
La protesta dei tifosi della Lazio sta avendo un seguito enorme. Quella che per anni è stata liquidata come una «sparuta minoranza» oggi appare molto più vicina a una maggioranza rumorosa e compatta, almeno guardando un dato difficilmente contestabile: il riempimento dello Stadio Olimpico.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, nelle prime sei partite casalinghe della stagione la Lazio avrebbe fatto registrare appena l’11% di riempimento medio.
Un numero impressionante, soprattutto perché arriva nonostante la gara contro il Milan abbia alzato la media grazie anche alla presenza massiccia dei tifosi rossoneri.
Lazio ultima in Italia per riempimento dello stadio
Il dato dell’11% collocherebbe la Lazio all’ultimo posto tra tutte le squadre di Serie A, Serie B e Serie C per percentuale di riempimento dell’impianto nelle gare interne.
È questo l’elemento che rende la protesta ancora più evidente.
Non si tratta soltanto di qualche settore vuoto.
Non si tratta di una semplice flessione di pubblico.
Si tratta di un livello di diserzione che, secondo il quotidiano, non avrebbe paragoni nel calcio professionistico italiano.
Il dato sarebbe il peggiore anche in Europa
Ma c’è di più.
Sempre secondo Il Messaggero, un riempimento dell’11% sarebbe il dato più basso anche tra i principali stadi del calcio europeo.
Se confermato, significherebbe che la Lazio non starebbe vivendo soltanto una protesta locale molto forte, ma una situazione praticamente unica nel Vecchio Continente.
Ed è qui che il significato va ben oltre la semplice statistica.
Il Milan ha persino alzato la media
Il paradosso è che la partita contro il Milan ha contribuito ad aumentare il dato medio.
La presenza dei tifosi rossoneri ha infatti riempito maggiormente l’Olimpico rispetto alle altre gare interne della Lazio.
Questo rende ancora più chiaro quanto bassa sia stata la partecipazione del pubblico biancoceleste nelle altre partite.
Senza quella gara, la percentuale di riempimento sarebbe stata probabilmente ancora più ridotta.
I risultati non stanno spegnendo la protesta
La cosa forse più significativa è che tutto questo sta accadendo mentre la squadra di Gennaro Gattuso sta facendo bene.
Ed è proprio qui che cade una delle interpretazioni più semplici.
La protesta non sembra dipendere dai risultati.
La Lazio può vincere.
Può stare in alto in classifica.
Può offrire prestazioni convincenti.
Ma questo, almeno finora, non è bastato per riportare la gente allo stadio.
Protesta e squadra restano due piani diversi
È il concetto ribadito più volte anche da molti tifosi e da diverse figure storiche dell’ambiente biancoceleste.
La protesta non è contro Gattuso.
Non è contro i giocatori.
Non è contro la maglia.
È una protesta contro la gestione societaria e contro Claudio Lotito.
E proprio per questo i risultati sportivi non stanno avendo l’effetto di spegnerla.
Anzi, il fatto che la squadra stia facendo bene e l’Olimpico resti comunque vuoto rende il messaggio ancora più forte.
Dalla «sparuta minoranza» a un fenomeno di massa
Per anni il dissenso verso Lotito è stato spesso descritto come qualcosa di circoscritto.
Oggi però i numeri raccontano un’altra realtà.
Se davvero il riempimento medio è fermo all’11%, diventa difficile parlare di una protesta marginale.
Lo stadio vuoto è un dato visivo, economico e mediatico.
Ed è proprio questo che rende la protesta così incisiva.
L’immagine dell’Olimpico vuoto pesa anche fuori dall’Italia
Le immagini delle tribune vuote hanno già fatto il giro dei media internazionali.
La protesta ha superato i confini romani ed è diventata un tema raccontato anche all’estero.
Questo significa che il danno d’immagine non riguarda soltanto il rapporto tra società e tifosi.
Riguarda anche il brand Lazio.
Uno stadio praticamente vuoto, soprattutto quando la squadra è competitiva, trasmette all’esterno l’idea di una frattura profonda.
E sul piano economico?
C’è poi un altro aspetto.
Meno pubblico significa meno ricavi da botteghino.
Meno presenze significano meno occasioni di merchandising.
Meno coinvolgimento significa anche un prodotto meno appetibile dal punto di vista commerciale.
Naturalmente il bilancio di una società non dipende soltanto dallo stadio, ma è evidente che un riempimento così basso non può essere considerato un fatto neutro.
Gattuso stesso ha ammesso quanto pesi
Anche Gennaro Gattuso ha parlato apertamente del problema.
Al Festival dello Sport ha detto che:
«Giocare in uno stadio vuoto non è calcio».
E ha aggiunto che i tifosi sono una componente fondamentale, capaci di spingere la squadra e tirar fuori qualcosa in più.
Quindi il vuoto dell’Olimpico non pesa soltanto sull’immagine e sui ricavi.
Pesa anche sulla squadra.
Il messaggio dei tifosi è chiarissimo
La protesta, quindi, sta ottenendo almeno un risultato evidente:
sta rendendo impossibile ignorare il dissenso.
Un Olimpico riempito all’11% non può essere archiviato come un problema marginale.
Non può essere liquidato come il malcontento di pochi.
E soprattutto non sembra destinato a sparire semplicemente grazie alle vittorie.
Il campo non basta più
È probabilmente questa la conclusione più importante.
In passato bastava una serie positiva per riavvicinare una parte della tifoseria.
Oggi non sembra più funzionare così.
La Lazio può vincere, ma una parte molto ampia del suo popolo continua a restare fuori.
E questo significa che la frattura ha ormai radici che vanno oltre il risultato della domenica.
L’11% di riempimento, se confermato, è la fotografia più forte della protesta: la squadra c’è, i risultati anche, ma il pubblico continua a dire no.
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