anche capacità di leggere le situazioni e giocare in avanti.

Taylor riesce a unire queste due componenti.

Non è soltanto un centrocampista tecnico.

È un giocatore che sa stare dentro la struttura della squadra.

Non servono sempre gol e assist per incidere

Il suo nome non compare ancora con continuità tra i marcatori.

Ma questo non significa che il suo contributo sia minore.

Una squadra ha bisogno anche di chi:

fa girare il pallone, accelera quando serve, rallenta quando è necessario e trova linee di passaggio che permettono agli altri di rendere meglio.

Taylor sta facendo esattamente questo.

Uno dei protagonisti più sottovalutati?

In una Lazio in cui si parla giustamente di Nuno Tavares, Isaksen, Provstgaard, Frattesi e degli altri protagonisti offensivi, Taylor rischia a volte di ricevere meno attenzione.

Eppure il suo peso nella costruzione del gioco è evidente.

È uno di quei giocatori che magari si notano meno a prima vista, ma la cui assenza si sentirebbe immediatamente.

La Lazio può costruire anche intorno a lui

L’olandese è ancora in una fase della carriera in cui può crescere ulteriormente.

Se continuerà su questi livelli, può diventare uno dei punti fermi del centrocampo biancoceleste.

Per qualità tecnica, età e caratteristiche, Kenneth Taylor può rappresentare uno dei giocatori attorno ai quali costruire la Lazio del futuro.

L’augurio, naturalmente, è quello di vederlo ancora a lungo con l’aquila sul petto.



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Lazio, mercato da 16,1 milioni. Ma il conto non finisce qui: a giugno previsti altri 30-40 milioni

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Josip Sutalo e i calciatori della Lazio in campo per il riscaldamento di Juventus Lazio all'Allianz Stadium

La Lazio ha speso poco nell’immediato, ma il vero costo del mercato estivo andrà valutato anche nei prossimi mesi. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, per gli arrivi di Doekhi, Sutalo, Pedraza, Diogo Leite, Pinamonti, Frattesi e Gudmundsson l’esborso sostenuto in estate sarebbe stato di appena 16,1 milioni di euro.

Una cifra contenuta, soprattutto considerando il numero e il peso dei giocatori arrivati. Ma il punto è che il conto non si chiude qui.

A giugno altri 30-40 milioni da mettere in conto

Sempre secondo il quotidiano, la Lazio dovrà affrontare una spesa compresa tra 30 e 40 milioni di euro entro giugno prossimo.

È questo il dato che cambia completamente la lettura del mercato.

Spendere poco subito non significa necessariamente spendere poco in assoluto.

Molte operazioni sono state infatti costruite attraverso prestiti, diritti, obblighi o pagamenti differiti che rinviano una parte importante dell’esborso.

Il mercato va giudicato sul costo complessivo

Per questo parlare soltanto dei 16,1 milioni investiti nell’estate rischia di restituire una fotografia incompleta.

La valutazione corretta deve comprendere:

quanto è stato pagato subito, quanto dovrà essere versato successivamente e quali condizioni faranno scattare eventuali riscatti o obblighi.

Solo mettendo insieme tutte queste voci si può capire il reale peso economico della campagna acquisti.

Una strategia che ha permesso di rinforzare subito la rosa

Dal punto di vista tecnico, la formula ha comunque consentito alla Lazio di aggiungere diversi giocatori senza concentrare tutto l’esborso nell’immediato.

Gattuso ha così ricevuto rinforzi in difesa, centrocampo e attacco, mantenendo inizialmente contenuto l’impatto finanziario della sessione.

Il tema vero sarà capire quanto peseranno gli impegni futuri e come verranno finanziati.

Sutalo tra le intuizioni migliori

Tra le operazioni che finora stanno dando le risposte più convincenti c’è quella di Josip Sutalo.

Il difensore croato ex Ajax sta dimostrando solidità e affidabilità e rappresenta un buon esempio di quanto possa essere decisiva la scelta del profilo giusto, al di là del costo immediato dell’operazione.

In una squadra come quella di Gattuso, che chiede aggressività, letture difensive e capacità di giocare alto, Sutalo sembra essersi inserito rapidamente.

Spendere poco non basta: conta spendere bene

È probabilmente questo il punto centrale.

Un mercato non si giudica soltanto dalla cifra spesa.

Si giudica dal rapporto tra investimento e rendimento.

La Lazio ha contenuto l’esborso iniziale, ma si è assunta impegni futuri importanti.

Se i giocatori arrivati continueranno a rendere, la strategia potrà essere considerata efficace.

Se invece alcuni investimenti non dovessero dare i risultati sperati, quei 30-40 milioni futuri diventerebbero molto più pesanti.

Il vero esame arriverà a giugno

Il mercato estivo, quindi, non è ancora completamente leggibile dal punto di vista finanziario.

I 16,1 milioni rappresentano solo la prima parte del quadro.

Il vero bilancio arriverà quando saranno chiari riscatti, obblighi e pagamenti futuri.

E proprio per questo la domanda non è semplicemente:

quanto ha speso la Lazio?

Ma:

quanto spenderà complessivamente per questa rosa e quanto valore riuscirà a ottenere da quei giocatori?



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Gattuso dopo Juventus-Lazio 0-3: «Si è creata una bella famiglia. Ma forse non siamo ancora pronti a stare lassù»

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio in conferenza stampa a Formello alla vigilia di Juventus Lazio
Gennaro Gattuso conferenza stampa Juventus Lazio Formello

La Lazio espugna Torino con un netto 3-0 contro la Juventus e continua a vivere un avvio di stagione straordinario. Al termine della gara, Gennaro Gattuso ha commentato la prestazione ai microfoni di DAZN, mettendo in evidenza soprattutto il valore del gruppo, la mentalità ancora da consolidare e il lavoro quotidiano svolto dalla squadra.

Il tecnico biancoceleste ha anche sottolineato il significato personale della vittoria:

«È la prima volta che vinco qua da quando ho iniziato questo mestiere».

«Si è creata una bella famiglia»

Gattuso ha spostato subito i meriti sui suoi giocatori:

«I complimenti vanno ai ragazzi. In settimana andiamo forte, si è creata una bella famiglia».

Il tecnico ha voluto coinvolgere anche il club:

«I complimenti vanno anche al club, il mercato fatto con pochi soldi abbiamo preso persone soprattutto per bene».

Un concetto che Gattuso ripete spesso: per costruire una squadra competitiva non bastano soltanto le qualità tecniche, ma serve anche un gruppo sano e disponibile al lavoro.

«Per me è facile allenarli»

Il tecnico ha poi aggiunto:

«Il merito è di questi ragazzi, per me è facile allenarli».

Una frase che racconta bene il clima interno alla squadra.

La Lazio sta crescendo anche grazie alla disponibilità dei giocatori ad accettare il lavoro intenso richiesto dallo staff tecnico.

«Ora testa al Parma»

Gattuso, però, non vuole concedersi troppo tempo per festeggiare:

«Ci godiamo la vittoria, ma ora testa al Parma».

Il tecnico continua quindi a mantenere la stessa linea prudente seguita dall’inizio del campionato.

«Siamo abituati a stare sopra, ma forse non siamo pronti»

Molto interessante anche il passaggio sulla classifica:

«Siamo abituati a stare sopra, ma forse non siamo pronti».

Gattuso continua a evitare qualsiasi discorso eccessivamente ambizioso.

Il tecnico sa che la Lazio sta facendo qualcosa di straordinario, ma ritiene che il gruppo debba ancora costruire la mentalità necessaria per gestire una posizione di vertice.

«Col Milan e col Monza ci è andata bene»

Gattuso non dimentica le difficoltà emerse nelle partite precedenti:

«Col Milan e col Monza ci è andata bene perché abbiamo rischiato molto».

Un richiamo soprattutto ai cali avuti nella ripresa, quando la Lazio aveva perso aggressività e intensità.

Contro la Juventus, invece, la squadra è riuscita a mantenere equilibrio e concentrazione per tutta la partita.

Come Gattuso ha cambiato il rapporto con i giocatori

Il tecnico ha poi parlato della propria evoluzione personale.

«Io un po’ di anni fa non volevo più allenare perché mi davano fastidio determinati atteggiamenti, ho fatto un percorso e ci ho lavorato».

Gattuso ha spiegato di aver modificato molto il proprio approccio.

Oggi esistono poche regole non negoziabili:

«Su due tre cose non si discute e si fanno, il resto sono io che ascolto loro».

Un metodo più aperto e meno rigido rispetto al passato.

«Allenare all’estero mi ha aiutato tanto»

Gattuso riconosce anche l’importanza delle esperienze internazionali:

«Il fatto di allenare all’estero mi ha aiutato tanto».

Gestire giocatori con culture, caratteri e abitudini differenti lo ha costretto a cambiare.

«Ognuno di loro ha un modo di fare e la gestione mi costa tanto in settimana».

L’obiettivo è semplice:

«Bisogna metterli nelle condizioni di esprimersi al massimo».

«Non devono mollare alla prima difficoltà»

Gattuso individua ancora una volta nella mentalità uno degli aspetti principali da migliorare:

«Hanno molte conoscenze ma mollano alla prima difficoltà».

Da qui il lavoro quotidiano:

«Fargli capire di non dover mollare, di dover lavorare è la cosa importante».

Nuno Tavares e Zaccagni, una catena che funziona

Sul piano tattico, Gattuso ha elogiato soprattutto la corsia sinistra.

«Nuno e Zac hanno qualità».

Su Tavares:

«Quando la gamba gli frulla viaggia e fa male».

Il tecnico considera quindi la catena Nuno Tavares-Zaccagni uno dei punti di forza della squadra.

«Non abbiamo paura dell’uno contro uno»

Gattuso ha sottolineato anche una caratteristica importante della Lazio:

«Questa è una squadra che non ha paura di giocare l’uno contro uno, ha gamba».

È uno degli elementi che permettono ai biancocelesti di giocare con grande aggressività e portare pressione alta.

La vera preoccupazione resta la mentalità

Il passaggio finale è probabilmente il più importante:

«La preoccupazione più grande è la mentalità che non sappiamo ancora gestire».

Gattuso vuole una Lazio sempre aggressiva:

«Dobbiamo sempre andare a pizzicare in avanti con veemenza perché questa è la strada che ci ha portato ai successi».

È il principio su cui il tecnico ha costruito questa squadra.

Non gestire.

Non abbassarsi.

Continuare ad attaccare e pressare.

Una Lazio sempre più figlia di Gattuso

La vittoria contro la Juventus rappresenta probabilmente la dimostrazione più evidente del lavoro dell’allenatore.

Una squadra aggressiva.

Coraggiosa.

Fisicamente intensa.

Capace di accettare i duelli individuali.

E soprattutto sempre più consapevole dei propri mezzi.

Gattuso continua a frenare gli entusiasmi, ma la Lazio continua a vincere.



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Pagelle Juventus-Lazio 0-3: Gattuso da 9, Provstgaard e Tavares da 8

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Lazio-Milan finisce 2-2: biancocelesti dominanti e avanti di due gol nel primo tempo, poi il crollo nella ripresa. Rimpianto per Gattuso.
Lazio-Milan finisce 2-2: biancocelesti dominanti e avanti di due gol nel primo tempo, poi il crollo nella ripresa. Rimpianto per Gattuso.

La Lazio travolge la Juventus 3-0 all’Allianz Stadium e firma una delle vittorie più belle dell’era Gattuso. Una prestazione di personalità, qualità e coraggio, costruita con attenzione difensiva, grande intensità e tre marcatori diversi.

I protagonisti assoluti sono Provstgaard e Nuno Tavares, entrambi da 8, ma il voto più alto va a Gennaro Gattuso, che prepara una partita praticamente perfetta.

Mandas 6,5

Serata meno impegnativa rispetto ad altre, ma quando viene chiamato in causa risponde presente.

Attento sulle conclusioni della Juventus e sempre concentrato.

Voto: 6,5.

Floriani Mussolini 7

Prestazione di grande maturità.

Spinge quando può, difende con attenzione e partecipa anche all’azione del raddoppio, portando via la marcatura e liberando spazio per Isaksen.

Continua la crescita.

Voto: 7.

Sutalo 6,5

Qualche piccolo errore in impostazione, ma nel complesso una prova solida.

Tiene bene nei duelli e nella ripresa chiude con attenzione quando la Juventus prova a reagire.

Voto: 6,5.

Provstgaard 8

Prestazione dominante.

Segna il gol che apre la partita con un colpo di testa perfetto, anticipando Bremer e battendo Vicario.

Ma non è soltanto il gol.

Dietro è sempre presente, aggressivo e concentrato.

Voto: 8.

Nuno Tavares 8

Devastante.

Corre, strappa, salta l’uomo e mette in costante difficoltà la Juventus.

Nel secondo tempo trova anche il cambio di gioco perfetto che porta al gol di Isaksen.

Quando gioca con questa intensità è difficilissimo da contenere.

Voto: 8.

Frattesi 6,5

Non segna, ma lavora tantissimo.

Si inserisce, corre, porta pressione e costringe continuamente la Juventus a preoccuparsi dei suoi movimenti.

Una partita utile anche senza essere decisivo negli ultimi metri.

Voto: 6,5.

Belahyane 6,5

Fa un lavoro prezioso davanti alla difesa.

Recupera palloni, chiude linee di passaggio e permette alla Lazio di mantenere equilibrio.

Meno appariscente rispetto ad altri, ma importante.

Voto: 6,5.

Taylor 7

Qualità e ordine.

Gestisce bene il pallone, dà ritmo al centrocampo e partecipa con continuità alla costruzione del gioco.

Una delle sue prestazioni più complete.

Voto: 7.

Isaksen 7,5

Ancora una volta decisivo.

Riceve da Nuno Tavares, aspetta il movimento di Floriani e poi si accentra prima di battere Vicario sul secondo palo.

Un gol bellissimo.

Sta vivendo un momento di grande fiducia.

Voto: 7,5.

Noslin 6

Lavora tanto per la squadra, attacca gli spazi e aiuta nella pressione.

Meno incisivo rispetto alle ultime uscite, ma svolge comunque un lavoro importante.

Voto: 6.

Zaccagni 7

Serve l’assist perfetto per il gol di Provstgaard e gioca una partita intelligente.

Non sempre spettacolare, ma presente nei momenti decisivi.

Voto: 7.

Dele-Bashiru 7

Entra e lascia subito il segno.

Il gol del 3-0 è tutto suo: parte da lontano, salta Bremer e batte Vicario in diagonale.

Un ingresso che può dargli tantissima fiducia.

Voto: 7.

Pinamonti 6

Entra nel finale e aiuta la squadra a tenere alta la pressione.

Non ha grandi occasioni, ma fa il suo.

Voto: 6.

Lazzari e Pedraza sv

Entrano negli ultimi minuti e partecipano alla gestione del risultato.

Senza voto.

Gattuso 9

La partita perfetta.

Prepara una Lazio coraggiosa, aggressiva e mai passiva.

La squadra pressa, attacca, difende e riparte con idee chiarissime.

Le scelte iniziali funzionano.

I cambi funzionano.

E soprattutto la Lazio non si limita a difendere il vantaggio, ma continua a cercare il gol.

Voto: 9.

Una vittoria che pesa tantissimo

Il 3-0 di Torino non è soltanto una vittoria prestigiosa.

È un segnale.

La Lazio dimostra di poter vincere anche in uno degli stadi più difficili d’Italia, contro una squadra costruita per stare ai vertici.

E lo fa con una prestazione completa.

Provstgaard apre la strada.

Isaksen raddoppia.

Dele-Bashiru chiude i conti.

Ma dietro tutto c’è una squadra che gioca con idee precise e una fiducia sempre più evidente.

Tutti i voti

Mandas 6,5; Floriani Mussolini 7; Sutalo 6,5; Provstgaard 8; Nuno Tavares 8; Frattesi 6,5; Belahyane 6,5; Taylor 7; Isaksen 7,5; Noslin 6; Zaccagni 7; Dele-Bashiru 7; Pinamonti 6; Lazzari sv; Pedraza sv; Gattuso 9.



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Juventus-Lazio 0-3, notte storica a Torino: Provstgaard, Isaksen e Dele-Bashiru riportano Gattuso in vetta

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La Lazio travolge la Juventus 3-0 all’Allianz Stadium con Provstgaard, Isaksen e Dele-Bashiru e torna in testa alla Serie A con l’Inter.

La Lazio firma una delle vittorie più pesanti e spettacolari di questo inizio di stagione. All’Allianz Stadium la squadra di Gennaro Gattuso batte la Juventus 3-0, torna al primo posto insieme all’Inter e manda un segnale fortissimo al campionato.

Una vittoria costruita con personalità, intensità e qualità, in uno stadio che storicamente ha sempre rappresentato uno degli ostacoli più difficili per i biancocelesti.

Provstgaard apre la notte perfetta

Il primo tempo resta equilibrato per larghi tratti, con la Juventus che prova a creare soprattutto attraverso Nico Gonzalez e Kolo Muani.

Al 24’ proprio Kolo Muani trova anche la rete, ma il gol viene annullato per fuorigioco.

La Lazio però resta dentro la partita e al 37’ colpisce.

Zaccagni mette in mezzo un pallone perfetto e Provstgaard anticipa Bremer di testa, battendo Vicario.

È il gol che cambia la partita.

Lazio aggressiva e senza paura

Gattuso schiera una squadra molto chiara nelle idee.

Davanti a Mandas, spazio a Sutalo e Provstgaard, con Floriani Mussolini e Nuno Tavares sulle fasce.

In mezzo confermato il terzetto Frattesi-Belahyane-Taylor, mentre davanti Noslin parte ancora una volta titolare, sostenuto da Isaksen e Zaccagni.

La Lazio pressa alta, prova ad attaccare subito gli spazi e non si limita a difendere il vantaggio.

Isaksen raddoppia

Nel secondo tempo la Juventus prova ad aumentare il peso offensivo, ma la Lazio resiste.

Al 66’ arriva il raddoppio.

Nuno Tavares cambia gioco perfettamente, Isaksen controlla, aspetta l’inserimento di Floriani Mussolini che porta via il difensore e poi si accentra.

Conclusione sul secondo palo.

Vicario battuto. 2-0 Lazio.

Un altro gol pesantissimo per Isaksen, che conferma il suo ottimo momento.

Gattuso cambia e la Lazio resta pericolosa

Dopo il raddoppio, Gattuso inserisce Dele-Bashiru e Pinamonti al posto di Taylor e Noslin.

La Lazio non si abbassa completamente e continua a cercare spazi in ripartenza.

Ed è proprio da una transizione che arriva il gol che chiude definitivamente la partita.

Dele-Bashiru firma il tris

All’89’, Dele-Bashiru parte addirittura prima della linea di metà campo.

Campo aperto.

Bremer davanti.

Il centrocampista lo punta, lo salta e poi batte Vicario con un diagonale preciso.

3-0 Lazio.

Una rete che rende la serata ancora più speciale.

Una vittoria che mancava dal 2017

Il successo a Torino mancava dall’ottobre 2017.

Ma c’è un dato ancora più significativo: una vittoria della Lazio in casa della Juventus con tre gol di scarto mancava dal maggio 1995.

Per questo il 3-0 dell’Allianz entra immediatamente tra le vittorie più importanti degli ultimi anni.

La Lazio torna prima

Con questi tre punti la squadra di Gattuso torna in testa alla classifica insieme all’Inter.

Ma stavolta il peso della vittoria va oltre il dato numerico.

Vincere contro la Juventus.

Vincere a Torino.

Vincere 3-0.

Significa dimostrare che questo inizio di stagione non è più soltanto una partenza fortunata o un calendario favorevole.

La Lazio sta dimostrando di poter competere anche nei test più difficili.

Gattuso continua a sorprendere

Dopo sei giornate si parlava di avvio eccellente.

Dopo Torino bisogna iniziare a considerare anche la qualità delle vittorie.

La Lazio ha battuto la Juventus giocando con coraggio, senza rinunciare alla propria identità.

Provstgaard decisivo.

Isaksen ancora protagonista.

Dele-Bashiru finalmente incisivo.

E una squadra che continua a trovare marcatori diversi e soluzioni differenti.

Una notte che cambia la percezione

Gattuso continuerà sicuramente a chiedere prudenza.

La stagione è ancora lunghissima.

Ma questa vittoria cambia qualcosa.

Perché vincere contro una grande, in trasferta, con questo risultato, significa dare credibilità a tutto ciò che la Lazio ha costruito finora.

Non è ancora il momento di parlare di obiettivi diversi da quelli dichiarati.

Ma è sicuramente il momento di riconoscere una cosa:

questa Lazio sta facendo sul serio.



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Juventus-Lazio, le formazioni ufficiali: Sutalo riprende il centro della difesa, Spalletti punta su Kolo Muani

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Josip Sutalo e i calciatori della Lazio in campo per il riscaldamento di Juventus Lazio all'Allianz Stadium

L’ora della verità all’Allianz Stadium di Torino. Per la settima giornata di campionato, la capolista S.S. Lazio fa visita alla Juventus per misurare le proprie ambizioni di vertice dopo aver incamerato 16 punti nei primi sei turni. Diramate le formazioni ufficiali con le decisioni definitive assunte dai due tecnici, Gennaro Gattuso e Luciano Spalletti, per il big match domenicale.

Le scelte di Gattuso: torna Sutalo dal 1′, attacco intoccabile

Il tecnico biancoceleste ripropone il collaudato 4-3-3, inserendo una pedina fondamentale al centro del reparto arretrato:

  • Difesa: a protezione di Christos Mandas, torna titolare Josip Sutalo, che affianca Provstgaard nel tandem centrale dopo aver tirato il fiato contro il Monza (Doekhi si accomoda in panchina). Sugli esterni confermati Floriani Mussolini a destra e la locomotiva Nuno Tavares a sinistra.
  • Centrocampo: regia affidata all’inamovibile Reda Belahyane, supportato dalla dinamicità e dagli inserimenti di Davide Frattesi e Kenneth Taylor.
  • Tridente offensivo: fiducia totale al tridente leggero visto all’Olimpico, con Gustav Isaksen e capitan Mattia Zaccagni a supporto di Tijjani Noslin, schierato come riferimento mobile d’attacco. Parte nuovamente dalla panchina Andrea Pinamonti.

La Juventus di Spalletti: Alajbegovic a supporto di Kolo Muani

I padroni di casa si schierano con un aggressivo 3-4-2-1: tra i pali c’è Vicario, protetto dal terzetto composto da Kalulu, Bremer e Lucumí. In mezzo al campo agisce la cerniera fisica formata da Douglas Luiz e Sarr, con Celik e McKennie a presidiare le corsie esterne. Sulla linea dei trequartisti spazio all’imprevedibilità di Nico Gonzalez e del talento emergente Alajbegovic, a sostegno del centravanti francese Kolo Muani.

Il tabellino delle formazioni ufficiali

  • JUVENTUS (3-4-2-1): Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumí; Celik, Douglas Luiz, Sarr, McKennie; Nico Gonzalez, Alajbegovic; Kolo Muani.A disposizione: Di Gregorio, Pinsoglio, Gatti, Locatelli, Koopmeiners, Vlahovic, Conceição, Adzic, Kostic, Cambiaso, Cabal, Savona.Allenatore: Luciano Spalletti.
  • LAZIO (4-3-3): Mandas; Floriani, Sutalo, Provstgaard, Nuno Tavares; Frattesi, Belahyane, Taylor; Isaksen, Noslin, Zaccagni.A disposizione: Motta, Renzetti, Doekhi, Diogo Leite, Lazzari, Pedraza, Cataldi, Dele-Bashiru, Przyborek, Farcomeni, Serra, Pinamonti.Allenatore: Gennaro Gattuso.
  • Arbitro: Davide Massa (sez. Imperia)
  • Assistenti: Alassio – Berti
  • IV ufficiale: Maresca
  • V.A.R.: Meraviglia
  • A.V.A.R.: Aureliano
  • Stadio: Allianz Stadium, Torino (ore 20:45)


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Lazio, Gattuso alla vigilia della Juve: «Niente braccino a Torino. Pellegrini è reintegrato in lista»

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio in conferenza stampa a Formello alla vigilia di Juventus Lazio
Gennaro Gattuso conferenza stampa Juventus Lazio Formello

Vigilia di fuoco a Formello per la capolista della Serie A. A ventiquattr’ore dal fischio d’inizio del big match dell’Allianz Stadium contro la Juventus, il tecnico della S.S. Lazio, Gennaro Gattuso, è intervenuto nella sala stampa del centro sportivo per presentare la sfida valida per la settima giornata. Tra la richiesta di coraggio, l’analisi dei momenti di sbandamento da cancellare e il tributo ai singoli, l’allenatore calabrese ha sganciato la notizia più attesa: il reintegro ufficiale di Luca Pellegrini nella lista Serie A.

L’approccio a Torino: «Vietato avere paura, giochiamocela colpo su colpo»

Il mister ha tracciato la rotta mentale per affrontare i bianconeri senza timori reverenziali:

“Siamo alla settima giornata, dopo ne mancheranno altre trentuno. Affrontiamo una grandissima squadra che finora ha raccolto molto meno di quanto ha seminato.

Sulla carta sono più forti di noi, ma pretendo una partita di pura personalità: voglio vedere una squadra che se la gioca a viso aperto, colpo su colpo. Se andiamo a Torino con il braccino o con il timore addosso non andiamo da nessuna parte. Se ci chiudiamo nel capanno sperando che ‘Dio ce la mandi buona’ siamo spacciati: servono coraggio e intensità massima“.

Rievocando i suoi trascorsi contro la Vecchia Signora, Gattuso ha aggiunto:

“Contro la Juve ho perso quattro finali e ne ho vinta una, ma il passato appartiene alla storia. Loro sanno cambiare assetto: riempiono l’area con due riferimenti offensivi, crossano tanto e sono letali sui calci piazzati. Si può e si deve proporre la nostra Lazio offensiva, scegliendo i momenti in cui ragionare”.

La svolta burocratica: «Pellegrini è in lista e convocato»

La sorpresa di giornata riguarda la corsia mancina, con la fine dell’esclusione del terzino romano:

“Luca Pellegrini è in lista e partirà con noi per Torino. La società ha preso questa decisione insieme a noi dello staff tecnico: è a tutti gli effetti a disposizione per le gare ufficiali“.

Cancellare i blackout: «Basta passaggini inutili, finora ci ha salvati il portiere»

Gattuso ha poi insistito sui cali di tensione emersi anche nell’ultimo turno di campionato:

“Dobbiamo assolutamente eliminare quei blackout di 15-20 minuti visti con Monza, Venezia e Milan. Fino a questo momento ci è andata bene e Mandas ci ha messo una pezza, ma se vogliamo davvero stupire dobbiamo evitare di prendere imbarcate.

Non dobbiamo fare passaggini di un metro senza senso: bisogna occupare meglio gli spazi in entrambe le fasi ed essere attenti sulle marcature preventive, evitando di far risalire gli avversari”.

Gli elogi a Belahyane e Taylor

Parole al miele per due dei protagonisti più brillanti di questo avvio stagionale:

“Belahyane? Nei primi allenamenti faticava e veniva a scusarsi, ma con dedizione e umiltà sta dimostrando il suo valore. Nel calcio moderno con cinque cambi chi entra dalla panchina è determinante quanto chi parte dall’inizio.

Kenneth Taylor fa funzionare alla perfezione la nostra catena: si abbassa, cuce il gioco e ci offre tagli preziosi. Gli ho fatto i complimenti perché adesso pressa con una veemenza impressionante, per noi è una pedina fondamentale”.

La corazza contro i giudizi: «Lavoro per passione, il calcio mi dà il formicolio»

In chiusura, il tecnico ha risposto con fermezza sul rapporto con la critica:

“Se avessi dato retta a chi mi giudica da diciassette anni, avrei fatto un quarto della mia carriera. Non posso piacere a tutti, ma i numeri del campo parlano per me.

Faccio questo lavoro per passione perché non riesco a stare fermo a casa e il campo mi provoca ancora il formicolio nello stomaco. Arriveranno anche le batoste e le legnate sul muso, ma andiamo avanti a testa alta con l’obiettivo costante di migliorarci ogni giorno”.



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Flaminio, ora tocca alla Lazio: il Comune aspetta il piano economico-finanziario aggiornato

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Il presidente della Lazio Claudio Lotito in tribuna con espressione perplessa

Il progetto Flaminio entra in una fase decisiva e il prossimo passo spetta alla Lazio. A circa due mesi dalla conclusione della Conferenza dei Servizi preliminare, il Campidoglio è infatti in attesa del PEF aggiornato, cioè del nuovo Piano economico-finanziario adeguato alle prescrizioni emerse durante l’iter.

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport e ripreso da Radiosei, solo dopo la consegna della documentazione aggiornata il Comune potrà proseguire con le valutazioni sull’eventuale dichiarazione di pubblico interesse.

Il Comune aspetta il nuovo PEF

Il punto è molto semplice: il progetto non è fermo, ma per andare avanti serve che la Lazio presenti il piano rivisto.

Il documento dovrà recepire le indicazioni emerse nel corso della Conferenza dei Servizi, in particolare quelle legate alla tutela delle caratteristiche architettoniche del Flaminio.

Finché il PEF aggiornato non sarà depositato, il Campidoglio non potrà completare le verifiche successive.

Nessuna scadenza tecnica, ma il tempo conta

Al momento non sarebbe stata indicata una scadenza precisa entro la quale la Lazio debba presentare il documento.

Questo lascia margine al club per lavorare con i tecnici e adeguare il progetto.

Ma è altrettanto evidente che più si allungano i tempi della consegna, più slitta l’intero iter.

Per questo il prossimo passaggio concreto dipende direttamente da Formello.

Capienza: la Lazio punta oltre i 45mila posti

Uno dei nodi più importanti resta quello della capienza.

La Lazio starebbe lavorando per mantenere il progetto sopra quota 45 mila spettatori, una soglia ritenuta fondamentale per la sostenibilità sportiva e commerciale del nuovo impianto.

Il problema è conciliare questo obiettivo con le prescrizioni di tutela emerse durante il confronto con gli enti competenti.

Solo dopo si potrà parlare di pubblico interesse

È importante ricordarlo: il pubblico interesse non è stato ancora dichiarato.

La Conferenza dei Servizi preliminare si è conclusa positivamente ma con prescrizioni.

Adesso serve il progetto aggiornato.

Solo dopo il Comune potrà valutare se procedere con il riconoscimento del pubblico interesse e sbloccare le fasi successive.

L’ottimismo resta, ma serve un atto concreto

Negli ultimi mesi il clima attorno al progetto è stato generalmente positivo.

Il Comune ha manifestato disponibilità.

La Lazio continua a lavorare.

Le interlocuzioni con le istituzioni vanno avanti.

Ma adesso serve qualcosa di concreto:

la consegna del PEF aggiornato.

È quello il documento che può trasformare l’ottimismo in un nuovo avanzamento formale dell’iter.

Adesso la palla è a Formello

Il quadro, quindi, è chiaro.

Il Campidoglio aspetta.

I tecnici della Lazio lavorano alle modifiche.

La società vuole difendere una capienza superiore ai 45 mila posti.

E il prossimo passo dipende dal club.

Finché il nuovo piano economico-finanziario non sarà depositato, il progetto Flaminio resterà in attesa del passaggio successivo.



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Juventus-Lazio, nove anni dopo: Gattuso prova a sfatare il tabù Torino

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Domenica 18 ottobre alle 20:45 la Lazio farà visita alla Juventus all’Allianz Stadium, in una delle trasferte storicamente più difficili per i biancocelesti. La squadra di Gennaro Gattuso arriva però all’appuntamento forte di un avvio di stagione straordinario e con la possibilità di trasformare la grande partenza in un segnale ancora più pesante.

Come ricorda il Corriere dello Sport, l’ultima vittoria della Lazio in casa della Juventus risale a nove anni fa, quando i biancocelesti si imposero 2-1 grazie alla doppietta di Ciro Immobile.

Nove anni senza vittorie a Torino

Da allora la Lazio non è più riuscita a uscire dal campo della Juventus con i tre punti.

Un tabù che racconta bene la difficoltà della trasferta, al di là dei momenti vissuti dalle due squadre.

Giocare all’Allianz Stadium richiede concentrazione, personalità e capacità di restare dentro la partita anche nei momenti di maggiore pressione.

La Lazio arriva col vento in poppa

I biancocelesti arrivano dalla vittoria contro il Monza, un successo che ha confermato la qualità della squadra ma anche qualche limite nella gestione della gara.

Nel primo tempo la Lazio ha giocato con intensità e aggressività, mentre nella ripresa ha rischiato di riaprire una partita che sembrava già indirizzata.

Contro la Juventus non ci sarà spazio per cali simili.

La Juve arriva dal successo europeo

La Juventus, dopo il pareggio contro il Cagliari, ha ritrovato la vittoria rimontando il Celta Vigo in Europa League.

Un impegno europeo ravvicinato che potrebbe incidere sulle energie, ma che allo stesso tempo restituisce ai bianconeri fiducia e morale.

Per la Lazio sarà quindi necessario affrontare la partita senza fare affidamento su eventuali stanchezze dell’avversario.

Servirà la miglior versione della Lazio

Gattuso ha costruito una squadra che finora ha fatto della pressione, dell’intensità e della verticalità le proprie armi principali.

A Torino serviranno tutte insieme.

La Lazio dovrà evitare di schiacciarsi, perché quando prova soltanto a gestire perde una parte importante della propria identità.

La strada sembra essere quella indicata dallo stesso tecnico nelle ultime settimane: coraggio, aggressività e voglia di continuare a giocare anche quando la partita diventa complicata.

Un test per capire quanto può crescere questa Lazio

Dopo le prime sei giornate, il valore di una partita come Juventus-Lazio va oltre i tre punti.

È uno dei primi veri test per capire quanto la squadra possa sostenere il proprio calcio anche contro un’avversaria costruita per stare stabilmente ai vertici.

Una vittoria avrebbe inevitabilmente un peso enorme.

Un pareggio a Torino resterebbe comunque un risultato importante.

Ma la Lazio attuale ha dimostrato di non voler partire battuta contro nessuno.

Il precedente di Immobile

Il ricordo dell’ultima impresa resta quello della doppietta di Ciro Immobile.

Nove anni dopo, però, la Lazio è completamente diversa.

Diverso l’allenatore.

Diversi i protagonisti.

Diversa la filosofia di gioco.

L’obiettivo, invece, resta lo stesso: uscire da Torino con un risultato che possa dare ulteriore forza a un inizio di stagione già sorprendente.



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Lazio, Floriani verso il rinnovo: ingaggio da 130mila a circa 500mila euro

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mussolini lazio

La Lazio è pronta a blindare Floriani Mussolini. Il club biancoceleste lavora da settimane al rinnovo del giocatore, diventato sempre più importante nelle rotazioni di Gennaro Gattuso, e secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport l’accordo sarebbe ormai vicino.

Restano ancora alcuni dettagli da sistemare, ma la volontà delle parti sarebbe quella di arrivare alla firma.

Adeguamento importante dell’ingaggio

Il rinnovo dovrebbe portare anche a un deciso adeguamento economico.

Secondo il quotidiano, Floriani passerebbe dagli attuali 130mila euro a circa 500mila euro a stagione.

Un aumento significativo, che rappresenterebbe il riconoscimento della crescita avuta dal giocatore e del nuovo peso assunto all’interno della squadra.

Gattuso ha puntato forte su di lui

Il tecnico della Lazio ha più volte speso parole importanti per Floriani.

Dopo la gara contro il Monza, Gattuso aveva sottolineato soprattutto l’atteggiamento del giocatore, la voglia di lavorare e i margini di crescita ancora disponibili.

Il tecnico aveva anche ricordato di averlo convinto a restare, spiegandogli che il suo momento sarebbe arrivato.

E in effetti Floriani si è ritagliato uno spazio sempre più importante.

Crescita soprattutto in fase difensiva

Le qualità atletiche e offensive erano note da tempo.

Il vero salto, però, sembra essere arrivato nella fase senza palla.

Nelle ultime partite Floriani ha mostrato maggiore attenzione difensiva, una migliore gestione delle situazioni e una continuità che gli ha permesso di guadagnare la fiducia dell’allenatore.

È proprio questa crescita complessiva ad aver spinto la Lazio ad accelerare sul rinnovo.

Accordo vicino, mancano gli ultimi dettagli

Il Corriere dello Sport parla di dialoghi in corso ormai da settimane.

La distanza tra le parti si sarebbe progressivamente ridotta e l’intesa sarebbe vicina.

Restano gli ultimi dettagli prima della firma definitiva.

Un rinnovo importante anche in chiave mercato

La questione non è soltanto tecnica.

In una fase in cui la Lazio potrebbe dover fare i conti con limitazioni sul mercato, proteggere i giocatori già presenti in rosa diventa ancora più importante.

Rinnovare significa evitare di arrivare troppo vicino alle scadenze e, allo stesso tempo, tutelare il valore patrimoniale del calciatore.

Floriani può diventare un punto fermo?

La sensazione è che la Lazio voglia trasformare una sorpresa di questo inizio di stagione in un investimento più strutturale.

Gattuso gli ha dato fiducia.

Floriani ha risposto sul campo.

Ora la società sembra pronta a fare la propria parte con un nuovo contratto e un ingaggio adeguato.

Se la crescita continuerà, il giocatore può diventare uno degli elementi su cui costruire la Lazio dei prossimi anni.



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Lazio, piano rinnovi: dopo Floriani tocca a Isaksen, Rovella e Dele-Bashiru

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Nicolò Rovella in campo con la maglia della Lazio durante una pausa di gioco
CALCIO - Serie A - SS Lazio vs Atalanta BC Nicolo Rovella of S.S. Lazio is in action during the 25th matchday of the Serie A championship between S.S. Lazio and Atalanta B.C. at the Stadio Olimpico on February 14, 2026 in Rome, Italy. Rome Italy PUBLICATIONxNOTxINxFRAxUK Copyright: xIPAxSport/ABACAx

La Lazio guarda già oltre il presente e prepara un piano rinnovi per blindare alcuni dei giocatori considerati centrali nel progetto tecnico di Gennaro Gattuso. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, oltre alla priorità rappresentata da Floriani Mussolini, il club vuole muoversi anche per Gustav Isaksen, Nicolò Rovella e Fisayo Dele-Bashiru.

Tutti e tre hanno il contratto in scadenza nel 2028 e l’obiettivo sarebbe quello di arrivare ai prossimi mesi con una situazione più chiara, evitando di accumulare troppe trattative contemporaneamente.

Isaksen, la Lazio vuole tutelarlo

Uno dei dossier riguarda Gustav Isaksen.

Il danese è tornato protagonista dopo aver ritrovato condizione e continuità e la società vuole evitare di arrivare troppo vicino alla scadenza senza aver definito il suo futuro.

Il rinnovo servirebbe non soltanto a prolungare il rapporto, ma anche a proteggere il valore del giocatore.

Rovella resta un riferimento

Discorso simile per Nicolò Rovella.

I problemi fisici hanno condizionato il suo avvio di stagione, ma il centrocampista continua a essere considerato un elemento importante per il futuro.

La Lazio vuole quindi muoversi con anticipo anche sul suo contratto, senza aspettare che la scadenza del 2028 diventi un problema.

Dele-Bashiru, possibile adeguamento

Sul tavolo c’è anche Fisayo Dele-Bashiru.

Secondo il Corriere dello Sport, l’intenzione sarebbe quella di prolungare il contratto e valutare anche un adeguamento dell’ingaggio.

Una scelta coerente con la volontà di costruire una rosa più stabile e di premiare i giocatori ritenuti funzionali al progetto.

Contatti entro dicembre

Il calendario indicato è abbastanza chiaro.

I contatti dovrebbero essere avviati o intensificati entro dicembre, con l’obiettivo di arrivare al mercato invernale con diverse posizioni già definite.

Non necessariamente tutte le trattative dovranno essere chiuse nello stesso momento.

La strategia sarebbe piuttosto quella di evitare di trovarsi più avanti con troppi contratti da gestire contemporaneamente.

Floriani resta la priorità

Prima ancora di Isaksen, Rovella e Dele-Bashiru, la Lazio vuole sistemare la posizione di Floriani Mussolini.

Gattuso ha mostrato grande fiducia nel giocatore e ne ha sottolineato pubblicamente margini di crescita e atteggiamento.

La società sembra quindi intenzionata a trasformare questa fiducia tecnica in una scelta contrattuale concreta.

Programmare significa anche proteggere il patrimonio tecnico

Il tema dei rinnovi non riguarda soltanto la continuità sportiva.

Muoversi con anticipo significa anche proteggere il valore economico dei giocatori ed evitare di arrivare troppo vicino alle scadenze con margini negoziali ridotti.

Per una Lazio che negli ultimi bilanci ha indicato la valorizzazione della rosa come una delle leve della propria strategia economica, è un aspetto particolarmente importante.

La direzione sembra quindi chiara: blindare per tempo i giocatori sui quali Gattuso vuole costruire.



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Pellegrini, reintegro infinito: il nodo sarebbero i bonus. Gattuso non vuole limiti

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Luca Pellegrini terzino sinistro della SS Lazio durante un allenamento a Formello
Luca Pellegrini resta per il momento escluso dalla lista Serie A della Lazio in vista del match contro il Monza.

Il caso Luca Pellegrini continua a trascinarsi senza una soluzione definitiva. Prima il Monza, poi la Juventus, ora ancora un “forse”: il terzino continua ad allenarsi regolarmente con il gruppo, ma resta in attesa del via libera per tornare nella lista Serie A.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, per Gennaro Gattuso la questione sarebbe ormai chiusa dal punto di vista tecnico, mentre Angelo Fabiani avrebbe già trovato un’intesa con l’entourage del giocatore per il reinserimento. A frenare, stando alla ricostruzione del quotidiano, sarebbe soprattutto Claudio Lotito.

Il nodo sarebbe economico

Il punto più delicato riguarderebbe il contratto.

Secondo Il Messaggero, Pellegrini percepirebbe 1,9 milioni di euro di ingaggio, ai quali si aggiungerebbero bonus legati alle presenze.

La formula riportata sarebbe questa: 100 mila euro ogni cinque presenze, fino a un massimo complessivo di 2,4 milioni.

Per far scattare una presenza, sempre secondo la ricostruzione del quotidiano, basterebbe anche un solo minuto in campo.

Ed è qui che nasce il vero nodo.

Gattuso non vuole un giocatore “a tempo”

Per l’allenatore il principio sarebbe molto semplice: se Pellegrini viene reintegrato, deve poter essere utilizzato liberamente.

Niente calcoli sulle presenze.

Niente minutaggi condizionati.

Niente gestione tecnica subordinata ai bonus.

Gattuso, del resto, nei giorni scorsi era stato molto chiaro:

«Per me al 100% è un giocatore della Lazio, poi sta alla società».

E aveva aggiunto:

«La società sa il mio pensiero».

Fabiani avrebbe già dato il via libera

Secondo Il Messaggero, anche Fabiani avrebbe già fatto un passo avanti.

Il direttore sportivo avrebbe infatti incontrato l’entourage del terzino e concordato il reinserimento.

Se questa ricostruzione fosse confermata, il problema non sarebbe più tecnico.

Resterebbe soprattutto una valutazione societaria ed economica.

La domanda diventa inevitabile

Ed è qui che il caso cambia natura.

Se Pellegrini resta fuori per una scelta tecnica, è una decisione legittima dell’allenatore o della società.

Ma se il reintegro venisse frenato soprattutto per evitare l’attivazione dei bonus contrattuali, la questione sarebbe diversa.

Perché in quel caso il rischio sarebbe quello di avere un giocatore regolarmente sotto contratto, allenato con il gruppo, ritenuto utilizzabile dall’allenatore, ma di fatto limitato da considerazioni economiche.

Una situazione che dura da troppo

Il problema non è soltanto Pellegrini.

È la gestione complessiva della vicenda.

Prima sembrava possibile un reintegro contro il Monza.

Poi si è parlato della Juventus.

Ora siamo ancora in attesa.

Intanto il giocatore continua ad allenarsi.

Gattuso continua a considerarlo parte della rosa.

E il club continua a non prendere una decisione definitiva.

Una squadra che vuole crescere ha bisogno di chiarezza

La Lazio oggi è competitiva e ha bisogno di tutte le alternative possibili.

Avere tre terzini sinistri può essere un problema di abbondanza, ma può anche diventare una risorsa se l’allenatore viene lasciato libero di scegliere.

Ed è questo il punto centrale.

Se Pellegrini è un giocatore della Lazio, Gattuso deve poter decidere se utilizzarlo o meno per motivi tecnici.

Se invece la società ritiene che non faccia più parte del progetto, dovrebbe chiarirlo definitivamente.

Trascinare la situazione ancora a lungo rischia soltanto di creare confusione.



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Lazio, il medico fa il punto: Gudmundsson evita la chirurgia, Cancellieri verso il gruppo. Rovella e Marusic vicini al rientro

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Gudmundsson subito decisivo con la Lazio. Gattuso studia il suo ruolo: «Può giocare ovunque». L'islandese sarà il jolly offensivo dei biancocelesti.

La Lazio fa chiarezza sull’infermeria attraverso le parole del dottor Pietro Monachino, intervenuto ai canali ufficiali del club per aggiornare sulle condizioni di Albert Gudmundsson, Matteo Cancellieri, Nicolò Rovella e Adam Marusic.

Il quadro generale è incoraggiante: Gudmundsson potrebbe evitare l’intervento chirurgico, Cancellieri è vicino al ritorno in gruppo, mentre Rovella e Marusic sono ormai nella fase finale dei rispettivi recuperi.

Gudmundsson: martedì nuovi esami

La situazione più delicata resta quella di Albert Gudmundsson.

Monachino ha spiegato:

«Martedì ripeterà gli esami e verosimilmente, se gli esami ci daranno esito positivo, cercheremo piano piano di reintegrarlo in campo».

Il rientro non sarà immediatamente con il gruppo squadra, ma il primo obiettivo è riportarlo progressivamente al lavoro sul campo.

Piccola frattura del trochite, ma niente chirurgia per ora

Il medico ha fornito anche un dettaglio importante sul trauma subito dall’islandese.

«C’è stata una piccola frattura del trochite quindi abbiamo dovuto rispettare dei tempi che sono fondamentali».

La lussazione della spalla si era ridotta spontaneamente e, soprattutto, si trattava del primo episodio.

Sono entrambi elementi considerati positivi dal punto di vista prognostico.

L’obiettivo resta chiaro:

«Riportarlo in campo senza ricorrere alla chirurgia».

Se il percorso continuerà senza complicazioni, Gudmundsson potrebbe quindi iniziare presto una nuova fase del recupero.

«La spalla è rimasta fuori per pochi secondi»

Monachino ha spiegato anche perché il quadro viene considerato relativamente favorevole.

«La spalla, da quello che lui mi ha detto, è stata fuori per pochi secondi ed è stato per fortuna il suo primo episodio».

Il trauma è stato comunque molto forte, ma il fatto che l’articolazione si sia ridotta spontaneamente abbassa il rischio di dover ricorrere all’intervento.

Martedì sarà quindi una giornata importante per capire come procedere nelle prossime settimane.

Cancellieri: ritorno in gruppo la prossima settimana

Buone notizie anche per Matteo Cancellieri.

«Sta andando molto bene».

L’esterno è stato sottoposto a un test isocinetico e il lavoro svolto durante lo stop ha permesso di preservare bene la condizione muscolare.

Monachino ha spiegato:

«Prevediamo di riportarlo in gruppo verosimilmente settimana prossima».

«Una brutta ferita, ma nessuna struttura vitale interessata»

L’infortunio di Cancellieri era stato particolare.

«Ha avuto una brutta brutta ferita però sta procedendo tutto molto molto bene».

Il medico ha sottolineato come, per fortuna, non siano state coinvolte strutture fondamentali, nonostante il trauma sia arrivato vicino a interessarle.

La priorità è stata evitare che il giocatore perdesse troppo tono muscolare.

Da questo punto di vista, il percorso ha dato risultati positivi.

Rovella e Marusic verso la dirittura d’arrivo

Segnali incoraggianti anche per Nicolò Rovella e Adam Marusic.

Monachino ha spiegato:

«Nel complesso stanno andando entrambi bene».

Lo staff medico ha adottato una linea particolarmente prudente, condivisa anche da Gattuso.

«Credo che siamo verso la dirittura d’arrivo».

Gli ultimi esami hanno mostrato un quadro positivo, anche se i due calciatori non vengono ancora considerati pronti per il ritorno immediato.

«A breve potremo riaggregarli al gruppo»

La frase più importante è probabilmente questa:

«Penso a breve di poterli riaggregare al gruppo».

Non vengono indicate date precise.

La Lazio vuole evitare forzature, soprattutto considerando che entrambi gli infortuni erano di entità importante.

La Lazio sceglie la prudenza

Il concetto ribadito più volte dal medico è quello della cautela.

Monachino ha spiegato che nei recuperi muscolo-tendinei il vero rischio è accelerare troppo i tempi.

«Forzando i tempi di recupero spesso si va sulla recidiva».

E proprio la recidiva viene indicata come il pericolo maggiore:

«La recidiva è veramente un fallimento per tutti: serve il doppio del tempo».

Gattuso non mette pressione allo staff medico

Interessante anche il passaggio sul rapporto con Gennaro Gattuso.

Monachino ha sottolineato come il tecnico non abbia mai forzato sui rientri:

«Devo dire grazie al mister che non ci ha mai messo pressione».

Un elemento importante, soprattutto in un momento in cui la Lazio avrebbe bisogno di recuperare più giocatori possibili.

Un lavoro basato sul dialogo

Il medico ha descritto un ambiente molto collaborativo.

Il rapporto con lo staff tecnico viene definito:

«Molto diretto».

E la stessa disponibilità viene riscontrata nei giocatori.

Secondo Monachino, il confronto continuo aiuta anche gli atleti a comprendere perché, in alcuni casi, sia necessario aspettare qualche giorno in più.

Il quadro dell’infermeria

In sintesi:

Gudmundsson — martedì nuovi esami; possibile ritorno graduale sul campo se il controllo sarà positivo. L’obiettivo è evitare la chirurgia.

Cancellieri — recupero in buonissima evoluzione; possibile ritorno in gruppo la prossima settimana.

Rovella — ultimi controlli positivi, ma ancora non pronto; vicino al reintegro.

Marusic — percorso simile a Rovella; prudenza, ma rientro nel gruppo sempre più vicino.

Per Gattuso, quindi, le prossime settimane potrebbero finalmente portare un progressivo svuotamento dell’infermeria.



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Lotito shock: «Per anni sono andato in giro con due pistole». E ai tifosi: «Se dovete sognare prendete un ipnotico»

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Bandiere e striscioni dei tifosi della Reggina in curva

Claudio Lotito torna a raccontare gli anni più duri del suo rapporto con una parte della tifoseria laziale e lo fa con parole fortissime. In un verbale reso ai pm e riportato da Repubblica, il presidente della Lazio e senatore di Forza Italia ha ricordato di aver vissuto per un lungo periodo sotto minaccia, al punto da andare in giro armato. la Repubblica

«Per parecchio tempo sono andato in giro armato con due pistole, una avanti e una dietro, un’automatica e una Smith & Wesson».

Lotito ha aggiunto:

«Una volta una è stata pure utile, mi ha salvato». la Repubblica

Il racconto delle minacce

Il presidente biancoceleste ha rievocato anche l’episodio dell’inaugurazione di un negozio a Montesacro, quando, secondo il suo racconto, rimase bloccato e fu necessario l’intervento del Reparto Celere per consentirgli di uscire. la Repubblica

Il passaggio che preoccupa maggiormente Lotito riguarda però il presente:

«Adesso si è ricreata la stessa situazione, e vi dico perché».

La frase è stata pronunciata nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulle presunte manovre finalizzate a favorire un cambio di proprietà della Lazio. Nell’indagine risultano coinvolti Luigi Bisignani, Mauro Masi e Francesco Maiolini; le accuse sono ancora oggetto di accertamento e il gip non ha autorizzato le intercettazioni richieste nei loro confronti. la Repubblica

Lotito: «Mai ricevuto offerte per la Lazio»

Nel suo racconto, Lotito collega parte delle tensioni anche alle continue voci sulla possibile cessione del club.

«Io non ho mai ricevuto offerte».

Il presidente sostiene inoltre di aver presentato denunce e segnalazioni alla Consob proprio per contestare le indiscrezioni relative a presunti compratori e offerte per la Lazio. la Repubblica

È quindi ancora una volta netta la sua posizione: Lotito afferma di non aver ricevuto offerte concrete per acquistare il club.

«Pensavano di prendere la vacca per le zinne…»

Come spesso accade, il presidente ha utilizzato una delle sue espressioni più colorite per descrivere il proprio atteggiamento di fronte alle pressioni:

«Questi pensavano di prendere la vacca per le zinne e hanno preso il toro per le palle». la Repubblica

Una frase con la quale Lotito vuole trasmettere l’idea di non essere disposto a cedere di fronte alle pressioni.

«Ricevo 5 mila telefonate al giorno di minacce»

Ancora più forte un’altra dichiarazione.

Lotito sostiene:

«Io ricevo 5mila telefonate al giorno di minacce. Non sto scherzando».

Si tratta di un dato riferito dallo stesso presidente nel corso della sua testimonianza e non di una quantità verificata indipendentemente.

Lotito ha raccontato anche di aver spento il telefono e di aver presentato diverse denunce. la Repubblica

«Sono combattente, mai reduce»

Il presidente ha ribadito ancora una volta il modo in cui considera la propria battaglia:

«Nella vita io sono combattente, mai reduce. Sono contro i soprusi». la Repubblica

Una posizione che si collega perfettamente alle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni, quando, parlando della contestazione e dell’Olimpico semivuoto, aveva affermato che «nella vita contano i risultati».

La frase destinata a far discutere: «Prendetevi un ipnotico»

Ma è probabilmente la risposta dedicata ai tifosi a essere destinata a provocare le reazioni più forti.

A chi gli rimprovera di non far più sognare il popolo laziale, Lotito avrebbe risposto:

«Prendetevi un ipnotico, se dovete sognare». la Repubblica

Una battuta pronunciata in un contesto molto più ampio e delicato, ma che inevitabilmente finisce per toccare uno dei temi centrali della contestazione.

Due piani che devono restare distinti

È però fondamentale separare due questioni.

Le minacce, le intimidazioni e qualsiasi forma di violenza sono un piano. La contestazione pacifica dei tifosi è un altro.

Le prime, quando accertate, sono fatti gravi e non hanno alcuna giustificazione.

La seconda rientra invece nel dissenso che una tifoseria può esprimere verso la gestione del proprio club.

Lo stesso materiale investigativo citato da Repubblica distingue infatti le manifestazioni dei tifosi, definite «legittime», dalle ipotesi che la Procura sta approfondendo su eventuali condotte illecite di altri soggetti. la Repubblica

Una frase che rischia di allargare ancora la distanza

Ed è proprio per questo che la battuta sull’«ipnotico» avrà probabilmente un impatto molto più ampio rispetto al contesto giudiziario dal quale emerge.

La Lazio è prima in classifica.

Gattuso e la squadra stanno ottenendo risultati eccellenti.

Eppure la protesta continua e l’Olimpico resta largamente disertato.

In questo scenario, dire ai tifosi che vogliono tornare a sognare di «prendersi un ipnotico» non risponde alle ragioni della contestazione.

È una battuta.

Ma in un ambiente già profondamente diviso rischia di diventare l’ennesima frase simbolo della distanza tra presidente e pubblico.



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Lotito sulla protesta dei tifosi: «Io ci metto tutto l’impegno. Mica posso inchiodare la gente sulle sedie»

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Lotito commenta la protesta dei tifosi: «Io ci metto tutto l’impegno. Mica posso inchiodare la gente sulle sedie. Nella vita contano i risultati».

Claudio Lotito torna a parlare della Lazio e della contestazione dei tifosi. Intercettato dai giornalisti durante una pausa al Senato, dopo le comunicazioni della premier Giorgia Meloni, il presidente biancoceleste ha commentato il primo posto in classifica condiviso con l’Inter e la persistente diserzione dell’Olimpico. La Lazio Siamo Noi

Alla domanda sulla protesta del pubblico, Lotito ha risposto:

«Io ci metto tutto l’impegno. Mica posso inchiodare la gente sulle sedie…».

Poi, congedandosi, ha aggiunto:

«Nella vita contano i risultati». La Lazio Siamo Noi

Lotito soddisfatto per il primo posto

Il presidente non nasconde la soddisfazione per l’avvio della squadra di Gennaro Gattuso.

La Lazio è in testa alla classifica insieme all’Inter e sta vivendo uno dei migliori inizi di stagione della propria storia recente.

È su questo dato che Lotito sembra voler porre l’accento: i risultati sportivi.

Ma la protesta non si ferma

Il problema è che, almeno fino a questo momento, la classifica non ha ricucito la frattura con la tifoseria.

L’Olimpico continua a essere largamente disertato nelle gare casalinghe e la contestazione verso la proprietà resta evidente.

La risposta di Lotito:

«Mica posso inchiodare la gente sulle sedie»

mostra una posizione molto chiara: il presidente rivendica il proprio impegno, ma riconosce implicitamente di non poter costringere il pubblico a tornare allo stadio.

«Nella vita contano i risultati»

È probabilmente questa la frase politicamente e sportivamente più significativa.

Per Lotito il parametro decisivo resta il risultato.

La Lazio vince.

È prima in classifica.

E quindi, nella sua lettura, il lavoro della società produce effetti concreti.

Il problema è che la contestazione dei tifosi sembra muoversi su un piano diverso.

Il nodo resta sempre lo stesso

Ed è qui che emerge la distanza tra le due letture.

Da una parte Lotito guarda soprattutto ai risultati della squadra.

Dall’altra una parte consistente della tifoseria contesta aspetti più ampi: rapporto con il pubblico, comunicazione, prospettive societarie e gestione complessiva del club.

Ecco perché il primo posto non ha ancora riportato il pubblico all’Olimpico.

Risultati sportivi e rapporto con i tifosi sono due piani diversi

La frase di Lotito apre quindi una domanda importante.

I risultati bastano da soli a misurare il rapporto tra una società e la propria tifoseria?

Dal punto di vista sportivo, la Lazio sta andando benissimo.

Dal punto di vista ambientale, invece, la frattura resta.

Sono due realtà che oggi convivono contemporaneamente.

Una Lazio prima, ma con lo stadio ancora vuoto

È il grande paradosso di questa stagione.

Gattuso e i giocatori stanno facendo il loro lavoro e lo stanno facendo molto bene.

Ma il rendimento della squadra non ha ancora avuto l’effetto di riportare allo stadio i tifosi che hanno scelto la protesta.

Per questo le parole di Lotito rischiano di riaccendere ancora una volta il dibattito.

Perché il presidente dice:

«Nella vita contano i risultati».

Ma per una parte del popolo laziale, evidentemente, in questo momento non contano soltanto quelli.



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Juventus-Lazio, i precedenti sorridono ai bianconeri ma Gattuso arriva da imbattuto

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Grafica che mostra le statistiche, i precedenti e i numeri storici della sfida di Serie A tra Lazio e Juventus. Fonti e contenuti correlati

Domenica 18 ottobre alle 20:45 la Lazio farà visita alla Juventus di Luciano Spalletti all’Allianz Stadium, con l’obiettivo di difendere il primo posto in classifica e prolungare l’imbattibilità dopo sei giornate.

La trasferta di Torino resta storicamente una delle più complicate per i biancocelesti, ma gli ultimi confronti raccontano un equilibrio maggiore rispetto al passato.

Il bilancio complessivo

Nei 198 precedenti complessivi tra Juventus e Lazio, il bilancio resta nettamente favorevole ai bianconeri:

50 vittorie Lazio, 46 pareggi e 102 vittorie Juventus.

Numeri che raccontano bene il peso storico della sfida.

A Torino il dato è ancora più duro

Se si considerano soltanto le partite giocate in casa della Juventus, il divario aumenta.

Su 101 confronti, la Lazio ha ottenuto:

16 vittorie, 23 pareggi e 62 sconfitte.

Un rendimento che rende immediatamente evidente la difficoltà della trasferta all’Allianz Stadium.

Gli ultimi tre incroci però cambiano il quadro

Il dato più incoraggiante riguarda il passato recente.

La Lazio è infatti imbattuta negli ultimi tre confronti contro la Juventus, con una vittoria e due pareggi.

L’ultimo precedente a Torino risale all’8 febbraio 2026, quando la sfida terminò 2-2.

Un piccolo segnale di inversione rispetto a una storia tradizionalmente molto sfavorevole.

La Lazio arriva da prima in classifica

Questa volta, però, la squadra di Gattuso arriva a Torino in una condizione completamente diversa.

Dopo sei giornate, la Lazio è in testa alla classifica insieme all’Inter con 16 punti, frutto di cinque vittorie e un pareggio.

Un avvio che ha sorpreso tutti e che rende la sfida con la Juventus un test molto più significativo rispetto alle prime giornate.

Servirà una Lazio diversa da quella vista nella ripresa col Monza

La vittoria contro il Monza ha confermato il grande potenziale della squadra, ma anche alcuni limiti.

Nel primo tempo la Lazio è stata brillante, aggressiva e verticale.

Nella ripresa, invece, ha abbassato troppo il ritmo e ha rischiato di riaprire una partita che sembrava già chiusa.

Contro la Juventus questo tipo di calo potrebbe essere molto più pericoloso.

Gattuso lo sa bene: per uscire con un risultato positivo da Torino servirà una Lazio concentrata e intensa per tutti i 90 minuti.

Il test più importante dell’inizio stagione

Fino a questo momento la Lazio ha raccolto 16 punti meritati e ha mostrato qualità importanti.

Ma la trasferta contro la Juventus rappresenta probabilmente il banco di prova più impegnativo del suo avvio di campionato.

La storia dice Juventus.

Il momento dice Lazio.

Ed è proprio questo contrasto a rendere la partita ancora più interessante.



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Lazio, torna Cancellieri: Marusic e Rovella ancora a rilento verso la Juventus

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Nicolò Rovella centrocampista della SS Lazio alla vigilia della sfida contro il Genoa
Nicolò Rovella presenta la sfida di Serie A tra Lazio e Genoa nel match program ufficiale biancoceleste.

La Lazio si prepara alla sfida contro la Juventus con una buona notizia e due recuperi che richiederanno ancora prudenza. Alla ripresa degli allenamenti, prevista oggi dopo i due giorni di riposo concessi da Gennaro Gattuso, il rientro più vicino è quello di Matteo Cancellieri, mentre per Nicolò Rovella e Adam Marusic i tempi restano più lunghi.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, entrambi saranno rivalutati a Formello, ma difficilmente verranno rischiati contro la Juventus.

Cancellieri torna in gruppo

La notizia più positiva riguarda Matteo Cancellieri.

L’esterno dovrebbe tornare oggi ad allenarsi con il resto della squadra e, salvo contrattempi, viene considerato disponibile per la trasferta di Torino.

Un recupero importante per Gattuso, che ritrova così un’alternativa in più nel reparto offensivo.

Rovella migliora, ma la Juve è troppo presto

Segnali incoraggianti anche per Nicolò Rovella.

Le sue condizioni verranno nuovamente valutate oggi, ma l’orientamento resta quello della massima prudenza.

Una sua eventuale presenza in panchina contro la Juventus avrebbe soprattutto un valore simbolico.

L’obiettivo più realistico, secondo il quotidiano, è tornare realmente disponibile per la sfida successiva contro il Parma.

Marusic ancora da valutare

Discorso molto simile per Adam Marusic.

Il terzino sarà rivalutato alla ripresa degli allenamenti, ma anche per lui la possibilità di essere convocato per Torino viene considerata ridotta.

La Lazio non vuole forzare il rientro dopo il percorso di recupero più lungo del previsto.

Gattuso recupera almeno un’alternativa

Per la Juventus, quindi, Gattuso dovrebbe poter contare nuovamente su Cancellieri, mentre Rovella e Marusic sembrano destinati ad attendere ancora.

La linea dello staff medico appare chiara: nessuna accelerazione sui recuperi, soprattutto per due giocatori che stanno aumentando progressivamente i carichi di lavoro.

Se non ci saranno sorprese, il vero rientro completo di entrambi potrebbe quindi slittare alla gara contro il Parma.



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Como guarda oltre il calcio, la Lazio può accontentarsi degli slogan? Roma è un patrimonio ancora da sfruttare

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Lazio crescita ricavi commerciali

Il Como parla di crescita, diversificazione dei ricavi e costruzione di un ecosistema che vada oltre il semplice risultato sportivo. E inevitabilmente viene da chiedersi quale sia, invece, il progetto industriale della Lazio per i prossimi anni.

Il dirigente del Como Mirwan Suwarso ha spiegato una strategia che parte dall’identità del territorio e dal richiamo internazionale del lago per sviluppare nuove opportunità nel merchandising, nell’hospitality, nei viaggi e nel turismo.

Una visione nella quale il calcio rappresenta il centro del progetto, ma non necessariamente il limite del business.

Ed è proprio qui che nasce il confronto con la Lazio.

Como: «I soli ricavi calcistici sono troppo piccoli»

Il concetto espresso da Suwarso è particolarmente interessante.

Il Como vuole sfruttare l’immagine internazionale del proprio territorio per ampliare le fonti di ricavo e sostenere così le proprie ambizioni sportive.

L’obiettivo non è scegliere tra calcio e business.

È utilizzare il business per rendere il calcio più competitivo.

Una filosofia che parte da un principio semplice: se i ricavi tradizionali non bastano per sostenere le proprie ambizioni, bisogna crearne di nuovi.

E la Lazio ha Roma

Da qui la domanda inevitabile.

Se il Como può costruire parte della propria crescita intorno all’immagine del lago, che cosa potrebbe fare la Lazio con Roma?

Una delle città più conosciute al mondo.

Milioni di turisti ogni anno.

Un patrimonio storico e culturale unico.

Un marchio calcistico con oltre un secolo di storia.

Una tifoseria profondamente radicata nella città e una presenza internazionale che potrebbe essere ulteriormente sviluppata.

Il potenziale esiste.

La questione è capire quanto venga realmente trasformato in ricavi.

Merchandising, turismo e hospitality: quante opportunità?

La Lazio potrebbe teoricamente lavorare su numerosi fronti.

Esperienze dedicate ai turisti.

Hospitality.

Tour legati alla storia del club e della città.

Accordi con operatori turistici.

Merchandising internazionale.

Partnership commerciali globali.

Contenuti digitali pensati specificamente per mercati stranieri.

Academy e scuole calcio internazionali.

Eventi ed esperienze dedicate ai tifosi che visitano Roma.

Non significa che nulla di tutto questo venga fatto oggi.

Significa chiedersi quale sia la dimensione del progetto e quali obiettivi economici abbia la società per far crescere queste attività.

La Lazio ha bisogno di aumentare i ricavi

La questione diventa ancora più importante leggendo le strategie indicate dalla stessa Lazio nei propri documenti finanziari.

Il club ha individuato tra le leve future il ritorno nelle competizioni internazionali, nuove sponsorizzazioni, valorizzazione degli asset e player trading.

Sono strumenti importanti.

Ma proprio il confronto con modelli come quello illustrato dal Como apre un’altra domanda:

quanto può crescere la Lazio indipendentemente dalle cessioni dei calciatori e dai risultati sul campo?

Per costruire stabilmente una squadra più competitiva serve infatti aumentare la base strutturale dei ricavi.

Uno slogan non è un piano industriale

Claudio Lotito ha spesso sintetizzato la propria gestione attraverso frasi diventate molto conosciute nell’ambiente laziale.

Tra queste:

«Con Lotito risultato garantito».

Uno slogan può servire a raccontare una filosofia.

Ma non può sostituire una strategia industriale.

I tifosi avrebbero interesse a conoscere numeri, obiettivi e tempi.

Quanto deve crescere il fatturato commerciale?

Quali mercati internazionali vuole raggiungere la Lazio?

Quanto deve aumentare il merchandising?

Quali partnership globali si stanno cercando?

Che ruolo avrà il nuovo stadio?

Come verrà sfruttato commercialmente il marchio Roma-Lazio?

Sono queste le domande che definiscono il futuro economico di un club moderno.

Il Flaminio potrebbe cambiare tutto

In questo senso il progetto del nuovo Stadio Flaminio può rappresentare una parte fondamentale della strategia.

Uno stadio moderno non genera soltanto biglietteria.

Può produrre hospitality, ristorazione, eventi, merchandising, sponsorizzazioni, naming rights e attività durante tutta la settimana.

Se il progetto arriverà realmente alla fase esecutiva, il Flaminio potrebbe diventare uno degli strumenti più importanti per aumentare i ricavi strutturali della Lazio.

Ma anche uno stadio, da solo, non basta.

Serve inserirlo dentro una strategia commerciale più ampia.

Il vantaggio enorme chiamato Roma

È questo probabilmente il punto centrale.

La Lazio non deve inventarsi un territorio da raccontare.

Ha Roma.

Il nome della città è già un brand globale.

La sfida è capire come collegare maggiormente quell’enorme capacità di attrazione al marchio Lazio senza perdere l’identità profondamente romana e laziale del club.

Altri club europei hanno trasformato turismo, stadio, merchandising ed esperienza del tifoso in componenti sempre più importanti del proprio modello economico.

La Lazio possiede potenzialmente gli stessi ingredienti.

Crescere per poter spendere di più sul campo

Il discorso alla fine torna sempre al calcio.

Aumentare i ricavi commerciali non serve semplicemente a presentare un bilancio più bello.

Serve a poter investire di più.

Più ricavi strutturali significano maggiore capacità di sostenere stipendi, acquistare giocatori, trattenere i migliori elementi e affrontare eventuali stagioni senza competizioni europee con minori conseguenze.

Significa soprattutto ridurre la dipendenza dal player trading.

La domanda che la Lazio dovrebbe affrontare

Il Como sta spiegando pubblicamente quale direzione vuole prendere.

La Lazio dispone di risorse potenziali probabilmente ancora più grandi: Roma, la propria storia, milioni di appassionati, il progetto Flaminio e una squadra che rappresenta uno dei club storici della Serie A.

Per questo la domanda non dovrebbe essere semplicemente se Lotito abbia gestito bene o male il passato.

La domanda più interessante riguarda il futuro:

quale Lazio vuole costruire la società nei prossimi cinque o dieci anni e attraverso quali nuove fonti di ricavo intende finanziarla?

Avere una risposta concreta, accompagnata da obiettivi misurabili, sarebbe probabilmente molto più importante di qualsiasi slogan.



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