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Lazio-Juve Stabia 3-3: pirotecnico pari a Formello tra gol e carichi pesanti. Gattuso: «Testa al Monza, ansia Gudmundsson»

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Gennaro Gattuso e la squadra durante l'amichevole Lazio Juve Stabia a Formello
Gennaro Gattuso e la squadra durante l'amichevole Lazio Juve Stabia a Formello

Sei reti complessive, ritmi elevati e indicazioni preziose in vista della ripresa del campionato. Nel secondo e ultimo collaudo programmato durante la sosta per le nazionali, la S.S. Lazio impatta per 3-3 contro la Juve Stabia sul campo centrale del centro sportivo di Formello. Una sfida ricca di capovolgimenti di fronte disputata sotto gli occhi del presidente Claudio Lotito e del direttore sportivo Angelo Fabiani, presenti a bordocampo per seguire da vicino il lavoro di Gennaro Gattuso a una settimana dalla sfida interna di Serie A contro il Monza.

La cronaca: botta e risposta continuo e il riscatto di Pinamonti

Confermato l’undici di partenza visto contro l’Arezzo nel 4-2-3-1 d’emergenza (Floriani Mussolini, Doekhi, Diogo Leite e Pedraza davanti a Motta; Belahyane e Farcomeni in mediana; Serra, Noslin e capitan Zaccagni alle spalle di Pinamonti).

Dopo un avvio favorevole agli ospiti, i biancocelesti sbloccano il match al 31′: cross dalla destra di Farcomeni e stacco aereo imperioso di Tijjani Noslin che vale l’1-0. Il vantaggio dura appena due minuti: al 33′ Buglio pareggia sugli sviluppi di un tiro dalla bandierina. La Lazio replica al 38′ con un fendente da fuori area di Mattia Zaccagni, deviato in rete da Bettella per il 2-1, ma prima dell’intervallo l’ex Maistro trafigge Motta con un rasoterra chirurgico all’angolino per il 2-2.

Nella ripresa Gattuso inserisce Lazzari e Pellegrini (impiegato da esterno alto). Al 52′ la Lazio conquista un penalty per fallo di Battistella su Serra: dal dischetto Pinamonti si fa ipnotizzare da Boer, che respinge la conclusione. Al 58′ si rivede in campo Fisayo Dele-Bashiru, ma al 65′ la Juve Stabia passa in vantaggio con il grande ex Sanà Fernandes, abile a superare Lazzari e a beffare Motta con un tocco sotto. Il definitivo 3-3 arriva al 73′: Noslin pressa Boer e recupera palla, consentendo ad Andrea Pinamonti di riscattarsi insaccando a porta sguarnita.

Il tabellino di Lazio-Juve Stabia 3-3

  • LAZIO (4-2-3-1): Motta (72′ Renzetti); Floriani Mussolini (46′ Lazzari), Doekhi, Diogo Leite, Pedraza (72′ Canali); Belahyane, Farcomeni (58′ Dele-Bashiru); Serra (72′ Montano), Noslin (83′ Gatto), Zaccagni (46′ Pellegrini); Pinamonti.A disposizione: F. Bordon.Allenatore: Gennaro Gattuso.
  • JUVE STABIA: Vismara (46′ Boer); Maggioni, Bettella, Varnier; Andreoni, Buglio, Leone, Rocchetti; Maistro, Sibilli (30′ Piscopo); Di Nardo (subentrati: Sanà Fernandes, Candellone, Battistella, Artioli, Gallea).Allenatore: Guido Pagliuca.
  • Marcatori: 31′ Noslin (L), 33′ Buglio (JS), 38′ Zaccagni (L), 42′ Maistro (JS), 65′ Sanà Fernandes (JS), 73′ Pinamonti (L).
  • Note: al 52′ Boer (JS) respinge un calcio di rigore ad Andrea Pinamonti (L).

Le parole di Gattuso a Lazio Style Radio: carichi pesanti e allarme Gudmundsson

Al termine del test, il tecnico calabrese ha tracciato il consueto bilancio ai microfoni societari:

“Abbiamo fatto fatica, ma dopo carichi di lavoro importanti è fisiologico avere le gambe piene. Si poteva fare decisamente meglio su alcune reti subite, ma portiamo a casa un blocco di lavoro fondamentale.

Ora ripartiamo contro il Monza, un avversario aggressivo che va preso con le pinze: accettano l’uno contro uno e portano tanti uomini oltre la linea della palla. Dobbiamo prepararla con la massima attenzione dopo venti giorni lontani“.

Gattuso si è poi soffermato sui rientri dei singoli e sulle condizioni dell’islandese:

“Isaksen ha preso minuti preziosi, Provstgaard persino troppi con la sua nazionale, mentre Taylor, Sutalo e Tavares hanno disputato spezzoni mirati.

L’infortunio di Albert Gudmundsson? Ci auguriamo di riaverlo il prima possibile, spero che i tempi siano molto inferiori ai due mesi di cui si parla. A oggi l’organico è integro al netto del suo stop”.

Presidenza a Formello: vertice Lotito-Fabiani con il mister

A fare da cornice al pomeriggio di lavoro nel centro sportivo è stata la presenza del patron Claudio Lotito, rientrato a Roma dopo aver seguito gli impegni casalinghi della Reggina e assente nel test contro l’Arezzo. Insieme al direttore sportivo Angelo Fabiani, il presidente ha assistito alla gara accanto alla panchina, dando seguito al confronto operativo andato in scena già nella giornata di ieri con lo stesso Gattuso per fare il punto sulla gestione del gruppo capolista in vista del tour de force autunnale.



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Lazio, scadenze 2027 da brividi: dieci giocatori in bilico. Non resta nessuno?

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Una foto del giocatore Matteo Cancellieri con la maglia della Lazio, sorridente, durante un'intervista o un allenamento.

La Lazio si avvicina a un’estate 2027 che rischia di trasformarsi in una vera rivoluzione della rosa. Guardando la situazione contrattuale attuale, sono infatti dieci i giocatori con scadenza fissata al 30 giugno 2027, anche se per tre di loro — Davide Frattesi, Albert Gudmundsson e Josip Sutalo — la società dispone di un diritto di riscatto.

Gli altri sette, invece, arriverebbero alla naturale conclusione del contratto senza opzioni indicate: Matteo Cancellieri, Danilo Cataldi, Luca Pellegrini, Manuel Lazzari, Mohamed Fares, Ricardo Bordon e Davide Renzetti.

La domanda, quindi, è inevitabile: quanti di questi giocatori faranno ancora parte della Lazio nella stagione 2027-28?

Frattesi, Gudmundsson e Sutalo: servono oltre 30 milioni per riscattarli

La situazione più importante riguarda i tre giocatori arrivati con diritto di riscatto.

Nella fotografia attuale troviamo:

  • Davide Frattesi, valore di mercato 22 milioni;
  • Albert Gudmundsson, 12 milioni;
  • Josip Sutalo, 12 milioni.

Sono tre elementi che potenzialmente potrebbero costituire una parte importante della Lazio del futuro.

Ma la loro permanenza non è automatica.

La società dovrà decidere se esercitare i riscatti previsti dagli accordi e quindi sostenere un investimento significativo nella prossima estate.

Proprio qui entra in gioco la situazione economica del club: la Lazio dovrà capire quanto spazio avrà per trasformare questi prestiti in acquisti definitivi.

Frattesi sembra il caso più pesante

Tra tutti, Davide Frattesi è inevitabilmente il nome più importante.

È tornato alla Lazio dichiarando apertamente quanto abbia pesato la volontà personale e familiare nella scelta e Gattuso gli sta affidando un ruolo centrale.

Sul piano tecnico è difficile immaginare oggi una Lazio che non voglia provare a trattenerlo.

Il problema sarà capire se le condizioni economiche permetteranno di farlo.

Il diritto di riscatto consente alla Lazio di scegliere, ma proprio per questo la prossima stagione dovrà servire anche a determinare se l’investimento sarà sostenibile.

Gudmundsson, talento da valutare anche fisicamente

Discorso simile per Albert Gudmundsson.

Il valore tecnico non è in discussione, ma la stagione dovrà chiarire soprattutto continuità, rendimento e tenuta fisica.

La recente lussazione alla spalla rappresenta un contrattempo, ma è ancora troppo presto per legare quell’episodio alle decisioni future.

La Lazio avrà diversi mesi per valutarlo.

E con un diritto di riscatto a disposizione non sarà necessario prendere una decisione immediata.

Sutalo può diventare il centrale del futuro

Poi c’è Josip Sutalo.

Il difensore croato ha 26 anni e potrebbe teoricamente rappresentare un elemento sul quale costruire il reparto per diverse stagioni.

Anche per lui, però, il 30 giugno 2027 rappresenta uno spartiacque.

La Lazio dovrà decidere se trasformare il prestito in un acquisto definitivo oppure lasciarlo tornare al club proprietario del cartellino.

Cancellieri: il rinnovo può diventare un tema

Tra i giocatori realmente in scadenza, il caso più interessante è probabilmente Matteo Cancellieri.

Valore di mercato indicato: 7 milioni di euro.

Gattuso ne aveva bloccato la partenza durante l’ultima sessione estiva, dopo che il giocatore era stato vicino prima al Parma e poi alla Fiorentina.

Questo significa che il tecnico vede qualcosa nell’esterno.

Se Cancellieri riuscirà a confermarsi durante la stagione, per la Lazio si aprirà inevitabilmente il discorso sul rinnovo.

Perdere a parametro zero un calciatore di 24 anni con ancora mercato sarebbe infatti una scelta da valutare con grande attenzione.

Cataldi, futuro tutto da scrivere

Anche Danilo Cataldi arriva al 2027 senza ulteriori opzioni indicate.

Il centrocampista avrà 32 anni e il suo futuro dipenderà probabilmente da diversi fattori: rendimento, condizione fisica e ruolo all’interno del progetto di Gattuso.

Gli ultimi problemi muscolari non aiutano.

Cataldi resta però un giocatore cresciuto nella Lazio, con un legame particolare con il club e con l’ambiente.

La sua situazione potrebbe quindi essere valutata più avanti.

Pellegrini appare già fuori dal progetto

Molto diversa sembra la posizione di Luca Pellegrini.

Il terzino ha un valore indicato di 3 milioni di euro, ma è attualmente fuori lista e Fabiani lo aveva già inserito tra i giocatori che non rientrano nei programmi futuri della società.

In questo caso appare quindi difficile immaginare un rinnovo alle condizioni attuali.

Anzi, la Lazio potrebbe provare a trovare una soluzione già prima della scadenza.

Lazzari: addio anticipato o parametro zero?

Situazione analoga per Manuel Lazzari.

Il terzino compirà 33 anni nel novembre 2026 e il suo contratto scadrà pochi mesi dopo.

Era già stato indicato tra i possibili partenti nell’ultima estate e potrebbe diventare nuovamente un nome in uscita a gennaio o nella successiva sessione estiva.

Altrimenti si arriverebbe alla naturale scadenza del rapporto.

Fares, Bordon e Renzetti

Completano l’elenco Mohamed Fares, Ricardo Bordon e Davide Renzetti.

Fares ha ormai 30 anni e un valore di mercato indicato di circa 500 mila euro.

Bordon, classe 2006, e Renzetti, portiere anch’egli del 2006, rappresentano invece situazioni completamente differenti: sono giovani e per loro le decisioni dipenderanno soprattutto dal progetto tecnico e dalla possibilità di trovare spazio.

In particolare Renzetti è uno dei portieri giovani che la Lazio dovrà cercare di valorizzare, anche eventualmente attraverso un prestito.

Dieci giocatori per oltre 62 milioni di valore

Sommando le valutazioni mostrate nella tabella, questi dieci giocatori rappresentano un valore di mercato complessivo di circa 62,35 milioni di euro.

La maggior parte è concentrata proprio nei tre giocatori con diritto di riscatto:

Frattesi, Gudmundsson e Sutalo valgono insieme 46 milioni.

Gli altri sette arrivano complessivamente a circa 16,35 milioni.

Naturalmente il valore di mercato non coincide con il prezzo di acquisto né con il valore a bilancio, ma dà comunque un’idea dell’importanza delle decisioni che aspettano la società.

Non è detto che non resti nessuno

La fotografia può impressionare, ma sarebbe prematuro concludere che nell’estate 2027 lasceranno tutti.

Le situazioni sono molto diverse.

Frattesi, Gudmundsson e Sutalo possono essere riscattati. Cancellieri potrebbe guadagnarsi un rinnovo. Cataldi dovrà essere valutato. Pellegrini e Lazzari sembrano invece più vicini a un possibile addio.

Il punto è un altro: la Lazio arriverà alla prossima estate con una quantità enorme di decisioni da prendere contemporaneamente.

E molte avranno un peso sia tecnico sia economico.

Estate 2027, possibile rivoluzione

La sensazione è che la rosa della prossima stagione possa cambiare parecchio.

La Lazio dovrà stabilire su quali giocatori investire realmente, quali riscattare, quali rinnovare e quali lasciar partire.

E considerando le difficoltà economiche e i vincoli che stanno già condizionando il mercato, non sarà una gestione semplice.

Per questo il titolo può sembrare provocatorio, ma la domanda ha senso:

dei dieci giocatori in scadenza nel 2027, quanti resteranno davvero alla Lazio?

Oggi la risposta non c’è.

Ma è già evidente che l’estate 2027 potrebbe diventare una delle più importanti degli ultimi anni per la costruzione della squadra.



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Caso Malagò, la Lazio guarda con attenzione: il possibile commissariamento FIGC può riaprire il tema multiproprietà?

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Il caso Malagò può portare al commissariamento FIGC. Cosa cambierebbe per Lotito e per il nodo multiproprietà tra Lazio e Reggina? Tutti gli scenari.

Un singolo episodio può cambiare una partita. E, fuori dal campo, il caso che riguarda Giovanni Malagò potrebbe modificare gli equilibri della FIGC proprio mentre per la Lazio resta aperto il nodo della multiproprietà legato alla Reggina.

La questione è diventata molto più concreta nelle ultime ore. Il CONI ha convocato per martedì 6 ottobre Giunta Nazionale e Consiglio Nazionale straordinario con la FIGC espressamente all’ordine del giorno. Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha inoltre parlato di quattro pareri giuridici «granitici» sul tema del mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura. ANSA.it

Per i tifosi della Lazio il tema interessa soprattutto per un motivo: Claudio Lotito ha già dichiarato apertamente di voler modificare l’attuale disciplina sulle multiproprietà. ANSA.it

Malagò, il nodo del tesseramento è diventato serio

Il ricorso originario è stato presentato dall’avvocato Renato Miele, che ha contestato l’ammissione delle candidature di Giovanni Malagò e Giancarlo Abete e la successiva elezione di Malagò alla presidenza federale.

Tra le richieste formulate al Collegio di Garanzia figurava anche quella di accertare il mancato tesseramento di Malagò alla data della presentazione della candidatura e, conseguentemente, annullarne l’elezione. Comitato Olimpico Nazionale Italiano

La questione non è quindi una semplice indiscrezione giornalistica: esiste un contenzioso formale e adesso il CONI è chiamato a pronunciarsi.

Il 6 ottobre può essere una giornata decisiva

La data da segnare è 6 ottobre.

Buonfiglio ha annunciato che i pareri giuridici verranno inviati ai componenti degli organi CONI prima della riunione e ha chiarito che sarà necessario assumere una decisione sulla FIGC. ANSA.it

Tra gli scenari sul tavolo c’è anche il commissariamento della Federazione.

Ma attenzione a un passaggio importante: non sarebbe il Governo o il Parlamento a commissariare direttamente la FIGC.

Il ministro dello Sport Andrea Abodi lo ha chiarito esplicitamente:

«A commissariare non è la politica».

La decisione spetterebbe al CONI. ANSA.it

Quindi il Parlamento non “prenderebbe il controllo” della FIGC

Questo è un punto da correggere rispetto a molte ricostruzioni circolate.

Un eventuale commissariamento non significherebbe automaticamente che la Federazione diventerebbe gestita dal Governo, dal Parlamento o da una commissione parlamentare.

Il CONI nominerebbe un commissario straordinario con i poteri necessari a garantire il funzionamento della Federazione e, normalmente, a riportarla verso la ricostituzione degli organi elettivi. È quanto avviene negli altri commissariamenti federali disposti dal CONI. Comitato Olimpico Nazionale Italiano

Questo naturalmente potrebbe cambiare gli equilibri della governance calcistica.

Ma non autorizza a concludere che Lotito entrerebbe automaticamente nella struttura commissariale o avrebbe il potere di modificare le norme.

E Mancini? Non decadrebbe automaticamente

C’è poi un altro elemento importante.

Roberto Mancini è stato nominato commissario tecnico della Nazionale a luglio dalla nuova gestione FIGC. FIGC

Ma Abodi ha già escluso che il caso Malagò debba necessariamente travolgere la Nazionale:

«Mancini non è in discussione, la vicenda FIGC non avrà ripercussioni sulla Nazionale».

Il ministro ha inoltre ricordato che gli atti adottati da Malagò non diventerebbero automaticamente nulli in caso di contestazione della sua elezione. ANSA.it

Quindi non è corretto dire oggi che un’eventuale caduta di Malagò comporterebbe automaticamente anche la fine dell’incarico di Mancini.

Perché tutto questo interessa la Lazio

Qui arriviamo al tema biancoceleste.

Lotito possiede oggi la Lazio e controlla anche il progetto Reggina, attualmente nei dilettanti.

Il problema si porrebbe con il ritorno degli amaranto nel calcio professionistico.

L’attuale articolo 16-bis delle NOIF stabilisce infatti il divieto di controllo multiplo di società professionistiche. Abodi, rispondendo recentemente in Parlamento, ha parlato di un «divieto assoluto di controllo multiplo nel settore professionistico». ANSA.it

Se quindi la Reggina dovesse salire in Serie C e la normativa restasse questa, la situazione dovrebbe essere regolarizzata.

Attenzione: non è una “legge” del Parlamento

Anche qui serve una distinzione.

Quella sulle multiproprietà non è propriamente una legge dello Stato che Lotito potrebbe modificare attraverso il Senato.

Si tratta di una norma federale inserita nelle NOIF della FIGC.

Il Parlamento e il Governo possono incidere sul quadro legislativo generale dello sport, ma la disciplina specifica delle partecipazioni societarie nel calcio professionistico appartiene oggi all’ordinamento federale.

Questo rende molto più complesso il passaggio da «Lotito è senatore» a «Lotito può cambiare la norma».

Lotito, però, ha già detto cosa vuole

Il dato politicamente e sportivamente rilevante è che Lotito non ha nascosto la propria posizione.

Presentandosi a Reggio Calabria aveva dichiarato:

«Alla Lega Calcio ho dato l’indirizzo di ripristinare le doppie società».

E aveva definito l’attuale normativa dannosa per il calcio italiano. ANSA.it

Quindi non occorre ipotizzare quale sarebbe la sua preferenza: Lotito è favorevole a una revisione della disciplina attuale.

La vera domanda è se avrà la forza istituzionale per ottenerla.

Abodi resta il principale ostacolo a questa ipotesi

Sul fronte opposto la posizione del ministro dello Sport è molto netta.

Il 12 settembre Abodi ha affermato che una revisione della normativa sulle multiproprietà non è da lui auspicata e che non può esserci alcuno spazio per derogare ai principi di lealtà sportiva, indipendenza delle società, parità competitiva e trasparenza. ANSA.it

È probabilmente questo il dato più importante per chi guarda la vicenda dalla prospettiva Lazio-Reggina.

Anche nell’ipotesi di commissariamento della FIGC non esiste oggi alcuna indicazione ufficiale secondo cui l’attuale divieto sarebbe destinato a essere cancellato.

Anzi, il ministro competente ha appena espresso pubblicamente la posizione opposta.

Malagò avversario di Lotito: cosa cambierebbe davvero?

È però evidente che l’eventuale uscita di scena di Malagò cambierebbe alcuni equilibri federali.

Malagò e Lotito hanno avuto in questi mesi posizioni differenti sulla governance del calcio e il senatore aveva già sostenuto l’ipotesi di commissariamento della FIGC.

Ma da qui a sostenere che il commissariamento porterebbe automaticamente alla modifica dell’articolo 16-bis c’è una distanza enorme.

Servirebbero decisioni formali degli organi competenti.

E, almeno oggi, non esiste alcuna proposta ufficialmente approvata per consentire a Lotito di mantenere contemporaneamente Lazio e Reggina nel professionismo.

Il caso Salernitana e l’origine dell’attuale stretta

Il precedente resta comunque fondamentale.

Quando la Salernitana fu promossa in Serie A, la contemporanea riconducibilità del club campano e della Lazio allo stesso soggetto generò un lungo conflitto regolamentare.

La vicenda portò alla cessione della Salernitana e successivamente a un irrigidimento delle norme sulle multiproprietà.

Oggi il regolamento è ancora più restrittivo: non riguarda più soltanto due club nello stesso campionato, ma il controllo contemporaneo di società appartenenti alla sfera professionistica. ANSA.it

Per questo la promozione della Reggina rappresenterebbe un problema reale se le norme restassero immutate.

Reggina in Serie C: quello sarebbe il vero momento della verità

La Reggina è oggi ancora tra i dilettanti.

Finché resterà fuori dal professionismo, la questione può essere affrontata soprattutto sul piano politico e regolamentare.

Se però dovesse essere promossa in Serie C, il tema diventerebbe concreto.

A quel punto Lotito avrebbe interesse a ottenere una modifica delle regole oppure dovrebbe trovare una soluzione compatibile con l’articolo 16-bis.

Ma non è possibile sapere oggi quale società sceglierebbe di cedere.

Non è dimostrato che sceglierebbe la Reggina

Per una parte dei tifosi la speranza è evidente: che il problema multiproprietà possa diventare la leva capace di accelerare l’uscita di Lotito dalla Lazio.

È una possibilità teorica.

Ma sarebbe scorretto presentarla come una conseguenza inevitabile.

Non esistono oggi elementi verificati che dimostrino che, costretto a scegliere, Lotito venderebbe la Lazio anziché la Reggina.

Allo stesso modo non sappiamo se, quando eventualmente arriverà quel momento, la normativa sarà rimasta identica.

Un episodio ha davvero cambiato la partita, ma non l’ha ancora decisa

Quello che è cambiato rispetto a poche settimane fa è il quadro FIGC.

Il caso Malagò non è più una discussione marginale.

Il presidente del CONI parla di pareri giuridici molto netti e il 6 ottobre gli organi del CONI discuteranno formalmente il futuro della Federazione. ANSA.it

Questo apre una fase di incertezza nella governance del calcio italiano.

E ogni fase di cambiamento può riaprire anche dossier regolamentari già controversi.

Ma per la Lazio il punto fermo resta uno:

oggi la norma vieta a Lotito di controllare Lazio e Reggina contemporaneamente nel professionismo, Lotito vuole cambiarla e Abodi ha dichiarato di non volerne una revisione.

Tutto il resto — commissariamento, nuova governance FIGC, eventuale revisione della multiproprietà e scelta futura tra i due club — è ancora da scrivere.



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Lazio, rosa da 262 milioni: solo nona in Serie A e lontanissima dalle big

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Gennaro Gattuso dirige la ripresa degli allenamenti della SS Lazio a Formello verso la gara con il Monza

La Lazio è soltanto nona in Serie A per valore complessivo della rosa. La fotografia mostrata dai dati di mercato evidenzia un divario molto ampio rispetto alle principali concorrenti: il gruppo biancoceleste viene valutato complessivamente 262,05 milioni di euro, con un valore medio per giocatore di appena 7,94 milioni.

Il dato diventa ancora più significativo considerando che la Lazio presenta la rosa numericamente più ampia tra le squadre riportate nella classifica: 33 giocatori. Nonostante questo, resta molto lontana dalle società che occupano le prime posizioni.

Inter prima con oltre 738 milioni

In testa troviamo l’Inter, con una rosa di 24 calciatori valutata complessivamente 738,30 milioni di euro.

Il valore medio di ogni giocatore nerazzurro è addirittura di 30,76 milioni, quasi quattro volte quello della Lazio.

Subito dietro c’è la Juventus, che raggiunge 613,60 milioni con 29 giocatori e una media di 21,16 milioni.

Terzo posto sorprendente per il Como, con un valore complessivo della rosa di 568,15 milioni.

Lazio lontanissima anche da Roma e Atalanta

Il confronto cittadino è particolarmente significativo.

La Roma, con appena 25 giocatori, presenta un valore complessivo di 498,40 milioni di euro e una media individuale di 19,94 milioni.

Significa che la rosa giallorossa viene valutata quasi 236 milioni in più rispetto a quella della Lazio.

Anche l’Atalanta è nettamente avanti: 449,05 milioni, mentre il Napoli si attesta a 424,50 milioni.

La Fiorentina, ottava, precede i biancocelesti con 353,25 milioni.

Lazio nona: 262 milioni per 33 giocatori

La Lazio si ferma quindi a:

33 giocatori – valore medio 7,94 milioni – valore totale 262,05 milioni.

È un dato interessante soprattutto perché il numero elevato di elementi presenti nella rosa non si traduce in un valore complessivo altrettanto alto.

Anzi, tra le dieci società mostrate soltanto il Bologna ha una valutazione inferiore, con 227,75 milioni.

Quasi 500 milioni di differenza con l’Inter

Il confronto con l’Inter rende immediatamente evidente la distanza.

Tra i 738,30 milioni dei nerazzurri e i 262,05 milioni della Lazio ci sono oltre 476 milioni di euro di differenza.

Eppure l’Inter ha nove giocatori in meno.

Questo significa che il problema non è la quantità della rosa, ma soprattutto la valutazione individuale dei calciatori.

La Lazio ha molti elementi, ma relativamente pochi vengono considerati dal mercato profili di altissimo valore economico.

Il dato valorizza anche il lavoro di Gattuso

La classifica assume un significato particolare alla luce dei risultati ottenuti dalla squadra.

Se la Lazio riesce a competere nelle zone alte contro club che, almeno sulla carta, hanno un patrimonio tecnico ed economico nettamente superiore, il rendimento della squadra di Gennaro Gattuso assume ancora maggiore rilievo.

Naturalmente il valore di mercato non determina automaticamente la qualità di una squadra né la posizione finale in classifica.

Ma rappresenta comunque un indicatore utile per confrontare il patrimonio calcistico dei diversi club.

Il problema della valorizzazione

Il dato apre anche una riflessione sulla gestione del patrimonio tecnico.

Una società deve riuscire non soltanto ad acquistare giocatori validi, ma anche a valorizzarli nel tempo.

Un calciatore comprato a cifre relativamente basse e portato a una valutazione elevata diventa contemporaneamente una risorsa sportiva e patrimoniale.

È quello che la Lazio dovrà provare a fare con diversi giovani presenti attualmente in rosa.

Mandas, Taylor, Provstgaard, Frattesi e altri giocatori potrebbero aumentare sensibilmente il proprio valore se continueranno a rendere ad alti livelli.

La classifica dei valori mostrata

Dai dati presenti nell’immagine emerge questa situazione:

  1. Inter – 738,30 milioni
  2. Juventus – 613,60 milioni
  3. Como – 568,15 milioni
  4. Milan – 503,20 milioni
  5. Roma – 498,40 milioni
  6. Atalanta – 449,05 milioni
  7. Napoli – 424,50 milioni
  8. Fiorentina – 353,25 milioni
  9. Lazio – 262,05 milioni
  10. Bologna – 227,75 milioni

La distanza dalla fascia superiore è evidente.

Lazio, il campo racconta qualcosa di diverso

Ed è forse questo il dato più interessante.

Sul mercato la Lazio vale molto meno delle principali concorrenti.

Sul campo, invece, la squadra sta dimostrando di poter competere con molte di loro.

Per Gattuso è un merito evidente, ma per la società rappresenta anche una sfida: trasformare i risultati sportivi in crescita del valore della rosa.

Perché una Lazio capace di ottenere risultati importanti dovrebbe riuscire, nel tempo, anche ad aumentare il valore del proprio patrimonio tecnico.



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Adidas pronta a chiudere un altro grande accordo in Italia. Sarà la volta della Lazio?

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Adidas prepara un nuovo grande accordo nel calcio italiano per il 2027. Con la scadenza di Mizuno, può essere la Lazio la nuova squadra delle Tre Strisce?

Adidas prepara un’altra operazione importante nel calcio italiano e inevitabilmente il nome della Lazio entra tra quelli che possono far sognare i tifosi. Secondo quanto riportato da Footy Headlines, il colosso tedesco avrebbe infatti già impostato una nuova partnership a lungo termine in Italia, con un grande annuncio previsto in vista del 2027.

Al momento non esistono però conferme che il club coinvolto sia la Lazio. Il collegamento nasce soprattutto dalle tempistiche e dalla situazione dello sponsor tecnico biancoceleste.

Adidas continua a espandersi in Italia

Negli ultimi anni Adidas ha rafforzato sensibilmente la propria presenza nel calcio europeo e italiano. Secondo Footy Headlines, il marchio delle Tre Strisce sarebbe pronto ad aggiungere un nuovo accordo di grande rilievo nel nostro Paese.

Attualmente Adidas veste quattro club di Serie A, ma dovrebbe perdere il Como, destinato a intraprendere una strada differente attraverso una produzione interna delle proprie divise.

Si libererebbe quindi spazio per una nuova partnership.

E la Lazio?

È qui che inevitabilmente entra in gioco il club biancoceleste.

Il rapporto tra Lazio e Mizuno è destinato ad arrivare a una scadenza contrattuale e questo rende particolarmente interessante la tempistica dell’indiscrezione. Da qui la domanda che molti tifosi possono iniziare a porsi:

e se il nuovo grande accordo italiano di Adidas fosse proprio con la Lazio?

Per il momento è soltanto un’ipotesi.

Footy Headlines non indica la Lazio come club destinatario dell’accordo e non risultano, sulla base delle informazioni fornite, conferme di una trattativa tra le parti.

Sarebbe un salto importante per il brand Lazio

Un eventuale accordo con Adidas avrebbe un peso che andrebbe ben oltre la semplice produzione delle maglie.

Un marchio globale di questo livello potrebbe garantire alla Lazio maggiore distribuzione internazionale, visibilità commerciale e una presenza più forte nel mercato del merchandising.

Ed è proprio il merchandising uno dei settori nei quali la società biancoceleste ha ancora ampi margini di crescita.

Per questo un eventuale accordo con uno dei principali brand sportivi mondiali rappresenterebbe un passaggio particolarmente significativo nella strategia commerciale del club.

Il precedente Mizuno

Negli ultimi anni la Lazio ha scelto Mizuno come sponsor tecnico, un marchio prestigioso ma con una penetrazione commerciale differente rispetto ai giganti Adidas, Nike o Puma.

Il rapporto ha prodotto diverse maglie apprezzate dai tifosi, ma la domanda sul futuro resta aperta.

Con la scadenza dell’accordo che si avvicina, la Lazio dovrà decidere se proseguire con Mizuno oppure aprire un nuovo ciclo.

Attenzione a non trasformare l’indiscrezione in una trattativa

L’ipotesi Adidas-Lazio è suggestiva, ma bisogna mantenere la distinzione tra ciò che sappiamo e ciò che immaginiamo.

Il dato è che Adidas avrebbe in programma un nuovo importante accordo in Italia.

Il dato è che la Lazio si avvicina alla scadenza del rapporto con Mizuno.

Da qui nasce una coincidenza interessante.

Ma allo stato attuale non possiamo ancora affermare che la nuova squadra scelta da Adidas sia la Lazio.

Una possibilità che farebbe sognare i tifosi

Se davvero Adidas dovesse scegliere la Lazio, si tratterebbe di un accordo di enorme impatto sul piano dell’immagine.

Il club tornerebbe ad avere uno sponsor tecnico con una distribuzione globale tra le più forti al mondo e potrebbe sfruttare un marchio capace di raggiungere mercati molto più ampi.

Per una società che deve aumentare ricavi commerciali, merchandising e forza internazionale del brand, sarebbe una grande opportunità.

Ora bisognerà capire se resterà soltanto una suggestione o se nei prossimi mesi emergeranno segnali concreti.

Per il momento, quindi, Adidas-Lazio è una possibilità affascinante, non ancora una trattativa accertata.



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Frattesi cuore Lazio: «Giocare qui è come difendere qualcosa di famiglia»

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Davide Frattesi centrocampista della SS Lazio durante il media day ufficiale

Davide Frattesi si racconta e apre il cuore sulla scelta di tornare alla Lazio. Protagonista di MySkills su DAZN, intervistato da Hernanes, il centrocampista biancoceleste ha parlato del suo modo di interpretare il ruolo, degli inserimenti, del rapporto con Nuno Tavares e soprattutto delle motivazioni personali che lo hanno riportato a Roma.

Il passaggio più forte riguarda proprio la Lazio:

«Giocare per la Lazio è come difendere qualcosa di famiglia».

Parole che spiegano molto del legame tra Frattesi, la sua famiglia e il club biancoceleste.

«Sono voluto venire io qui»

Frattesi ha chiarito quanto abbia pesato la componente personale nella scelta di tornare alla Lazio:

«La mia famiglia ha avuto un peso importante nella mia scelta di tornare. Da quando mia nonna è venuta a mancare ho sempre avuto il desiderio di tornare a stare in quella che era stata casa per tanti anni».

Il centrocampista ha ricordato di essere andato via a sedici anni e di essere tornato a ventisei:

«Dieci anni fuori casa sono stati bellissimi ma lunghi».

E poi la frase forse più significativa:

«Sono voluto venire io qui».

Una scelta quindi fortemente voluta dal giocatore, consapevole anche della situazione particolare che avrebbe trovato alla Lazio.

«Il risultato mi cambia l’umore»

Frattesi ha spiegato quanto senta questa esperienza in maniera diversa rispetto alle precedenti:

«La sento una cosa molto mia, anche il risultato mi cambia a livello umorale. È una cosa che mi pesa».

Il motivo è legato anche ai ricordi familiari:

«Andavo allo stadio con papà e fantasticavamo ogni tanto sulla possibilità di arrivare a giocare in prima squadra allo Stadio Olimpico».

Da qui la definizione del ritorno:

«È stata la chiusura di un cerchio per noi, per me, per la mia famiglia e per tutti i miei amici laziali».

Il rapporto con Gattuso decisivo nella scelta

Un altro fattore fondamentale è stato Gennaro Gattuso.

Frattesi aveva già lavorato con lui in Nazionale e aveva percepito la sua fiducia anche in una fase complicata della carriera:

«L’anno scorso ho giocato poco o niente all’Inter e lui, nonostante questo, continuava a convocarmi in Nazionale, perché vedeva qualcosa in me».

Il centrocampista ha ammesso che il poco spazio trovato all’Inter lo aveva portato anche a dubitare di sé:

«Ho iniziato a dubitare un po’ di me stesso, anche se non sono fatto così, ma un anno è lungo».

Gattuso, quindi, è stato decisivo:

«È stato molto influente per quanto riguarda la scelta».

«Quando ti fidi di me, faccio tutto per ripagarti»

Frattesi ha spiegato anche il suo modo di vivere il rapporto con l’allenatore:

«Quando ti fidi di me e mi dai in mano qualcosa la difendo fino alla fine e faccio tutto il possibile per ripagare quanto mi hai dato».

Da qui nasce un doppio legame:

«Sento un legame con la Lazio, ma anche un sentimento di gratitudine e responsabilità per l’allenatore che si è fidato di me».

E aggiunge:

«Questo senso di gratitudine mi spinge a fare più di quello che posso».

Il segreto degli inserimenti

Frattesi ha poi analizzato una delle caratteristiche che lo rendono più pericoloso: gli inserimenti senza palla.

Ha raccontato di aver giocato da attaccante da bambino e di aver conservato quella mentalità offensiva.

Quando vede nascere un possibile cross, comincia a leggere la posizione dei difensori e cerca lo spazio giusto.

Spiega anche che il movimento dipende molto da ciò che fanno i compagni.

A Udine, per esempio, il movimento offensivo di un compagno ha trascinato via il difensore e gli ha aperto lo spazio da attaccare.

Non è quindi un gesto casuale.

È una lettura continua dell’azione.

L’intesa con Nuno Tavares

Molto interessante anche il passaggio su Nuno Tavares.

Frattesi racconta che spesso i due si cercano con segnali prima ancora che parta l’azione:

«Con Nuno ogni tanto ci guardiamo e ci facciamo segnali con le braccia per dare soluzioni».

Quando il compagno è marcato stretto, Frattesi cerca di anticipare il difensore.

Quando invece Nuno ha più spazio, prova il contro movimento per liberarsi.

Sono automatismi che dimostrano quanto il gol del centrocampista non dipenda soltanto dall’istinto, ma anche dal lavoro tattico.

«Provo a rimanere dopo l’allenamento»

Frattesi ha rivelato anche il lavoro individuale svolto a Formello:

«Provo sempre a rimanere un po’ di più durante l’allenamento per migliorare dove posso».

Un dettaglio che racconta bene il suo approccio.

L’obiettivo non è soltanto segnare.

Vuole migliorare anche nel modo in cui arriva sul pallone, nella coordinazione e nella capacità di trasformare le occasioni in gol.

Vuole migliorare negli assist

Il centrocampista riconosce anche un limite:

«Nella mia carriera ho sempre segnato tanto ma non ho fatto tantissimi assist».

Ed è proprio questo uno degli aspetti sui quali vuole crescere:

«Per completare il cerchio bisogna iniziare a incrementarli».

Frattesi non vuole quindi essere soltanto un centrocampista da gol.

Vuole diventare sempre più completo.

«Mi piace fare costruzione»

Un altro passaggio interessante riguarda la costruzione del gioco.

Frattesi respinge l’etichetta di giocatore buono soltanto negli inserimenti:

«A me piace fare costruzione, soprattutto in un 4-3-3 che è un modulo che mi diverte».

Descrive poi alcune sequenze tattiche che preferisce, con il pallone che passa dal centrale al terzino, poi alla mezzala e all’esterno.

Il concetto è chiaro: vuole partecipare anche alla fase di costruzione.

«Il tiki-taka non mi fa impazzire»

Frattesi ha poi spiegato la propria filosofia calcistica.

Non ama il possesso fine a sé stesso:

«Il tiki-taka in generale non mi fa impazzire, perché almeno non sei il Barcellona dei bei tempi lo trovo un po’ noioso».

Ha però citato il Como come esempio positivo:

«Il Como per esempio gioca benissimo ed è bello da vedere perché una volta uscita poi va dritta in porta».

La sua idea è quindi una via di mezzo:

«Ok il tiki-taka ma poi bisogna andare dritti».

Una filosofia che si sposa bene con il calcio verticale e aggressivo cercato da Gattuso.

Mezzala destra, il suo ruolo preferito

Frattesi ha parlato anche della posizione nella quale si sente maggiormente a suo agio:

«Mi trovo meglio da mezzala a destra».

In passato ha giocato anche in un centrocampo a due, soprattutto al Sassuolo con Maxime Lopez, ma la posizione da mezzala resta quella che sente maggiormente sua.

In quel ruolo riesce a combinare costruzione, inserimenti e presenza offensiva.

Il ricordo del Sassuolo e di Berardi

Infine un passaggio sul passato.

Frattesi ha ricordato con piacere l’esperienza al Sassuolo e soprattutto il rapporto tecnico con Domenico Berardi:

«Giocavo con Berardi ed è stata una delle mie cose preferite in campo. Ti dava la palla perfetta».

Un’esperienza che lo ha aiutato a sviluppare quella capacità di leggere gli spazi che oggi rappresenta una delle sue qualità principali.

Frattesi sempre più centrale nella Lazio

L’intervista restituisce un giocatore che non considera il ritorno alla Lazio come una semplice scelta professionale.

Per Frattesi c’è molto di più.

Famiglia, ricordi, senso di appartenenza, gratitudine verso Gattuso e responsabilità.

E forse è proprio questo che spiega il modo in cui ha iniziato la sua nuova avventura biancoceleste.

Frattesi non è tornato soltanto a giocare a Roma. È tornato in un posto che considera casa.



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Lotito è davvero isolato? Reggio Calabria riapre il caso dei rapporti con Forza Italia

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Lotito festeggia a Reggio Calabria con Occhiuto e Cannizzaro, mentre nel Lazio Rocca lo critica. È davvero isolato in Forza Italia? I fatti mostrano un quadro più complesso.

Le immagini di Claudio Lotito che festeggia a Reggio Calabria insieme ai vertici locali e nazionali di Forza Italia hanno riaperto una domanda che riguarda direttamente anche la Lazio: quanto è realmente isolato politicamente il presidente biancoceleste?

Negli ultimi mesi sono arrivati segnali apparentemente contraddittori. Nel Lazio esponenti importanti del centrodestra, a partire dal presidente della Regione Francesco Rocca, hanno espresso critiche molto dure nei confronti di Lotito. In Calabria, invece, il senatore di Forza Italia appare pienamente inserito nella rete politica costruita attorno a Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro.

Per questo ridurre la situazione a «Lotito è isolato» oppure, all’opposto, «Lotito è ancora potentissimo nel centrodestra» rischia di essere una semplificazione.

Lotito festeggia la vittoria del centrodestra a Reggio Calabria

Il dato di partenza è oggettivo.

Alle elezioni suppletive del collegio Reggio Calabria-Locri ha vinto Fabio Roscioli, candidato del centrodestra, con il 51,02% dei voti. Durante i festeggiamenti Lotito era insieme, tra gli altri, al presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia Roberto Occhiuto, al sindaco di Reggio Francesco Cannizzaro, alla capogruppo azzurra al Senato Stefania Craxi e allo stesso Roscioli. RaiNews

Non è quindi corretto descrivere Lotito come un uomo completamente escluso dagli ambienti di Forza Italia.

Almeno nel sistema politico calabrese, la sua presenza è evidente.

Rodriguez: «Dire che Lotito è isolato è essere staccati dalla realtà»

Proprio su questo punto è intervenuto Giovanni Rodriquez de Il Foglio, che a Radio Laziale ha proposto una lettura molto diversa rispetto alle ricostruzioni circolate negli ultimi mesi.

Secondo il giornalista, il video dei festeggiamenti di Reggio Calabria dimostrerebbe il rapporto di Lotito con un’area importante di Forza Italia. Rodriquez ha sottolineato in particolare la vicinanza politica tra Occhiuto, Cannizzaro, Roscioli e ambienti legati alla famiglia Berlusconi, concludendo che definire Lotito «isolato» sarebbe una lettura non aderente alla situazione attuale. LazioPress.it

È una valutazione politica di Rodriquez, non un fatto misurabile in senso assoluto.

Ma pone una questione reale.

Nel Lazio, però, il quadro è molto diverso

Se ci spostiamo da Reggio Calabria a Roma, infatti, il contesto cambia sensibilmente.

Il caso più evidente è quello di Francesco Rocca.

Il presidente della Regione Lazio, eletto alla guida di una coalizione di centrodestra, ha partecipato alla manifestazione dei tifosi biancocelesti contro Lotito e ha parlato pubblicamente della «sofferenza» della tifoseria. la Repubblica Europe

Successivamente è stato ancora più netto, dichiarando che la distanza tra Lotito e una parte vastissima dei tifosi sarebbe diventata enorme e difficilmente ricomponibile. Corriere Roma

Il 17 settembre, intervistato proprio da Il Foglio, Rocca ha inoltre escluso di voler esprimere solidarietà politica a Lotito nell’ambito delle recenti polemiche e ne ha criticato duramente il rapporto comunicativo con i tifosi. Il Foglio

Questi sono segnali politici concreti e difficili da ignorare.

Quindi Lotito è isolato oppure no?

Probabilmente la domanda posta in questi termini è troppo netta.

I fatti disponibili mostrano almeno due realtà contemporanee.

Nel Lazio, Lotito ha subito critiche pubbliche anche da figure rilevanti dello stesso campo politico al quale appartiene.

In Calabria, invece, è inserito in un sistema di rapporti molto stretto con Occhiuto e Cannizzaro e ha partecipato in prima fila alla vittoria elettorale del centrodestra.

Non c’è contraddizione obbligatoria tra le due cose.

Un politico può perdere consenso o rapporti in un determinato territorio e contemporaneamente costruire nuove alleanze in un altro.

Reggio Calabria sta diventando sempre più centrale

Ed è proprio questo il dato che riguarda da vicino anche la Lazio.

La presenza di Lotito in Calabria non è occasionale.

C’è la Reggina, c’è il rapporto con Cannizzaro, c’è la sua attività politica e c’è una frequentazione ormai costante del territorio.

Lo stesso Rodriquez aveva già sostenuto ad agosto che Lotito stesse cercando di radicarsi in una delle zone dove Forza Italia dispone di una struttura elettorale particolarmente forte, facendo leva proprio sui rapporti con Occhiuto e Cannizzaro. Solo la Lazio

Questo non dimostra però che esista un accordo per trasferire automaticamente Lotito dal Molise a un collegio calabrese alle prossime elezioni.

Al momento una simile candidatura resta uno scenario politico, non una decisione formalizzata.

Nessuna prova di una “exit strategy” per far vendere la Lazio

È importante distinguere anche un’altra ricostruzione circolata in questi mesi.

L’idea secondo cui il centrodestra avrebbe predisposto per Lotito una sorta di “exit strategy”, convincendolo a lasciare la Lazio in cambio di Reggina e di una futura candidatura in Calabria, è una lettura politica che non risulta provata da documenti o dichiarazioni ufficiali.

Rodriquez, anzi, sostiene qualcosa di differente: secondo la sua analisi, oggi dentro Forza Italia non ci sarebbe una leadership abbastanza forte da imporre a Lotito la cessione della Lazio. Solo la Lazio

Anche questa resta un’analisi giornalistica.

Ma dimostra quanto le ricostruzioni siano diverse e quanto sia prudente non trasformare indiscrezioni in fatti.

La presenza al fianco di Occhiuto è comunque significativa

Questo non significa che il video di Reggio non abbia valore politico.

Ne ha.

Lotito non stava festeggiando con esponenti marginali.

Occhiuto è presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia; Cannizzaro è sindaco di Reggio e figura centrale del partito sul territorio; Stefania Craxi guida il gruppo di Forza Italia al Senato. RaiNews

Essere presente in quel gruppo dimostra che Lotito mantiene rapporti politici rilevanti.

Non dimostra, però, automaticamente quale sia il suo peso complessivo nel partito o quale sarà il suo futuro elettorale.

Il vero dato: il baricentro politico di Lotito sembra essersi spostato

Più che parlare di isolamento assoluto, quindi, può essere utile osservare un altro fenomeno.

Negli ultimi mesi il baricentro politico di Lotito appare essersi progressivamente spostato verso la Calabria.

A Roma e nel Lazio il rapporto con una parte della tifoseria biancoceleste è fortemente deteriorato e Rocca ha assunto pubblicamente posizioni critiche.

A Reggio Calabria, al contrario, Lotito è entrato in una rete politica nella quale viene coinvolto pubblicamente, partecipa agli eventi e sviluppa parallelamente il progetto Reggina.

Questo è verificabile.

Le motivazioni profonde e gli eventuali accordi sulle candidature future, invece, restano materia di interpretazione.

E per la Lazio cosa significa?

È questa la domanda che interessa soprattutto i tifosi biancocelesti.

La crescente presenza di Lotito a Reggio Calabria non prova che stia preparando la cessione della Lazio.

Non prova nemmeno che Forza Italia gli abbia chiesto di lasciare il club.

Ma dimostra che il presidente sta sviluppando un secondo centro di interessi calcistici, imprenditoriali e politici molto importante.

E se la Reggina dovesse approdare nel professionismo, il tema diventerebbe ancora più rilevante per la questione della multiproprietà.

Meno slogan, più fatti

Il quadro, quindi, è più articolato di quanto possa sembrare.

Dire semplicemente che Lotito è politicamente isolato non tiene conto della sua evidente presenza accanto ai vertici calabresi di Forza Italia.

Dire però che nulla è cambiato e che il presidente conserva ovunque la stessa posizione di qualche anno fa non tiene conto delle critiche pubbliche arrivate nel Lazio, a partire da quelle molto nette di Rocca.

La fotografia più prudente è un’altra:

Lotito conserva relazioni importanti dentro Forza Italia, soprattutto nell’area calabrese, mentre nel Lazio il suo rapporto con alcune figure del centrodestra è diventato apertamente conflittuale.

Il futuro politico del senatore e quello calcistico della Lazio potranno anche incrociarsi, ma al momento non esistono elementi sufficienti per stabilire in quale direzione.



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Lazio, gennaio verso il blocco totale: Gattuso già avvisato, rinforzi quasi impossibili

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Gennaro Gattuso con espressione perplessa in panchina

La Lazio si avvicina a un gennaio molto complicato sul mercato. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, Gennaro Gattuso sarebbe già consapevole del rischio concreto di affrontare la sessione invernale senza la possibilità di ottenere rinforzi.

Non sarebbe quindi un nuovo caso Sarri, almeno dal punto di vista della comunicazione interna. Nel giugno 2025 Maurizio Sarri aveva infatti vissuto il blocco del mercato come una situazione emersa successivamente. Stavolta, invece, Gattuso sarebbe già stato messo al corrente dello scenario.

Gattuso sa già cosa lo aspetta

La differenza principale rispetto al passato sarebbe proprio questa.

Gattuso non arriverebbe a gennaio aspettandosi rinforzi per poi scoprire soltanto in seguito l’impossibilità di operare.

Secondo il quotidiano, l’allenatore avrebbe già chiaro che la Lazio rischia fortemente di entrare nella sessione invernale con il mercato bloccato.

Una magra consolazione, perché essere informati prima non risolve il problema tecnico.

Niente rinforzi a gennaio

Se lo scenario venisse confermato, la Lazio non potrebbe intervenire normalmente per correggere la rosa.

Questo significherebbe:

  • niente acquisti utili a colmare eventuali lacune;
  • impossibilità di reagire facilmente a infortuni o cali di rendimento;
  • necessità di affidarsi quasi esclusivamente al gruppo già a disposizione;
  • ulteriore pressione su Gattuso e sui giocatori.

Per una squadra impegnata nella corsa europea, sarebbe un limite pesante.

L’unica via sarebbe un intervento di Lotito

Sempre secondo Il Messaggero, l’unica strada per provare a evitare il blocco totale sarebbe un intervento economico importante da parte di Claudio Lotito.

Uno scenario che il quotidiano considera però altamente improbabile.

Senza un apporto diretto o un miglioramento sostanziale dei parametri economici, la Lazio rischia quindi di arrivare a gennaio senza margini per rafforzarsi.

Sarebbe il secondo blocco totale in quattro sessioni

Il dato più preoccupante riguarda la frequenza.

Se il blocco venisse confermato, per la Lazio sarebbe la seconda sessione completamente bloccata nelle ultime quattro finestre di mercato.

Un elemento che rende difficile considerare il problema come episodico.

Non si tratterebbe più di una singola emergenza, ma di una difficoltà che continua a condizionare la programmazione tecnica del club.

Il problema per Gattuso è soprattutto sportivo

Per Gattuso il tema è semplice.

Può lavorare sul campo, valorizzare i giocatori, trovare nuove soluzioni e migliorare il rendimento della squadra.

Ma se a gennaio emergesse la necessità di rinforzare un reparto, potrebbe non avere alcuno strumento a disposizione.

Ed è questo il vero limite.

Un allenatore può accettare di lavorare con una rosa definita in estate. Più difficile è farlo sapendo che, anche in presenza di necessità evidenti, il club potrebbe non essere in grado di intervenire.

Il paradosso della Lazio

La situazione diventa ancora più delicata se si guarda al rendimento della squadra.

Gattuso sta ottenendo risultati importanti e la Lazio è partita meglio di quanto molti si aspettassero.

Ma proprio nel momento in cui il campo potrebbe suggerire di aggiungere qualcosa per sostenere la corsa europea, la società rischia di non poterlo fare.

È il paradosso di questa Lazio:

una squadra competitiva sul campo e una società fortemente limitata sul mercato.

A dicembre il responso definitivo

Il verdetto ufficiale sui parametri economico-finanziari è atteso nelle prossime settimane.

Fino ad allora il blocco non può essere considerato formalmente certo.

Ma le indicazioni che arrivano sono sempre più negative.

E se anche Gattuso fosse già stato informato di questa possibilità, significherebbe che a Formello lo scenario viene ormai considerato molto concreto.

Gattuso dovrà fare ancora una volta con quello che ha

Se il blocco verrà confermato, l’allenatore dovrà affidarsi alla rosa attuale.

Recuperare gli infortunati, valorizzare chi ha giocato meno e trovare soluzioni interne diventeranno ancora più importanti.

Non sarà un Sarri bis dal punto di vista della sorpresa.

Ma dal punto di vista tecnico, per Gattuso, la sostanza cambierebbe poco:

a gennaio la Lazio rischia seriamente di non poter comprare nessuno.



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Lazio, Motta sprecato in panchina? E resta il dubbio mercato su Mandas

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La Lazio ha quattro portieri interessanti, ma Motta rischia di sprecare un anno dietro Mandas. E resta il dubbio sul possibile mercato del greco.

La Lazio oggi ha un patrimonio importante tra i pali. Christos Mandas, Edoardo Motta, Alessio Furlanetto e Davide Renzetti rappresentano quattro profili interessanti, con caratteristiche e prospettive diverse.

Il titolare, per rendimento e livello mostrato, è giustamente Mandas. Ma proprio per questo nasce il problema degli altri: soprattutto Motta, che dopo le buone risposte della scorsa stagione rischia di trascorrere un anno quasi interamente in panchina.

Ed è qui che nasce una domanda inevitabile: tenerlo alla Lazio è stata davvero la scelta migliore per la sua crescita?

Mandas oggi è il numero uno

Le gerarchie sembrano chiare.

Mandas ha dimostrato di poter essere il portiere titolare della Lazio e, in questo momento, appare il profilo più affidabile e completo del gruppo.

Ha già dato garanzie importanti e la società ha scelto di affidargli la porta dopo l’addio di Provedel.

Il problema, quindi, non è chi debba giocare.

Il problema è cosa fare degli altri portieri.

Motta ha già dimostrato di poter stare a questo livello

Il caso più interessante è quello di Edoardo Motta.

Arrivato dalla Juventus dopo un percorso nel settore giovanile bianconero, Motta è stato acquistato dalla Lazio nel gennaio scorso per una cifra contenuta rispetto al suo potenziale.

Doveva inizialmente fare il secondo alle spalle di Provedel, ma gli infortuni gli hanno aperto spazio.

E quando è stato chiamato in causa ha risposto bene.

Ha disputato partite convincenti, ha mostrato personalità e si è reso protagonista anche sui rigori, dando l’impressione di poter reggere senza problemi un livello importante.

Anche nell’ultima amichevole contro l’Arezzo ha confermato qualità interessanti.

Il problema è semplice: un giovane portiere deve giocare

Ed è qui che nasce il vero dubbio.

Per un portiere giovane l’allenamento è fondamentale, ma non sostituisce la partita.

Solo giocando si imparano davvero:

la gestione dell’errore, la pressione, la lettura delle situazioni, il comando della difesa, le uscite nei momenti decisivi e la capacità di ripartire dopo una prestazione negativa.

Sono tutte cose che in allenamento possono essere simulate, ma mai replicate completamente.

Per questo un’intera stagione da secondo alle spalle di Mandas rischia di rallentare la crescita di Motta.

Dopo l’esplosione dello scorso anno serviva continuità

Il punto è proprio questo.

Motta aveva appena iniziato a costruirsi credibilità.

Dopo le partite della passata stagione, la scelta più utile per il suo sviluppo poteva essere un prestito in una squadra dove avrebbe giocato con continuità.

Serie B sarebbe stata una soluzione naturale.

Serie A, ancora meglio, se fosse arrivata un’opportunità concreta.

Il problema è che adesso Motta rischia di passare da una fase di crescita a una fase di attesa.

E per un portiere giovane può essere pericoloso.

Anche Marchetti e Ballotta avevano indicato la stessa strada

Non è soltanto una sensazione.

Diversi ex portieri hanno sottolineato quanto per un ragazzo come Motta sia importante giocare.

Federico Marchetti e Marco Ballotta hanno entrambi evidenziato, in momenti diversi, la necessità di accumulare esperienza vera.

Ed è difficile non essere d’accordo.

Le qualità sembrano esserci.

Ora servirebbe verificarle su un campionato intero.

Furlanetto poteva fare il secondo

La Lazio, inoltre, aveva una possibile alternativa interna.

Alessio Furlanetto ha già dimostrato di poter reggere la pressione.

Quando è stato chiamato in causa nella scorsa stagione, compreso il derby, ha mostrato tranquillità e personalità.

Non significa che sia pronto per diventare titolare della Lazio.

Ma per fare il secondo alle spalle di Mandas poteva essere una soluzione credibile.

Ed è proprio questo che rende ancora più discutibile la scelta di trattenere contemporaneamente Mandas, Motta e Furlanetto.

Furlanetto stesso rischia di essere sprecato

Il discorso vale anche per lui.

Furlanetto non è più giovanissimo per essere considerato soltanto un prospetto.

Ha bisogno di giocare e di capire quale possa essere realmente il suo livello.

Restare come terzo portiere significa avere pochissime occasioni.

E per un giocatore che in Primavera aveva mostrato buone potenzialità, potrebbe essere un’occasione persa.

Renzetti è un altro profilo da far crescere

Poi c’è Davide Renzetti.

Anche lui ha bisogno soprattutto di minuti.

È ancora in una fase di crescita e proprio per questo un altro prestito potrebbe essere la soluzione migliore.

Il senso dovrebbe essere semplice:

Mandas titolare.

Un secondo affidabile.

Gli altri in prestito a giocare.

Tenere quattro portieri interessanti nello stesso gruppo rischia invece di bloccarne almeno due.

Una possibile gestione alternativa

La Lazio avrebbe potuto impostare la stagione in maniera diversa.

Mandas titolare.

Furlanetto secondo.

Motta in prestito per giocare una stagione completa.

Renzetti a sua volta in prestito, magari in una categoria dove potesse trovare continuità.

Come terzo portiere si sarebbe potuto utilizzare un profilo della Primavera.

Una gestione del genere avrebbe permesso alla Lazio di valutare meglio tutti i propri giovani senza sacrificarne la crescita.

Motta ha perso anche terreno con l’Under 21

Il tema riguarda anche la Nazionale.

Motta era entrato nel giro dell’Under 21, ma quest’anno ha perso spazio.

Ed è difficile pensare che il minutaggio nel club non abbia un peso.

Se non giochi, diventa inevitabilmente più complicato essere scelto anche a livello internazionale.

È un altro motivo per cui una stagione intera da secondo potrebbe essere controproducente.

A gennaio sarebbe giusto mandarlo in prestito?

Se la situazione resterà questa, gennaio potrebbe diventare il momento giusto per rivalutare tutto.

Un prestito di Motta per la seconda parte della stagione avrebbe senso soltanto, però, se arrivasse una squadra pronta a dargli realmente il posto.

Mandarlo via per fare un’altra panchina non servirebbe a nulla.

L’obiettivo deve essere uno solo: giocare.

Ma allora perché la Lazio ha tenuto Motta?

Ed è qui che nasce il dubbio più interessante.

Perché la Lazio ha scelto di mantenere un secondo portiere così giovane e promettente dietro un titolare altrettanto giovane come Mandas?

Una spiegazione può essere semplicemente tecnica: avere due portieri affidabili e tutelarsi in caso di infortuni.

Ma esiste anche un altro scenario possibile.

E va definito chiaramente per quello che è: un’ipotesi, non un fatto.

Il dubbio Mandas e il mercato di gennaio

La Lazio potrebbe avere bisogno nei prossimi mesi di generare plusvalenze e alleggerire i propri parametri economici.

Mandas è stato acquistato per una cifra relativamente bassa e, se continuerà su questi livelli, potrebbe acquisire un valore di mercato molto superiore.

Da qui nasce il timore: Motta è stato trattenuto anche perché la società considera Mandas potenzialmente sacrificabile?

Non ci sono elementi per affermare che la Lazio abbia già deciso di vendere il greco a gennaio.

E il bilancio non dice che Mandas debba essere ceduto.

Ma dal punto di vista economico è evidente che un giocatore acquistato a poco e valorizzato molto può rappresentare una fonte importante di plusvalenza.

Vendere Mandas sarebbe però un rischio tecnico enorme

Se accadesse, il problema sarebbe sportivo.

Mandas oggi dà garanzie maggiori di Motta.

Affidare immediatamente la porta a quest’ultimo significherebbe scommettere sulla sua crescita proprio mentre la squadra potrebbe essere impegnata nella corsa per obiettivi importanti.

Motta ha qualità.

Ma otto, dieci o quindici buone partite non equivalgono ancora a una stagione intera da titolare.

La differenza è enorme.

Motta può diventare il futuro, ma prima deve giocare

La Lazio potrebbe quindi avere tra le mani due portieri di grande prospettiva.

Mandas è già una certezza.

Motta deve diventarlo.

E per riuscirci ha bisogno soprattutto di una cosa: partite vere.

Il rischio è che, nel tentativo di proteggersi con un secondo portiere forte, la Lazio finisca per rallentarne lo sviluppo.

Per questo la gestione dei portieri potrebbe diventare uno dei temi più interessanti dei prossimi mesi.

Mandas, Motta, Furlanetto e Renzetti sono quattro risorse.

Ma quattro portieri interessanti servono davvero soltanto se la società riesce a valorizzarli.



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Lazio, bollettino medico: lussazione per Gudmundsson, problema muscolare per Cataldi

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Gudmundsson subito decisivo con la Lazio. Gattuso studia il suo ruolo: «Può giocare ovunque». L'islandese sarà il jolly offensivo dei biancocelesti.

La Lazio rompe il silenzio sugli infortuni e pubblica un aggiornamento ufficiale sulle condizioni dei giocatori attualmente indisponibili. Le notizie più importanti riguardano Albert Gudmundsson e Danilo Cataldi, ma nel comunicato vengono aggiornate anche le situazioni di Przyborek, Marusic, Rovella, Cancellieri e Dele-Bashiru.

Per l’islandese è stata diagnosticata una lussazione dell’articolazione gleno-omerale sinistra, ridotta spontaneamente. Cataldi, invece, ha riportato un problema al quadricipite.

Gudmundsson, lussazione alla spalla

Questo il passaggio del comunicato relativo ad Albert Gudmundsson:

«Il jolly islandese ha riportato la lussazione dell’articolazione gleno-omerale sinistra, spontaneamente ridotta».

Il giocatore, rientrato dagli impegni con la propria nazionale, completerà gli accertamenti nella giornata di domani.

La Lazio ha inoltre specificato che Gudmundsson inizierà immediatamente il programma di recupero e verrà monitorato quotidianamente.

Al momento, quindi, il club non ha indicato tempi precisi per il rientro.

Cataldi, problema al quadricipite

Aggiornamento anche per Danilo Cataldi.

Il centrocampista ha riportato un problema al quadricipite.

La società non ha fornito ulteriori dettagli sull’entità dell’infortunio e ha precisato soltanto che le sue condizioni verranno valutate giorno per giorno.

Resta dunque da capire se potrà recuperare in tempo per la ripresa del campionato.

Przyborek fermato per precauzione

Per Adrian Przyborek si tratta invece di un affaticamento muscolare.

Il giovane polacco è stato fermato precauzionalmente e questo spiega la sua recente assenza.

Anche in questo caso la Lazio non ha indicato tempi di recupero.

Marusic e Rovella continuano la riatletizzazione

Adam Marusic e Nicolò Rovella proseguono entrambi il rispettivo programma di riatletizzazione.

Il comunicato non aggiunge indicazioni sulla data del ritorno in gruppo, ma conferma che i due giocatori sono ancora nella fase di recupero.

Cancellieri lavora a parte

Matteo Cancellieri sta invece svolgendo lavoro differenziato.

Anche per l’esterno non vengono specificati problemi particolari né eventuali tempi di rientro.

La sua situazione sarà quindi da monitorare nei prossimi allenamenti.

Dele-Bashiru finalmente in gruppo

La notizia migliore riguarda Fisayo Dele-Bashiru.

Il centrocampista è tornato regolarmente in gruppo nella sessione di allenamento odierna.

Per Gattuso si tratta di un recupero importante, soprattutto considerando le diverse situazioni ancora da valutare a centrocampo.

Il comunicato completo chiarisce finalmente il quadro

Dopo settimane nelle quali molte informazioni sulle condizioni dei giocatori erano arrivate soprattutto attraverso dichiarazioni di Gattuso e indiscrezioni giornalistiche, la Lazio ha quindi diffuso un quadro ufficiale dell’infermeria.

Le situazioni da seguire con maggiore attenzione restano soprattutto quelle di Gudmundsson e Cataldi.

Per l’islandese saranno decisivi gli ulteriori accertamenti previsti domani, mentre per Cataldi bisognerà attendere l’evoluzione quotidiana del problema al quadricipite.



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Lazio, caso Przyborek: 5,4 milioni investiti e solo 8 minuti giocati

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Przyborek Lazio Primavera

Adrian Przyborek continua a essere uno dei casi più difficili da decifrare della Lazio. Arrivato come investimento di prospettiva, il centrocampista polacco classe 2007 è costato al club circa 5,4 milioni di euro, ma finora il suo impatto sulla prima squadra è stato praticamente nullo.

Tra problemi fisici, difficoltà di adattamento e tanta panchina, Przyborek resta un giocatore tutto da scoprire.

Gattuso: «Per essere un 2007 non è nemmeno male»

Dopo la gara del Penzo, Gennaro Gattuso aveva parlato del giovane polacco con toni comunque incoraggianti, spiegando che, considerata l’età, Przyborek non gli era dispiaciuto.

Il problema è che alle parole non sono ancora seguiti minuti e continuità.

Il classe 2007 non è riuscito a ritagliarsi spazio nella Lazio e continua a vivere una stagione ai margini.

Solo 8 minuti con la maglia della Lazio

Il dato più significativo riguarda il minutaggio.

Gli unici minuti giocati da Przyborek con la prima squadra restano gli otto concessi da Maurizio Sarri nell’ultima partita dello scorso campionato contro il Pisa.

Da allora, nulla.

Panchina, esclusioni e soprattutto diversi problemi fisici ne hanno rallentato ulteriormente la crescita.

L’investimento è stato importante

Il punto è che Przyborek non è arrivato come semplice scommessa a costo zero.

La Lazio ha investito circa 5,4 milioni di euro per acquistarlo e questo inevitabilmente alza le aspettative.

Per un ragazzo del 2007 è normale avere bisogno di tempo, ma dopo diversi mesi il club sperava probabilmente in una crescita più rapida e in una maggiore capacità di adattarsi ai ritmi del calcio italiano.

Finora questo salto non si è visto.

Anche in Primavera non aveva convinto

Il polacco aveva avuto spazio anche con la Primavera, ma senza riuscire a lasciare un segnale particolarmente forte.

Nel derby disputato al Fersini, per esempio, era apparso ancora indietro dal punto di vista fisico e della condizione.

Un elemento che conferma come il problema non sia soltanto la concorrenza in prima squadra, ma anche una maturazione che deve ancora completarsi.

Gli infortuni stanno complicando tutto

A rendere il quadro ancora più difficile sono stati i problemi muscolari.

Przyborek ha faticato a sostenere i carichi della preparazione e negli ultimi tempi ha dovuto fare i conti con nuovi stop.

Secondo il Corriere dello Sport, il polacco non ha partecipato nemmeno all’amichevole contro l’Arezzo a causa di un affaticamento all’adduttore.

Non era inoltre tra i convocati per la trasferta di Venezia.

Serve uno scatto

La Lazio continua naturalmente ad avere tempo davanti.

Przyborek è giovanissimo e sarebbe sbagliato bocciarlo definitivamente dopo così pochi minuti giocati.

Ma è altrettanto evidente che, dopo un investimento da oltre 5 milioni, il club si aspetta prima o poi un segnale concreto.

Il primo obiettivo deve essere ritrovare continuità fisica.

Poi servirà dimostrare di poter reggere ritmi, intensità e richieste tattiche del calcio italiano.

Per ora, però, Przyborek resta un rebus costoso e ancora irrisolto.



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Lotito-Bisignani, nuovo scontro: «Mai amici? Domenica ricorderò vent’anni di episodi»

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Bisignani torna sul caso Lotito: «Questa indagine sarà un autogol». Poi rilancia sulle dieci domande, i conti della Lazio e la protesta dei tifosi.

Si alza ancora il livello dello scontro tra Claudio Lotito e Luigi Bisignani. Dopo che il legale del presidente della Lazio ha sostenuto che tra Lotito e Bisignani non ci sarebbero mai stati rapporti né d’affari né di amicizia, è arrivata la replica diretta dell’editorialista, affidata a Dagospia.

Bisignani concede un punto alla difesa di Lotito, ma ne contesta apertamente un altro: nessun rapporto d’affari, sì; nessun rapporto di amicizia, no.

Bisignani: «Preparate i popcorn»

La risposta parte subito con un tono ironico:

«Caro Dago, per usare il tuo linguaggio, preparate i popcorn».

Poi il passaggio centrale:

«Vedo che l’avvocato di Lotito dice che il senatore non ha avuto rapporti né di affari né di amicizia con me. Sul primo punto ha ragione; sul secondo mi divertirò domenica, su Il Tempo, a ricordargli vent’anni di episodi, con nomi, cognomi e circostanze».

Bisignani annuncia quindi un nuovo intervento sul quotidiano, promettendo di ricostruire in maniera dettagliata il rapporto avuto con Lotito nel corso degli anni.

«Pronto a un contraddittorio pubblico»

L’editorialista rilancia anche sul piano pubblico:

«Ovviamente, sono pronto anche a un contraddittorio pubblico».

E aggiunge:

«È lui che sfugge alle domande che gli abbiamo posto e si nasconde dietro fantomatici complotti».

Si tratta, naturalmente, della posizione di Bisignani nel confronto a distanza con Lotito.

Il riferimento alle domande rimaste aperte

La replica si inserisce nel contesto delle dieci domande che Bisignani aveva rivolto mesi fa al presidente della Lazio attraverso Il Tempo.

Da allora il confronto è diventato sempre più aspro, fino ad arrivare all’inchiesta della Procura di Roma e alle reciproche prese di posizione pubbliche e legali.

Bisignani continua a sostenere che il cuore della vicenda sia il mancato confronto sui temi sollevati e torna a chiedere un faccia a faccia.

La chiusura in latino

La risposta si conclude con una frase volutamente pungente:

«Per dirla nel latino tanto caro al senatore: meminisse iuvabit, farà piacere ricordare».

Poi l’ultima stoccata:

«A me senz’altro. A lui, forse, un po’ meno e al suo incauto avvocato ancora di più».

Domenica nuovo capitolo sul Tempo

Lo scontro, dunque, è tutt’altro che chiuso.

Bisignani annuncia per domenica un nuovo articolo nel quale promette di ricostruire vent’anni di episodi, citando nomi, circostanze e dettagli a sostegno della propria versione sul rapporto con Lotito.

Fino ad allora, il punto resta chiaro: la difesa del presidente nega rapporti di amicizia; Bisignani dice il contrario e annuncia documentazione e ricordi concreti.



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Lazio, oggi la fotografia dei conti: mercato di gennaio a rischio blocco

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Claudio Lotito presidente della SS Lazio durante un'intervista

Oggi, 30 settembre, è una giornata importante per il futuro del mercato della Lazio. Verrà infatti scattata la fotografia dei conti utilizzata per valutare l’indice del Costo del Lavoro Allargato, parametro che determinerà il grado di libertà del club nella prossima sessione invernale.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, l’ipotesi di un mercato completamente libero sarebbe da escludere: la Lazio non sarebbe riuscita a rientrare sotto la soglia dello 0,7.

Lazio, l’ultimo indice era a 0,82

L’ultima rilevazione aveva restituito un valore pari a 0,82, quindi ancora distante dal limite richiesto per poter operare senza vincoli.

Da qui si aprono tre scenari.

Se l’indice dovesse migliorare ma restare comunque sopra lo 0,7, la Lazio andrebbe incontro a un’altra sessione di mercato a saldo zero, con nuovi acquisti possibili soltanto attraverso una copertura economica equivalente.

Se invece il dato restasse sugli stessi livelli o peggiorasse, il rischio sarebbe quello di un nuovo blocco del mercato.

Ed è proprio quest’ultima ipotesi che, secondo il quotidiano, starebbe prendendo sempre più consistenza.

Mercato libero praticamente escluso

La possibilità migliore, cioè un mercato completamente aperto, appare dunque fuori portata.

Per rientrare sotto quota 0,7 sarebbe stato necessario un miglioramento molto consistente rispetto allo 0,82 precedente.

La Lazio potrebbe quindi trovarsi nuovamente costretta a muoversi attraverso cessioni e alleggerimenti del costo della rosa prima di poter pensare a nuovi innesti.

Un problema non secondario considerando che la squadra di Gattuso ha iniziato il campionato molto bene e potrebbe presentarsi a gennaio ancora in corsa per obiettivi importanti.

Il rischio è un nuovo blocco come nel 2025

Lo scenario più pesante sarebbe però quello di un blocco totale delle operazioni in entrata, situazione già vissuta dalla Lazio nell’estate 2025.

In quel caso il club potrebbe trovarsi sostanzialmente impossibilitato a rafforzare la squadra e costretto a concentrarsi quasi esclusivamente sulle uscite.

Secondo Il Messaggero, il rischio è concreto.

La fotografia del 30 settembre sarà quindi determinante per capire in quale fascia regolamentare rientrerà la società.

Il verdetto arriverà soltanto a dicembre

Attenzione però: oggi non arriverà il responso ufficiale.

I dati fotografati al 30 settembre dovranno essere analizzati dalla nuova commissione incaricata dei controlli e il verdetto definitivo dovrebbe arrivare soltanto a dicembre, a poche settimane dall’apertura del mercato invernale.

Questo significa che per diverse settimane la Lazio resterà in una situazione di incertezza.

Il club potrà naturalmente preparare scenari e strategie, ma soltanto con il responso ufficiale sarà possibile capire quanto margine avrà realmente a gennaio.

Perché il parametro è così importante

Il Costo del Lavoro Allargato misura il peso complessivo della rosa rispetto ai ricavi e agli altri parametri previsti dalle norme federali.

Non conta quindi soltanto lo stipendio dei giocatori, ma il costo complessivo sostenuto per mantenere la squadra.

È proprio per questo che durante l’estate la Lazio ha lavorato molto sulle uscite e sulla riduzione del monte ingaggi.

Addii come quelli di Patric, Pedro, Basic, Hysaj e altri giocatori sono serviti anche ad alleggerire il costo della rosa.

Resta però da capire se tutto questo sarà stato sufficiente per migliorare significativamente l’indice.

Il paradosso della Lazio: classifica alta, mercato forse bloccato

Ed è qui che torna uno dei grandi temi di questa stagione.

La Lazio di Gattuso sta ottenendo risultati superiori alle aspettative.

Ma la società rischia di arrivare a gennaio con margini di manovra molto limitati.

Se la squadra dovesse essere ancora in corsa per l’Europa o addirittura per la Champions, il mercato invernale potrebbe diventare decisivo.

Le concorrenti potrebbero intervenire per rafforzarsi.

La Lazio, invece, rischia di dover prima vendere per poter comprare, oppure, nello scenario peggiore, di non poter effettuare operazioni in entrata.

Oggi si scatta la foto, a dicembre il verdetto

La data del 30 settembre è quindi fondamentale, ma non definitiva.

Oggi viene fissato il quadro economico.

Poi inizierà l’attesa.

Il responso ufficiale dovrebbe arrivare a dicembre e solo allora sapremo se la Lazio avrà:

mercato a saldo zero, blocco delle operazioni oppure – scenario al momento molto difficile – maggiore libertà di movimento.

Il rischio più concreto, secondo le indiscrezioni, resta quello di una nuova sessione fortemente condizionata.

E per una squadra che sul campo sta cercando di costruire qualcosa di importante, sarebbe un limite pesante.



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Stadio Flaminio, Gualtieri accelera: «Puntiamo al voto sul pubblico interesse entro fine anno»

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Progetto Stadio Flaminio Lazio: i documenti dell'iter burocratico in Comune.

Il progetto della Lazio per lo Stadio Flaminio continua ad andare avanti e adesso arriva una nuova indicazione importante direttamente dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Intervistato da La Repubblica, il primo cittadino ha confermato che la Conferenza dei servizi preliminare si è conclusa positivamente e ha indicato come obiettivo il voto sul riconoscimento del pubblico interesse entro la fine del 2026. la Repubblica

Non significa ancora via libera definitivo allo stadio, ma rappresenta un passaggio politico-amministrativo fondamentale per il progetto biancoceleste.

Gualtieri: «La Conferenza preliminare si è conclusa positivamente»

Il sindaco ha fatto il punto sull’iter del Flaminio:

«La Conferenza dei servizi preliminare si è conclusa positivamente e il parere della Soprintendenza è stato un passaggio importante».

La fase preliminare, dunque, non ha bloccato il progetto, ma ha prodotto una serie di prescrizioni che la Lazio dovrà recepire nel prosieguo della progettazione. Nei mesi scorsi erano emersi soprattutto i temi legati alla tutela della struttura dei Nervi, alla pensilina e all’accessibilità dell’impianto. la Repubblica

Tutela e mobilità restano i due nodi principali

Gualtieri ha indicato esplicitamente le questioni sulle quali sarà necessario intervenire:

«Ora le prescrizioni emerse, a cominciare da quelle sulla tutela dell’impianto e sulla mobilità, dovranno essere recepite nel prosieguo della progettazione».

È un passaggio importante perché conferma che il progetto Casamonti non può proseguire esattamente nella forma originaria.

La Soprintendenza aveva già indicato la necessità di preservare la pensilina e di evitare che il nuovo intervento cancellasse alla vista il vecchio Flaminio. Anche il tema dei flussi, dell’accessibilità e del trasporto pubblico resta centrale. la Repubblica

Pubblico interesse entro la fine dell’anno

La vera novità riguarda però i tempi.

Gualtieri ha dichiarato:

«Puntiamo al voto sul riconoscimento del pubblico interesse in Aula Giulio Cesare entro la fine dell’anno».

È quindi questo il prossimo obiettivo concreto del Campidoglio.

Nelle scorse settimane si era parlato di un possibile passaggio già tra settembre e ottobre, ma le parole del sindaco allargano ora formalmente la finestra fino alla fine del 2026. la Repubblica

Il progetto dovrà passare attraverso il percorso amministrativo previsto e arrivare all’Assemblea Capitolina per il voto.

Cosa cambia con il pubblico interesse

Il riconoscimento del pubblico interesse sarebbe uno dei passaggi più importanti compiuti finora dal progetto Lazio.

Significherebbe che Roma Capitale considera l’intervento proposto dalla società meritevole di proseguire per la sua rilevanza pubblica.

Ma attenzione: non equivarrebbe ancora all’approvazione definitiva dello stadio né all’apertura dei cantieri.

Dopo quel passaggio, la Lazio dovrà proseguire con una progettazione più avanzata e recepire tutte le prescrizioni emerse nella fase preliminare, per poi affrontare la successiva Conferenza dei servizi decisoria.

Roma e Lazio, due iter diversi

Gualtieri ha anche sottolineato la differenza tra i due progetti degli stadi capitolini:

«Roma e Lazio sono in fasi diverse dei rispettivi percorsi, ma il nostro impegno riguarda entrambe».

La distinzione è importante.

Il progetto della Roma a Pietralata ha appena ottenuto il via libera definitivo della Conferenza dei servizi, aprendo la strada all’autorizzazione unica e alla futura apertura dei cantieri. la Repubblica

La Lazio, invece, è ancora nella fase precedente: deve ottenere il riconoscimento del pubblico interesse e successivamente affrontare la fase decisoria.

Non avrebbe quindi senso mettere sullo stesso piano i due iter amministrativi.

Il Flaminio non è bloccato, ma deve cambiare

Il dato forse più importante delle ultime settimane è proprio questo.

Il progetto della Lazio non è stato bocciato.

Il Campidoglio continua a lavorarci e il sindaco conferma pubblicamente l’obiettivo di portarlo in Aula Giulio Cesare.

Allo stesso tempo, però, le prescrizioni della Soprintendenza non sono dettagli secondari. Il progetto dovrà essere modificato per salvaguardare le caratteristiche architettoniche del Flaminio e trovare soluzioni credibili sulla mobilità. la Repubblica

Fine 2026, il primo vero spartiacque

Le parole di Gualtieri fissano quindi una scadenza politica importante.

Entro la fine dell’anno Roma Capitale punta a votare il pubblico interesse sul progetto Lazio.

Se il voto arriverà e sarà positivo, il Flaminio entrerà in una fase nuova e più avanzata.

Se invece emergeranno ulteriori ostacoli, soprattutto sulle modifiche progettuali richieste, i tempi potrebbero inevitabilmente allungarsi.

Per ora, però, il messaggio del sindaco è chiaro: il progetto resta vivo e il Campidoglio vuole portarlo al prossimo passaggio entro il 2026.



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Lazio, Formello sempre più bunker: Juve Stabia a porte chiuse anche alla stampa

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Lazio-Juve Stabia sarà ancora a porte chiuse e senza giornalisti. Crescono i dubbi sulla comunicazione del club, anche per gli aggiornamenti sugli infortunati.

La Lazio continua a chiudersi dentro Formello. Durante la lunga sosta per le nazionali, la squadra di Gennaro Gattuso ha programmato alcune amichevoli per mantenere il ritmo partita e provare nuove soluzioni tattiche. Dopo il test contro l’Arezzo, sabato toccherà alla Juve Stabia.

Ma ancora una volta la partita sarà disputata a porte chiuse. E questa volta, secondo le informazioni emerse, non soltanto per i tifosi: anche i giornalisti non potranno assistere all’incontro.

Una scelta che lascia perplessi e che si inserisce in un problema più ampio: la comunicazione della Lazio appare sempre più ridotta, soprattutto quando si parla di allenamenti e condizioni degli infortunati.

Lazio-Juve Stabia a porte chiuse: fuori anche i giornalisti

La Lazio utilizzerà la sosta per affrontare la Juve Stabia in un test utile a Gattuso per dare minuti a chi ha giocato meno e verificare alcune alternative in vista della ripresa del campionato.

Fin qui nulla di particolare.

Il problema è la modalità.

La gara sarà nuovamente disputata senza pubblico e, questa volta, anche senza la possibilità per la stampa di seguirla direttamente da Formello.

Ed è questo il punto più difficile da comprendere.

Durante l’estate la chiusura di alcune sedute e amichevoli era stata collegata anche ai lavori in corso nel centro sportivo. Adesso quella spiegazione appare molto meno applicabile.

Un’occasione persa per riavvicinare i tifosi

La decisione sorprende ancora di più considerando il momento vissuto dal club.

La Lazio sta attraversando una frattura profonda con una parte importante della propria tifoseria. L’Olimpico resta largamente disertato da chi porta avanti la protesta, mentre in trasferta i sostenitori continuano a seguire la squadra.

In questo contesto, un’amichevole durante la sosta avrebbe potuto rappresentare una piccola occasione per aprire Formello ai tifosi, permettere alle famiglie di vedere da vicino la squadra e creare un momento di normalità.

Non avrebbe risolto la contestazione.

Ma sarebbe stato almeno un gesto di apertura.

La società ha invece scelto ancora una volta la strada opposta.

Il problema diventa ancora più evidente con la stampa

Tenere fuori i tifosi è una scelta discutibile.

Tenere fuori anche i giornalisti pone un problema differente.

Un’amichevole non è una seduta tattica segreta alla vigilia di una finale. La gara, peraltro, dovrebbe essere comunque visibile attraverso i canali previsti per la trasmissione.

Diventa quindi difficile comprendere quale vantaggio possa derivare dall’impedire alla stampa di assistere direttamente al test.

La sensazione è quella di un Formello sempre più chiuso verso l’esterno, quasi trasformato in un bunker comunicativo.

La Lazio e il problema della comunicazione

Il tema, infatti, non riguarda soltanto le amichevoli.

Uno degli aspetti che maggiormente sorprende in questo inizio di stagione è la scarsità di comunicazioni ufficiali sulle condizioni fisiche dei giocatori.

Quando un calciatore si ferma, molto spesso le informazioni arrivano attraverso le conferenze stampa di Gattuso oppure attraverso indiscrezioni giornalistiche.

È accaduto recentemente con Danilo Cataldi, il cui nuovo problema fisico è stato reso noto dallo stesso allenatore.

Gattuso ha spiegato che il centrocampista aveva avuto una nuova battuta d’arresto, ma senza una comunicazione medica ufficiale del club il quadro è rimasto inevitabilmente meno preciso.

Cataldi, Rovella, Marusic: informazioni soprattutto da Gattuso

Un discorso simile riguarda altri giocatori.

Per Nicolò Rovella le indicazioni sui tempi di recupero sono emerse principalmente attraverso dichiarazioni e indiscrezioni.

Anche sulle condizioni di Adam Marusic e Dele-Bashiru, Gattuso è stato spesso la fonte principale degli aggiornamenti pubblici.

Non significa che una società debba comunicare ogni minimo affaticamento.

Ma quando un calciatore della prima squadra è indisponibile per diverse settimane, avere un bollettino chiaro aiuta sia i tifosi sia soprattutto chi deve raccontare quotidianamente la Lazio.

Il precedente Gigot resta emblematico

Il caso che meglio rappresenta questa difficoltà comunicativa è probabilmente quello di Samuel Gigot.

Durante la scorsa stagione il difensore ha vissuto una lunga serie di problemi fisici e rinvii nel recupero.

Si è parlato inizialmente di problemi alla schiena, successivamente della caviglia e di un intervento chirurgico, poi di nuovi stop durante il tentativo di rientro.

Alla fine il contratto è stato risolto.

Ma per mesi il quadro sulle sue reali condizioni è rimasto poco chiaro all’esterno.

Ed è proprio questo che una comunicazione più trasparente potrebbe evitare.

Se il club non comunica, aumentano inevitabilmente le indiscrezioni

Il paradosso è semplice.

Una società può scegliere di comunicare meno per controllare maggiormente le informazioni.

Ma spesso ottiene l’effetto contrario.

Se non esiste un aggiornamento ufficiale sulle condizioni di un giocatore, iniziano inevitabilmente a circolare versioni differenti: chi parla di una settimana, chi di un mese, chi di una ricaduta e chi di un problema completamente diverso.

Un bollettino ufficiale riduce invece le speculazioni.

Per questo la comunicazione medica non dovrebbe essere vista come la diffusione di informazioni riservate, ma come uno strumento utile alla stessa società.

Un club moderno dovrebbe aprirsi, non chiudersi

Il problema diventa ancora più ampio se collegato alla crescita del marchio Lazio.

Oggi le grandi società calcistiche non sono soltanto squadre.

Sono aziende di intrattenimento che producono quotidianamente contenuti, raccontano gli allenamenti, aprono i centri sportivi, organizzano eventi con i tifosi e cercano di aumentare il coinvolgimento intorno al brand.

La Lazio, invece, troppo spesso sembra procedere nella direzione opposta.

Meno accesso.

Meno informazioni.

Meno occasioni di contatto.

Ed è difficile conciliare questa impostazione con la necessità di far crescere merchandising, sponsorizzazioni e ricavi commerciali.

I numeri del merchandising raccontano già una difficoltà

L’ultimo bilancio ha mostrato ricavi da merchandising inferiori ai 2 milioni di euro, una quota molto ridotta rispetto al giro d’affari complessivo del club.

Naturalmente non si può spiegare quel numero soltanto con le porte chiuse di Formello.

Ma la capacità di valorizzare un marchio passa anche dal rapporto con il pubblico.

Più occasioni di contatto significano più coinvolgimento, più contenuti, maggiore esposizione e potenzialmente maggior valore commerciale.

Chiudersi produce l’effetto opposto.

La Lazio di Gattuso vola, ma la società dovrebbe sfruttare il momento

La cosa ancora più paradossale è che tutto questo accade mentre la squadra sta vivendo un momento positivo.

Gattuso ha costruito un gruppo che sta ottenendo risultati superiori alle aspettative e diversi giocatori stanno diventando protagonisti.

Sarebbe probabilmente il momento ideale per avvicinare il pubblico alla squadra.

Aprire un’amichevole.

Permettere ai bambini di vedere i propri giocatori.

Facilitare il lavoro dei giornalisti.

Raccontare meglio quello che accade a Formello.

Invece il centro sportivo sembra diventare sempre più impermeabile.

Formello bunker è davvero la strada giusta?

La domanda, quindi, è semplice.

Quale vantaggio ottiene la Lazio chiudendo un’amichevole anche alla stampa?

E quale vantaggio ottiene evitando di comunicare in maniera sistematica le condizioni dei propri giocatori?

È difficile individuarne uno.

Il rischio, al contrario, è aumentare ulteriormente la distanza tra società, tifosi e informazione proprio in un momento nel quale il rapporto con l’ambiente avrebbe bisogno dell’esatto contrario.

La squadra di Gattuso sta facendo la propria parte sul campo.

Il pubblico continua a dimostrare il proprio legame seguendola in trasferta.

Forse anche la società dovrebbe iniziare a chiedersi se alzare continuamente muri attorno a Formello sia davvero la strategia migliore per il futuro della Lazio.



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Lazio, la sosta stavolta sorride a Gattuso: Isaksen e Frattesi segnano, Provstgaard cresce. Sospiro di sollievo per Gudmundsson

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La sosta nazionali porta buone notizie alla Lazio: Isaksen e Frattesi segnano, Provstgaard cresce e per Gudmundsson sembra scongiurato un lungo stop.

Per una volta la sosta per le nazionali può diventare un vantaggio per la Lazio. Solitamente le pause internazionali vengono vissute dai tifosi con preoccupazione: infortuni, viaggi, stanchezza e giocatori che rientrano a Formello soltanto pochi giorni prima della ripresa del campionato. Stavolta, però, il quadro sembra diverso.

Lo spavento maggiore è arrivato da Albert Gudmundsson, rientrato anticipatamente dopo il problema alla spalla. Le prime indicazioni, però, avrebbero escluso la frattura e questo permetterebbe di guardare con maggiore ottimismo anche alla prossima sfida con il Monza.

Nel frattempo Gustav Isaksen e Davide Frattesi hanno ritrovato il gol, Oliver Provstgaard continua ad accumulare esperienza internazionale e perfino Nuno Tavares ha trovato spazio con un Portogallo dalla concorrenza elevatissima.

Isaksen ritrova il gol: la Lazio spera di riaverlo diverso

La notizia forse più importante riguarda Gustav Isaksen.

Il danese ha segnato con la propria nazionale – dopo essersi visto annullare anche un’altra rete – e per un attaccante il gol può rappresentare una medicina fondamentale.

Isaksen ha iniziato la stagione con la Lazio al di sotto delle aspettative e, finora, Matteo Cancellieri ha dato maggiori risposte sulla fascia destra.

Il potenziale del danese, però, rimane evidente.

La nazionale gli sta permettendo soprattutto di giocare con continuità, accumulare minuti e ritrovare quelle sensazioni che con la Lazio, dove lo spazio è stato inferiore, erano mancate.

Ed è proprio questo che può cambiare qualcosa al ritorno a Formello.

Isaksen con la Danimarca sembra un altro giocatore

Non è la prima volta che accade.

Isaksen riesce spesso a essere particolarmente incisivo con la maglia della Danimarca e il suo rendimento realizzativo internazionale è decisamente interessante.

La Lazio deve provare a trasferire quella stessa sicurezza nel campionato italiano.

Perché se Cancellieri oggi parte avanti nelle gerarchie sulla base delle prestazioni, ritrovare il miglior Isaksen significherebbe consegnare a Gattuso un’altra arma offensiva di grande valore.

E la concorrenza, quando è positiva, può aiutare entrambi.

Frattesi segna ancora con l’Italia

La sosta sorride anche a Davide Frattesi, a segno contro la Turchia.

Il centrocampista della Lazio ha raggiunto quota nove gol con la Nazionale italiana, eguagliando anche il bottino azzurro di Francesco Totti.

Ma il dato più interessante della sua partita non riguarda soltanto il gol.

Frattesi ha infatti interpretato una posizione leggermente differente rispetto a quella alla quale siamo maggiormente abituati.

Frattesi non è soltanto il centrocampista degli inserimenti

Alla Lazio abbiamo imparato immediatamente a conoscere una delle sue caratteristiche migliori: la capacità di arrivare in area nel momento giusto.

Il gol contro la Turchia ne è un altro esempio.

Il portiere respinge, Frattesi è lì e segna.

Può sembrare semplice, ma non lo è. Bisogna leggere prima l’azione, attaccare lo spazio e capire dove può finire il pallone.

Era una qualità che mancava da tempo al centrocampo della Lazio.

Ma contro la Turchia Frattesi ha mostrato anche altro.

Ha partecipato maggiormente alla costruzione, ha gestito il pallone e ha lavorato da interno di centrocampo senza limitarsi alla ricerca continua dell’area.

Ed è probabilmente proprio questo il prossimo passo che deve compiere.

Gattuso può ritrovare un Frattesi ancora più completo

Frattesi non deve diventare soltanto «quello che si inserisce».

Alla Lazio può trasformarsi in un centrocampista completo e soprattutto in uno dei leader tecnici e caratteriali della squadra.

Le partite in nazionale servono anche a questo.

Giocare in un contesto differente, assumersi maggiori responsabilità e interpretare compiti diversi può aggiungere qualcosa al bagaglio del calciatore.

Lo stesso Frattesi ha sottolineato come negli ultimi anni avesse trovato meno continuità in Nazionale anche a causa dello scarso minutaggio con il club.

Ora la situazione è cambiata.

Alla Lazio gioca, si sente importante e il rendimento ne sta beneficiando.

Provstgaard continua a crescere

Indicazioni positive arrivano anche da Oliver Provstgaard.

Il difensore danese si è preso un ruolo importante nella Lazio di Gattuso e la convocazione in nazionale rappresenta un’ulteriore conferma della sua crescita.

Giocare partite internazionali significa accumulare esperienza e soprattutto percepire che quanto fatto con il club viene osservato anche fuori da Formello.

Provstgaard aveva già spiegato dal ritiro danese quanto la fiducia di Gattuso lo stesse aiutando ad assumersi maggiori responsabilità dopo la partenza di Alessio Romagnoli.

La nazionale può accelerare ulteriormente questo percorso.

Nuno Tavares trova spazio nel Portogallo

Anche Nuno Tavares può tornare dalla sosta con sensazioni positive.

Non è partito titolare, ma è riuscito comunque a trovare minuti con il Portogallo.

E considerando il livello della nazionale portoghese e la concorrenza presente in rosa, riuscire a entrare stabilmente nel giro rappresenta già un riconoscimento importante.

Per Nuno il messaggio è semplice: continuare a rendere con la Lazio può permettergli di conquistare sempre più spazio anche a livello internazionale.

Un incentivo ulteriore a mantenere alto il livello mostrato in questo avvio di stagione.

Mandas, invece, aspetta ancora la sua occasione con la Grecia

C’è però anche un piccolo rimpianto.

Christos Mandas continua a essere convocato dalla Grecia, ma aspetta ancora una vera opportunità da titolare.

Ed è difficile non sottolinearlo considerando quanto sta facendo con la Lazio.

Mandas è stato uno dei protagonisti assoluti dell’inizio di stagione biancoceleste, risultando decisivo in diverse partite.

La concorrenza in nazionale resta forte, ma se continuerà su questi livelli sarà sempre più difficile ignorarlo.

Per un portiere, inoltre, acquisire lo status di titolare anche con la propria nazionale può rappresentare un ulteriore salto nella carriera.

Gudmundsson, lo spavento più grande

L’unica vera preoccupazione della sosta riguarda Albert Gudmundsson.

L’islandese è rientrato anticipatamente per un problema alla spalla e inizialmente si era temuto qualcosa di serio.

Le ultime indicazioni avrebbero però scongiurato una frattura, riducendo notevolmente il rischio di uno stop lungo.

Resta da capire quando potrà tornare completamente a disposizione e sarà importante avere un quadro definitivo sulle sue condizioni.

Per Gattuso sarebbe fondamentale poter contare sull’islandese già contro il Monza, considerando la sua capacità di occupare praticamente tutte le posizioni offensive.

Stavolta la nazionale può restituire una Lazio migliore

La sosta non è ancora terminata e, naturalmente, bisognerà aspettare il rientro di tutti prima di tirare definitivamente le somme.

Ma finora le indicazioni sono incoraggianti.

Isaksen ritrova gol e minuti. Frattesi segna e aggiunge nuove soluzioni al proprio gioco. Provstgaard cresce. Nuno Tavares resta nel giro di una grande nazionale. Mandas continua ad avvicinarsi alla possibilità di conquistare spazio con la Grecia.

E soprattutto lo spavento Gudmundsson sembra meno grave di quanto temuto inizialmente.

Per una volta, quindi, la pausa delle nazionali potrebbe restituire a Gattuso giocatori più sicuri, più rodati e con maggiore fiducia.

E in vista della ripresa del campionato, può essere un vantaggio tutt’altro che secondario.



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Lotito sceglierebbe davvero la Lazio se fosse costretto a decidere con la Reggina? I segnali da Reggio aumentano i dubbi

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Lotito sempre più coinvolto nella Reggina mentre resta aperto il nodo multiproprietà. Se gli amaranto saliranno in Serie C, potrebbe arrivare un bivio reale.

Se Claudio Lotito fosse costretto un giorno a scegliere tra Lazio e Reggina, siamo davvero sicuri che sceglierebbe automaticamente il club biancoceleste? Oggi non esiste alcuna decisione in questo senso e non risultano trattative per la cessione della Lazio. Ma quanto sta accadendo a Reggio Calabria rende la domanda meno teorica di quanto potesse sembrare soltanto qualche mese fa.

Domenica 27 settembre, mentre la Lazio disputava a Formello l’amichevole contro l’Arezzo, Lotito era al Granillo per assistere alla Reggina contro la Nuova Igea Virtus. La presenza in Calabria era legata anche alle elezioni suppletive per la Camera e al suo crescente rapporto politico con il territorio. La Lazio Siamo Noi

Questo, da solo, non dimostra che Lotito preferisca la Reggina alla Lazio. Ma è un altro elemento da inserire in un quadro molto più ampio.

Lotito a Reggio mentre la Lazio giocava a Formello

La Lazio affrontava l’Arezzo in amichevole al Fersini. Lotito ha invece scelto Reggio Calabria, dove la Reggina giocava una partita ufficiale di Serie D. laziofamily.it

La differenza tra i due impegni è evidente: una gara ufficiale conta più di un’amichevole e, soprattutto, il viaggio aveva anche una dimensione politica.

Ma è significativo che Lotito stia dedicando sempre più tempo personalmente al progetto amaranto.

Dopo la partita ha parlato di una squadra costruita già pensando alla futura Serie C:

«Non c’è dubbio che abbiamo costruito questa squadra pensando già alla prossima Serie C».

E sulla multiproprietà, invece di escludere il problema, ha risposto:

«Facciamo un passo alla volta, siamo ancora a fine settembre, c’è tempo». StrettoWeb

A Reggio il clima intorno a Lotito è completamente diverso

Questo è probabilmente il punto più interessante.

A Roma il rapporto con una parte consistente della tifoseria è ormai apertamente conflittuale. La protesta all’Olimpico continua e ha ricevuto attenzione anche dalla stampa internazionale.

A Reggio Calabria, invece, Lotito si trova oggi in un ambiente decisamente più favorevole.

Ha parlato pubblicamente del rapporto con il sindaco Francesco Cannizzaro, definendo il progetto comune molto importante per la città, e ha annunciato perfino di essere alla ricerca di una casa a Reggio. StrettoWeb

Il giorno successivo alla partita era inoltre presente ai festeggiamenti del centrodestra per le elezioni suppletive, accanto allo stesso Cannizzaro e ad altri esponenti politici. Il Reggino

Sono fatti che mostrano come il progetto Reggina, almeno oggi, non sia per Lotito esclusivamente calcistico.

Cannizzaro gli chiede addirittura di portare la Reggina in Serie A

Durante i festeggiamenti elettorali, Cannizzaro ha rivolto pubblicamente a Lotito una battuta molto significativa:

«Claudio sa che deve portare la Reggina in Serie A».

Lotito ha risposto parlando di risultati e del proprio impegno per Reggio Calabria. StrettoWeb

Naturalmente una frase pronunciata durante una celebrazione politica non costituisce un programma societario vincolante.

Ma racconta il clima.

A Reggio Lotito viene presentato come l’uomo chiamato a rilanciare il club e, contemporaneamente, come un interlocutore importante per il territorio.

Il vero problema è la multiproprietà

Qui arriviamo al punto decisivo.

L’articolo 16-bis delle NOIF vieta allo stesso soggetto di controllare più società del settore professionistico. Se una società dilettantistica viene promossa tra i professionisti, la situazione incompatibile deve essere risolta entro i termini stabiliti per l’iscrizione. FIGC

Quindi, con la normativa attuale, una promozione della Reggina in Serie C aprirebbe un problema reale per Lotito.

Non sarebbe possibile semplicemente proseguire indefinitamente controllando sia Lazio sia Reggina.

Questo è il motivo per cui il tema delle multiproprietà è così importante per il futuro delle due società.

Attenzione però alla scadenza 2028-2029

Esiste anche una disciplina transitoria relativa alle situazioni già esistenti prima dell’introduzione delle nuove regole, come quella Napoli-Bari della famiglia De Laurentiis, con termine fissato alla stagione 2028-2029. FIGC

Ma questa disciplina non significa automaticamente che Lotito potrebbe beneficiare della stessa eccezione per un’acquisizione successiva.

Il principio generale resta infatti il divieto di controllo di più club professionistici.

Per questo sarà determinante verificare quale normativa sarà effettivamente in vigore nel momento in cui, eventualmente, la Reggina dovesse ottenere la promozione.

Lotito vuole cambiare la norma?

Lotito non ha nascosto in passato le proprie perplessità sulla disciplina delle multiproprietà e, interrogato direttamente a Reggio, non ha chiuso la questione.

Ma dire oggi che riuscirà certamente a modificare la normativa sarebbe andare oltre i fatti disponibili.

La regola attualmente in vigore è chiara e la FIGC ha difeso negli anni il principio per cui il controllo contemporaneo di più club professionistici crea problemi di indipendenza e integrità della competizione. FIGC

Il caso Malagò può cambiare gli equilibri FIGC?

C’è poi il terremoto federale.

La presidenza FIGC di Giovanni Malagò è al centro di una controversia sul requisito del tesseramento al momento della candidatura. La Giunta CONI sta valutando la questione e tra gli scenari discussi pubblicamente c’è anche il commissariamento della Federazione. La Gazzetta dello Sport

Lotito aveva già sostenuto l’ipotesi commissariamento.

Ma da qui a concludere che un eventuale commissario modificherebbe la norma sulle multiproprietà in suo favore c’è un passaggio che oggi non è supportato da fatti verificati.

Può essere uno scenario politico-sportivo da osservare, non una conclusione.

Perché Reggio può essere interessante anche sul piano politico

Il rapporto tra Lotito e Reggio Calabria, invece, è concreto.

Il presidente della Lazio è senatore di Forza Italia e ha partecipato attivamente alla vita politica locale durante le suppletive, al fianco degli esponenti del centrodestra che hanno sostenuto il candidato risultato vincitore. Il Reggino

Lotito ha inoltre parlato apertamente di una collaborazione con Cannizzaro «nel calcio e nella politica». StrettoWeb

Questo elemento aiuta a capire perché il suo investimento sulla Reggina possa avere per lui un valore che supera quello strettamente economico del club.

Reggina o Lazio? Oggi nessuno può saperlo

Ed è qui che bisogna distinguere i segnali dalle conclusioni.

Ci sono molti elementi che rendono la domanda interessante:

Lotito investe personalmente sulla Reggina, parla già di Serie C, costruisce rapporti politici a Reggio, valuta l’acquisto di una casa e frequenta sempre più spesso la città.

Tutto vero.

Ma non esiste oggi alcuna prova che, davanti a un obbligo di scelta, preferirebbe la Reggina alla Lazio.

Potrebbe vendere la Reggina.

Potrebbe cercare una modifica regolamentare.

Potrebbe riorganizzare le partecipazioni in modo compatibile con le norme.

Oppure, in uno scenario completamente diverso, potrebbe valutare la cessione della Lazio.

Oggi non sappiamo quale strada sceglierebbe.

Il punto vero è che la scelta potrebbe arrivare davvero

Ed è questa, forse, la vera novità.

Fino a pochi mesi fa chiedersi «Lazio o Reggina?» sarebbe sembrato quasi un esercizio teorico.

Oggi lo è molto meno.

La Reggina sta costruendo un progetto che punta apertamente al professionismo e Lotito stesso parla della Serie C come obiettivo già considerato nella costruzione della squadra.

Se la promozione arriverà e la normativa resterà invariata, il nodo della multiproprietà smetterà di essere una discussione astratta e diventerà una questione da risolvere concretamente.

A quel punto sapremo davvero quali sono le priorità di Lotito.

Fino ad allora, i segnali da Reggio sono interessanti e politicamente rilevanti, ma non bastano ancora per dire quale club sceglierebbe.



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Lotito e i numeri della Lazio: dai 550 milioni di debiti ad Academy e stadio, cosa non torna

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Lotito torna a parlare dei conti della Lazio, dei 550 milioni di debiti, dell’Academy e dello stadio. Ma cosa dicono davvero bilanci e documenti?

Claudio Lotito continua a raccontare la Lazio partendo soprattutto da tre concetti: il club che avrebbe ereditato con 550 milioni di debiti, la patrimonializzazione raggiunta durante la sua gestione e i grandi progetti infrastrutturali, dall’Academy allo Stadio Flaminio. Ma mettendo quelle dichiarazioni accanto ai documenti disponibili, alcuni numeri non coincidono e altri risultati annunciati sono ancora, più correttamente, progetti in corso.

Il tema è tornato d’attualità dopo l’intervista concessa dal presidente della Lazio a StrettoWeb durante il suo viaggio a Reggio Calabria. Lotito ha rivendicato ancora una volta di aver preso una società che «fatturava 84 milioni, ne perdeva 86,5 e aveva 550 milioni di debiti», aggiungendo che oggi la Lazio sarebbe «altamente patrimonializzata», starebbe realizzando l’Academy e lo stadio.

È proprio verificando queste affermazioni che emergono differenze importanti.

Lazio 2004: i 550 milioni di debiti non coincidono con il bilancio

Partiamo dal dato ripetuto più frequentemente da Lotito: 550 milioni di euro di debiti nel momento del suo arrivo alla Lazio.

Il bilancio al 30 giugno 2004 riportava invece, secondo le ricostruzioni basate sui documenti societari, 348,1 milioni di debiti complessivi, dei quali circa 150 milioni verso il fisco. Anche fonti dell’epoca riportavano un indebitamento superiore a 348 milioni. Archivio Storico de L’Unità

La differenza rispetto ai 550 milioni citati ripetutamente dal presidente supera quindi i 200 milioni di euro.

È un punto non secondario.

Sul sito ufficiale della stessa Lazio, ancora oggi, la biografia di Lotito riporta la versione dei 550 milioni di debiti, insieme a 84 milioni di fatturato e 86,5 milioni di perdita. S.S. Lazio

Ma il dato dei debiti indicato nel bilancio dell’epoca è differente.

Anche gli 84 milioni di fatturato richiedono una precisazione

La perdita indicata da Lotito, circa 86,5 milioni, trova sostanziale corrispondenza nei dati dell’esercizio 2003/04.

Diverso il discorso sui ricavi.

Il bilancio al 30 giugno 2004 riportava un valore della produzione di circa 100,8 milioni, non 84 milioni. Il Tempo

“Fatturato” e “valore della produzione” non sono necessariamente sinonimi perfetti dal punto di vista contabile, quindi il confronto va fatto con questa cautela. Ma proprio per questo sarebbe utile che, quando si utilizzano cifre per descrivere una società quotata, venisse chiarito a quale voce contabile ci si riferisce.

Il punto fermo è che il documento del 2004 fotografa 348,1 milioni di debiti e 100,8 milioni di valore della produzione, mentre Lotito continua a utilizzare rispettivamente 550 e 84 milioni.

La Lazio oggi è patrimonializzata? Sì, ma bisogna spiegare perché

Lotito ha poi affermato:

«Oggi è una società che è altamente patrimonializzata».

Formalmente, il bilancio 2026 presenta effettivamente un patrimonio netto consolidato positivo per 113,56 milioni di euro.

Ma il dato necessita di una spiegazione fondamentale.

Al 30 giugno 2025 il patrimonio netto era negativo per 16,83 milioni. Il salto a +113,56 milioni è stato prodotto soprattutto dall’adozione del Revaluation Model previsto dallo IAS 16 e dalla conseguente rivalutazione del Centro Sportivo di Formello. COMUNICATO-STAMPA-APPROVAZIONE-…

La rivalutazione ha incrementato le riserve di circa 140,45 milioni di euro, al netto delle imposte differite. COMUNICATO-STAMPA-APPROVAZIONE-…

Quindi è corretto dire che la Lazio presenta oggi un patrimonio netto positivo. È però altrettanto importante spiegare che quel miglioramento non deriva da 140 milioni entrati nelle casse della società.

È un aumento del valore contabile di un asset immobiliare.

Formello vale di più, ma non significa avere 140 milioni in banca

La distinzione è decisiva.

Rivalutare un immobile aumenta il patrimonio contabile della società, ma non crea automaticamente liquidità.

E infatti il bilancio racconta contemporaneamente un’altra situazione.

Al 30 giugno 2026 le disponibilità liquide della Lazio erano pari a circa 1,84 milioni di euro, contro i 6,06 milioni dell’anno precedente. COMUNICATO-STAMPA-APPROVAZIONE-…

Nello stesso periodo l’indebitamento finanziario netto è salito da 66,3 a 126,4 milioni, con un incremento di oltre 60 milioni. La società attribuisce l’aumento principalmente al maggiore utilizzo delle linee di finanziamento autoliquidanti. COMUNICATO-STAMPA-APPROVAZIONE-…

Quindi possono essere vere contemporaneamente due cose: la Lazio ha un patrimonio netto positivo e una situazione finanziaria che presenta un indebitamento nettamente superiore all’anno precedente.

Ridurre tutto alla frase «siamo altamente patrimonializzati» rischia di raccontare soltanto metà della fotografia.

E infatti il mercato è stato condizionato dai parametri FIGC

C’è poi un altro elemento ufficiale.

Il 12 giugno 2026 la FIGC ha comunicato alla Lazio la non conformità dell’indice del Costo del Lavoro Allargato, imponendo per il mercato estivo il cosiddetto blocco parziale: nuovi acquisti possibili soltanto a fronte dell’integrale copertura dei relativi impegni economico-finanziari. COMUNICATO-STAMPA-APPROVAZIONE-…

Questo non significa che la Lazio fosse insolvente o vicina al fallimento. Non lo era.

Ma dimostra che il club aveva un vincolo economico-regolamentare concreto, tanto da non poter operare liberamente come le altre società che rispettavano il parametro.

È quindi perfettamente legittimo chiedere al presidente come questo dato si concili con una rappresentazione della situazione finanziaria esclusivamente positiva.

Academy Bob Lovati: il progetto nasce nel 2014

Altro tema: l’Academy.

Lotito parla ancora oggi della Lazio che «sta facendo l’Academy».

Qui serve ricostruire la cronologia.

Il progetto dell’Academy Roberto “Bob” Lovati fu presentato ufficialmente il 26 maggio 2014. Furono annunciati sei nuovi campi, una foresteria e un sistema sul modello delle grandi accademie europee. All’epoca si parlava di lavori da completare nell’arco di circa un anno e mezzo. La Gazzetta dello Sport

Dodici anni dopo il tema è ancora presente nelle dichiarazioni societarie.

Ad aprile 2024 Lotito disse che i lavori stavano «per iniziare». ANSA.it

A gennaio 2026 dichiarò invece di essere «nel rush finale» e auspicò il completamento dei lavori nel giro di un mese. LazioPress.it

Va però corretta una cosa: non è accurato dire che dell’Academy nel 2026 non esista alcuna traccia o che i lavori non siano mai partiti. Nel febbraio 2026 Marco Casamonti, durante la presentazione del progetto Flaminio, ha dichiarato che i lavori dell’Academy erano già avviati e in corso di realizzazione. SUD e FUTURI

La critica più precisa, quindi, non è «l’Academy non esiste», ma un’altra: il progetto annunciato nel 2014 ha avuto tempi enormemente più lunghi rispetto a quelli prospettati inizialmente e non risulta ancora completato nella forma annunciata dodici anni fa.

E il nome Bob Lovati?

Anche questo è un punto interessante.

Nel 2014 l’Academy fu presentata ufficialmente come Academy Roberto “Bob” Lovati, nome scelto attraverso il coinvolgimento dei tifosi. La Gazzetta dello Sport

Negli interventi più recenti il presidente tende frequentemente a definirla semplicemente “Academy”.

Questo non basta, da solo, per concludere che l’intitolazione a Lovati sia stata formalmente cancellata. Per affermarlo servirebbe un atto o una comunicazione ufficiale.

Ma è corretto ricordare che il progetto originale venne presentato e comunicato pubblicamente con il nome di Bob Lovati.

Stadio Flaminio: «Stiamo facendo lo stadio» è molto diverso da «abbiamo lo stadio»

Ancora più evidente è il discorso sul Flaminio.

La Lazio ha effettivamente presentato un progetto concreto di rifunzionalizzazione dello stadio. Quindi non siamo più alle semplici dichiarazioni d’intenti degli anni passati. Il progetto esiste ed è entrato nell’iter amministrativo. Solo la Lazio

Ma oggi non esiste ancora un’autorizzazione definitiva alla costruzione.

Il dossier deve superare ulteriori passaggi amministrativi e il tema del pubblico interesse resta fondamentale.

Inoltre le indicazioni della Soprintendenza hanno imposto un confronto su elementi delicati come la tutela della struttura dei Nervi, la pensilina e l’impatto complessivo del nuovo impianto.

Quindi dire «la Lazio sta facendo lo stadio» può avere senso soltanto intendendo che sta portando avanti il progetto e il relativo iter.

È molto diverso dall’affermare che lo stadio sia già approvato o che i lavori siano prossimi alla partenza.

Anche sul finanziamento resta una domanda enorme

Esiste poi la questione economica.

Un’opera di queste dimensioni richiede centinaia di milioni di euro e, prima di arrivare alla costruzione, dovrà essere definita con chiarezza anche la struttura finanziaria dell’intervento.

La presentazione di un progetto è quindi un passaggio importante.

Ma tra presentare il progetto, ottenere il pubblico interesse, completare la conferenza decisoria, ottenere le autorizzazioni, definire il finanziamento e aprire un cantiere esiste una distanza considerevole.

Per questo sarebbe più corretto parlare di progetto Flaminio in iter, non di stadio già realizzato o definitivamente acquisito.

Il problema non è negare ciò che Lotito ha fatto

Il punto non dovrebbe essere trasformare tutto in una guerra ideologica.

Lotito può rivendicare risultati realmente ottenuti: la Lazio ha vinto sei trofei durante la sua presidenza, ha evitato la crisi finanziaria che la minacciava nel 2004 e ha mantenuto il club in Serie A per oltre vent’anni.

Ma proprio perché questi risultati esistono non c’è bisogno di utilizzare cifre che non coincidono con i bilanci o presentare come compiute opere che sono ancora in fase di realizzazione o autorizzazione.

Ed è qui che dovrebbe entrare in gioco il giornalismo.

La domanda che manca troppo spesso

Quando Lotito dice di aver trovato 550 milioni di debiti, la domanda dovrebbe essere:

«Presidente, il bilancio del 2004 ne indicava circa 348: come si arriva a 550?»

Quando parla di patrimonializzazione, si potrebbe chiedere:

«Quanto del patrimonio netto positivo deriva dalla rivalutazione di Formello e quanto dalla gestione corrente?»

Quando cita l’Academy:

«Il progetto fu presentato nel 2014 con tempi molto più brevi: perché dodici anni dopo è ancora in completamento?»

E quando parla del nuovo stadio:

«A che punto è esattamente l’iter e come verrà finanziata l’opera?»

Non sono domande contro Lotito.

Sono semplicemente domande che servono a distinguere una dichiarazione da un dato verificabile.

Ed è una distinzione ancora più importante per una società quotata in Borsa.

Perché tutto questo conta nella protesta dei tifosi

È anche da qui che nasce una parte della distanza tra Lotito e il mondo laziale.

Chi ascolta soltanto il racconto presidenziale potrebbe vedere una società salvata da 550 milioni di debiti, oggi patrimonialmente fortissima, con Academy e stadio in costruzione.

Chi guarda i documenti vede una situazione più articolata: i debiti 2004 indicati nel bilancio erano circa 348 milioni; il patrimonio netto 2026 è diventato positivo soprattutto grazie a una rivalutazione immobiliare; l’indebitamento finanziario netto è salito a 126,4 milioni; il mercato è stato sottoposto a un vincolo FIGC; l’Academy annunciata nel 2014 è ancora in completamento e il Flaminio è ancora dentro un lungo percorso autorizzativo.

Questo non significa che tutto sia negativo.

Significa semplicemente che la realtà è più complessa dello slogan.

Ed è esattamente per questo che le dichiarazioni del presidente dovrebbero essere verificate e, quando necessario, contestualizzate in tempo reale.



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Lazio, Patric saluta dopo 11 anni: accordo con l’Al-Ittifaq, nessun incasso ma 3 milioni risparmiati

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Patric lascia la Lazio dopo undici anni. La trattativa con l’Al-Ittifaq si è finalmente sbloccata dopo aver rischiato di saltare nelle ultime ore e, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, nella tarda serata di ieri è arrivato il via libera definitivo al trasferimento del difensore spagnolo negli Emirati Arabi.

Patric è già a Dubai ed è pronto a cominciare la sua nuova avventura nella Serie B emiratina, nella squadra allenata da Paolo Montero.

Patric-Al-Ittifaq, affare sbloccato all’ultimo momento

La trattativa aveva subito una brusca frenata, probabilmente a causa di alcuni problemi di trascrizione nella documentazione contrattuale.

Con il mercato degli Emirati ormai vicino alla chiusura, però, le parti hanno accelerato e sono riuscite a trovare una soluzione.

L’affare può quindi considerarsi definito e Patric è pronto a iniziare la nuova esperienza lontano dall’Italia.

La Lazio non incassa, ma risparmia 3 milioni lordi

Dal punto di vista economico, la Lazio non riceverà un indennizzo per il cartellino.

Il beneficio per il club sarà soprattutto sul monte ingaggi: l’uscita di Patric consentirà infatti di risparmiare circa 3 milioni di euro lordi di stipendio.

Un risparmio coerente con la strategia societaria delle ultime settimane, orientata a ridurre il costo complessivo della rosa.

La partenza dello spagnolo alleggerisce dunque ulteriormente il monte stipendi dopo le numerose uscite già concretizzate durante l’estate.

Finisce un’avventura iniziata nel 2015

Con la partenza di Patric si chiude una delle esperienze più longeve dell’attuale storia biancoceleste.

Il difensore era arrivato alla Lazio nell’estate del 2015 a parametro zero e, stagione dopo stagione, era riuscito a ritagliarsi spazio con diversi allenatori.

Terzino nelle prime fasi della sua esperienza romana, è stato poi utilizzato sempre più frequentemente come difensore centrale, diventando una soluzione importante nelle rotazioni del reparto.

Undici anni dopo, il suo percorso a Formello arriva alla conclusione.

Da fuori dal progetto alla nuova esperienza negli Emirati

Il futuro di Patric appariva ormai segnato.

Il direttore sportivo Angelo Fabiani aveva indicato lo spagnolo, insieme a Luca Pellegrini, tra i giocatori che non rientravano nei piani futuri del club.

Da qui la ricerca di una soluzione che permettesse al calciatore di trovare maggiore continuità e alla Lazio di ridurre il proprio costo del lavoro.

L’Al-Ittifaq rappresenta adesso una nuova opportunità per il classe 1993.

Lazio, continua il taglio al monte ingaggi

La cessione di Patric si inserisce in un processo più ampio.

La Lazio ha già ridotto sensibilmente il peso degli stipendi attraverso gli addii di diversi giocatori e l’operazione con lo spagnolo aggiunge un ulteriore risparmio strutturale.

Non arriveranno soldi dal cartellino, ma l’eliminazione di circa 3 milioni lordi di ingaggio può avere un peso importante nella gestione dei costi.

Per Patric, invece, si chiude un capitolo lunghissimo: undici stagioni alla Lazio e ora una nuova avventura negli Emirati Arabi.



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Lazio, nodo contratti 2027: Cancellieri può giocarsi la conferma, Cataldi e Lazzari da valutare

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Danilo Cataldi indica l'ascella durante la protesta con l'arbitro Sacchi
Danilo Cataldi a terra dolorante durante una partita della Lazio

La Lazio guarda già ai contratti in scadenza nel 2027. Sono diversi i giocatori il cui futuro dovrà essere deciso nei prossimi mesi e, secondo il Corriere dello Sport, le valutazioni potrebbero avere anche un peso importante sul monte ingaggi.

Il caso più interessante è quello di Matteo Cancellieri, che dopo essere stato vicino alla cessione in estate è rimasto per precisa volontà di Gennaro Gattuso.

Cancellieri può ancora giocarsi la Lazio

L’attaccante era stato vicino prima al Parma e poi alla Fiorentina, ma nell’ultimo giorno di mercato Gattuso ha scelto di bloccarne la partenza.

Una decisione che gli ha dato una nuova possibilità.

Se Cancellieri riuscirà a confermarsi su buoni livelli, il giudizio dell’allenatore potrebbe pesare anche nelle scelte di giugno. In altre parole, tra tutti i contratti 2027, il suo è probabilmente quello più aperto a una possibile permanenza.

Cataldi, futuro tutto da rivalutare

Più incerta la situazione di Danilo Cataldi.

Il centrocampista è alle prese con un nuovo problema muscolare dopo l’operazione per la pubalgia che ne ha condizionato la preparazione.

Negli ultimi anni il suo rapporto con la Lazio ha vissuto fasi alterne, tra momenti di rottura e ricuciture. La permanenza nella scorsa stagione era stata favorita anche dal blocco del mercato, mentre ora il club dovrà rivalutare completamente la sua posizione.

Lazzari può partire già a gennaio

Situazione diversa per Manuel Lazzari.

Il terzino era già stato indicato tra i possibili partenti durante l’estate ma è rimasto a Roma.

A 32 anni e con il contratto in scadenza nel 2027, la Lazio potrebbe decidere di anticiparne l’uscita già a gennaio, evitando così di arrivare alla scadenza senza ricavare nulla dal cartellino.

L’altra possibilità sarebbe infatti una partenza a parametro zero a giugno.

Pellegrini fuori dal progetto

Molto più definita appare la situazione di Luca Pellegrini.

Il terzino è fuori lista e il direttore sportivo Angelo Fabiani lo aveva già inserito, insieme a Patric, tra i giocatori che:

«non rientrano nei piani futuri».

Per Pellegrini, quindi, il tema sembra essere soprattutto capire quando e con quale formula arriverà la separazione.

Oltre 12 milioni di risparmio lordo potenziale

Il punto economico è tutt’altro che secondario.

Secondo il Corriere dello Sport, se oltre a Patric anche Cancellieri, Cataldi, Lazzari e Pellegrini dovessero lasciare la Lazio a parametro zero, il risparmio complessivo sugli stipendi supererebbe i 12 milioni di euro lordi.

Una cifra importante soprattutto considerando la strategia della società, che negli ultimi mesi ha già lavorato per ridurre il peso del monte ingaggi.

Il nodo: risparmiare senza indebolire la rosa

La questione, però, non è solo economica.

Liberarsi di contratti pesanti può aiutare il bilancio e migliorare il costo del lavoro, ma la Lazio dovrà capire quali giocatori possano ancora essere utili tecnicamente.

Ed è qui che il caso Cancellieri si distingue dagli altri.

Gattuso lo ha voluto tenere, gli ha dato fiducia e il giocatore ha ancora margine per cambiare il proprio destino.

Per Cataldi, Lazzari e Pellegrini, invece, il futuro appare più incerto.

La prossima estate potrebbe quindi diventare un altro momento importante di ristrutturazione della rosa, con un duplice obiettivo: alleggerire i costi e mantenere una squadra competitiva.



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Lazio, missione taglio stipendi: il monte ingaggi scende, ma i nuovi acquisti pesano quasi 20 milioni

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Il calciomercato della Lazio si chiude con Gudmundsson. Da Frattesi a Pinamonti, passando per le cessioni di Dia e Ratkov: il bilancio della sessione biancoceleste.

Ridurre il peso degli stipendi resta uno degli obiettivi principali della Lazio. La società biancoceleste ha lavorato in questa direzione durante l’ultima sessione di mercato, tra cessioni, mancati rinnovi e risoluzioni contrattuali. Ma i nuovi acquisti hanno contemporaneamente prodotto nuovi costi, rendendo il quadro meno semplice di quanto possa apparire.

Secondo l’analisi del Corriere dello Sport, il saldo dovrebbe essere migliorato grazie soprattutto alle numerose uscite, anche se per conoscere l’effetto definitivo sul costo del lavoro bisognerà attendere il prossimo bilancio.

Pedro, Basic e Hysaj: circa 10 milioni risparmiati

Una prima parte del lavoro era stata effettuata con gli addii di Pedro, Toma Basic ed Elseid Hysaj.

La loro uscita ha consentito alla Lazio di alleggerire il monte stipendi per circa 10 milioni di euro lordi.

Un risparmio importante, soprattutto considerando la necessità del club di mantenere sotto controllo il costo del lavoro dopo i problemi con i parametri federali che avevano condizionato il mercato.

I nuovi acquisti costano quasi 20 milioni di stipendi

Il problema è che contemporaneamente sono arrivati diversi giocatori.

In base ai dati riportati nel bilancio, Pedraza, Doekhi, Galassi e Pinamonti comportano retribuzioni fisse complessive per 8,97 milioni di euro.

A questi bisogna aggiungere Šutalo, Frattesi e Gudmundsson, che pesano per altri 11,02 milioni.

Il totale degli stipendi fissi dei nuovi arrivati raggiunge quindi circa:

19,99 milioni di euro.

Una cifra importante, che spiega perché il semplice confronto tra entrate e uscite non possa essere ridotto soltanto al numero dei giocatori ceduti.

Provedel, Gila, Romagnoli e Artistico: risparmio da 10,72 milioni

Le cessioni hanno però prodotto un alleggerimento significativo.

Gli addii di Ivan Provedel, Mario Gila, Alessio Romagnoli e Gabriele Artistico hanno garantito un risparmio sulle retribuzioni fisse pari a circa 10,72 milioni di euro.

A questo dato vanno aggiunte le uscite di Boulaye Dia e Petar Ratkov, che hanno liberato altri 4,65 milioni.

Solo considerando questi sei calciatori, quindi, il risparmio raggiunge circa 15,37 milioni di euro.

Il caso Gigot

Un ulteriore alleggerimento è arrivato dalla risoluzione del contratto di Samuel Gigot.

La separazione dal difensore ha prodotto un risparmio sul costo retributivo, accompagnato però da un incentivo all’esodo.

Il punto importante è che anche questa operazione contribuisce ad abbassare il peso futuro del monte ingaggi, pur avendo comportato un costo immediato per chiudere anticipatamente il rapporto.

Il saldo dei nuovi acquisti resta inizialmente negativo

Se si confrontano soltanto i nuovi giocatori con le principali cessioni estive, emerge infatti un dato interessante.

Gli stipendi dei nuovi arrivati ammontano a circa 19,97 milioni, mentre quelli risparmiati con Provedel, Gila, Romagnoli, Artistico, Dia e Ratkov raggiungono 15,37 milioni.

Il saldo sarebbe quindi inizialmente negativo per circa 4,6 milioni.

Ma il calcolo cambia aggiungendo Pedro, Basic, Hysaj e Gigot.

Ed è proprio per questo che, considerando l’intera operazione di ristrutturazione della rosa, il monte stipendi dovrebbe essersi ridotto.

Anche Patric ai saluti: altro risparmio per la Lazio

Un ulteriore passo sarà rappresentato dall’uscita di Patric.

Il difensore aveva un costo lordo vicino ai 3 milioni di euro, mentre la buonuscita dovrebbe essere poco superiore al milione.

Anche in questo caso, quindi, la Lazio sosterrà un costo una tantum ma otterrà un alleggerimento strutturale per le stagioni successive.

Perché il monte ingaggi è così importante

La questione non riguarda soltanto il bilancio in senso stretto.

La Lazio deve tenere sotto controllo anche il Costo del Lavoro Allargato, parametro che aveva determinato il blocco parziale del mercato estivo.

Per questo diminuire stipendi, ammortamenti e altri costi legati alla rosa rappresenta un passaggio fondamentale per recuperare maggiore libertà sul mercato.

Vendere un giocatore può quindi avere un doppio effetto:

incassare una cifra dal cartellino e contemporaneamente eliminare il suo stipendio dal costo del lavoro.

Il vero verdetto arriverà con il prossimo bilancio

Il lavoro effettuato durante l’estate sembra aver prodotto un alleggerimento, ma per conoscere il risultato reale bisognerà aspettare il prossimo documento contabile.

Bisognerà infatti considerare non soltanto gli stipendi, ma anche ammortamenti, bonus, commissioni, incentivi all’esodo, eventuali riscatti e nuove operazioni effettuate durante la stagione.

Ed è proprio quel dato che permetterà di capire quanto spazio avrà realmente la Lazio nel prossimo mercato.

La direzione scelta appare comunque evidente: ridurre il costo della rosa senza perdere competitività.

È questa la sfida più difficile per la società. Perché tagliare gli stipendi è relativamente semplice; farlo continuando a costruire una squadra capace di competere per l’Europa è decisamente più complicato.



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Reggina, Lotito apre sul futuro: «Mai dire mai». Poi esalta Gattuso e rivela: «Sto cercando casa a Reggio»

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Il presidente della Lazio Claudio Lotito e il governatore Francesco Rocca

Claudio Lotito si divide tra Lazio e Reggina. Il presidente biancoceleste ha assistito al Granillo alla vittoria della formazione amaranto contro la Nuova Igea Virtus e, al termine della partita, ha rilasciato una lunga intervista a StrettoWeb TV, parlando del progetto Reggina, del nodo multiproprietà, della Lazio di Gennaro Gattuso e del suo crescente legame con Reggio Calabria.

La presenza di Lotito in Calabria si inseriva anche nel contesto delle elezioni suppletive per la Camera nel collegio di Reggio Calabria, tema toccato nella stessa intervista insieme alle questioni calcistiche.

Lotito e il nodo multiproprietà: «Mai dire mai»

La domanda più interessante in prospettiva riguarda inevitabilmente il futuro della Reggina.

Se il club amaranto dovesse tornare tra i professionisti, entrerebbe infatti in gioco il tema delle norme sulle multiproprietà. Lotito, già presidente della Lazio, non ha voluto però anticipare scenari:

«Mai dire mai nelle cose, io sono abituato a lavorare step by step».

Il presidente ha preferito concentrarsi sul presente e sulla costruzione della squadra:

«Adesso stiamo a settembre, fine di settembre, e in 20 giorni ad agosto nessuno immaginava di poter allestire questa squadra perché ci vuole il tempo. Non è una cosa semplice dove uno va al supermercato, pago uno e prende tre».

Una risposta che non risolve il possibile problema futuro, ma conferma la volontà di procedere un passaggio alla volta. Nell’intervista Lotito ha ribadito che il progetto è stato costruito pensando anche alla prospettiva di categorie superiori.

«Ho scelto direttore, allenatore e giocatori in maniera oculata»

Lotito rivendica le scelte effettuate durante l’estate:

«Ho fatto una scelta oculata del direttore, dell’allenatore e dei giocatori».

Il presidente sottolinea soprattutto l’aspetto caratteriale della nuova Reggina:

«Loro sono stati scelti nella consapevolezza che potessero rappresentare un valore aggiunto, lo stanno dimostrando da un punto di vista tecnico, da un punto di vista fisico e soprattutto da un punto di vista caratteriale, della determinazione che hanno nella voglia di non mollare mai».

La partenza degli amaranto è stata effettivamente molto positiva e contro l’Igea Virtus il Granillo ha registrato 6.997 spettatori, record stagionale per il club.

Lotito: «Sto cercando casa a Reggio Calabria»

Durante l’intervista arriva anche una rivelazione personale.

Lotito racconta di essere rimasto particolarmente colpito da Reggio Calabria e di stare valutando una presenza più stabile in città:

«Ogni volta rimango incantato nel vedere questi scorci che ci sono a Reggio e nel mare che la circonda».

Poi l’annuncio:

«Sto adoperandomi per cercare di trovare pure una sistemazione stabile, per venire in vacanza e per stare al mare qui a Reggio».

E precisa di essersi già mosso concretamente:

«Non dico bugie, lo sanno bene perché già ho contattato e ho trovato alcuni obiettivi da raggiungere e penso che li raggiungerò».

Lotito aveva anticipato anche a StrettoWeb la volontà di acquistare casa in città, parlando con entusiasmo del legame che sta costruendo con il territorio.

Lotito rivendica la gestione della Lazio

Nel suo intervento il presidente torna anche sui risultati ottenuti alla guida della Lazio.

Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso Lotito, al momento del suo ingresso il club aveva una situazione economica estremamente complicata:

«Ho preso una società che fatturava 84 milioni, ne perdeva 86,5, c’aveva 550 milioni di debiti».

Poi rivendica il percorso successivo:

«Oggi è una società che è altamente patrimonializzata, sta facendo uno stadio, sta facendo l’Academy, ha vinto sei trofei e quant’altro».

Sono valutazioni e cifre utilizzate da Lotito per descrivere la propria gestione e la filosofia che intende applicare anche alla Reggina.

Il precedente Salernitana

Lotito cita quindi la Salernitana come modello del percorso che vorrebbe replicare:

«Ho preso una società, la Salernitana, in Eccellenza, l’ha fatta ripescare in Serie D e poi ha vinto il campionato di Serie D, il campionato C2, la Supercoppa di Lega, la C1, tutto a ogni anno fino in B, finché poi l’ha portata in A ed è stato costretto a cederla».

Il riferimento è significativo proprio alla luce della domanda sulle multiproprietà: l’esperienza Salernitana rappresenta infatti il precedente più immediato nel rapporto tra Lotito e le regole che impediscono il controllo contemporaneo di più club professionistici.

Lazio, Lotito rivendica la scelta di Gattuso

Spazio inevitabilmente anche alla Lazio e all’ottimo avvio della squadra biancoceleste.

Lotito rivendica personalmente la decisione di affidarsi a Gennaro Gattuso:

«La scelta di Gattuso è stata una scelta da parte mia, oculata».

Il motivo sarebbe soprattutto caratteriale:

«Ho voluto una persona che interpretasse il mio carattere. Infatti noi abbiamo lo stesso carattere, pugnace e determinato, mai remissivo: noi combattiamo fino alla fine».

Lotito invita però a mantenere equilibrio nonostante i risultati:

«La sto vivendo con molta umiltà, perché ricordatevi che gli obiettivi si raggiungono con umiltà».

«Da soli non si va da nessuna parte»

Il presidente insiste particolarmente sull’idea del gruppo.

«Da solo non si va da nessuna parte».

Per Lotito una squadra vincente nasce dalla capacità di mettere insieme caratteristiche differenti:

«Ognuno chiaramente ha delle qualità e noi, se mettiamo a sistema queste qualità, possiamo creare un grande sistema, una grande squadra che poi vince».

È la stessa filosofia che il presidente sostiene di aver applicato nella costruzione della Reggina:

«Ci sono tutta una serie di giocatori che sono complementari: chi è forte fisicamente, chi ha una struttura fisica forte, chi ha più qualità tecniche, ma soprattutto hanno in comune una cosa, l’obiettivo da raggiungere e la determinazione».

Lazio e Reggina, Lotito guarda avanti

L’intervista fotografa quindi un Lotito sempre più coinvolto nel progetto amaranto.

Il presidente evita di sciogliere ora il nodo della multiproprietà e rimanda ogni discussione a un momento successivo: prima bisogna vincere sul campo e riportare la Reggina tra i professionisti.

Allo stesso tempo continua a seguire una Lazio che ha iniziato la stagione oltre le aspettative, rivendicando la scelta di Gattuso e individuando proprio nella determinazione uno dei punti di contatto tra le due squadre.

Sul futuro della Reggina, però, resta una frase destinata inevitabilmente a far discutere:

«Mai dire mai».



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Lazio, Gattuso dopo l’Arezzo: «I centrali danno garanzie. Cataldi ko, la maxi-sosta toglie adrenalina»

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio rilascia dichiarazioni ai canali ufficiali a Formello
Gennaro Gattuso analizza il primato della Lazio dopo il successo di Venezia e svela il retroscena su Belahyane.

Un test prezioso per mantenere alti i giri del motore nonostante le numerose defezioni. Al termine dell‘amichevole vinta per 2-0 contro l’Arezzo al Fersini, il tecnico della S.S. Lazio, Gennaro Gattuso, è intervenuto ai microfoni ufficiali del club. L’allenatore ha tracciato un bilancio del lavoro svolto a Formello, affrontando i rischi legati alla lunga interruzione del campionato e facendo il punto dettagliato sulla situazione dell’infermeria, con particolare apprensione per lo stop accusato da Danilo Cataldi.

La gestione della sosta: «Il rischio è che si abbassi il termometro»

L’allenatore calabrese ha evidenziato le insidie di uno stop anomalo di quasi tre settimane:

“Eravamo contati a livello di organico, i centrocampisti a disposizione erano quelli. Abbiamo provato diverse soluzioni dopo due giorni di carico pesante. Voglia e mentalità non devono mai mancare: mi batto su questo aspetto dal primo giorno e se siamo in vetta alla classifica è solo grazie a questo atteggiamento.

Questa sosta così prolungata è un’anomalia: l’ho vissuta a Valencia durante il Mondiale in Qatar con 35 giorni di stop. Quando resti fermo per venti giorni e le nazionali portano via i calciatori, le amichevoli aiutano ma l’adrenalina rischia di calare. Dobbiamo essere bravi a non far abbassare il termometro competitivo. Ho concesso cinque giorni di riposo proprio per questo: ieri abbiamo svolto una seduta tosta e temevo potessimo accusarla sul campo”.

I quattro centrali e la risposta di Diogo Leite

Gattuso ha espresso parole di grande apprezzamento per l’impatto dei difensori, a partire dal neo acquisto portoghese andato a segno all’inizio della ripresa:

“Sono felice che il valore di Diogo Leite si veda subito in campo: ho quattro difensori centrali che lavorano con serietà, umiltà e caratteristiche ben precise che adoro.

La disponibilità e la dedizione che mettono in ogni singolo allenamento rappresentano la cosa più importante. Non ci sono vie di mezzo: abbiamo già pagato pegno con il Mantova, per cui dobbiamo insistere su questa mentalità. I ragazzi arrivano al campo con il sorriso e accettano la fatica: continuando su questi binari ci toglieremo grandi soddisfazioni”.

Il punto dall’infermeria: ansia Cataldi, buone notizie per Dele-Bashiru e Rovella

In chiusura d’intervento, il mister ha aggiornato il quadro medico sui lungodegenti e sull’infortunio registrato nelle ultime ore:

“Danilo Cataldi ha accusato un problema muscolare al quadricipite a metà allenamento: svolgerà i controlli strumentali tra domani e dopodomani per valutare l’entità del danno.

Fisayo Dele-Bashiru sta procedendo molto bene nel programma di recupero e la prossima settimana tornerà ad allenarsi con il gruppo.

Adam Marusic è migliorato tantissimo stando ai riscontri clinici, così come Nicolò Rovella, che ha già iniziato a svolgere i primi lavori di corsa a bassa intensità sul campo. Ora avanti con il lavoro in vista del secondo test contro la Juve Stabia”.



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Lazio-Arezzo 2-0: Pinamonti e Diogo Leite fulminei, super Motta blinda la porta al Fersini

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Andrea Pinamonti esulta dopo il gol nell'amichevole tra Lazio e Arezzo a Formello
Andrea Pinamonti e Diogo Leite firmano le due reti decisive nell'amichevole della Lazio contro l'Arezzo al Fersini.

Sessantasei secondi complessivi per archiviare la pratica e incamerare buone indicazioni durante la sosta. Al centro sportivo di Formello, la S.S. Lazio si impone per 2-0 sull’Arezzo nel primo dei due collaudi organizzati in vista della ripresa della Serie A contro il Monza (fissata per l’11 ottobre). Due lampi a freddo — ventitré secondi nella prima frazione e quarantatré nella ripresa — hanno consentito agli uomini di Gennaro Gattuso di superare la compagine toscana guidata da Cristian Bucchi.

Partenza sprint con Pinamonti e la saracinesca Motta

Con ben diciotto assenti tra elementi convocati nelle rispettive selezioni nazionali e infortunati, il tecnico calabrese vara un 4-2-3-1 ampiamente sperimentale: linea arretrata con Floriani Mussolini, Doekhi, Diogo Leite e Pedraza; Belahyane e Farcomeni in mediana; Serra, Noslin e capitan Zaccagni a sostegno dell’unica punta Pinamonti.

Il match si sblocca immediatamente: dopo appena 23 secondi Noslin recupera palla, sfonda a sinistra e serve in profondità Andrea Pinamonti, glaciale nell’infilare Seculin con un diagonale preciso. Poco dopo il portiere amaranto nega il raddoppio a Serra, ma a salire in cattedra è soprattutto il giovane estremo difensore biancoceleste Edoardo Motta, autore di almeno quattro interventi decisivi: prima neutralizza il colpo di testa a botta sicura di Gilli, poi ferma Pattarello nell’uno contro uno, vola a deviare un insidioso tiro a giro e mura il tentativo di Sala, blindando il vantaggio prima dell’intervallo (da segnalare un forte spavento per Farcomeni al ginocchio destro, rientrato regolarmente dopo i soccorsi).

La firma di Diogo Leite e l’impiego dei giovani

Alla ripresa del gioco Gattuso inserisce Lazzari (con fascia da capitano al braccio), Pellegrini e Canali. Il copione è identico: dopo 43 secondi Diogo Leite svetta imperiosamente da corner battuto da Canali firmando il raddoppio sul primo palo.

La Lazio sfiora a più riprese il tris, trovando però la pronta risposta del neo entrato Trombini, abile a neutralizzare due tentativi di Noslin e una conclusione di Serra. Nella seconda metà della frazione spazio a un’ampia rotazione dei ragazzi del vivaio (Santagostino, Montano, Renzetti, Milillo, Gatto, Sulejmani e Ricardo Bordon). L’Arezzo sfiora il gol della bandiera su una disattenzione difensiva di Lazzari non sfruttata da Mancuso, prima del triplice fischio che sancisce il successo laziale.

Il gruppo di Formello proseguirà la preparazione con una seconda amichevole a metà settimana contro la Juve Stabia, ultimo banco di prova prima di rituffarsi nella corsa per il vertice in campionato.

Il tabellino di Lazio-Arezzo 2-0

  • LAZIO (4-2-3-1): Motta (72′ Renzetti); Floriani Mussolini (46′ Lazzari), Doekhi, Diogo Leite (80′ R. Bordon), Pedraza (46′ Pellegrini); Belahyane (63′ Santagostino), Farcomeni (78′ Milillo); Serra (78′ Gatto), Noslin (63′ Montano), Zaccagni (46′ Canali); Pinamonti (80′ Sulejmani).Allenatore: Gennaro Gattuso.
  • AREZZO: Seculin (46′ Trombini); Renzi, Gilli, Chiosa, Righetti; Mawuli, Chierico; Pattarello, Guccione, Tavernelli; Ogunseye (subentrati: Sala, Mancuso, Settembrini, Lazzarini, Damiani).Allenatore: Cristian Bucchi.
  • Marcatori: 1′ Pinamonti (L), 46′ Diogo Leite (L).


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Lazio, titoli di coda per Patric dopo 11 anni: risoluzione vicina e futuro a Dubai con Montero

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Patric difensore spagnolo della SS Lazio verso la cessione a Dubai
Patric vicino all'addio alla Lazio dopo 11 anni: trattativa per la risoluzione consensuale e trasferimento a Dubai.

Una militanza lunga oltre un decennio che si avvia al capolinea definitivo. Rimasto ai margini delle scelte tecniche, fuori lista per il campionato e mai a disposizione di Gennaro Gattuso in questo brillante avvio di stagione, lo spagnolo Patricio Gabarrón Gil, per tutti Patric, è a un passo dall’addio alla S.S. Lazio.

I motivi dell’operazione: risparmio a bilancio in vista di gennaio

Come rivelato dall’edizione odierna de Il Messaggero, l’operazione in uscita risponde a precise esigenze economico-finanziarie del club capitolino:

  • Il peso dell’ingaggio: il difensore classe 1993 è legato alla Lazio da un contratto in scadenza a giugno, con un impatto da circa 3,5 milioni di euro lordi a stagione.
  • Evitare i blocchi sul mercato: la dirigenza punta a formalizzare la separazione prima del prossimo controllo sui conti, alleggerendo il monte ingaggi per garantire piena operatività e margine di manovra nella sessione invernale di gennaio.

La destinazione e la formula: Al-Ittifaq e rescissione consensuale

A fornire ulteriori dettagli sulla trattativa è il Corriere dello Sport: la destinazione designata per il centrale iberico è l’Al-Ittifaq, club che milita nella seconda divisione degli Emirati Arabi Uniti con sede a Dubai, guidato in panchina dall’ex difensore Paolo Montero e forte della presenza in rosa di profili internazionali come Mario Balotelli e Douglas Costa.

Per la Lazio non è previsto alcun indennizzo economico legato al cartellino: le parti sono al lavoro per definire una risoluzione consensuale del contratto. Le prossime ore saranno determinanti, con una scadenza temporale fissata entro la giornata di lunedì per limare gli ultimi dettagli burocratici e consentire al calciatore di volare a Dubai, chiudendo così un’era durata ben undici stagioni con l’aquila sul petto.



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Lazio-Arezzo a porte chiuse al Fersini: le motivazioni tecniche e l’ennesimo corto circuito con la piazza

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Cancelli del centro sportivo di Formello chiusi per l'amichevole Lazio Arezzo
L'amichevole tra Lazio e Arezzo al Fersini si disputerà a porte chiuse: i motivi tecnici e il caso comunicativo a Formello.

Un comunicato asciutto di poche righe e un cancello che si chiude per l’ennesima volta. Il test amichevole tra la S.S. Lazio e l’Arezzo, calendarizzato per domenica alle ore 15:00 sul campo Mirko Fersini, si disputerà rigorosamente a porte chiuse. Una scelta che, nel clima di forte frizione tra l’ambiente e la gestione societaria, ha immediatamente riacceso la contestazione della tifoseria, privando il gruppo guidato da Gennaro Gattuso di un prezioso bagno d’entusiasmo in un momento in cui la squadra vola in vetta alla Serie A.

Le ragioni oggettive della Lazio: agibilità del settore ospiti e risemina del campo

A differenza di quanto percepito a caldo dalla piazza, la decisione di non aprire i varchi di Formello non nasce dalla deliberata volontà di escludere il pubblico laziale, bensì da due precisi impedimenti logistici e strutturali:

  • Sicurezza e ordine pubblico: i lavori di ammodernamento nell’area attorno al Fersini non sono ancora ultimati e manca il certificato di agibilità per la tribunetta destinata ai sostenitori ospiti. Senza tale autorizzazione formale, le autorità competenti non possono garantire la necessaria separazione dei flussi in entrata e in uscita.
  • Manutenzione del terreno di gioco: il rettangolo verde è stato sottoposto di recente a una massiccia opera di rizollatura, semina e diserbo che impone uno stop forzato di 15-20 giorni. Si tratta di una misura concordata da tempo, tanto che persino la formazione Primavera dovrà traslocare provvisoriamente altrove.

Per queste ragioni, i biancocelesti si alleneranno sui campi superiori e con ogni probabilità disputeranno a porte chiuse anche la successiva amichevole contro la Juve Stabia.

Il desiderio di Gattuso e l’ennesimo autogol comunicativo

La volontà dello staff tecnico era opposta: Gennaro Gattuso e il ds Angelo Fabiani auspicavano di poter abbracciare il pubblico a Formello, sfruttando la sosta per rinsaldare il legame viscerale tra i calciatori e la gente laziale. Di fronte al parere perentorio dei consulenti tecnici, tuttavia, non vi erano margini di manovra.

A fare la differenza, ancora una volta in negativo, è stata la gestione comunicativa. In una realtà attraversata da tensioni profonde, liquidare l’evento con una fredda notifica di chiusura senza fornire alcuna spiegazione trasparente si è rivelato un autogol clamoroso. Sarebbe bastato dettagliare le problematiche dell’impianto per disinnescare la rabbia preventiva dei sostenitori. Un’occasione persa per mostrare empatia verso un popolo logorato, che dietro a una limitazione strutturale finisce inevitabilmente per scorgere l’ennesima porta sbattuta in faccia.



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Stadio Flaminio, Lotito in Campidoglio: confronto sul pubblico interesse, nodo capienza e prescrizioni della Soprintendenza

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Stadio Flaminio Lazio progetto Alessandro Onorato news
Rendering dello Stadio Flaminio ristrutturato, possibile nuova casa della Lazio

Claudio Lotito torna a muoversi direttamente sul dossier Stadio Flaminio. Lunedì 21 settembre il presidente della Lazio è stato in Campidoglio per fare il punto sull’iter relativo al progetto firmato dall’architetto Marco Casamonti e capire quali ostacoli, politici e urbanistici, possano ancora rallentare il riconoscimento del pubblico interesse.

Il confronto ha riguardato soprattutto le prescrizioni della Soprintendenza e la possibilità di mantenere una capienza vicina a quella originariamente prevista.

Lotito incontra Campidoglio e assessore allo Sport

Il presidente biancoceleste ha incontrato il direttore generale del Campidoglio Albino Ruberti e l’assessore allo Sport, Turismo, Grandi Eventi e Moda Alessandro Onorato.

L’obiettivo era fare il punto sui passaggi necessari per arrivare al doppio voto in Giunta capitolina e Assemblea Capitolina, che dovrà eventualmente sancire il pubblico interesse del progetto.

Il nodo principale resta capire quanto il progetto originario dovrà essere modificato per recepire le osservazioni degli enti coinvolti.

Le prescrizioni della Soprintendenza

La Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, guidata da Daniela Porro, aveva espresso un orientamento favorevole, ma con alcune prescrizioni.

Due sarebbero quelle più rilevanti.

La prima riguarda la conservazione della pensilina, in linea con il vincolo del 2018.

La seconda riguarda invece l’altezza del nuovo impianto, che non dovrebbe superare quella del Parco della Musica.

Secondo le ricostruzioni, proprio su questi due aspetti il confronto in Campidoglio avrebbe prodotto segnali positivi.

Capienza, la Lazio non vuole scendere troppo

Uno dei temi più delicati resta però quello della capienza. Il progetto originario punta a circa 50.000 posti, ma le prescrizioni potrebbero comportare una riduzione significativa. La posizione della Lazio sarebbe chiara: Lotito non vorrebbe scendere sotto i 48.000 posti e, come soglia minima, accetterebbe al massimo un impianto da circa 45.000 spettatori.

È quindi su questo equilibrio che si giocherà una parte importante del confronto progettuale.

Il progetto potrebbe arrivare in aula con modifiche mirate

La soluzione allo studio sarebbe quella di non stravolgere completamente il progetto Casamonti. Secondo quanto riportato da Lazio Family, il piano potrebbe essere portato al voto mantenendo l’impostazione attuale, ma con modifiche mirate per recepire le prescrizioni della Soprintendenza.

Questo permetterebbe di evitare una ripartenza da zero dell’iter e, allo stesso tempo, di adeguare il progetto ai vincoli emersi.

Obiettivo pubblico interesse entro fine ottobre

Il prossimo vero passaggio resta dunque quello politico-amministrativo. Il progetto Flaminio-Casamonti potrebbe arrivare in aula entro la fine di ottobre per ottenere la dichiarazione di pubblico interesse. Sarebbe uno snodo fondamentale, ma non ancora il via libera definitivo ai lavori.

L’approvazione del pubblico interesse consentirebbe infatti alla Lazio di avanzare verso le successive fasi tecniche e autorizzative, aggiornando il progetto sulla base delle prescrizioni già emerse.

Flaminio, il progetto entra nella fase decisiva

La sensazione è che il dossier stia entrando in una fase molto delicata.

Da una parte c’è la volontà della Lazio di mantenere un impianto di dimensioni importanti, vicino ai 50.000 posti.Dall’altra ci sono i vincoli storico-architettonici e urbanistici che impongono modifiche rispetto al progetto originario. Il confronto del 21 settembre serviva proprio a capire se fosse possibile trovare una sintesi.

Il prossimo passaggio decisivo sarà quindi il voto sul pubblico interesse. Se davvero il progetto arriverà in aula entro fine ottobre, le prossime settimane potrebbero diventare determinanti per capire se il Flaminio potrà trasformarsi nella futura casa della Lazio.



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FIGC, Malagò a rischio per il nodo tesseramento: il commissariamento resta sul tavolo

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Malagò resta a rischio alla guida della FIGC per il nodo tesseramento. Il CONI valuta la legittimità dell'elezione e il possibile commissariamento.

La posizione di Giovanni Malagò alla guida della FIGC resta delicata per una questione che riguarda la legittimità della sua candidatura e della successiva elezione. Il nodo è il tesseramento: secondo la Procura generale dello Sport del CONI, per candidarsi alla presidenza federale sarebbe stato necessario possedere già un tesseramento FIGC valido.

Non siamo però davanti a una decadenza già decisa. Il CONI sta ancora valutando la portata della possibile violazione e, tra gli scenari più pesanti, resta quello del commissariamento della Federcalcio.

Il problema nasce dall’articolo 29 dello Statuto FIGC

La controversia ruota intorno alla formula secondo cui un candidato deve essere «in regola con il tesseramento».

La Procura generale dello Sport interpreta questa previsione nel senso che il tesseramento debba già esistere al momento della candidatura. Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha riferito in Giunta che, secondo il procuratore generale Ugo Taucer, il possesso di un tesseramento valido costituisce un requisito di candidabilità o eleggibilità e che, nel caso Malagò, i principi fondamentali non sarebbero stati concretamente applicati dalla FIGC.

La FIGC sostiene una lettura diversa

La Federazione contesta però questa interpretazione.

La Procura federale, guidata da Giuseppe Chinè, ha sostenuto che l’espressione «in regola con il tesseramento» non imponga necessariamente di essere già tesserati prima della candidatura e ha richiamato anche precedenti e norme federali a sostegno della regolarità dell’elezione.

È quindi una controversia giuridico-regolamentare, non una contestazione relativa alla gestione economica o sportiva di Malagò.

Taucer ha archiviato Malagò, ma la questione non è chiusa

C’è inoltre un elemento che può sembrare contraddittorio.

Taucer ha archiviato la posizione personale di Malagò perché la Procura generale dello Sport non poteva giudicarlo proprio in quanto non tesserato. Contestualmente, però, ha trasmesso gli atti al CONI affinché verificasse eventuali violazioni dei principi fondamentali dell’ordinamento sportivo.

Quindi l’archiviazione non ha chiuso il problema sulla validità dell’elezione.

Perché si parla di commissariamento FIGC

Adesso la questione è nelle mani del CONI.

La Giunta deve stabilire se quanto accaduto possa configurare una violazione sufficientemente grave da giustificare un intervento sulla governance federale.

È qui che entra in gioco il possibile commissariamento.

Secondo le ricostruzioni dei principali quotidiani sportivi, l’ipotesi è concretamente sul tavolo, ma non è stata ancora adottata alcuna decisione definitiva.

Malagò respinge le contestazioni

Malagò ha reagito con tranquillità e ha sostenuto che la vicenda rappresenti l’ennesimo tentativo di rimettere in discussione il risultato elettorale.

«Sono un signore abituato da molti anni ad avere qualcuno che in qualche modo vuole sovvertire le dinamiche di consenso popolare».

Il presidente FIGC ha ricordato anche i precedenti tentativi di arrivare al commissariamento prima delle elezioni e si è detto sereno sulla propria posizione.

Il caso si intreccia con il pressing per il commissariamento

La questione assume un peso ancora maggiore perché l’ipotesi di commissariare la FIGC era già stata avanzata prima dell’esplosione del caso tesseramento.

Secondo Repubblica, il ministro dello Sport Andrea Abodi aveva già auspicato nei mesi precedenti un intervento commissariale dopo le dimissioni di Gravina, mentre lo stesso Claudio Lotito aveva pubblicamente sostenuto la necessità di ridisegnare la governance federale.

Il nodo tesseramento ha quindi riaperto una discussione politica e istituzionale che esisteva già.

Cosa succede adesso

Il CONI sta acquisendo pareri giuridici e valutando se la possibile violazione abbia la gravità necessaria per intervenire.

Al momento, quindi, tre punti sono certi:

  • Malagò non è decaduto;
  • la sua elezione è contestata sotto il profilo del requisito del tesseramento;
  • il commissariamento della FIGC è una possibilità concreta ma non ancora decisa.

Il prossimo passaggio sarà la valutazione della Giunta CONI, chiamata a stabilire se la questione possa essere risolta senza interventi drastici oppure se abbia prodotto una violazione tale da mettere in discussione l’intera governance federale.



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Lazio, Lotito non molla l’idea del commissariamento FIGC: «No comment», poi il confronto con i presidenti delle Leghe

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Bandiere e striscioni dei tifosi della Reggina in curva

Claudio Lotito non avrebbe abbandonato l’idea di un possibile commissariamento della FIGC. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il presidente della Lazio avrebbe continuato a lavorare su questa ipotesi anche dopo aver risposto con un secco «No comment» a chi gli chiedeva pubblicamente della possibilità di intervenire sull’attuale assetto della Federcalcio.

Il tema non nasce oggi. Già nei mesi scorsi Lotito aveva sostenuto apertamente la necessità di una profonda ristrutturazione del sistema federale, arrivando a parlare della necessità di un commissario per ridisegnare il calcio italiano.

Lotito e il «No comment» sul commissariamento

Secondo la ricostruzione del Corriere dello Sport, il presidente biancoceleste avrebbe scelto inizialmente una linea prudente davanti alle domande dei giornalisti.

Alla richiesta di un commento sull’ipotesi di commissariamento della FIGC, Lotito avrebbe risposto semplicemente:

«No comment».

Una risposta che, però, non avrebbe coinciso con un abbandono del tema.

Il confronto con i presidenti delle Leghe

Sempre secondo il quotidiano, al termine dell’evento dedicato alla presentazione dei risultati della commissione incaricata di analizzare la situazione finanziaria dei club di calcio e basket, Lotito si sarebbe intrattenuto a lungo con diversi presidenti di Lega.

L’argomento sarebbe stato proprio la possibilità di arrivare a un commissariamento della Federcalcio.

Si tratta di una ricostruzione giornalistica e non di una decisione già assunta: al momento, quindi, non si può parlare di commissariamento certo o formalmente avviato.

Non è una posizione nuova per Lotito

La linea del presidente della Lazio è coerente con quanto aveva già sostenuto ad aprile.

In quell’occasione Lotito aveva dichiarato che il sistema calcistico italiano necessitava di una ristrutturazione e aveva criticato l’attuale impianto normativo e istituzionale della FIGC.

Il suo ragionamento, allora, era che il problema non riguardasse semplicemente il nome del presidente federale, ma il funzionamento complessivo del sistema.

La questione del commissariamento, dunque, non sembra essere una semplice provocazione dell’ultima ora.

Il tema torna caldo intorno alla FIGC

Il dibattito sulla governance federale resta aperto. Anche nelle ultime ore sono tornate indiscrezioni su possibili scenari di commissariamento e sul futuro dei vertici FIGC, con il tema destinato a essere valutato dagli organi competenti del sistema sportivo.

È importante però distinguere tra pressioni politiche o sportive, discussioni tra dirigenti e un eventuale provvedimento formale: sono piani diversi.

Lotito può sostenere e promuovere una determinata soluzione, ma un commissariamento non dipende unilateralmente dal presidente della Lazio.

Lotito resta uno dei protagonisti dello scontro istituzionale

Il dato politico-sportivo è comunque evidente: Lotito continua a essere uno dei dirigenti più attivi nel dibattito sul futuro della governance del calcio italiano.

Dopo aver spinto nei mesi scorsi per una revisione profonda dell’assetto federale, il presidente biancoceleste non sembrerebbe intenzionato a fare un passo indietro.

Il «No comment» pubblico, dunque, secondo il Corriere dello Sport, sarebbe stato seguito da un intenso lavoro di confronto con gli altri dirigenti.

Resta ora da capire se questa pressione produrrà conseguenze concrete o se il commissariamento resterà soltanto una delle ipotesi sul tavolo.



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Lazio, Provstgaard esalta Gattuso: «Ha un grande fuoco dentro. Mi ha dato più responsabilità»

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Oliver Provstgaard difensore della SS Lazio prima della sfida contro il Milan
Oliver Provstgaard analizza il big match contro il Milan e il lavoro svolto in settimana con Sutalo.

Oliver Provstgaard si gode il suo nuovo ruolo nella Lazio e dal ritiro della nazionale danese racconta il momento positivo vissuto in biancoceleste. Il difensore ha parlato dell’avvio di stagione, della fiducia ricevuta da Gennaro Gattuso e del confronto con Maurizio Sarri, sottolineando quanto il tecnico abbia trasmesso energia e carattere alla squadra.

Per Provstgaard questa stagione rappresenta anche un passaggio importante a livello personale: dopo l’addio di Alessio Romagnoli, il danese ha trovato maggiore spazio e responsabilità.

Provstgaard: «Gattuso mi sta dando tanta fiducia»

Il difensore parte proprio dal suo momento:

«È stato un inizio di stagione positivo e sono felice che il nuovo allenatore abbia riposto fiducia in me, affidandomi un ruolo più importante. Personalmente, credo di aver fatto bene».

Provstgaard sottolinea poi un dato importante:

«Ho giocato tutte le partite e abbiamo gli stessi punti delle migliori squadre del campionato».

Il riferimento è all’ottimo avvio della Lazio, che dopo le prime giornate si è ritrovata nelle zone altissime della classifica.

Il confronto tra Sarri e Gattuso

Provstgaard parla anche del rapporto con i due allenatori:

«Sono felice che Gattuso mi stia dando tanta fiducia. Lo faceva anche Sarri l’anno scorso, ma alcuni giocatori sono andati via».

Il danese non critica quindi Sarri, ma evidenzia come la situazione della rosa sia cambiata e come questo gli abbia permesso di assumere un ruolo più importante.

«Questo significa che ce ne sono di nuovi pronti a farsi avanti. Io sono stato uno di quelli che si è preso un ruolo più importante in questa stagione».

«Gattuso ha ancora un grande fuoco dentro»

Le parole più forti riguardano però Gattuso.

Provstgaard descrive il tecnico come un allenatore capace di trasferire intensità e mentalità al gruppo:

«Gattuso è davvero un grande allenatore. Probabilmente è un po’ più pacato rispetto a quando era calciatore, anche se non l’ho visto giocare molto».

Poi aggiunge:

«Ma ha ancora un grande fuoco dentro ed è un aspetto che noi come squadra, e io personalmente, apprezziamo molto».

Secondo il difensore, questa energia si è vista anche sul campo:

«È riuscito a trasmettere tanta energia al gruppo e in campo, dove abbiamo vinto molte partite grazie alla grinta».

L’addio di Romagnoli ha cambiato le gerarchie

Provstgaard affronta poi direttamente il tema delle responsabilità aumentate dopo l’uscita di Alessio Romagnoli.

«È successa la stessa cosa alla Lazio quest’estate, quando è andato via Romagnoli. Giocava nel mio ruolo e ora tocca a me assumermi maggiori responsabilità e giocare di più».

Una frase che fotografa bene il cambio di gerarchie nella difesa biancoceleste.

L’uscita di Romagnoli ha infatti aperto spazio a nuovi equilibri e Provstgaard sembra essere uno dei giocatori che ne sta beneficiando maggiormente.

Provstgaard vuole crescere anche con la Danimarca

Il difensore ha parlato anche della nazionale e del proprio desiderio di ritagliarsi un ruolo importante:

«Penso che sia fantastico. Voglio far parte di un progetto in cui poter dimostrare il mio valore ed essere uno dei giocatori che si assumono delle responsabilità».

Provstgaard sente quindi di essere pronto per un ulteriore salto:

«Mi sento pronto, è un’opportunità sia per me che per gli altri».

«Abbiamo qualcosa da dimostrare»

La parte finale riguarda invece il desiderio di riscatto con la Danimarca.

«Sono certo che tutti noi abbiamo vissuto un’estate difficile e che, innanzitutto, abbiamo qualcosa da dimostrare: non solo a noi stessi, ma anche ai tifosi».

Un concetto che si lega bene anche al momento vissuto nella Lazio: più spazio, più responsabilità e una nuova occasione per dimostrare il proprio valore.

Provstgaard sembra aver colto perfettamente il momento.

Con Gattuso ha trovato continuità, fiducia e un ruolo sempre più centrale. E le sue parole fanno capire quanto il tecnico abbia già inciso sulla mentalità del gruppo.



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