
Un comunicato asciutto di poche righe e un cancello che si chiude per l’ennesima volta. Il test amichevole tra la S.S. Lazio e l’Arezzo, calendarizzato per domenica alle ore 15:00 sul campo Mirko Fersini, si disputerà rigorosamente a porte chiuse. Una scelta che, nel clima di forte frizione tra l’ambiente e la gestione societaria, ha immediatamente riacceso la contestazione della tifoseria, privando il gruppo guidato da Gennaro Gattuso di un prezioso bagno d’entusiasmo in un momento in cui la squadra vola in vetta alla Serie A.
Le ragioni oggettive della Lazio: agibilità del settore ospiti e risemina del campo
A differenza di quanto percepito a caldo dalla piazza, la decisione di non aprire i varchi di Formello non nasce dalla deliberata volontà di escludere il pubblico laziale, bensì da due precisi impedimenti logistici e strutturali:
- Sicurezza e ordine pubblico: i lavori di ammodernamento nell’area attorno al Fersini non sono ancora ultimati e manca il certificato di agibilità per la tribunetta destinata ai sostenitori ospiti. Senza tale autorizzazione formale, le autorità competenti non possono garantire la necessaria separazione dei flussi in entrata e in uscita.
- Manutenzione del terreno di gioco: il rettangolo verde è stato sottoposto di recente a una massiccia opera di rizollatura, semina e diserbo che impone uno stop forzato di 15-20 giorni. Si tratta di una misura concordata da tempo, tanto che persino la formazione Primavera dovrà traslocare provvisoriamente altrove.
Per queste ragioni, i biancocelesti si alleneranno sui campi superiori e con ogni probabilità disputeranno a porte chiuse anche la successiva amichevole contro la Juve Stabia.
Il desiderio di Gattuso e l’ennesimo autogol comunicativo
La volontà dello staff tecnico era opposta: Gennaro Gattuso e il ds Angelo Fabiani auspicavano di poter abbracciare il pubblico a Formello, sfruttando la sosta per rinsaldare il legame viscerale tra i calciatori e la gente laziale. Di fronte al parere perentorio dei consulenti tecnici, tuttavia, non vi erano margini di manovra.
A fare la differenza, ancora una volta in negativo, è stata la gestione comunicativa. In una realtà attraversata da tensioni profonde, liquidare l’evento con una fredda notifica di chiusura senza fornire alcuna spiegazione trasparente si è rivelato un autogol clamoroso. Sarebbe bastato dettagliare le problematiche dell’impianto per disinnescare la rabbia preventiva dei sostenitori. Un’occasione persa per mostrare empatia verso un popolo logorato, che dietro a una limitazione strutturale finisce inevitabilmente per scorgere l’ennesima porta sbattuta in faccia.
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