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Lazio, il caso Banca del Fucino alza il livello dello scontro: il fronte legale può diventare un boomerang per Lotito?

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Banca del Fucino schiera un pool di legali sul caso Lazio. Lo scontro sale di livello mentre la protesta contro Lotito arriva sulla stampa internazionale.

Il caso che ruota intorno a Claudio Lotito, alla protesta dei tifosi della Lazio e all’inchiesta della Procura di Roma entra in una nuova fase. Dopo le perquisizioni nei confronti di Mauro Masi, Francesco Maiolini e Luigi Bisignani, adesso è direttamente Banca del Fucino a muoversi sul piano legale.

Il Consiglio di amministrazione dell’istituto ha infatti affidato mandato a un pool di primari studi legali per tutelare la reputazione della banca, in sede civile e penale, contro la diffusione di notizie che definisce «diffamatorie e destituite di ogni fondamento». La banca ribadisce inoltre di non avere mai avuto interessi sul titolo Lazio né in eventuali operazioni di acquisizione del club.

Un passaggio importante perché allarga lo scontro: non ci sono più soltanto le posizioni personali dei singoli coinvolti nell’indagine, ma una presa di posizione formale dell’istituto.

Banca del Fucino passa al contrattacco

Nel comunicato del 23 settembre, il CdA ha annunciato di voler tutelare:

«in ogni sede giudiziaria, penale e civile»

la reputazione della banca contro ricostruzioni ritenute scorrette.

L’istituto sostiene inoltre che le proprie verifiche interne abbiano escluso qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e qualsiasi interesse, passato o presente, nelle azioni della S.S. Lazio o nell’acquisizione della società.

Già il 15 settembre Banca del Fucino aveva precisato di non essere indagata come istituto e di non essere destinataria di alcun provvedimento, distinguendo quindi la propria posizione da quella dei suoi vertici coinvolti negli accertamenti.

L’inchiesta resta aperta: cosa contestano i pm

La Procura di Roma sta indagando sull’ipotesi di aggiotaggio relativa al titolo della S.S. Lazio.

Secondo l’ipotesi investigativa, che deve ancora essere verificata nel corso del procedimento, sarebbero state diffuse informazioni false con l’obiettivo di incidere sulla quotazione del titolo e fare pressione su Lotito affinché cedesse il club. Perquisizioni hanno riguardato Mauro Masi, Francesco Maiolini e Luigi Bisignani.

Masi e Maiolini hanno respinto le contestazioni. Maiolini ha dichiarato di non avere mai intrapreso iniziative per determinare variazioni del valore in Borsa della Lazio, mentre Masi aveva già annunciato iniziative legali a propria tutela.

L’esistenza dell’indagine non equivale naturalmente a un accertamento di responsabilità.

Dal caso personale allo scontro con un istituto bancario

Ed è proprio qui che cambia la dimensione della vicenda.

Fino a pochi giorni fa si poteva parlare principalmente di uno scontro tra Lotito e alcune singole figure. Adesso Banca del Fucino ha deciso formalmente di intervenire per difendere la propria reputazione.

Questo non significa che la banca abbia denunciato Lotito personalmente: il comunicato parla più in generale di azioni contro i responsabili della diffusione di notizie considerate diffamatorie. Sarebbe quindi scorretto anticipare oggi destinatari ed esiti di eventuali iniziative giudiziarie.

Ma politicamente, mediaticamente e soprattutto sotto il profilo reputazionale, il livello dello scontro è inevitabilmente salito.

Il rischio boomerang per Lotito

È qui che nasce una domanda legittima: un’iniziativa nata anche per tutelare Lotito potrebbe trasformarsi, sul piano mediatico, in un boomerang per il presidente della Lazio?

La risposta giudiziaria arriverà soltanto dagli accertamenti.

Sul piano mediatico, invece, qualcosa è già successo.

La vicenda Lazio non è più confinata alle radio romane o alla stampa sportiva. Il Times ha recentemente dedicato un ampio articolo alla protesta dei tifosi, raccontando il boicottaggio dell’Olimpico e inserendo la vicenda anche nel quadro politico legato al ruolo di Lotito, che è senatore di Forza Italia.

Questo significa che la contestazione ha raggiunto una visibilità internazionale molto maggiore rispetto ai tradizionali cori contro il presidente allo stadio.

Lo stadio vuoto è diventato un’immagine internazionale

Ed è forse questo l’aspetto più forte della protesta.

I cori contro una proprietà sono abbastanza comuni nel calcio. Uno stadio storicamente molto partecipato che presenta larghi settori vuoti mentre la squadra ottiene risultati positivi è invece un’immagine molto più insolita.

Da una parte ci sono le partite casalinghe disertate da una parte rilevante della tifoseria.

Dall’altra ci sono i settori ospiti riempiti in trasferta.

Questa contraddizione ha reso immediatamente leggibile anche all’estero il messaggio dei sostenitori: la protesta viene indirizzata alla gestione societaria, non alla squadra di Gattuso.

Ma attenzione a non confondere le ipotesi con i fatti

La vicenda presenta ormai tre livelli differenti che devono restare separati.

C’è l’indagine giudiziaria, nella quale la Procura sta verificando la propria ipotesi accusatoria.

C’è la difesa degli indagati e della Banca del Fucino, che respingono qualsiasi coinvolgimento illecito.

E c’è infine la protesta spontanea di una parte della tifoseria laziale, che esisteva già prima dell’emersione pubblica dell’inchiesta.

Attribuire automaticamente l’intera contestazione a una regia occulta significherebbe quindi anticipare conclusioni che, allo stato attuale, non sono state giudiziariamente accertate.

E la politica?

Anche su questo punto è necessaria prudenza.

Lotito è un senatore di Forza Italia e il Times ha inserito la protesta laziale anche all’interno di una lettura politica, parlando di malumori e opposizioni che coinvolgerebbero esponenti dell’area di centrodestra. Questa è però la ricostruzione del quotidiano britannico e non consente di concludere quale sarà l’atteggiamento futuro dei partiti o quale impatto elettorale possa avere la vicenda.

Non è quindi possibile affermare oggi che Forza Italia o altre forze della maggioranza lascerebbero politicamente solo Lotito nel caso di ulteriori sviluppi.

Quello che si può dire è che l’intreccio tra il suo ruolo di presidente della Lazio e quello di parlamentare rende inevitabilmente maggiore l’esposizione pubblica della vicenda.

La denuncia che doveva difendere Lotito può aumentare la pressione mediatica

Questo è il vero paradosso.

Un procedimento nato intorno all’ipotesi di una campagna volta a danneggiare Lotito ha finito, almeno per ora, per portare ancora più attenzione nazionale e internazionale sulla frattura tra il presidente e una parte dei tifosi.

Gli indagati respingono le accuse.

Banca del Fucino reagisce formalmente.

I giornali internazionali raccontano la protesta.

E la vicenda Lazio diventa sempre meno una questione esclusivamente calcistica.

Vendita Lazio? Ad oggi non c’è alcun elemento per dirlo

Da qui a sostenere che tutto questo porterà Lotito a vendere la Lazio, però, c’è una distanza enorme.

Non risulta oggi una trattativa di cessione del club, né l’iniziativa legale di Banca del Fucino implica automaticamente conseguenze sulla proprietà della società.

Eventuali sviluppi giudiziari potrebbero aumentare o ridurre la pressione sul presidente, ma qualsiasi previsione sul suo futuro alla guida della Lazio sarebbe oggi speculativa.

Quello che invece è già evidente è l’aumento della pressione reputazionale.

La contestazione dei tifosi ha superato Roma.

L’inchiesta ha portato la vicenda nelle pagine di cronaca.

Banca del Fucino ha aperto un nuovo fronte legale.

E il caso Lazio è arrivato perfino sulla stampa internazionale.

Per questo la domanda non è ancora se Lotito sarà costretto a lasciare. È troppo presto per dirlo.

La domanda è piuttosto quanto potrà allargarsi uno scontro che, partito dal rapporto deteriorato con i tifosi, oggi coinvolge magistratura, finanza, informazione e inevitabilmente anche il profilo pubblico e politico del presidente biancoceleste.



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