Claudio Lotito durante la cena di Natale della Lazio mentre parla del mercato bloccato e della situazione societaria.
Un attacco frontale e senza sconti. Sulle pagine de L’Avvenire , il giornalista Massimiliano Castellani ha firmato un duro editoriale contro la gestione societaria di Claudio Lotito. Prendendo spunto dal recente compleanno dello storico telecronista Bruno Pizzul, il pezzo analizza la profonda spaccatura tra la presidenza e la piazza biancoceleste.
Il giornalista non usa mezzi termini contro gli “atteggiamenti dittatoriali” del patron laziale, definito senza giri di parole “un piccolo Trump del pallone nazionale che dice e si contraddice”. Il riferimento è all’audizione in Commissione Antimafia, in cui Lotito ha puntato il dito contro radio, social e organi di informazione, accusandoli di influenzare le dinamiche finanziarie del club quotato in Borsa.
La difesa dei tifosi ostaggio della passione
L’editoriale si schiera apertamente dalla parte dei sostenitori biancocelesti, descritti come “ostaggi di una passione”. Tifosi stanchi di sentirsi presi in giro, le cui speranze di cessione societaria finiscono paradossalmente sotto la lente dell’Antimafia.
Castellani definisce “follia” l’intera situazione, comprese le recenti intercettazioni telefoniche divulgate, caratterizzate da un linguaggio “al di sotto del bar sport”. Un abisso rispetto alla pacatezza e allo stile del giornalismo sportivo di un tempo, incarnato proprio da figure come Bruno Pizzul, che il calcio sapeva raccontarlo prima di tutto come uno sport.
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Il sogno Mondiale guida le scelte di Valentìn Castellanos. L’ex attaccante della Lazio, ceduto a gennaio al West Ham per una cifra vicina ai 30 milioni di euro, ha parlato ai microfoni di TNT Sports per fare chiarezza sui motivi che lo hanno spinto a lasciare la Capitale per volare in Inghilterra. Dietro la cessione c’è la chiara volontà di conquistare una maglia dell’Argentina per la rassegna iridata in Nord America.
La vetrina della Premier League
Il “Taty” non si nasconde e ammette come il palcoscenico inglese sia stato la molla principale del trasferimento invernale. “Mi alleno al West Ham ma vivo, respiro e penso tutto il giorno alla Nazionale”, ha confessato l’attaccante. “La mia idea di venire in Inghilterra era proprio perché volevo essere in Premier League nell’anno della Coppa del Mondo”.
Una scelta dettata dall’ambizione di misurarsi in un campionato che, a suo dire, può garantirgli la giusta preparazione fisica e mentale per il grande salto: “Competere qui è importante, bisogna farsi trovare pronti quando è il proprio turno”. Un percorso che si allontana inevitabilmente dalla .
La concorrenza nell’Albiceleste
Consapevole della difficoltà di scalare le gerarchie nell’attacco dei campioni del mondo in carica, l’ex centravanti si mostra lucido sulla competizione interna: “Nella mia posizione è difficile trovare spazio, competi con i migliori del mondo come Julián Álvarez e Lautaro Martínez. Sono molti i ragazzi che stanno andando bene in Europa”.
Una sfida titanica, ma che Castellanos è pronto ad affrontare a suon di gol con la maglia degli Irons, mandando un augurio sincero a chiunque vestirà quella maglia se lui non dovesse farcela.
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Ivan Provedel in volo durante Atalanta-Lazio, autore di una prestazione decisiva che rilancia la sua stagione.
Pessime notizie per Maurizio Sarri e per tutto l’ambiente biancoceleste. Attraverso un comunicato diramato sui propri canali ufficiali, la società capitolina ha reso nota l’entità del problema fisico accusato da Ivan Provedel, confermando i timori delle ultime ore. Il portiere dovrà fermarsi a lungo.
Provedel infortunio: L’esito degli esami e il bollettino medico
Il dolore persistente alla spalla, figlio di un precedente trauma di gioco, ha spinto lo staff medico (composto dal Prof. Pulcini, dal Prof. Rodia e dal Dott. Leo) a sottoporre l’estremo difensore a esami strumentali approfonditi.
La risonanza magnetica, svolta presso la clinica Villa Mafalda, ha dato un esito inequivocabile: il giocatore ha riportato una lesione del legamento gleno-omerale associata a interessamento del cercine glenoideo.
Operazione inevitabile: i prossimi passi
Di fronte a un quadro clinico del genere, la terapia conservativa non è sufficiente. La nota del club precisa infatti che nei prossimi giorni Provedel sarà sottoposto a un intervento di stabilizzazione artroscopica della spalla.
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Sponsor maglia Lazio: tra banner AdSense e i milioni persi
C’è un paradosso che fotografa perfettamente l’attuale gestione aziendale in casa biancoceleste: da un lato la ricerca spasmodica di micro-entrate, dall’altro la rinuncia a contratti milionari. La vetrina digitale della società e la divisa ufficiale raccontano due storie diametralmente opposte, sollevando parecchi interrogativi tra i tifosi.
Il paradosso digitale: l’Olimpico vuoto e il sito con il banner Adsense
Navigando sul portale ufficiale del club, balza subito all’occhio la presenza di banner pubblicitari automatizzati tramite il circuito Google AdSense. Una pratica diffusissima nell’editoria web per monetizzare il traffico, ma che raramente trova spazio sulle homepage dei top club europei.
Per una società che punta ai vertici della Lega Serie A, riempire il proprio sito istituzionale di inserzioni generaliste rischia di sminuire l’immagine premium del brand. Si incassano cifre modeste dal traffico quotidiano, sacrificando però l’estetica e la percezione internazionale del marchio.
Sponsor maglia Lazio vuota: una questione di principio che costa cara
Il vero corto circuito, tuttavia, si manifesta sul campo. Dalla fine dell’accordo con Binance, la ricerca di uno sponsor maglia Lazio fisso e duraturo si è trasformata in un’odissea.
La strategia del presidente Claudio Lotito è granitica: la maglia ha un valore prefissato e non si accettano sconti. Se le offerte sul tavolo non raggiungono la cifra richiesta, si preferisce lasciare il petto immacolato o optare per partnership a gettone per singole partite. Dal punto di vista aziendale, è una strenua difesa del valore del brand; dal punto di vista pratico, si traduce in decine di milioni di euro di mancati ricavi nel corso degli anni.
Mentre le dirette concorrenti incassano e reinvestono (magari per chiudere quel gap tecnico evidenziato dai tifosi in protesta), la Lazio resta ferma sulle sue posizioni. Un autogol di marketing che una piazza storica e blasonata non può più permettersi.
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Lazio Sassuolo: Monday Night in un Olimpico deserto
Dopo il pirotecnico 2-2 in Coppa Italia contro l’Atalanta, la squadra di Maurizio Sarri si riaffaccia sul campionato. Lunedì 9 marzo, alle ore 20:45, andrà in scena un Monday Night dal clima surreale: lo Stadio Olimpico sarà ancora una volta vuoto, teatro della prosecuzione della dura contestazione dei tifosi contro la dirigenza.
In palio ci sono punti per risalire la china. I biancocelesti, stagnanti a metà classifica, puntano a tornare nella parte sinistra del tabellone. Di fronte troveranno gli emiliani guidati da Fabio Grosso, che vantano 4 punti di vantaggio sui capitolini e cercano gli ultimi tasselli per blindare la matematica salvezza nel campionato di Serie A.
Le scelte di Sarri e Grosso: probabili formazioni Lazio Sassuolo Motta verso l’esordio
Mister Sarri deve gestire le energie ma recupera parzialmente Basic, che andrà in panchina. In attacco è pronto il rilancio di Ratkov dal 1′. In difesa, nonostante qualche incertezza in Coppa, Marusic viene confermato a destra. La coppia centrale sarà composta da Romagnoli e Gila, mentre a sinistra Pellegrini prenderà il posto di Nuno Tavares.
Sponda neroverde, Grosso deve rinunciare a Pinamonti. Al suo posto scalda i motori Nzola, pronto a completare il tridente offensivo con Berardi e Laurienté. Unico vero dubbio in difesa: ballottaggio aperto tra Garcia e Doig per la fascia sinistra.
La sfida della ventottesima giornata sarà trasmessa in co-esclusiva. Ecco tutti i dettagli per seguire il match in diretta:
Data e Orario: Lunedì 9 marzo, ore 20:45
Diretta TV: DAZN e canali Sky Sport (201 e 251)
Diretta Streaming: App DAZN, Sky Go e piattaforma NOW (disponibili su smart tv, smartphone, tablet e console).
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L’impatto con il mondo biancoceleste, le direttive tattiche di Maurizio Sarri e il peso di un cognome storico. Daniel Maldini si è raccontato a tutto tondo ai microfoni di “Una Storia di Famiglia”, il format in onda sul canale ufficiale della Lega Serie A.
Il trequartista, sbarcato nella Capitale durante la sessione invernale di mercato, ha svelato i retroscena del suo trasferimento, confermando l’importanza del confronto familiare senza però rinunciare alla propria indipendenza decisionale.
Intervista Daniel Maldini: Il ruolo di Paolo Maldini nella scelta
Il passaggio alla Lazio ha rappresentato uno snodo cruciale per la carriera del classe 2001. Un passo importante, ponderato insieme al padre Paolo, leggenda del calcio italiano.
“A gennaio io e papà abbiamo parlato della possibilità che andassi alla Lazio”, ha spiegato Daniel. “Ci siamo confrontati sulle scelte, ma la decisione finale è sempre la mia”. Una dimostrazione di maturità per un ragazzo chiamato a imporsi in una piazza esigente e attualmente scossa da profonde tensioni interne tra tifo e presidenza.
La metamorfosi tattica con Sarri e l’elogio a Pedro
L’adattamento al rigido sistema tattico del Comandante procede spedito. Sebbene nasca calcisticamente come trequartista puro, Maldini sta trovando la sua dimensione nello scacchiere laziale: “Sarri mi chiede di scaricare la palla e di attaccare forte la porta. Mi lascia abbastanza libero nei movimenti e questo mi fa sentire bene”.
L’ex Milan ha poi riavvolto il nastro fino all’assist decisivo servito a Pedro contro la Juventus. Un momento chiave per la squadra, che ha permesso al giovane talento di esaltare le doti del compagno spagnolo, attualmente fermo ai box: “Pedro è una leggenda. Solo il fatto di allenarsi con lui alza l’asticella di tutto il gruppo. Aspettiamo con ansia il suo ritorno”.
Nessuna ossessione per i numeri personali, infine, riguardo agli obiettivi stagionali: la priorità di Maldini resta il collettivo, convinto che le soddisfazioni individuali arriveranno come naturale conseguenza del lavoro di squadra.
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Supporters of SS Lazio with a banner against President Claudio Lotito ("Lotito thief of dreams"), before Italian Serie A soccer match between SS Lazio and Sassuolo, at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 23 February 2014. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI
Sono passati esattamente dodici anni da quel 23 febbraio 2014, data che ha segnato uno spartiacque nel rapporto tra la piazza biancoceleste e la dirigenza. Oggi, alla vigilia di un nuovo Lazio Sassuolo in programma lunedì alle 20:45 allo Stadio Olimpico, il clima è più teso che mai. Il tifo organizzato, come già emerso nei giorni scorsi con il duro sfogo di Gabriele Paparelli, ha annunciato una nuova diserzione totale: niente spalti e nessun ritrovo a Ponte Milvio.
Il punto di non ritorno del 2014
Il Corriere dello Sport (qui il sito ufficiale del quotidiano) inquadra perfettamente la situazione parafrasando una celebre strofa di Claudio Baglioni: “Io e le contestazioni a Lotito siamo diventati grandi insieme”. Quella sfida del 2014 rappresentò l’apice di una ribellione che covava da tempo, cristallizzata in slogan diventati purtroppo attuali come “Lotito ladro di sogni” o “Libera la Lazio”.
All’epoca in panchina sedeva Edy Reja, subentrato all’esonerato Petkovic. In campo, a difendere i colori biancocelesti, c’era una formazione storica composta da Berisha, Konko, Biava, Dias, Radu, Gonzalez, Ledesma, Mauri, Candreva, Klose e Lulic.
Contestazione Lazio Sassuolo Come è cambiato il mondo (ma non la Lazio)
Per capire quanto tempo sia trascorso, basta guardare al contesto storico di quel 2014. Mentre all’Olimpico esplodeva la contestazione Lazio Sassuolo, Arisa vinceva il Festival di Sanremo, l’ex tecnico biancoceleste Maurizio Sarri doveva ancora fare il suo esordio in Serie A e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni non superava lo sbarramento del 4% alle elezioni Europee.
Il mondo è andato avanti, la società è mutata profondamente. Tutto è cambiato, tranne l’avversione del popolo laziale verso il proprio presidente. Un sentimento che, a distanza di dodici anni esatti, non solo non si è placato, ma è inesorabilmente aumentato.
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La polemica attorno al presunto file vocale del presidente biancoceleste continua a scuotere l’ambiente romano. Dopo la smentita formale del patron davanti alla Commissione Antimafia, a prendere la parola è Gabriele Paparelli, figlio dell’indimenticato Vincenzo, che ha affidato ai microfoni di Radiosei tutto il suo dispiacere per l’accaduto.
Sfogo di Gabriele Paparelli
Sfogo di Gabriele Paparelli La reazione all’intercettazione e il post sui social
La frase incriminata, attribuita al presidente e rivolta a un tifoso (“la vostra c*o di storia”), ha provocato una ferita profonda. Paparelli ha spiegato l’origine del suo duro sfogo pubblicato sui social nei giorni scorsi:
Il pensiero al padre:“Quando ho sentito quella frase, ho pensato a mio padre, alla Lazio dello scudetto, ai beniamini in campo e a chi ha perso la vita”.
L’affronto:“L’ho vissuta come un insulto. Non riesco a capire come si possa trattare così male la propria storia”.
La smentita non creduta:“Lotito ha dichiarato che quelle non fossero sue parole, ma credo che nessuno abbia creduto a questa versione. I tifosi chiedono solo rispetto”.
Sfogo di Gabriele Paparelli Il ricordo negato in Curva
L’intervista è stata anche l’occasione per tornare su un episodio che ha lasciato l’amaro in bocca a Paparelli: il divieto di far entrare allo stadio il materiale per la coreografia in onore del padre.
Nonostante abbia riconosciuto che la società si sia sempre comportata bene nei suoi confronti negli anni passati, Gabriele non si capacita del recente divieto: “A distanza di tempo non riesco ancora a capire. Incredibile che non sia stato permesso quello che era stato organizzato dai tifosi per una mera ripicca. C’era solo da ricordare una persona che ha perso la vita allo stadio per la Lazio”.
Un’ulteriore testimonianza del clima teso che si respira attorno al mondo biancoceleste, dove la frattura tra tifoseria e dirigenza sembra farsi ogni giorno più marcata.
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Giornata istituzionale per il presidente della Lazio, Claudio Lotito. Il patron biancoceleste è stato convocato a Palazzo San Macuto per un’audizione formale davanti al comitato che indaga sulle infiltrazioni mafiose nelle manifestazioni sportive e sui presunti legami tra la criminalità organizzata e le società di calcio.
Un tema di estrema attualità per l’intero sistema calcistico italiano, su cui le istituzioni (qui il sito ufficiale della Camera dei Deputati) stanno cercando di fare massima chiarezza ascoltando i vertici dei club.
Audizione Lotito Antimafia Il bilancio dell’incontro e il giallo dell’intercettazione
Al termine dell’audizione, intercettato dai cronisti presenti all’esterno del palazzo, Lotito ha rilasciato brevi ma significative dichiarazioni.
L’attenzione dei giornalisti si è poi spostata su una presunta telefonata circolata di recente, attribuita proprio al numero uno del club capitolino. In merito all’audio Lotito, la smentita è stata netta e categorica, lasciando intendere una possibile manipolazione:
“Le telefonate che sentite voi, io non le conosco”.
Alla richiesta di confermare se quelle diffuse fossero le sue parole, ha ribattuto: “No, sono parole che vengono diffuse con la mia voce, è diverso”.
Una dichiarazione che apre nuovi interrogativi sulla natura e sull’origine del file audio, in un momento storico in cui la tensione attorno all’ambiente biancoceleste resta ai massimi livelli.
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Il campo ha emesso il suo verdetto parziale: la semifinale d’andata tra biancocelesti e bergamaschi si è chiusa sul 2-2, rimandando ogni discorso qualificazione al match di ritorno. Ma la vera notizia di Lazio Atalanta non arriva dal prato verde, bensì dagli spalti dell’Olimpico. La protesta tifosi Lazio contro il presidente Claudio Lotito prosegue inesorabile. Il tifo organizzato, coerentemente con quanto annunciato, ha disertato lo stadio, lasciando un vuoto che ha fatto più rumore di un tutto esaurito.
Protesta tifosi Lazio
Un rumore così forte da attraversare l’oceano e approdare in diretta televisiva negli Stati Uniti.
Il caso varca l’oceano: l’analisi della CBS
La spaccatura tra la piazza capitolina e la società ha catturato l’attenzione dei media internazionali. Negli studi di CBS Sports Golazo, uno dei salotti calcistici più seguiti in America (qui il portale ufficiale di CBS Sports), si è dato ampio spazio all’anomalia di un match di cartello giocato in un clima surreale.
A guidare l’analisi è stato Matteo Bonetti, che ha inquadrato la gravità della situazione: “I tifosi protestano, non si presentano. Si stanno opponendo di proposito all’amministrazione di Lotito a causa della direzione che sta prendendo questo club. Questo è probabilmente il periodo più buio della Lazio che io ricordi da molto tempo”.
Un’eco ripresa anche da Aaron West, che ha evidenziato come la combinazione tra i recenti risultati (condizionati anche dalle assenze, come le pesanti defezioni a centrocampo analizzate alla vigilia) e il malcontento generale renda difficile immaginare un cambio di rotta a breve termine.
Come ricucire lo strappo? Le parole di Mike Grella
Il dibattito si è poi spostato sulle possibili soluzioni per risanare un ambiente lacerato. Mike Grella ha sottolineato il peso storico del club romano a livello internazionale: “Una Lazio forte significa una Serie A più forte. Quando parli con persone fuori dall’Italia, ricordano sempre la Lazio tra le squadre più importanti”.
L’ex calciatore ha poi sollevato interrogativi cruciali sulle mosse della dirigenza: “Cosa ci vorrebbe perché i tifosi tornassero? Un po’ di investimento nel club. Rendere felici i tifosi, magari con due o tre ottimi acquisti, forse un attaccante in grado di rinvigorire la piazza”.
“Mai visto nulla di simile”: l’incredulità americana
A rendere l’idea di quanto l’assenza della Curva Nord sia un unicum nel panorama sportivo globale, è stato il paragone finale tracciato da Bonetti: “Immagina l’equivalente di una partita NFL, NBA o Premier League dove i tifosi non si presentano. Non ricordo una partita in cui ci fossero più di 60.000 tifosi che si rifiutassero di andare. Non ci sono molti precedenti in tutto il mondo per questo”.
Il giornalista a bordocampo ha infine riportato il sentimento puro dei sostenitori, confermando che la diserzione è vissuta come un sacrificio necessario: i tifosi non vorrebbero lasciare sola la squadra, ma considerano lo sciopero del tifo l’unica vera arma per spingere la società a presentare un progetto ambizioso, degno della storia biancoceleste.
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Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.
Al termine della semifinale di andata di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta, il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha analizzato la prestazione dei suoi ai microfoni di Sport Mediaset. Nonostante un pizzico di rammarico per il punteggio finale, l’allenatore vede il bicchiere mezzo pieno in vista del ritorno a Bergamo.
La sfida del ritorno e il peso dell’Olimpico
Sarri non nasconde la soddisfazione per l’atteggiamento della squadra, pur consapevole che il ritorno in terra orobica sarà una battaglia:
«Siamo soddisfatti della prestazione, arrivata in un momento difficile. C’è rammarico per il risultato, ma a Bergamo ci sarebbe stato da soffrire a prescindere, anche con un gol di vantaggio.»
Il tecnico ha poi toccato un tasto dolente: il clima allo stadio. Sarri ha sottolineato come la scarsa affluenza o il distacco del pubblico stiano condizionando i risultati casalinghi: «La squadra si sta abituando a questa situazione dentro lo stadio, ed è veramente triste. Se stasera ci fossero stati 45.000 spettatori, probabilmente avremmo portato a casa la vittoria».
Il bilancio sulla stagione e gli infortuni
Analizzando l’andamento altalenante in Serie A, l’allenatore ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà numeriche affrontate durante l’anno:
Assenze pesanti: La classifica attuale è condizionata dai numerosi infortuni che hanno falcidiato la rosa.
Continuità: Serve un ultimo sforzo per chiudere la stagione con tutti gli effettivi a disposizione.
Gol mancanti: «Per avere più continuità ci servirebbe una batteria di attaccanti che garantisce più gol. La rosa è da riequilibrare», ha ammesso con franchezza.
Le scelte tattiche: Dele-Bashiru e Taylor
Infine, Sarri ha spiegato la gestione dei cambi e le diverse caratteristiche dei nuovi innesti. La strategia era chiara: sfruttare la fisicità straripante di Dele-Bashiru, capace di toccare i 35-36 km/h in progressione, contrapponendola alla qualità di palleggio di Taylor, più utile in fase di gestione ma con meno “gamba” rispetto al compagno.
La Lazio resta dunque in corsa per la finale, aggrappata a una prestazione solida e alla speranza di ritrovare il cinismo sotto porta nel match decisivo.
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Il pareggio per 2-2 tra Lazio e Atalanta lascia dietro di sé una scia di riflessioni, alimentate dai voti assegnati ai protagonisti in campo. Se da un lato la fase offensiva ha mostrato spunti interessanti, le incertezze difensive hanno pesato sul risultato finale.
Il Top della Gara: Dele-Bashiru domina
L’uomo copertina per i biancocelesti è senza dubbio Dele-Bashiru, che con un 7,5 si aggiudica il titolo di migliore in campo. La sua fisicità e il gol del momentaneo vantaggio lo hanno reso l’arma in più nello scacchiere tattico.
Attacco Efficace, Centrocampo Altalenante
Buone notizie dal reparto avanzato, dove Boulaye Dia e Cancellieri hanno strappato un solido 6,5, confermando la pericolosità della Lazio negli ultimi metri. Note positive anche per la difesa centrale, con Gila e Romagnoli che raggiungono la sufficienza piena con un 6,5.
Al contrario, la mediana ha faticato a trovare il ritmo giusto:
Cataldi e Isaksen: Entrambi si fermano al 5,5, evidenziando qualche difficoltà nella gestione del gioco.
Zaccagni: Anche per lui un 5,5, segno di una condizione fisica non ancora ottimale.
Le Note Dolenti: Difesa e Porta
Le criticità maggiori emergono nei voti più bassi della giornata:
Provedel (5): Il portiere paga l’incertezza sulla respinta centrale che ha portato al primo pareggio dell’Atalanta.
Belahyane (5): Un’insufficienza pesante dovuta probabilmente al posizionamento errato in occasione del secondo gol bergamasco.
La Guida Tecnica
L’allenatore Sarri chiude con un 6,5. cambi azzeccati che hanno portato al nuovo vantaggio, la gestione dei minuti finali e la fragilità difensiva mostrata dopo i gol segnati pesano sulla valutazione complessiva del tecnico.
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Il match tra Lazio e Atalanta si chiude con un pareggio per 2-2 che lascia l’amaro in bocca ai biancocelesti. Sebbene il risultato possa considerarsi sostanzialmente giusto per quanto visto in campo, il modo in cui è maturato alimenta non pochi rimpianti in casa laziale.
Un vantaggio illusorio
La Lazio è riuscita ad andare in vantaggio per ben due volte, ma in entrambe le occasioni si è fatta recuperare nel giro di pochissimi minuti [00:09]. Un limite mentale e difensivo che ha impedito alla squadra di Sarri di portare a casa una vittoria che avrebbe potuto ipotecare la qualificazione.
L’Atalanta ha confermato di essere una squadra di altissimo livello, mettendo in seria difficoltà la retroguardia biancoceleste già nel primo tempo, con un gol annullato e una traversa colpita da Zappacosta [00:24].
I protagonisti: Luci e ombre
Nonostante il risultato, ci sono state note liete nelle prestazioni individuali:
Dele-Bashiru il migliore: Schierato per la sua fisicità, il giocatore ha ripagato la fiducia con una prestazione solida, coronata dal gol del momentaneo 1-0 al 47° minuto [00:43].
Boulaye Dia: Entrato dalla panchina, ha trovato il gol del 2-1 all’87°, sfruttando un clamoroso errore della difesa orobica [02:08].
Le difficoltà di Isaksen e Zaccagni: Entrambi sono apparsi sottotono, probabilmente non ancora al 100% della condizione fisica, spingendo l’allenatore a effettuare cambi decisivi nella ripresa [01:39].
Gli errori che costano caro
Il rammarico principale deriva dalla gestione dei vantaggi. Dopo il primo gol, la Lazio ha subito il pareggio di Pašalić solo quattro minuti dopo [01:04]. In questa occasione, è stato evidenziato un errore di Provedel, la cui respinta troppo centrale ha favorito l’inserimento dell’attaccante nerazzurro [01:23].
Ancora più bruciante il pareggio definitivo dell’Atalanta, arrivato appena due minuti dopo il gol di Dia. Una difesa troppo schiacciata e un posizionamento errato hanno permesso ai bergamaschi di calciare indisturbati dall’altezza del dischetto del rigore [02:34].
Verso il ritorno
Con questo 2-2, il discorso qualificazione resta aperto, anche se l’Atalanta appare ora favorita dovendo giocare il ritorno tra le mura amiche [03:52]. La Lazio dovrà ripartire dall’intensità mostrata, cercando però di eliminare quelle amnesie difensive che oggi sono costate due punti preziosissimi.
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In mezzo a un’emergenza infortuni che continua a tormentare le scelte di Maurizio Sarri a centrocampo, arriva finalmente un raggio di luce per il reparto offensivo. La marcia d’avvicinamento alla semifinale d’andata di Coppa Italia contro l’Atalanta porta in dote il rientro di Pedro, una notizia fondamentale per le rotazioni e il morale dello spogliatoio biancoceleste.
L’infortunio contro il Bologna lasciato alle spalle
Il calvario dell’attaccante spagnolo era iniziato durante i quarti di finale del torneo. Come riportato sulle pagine de Il Corriere dello Sport, Pedro aveva riportato un serio infortunio alla caviglia nella sfida vinta contro il Bologna, un imprevisto che lo ha tenuto lontano dal campo in una fase cruciale della stagione.
Ora, il peggio sembra essere passato. Il lavoro svolto con lo staff medico ha dato i suoi frutti, permettendo al numero 9 della Lazio di tornare a respirare l’aria del campo. La sua esperienza internazionale sarà vitale, considerando che la squadra è già orfana di pedine fondamentali come analizzato nelle probabili formazioni.
Il ruolo dello spagnolo contro la Dea
Nonostante il recupero, la gestione dell’ex Barcellona e Chelsea sarà estremamente cauta.
La convocazione: Pedro figurerà regolarmente nella lista dei giocatori a disposizione per la sfida dell’Olimpico.
L’impiego: È ancora prematuro immaginarlo in campo dal primo minuto. Il giocatore si accomoderà in panchina, pronto a subentrare in caso di necessità per spezzare l’equilibrio della gara o dare respiro ai compagni.
In una partita in cui lo stesso Sarri ha dichiarato che “la tattica conta poco senza l’atteggiamento giusto”, riavere a disposizione un leader tecnico e carismatico come lo spagnolo rappresenta un’arma tattica e psicologica da non sottovalutare per tentare l’assalto alla finale. Per il regolamento completo e gli aggiornamenti sul tabellone, è sempre possibile consultare il portale della Lega Serie A.
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Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.
Dopo la delusione e le fatiche maturate in campionato contro il Torino, i biancocelesti si preparano a vivere la notte più importante della stagione. Lo Stadio Olimpico accende i riflettori per la semifinale d’andata di Coppa Italia contro la Dea. L’obiettivo è chiaro: indirizzare la qualificazione fin dai primi novanta minuti. Analizziamo le probabili formazioni Lazio Atalanta e le scelte dei due tecnici.
Probabili formazioni Lazio Atalanta
Le scelte di Sarri: torna Gila, emergenza a centrocampo
Mister Maurizio Sarri deve fare nuovamente i conti con l’infermeria. L’assenza certa è quella del lungodegente Rovella, una perdita pesante per le geometrie della squadra (leggi le ultime notizie sull’emergenza a centrocampo). La buona notizia, però, è il rientro tra i convocati di Pedro, che siederà in panchina pronto a subentrare.
In difesa, davanti all’intoccabile Provedel, si rivede Gila: lo spagnolo affiancherà Romagnoli al centro del reparto. Sulle corsie esterne toccherà a Nuno Tavares presidiare la fascia sinistra, con Marusic confermato a destra.
I veri nodi per gli infortuni Lazio sono in mediana: senza Basic, il posto da titolare andrà quasi certamente a Dele-Bashiru (favorito su Belahyane), che completerà il terzetto con Cataldi in cabina di regia e Taylor. In attacco stringe i denti Maldini: smaltita in parte la tendinopatia al ginocchio, è in netto vantaggio su Noslin e Dia per agire da punta centrale, supportato da Isaksen a destra e Zaccagni a sinistra.
L’Atalanta di Palladino
Dall’altra parte, Raffaele Palladino risponde con il collaudato 3-4-2-1. Davanti a Carnesecchi, spazio al terzetto composto da Scalvini, Djimsiti e il giovane Ahanor. Sulle fasce spingeranno Zappacosta e Bernasconi, con De Roon e Pasalic a fare da diga in mezzo al campo. In avanti, Samardzic e Zalewski agiranno alle spalle dell’unica punta Krstovic. Per maggiori dettagli sul tabellone della competizione, è possibile consultare il sito ufficiale della Lega Serie A.
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Alla vigilia dell’appuntamento che può dare un senso intero a questa complessa stagione agonistica, i riflettori del centro sportivo di Formello si sono accesi per l’attesa conferenza Sarri Lazio Atalanta. Il tecnico biancoceleste si è presentato in sala stampa per analizzare la delicatissima semifinale d’andata di Coppa Italia, un crocevia fondamentale non solo per il cammino sportivo della squadra, ma anche per rasserenare un ambiente scosso dai recenti passaggi a vuoto in campionato. Le parole del Comandante hanno toccato nervi scoperti, dalla progettualità a lungo termine fino al distacco strutturale con le big del torneo, passando per la questione infortuni e il rapporto con la tifoseria.
Indice Conferenza Sarri Lazio Atalanta
Conferenza Sarri Lazio Atalanta L’Anno Zero e il crollo mentale: la diagnosi del tecnico
Il primo tema affrontato da Maurizio Sarri riguarda l’identità e il percorso di questa squadra. Rispondendo a chi gli chiedeva se considerasse ancora questa stagione come un “Anno Zero”, l’allenatore è stato categorico: “Era chiaro dall’inizio, l’ha detto la società, l’ho detto io. La situazione sarebbe stata di questo tipo, tutti devono avere pazienza, io una bella dose ce l’ho messa. Sarebbe bello che la mettessero tutti”.
Un messaggio diretto all’ambiente, ma che si lega a doppio filo con le recenti prestazioni sul campo. Il deludente e opaco pareggio maturato in campionato ha evidenziato un calo di tensione che lo stesso tecnico fatica a digerire. Secondo Sarri, la responsabilità del crollo nervoso e mentale è da dividere equamente tra tutte le componenti: squadra, staff, società e ambiente. “Poche settimane fa abbiamo fatto tre partite di buon livello, era inaspettato questo calo di energie. Domani contro l’Atalanta avremo la riprova per capire se l’anima di questo gruppo è ancora intatta”.
Il divario con l’Atalanta e la necessità di nuovi investimenti
Un passaggio cruciale della conferenza ha riguardato il confronto diretto con gli avversari di giornata. L’Atalanta di Gian Piero Gasperini (squadra che continua a stupire anche in campo internazionale, come riportato dai principali quotidiani sportivi come La Gazzetta dello Sport) rappresenta oggi un modello di programmazione che ha scavato un solco profondo.
Sarri non si è nascosto dietro un dito analizzando le differenze: “Loro hanno fatto un percorso lungo, iniziato 10 anni fa, che li ha portati a entrare in Europa e fare investimenti diversi. Ora possono permettersi giocatori di altissimo livello”. Per colmare questo divario, il tecnico ha ribadito che il club capitolino dovrà obbligatoriamente passare per nuove e massicce iniezioni di capitale sul calciomercato Lazio, con l’obiettivo di tornare a competere in Europa con continuità per garantirsi una forza economica superiore. In questo senso, la prossima stagione è già stata ribattezzata dall’allenatore come “l’Anno Uno”.
Il bollettino medico e l’atteggiamento tattico
Inevitabile un passaggio sulle condizioni fisiche della rosa, da settimane falcidiata dagli stop. La lista degli infortuni Lazio continua a tenere in ansia lo staff medico. “Ieri c’erano Gila e Pedro ad allenarsi, non Basic. Vediamo chi di questi quattro può essere recuperabile in maniera totale o parziale”, ha spiegato il tecnico, confermando le difficoltà numeriche in vista della semifinale Coppa Italia.
Tuttavia, Sarri ha voluto spostare l’attenzione dai numeri e dai moduli alla vera essenza del problema calcistico: l’atteggiamento. “La tattica di fronte all’atteggiamento non conta nulla, a Torino potevamo cambiare sette moduli e non sarebbe cambiato niente. Contro l’Atalanta sarà una partita di enorme sofferenza, i centrocampisti e i terzini dovranno fare un lavoro massacrante sui loro quinti”. La consapevolezza è quella di affrontare un avversario superiore per inerzia, ma con la convinzione di potersela giocare sui centottanta minuti.
La questione tifosi e il futuro “nebuloso”
L’ultimo, delicato capitolo riguarda il clima ambientale e la spaccatura con la tifoseria organizzata. Anche domani lo Stadio Olimpico presenterà ampi spazi vuoti a causa della perdurante protesta contro la gestione societaria. I tifosi Lazio si raduneranno all’esterno, sotto la Curva Nord, per far sentire comunque il proprio supporto alla squadra. “Mi sono informato con la società, sembra che la questura non consenta di cambiare il tragitto del pullman, dispiace perché sarebbe stato un momento di contatto importante”, ha ammesso con rammarico l’allenatore. “A noi i tifosi mancano. Spero che da dentro lo stadio si possano sentire, sarebbe un grande segno di partecipazione”.
In chiusura, una riflessione sul futuro a breve termine, definito “nebuloso” per le sensazioni di incertezza che attualmente pervadono lo spogliatoio. Una foschia che solo una grande prestazione e una qualificazione in Coppa Italia potrebbero finalmente diradare.
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Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.
Il tecnico biancoceleste presenta la semifinale di Coppa Italia: “Basta polemiche, il prossimo anno deve essere l’anno uno degli investimenti. Contro la Dea servirà una prova di sofferenza”.
Un “anno zero” difficile: la richiesta di pazienza
Alla vigilia della delicatissima sfida di andata contro l’Atalanta, Maurizio Sarri interviene in conferenza stampa da Formello per fare il punto su un momento ambientale tesissimo. Il tecnico ha ribadito la natura di questa stagione, definendola ancora una volta un periodo di transizione inevitabile.
“Era chiaro dall’inizio, l’ho detto io ma anche la società. Bisogna per forza avere pazienza da parte di tutti. Io una bella dose ce l’ho messa, sarebbe bello la mettessimo tutti”.
Il confronto con l’Atalanta e il gap economico
Sarri ha analizzato con lucidità il percorso degli avversari, indicando la Dea come l’esempio da seguire per una crescita costante. Il divario attuale, secondo il tecnico, non è solo tecnico ma strutturale, frutto di una programmazione decennale che ha permesso ai bergamaschi di consolidarsi in Champions League.
Il monito per il futuro:
Percorso lungo: L’Atalanta ha iniziato dieci anni fa, ora può permettersi certi giocatori.
Anno Uno: Il prossimo anno deve essere quello della svolta, con investimenti mirati per tornare competitivi in Europa con continuità.
Valore tecnico: Sarri ammette che la squadra attuale, post-fine ciclo, è inferiore per valore tecnico alla precedente, ma sottolinea l’importanza della ricostruzione.
Reazione nervosa dopo il blackout di Torino
Dopo la brutta sconfitta in campionato contro il Torino, l’allenatore si aspetta una risposta immediata. Nonostante le critiche sulla mancanza di “anima” del gruppo, il “Comandante” difende i suoi, parlando di un calo inaspettato di energie mentali dopo una striscia di buone prestazioni.
“A Torino la squadra era spenta inaspettatamente. Se era così, la responsabilità è di tutti: allenatore, staff, società e ambiente. Domani avremo la riprova se il motivo fosse l’attesa di questa partita o altro”.
Verso la semifinale: infermeria e tifosi
Sul fronte formazione, Sarri spera di recuperare pezzi importanti in difesa e in attacco: Gila e Pedro sono tornati in gruppo, mentre resta il dubbio legato a Basic.
Un passaggio importante è stato dedicato ai tifosi e alla richiesta (negata dalla Questura) di far passare il pullman a Ponte Milvio: “Mi dispiace perché sarebbe stato importante avere un contatto. Spero che i tifosi si possano sentire da dentro, la loro partecipazione è fondamentale”.
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Squadra svuotata e ambiente ai minimi termini: la sconfitta di Torino riapre la ferita. La Coppa Italia contro l’Atalanta è l’ultima spiaggia, ma il contratto di Sarri blocca ogni ribaltone immediato.
Un déjà-vu preoccupante: marzo come due anni fa
Sembra di aver riavvolto il nastro. Marzo 2026 come marzo 2024: la Lazio si ritrova improvvisamente senza anima, scarica e apparentemente priva di una direzione tecnica chiara. Se due anni fa le dimissioni di Maurizio Sarri arrivarono come un fulmine a ciel sereno per scuotere uno spogliatoio che non lo seguiva più, oggi la situazione appare, se possibile, ancora più complessa.
Come riportato da Il Corriere dello Sport, la squadra vista contro il Torino (sconfitta per 2-0 con reti di Simeone e Zapata) è apparsa distrutta dagli infortuni e qualitativamente non all’altezza delle ambizioni iniziali. Un decimo posto in classifica che non ammette repliche e che trasforma il finale di stagione in una lenta agonia.
Coppa Italia: l’ultimo bivio contro l’Atalanta
In questo scenario desolante, resta un solo appiglio per evitare il naufragio totale: la Coppa Italia. La semifinale d’andata contro l’Atalanta di mercoledì 4 marzo rappresenta un vero e proprio spartiacque.
“Se la squadra non darà segnali contro i bergamaschi, non si potrà escludere alcuno scenario. Altre cadute pesanti porterebbero a riflessioni inevitabili.”
La coppa nazionale è l’unico obiettivo rimasto per provare a rianimare uno spogliatoio che sembra aver perso fiducia nel progetto tecnico. Una prestazione d’orgoglio all’Olimpico potrebbe posticipare la crisi, ma il malessere resta profondo.
Il “freno” del contratto: perché nessuno si muove
Perché, nonostante la crisi, non ci sono scossoni in panchina? La risposta sta nei numeri. Maurizio Sarri è blindato da un contratto importante: 2,5 milioni di euro netti più bonus fino al 2028. Un accordo pesante che, in questo momento, frena le ambizioni di cambiamento di Claudio Lotito.
Il Presidente non sembra intenzionato a sobbarcarsi un esborso così imponente per un esonero, mentre il “Comandante” – rimasto a Formello la scorsa estate nonostante il blocco del mercato e le sirene arabe – non pare intenzionato a rassegnare le dimissioni, aspettando giugno per valutare nuove offerte. Un “matrimonio di convenienza” che rischia di logorare ulteriormente il brand Lazio se non arriverà una scossa immediata sul campo.
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Non solo uno stadio, ma una “macchina da soldi” attiva 365 giorni l’anno. L’accordo con il colosso che gestisce Real Madrid e Yankees può triplicare il valore del brand Lazio.
Dalle sfide finanziarie alla visione di domani
Il presente della Lazio si trova di fronte a un bivio cruciale. Senza i ricavi garantiti dalle competizioni europee, il modello di business attuale rischia di scricchiolare, con una possibile contrazione del fatturato tra il 15% e il 20%. In uno scenario dove la vendita dei “pezzi pregiati” sembra l’unica via per far quadrare i conti, il Presidente Claudio Lotito ha deciso di sparigliare le carte, trasformando la crisi in una opportunità storica: il nuovo Stadio Flaminio.
Legends Global: l’Olimpo dello sport business a Roma
Per trasformare il sogno in realtà, la Lazio ha scelto un partner d’eccellenza: Legends Global. Non parliamo di semplici consulenti, ma del colosso mondiale che cura gli interessi di icone come Real Madrid, Manchester City, New York Yankees e Dallas Cowboys.
La missione di Legends è chiara: trasformare le infrastrutture in esperienze totali. Dalla ristorazione al merchandising ipertecnologico, fino alle aree VIP, l’obiettivo è rendere lo stadio una destinazione vissuta ogni giorno dell’anno, indipendentemente dal calendario della Serie A.
“Non è solo un accordo commerciale, è un obiettivo comune: dare alla Lazio una casa all’altezza della sua storia e sostenibile economicamente.” — Rizzello
Il “Modello Bernabéu” applicato al Flaminio
Cosa aspettarsi concretamente? L’esempio è il lavoro svolto con il Real Madrid, un accordo strategico da 360 milioni di euro. Legends ha ridefinito l’esperienza “omni-channel” delle Merengues, integrando store fisici e digitali con l’infrastruttura del nuovo Bernabéu.
Per il Flaminio, la visione è altrettanto netta: riqualificare un’area urbana degradata e trasformarla in un polo di eccellenza. Secondo le proiezioni finanziarie, questa operazione potrebbe generare un incremento del valore del club pari al +323%. Lo stadio smette di essere un costo e diventa un moltiplicatore di valore.
Verso Euro 2032: un’eredità per la Capitale
Il progetto non guarda solo al bilancio. Il nuovo Flaminio punta a essere un modello di architettura responsabile, capace di produrre energia per il quartiere. Una linea temporale che parte dalla gloria delle Olimpiadi del 1960 e punta dritta al 2032, con l’ambizione di ospitare i Campionati Europei.
La vera scommessa di Lotito va oltre i rendering: può un’infrastruttura diventare il simbolo eterno di un futuro glorioso? La risposta passerà dai mattoni che verranno posati al Flaminio.
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Il termine dei 10 giorni indicato da Mattioli è scaduto senza novità. Tra indiscrezioni social e smentite, la presidenza di Claudio Lotito appare più solida che mai: ecco l’analisi della situazione.
Le promesse mancate e il “caso Mattioli”
Negli ultimi giorni, l’ambiente biancoceleste è stato scosso dalle dichiarazioni del giornalista RAI Mattioli, che lo scorso 12 febbraio aveva ipotizzato un annuncio imminente entro dieci giorni riguardo l’assetto societario della Lazio. Quel termine, fissato idealmente per il 22 febbraio, è trascorso nel più totale silenzio.
Non è la prima volta che il “carro della cessione” si riempie di passeggeri in cerca di visibilità. Da Fiorello agli influencer di X (ex Twitter), le voci su un addio di Claudio Lotito si rincorrono ciclicamente, alimentando speranze che, puntualmente, sbattono contro la realtà dei fatti.
Il fenomeno dei “profeti” del web
Un caso emblematico è stato quello dell’account “Cronaca di Lazio”, che aveva previsto un annuncio clamoroso per lunedì scorso, salvo poi sparire dai social poco prima della scadenza. Questo modus operandi sembra ormai diventato uno “sport nazionale”: sfruttare i momenti di contestazione per lanciare indiscrezioni su emirati, magnati russi o miliardari americani al solo scopo di guadagnare follower e interazioni.
“Mi dispiace che personaggi di un certo calibro siano usciti con queste notizie. Se lo dice un giornalista noto, il tifoso è portato a crederci, ma i 10 giorni sono passati e non è successo niente.”
Lotito non vende: i segnali sono chiari
Nonostante il malumore della piazza, i segnali che arrivano da Formello e dagli uffici del Presidente vanno in direzione opposta a una cessione. La pianificazione del Piano Flaminio e il progetto “Lazio 2032” sono indicatori di una volontà di permanenza a lungo termine.
Ad oggi, non risultano trattative concrete. La forza politica di Lotito rimane un ostacolo per qualsiasi acquirente che non voglia esporsi a un “massacro” mediatico o istituzionale. L’unica reale via d’uscita sembra legata alla pressione politica interna, che potrebbe portare il patron a dover scegliere tra la guida del club e i suoi impegni in Forza Italia.
Un invito alla cautela per i tifosi
Il consiglio per il popolo laziale è quello di filtrare le notizie con estremo pragmatismo. Prima di esaltarsi per un post sui social, è bene analizzare l’attendibilità della fonte e i precedenti. Fino a quando non ci sarà un passo ufficiale o un’ammissione di messa in vendita, come accaduto in altre piazze, le voci rimarranno soltanto “chiacchiere da bar” che finiscono per ferire ulteriormente una tifoseria già provata.
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Mentre il campionato emette i suoi verdetti, nella Capitale si assiste a un sorpasso che non è solo di classifica, ma di struttura, visione e portafoglio. Da una parte una società che investe (spesso sbagliando, ma investendo), dall’altra una che pensa solo a far cassa. Il risultato? Una Roma che sogna la Champions e una Lazio che si sta inabissando.
💰 Investimenti vs Bilancismo: I numeri non mentono
La differenza tra le due proprietà è abissale. I Friedkin sono “presidenti fantasma”: non parlano, non promettono, ma mettono mano al portafoglio. Hanno buttato milioni? Sì, Abraham e Vina sono esempi di soldi spesi male, ma chi investe il quadruplo degli avversari, alla fine, la squadra più forte la costruisce per forza.
Dall’altra parte c’è Claudio Lotito: parla, si autocelebra, sbandiera bilanci in ordine, ma non mette un euro di tasca propria. Usa i soldi della Lazio per la Lazio, e quando c’è da fare il salto di qualità, preferisce incassare. Il mercato di gennaio è l’emblema del disastro:
La Roma aveva bisogno di liquidità, ma ha speso 25 milioni per Malen, il centravanti che serviva. Risultato? Malen segna a raffica e trascina la squadra.
La Lazio ha incassato 60 milioni cedendo Guendouzi e Castellanos, ne ha reinvestiti meno della metà e oggi si ritrova senza un attacco capace di segnare.
🌱 Settore Giovanile: Un deserto chiamato Formello
Il confronto diventa umiliante se guardiamo ai giovani. Nella Roma che pareggia con la Juventus brilla Pisilli, l’ennesimo prodotto di un vivaio che riceve investimenti tripli rispetto a quello laziale. Alla Lazio l’ultimo giocatore uscito dal settore giovanile e diventato titolare è Danilo Cataldi, che ormai ha superato i 30 anni. In dodici anni, il nulla cosmico. È colpa degli allenatori o di una società che non crede nel futuro?
🌍 Brand Internazionale vs Chiusura Provinciale
Mentre i Friedkin espandono il brand Roma nel mondo, seguendo la scia di Pallotta e acquisendo club come l’Everton per creare un network globale, la Lazio si sta chiudendo in se stessa. L’epoca d’oro di Cragnotti, in cui la Lazio era un marchio mondiale, è un ricordo sbiadito. Oggi la Lazio di Lotito scompare dai radar internazionali perché non investe in marketing, non investe in merchandising e non ha una visione che vada oltre il raccordo anulare.
📉 Il rischio della mediocrità
Il “quasi salva” della Lazio è un campanello d’allarme. Se la Roma continua a investire 100 milioni l’anno e la Lazio ne spende 10 sperando nel miracolo, il gap diventerà incolmabile. Tra un paio d’anni, di questo passo, la Roma sarà stabilmente nell’élite europea e la Lazio rischia di lottare per la zona retrocessione.
I fatti parlano: il silenzio dei Friedkin sta portando risultati, le parole di Lotito stanno portando il baratro.
💬 La parola a voi
Il gap è ormai diventato incolmabile? È meglio un presidente che spende e sbaglia o uno che non spende e si accontenta della mediocrità del bilancio?
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Non sarà una semifinale di Coppa Italia come le altre. Il distacco tra la società e la sua gente ha raggiunto il punto di non ritorno. Con un comunicato durissimo, i gruppi organizzati della tifoseria biancoceleste hanno confermato che mercoledì sera, contro l’Atalanta di Palladino, lo stadio resterà vuoto. Una scelta dolorosa ma ferma, motivata da quello che i tifosi definiscono un “distacco ormai insanabile”.
“Provocazioni da Lotito”: l’attacco frontale
I tifosi puntano il dito contro la strategia della dirigenza di regalare biglietti per riempire i vuoti lasciati dalla protesta, parlando di “continue provocazioni”. Il rischio denunciato nel comunicato è quello di vedere settori dell’Olimpico occupati da tifosi non laziali, mentre i 30.000 abbonati hanno deciso di rinunciare alla prelazione per coerenza con la linea della contestazione.
“Regalare biglietti a destra e a manca è ciò che qualifica la strategia del Sig. Lotito e dei suoi accoliti, fregandosene di chi per amore e sacrificio ha deciso di non usufruirne”, si legge nella nota ufficiale.
Il piano per mercoledì: Ponte Milvio e corteo sotto la Nord
Nonostante lo stadio vuoto, il tifo organizzato non vuole abbandonare la squadra, soprattutto dopo il crollo verticale visto a Torino. L’obiettivo è far sentire il calore ai giocatori, nonostante la contestazione alla proprietà.
Il pullman a Ponte Milvio: I gruppi hanno chiesto ufficialmente che il pullman della squadra passi da Ponte Milvio prima della gara per un ultimo saluto prima dell’ingresso all’Olimpico.
Il corteo: Dopo il passaggio della squadra, i tifosi si sposteranno in corteo fin sotto la Curva Nord, dove ascolteranno la partita alla radio e intoneranno cori per far arrivare la loro voce dentro il campo.
Un segnale per i “ragazzi”
L’appello è chiaro: “Non ne deve pagare lo scotto la squadra”. In un momento in cui la rosa sembra spenta, senza grinta e con la testa altrove, i tifosi provano l’ultima mossa disperata per riaccendere il cuore dei calciatori. Far rivivere quel clima da “Lazio vera” sotto il piazzale della Nord potrebbe essere l’unica scossa elettrica capace di svegliare un gruppo che a Torino è parso privo di anima.
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Brutta, bruttissima, quasi irriconoscibile. La Lazio che esce sconfitta dall’Olimpico Grande Torino non è solo una squadra battuta dal risultato (2-0), ma una compagine che nell’anima sembra aver già staccato la spina. Contro un Torino mediocre, ai limiti della sufficienza, i biancocelesti sono riusciti nell’impresa di sembrare piccoli, fragili e, quel che è peggio, svogliati.
Una “Groviera” senza sicurezza
Il dato è allarmante: dal gennaio 2026 la difesa della Lazio si è trasformata in una groviera. Sarà una coincidenza, ma l’addio di Guendouzi ha tolto quel filtro e quella grinta che nascondevano i limiti strutturali del reparto arretrato.
Il primo gol del Toro è l’emblema del disastro: un “erroraccio” di Pellegrini che battezza male il pallone e aspetta un’uscita di Provedel che non arriva. Un mix di disattenzione e mancanza di cattiveria agonistica che in Serie A non puoi permetterti. Se poi aggiungiamo un Provedel lontano dai suoi standard sul raddoppio di Zapata, il quadro della confusione mentale è completo.
La rosa più scarsa degli ultimi 22 anni?
Bisogna avere il coraggio di dirlo: questa potrebbe essere la rosa più mediocre dell’intera gestione Lotito.
Il fallimento dei “nuovi”:Ratkov titolare è stato un fantasma per 45 minuti (due palloni toccati, zero tiri). Reda Belayan, alla seconda chance dal 1′, è stato rimosso da Sarri dopo un tempo per assoluta invisibilità.
I leader spenti: Da Zaccagni ci si aspetta la luce, e invece arrivano solo prestazioni opache. Anche Cancellieri sembra l’ombra del giocatore ammirato a inizio stagione.
L’unico raggio di sole: In questa pochezza, Noslin sembra l’unico titolare credibile. Non sarà Messi, ma almeno corre, lotta e ci prova.
La “trappola” della Coppa Italia
Si dice che la squadra avesse la testa a mercoledì, alla semifinale contro l’Atalanta. Ma è un segnale pessimo: la concentrazione non è un interruttore che si accende e si spegne a comando. Arrivare alla sfida decisiva della stagione dopo aver subito le lezioni di Cagliari e Torino è un rischio enorme.
L’Atalanta oggi è di un altro pianeta rispetto a questa Lazio. Sperare nel miracolo o in due partite fortunate è l’unica cosa rimasta, ma la sensazione è quella di una squadra che stia già pensando alle vacanze o alla cessione estiva, cercando di non farsi male.
Il rischio del “Quasi Salvi”
Siamo a 34 punti, teoricamente quasi salvi. Ma è quel “quasi” che deve far tremare l’ambiente. Con questa inerzia, con questo attacco che non tira mai in porta e con giocatori che sembrano avere i pesi ai piedi, non si va da nessuna parte. È necessario recuperare Gila (sperando che non abbia già la testa al Milan) e ritrovare un briciolo di orgoglio. Perché mercoledì ci giochiamo la faccia, oltre che la stagione.
💬 Dite la vostra!
Siete d’accordo con questa analisi? Questa è davvero la Lazio più scarsa dell’era Lotito o c’è ancora speranza di vedere una reazione d’orgoglio contro l’Atalanta?
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La sconfitta per 2-0 contro il Torino non ha lasciato in dote solo rabbia e delusione, ma ha scoperchiato un baratro statistico che ora fa davvero paura. La Lazio di Maurizio Sarri è finita in un tunnel offensivo che rischia di compromettere definitivamente il cammino in campionato e, cosa ancora più grave, il futuro immediato in Coppa Italia.
🚫 Un digiuno da record (negativo)
I numeri non mentono e delineano il profilo di una squadra che ha smesso di pungere. Con il KO di Torino, salgono a 14 su 27 le partite in cui la Lazio non è riuscita a segnare in questo campionato. In pratica, per più di metà della stagione, i tifosi biancocelesti sono rimasti a secco di esultanze.
L’astinenza ha toccato ora le tre giornate consecutive senza reti, un dato preoccupante che non si registrava dal lontano 2021, quando sulla panchina sedeva ancora Simone Inzaghi.
🧊 Il peggior attacco d’Italia?
C’è un dato che, più di tutti, umilia la storia della prima squadra della Capitale: la Lazio ha attualmente il peggior capocannoniere della Serie A, fermo a quota 3 reti. Un’inefficienza realizzativa che pesa come un macigno e che rende vana ogni solidità difensiva costruita finora. Nelle ultime tre gare sono arrivate due sconfitte, tante quante ne erano state collezionate nelle precedenti undici giornate messe insieme: il segnale chiaro di un giocattolo che si è rotto.
⚔️ Ultima spiaggia: l’Atalanta
Non è più solo una questione di singoli. Sebbene la chance sprecata da Ratkov a Torino sia sotto gli occhi di tutti, il problema è collettivo. La manovra è lenta, prevedibile e la porta avversaria sembra diventata un miraggio.
Il tempo, però, è scaduto. Tra meno di 48 ore la Lazio scenderà in campo contro l’Atalanta per la semifinale di Coppa Italia. Una partita da “dentro o fuori” dove i calcoli non serviranno a nulla: o si ritrova la via del gol, o si certifica il fallimento di un’intera stagione. Sarri deve trovare una soluzione immediata, perché mercoledì non ci sarà appello.
💬 Il punto di vista dei tifosi
È un problema di modulo o di interpreti? La colpa è della preparazione estiva o di una rosa non all’altezza?Diteci la vostra nei commenti: come si risolve l’emergenza gol in vista della Coppa Italia?
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Il tecnico biancoceleste analizza il KO contro i granata ai microfoni di Sky Sport: “Perso ogni palla vagante, segnale preoccupante”.
La Lazio esce sconfitta dalla trasferta contro il Torino, mostrando un volto lontano parente di quello solido ammirato nelle ultime uscite. Al termine del match, Maurizio Sarri non ha cercato scuse, puntando il dito sull’atteggiamento mentale e fisico della squadra, apparsa meno determinata rispetto agli avversari.
L’analisi della sconfitta: “Mancata determinazione”
Secondo il tecnico, il problema principale non è stato tattico, ma di energie nervose. La squadra è parsa meno reattiva sulle seconde palle, un aspetto che Sarri considera un campanello d’allarme:
“Il campo ci ha detto che eravamo più scarichi degli avversari, abbiamo perso tutte le palle vaganti, è un segnale preoccupante. L’applicazione difensiva non era la nostra, ma la sensazione visiva è che loro avevano un’altra determinazione e convinzione.”
Errore di valutazione e testa alla Coppa Italia?
Interrogato su un possibile calo di tensione dovuto all’imminente impegno in Coppa Italia, Sarri è stato categorico, definendo l’eventuale distrazione come un errore imperdonabile:
“Pensavamo alla Coppa Italia? Se l’abbiamo fatto abbiamo fatto un errore. Dal punto di vista mentale ci è mancato qualcosa.”
Il tecnico ha poi analizzato la produzione offensiva, giudicandola insufficiente a compensare le lacune difensive mostrate durante i novanta minuti: “A livello di produzione offensiva abbiamo avuto qualche palla gol, ma la fase difensiva non è stata di grande livello. Su ogni palla andavamo in difficoltà e di solito non è così.”
Il fattore tifosi e lo sguardo al futuro
In vista della semifinale, Sarri glissa sugli alibi e chiede alla squadra di ritrovare immediatamente la rotta, senza lasciarsi andare a facili drammi ma riflettendo sugli errori commessi:
“Ci sarebbero utili tante cose, i tifosi ci sono mancati durante l’anno. Ma non ci sono alibi. Dobbiamo trovare forti motivazioni e stop. Non è il caso di fare drammi, pensiamo alla prossima. Solo una piccola riflessione sul perché siamo arrivati scarichi: era un pericolo consapevole che andava evitato.”
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Dopo il triplice fischio di un Torino-Lazio che definire “sconcertante” è un eufemismo, è il momento di mettere i voti. Una prestazione che certifica la “scarsezza” (per usare un termine gentile) di un gruppo senza anima. Ecco il dettaglio dei singoli:
🧤 La Difesa: Errori da Terza Categoria
PROVEDEL 6: Ha qualche piccola responsabilità sul primo gol, ma ne ha di più sul secondo dove pare “dormire”. Si prende la sufficienza solo per un paio di interventi nel mezzo che evitano un passivo peggiore. Lento, come se avesse dei pesi ai piedi.
LUCA PELLEGRINI 4: Il peggiore. L’errore sul gol di Simeone è gravissimo: alza le mani aspettando un’uscita che non esiste invece di spazzare. Non è degno della titolarità in una “Lazio vera”. Disastroso.
MARUSIC 5.5: Soffre meno di Pellegrini, ma non incide mai. Invisibile in avanti, timido dietro.
ROMAGNOLI 6.5: Il migliore del reparto. Nel finale prova a scuotere i suoi creando anche qualche pericolo in avanti.
Provstgaard 6: Fa il suo dietro, ma pesa l’occasione sprecata nel finale: prova il colpo di testa da posizione defilata invece di crossare. Da rivedere la velocità sul primo gol.
⚙️ Il Centrocampo: Fantasmi e Confusione
CATALDI 5: Sbaglia troppi palloni. Un giocatore che ci mette l’impegno, ma oggi non ha proprio visto il campo. Incisività zero.
BELAHYANE 4: Una chance dal 1′ buttata al vento. Sostituito dopo 45 minuti perché era letteralmente invisibile. Ora si capisce perché non gioca mai.
TAYLOR 5.5: L’unico che prova a salvarsi a metà campo, ma affoga nella pochezza dei compagni di reparto.
DELE-BASHIRU 5: Entra e vaga per il campo per 35 minuti. Si sveglia solo nel finale, ma è troppo tardi. Da lui ci si aspetta altro.
🏹 L’Attacco: Polveri Bagnatissime
CANCELLIERI 5: La brutta copia del giocatore ammirato a inizio stagione. Impresentabile, Sarri lo toglie (forse) persino troppo tardi.
ZACCAGNI 5: Un’involuzione che fa paura. Lontano anni luce dal top player che conoscevamo. Inutile e, a tratti, controproducente.
RATKOV 5: Mezzo voto in più perché è la prima da titolare e si vede che non è pronto. Ma 45 minuti senza toccar palla sono un verdetto pesante.
NOSLIN 6: L’unico che accende la luce quando entra. Ha una grande occasione (poteva andare di piattone invece che di tacco), ma ad oggi è il centravanti più affidabile in rosa.
DIA 6: Gioca poco, ma fa più di Ratkov. Al momento, insieme a Noslin, è l’unico “pronto”, nonostante le gerarchie di Sarri.
📋 La Panchina e la Società
NUNO TAVARES 6: Entra e dimostra di “dare del tu” al pallone. Si capisce che non può giocare ogni tre giorni, ma la sua assenza dal 1′ pesa.
ISAKSEN 5: Entra per Cancellieri e fa esattamente lo stesso: nulla. Un potenziale enorme che resta regolarmente inespresso.
ALL. SARRI 5.5: Dare la colpa solo a lui significa non aver capito il problema. Con Rovella, Gila e Pedro fuori, la coperta è cortissima. Ha pensato alla Coppa Italia? Forse, ma questa Lazio non è stata all’altezza.
L’Editoriale: Con 34 punti in 27 giornate, la stagione rischia di diventare il punto più basso della gestione Lotito. Il Presidente è il primo responsabile, coadiuvato da un Fabiani che non è riuscito a dare alternative valide a una rosa svuotata di determinazione e grinta. Mercoledì c’è la Coppa contro l’Atalanta: o si cambia registro, o il disastro sarà totale.
Siete d’accordo con queste pagelle o sono stato troppo generoso con qualcuno? Dite la vostra nei commenti!
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TORINO – Si è appena conclusa una delle serate più umilianti della stagione biancoceleste. La Lazio cade 2-0 sotto i colpi di un Torino che, paradossalmente, arrivava al match nel suo momento peggiore (tre sconfitte consecutive e il recente esonero dell’allenatore). Eppure, contro questa Lazio, ai granata è bastato il minimo sindacale per dominare e portare a casa i tre punti.
Un primo tempo sconcertante
La fotografia della partita è tutta nei primi 45 minuti: un solo tiro in porta, una parata ordinaria del portiere avversario e il nulla cosmico. La Lazio è apparsa di una scarsezza tecnica incredibile, ma a spaventare è stata soprattutto la mancanza di reazione.
Il vantaggio del Toro porta la firma dell’ex Giovanni Simeone, una sentenza quando vede il biancoceleste, ma il gol è un regalo infiocchettato da Luca Pellegrini. L’errore del terzino è da “terza categoria”: su un cross spiovente, invece di aggredire il pallone, Pellegrini alza le mani aspettando un’uscita di Provedel che non arriva mai. Simeone ringrazia e insacca. Un errore imperdonabile che solleva un dubbio atroce: in questa rosa, perfino un Isai fuori dai piani sembra preferibile a questo Pellegrini.
Fantasmi in campo e scelte discutibili
Le scelte di formazione non hanno pagato. Ratkov, schierato titolare per l’assenza di Daniel Maldini, è stato un fantasma. Cancellieri? Oggi è sembrato il miglior difensore del Torino, dato che per la causa laziale non ha prodotto nulla. Anche i leader tradiscono: Zaccagni vive un’involuzione impressionante, un’altra prestazione anonima e priva di mordente che preoccupa l’ambiente.
Nessuna reazione: il raddoppio è un’agonia
Nel secondo tempo ci si aspettava la bava alla bocca, e invece è arrivato il raddoppio di Zapata al 53′. Un colpo di testa lento, in un’area affollata dove nessun difensore della Lazio ha accennato il salto. Anche Provedel è parso muoversi con i piedi di piombo, quasi avesse dei pesi da 30 kg alle caviglie.
L’ingresso di Noslin ha portato l’unico brivido della ripresa, ma è troppo poco. Se non riesci a tirare in porta contro un Torino tutt’altro che irresistibile, significa che il problema è strutturale.
Verso il peggior piazzamento dell’era Lotito?
I numeri non mentono: 34 punti dopo 27 giornate. La classifica piange e il rischio di chiudere la stagione con il peggior piazzamento della gestione Lotito è reale. I tifosi puntano il dito contro la presidenza e il DS Fabiani per una rosa costruita male e gestita peggio.
Oggi non abbiamo visto scivolate, non abbiamo visto raddoppi, non abbiamo visto grinta. Abbiamo visto una squadra con la testa altrove, svogliata e tecnicamente povera. Tolti Provedel, Romagnoli e Taylor, il resto della formazione titolare oggi sembra non essere da Lazio.
Voi cosa ne pensate? Chi è stato il “meno peggio” in questo sfacelo totale? Dite la vostra nei commenti.
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La stagione calcistica in corso sta restituendo una delle narrazioni più complesse e contraddittorie dell’intera gestione tecnica attuale. Al centro del dibattito c’è il futuro Romagnoli Lazio, un tema che racchiude in sé l’essenza di un paradosso sportivo: essere considerati assolutamente irrinunciabili sul rettangolo verde dall’allenatore, ma vivere da separati in casa nei delicati equilibri con la dirigenza. Maurizio Sarri lo aveva preannunciato senza troppi giri di parole nel mese di gennaio, sottolineando come un’eventuale partenza del centrale avrebbe inevitabilmente compromesso la tenuta del reparto arretrato per il resto del campionato.
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L’incastro tattico: una necessità assoluta per la difesa
L’importanza di Alessio Romagnoli all’interno dello scacchiere tattico biancoceleste non si misura esclusivamente attraverso parametri statistici o doti di leadership, che pur restano indiscutibili. È una questione di stringente necessità strutturale, acuita in queste settimane dalla pesante e perdurante assenza di pedine chiave come Gila per infortunio.
Per mantenere un equilibrio asimmetrico ma efficace, Maurizio Sarri ha dovuto ridisegnare i compiti della sua linea arretrata. Il tecnico toscano ha assoluto bisogno dell’ex capitano del Milan sul centrodestra, una posizione adattata che permette al giovane Provstgaard di esprimersi con maggiore naturalezza sul centrosinistra senza stravolgere i meccanismi di reparto. Nelle sfide cruciali della stagione, la difesa Lazio si appoggia totalmente sulle letture preventive, sul senso della posizione e sull’esperienza del suo centrale più dominante, trasformato nell’unico vero baluardo di stabilità in una retroguardia costantemente bersagliata dalle assenze.
Il retroscena di gennaio: la rottura con la società
Tuttavia, le dinamiche del campo viaggiano ormai su un binario diametralmente opposto rispetto a quelle societarie. La cessione Romagnoli era un’operazione praticamente definita durante la finestra del mercato invernale. Il giocatore, preso atto di alcune incomprensioni interne, aveva dato il suo benestare per un trasferimento in Qatar, più precisamente tra le fila dell’Al-Sadd.
Come ricostruito accuratamente dalle colonne del Corriere dello Sport, la trattativa è saltata clamorosamente sul gong finale. Prima è arrivata la mossa pubblica del club capitolino che dichiarava l’assoluta incedibilità del tesserato, seguita da un brusco dietrofront privato in cui si vincolava il via libera alla rinuncia di tre mensilità da parte del calciatore. Questa specifica dinamica economica ha generato una frattura profonda, forse insanabile, incrinando in modo irreversibile i rapporti tra l’entourage del difensore e i vertici di Formello.
Futuro Romagnoli Lazio | La professionalità oltre il mercato: una scelta romantica
Il centrale sta confermando la stessa immensa professionalità dimostrata fin dal suo primo giorno a Roma. Un percorso, il suo, iniziato quattro stagioni fa con una scelta dal sapore antico: decurtarsi una fetta consistente del proprio ingaggio pur di coronare il sogno di indossare la maglia della squadra per cui ha sempre tifato fin da bambino. Quel sentimento di appartenenza, pur messo a dura prova dalle recenti vicende di calciomercato Lazio, resta il motore principale che lo spingerà a dare tutto in campo fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata di campionato.
Gli scenari estivi e la ricostruzione del reparto
Futuro Romagnoli Lazio | Con l’arrivo del mese di giugno, però, il sipario è destinato a calare. La consapevolezza ormai diffusa sia a Formello che tra la tifoseria è che questo trimestre finale rappresenti soltanto una lunga passerella d’addio. La separazione estiva appare un epilogo inevitabile per tutte le parti in causa.
Mentre Sarri, o chi per lui siederà in panchina, cercherà di spremere le ultime energie dal suo leader difensivo per la volata finale e per l’obiettivo Coppa Italia, la dirigenza dovrà obbligatoriamente iniziare a pianificare una profonda rifondazione. Sostituire un profilo del genere richiederà investimenti mirati e grande competenza, per evitare che la profezia pronunciata dall’allenatore a gennaio si trasformi in una triste costante della prossima stagione.
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Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.
La marcia di avvicinamento al delicato incrocio dell’Olimpico Grande Torino si è trasformata in un autentico percorso a ostacoli per lo staff tecnico biancoceleste. Dopo lo scialbo pareggio a reti bianche rimediato in Sardegna contro il Cagliari, la squadra capitolina si appresta ad affrontare la seconda trasferta consecutiva in condizioni numeriche critiche. L’emergenza Lazio Torino Sarri impone riflessioni profonde non solo sull’undici titolare che scenderà in campo, ma anche sulla gestione delle energie in vista dell’imminente e vitale semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta.
Emergenza Lazio Torino Sarri Indice
Emergenza Lazio Torino Sarri | Il bollettino medico: da Rovella all’affaticamento di Maldini
La lista degli assenti Lazio Torino è un bollettino di guerra che ha stravolto i piani dell’allenatore. La perdita più grave, certificata nei giorni scorsi, riguarda la mediana: la frattura della clavicola terrà Nicolò Rovella lontano dai campi per almeno due mesi. A questa tegola si aggiunge il forfait dell’ultima ora nel reparto offensivo, con Daniel Maldini rimasto escluso dalla trasferta piemontese a causa di un affaticamento muscolare che non lasciava margini di rischio.
La prudenza medica ha dominato le scelte della vigilia. Lo staff sanitario ha deciso di non forzare il rientro di pedine fondamentali come Gila e Basic, i quali restano ai box con l’obiettivo mirato di tornare a piena disposizione per la sfida europea contro la formazione bergamasca. Fuori causa anche Pedro e Hysaj, assenze che riducono all’osso le alternative sulle corsie laterali e in fase di impostazione, lasciando il solo Manuel Lazzari tra i rientri effettivi dalla lista degli infortunati.
Emergenza Lazio Torino Sarri | La lista ufficiale: i convocati Lazio Torino
Alla luce di questa profonda crisi di effettivi, la diramazione ufficiale della lista dei convocati Lazio Torino ha confermato tutte le difficoltà del momento. L’elenco fornito da Formello certifica una rosa ridotta ai minimi termini nei ruoli nevralgici.
Soluzioni estreme: verso l’esordio di Przyborek e Farcomeni?
Il dato che balza maggiormente all’occhio leggendo l’elenco dei centrocampisti è la totale assenza di alternative d’esperienza. Questa grave lacuna ha costretto Maurizio Sarri a pescare a piene mani dal settore giovanile, aggregando alla prima squadra due profili giovanissimi che potrebbero clamorosamente trovare spazio a gara in corso.
Si tratta di Adrian Przyborek, talentuoso prospetto classe 2007 prelevato dalla Polonia durante il mercato di gennaio, e di Valerio Farcomeni, mediano classe 2006 messosi in luce con la Primavera biancoceleste. L’inserimento in lista di questi due ragazzi non è un semplice premio accademico: considerando le dinamiche dispendiose del centrocampo sarriano e la necessità di ricorrere a staffette prestabilite per non usurare i titolari, l’ipotesi di assistere all’esordio Przyboreke Farcomeni nel massimo campionato italiano è un’eventualità tattica più che concreta.
Emergenza Lazio Torino Sarri: Le probabili scelte tattiche per la sfida ai granata
Emergenza Lazio Torino Sarri | Per quanto riguarda l’undici di partenza, le scelte appaiono ormai cristallizzate dalla necessità. Davanti a Ivan Provedel, la linea difensiva a quattro vedrà la conferma di Adam Marusic sull’out di destra, mentre a sinistra si rinnoverà il consueto ballottaggio tra Luca Pellegrini e Nuno Tavares. Al centro, la solidità di Alessio Romagnoli sarà verosimilmente affiancata dal dinamismo del giovane Provstgaard, attualmente in netto vantaggio su Patric.
Il fulcro del gioco tornerà tra i piedi di Danilo Cataldi, chiamato a orchestrare la manovra affiancato dalle mezzali Taylor e da uno tra Belahyane e Dele-Bashiru. Nel reparto offensivo, l’assenza di Maldini spalanca le porte della titolarità a Ratkov come perno centrale dell’attacco. Ai suoi lati, Mattia Zaccagni e Gustav Isaksen appaiono ampiamente in vantaggio rispetto alla concorrenza di Noslin e Cancellieri.
Dall’altra parte del campo, il tecnico D’Aversa risponderà con un solido 3-5-2, affidandosi alla fisicità della coppia offensiva formata da Simeone e Zapata per scardinare le certezze di una retroguardia capitolina chiamata a una prova di grande resilienza.
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Intervista Taylor Lazio: tattica, Coppa e fattore stadio
L’impatto dei nuovi acquisti sugli equilibri di una squadra è sempre un fattore determinante, specialmente in un ambiente che vive una stagione complessa e ricca di pressioni. Kenneth Taylor, sbarcato nella Capitale durante l’ultima e discussa sessione di calciomercato gennaio Lazio, ha bruciato le tappe, ritagliandosi rapidamente uno spazio di primo piano nelle gerarchie tecniche. Raggiunto dai microfoni di Sky Sport, il centrocampista ha tracciato un bilancio dei suoi primi mesi in maglia biancoceleste, offrendo spunti di riflessione interessanti sia sotto il profilo tattico che su quello prettamente ambientale.
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L’inserimento lampo e le gerarchie a centrocampo
La prima e più evidente anomalia positiva nel percorso del giocatore olandese riguarda i tempi di adattamento. Storicamente, il sistema di gioco di Maurizio Sarri richiede mesi di duro apprendistato prima di poter essere assimilato e applicato con efficacia in gare ufficiali. Taylor, invece, ha scalato le gerarchie in tempi record, diventando un elemento cardine del centrocampo Lazio Sarri.
Nel corso dell’intervista Taylor Lazio ha ammesso la sua stessa sorpresa di fronte a questo rapido inserimento nell’undici titolare: “Sinceramente non me lo aspettavo così presto, ma io provo sempre a dare il massimo in partita e a dimostrare in allenamento quello che so fare. Poi, alla fine, è sempre l’allenatore a decidere”. Una dichiarazione che evidenzia un’etica del lavoro impeccabile, fondata sulla dedizione quotidiana a Formello, vera e propria chiave di volta per conquistare la fiducia incondizionata del tecnico toscano in una fase cruciale della stagione.
L’evoluzione tattica: le due fasi richieste da Sarri
Il cuore dell’analisi sportiva risiede nel lavoro specifico che lo staff tecnico sta portando avanti con il giocatore. Il campionato italiano richiede un bagaglio di competenze estremamente vasto, e il ruolo della mezzala nel 4-3-3 sarriano è uno dei più complessi e dispendiosi dell’intero panorama calcistico.
Taylor ha spiegato chiaramente quali siano le richieste del suo allenatore, sottolineando la necessità di garantire equilibrio tra i reparti. “Il mister mi chiede di partecipare sia alla fase difensiva sia a quella di costruzione”, ha precisato l’ex Ajax. L’attenzione si sta focalizzando in particolar modo sul lavoro senza palla: “Sto lavorando molto soprattutto sull’aspetto difensivo, dove credo di poter migliorare ancora tanto. Ogni professionista vuole essere sempre al top”. Questa propensione al sacrificio è fondamentale in un momento in cui l’infermeria ha privato la mediana di elementi nevralgici, costringendo il reparto a un superlavoro costante.
La priorità stagionale: l’obiettivo Coppa Italia
La lucidità del centrocampista si evince anche dall’analisi degli scenari sportivi a breve termine. Il gruppo squadra è perfettamente consapevole di come il cammino in campionato sia stato fin qui al di sotto delle aspettative iniziali, ma la volontà è quella di onorare gli impegni fino al fischio finale dell’ultima giornata.
La Serie A non è considerata una competizione chiusa, e la volontà di scalare ulteriori posizioni in classifica rimane intatta. Tuttavia, la dirigenza e lo spogliatoio hanno fissato una priorità assoluta per salvare l’annata sportiva: l’obiettivo Coppa Italia. In vista dell’imminente e decisiva semifinale d’andata contro l’Atalanta, il trofeo nazionale rappresenta l’ancora di salvezza per garantirsi un posto nelle competizioni europee del prossimo anno e per placare il profondo malcontento che serpeggia in città.
Il fattore psicologico: il peso di un Olimpico deserto
L’ultima parte delle dichiarazioni tocca il nervo più scoperto dell’attualità biancoceleste. La perdurante e massiccia contestazione dei tifosi Lazio Olimpico nei confronti dei vertici societari ha svuotato progressivamente gli spalti, generando un crollo storico anche nelle prevendite per gli incontri di cartello.
Taylor non si è nascosto dietro frasi di circostanza, ammettendo candidamente quanto questa situazione anomala incida sul rendimento dei calciatori in campo. “Uno stadio pieno dà una spinta enorme alla squadra: è un fattore molto importante. Giocare senza pubblico, invece, credo ci abbia un po’ condizionati”. Un’ammissione di vulnerabilità che certifica quanto la squadra, nonostante gli sforzi tecnici e tattici, stia patendo in modo evidente la mancanza di quel calore e di quel supporto ambientale che, da sempre, costituiscono l’anima e il dodicesimo uomo della formazione capitolina.
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