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Lazio, il caso Banca del Fucino alza il livello dello scontro: il fronte legale può diventare un boomerang per Lotito?

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Banca del Fucino schiera un pool di legali sul caso Lazio. Lo scontro sale di livello mentre la protesta contro Lotito arriva sulla stampa internazionale.

Il caso che ruota intorno a Claudio Lotito, alla protesta dei tifosi della Lazio e all’inchiesta della Procura di Roma entra in una nuova fase. Dopo le perquisizioni nei confronti di Mauro Masi, Francesco Maiolini e Luigi Bisignani, adesso è direttamente Banca del Fucino a muoversi sul piano legale.

Il Consiglio di amministrazione dell’istituto ha infatti affidato mandato a un pool di primari studi legali per tutelare la reputazione della banca, in sede civile e penale, contro la diffusione di notizie che definisce «diffamatorie e destituite di ogni fondamento». La banca ribadisce inoltre di non avere mai avuto interessi sul titolo Lazio né in eventuali operazioni di acquisizione del club.

Un passaggio importante perché allarga lo scontro: non ci sono più soltanto le posizioni personali dei singoli coinvolti nell’indagine, ma una presa di posizione formale dell’istituto.

Banca del Fucino passa al contrattacco

Nel comunicato del 23 settembre, il CdA ha annunciato di voler tutelare:

«in ogni sede giudiziaria, penale e civile»

la reputazione della banca contro ricostruzioni ritenute scorrette.

L’istituto sostiene inoltre che le proprie verifiche interne abbiano escluso qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e qualsiasi interesse, passato o presente, nelle azioni della S.S. Lazio o nell’acquisizione della società.

Già il 15 settembre Banca del Fucino aveva precisato di non essere indagata come istituto e di non essere destinataria di alcun provvedimento, distinguendo quindi la propria posizione da quella dei suoi vertici coinvolti negli accertamenti.

L’inchiesta resta aperta: cosa contestano i pm

La Procura di Roma sta indagando sull’ipotesi di aggiotaggio relativa al titolo della S.S. Lazio.

Secondo l’ipotesi investigativa, che deve ancora essere verificata nel corso del procedimento, sarebbero state diffuse informazioni false con l’obiettivo di incidere sulla quotazione del titolo e fare pressione su Lotito affinché cedesse il club. Perquisizioni hanno riguardato Mauro Masi, Francesco Maiolini e Luigi Bisignani.

Masi e Maiolini hanno respinto le contestazioni. Maiolini ha dichiarato di non avere mai intrapreso iniziative per determinare variazioni del valore in Borsa della Lazio, mentre Masi aveva già annunciato iniziative legali a propria tutela.

L’esistenza dell’indagine non equivale naturalmente a un accertamento di responsabilità.

Dal caso personale allo scontro con un istituto bancario

Ed è proprio qui che cambia la dimensione della vicenda.

Fino a pochi giorni fa si poteva parlare principalmente di uno scontro tra Lotito e alcune singole figure. Adesso Banca del Fucino ha deciso formalmente di intervenire per difendere la propria reputazione.

Questo non significa che la banca abbia denunciato Lotito personalmente: il comunicato parla più in generale di azioni contro i responsabili della diffusione di notizie considerate diffamatorie. Sarebbe quindi scorretto anticipare oggi destinatari ed esiti di eventuali iniziative giudiziarie.

Ma politicamente, mediaticamente e soprattutto sotto il profilo reputazionale, il livello dello scontro è inevitabilmente salito.

Il rischio boomerang per Lotito

È qui che nasce una domanda legittima: un’iniziativa nata anche per tutelare Lotito potrebbe trasformarsi, sul piano mediatico, in un boomerang per il presidente della Lazio?

La risposta giudiziaria arriverà soltanto dagli accertamenti.

Sul piano mediatico, invece, qualcosa è già successo.

La vicenda Lazio non è più confinata alle radio romane o alla stampa sportiva. Il Times ha recentemente dedicato un ampio articolo alla protesta dei tifosi, raccontando il boicottaggio dell’Olimpico e inserendo la vicenda anche nel quadro politico legato al ruolo di Lotito, che è senatore di Forza Italia.

Questo significa che la contestazione ha raggiunto una visibilità internazionale molto maggiore rispetto ai tradizionali cori contro il presidente allo stadio.

Lo stadio vuoto è diventato un’immagine internazionale

Ed è forse questo l’aspetto più forte della protesta.

I cori contro una proprietà sono abbastanza comuni nel calcio. Uno stadio storicamente molto partecipato che presenta larghi settori vuoti mentre la squadra ottiene risultati positivi è invece un’immagine molto più insolita.

Da una parte ci sono le partite casalinghe disertate da una parte rilevante della tifoseria.

Dall’altra ci sono i settori ospiti riempiti in trasferta.

Questa contraddizione ha reso immediatamente leggibile anche all’estero il messaggio dei sostenitori: la protesta viene indirizzata alla gestione societaria, non alla squadra di Gattuso.

Ma attenzione a non confondere le ipotesi con i fatti

La vicenda presenta ormai tre livelli differenti che devono restare separati.

C’è l’indagine giudiziaria, nella quale la Procura sta verificando la propria ipotesi accusatoria.

C’è la difesa degli indagati e della Banca del Fucino, che respingono qualsiasi coinvolgimento illecito.

E c’è infine la protesta spontanea di una parte della tifoseria laziale, che esisteva già prima dell’emersione pubblica dell’inchiesta.

Attribuire automaticamente l’intera contestazione a una regia occulta significherebbe quindi anticipare conclusioni che, allo stato attuale, non sono state giudiziariamente accertate.

E la politica?

Anche su questo punto è necessaria prudenza.

Lotito è un senatore di Forza Italia e il Times ha inserito la protesta laziale anche all’interno di una lettura politica, parlando di malumori e opposizioni che coinvolgerebbero esponenti dell’area di centrodestra. Questa è però la ricostruzione del quotidiano britannico e non consente di concludere quale sarà l’atteggiamento futuro dei partiti o quale impatto elettorale possa avere la vicenda.

Non è quindi possibile affermare oggi che Forza Italia o altre forze della maggioranza lascerebbero politicamente solo Lotito nel caso di ulteriori sviluppi.

Quello che si può dire è che l’intreccio tra il suo ruolo di presidente della Lazio e quello di parlamentare rende inevitabilmente maggiore l’esposizione pubblica della vicenda.

La denuncia che doveva difendere Lotito può aumentare la pressione mediatica

Questo è il vero paradosso.

Un procedimento nato intorno all’ipotesi di una campagna volta a danneggiare Lotito ha finito, almeno per ora, per portare ancora più attenzione nazionale e internazionale sulla frattura tra il presidente e una parte dei tifosi.

Gli indagati respingono le accuse.

Banca del Fucino reagisce formalmente.

I giornali internazionali raccontano la protesta.

E la vicenda Lazio diventa sempre meno una questione esclusivamente calcistica.

Vendita Lazio? Ad oggi non c’è alcun elemento per dirlo

Da qui a sostenere che tutto questo porterà Lotito a vendere la Lazio, però, c’è una distanza enorme.

Non risulta oggi una trattativa di cessione del club, né l’iniziativa legale di Banca del Fucino implica automaticamente conseguenze sulla proprietà della società.

Eventuali sviluppi giudiziari potrebbero aumentare o ridurre la pressione sul presidente, ma qualsiasi previsione sul suo futuro alla guida della Lazio sarebbe oggi speculativa.

Quello che invece è già evidente è l’aumento della pressione reputazionale.

La contestazione dei tifosi ha superato Roma.

L’inchiesta ha portato la vicenda nelle pagine di cronaca.

Banca del Fucino ha aperto un nuovo fronte legale.

E il caso Lazio è arrivato perfino sulla stampa internazionale.

Per questo la domanda non è ancora se Lotito sarà costretto a lasciare. È troppo presto per dirlo.

La domanda è piuttosto quanto potrà allargarsi uno scontro che, partito dal rapporto deteriorato con i tifosi, oggi coinvolge magistratura, finanza, informazione e inevitabilmente anche il profilo pubblico e politico del presidente biancoceleste.



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Caso Lazio, Banca del Fucino passa al contrattacco: mandato a un pool di legali contro le notizie «diffamatorie»

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Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino, respinge le accuse legate alla denuncia di Lotito: «Completamente false, presenterò denuncia per calunnia».

Banca del Fucino passa al contrattacco sulla vicenda legata all’indagine della Procura di Roma sulla presunta manipolazione del mercato relativa al titolo della S.S. Lazio. Il Consiglio di amministrazione dell’istituto ha deliberato di affidare mandato a un pool di primari studi legali per tutelare la reputazione della banca in sede penale e civile.

L’iniziativa, secondo quanto riportato nella nota, riguarda la diffusione e la pubblicazione di notizie che l’istituto definisce «diffamatorie e destituite di ogni fondamento».

Banca del Fucino: «Nessun coinvolgimento nella vicenda»

Il CdA ha inoltre ascoltato le informazioni fornite dalle strutture interne della banca.

Secondo quanto riferito dall’istituto, tali verifiche avrebbero escluso «qualsivoglia coinvolgimento» di Banca del Fucino nella vicenda.

La banca esclude inoltre di aver avuto, in passato o attualmente, interessi sul titolo S.S. Lazio o su eventuali operazioni finalizzate all’acquisizione della società biancoceleste.

Si tratta della posizione ufficiale espressa dall’istituto, mentre l’attività della magistratura segue autonomamente il proprio corso.

Un pool di studi legali per tutelare la reputazione della banca

La decisione del Consiglio di amministrazione rappresenta un ulteriore passaggio nella vicenda.

Banca del Fucino intende infatti procedere nei confronti di chi dovesse essere ritenuto responsabile della diffusione di informazioni considerate lesive della propria reputazione.

Il mandato conferito ai legali riguarda la tutela:

«in ogni sede giudiziaria, penale e civile»

nei confronti dei responsabili della pubblicazione e diffusione delle notizie contestate.

La banca aveva già precisato di non essere indagata

Già nei giorni scorsi Banca del Fucino aveva chiarito la propria posizione, precisando di non risultare indagata come istituto e di non essere destinataria di provvedimenti nell’ambito dell’inchiesta.

La vicenda aveva invece portato a perquisizioni nei confronti del presidente della banca Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e di Luigi Bisignani.

È importante distinguere le posizioni individuali da quella dell’istituto e ricordare che perquisizioni e iscrizioni nel registro degli indagati non equivalgono a un accertamento di responsabilità.

Masi aveva già respinto le accuse

Nei giorni scorsi anche Mauro Masi aveva preso posizione pubblicamente, dichiarandosi completamente estraneo ai fatti e contestando le accuse derivanti dalla denuncia di Claudio Lotito.

Il presidente di Banca del Fucino aveva annunciato di aver dato mandato al proprio avvocato per presentare una denuncia per calunnia.

Adesso arriva anche la presa di posizione formale del CdA dell’istituto, che allarga la tutela alla reputazione della banca nel suo complesso.

Caso Lazio, lo scontro si sposta anche sul piano giudiziario

La vicenda assume quindi contorni sempre più complessi.

Da una parte c’è l’indagine della Procura di Roma, che dovrà verificare l’eventuale esistenza di condotte penalmente rilevanti in relazione alla presunta alterazione del prezzo delle azioni della S.S. Lazio.

Dall’altra ci sono le reazioni dei soggetti coinvolti, che respingono le accuse e annunciano iniziative legali.

Banca del Fucino è ora intervenuta direttamente per ribadire la propria estraneità e difendere la propria reputazione.

Il dato centrale resta quindi uno: l’istituto sostiene di non avere avuto alcun interesse, né passato né presente, sul titolo Lazio o su ipotetiche operazioni di acquisizione del club.

Saranno le indagini e gli eventuali successivi passaggi giudiziari a chiarire definitivamente i fatti.



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Lazio, la protesta arriva sul Times: «Olimpico spettrale». In Inghilterra il caso Lotito diventa anche politico

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Il Times dedica un lungo articolo alla protesta dei tifosi Lazio contro Lotito: Olimpico vuoto, trasferte sold out e anche possibili riflessi politici.

La protesta dei tifosi della Lazio supera i confini italiani e arriva sulle pagine del The Times. Il quotidiano britannico ha dedicato un ampio approfondimento alla contestazione contro Claudio Lotito, soffermandosi sul boicottaggio delle partite casalinghe, sulla presenza massiccia dei sostenitori in trasferta e sulle possibili implicazioni politiche legate al ruolo del presidente biancoceleste, senatore di Forza Italia.

Il racconto inglese fotografa una situazione ormai paradossale: la Lazio vola sul campo, mentre l’Olimpico continua a presentarsi con larghi settori vuoti per scelta di una parte della tifoseria. La protesta, come ribadito anche recentemente dal tifo organizzato, non viene collegata ai risultati sportivi ma al rapporto con la proprietà e alla gestione del club.

Il Times racconta il boicottaggio dell’Olimpico

Il quotidiano britannico descrive il clima delle partite interne della Lazio come quasi surreale, sottolineando come il boicottaggio abbia lasciato l’Olimpico con un’atmosfera molto diversa rispetto al passato.

Allo stesso tempo, i tifosi continuano a seguire la squadra lontano da Roma, riempiendo i settori ospiti e separando quindi nettamente il sostegno a Gattuso e ai giocatori dalla contestazione verso la società.

È proprio questo uno dei punti centrali della protesta: i risultati positivi della squadra non avrebbero modificato le ragioni che hanno portato molti sostenitori a non entrare allo stadio.

Dal boicottaggio del merchandising alla manifestazione estiva

Il Times ricostruisce anche le altre forme della protesta: dal mancato acquisto di prodotti ufficiali alla grande manifestazione dell’estate 2026, che vide migliaia di tifosi scendere in strada contro la gestione Lotito.

Il quotidiano inglese interpreta il malcontento soprattutto alla luce delle critiche rivolte dai tifosi alla capacità della proprietà di investire e far crescere il club.

Questa è però la lettura proposta dal giornale britannico: il tifo organizzato laziale ha recentemente ribadito che la contestazione non nasce semplicemente dal mercato o dalla classifica, ma da questioni più ampie legate, secondo i sostenitori, al rispetto della storia e delle tradizioni del club.

Il caso Lazio diventa anche una questione politica

La parte forse più interessante dell’articolo britannico riguarda il rapporto tra calcio e politica.

Lotito non è soltanto presidente della Lazio: è anche senatore eletto con Forza Italia, partito che fa parte della maggioranza di governo.

Il Times sottolinea come nella protesta siano comparsi anche esponenti istituzionali e politici, citando tra gli altri il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.

Rocca era stato indicato nei mesi scorsi anche da Luigi Bisignani tra le personalità che avevano espresso vicinanza alla contestazione dei tifosi.

Il Times e il possibile effetto su Forza Italia

Secondo la ricostruzione del quotidiano britannico, una parte dei tifosi avrebbe inoltre collegato la protesta anche alle future scelte elettorali, arrivando a minacciare di non sostenere Forza Italia finché Lotito resterà alla guida della Lazio.

Il Times interpreta questa situazione come un potenziale problema politico per il partito.

Si tratta però di una lettura giornalistica del quotidiano inglese: non equivale a una misurazione elettorale né dimostra quale impatto concreto la protesta possa avere sul voto.

Il dato politicamente rilevante è piuttosto che il presidente della Lazio ricopre contemporaneamente un incarico parlamentare e che la contestazione calcistica viene ormai raccontata anche fuori dall’Italia attraverso questa doppia dimensione.

Lotito descritto come un proprietario di un’altra epoca

Il Times inserisce poi Lotito in un quadro più ampio, quello della trasformazione del calcio italiano.

In una Serie A nella quale sono aumentate le proprietà straniere e l’ingresso di fondi internazionali, il presidente della Lazio viene descritto come una figura anomala rispetto al nuovo panorama societario.

Il quotidiano lo rappresenta come un dirigente ancora fortemente inserito nell’intreccio romano tra calcio, politica e relazioni istituzionali.

È una caratterizzazione editoriale del giornale britannico, non un giudizio oggettivo sulla sua gestione.

Una protesta che ormai ha superato Roma

Il dato più significativo è probabilmente proprio questo.

Quella che per anni è stata soprattutto una frattura interna al mondo laziale è diventata ormai una vicenda raccontata dalla stampa internazionale.

Prima la grande manifestazione, poi il boicottaggio dell’Olimpico, le trasferte piene, le polemiche, le lettere e infine anche l’inchiesta della Procura di Roma hanno trasformato il rapporto tra Lotito e una parte della tifoseria in una storia che va oltre il calcio giocato.

E la contraddizione diventa ancora più evidente proprio adesso: la squadra di Gattuso sta ottenendo risultati positivi, ma la protesta continua.

Un concetto ribadito apertamente dallo stesso tifo organizzato: la classifica non rappresenta il motivo della contestazione.



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Lazio, Andreotti: «Felice per i risultati, ma la protesta non cambia. Abbiamo aderito senza costrizioni»

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Stefano Andreotti torna sulla protesta Lazio: «Felice per i risultati, ma non cambia nulla. Nessuno ci ha costretti ad aderire».

Stefano Andreotti torna a parlare della protesta dei tifosi della Lazio e ribadisce un concetto già espresso da altre voci del mondo biancoceleste: i risultati della squadra di Gennaro Gattuso non modificano le ragioni della contestazione.

In una lettera pubblicata su Il Tempo, Andreotti racconta di non aver cambiato idea nonostante l’ottimo avvio della Lazio. Una posizione che parte da un dato personale molto forte: dopo sessant’anni di abbonamento, aveva scelto di non assistere al derby insieme al figlio e al nipote.

Andreotti: «Con la Lazio che vince non ho cambiato idea»

Andreotti parte proprio dai risultati ottenuti sul campo:

«Come risultato sportivo la Lazio sta dando qualcosa di inaspettato. Gattuso ha preso una squadra che sembrava destinata a un ridimensionamento e l’ha rimessa in piedi».

Il giudizio sulla squadra è quindi positivo. Anzi, Andreotti sottolinea di essere felice per quanto sta facendo la Lazio.

Ma subito dopo separa nettamente i due piani:

«Per me non cambia nulla. Sono il primo ad augurarmi che la Lazio vada bene, ma questo non c’entra niente con la protesta di noi tifosi».

È questo il cuore della lettera: la contestazione non sarebbe legata ai risultati sportivi, ma a un malcontento più profondo verso la gestione societaria e il rapporto con la tifoseria.

«Sono due piani diversi»

Andreotti insiste molto su questo punto:

«Sono due piani diversi, e chi prova a sovrapporli non ha capito, o finge di non capire, cosa sta succedendo».

Una frase che si inserisce perfettamente nel dibattito degli ultimi giorni.

La Lazio vince, Gattuso convince e la squadra lotta. Ma per chi sta portando avanti la protesta, questo non basta a cancellare le ragioni che hanno portato una parte importante dei tifosi a lasciare vuoto l’Olimpico.

«Non è una protesta di pochi»

Andreotti respinge poi l’idea che la contestazione sia limitata soltanto al tifo organizzato.

«E chi pensa che sia una faccenda di pochi si sbaglia».

Secondo la sua esperienza personale, l’adesione sarebbe molto più ampia:

«Tutti i tifosi hanno aderito senza alcun tipo di costrizione. Nessuno ha trascinato nessuno».

Andreotti racconta di percepire lo stesso sentimento tra amici, conoscenti e familiari, descrivendo un malcontento diffuso che non avrebbe bisogno di spinte esterne.

«Siamo stanchi dello scontro permanente»

Il passaggio più duro riguarda il rapporto tra società e tifoseria.

Andreotti scrive:

«Abbiamo deciso di fare questo perché siamo molto stanchi. Stanchi dei toni, stanchi dello scontro permanente, stanchi di sentirci trattati come un problema anziché come una risorsa».

È una delle frasi che meglio sintetizzano il senso della lettera.

Il problema, nella sua lettura, non è il mercato di una singola estate, una sconfitta o una classifica deludente. È il rapporto deteriorato tra una parte del popolo laziale e la società.

Le inchieste: «Non entro nel merito della giustizia»

Andreotti affronta anche il tema delle inchieste che negli ultimi giorni hanno coinvolto il dibattito intorno alla Lazio.

Su questo punto prende una posizione prudente:

«Non entro nel merito della giustizia, non è il mio campo e rispetto il lavoro di chi indaga».

Poi aggiunge una propria valutazione personale:

«Credo che sia una cosa molto strana. Non riesco a capacitarmi di dove possa esserci qualcosa di penalmente rilevante».

Si tratta, naturalmente, di un’opinione di Andreotti: saranno gli organi competenti a valutare eventuali profili giudiziari e responsabilità.

«Dietro tutto questo c’è il malcontento»

La parte finale della lettera torna sul punto centrale.

Andreotti non vede regie occulte dietro la contestazione e riduce tutto a un elemento:

«Un malcontento vero, profondo, diffuso».

Un malcontento che, secondo lui, esiste indipendentemente dai risultati sul campo.

Ed è proprio questo il messaggio che emerge ancora una volta: la squadra può vincere e continuare a entusiasmare, ma per una parte della tifoseria la questione con la società resta aperta.

La Lazio vince, ma la protesta continua

La lettera di Andreotti si aggiunge così alle prese di posizione già arrivate nelle ultime settimane da altri esponenti del mondo laziale.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: sostenere la squadra e contestare la società non vengono considerati atteggiamenti incompatibili.

La Lazio di Gattuso può quindi continuare a raccogliere risultati e consenso sul campo, mentre fuori resta una frattura che, almeno per ora, non sembra destinata a ricomporsi automaticamente.



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Lazio, la fotografia perfetta: la squadra vola, i conti preoccupano. Ecco perché la protesta non riguarda Gattuso

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La Lazio di Gattuso vola in classifica, ma il bilancio mostra ricavi in calo e debiti finanziari a 126,4 milioni. Ecco perché la protesta dei tifosi va oltre i risultati.

Mai come oggi due fotografie raccontano con chiarezza la contraddizione della Lazio. Da una parte c’è la classifica: la squadra di Gennaro Gattuso, dopo cinque giornate, è in testa insieme a Inter e Roma. Dall’altra c’è il bilancio appena approvato dal club, che mostra ricavi in calo, costi in aumento e un indebitamento finanziario netto salito a 126,4 milioni di euro.

Ed è proprio qui che, secondo me, si trova il cuore della contestazione.

Non contro Gattuso. Non contro Mandas, Frattesi, Taylor o gli altri giocatori. Non contro una squadra che, anzi, sta facendo probabilmente più di quanto ci si aspettasse.

La protesta riguarda la gestione societaria e la sostenibilità del progetto Lazio nel medio periodo.

La squadra è prima e merita soltanto applausi

Partiamo dal campo.Essere primi dopo cinque giornate è un risultato parziale, probabilmente effimero e certamente insufficiente per parlare di Scudetto o Champions League.

Ma è un dato.Gattuso e i giocatori stanno facendo il massimo. La Lazio ha raccolto risultati, ha costruito un’identità e ha mostrato carattere.

Per questo sarebbe sbagliato utilizzare la protesta contro Claudio Lotito per sminuire quello che sta accadendo sul terreno di gioco.

La protesta e i risultati sportivi sono due questioni differenti.

La squadra sta facendo il proprio lavoro. E lo sta facendo molto bene.

Poi c’è il bilancio: ricavi giù, costi su

La seconda fotografia è molto meno rassicurante.

Il bilancio consolidato al 30 giugno 2026 registra un valore della produzione di 131,75 milioni, contro 143,49 milioni della stagione precedente. La Lazio stessa spiega che il calo è dovuto principalmente ai mancati introiti delle competizioni europee.

Allo stesso tempo, i costi operativi al netto di ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti sono saliti a 140,59 milioni, contro 134,97 milioni dell’anno precedente.

Il costo del personale è arrivato a oltre 104 milioni di euro, aumentando rispetto alla stagione precedente.

È questa la prima grande contraddizione: la Lazio produce meno ricavi, mentre continua ad avere una struttura di costi molto importante.

Il vero nodo è l’indebitamento: da 66 a 126 milioni

C’è poi il dato che personalmente considero più preoccupante.

L’indebitamento finanziario netto è passato da 66,3 milioni a 126,4 milioni di euro in un solo esercizio.

Un aumento di oltre 60 milioni.

La società spiega che l’incremento è legato soprattutto al maggiore utilizzo delle linee di finanziamento autoliquidanti.

Questo non significa che la Lazio sia sull’orlo del fallimento. Sarebbe scorretto sostenerlo.

Ma significa che il trend finanziario merita attenzione, soprattutto se contemporaneamente la squadra deve restare competitiva.

Il patrimonio netto è positivo, ma grazie soprattutto a Formello

Qualcuno potrebbe osservare che il patrimonio netto della Lazio è tornato positivo per 113,56 milioni.

È vero.

Ma bisogna spiegare come ci si è arrivati.

La società ha applicato il Revaluation Model previsto dallo IAS 16, rivalutando il Centro Sportivo di Formello al fair value. Questa operazione ha aumentato le riserve di circa 140,45 milioni, al netto delle imposte differite.

Quindi il patrimonio netto migliora enormemente, ma non perché la gestione ordinaria abbia prodotto 130 milioni di utili.

L’esercizio, infatti, si chiude ancora con una perdita di 10,04 milioni.

Le plusvalenze stanno già tenendo in piedi il conto economico

Un altro dato racconta molto.

La Lazio ha registrato 39,25 milioni di plusvalenze dalla cessione di calciatori, contro appena 11,49 milioni della stagione precedente.

Castellanos ha generato una plusvalenza di circa 15,55 milioni, Guendouzi 16,65 milioni e Tchaouna oltre 6 milioni.

E nonostante queste plusvalenze, il bilancio termina comunque in rosso per 10 milioni.

Questo è il punto che dovrebbe far riflettere.

Il bilancio non dice che Taylor o Mandas saranno venduti a gennaio

Qui è necessario fare una precisazione importante.

Il bilancio non dice che a gennaio la Lazio sarà obbligata a vendere Kenneth Taylor, Christos Mandas o un altro titolare.

E non certifica che la società debba necessariamente effettuare cessioni nella prossima finestra di mercato.

Quella sarebbe una previsione.

Il documento dice però qualcosa di altrettanto significativo: tra gli elementi sui quali il management basa il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario vengono citati i proventi derivanti dalle cessioni dei calciatori, insieme al ringiovanimento della rosa, al ritorno nelle competizioni internazionali, a nuovi sponsor, alla valorizzazione degli asset e al ricorso a finanziamenti autoliquidanti.

Quindi non possiamo affermare oggi che Mandas o Taylor partiranno.

Possiamo però dire che le plusvalenze restano esplicitamente una delle leve previste dalla società per riequilibrare i conti.

Ed è qui che nasce la preoccupazione.

Se sei in corsa per l’Europa, devi rafforzarti. Ma devi anche sistemare i conti

Immaginiamo uno scenario.

A gennaio la Lazio è ancora quarta, quinta, magari addirittura più in alto.

Una società con disponibilità economica potrebbe guardare la classifica e dire: abbiamo un’occasione, proviamo a rafforzare la rosa.

La Lazio potrebbe invece trovarsi a dover conciliare due necessità opposte: restare competitiva e contemporaneamente migliorare i propri parametri economico-finanziari.

Ed è una tensione evidente.

Per qualificarti in Europa hai bisogno di giocatori forti.

Per generare plusvalenze importanti, normalmente devi vendere proprio giocatori che hanno mercato e valore.

Fare contemporaneamente entrambe le cose è possibile, ma certamente più complicato.

Il blocco parziale dimostra che il problema non è inventato

C’è inoltre un dato ufficiale che non può essere ignorato.

Il 12 giugno 2026 la FIGC ha comunicato alla Lazio la non conformità dell’indice del Costo del Lavoro Allargato.

Per questo il club ha affrontato la sessione estiva con il cosiddetto blocco parziale: poteva effettuare acquisti soltanto garantendo l’integrale copertura dei nuovi impegni economico-finanziari.

Quindi non siamo davanti a una polemica inventata dai tifosi o da qualche giornalista.

Esiste un vincolo regolamentare reale che ha condizionato il mercato della Lazio.

E nell’estate 2027 ci saranno altri impegni

Anche il mercato appena concluso lascia impegni futuri.

Dopo il 30 giugno 2026 la Lazio ha preso tre calciatori in prestito con diritti di opzione complessivi per 31,35 milioni, oltre ad altri premi potenziali per 3 milioni.

Questo non significa che tutte le opzioni verranno necessariamente esercitate.

Ma significa che, se la Lazio vorrà confermare determinati giocatori, dovrà trovare risorse importanti nella prossima stagione.

Ecco perché il problema non può essere ridotto semplicemente a: «Vendiamo un paio di esuberi e abbiamo risolto».

Le cifre sono molto più grandi.

Perché vendere gli esuberi non basta

È facile dire: vendiamo Pellegrini, Patric o qualche giocatore fuori dal progetto.

Il problema è che le plusvalenze importanti si realizzano soprattutto sui calciatori che hanno valore di mercato.

Se un giocatore non trova acquirenti o ha un valore limitato, la sua cessione può alleggerire il monte stipendi, ma difficilmente cambia radicalmente un bilancio di queste dimensioni.

Per questo, quando si parla di plusvalenze, la preoccupazione dei tifosi è comprensibile: i nomi che possono generare cifre significative sono inevitabilmente anche quelli che normalmente vorresti tenere per costruire una squadra più forte.

La Lazio ha bisogno dell’Europa proprio mentre deve proteggere il patrimonio tecnico

La stessa società indica il ritorno nelle competizioni internazionali come uno degli elementi necessari per migliorare l’equilibrio economico e finanziario.

Ed è logico.

Senza Europa, il bilancio 2025/26 ha già mostrato quanto possano pesare i mancati ricavi.

Ma per andare stabilmente in Europa serve una squadra competitiva.

Ed ecco il circolo complicato:

devi qualificarti in Europa per aumentare i ricavi, ma per qualificarti in Europa devi riuscire a mantenere e rafforzare una squadra che contemporaneamente deve produrre valore economico.

È questo, molto più della classifica dopo cinque giornate, il grande tema sul futuro della Lazio.

La squadra vola, la società deve dimostrare di saperla accompagnare

Questa è la fotografia.

Da una parte Gattuso e i giocatori stanno facendo probabilmente più del previsto.

Dall’altra il bilancio racconta di una società con ricavi in diminuzione, costi elevati, perdita d’esercizio e indebitamento finanziario in forte aumento.

Non significa fallimento.

Non significa che la Lazio sia destinata inevitabilmente a vendere tutti.

Ma significa che la situazione economico-finanziaria pone vincoli concreti alla crescita sportiva.

Ed è precisamente qui che si capisce perché una parte consistente della tifoseria continui a contestare nonostante il primo posto.

La protesta non è contro Mandas quando para un rigore.

Non è contro Frattesi quando segna.

Non è contro Gattuso quando vince.

È contro una gestione che, secondo chi protesta, non sta costruendo le condizioni economiche, commerciali e societarie necessarie per permettere alla squadra di crescere stabilmente.

Il vero paradosso della Lazio

La Lazio oggi può guardare tutti dall’alto in classifica.

Ma la domanda più importante non è dove sarà tra altre cinque giornate.

È un’altra:

se questa squadra dovesse davvero regalarsi la possibilità di inseguire qualcosa di importante, la società sarà in grado di sostenerla?

Questo è il punto.

La squadra sta dimostrando di esserci.

Gattuso sta facendo la sua parte.

I giocatori anche.

Ora è la società che deve dimostrare di riuscire a trasformare un momento sportivo sorprendente in un progetto sostenibile.

Perché essere primi a settembre è bellissimo. Costruire una Lazio capace di restare stabilmente in alto è tutta un’altra storia.



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Lazio prima, altro che fortuna: Gattuso merita il primato. La protesta contro Lotito resta

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Lazio-Milan finisce 2-2: biancocelesti dominanti e avanti di due gol nel primo tempo, poi il crollo nella ripresa. Rimpianto per Gattuso.
Lazio-Milan finisce 2-2: biancocelesti dominanti e avanti di due gol nel primo tempo, poi il crollo nella ripresa. Rimpianto per Gattuso.

La Lazio è prima in classifica dopo cinque giornate. Sì, è una sorpresa. Negarlo sarebbe quasi inutile: in estate pochissimi avrebbero immaginato la squadra di Gennaro Gattuso appaiata in vetta con Inter e Roma.

Questo non significa parlare già di Scudetto. Anzi. È prestissimo e personalmente continuo a pensare che per la Lazio sarà molto complicato restare lassù a lungo. Anche la corsa Champions, considerando il valore delle concorrenti e la profondità delle rispettive rose, resta un obiettivo difficile.

Ma c’è un’altra cosa che va detta senza paura: oggi la Lazio merita la classifica che ha.

E provare a sminuire quanto fatto da Gattuso e dai giocatori soltanto per portare avanti la contestazione nei confronti della società è, secondo me, un errore.

La protesta contro Lotito non dipende dalla classifica

Questo è il primo punto da chiarire.

La protesta dei tifosi non è mai stata contro Gattuso o contro i giocatori e non nasce dai risultati sportivi. È una contestazione nei confronti della gestione societaria e del rapporto che si è creato negli anni tra Claudio Lotito e una parte consistente del popolo laziale.

Per questo non serve sostenere che la Lazio stia giocando male, che sia fortunata o che non meriti il primo posto per giustificare la protesta.

Sono due piani completamente diversi.

Se la squadra vince, va riconosciuto. Se Gattuso sta lavorando bene, va detto. Se i giocatori stanno dando tutto, meritano gli applausi.

La protesta può continuare comunque.

Altrimenti si finisce in una contraddizione: si torna allo stadio dopo cinque vittorie e poi cosa si fa se arrivano tre sconfitte? Si ricomincia da capo?

La credibilità di una protesta che nasce da motivazioni estranee al campo passa proprio dalla capacità di separare il giudizio sulla squadra da quello sulla società.

«La Lazio ha avuto un calendario facile»: davvero?

Uno degli argomenti utilizzati per ridimensionare il primato riguarda il calendario.

Ma analizziamolo.

La Lazio ha cominciato giocando fuori casa contro il Bologna. Alla vigilia nessuno considerava quella partita semplice. Anzi, sulla carta il Bologna partiva con ambizioni e una struttura importanti.

Il fatto che oggi stia attraversando delle difficoltà non può modificare retroattivamente il valore di quella vittoria.

Poi è arrivato il Genoa. Anche in quel caso, prima della partita, si parlava di un avversario interessante, costruito con ambizione e affidato a un tecnico molto considerato.

La Lazio ha vinto con merito.

Udine non è mai una trasferta semplice

Terza partita: Udinese-Lazio.

Chi segue i biancocelesti da anni sa perfettamente quanto spesso l’Udinese abbia creato problemi alla Lazio.

È una squadra fisica, aggressiva, capace di giocare verticalmente e di sporcare completamente la partita.

La Lazio è andata sotto e ha saputo ribaltarla.

Si può discutere sulla qualità complessiva dell’Udinese, ma definire quella trasferta una passeggiata significa ignorare il tipo di partita che normalmente rappresenta.

Poi il Milan: altro che calendario semplice

Alla quarta giornata arriva il Milan.

Si può discutere dell’allenatore, della condizione dei rossoneri o di tutto quello che si vuole. Rimane il Milan.

E la Lazio non si è limitata a strappare un punto.

Nel primo tempo ha giocato una grande partita, andando sul 2-0 e creando anche le condizioni per segnare il terzo. Poi ha sofferto terribilmente nella ripresa, il Milan ha rimontato e alla fine il 2-2 è diventato quasi un punto da proteggere.

Ma definirla una partita semplice sarebbe francamente impossibile.

Venezia era la più facile sulla carta. Ed è stata forse la più difficile

L’unico incontro che sulla carta sembrava realmente abbordabile era Venezia-Lazio.

Ultima in classifica, zero punti: guardando soltanto i numeri sembrava la partita meno complicata.

E invece probabilmente è stata una delle gare nelle quali la Lazio ha sofferto maggiormente.

Questo è il calcio.

Il Venezia può avere zero punti e contemporaneamente giocare bene. Può creare occasioni. Può costringerti a una partita difficile.

Poi hai Mandas che para, hai giocatori che resistono e riesci a portare a casa il risultato.

Anche il portiere fa parte della squadra. Se Mandas para un rigore o neutralizza occasioni importanti non significa che la Lazio abbia «rubato»: significa che uno dei suoi giocatori migliori ha fatto il proprio mestiere meglio dell’avversario.

Perché la Roma avrebbe avuto un calendario molto più difficile?

C’è poi un confronto inevitabile con l’altra squadra della Capitale.

Quando si parla della Roma, il racconto sembra spesso differente: grande partenza, squadra forte, Gasperini, possibilità di competere in alto.

Va benissimo.

Ma allora bisogna utilizzare lo stesso metro di giudizio.

Nelle prime giornate la Roma ha affrontato squadre come Fiorentina, Torino e Lecce, oltre all’Atalanta e allo scontro con l’Inter.

La Lazio ha avuto Bologna, Genoa, Udinese, Milan e Venezia.

Si possono discutere le difficoltà delle singole partite, ma non sembra esserci una differenza tale da spiegare due narrazioni completamente opposte.

Soprattutto considerando il punto di partenza.

La Roma cominciava la stagione con aspettative superiori e con l’obiettivo dichiarato di competere per le posizioni europee più importanti.

La Lazio no.

Ed è proprio per questo che il rendimento biancoceleste sorprende maggiormente.

Gattuso sta facendo meglio delle aspettative

Questo è forse il dato più importante.

Gattuso sta ottenendo dalla squadra molto più di quanto molti si aspettassero durante l’estate.

Ha dato aggressività, identità e soprattutto una mentalità molto precisa.

La Lazio non ha vinto quattro partite barricandosi davanti alla propria porta e trovando un gol casuale in contropiede.

Ha avuto momenti nei quali ha giocato meglio degli avversari, altri nei quali ha saputo soffrire, altri ancora nei quali i singoli hanno fatto la differenza.

È esattamente ciò che deve fare una squadra per raccogliere punti.

Attenzione però all’altra esagerazione: parlare di Scudetto

Detto tutto questo, serve equilibrio.

Siamo appena alla quinta giornata.

A Roma abbiamo spesso il problema opposto: passiamo dalla depressione totale all’euforia assoluta nel giro di due settimane.

Basta ricordare cosa accadde con Marco Baroni. A dicembre la Lazio sembrava aver trovato una dimensione straordinaria, stava facendo benissimo anche in Europa e si cominciavano a fare discorsi molto ambiziosi.

Poi la stagione è cambiata.

Oggi siamo addirittura ancora a settembre.

Cinque partite rappresentano un ottimo inizio, non una sentenza sul campionato.

Il vero salto di qualità è mantenere equilibrio

Non bisogna passare dal «questa squadra deve salvarsi» al «questa squadra può vincere lo Scudetto».

La verità probabilmente sta nel mezzo.

La Lazio ha dimostrato di essere più competitiva di quanto molti pensassero, ma deve ancora affrontare una quantità enorme di partite e attraverserà inevitabilmente momenti negativi.

Succederà.

La differenza sarà capire come reagirà quando arriveranno.

Adesso c’è il Monza: sulla carta abbordabile, ma va battuto

Alla ripresa arriverà il Monza.

Sulla carta è una partita che la Lazio può e deve provare a vincere.

Ma proprio Venezia dovrebbe aver insegnato qualcosa: nessuna vittoria arriva perché la classifica dice che sei più forte.

Il Monza può complicarti la partita, difendere bene, trovarti nel giorno sbagliato.

Se la Lazio vincerà, non sarà perché i tre punti erano già assegnati prima di giocare.

Li avrà conquistati.

Diamo merito a Gattuso e ai ragazzi

Questo è il punto centrale.

La contestazione resta.

Le ragioni che hanno portato migliaia di tifosi a lasciare vuoto l’Olimpico non vengono cancellate da cinque risultati positivi.

Ma proprio perché la protesta non riguarda la squadra, non esiste nessun motivo per togliere meriti a chi sta lavorando sul campo.

Gattuso sta facendo un grandissimo lavoro.

I giocatori stanno mostrando carattere.

Mandas sta salvando punti. Cancellieri e Noslin hanno risposto quando chiamati in causa. Belahyane è cresciuto. Frattesi sta incidendo. La squadra sta mostrando un’identità.

E dopo cinque giornate la Lazio è lassù.

Quanto ci resterà non lo sappiamo.

Forse poco, forse più del previsto.

Ma almeno una cosa possiamo dirla: se oggi la Lazio è prima, quei punti se li è conquistati sul campo.



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Mandas, il grande errore di Sarri: preferirgli Provedel oggi pesa ancora di più

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Mandas sta trascinando la Lazio con parate decisive. Preferirgli Provedel è stato l'errore più grave di Sarri? Il greco può diventare uno dei migliori portieri della Serie A.

Christos Mandas si sta prendendo la Lazio. Cinque partite, interventi decisivi, pochissimi errori e una sensazione sempre più forte: il portiere greco può essere uno dei veri valori aggiunti della squadra di Gennaro Gattuso.

Ed è proprio vedendolo giocare oggi che torna inevitabilmente una domanda: quanto è stato grave, nella precedente gestione, preferirgli Ivan Provedel?

Per me è stato probabilmente l’errore più importante commesso da Maurizio Sarri nella sua ultima esperienza sulla panchina della Lazio. Non perché Provedel sia un portiere scarso, tutt’altro, ma perché Mandas aveva già dimostrato di meritare continuità e fiducia.

Sarri aveva scelto Provedel davanti a Mandas

All’inizio della stagione Sarri aveva parlato di una situazione aperta tra i due portieri, ma la sensazione era che le gerarchie fossero già abbastanza chiare: Provedel sarebbe partito titolare, Mandas alle sue spalle.

Una decisione che personalmente non ho mai condiviso.

Mandas arrivava infatti da una stagione nella quale, sotto la gestione Baroni, aveva conquistato il posto dopo un periodo più complicato di Provedel. Una volta diventato titolare aveva risposto con prestazioni importanti e sembrava essersi guadagnato il diritto di ripartire davanti agli altri.

Con il ritorno di Sarri, invece, quella gerarchia è stata ribaltata.

Il problema dei piedi e il calcio moderno

Il motivo tecnico è abbastanza chiaro: Provedel offriva maggiori garanzie nel gioco con i piedi, un aspetto particolarmente importante per una squadra intenzionata a costruire dal basso.

È qui, però, che nasce il dubbio.

Il calcio moderno pretende sempre di più dal portiere nella fase di possesso, ma non si può dimenticare la sua funzione principale: parare.

È un concetto che abbiamo visto anche ai massimi livelli. Si può preferire un portiere più adatto alla costruzione, ma se l’altro è nettamente più determinante fra i pali bisogna chiedersi quanto sia conveniente rinunciare a quella capacità.

Mandas non è perfetto tecnicamente con i piedi. Può migliorare anche nelle uscite alte. Ma tra i pali, nelle uscite basse e nelle situazioni uno contro uno sta dimostrando qualità di livello altissimo.

Il prestito al Bournemouth e il rischio di perderlo

La scelta di non puntare su Mandas ha avuto anche una conseguenza importante: a gennaio il greco è stato ceduto in prestito al Bournemouth.

Una decisione che già all’epoca appariva rischiosa.

Mandas aveva bisogno di giocare, questo è vero, ma in Inghilterra non ha trovato lo spazio sperato. Il Bournemouth non lo ha riscattato e il portiere è quindi tornato alla Lazio.

Alla fine la storia è cambiata completamente.

Sarri non c’era più, Provedel ha lasciato Roma e Gattuso ha consegnato la porta proprio a Mandas.

E finora la risposta è stata impressionante.

Mandas decisivo partita dopo partita

Nelle prime cinque giornate Mandas è stato uno dei giocatori più determinanti della Lazio.

Contro il Bologna ha effettuato interventi fondamentali. Con il Genoa e l’Udinese ha dato sicurezza alla squadra. Contro il Milan è stato decisivo nel momento di massima pressione rossonera.

Poi è arrivata Venezia, con un’altra prestazione da migliore in campo e il rigore parato.

La domanda diventa inevitabile: quanti punti ha già portato Mandas alla Lazio?

Probabilmente diversi.

Ed è questo che bisogna ricordare quando si parla di statistiche, expected goals e fortuna. Se una squadra concede occasioni ma ha un portiere capace di neutralizzarle, non è soltanto fortuna: il portiere fa parte della squadra ed è stato scelto proprio per impedire agli avversari di segnare.

La Lazio subisce tiri, ma Mandas evita i gol

La Lazio ha iniziato il campionato con una delle migliori difese, ma il dato dei gol subiti racconta soltanto una parte della storia.

La squadra di Gattuso ha concesso occasioni e tiri nello specchio. La differenza, molto spesso, l’ha fatta Mandas.

Questo è il vero valore di un portiere di alto livello: trasformare un’occasione che normalmente produce un gol in una semplice parata.

Ed è esattamente quello che il greco sta facendo con continuità.

Mandas tra i migliori portieri della Serie A?

È ancora presto per consacrarlo definitivamente. Cinque partite non possono essere confrontate con tre stagioni ad altissimo livello di un portiere come Mile Svilar, per esempio.

Ma sul rendimento attuale Mandas può tranquillamente entrare nella discussione sui portieri più efficaci della Serie A.

Maignan resta un riferimento assoluto, anche se non viene dal suo periodo migliore. Altri portieri di grandi squadre hanno alternato grandi interventi a qualche errore.

Mandas, invece, nelle prime giornate è stato estremamente continuo.

Ed è soprattutto questo a impressionare.

A 25 anni può ancora crescere molto

Mandas ha 25 anni, quindi non è più un giovanissimo in senso assoluto, ma per un portiere è ancora un’età nella quale si possono fare enormi passi avanti.

Soprattutto perché ha giocato relativamente poco da titolare con continuità ad alto livello.

Più partite disputa, maggiore può diventare la sua sicurezza. E qualche segnale si è già visto: rispetto alle prime gare appare più tranquillo anche nella gestione del pallone, pur restando quello il fondamentale sul quale deve lavorare maggiormente.

Gattuso, però, gli sta dando ciò che probabilmente gli serviva più di tutto: fiducia e continuità.

Il portiere può cambiare il livello di una squadra

Spesso si parla di centravanti come giocatori capaci di spostare gli equilibri. Lo stesso vale per i portieri.

Alla fine una stagione si decide anche su due numeri semplicissimi: quanti gol riesci a segnare e quanti ne concedi.

Un grande attaccante trasforma un’occasione in un gol.

Un grande portiere trasforma un gol quasi fatto in una parata.

Per questo Mandas può diventare fondamentale anche in una Lazio che magari non parte con l’obiettivo di competere per Champions League o primissimi posti. Un portiere capace di regalarti punti può cambiare completamente la classifica finale.

Sarri ha sottovalutato Mandas?

Con il senno di poi, la decisione di affidarsi a Provedel appare ancora più discutibile.

Non perché Provedel non fosse affidabile, ma perché Mandas aveva già mostrato un potenziale enorme e oggi sta facendo vedere cosa può diventare quando viene considerato realmente il titolare.

Fra i pali, nelle uscite basse e nella capacità di compiere interventi decisivi, il greco sta offrendo prestazioni di altissimo livello.

Se continuerà così per tutta la stagione, il dibattito non sarà più soltanto su chi dovesse giocare tra lui e Provedel.

La domanda diventerà un’altra: quanto può diventare forte Christos Mandas?

Perché la sensazione, oggi, è che la Lazio abbia tra le mani un portiere che può trasformarsi in uno dei migliori del campionato.



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Lazio, Rovella vicino al rientro: venerdì nuovi esami, può tornare dopo la sosta

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Nicolò Rovella in campo con la maglia della Lazio durante una pausa di gioco
CALCIO - Serie A - SS Lazio vs Atalanta BC Nicolo Rovella of S.S. Lazio is in action during the 25th matchday of the Serie A championship between S.S. Lazio and Atalanta B.C. at the Stadio Olimpico on February 14, 2026 in Rome, Italy. Rome Italy PUBLICATIONxNOTxINxFRAxUK Copyright: xIPAxSport/ABACAx

Nicolò Rovella vede finalmente il ritorno in campo. Il centrocampista della Lazio, fermo dalla seconda giornata di campionato contro il Genoa per un problema al polpaccio, sta proseguendo il recupero e punta a tornare a disposizione di Gennaro Gattuso entro la fine della sosta per le nazionali.

Per avere però un quadro definitivo sulle sue condizioni bisognerà attendere ancora qualche giorno. Venerdì 25 settembre, secondo quanto riportato da Il Messaggero, Rovella si sottoporrà infatti a nuovi esami strumentali.

Rovella, venerdì il controllo decisivo

Il centrocampista aveva lasciato il campo durante la vittoria contro il Genoa a causa di un problema al polpaccio che lo ha poi costretto a saltare le successive partite.

Il recupero sta procedendo e le sensazioni sembrano essere positive, ma lo staff medico della Lazio vuole evitare accelerazioni.

Gli esami programmati per il 25 settembre serviranno proprio a verificare lo stato del muscolo e capire se Rovella potrà ricevere il via libera definitivo per tornare ad allenarsi pienamente con il gruppo.

Gattuso aspetta il suo regista

Il rientro di Rovella rappresenterebbe una notizia importante per Gattuso, che nelle ultime settimane ha dovuto gestire il centrocampo senza uno dei giocatori più importanti per costruzione e gestione del pallone.

Durante la sua assenza il tecnico ha trovato risposte positive da Reda Belahyane, protagonista di buone prestazioni, ma recuperare Rovella permetterebbe alla Lazio di avere nuovamente più soluzioni in cabina di regia.

La sosta per le nazionali può quindi diventare il momento ideale per completarne il recupero senza forzare i tempi.

Obiettivo rientro dopo la sosta

La tabella di marcia porta verso un possibile ritorno alla ripresa del campionato, sempre che gli esami di venerdì confermino il completo superamento del problema.

Gattuso aveva già spiegato di voler attendere i nuovi controlli prima di stabilire una data precisa:

«Per Rovella aspettiamo la risonanza di giovedì o venerdì prossimo e vediamo».

Adesso quel momento si avvicina.

Se dagli esami arriveranno le risposte attese, Rovella potrà progressivamente aumentare i carichi e rientrare nelle rotazioni biancocelesti dopo la pausa.

Lazio, un recupero importante per il centrocampo

Il ritorno di Rovella aumenterebbe anche la concorrenza in un reparto nel quale Gattuso sta cercando di costruire nuovi equilibri.

Belahyane ha sfruttato bene lo spazio ricevuto, mentre Frattesi e Taylor si sono imposti nelle prime settimane della stagione. Avere nuovamente Rovella a disposizione consentirebbe al tecnico di alternare caratteristiche differenti e gestire meglio anche gli impegni ravvicinati.

Prima, però, c’è l’appuntamento di venerdì: gli esami del 25 settembre saranno il passaggio decisivo per stabilire quando Nicolò Rovella potrà davvero tornare in campo.



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Pulici sulla protesta Lazio: «La squadra merita il pubblico, ora serve un gesto della società»

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Gabriele e Felice Pulici

La protesta dei tifosi della Lazio resta al centro del dibattito anche mentre la squadra di Gattuso continua a ottenere risultati. A intervenire è Gabriele Pulici, figlio di Felice Pulici, portiere simbolo dello Scudetto del 1974, con una lettera pubblicata su Il Tempo e indirizzata al direttore Daniele Capezzone.

Il messaggio è netto: la contestazione non nasce dalla classifica e non si spegnerà automaticamente con le vittorie. Secondo Pulici, la squadra sta facendo la sua parte, così come i tifosi, mentre dalla società manca ancora quel gesto di ascolto che potrebbe riaprire un dialogo.

Pulici: «Qualcuno pensa che la contestazione si spenga da sola. Non succederà»

Pulici parte proprio dal momento positivo della Lazio di Gattuso:

«Oggi la squadra va bene. Gattuso le ha dato un’anima, i ragazzi corrono, lottano, fanno risultato».

Ma questo, secondo lui, non basta a ricomporre la frattura con la tifoseria:

«Qualcuno si aspetta che la contestazione si spenga da sola, come un temporale estivo. Non succederà».

Il punto, ribadisce Pulici, è che la protesta non sarebbe legata ai risultati sportivi.

Richiamando l’ultimo comunicato del tifo organizzato, sottolinea infatti che non sono il mercato o la classifica a rappresentare il cuore della contestazione, quanto piuttosto il rapporto con la storia, le tradizioni e l’identità della Lazio.

«Si può vincere una partita e perdere un popolo»

Una delle frasi più forti della lettera è proprio questa:

«Si può vincere una partita e perdere un popolo».

Pulici sostiene che la società non abbia ancora compreso fino in fondo la natura della protesta e contesta anche l’idea che questa possa essere stata pilotata o strumentalizzata dall’esterno.

«È inaccettabile che qualcuno cerchi di strumentalizzare la nostra protesta».

Secondo Pulici, la mobilitazione sarebbe nata spontaneamente dai tifosi e avrebbe poi raccolto anche l’adesione di personaggi con maggiore visibilità pubblica.

I tifosi non hanno abbandonato la Lazio

Pulici insiste poi su un altro concetto: il boicottaggio dell’Olimpico non equivale all’abbandono della squadra.

«I tifosi della Lazio non hanno abbandonato nessuno».

A sostegno della sua posizione cita i settori ospiti, riempiti dai sostenitori biancocelesti nonostante la protesta contro la società.

Trasferte, chilometri e sacrifici diventano quindi, nella sua lettura, la dimostrazione che il legame con la squadra resta intatto.

«L’Olimpico vuoto fa male»

Il passaggio più personale riguarda però lo Stadio Olimpico e quei seggiolini lasciati volontariamente vuoti.

Pulici richiama il riferimento del tifo organizzato ai posti occupati da generazioni, «dai tempi di Lenzini», e lega quel concetto alla propria storia familiare.

«La mia lazialità ha il volto di mio padre, che per questa maglia ha difeso una porta».

Per Pulici quei posti non rappresentano semplicemente un posto allo stadio:

«Certi posti non sono di plastica: sono memoria».

Da qui il significato attribuito alla scelta di migliaia di tifosi di non entrare all’Olimpico, nonostante la voglia di sostenere una squadra che sta dando segnali positivi.

«Il problema non è mai stato il campo»

Secondo Pulici, proprio i risultati ottenuti dalla squadra rendono ancora più evidente la natura della frattura.

«Una squadra che finalmente gira e uno stadio che resta muto».

Se la Lazio vince e la protesta continua, conclude, allora non è possibile spiegare tutto con il rendimento sportivo:

«I risultati ci sono. La frattura pure. Vuol dire che il problema non è mai stato il campo».

Il messaggio alla società: «Manca un gesto di ascolto»

La parte finale della lettera contiene l’appello più diretto.

Pulici descrive una situazione in cui tutti avrebbero fatto la propria parte:

«Gattuso sta facendo la sua parte. I giocatori la loro. I tifosi, a modo loro, anche».

Secondo lui manca però ancora un elemento:

«Un passo indietro, un gesto di ascolto, un segnale vero verso chi questa maglia la porta nel cuore da generazioni».

Pulici arriva quindi a una frase che sintetizza l’intero senso della lettera:

«Una società che vuole crescere non può farlo contro la propria gente».

«Chiedo di tornare a casa»

La chiusura è emotiva e guarda direttamente al futuro.

Pulici non chiede cambiamenti sportivi immediati, ma la possibilità che si ricrei il rapporto tra società e tifoseria:

«Non chiedo miracoli. Chiedo di tornare a casa».

Il desiderio è rivedere l’Olimpico pieno e sentire nuovamente il sostegno del pubblico per una squadra che, secondo lui, oggi lo meriterebbe.

E avverte che questa stagione potrebbe rappresentare un’occasione difficilmente ripetibile:

«Una stagione come questa, con una squadra così e uno stadio così, è un’occasione che non torna».

Il messaggio di Pulici è dunque chiaro: le vittorie di Gattuso non cancellano la protesta. Anzi, rendono ancora più evidente quanto sarebbe importante ricucire il rapporto tra la Lazio e il proprio pubblico.



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Bilancio Lazio 2026: perdita a 10 milioni, debiti a 126 e Formello rivalutato

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Il bilancio Lazio al 30 giugno 2026: perdita di 10 milioni, ricavi in calo, indebitamento finanziario netto a 126,4 milioni e patrimonio positivo grazie alla rivalutazione di Formello.

Lazio, bilancio 2026: perdita a 10 milioni, indebitamento sale a 126,4. Patrimonio positivo grazie alla rivalutazione di Formello

La Lazio ha approvato il progetto di bilancio separato e consolidato relativo all’esercizio chiuso al 30 giugno 2026. I numeri raccontano una situazione con luci e ombre: la perdita si riduce rispetto all’anno precedente, ma calano i ricavi, aumentano i costi e cresce in maniera significativa l’indebitamento finanziario netto. Il patrimonio netto torna invece ampiamente positivo, soprattutto per effetto della rivalutazione contabile del Centro Sportivo di Formello.

Il Consiglio di Gestione ha approvato il progetto il 21 settembre 2026. La perdita consolidata passa dai 17,16 milioni del 2024/25 ai 10,04 milioni dell’ultimo esercizio, mentre il valore della produzione scende da 143,49 a 131,75 milioni.

Lazio, ricavi in calo: pesa l’assenza dall’Europa

Il primo dato evidente riguarda il giro d’affari.

La Lazio chiude l’esercizio con un valore della produzione di 131,75 milioni di euro, in diminuzione di 11,74 milioni rispetto alla stagione precedente. La società indica come causa principale i mancati introiti derivanti dalle competizioni europee.

La composizione del valore della produzione è la seguente:

  • ricavi da gare: 18,06 milioni
  • diritti TV e altre concessioni: 88,45 milioni
  • sponsorizzazioni, pubblicità e royalties: 17,82 milioni
  • merchandising: 1,99 milioni
  • altri ricavi e proventi: 5,22 milioni.

Nel conto economico completo i ricavi complessivi risultano pari a 134,49 milioni, contro i 146,04 milioni dell’anno precedente. I ricavi da gare scendono da 22,89 a 18,06 milioni, quelli televisivi da 94,47 a 88,45 milioni e sponsorizzazioni e pubblicità da 18,51 a 17,82 milioni.

I costi aumentano: oltre 104 milioni per il personale

Mentre i ricavi scendono, i costi continuano a crescere.

I costi operativi al netto di ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti arrivano a 140,59 milioni, 5,62 milioni in più rispetto alla stagione precedente. L’incremento dipende soprattutto dal costo del personale.

La spesa per il personale sale infatti a circa 104,6 milioni, contro 98,2 milioni del 2024/25. La Lazio spiega l’aumento con maggiori costi fissi per calciatori e settore tecnico e con i premi maturati per i risultati sportivi.

Il totale dei costi operativi, includendo ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni, supera così 187 milioni di euro.

Il risultato operativo lordo passa da +8,5 a -8,8 milioni

Uno dei numeri più significativi è quello del risultato operativo lordo.

Nella stagione precedente era positivo per 8,52 milioni. Al 30 giugno 2026 diventa invece negativo per 8,84 milioni.

Significa che, prima di ammortamenti e altre componenti, la gestione caratteristica ha prodotto un risultato peggiore rispetto all’esercizio precedente.

A sostenere il conto economico sono state soprattutto le operazioni sul mercato dei calciatori.

Plusvalenze decisive: Castellanos e Guendouzi i casi principali

Le cessioni hanno generato un contributo importante.

Nel conto economico la Lazio registra 39,25 milioni di plusvalenze da cessione dei diritti pluriennali dei calciatori, contro gli 11,49 milioni dell’anno precedente.

Tra le operazioni principali riportate nel documento:

Valentin Castellanos è stato ceduto al West Ham per 23,95 milioni, con una plusvalenza di 15,55 milioni.

Mattéo Guendouzi è passato al Fenerbahçe per 23,406 milioni, generando una plusvalenza di 16,646 milioni.

Loum Tchaouna è stato ceduto al Burnley per 12,83 milioni, con una plusvalenza di 6,166 milioni.

Le plusvalenze diventano quindi una componente fondamentale per contenere la perdita dell’esercizio.

La perdita scende da 17,2 a 10 milioni

Nonostante il peggioramento della gestione operativa, il risultato finale migliora.

La Lazio chiude il bilancio consolidato con una perdita di 10,04 milioni di euro, rispetto ai 17,16 milioni dell’anno precedente.

Prima delle imposte, la perdita è di 19,19 milioni. Le imposte differite e anticipate producono poi un effetto positivo che porta il risultato netto a -10,04 milioni.

Patrimonio netto da -16,8 a +113,6 milioni: decisiva Formello

Il dato che cambia maggiormente rispetto all’esercizio precedente è il patrimonio netto.

Al 30 giugno 2025 era negativo per 16,83 milioni. Un anno dopo diventa positivo per 113,56 milioni.

Ma è importante capire perché.

La variazione non deriva da un utile prodotto dalla gestione ordinaria. La Lazio ha adottato il Revaluation Model previsto dallo IAS 16 per terreni e fabbricati, rivalutando il Centro Sportivo di Formello al suo fair value.

Questa operazione ha determinato un incremento delle altre riserve per circa 140,45 milioni di euro, al netto delle imposte differite.

Nel prospetto delle variazioni del patrimonio netto la riserva da rivalutazione IAS 16 è indicata in circa 140,4 milioni.

In altre parole: il patrimonio netto è tornato positivo soprattutto grazie alla rivalutazione contabile di Formello, non perché la Lazio abbia chiuso l’esercizio in utile.

Indebitamento finanziario netto: da 66 a 126 milioni

È probabilmente il dato più delicato del bilancio.

L’indebitamento finanziario netto passa da 66,30 milioni a 126,40 milioni, con un incremento di oltre 60 milioni in un solo esercizio.

La società spiega che l’aumento deriva principalmente dal maggiore utilizzo delle linee di finanziamento autoliquidanti.

Anche gli oneri finanziari aumentano: nel conto economico passano da circa 5,43 a 7,52 milioni di euro.

La liquidità scende a 1,84 milioni

Da osservare anche la situazione di cassa.

Le disponibilità liquide al 30 giugno 2026 ammontano a circa 1,84 milioni, contro i 6,06 milioni dell’anno precedente.

Il flusso di cassa della gestione corrente è negativo per 33,75 milioni, mentre l’attività finanziaria genera 51,95 milioni grazie al ricorso ai finanziamenti. Complessivamente la liquidità diminuisce di 4,22 milioni nell’esercizio.

Nel corso dell’anno risultano nuove assunzioni di finanziamenti per quasi 172 milioni, accompagnate da rimborsi per circa 116,1 milioni.

FIGC: il Cost of Labour Ratio non era conforme

Nel documento viene confermato inoltre quanto accaduto sul mercato estivo.

Il 12 giugno 2026 la FIGC ha comunicato alla Lazio la non conformità dell’indice del Costo del Lavoro Allargato.

Di conseguenza, per la sessione estiva 2026, la società non poteva effettuare liberamente operazioni in entrata salvo la copertura integrale dei relativi impegni economico-finanziari: il cosiddetto “blocco parziale” previsto dalle NOIF.

La Lazio aveva comunque ottenuto l’8 maggio la licenza UEFA per la stagione 2026/27 e il 1° luglio la FIGC ha confermato il rispetto dei criteri necessari per l’ammissione al campionato di Serie A.

Il mercato estivo 2026: acquisti, opzioni e cessioni

Il bilancio offre anche numeri precisi sulle operazioni effettuate dopo il 30 giugno 2026, quindi non comprese nel risultato economico dell’esercizio appena chiuso.

La Lazio ha acquistato quattro giocatori a titolo definitivo per 7,35 milioni, più eventuali premi per 8,20 milioni. Sono inoltre arrivati tre calciatori in prestito per 8,75 milioni, con opzioni di riscatto complessive da 31,35 milioni e ulteriori bonus.

Le retribuzioni fisse associate a questi sette ingressi ammontano, per il 2026/27, a circa 20 milioni complessivi.

Sul fronte delle uscite, quattro cessioni definitive hanno prodotto 23,08 milioni e una plusvalenza complessiva di 16,77 milioni, oltre a un risparmio salariale di 10,72 milioni.

Due ulteriori giocatori sono stati ceduti in prestito per 2,90 milioni, con obblighi di riscatto potenziali da 21,10 milioni, mentre la risoluzione di un altro contratto ha prodotto un risparmio salariale di 3,50 milioni.

Lazio, cosa dice davvero il bilancio

Il quadro che emerge è quindi complesso.

La perdita migliora, scendendo da 17,2 a 10 milioni, ma la gestione operativa resta negativa. I ricavi diminuiscono soprattutto per l’assenza dalle coppe europee, mentre il costo del personale continua a crescere.

Le plusvalenze consentono di attenuare il rosso, ma contemporaneamente l’indebitamento finanziario netto quasi raddoppia, arrivando a 126,4 milioni, e la liquidità disponibile scende sotto i 2 milioni.

Il patrimonio netto da 113,56 milioni rappresenta un netto miglioramento rispetto al dato negativo dell’anno precedente, ma è fondamentale sottolineare che il salto deriva in larghissima parte dalla rivalutazione contabile del Centro Sportivo di Formello per circa 140 milioni.

La stessa società, guardando al futuro, indica tra gli elementi necessari per raggiungere l’equilibrio economico-finanziario le plusvalenze sul mercato, il ringiovanimento della rosa, il ritorno nelle competizioni internazionali, nuovi sponsor, la valorizzazione degli asset e il ricorso a finanziamenti autoliquidanti.

Va infine precisato che i prospetti allegati al comunicato sono indicati dalla stessa Lazio come dati non ancora verificati dalla società di revisione e non ancora esaminati dal Consiglio di Sorveglianza.



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Lazio, Gattuso a tutto campo in conferenza: «Ecco perché ho detto no a Icardi. La sosta? Lavoreremo a Formello»

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio in conferenza stampa a Formello alla vigilia di Juventus Lazio
Gennaro Gattuso conferenza stampa Juventus Lazio Formello

Dalla sala stampa dello stadio Pier Luigi Penzo, il tecnico della S.S. Lazio, Gennaro Gattuso, ha commentato con consueta lucidità il successo esterno per 2-0 contro il Venezia. Tra spunti tattici, l’analisi del primato in classifica e il programma dettagliato per la pausa delle nazionali, l’allenatore ha svelato anche un clamoroso retroscena di mercato legato al mancato arrivo di Mauro Icardi.

La rivelazione di mercato: «Ho detto no a Icardi per difendere questo gruppo»

Il mister ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a non avallare l’operazione per l’attaccante argentino svincolato:

“I meriti di questo inizio sono tutti della squadra: questo è un gruppo che sta dando l’anima dal primo giorno con serietà e dedizione totale. Ho detto no a Icardi proprio per questo motivo: adesso c’è serenità ed è un piacere allenare questi ragazzi.

Con una gara a settimana diventa già difficile gestire le scelte: ho quattro difensori centrali uno più forte dell’altro e devo sbagliare il meno possibile. Ringrazio Fabiani e Lotito per gli acquisti: ci abbiamo messo tempo perché pretendevo calciatori perfettamente funzionali, ma mi hanno accontentato”.

La disamina tattica: «Primo tempo toppato, poi bravi centrali e Belahyane»

Gattuso non ha nascosto i difetti strutturali emersi nella frazione d’apertura prima dei correttivi:

“Se all’intervallo ci fossimo trovati sotto di due gol, il Venezia non avrebbe rubato nulla. Abbiamo sbagliato approccio ed è stato uno dei primi tempi più brutti da quando sono qui: andavamo sempre per vie centrali, allungandoci a ping pong.

Nel secondo tempo abbiamo fatto le cose come si deve: ottimi i centrali difensivi e prezioso Belahyane che si abbassava tra loro per dare ampiezza, aprendo gli spazi da cui sono scaturiti il rigore e il cross del raddoppio. La classifica dà fiducia, ma mancano ancora 27 punti per la tranquillità“.

L’esultanza con i tifosi e l’ambiente laziale

Sul caloroso abbraccio finale rivolto ai sostenitori accorsi in laguna, il tecnico ha aggiunto:

“L’esultanza sotto il settore ospiti mi è venuta spontanea: era fondamentale vincere prima di una sosta così lunga con otto giocatori via in nazionale. I nostri tifosi sono educati e ci lasciano lavorare in pace.

La Lazio dentro è speciale: ho trovato persone laziali al 100%, gente che piange di gioia quando vince e ti sostiene nelle difficoltà. È una storia incredibile tramandata di padre in figlio”.

Il programma della sosta e il punto sui giovani

In vista delle tre settimane senza gare ufficiali di campionato, la tabella di marcia è già fissata:

“Przyborek? È un classe 2007 davvero interessante, ha solo avuto un piccolo risentimento all’adduttore.

Ora concederò cinque giorni di recupero al gruppo rimasto a Formello. Poi domenica disputeremo un’amichevole contro l’Arezzo e successivamente ne organizzeremo una seconda contro una formazione di Serie B per mantenere alto il ritmo gara”.



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Lazio capolista, il ciclone Gattuso nel post-gara: «Belahyane svenuto tre volte in ritiro. Vetta? Mancano 27 punti»

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio rilascia dichiarazioni ai canali ufficiali a Formello
Gennaro Gattuso analizza il primato della Lazio dopo il successo di Venezia e svela il retroscena su Belahyane.

Una vittoria che porta la squadra in vetta alla classifica di Serie A non basta per ammorbidire la schiettezza disarmante del tecnico biancoceleste. Intervenuto ai microfoni di Sky Sport e DAZN dopo il successo per 2-0 sul campo del Venezia, Gennaro Gattuso ha analizzato la prestazione della S.S. Lazio a trecentosessanta gradi, spaziando dalla fortuna avuta nella prima frazione a clamorosi retroscena sulla crescita del gruppo, fino a una stoccata diretta a chi commenta il calcio senza conoscerlo.

Il retroscena estivo: «Belahyane svenuto in ritiro, chi ha fame lavora con me»

L’aneddoto più toccante riguarda l’evoluzione di Reda Belahyane, oggi padrone della cabina di regia:

“Durante il ritiro estivo Belahyane è letteralmente svenuto due o tre volte per il caldo e la fatica. Veniva nel mio ufficio a chiedermi scusa e io gli rispondevo: ‘Non ti preoccupare, andiamo avanti step by step’.

Quando vedo questo impegno e la fame di voler imparare, per me è la soddisfazione più grande del mestiere. Voglio aiutare ragazzi così: l’unica cosa che non tollero è la gente lavativa, con chi non ha voglia non vado d’accordo“.

L’onestà sul primo tempo: «Potevamo essere sotto di due gol, Mandas ci ha salvati»

Nessun trionfalismo per il risultato finale, con il mister che ha puntato il dito sui blackout iniziali:

“Oggi ci è andata benissimo e siamo stati fortunati: l’interpretazione iniziale è stata del tutto errata. Se all’intervallo ci fossimo trovati sotto di due reti, il Venezia non avrebbe rubato assolutamente nulla. Ci siamo abbassati continuamente perdendo palloni sanguinosi e allungandoci: ci ha tenuti a galla Mandas.

Nella ripresa abbiamo corretto il tiro mettendoli in difficoltà, ma dopo il 2-0 abbiamo rischiato ancora. È un percorso: se vogliamo fare qualcosa di importante, un tempo del genere non è ammissibile”.

Primo posto e la scelta di venire a Roma: «Senza questo caos non avrei accettato»

Sul primato momentaneo a tredici punti e sull’atmosfera attorno al club, Gattuso ha usato parole chiarissime:

“Essere primi non conta nulla: mancano ancora 27 punti alla tranquillità. Io sono un martello, penserò a cosa ho fatto solo quando porterò a spasso i nipotini da pensionato, adesso si spinge e basta.

Se non ci fossero stati tutti questi casini ambientali, io non sarei mai venuto alla Lazio: l’ho scelta consapevolmente. Sapevo che l’atmosfera non era ideale, ma conoscevo la voglia feroce di questi ragazzi dopo averli avuti in Nazionale, altrimenti non avrei mai accettato”.

La frecciata alla critica e la gestione di Zaccagni

In chiusura, il tecnico ha riservato una bordata al proliferare di opinionisti improvvisati prima di blindare il suo capitano:

“Il calcio moderno è strano: c’è gente che si mette una cuffia e uno schermo davanti e si improvvisa giornalista dall’oggi al domani. Quando parla chi fa un altro mestiere nella vita diventa tutto complicato, per questo dico ai ragazzi di non leggere nulla ed essere impermeabili.

Zaccagni escluso dalla Nazionale? Sono scelte del commissario tecnico che vanno rispettate, ci sono passato anch’io e so che si decide sempre in buona fede. Io non entro nel merito: mi godo Mattia, è il mio capitano e sta facendo cose straordinarie“.



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Venezia-Lazio, la voce dei protagonisti: Zaccagni ritrova il gol, Mandas para tutto ed esalta Gattuso

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Mattia Zaccagni e Christos Mandas esultano dopo la vittoria in Venezia Lazio
Mattia Zaccagni e Christos Mandas commentano ai microfoni di Sky Sport il successo della Lazio a Venezia.

Un blitz fondamentale che vale il primato momentaneo in classifica a quota tredici punti, prima di tirare il fiato per gli impegni delle selezioni nazionali. Al termine della battaglia del Penzo, decisa dagli episodi nella ripresa dopo un primo tempo di pura trincea, i due trascinatori della S.S. Lazio, Mattia Zaccagni e Christos Mandas, sono intervenuti ai microfoni di Sky Sport per commentare la prova di forza del gruppo biancoceleste.

Zaccagni spezza il tabù: «Rete liberatoria, gruppo compatto nelle difficoltà»

Il capitano ha sbloccato il risultato dagli undici metri, cancellando un digiuno realizzativo che durava da ben dieci mesi:

“Il gol? Mi serviva tantissimo, sentivo nell’aria che era arrivato il momento giusto. Sono davvero felice per questa vittoria, ma bisogna fare i complimenti al Venezia perché ci ha messo in seria difficoltà.

Siamo rimasti uniti e compatti nei momenti di sofferenza, centrando un risultato pesantissimo. La classifica? È presto per parlarne: adesso c’è la sosta per rifiatare e poi ripartiremo più determinati di prima.

La cosa che mi ha sorpreso di più in questo avvio di stagione è la grande positività che abbiamo dentro e la felicità di faticare insieme durante gli allenamenti, nonostante attorno ci sia una situazione ambientale non facile da sopportare“.

Mandas saracinesca: «Fiducia totale in Gattuso, felice di essere rimasto»

L’autentico migliore in campo della serata, autore della parata sul rigore di Yeboah e di almeno tre interventi prodigiosi, ha espresso tutta la propria soddisfazione per il rendimento personale:

“Abbiamo fatto un lavoro straordinario per portare a casa questi tre punti. Nei primi venticinque minuti siamo partiti bene, poi abbiamo accusato un po’ di fatica, ma ciò che conta davvero è tornare a Roma con l’intera posta in palio.

Mister Gattuso mi trasmette una fiducia incredibile: quando scendo in campo do tutto me stesso per la squadra e per lui. Avevo un immenso bisogno di questa fatica e di queste responsabilità. Sono felicissimo di essere rimasto a Formello e di avere l’opportunità di dimostrare il mio valore sul campo“.



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Venezia-Lazio 0-2, prova da grande squadra al Penzo: Mandas insuperabile, poi Zaccagni e Noslin firmano il primato

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Christos Mandas esulta dopo una grande parata durante Venezia Lazio
Christos Mandas e Mattia Zaccagni trascinano la Lazio alla vittoria sul campo del Venezia per la 5ª giornata di Serie A.

Una vittoria di pura sofferenza, cinismo e personalità. Al termine di una battaglia senza esclusione di colpi sul terreno del Pier Luigi Penzo, la S.S. Lazio espugna Venezia per 2-0 e conquista il quarto successo in campionato, salendo a quota 13 punti in classifica e agganciando la vetta della Serie A prima della sosta per le nazionali.

Primo tempo di trincea: Mandas veste i panni da Superman

La squadra di Gennaro Gattuso approccia la gara cercando subito varchi sulle corsie esterne, ma deve fare i conti con l’aggressività asfissiante degli uomini di Stroppa. Al quarto d’ora l’episodio che rischia di far deragliare la partita: un retropassaggio errato di Floriani Mussolini innesca Correia, anticipato con un fallo da Mandas in uscita. Dal dischetto si presenta Yeboah, ma Mandas intuisce l’angolo e neutralizza il calcio di rigore.

L’estremo difensore greco diventa un autentico baluardo: compie interventi determinanti prima sulla conclusione ravvicinata di Sohm e poi su Adams lanciato a rete in campo aperto, consentendo ai biancocelesti di chiudere la prima frazione a reti bianche.

Ripresa a tinte biancocelesti: il rigore del capitano e il sigillo di Noslin

Al rientro dagli spogliatoi la Lazio cambia marcia alzando i ritmi. Al 50′ Taylor si inserisce in area e viene steso ingenuamente da Yeboah: l’arbitro Sozza indica nuovamente gli undici metri. Dagli undici metri capitan Mattia Zaccagni è glaciale e spiazza Stankovic per lo 0-1.

I padroni di casa accusano il colpo e dieci minuti più tardi capitolano per la seconda volta: Zaccagni aziona la sovrapposizione arrembante di Nuno Tavares, autore di un traversone millimetrico sul secondo palo dove Tijjani Noslin stacca imperiosamente di testa battendo il portiere arancioneroverde per il raddoppio. Nel finale le forze fresche inserite da Gattuso (Lazzari, Gudmundsson, Pinamonti, Pedraza e Isaksen) congelano il possesso fino al triplice fischio finale.

Il tabellino di Venezia-Lazio 0-2

  • VENEZIA (3-4-2-1): Stankovic; Schingtienne, Juan Jesus, Moreno; Hainaut, Perez, Helgason (73′ Fanne), Sohm, Correia (75′ Sagrado); Yeboah (86′ Fernandez), Adams (73′ Rrahmani).A disposizione: Montipò, Mohammed, Halhal, Lauberbach, Berardi, Panada, Lisman, Gomes.Allenatore: Giovanni Stroppa.
  • LAZIO (4-3-3): Mandas; Floriani Mussolini (76′ Lazzari), Sutalo, Provstgaard, Nuno Tavares (84′ Pedraza); Frattesi, Belahyane, Taylor (76′ Gudmundsson); Cancellieri, Noslin (76′ Pinamonti), Zaccagni (86′ Isaksen).A disposizione: Motta, Renzetti, Doekhi, Diogo Leite, Cataldi, Farcomeni, Serra.Allenatore: Gennaro Gattuso.
  • Arbitro: Simone Sozza (sez. Seregno)
  • Marcatori: 52′ rig. Zaccagni (L), 60′ Noslin (L)
  • Ammoniti: Kike Perez (V), Juan Jesus (V), Correia (V), Fernandez (V), Schingtienne (V), Moreno (V)
  • Note: al 15′ Mandas (L) respinge un calcio di rigore calciato da Yeboah (V).


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Lazio, l’affondo del Governatore Rocca: «All’Olimpico solo con una nuova proprietà che ci rispetti»

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Francesco Rocca presidente della Regione Lazio e tifoso biancoceleste
Francesco Rocca commenta la frattura tra Claudio Lotito e la tifoseria della Lazio al Corriere della Sera.

Una presa di posizione senza precedenti che scuote i vertici capitolini. Intervistato dall’edizione odierna de Il Corriere della Sera, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha parlato a cuore aperto della propria viscerale fede biancoceleste, entrando con estrema nettezza nel merito dello scontro totale tra la tifoseria e il patron Claudio Lotito, toccando anche il tema dell’inchiesta giudiziaria aperta per presunto aggiotaggio.

La protesta non è politica: «Non c’entrano le trame, ha perso le famiglie»

Il governatore ha subito allontanato qualsiasi teorema complottista volto a collegare il dissenso popolare a manovre di palazzo:

“Sull’inchiesta per aggiotaggio sospendo il giudizio, ma non vedo alcun nesso tra la protesta di popolo e la politica. Silvio Berlusconi candidò Lotito per il bacino di consensi legato alla Lazio, ma con le sue baracconate si è cacciato da solo in questa situazione: è un problema di postura, non ci si pone così.

Lui è fissato con il complotto, ha un problema caratteriale e una totale mancanza di empatia. A maggio provavo a spiegargli: «Claudio, qui non è una questione di ultrà: hai perso intere famiglie, quelle che si tramandavano l’abbonamento da trent’anni. Hai perso professionisti, medici, avvocati, docenti». Mi ha fermato persino un primario dello Spallanzani chiedendomi come fare con lui. Ma è stato inutile, e da maggio non gli parlo più”.

La diserzione dell’Olimpico e il rispetto per la storia biancoceleste

Rocca — reduce dalla trasferta di Udine per seguire dal vivo la formazione di Gennaro Gattuso — ha spiegato i motivi che lo tengono lontano dalle gare casalinghe:

“Mio figlio e mia nipote sono laziali, io sono andato a Udine per sostenere la squadra, ma all’Olimpico non torno finché non ci sarà una proprietà che ci rispetti.

E non lo dico solo io: sono otto mesi che lo stadio è semivuoto. Ricordo che Lotito ha dato degli ‘stronzi’ a noi laziali e ha definito ‘cazzuta’ una storia costruita su anni di sofferenze. Non so se lui c’era il 21 giugno 1987 al gol di Fiorini contro il Vicenza, io avevo vent’anni ed ero lì, mi viene ancora la pelle d’oca”.

Condanna alla violenza, ma stop agli alibi: «Dare consigli a Lotito è rischioso»

In chiusura, Rocca ha tracciato una linea netta tra gli insulti personali e le recriminazioni legittime:

“Dispiace enormemente che siano finiti in mezzo i suoi familiari, le ingiurie contro di loro non hanno senso e condanno con fermezza le minacce o le violenze. Ma quanto agli insulti che riceve, mi sembra che il codice penale preveda una scriminante in caso di reciprocità…

Un consiglio a Lotito? A dargli consigli si rischia persino di finire indagati“.



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Lazio, Gattuso chiude a Icardi: «Ne ho parlato con Lotito e Fabiani, oggi non possiamo incartarci»

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio in conferenza stampa a Formello alla vigilia di Juventus Lazio
Gennaro Gattuso conferenza stampa Juventus Lazio Formello

Rino Gattuso fa chiarezza sul possibile arrivo di Mauro Icardi alla Lazio. Alla vigilia della trasferta contro il Venezia, nella sua prima conferenza stampa pre-partita di questo campionato, il tecnico biancoceleste ha affrontato direttamente il tema dell’attaccante argentino, spiegando perché in questo momento non ritiene opportuno aggiungerlo alla rosa.

Una presa di posizione significativa dopo le indiscrezioni delle ultime settimane: Gattuso riconosce apertamente il valore di Icardi, ma mette davanti a tutto gli equilibri dello spogliatoio e gli impegni presi con i calciatori già presenti.

Gattuso su Icardi: «Ha fatto 250 gol, nessuno lo discute»

Alla domanda sulla completezza della rosa, Gattuso parte proprio da Icardi:

«Icardi ha fatto 250 gol in carriera, nessuno lo discute. Ma abbiamo fatto delle scelte qui, abbiamo preso Pinamonti, Gudmundsson».

Il punto, quindi, non riguarda il valore tecnico dell’argentino. Gattuso spiega che la Lazio ha costruito determinati equilibri durante il mercato e che modificarli adesso potrebbe creare problemi nella gestione del gruppo.

«Quando si spendono parole coi giocatori, poi non bisogna incartarsi. Oggi non ci possiamo incartare, con tutto il rispetto per Icardi».

«Ne ho parlato con il presidente e con il ds»

Gattuso conferma inoltre che l’argomento Icardi è stato affrontato internamente alla Lazio.

«Ne ho parlato col presidente e con il ds, non voglio togliere niente al valore di Icardi. Ma è per questo che non ho voluto mettere le mani».

Un passaggio che chiarisce la posizione dell’allenatore dopo le numerose voci di mercato: almeno per il momento, Gattuso preferisce proseguire con gli uomini già a disposizione.

La risposta successiva sullo slot libero rafforza ulteriormente il concetto:

«Ora no, inutile prendere gente e poi rischiamo di lasciare fuori gente anche in allenamento».

Pinamonti, Gattuso lo protegge: «Deve stare tranquillo»

Il tecnico dedica poi parole importanti ad Andrea Pinamonti, reduce da un ingresso complicato contro il Milan.

Gattuso ricorda innanzitutto le condizioni nelle quali l’attaccante è arrivato alla Lazio:

«Pinamonti deve star tranquillo, lui sa come è arrivato. Ha fatto poco in estate con il Sassuolo, giustamente voleva venire qui a tutti i costi».

L’allenatore chiede quindi pazienza:

«Roma non è stata costruita in un giorno. Sappiamo come è arrivato, poi ha preso una botta alla caviglia. Sappiamo che ragazzo è».

Nessuna gerarchia definitiva, però, tra Pinamonti e Tijjani Noslin. Gattuso sceglierà il centravanti anche in funzione dell’avversario.

Noslin, spiega, garantisce maggiore dinamismo e profondità, mentre Pinamonti possiede caratteristiche differenti.

Gudmundsson può giocare ovunque in attacco

Grande duttilità anche per Albert Gudmundsson. Dopo averlo utilizzato a centrocampo contro il Milan, Gattuso continua a sperimentare diverse soluzioni:

«Oggi lo abbiamo provato anche al posto di Zac. Gudmundsson può giocare ovunque in attacco, ha dinamismo e sa toccare la palla».

L’islandese può quindi diventare un’alternativa anche sulle fasce oltre che da seconda punta o sottopunta.

Su Gustav Isaksen, invece, Gattuso insiste soprattutto sulla necessità di gestire meglio il fisico. Il danese è a disposizione per Venezia nonostante un piccolo problema accusato negli ultimi giorni.

Gattuso: «Non dobbiamo diventare presuntuosi»

Il messaggio principale alla squadra in vista del Venezia è molto chiaro: vietato pensare che le prime buone prestazioni abbiano già cambiato la dimensione della Lazio.

«All’improvviso non siamo diventati tutti bravi. Ci vuole giudizio e mentalità, non presunzione».

Gattuso si aspetta una partita complicata, contro una squadra capace di palleggiare e di andare forte nell’uno contro uno. Per questo vuole rivedere quella Lazio caratterizzata da «elmetto» e «veleno».

C’è inoltre qualcosa da cancellare:

«Dobbiamo rifarci del secondo tempo con il Milan».

Il riferimento è alla ripresa dell’ultima partita, quando la Lazio non è riuscita a mantenere il livello mostrato nel primo tempo.

Infermeria: Doekhi torna, Rovella deve aspettare

Gattuso fa anche il punto sulle condizioni della rosa. Danilho Doekhi è nuovamente a disposizione e si è allenato, mentre per Nicolò Rovella bisognerà attendere la prossima risonanza.

Marusic sta correndo e dovrebbe tornare disponibile dopo la sosta. Dele-Bashiru è guarito, ma lo staff ha deciso di non accelerarne il rientro per evitare rischi.

Cataldi, invece, sta progressivamente recuperando la condizione dopo il lungo stop ed è utilizzabile in caso di necessità.

Per il centro della difesa Gattuso rifiuta infine l’idea di gerarchie prestabilite:

«Abbiamo quattro centrali di un’affidabilità incredibile, sono quattro titolari».

Le scuse ai tifosi dopo Lazio-Milan

Gattuso torna anche sulla frase pronunciata dopo il 2-2 con il Milan, quando aveva espresso in maniera molto colorita quanto fosse difficile immaginare il calcio senza tifosi.

Questa volta precisa il senso delle sue parole e si scusa con chi era presente all’Olimpico:

«Mi sono fatto prendere dal nervosismo quando ho detto che il calcio fa schifo senza i tifosi. Chiedo scusa a chi era allo stadio e ci è venuto a tifare. Non volevo fare polemica».

Gattuso aggiunge:

«Quelli che sono venuti a tifarci non li ho ringraziati e questo è un errore. Spero che in futuro ce ne saranno ancora di più».

Il tecnico prova dunque a tenere la squadra lontana dalle tensioni che circondano il club. Il suo messaggio alla vigilia di Venezia è duplice: testa esclusivamente al campo e nessuna presunzione dopo il buon avvio.

E sul mercato, almeno per adesso, la linea è altrettanto chiara: nessuna corsa a Icardi e nessuna necessità di occupare lo slot libero.



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Lazio, Lotito al Corriere della Sera: «Chiedo scusa solo per alcune scelte tecniche del passato»

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Claudio Lotito presidente della SS Lazio durante un'intervista

Nel pieno di una delle fasi più tese e delicate del suo ventennale mandato alla guida della società capitolina, il patron biancoceleste torna a far sentire la propria voce. Nel corso di una lunga intervista concessa alle colonne de Il Corriere della Sera, Claudio Lotito ha affrontato direttamente il nodo delle contestazioni ambientali, rispondendo alla richiesta di scuse avanzata a più riprese dalla tifoseria e difendendo con forza la gestione complessiva del club.

Il tema delle scuse: «Responsabile solo di errori di campo»

Interpellato sulla possibilità di compiere un passo distensivo verso la piazza, il presidente della S.S. Lazio ha circoscritto con fermezza il perimetro delle proprie responsabilità:

“Io chiedo scusa per una cosa di cui mi sento responsabile, per degli errori commessi, per esempio alcune scelte tecniche da me avallate in passato, non chiedetemi quali“.

Una rivendicazione netta che esclude qualsiasi ripensamento sull’operato economico, amministrativo o gestionale, limitando il campo del rammarico esclusivamente ad alcune operazioni e investimenti sportivi non andati a buon fine.

Il rapporto con la piazza e la lettera aperta: «Lavoro solo per il bene del club»

Ripercorrendo i tentativi di dialogo intrapresi nelle scorse settimane per cercare di sanare la frattura che ha portato alla diserzione dell’Olimpico, Lotito ha spiegato:

“Ai tifosi scrissi una lettera aperta e può accadere che alcune mie dichiarazioni siano state interpretate in modo diverso.

Continuerò a lavorare anche per migliorare quest’aspetto comunicativo. Ma sappiano tutti che ogni scelta che compio è sempre orientata esclusivamente al bene della Lazio“.

Parole che confermano la ferma convinzione del numero uno biancoceleste di agire nel supremo interesse della società, pur in un contesto in cui la tifoseria organizzata ha già ribadito la propria totale indisponibilità a qualsiasi forma di compromesso.



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Lazio, Bisignani torna all’attacco di Lotito: «Questa indagine sarà un autogol. Mai risposte, solo denunce»

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Bisignani torna sul caso Lotito: «Questa indagine sarà un autogol». Poi rilancia sulle dieci domande, i conti della Lazio e la protesta dei tifosi.

Luigi Bisignani torna a intervenire sulla vicenda che coinvolge Claudio Lotito e lo fa con una nuova lettera pubblicata su Il Tempo. Dopo le dichiarazioni rilasciate al Tg1, l’editorialista ribadisce la propria posizione sull’indagine della Procura di Roma per l’ipotesi di aggiotaggio, nata a seguito dell’iniziativa del presidente biancoceleste.

Bisignani sostiene che l’iniziativa si trasformerà in un «autogol» per Lotito e ricostruisce mesi di contrapposizione, dalle lettere pubblicate sul quotidiano alle dieci domande rivolte al presidente, fino alla protesta dei tifosi.

Va ricordato che l’indagine è nella sua fase preliminare e l’iscrizione tra gli indagati non implica alcun accertamento di responsabilità.

Bisignani: «Per Lotito questa indagine sarà un autogol»

L’apertura della lettera è immediatamente rivolta al presidente della Lazio. Bisignani sostiene che Lotito avrebbe preferito ricorrere alle denunce anziché confrontarsi con chi lo critica:

«Per Claudio Lotito questa nuova indagine sarà un autogol».

Secondo Bisignani, sarebbe stato sufficiente rispondere alle questioni sollevate dopo i suoi primi interventi per evitare che lo scontro raggiungesse questi livelli. L’editorialista ricorda inoltre l’iniziativa nei suoi confronti presso la Consob, collegandola a quanto aveva scritto su un presunto interesse risalente a molti anni prima per la Lazio con l’assistenza di una banca internazionale.

Le dieci domande rimaste al centro dello scontro

Bisignani torna quindi sulle dieci domande rivolte nei mesi scorsi a Lotito attraverso Il Tempo, che riguardavano tra l’altro risorse, investimenti, governance e futuro della società.

Nella nuova lettera sostiene che quelle domande non abbiano ottenuto le risposte richieste e contrappone il confronto pubblico alle iniziative intraprese dal presidente.

Il rapporto tra Bisignani e la gestione Lotito si è così trasformato negli ultimi mesi in un vero confronto a distanza, alimentato anche dalla contestazione di una parte consistente della tifoseria.

«Crisi finanziaria certificata»: è la tesi di Bisignani

Uno dei passaggi più forti riguarda la situazione economica della Lazio.

Bisignani scrive che quella che definisce «crisi finanziaria della Lazio» sarebbe, a suo giudizio, una situazione certificata anche dalle conseguenze delle regole di Lega e FIGC.

È importante distinguere questo giudizio dalla constatazione di specifici vincoli regolamentari: l’espressione «crisi finanziaria» è quella utilizzata da Bisignani e non va automaticamente interpretata come una certificazione di insolvenza o dissesto della società.

L’editorialista spiega inoltre che i riferimenti fatti in passato a esponenti della finanza, delle istituzioni e della cultura sarebbero stati, nella sua ricostruzione, un modo per indicare l’esistenza di persone disponibili ad aiutare la Lazio a crescere.

L’idea: partner finanziari senza l’uscita di Lotito

Bisignani precisa anche un elemento significativo della propria proposta.

Il suo ragionamento, sostiene, non implicherebbe necessariamente l’uscita di Claudio Lotito dalla Lazio. Porta come esempio altre realtà calcistiche nelle quali gli azionisti di riferimento si sono affiancati a fondi e partner esterni.

Nello scenario descritto da Bisignani, quindi, Lotito potrebbe anche rimanere azionista principale, aprendosi però a capitali e competenze esterne per aumentare le possibilità di investimento del club.

Bisignani rivendica la protesta dei tifosi

La parte conclusiva della lettera torna sul rapporto tra società e tifoseria.

Bisignani rivendica la natura pacifica della mobilitazione e ricorda la grande manifestazione dei sostenitori e gli Stati Generali, sostenendo che la contestazione fosse iniziata ben prima dei suoi interventi sul quotidiano.

L’editorialista si definisce, suo malgrado, portavoce di una protesta «a viso aperto», rivendicando la propria partecipazione alla battaglia per una Lazio più forte.

E alla domanda su chi ci sarebbe dietro alla sua iniziativa, Bisignani respinge nuovamente l’idea di una regia occulta, indicando semplicemente la passione laziale condivisa con il figlio Giovanni. Una posizione coerente con quanto aveva già scritto a luglio, quando aveva contestato apertamente la lettura di una «congiura» dietro alla mobilitazione.

Lo scontro a distanza, dunque, continua. Da una parte c’è l’inchiesta giudiziaria, che dovrà seguire autonomamente il proprio percorso; dall’altra resta aperta la frattura politica e ambientale tra la presidenza e una parte della tifoseria, sulla quale Bisignani continua a chiedere a Lotito un confronto pubblico.



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Lazio, Frattesi come Lucarelli: il ritorno al primo amore rinunciando ai soldi dell’Inter

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Frattesi trascina la Lazio con tre gol in tre partite. Di Marzio svela il retroscena Juventus: «Se non fosse andato alla Lazio, lo avrebbe preso».

Non i soldi, non le ambizioni personali. Il cuore e il ritorno a casa. Il Corriere dello Sport racconta la scelta di Davide Frattesi accostandola a una delle storie più romantiche del calcio italiano: quella di Cristiano Lucarelli, che oltre vent’anni fa decise di tornare a Livorno.

Epoche, squadre e situazioni profondamente differenti, ma un elemento comune: la decisione di rinunciare a condizioni economiche migliori pur di tornare nel club al quale si è legati sentimentalmente.

Per Frattesi quel club è la Lazio. Nato a Roma e cresciuto nel settore giovanile biancoceleste, il centrocampista ha scelto di tornare proprio in uno dei momenti più complicati della storia recente della società.

Frattesi rinuncia a quasi un milione per la Lazio

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, alla Lazio Frattesi guadagna 2,4 milioni di euro più bonus, alcuni dei quali legati alla qualificazione in Champions League e in Europa.

Una cifra sensibilmente inferiore rispetto a quanto percepiva all’Inter, dove il suo stipendio era quasi un milione più alto.

Una rinuncia economica importante, dunque, pur di tornare a Roma.

Il centrocampista era legato all’Inter fino al 2028, mentre in caso di riscatto da parte della Lazio il nuovo accordo arriverebbe fino al 2031.

Aveva già scelto la Lazio a gennaio

Il retroscena più interessante riguarda però gennaio.

Secondo il quotidiano, Frattesi aveva aperto alla Lazio già durante il mercato invernale. Sul giocatore c’era anche il Nottingham Forest, disposto a garantirgli condizioni economiche particolarmente importanti.

Frattesi avrebbe però rifiutato quella possibilità dando la propria disponibilità a tornare nella Capitale.

L’operazione con la Lazio non si concretizzò. Secondo la ricostruzione del Corriere dello Sport, Lotito in quel momento non se la sentì di procedere dopo che il mercato biancoceleste era stato appena sbloccato.

La possibilità si è ripresentata durante l’estate.

Lazio, Gattuso e Frattesi: tutti hanno spinto

Questa volta le condizioni sono cambiate.

Il quotidiano sintetizza così quanto accaduto: la Lazio ha spinto, Gattuso ha spinto e soprattutto Frattesi ha spinto per completare l’operazione. Anche l’Inter avrebbe favorito il buon esito della trattativa.

Alla fine è stato trovato l’incastro necessario per permettere al centrocampista di tornare nella squadra nella quale era cresciuto.

Un affare che il Corriere dello Sport definisce, nella sostanza, una delle operazioni più romantiche dell’ultimo mercato.

Il saldo zero condiziona anche la formula

C’è però anche un aspetto economico importante nella costruzione dell’affare.

La Lazio, secondo la ricostruzione del quotidiano, ha potuto prendere Frattesi soltanto in prestito con opzione di riscatto.

La possibilità di inserire immediatamente un obbligo sarebbe stata incompatibile con i vincoli legati al mercato a saldo zero. Da qui la necessità di costruire l’operazione con una formula differente.

Una scelta che comporta anche una quota di rischio per lo stesso Frattesi: il suo futuro definitivo in biancoceleste dipenderà dal successivo riscatto.

Dal raccattapalle alla Lazio di Gattuso

La storia assume un significato ancora maggiore ricordando le parole pronunciate dallo stesso Frattesi durante la sua presentazione.

Il centrocampista aveva raccontato il proprio legame con la Lazio e con Roma:

«Mio padre è laziale, mi portava allo stadio. Sono stato diverse volte allo stadio».

E soprattutto aveva spiegato perché, dopo gli anni trascorsi lontano dalla Capitale, sentisse il bisogno di tornare vicino alla propria famiglia:

«Da quando è morta nonna sentivo il bisogno di tornare a casa. Dei soldi non ci faccio nulla, voglio stare di più con la famiglia e gli amici».

Parole che oggi acquistano ancora più significato alla luce dei dettagli economici raccontati dal Corriere dello Sport.

Frattesi e quel sogno che non vuole ancora svelare

L’inizio della sua nuova avventura biancoceleste ha immediatamente alimentato entusiasmo. Frattesi si è assunto responsabilità e ha già dimostrato sul campo quanto volesse questa opportunità.

E adesso resta quella frase:

«Ho un sogno, non lo dico…».

Ad agosto alcuni obiettivi sembravano difficilissimi da immaginare. Il campionato è appena iniziato e sarà il campo a stabilire fin dove potrà arrivare la Lazio.

Una cosa, però, emerge dalla ricostruzione del Corriere dello Sport: Frattesi ha scelto di tornare a casa anche a costo di rinunciare a una parte importante del proprio stipendio.



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Multiproprietà nel calcio, Abodi chiude alle deroghe: «Nessuno spazio, vanno tutelati i tifosi»

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Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, annuncia la figura del commissario per gli stadi in vista di Euro 2032, con il Flaminio tra le priorità.
Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, annuncia la figura del commissario per gli stadi in vista di Euro 2032, con il Flaminio tra le priorità.

Andrea Abodi prende una posizione netta sul tema delle multiproprietà nel calcio professionistico italiano. Il ministro per lo Sport e i Giovani, rispondendo per iscritto a un’interrogazione del deputato Marco Lacarra, ha sottolineato che un’eventuale revisione delle regole – ipotesi che ha precisato di non auspicare – non potrebbe sacrificare principi come lealtà sportiva, indipendenza dei club, trasparenza e parità competitiva.

Un intervento particolarmente significativo perché l’attuale disciplina prevede una scadenza precisa per le situazioni di multiproprietà già esistenti: l’avvio della stagione 2028-2029.

Abodi: «Non auspico una revisione»

Il ministro chiarisce innanzitutto la propria posizione sull’ipotesi di modificare le norme:

«Qualsiasi eventuale revisione regolamentare, da me non auspicata»

dovrebbe comunque garantire rigorosamente, secondo Abodi, la tutela di una serie di principi fondamentali: lealtà sportiva, parità delle condizioni competitive, indipendenza delle società, trasparenza degli assetti proprietari e certezza delle regole.

Abodi mostra quindi scetticismo anche sull’argomento secondo cui un allentamento delle norme potrebbe modernizzare il calcio italiano e favorire nuovi investimenti internazionali, definendo questa prospettiva ancora «tutta da dimostrare».

Il passaggio sui tifosi

Particolarmente significativo è il riferimento del ministro ai sostenitori delle società coinvolte.

«Non vi può essere alcuno spazio per derogare a tali principi»

ha affermato Abodi, collegandoli alle legittime aspirazioni dei tifosi di poter vedere il proprio club competere per i propri obiettivi senza condizionamenti o limitazioni derivanti dagli assetti proprietari.

Cosa prevede l’articolo 16-bis delle NOIF

Abodi richiama direttamente l’articolo 16-bis delle NOIF della FIGC, che stabilisce il divieto di controllo multiplo nel calcio professionistico.

La norma, come ricordato dal ministro, non permette allo stesso soggetto – e comprende anche il coniuge e parenti o affini entro il quarto grado – di detenere direttamente o indirettamente partecipazioni, gestioni o posizioni di controllo in più società professionistiche.

Esiste però una disciplina transitoria per le situazioni precedenti all’introduzione della normativa. Queste dovranno essere definitivamente superate entro l’inizio della stagione sportiva 2028-2029.

Il precedente Lazio-Salernitana

Il tema interessa indirettamente anche il mondo Lazio per quanto accaduto in passato con Claudio Lotito e la Salernitana.

Nella stessa interrogazione parlamentare da cui nasce il dibattito viene infatti ricordato il caso Lazio-Salernitana: nella stagione 2021-2022 la promozione del club campano in Serie A rese incompatibile la situazione proprietaria con le norme federali, portando al superamento della contemporanea presenza delle due società sotto assetti riconducibili alla stessa area familiare.

Il quesito parlamentare riguarda però soprattutto la disciplina generale delle multiproprietà e la possibilità di modificarla: la risposta di Abodi esprime una posizione contraria a deroghe che compromettano i principi indicati.

Più controlli sulle proprietà?

Il ministro apre invece alla possibilità di rafforzare i controlli sugli assetti proprietari.

Abodi ha spiegato che valuterà un possibile ampliamento delle competenze della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche, includendo anche questo tema.

L’obiettivo indicato è tutelare «l’effettiva parità competitiva» e la fiducia dei cittadini nelle competizioni professionistiche.

La posizione espressa dal ministro è dunque chiara: eventuali discussioni future sulle multiproprietà non possono prescindere dall’indipendenza dei club e dalla regolarità della competizione, mentre la disciplina transitoria attualmente in vigore indica nel 2028-2029 il termine per il definitivo superamento delle situazioni preesistenti.



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Ballotta promuove Mandas: «La fiducia della Lazio è stata ripagata»

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Mandas, l'enigma inglese: zero minuti ma Fabiani aspetta il tesoretto

Marco Ballotta promuove il lavoro svolto finora da Gennaro Gattuso e la risposta della Lazio alle difficoltà che stanno caratterizzando l’ambiente biancoceleste. L’ex portiere, intervenuto in collegamento durante 9 Gennaio 1900, ha parlato dell’avvio della squadra, della protesta dei tifosi e delle prestazioni di Christos Mandas.

Ballotta ha ammesso di essere rimasto sorpreso dalla capacità del gruppo di isolarsi dalle tensioni esterne e concentrarsi esclusivamente sul campo.

Ballotta: «Non mi aspettavo una Lazio così»

L’ex portiere biancoceleste parte proprio dal rendimento della squadra:

«Considerato l’andamento della situazione, un po’ delicata, le solite cose, le polemiche, non mi aspettavo una Lazio così».

Secondo Ballotta, partire con risultati positivi ha aiutato il gruppo a non farsi trascinare dalle problematiche che circondano il club:

«La squadra poteva risentirne, invece vincendo subito magari ti carichi e pensi solo al campo».

Un merito importante per Gattuso e per uno spogliatoio che, almeno sul terreno di gioco, è riuscito finora a mantenere separate le vicende esterne dal proprio percorso sportivo.

La protesta dei tifosi: «Giocare senza di loro non è mai bello»

Ballotta affronta inevitabilmente anche uno dei temi centrali di questo inizio di stagione: l’assenza di una parte consistente della tifoseria dall’Olimpico.

L’ex Lazio sottolinea un aspetto fondamentale della protesta: la distanza dallo stadio non è legata ai risultati o al comportamento della squadra.

«Sono riusciti a staccarsi dalle problematiche esterne anche se giocare senza tifosi non è mai bello. Sappiamo che i tifosi non si sono allontanati per demerito della squadra, ma tornare allo stadio non sarebbe male. Il motivo lo conosciamo, ma non c’è speranza».

Una situazione sulla quale negli ultimi giorni si sono espressi anche Gattuso e Zaccagni, ribadendo quanto il sostegno del pubblico sia importante per i giocatori.

Ballotta su Mandas: «La fiducia è stata ripagata»

Una parte importante dell’intervento è dedicata a Christos Mandas, protagonista anche nel 2-2 contro il Milan.

Ballotta torna innanzitutto sulla precedente esperienza del greco lontano dalla Lazio:

«Non ho capito la cessione di gennaio scorso, anche perché lì non ha giocato. Aveva bisogno di giocare».

L’ex portiere ricorda però quanto rapidamente possano cambiare le gerarchie nel calcio, utilizzando proprio quanto accaduto in passato con Provedel come esempio:

«Poi nel calcio le cose cambiano rapidamente, anche Provedel era partito da secondo, per poi diventare uno dei migliori portieri italiani».

Su Mandas il giudizio è comunque positivo:

«Mandas è giovane, sta mostrando il suo valore anche se un po’ di rischio c’è stato. Al momento la fiducia datagli è stata ripagata».

I problemi con i piedi? «È una caratteristica allenabile»

Ballotta entra poi nel dettaglio tecnico, soffermandosi su uno degli aspetti sui quali Mandas deve ancora migliorare: la gestione del pallone con i piedi.

Secondo l’ex portiere si tratta di un fondamentale sul quale è possibile lavorare, anche se riprodurre in allenamento le pressioni di una partita non è semplice:

«Quella è una caratteristica allenabile, ma in allenamento è difficile ricostruire che può accadere in partita».

Ballotta sottolinea però anche la responsabilità dei compagni. Una squadra deve conoscere le caratteristiche del proprio portiere e adattare le proprie scelte:

«Mandas, e i suoi compagni, devono conoscere certi limiti. Se so che il mio portiere in certe situazioni va in difficoltà, io la palla non gliela do».

Un’indicazione molto chiara: migliorare Mandas nella costruzione, ma contemporaneamente evitare di metterlo nelle condizioni nelle quali può andare maggiormente in difficoltà.

Mandas si prende la fiducia della Lazio

Dopo le prime partite della stagione, Mandas sta dunque rispondendo sul campo alla fiducia ricevuta da Gattuso. Anche contro il Milan il greco è risultato importante nei momenti di maggiore pressione rossonera.

Ballotta, uno che conosce molto bene il ruolo, ne riconosce il valore e i margini di crescita. Per il giovane portiere la strada resta lunga, ma il giudizio dell’ex biancoceleste è chiaro: la scommessa fatta finora dalla Lazio sta pagando.



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Bisignani risponde a Lotito: «Ma quale complotto, è un autogol. Gli andrà male»

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Luigi Bisignani durante un'intervista

Luigi Bisignani risponde duramente a Claudio Lotito dopo essere risultato tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma per l’ipotesi di aggiotaggio. L’editorialista de Il Tempo, intervenuto ai microfoni del Tg1, ha respinto la lettura di un presunto complotto ai danni del presidente della Lazio e ha rilanciato sul tema della contestazione dei tifosi biancocelesti.

Bisignani ha definito l’iniziativa di Lotito un «autogol», sostenendo che il presidente, invece di cercare un confronto con la tifoseria, avrebbe scelto ancora una volta la strada della denuncia.

È necessario ricordare che l’indagine è in corso e l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a un accertamento di responsabilità.

Bisignani: «Ma quale complotto, questo è un autogol di Lotito»

Intervistato dal Tg1, Bisignani non usa mezzi termini:

«Ma quale complotto, questo è un autogol di Lotito. Anziché parlare con i tifosi li denuncia».

L’editorialista richiama quindi un precedente e si dice convinto che anche questa iniziativa non avrà l’esito auspicato dal presidente biancoceleste:

«L’ha già fatto una volta ed è andata male per lui, andrà male anche questa volta».

Si tratta, naturalmente, della valutazione espressa dallo stesso Bisignani: sarà l’attività della magistratura a stabilire gli sviluppi dell’inchiesta e a verificare le ipotesi formulate.

«È una battaglia per chiedere una Lazio fortissima»

Bisignani ha poi voluto spiegare le ragioni della propria posizione nei confronti della gestione Lotito, rivendicando il legame personale con i colori biancocelesti.

Durante l’intervista ha mostrato la maglia della Lazio alle sue spalle e dichiarato:

«È una battaglia per chiedere una Lazio fortissima. Perché questa è la maglia dei miei 70 anni, perché essere laziale significa da padre a figlio a nipote. Questo lo farò sempre».

Parole con cui Bisignani prova dunque a separare la propria battaglia sulla gestione del club dalle accuse oggetto dell’inchiesta.

Sale ancora la tensione intorno a Lotito

Le dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato nei rapporti tra Claudio Lotito e una parte significativa della tifoseria laziale.

Da mesi è in corso una forte contestazione nei confronti della gestione societaria. I sostenitori continuano a seguire la squadra in trasferta, mentre la protesta ha avuto conseguenze evidenti sulla presenza all’Olimpico.

Adesso alla contrapposizione sportiva e ambientale si aggiunge una vicenda giudiziaria che dovrà seguire il proprio percorso indipendentemente dal confronto tra proprietà e tifoseria.

Bisignani, dal canto suo, non arretra e trasforma la sua risposta a Lotito in un nuovo messaggio sul futuro della Lazio: la sua battaglia, sostiene, continuerà con l’obiettivo di chiedere una società più forte.



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Caso Lotito-Banca del Fucino, Masi: «Accuse false, denuncerò per calunnia»

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Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino, respinge le accuse legate alla denuncia di Lotito: «Completamente false, presenterò denuncia per calunnia».

Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino e tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma per la vicenda che vede coinvolto Claudio Lotito, rompe il silenzio e respinge con decisione ogni accusa. Intervenuto attraverso una dichiarazione rilasciata all’ANSA, Masi si è detto completamente estraneo ai fatti contestati.

La vicenda nasce dalla denuncia presentata dal presidente della Lazio, mentre l’inchiesta riguarda l’ipotesi di aggiotaggio. È importante ricordare che l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a un accertamento di responsabilità e che l’indagine è ancora in corso.

Masi: «Sono basito per le accuse di Lotito»

La risposta del presidente della Banca del Fucino è durissima. Masi contesta integralmente quanto gli viene attribuito e annuncia a sua volta un’iniziativa giudiziaria:

«Sono basito per le accuse che mi vengono rivolte da una denuncia di Claudio Lotito. Accuse completamente e totalmente false».

Masi rivendica quindi la propria estraneità alla vicenda, aggiungendo un riferimento alla sua passione per i colori biancocelesti:

«La mia sola colpa è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio».

«Ho dato mandato al mio avvocato di presentare denuncia per calunnia»

Il passaggio più significativo riguarda però la decisione annunciata dal presidente dell’istituto bancario.

Masi ha infatti dichiarato:

«Ho la più totale fiducia nella magistratura e per questo ho già dato mandato al mio avvocato di presentare denuncia per calunnia».

Si apre dunque un nuovo capitolo della vicenda, che dovrà essere valutato nelle sedi competenti. Da una parte c’è l’inchiesta avviata dopo la denuncia di Lotito; dall’altra Masi annuncia di voler reagire giudiziariamente sostenendo la totale falsità delle accuse che gli vengono rivolte.

Una vicenda destinata a proseguire

Le parole di Masi aumentano inevitabilmente l’attenzione attorno all’inchiesta. Il presidente della Banca del Fucino non si limita infatti a negare qualsiasi coinvolgimento, ma annuncia una denuncia per calunnia.

A questo punto saranno Procura e magistratura a dover accertare i fatti e le eventuali responsabilità. Fino a quel momento, le posizioni delle parti devono essere riportate come tali: accuse e contestazioni ancora da verificare nell’ambito dell’attività giudiziaria.



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EDITORIALE | Lotito, l’ennesima favola della regia occulta: se il dissenso è reato, allora perquisiteci tutti

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Claudio Lotito in tribuna autorità allo Stadio Olimpico durante Lazio Monza
Claudio Lotito inquadrato in tribuna all'Olimpico mentre dal settore ospiti e dagli spalti partono cori e applausi contro di lui.

C’è una costante che accompagna la storia della S.S. Lazio di Lotito da oltre quattro lustri: ogni volta che il malcontento popolare tocca l’apice, ogni volta che l’aria attorno alla gestione societaria si fa irrespirabile, spunta puntuale il fantasma della “trama occulta”.

L’inchiesta della Procura di Roma per presunto aggiotaggio — con le perquisizioni a carico di Luigi Bisignani, dei vertici di Banca del Fucino e degli ambienti editoriali capitolini — riaccende i riflettori su un copione già visto. Si indaga su manovre speculative, cordate fantasma da 450 milioni e strategie mediatiche per costringere Claudio Lotito a cedere la mano. Ma al di là degli accertamenti giudiziari, c’è una verità di fondo che nessuna aula di tribunale potrà cancellare: il tentativo di ridurre ventidue anni di frattura emotiva a un complotto di palazzo è l’ennesimo, imperdonabile insulto all’intelligenza dei laziali.

Il riflesso pavloviano del complotto: 22 anni di Lotito senza capire la propria gente

Per il senatore e patron biancoceleste la colpa non è mai sua. Non lo è mai stata. Se la gente diserta lo stadio, è colpa dei “cattivi maestri”; se la piazza contesta, sono “quattro facinorosi”; se la stampa critica, c’è una “manina nera” che manovra le redini nell’ombra.

Abbiamo già visto questo film. Abbiamo assistito in passato a indagini clamorose, a persone sbattute in carcere o sotto processo che poi si sono rivelate del tutto estranee ai fatti contestati, mentre la narrazione societaria continuava a dipingersi come vittima sacrificale di forze oscure.

In ventidue anni di presidenza, Lotito non ha mai compiuto un singolo passo autentico verso il suo popolo. Non ha mai pronunciato un “ho sbagliato”, non ha mai cercato di comprendere le ragioni profonde di chi soffre per questi colori. Ha preferito barricarsi dietro il lessico giuridico, le aule sorde e una gestione padronale che ha svuotato la Lazio della sua anima più pura: il senso di appartenenza condiviso.

Lotito Non è una manovra di borsa: il laziale è semplicemente logoro e stanco

Quello che da Formello non si vuole — o non si può — ammettere è che la diserzione dell’Olimpico, i cori di protesta e il gelo che avvolge la squadra non sono figli di un articolo su Il Tempo, di una speculazione a Piazza Affari o dei consigli di Bisignani. Il tifoso della Lazio è stanco. È logorato dentro da oltre due decenni di mortificazioni morali, di silenzi punitivi, di battaglie legali contro la propria gente, di ambizioni sistematicamente tarpate e di arroganza comunicativa.

Non serve un banchiere per decidere di non mettere piede all’Olimpico lasciando il cuore a pezzi fuori dai cancelli. È una scelta drammatica, dolorosa, figlia unicamente della dignità.

Se per la società e per chi ne sposa le tesi la protesta è frutto di una manipolazione esterna, allora la Procura ha sbagliato indirizzo: venite a perquisire tutti noi. Perquisite le case di migliaia di padri e figli, di abbonati storici, di ragazzi di provincia e tifosi di curva che non ne possono più. Perquisite chiunque si rifiuti di piegare la testa davanti all’ennesima lezione di vita non richiesta. La contestazione non è un reato finanziario: è un grido d’amore disperato per liberare la Lazio da una prigione emotiva.

Una distanza siderale: oltre i risultati, una questione di identità

Ormai il tempo del dialogo è scaduto da un pezzo, e non ci sono tavoli di confronto che tengano. Anche se la squadra di Gattuso dovesse fare miracoli, anche se domani mattina arrivassero lo scudetto o campioni planetari, il verdetto morale della storia non cambierebbe di una virgola.

Il patron Lotito può continuare a vincere le sue battaglie burocratiche, a impugnare bilanci e a denunciare chiunque osi dissentire. Ma c’è una cosa che nessun potere temporale potrà mai comprare: la rappresentanza di un popolo. Claudio Lotito la Lazio non la rappresenta e non la rappresenterà mai. E questo non lo deciderà un decreto di perquisizione, ma l’anima ferita di una tifoseria che aspetta solo di poter tornare a respirare.



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Venezia-Lazio, al via la vendita per il Settore Ospiti: prezzi, vincoli di tessera e logistica per il Penzo

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Tifosi della SS Lazio nel settore ospiti durante una trasferta di campionato
Informazioni e dettagli sulla vendita dei biglietti per il settore ospiti di Venezia-Lazio allo Stadio Penzo.

Nuova tappa in trasferta per la tifoseria biancoceleste, attesa da una delle mete logisticamente più particolari del campionato. In vista del match valido per la Serie A Enilive tra Venezia e S.S. Lazio — in programma sabato 19 settembre alle ore 20:45 presso lo stadio Pier Luigi Penzo —, sono state rese note tutte le disposizioni ufficiali per l’acquisto dei tagliandi riservati al pubblico ospite.

Prezzi, circuito Vivaticket e capienza ridotta

La fase di acquisto scatterà ufficialmente dalle ore 15:00 di martedì 15 settembre e resterà aperta fino alle ore 19:00 di venerdì 18 settembre:

  • Prezzo del biglietto: 40,00 € (più 1,50 € di diritti di prevendita).
  • Capienza settore: 500 posti complessivi in Curva Ospiti.
  • Canali di acquisto: Piattaforma online e punti vendita fisici del circuito Vivaticket.
  • Cosa include il titolo: Il tagliando dà diritto all’utilizzo gratuito del parcheggio dedicato e del servizio navetta acqueo (andata e ritorno) verso lo stadio.

I botteghini dell’impianto resteranno rigorosamente chiusi il giorno della gara: è fatto divieto assoluto di mettersi in viaggio senza aver acquistato il biglietto in prevendita.

Limitazioni dell’Osservatorio e divieto di cambio nominativo

In ottemperanza alle determinazioni adottate dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive e confermate dal G.O.S., sono previste specifiche restrizioni:

  • Residenti nella Regione Lazio: I residenti possono acquistare tagliandi esclusivamente per la Curva Ospiti e solo se provvisti di Tessera del Tifoso S.S. Lazio Millenovecento, nel limite dei 500 posti disponibili.
  • Nessun cambio nominativo: È vietata qualsiasi procedura di cessione o cambio utilizzatore del tagliando.
  • Under 4 e disabilità: I bambini fino a 4 anni possono entrare senza biglietto. Il settore non è attrezzato per accogliere tifosi con disabilità motorie.

Indicazioni logistiche: come raggiungere il Penzo

I cancelli del settore ospiti (Ingresso 5) apriranno due ore prima del calcio d’inizio. Tutti i sostenitori dovranno esibire biglietto, documento d’identità valido ed eventuale fidelity card.

  • In Auto (Consigliato): Percorrendo A1, A13 e A4 fino alla barriera di Mestre (Venezia Ovest), proseguire verso Venezia Porto. Il punto di ritrovo obbligatorio per pullman e auto è fissato alle ore 18:00 presso il Venice Gate Parking di via Galileo Ferraris (gratuito e custodito). Da lì partiranno i battelli dedicati in successione dalle ore 18:30 (tempo di navigazione stimato in circa 50 minuti).
  • In Treno: Dalla stazione di Venezia Santa Lucia, linee di navigazione pubblica ACTV 4.1 o 5.1 in direzione Sant’Elena (costo 9,50 € a tratta per i non residenti).
  • In Aereo: Dai terminal di Venezia Marco Polo o Treviso Sant’Angelo, navette bus verso Piazzale Roma e successivo collegamento con i vaporetti ACTV verso la fermata Sant’Elena.

Per l’introduzione di striscioni, tamburi o coreografie, la richiesta di autorizzazione preventiva deve essere inoltrata tramite la modulistica ufficiale approvata dalle autorità di pubblica sicurezza.



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Il piano segreto per strappare la Lazio a Lotito: indagati Bisignani e i vertici di Banca del Fucino

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Inchiesta Lazio, complotto per far vendere Lotito: indagati Bisignani e Banca del Fucino

Una “regia unitaria” occulta, mossa da interessi finanziari e mediatici, con un unico grande obiettivo: costringere il presidente e senatore Claudio Lotito a cedere la S.S. Lazio. È questa l’ipotesi esplosiva su cui sta lavorando la Procura di Roma, che ha ordinato una serie di perquisizioni eccellenti che scuotono il mondo della finanza e dell’editoria capitolina.

L’accusa: Aggiotaggio e manipolazione

Al centro dell’inchiesta c’è l’ipotesi di reato di aggiotaggio. Essendo la Lazio una società quotata a Piazza Affari, la diffusione di notizie false o esagerate riguardanti imminenti cessioni o crisi societarie è considerata una manipolazione illecita del mercato, capace di alterare artificialmente il valore del titolo in borsa. Secondo i magistrati, le recenti turbolenze attorno al club biancoceleste non sarebbero state casuali, ma il frutto di una campagna di logoramento scientificamente orchestrata.

I Nomi Eccellenti nel Mirino

Le perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza hanno colpito figure di primissimo piano. Nel decreto dei pm compaiono:

  • Luigi Bisignani: Noto faccendiere, considerato dagli inquirenti uno dei principali registi dell’operazione. Nei mesi scorsi aveva pubblicamente alimentato le voci di maxi-offerte e promosso gli “Stati Generali della Lazialità”.
  • Mauro Masi: Ex direttore generale della Rai ed ex presidente di Banca del Fucino.
  • Francesco Maiolini: Attuale amministratore delegato di Banca del Fucino, istituto su cui si indaga per possibili ruoli di supporto finanziario alla campagna.
  • Un collaboratore de Il Tempo: Coinvolto per il presunto ruolo di “cassa di risonanza” mediatica.

L’Asse tra Social, Stampa e Borsa

La strategia ipotizzata dai magistrati si muoveva su tre fronti paralleli. In primo luogo, l’uso dei social network per cavalcare, amplificare e pilotare il reale e preesistente malcontento della tifoseria laziale contro l’attuale gestione societaria.

In secondo luogo, la pressione mediatica. Attraverso articoli mirati, in particolare sulle pagine de Il Tempo, sarebbero state fatte circolare indiscrezioni su presunte cordate estere pronte a rilevare il club, come la famosa e mai confermata offerta da 450 milioni di euro veicolata tramite ambienti vicini a JP Morgan. Infine, il fronte finanziario, con contatti continui tra banchieri e giornalisti per creare un clima di ineluttabilità attorno alla fine dell’era Lotito, condizionando così gli investitori e il titolo azionario.

L’inchiesta è solo alle battute iniziali: il materiale informatico e cartaceo sequestrato in queste ore sarà decisivo per confermare l’esistenza di questo presunto “patto occulto” contro il patron laziale.



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Calciomercato Lazio, clamoroso ritorno di fiamma per Icardi: l’argentino chiama Formello, summit in corso

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Mauro Icardi attaccante svincolato accostato alla SS Lazio
Mauro Icardi spinge per vestire la maglia della Lazio: contatti tra la dirigenza, Lotito e Gattuso per valutare l'ingaggio dello svincolato.

Una pista di mercato che sembrava ormai archiviata si riaccende improvvisamente a sessione chiusa. Nonostante le smentite di rito delle ultime ore, la suggestione legata a Mauro Icardi alla S.S. Lazio torna prepotentemente d’attualità. Con lo status di svincolato ancora intatto, il centravanti argentino classe 1993 sta compiendo passi concreti per cercare un ritorno di primo piano nel campionato di Serie A.

Il no alle alternative estere e la spinta verso Formello

Come rivelato dall’edizione odierna de Il Messaggero, il fascicolo non è mai stato del tutto archiviato dal presidente Claudio Lotito, da sempre il più convinto estimatore dell’operazione all’interno dell’organigramma societario. La novità sostanziale riguarda l’atteggiamento dello stesso calciatore: dopo aver declinato le manifestazioni d’interesse avanzate da Parma, Olympiacos, Monterrey ed Elche, Icardi starebbe spingendo in prima persona per abbracciare il progetto capitolino, manifestando una decisa preferenza per la maglia biancoceleste.

I dubbi di Gattuso, la prudenza di Fabiani e i paletti economici

L’operazione presenta tuttavia nodi complessi ancora da sciogliere prima dell’eventuale fumata bianca:

  • La valutazione tecnica: durante la sessione estiva Gennaro Gattuso ha dato priorità all’arrivo di Andrea Pinamonti. Nelle prossime ore è atteso un confronto diretto tra la dirigenza e l’allenatore per chiarire la compatibilità tattica dell’ex capitano nerazzurro con i principi di gioco ad alta intensità richiesti dal tecnico.
  • La cautela del direttore sportivo: il ds Angelo Fabiani mantiene un profilo guardingo, sia in merito all’equilibrio dello spogliatoio sia per le richieste di ingaggio del giocatore.
  • L’indice di costo del lavoro: l’innesto anticipato di uno svincolato potrebbe saturare l’ultimo slot a disposizione prima della riapertura invernale delle trattative nel 2027, condizionando i margini d’azione futuri.

Un eventuale contatto diretto tra Gattuso e l’argentino potrebbe definire ruoli e aspettative, a patto che si trovi la quadra sulle cifre del contratto.



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Lazio, il ritorno all’Olimpico di Cragnotti: «Gattuso ha dato un’anima. Tifosi, tornate per il bene della maglia»

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Sergio Cragnotti storico presidente della SS Lazio presente sugli spalti dello Stadio Olimpico
Sergio Cragnotti commenta Lazio-Milan ed esorta la tifoseria biancoceleste a sostenere la squadra dal vivo all'Olimpico.

Una presenza d’eccezione sugli spalti per la grande classica contro i rossoneri. In occasione della sfida casalinga tra la formazione biancoceleste e il Milan, lo storico presidente del secondo scudetto Sergio Cragnotti è tornato ad accomodarsi allo Stadio Olimpico. Intervistato dall’edizione odierna de Il Messaggero, l’ex patron capitolino ha tracciato una disamina a tutto campo sul momento della S.S. Lazio, rivolgendo un accorato appello al pubblico affinché torni a sostenere il gruppo guidato da Gennaro Gattuso.

L’appello alla piazza: «Ci sono altre forme di protesta, la squadra va aiutata»

Pur non entrando nel merito dello scontro tra la tifoseria e Claudio Lotito, Cragnotti ha sottolineato come il vuoto dello stadio rischi di danneggiare primariamente i calciatori:

“Volevo vedere la Lazio dal vivo perché ho percepito qualcosa di diverso rispetto agli ultimi anni. Non voglio entrare nella contesa con Lotito, ma entrare in uno stadio vuoto, che a tratti sembrava San Siro per la presenza dei milanisti, fa male. Mi sono commosso vedendo una madre con un neonato di pochi mesi all’Olimpico: quello è un vero atto di fede.

Invito tutti a rientrare per il bene supremo della Lazio. Sabato, nei momenti di sofferenza contro il Milan, la Curva Nord avrebbe dato la carica per resistere all’urto avversario. Ci sono altre forme di protesta: la squadra non può essere penalizzata, quando la Nord si accende è speciale“.

Il parallelo storico: la vicenda Signori e l’orgoglio del popolo laziale

Rievocando i momenti più accesi della sua presidenza, Cragnotti ha ricordato quanto sia viscerale ed esigente l’ambiente romano:

“I tifosi laziali sono sempre stati severi ed esigenti, a differenza di altre piazze che riempiono lo stadio anche nelle difficoltà. Ricordo la protesta per Signori, con la sede assediata e la polizia: non capivo perché la gente non si fidasse di ciò che stavamo costruendo.

I laziali sono davvero il dodicesimo uomo in campo, i più determinanti in assoluto quando spingono compatti. Spero tornino presto sugli spalti perché questa squadra può dare grandi soddisfazioni”.

Promossa la gestione Gattuso: «Più intensità e qualità rispetto a Sarri»

Infine, una promozione a pieni voti per l’identità tattica mostrata dall’undici di Formello nelle prime uscite stagionali:

“Questa Lazio mi piace molto più di quella precedente: gioca con trasporto, intensità e carattere. Il primo tempo contro il Milan mi ha impressionato sul piano del ritmo prima del calo fisiologico nella ripresa.

La squadra vista lo scorso anno con Sarri non mi aveva convinto, mentre oggi la mediana ha fatto un salto di qualità esponenziale grazie a Davide Frattesi e Kenneth Taylor. È un gruppo che merita fiducia e tornerò sicuramente a vederlo dal vivo”.



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Lazio, la cura Gattuso funziona: tre giocatori sono rinati con Rino

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Nuno Tavares corre sulla fascia sinistra durante un allenamento a Formello agli ordini di Sarri.

La mano di Gennaro Gattuso comincia a vedersi sempre di più sulla Lazio. Non soltanto nei risultati e nell’atteggiamento della squadra, ma anche nella crescita individuale di alcuni calciatori che sembravano destinati a vivere una stagione ai margini o comunque con un ruolo secondario.

L’edizione odierna del Corriere dello Sport si concentra in particolare su tre biancocelesti: Nuno Tavares, Reda Belahyane e Tijjani Noslin. Tre giocatori differenti per caratteristiche e percorso, ma accomunati da una vera e propria rinascita sotto la gestione di Gattuso.

Nuno Tavares di nuovo protagonista

Il primo nome è quello di Nuno Tavares.

Il portoghese è tornato a spingere con continuità sulla corsia sinistra, mostrando nuovamente quelle caratteristiche che lo avevano reso particolarmente pericoloso nelle sue fasi migliori in biancoceleste.

A fine mercato la sua posizione sembrava tutt’altro che centrale. Gattuso, invece, ha scelto di puntare su di lui, restituendogli fiducia e facendone nuovamente un elemento importante della Lazio.

Anche la condizione fisica sembra averlo aiutato: almeno per il momento i problemi che ne avevano condizionato il rendimento sembrano essere alle spalle.

Contro il Milan si è visto ancora una volta un Nuno Tavares devastante soprattutto nel primo tempo, capace di creare superiorità e mettere in difficoltà la difesa rossonera.

Belahyane è forse la sorpresa più grande

Se la rinascita di Nuno Tavares è importante, quella di Reda Belahyane può essere considerata ancora più sorprendente.

Dal suo arrivo alla Lazio il centrocampista aveva mostrato qualità soltanto a tratti, senza riuscire a conquistarsi con continuità uno spazio importante.

Con Gattuso la situazione sta cambiando.

Anche grazie all’emergenza legata agli infortuni, Belahyane ha avuto la sua occasione e l’ha sfruttata. Il tecnico lo sta utilizzando in cabina di regia e le risposte sono state estremamente positive.

Dopo le buone prestazioni contro Genoa e Udinese, contro il Milan è arrivata un’altra prova di grande livello. Recuperi, intensità, personalità e capacità di reggere il confronto anche contro avversari fisicamente superiori.

Da alternativa, Belahyane sta diventando una risorsa vera per il centrocampo di Gattuso.

Noslin, il gol al Milan può cambiare tutto

Il terzo nome indicato è quello di Tijjani Noslin.

Anche l’attaccante sembrava inizialmente destinato a partire dietro nelle gerarchie offensive, ma Gattuso contro il Milan ha deciso di sorprenderne tutti schierandolo dal primo minuto.

Una scelta ripagata.

Noslin non soltanto ha trovato il gol, ma con la propria mobilità ha creato diversi problemi alla difesa rossonera. La sua capacità di muoversi senza offrire punti di riferimento ha rappresentato una delle chiavi dell’ottimo primo tempo disputato dalla Lazio.

La rete può quindi diventare qualcosa di più di un semplice episodio: può rappresentare il punto di partenza per una nuova fase della sua esperienza biancoceleste.

Gattuso valorizza anche quello che aveva già in casa

È probabilmente questo il dato più interessante del lavoro svolto finora dall’allenatore.

Gattuso non sta cercando soltanto di inserire e valorizzare i nuovi acquisti. Sta provando anche a recuperare giocatori che la Lazio aveva già a disposizione e che, almeno inizialmente, non sembravano destinati a essere protagonisti.

Nuno Tavares, Belahyane e Noslin ne sono l’esempio più evidente.

Tre situazioni differenti, ma un unico filo conduttore: fiducia, lavoro e nuove responsabilità.

In una Lazio che non dispone di alternative illimitate, riuscire a recuperare calciatori precedentemente considerati seconde scelte può avere quasi lo stesso valore di un nuovo acquisto.

E dopo le prime partite della stagione, la sensazione è che la “cura Gattuso” stia iniziando a produrre risultati importanti anche sotto questo punto di vista.



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Calciomercato Lazio, Icardi si allontana: l’Everton prepara l’assalto all’argentino

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Mauro Icardi attaccante svincolato accostato alla SS Lazio
Mauro Icardi spinge per vestire la maglia della Lazio: contatti tra la dirigenza, Lotito e Gattuso per valutare l'ingaggio dello svincolato.

Il futuro di Mauro Icardi potrebbe decidersi nei prossimi giorni e la Lazio rischia di vedere sfumare definitivamente uno degli attaccanti seguiti nelle ultime settimane. L’ex Inter, attualmente svincolato, resta infatti una possibilità per i biancocelesti, ma dalla Premier League sarebbe arrivato il forte interesse dell’Everton.

Secondo le indiscrezioni provenienti dalla stampa turca, il club inglese sarebbe pronto a intensificare i contatti con l’entourage del classe 1993 e potrebbe presentare presto una proposta ufficiale.

Everton su Icardi: possibile offerta nei prossimi giorni

La situazione potrebbe quindi subire un’accelerazione.

L’Everton sarebbe fortemente interessato a Icardi e avrebbe intenzione di avviare un nuovo contatto con il suo entourage per provare a raggiungere un accordo economico.

La novità più significativa riguarda proprio la posizione dell’attaccante: secondo le indiscrezioni riportate, Icardi avrebbe aperto alla possibilità di trasferirsi in Inghilterra.

Se l’interesse dell’Everton dovesse trasformarsi in un’offerta concreta e convincente, la pista Premier League potrebbe diventare rapidamente la soluzione principale per il futuro dell’argentino.

Lazio-Icardi, una pista mai definitivamente tramontata

La Lazio aveva già lavorato sul nome di Icardi durante l’estate.

In particolare, Angelo Fabiani avrebbe effettuato un forte pressing per provare a portare l’ex Inter a Roma, senza però riuscire ad arrivare all’accordo definitivo.

La situazione era tornata d’attualità nelle ultime settimane proprio perché Icardi è senza contratto e rappresenta quindi una delle opportunità ancora disponibili fuori dalla normale finestra di calciomercato.

La Lazio potrebbe ancora teoricamente intervenire, ma al momento la posizione biancoceleste appare più defilata.

I dubbi di Gattuso e la posizione di Lotito

Sul possibile arrivo di Icardi erano emerse recentemente anche valutazioni differenti all’interno della Lazio.

Secondo quanto raccontato da Giulio Cardone de La Repubblica, Gattuso avrebbe delle perplessità legate soprattutto all’inserimento del giocatore nello spogliatoio, mentre Lotito sarebbe maggiormente favorevole all’operazione. Fabiani, sempre secondo quella ricostruzione, sarebbe invece più vicino alla posizione dell’allenatore.

Cardone aveva sintetizzato così la situazione:

«Credo che Gattuso abbia preso tempo con Lotito, Fabiani è con il tecnico, è il presidente che sta andando sulla pista Icardi. La questione è assolutamente aperta».

Una situazione che potrebbe adesso essere modificata dall’inserimento dell’Everton.

C’è anche il nodo economico

Oltre alle valutazioni tecniche, la Lazio deve infatti considerare l’impatto economico di un eventuale contratto importante come quello di Icardi.

Il club deve mantenere sotto controllo i propri parametri e, come sottolineato dallo stesso Cardone, un ingaggio pesante potrebbe incidere anche sui margini di manovra delle prossime finestre di mercato.

Per questo la società dovrebbe valutare attentamente costi e benefici prima di procedere.

Icardi verso la Premier?

La partita resta aperta, ma l’Everton potrebbe cambiare gli equilibri.

Se il club inglese dovesse davvero presentare un’offerta ufficiale e Icardi confermasse la propria disponibilità al trasferimento in Premier League, per la Lazio diventerebbe molto più complicato inserirsi.

Dopo mesi di indiscrezioni, contatti e valutazioni, il futuro dell’argentino potrebbe quindi essere vicino a una svolta. E questa volta la destinazione potrebbe essere l’Inghilterra.



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