
Un bilancio schietto e senza filtri tra campo, mercato e dinamiche ambientali. Nel corso degli appuntamenti televisivi del media day, il timoniere della S.S. Lazio, Gennaro Gattuso, ha tracciato la rotta del progetto biancoceleste, affrontando il tema delicato dello Stadio Olimpico deserto, l’eredità tattica della precedente gestione e le mosse dell’ultima sessione di trasferimenti.
L’Olimpico deserto: «È surreale, rispetto la coerenza della nostra gente»
Il tecnico calabrese ha descritto con toni forti la sensazione di guidare la squadra davanti a spalti semivuoti:
“Vedere l’Olimpico pieno è il mio sogno più grande: entrarci adesso è surreale, sembra di essere tornati in pieno periodo Covid, un’atmosfera che avevo già vissuto ai tempi di Napoli. Lo stadio è magnifico e vederlo così fa male, non è affatto semplice.
Tuttavia rispetto profondamente la decisione dei tifosi: sono persone coerenti che stanno portando avanti una linea chiara e io non entro nel merito. Il calcio senza tifosi non è calcio. Noi dobbiamo solo pensare a lavorare, portare a casa più punti possibili e sperare che un giorno tutto questo si possa ricomporre per riabbracciare il nostro pubblico”.
La svolta tattica post Mantova: «Servono fisicità e mentalità»
Riavvolgendo il nastro fino al traumatico esordio in Coppa Italia, l’allenatore ha ribadito quale sia la reale priorità del suo mandato:
“La sconfitta con il Mantova brucia ancora, ma si inserisce all’interno di un percorso di crescita. Non mi interessa stabilire dove potremo arrivare in classifica: l’obiettivo prioritario è creare una mentalità solida a Formello e dare un’identità precisa alla squadra.
L’anno scorso c’era un maestro come Maurizio Sarri che impostava il lavoro su principi totalmente diversi; noi in poco tempo abbiamo cambiato rotta per proporre un calcio più aggressivo, fisico e verticale. I moduli lasciano il tempo che trovano, contano l’atteggiamento e lo spirito di sacrificio”.
L’attacco, la partenza di Dia e l’inserimento di Gudmundsson
Analizzando la fase offensiva, Gattuso ha sottolineato la necessità di maggiore incisività sotto porta:
“Dobbiamo migliorare negli ultimi venticinque metri, lo confermano i dati statistici. È partito Boulaye Dia, un calciatore preziosissimo per come legava la manovra e dava una mano in entrambe le fasi.
È arrivato Albert Gudmundsson: parliamo di un elemento duttile che può agire da esterno o da falso nove. Dovrò entrare rapidamente nella sua testa per sfruttarne al massimo le qualità nel nostro scacchiere tattico”.
I retroscena di mercato e l’impatto di Frattesi
In chiusura, il mister ha espresso gratitudine verso la società e verso chi ha scelto di sposare la causa biancoceleste nonostante il contesto complesso:
“Ringrazio la società e soprattutto i ragazzi che hanno accettato con entusiasmo di venire a giocare qui, consapevoli delle difficoltà ambientali.
Davide Frattesi? Con lui c’è sempre stato un dialogo costante: l’ho convocato in azzurro anche nei periodi in cui trovava meno spazio. Ha strappi devastanti e fa gol pesanti. L’anno scorso gli ho detto chiaramente che alla sua età doveva assumersi responsabilità dirette e uscire dalla propria comfort zone: è scattata la scintilla ed è volato qui per fare il protagonista assoluto“.
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