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Lazio, clamoroso retroscena: i giocatori pensano a una lettera aperta a Lotito per chiedere un passo verso i tifosi

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Retroscena di Bisignani: i giocatori della Lazio starebbero pensando a una lettera aperta a Lotito per chiedere un passo verso i tifosi. Gattuso sarebbe favorevole.

Una possibile lettera aperta dei giocatori della Lazio a Claudio Lotito per provare a ricucire la frattura tra società e tifoseria. È il retroscena riportato da Luigi Bisignani su Il Tempo, una notizia che, qualora trovasse conferma e si trasformasse realmente in un’iniziativa della squadra, avrebbe un peso enorme nell’attuale momento biancoceleste.

La premessa è fondamentale: al momento si tratta della ricostruzione di Bisignani. La lettera non è stata pubblicata e, dunque, bisognerà capire se l’iniziativa verrà effettivamente portata avanti dai calciatori.

Secondo quanto riferito, però, l’idea avrebbe anche il sostegno di Gennaro Gattuso.

I giocatori pronti a scrivere a Lotito

Il punto centrale della possibile iniziativa sarebbe molto chiaro. I calciatori non potrebbero evidentemente entrare nel merito della proprietà del club, ma vorrebbero invitare il presidente a compiere un passo verso la tifoseria e ad ascoltarne le ragioni.

Un’eventuale iniziativa che assumerebbe un significato ancora maggiore alla luce di quanto sta accadendo attorno alla Lazio.

I tifosi continuano infatti la protesta nei confronti della gestione societaria, disertando l’Olimpico ma continuando contemporaneamente a sostenere la squadra in trasferta e fuori dallo stadio.

Proprio questa distinzione tra il sostegno alla squadra e la contestazione alla società è diventata sempre più evidente nelle ultime settimane.

Le parole di Gattuso dopo Lazio-Milan

A rendere ancora più significativo il retroscena ci sono le dichiarazioni rilasciate da Gattuso dopo il 2-2 contro il Milan.

Il tecnico aveva raccontato l’emozione provata vedendo i sostenitori biancocelesti accompagnare la squadra verso l’Olimpico:

«Mi sono emozionato oggi, ti dico la verità: vedere le persone che sono venute. Per me il calcio senza tifosi fa cagare».

Gattuso aveva inoltre sottolineato come la scelta di non entrare allo stadio sia dolorosa anche per gli stessi sostenitori:

«Gli brucia anche a loro non venire allo stadio. A tutti brucia non venire qui».

Parole che dimostrano come l’allenatore abbia compreso perfettamente la particolarità della protesta: la contestazione non è rivolta contro la squadra, che continua invece a ricevere sostegno.

Anche Zaccagni vicino alle ragioni dei tifosi

Il clima all’interno dello spogliatoio sarebbe stato alimentato anche dalle prese di posizione arrivate dai protagonisti biancocelesti nelle ultime settimane.

La squadra percepisce inevitabilmente l’anomalia di giocare le partite casalinghe in un Olimpico lontano dal clima al quale la Lazio era abituata.

Da qui, secondo la ricostruzione di Bisignani, sarebbe nata l’idea di un’iniziativa direttamente da parte dei calciatori: chiedere al presidente di provare ad aprire una nuova fase nei rapporti con il tifo.

Fabiani aveva già aperto al dialogo

Il retroscena si inserisce inoltre pochi giorni dopo le parole pronunciate da Angelo Fabiani.

Il direttore sportivo aveva auspicato un riavvicinamento tra le varie componenti del mondo Lazio, aprendo alla possibilità di un dialogo tra società e tifoseria.

A quell’apertura aveva già risposto il tifo organizzato, ponendo però una condizione molto netta:

«Lotito ci vuole incontrare? Fa una conferenza stampa, chiede scusa per quello che ha fatto negli ultimi 22 anni e ci mettiamo seduti».

La possibile iniziativa dello spogliatoio rappresenterebbe quindi un ulteriore elemento di pressione affinché si trovi una strada per superare il muro contro muro.

Bisignani: tensioni anche all’interno della Lazio

Nella ricostruzione riportata emergerebbero inoltre posizioni differenti all’interno della stessa società sulla gestione della protesta.

Secondo quanto riferito da Bisignani, ci sarebbero state divergenze tra Fabiani ed Emanuele Floridi: il direttore sportivo sarebbe favorevole a un’apertura e a una risposta alle questioni poste dalla tifoseria, mentre Floridi sarebbe su una posizione maggiormente vicina alla linea mantenuta finora da Lotito.

Anche in questo caso è importante sottolineare come si tratti della ricostruzione giornalistica riportata da Bisignani, e non di una posizione ufficialmente confermata dai diretti interessati.

Se la lettera arrivasse davvero, sarebbe un fatto senza precedenti

È questo l’aspetto che rende la notizia particolarmente significativa.

Una cosa sono le dichiarazioni individuali di un allenatore o di un calciatore sul bisogno di sentire nuovamente il pubblico all’Olimpico. Un’altra sarebbe un’iniziativa collettiva dello spogliatoio indirizzata direttamente al presidente della società.

Non significherebbe automaticamente che i giocatori condividano tutte le richieste della contestazione, né tantomeno che si schierino su questioni societarie che non competono loro.

Ma rappresenterebbe un messaggio chiarissimo: la frattura tra società e tifoseria sta avendo conseguenze anche sulla vita quotidiana della squadra.

Ora la domanda è una: la lettera verrà davvero pubblicata?

Per il momento bisogna fermarsi al retroscena.

Bisignani sostiene che i giocatori starebbero valutando questa iniziativa e che Gattuso sarebbe favorevole. Solo un’eventuale pubblicazione della lettera permetterà però di conoscere con certezza contenuti, firmatari e richieste.

Se dovesse accadere, potrebbe rappresentare uno dei passaggi più importanti dall’inizio della contestazione a Lotito.

Perché a chiedere un tentativo di dialogo non sarebbero più soltanto i tifosi: il messaggio arriverebbe direttamente dallo spogliatoio biancoceleste.



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Pagelle Lazio-Milan 2-2: Provstgaard e Mandas da 7, Pinamonti crolla

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Andrea Pinamonti esulta dopo il gol nell'amichevole tra Lazio e Arezzo a Formello
Andrea Pinamonti e Diogo Leite firmano le due reti decisive nell'amichevole della Lazio contro l'Arezzo al Fersini.

Lazio-Milan termina 2-2 e lascia inevitabilmente tanto rammarico ai biancocelesti. Alla vigilia un pareggio contro una squadra costruita per competere ai vertici sarebbe stato un risultato più che accettabile. Dopo aver chiuso il primo tempo avanti 2-0, però, la sensazione è quella di aver lasciato per strada una grande occasione.

Una partita dai due volti anche nelle pagelle: nel primo tempo sarebbe stato difficile trovare un’insufficienza, mentre nella ripresa diversi giocatori sono calati vistosamente. Tra i migliori Mandas, Provstgaard, Belahyane, Cancellieri e Noslin. Male invece l’impatto dei cambi offensivi, soprattutto quello di Pinamonti.

Mandas 7

Altra prestazione convincente del portiere biancoceleste. Sul primo gol forse avrebbe potuto fare qualcosa in più, ma durante la partita sono diversi gli interventi con cui tiene in piedi la Lazio. Anche nel momento peggiore della squadra non perde sicurezza. Una certezza tra i pali.

Floriani Mussolini 6,5

Un’altra bella sorpresa. Nel primo tempo gioca con personalità nonostante il livello dell’avversario e mette diversi palloni interessanti in area. Nella ripresa soffre insieme al resto della squadra e nel finale lascia spazio a Lazzari. La crescita continua.

Šutalo 6,5

Schierato dal primo minuto, risponde presente. La condizione non sembra ancora ottimale, ma finché le gambe lo sostengono disputa una partita solida. Dimostra qualità e personalità. Esce nel finale dopo aver speso molto.

Provstgaard 7

Il migliore della difesa. Era una delle partite nelle quali poteva soffrire maggiormente e invece risponde con una prestazione autoritaria. Si assume responsabilità, commette meno ingenuità e, soprattutto nei momenti complicati, dà l’impressione di comportarsi da leader del reparto. Una delle note più positive della serata.

Nuno Tavares 6,5

Due voti completamente differenti tra primo e secondo tempo. Nella prima frazione è devastante e mette costantemente in difficoltà il Milan sulla fascia. Dopo l’intervallo cala nettamente e dalla sua parte i rossoneri iniziano a creare pericoli. La prestazione complessiva resta positiva.

Belahyane 7

Una delle sorprese più belle della partita. Nel primo tempo sembra giocare con una sicurezza impressionante, recuperando palloni e reggendo anche confronti fisici complicati. Nel finale è stremato, ma continua a lottare. Prestazione di enorme sostanza.

Frattesi 6,5

Buona partita, soprattutto nel primo tempo. Gli manca però la giocata che avrebbe potuto definitivamente chiudere la sfida: ha occasioni per contribuire al possibile 3-0 e non riesce a sfruttarle. Nella ripresa cala, ma continua a lavorare anche senza palla e termina la partita.

Taylor 6,5

Una sostituzione che lascia qualche dubbio. In un momento nel quale la Lazio stava perdendo il controllo del centrocampo sembrava ancora uno dei giocatori più lucidi e capaci di garantire equilibrio. Primo tempo positivo, poi Gattuso sceglie di sacrificarlo per Gudmundsson.

Cancellieri 7

Gattuso sorprende schierandolo titolare e la scelta viene ripagata. Trova il gol e crea diversi problemi alla difesa milanista. Resta il rimpianto per l’occasione nella quale, davanti a Maignan, cerca il contatto anziché concludere. Ma il confronto con Isaksen, almeno in questa partita, è nettamente a suo favore.

Noslin 7

Altra scelta a sorpresa di Gattuso e altra risposta positiva. La sua mobilità manda in difficoltà la difesa a tre del Milan, che fatica a trovare punti di riferimento. Sul gol mette la testa sul pallone con grande coraggio. Oltre alla rete, offre movimento e pericolosità. La scelta di preferirlo a Pinamonti si rivela corretta.

Zaccagni 6,5

Non è la sua partita più brillante, ma lascia comunque il segno con l’assist per il primo gol. Combatte fino alla fine e prova a dare qualcosa anche quando la Lazio non riesce più ad attaccare con continuità. Da un giocatore della sua qualità ci si aspetta sempre la giocata decisiva, ma la sufficienza è pienamente meritata.

Lazzari 6

Entra nel finale e contribuisce a dare maggiore ordine. Ha anche una situazione interessante in ripartenza, ma mette troppo velocemente il pallone al centro. Impatto comunque sufficiente.

Diogo Leite 6

Esordio in una situazione tutt’altro che semplice e con una condizione ancora da ritrovare. Entra quando il Milan sta spingendo e contribuisce a dare solidità alla difesa nel finale. Non era il contesto ideale per debuttare, ma risponde presente.

Gudmundsson 5

La mossa che aveva deciso la partita di Udine questa volta non funziona. Gattuso lo inserisce al posto di Taylor provando nuovamente a utilizzarlo a centrocampo, ma l’islandese non riesce a entrare realmente nella partita. Il momento richiedeva probabilmente caratteristiche differenti.

Isaksen 5

Entra al posto di Cancellieri ma non riesce a replicarne l’impatto. Qualcosa offre in fase difensiva e nel finale contribuisce anche con un intervento importante, ma offensivamente incide pochissimo. In questa partita il ballottaggio sulla destra è stato vinto nettamente da Cancellieri.

Pinamonti 4

Il peggiore della Lazio. L’idea del cambio era comprensibile: con la squadra schiacciata, Gattuso aveva bisogno di un centravanti fisico capace di proteggere il pallone, far salire i compagni e dare respiro alla difesa. Succede pochissimo di tutto questo.

Non riesce a tenere palloni e fatica enormemente a entrare nel ritmo della gara. Dopo le difficoltà mostrate anche a Udine, arriva un’altra prestazione negativa. Gattuso nel post-partita lo ha difeso sottolineando quanto fosse complicato per un attaccante giocare isolato contro tre difensori, ma resta una serata da dimenticare.

Gattuso 7,5

Il primo tempo è quasi perfetto. Cancellieri e Noslin titolari sono due scelte tutt’altro che scontate e segnano entrambi. La Lazio domina il Milan e avrebbe persino la possibilità di chiudere la partita.

Nella ripresa qualcosa non funziona. I cambi non aiutano e la sostituzione di Taylor con Gudmundsson non paga, ma bisogna anche considerare le alternative effettivamente disponibili dalla panchina. La squadra soffre, rischia addirittura di perderla, ma riesce almeno a portare a casa il punto.

Il grande merito di Gattuso resta quello di aver costruito una Lazio capace, per almeno 45 minuti, di mettere sotto un avversario di livello come il Milan.



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Gattuso frena Fabiani: «Europa obiettivo minimo? Non è giusto». Poi difende Pinamonti

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio in conferenza stampa a Formello alla vigilia di Juventus Lazio
Gennaro Gattuso conferenza stampa Juventus Lazio Formello

La Lazio pareggia 2-2 contro il Milan dopo essere stata avanti di due gol, al termine di una partita dai due volti. Primo tempo di altissimo livello per i biancocelesti, ripresa invece di grande sofferenza, con la doppietta di Diego Moreira che permette ai rossoneri di completare la rimonta.

Nel post-partita Gennaro Gattuso ha analizzato quanto accaduto all’Olimpico. Il tecnico ha riconosciuto il calo della sua squadra, difeso Pinamonti e soprattutto preso le distanze dalle parole di Angelo Fabiani, che aveva indicato il ritorno in Europa come obiettivo minimo della stagione.

Gattuso: «Sul 2-2 ci è andata anche bene»

Gattuso parte dai meriti della squadra e dedica immediatamente un pensiero ai tifosi, che hanno accompagnato i giocatori verso lo stadio pur proseguendo la loro protesta:

«Nessuna corda, il merito è della squadra, merito dei tifosi che ci hanno aspettato e che ci hanno accompagnato allo stadio».

Il rammarico principale riguarda però l’incapacità della Lazio di mantenere per tutta la partita il livello mostrato nella prima frazione:

«Vorrei che la squadra stesse sul pezzo e sulle gambe per 90′, oggi abbiamo subito i loro cambi, la loro qualità. Dispiace, e c’è andata anche bene. Sul 2-2 siamo stati bravi a rimanere in partita, e portare un punto a casa».

Un’analisi molto lucida dopo un secondo tempo nel quale il Milan è riuscito a cambiare completamente l’inerzia della sfida.

«Disciplina e cultura del lavoro»: la Lazio secondo Gattuso

Il tecnico ha poi spiegato uno dei principi sui quali sta costruendo la sua Lazio: il lavoro quotidiano.

«Cerco di trasmettere la disciplina, la cultura del lavoro. Penso che tutti i giocatori mi riconoscono questo, ci tengo».

Gattuso ha sottolineato la disponibilità mostrata dal gruppo fin dall’inizio del nuovo percorso:

«Abbiamo iniziato questo percorso, devo ringraziarli per come si stanno comportando. Il merito è loro perché credono fortemente in quello che stiamo facendo».

Curioso anche il riferimento alle sue precedenti esperienze:

«Vado via dal Milan e vincono il campionato, vado via dal Napoli e vincono il campionato. Non è un caso, io vivo per queste cose qui».

Gattuso contro l’obiettivo fissato da Fabiani

Le dichiarazioni più significative arrivano però quando a Gattuso vengono ricordate le parole di Fabiani. Il direttore sportivo aveva indicato come obiettivo minimo il ritorno della Lazio nelle competizioni europee.

Gattuso non condivide questa impostazione:

«Non è giusto che il direttore dica che l’obiettivo minimo è l’Europa».

Il tecnico chiarisce immediatamente di non voler aprire una polemica interna:

«Non voglio scappare dalle responsabilità. L’obiettivo nostro è pensare partita dopo partita, poi tireremo le somme».

Ma il concetto viene ribadito con grande chiarezza:

«Non sono d’accordo quando diciamo che l’obiettivo minimo è l’Europa, non è una polemica. È una pressione che in questo momento non ci possiamo permettere».

Una presa di posizione importante. Gattuso non rinuncia alle ambizioni, ma ritiene prematuro caricare la squadra dell’obbligo di conquistare immediatamente un posto europeo.

L’emozione per i tifosi: «Il calcio senza di loro fa cagare»

Gattuso si è soffermato a lungo anche sul particolare momento vissuto dalla tifoseria laziale.

Il tecnico è convinto che anche ai sostenitori biancocelesti pesi enormemente la scelta di non entrare all’Olimpico:

«Gli brucia anche a loro non venire allo stadio. A tutti brucia non venire qui».

Poi il passaggio più emotivo:

«Tutti vorrebbero venire all’Olimpico e fare 50 mila. Credo che i tifosi siano venuti anche per quello che stanno trasmettendo i giocatori, per il fatto che non mollano mai, che portano la maglia con orgoglio».

L’accoglienza ricevuta prima della partita ha colpito profondamente l’allenatore:

«Mi sono emozionato oggi, ti dico la verità: vedere le persone che sono venute. Per me il calcio senza tifosi fa cagare».

Parole destinate inevitabilmente a fare rumore considerando la frattura che continua a esistere tra una parte importante della tifoseria e la società.

Perché la Lazio è crollata nel secondo tempo

Gattuso ha quindi spiegato tecnicamente cosa non abbia funzionato dopo l’intervallo.

Il problema principale sarebbe stato un comportamento difensivo non uniforme:

«Metà squadra andava sui riferimenti e metà voleva fare il blocco basso».

Il risultato è stato quello di vedere una Lazio progressivamente schiacciata:

«Penso che ci siamo abbassati troppo, e l’abbiamo sofferti. Siamo stati pochissimo nella loro metà campo».

Una situazione particolarmente negativa per le caratteristiche della squadra:

«Abbiamo rubato pochi palloni, siamo stati nel capanno e noi non ci sappiamo stare».

Gattuso difende Pinamonti

Tra i giocatori finiti maggiormente sotto osservazione nella ripresa c’è Andrea Pinamonti, entrato senza riuscire apparentemente a incidere sulla partita.

Gattuso, però, lo difende e sposta l’attenzione sul modo in cui la squadra ha giocato:

«Magari qualcuno dice che Pinamonti non ha toccato una palla da quando è entrato? Vi dico che è dura tre contro uno riuscire a tenere il pallone».

Il tecnico, quindi, non attribuisce al centravanti la responsabilità delle difficoltà offensive della ripresa. Per Gattuso il problema è stato collettivo: la Lazio si è abbassata troppo e ha lasciato il proprio attaccante isolato contro la difesa milanista.

Un pareggio che lascia sensazioni contrastanti

Il 2-2 lascia inevitabilmente un po’ di amaro in bocca. Dopo un primo tempo dominato e il doppio vantaggio, la Lazio aveva costruito le condizioni per ottenere una vittoria di enorme peso.

Gattuso, però, guarda anche l’altra faccia della partita. Dopo la rimonta del Milan, la Lazio ha rischiato di perderla e ha avuto la forza di resistere fino alla fine.

Resta soprattutto un messaggio molto chiaro proveniente dalla conferenza: il tecnico vuole tenere lontana la squadra dalle pressioni e procedere una partita alla volta. Per questo, almeno pubblicamente, l’“Europa come obiettivo minimo” indicata da Fabiani non è la linea di Gattuso.



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Lazio-Milan 2-2, rimpianto biancoceleste: dominio nel primo tempo, poi la Lazio crolla nella ripresa

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Lazio-Milan finisce 2-2: biancocelesti dominanti e avanti di due gol nel primo tempo, poi il crollo nella ripresa. Rimpianto per Gattuso.
Lazio-Milan finisce 2-2: biancocelesti dominanti e avanti di due gol nel primo tempo, poi il crollo nella ripresa. Rimpianto per Gattuso.

Prima della partita un pareggio contro il Milan sarebbe stato probabilmente accolto con soddisfazione. Dopo il 2-2 dell’Olimpico, invece, resta soprattutto il rammarico. La Lazio di Gennaro Gattuso spreca infatti un doppio vantaggio dopo un primo tempo di altissimo livello e deve accontentarsi di un punto al termine di una partita completamente diversa nelle sue due metà.

Nei primi 45 minuti si è vista probabilmente la migliore Lazio di questo inizio di stagione. Nella ripresa, invece, i biancocelesti sono progressivamente spariti dal campo, soffrendo il cambio di passo del Milan e pagando anche una panchina che non è riuscita a dare lo stesso contributo di quella rossonera.

Primo tempo dominato: alla Lazio il 2-0 sta persino stretto

Dopo un primo intervento importante di Christos Mandas, il primo tempo è stato quasi interamente della Lazio.

I biancocelesti hanno trovato spazi soprattutto sulle fasce e sono riusciti ad attaccare con continuità una difesa rossonera in difficoltà quando presa in velocità.

Gattuso ha sorpreso nelle scelte iniziali e ha avuto ragione. Matteo Cancellieri, preferito a Gustav Isaksen, ha trovato il gol. Anche Tijjani Noslin, scelto al centro dell’attacco al posto di Andrea Pinamonti, è andato a segno.

Ma proprio qui nasce il primo grande rimpianto della serata: la Lazio avrebbe potuto segnare ancora.

Cancellieri ha avuto un’altra grande opportunità davanti a Maignan, Zaccagni ha creato pericoli e lo stesso Noslin ha sprecato una situazione nella quale avrebbe potuto gestire il pallone con maggiore lucidità.

Il 2-0 all’intervallo, per quanto importante, non raccontava completamente la superiorità mostrata dalla Lazio.

Nuno Tavares e Floriani spingono, Belahyane domina il centrocampo

Nel primo tempo è difficile individuare un biancoceleste insufficiente.

Nuno Tavares è stato ancora una volta devastante sulla fascia, mentre Romano Floriani Mussolini ha disputato una prima frazione di grande livello.

A centrocampo impressionante anche l’impatto di Reda Belahyane, protagonista di 45 minuti di enorme intensità. Bene anche Davide Frattesi e Kenneth Taylor, capaci nella prima parte di garantire dinamismo e superiorità in mezzo al campo.

La Lazio pressava, recuperava palloni e soprattutto riusciva a ripartire con grande velocità.

Poi, dopo l’intervallo, è cambiato tutto.

Nella ripresa un’altra partita

Il secondo tempo ha mostrato una Lazio completamente differente.

Il Milan ha alzato ritmo e qualità, mentre i biancocelesti sono progressivamente calati, soprattutto dal punto di vista fisico.

La squadra di Gattuso ha iniziato a perdere metri, non è più riuscita a mantenere il possesso e ha avuto enormi difficoltà nel far salire il baricentro.

Il doppio vantaggio è così evaporato rapidamente e il Milan ha rimesso in equilibrio la partita.

A quel punto il 2-2, che all’intervallo avrebbe avuto il sapore di una clamorosa occasione persa, è diventato quasi un risultato da difendere.

I cambi fanno la differenza, ma a favore del Milan

Una delle chiavi della partita è stata la panchina.

I cambi del Milan hanno aumentato sensibilmente il livello dei rossoneri, mentre quelli effettuati da Gattuso non hanno prodotto lo stesso effetto.

Isaksen, entrato per Cancellieri, non è riuscito a incidere offensivamente. Ancora più problematica la prestazione di Pinamonti, inserito al posto di Noslin con l’obiettivo presumibile di dare maggiore presenza fisica e permettere alla Lazio di risalire attraverso il gioco diretto.

Il risultato è stato opposto: Pinamonti ha faticato a tenere palloni e a far respirare la squadra.

Dopo una prova già complicata a Udine, la prestazione contro il Milan rappresenta un segnale da non sottovalutare.

Il problema del centravanti resta evidente

Paradossalmente Noslin ha segnato e Pinamonti è entrato nella ripresa, ma proprio questa partita ha evidenziato ancora una volta un interrogativo sull’attacco.

Nel primo tempo la Lazio ha costruito abbastanza per chiudere anticipatamente la gara. È mancata però quella freddezza negli ultimi metri necessaria per trasformare la superiorità in un risultato ancora più pesante.

Contro avversari come il Milan, lasciare aperta una partita dominata può costare carissimo. Ed è esattamente quello che è successo.

Gudmundsson mezzala, stavolta l’esperimento non funziona

Gattuso ha riproposto anche Albert Gudmundsson a centrocampo, soluzione che aveva funzionato nel finale di Udine.

Questa volta, però, il contesto era completamente differente.

Con una Lazio stanca e in difficoltà nel mantenere il pallone, sarebbe servito soprattutto un centrocampista capace di garantire equilibrio, recuperare possessi e gestire i ritmi. Gudmundsson, per caratteristiche, tende invece ad attaccare la porta e cercare la giocata offensiva.

L’islandese rimane un’arma tattica importante, ma la partita contro il Milan dimostra anche come il suo utilizzo da mezzala debba essere valutato in funzione del momento della gara.

Belahyane stremato: emerge il problema delle alternative

Anche la permanenza in campo di Belahyane fino al termine racconta qualcosa sulla profondità della rosa.

Il centrocampista aveva disputato un primo tempo eccellente, ma nel finale è apparso molto affaticato. Contemporaneamente anche Frattesi e Taylor hanno perso brillantezza.

La Lazio ha così smesso di comandare proprio nel settore nel quale aveva costruito buona parte della propria superiorità iniziale.

È uno degli aspetti sui quali Gattuso dovrà lavorare: questa squadra può avere un undici competitivo, ma quando ritmo e intensità diminuiscono le alternative diventano fondamentali.

Mandas salva la Lazio, Provstgaard cresce

Nel momento di maggiore sofferenza è stato ancora Mandas a tenere in piedi i biancocelesti.

Il portiere ha confermato l’ottimo momento e ha contribuito in maniera decisiva a evitare che la rimonta del Milan diventasse completa.

Segnali incoraggianti anche da Oliver Provstgaard, apparso più autoritario e sicuro rispetto ad altre occasioni. Senza Doekhi, il giovane centrale si è assunto maggiori responsabilità e ha risposto positivamente.

Buona anche la prova di Šutalo, soprattutto finché la condizione fisica gli ha permesso di mantenere alta l’intensità.

Un punto guadagnato o due punti persi?

La risposta cambia completamente a seconda del momento dal quale si osserva Lazio-Milan.

Prima della partita, il 2-2 sarebbe stato un risultato positivo. All’intervallo, con la Lazio avanti di due reti e dominante, il pareggio sembrava quasi impossibile da immaginare. Nel finale, invece, evitare la sconfitta è diventato importante.

Ed è probabilmente questa la fotografia più corretta della serata.

La Lazio esce dall’Olimpico con un punto e con la consapevolezza di poter mettere in difficoltà anche un avversario di livello superiore. Ma esce anche con alcuni campanelli d’allarme: il calo fisico, la profondità della rosa, l’impatto dei cambi e la necessità di essere più cinica quando ha la possibilità di chiudere le partite.

Il primo tempo dice che questa Lazio può competere. Il secondo ricorda invece che il lavoro da fare è ancora parecchio.



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Lazio-Milan, le parole di Gattuso a DAZN: «Tavares ha qualità da Real Madrid. Servirà massima aggressività»

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio in conferenza stampa a Formello alla vigilia di Juventus Lazio
Gennaro Gattuso conferenza stampa Juventus Lazio Formello

Un attestato di stima clamoroso e la giusta determinazione prima di varcare il tunnel dell’Olimpico. A pochi istanti dal fischio d’inizio del big match contro il Milan, Gennaro Gattuso ha inquadrato la prova di maturità che attende la S.S. Lazio, soffermandosi sul calore mostrato dai tifosi alla partenza della squadra e spendendo parole d’oro per Nuno Tavares.

L’investitura su Tavares: «Poteva fare dieci anni al Real»

Interrogato sulla corsia mancina e sull’impatto del laterale portoghese, il tecnico biancoceleste non ha usato mezze misure nel descriverne il potenziale:

“Nuno è un giocatore da Real Madrid: destro, sinistro e una velocità impressionante. È un ragazzo particolare, ha bisogno dei suoi tempi ma è una persona educata, per bene, alla quale bisogna entrare nella testa.

Ci vuole pazienza, ma lui per primo sa quanto è forte: per le qualità straordinarie che possiede, avrebbe potuto giocare tranquillamente 10 o 12 anni nel Real Madrid“.

La spinta dei tifosi e le insidie della formazione rossonera

Gattuso ha poi analizzato il momento emotivo del gruppo e le difficoltà tattiche del confronto:

“I calciatori devono sempre mettere la passione davanti a tutto: se oggi c’è stato quell’entusiasmo della tifoseria a Formello, il merito è solo dei ragazzi che hanno lavorato duramente e con continuità dopo la delusione di Coppa Italia.

Il Milan? Dovremo fare molta attenzione alle loro ripartenze: hanno grandissima tecnica e riescono a portare costantemente 4 o 5 elementi dentro l’area avversaria. A tratti pressano forte, altre volte scelgono il blocco medio: servirà essere aggressivi e precisi nelle giocate, portando rispetto ma senza timori per fare una grande partita”.



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Lazio-Milan, Provstgaard nel pre-gara: «Pronti al big match. Šutalo giocatore forte, tra noi grande intesa»

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Oliver Provstgaard difensore della SS Lazio prima della sfida contro il Milan
Oliver Provstgaard analizza il big match contro il Milan e il lavoro svolto in settimana con Sutalo.

Perno della retroguardia biancoceleste e punto fermo nelle scelte difensive per la grande sfida dell’Olimpico. Nel corso dei consueti collegamenti televisivi prima del fischio d’inizio di Lazio-Milan, il centrale danese Oliver Provstgaard ha inquadrato le insidie del match e fatto il punto sul feeling con il nuovo compagno di reparto Josip Šutalo, intervenendo ai microfoni di Lazio Style Channel e DAZN.

Il primo grande esame e la cerniera con Šutalo

Il difensore classe 2003 ha rimarcato l’importanza del livello della sfida e il lavoro svolto in settimana:

“Questa è la prima gara dell’anno contro una delle formazioni migliori della Serie A, ci auguriamo di disputare una grande prestazione.

Šutalo? Sta bene ed è un calciatore davvero forte. Ci siamo allenati intensamente insieme per tutta la settimana parlando costantemente per affinare i meccanismi: siamo assolutamente pronti per questo duello“.

La spinta di Formello e il fattore spalti

Provstgaard si è poi soffermato sul contesto ambientale e sul supporto ricevuto prima della partenza per lo stadio:

“I sostenitori presenti fuori dai cancelli di Formello hanno scaldato l’intera squadra, è stato un momento bellissimo e molto significativo per tutti noi.

L’Olimpico senza pubblico? Sappiamo qual è la situazione e sarà dura, ma non è la prima volta che scendiamo in campo in questo contesto e ormai ci siamo abituati: la testa deve andare soltanto alla partita”.



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Lazio-Milan, le formazioni ufficiali: Gattuso lancia Sutalo e Noslin dal 1′, Amorim con Ramos

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Formazioni ufficiali di Lazio Milan con i titolari scelti da Gattuso e Amorim
Le formazioni ufficiali di Lazio-Milan: le scelte dei due tecnici per il big match di Serie A allo Stadio Olimpico.

Tutto pronto allo Stadio Olimpico per il big match valevole per il campionato di Serie A tra la S.S. Lazio e il Milan. I due allenatori, Gennaro Gattuso e Rúben Amorim, hanno sciolto le ultime riserve della vigilia depositando le distinte ufficiali con i ventidue titolari che scenderanno in campo dal primo minuto.

Le scelte di Gattuso: debutto per Sutalo, maglia per Noslin

Novità importanti nell’undici capitolino varato dal tecnico calabrese. Davanti all’estremo difensore Mandas, la linea difensiva vede l’esordio dal 1′ del croato Josip Šutalo al fianco di Provstgaard, con Romano Floriani Mussolini a destra e Nuno Tavares confermato a sinistra.

In mediana, complice l’assenza di Rovella, le chiavi del gioco sono affidate a Reda Belahyane, coadiuvato dagli inserimenti di Davide Frattesi e Kenneth Taylor. In attacco la punta centrale è Tijjani Noslin, supportato sulle corsie esterne da Matteo Cancellieri e capitan Mattia Zaccagni. Pronti a subentrare dalla panchina Andrea Pinamonti, Albert Gudmundsson, il neo acquisto Diogo Leite e Danilo Cataldi.

Le mosse di Amorim: qualità ed esperienza in mediana

I rossoneri rispondono con il collaudato 3-4-2-1 guidato da Mike Maignan tra i pali. Il terzetto difensivo è composto da Mario Gila, Koni De Winter e Strahinja Pavlović.

Sulle fasce agiranno Samuel Chukwueze e Pervis Estupiñan, mentre in mezzo al campo la diga rossonera si affida all’esperienza di Luka Modrić e Adrien Rabiot. In avanti, a supporto del centravanti Ramos, agiranno Ruben Loftus-Cheek e Cissé.

Lazio-Milan, gli schieramenti ufficiali

  • LAZIO (4-3-3): Mandas; Floriani Mussolini, Sutalo, Provstgaard, Nuno Tavares; Frattesi, Belahyane, Taylor; Cancellieri, Noslin, Zaccagni.A disposizione: Motta, Renzetti, Diogo Leite, R. Bordon, Lazzari, Pedraza, Cataldi, Farcomeni, Przyborek, Pinamonti, Isaksen, Gudmundsson.Allenatore: Gennaro Gattuso.
  • MILAN (3-4-2-1): Maignan; Gila, De Winter, Pavlović; Chukwueze, Modrić, Rabiot, Estupiñan; Loftus-Cheek, Cissé; Ramos.Allenatore: Rúben Amorim.


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Lazio, il tifo organizzato gela Lotito: «Nessun confronto, né ora né mai. Scelta di dignità»

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Striscione del tifo organizzato della SS Lazio durante la contestazione alla società
Il tifo organizzato della Lazio ribadisce la linea dura contro la presidenza: nessun tavolo di confronto con Claudio Lotito.

Nessuna apertura, nessuna tregua e nessun passo indietro. A seguito delle indiscrezioni rimbalzate nelle scorse ore circa una presunta disponibilità a un tavolo di confronto con la presidenza, il tifo organizzato della S.S. Lazio ha preso la parola ai microfoni di Radio Laziale per spegnere sul nascere ogni equivoco e ribadire l’assoluta fermezza della propria contestazione nei confronti del patron Claudio Lotito.

La smentita a Radio Laziale: «Parole decontestualizzate»

I rappresentanti della tifoseria hanno chiarito come le frasi circolate di recente fossero unicamente una provocazione retorica:

“Non si perde mai occasione di volerci mettere in bocca e decontestualizzare le parole che diciamo. L’intervento di ieri era molto chiaro e deciso, concluso con una provocazione che era, tra virgolette, una battuta.

Allora, partiamo dall’assioma, come dice il presidente: noi a tavola con lui non abbiamo nulla da dirci. Noi a tavola con lui non ci metteremo né ora né mai“.

«Una scelta di coerenza e rispetto per la nostra gente»

La linea del dissenso — che ha portato alla decisione di disertare le gare interne allo Stadio Olimpico pur garantendo presenze di massa in trasferta — rimane un punto fermo intoccabile:

“Il paradosso, la provocazione o iperbole provocatoria, stava nello specificare che vederlo andare in televisione a chiedere scusa sarebbe stata un’assurdità.

Noi abbiamo fatto una scelta di dignità e di amore. Se noi ci mettiamo a quella tavola è finita la dignità e l’amore nei confronti della nostra gente”.

Parole inequivocabili che confermano come la frattura tra la piazza biancoceleste e i vertici societari resti profondissima e insanabile.



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Lazio, confessione a cuore aperto di Gattuso a DAZN: «L’Olimpico senza tifosi sembra il Covid. Frattesi? Voleva responsabilità»

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio in conferenza stampa a Formello alla vigilia di Juventus Lazio
Gennaro Gattuso conferenza stampa Juventus Lazio Formello

Un bilancio schietto e senza filtri tra campo, mercato e dinamiche ambientali. Nel corso degli appuntamenti televisivi del media day, il timoniere della S.S. Lazio, Gennaro Gattuso, ha tracciato la rotta del progetto biancoceleste, affrontando il tema delicato dello Stadio Olimpico deserto, l’eredità tattica della precedente gestione e le mosse dell’ultima sessione di trasferimenti.

L’Olimpico deserto: «È surreale, rispetto la coerenza della nostra gente»

Il tecnico calabrese ha descritto con toni forti la sensazione di guidare la squadra davanti a spalti semivuoti:

“Vedere l’Olimpico pieno è il mio sogno più grande: entrarci adesso è surreale, sembra di essere tornati in pieno periodo Covid, un’atmosfera che avevo già vissuto ai tempi di Napoli. Lo stadio è magnifico e vederlo così fa male, non è affatto semplice.

Tuttavia rispetto profondamente la decisione dei tifosi: sono persone coerenti che stanno portando avanti una linea chiara e io non entro nel merito. Il calcio senza tifosi non è calcio. Noi dobbiamo solo pensare a lavorare, portare a casa più punti possibili e sperare che un giorno tutto questo si possa ricomporre per riabbracciare il nostro pubblico”.

La svolta tattica post Mantova: «Servono fisicità e mentalità»

Riavvolgendo il nastro fino al traumatico esordio in Coppa Italia, l’allenatore ha ribadito quale sia la reale priorità del suo mandato:

“La sconfitta con il Mantova brucia ancora, ma si inserisce all’interno di un percorso di crescita. Non mi interessa stabilire dove potremo arrivare in classifica: l’obiettivo prioritario è creare una mentalità solida a Formello e dare un’identità precisa alla squadra.

L’anno scorso c’era un maestro come Maurizio Sarri che impostava il lavoro su principi totalmente diversi; noi in poco tempo abbiamo cambiato rotta per proporre un calcio più aggressivo, fisico e verticale. I moduli lasciano il tempo che trovano, contano l’atteggiamento e lo spirito di sacrificio”.

L’attacco, la partenza di Dia e l’inserimento di Gudmundsson

Analizzando la fase offensiva, Gattuso ha sottolineato la necessità di maggiore incisività sotto porta:

“Dobbiamo migliorare negli ultimi venticinque metri, lo confermano i dati statistici. È partito Boulaye Dia, un calciatore preziosissimo per come legava la manovra e dava una mano in entrambe le fasi.

È arrivato Albert Gudmundsson: parliamo di un elemento duttile che può agire da esterno o da falso nove. Dovrò entrare rapidamente nella sua testa per sfruttarne al massimo le qualità nel nostro scacchiere tattico”.

I retroscena di mercato e l’impatto di Frattesi

In chiusura, il mister ha espresso gratitudine verso la società e verso chi ha scelto di sposare la causa biancoceleste nonostante il contesto complesso:

“Ringrazio la società e soprattutto i ragazzi che hanno accettato con entusiasmo di venire a giocare qui, consapevoli delle difficoltà ambientali.

Davide Frattesi? Con lui c’è sempre stato un dialogo costante: l’ho convocato in azzurro anche nei periodi in cui trovava meno spazio. Ha strappi devastanti e fa gol pesanti. L’anno scorso gli ho detto chiaramente che alla sua età doveva assumersi responsabilità dirette e uscire dalla propria comfort zone: è scattata la scintilla ed è volato qui per fare il protagonista assoluto“.



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Lazio, pista Icardi ancora aperta: Cardone svela i dubbi di Gattuso e la posizione di Lotito

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Mauro Icardi in campo obiettivo di calciomercato per l'attacco della SS Lazio

La pista Mauro Icardi per la Lazio non sarebbe ancora tramontata. A fare il punto sulla situazione è stato Giulio Cardone de La Repubblica, intervenuto in collegamento durante “Quelli che…”. Secondo il giornalista, all’interno del club ci sarebbero valutazioni differenti sull’eventuale arrivo dell’attaccante argentino.

Il principale interrogativo riguarderebbe Gennaro Gattuso, che avrebbe alcune perplessità non tanto sulle qualità tecniche di Icardi quanto sul suo inserimento all’interno del gruppo. Claudio Lotito, invece, sarebbe il principale sostenitore dell’operazione.

Cardone: «Icardi conosce le perplessità di Gattuso»

Cardone parte proprio dalla posizione dell’allenatore biancoceleste:

«Icardi? Le perplessità di Gattuso riguardano lo spogliatoio e il giocatore queste perplessità le conosce bene».

Il riferimento è anche alle recenti parole del tecnico, che aveva riconosciuto le qualità dell’argentino lasciando però aperta la questione relativa alla sua funzionalità nel progetto tecnico.

Secondo Cardone, Icardi non avrebbe reagito negativamente:

«Le dichiarazioni di Gattuso le ha recepite bene».

Pinamonti può incidere sulla decisione

Un altro elemento fondamentale sarà il rendimento di Andrea Pinamonti.

Cardone mette a confronto le sue ultime prestazioni:

«Chiaro che se Pinamonti è quello della girata fulminea vista contro Genoa è un conto, se è quello evanescente di Udine è un altro e a questo punto un ragionamento si potrebbe fare sull’attaccante».

La Lazio, quindi, potrebbe valutare l’opportunità Icardi anche sulla base delle risposte offerte dal proprio centravanti nelle prossime partite.

Lotito spinge per Icardi, Fabiani dalla parte di Gattuso

È questo il retroscena più interessante raccontato dal giornalista de La Repubblica.

Secondo Cardone, Lotito starebbe spingendo personalmente per arrivare a Icardi, mentre Fabiani sarebbe maggiormente allineato con le valutazioni dell’allenatore:

«Credo che Gattuso abbia preso tempo con Lotito, Fabiani è con il tecnico, è il presidente che sta andando sulla pista Icardi. La questione è assolutamente aperta».

Non ci sarebbe dunque ancora una decisione definitiva. Il nome dell’argentino rimarrebbe sul tavolo, ma Gattuso avrebbe chiesto tempo prima di dare eventualmente il proprio via libera.

Il problema del costo del lavoro allargato

Oltre alle valutazioni tecniche esiste poi una questione economica.

L’eventuale contratto di Icardi avrebbe inevitabilmente un peso significativo sui conti del club e, in particolare, sul costo del lavoro allargato.

Cardone avverte:

«Poi bisogna fare i conti, non si può escludere che venga di nuovo bloccato il mercato a gennaio, e un contratto come quello di Icardi sarebbe pesante».

Un aspetto particolarmente importante perché la Lazio deve ragionare non soltanto sull’immediato, ma anche sui margini che avrà nella prossima finestra di mercato.

La mossa Diogo Leite come segnale

Cardone interpreta anche il recente arrivo di Diogo Leite come un’indicazione della strategia della società:

«La Lazio sta allestendo la rosa per tutto l’anno e lo dimostra la mossa Leite, preso con tre centrali».

L’obiettivo sarebbe quindi consegnare a Gattuso una rosa sufficientemente completa per affrontare l’intera stagione, senza avere la certezza di poter intervenire liberamente a gennaio.

In quest’ottica, l’eventuale operazione Icardi dovrebbe essere valutata con particolare attenzione.

Buone notizie per Patric

Infine arriva un aggiornamento importante dalla difesa.

«La notizia positiva di queste ore è che Patric è di nuovo in gruppo, magari dopo la sosta torna a disposizione».

Il rientro dello spagnolo aumenterebbe ulteriormente le alternative a disposizione di Gattuso in un reparto recentemente rinforzato proprio con l’arrivo di Leite.

Icardi-Lazio, dunque, non è finita

La ricostruzione di Cardone lascia quindi completamente aperta la questione Icardi. Non si tratta, almeno secondo quanto riferito dal giornalista, di un’operazione già decisa: esistono dubbi tecnici, considerazioni legate allo spogliatoio e soprattutto valutazioni economiche.

La spinta principale arriverebbe da Lotito, mentre Gattuso avrebbe preso tempo e Fabiani sarebbe vicino alla posizione dell’allenatore.

Le prossime prestazioni di Pinamonti potrebbero diventare un ulteriore elemento di valutazione. Sullo sfondo rimane però una domanda fondamentale: vale la pena appesantire adesso il costo della rosa con un contratto importante come quello di Icardi, soprattutto senza conoscere con certezza i margini di manovra che la Lazio avrà a gennaio?



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Lazio, Fabiani svela il retroscena Romagnoli-Al Sadd: «Pensavano che lo avremmo liberato»

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Fabiani svela un retroscena sulla cessione di Romagnoli all'Al Sadd e sull'arrivo di Diogo Leite: la Lazio avrebbe resistito per non perdere il difensore gratis.

Angelo Fabiani ha svelato un retroscena particolarmente interessante sulla cessione di Alessio Romagnoli all’Al Sadd e sul successivo arrivo di Diogo Leite alla Lazio. Una ricostruzione che offre una versione diversa rispetto a quella circolata durante l’estate sulle ragioni che avevano rallentato il trasferimento del difensore in Qatar.

Una premessa, però, è fondamentale: quella raccontata è la versione fornita dal direttore sportivo della Lazio. Al momento non viene riportata una replica dell’altra parte e, dunque, la ricostruzione va considerata come la posizione di Fabiani sulla vicenda.

Romagnoli-Al Sadd, la versione di Fabiani

La volontà di Romagnoli di trasferirsi all’Al Sadd era nota da tempo. Dopo il mancato trasferimento precedente, anche durante l’estate si era tornati a parlare con insistenza dell’operazione.

Per settimane, tuttavia, l’affare non si era sbloccato.

Una delle spiegazioni circolate riguardava le modalità di pagamento del cartellino: la Lazio avrebbe voluto incassare immediatamente la cifra concordata, mentre il club qatariota avrebbe preferito dilazionare il pagamento.

Fabiani, però, ha fornito una lettura differente della situazione.

«Erano convinti che avremmo liberato Romagnoli»

Secondo la ricostruzione del direttore sportivo, l’Al Sadd avrebbe temporeggiato nella convinzione che, con il passare delle settimane, la Lazio avrebbe finito per liberare Romagnoli dal contratto, consentendo così al club qatariota di ingaggiarlo senza versare un indennizzo ai biancocelesti.

Una possibilità della quale si era discusso anche durante il mercato, considerando il peso dello stipendio del centrale sui conti della Lazio e la sua volontà di lasciare Roma.

La società biancoceleste avrebbe però deciso di mantenere la propria posizione: nessuna risoluzione gratuita e nessun via libera senza un accordo economico per il cartellino.

È questo, secondo la versione di Fabiani, uno degli elementi decisivi per comprendere perché la vicenda si sia trascinata così a lungo.

La Lazio resiste e incassa per Romagnoli

La strategia sarebbe stata quindi quella di non cedere alla pressione del tempo.

Il mercato italiano si è chiuso con Romagnoli ancora formalmente a disposizione della Lazio. Soltanto successivamente è arrivata la fumata bianca con l’Al Sadd, con il trasferimento a titolo definitivo del difensore.

In base alla ricostruzione riportata, la Lazio avrebbe così evitato di perdere gratuitamente il giocatore, riuscendo invece a monetizzarne la partenza.

Un risultato al quale va aggiunto il risparmio derivante dall’uscita di uno degli ingaggi più pesanti della rosa.

Diogo Leite aspettava la Lazio

Ed è qui che entra in gioco Diogo Leite.

Fabiani avrebbe infatti legato le due operazioni: la Lazio era interessata al portoghese, ma prima voleva definire la situazione Romagnoli.

Il club avrebbe quindi comunicato all’entourage di Leite la propria intenzione di procedere con il suo ingaggio una volta conclusa l’uscita dell’ex capitano biancoceleste.

Leite, dal canto suo, ha successivamente confermato quanto desiderasse il trasferimento alla Lazio, spiegando durante la sua presentazione di aver conosciuto l’interesse biancoceleste già da marzo e di aver rifiutato altre possibilità pur di arrivare a Roma.

Il doppio incastro Romagnoli-Leite

Alla luce della versione raccontata da Fabiani, la gestione delle due operazioni assume quindi un significato differente.

La Lazio avrebbe scelto di aspettare su entrambi i fronti: da una parte senza liberare gratuitamente Romagnoli, dall’altra mantenendo vivo l’accordo con Leite.

Alla fine l’incastro si è completato: Romagnoli è partito e Diogo Leite è diventato un nuovo difensore della Lazio.

Un’operazione complessa e arrivata soltanto a settembre, ma che ha consentito al club di sostituire un giocatore intenzionato a partire con un centrale più giovane e desideroso di rilanciarsi anche in ottica nazionale portoghese.

Un retroscena che cambia la lettura dell’estate

La parte più interessante della ricostruzione è proprio questa. Durante il mercato erano circolate diverse spiegazioni sullo stallo della trattativa con l’Al Sadd, mentre la versione illustrata da Fabiani introduce un elemento differente: la convinzione del club qatariota che la Lazio, alla fine, avrebbe potuto concedere gratuitamente il via libera a Romagnoli.

Secondo il ds, invece, il club biancoceleste ha tenuto il punto fino alla conclusione dell’operazione.

Una versione che, se confermata anche dall’altra parte, permetterebbe di comprendere meglio sia i tempi lunghissimi dell’addio di Romagnoli sia quelli dell’arrivo di Diogo Leite.



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Lazio, Galassi convocato dall’Argentina U19 per i Giochi Sudamericani 2026

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Galassi arriva dal Real Madrid, Galvani va al Milan. Due operazioni che riaccendono il dibattito sul futuro del settore giovanile della Lazio.

Grande soddisfazione per Bruno Galassi. Il giovane biancoceleste è stato infatti convocato dall’Argentina Under 19 in vista dei Giochi Sudamericani 2026, in programma dal 12 al 26 settembre.

Una chiamata importante per Galassi, che avrà così la possibilità di vivere un’esperienza internazionale con la selezione giovanile argentina.

Galassi con l’Argentina U19

Il calciatore della Lazio farà dunque parte della rappresentativa argentina impegnata nella competizione sudamericana.

Per il giovane biancoceleste si tratta di un’occasione preziosa per confrontarsi a livello internazionale e proseguire il proprio percorso di crescita.

La convocazione rappresenta inoltre un motivo di soddisfazione per il settore giovanile della Lazio, che vedrà uno dei suoi ragazzi impegnato con una nazionale durante la seconda metà di settembre.

Dal 12 al 26 settembre con l’Argentina

Galassi sarà impegnato con l’Argentina U19 nel periodo compreso tra il 12 e il 26 settembre 2026.

La Lazio dovrà quindi fare a meno del giovane durante gli impegni previsti in quelle settimane, mentre per Galassi arriverà l’opportunità di mettersi in mostra con la maglia dell’Albiceleste.



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Lazio-Milan, Gattuso sceglie ancora il silenzio: niente conferenza stampa prima della sfida

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio in conferenza stampa a Formello alla vigilia di Juventus Lazio
Gennaro Gattuso conferenza stampa Juventus Lazio Formello

Gennaro Gattuso non parlerà alla vigilia di Lazio-Milan. Il tecnico biancoceleste ha infatti scelto di non tenere la consueta conferenza stampa pre-partita, proseguendo una linea già adottata nelle ultime settimane.

Per la terza gara consecutiva di campionato, dunque, l’allenatore della Lazio non incontrerà i giornalisti alla vigilia del match.

Gattuso, terza conferenza consecutiva saltata

La decisione conferma una tendenza ormai evidente. Anche prima delle precedenti due partite di Serie A, Gattuso aveva preferito non presentare pubblicamente la gara attraverso la tradizionale conferenza stampa.

Lo stesso accadrà in vista di Lazio-Milan, appuntamento importante per una squadra biancoceleste protagonista di un eccellente avvio di campionato.

Gattuso continuerà quindi a concentrare il lavoro esclusivamente sul campo e sulla preparazione della partita, senza intervenire pubblicamente nelle ore che precedono il match.

Lazio-Milan, riflettori sul campo

L’assenza della conferenza pre-partita non significa naturalmente che Gattuso resterà lontano dai microfoni anche dopo la gara. Per il momento, però, la scelta alla vigilia è chiara: nessuna dichiarazione e massima concentrazione sulla partita.

Una linea che il tecnico sta portando avanti con continuità e che rende ormai il silenzio pre-gara una caratteristica di questo inizio della sua esperienza sulla panchina biancoceleste.



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Verso Lazio-Milan: Pinamonti Recuperato. Le Ultime da Formello e le Probabili Formazioni

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Andrea Pinamonti esulta dopo il gol nell'amichevole tra Lazio e Arezzo a Formello
Andrea Pinamonti e Diogo Leite firmano le due reti decisive nell'amichevole della Lazio contro l'Arezzo al Fersini.

Preparazione lampo al centro sportivo di Formello in vista del big match contro il Milan. Con soli tre giorni a disposizione per preparare la sfida, di cui due già archiviati, l’attenzione è tutta rivolta alla rifinitura di venerdì pomeriggio, decisiva per gli ultimi collaudi tattici. La grande e attesa notizia per i tifosi, però, è già arrivata: l’allarme in attacco è rientrato.

Pinamonti c’è: il tridente offensivo prende forma

Il sospiro di sollievo riguarda Andrea Pinamonti. Uscito da Udine visibilmente dolorante alla caviglia destra, l’attaccante si è ristabilito completamente. La sessione mattutina ha confermato il suo pieno recupero: ha svolto l’intero allenamento in gruppo e sabato sera partirà regolarmente dal primo minuto al centro del tridente.

Ai suoi lati, le scelte sembrano ormai delineate. Zaccagni è la certezza, mentre per l’ultima maglia da titolare Isaksen è in netto vantaggio su Cancellieri, che con ogni probabilità partirà dalla panchina pronto a subentrare a gara in corso.

Infermeria: il punto su Marusic, Rovella e Dele-Bashiru

Le buone notizie si fermano all’attacco. L’infermeria non restituisce nessun altro elemento in tempo per il Milan. Ecco la situazione degli indisponibili:

  • Marusic e Rovella: Il loro rientro è ufficialmente posticipato. Saranno a disposizione soltanto dopo la sosta per le Nazionali.
  • Dele-Bashiru: Resta un lumicino di speranza per vederlo tra i convocati contro il Venezia, ma la sua presenza in panchina all’Olimpico per la sfida contro i rossoneri è considerata quasi impossibile. Anche per lui, il rientro a pieno regime slitterà al post-pausa.

Centrocampo e Difesa: scelte obbligate e conferme in blocco

Le assenze in mediana obbligano a scelte precise e portano a conferme totali per il reparto. Il centrocampo a tre vedrà ancora protagonisti Frattesi, Taylor e Belahyane, chiamati a fare filtro e a innescare il tridente offensivo.

Nessuna sorpresa nemmeno nel pacchetto arretrato a protezione di Mandas, ovviamente confermato tra i pali. La linea a quattro sarà composta dalla coppia centrale Doekhi-Provstgaard, mentre sulle corsie esterne spingeranno Floriani e Tavares. Ancora panchina per Sutalo, che resta fuori dall’undici titolare.

Da segnalare un’importante novità tra i convocati: ci sarà anche l’ultimo arrivato Diogo Leite. Il difensore si allena regolarmente con i nuovi compagni da mercoledì e assaggerà per la prima volta il clima partita.

Il Riepilogo: La Probabile Formazione contro il Milan

(4-3-3): Mandas; Floriani, Doekhi, Provstgaard, Tavares; Frattesi, Taylor, Belahyane; Isaksen (Cancellieri), Pinamonti, Zaccagni.



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Lazio, il tifo organizzato risponde a Fabiani: «Lotito chieda scusa e ci mettiamo seduti»

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Claudio Lotito in tribuna autorità allo Stadio Olimpico durante Lazio Monza
Claudio Lotito inquadrato in tribuna all'Olimpico mentre dal settore ospiti e dagli spalti partono cori e applausi contro di lui.

Il tifo organizzato della Lazio risponde all’apertura al dialogo arrivata dal direttore sportivo Angelo Fabiani. Intervenuti ai microfoni di Radio Laziale, i rappresentanti della tifoseria hanno ribadito la propria posizione nei confronti della società e, soprattutto, del presidente Claudio Lotito.

La porta a un confronto non viene chiusa completamente, ma vengono poste condizioni molto nette: secondo il tifo organizzato, dovrebbe essere Lotito in prima persona a compiere il primo passo, attraverso una conferenza stampa e delle scuse pubbliche.

La risposta a Lotito: «Chieda scusa e ci mettiamo seduti»

Il messaggio rivolto al presidente biancoceleste è diretto:

«Lotito ci vuole incontrare? Fa una conferenza stampa, chiede scusa per quello che ha fatto negli ultimi 22 anni e ci mettiamo seduti».

Una dichiarazione che conferma come la contestazione non sia stata cancellata né dall’ottimo avvio di campionato della squadra di Gennaro Gattuso né dalle operazioni concluse dalla società durante il mercato estivo.

Il confronto, dunque, secondo il tifo organizzato sarebbe possibile, ma dovrebbe essere preceduto da un gesto pubblico del presidente.

Tifosi-Fabiani, il retroscena sul tentativo dello scorso anno

Il tifo organizzato ha voluto inoltre precisare la posizione di Angelo Fabiani, ricordando un precedente tentativo di confronto risalente allo scorso dicembre:

«Fabiani non ha detto che vuole fare un incontro. Lo disse a dicembre dello scorso anno e noi avevamo dato la nostra disponibilità».

Secondo quanto raccontato a Radio Laziale, in quell’occasione il direttore sportivo avrebbe provato a farsi promotore di un tavolo tra le parti:

«Si mise in prima fila dicendo di voler creare un tavolo ma è stato bloccato dalla società».

Si tratta della ricostruzione fornita direttamente dal tifo organizzato, che rivendica quindi di aver già manifestato in passato la propria disponibilità al confronto.

«Le nostre richieste sono state reiterate»

La tifoseria sostiene inoltre che le ragioni della protesta siano state comunicate più volte alla Lazio:

«Noi siamo stati chiari. Le nostre richieste sono state reiterate».

Da qui una conclusione particolarmente significativa:

«Questa rottura si sarebbe potuta evitare».

Il punto, quindi, non sarebbe soltanto arrivare oggi a un incontro, ma comprendere come ricostruire un rapporto che secondo i sostenitori si è deteriorato nel corso degli anni.

Il dialogo resta possibile, ma la frattura è profonda

Le dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato. Da una parte la Lazio di Gattuso continua a ottenere risultati, dall’altra la protesta contro la società prosegue e si riflette anche sulla presenza dei tifosi all’Olimpico.

Il messaggio del tifo organizzato chiarisce però un elemento: la possibilità di sedersi a un tavolo non viene esclusa a priori.

La condizione posta è altrettanto evidente. Per i rappresentanti della tifoseria il primo passo deve arrivare direttamente da Lotito, con un’assunzione pubblica di responsabilità rispetto alle ragioni che hanno portato alla rottura.

La distanza rimane quindi enorme, ma per la prima volta il tema non è soltanto la contestazione: si torna a parlare anche delle condizioni necessarie per provare a riaprire un dialogo tra Lazio e tifosi.



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Lazio, Fabiani fissa l’obiettivo: «Dobbiamo tornare in Europa. La squadra non è stata depotenziata»

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Fabiani fissa l'obiettivo della Lazio: «Dobbiamo tornare in Europa». Poi rassicura sul mercato di gennaio: «La Lazio non è una società bloccata».

Angelo Fabiani traccia la strada della nuova Lazio. Il direttore sportivo biancoceleste ha fatto il punto sul mercato estivo, sull’ottimo avvio della squadra di Gennaro Gattuso e soprattutto sugli obiettivi stagionali. Il traguardo minimo è chiaro: riportare la Lazio nelle competizioni europee.

Fabiani respinge inoltre l’idea che le partenze abbiano indebolito la rosa e prova a rassicurare anche in vista di gennaio, quando tornerà inevitabilmente d’attualità il tema del costo del lavoro allargato e di un possibile mercato nuovamente a saldo zero.

Fabiani: «L’obiettivo minimo è riportare la Lazio in Europa»

Il direttore sportivo non si nasconde quando parla delle ambizioni della squadra:

«L’obiettivo minimo è quello di riportare la Lazio in Europa. Dove arriveremo non lo so, mi auguro di poter migliorare sempre di più per far sì che la Lazio torni nelle competizioni europee al più presto».

Nessun proclama dopo le prime tre vittorie consecutive, ma un obiettivo stagionale preciso: tornare almeno all’interno delle posizioni che garantiscono una qualificazione europea.

«Non abbiamo depotenziato la squadra»

Fabiani difende poi le scelte effettuate durante il mercato estivo.

«Non abbiamo preso tanto per prendere, c’è stato un pizzico di furbizia nell’operare con qualche giocatore svincolato».

Il ds affronta anche due delle partenze più pesanti del reparto difensivo:

«Abbiamo perso Gila, Romagnoli ha espresso il desiderio di giocare altrove e lo abbiamo accontentato».

Secondo Fabiani, però, il risultato finale non è stato un ridimensionamento:

«Non abbiamo depotenziato la squadra, ma l’abbiamo aggiustata, poi il campo sarà il giudice supremo».

Una posizione molto netta, soprattutto alla luce delle discussioni che hanno accompagnato l’addio di Alessio Romagnoli e la successiva necessità di intervenire nuovamente in difesa.

Tre vittorie su tre, ma Fabiani frena: «Può significare anche nulla»

La Lazio di Gattuso è partita fortissimo, ma il direttore sportivo invita tutto l’ambiente a non lasciarsi trascinare dall’entusiasmo.

«Vincere tre partite significa tanto, ma può anche significare nulla, non dobbiamo farci distrarre dai complimenti».

Il messaggio è chiaro: il percorso è appena cominciato e saranno i prossimi mesi a stabilire il reale valore della squadra costruita in estate.

Mercato Lazio a saldo zero anche a gennaio? La risposta di Fabiani

Uno dei passaggi più importanti riguarda inevitabilmente il prossimo mercato.

Alla domanda sulla possibilità che la Lazio possa ritrovarsi nuovamente costretta a operare a saldo zero a gennaio, Fabiani affronta direttamente la questione del parametro economico:

«Tutti i nuovi contratti vanno ad impattare sul costo del lavoro allargato».

Il direttore sportivo, però, prova subito a tranquillizzare l’ambiente:

«Da questo punto di vista mi sento di tranquillizzare chiunque perché, come abbiamo sempre fatto, riusciamo a fare mercato. Ed a patrimonializzare il parco giocatori».

Una risposta importante, anche se Fabiani non entra nel dettaglio dei margini economici che la Lazio avrà concretamente a disposizione nella sessione invernale.

Fabiani: «La Lazio non è una società bloccata»

Il ds respinge quindi con forza l’idea di una società impossibilitata a operare.

«La Lazio non è una società bloccata, gli impegni assunti sul mercato saranno rispettati. Non si fanno operazioni fine a se stesse».

Fabiani introduce inoltre una valutazione particolarmente significativa sul patrimonio tecnico del club:

«Non credo di sbagliare se dico che il valore della rosa della Lazio si attesti intorno ai 400 milioni di euro».

Si tratta della stima espressa direttamente dal direttore sportivo, destinata inevitabilmente a far discutere considerando il profondo rinnovamento della rosa effettuato negli ultimi mesi.

Gli svincolati restano un’opportunità

Il mercato della Lazio, inoltre, potrebbe non essere completamente terminato.

Dopo l’arrivo di Diogo Leite, Fabiani lascia aperta la porta a eventuali altre occasioni provenienti dal mercato dei giocatori senza contratto:

«Come abbiamo sempre detto, il mercato non dorme mai».

E aggiunge:

«C’è il mercato degli svincolati e, laddove la società intraveda la possibilità di potenziare ulteriormente la rosa a disposizione di Gattuso, farà delle valutazioni in quel senso. Questo è fuori discussione».

Nessuna promessa di un nuovo acquisto, dunque, ma la Lazio continuerà a valutare eventuali opportunità.

Europa, mercato e gennaio: Fabiani traccia la rotta

Le parole del direttore sportivo fissano quindi tre punti importanti per il futuro immediato della Lazio: ritorno in Europa come obiettivo minimo, fiducia nella rosa costruita e disponibilità a intervenire ancora qualora si presentassero occasioni utili.

Resta inevitabilmente aperto il tema di gennaio e dei parametri economici. Fabiani, però, sceglie di mandare un messaggio rassicurante: secondo il ds, la Lazio non è bloccata e sarà in grado di rispettare gli impegni assunti.

Adesso, come ha ricordato lui stesso, «il campo sarà il giudice supremo».



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Lazio, Gudmundsson diventa il jolly di Gattuso: può giocare ovunque nel nuovo attacco biancoceleste

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Gudmundsson subito decisivo con la Lazio. Gattuso studia il suo ruolo: «Può giocare ovunque». L'islandese sarà il jolly offensivo dei biancocelesti.

Albert Gudmundsson ha impiegato pochissimo per lasciare il segno con la maglia della Lazio. Entrato al posto di Davide Frattesi contro l’Udinese, l’islandese è stato utilizzato da Gennaro Gattuso in una posizione decisamente particolare, praticamente da mezzala offensiva. Una scelta coraggiosa che ha prodotto immediatamente il risultato sperato.

Sul cross di Danilho Doekhi, Gudmundsson si è inserito in area e ha indirizzato di testa alle spalle di Okoye il pallone della vittoria. Un debutto perfetto e, soprattutto, una prima dimostrazione della grande duttilità tattica che potrebbe trasformarlo in uno degli uomini più preziosi della nuova Lazio.

Gudmundsson subito decisivo contro l’Udinese

Gattuso aveva bisogno di aumentare il peso offensivo della squadra nel finale e ha deciso di sacrificare Frattesi inserendo Gudmundsson.

Una sostituzione che sulla carta rendeva la Lazio estremamente offensiva. L’islandese, però, ha interpretato bene il ruolo e soprattutto ha avuto la capacità di attaccare l’area nel momento decisivo.

Il risultato è stato immediato: gol all’esordio e tre punti alla Lazio.

Un inizio difficile da immaginare migliore per un giocatore arrivato da pochissimo a disposizione di Gattuso.

Gattuso: «Albert può giocare ovunque»

Adesso resta da capire quale sarà la posizione principale di Gudmundsson all’interno della Lazio.

Gattuso utilizzerà le prossime settimane per lavorare sull’inserimento tattico dell’islandese. Il tecnico, però, ha già chiarito un concetto fondamentale:

«Albert può giocare ovunque. In fase di attacco ci piace portare più uomini possibili. Lo abbiamo provato ovunque».

Una dichiarazione che conferma come Gattuso non voglia necessariamente assegnargli una sola posizione.

Dal sottopunta alla mezzala: tutte le soluzioni

Dopo la vittoria contro l’Udinese, Gattuso aveva indicato nel sottopunta una delle collocazioni più adatte alle caratteristiche del giocatore. Ma le possibilità sono numerose.

Come riportato dal Corriere dello Sport, Gudmundsson è destinato a diventare il vero multiruolo della Lazio.

Può agire alle spalle del centravanti, partire dall’esterno, avvicinarsi alla punta oppure essere utilizzato, come accaduto contro l’Udinese, in una posizione più arretrata quando la situazione della partita richiede una Lazio particolarmente offensiva.

Più che trovare una singola casella per Gudmundsson, dunque, Gattuso sembra intenzionato a sfruttarne proprio la capacità di occupare diverse zone del campo.

Gudmundsson può cambiare anche la Lazio di Gattuso

La presenza dell’islandese aumenta inoltre le possibilità tattiche dell’allenatore.

Gattuso può mantenere il suo sistema di partenza e utilizzare Gudmundsson come esterno oppure modificare l’assetto durante la partita, avvicinandolo maggiormente a Pinamonti e utilizzandolo tra centrocampo e attacco.

La soluzione vista a Udine rappresenta l’esempio più evidente. Con la Lazio alla ricerca della vittoria, Gudmundsson è entrato al posto di un centrocampista come Frattesi senza togliere alla squadra la possibilità di occupare quella zona del campo.

Una mossa estremamente offensiva che ha finito per decidere la partita.

Il nuovo jolly offensivo della Lazio

Secondo il Corriere dello Sport, è quindi questa la strada sulla quale Gattuso intende lavorare: trasformare Gudmundsson nel jolly della Lazio.

Non un semplice vice Zaccagni e nemmeno esclusivamente un trequartista. Il suo impiego potrà cambiare in base all’avversario, al sistema utilizzato e soprattutto alle necessità della singola partita.

Gattuso ha già fatto capire di considerare i moduli meno importanti dell’interpretazione e dell’occupazione degli spazi. Da questo punto di vista, avere un calciatore con le caratteristiche di Gudmundsson può diventare un vantaggio enorme.

Il primo assaggio è già arrivato a Udine: pochi minuti, un ruolo insolito e il gol che ha regalato alla Lazio la terza vittoria consecutiva.



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Omicidio Diabolik, sette arresti: svolta nelle indagini sulla morte di Fabrizio Piscitelli

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Sette arresti nelle indagini sull'omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik. La DDA di Roma ricostruisce la presunta regia criminale del delitto del 2019.

Sette persone sono state arrestate nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come “Diabolik” e storico capo ultras della Lazio, ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti di Roma.

Su delega della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, Carabinieri e Polizia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Roma.

Gli indagati, tra presunti mandanti e organizzatori, sono gravemente indiziati a vario titolo di reati che comprendono omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

Omicidio Piscitelli, la ricostruzione degli investigatori

Al centro della nuova fase dell’inchiesta c’è la ricostruzione della presunta regia criminale che avrebbe portato all’uccisione di Piscitelli, assassinato in pieno giorno al Parco degli Acquedotti.

Secondo l’impostazione accusatoria riportata nell’ordinanza, il delitto sarebbe stato organizzato con metodo mafioso e avrebbe avuto l’obiettivo di agevolare il clan Senese, attivo nell’area in cui avvenne l’omicidio.

Le indagini si sono sviluppate attraverso intercettazioni, conversazioni telefoniche e analisi di chat criptate. Gli elementi raccolti avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire presunti accordi tra differenti organizzazioni criminali operanti nella Capitale, con interessi comuni legati al narcotraffico.

I presunti mandanti dell’omicidio

Secondo l’impianto accusatorio, tra i principali indiziati come promotori e mandanti figurano Michele Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti.

Senese avrebbe dato il proprio assenso all’eliminazione di Piscitelli, mentre Bennato avrebbe partecipato alla pianificazione logistica dell’omicidio.

A Capriotti viene invece attribuito un altro ruolo decisivo nella ricostruzione degli inquirenti: avrebbe attirato Piscitelli al Parco degli Acquedotti attraverso un appuntamento, portandolo così nel luogo in cui venne compiuto l’agguato.

Si tratta, è importante sottolinearlo, di contestazioni formulate nell’ambito delle indagini e ancora soggette al vaglio giudiziario.

Il narcotraffico e i contrasti precedenti all’agguato

Dietro l’omicidio, secondo gli investigatori, ci sarebbe stato anche un lungo conflitto legato al traffico di cocaina e a precedenti contrasti di natura economica.

Gli inquirenti avrebbero ricostruito diversi episodi di intimidazione e violenza precedenti alla morte di Piscitelli.

Tra questi viene indicato anche un attentato compiuto con un Kalashnikov contro l’abitazione di Capriotti nel febbraio del 2019, alcuni mesi prima dell’omicidio di Diabolik.

Le tensioni sarebbero continuate anche dopo la morte di Diabolik

L’uccisione di Piscitelli, sempre secondo la ricostruzione investigativa, non avrebbe messo fine agli scontri tra i diversi gruppi.

Dopo l’omicidio, la fazione albanese ricondotta dagli inquirenti a Elvis Demce avrebbe avviato attività di ricerca e pedinamento nei confronti dei presunti responsabili.

Una contrapposizione che avrebbe quindi alimentato nuovi progetti omicidiari e ulteriori regolamenti di conti nell’ambito della criminalità romana.

Sette arresti, ma le indagini sono ancora preliminari

L’operazione rappresenta un passaggio importante nelle indagini su un omicidio che, dal 2019, ha avuto enorme risonanza anche per il ruolo ricoperto da Piscitelli nella tifoseria organizzata della Lazio.

Il procedimento, tuttavia, si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. L’ordinanza di custodia cautelare non equivale a una sentenza di condanna.

Tutte le persone coinvolte devono pertanto essere considerate non colpevoli fino a un’eventuale condanna definitiva, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza.



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Lazio, Bisignani avverte Lotito: «Grave errore pensare che le vittorie siano una vittoria sui tifosi»

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Luigi Bisignani durante un'intervista

Luigi Bisignani torna a intervenire sulla situazione della Lazio e lo fa con una lettera pubblicata sulle pagine de Il Tempo, indirizzata al direttore Daniele Capezzone ma soprattutto al popolo biancoceleste. Al centro c’è ancora una volta la protesta dei tifosi contro la gestione di Claudio Lotito, arrivata secondo Bisignani a uno dei suoi momenti più delicati.

Le tre vittorie nelle prime tre giornate e l’ottimo avvio della Lazio di Gennaro Gattuso rendono infatti più difficile restare lontani dall’Olimpico. Ma proprio per questo, secondo Bisignani, la scelta di continuare la contestazione assume ancora più forza.

Bisignani: «Grande vittoria e grande avvio di campionato»

Bisignani parte riconoscendo i meriti della squadra e valutando positivamente anche il mercato estivo:

«Grande vittoria e grande avvio di campionato. Ancora una volta, proprio nelle difficoltà, viene fuori il meglio della lazialità: è nella nostra storia e nella nostra natura».

Secondo Bisignani, anche la protesta avrebbe avuto un ruolo nelle ultime mosse della società:

«Anche il mercato, alla fine, è stato positivo e credo che la protesta dei tifosi abbia contribuito a smuovere la Società».

Mercato Lazio, Bisignani parla di «PNRR biancoceleste»

Il giudizio positivo sul mercato viene però accompagnato da un avvertimento sulla sostenibilità economica delle operazioni.

Bisignani utilizza un’espressione particolarmente significativa:

«Questa campagna acquisti è stata anche un piccolo miracolo di ingegneria finanziaria, una sorta di PNRR biancoceleste».

Il riferimento è alla struttura economica delle operazioni concluse dalla Lazio:

«Una parte importante degli esborsi è stata rinviata alla prossima stagione, quando arriveranno anche delicate scadenze finanziarie».

A queste, secondo Bisignani, bisognerà aggiungere anche gli eventuali impegni economici legati al progetto dello Stadio Flaminio.

Da qui il suo invito alla prudenza:

«Sui conti eviterei quindi facili trionfalismi: presto serviranno risorse importanti e vedremo come la società riuscirà a sostenere tutto».

Tifosi lontani dall’Olimpico ma presenti in trasferta

Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda quanto accaduto a Udine.

Dopo la vittoria, i calciatori della Lazio sono corsi verso il settore occupato dai sostenitori biancocelesti. Per Bisignani quell’immagine rappresenta perfettamente la particolarità della protesta.

«Un gesto immediato, quasi liberatorio, che dimostra quanto la squadra abbia compreso il sostegno e il sacrificio di migliaia di tifosi impegnati nella protesta».

Il punto è proprio questo: chi sta lasciando vuoto l’Olimpico non ha smesso di seguire la Lazio.

«Chi lascia vuoto l’Olimpico continua infatti ad attraversare l’Italia per stare accanto alla squadra. È la dimostrazione più evidente di quanto sia rimasto intatto il legame con la Lazio e, allo stesso tempo, di quanto sia profonda la frattura con la gestione societaria».

Bisignani cita Rocca: «Difficile parlare di una minoranza»

Nella lettera trova spazio anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, presente a Udine.

Bisignani considera importante il suo intervento:

«Ha fatto bene anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, arrivato a Udine, a sottolineare il significato di quella presenza».

E sottolinea:

«Quando migliaia di persone affrontano chilometri, spese e sacrifici per seguire la squadra lontano da Roma mentre rinunciano al proprio stadio, diventa difficile parlare del malumore passeggero di una minoranza».

«Adesso viene la parte più dura»

È probabilmente questo il cuore dell’intervento.

Una Lazio che perde rende più semplice portare avanti la contestazione. Una Lazio che vince, diverte ed entusiasma rende invece molto più dolorosa la decisione di non entrare all’Olimpico.

Bisignani lo riconosce apertamente:

«Adesso viene la parte più dura. Vincere rende ancora più dolorosa la scelta di lasciare vuoto l’Olimpico: quando la squadra entusiasma, l’istinto di ogni tifoso sarebbe quello di correre allo stadio».

Proprio per questo chiede rispetto per chi continuerà a mantenere la posizione presa:

«Per questo va rispettata ancora di più la coerenza di chi ha deciso di proseguire la protesta».

Lazio-Milan, la protesta si sposta a Ponte Milvio

Bisignani anticipa anche quello che accadrà in occasione della prossima partita casalinga.

I tifosi che stanno aderendo alla contestazione non entreranno all’Olimpico, ma resteranno nelle vicinanze per sostenere comunque la squadra:

«Sabato sera saremo tutti fuori dall’Olimpico, a Ponte Milvio, per far arrivare comunque alla squadra il nostro incitamento».

Una scelta che vuole separare ancora una volta il sostegno alla maglia dalla protesta contro la società.

Il messaggio a Lotito: «Non confonda le vittorie con una vittoria sui tifosi»

Il passaggio più duro è rivolto direttamente a Claudio Lotito.

«Lotito commetterebbe un grave errore se interpretasse le vittorie della Lazio come una propria vittoria sui tifosi».

Secondo Bisignani, i risultati ottenuti dalla squadra non cancellano le ragioni della contestazione:

«Ogni successo appartiene ai giocatori, all’allenatore e al popolo laziale, compreso chi oggi sceglie dolorosamente di restare fuori dall’Olimpico».

Parole che assumono ancora maggiore peso dopo le recenti dichiarazioni dello stesso Lotito, che ha difeso la propria gestione rivendicando anche l’attuale posizione della squadra.

«Più la Lazio emoziona, maggiore sarà il sacrificio»

Bisignani ribalta quindi completamente il ragionamento: le vittorie non indeboliscono necessariamente la protesta, ma rendono più grande il sacrificio di chi decide di portarla avanti.

«Più questa Lazio sarà capace di emozionare, maggiore sarà il sacrificio di chi continuerà a lasciare vuoto il proprio posto».

E pone alla società la domanda centrale:

«Adesso tocca alla società capire perché quelle stesse persone che attraversano l’Italia non vogliono più entrare all’Olimpico».

Bisignani insiste: «Quanto a Lotito, nulla cambia»

La conclusione della lettera non lascia spazio a interpretazioni.

Per Bisignani, l’ottimo avvio della squadra non modifica il giudizio sulla gestione societaria:

«Quanto a Lotito, nulla cambia».

E torna quindi sulle dieci domande già rivolte in precedenza al presidente:

«Siamo ancora qui a riproporgli le nostre dieci domande, oggi ancora più attuali di ieri».

La Lazio di Gattuso continua dunque a vincere, mentre fuori dal campo la frattura tra una parte importante della tifoseria e la presidenza resta aperta. E secondo Bisignani, proprio adesso arriva il vero banco di prova per la protesta.



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Lazio, Lotito risponde alla contestazione: «Dicono che i tifosi non sognano, ma siamo primi. L’unico assioma è che devo andare via»

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Il presidente della Lazio Claudio Lotito e il governatore Francesco Rocca

Claudio Lotito torna a parlare e risponde alla durissima contestazione dei tifosi della Lazio. Il presidente biancoceleste, intervistato dal Fatto Quotidiano, difende la propria gestione e considera priva di logica la richiesta sempre più insistente di lasciare il club.

Il patron rivendica i risultati ottenuti e i progetti portati avanti dalla società, dalla squadra affidata a Gennaro Gattuso fino all’Academy e al progetto stadio. E davanti alle critiche dei tifosi risponde con una frase destinata inevitabilmente a far discutere: «Siamo primi in classifica, non basta?»

Lotito: «Quello che sta succedendo contro di me è fuori da ogni logica»

Il presidente parte immediatamente all’attacco:

«Non mi faccia parlare, parlano i fatti per me. Quello che sta succedendo contro di me è fuori da ogni logica».

Il riferimento è alla contestazione che ormai da mesi accompagna la società e che ha prodotto anche un crollo degli abbonamenti all’Olimpico.

Lotito, però, non comprende le ragioni di chi chiede un cambio di proprietà:

«Non ha logica. Dicono: “Con Lotito i tifosi non sognano”. Ma che vuol dire?».

«Siamo primi in classifica, non basta?»

Il presidente porta come risposta anche l’ottimo avvio di campionato della Lazio di Gattuso:

«Siamo primi in classifica, non basta? Non basta comprare i giocatori, avere una squadra determinata, che combatte, né fare l’Academy, voler fare lo stadio».

La conclusione di Lotito è molto netta:

«L’unico assioma loro è: Lotito deve andare via».

Una lettura completamente differente rispetto a quella di una parte consistente della tifoseria, che continua la protesta nonostante le tre vittorie ottenute dalla squadra nelle prime tre giornate.

Lotito non vuole «togliersi sassolini»: «Faccio parlare i fatti»

Nel corso dell’intervista viene chiesto al presidente anche se voglia togliersi qualche sassolino dalla scarpa dopo le critiche ricevute.

Lotito preferisce ribadire il concetto iniziale: saranno i risultati e il lavoro svolto a parlare per lui.

Il patron interviene anche sui rapporti con alcuni esponenti politici che negli ultimi mesi hanno espresso posizioni critiche nei confronti della sua gestione, tra cui il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.

«Io non devo parlare con nessuno, faccio il presidente nell’interesse della società. Con tutto il rispetto, ma sul lato umano poi il mio giudizio sulle persone è sulla base dei comportamenti».

E aggiunge:

«Mica posso censurare i comportamenti della gente, non sono abituato. Facciano quello che vogliono e poi si vedrà».

Lotito: «Fuori da Roma la situazione è diversa»

Il presidente affronta anche il tema politico e le tensioni che si sono create intorno alla sua figura, respingendo le ricostruzioni su uno scontro interno alla destra.

Secondo Lotito, la percezione nei suoi confronti cambierebbe radicalmente fuori dalla Capitale:

«Se uno esce da Roma, c’è una situazione diversa. Ogni volta che vado a Reggio Calabria vengo portato in trionfo, abbiamo vinto 7-0 e 5-0 le prime partite».

Poi l’attacco alle ricostruzioni giornalistiche:

«Poi torno a Roma e raccontano che pure a Reggio mi contestano. Legga cosa ha scritto Il Tempo».

Il riferimento a Bisignani

Nell’intervista viene affrontato anche il tema Luigi Bisignani, protagonista negli ultimi mesi di diverse prese di posizione sulla situazione della Lazio.

La risposta di Lotito è breve:

«Bisignani? Non lo so di chi è la colpa, ma lo scrivono».

Il presidente continua quindi a respingere le ricostruzioni che vedono una crescente opposizione nei suoi confronti anche al di fuori della tradizionale contestazione della tifoseria.

E sullo Scudetto Lotito non risponde

Con la Lazio a punteggio pieno dopo le prime tre giornate, l’intervista si chiude inevitabilmente con una domanda sul possibile sogno Scudetto.

Questa volta, però, Lotito decide di non sbilanciarsi:

«Grazie e arrivederci!».

Nessun proclama, dunque. Ma sul rapporto con la tifoseria il presidente ha invece espresso una posizione chiarissima: non considera giustificata la richiesta di lasciare la Lazio e continua a rivendicare i risultati della propria gestione.

Il campo, almeno in questo momento, sorride alla squadra di Gattuso. La contestazione, però, continua. Ed è proprio questa distanza tra risultati sportivi e rapporto società-tifoseria a rappresentare uno dei temi centrali della stagione biancoceleste.



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Lazio, crollo abbonamenti: appena 4.500 tessere, è il dato più basso dell’era Lotito

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La marea di tifosi della Lazio in piazza con bandiere e fumogeni

La contestazione dei tifosi della Lazio nei confronti della società e del presidente Claudio Lotito continua a riflettersi pesantemente sui numeri dell’Olimpico. E il dato della campagna abbonamenti è probabilmente uno dei segnali più evidenti della frattura tra una larga parte della tifoseria e il club.

Secondo quanto riportato da Il Tempo, nonostante la riapertura straordinaria della campagna, la Lazio sarebbe arrivata finora a circa 4.500 abbonamenti, appena 200 in più rispetto alla precedente chiusura.

Un numero che rappresenterebbe il dato più basso degli ultimi 22 anni, in netto contrasto con le oltre 29 mila tessere sottoscritte nella passata stagione.

Lazio, la riapertura porta appena 200 nuovi abbonamenti

La società ha deciso di concedere ai tifosi un’ulteriore possibilità per sottoscrivere l’abbonamento, con la finestra straordinaria destinata a chiudersi venerdì 11 settembre alle 23:59.

La risposta, almeno fino a questo momento, è stata però estremamente contenuta.

Secondo il quotidiano romano, la riapertura avrebbe prodotto soltanto circa 200 nuove sottoscrizioni, portando il totale intorno alle 4.500 tessere.

Numeri che rendono ormai evidente come la scelta di non abbonarsi rappresenti per molti sostenitori una vera e propria forma di protesta.

Da oltre 29 mila a 4.500: il crollo in una stagione

È soprattutto il confronto con la scorsa stagione a fotografare le dimensioni del fenomeno.

Da oltre 29 mila abbonamenti si è passati agli attuali circa 4.500. Una diminuzione di quasi 25 mila tessere nell’arco di una sola estate.

La flessione è quindi superiore all’80% rispetto alla stagione precedente.

Non si tratta semplicemente di un calo fisiologico legato ai risultati sportivi. Il dato arriva infatti nel pieno della contestazione contro Lotito e la gestione societaria.

La Lazio vince, ma la protesta non si ferma

C’è poi un elemento che rende il dato ancora più significativo.

Sul campo la nuova Lazio di Gennaro Gattuso ha iniziato molto bene il campionato, conquistando tre vittorie nelle prime tre giornate. Nemmeno i risultati positivi, almeno per il momento, sembrano però aver modificato la posizione della parte di tifoseria che ha scelto di disertare l’Olimpico.

Lo stesso Gattuso, dopo la vittoria contro l’Udinese, aveva riconosciuto la situazione:

«I tifosi non cambieranno idea, sono coerenti. La nostra unica strada è il lavoro».

Una frase che descrive perfettamente il momento: da una parte la squadra e l’allenatore, dall’altra una contestazione che riguarda principalmente la società e che continua nonostante i risultati.

Olimpico vuoto, settore ospiti pieno: la scelta dei laziali

La protesta presenta inoltre una caratteristica particolare. Molti tifosi stanno rinunciando alle partite casalinghe, ma continuano a seguire la Lazio in trasferta.

Un comportamento che rende ancora più evidente la natura della contestazione: l’obiettivo non è abbandonare la squadra, ma manifestare il dissenso nei confronti della gestione societaria.

Il contrasto tra un Olimpico con una presenza fortemente ridotta e il sostegno garantito lontano da Roma rappresenta una delle immagini più significative di questo inizio di stagione.

Un dato storico per l’era Lotito

Se il numero dovesse essere confermato anche alla chiusura definitiva della campagna, la Lazio registrerebbe il minimo degli ultimi 22 anni, praticamente coincidenti con l’intera presidenza Lotito.

E difficilmente qualche centinaio di nuove sottoscrizioni negli ultimi giorni potrebbe cambiare il significato complessivo del dato.

La Lazio può continuare a vincere sul campo e Gattuso può provare a ricostruire entusiasmo intorno alla squadra. Ma i numeri degli abbonamenti raccontano che la frattura tra tifoseria e società resta profondissima.

Venerdì 11 settembre arriverà il dato definitivo. Al momento, però, le circa 4.500 tessere rappresentano già un messaggio estremamente forte.



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Lazio, Diogo Leite si presenta: «Ho rifiutato altri club per venire qui. Doekhi importante nella mia scelta»

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Diogo Leite nuovo difensore centrale in arrivo alla SS Lazio

Diogo Leite è un nuovo giocatore della Lazio e non nasconde l’entusiasmo per l’inizio della sua avventura in biancoceleste. Il difensore ha rilasciato le sue prime dichiarazioni ai microfoni di Lazio Style Channel, in attesa della conferenza stampa di presentazione.

Il portoghese ha svelato un retroscena importante: l’interesse della Lazio risaliva già a marzo e Leite avrebbe rifiutato altre proposte pur di arrivare a Formello. Nella scelta ha avuto un ruolo anche Danilho Doekhi, suo vecchio compagno e ora nuovamente al suo fianco.

Diogo Leite: «Oggi è un giorno speciale»

Il nuovo centrale biancoceleste ha raccontato immediatamente la propria soddisfazione:

«Oggi è un giorno speciale per me. Volevo venire alla Lazio e finalmente questo giorno è arrivato. Sono felice di indossare questa maglia, è un grande club con tanta storia. Non vedo l’ora di iniziare».

Leite arriva in un campionato completamente nuovo per lui e considera la Serie A un’occasione importante anche per migliorare ulteriormente dal punto di vista individuale.

«Ho già guardato tante volte la Serie A, mi aspetto di imparare molto. È molto tattica e può far crescere i difensori. Un campionato diverso, ma con grande competitività. Mi aspetto di crescere ancora e raggiungere la miglior condizione».

«Sapevo dell’interesse della Lazio da marzo»

Particolarmente interessanti le parole dedicate alla trattativa. L’interesse biancoceleste, secondo quanto raccontato direttamente dal giocatore, nasce diversi mesi prima del suo effettivo arrivo:

«Già da marzo sapevo dell’interesse della Lazio. Ero interessato a questa proposta, ho rifiutato altri club perché volevo venire qui. Finalmente questo momento è arrivato».

Una dichiarazione che conferma come la Lazio rappresentasse una precisa scelta di Leite e non semplicemente un’opportunità arrivata dopo la chiusura del mercato.

Doekhi decisivo nella scelta: «Ho parlato con lui»

Nella decisione del portoghese ha avuto un ruolo importante anche Danilho Doekhi.

Leite lo conosce già molto bene e ha ammesso di aver parlato con il centrale prima di accettare definitivamente la proposta biancoceleste:

«Naturalmente ho parlato con Doekhi, è stato importante per la mia scelta».

I due avevano addirittura immaginato in passato la possibilità di tornare un giorno a giocare insieme:

«Lo conosco da tempo, ritrovarlo qui e giocare di nuovo con lui è un onore. Ne avevamo già parlato in precedenza, prima di firmare, dicevamo che magari un giorno avremmo rigiocato insieme. Quel giorno è arrivato. Sono molto felice. Non vedo l’ora di rivederlo».

Gattuso potrebbe quindi ricostruire alla Lazio una coppia difensiva che dispone già di conoscenza reciproca e automatismi sviluppati in passato.

Un rinforzo importante per l’emergenza difensiva

L’arrivo di Diogo Leite assume un peso ancora maggiore considerando la situazione del reparto arretrato biancoceleste.

La partenza di Alessio Romagnoli, unita alla risoluzione del contratto di Gigot e alle scelte effettuate nella composizione della lista, aveva ridotto notevolmente le alternative a disposizione di Gennaro Gattuso.

Leite aggiunge quindi un centrale di ruolo alla rosa e permette al tecnico di avere una soluzione in più per affrontare una stagione appena iniziata.

Gli obiettivi di Leite: «Giocare il più possibile e aiutare la squadra»

Il portoghese non vuole perdere tempo e indica già i primi obiettivi della sua esperienza italiana:

«Voglio arrivare alla mia migliore condizione. Credo che questo club sia perfetto per me e questo campionato è giusto per le mie caratteristiche».

Nessun proclama individuale. La priorità sarà guadagnarsi spazio e aiutare la squadra:

«Il mio obiettivo personale? Aiutare la squadra, giocare il più possibile e contribuire al raggiungimento degli obiettivi».

Ora toccherà a Gattuso inserirlo nei propri meccanismi. Dopo l’emergenza creata dall’addio di Romagnoli, la Lazio trova finalmente un nuovo rinforzo per il centro della difesa.



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Gattuso: «Sapevo che dovevo smontare tutto». Poi svela il ruolo di Gudmundsson

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio in conferenza stampa a Formello alla vigilia di Juventus Lazio
Gennaro Gattuso conferenza stampa Juventus Lazio Formello

Tre partite e tre vittorie per la Lazio di Gennaro Gattuso. Dopo il successo in rimonta contro l’Udinese, arrivato grazie alle reti di Davide Frattesi e Albert Gudmundsson, il tecnico biancoceleste ha analizzato la prestazione della sua squadra in conferenza stampa.

Gattuso ha elogiato soprattutto lo spirito dei suoi giocatori, spiegando il lavoro svolto dall’inizio della preparazione e tornando anche sul difficile momento vissuto intorno all’ambiente Lazio. Interessanti, inoltre, le indicazioni tattiche su Gudmundsson: per l’allenatore il ruolo ideale dell’islandese è quello di sottopunta.

Gattuso: «I ragazzi stanno facendo cose importanti»

Il tecnico parte dalla prestazione e dalla capacità della Lazio di reagire dopo essere passata in svantaggio:

«Faccio i complimenti ai ragazzi, prendi gol, magari perdi 2-1 e Gattuso è presuntuoso. Il calcio è così. Per come vogliamo giocare i moduli contano il giusto. I ragazzi stanno facendo cose importanti, a livello di qualità e spirito. Ho ragazzi importanti, mi piace la voglia che mettiamo».

Una Lazio che non si è disunita dopo il gol dell’Udinese e che ha continuato a cercare la vittoria fino al finale.

«Sapevo che dovevo smontare tutto»

Gattuso ha poi raccontato il lavoro iniziato durante il precampionato. L’obiettivo non era semplicemente proseguire sulla strada della precedente gestione, ma modificare diversi meccanismi:

«Sto lavorando molto a livello tattico. La gioventù di oggi smanetta tanto, sanno tanto e forse si dovrebbe smanettare di meno. Sto lavorando sulla mentalità».

Poi il passaggio più significativo:

«L’anno scorso si lavorava con un maestro del 4-3-3. Ho scelto io le amichevoli di basso livello, non eravamo pronti, sapevo che dovevamo smontare tutto e provare a fare qualcosa di diverso».

Il processo, secondo Gattuso, è ancora lontano dall’essere completato:

«Non è stato facile, non è facile, possiamo ancora migliorare. Tanti ragazzi stanno dando tutto, mettendoci anche qualità nella fatica, i complimenti vanno sempre a loro».

Gattuso e il momento della Lazio: «Allenare qui non è facile»

Tre vittorie consecutive assumono ancora più valore considerando il clima che circonda la società.

Gattuso non nasconde le difficoltà:

«Allenare la Lazio non è facile, allenare a Roma non è facile. Ti devi isolare per tutto quello che stiamo passando, inutile tornarci. I tifosi non cambieranno idea, sono coerenti. La nostra unica strada è il lavoro».

L’allenatore racconta poi un episodio che, secondo lui, rappresenta bene l’atteggiamento dello spogliatoio:

«Ieri siamo arrivati a mezzogiorno, ci siamo allenati sul sintetico, nessuno fiatava, tutti col sorriso».

Per Gattuso è proprio attraverso il lavoro quotidiano che si costruisce la nuova mentalità della Lazio.

Il gol decisivo nasce da Doekhi: «Questa è voglia»

Uno degli aspetti più interessanti della vittoria contro l’Udinese è l’azione che porta al gol di Gudmundsson.

A costruirla è Danilho Doekhi, che nel finale si ritrova addirittura nell’area avversaria e serve il pallone decisivo con il sinistro.

Gattuso utilizza proprio quell’episodio per spiegare la filosofia che vuole trasmettere:

«Il gol nasce da un difensore centrale. I moduli non c’entrano nulla, dipende tutto da come interpreti la partita, se ci credi. Doekhi che si trova, al 90′, in area e mette un cross di sinistro… è la voglia, l’interpretazione».

Non tutto, però, è piaciuto al tecnico:

«La cosa che mi ha fatto arrabbiare è che dopo il gol siamo usciti dalla gara e non deve succedere».

Gattuso promuove le nuove regole contro le perdite di tempo

Gattuso ha commentato anche la gestione arbitrale e le nuove disposizioni pensate per limitare perdite di tempo e interruzioni.

La sua posizione è molto chiara:

«Voglio fare i complimenti all’arbitro. Il calcio italiano aveva bisogno di non vedere più sceneggiate, perdite di tempo dai rinvii dei portieri».

E aggiunge:

«Complimenti a chi sta gestendo questa roba qua, che mi piace molto, è un bene per il nostro calcio».

Una posizione interessante considerando che proprio durante la partita la Lazio si era ritrovata momentaneamente in inferiorità numerica mentre Pinamonti era fuori dal terreno di gioco.

Gudmundsson, Gattuso svela il ruolo: «Per noi è un sottopunta»

Il passaggio tatticamente più interessante riguarda Albert Gudmundsson, subito decisivo con il gol della vittoria.

Gattuso ha già sperimentato l’islandese in diverse posizioni:

«Gudmundsson fa quello che serve, fa tutto. È da cinque-sei giorni con noi, l’ho provato attaccante, attaccante esterno, sottopunta».

Poi arriva l’indicazione più importante:

«Per quello che vogliamo fare in campo è un sottopunta».

Una dichiarazione che apre scenari interessanti anche sul sistema di gioco della Lazio. Gudmundsson può essere utilizzato in più ruoli, ma Gattuso sembra immaginarlo soprattutto alle spalle della punta, dove può sfruttare tecnica, movimento e capacità di attaccare la porta.

«Nel calcio moderno la qualità da sola non basta»

Il gol all’esordio non basta comunque per ottenere un trattamento speciale.

Gattuso conosce perfettamente le qualità tecniche dell’ex Fiorentina, ma pretende anche intensità:

«La qualità la conosco bene, ma noi in questo momento andiamo alla ricerca di giocatori che si danno da fare, con le gambe che vanno forte. Solo con la qualità, nel calcio moderno, non ci fai nulla».

È forse questa la frase che sintetizza meglio la Lazio che Gattuso sta provando a costruire: una squadra con maggiore qualità rispetto al passato, ma nella quale nessuno può prescindere dal sacrificio.

Dopo tre giornate i risultati gli stanno dando ragione: nove punti e tre vittorie consecutive. Ma Gattuso non vuole fermarsi al risultato. La sua Lazio è ancora un cantiere e, come ha ammesso lui stesso, può migliorare molto.



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Frattesi-Lazio, rimpianto Juventus: «Se non fosse andato lì, lo avrebbe preso»

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Frattesi trascina la Lazio con tre gol in tre partite. Di Marzio svela il retroscena Juventus: «Se non fosse andato alla Lazio, lo avrebbe preso».

La Lazio si gode Davide Frattesi, la Juventus si mangia le mani. L’impatto del centrocampista con la squadra di Gennaro Gattuso è stato devastante: tre gol nelle prime tre giornate di Serie A, numeri ancora più impressionanti considerando che arrivano da un centrocampista.

Frattesi era stata una richiesta precisa di Gattuso alla società e la Lazio è riuscita a portarlo a Formello dall’Inter superando anche la concorrenza della Juventus. E proprio a Torino, secondo quanto raccontato da Gianluca Di Marzio negli studi di Sky Sport, qualche rimpianto adesso ci sarebbe.

Di Marzio: «La Juve rimpiange di non averci provato seriamente»

L’esperto di calciomercato ha raccontato un interessante retroscena relativo agli ultimi giorni della sessione estiva.

La Juventus aveva seguito Frattesi, ma inizialmente non avrebbe affondato il colpo con sufficiente convinzione. La situazione sarebbe cambiata quando sono aumentati i dubbi sulle condizioni fisiche di Thuram.

Di Marzio ha spiegato:

«Negli ultimi giorni di mercato la Juve ha avuto il rimpianto di non averci provato seriamente, soprattutto quando hanno capito che il problema fisico di Thuram meritava dei controlli più approfonditi».

A quel punto, però, la Lazio aveva già compiuto la mossa decisiva.

«Se Frattesi non fosse andato alla Lazio, la Juve l’avrebbe preso»

Ancora più significativa la seconda parte della rivelazione di Di Marzio:

«Se Frattesi non fosse andato alla Lazio, la Juve l’avrebbe preso. Prima non c’era andata con convinzione».

Una frase che aumenta ulteriormente il valore dell’operazione conclusa dalla società biancoceleste.

La Lazio non ha soltanto acquistato uno dei centrocampisti italiani più importanti sul mercato, ma lo ha fatto anticipando una diretta concorrente che, qualche giorno più tardi, avrebbe potuto muoversi concretamente per portarlo a Torino.

Frattesi, tre partite e tre gol con la Lazio

A rendere ancora più pesante il rimpianto juventino sono soprattutto i numeri.

Frattesi ha segnato in tutte le prime tre giornate di campionato. Un impatto immediato che ha trasformato il centrocampo di Gattuso.

Non si tratta soltanto dei gol. Frattesi garantisce inserimenti, intensità, capacità di attaccare l’area e quella concretezza negli ultimi metri che alla Lazio era mancata.

Contro l’Udinese è arrivata l’ennesima conferma: nel momento più complicato della partita, sull’iniziativa di Zaccagni, il centrocampista si è fatto trovare ancora una volta nel posto giusto.

Gattuso lo aveva chiesto espressamente

Dietro all’arrivo di Frattesi c’è stata soprattutto la volontà di Gennaro Gattuso.

Lo stesso giocatore, durante la presentazione a Formello, aveva raccontato quanto il rapporto con il tecnico fosse stato importante nella sua decisione di scegliere la Lazio, arrivando a definire Gattuso:

«Uno per cui si può andare in guerra».

Il tecnico aveva individuato in Frattesi il profilo ideale per cambiare caratteristiche al centrocampo e, almeno dopo le prime tre giornate, la scelta sta pagando oltre ogni aspettativa.

Lazio, Frattesi è già il simbolo del nuovo corso

Tre gol in tre giornate sono sufficienti per spiegare quanto sia stato importante il suo arrivo.

La stagione è appena iniziata e sarà necessario attendere test più lunghi e complicati, ma Frattesi è già diventato uno dei simboli della nuova Lazio di Gattuso.

A Formello se lo godono. A Torino, invece, resta il rimpianto raccontato da Di Marzio: la Juventus avrebbe potuto provarci con maggiore convinzione e non lo ha fatto.

Quando ha deciso di accelerare, ormai era troppo tardi. Frattesi aveva scelto la Lazio.



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Lazio, Frattesi: «Ero avvelenato per il cambio, ma Gattuso ha avuto ragione». Poi svela l’esultanza con Zaccagni

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Davide Frattesi centrocampista della SS Lazio durante il media day ufficiale

Davide Frattesi ancora protagonista con la maglia della Lazio. Il centrocampista biancoceleste, a segno anche contro l’Udinese, è intervenuto ai microfoni di DAZN al termine della partita raccontando l’esultanza con Mattia Zaccagni e soprattutto le emozioni vissute nel finale dalla panchina.

Frattesi non ha nascosto di essere rimasto contrariato quando Gennaro Gattuso ha deciso di sostituirlo. Una scelta che, però, alla fine ha dato ragione all’allenatore: al suo posto è entrato Albert Gudmundsson, autore del gol decisivo.

Frattesi e l’esultanza del pinguino con Zaccagni

Il centrocampista ha innanzitutto spiegato la particolare esultanza dopo il gol del pareggio, arrivato proprio su assist del capitano biancoceleste:

«Esultanza del pinguino? Sono andato a esultare da Mattia perché mi ha fatto l’assist, lui mi ha detto: “Facciamolo ancora”».

Un’intesa tra Frattesi e Zaccagni che ha permesso alla Lazio di rimettere in piedi una partita diventata complicata.

«Ero avvelenato per il cambio»

Frattesi ha poi raccontato come abbia vissuto gli ultimi minuti dalla panchina. Il centrocampista avrebbe voluto rimanere in campo e provare personalmente a completare la rimonta:

«Sento il mondo Lazio, conoscevo i ragazzi che c’erano qua e c’è un legame di amicizia che va avanti da tempo. Ero avvelenato per il cambio e dovevo continuare a fare qualcosa».

Una frase che conferma ancora una volta quanto velocemente Frattesi si sia calato nella nuova realtà.

Gattuso ha avuto ragione: entra Gudmundsson e segna

La sostituzione poteva sorprendere, considerando la prestazione di Frattesi e il suo straordinario impatto realizzativo. Gattuso ha però deciso di rischiare, inserendo Gudmundsson.

Ed è stato proprio l’islandese a trovare il gol della vittoria:

«Poi è andata bene, Albert è stato bravo a schiacciarla di testa».

Frattesi ha quindi riconosciuto, sorridendo, il merito della scelta del tecnico:

«Ma ha avuto ragione il mister e sono stato zitto».

Una decisione che fotografa perfettamente la partita della Lazio: Gattuso rinuncia a uno dei suoi uomini più pericolosi, aumenta la qualità offensiva e viene premiato dal gol del nuovo entrato.

Frattesi sempre più dentro il mondo Lazio

Particolarmente significativa anche la frase utilizzata dal centrocampista: «Sento il mondo Lazio».

Frattesi aveva già raccontato in conferenza stampa il suo legame con Roma, la famiglia e l’ambiente biancoceleste. Le immagini dalla panchina contro l’Udinese hanno mostrato un giocatore completamente coinvolto nella partita anche dopo essere stato sostituito.

E dopo un avvio di stagione nel quale ha già lasciato pesantemente il segno, il suo rapporto con la Lazio sembra essere diventato immediatamente qualcosa di più di una semplice nuova esperienza professionale.



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Lazio-Udinese, le pagelle: Frattesi e Nuno Tavares trascinano, Gattuso la vince con i cambi

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio rilascia dichiarazioni ai canali ufficiali a Formello
Gennaro Gattuso analizza il primato della Lazio dopo il successo di Venezia e svela il retroscena su Belahyane.

La Lazio continua il suo grande avvio di campionato e contro l’Udinese arrivano diverse prestazioni importanti. Nelle pagelle dei tifosi di Voti Lazio, i migliori sono Davide Frattesi e Nuno Tavares, entrambi premiati con 7,5, mentre il voto più alto in assoluto va a Gennaro Gattuso: 8.

Promossi anche Mandas, Floriani e Taylor. Positivo l’impatto di Albert Gudmundsson, che trova subito il gol e porta a casa un 7. Nessuna insufficienza: il voto più basso è il 6 assegnato a diversi giocatori.

Frattesi 7,5: ancora decisivo

FRATTESI 7,5 – Tre partite di Serie A e tre gol. Il centrocampista continua a essere l’uomo in più della Lazio. Anche contro l’Udinese lascia il segno nel momento più importante, trasformando in rete il pallone costruito da Zaccagni. Ma non c’è soltanto il gol: Frattesi partecipa alla manovra e dà sostanza al centrocampo. Impatto devastante.

Nuno Tavares 7,5: imprendibile sulla fascia

NUNO TAVARES 7,5 – Quando parte diventa difficilissimo fermarlo. Mette costantemente in difficoltà la difesa friulana e costringe gli avversari a ricorrere spesso al fallo. Una delle principali fonti di gioco offensivo della Lazio. In queste condizioni è un giocatore capace di cambiare le partite.

Mandas e Floriani da 7

MANDAS 7 – Decisivo. L’Udinese costruisce occasioni pericolose e il portiere risponde con interventi di grande livello. Tiene in piedi la Lazio nei momenti più complicati e permette alla squadra di restare dentro la partita.

FLORIANI 7 – Un’altra prestazione molto convincente. Attento dietro e soprattutto estremamente propositivo quando può accompagnare l’azione. Va più volte vicino all’assist. La crescita continua.

Doekhi convince, Provstgaard sufficiente

DOEKHI 6,5 – Una risposta importante. Salva una situazione molto pericolosa nel primo tempo e partecipa direttamente al gol decisivo con l’assist per Gudmundsson. Una delle sue migliori prestazioni in biancoceleste.

PROVSTGAARD 6 – Partita sufficiente in una gara tutt’altro che semplice per la difesa laziale. L’Udinese mette fisicità e pressione, ma il danese regge.

Pedraza 6

PEDRAZA 6 – Prestazione senza particolari acuti, ma porta a casa la sufficienza. In una Lazio nella quale Nuno Tavares continua a impressionare, per lo spagnolo non sarà semplice scalare le gerarchie.

Gudmundsson 7: esordio con gol

GUDMUNDSSON 7 – Non poteva chiedere molto di più. Gattuso lo inserisce al posto di Frattesi e sorprende utilizzandolo nel centrocampo a tre. L’islandese risponde nel modo migliore: attacca l’area e trova di testa il gol che completa la rimonta. Impatto immediato.

Belahyane 6,5: risposta importante

BELAHYANE 6,5 – Era uno degli osservati speciali e risponde presente. Contro un’Udinese fisica disputa una gara di personalità, gestendo il centrocampo e reggendo per tutta la partita. Una prestazione che può cambiare le sue prospettive nella Lazio.

Taylor 7: altra prova di qualità

TAYLOR 7 – Sempre più dentro il gioco della Lazio. Qualità con il pallone, dinamismo e capacità di accompagnare l’azione. Conferma di poter diventare uno degli elementi importanti del centrocampo di Gattuso.

Cancellieri, Isaksen e Noslin: 6

CANCELLIERI 6 – Porta a casa la sufficienza. Si mette a disposizione della squadra senza però riuscire a trovare la giocata decisiva.

ISAKSEN 6 – Entra e prova a dare freschezza alla manovra offensiva. Sufficiente il suo contributo.

NOSLIN 6 – Prestazione senza particolari squilli, ma utile nel contesto della partita.

Pinamonti 6, condizionato dal problema fisico

PINAMONTI 6 – Lotta contro i centrali dell’Udinese e prova a lavorare per la squadra. La sua partita viene condizionata dal problema alla caviglia. Proprio mentre si trova fuori dal campo dopo essere stato medicato, la Lazio subisce il gol in inferiorità numerica.

Zaccagni 6,5: basta una giocata

ZACCAGNI 6,5 – Non è la sua miglior partita e per lunghi tratti fatica a incidere. Ma i giocatori di qualità possono cambiare una gara con un episodio. Si libera dell’avversario e costruisce l’azione che permette a Frattesi di pareggiare. Una giocata pesantissima.

Gattuso 8: la vittoria porta la sua firma

GATTUSO 8 – Il voto più alto. La Lazio va sotto ma non perde la testa e ribalta la partita. Soprattutto, il tecnico ha il coraggio di togliere Frattesi e inserire Gudmundsson in un centrocampo estremamente offensivo. Una scelta che poteva sembrare rischiosa e che viene premiata proprio dal gol dell’islandese.

Tre vittorie nelle prime tre giornate e una squadra che continua a reagire alle difficoltà. La Lazio sta assumendo sempre di più l’identità del suo allenatore.

Tutti i voti

Mandas 7; Floriani 7; Doekhi 6,5; Provstgaard 6; Nuno Tavares 7,5; Pedraza 6; Gudmundsson 7; Belahyane 6,5; Taylor 7; Frattesi 7,5; Cancellieri 6; Isaksen 6; Noslin 6; Pinamonti 6; Zaccagni 6,5; Gattuso 8.



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Lazio-Udinese, rimonta e terza vittoria: Frattesi e Gudmundsson decisivi

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La Lazio batte l'Udinese in rimonta e conquista la terza vittoria consecutiva. Ancora in gol Frattesi, poi Gudmundsson decide la partita all'esordio.

Tre partite, tre vittorie. La Lazio di Gennaro Gattuso supera anche l’Udinese e completa un avvio di campionato che mancava da 14 anni: tre successi nelle prime tre giornate di Serie A.

Una vittoria tutt’altro che semplice. I biancocelesti sono andati sotto nella ripresa, hanno attraversato un momento complicato, ma hanno avuto la forza di reagire. Prima Davide Frattesi, al terzo gol consecutivo, poi Albert Gudmundsson, decisivo entrando dalla panchina, hanno ribaltato una partita che sembrava essersi messa male.

La Lazio ha sofferto, ma per quanto prodotto nell’arco della gara ha meritato i tre punti.

Lazio meglio nel primo tempo, ma Mandas salva il risultato

La Lazio ha provato fin dall’inizio a fare la partita, mantenendo maggiormente il possesso e cercando di mettere sotto pressione una squadra estremamente fisica come l’Udinese.

Il problema è stato ancora una volta trasformare il gioco prodotto in vere occasioni da gol. I biancocelesti hanno costruito diverse situazioni interessanti, senza però riuscire a trovare con continuità lo specchio della porta.

Paradossalmente, le occasioni più pericolose del primo tempo sono state dell’Udinese e qui è diventato fondamentale Christos Mandas, autore di due interventi importantissimi.

La squadra friulana ha dovuto inoltre fare i conti con due problemi fisici nel corso della prima frazione, perdendo due elementi importanti.

Udinese avanti mentre la Lazio è in dieci: polemiche per la regola su Pinamonti

A inizio ripresa l’Udinese ha vissuto probabilmente il proprio momento migliore. La Lazio è apparsa meno brillante e ha finito per subire il gol proprio mentre giocava momentaneamente in inferiorità numerica.

Andrea Pinamonti era infatti fuori dal terreno di gioco dopo essere stato medicato, lasciando temporaneamente i compagni in dieci.

Una situazione destinata a far discutere, considerando che l’attaccante aveva realmente accusato un problema alla caviglia e sarebbe stato successivamente costretto anche a lasciare la partita.

L’idea di contrastare le perdite di tempo può essere condivisibile, ma episodi del genere mostrano quanto l’applicazione della norma possa finire per penalizzare anche chi ha realmente bisogno dell’intervento dello staff medico.

Zaccagni si accende nel momento più importante

La Lazio, però, non si è disunita.

E a cambiare la partita è stato proprio uno dei calciatori che fino a quel momento aveva maggiormente faticato: Mattia Zaccagni.

Il capitano non aveva disputato una delle sue migliori prestazioni, ma la qualità dei giocatori importanti emerge proprio quando serve. Zaccagni si è liberato dell’avversario con una giocata di grande livello e ha trovato il pallone giusto per Frattesi.

Un episodio che ricorda quanto il numero 10 rimanga uno dei pochi elementi della rosa capaci di inventare una giocata superiore alla media anche durante una giornata complicata.

Frattesi è devastante: tre gol nelle prime tre partite

E poi c’è Davide Frattesi.

Il centrocampista arrivato dall’Inter continua ad avere un impatto straordinario sulla Lazio: terzo gol nelle prime tre giornate di Serie A.

Ma contro l’Udinese la prestazione non si è limitata all’inserimento vincente. Frattesi ha partecipato alla costruzione del gioco, è venuto incontro al pallone e in alcune fasi ha svolto anche compiti da regista.

Soprattutto, ha portato alla Lazio ciò che mancava: la capacità di trasformare il gioco prodotto in gol.

Per ritrovare un nuovo acquisto biancoceleste capace di segnare nelle prime tre giornate bisogna tornare indietro all’impatto di Mauro Zarate. Con una differenza non irrilevante: Zarate era un attaccante, Frattesi è un centrocampista.

Tre giornate sono poche per emettere sentenze, ma l’impatto dell’ex Inter è stato eccezionale.

Gattuso sorprende: fuori Frattesi, dentro Gudmundsson a centrocampo

Gattuso ha poi effettuato una scelta tutt’altro che scontata.

Quando Frattesi è stato richiamato in panchina, la decisione poteva sorprendere considerando quanto il centrocampista stesse incidendo. Al suo posto è entrato Albert Gudmundsson.

E non da centravanti o da esterno sinistro.

Gattuso lo ha inserito nel centrocampo a tre, costruendo una mediana estremamente offensiva con Gudmundsson e Taylor.

Una scelta rischiosa, ma premiata dal risultato.

Gudmundsson, esordio da sogno: suo il gol della vittoria

È stato proprio Gudmundsson a segnare il gol decisivo.

Sul cross di Danilho Doekhi, l’islandese ha attaccato perfettamente lo spazio arrivando da dietro e ha battuto Okoye di testa.

Esordio con gol e tre punti consegnati alla Lazio.

Un segnale immediato delle qualità che Gudmundsson può aggiungere alla squadra: tecnica, capacità di muoversi tra le linee e soprattutto pericolosità negli ultimi metri.

Frattesi e Gudmundsson hanno già mostrato perché il mercato estivo ha cambiato il potenziale offensivo della Lazio.

Doekhi risponde alle critiche con una grande prestazione

Una menzione particolare la merita proprio Doekhi.

Il centrale aveva suscitato dubbi dopo il suo arrivo, ma contro l’Udinese ha disputato una partita di livello. Nel primo tempo è stato protagonista di una chiusura di testa fondamentale per impedire una conclusione pericolosissima e, nel finale, ha servito l’assist per Gudmundsson.

Un pallone alto e calibrato che ha consentito all’islandese di prendere il tempo necessario per attaccare l’area e trovare la rete.

Una risposta importante da parte del difensore.

Belahyane, forse la sua migliore partita con la Lazio

Tra le note più positive c’è anche Reda Belahyane.

Con le assenze a centrocampo, il marocchino rappresentava uno dei grandi punti interrogativi della partita. Contro una mediana fisica e una squadra capace di ripartire velocemente, ha invece risposto con una prestazione convincente.

Ha retto il centrocampo per tutta la partita e probabilmente ha offerto una delle sue migliori prove da quando veste la maglia della Lazio.

Una prestazione che potrebbe rappresentare un punto di svolta nelle sue gerarchie.

Floriani e Nuno Tavares spingono sulle fasce

Molto positiva anche la prova di Romano Floriani Mussolini, nuovamente efficace sia in fase difensiva sia quando ha avuto spazio per accompagnare l’azione. Gli è mancato soltanto l’ultimo passaggio per trasformare una buona prestazione in una partita ancora più importante.

Dall’altra parte, Nuno Tavares è stato devastante nell’uno contro uno.

Il portoghese ha continuamente costretto gli avversari a rincorrerlo e ha provocato numerosi cartellini. Quando riesce a esprimersi con questa intensità, la sua capacità di rompere gli equilibri rappresenta un’arma difficilissima da contenere.

Lazio, nove punti e un segnale importante al campionato

Il dato finale resta quello più significativo: nove punti nelle prime tre giornate.

Ma forse conta ancora di più il modo in cui è arrivata questa vittoria.

La Lazio era sotto, aveva perso brillantezza e affrontava un’Udinese fisica e difficile da superare. È riuscita comunque a reagire, trovando prima il pareggio e successivamente il gol della vittoria.

Gattuso ha inoltre ricevuto risposte importanti sia dai titolari sia dalla panchina.

Mandas ha salvato la Lazio, Zaccagni si è acceso nel momento decisivo, Frattesi continua a segnare, Gudmundsson ha trovato immediatamente il gol e Belahyane ha risposto presente.

Dopo tre giornate è troppo presto per capire dove possa arrivare questa squadra. Ma tornare a vincere le prime tre partite di Serie A dopo 14 anni è un segnale che non può essere ignorato.



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Udinese-Lazio, le probabili formazioni: tegola Rovella, Gattuso lancia Pinamonti e Belahyane

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Andrea Pinamonti e Reda Belahyane titolari in Udinese Lazio di Serie A
Le probabili formazioni di Udinese-Lazio: Gattuso lancia Pinamonti dal primo minuto e Belahyane in cabina di regia.

Missione continuità a punteggio pieno prima della sosta per le nazionali. Forte dei sei punti conquistati nei primi due turni di campionato, la S.S. Lazio fa tappa in Friuli per affrontare la temibile Udinese guidata da Kosta Runjaic. Una trasferta insidiosa per gli uomini di Gennaro Gattuso, chiamati a gestire diverse assenze pesanti tra infermeria e rotazioni forzate.

Emergenza mediana e le scelte difensive

La brutta notizia per il centrocampo biancoceleste riguarda Nicolò Rovella: il regista ha riportato un problema muscolare al polpaccio nel match contro il Genoa e tornerà a disposizione soltanto dopo la pausa. Con Danilo Cataldi e Fisayo Dele-Bashiru ancora indisponibili (e con Patric e Pellegrini fuori lista), le chiavi della cabina di regia passeranno tra i piedi di Reda Belahyane, pronto a comporre il trio di mediana insieme a Davide Frattesi e Kenneth Taylor.

Nel pacchetto arretrato davanti a Mandas:

  • Corsie esterne: Confermato Romano Floriani Mussolini a destra vista l’assenza di Marusic, mentre sulla fascia opposta Nuno Tavares è in netto vantaggio nel ballottaggio con Pedraza.
  • Tandem centrale: Continuità assoluta per la coppia formata da Doekhi e Provstgaard, con il neo arrivato Sutalo destinato a partire nuovamente dalla panchina.

Debutto dal 1′ per Pinamonti e l’arma Gudmundsson

In prima linea si prepara la grande novità: Andrea Pinamonti è pronto a guidare il tridente dal primo minuto, rilevando la maglia da centravanti titolare con il capitano Mattia Zaccagni inamovibile a sinistra. Sulla corsia destra offensiva Matteo Cancellieri è in pole position rispetto a Gustav Isaksen.

Subito convocato e pronto all’impatto a gara in corso il neo acquisto Albert Gudmundsson, mentre il difensore Diogo Leite si unirà ai compagni a Formello nei prossimi giorni per formalizzare il suo inserimento nei meccanismi tattici.

I padroni di casa: Runjaic punta su Davis ed Ekkelenkamp

L’Udinese risponde con il collaudato 3-4-2-1. A protezione di Okoye agirà il terzetto difensivo composto da Abankwah, Solet ed Ebosse. In mezzo al campo le redini del gioco saranno affidate alla coppia Piotrowski-Karlström con Vojvoda e Kamara a presidiare i binari laterali, mentre alle spalle della punta centrale Davis agiranno Gómez ed Ekkelenkamp.

Udinese-Lazio, i possibili schieramenti

  • UDINESE (3-4-2-1): Okoye; Abankwah, Solet, Ebosse; Vojvoda, Piotrowski, Karlström, Kamara; Ekkelenkamp, Gómez; Davis.A disposizione: Sava, Padelli, Kabasele, Touré, Ehizibue, Zarraga, Lovric, Bravo, Brenner, Lucca.Allenatore: Kosta Runjaic.
  • LAZIO (4-3-3): Mandas; Floriani Mussolini, Doekhi, Provstgaard, Nuno Tavares; Frattesi, Belahyane, Taylor; Cancellieri, Pinamonti, Zaccagni.A disposizione: Motta, Renzetti, Sutalo, R. Bordon, Lazzari, Pedraza, Farcomeni, Przyborek, Noslin, Isaksen, Gudmundsson.Allenatore: Gennaro Gattuso.


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Lazio, mercato di gennaio a saldo zero: servirebbero 19,5 milioni per liberarlo

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La cessione di Alessio Romagnoli all’Al-Sadd aveva alimentato una speranza tra i tifosi della Lazio: il risparmio di circa 5 milioni di euro lordi sull’ingaggio del difensore avrebbe potuto contribuire a liberare definitivamente il mercato di gennaio. Le ultime indiscrezioni, però, descrivono uno scenario molto più complicato.

Secondo le cifre riportate nelle ultime ore e riprese dal Messaggero, alla Lazio servirebbero circa 19,5 milioni di euro per rientrare nei parametri necessari ad avere piena libertà di manovra nella prossima sessione invernale.

Una cifra enorme, soprattutto perché da qui alla riapertura dei mercati diventa praticamente impossibile generare quelle risorse attraverso normali cessioni.

Lazio, perché i 5 milioni di Romagnoli non bastano

L’uscita di Romagnoli ha certamente prodotto un alleggerimento importante dei costi. Il risparmio sull’ingaggio, però, da solo non sarebbe sufficiente per risolvere il problema.

Al centro della questione rimane il costo del lavoro allargato, con la soglia che deve scendere sotto lo 0,7.

La Lazio, secondo le ricostruzioni riportate, partiva a marzo da un indicatore intorno allo 0,82. Anche considerando le operazioni effettuate durante il mercato estivo, il club sarebbe ancora distante dal livello necessario per poter operare liberamente.

Da qui nasce la cifra dei 19,5 milioni che servirebbe per riportare il parametro nei limiti richiesti.

L’unica strada immediata sarebbe un intervento di Lotito

Il problema è anche temporale. Con le principali finestre di mercato ormai chiuse, la Lazio non può semplicemente vendere oggi un titolare per generare una plusvalenza e correggere l’indicatore.

Per effettuare normalmente una cessione bisognerebbe attendere la riapertura del mercato.

Di conseguenza, secondo questa ricostruzione, per arrivare a gennaio con un mercato completamente libero servirebbe un intervento diretto della proprietà: circa 19,5 milioni di euro attraverso un aumento di capitale o comunque un apporto patrimoniale utile ai parametri.

Un’ipotesi che al momento appare tutta da verificare.

Lazio, lo scenario più probabile resta il mercato a saldo zero

Se non dovesse arrivare un intervento della proprietà, lo scenario indicato per gennaio sarebbe quello ormai conosciuto dai tifosi biancocelesti: mercato a saldo zero.

In sostanza, per acquistare sarebbe necessario prima creare spazio attraverso le uscite. Cinque milioni incassati o liberati dovrebbero quindi essere accompagnati da operazioni in entrata compatibili con quello stesso margine.

È una situazione molto simile a quella che ha condizionato la costruzione della rosa durante l’estate.

Non si tratterebbe quindi necessariamente di un mercato completamente bloccato, ma di una sessione nella quale ogni operazione dovrebbe essere attentamente compensata.

Brozovic e Icardi, perché ora diventano ancora più difficili

Questo scenario incide inevitabilmente anche sulle possibilità di intervenire immediatamente sul mercato degli svincolati.

Nelle ultime settimane sono circolati soprattutto due nomi importanti: Marcelo Brozovic e Mauro Icardi.

L’eventuale tesseramento di un giocatore con un ingaggio significativo aumenterebbe il costo della rosa e potrebbe peggiorare ulteriormente il parametro. Per questo, se l’obiettivo della Lazio è conservare almeno la possibilità di operare a saldo zero a gennaio, un nuovo investimento da qui alla fine dell’anno diventerebbe molto complicato.

Ed è proprio per questo motivo che l’ipotesi Brozovic, così come quella Icardi, appare sempre più difficile da concretizzare.

Meglio conservare margine per gennaio

Rinunciare adesso a un nuovo svincolato potrebbe però avere una logica precisa: non compromettere ulteriormente la finestra invernale.

Da qui a dicembre possono verificarsi infortuni, problemi di rendimento o nuove esigenze tattiche. Per Gattuso sarebbe quindi importante conservare almeno un minimo margine per intervenire a gennaio.

La rosa della Lazio è migliorata con gli arrivi di giocatori come Davide Frattesi, Andrea Pinamonti e Albert Gudmundsson, ma presenta ancora dei punti interrogativi e alcuni reparti numericamente corti.

Avere almeno un mercato a saldo zero permetterebbe alla società di correggere eventuali problemi attraverso una cessione e un successivo acquisto.

A gennaio il rischio è dover vendere prima di comprare

Il vero interrogativo riguarda quindi chi potrebbe lasciare Formello.

La speranza della Lazio sarebbe quella di trovare una sistemazione per calciatori non centrali nel progetto tecnico, evitando di sacrificare elementi importanti della formazione di Gattuso.

Nomi come Lazzari, Pellegrini o Fares, qualora si presentassero le condizioni per una cessione, permetterebbero di creare margine senza intaccare eccessivamente l’undici titolare.

Lo scenario più preoccupante sarebbe invece essere costretti a valutare offerte per uno dei calciatori maggiormente valorizzabili della rosa.

Il problema non riguarda soltanto gennaio

C’è poi una questione ancora più importante: la Lazio deve progressivamente rientrare nei nuovi parametri economici.

Per questo la sessione di gennaio potrebbe essere utilizzata non soltanto per rafforzare la squadra, ma anche per preparare i conti in vista della stagione successiva.

Se la priorità diventasse abbassare ulteriormente il costo del lavoro allargato, la società potrebbe essere maggiormente orientata verso le cessioni piuttosto che verso nuovi investimenti.

Ed è questo l’aspetto che preoccupa maggiormente sul piano sportivo: una squadra che vuole tornare stabilmente in Europa avrebbe bisogno di consolidare la rosa, non di dover affrontare ogni finestra di mercato partendo dalla necessità di vendere.

Lotito e un problema che continua a condizionare la Lazio

La questione va quindi oltre il singolo acquisto.

La Lazio ha disputato una sessione estiva che, nonostante tutti i limiti iniziali, ha portato a Formello calciatori importanti. Frattesi rappresenta probabilmente il colpo principale, mentre Pinamonti e Gudmundsson possono aumentare sensibilmente le alternative offensive di Gattuso.

Ma dover costruire ogni sessione con il vincolo del saldo zero riduce inevitabilmente le possibilità della società.

Mentre diverse concorrenti possono programmare gli investimenti con maggiore libertà, la Lazio continua a essere costretta a trovare un equilibrio estremamente delicato tra cessioni, ingaggi e nuovi acquisti.

Ecco perché la cifra dei 19,5 milioni assume un significato particolarmente importante: senza un intervento patrimoniale della proprietà, la prospettiva indicata per gennaio è quella di un’altra sessione fortemente condizionata.

Per Gattuso e per i tifosi la speranza è che almeno le eventuali cessioni riguardino giocatori fuori dal progetto, consentendo alla Lazio di intervenire senza indebolire ulteriormente la squadra.



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Lazio, Gattuso a cuore aperto: «Il vuoto dell’Olimpico pesa, senza tifosi è un altro sport»

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Gennaro Gattuso allenatore della Lazio rilascia dichiarazioni ai canali ufficiali a Formello
Gennaro Gattuso analizza il primato della Lazio dopo il successo di Venezia e svela il retroscena su Belahyane.

Riflessioni schiette e senza filtri sul momento dell’ambiente biancoceleste. In occasione degli appuntamenti con i cronisti durante il media day, il tecnico della S.S. Lazio, Gennaro Gattuso, ha tracciato un bilancio dell’avvio di stagione, affrontando direttamente il nodo della contestazione della piazza e commentando l’impatto dei nuovi innesti, a partire da Davide Frattesi.

La reazione del gruppo dopo il passo falso in coppa

L’allenatore calabrese ha evidenziato l’ottima risposta caratteriale dello spogliatoio dopo il ko dell’esordio stagionale:

“I nuovi arrivati si sono presentati con grandissima fame, mentre chi era già qui da tempo sta trasmettendo un profondo senso di appartenenza e lavora con dedizione. La sconfitta in Coppa Italia è stata una mazzata pesante che abbiamo pagato cara, ma il gruppo ha saputo reagire immediatamente trovando subito la giusta compattezza”.

La contestazione e l’Olimpico vuoto: «Scelta coerente da rispettare»

Gattuso ha affrontato con realismo il tema del distacco tra il pubblico e la società, senza cercare alibi:

“Sarei un ipocrita a negare che il clima ambientale pesi: pesa, ed è un dato di fatto oggettivo. Giocare in un impianto prestigioso come l’Olimpico senza la spinta della propria gente cambia tutto. Esultare sotto la curva o sentire i fischi quando le cose non vanno fa parte del nostro mestiere: il calcio senza tifosi è semplicemente un altro sport.

Sapevo a quali difficoltà sarei andato incontro prima di accettare questo incarico. La scelta della tifoseria va rispettata perché dimostra totale coerenza. Noi possiamo solo lavorare sul campo, sperando che un giorno questa frattura si ricomponga per poter rivedere l’Olimpico gremito di cuori biancocelesti”.

I retroscena sull’approdo di Frattesi

In chiusura, il mister ha fatto chiarezza sul trasferimento dell’ex centrocampista dell’Inter:

“Io non ho dovuto convincere nessuno: se Frattesi è arrivato alla Lazio è perché lo ha voluto con forza e la società ha fatto di tutto per chiudere l’operazione. Con Davide c’è un legame solido nato durante l’esperienza condivisa in Nazionale, ma i ringraziamenti per questo colpo vanno rivolti solo a lui e al club, che ha fatto sacrifici per riportarlo a casa sua”.



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