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Juve-Lazio, Sarri: “Siamo indistruttibili, ma peccato per il 3-1 mancato”

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Lo stadio Unipol Domus di Cagliari pronto per la sfida di Serie A contro la Lazio.

Al termine del rocambolesco pareggio tra Juventus e Lazio, Maurizio Sarri è intervenuto ai microfoni della stampa per analizzare la prova dei suoi ragazzi. Nonostante la beffa subita al 96′, il tecnico biancoceleste sottolinea la forza mentale di un gruppo che non smette di stupire, come evidenziato anche nelle pagelle di Juve-Lazio.

L’analisi del match: il rammarico per le occasioni sprecate

Sarri ha analizzato con lucidità l’andamento della gara allo Stadium: “Sul 2-0 non avevo la sensazione che fosse fatta e infatti la Juventus attaccava con vigore. A dieci minuti dalla fine abbiamo avuto la palla del 3-1 e anche a cinque dalla fine, quelle sono veramente le cose che ci devono far dispiacere”. Un riferimento chiaro agli errori sottoporta che hanno impedito di chiudere la contesa prima del recupero.

Lazio news: lo spirito della squadra e il clima esterno

Nonostante il punto sfuggito, l’allenatore si dice soddisfatto della tenuta morale: “Mi porto a casa un punto in questo stadio, ed è sempre un risultato positivo. Mi porto la consapevolezza che questi ragazzi sono indistruttibili, non piegano la testa di fronte a nulla e a livello morale mi dà tanta soddisfazione”. Sarri ha poi lanciato un appello sull’ambiente: “Dentro la squadra non c’è un clima negativo. Giocare nell’Olimpico vuoto è brutto, vorremmo che le diatribe tra tifosi e società finissero”.

In attesa della prossima sfida, le attenzioni si spostano già a mercoledì, con Italiano che ha già avvisato la Lazio in vista del turno infrasettimanale. Per approfondimenti tattici, visita il portale ufficiale della Lega Serie A.


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Di Canio durissimo sulla Lazio: “Gestione incredibile, neanche nei tornei rionali”

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Paolo Di Canio Sky Sport attacco gestione Lazio news Sarri

Il pareggio di Torino ha lasciato strascichi non solo per il risultato di Juve-Lazio, ma anche per le analisi post-partita. Negli studi di Sky Sport, l’ex attaccante biancoceleste Paolo Di Canio ha analizzato con estrema durezza il momento che sta attraversando la società, definendo la situazione Lazio come qualcosa di mai visto a certi livelli.

Lazio news, l’affondo di Di Canio: “Situazione clamorosa” Secondo l’opinionista, il clima che si respira attorno al club è fuori controllo: “Noi facciamo passare per normalità quello che sta accadendo alla Lazio. Neanche nei tornei rionali, neanche al quartiere mio si gestiva una situazione del genere. I tifosi hanno ragione a protestare e a rimanere fuori, ma lì non si parla più di calcio, è una situazione clamorosa, incredibile a livello di Serie A”. Un commento che scuote l’ambiente proprio nel momento in cui la squadra sembrava aver ritrovato compattezza in campo, come visto nelle ultime pagelle di Juve-Lazio.

Il ruolo di Sarri e la crescita di Maldini Paolo Di Canio si è poi soffermato sul lavoro del tecnico e sulle difficoltà di gestire un ambiente così teso: “Sarri Lazio? Lui parla per i tifosi, adesso è diventato il paladino. Deve lavorare con questo sentimento e con giocatori nuovi che arrivano e trovano quest’ambiente. Poi Maldini ha fatto una bella partita perché Sarri è serio e lavora ventiquattro ore chiuso dentro Formello solo per quello, ma brucia tante energie su altro. La comunicazione è importante”.

Potete trovare l’analisi completa del post-partita e gli highlight del match sul portale ufficiale di Sky Sport.


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Pagelle Juve-Lazio 2-2: Provedel da urlo, beffa Romagnoli e Noslin

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Rientro Pedro: l'attaccante spagnolo della Lazio in azione sul terreno di gioco.

Pagelle Juve Lazio | Un pareggio che lascia l’amaro in bocca alla squadra di Sarri, che accarezza l’impresa per 95 minuti prima di capitolare nel finale. Dopo aver analizzato la moviola di Juve-Lazio, ecco i voti della redazione ai protagonisti biancocelesti.

Il muro difensivo: Provedel monumentale

  • PROVEDEL 7: Un vero muro umano all’Allianz Stadium. Protegge la porta con interventi prodigiosi su Bremer e Yildiz, esaltandosi nel momento di massima pressione. Incolpevole sulle reti subite, avrebbe meritato di uscire con i tre punti in tasca.
  • MARUSIC 6: Cliente difficilissimo dalla sua parte, se la cava con l’aiuto dei raddoppi. Fatica maggiormente quando entra Boga e il cross del pari arriva proprio dalla sua zona.
  • GILA 6,5: Grinta e precisione. Chiude ogni varco con le buone o con le cattive, confermandosi leader del reparto finché resta in campo. (Dal 78’ ROMAGNOLI 5,5: Impatto complicato dopo una settimana tesa. Il giallo immediato e l’incertezza sul gol di Kalulu pesano sul voto).
  • PROVSTGAARD 6: Lanciato nella mischia a sorpresa, tiene bene la posizione nonostante lo spavento iniziale sul colpo di testa di Bremer. (Dall’83’ PATRIC sv).
  • TAVARES 6: Protagonista di un salvataggio sulla linea che vale quanto un gol. Macchia una prestazione super con una disattenzione fatale al 96′ su Kalulu.

Centrocampo e Attacco: Cataldi ispira, Noslin spreca

  • CATALDI 7: Il cervello della squadra. Vede corridoi invisibili e pesca Isaksen con un lancio millimetrico. Oltre alla regia, si traveste da diga davanti alla difesa. Prestazione da leader assoluto.
  • TAYLOR 6,5: Grande intensità e qualità tecnica. Dimostra di essere un innesto prezioso, calando solo nel finale per la stanchezza.
  • BASIC 6: Esce stremato per un problema muscolare dopo aver stretto i denti per non sprecare slot di cambio. Sacrificio encomiabile. (Dal 46’ DELE-BASHIRU 5,5: Poco lucido sotto porta, partecipa alla confusione nel finale).
  • ISAKSEN 7: Finalmente concreto e cattivo. Il gol sotto la traversa è un gioiello che meritava di valere la vittoria. Una prova di carattere. (Dal 64’ CANCELLIERI 6).
  • MALDINI 6,5: Personalità da vendere. Ruba palla a Locatelli e serve l’assist per Pedro con un tempismo perfetto. Sempre pericoloso.
  • PEDRO 7: Infinito. Seconda gara da titolare e secondo gol pesante. Segna e corre finché ne ha, confermandosi fondamentale per Sarri.
  • NOSLIN 5: La nota dolente. Ha sul piede la palla del 3-1 che avrebbe chiuso il match, ma la spara alta. Un errore che tiene in vita la Juve e costa due punti.

ALL. SARRI 6,5: Prepara il match alla perfezione, imbrigliando la Juve per lunghi tratti. La Lazio gioca bene e meriterebbe l’impresa, negata solo da un episodio nel recupero.


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Moviola Juve-Lazio: Guida ok, corretto annullare il gol di Koopmeiners

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Moviola Juve Lazio episodi arbitro Marco Guida gol annullato

Oltre al beffardo risultato di Juve-Lazio 2-2, a far discutere è stata la direzione di gara di Marco Guida. Una prestazione senza sbavature clamorose quella del fischietto di Torre Annunziata, che aggiorna il suo bilancio positivo con i biancocelesti a 11 vittorie, 8 pareggi e 7 sconfitte. Vediamo nel dettaglio la moviola Juve Lazio e i principali episodi contestati.

Primo tempo: il gol annullato a Koopmeiners

La prima frazione è stata caratterizzata da alcuni contatti sospetti nelle aree di rigore. Al 1′ timide proteste della Juventus per un presunto braccio di Marusic, ma il replay conferma il rimpallo fortuito. Al 26’ l’episodio chiave: viene annullato il gol di Koopmeiners. Al momento della conclusione, la posizione di Thuram è in netto fuorigioco e giudicata impattante nella dinamica. Poco prima, giudicato non punibile l’intervento di Gila su Cabal. Al 32’ scatta il primo giallo delle Lazio news di giornata: ammonizione scontata per Taylor per fallo tattico su McKennie.

Secondo tempo: Isaksen regolare, manca un giallo per Cambiaso

Nella ripresa la gestione degli episodi Juve Lazio resta coerente. Al 48’ è regolare la posizione di Isaksen sul lancio di Cataldi in occasione del gol del raddoppio. Unico neo della direzione di Guida al 62’: Maldini viene trattenuto platealmente da Cambiaso dopo un recupero palla, l’arbitro assegna la punizione ma non estrae il cartellino giallo per il difensore bianconero, che sarebbe stato meritato.

Secondo il regolamento aggiornato dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri), la gestione del fuorigioco attivo su Koopmeiners risulta assolutamente in linea con le direttive vigenti.


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Juve-Lazio 2-2, beffa al 96′: Kalulu gela i biancocelesti allo Stadium

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Risultato Juve Lazio 2-2 Pedro Isaksen esultanza cronaca
Dal ritiro con la Nazionale della Danimarca, Gustav Isaksen smentisce le voci di mercato: “Volevo rimanere alla Lazio e lottare per il mio posto. Mai pensato di andare via.”

Finisce in parità il big match della 24ª giornata tra Juventus e Lazio. Una gara folle, che ha visto i biancocelesti dominare per larghi tratti e portarsi sul doppio vantaggio, prima di subire la rimonta bianconera proprio nei secondi finali. Dopo le dichiarazioni di Onorato sullo Stadio Flaminio, il campo regala emozioni forti ma un pizzico di amaro in bocca per la squadra di Sarri.

Pedro e Isaksen lanciano la Lazio: il racconto del match

Il primo tempo è equilibrato, con le Lazio news del pre-partita confermate dalle scelte di Sarri. Al 45’+2′ la svolta: Maldini recupera palla su Locatelli e serve Pedro, che trafigge Di Gregorio per lo 0-1. Inizio ripresa da urlo per la Lazio: al 47′ Cataldi lancia Isaksen che calcia sotto la traversa siglando il raddoppio. È il momento migliore per i biancocelesti, che sembrano in totale controllo del risultato Juve Lazio.

La rimonta della Juventus: beffa al 96′

La reazione della Juve arriva al 59′ con McKennie, abile a sfruttare un cross di Cambiaso per accorciare le distanze. Sarri deve fare i conti con gli infortuni (fuori Basic, Gila e Provstgaard), perdendo stabilità difensiva. Al minuto 87 Noslin spreca clamorosamente il colpo del KO e, come spesso accade nel calcio, arriva la punizione: al 96′ Kalulu trova la zampata vincente su assist di Boga. La cronaca Juve Lazio si chiude con un pareggio che sa di sconfitta per come è maturato.

Per consultare la classifica aggiornata e i prossimi impegni della Serie A, visita il sito ufficiale della Lega Serie A.

Tabellino Juve-Lazio 2-2

JUVENTUS (4-2-3-1): Di Gregorio; Kalulu, Bremer, Koopmeiners (76′ Kelly), Cabal (46′ Zeghrova); Locatelli (84′ Miretti), Thuram; Cambiaso (76′ Boga); McKennie (84′ Openda), Yildiz; David. All.: Spalletti. LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila (77′ Romagnoli), Provstgaard (83′ Patric), Nuno Tavares; Basic (46′ Dele-Bashiru), Cataldi, Taylor; Isaksen (64′ Cancellieri), Maldini, Pedro (64′ Noslin). All.: Sarri.


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Stadio Flaminio Lazio, Onorato: “Questione di giorni per il progetto”

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Stadio Flaminio Lazio progetto Alessandro Onorato news
Rendering dello Stadio Flaminio ristrutturato, possibile nuova casa della Lazio

Novità importanti sul fronte Stadio Flaminio Lazio. L’Assessore ai Grandi Eventi e Sport di Roma Capitale, Alessandro Onorato, è tornato a parlare del progetto biancoceleste durante il programma ‘Omnibus’ su La7. Dopo le recenti indiscrezioni sulle probabili formazioni di Juve-Lazio, l’attenzione dei tifosi si sposta ora sulle infrastrutture.

Flaminio e Lazio: le parole di Alessandro Onorato

Secondo quanto dichiarato dall’assessore, il club di Claudio Lotito è ormai prossimo a presentare la documentazione definitiva: “Per il Flaminio la Lazio completerà il progetto per farci lo stadio, è questione di giorni”. Alessandro Onorato ha poi spiegato l’iter burocratico: “Tra la proposta e l’accettazione intercorre una Conferenza di Servizi, che richiama tutti gli organi preposti per capire se i flussi dei tifosi siano compatibili con il sito urbano”. Si tratta di una delle Lazio news più attese degli ultimi mesi per quanto riguarda il futuro della società.

Stadio Lazio: il nodo vincoli e la sostenibilità

L’assessore ha chiarito che l’area è vincolata a uso sportivo, nonostante i desideri di alcuni residenti: “Il Flaminio è lì dal 1900, quel luogo è vincolato a stadio dal Comune, non ci si può fare nulla se non uno stadio”. Il progetto Flaminio dovrà però superare i test tecnici su viabilità e sostenibilità. Onorato ha poi aggiunto: “Da qui a due-tre mesi vedremo se è compatibile la Lazio. Se il privato non ci mette i soldi, sarà nostro dovere intervenire per una struttura compatibile con la zona”.

Potete seguire l’intervista integrale sul sito ufficiale di La7 per ulteriori dettagli tecnici sul futuro dello Stadio Lazio.


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Juve-Lazio, le probabili formazioni: emergenza per Sarri, torna Romagnoli

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Probabili formazioni Juve Lazio con Romagnoli e Sarri

Dopo la vittoria ritrovata in casa contro il Genoa, la Lazio si prepara alla difficile trasferta di Torino contro la Juventus. Una sfida che Juve Lazio affrontano con stati d’animo differenti, ma con i biancocelesti costretti a fare i conti con un’infermeria pesantemente affollata.

Lazio tra infortuni e novità: il bollettino medico

Maurizio Sarri deve ridisegnare la squadra. Mancheranno infatti Pellegrini (squalificato), Zaccagni (fuori un mese per un problema muscolare) e Lazzari, che ha riportato una lesione al polpaccio e resterà ai box per almeno tre settimane. La buona notizia è la permanenza di Romagnoli: il difensore tornerà titolare al centro della difesa in coppia con Gila. Prima chiamata, invece, per il nuovo acquisto Przyborek.

Le scelte tattiche: Nuno Tavares dal 1′, Maldini scalpita

Davanti a Provedel, oltre ai centrali, si rivedrà Nuno Tavares a sinistra con Marusic a destra. A centrocampo spazio a Cataldi in regia, affiancato dalle mezzali Taylor e Basic, con Rovella destinato alla panchina. In attacco, l’assenza di Zaccagni spalanca le porte a Pedro a sinistra. Al centro Maldini è in vantaggio nel ballottaggio con Dia e Ratkov, mentre a destra Isaksen dovrebbe spuntarla su Cancellieri.

Secondo i dati ufficiali della Lega Serie A, la sfida dello Stadium sarà un crocevia fondamentale per le ambizioni europee di entrambe le formazioni.

Probabili Formazioni Juve-Lazio

  • JUVENTUS (3-4-2-1): Di Gregorio; Kalulu, Bremer, Koopmeiners; McKennie, Locatelli, Thuram, Cambiaso; Miretti, Yildiz; David. All.: Spalletti.
  • LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares; Basic, Cataldi, Taylor; Isaksen, Maldini, Pedro. All.: Sarri.

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Yildiz rinnova con la Juve fino al 2030: cifre e significato

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Rinnovo Yildiz Juventus

Il futuro della Juventus ha già un nome, un volto e persino un numero ben preciso. Kenan Yildiz non è più soltanto una promessa del calcio europeo: il suo rinnovo di contratto rappresenta molto di più di una semplice operazione di mercato. È l’inizio di un nuovo capitolo della storia bianconera, una dichiarazione d’intenti che va ben oltre cifre e scadenze.

La firma sul contratto non è un atto formale, ma un impegno pesante, simbolico, che definisce la direzione del club per i prossimi anni. La Juventus ha deciso di costruire il proprio progetto tecnico e identitario attorno al talento del suo numero 10, con un obiettivo chiaro: tornare a vincere, e farlo da protagonista in Italia e in Europa.


Rinnovo fino al 2030: una scelta fuori dal tempo moderno

La notizia è ufficiale: la Juventus ha annunciato il prolungamento del contratto di Kenan Yildiz fino al 2030, una durata che nel calcio di oggi equivale quasi a un’eternità. Parole semplici quelle pronunciate dal giocatore — “Sono molto felice, faremo grandi cose in futuro” — ma dense di significato.

Quel “faremo” non è casuale: racconta un senso di appartenenza già fortissimo, raro per un ragazzo di appena 20 anni, e soprattutto sintetizza l’ambizione condivisa tra giocatore e club.


I numeri del rinnovo: fiducia totale, senza compromessi

Anche i numeri parlano chiaro. L’accordo prevede un ingaggio da 6 milioni di euro netti a stagione, destinati a salire fino a 7 milioni più bonus. Una cifra che proietta Yildiz direttamente nell’élite dei giovani più pagati al mondo e che certifica come la Juventus non stia scommettendo solo sul potenziale, ma sul valore già attuale del giocatore.

A questo si aggiunge un ulteriore bonus da 6 milioni di euro legato alla firma e alla fedeltà al club. Non è solo un incentivo economico, ma un riconoscimento per un percorso fatto di pazienza, crescita e risposte concrete sul campo. In pochi anni, lo stipendio del talento turco è passato da circa 1,6 milioni a una base di 6 milioni: una crescita esponenziale che racconta meglio di qualsiasi slogan la fiducia totale della società.


Un’ascesa fulminea: dal Bayern alla maglia numero 10

Il percorso di Yildiz è quasi perfetto. Arriva nell’estate del 2022 a parametro zero dal Bayern Monaco, un colpo che oggi appare geniale. Brucia le tappe: Primavera, Next Gen, poi l’esordio in prima squadra sotto la guida di Massimiliano Allegri.

L’esplosione è rapida e convincente. La Juventus gli affida la maglia numero 10, simbolo assoluto del club, e ora arriva un rinnovo che è già storia. È il modello ideale che ogni grande società sogna per i propri giovani: scoperta, valorizzazione, consacrazione.


Un cambio culturale: Yildiz come nuova identità della Juve

Questo rinnovo non riguarda solo Yildiz, riguarda la Juventus nel suo complesso. È un vero cambio di rotta culturale. Il club lo ha definito apertamente “incedibile”: non in vendita, intoccabile.

Di fronte agli interessamenti di top club europei come Chelsea, Liverpool e Real Madrid, la risposta è stata netta: no. Un messaggio chiaro al mercato e all’Europa intera: il futuro bianconero passa da lui.


La maglia 10: il peso della storia e la risposta del talento

Alla Juventus, la maglia numero 10 non è una maglia come le altre. È quella di Sivori, Platini, Baggio e soprattutto Alessandro Del Piero. Affidarla a un ventenne significa consegnargli un’eredità enorme.

La risposta di Yildiz, però, è da leader maturo:
“Del Piero è una leggenda. Io sono all’inizio. Voglio costruire la mia storia.”

Umiltà, rispetto per il passato e ambizione feroce. Non vuole essere “il nuovo Del Piero”, ma il primo Kenan Yildiz.


Una scelta voluta dalla proprietà

Questa operazione non è una semplice mossa di mercato. È una decisione strategica che arriva dai vertici della società. L’intervento della proprietà, con John Elkann in prima linea, è stato decisivo.

Come spiegato anche dal dirigente Damien Comolli, il rinnovo di Yildiz rappresenta il primo passo di un percorso più ampio, destinato a segnare il prossimo ciclo bianconero.


Conclusione: una promessa e una sfida

Blindare Kenan Yildiz significa blindare un progetto. Significa avere un pilastro tecnico, una nuova identità e lanciare un messaggio chiaro a Serie A ed Europa: la Juventus ha fame, ambizione e il suo nuovo numero 10.

Resta ora la grande domanda, quella che accompagna ogni svolta storica:
il talento purissimo di Kenan Yildiz basterà a riportare la Juventus in cima, in Italia e in Europa?

La sfida, per lui e per il club, è appena iniziata.



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Sarri tra campo e sogni infranti: “Squadra meno pronta di prima”

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Maurizio Sarri conferenza stampa Formello vigilia Juventus Lazio

Alle 12:00 spaccate, Maurizio Sarri si è presentato davanti ai microfoni per fare il punto prima della delicata trasferta di Torino. Un intervento lucido, a tratti amaro, che conferma la distanza tra la sua visione tecnica e le ultime scelte del club.

Il mercato e la crescita dei giovani

Interpellato subito sulle operazioni di gennaio, il tecnico non ha usato giri di parole: “Sai cosa penso. Quella di prima era una squadra più pronta, questa ha ragazzi che devono crescere. Solo Taylor era più pronto, ma deve adattarsi. Per gli altri il percorso sarà più lungo”. Un giudizio che fa eco alla recente conferenza di Angelo Fabiani, evidenziando una divergenza di vedute sulla “prontezza” della rosa.

Il caso Romagnoli e le scelte tattiche

La buona notizia riguarda la difesa. Dopo il lungo braccio di ferro legato al mancato addio di Alessio Romagnoli, il difensore è pronto a tornare: “Si sta allenando molto bene, non vedo differenze. O domani o mercoledì va dentro”.

In avanti, Sarri sperimenta. Con l’assenza pesante di Zaccagni (“Infortunio strano e serio, deve rifare i controlli”), cresce l’ipotesi di Maldini come “falso nueve”: “Ha qualità, ci hanno provato tanti allenatori e ci provo anche io. Vediamo se non se lo mangiano i centrali della Juve”.

La difesa dei tifosi e l’attacco alle istituzioni

Uno dei passaggi più vibranti ha riguardato il clima che si respira attorno alla società e la contestazione che ha svuotato l’Olimpico. Sarri si è schierato apertamente con la gente:

“Giocare con 4mila persone è dura. La grande speranza è che si ricomponga questa cosa, ne abbiamo bisogno. Il blocco delle trasferte? Una pena collettiva inconcepibile e anticostituzionale. Il 95% dei tifosi non ha fatto niente e non può vedere la Lazio. È una sconfitta delle istituzioni.”

Il futuro e il “sogno”

Sul contratto e sul futuro, Sarri resta ancorato alla realtà ma chiede spazio per l’ambizione: “Ho un contratto, se non cambiano idea le parti si va avanti. Mi piacerebbe sognare, in questo momento l’obiettivo è far crescere quelli che ci sono. Mi diverto se alleno una squadra veramente forte, allora posso sognare”.


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Verso Juventus-Lazio: il ritorno di Romagnoli e la sfida a Spalletti

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Giocatori Lazio esultanza campo Juventus Lazio Allianz Stadium 2026

La ventiquattresima giornata di Serie A mette di fronte Juventus e Lazio in un incrocio che profuma di alta classifica, ma che per i biancocelesti è soprattutto l’esame di maturità dopo i segnali di vita visti nell’ultimo Lazio-Genoa. All’Allianz Stadium, Maurizio Sarri ritrova il suo passato cercando punti vitali per una rincorsa europea che resta l’unico obiettivo per salvare una stagione finora deludente.

Juventus-Lazio: orario e dove vederla in TV

Il match è in programma domenica 8 febbraio 2026 alle ore 20:45. La gara sarà trasmessa in diretta esclusiva su DAZN. Gli abbonati potranno seguire la sfida tramite smart TV, console di gioco o dispositivi come Amazon Fire TV Stick.

Per chi possiede l’abbonamento “Zona DAZN” su Sky, il match sarà visibile anche sul canale 214. Non è prevista la trasmissione in chiaro o su altre piattaforme.

Le scelte di Sarri: torna Romagnoli

La notizia più importante in casa biancoceleste riguarda la difesa. Dopo il caos delle ultime settimane e i retroscena sul mancato addio, Alessio Romagnoli torna al centro del villaggio. Sarà lui a guidare il reparto insieme a Gila, complice l’emergenza infortuni che vede ancora ai box Patric e Gigot.

A centrocampo, spazio ancora a Taylor, uno dei pochi volti nuovi arrivati dall’ultimo calciomercato della Lazio a convincere pienamente il tecnico. Davanti, senza Zaccagni, tridente obbligato con Isaksen, Pedro e Maldini nel ruolo di “falso nove”.

Spalletti tra dubbi e certezze

Dall’altra parte, la Juventus di Luciano Spalletti deve gestire i dubbi legati a Yildiz e Conceiçao, non al top della condizione. In attacco il canadese David è favorito su Openda per guidare il 4-2-3-1 dei bianconeri, che puntano a blindare il quarto posto e insidiare la zona podio.

LE PROBABILI FORMAZIONI

  • JUVENTUS (4-2-3-1): Di Gregorio; Kalulu, Bremer, Kelly, Cambiaso; Locatelli, Thuram; McKennie, Miretti, Yildiz; David. All. Spalletti.
  • LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares; Taylor, Cataldi, Basic; Isaksen, Maldini, Pedro. All. Sarri.

In un clima societario che resta teso nonostante le parole di Fabiani a Formello, la parola passa al campo. Riuscirà la Lazio a strappare punti in un Allianz Stadium che si preannuncia ostile?


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Fabiani a 360°: “Romagnoli uomo d’onore, ora abbassiamo i toni”

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Angelo Fabiani conferenza stampa Formello presentazione nuovi acquisti Lazio

Non si è nascosto Angelo Fabiani. Davanti ai cronisti, il Direttore Sportivo ha tracciato il bilancio di un mercato invernale complicatissimo, annunciando colpi per il futuro e provando a spegnere l’incendio che divampa fuori dai cancelli del centro sportivo.

Mercato: Pedraza è preso, Diogo Leite in stand-by

Il DS ha subito piazzato la notizia per il prossimo futuro: “Per completare il discorso del mercato in entrata c’è anche l’accordo chiuso con tanto di contratto firmato da Pedraza. A luglio vestirà la maglia della Lazio”. Su Diogo Leite, invece, la situazione è legata alle condizioni fisiche: “L’abbiamo seguito, c’è un accordo di massima con il suo avvocato. Ha avuto un infortunio, vedremo a stretto giro se vorrà legarsi alla Lazio così come doveva farlo prima dello stop”.

Il retroscena su Romagnoli: “L’unico con buon senso”

Il punto più caldo riguarda ovviamente il mancato trasferimento di Alessio Romagnoli in Qatar. Fabiani ha difeso a spada tratta il centrale, attaccando duramente l’entourage:

“Devo ringraziare Romagnoli, in tutta la vicenda è stato l’unico ad aver usato il buon senso. Se ha rifiutato il trasferimento perché ha rinunciato per principio [alle ultime mensilità, ndr], gli fa ancora più onore. Ma coloro che si sono messi in mezzo hanno mentito ad Alessio. Dovranno spiegare davanti al magistrato se erano al corrente o meno delle condizioni. Romagnoli è centralissimo nel progetto, è un professionista serio e ha capito tutto.”

Difesa della gestione e attacco ai critici

Fabiani non ha risparmiato stoccate a chi, come Massimo Piscedda o Luciano Moggi, ha criticato l’operato societario: “Caro Massimo, vienimele a dire in faccia certe cose. Io sono al servizio della Lazio, non sono il servo sciocco dei procuratori”. Ha poi rivendicato la crescita patrimoniale del club: “Dal mio avvento la Lazio è passata da 0 euro a circa 300 milioni di parco giocatori, basta guardare Transfermarkt. Ho dovuto rifondare tutto, dal settore giovanile alla Women”.

Un tavolo per la pace: la proposta ai tifosi

Sulla contestazione che ha portato lo stadio a svuotarsi contro il Genoa, Fabiani ha lanciato un appello inatteso:

“È giunto il momento di abbassare i toni, io per primo. Forse è arrivato il momento di promuovere una sorta di class action con tutti, sederci di fronte a un tavolo e discutere delle problematiche reali per un confronto costruttivo. La Lazio è un patrimonio di tutti i tifosi, non solo di chi la governa.”

Il rapporto con Sarri e Baroni

Infine, un chiarimento sugli allenatori. Su Baroni: “Mi ha comunicato di voler andare via prima del Lecce, non l’ho trattenuto. Tutto quello che è negativo non è sempre colpa della società”. Su Sarri, invece, parole di stima totale: “È un toscanaccio, un brontolone, ma è una garanzia per i tifosi. Ha un contratto di tre anni e vogliamo dare continuità al progetto”.


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Lazio–Atalanta, Stadio ancora vuoto: la protesta continua contro la gestione Lotito

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La protesta non si ferma. Il tifo organizzato della Lazio ha diffuso nelle ultime ore un comunicato ufficiale via social annunciando la decisione di disertare nuovamente lo Stadio Olimpico in occasione della prossima gara casalinga contro l’Atalanta.

La Curva Nord non entrerà allo stadio e invita tutti gli altri tifosi a fare lo stesso. Un gesto estremo, doloroso, ma che viene considerato ormai l’unico strumento rimasto per manifestare il dissenso verso una gestione giudicata umiliante da larga parte della tifoseria biancoceleste.

Una protesta che nasce dal mercato (e non solo)

La decisione arriva dopo la chiusura di una sessione di mercato invernale che, secondo i tifosi, ha confermato una linea ormai chiara: nessuna volontà di rafforzare la squadra, nessun investimento reale, solo operazioni funzionali al bilancio.

Le cessioni di Castellanos e Guendouzi hanno portato risorse importanti, ma non sono state reinvestite per alzare il livello della rosa. Il messaggio percepito è netto: l’obiettivo non è competere, ma traghettare la stagione senza rischi, puntando a una salvezza tranquilla e alla sostenibilità economica.

Lazio–Genoa e lo stadio vuoto che ha fatto il giro del mondo

La gara contro il Genoa ha segnato uno spartiacque. Lo stadio quasi deserto non ha inciso in modo diretto sui conti del club, ma ha colpito duramente l’immagine della società. Le immagini dell’Olimpico vuoto hanno fatto il giro del mondo, dal Canada all’Australia, attirando per la prima volta l’attenzione internazionale non per risultati o colpi di mercato, ma per la protesta dei tifosi.

Media che fino a pochi giorni prima ignoravano la situazione Lazio hanno iniziato a porsi domande. Perché uno stadio storico come l’Olimpico è vuoto? Perché una tifoseria così passionale arriva a una scelta tanto drastica?

Un modello che fa scuola

Il gesto dei tifosi laziali non è passato inosservato nemmeno ad altre curve. In diversi contesti europei si parla apertamente di imitare questa forma di protesta: lo stadio deserto come atto di dissenso civile, pacifico, ma devastante dal punto di vista mediatico.

È qui che la protesta diventa potente: non colpisce le casse, ma la reputazione, l’immagine pubblica, l’esposizione internazionale di una proprietà che, fuori dall’Italia, è già poco rilevante sul piano sportivo.

La petizione cresce: oltre 36.000 firme

Parallelamente continua a crescere la petizione contro la gestione Claudio Lotito. Superate le 36.000 firme, un numero superiore a quello degli abbonati stagionali. Un dato oggettivo, che certifica come la maggioranza del tifo organizzato e non solo sia ormai stanca.

C’è ancora una minoranza che difende il presidente, ma il quadro generale è chiaro: il consenso è ai minimi storici. Anche testate nazionali che raramente si occupano della Lazio hanno ripreso la notizia, segno che la protesta ha ormai superato i confini del tifo locale.

Un’occasione mancata (ancora una volta)

Secondo molti tifosi, questa era l’occasione perfetta per smentire le critiche. Con i soldi incassati dalle cessioni, la società avrebbe potuto piazzare un colpo importante, lanciare un segnale di ambizione, cambiare la narrazione. Invece, ancora una volta, si è scelta la strada opposta.

Il confronto con altre realtà fa rumore. C’è chi, pur in difficoltà sportive, ha deciso di investire risorse personali per provare a salvare la squadra. Alla Lazio, invece, la percezione è che non venga messo un euro di tasca propria, nemmeno nei momenti più delicati.

Terzo anno senza sponsor e futuro incerto

Un altro dato pesa come un macigno: terzo anno consecutivo senza main sponsor. Un’anomalia per un club di Serie A, che alimenta ulteriormente il malcontento. E lo sguardo va già all’estate: senza Europa, con introiti ridotti, il rischio è quello di nuove cessioni eccellenti.

La sensazione diffusa è che il ciclo sia arrivato a un punto critico.

Conclusione: stadio vuoto anche contro l’Atalanta

A malincuore, ma con convinzione, la linea è stata tracciata: Lazio–Atalanta deve essere un’altra fotografia di dissenso. Uno stadio vuoto come messaggio chiaro, visibile, impossibile da ignorare.

È una scelta dura, che va contro la passione stessa del tifoso, ma che oggi viene vista come l’unica arma rimasta per far capire al mondo – e alla proprietà – quanto sia profonda la frattura.

Tu che ne pensi?
Lo stadio deserto è davvero l’unica strada possibile?
Scrivilo nei commenti e continua il confronto.



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Lazio, taglio costi anche in estate: a rischio Zaccagni

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La distinta ufficiale di Cagliari-Lazio negli spogliatoi dell'Unipol Domus.

Il calciomercato invernale si è chiuso, ma in casa Lazio le riflessioni sul futuro sono già iniziate. La sensazione, sempre più forte, è che quella appena conclusa non sia stata una semplice finestra di assestamento, bensì l’inizio di una strategia destinata a proseguire anche in estate.

Una strategia chiara: riduzione dei costi, abbassamento del monte ingaggi e ringiovanimento della rosa. Un piano che rischia di avere conseguenze pesanti anche dal punto di vista tecnico.

Mercato estivo legato all’Europa (che oggi non c’è)

Le scelte della dirigenza biancoceleste per luglio e agosto dipenderanno in larga parte dall’eventuale qualificazione alle coppe europee. Ma allo stato attuale, con la Lazio fuori da ogni competizione continentale, diventa complicato immaginare un cambio di rotta.

Senza gli introiti UEFA, il club dovrebbe continuare sulla linea tracciata a gennaio: più cessioni che investimenti, con operazioni motivate dal “ringiovanimento”, ma in realtà funzionali soprattutto al contenimento dei costi.

Dopo Castellanos e Guendouzi, altri big in uscita

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, l’operazione di taglio proseguirà partendo dai giocatori con gli ingaggi più elevati. Dopo le cessioni di Castellanos e Guendouzi, altri nomi importanti finiscono sotto osservazione.

Il primo è Alessio Romagnoli, già al centro di una vicenda complessa e con un futuro sempre più lontano da Formello. Ma la vera notizia è che anche Mattia Zaccagni, capitano e simbolo della squadra, non è più intoccabile.

Una possibile uscita che avrebbe un peso enorme non solo tecnico, ma anche identitario.

Zaccagni a rischio: scelta economica o segnale di ridimensionamento?

Zaccagni rappresenta la Lazio dentro e fuori dal campo. È il capitano, uno dei volti più riconoscibili, un riferimento per i tifosi. Eppure, il suo ingaggio lo rende uno dei profili sacrificabili in un’ottica di sostenibilità finanziaria.

Una sua cessione sarebbe un segnale chiarissimo: la priorità non è la competitività immediata, ma l’equilibrio di bilancio.

Gli altri nomi sul tavolo

La lista dei possibili partenti è lunga:

  • Lazzari: può uscire in caso di offerta
  • Gila: a un anno dalla scadenza, senza segnali di rinnovo
  • Nuno Tavares: trattenuto a gennaio, ma sotto esame
  • Pellegrini: da valutare, pesa l’ingaggio sopra i 2 milioni
  • Marusic: ha rinnovato e resterà anche il prossimo anno

Una situazione che conferma come nessun reparto sia realmente al sicuro.

“Taglia e cuci”: il piano della Lazio

Il Corriere dello Sport ha definito questa strategia come un’operazione di “taglia e cuci”: vendere i profili più costosi, inserire giocatori giovani e abbassare drasticamente il monte ingaggi.

Il problema è che, senza un mix equilibrato tra esperienza e talento, il rischio è quello di costruire una squadra incompleta e poco competitiva, soprattutto se dovesse arrivare una seconda stagione consecutiva senza Europa.

Ed è proprio questo lo scenario che più preoccupa la società: salari difficili da sostenere senza ricavi europei.

Un bivio decisivo per il futuro

La Lazio è davanti a un bivio. Continuare con una politica di puro contenimento o tentare una ricostruzione più ambiziosa, accettando qualche rischio economico.

Le prossime settimane e, soprattutto, il finale di stagione diranno se la strategia attuale verrà confermata o se ci sarà spazio per un cambio di visione. Ma una cosa appare sempre più chiara: l’estate sarà caldissima, e nessun nome può più essere considerato intoccabile.



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Sabatini: “La Lazio è dei tifosi. Senza pubblico il calcio muore”

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Le parole di Walter Sabatini, intervenuto in collegamento a Quelli che…, offrono una fotografia intensa e senza filtri della Lazio di ieri e di oggi. Un racconto che intreccia memoria personale, analisi tecnica e una riflessione profonda sul ruolo dei tifosi nel calcio moderno.

“Mesi eroici alla Lazio”: il rapporto con Lotito

Sabatini parte dal passato, definendo la sua esperienza alla Lazio come “pregna” ed “eroica”. Un periodo segnato anche da un momento personale difficilissimo, dopo una squalifica ritenuta ingiusta, in cui il presidente Claudio Lotito gli diede fiducia permettendogli di lavorare.

Il giudizio sul patron biancoceleste è complesso ma sincero:
Lotito viene descritto come leale e diretto, protagonista assoluto nella vita quotidiana, brillante e trascinante nei rapporti umani, molto meno accomodante quando si entra nel terreno economico.

“È il presidente delle grandi imprese, ma sbaglia spesso le piccole cose. E nel calcio le piccole cose sono grandi”.

Una frase che racchiude molte delle contraddizioni della gestione laziale.

Lazio in stallo: fiducia totale in Sarri

Guardando all’attualità, Sabatini parla di una Lazio in stallo, in un momento di passaggio che richiede tempo e scelte coraggiose. La fiducia in Maurizio Sarri è però totale: un allenatore definito importantissimo, serio e profondamente attaccato al lavoro.

Secondo Sabatini, la squadra oggi si esprime in maniera timida e poco sarriana, e questo non può essere attribuito esclusivamente alla qualità dei giocatori. In passato la Lazio aveva raggiunto livelli tecnici molto alti; per tornarci, servirebbe un mercato “prepotente”, anche se le dinamiche amministrative restano un’incognita.

“I club sono dei tifosi”: il messaggio più forte

Il passaggio più potente dell’intervento riguarda il rapporto tra club e tifoseria. Sabatini è netto:
i club appartengono ai tifosi, sono loro a costruirne la storia e l’identità.

“Ve lo immaginate un grande club senza pubblico? Il Liverpool con lo stadio vuoto?”

Una provocazione che pesa come un macigno, soprattutto in un momento in cui l’Olimpico ha mostrato immagini di desolante silenzio. Per Sabatini il calcio è, prima di tutto, emozione, appartenenza, amore.

Maldini e Taylor: talento e adattamento

Non manca un passaggio sui singoli. Daniel Maldini viene descritto come un giocatore molto forte, tecnicamente splendido, ma ancora alla ricerca di una vera identità tattica. Una qualità che è anche, paradossalmente, il suo limite.

Su Kenneth Taylor, Sabatini è chiaro:
chi gioca oltre 150 partite con l’Ajax è un giocatore vero. Ora il centrocampista deve adattarsi a un calcio più agonistico, ma il primo gol rappresenta un segnale incoraggiante.

Il rimpianto Sarri e il valore del player trading

C’è spazio anche per una confessione personale: Sarri è uno dei grandi rimpianti della carriera di Sabatini, insieme a Bielsa. Un errore di valutazione che ancora pesa.

Infine, una considerazione chiave sul calcio moderno:
il player trading non è un’opzione, ma una necessità. È la salvezza dei club che non possono competere solo con la forza economica.

I colpi del passato: Kolarov, Zarate e il mercato lampo

Sabatini ricorda con orgoglio alcune operazioni simbolo: la forte spinta per portare Kolarov alla Lazio, la gestione di Muslera ancora troppo giovane per essere pronto, e soprattutto il famoso giorno dei nove acquisti finali, possibile solo grazie al lavoro incessante sul mercato.

Su Zárate, nessun dubbio:

“Avevo detto subito di prenderlo”.

Conclusione

Le parole di Walter Sabatini vanno oltre la semplice analisi sportiva. Sono un manifesto culturale: senza tifosi, senza coinvolgimento emotivo, il calcio perde la sua anima.

La Lazio, oggi più che mai, è chiamata a ritrovare una dimensione coerente con la propria storia. E questo percorso non può prescindere dalla sua gente, vera custode dell’identità biancoceleste.



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Lazio, lo stadio vuoto come unica protesta efficace: perché i tifosi devono resistere

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Protesta tifosi Lazio: gli spalti vuoti dello Stadio Olimpico durante la sfida di Coppa Italia.

Il mercato invernale ha segnato un punto di rottura definitivo tra la tifoseria e la società. Non tanto per i nomi arrivati, quanto per il messaggio complessivo che emerge dalle scelte del club: la Lazio non viene più gestita con l’obiettivo di competere, ma esclusivamente con quello di non perdere valore economico.

È da qui che nasce una protesta diversa, più dura, ma anche più efficace: lo stadio vuoto.

Un sacrificio doloroso, ma necessario

Per il tifoso laziale andare allo stadio non è un’abitudine, è un rito. Molti hanno vissuto la Curva Nord per anni, seguendo la squadra in Serie B, nei momenti più difficili e in quelli esaltanti. Proprio per questo, scegliere di non entrare all’Olimpico rappresenta un gesto forte, quasi contro natura.

Eppure, dopo Lazio–Genoa, una cosa è diventata evidente:
le proteste tradizionali non funzionano più.

Cori contro la società, striscioni, contestazioni limitate ai primi minuti di gioco non producono alcun effetto concreto. Non generano pressione, non spostano equilibri, non aprono riflessioni.

Lo stadio vuoto, invece, sì.

Lazio–Genoa: il segnale che ha fatto rumore

L’Olimpico semi-deserto contro il Genoa ha avuto una risonanza enorme. Se ne è parlato sui giornali, nei programmi sportivi, sui social e persino all’estero. È stata una fotografia impietosa, ma potentissima: una squadra senza popolo sugli spalti.

Ed è proprio questo il punto.
La Lazio, per il suo presidente, non è solo una squadra di calcio. È anche uno strumento di visibilità, di potere, di legittimazione pubblica.

Senza il pubblico, quella visibilità svanisce.

Lotito, politica e calcio: un equilibrio fragile

È inutile girarci intorno: Claudio Lotito ha costruito negli anni un sistema in cui la Lazio è parte integrante del suo peso pubblico. Senza la Lazio, Lotito non sarebbe una figura centrale nel dibattito sportivo e politico.

Ecco perché uno stadio vuoto rappresenta un problema enorme.
Non solo sportivo, ma d’immagine, mediatico e politico.

La pressione non arriva più solo dai tifosi, ma si estende ai media nazionali e internazionali, mettendo in difficoltà anche chi, fino a poco tempo fa, difendeva apertamente la gestione societaria.

La stampa cambia tono: un segnale da non ignorare

Un altro elemento da sottolineare è il cambio di atteggiamento di parte della stampa sportiva. Testate che per anni avevano sostenuto la linea societaria oggi parlano apertamente di ridimensionamento, di mercato insufficiente, di scollamento totale con la tifoseria.

Il voto al mercato invernale, le analisi critiche, gli editoriali sempre più duri non sono casuali. Sono la conseguenza diretta di una protesta che finalmente ha bucato il muro dell’indifferenza.

Perché tornare subito allo stadio sarebbe un errore

Dopo una sola partita di protesta, tornare immediatamente sugli spalti significherebbe lanciare un messaggio chiaro:
non siamo in grado di resistere.

È comprensibile, umano, ma controproducente.

Se la tifoseria riuscisse a mantenere questa linea per due, tre, quattro partite casalinghe, l’impatto sarebbe devastante. Nessuna società, nessun presidente può permettersi a lungo un Olimpico vuoto senza subirne le conseguenze.

Non è contro la Lazio, è per la Lazio

È importante chiarirlo: questa protesta non è contro la squadra.
È una protesta per la Lazio.

Per una Lazio che torni a essere ambiziosa.
Per una Lazio che non viva solo di equilibrio di bilancio.
Per una Lazio che restituisca ai tifosi almeno il diritto di sognare.

Il mercato invernale ha dimostrato che la direzione intrapresa è un’altra. E proprio per questo, fermarsi ora sarebbe l’errore più grande.

Conclusione: resistere oggi per cambiare domani

Disertare lo stadio è un sacrificio. Nessuno lo nega.
Ma è anche l’unica forma di protesta che ha dimostrato di funzionare davvero.

La Lazio ha bisogno dei suoi tifosi.
E proprio per questo, oggi, i tifosi devono avere il coraggio di fare un passo indietro per costringere chi comanda a farne uno avanti.

Tu che ne pensi?
Lo stadio vuoto è davvero l’unica arma rimasta?
Scrivilo nei commenti e continua il dibattito.



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L’ombra di Corona su Lotito: “Presto mi occuperò di lui”

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Fabrizio Corona annuncio servizio Claudio Lotito Peppy Night 2026

Proprio quando pensavi che la tensione intorno alla S.S. Lazio avesse raggiunto il limite, ecco che arriva il carico da novanta. In un clima già pesantissimo, con la piazza in rivolta e i risultati del calciomercato Lazio che faticano a convincere, si apre un nuovo fronte mediatico che promette di scuotere le fondamenta della presidenza.

“Mi occuperò di lui”: la promessa di Corona

Ospite del programma Peppy Night su Canale 21, Fabrizio Corona ha lanciato un avvertimento diretto al numero uno biancoceleste. “Presto mi occuperò di Lotito, penso nella prossima puntata”, ha dichiarato l’ex re dei paparazzi. Parole che pesano come macigni, considerando che Lotito non è solo il presidente del club, ma anche un Senatore della Repubblica.

Che si tratti di dinamiche legate alla gestione societaria o di retroscena politici, l’annuncio arriva in un momento di estrema fragilità per la dirigenza, reduce dalla figuraccia mediale del video contro la petizione dei tifosi.

Uno stadio vuoto contro la narrazione ufficiale

Chi ancora difende questa gestione parlando di “minoranza rumorosa” dovrebbe guardare le immagini di Lazio-Genoa. L’Olimpico deserto è la risposta definitiva a chi cerca di sminuire la contestazione contro Lotito. Le oltre 30.000 firme raccolte non sono un numero virtuale, ma il grido di una tifoseria che non accetta più di essere derisa da video ufficiali che mettono in dubbio la modalità delle firme stesse.

FattoRealtà dei fatti
Video SocietarioPrende in giro la petizione
Risposta PiazzaStadio quasi totalmente vuoto
Caso RomagnoliFumata nera per il Qatar
CoronaAnnuncia un’inchiesta imminente

Un club in ostaggio

Mentre si attende di capire cosa rivelerà Corona, la realtà quotidiana parla di un ambiente tossico. Dalla gestione del caso Romagnoli — bloccato a Formello nonostante fosse pronto a rinunciare a tre mesi di stipendio — fino alla mancanza di un editoriale della Lazio che faccia un mea culpa onesto, la sensazione è quella di un club isolato.

Trattare i propri sostenitori come “zombie” o “ossessionati” è l’ultimo atto di una presidenza che ha smarrito la bussola. Se anche l’informazione d’assalto ora punta i riflettori su Roma Nord, il rischio è che il castello di carta inizi davvero a crollare.


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Fabiani “pompiere” nel caos Romagnoli: una tregua armata fino a giugno

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Angelo Fabiani colloquio serio Formello Alessio Romagnoli

Mentre la presidenza continua il muro contro muro, a Formello c’è chi prova a raccogliere i cocci di un vaso ormai frantumato. Angelo Fabiani si è ufficialmente caricato sulle spalle il compito più difficile: fare da mediatore tra Alessio Romagnoli e Claudio Lotito. Non si parla di rinnovo, quello è un miraggio svanito, ma di pura sopravvivenza sportiva.

La diplomazia del DS

Fabiani sta portando avanti un’opera certosina per evitare che la stagione affondi definitivamente. Il Direttore Sportivo sa che Romagnoli è fondamentale per le gerarchie di Sarri e sta cercando di isolare il calciatore dalle tossine societarie. L’obiettivo è chiaro: garantire che il numero 13 dia il massimo fino a giugno, nonostante il rapporto con il patron sia ai minimi storici.

Un sacrificio ignorato

Il retroscena che emerge è clamoroso e smonta ogni accusa di “mercenarismo”: Romagnoli era arrivato a firmare la rinuncia a tre mesi di stipendio pur di liberarsi e andare all’Al-Sadd. Ha dato ragione alla società pur di andarsene, ma non è bastato. È l’ennesima dimostrazione di una professionalità che non è mai venuta meno, nonostante tre anni e mezzo di promesse societarie mai mantenute.

Verso la Juve tra i mugugni

Attualmente fermo per un affaticamento muscolare, Romagnoli sta facendo di tutto per tornare a disposizione per la sfida contro la Juventus. La sua integrità non è in discussione, a differenza della gestione di chi dovrebbe tutelare il patrimonio tecnico della squadra. Fabiani lavora ai fianchi, cerca di ricucire l’irreparabile, sapendo però che la scelta del difensore è presa: a fine stagione sarà addio.

Resta da chiedersi quanto potrà reggere questa “tregua armata” in un ambiente dove il 95% della tifoseria è ormai in rivolta aperta contro una gestione che sembra godere nel distruggere i propri simboli.


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Lazio, Dia e Noslin sotto esame: gol pochi, futuro in bilico

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Formazioni ufficiali Lecce Lazio Serie A 2026 Maurizio Sarri

Il girone di ritorno come ultimo appello. In casa Lazio, il futuro di Boulaye Dia e Tijjani Noslin è tutt’altro che garantito. I due attaccanti si giocano non solo una maglia, ma anche la permanenza nella Capitale oltre il mese di giugno.

Come evidenziato dal Corriere dello Sport, il rendimento offensivo dei due è stato finora insufficiente, al punto da spingere la società a valutare eventuali cessioni già nella sessione di gennaio.


Numeri impietosi: tre gol complessivi

I dati raccontano più di mille analisi.
Dia e Noslin hanno segnato appena tre gol in due.

  • Dia: un solo gol, realizzato alla seconda giornata contro il Verona, il 31 agosto. Da allora, un lungo digiuno che pesa come un macigno.
  • Noslin: due reti. La prima all’Olimpico contro il Lecce, la seconda – forse la più significativa – nella trasferta di Parma.

Proprio a Parma, Noslin fu decisivo in una delle rare soddisfazioni stagionali: Lazio in nove uomini per le espulsioni di Mattia Zaccagni e Toma Basic, gol vittoria a otto minuti dalla fine. Un lampo, però, rimasto isolato.


Gennaio sullo sfondo: mercato sfiorato

Il bottino offensivo ridotto ha inevitabilmente rimesso entrambi sul mercato. La Lazio, durante la sessione invernale, si è detta pronta ad ascoltare eventuali offerte. Alla fine, nessuna cessione si è concretizzata, ma il messaggio è stato chiaro: la fiducia non è incondizionata.

Dia e Noslin sono rimasti, ma con una prospettiva diversa: giocarsi tutto nel girone di ritorno.


Maldini e Ratkov complicano tutto

La situazione dei due attaccanti si è ulteriormente complicata con i movimenti in entrata.

L’arrivo di Daniel Maldini ha fornito a Maurizio Sarri una nuova soluzione offensiva. Maldini è stato subito testato come falso nueve, schierato al centro del tridente, segnale evidente di come le gerarchie possano essere ridiscusse.

A questo si aggiunge Petar Ratkov, centravanti puro acquistato a titolo definitivo. Un investimento fortemente voluto da Lotito e Fabiani, che vedono nel serbo un profilo su cui costruire il futuro dell’attacco biancoceleste.


Genoa, la fotografia delle nuove gerarchie

La partita di venerdì contro il Genoa è stata una fotografia piuttosto eloquente:

  • Dia è rimasto in panchina per tutta la gara, senza mai entrare.
  • Noslin è stato utilizzato solo nel finale, largo sulla fascia, lontano dal cuore dell’attacco.

Segnali chiari di un ribaltamento possibile nelle gerarchie offensive, con Maldini e Ratkov sempre più centrali nel progetto immediato e futuro.


Ultimo appello nel girone di ritorno

Il messaggio è inequivocabile: serve un segnale forte, e serve subito.
Dia e Noslin hanno ancora mesi a disposizione per dimostrare di poter essere utili alla Lazio, ma il tempo della pazienza sembra finito.

La fiducia c’è, ma è a tempo.
Giugno non è lontano, e almeno uno dei due rischia seriamente di salutare la Capitale.



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Lazio, Romagnoli in dubbio per la Juve: Sarri studia alternative

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Maurizio Sarri durante l'allenamento a Formello vigilia Lazio Genoa 2026

Continuano le verifiche in casa Lazio sulle condizioni di Alessio Romagnoli, che anche oggi non ha preso parte all’allenamento collettivo dopo i giorni di riposo concessi alla squadra.

Il difensore centrale prosegue infatti un lavoro personalizzato, necessario per smaltire un affaticamento che lo accompagna ormai da alcune settimane. Una situazione che mette seriamente in dubbio la sua presenza nella delicata trasferta contro la Juventus.


Affaticamento persistente: la situazione

Romagnoli è seguito con attenzione dallo staff medico biancoceleste, che monitora quotidianamente l’evoluzione del problema. Non si tratta di un infortunio grave, ma di una condizione fisica che richiede prudenza, soprattutto considerando il carico di partite e il momento della stagione.

Le sedute dei prossimi giorni saranno decisive per capire se il difensore potrà:

  • rientrare gradualmente in gruppo
  • essere convocato almeno per la panchina
  • oppure osservare un ulteriore stop precauzionale

Al momento, nessuna decisione definitiva è stata presa.


Un’assenza che peserebbe

L’eventuale forfait di Romagnoli rappresenterebbe un problema rilevante per Maurizio Sarri. Il centrale è uno dei punti di riferimento della linea difensiva, non solo per rendimento ma anche per leadership ed esperienza.

In una partita chiave per la corsa europea, perdere il difensore più affidabile significherebbe dover ridisegnare l’assetto arretrato contro un avversario di alto livello.


Tra campo e tensioni extra

La situazione fisica di Romagnoli si intreccia anche con un periodo non semplice dal punto di vista ambientale. Nelle ultime settimane il difensore ha dovuto convivere con voci di mercato e tensioni che hanno agitato l’ambiente, elementi che inevitabilmente incidono sulla gestione complessiva del giocatore.

Ora, però, la priorità è una sola: recuperare pienamente la condizione e tornare a dare continuità alla squadra in un finale di stagione che si preannuncia decisivo.


Difesa da ridisegnare contro la Juve

In attesa di capire se Romagnoli potrà recuperare, Sarri ha già iniziato a studiare le possibili alternative per la gara di Torino. Le scelte in difesa diventano centrali in una sfida in cui serviranno:

  • attenzione costante
  • compattezza tra i reparti
  • letture difensive impeccabili

Le prossime sedute di allenamento chiariranno quale sarà l’assetto definitivo, con lo staff tecnico pronto ad adattare la linea difensiva in base alle condizioni dei singoli e alle caratteristiche dell’avversario.


Situazione in evoluzione

La sensazione è che tutto verrà deciso all’ultimo, senza forzature. La Lazio non vuole correre rischi inutili, ma allo stesso tempo spera di recuperare uno dei suoi pilastri per una partita che può indirizzare la stagione.

Romagnoli resta in forte dubbio, la Juventus attende.
Le prossime 48 ore diranno molto.



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Lazio, rinnovo Basic in bilico: Sarri spinge, il club prende tempo

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Toma Basic esulta con enfasi dopo aver segnato un gol con la maglia della Lazio, simbolo della sua ritrovata titolarità.

Il futuro di Toma Basic alla Lazio sembrava ormai definito. E invece, a sorpresa, è ancora tutto da scrivere. A svelarlo è stato lo stesso centrocampista croato dopo la gara contro il Genoa, con parole semplici ma significative:

“Io ho accettato l’offerta, dopo non è successo nulla. Posso dire solo questo”.

Una frase che apre scenari inattesi e che riporta al centro dell’attenzione la gestione dei rinnovi in casa Lazio.


L’offerta di gennaio e lo stop improvviso

Il riferimento di Basic è alla proposta di rinnovo presentata dalla Lazio il 6 gennaio. Come riportato da Il Messaggero, circa un mese fa il croato era pronto a firmare un prolungamento fino al 2030, con un ingaggio da 1,8 milioni di euro a stagione.

Un accordo che, di fatto, era stato raggiunto. Poi però qualcosa è cambiato. La società biancoceleste ha deciso di rimandare la firma alla scadenza di giugno, congelando una trattativa che sembrava ormai chiusa.

Una scelta che ha sorpreso il giocatore e che rischia di avere conseguenze anche sul piano emotivo.


Sarri lo considera fondamentale

Dal punto di vista tecnico, la posizione di Maurizio Sarri è chiarissima. L’allenatore ha sempre difeso Basic, soprattutto nei momenti più complicati, e dopo il gol vittoria contro la Juventus di Tudor lo aveva addirittura blindato pubblicamente:

“È l’unico incedibile e merita il rinnovo”.

Parole forti, che testimoniano quanto Sarri consideri Basic una pedina fondamentale nel suo sistema di gioco, soprattutto in una stagione segnata da infortuni, cessioni e continue emergenze a centrocampo.


Il rischio demotivazione

Non è un caso che Sarri, secondo quanto filtra da Formello, abbia tornato a spingere sul rinnovo anche nelle ultime settimane. L’obiettivo del tecnico non è solo tecnico, ma anche gestionale: evitare di demotivare il calciatore in un momento estremamente delicato per la squadra.

Basic, negli ultimi mesi, è passato da esubero a titolare fisso, ritagliandosi un ruolo centrale nello spogliatoio e sul campo. Rinviare una firma già concordata rischia di minare quella serenità che Sarri considera indispensabile.


Strategia societaria o semplice prudenza?

Dal punto di vista della società, la decisione di rimandare a giugno potrebbe essere legata a valutazioni più ampie:

  • incertezza sul prossimo mercato
  • necessità di verificare parametri economici
  • volontà di avere un quadro definitivo sul futuro tecnico

Tuttavia, il messaggio che arriva all’esterno è ambiguo. Da una parte una proposta accettata, dall’altra uno stop senza spiegazioni ufficiali.


Un nodo che pesa sul centrocampo

In una Lazio che ha già perso certezze importanti a centrocampo, la situazione Basic rappresenta un altro nodo irrisolto. Il croato ha dimostrato affidabilità, disponibilità e rendimento. Tenerlo in sospeso fino all’estate potrebbe trasformarsi in un boomerang, soprattutto se il giocatore dovesse sentirsi messo in discussione dopo aver detto sì al club.


Conclusione

Il rinnovo di Toma Basic non è saltato, ma è entrato in una zona grigia.
L’accordo c’è, la volontà del giocatore pure.
Manca solo la decisione finale della società.

Sarri aspetta, Basic pure.
E in una stagione già segnata da tensioni e incertezze, anche i dettagli contano.



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Lazio, Diogo Leite resta un obiettivo: accordo verbale e attesa sui medici

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Diogo Leite nuovo difensore della Lazio in azione con l'Union Berlino

Il trasferimento è solo rimandato, almeno così sembra. La Lazio continua a lavorare sotto traccia per Diogo Leite, difensore centrale dell’Union Berlino, in scadenza di contratto a giugno.

La possibile cessione di Alessio Romagnoli a gennaio aveva infatti spinto il club biancoceleste a muoversi con decisione sul mercato dei centrali, individuando subito nel portoghese il profilo ideale per rinforzare la difesa.

Il piano di gennaio e lo stop improvviso

Diogo Leite era stato bloccato immediatamente dalla Lazio. L’idea era chiara: farlo arrivare già nel mercato invernale, con un indennizzo all’Union Berlino, subito dopo la partenza di Romagnoli verso l’Al Sadd.

Il tira e molla con il club qatariota, però, si è concluso con un nulla di fatto. Romagnoli è rimasto a Roma e, di conseguenza, Leite non è partito per l’Italia, facendo saltare un’operazione che sembrava già impostata.

Accordo verbale confermato

Nonostante lo stop di gennaio, la Lazio non ha abbandonato la pista. Al contrario, con il calciatore esiste ancora un accordo verbale, che potrebbe trasformarsi in un trasferimento a parametro zero a fine stagione.

Secondo quanto raccolto, nei prossimi giorni il direttore sportivo Angelo Fabiani potrebbe volare in Portogallo insieme agli avvocati del club per provare a mettere nero su bianco l’intesa raggiunta con il difensore.

Prima i certificati medici

C’è però una condizione imprescindibile. Prima di firmare qualsiasi documento, la Lazio vuole visionare con attenzione i certificati medici di Diogo Leite. Il motivo è legato a quanto accaduto nell’ultima gara disputata dal portoghese contro l’Hoffenheim, quando il centrale ha accusato un problema fisico piuttosto serio, culminato anche con un’autorete.

La società biancoceleste non intende correre rischi: senza chiarezza sulle condizioni fisiche, l’operazione non verrà chiusa.

Cresce la concorrenza

Nel frattempo, come riportato da Gianluca Di Marzio, il profilo di Diogo Leite continua ad attirare attenzioni. Le squadre interessate sarebbero in aumento.

Oltre alla Fiorentina – che nel frattempo ha già preso Daniele Rugani – si sarebbero informate anche Borussia Dortmund e Roma, che nei giorni scorsi avrebbe chiesto informazioni sul giocatore.

La concorrenza, quindi, è destinata ad aumentare, soprattutto se il difensore dovesse fornire garanzie sul piano fisico.

Nulla è ancora deciso

Il quadro resta fluido. La Lazio ha un vantaggio temporale grazie all’accordo verbale, ma nulla è ancora deciso. Molto dipenderà:

  • dalle condizioni fisiche di Leite
  • dalla rapidità con cui il club riuscirà a formalizzare l’intesa
  • dall’eventuale inserimento concreto di altri club

Una cosa è certa: il piano difensivo della Lazio per l’estate passa ancora da Diogo Leite. Romagnoli è rimasto, ma il progetto non è cambiato. Ora la palla passa ai documenti… e alle visite mediche.



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⚽ Serie A e debiti: quali sono i club più indebitati nel 2025?

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Serie A sempre più indebitata: Juventus, Inter e Roma guidano la classifica 2025. Tutti i dati su debiti e sostenibilità finanziaria.

Il tema della sostenibilità finanziaria nel calcio italiano torna prepotentemente d’attualità.
Secondo l’analisi pubblicata da Calcio e Finanza sui bilanci delle società che hanno partecipato alla Serie A 2024/25, al 30 giugno 2025 l’indebitamento complessivo dei club ha raggiunto quota 4,89 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 4,72 miliardi della stagione precedente.

Un dato che interrompe la fase di relativa stabilità degli ultimi anni e riporta il calcio italiano su livelli di esposizione finanziaria elevati, seppur inferiori ai picchi registrati durante l’emergenza Covid.

Ma quali sono i club più indebitati della Serie A? E soprattutto: chi è davvero a rischio?


📊 Indebitamento lordo Serie A: la classifica 2025

Partendo dall’indebitamento lordo, ovvero il totale dei debiti senza considerare la liquidità disponibile, emerge una classifica molto chiara.

Al primo posto troviamo la Juventus, che supera i 740 milioni di euro di debiti lordi, in forte crescita rispetto ai 638,9 milioni dell’anno precedente. A incidere è soprattutto il ricorso al factoring, che pesa per circa 255 milioni.

Segue l’Inter, con circa 660 milioni di euro, dato in calo rispetto ai 734,8 milioni del 2024 grazie al rifinanziamento del debito tramite un nuovo bond.

Sul terzo gradino del podio c’è la Roma, con 611 milioni di euro, in lieve diminuzione rispetto all’esercizio precedente. In questo caso incidono in modo significativo i finanziamenti dei soci, destinati però a essere convertiti in capitale.

Subito dietro troviamo:

  • Milan: 391 milioni
  • Lazio: 303 milioni
  • Napoli: circa 300 milioni

Tra i club con esposizioni comunque rilevanti figurano anche Genoa, Atalanta e Bologna, mentre a chiudere la classifica troviamo Venezia e Lecce, con debiti lordi inferiori ai 70 milioni.


📉 Debiti finanziari netti: il dato che conta davvero

Se l’indebitamento lordo offre una fotografia generale, il parametro più significativo per valutare la sostenibilità reale dei club è quello dei debiti finanziari netti, calcolati sottraendo la liquidità disponibile dai debiti finanziari.

È proprio questo l’indicatore più utilizzato da UEFA, investitori e analisti economici.

Anche in questa classifica la Juventus resta il club più esposto, con 302,8 milioni di euro di debiti finanziari netti, in aumento rispetto alla stagione precedente.

Alle sue spalle troviamo l’Inter, con 248,4 milioni, un dato in miglioramento grazie a una liquidità superiore ai 118 milioni.

Questi numeri spiegano perché, al di là dei risultati sportivi, la gestione finanziaria sia diventata un tema centrale per il futuro del calcio italiano.


❗ Sostenibilità o vittorie? Il dilemma della Serie A

La crescita dell’indebitamento complessivo solleva una domanda inevitabile:
👉 il sistema Serie A è sostenibile nel lungo periodo?

Molti club continuano a investire per restare competitivi, spesso accettando un aumento dell’esposizione finanziaria. Altri puntano su modelli più prudenti, ma rischiano di restare indietro sul piano sportivo.

Il calcio italiano si trova così davanti a un bivio:
vincere oggi, rischiando domani, oppure costruire con maggiore equilibrio?


🗣️ Conclusione

I dati al 30 giugno 2025 mostrano un campionato ancora fortemente indebitato, con poche società realmente in equilibrio e molte che camminano su una linea sottile tra ambizione sportiva e sostenibilità economica.

La sensazione è che il problema non sia più rinviabile.
E la prossima stagione potrebbe essere decisiva.

👉 Tu da che parte stai?
Meglio un calcio più sostenibile o continuare a inseguire i risultati a ogni costo?



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Lazio, mercato in attivo: +25 milioni e monte ingaggi ridotto

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La Lazio ha chiuso il mercato con un saldo positivo di 25 milioni, plusvalenze e monte ingaggi ridotto: tutti i numeri dell’operazione.

Con la riapertura del mercato decisa dalla nuova Commissione, la Lazio ha operato dando l’impressione di muoversi a saldo zero. In realtà, come evidenziato da Il Messaggero, i numeri raccontano una storia molto diversa: il bilancio tra entrate e uscite è nettamente in attivo.

I conti parlano chiaro: 59,7 milioni di euro incassati contro 34,4 milioni spesi, per un saldo positivo di 25,3 milioni, senza considerare bonus futuri ed eventuali riscatti. Un risultato che assume un peso ancora maggiore se inserito nel contesto delle nuove regole economico-finanziarie.


Un mercato pensato per il bilancio

Oltre al saldo attivo, la Lazio ha registrato quasi 50 milioni di plusvalenze e un sensibile alleggerimento del monte ingaggi. Due elementi chiave in vista della “fotografia di bilancio” di marzo, quando verrà valutato il parametro del costo del lavoro allargato, che dovrà rientrare nel limite del 70%.

Il rispetto di questo parametro sarà determinante per il prossimo mercato estivo, che potrà tornare ad essere “libero” solo in caso di piena conformità ai criteri economici.


Le cessioni: incassi immediati e risparmi strutturali

La strategia della società è stata chiara: monetizzare subito su alcuni asset importanti e ridurre i costi fissi.

Le operazioni principali in uscita:

  • Valentín Castellanos al West Ham per 29 milioni di euro
  • Matteo Guendouzi al Fenerbahçe per 27 milioni
  • Christos Mandas al Bournemouth: 2,5 milioni per il prestito più obbligo di riscatto a 17,5 milioni in caso di qualificazione Champions
  • Diego Gonzalez all’Atlas per 1,2 milioni
  • Matías Vecino al Celta Vigo a parametro zero, ma con un risparmio di circa 2 milioni lordi sull’ingaggio

Operazioni che hanno garantito liquidità immediata e riduzione del costo del personale.


Gli acquisti: investimenti sul futuro

Sul fronte degli arrivi, la Lazio ha scelto una linea precisa: investire su profili giovani, con margini di crescita e costi sostenibili.

Le principali operazioni in entrata:

  • Petar Ratkov dal Salisburgo per 13 milioni + commissioni
  • Kenneth Taylor dal Feyenoord per 15 milioni + bonus
  • Edoardo Motta per circa 1 milione complessivo
  • Daniel Maldini dall’Atalanta in prestito, con riscatto legato alla qualificazione europea
  • Adrian Przyborek dal Pogon Szczecin per 4,5 milioni + bonus
  • Blaz Kovac, difensore classe 2009 dell’NS Mura, tesserato per la Primavera

Nessun colpo “pronto subito”, ma una serie di investimenti coerenti con una visione di medio periodo.


Il doppio binario: conti in ordine, squadra ridimensionata

Il dato economico è ineccepibile: la Lazio ha migliorato i conti.
Il dato sportivo, invece, resta oggetto di dibattito.

La cessione di due titolari come Castellanos e Guendouzi, non compensata da innesti di pari livello immediato, ha alimentato la protesta dei tifosi e il senso di ridimensionamento percepito sul campo.


Conclusione

Il mercato della Lazio non è stato a saldo zero.
È stato un mercato in attivo, costruito per:

  • mettere in sicurezza il bilancio
  • rientrare nei parametri UEFA e FIGC
  • preparare il terreno per il prossimo mercato estivo

La domanda resta aperta: a che prezzo sportivo?
La risposta, come sempre, arriverà dal campo.



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Mercato Lazio deludente: ceduti due titolari, centrocampo incompleto

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Daniel Maldini durante il primo allenamento con la maglia della Lazio a Formello

Il mercato invernale della Lazio si chiude lasciando più dubbi che certezze. La sensazione diffusa è quella di un’occasione mancata: rosa impoverita, due titolari ceduti e un centrocampo ancora incompleto, nonostante le richieste esplicite di Maurizio Sarri.

Un mercato che doveva servire a correggere gli errori dell’estate e che invece ha accentuato il senso di ridimensionamento.


Due cessioni pesantissime: Castellanos e Guendouzi

Il punto di rottura del mercato biancoceleste è rappresentato dalle cessioni di Valentín Castellanos e Matteo Guendouzi, due titolari che costituivano l’ossatura della squadra.

  • Castellanos era il centravanti titolare, riferimento offensivo e punto di equilibrio del reparto avanzato
  • Guendouzi era il leader del centrocampo, per intensità, personalità e continuità

La loro uscita non è stata compensata da innesti di pari livello. Anzi, proprio la cessione del francese ha lasciato scoperto il reparto che già mostrava maggiori difficoltà.


Gli acquisti: tante scommesse, poche certezze

Sul fronte degli arrivi, la Lazio ha operato soprattutto in ottica futura, accumulando profili giovani e di prospettiva, ma senza risolvere i problemi immediati.

🟢 ARRIVI

  • Petar Ratkov (Salisburgo) – titolo definitivo
  • Kenneth Taylor (Ajax) – titolo definitivo
  • Edoardo Motta (Reggiana) – titolo definitivo
  • Daniel Maldini (Atalanta) – prestito con diritto e obbligo condizionato
  • Adrian Przyborek (Pogon Szczecin) – titolo definitivo
  • Diego Gonzalez (Atlas) – fine prestito
  • Blaz Kovac (NS Mura) – titolo definitivo

Giocatori interessanti, sì, ma quasi tutti da costruire, da adattare al campionato italiano e al sistema di Sarri.


Il grande assente: il centrocampista

Il dato più grave è uno solo: manca un centrocampista.

Nonostante:

  • la cessione di Guendouzi
  • le difficoltà fisiche di diversi elementi
  • le richieste pubbliche dell’allenatore

la Lazio non ha chiuso per una mezzala pronta. Kenneth Taylor è arrivato, ma doveva essere un’aggiunta, non un sostituto. Lo stesso Sarri lo ha fatto capire chiaramente.

Il risultato è un centrocampo corto, fragile e spesso costretto a soluzioni di emergenza.


Le cessioni completano il quadro

🔴 CESSIONI

  • Castellanos (West Ham) – titolo definitivo
  • Guendouzi (Fenerbahce) – titolo definitivo
  • Christos Mandas (Bournemouth) – prestito con diritto e obbligo
  • Matías Vecino (Celta Vigo) – titolo definitivo
  • Dimitrije Kamenovic (Lokomotiva Zagabria) – titolo definitivo
  • Diego Gonzalez (Atlas) – titolo definitivo
  • Pietro Pinelli (Reggiana) – prestito secco

Anche qui, più uscite che entrate realmente funzionali.


Conclusione: ridimensionamento evidente

Questo non è un mercato di rafforzamento.
È un mercato di transizione forzata, che scarica sul campo e sull’allenatore il peso delle scelte societarie.

  • Rosa meno esperta
  • Meno leadership
  • Più giovani da aspettare
  • Stessi problemi strutturali

Il rischio è chiaro: stagione di sofferenza, con Sarri chiamato ancora una volta a fare più con meno.

Il giudizio finale, oggi, non può che essere uno:
👉 mercato deludente.



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Lazio, Lotito contestato dai tifosi: club in difficoltà, aziende in salute

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Lotito vuole vendere la Lazio?

Il consenso di Claudio Lotito come presidente della Lazio è ai minimi storici. La protesta dei tifosi, che venerdì hanno disertato l’Olimpico durante la partita poi vinta contro il Genoa, rappresenta l’ultimo segnale di una frattura profonda tra la proprietà e la sua base popolare.

Alla radice della contestazione c’è un mercato invernale giudicato insufficiente e, più in generale, un impoverimento della rosa dopo il blocco estivo dei trasferimenti imposto dalla FIGC. Se sul piano sportivo il clima è teso e incerto, su quello imprenditoriale il quadro per Lotito appare decisamente diverso.

Appalti pubblici e aziende in salute

Come riportato dall’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, le società riconducibili al presidente biancoceleste continuano a ottenere risultati economici positivi, in particolare grazie a importanti commesse pubbliche tra Lazio e Calabria, entrambe regioni amministrate dal centrodestra.

Il caso più emblematico riguarda Snam Lazio Sud, controllata da Lotito, che in raggruppamento temporaneo d’impresa (RTI) con Team Service di Emilio Innocenzi si è aggiudicata un appalto da quasi 25 milioni di euro per le pulizie degli uffici della Regione Lazio. Il raggruppamento è subentrato dopo l’esclusione della prima classificata, Global Service, per un ribasso ritenuto anomalo.

L’azienda esclusa ha presentato ricorso al TAR, ma la Regione ha proceduto comunque all’assegnazione il 23 gennaio. Venerdì scorso, il tribunale amministrativo ha respinto il ricorso, consolidando definitivamente la posizione del gruppo riconducibile a Lotito.

Il caso Calabria

Un copione simile si è ripetuto in Calabria, dove lo stesso RTI Team Service–Snam ha ottenuto una gara da 37,4 milioni di euro per il servizio di pulizia degli ospedali dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Anche in questo caso la seconda classificata, Cns Servizi di Bologna, ha impugnato l’iter davanti al TAR per presunte irregolarità. Il ricorso è stato respinto a dicembre e il servizio è partito regolarmente dal 1° gennaio.

Il contesto politico

Lotito è senatore di Forza Italia, lo stesso partito del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, e la sua vicinanza è nota anche con il governatore del Lazio Francesco Rocca. Nei conti della Lazio figurano inoltre contributi regionali: 300.000 euro nel 2024 per la qualifica di main sponsor nella Supercoppa e 30.000 euro nel 2025 per iniziative contro bullismo e cyberbullismo.

I numeri delle aziende

Al di fuori del calcio, Snam Lazio Sud rappresenta la principale società del gruppo. Nel bilancio 2024 registra 34,5 milioni di ricavi, 773.149 euro di utile netto e 1.116 dipendenti. La struttura proprietaria è articolata ma riconducibile in larga parte a Lotito.

Tra le altre società figurano:

  • Linda (pulizie): 12,8 milioni di fatturato nel 2024, 336.687 euro di utile
  • Roma Union Security (vigilanza): 10,8 milioni di ricavi, 102.849 euro di profitto

Nel complesso, le dodici aziende extra-calcistiche del gruppo generano circa 65 milioni di euro di ricavi, con un utile netto aggregato di 1,78 milioni, nonostante tre bilanci in perdita.

Il legame con la Lazio

Secondo quanto emerso nei mesi scorsi, le stesse società forniscono servizi alla Lazio per 6,71 milioni di euro nel bilancio al 30 giugno 2025. Un meccanismo che, di fatto, avvantaggia Lotito, proprietario unico delle aziende fornitrici ma titolare del 67% del club, con il restante capitale quotato in Borsa.

Negli organi di controllo spicca la figura del commercialista Ulderico Granata, presente in numerose società del gruppo e con incarichi anche nel settore pubblico, tra cui Ama Spa e il Comune di Frascati.

Lazio in difficoltà

Il contrasto è evidente se si guarda ai conti della Lazio. Il club ha chiuso in rosso quattro degli ultimi cinque esercizi, con l’eccezione dell’utile record del 2023/24. Il bilancio consolidato al 30 giugno 2025 segna una perdita di 17,2 milioni, con ricavi scesi da 193 a 143 milioni.

Due mondi che si allontanano

Il quadro che emerge è quello di due realtà sempre più distanti: da una parte una società sportiva in difficoltà, contestata dai tifosi e alle prese con un ridimensionamento tecnico; dall’altra un sistema imprenditoriale solido, capace di intercettare risorse pubbliche e garantire stabilità economica al suo proprietario.

Ed è proprio questa distanza, oggi, a rappresentare il nodo più profondo del rapporto tra Lotito e il mondo Lazio.



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L’ultimo “ricatto”: perché Romagnoli è rimasto e chi paga il conto

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Alessio Romagnoli scontento in tribuna stadio Olimpico vuoto

La verità dietro il mancato trasferimento di Alessio Romagnoli in Qatar è lo specchio fedele di come viene gestita la Lazio oggi. Non è una questione di moduli, non è una questione di campo: è una questione di principio. Secondo le indiscrezioni, l’affare è naufragato perché la presidenza ha posto una condizione inaccettabile: il giocatore avrebbe dovuto rinunciare alle ultime tre mensilità per avere il via libera.

Un autogol da manuale

Parliamoci chiaro: chiedere a un lavoratore — milionario o meno, non fa differenza — di rinunciare al salario maturato per poter cambiare aria sa tanto di ripicca, se non di peggio. Romagnoli, per principio, ha detto no. Il risultato?

  • Danno economico: Lotito ora dovrà pagargli l’intero ingaggio fino a fine stagione, tenendo in rosa un giocatore separato in casa. Un capolavoro di strategia finanziaria.
  • Ritardi sistematici: Questa pretesa non fa che alimentare i dubbi sulla puntualità dei pagamenti a Formello, un segreto di Pulcinella che ormai imbarazza l’intera piazza.

I “pinguini” e la realtà dei fatti

C’è poi quella sparuta minoranza di presunti tifosi che ancora difende l’indifendibile, accusando Romagnoli di essere un mercenario. A questi “pseudo-laziali” andrebbe ricordata una cosa: il video della società contro la petizione (quello del “abbiamo firmato anche noi”) è stato smentito dai fatti. Durante Lazio-Genoa, l’Olimpico era un deserto di cemento.

Quella che Lotito e i suoi fedelissimi chiamano “minoranza rumorosa” è, nei fatti, la stragrande maggioranza del popolo biancoceleste. Trentamila firme non sono un glitch del sistema, sono persone che rivogliono la propria dignità.

Voi accettereste un ricatto del genere dal vostro datore di lavoro per poter andare in un ambiente migliore? La risposta è ovvia. La Lazio è ostaggio di una gestione che preferisce il muro contro muro al bene del club. E il conto, salatissimo, lo paghiamo noi.

Documenti o Ricatti? La verità sul caso Romagnoli che offende l’intelligenza dei tifosi

C’è una versione dei fatti che parla di “documenti mancanti”, di ritardi arabi e di una società che avrebbe fatto di tutto per accontentare un giocatore. Poi c’è la realtà, quella che si respira tra chi conosce le dinamiche di Formello e che non accetta di essere trattato come un “ossessionato”.

L’alibi perfetto: il fumo dei documenti

Sostenere che una trattativa internazionale tra club di questo livello salti alle 19:00 per la mancanza di un foglio di carta è, nel 2026, una barzelletta che non fa ridere. La verità è molto più cruda: il trasferimento di Alessio Romagnoli all’Al-Sadd si è incagliato sulla pretesa della Lazio di vedere il giocatore rinunciare alle ultime tre mensilità maturate.

  • Un atto di principio: Romagnoli ha rifiutato quello che appare a tutti gli effetti come un ricatto economico.
  • Il paradosso del “mercenario”: Chi dà del mercenario a un professionista che esige il proprio stipendio (pagato spesso con ritardi sistematici) dovrebbe chiedersi perché la società preferisca pagare un intero anno di ingaggio a vuoto pur di non concedere quanto dovuto.

La favola della “minoranza ossessionata”

Rappresentare i tifosi come zombie o malati di mente è l’ultimo rifugio di chi non può più negare l’evidenza. I numeri non mentono, a differenza delle grafiche denigratorie:

  1. Olimpico vuoto: Contro il Genoa non c’era una “minoranza rumorosa”, c’era il silenzio di una piazza intera.
  2. 30.000 firme: Una petizione di questa portata non è un’allucinazione collettiva, è un atto di sfiducia formale.

Mentre si consuma questo teatrino, il mercato “minore” vede Belahyane partire in prestito secco verso Verona. Un’altra operazione che conferma la mancanza di una visione a lungo termine. La Lazio non è un’ossessione: è una passione ostaggio di una gestione che ha smarrito ogni contatto con il rispetto e la trasparenza.


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Lazio, difesa rivoluzionata: Pedraza e Diogo Leite a zero

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Alfonso Pedraza in azione con la maglia del Villarreal prima del trasferimento alla Lazio

La Lazio guarda già alla prossima stagione e inizia a delineare una profonda rivoluzione difensiva. In vista dell’estate, il club biancoceleste avrebbe infatti già raggiunto un accordo di massima con Alfonso Pedraza e Diogo Leite, entrambi pronti ad arrivare a parametro zero.

Due operazioni che confermano la strategia societaria: intervenire con anticipo, contenere i costi e costruire una rosa più funzionale alle esigenze future.

Due innesti senza cartellino

Pedraza e Diogo Leite rappresentano due profili diversi ma complementari. Il primo è un esterno mancino con esperienza internazionale, capace di giocare sia da terzino che da quinto di centrocampo. Il secondo è un difensore centrale mancino, fisico e ordinato, con buone capacità di impostazione.

Entrambi sono in scadenza di contratto e, salvo sorprese, arriveranno senza esborso per il cartellino, un fattore determinante in un momento in cui la sostenibilità economica resta una priorità per la Lazio.

Pedraza, corsa ed esperienza

Alfonso Pedraza è un profilo che piace per duttilità e continuità. Abituato a campionati ad alta intensità, può garantire spinta sulla fascia sinistra e una copertura difensiva affidabile. Un giocatore pronto, che potrebbe entrare subito nelle rotazioni e offrire alternative tattiche importanti.

Il suo arrivo permetterebbe alla Lazio di avere più soluzioni sugli esterni, reparto che negli ultimi anni ha spesso sofferto per mancanza di alternative e continuità fisica.

Diogo Leite, il centrale mancino

Diverso il discorso per Diogo Leite. Centrale mancino, classe 1999, è un profilo più orientato al progetto tecnico di medio periodo. Forte fisicamente, disciplinato tatticamente e con una discreta qualità nel palleggio, rappresenta una soluzione interessante per rinnovare il reparto arretrato.

Va però sottolineato che il portoghese è attualmente alle prese con un infortunio e questo spiega perché, al momento, si parli di intese di massima e non di firme ufficiali. La Lazio vuole muoversi con prudenza, valutando attentamente le condizioni fisiche prima di mettere nero su bianco.

Difesa da ricostruire

Le mosse su Pedraza e Leite indicano chiaramente una cosa: la difesa della Lazio cambierà volto. Tra contratti in scadenza, situazioni delicate come quella di Alessio Romagnoli e la necessità di ringiovanire il reparto, il club ha scelto di anticipare i tempi.

L’obiettivo è consegnare a Maurizio Sarri una linea difensiva più profonda, con profili già pronti e altri su cui lavorare nel tempo.

Strategia chiara, ma non definitiva

È bene ribadirlo: accordo non significa firma. Nel mercato, soprattutto quando si parla di parametri zero, gli equilibri possono cambiare rapidamente. Tuttavia, il fatto che la Lazio abbia già impostato due operazioni per l’estate dimostra una pianificazione precisa.

Pedraza e Diogo Leite rappresentano due tasselli importanti di una difesa che verrà ridisegnata. Se tutto andrà secondo i piani, l’estate biancoceleste partirà da qui: meno spesa, più programmazione, difesa nuova.



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Lazio, intesa verbale con Diogo Leite: accordo a zero, ma senza firme

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La Lazio ha un accordo di massima con Diogo Leite a parametro zero. Nessun documento firmato: intesa verbale, giocatore infortunato.

La Lazio continua a muoversi anche sul mercato a parametro zero, guardando con attenzione alle opportunità in vista delle prossime stagioni. Nelle ultime ore è emersa infatti la notizia di un accordo di massima con Diogo Leite, difensore centrale portoghese in scadenza di contratto.

È però fondamentale chiarire subito un punto: non è stato firmato alcun documento. Al momento esiste soltanto un’intesa verbale tra le parti, elemento che rende l’operazione ancora aperta e tutt’altro che definitiva.

Un’intesa a parametro zero

Diogo Leite, classe 1999, andrà in scadenza di contratto e rappresenta un profilo interessante per la Lazio, soprattutto in ottica sostenibilità economica. L’eventuale arrivo a parametro zero consentirebbe al club biancoceleste di rinforzare il reparto difensivo senza investimenti immediati sul cartellino, una strategia ormai ricorrente nella politica societaria.

L’accordo di massima riguarderebbe proprio questo scenario: un’intesa verbale sui termini contrattuali, in attesa di sviluppi più concreti.

Il nodo infortunio

C’è però un fattore determinante che spiega la prudenza della Lazio: Diogo Leite è attualmente infortunato. Il difensore dovrà restare fermo per oltre un mese, circostanza che ha spinto il club a non procedere subito con firme e annunci ufficiali.

La società vuole prima valutare l’evoluzione del recupero fisico, evitando di vincolarsi formalmente senza certezze sulle condizioni del giocatore. Una scelta di cautela che riflette l’esperienza maturata in passato con operazioni simili.

Perché la Lazio guarda a Leite

Dal punto di vista tecnico, Diogo Leite è un centrale mancino, dotato di buona struttura fisica e discreta qualità nell’impostazione dal basso. Caratteristiche che lo rendono compatibile con le esigenze di un reparto difensivo che, nelle ultime stagioni, ha spesso sofferto per mancanza di alternative affidabili.

In un contesto segnato dal caso Romagnoli e da un reparto numericamente ridotto, la Lazio sta valutando più opzioni per il futuro, senza però forzare i tempi.

Intesa verbale, ma tutto può cambiare

È bene ribadirlo: un’intesa verbale non equivale a un accordo chiuso. Fino alla firma dei documenti, ogni scenario resta aperto. Altri club potrebbero inserirsi, così come la Lazio potrebbe decidere di attendere ulteriori garanzie fisiche prima di procedere.

In questo senso, l’operazione Leite va letta come una manovra esplorativa, non come un colpo già definito.

Strategia chiara, ma serve prudenza

La Lazio continua a muoversi con attenzione sul mercato, cercando occasioni a basso costo e valutando profili utili nel medio periodo. L’eventuale arrivo di Diogo Leite potrebbe rappresentare un rinforzo interessante, ma solo a determinate condizioni.

Per ora c’è un’intesa di massima, niente di più. Le prossime settimane, soprattutto legate al recupero dall’infortunio del difensore portoghese, diranno se questa pista potrà trasformarsi in qualcosa di concreto o resterà soltanto una delle tante occasioni monitorate.



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Lazio, caso Romagnoli: Sarri lo vuole, Lotito valuta lo strappo

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Maurizio Sarri durante l'allenamento a Formello vigilia Lazio Genoa 2026

In casa Lazio continua a tenere banco il caso legato ad Alessio Romagnoli, diventato ormai il simbolo di un mercato complicato e di tensioni interne sempre più evidenti. La mancata cessione del difensore in Qatar ha aperto una frattura che va oltre il semplice aspetto sportivo, coinvolgendo dirigenza, allenatore e spogliatoio.

Il trasferimento saltato all’ultimo

Il passaggio di Romagnoli all’Al-Sadd sembrava ormai definito. L’accordo economico con il club qatariota era stato impostato e l’operazione appariva avviata verso la chiusura. Eppure, proprio sul più bello, tutto si è fermato.

Secondo quanto riportato da La Repubblica, alla base dello stop ci sarebbero divergenze legate a condizioni economiche e a promesse non mantenute. Il difensore avrebbe deciso di non portare avanti l’operazione, facendo saltare un trasferimento che sembrava ormai scontato.

La versione del Messaggero

Ulteriori dettagli arrivano dall’edizione odierna de Il Messaggero, che individua nello stesso Romagnoli l’artefice principale della rottura. Secondo il quotidiano, il centrale non avrebbe accettato di rinunciare alle mensilità di novembre, dicembre e gennaio, per un totale di circa 600 mila euro, come richiesto dal presidente Claudio Lotito.

Una richiesta che avrebbe irrigidito il giocatore e portato alla decisione definitiva di non procedere con il trasferimento.

La reazione di Lotito

Sempre secondo Il Messaggero, la mancata chiusura dell’operazione avrebbe provocato una forte reazione del presidente biancoceleste, che avrebbe manifestato il proprio disappunto anche con toni accesi a Formello. Lotito starebbe ora valutando la possibilità di prendere provvedimenti nei confronti del giocatore, arrivando persino a considerare l’ipotesi di un fuori rosa.

Uno scenario estremo, che aprirebbe un caso tecnico e mediatico di grande portata, soprattutto considerando il momento delicato della stagione e la carenza numerica nel reparto difensivo.

Sarri frena lo strappo

In questo contesto si inserisce la posizione di Maurizio Sarri, che secondo La Repubblica avrebbe espresso una volontà opposta rispetto a quella del presidente. L’allenatore considera Romagnoli un elemento chiave dell’equilibrio difensivo e avrebbe chiesto di mantenerlo all’interno del gruppo.

Sarri preferirebbe ricucire il rapporto piuttosto che perdere un titolare in una fase in cui la squadra è già alle prese con infortuni, cambiamenti di mercato e un clima ambientale complesso. L’obiettivo del tecnico sarebbe quello di riportare il difensore nelle condizioni di lavorare serenamente, evitando una frattura definitiva.

Fabiani predica calma

In mezzo alle tensioni, il direttore sportivo Angelo Fabiani starebbe cercando di abbassare i toni. Secondo Il Messaggero, Fabiani invita alla calma e prova a evitare che la situazione degeneri ulteriormente, consapevole delle conseguenze che uno scontro aperto potrebbe avere sul rendimento della squadra.

Un caso che va oltre il mercato

Il caso Romagnoli non è più soltanto una questione di mercato. È diventato uno scontro di visioni, di gestione e di rapporti interni. Da una parte la linea dura della società, dall’altra la necessità tecnica evidenziata da Sarri.

La speranza dell’allenatore è che la frattura possa rientrare rapidamente, permettendo al difensore di tornare pienamente a disposizione e alla Lazio di concentrarsi esclusivamente sul campo. Ma le prossime ore saranno decisive: o si trova una mediazione, o il rischio di uno strappo definitivo diventa concreto.



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Lazio, Vecino al Celta Vigo: spazio a centrocampo, caccia alla mezzala

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Matias Vecino esulta dopo il gol segnato contro l'Udinese, con i compagni che lo abbracciano.
“Matías Vecino torna ad allenarsi con la Lazio dopo 60 giorni di stop.”

Parallelamente al caos legato alla situazione di Alessio Romagnoli, in casa Lazio si chiude un’altra operazione di mercato, questa volta in uscita. Matías Vecino è infatti pronto a lasciare la Capitale per trasferirsi al Celta Vigo.

Una cessione che libera uno spazio importante nella rosa e che rende ancora più urgente un intervento in entrata a centrocampo, reparto che già da settimane rappresenta una delle principali criticità per la squadra di Maurizio Sarri.

Vecino saluta: addio esperienza, spazio da colmare

L’uscita di Vecino non è solo numerica. Il centrocampista uruguaiano, al netto di un rendimento altalenante, rappresentava una delle poche figure di esperienza nel reparto, spesso utilizzato anche fuori ruolo per necessità.

La sua partenza contribuisce a chiarire il quadro: la Lazio deve prendere una mezzala. Non è più una possibilità, ma una necessità strutturale, soprattutto considerando le difficoltà fisiche di alcuni elementi e le soluzioni di emergenza viste nelle ultime settimane.

Come sottolinea La Repubblica, il club biancoceleste è al lavoro nelle ultime ore di mercato per trovare il profilo giusto, cercando di evitare errori che potrebbero pesare sul finale di stagione.

Sarri aspetta risposte dal mercato

Sarri è stato chiaro più volte: senza un centrocampista in più, la rosa resta incompleta. La cessione di Vecino rende ancora più evidente il problema e costringe la dirigenza a un’accelerazione.

Il tempo, però, è il vero nemico. Le piste restano vive, ma le ore scorrono e ogni trattativa richiede incastri economici e tecnici complessi. La sensazione è che la Lazio voglia chiudere, ma senza stravolgere i propri equilibri finanziari.

Dahl e Dzodic: i profili seguiti

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, i nomi principali restano quelli di Jens Højer-Dahl e Dzodic.

Due profili diversi, ma entrambi giovani e già abituati a giocare con continuità.

  • Dahl viene apprezzato per il dinamismo, la capacità di inserimento e la disponibilità al lavoro su entrambe le fasi. Un giocatore che potrebbe adattarsi con maggiore facilità ai meccanismi di Sarri, garantendo corsa e presenza.
  • Dzodic, invece, offre maggiore struttura fisica e una spiccata capacità di interdizione. Un profilo più muscolare, utile per dare equilibrio e protezione alla difesa, soprattutto in un centrocampo che spesso ha sofferto in fase di non possesso.

Scelte condizionate dal bilancio

La decisione finale dipenderà inevitabilmente dalle condizioni delle trattative e dai margini economici disponibili. La Lazio vuole chiudere, ma senza operazioni avventate o fuori parametro, coerentemente con una linea di sostenibilità che il club rivendica da tempo.

Il rischio, però, è quello di arrivare troppo tardi o di dover ripiegare su soluzioni non pienamente convincenti. E in un momento già complesso, sbagliare l’ultimo tassello potrebbe pesare più del previsto.

Ultime ore decisive

Le prossime ore saranno decisive. Con Vecino ormai al Celta Vigo, il centrocampo biancoceleste è chiamato a un’aggiunta obbligata. La chiusura delle trattative dirà se la società riuscirà a consegnare a Sarri una rosa finalmente completa per affrontare il finale di stagione con maggiore equilibrio.

Il tempo stringe. Ora servono scelte rapide, ma soprattutto giuste.



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