
Prima della partita un pareggio contro il Milan sarebbe stato probabilmente accolto con soddisfazione. Dopo il 2-2 dell’Olimpico, invece, resta soprattutto il rammarico. La Lazio di Gennaro Gattuso spreca infatti un doppio vantaggio dopo un primo tempo di altissimo livello e deve accontentarsi di un punto al termine di una partita completamente diversa nelle sue due metà.
Nei primi 45 minuti si è vista probabilmente la migliore Lazio di questo inizio di stagione. Nella ripresa, invece, i biancocelesti sono progressivamente spariti dal campo, soffrendo il cambio di passo del Milan e pagando anche una panchina che non è riuscita a dare lo stesso contributo di quella rossonera.
Primo tempo dominato: alla Lazio il 2-0 sta persino stretto
Dopo un primo intervento importante di Christos Mandas, il primo tempo è stato quasi interamente della Lazio.
I biancocelesti hanno trovato spazi soprattutto sulle fasce e sono riusciti ad attaccare con continuità una difesa rossonera in difficoltà quando presa in velocità.
Gattuso ha sorpreso nelle scelte iniziali e ha avuto ragione. Matteo Cancellieri, preferito a Gustav Isaksen, ha trovato il gol. Anche Tijjani Noslin, scelto al centro dell’attacco al posto di Andrea Pinamonti, è andato a segno.
Ma proprio qui nasce il primo grande rimpianto della serata: la Lazio avrebbe potuto segnare ancora.
Cancellieri ha avuto un’altra grande opportunità davanti a Maignan, Zaccagni ha creato pericoli e lo stesso Noslin ha sprecato una situazione nella quale avrebbe potuto gestire il pallone con maggiore lucidità.
Il 2-0 all’intervallo, per quanto importante, non raccontava completamente la superiorità mostrata dalla Lazio.
Nuno Tavares e Floriani spingono, Belahyane domina il centrocampo
Nel primo tempo è difficile individuare un biancoceleste insufficiente.
Nuno Tavares è stato ancora una volta devastante sulla fascia, mentre Romano Floriani Mussolini ha disputato una prima frazione di grande livello.
A centrocampo impressionante anche l’impatto di Reda Belahyane, protagonista di 45 minuti di enorme intensità. Bene anche Davide Frattesi e Kenneth Taylor, capaci nella prima parte di garantire dinamismo e superiorità in mezzo al campo.
La Lazio pressava, recuperava palloni e soprattutto riusciva a ripartire con grande velocità.
Poi, dopo l’intervallo, è cambiato tutto.
Nella ripresa un’altra partita
Il secondo tempo ha mostrato una Lazio completamente differente.
Il Milan ha alzato ritmo e qualità, mentre i biancocelesti sono progressivamente calati, soprattutto dal punto di vista fisico.
La squadra di Gattuso ha iniziato a perdere metri, non è più riuscita a mantenere il possesso e ha avuto enormi difficoltà nel far salire il baricentro.
Il doppio vantaggio è così evaporato rapidamente e il Milan ha rimesso in equilibrio la partita.
A quel punto il 2-2, che all’intervallo avrebbe avuto il sapore di una clamorosa occasione persa, è diventato quasi un risultato da difendere.
I cambi fanno la differenza, ma a favore del Milan
Una delle chiavi della partita è stata la panchina.
I cambi del Milan hanno aumentato sensibilmente il livello dei rossoneri, mentre quelli effettuati da Gattuso non hanno prodotto lo stesso effetto.
Isaksen, entrato per Cancellieri, non è riuscito a incidere offensivamente. Ancora più problematica la prestazione di Pinamonti, inserito al posto di Noslin con l’obiettivo presumibile di dare maggiore presenza fisica e permettere alla Lazio di risalire attraverso il gioco diretto.
Il risultato è stato opposto: Pinamonti ha faticato a tenere palloni e a far respirare la squadra.
Dopo una prova già complicata a Udine, la prestazione contro il Milan rappresenta un segnale da non sottovalutare.
Il problema del centravanti resta evidente
Paradossalmente Noslin ha segnato e Pinamonti è entrato nella ripresa, ma proprio questa partita ha evidenziato ancora una volta un interrogativo sull’attacco.
Nel primo tempo la Lazio ha costruito abbastanza per chiudere anticipatamente la gara. È mancata però quella freddezza negli ultimi metri necessaria per trasformare la superiorità in un risultato ancora più pesante.
Contro avversari come il Milan, lasciare aperta una partita dominata può costare carissimo. Ed è esattamente quello che è successo.
Gudmundsson mezzala, stavolta l’esperimento non funziona
Gattuso ha riproposto anche Albert Gudmundsson a centrocampo, soluzione che aveva funzionato nel finale di Udine.
Questa volta, però, il contesto era completamente differente.
Con una Lazio stanca e in difficoltà nel mantenere il pallone, sarebbe servito soprattutto un centrocampista capace di garantire equilibrio, recuperare possessi e gestire i ritmi. Gudmundsson, per caratteristiche, tende invece ad attaccare la porta e cercare la giocata offensiva.
L’islandese rimane un’arma tattica importante, ma la partita contro il Milan dimostra anche come il suo utilizzo da mezzala debba essere valutato in funzione del momento della gara.
Belahyane stremato: emerge il problema delle alternative
Anche la permanenza in campo di Belahyane fino al termine racconta qualcosa sulla profondità della rosa.
Il centrocampista aveva disputato un primo tempo eccellente, ma nel finale è apparso molto affaticato. Contemporaneamente anche Frattesi e Taylor hanno perso brillantezza.
La Lazio ha così smesso di comandare proprio nel settore nel quale aveva costruito buona parte della propria superiorità iniziale.
È uno degli aspetti sui quali Gattuso dovrà lavorare: questa squadra può avere un undici competitivo, ma quando ritmo e intensità diminuiscono le alternative diventano fondamentali.
Mandas salva la Lazio, Provstgaard cresce
Nel momento di maggiore sofferenza è stato ancora Mandas a tenere in piedi i biancocelesti.
Il portiere ha confermato l’ottimo momento e ha contribuito in maniera decisiva a evitare che la rimonta del Milan diventasse completa.
Segnali incoraggianti anche da Oliver Provstgaard, apparso più autoritario e sicuro rispetto ad altre occasioni. Senza Doekhi, il giovane centrale si è assunto maggiori responsabilità e ha risposto positivamente.
Buona anche la prova di Šutalo, soprattutto finché la condizione fisica gli ha permesso di mantenere alta l’intensità.
Un punto guadagnato o due punti persi?
La risposta cambia completamente a seconda del momento dal quale si osserva Lazio-Milan.
Prima della partita, il 2-2 sarebbe stato un risultato positivo. All’intervallo, con la Lazio avanti di due reti e dominante, il pareggio sembrava quasi impossibile da immaginare. Nel finale, invece, evitare la sconfitta è diventato importante.
Ed è probabilmente questa la fotografia più corretta della serata.
La Lazio esce dall’Olimpico con un punto e con la consapevolezza di poter mettere in difficoltà anche un avversario di livello superiore. Ma esce anche con alcuni campanelli d’allarme: il calo fisico, la profondità della rosa, l’impatto dei cambi e la necessità di essere più cinica quando ha la possibilità di chiudere le partite.
Il primo tempo dice che questa Lazio può competere. Il secondo ricorda invece che il lavoro da fare è ancora parecchio.
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