Il progetto della Lazio per lo stadio Flaminio continua a muoversi sul piano tecnico. Secondo quanto riportato oggi da Il Messaggero, i progettisti incaricati dal club avrebbero trovato in via ufficiosa una possibile quadra con la Soprintendenza su due dei nodi principali del progetto: capienza e altezza complessiva dell’impianto.
La soluzione allo studio prevederebbe uno stadio da 47.000 posti, invece dei 50.000 inizialmente ipotizzati, con una copertura più bassa e un’altezza complessiva in linea con quella dell’Auditorium Parco della Musica.
Capienza ridotta a 47.000 posti
Il punto più rilevante riguarda proprio la capienza.
Secondo Il Messaggero, il progetto potrebbe essere rimodulato passando dai 50.000 posti inizialmente previsti a 47.000.
Non si tratterebbe ancora di un accordo formale, ma di una soluzione che avrebbe trovato un primo riscontro positivo nei contatti tecnici con le Belle Arti.
L’obiettivo sarebbe quello di mantenere una capienza importante senza entrare in contrasto con i vincoli paesaggistici e monumentali dell’area.
Copertura più bassa e altezza come l’Auditorium
Altro nodo centrale è quello dell’altezza.
La Soprintendenza avrebbe chiesto che il nuovo impianto non superi l’altezza dell’Auditorium Parco della Musica, che si trova a poca distanza.
Per questo i progettisti della Lazio avrebbero lavorato a una copertura più bassa, così da inserire il Flaminio in maniera più armonica nel contesto urbano circostante.
Contatti continui con la Soprintendenza
Sempre secondo il quotidiano, ci sarebbe un contatto quotidiano tra i tecnici della Lazio e la Soprintendenza.
Un dettaglio importante, perché il progetto definitivo dovrà arrivare alla Conferenza dei Servizi con il minor numero possibile di criticità ancora aperte.
In questa fase, quindi, la parola d’ordine sembra essere una sola:
precisione.
Il progetto definitivo dovrà recepire tutte le prescrizioni tecniche, paesaggistiche e monumentali.
Abodi e lo “showroom dei vincoli”
Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, aveva definito il Flaminio:
«Lo showroom dei vincoli».
Una frase che sintetizza bene la complessità dell’operazione.
Il Flaminio non è infatti soltanto uno stadio da riqualificare.
È un’opera inserita in un contesto urbanistico, architettonico e monumentale estremamente delicato, nel quale ogni modifica deve confrontarsi con numerosi enti e competenze.
Il “Distretto del contemporaneo”
Un altro tema riguarda l’armonia complessiva del progetto.
Il Flaminio dovrà inserirsi all’interno di quello che è stato ribattezzato il “Distretto del contemporaneo”, che comprende anche Foro Italico e Farnesina.
Questo significa che la riqualificazione dello stadio non può essere pensata come un intervento isolato.
Il nuovo impianto dovrà dialogare con tutto il contesto urbano circostante, sia dal punto di vista visivo che architettonico.
Il nodo della pensilina di Nervi
Resta poi aperto il tema della storica pensilina progettata da Pier Luigi Nervi.
La Lazio aveva già evidenziato nel progetto preliminare la necessità di effettuare verifiche strutturali approfondite sulla copertura.
Secondo quanto riportato, dal 2012, anno della chiusura dell’impianto al pubblico, non sarebbero più stati svolti controlli sistematici sulla sua stabilità.
Per la società si tratta prima di tutto di un tema di sicurezza.
Le simulazioni suggerirebbero la rimozione
Le simulazioni effettuate nelle ultime settimane avrebbero evidenziato, secondo Il Messaggero, la necessità di rimuovere la pensilina.
Ma anche in questo caso non sarebbe una decisione che la Lazio potrebbe prendere autonomamente.
L’eventuale rimozione dovrebbe infatti essere autorizzata dalla Commissione regionale per il Patrimonio culturale del Lazio, organismo collegiale competente su un intervento di questo tipo.
Il prossimo passo: le prove di carico
Il passaggio successivo sarà quindi ottenere l’autorizzazione per effettuare delle prove di carico sulla pensilina.
In pratica verranno applicati dei pesi sulla copertura per verificarne concretamente la resistenza strutturale.
Solo dopo questi test si potrà avere un quadro più chiaro sulla possibilità di conservarla, rinforzarla oppure procedere alla rimozione.
Flaminio, passi avanti ma serve ancora cautela
Il quadro resta quindi incoraggiante, ma ancora lontano da una conclusione definitiva.
La possibile soluzione da 47.000 posti e il confronto continuo con la Soprintendenza rappresentano segnali di avanzamento.
Ma il progetto dovrà ancora superare passaggi tecnici e autorizzativi molto delicati.
La Lazio sta cercando di arrivare al progetto definitivo con il maggior numero possibile di criticità già risolte.
Ed è probabilmente questa la vera chiave dell’operazione:
muoversi lentamente, ma senza lasciare nulla al caso.
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