Home Blog Page 49

I tifosi Laziali si sono abituati alla mediocrità?

0
I tifosi Laziali si sono abituati alla mediocrità?

ROMA — La domanda che serpeggia tra i tifosi biancocelesti è tanto scomoda quanto inevitabile: ci siamo abituati alla mediocrità? La Lazio di Claudio Lotito continua a dividere la propria tifoseria, generando un dibattito acceso che va oltre i risultati sul campo e tocca l’essenza stessa delle ambizioni del club.

Una tifoseria spaccata

La frattura è evidente. Da una parte c’è chi sostiene la società, sottolineando la stabilità economica garantita da Lotito e ricordando come la Lazio, con continuità, sia riuscita a qualificarsi in Europa. “Bisogna avere pazienza, il progetto è a lungo termine”, dicono i difensori del presidente.

Dall’altra parte, invece, cresce la frustrazione di chi considera questa gestione incapace di portare la Lazio al livello delle big. “Ogni anno le stesse lacune, ogni anno mercati incompleti: così non vinceremo mai nulla”, ribattono i contestatori.

Il mercato sotto accusa

La sessione estiva ha lasciato più ombre che luci. Su otto acquisti, solo due — Boulaye Dia e Nuno Tavares — sono stati titolari fissi, salvo poi crollare nelle ultime settimane tra infortuni e prestazioni altalenanti. Noslin, l’investimento più oneroso, raramente è partito dall’inizio; Castrovilli è stato già ceduto a gennaio; Gigot e Munz restano comparse; mentre Dele-Bashiru è un giovane ancora acerbo.

Una campagna acquisti più da “scommessa” che da squadra con ambizioni Champions, che ha lasciato scoperti reparti chiave come l’attacco e le fasce difensive.

Una rosa corta e fragile

I problemi si ripetono stagione dopo stagione: panchina corta, alternative di livello insufficiente, emergenze continue alla prima assenza. Emblematici i ruoli di centravanti e terzino, dove l’assenza di titolari ha puntualmente messo in crisi la squadra.

Maurizio Sarri prima e Marco Baroni oggi hanno fatto il massimo con il materiale a disposizione, ma nessun allenatore può compiere miracoli senza una rosa competitiva. La Lazio resta una squadra da quinto–settimo posto, costretta a sperare nei passi falsi delle altre big per sognare il quarto posto.

Criticare non significa essere “contro”

Il dibattito si accende anche tra i tifosi: chi critica la gestione viene spesso accusato di “non essere laziale”. Ma la realtà è che la critica nasce dall’amore per i colori biancocelesti e dal desiderio di vederli tornare a competere ad alti livelli. Limitarsi a ringraziare Lotito per aver salvato la Lazio vent’anni fa non basta più: i tifosi chiedono una programmazione seria, rinforzi veri e un cambio di mentalità.

Il bivio della Lazio

La domanda resta aperta: i laziali devono accettare la mediocrità come nuovo standard, o pretendere di più? Senza investimenti, senza una visione a lungo termine e senza la capacità di strutturare la società come una moderna multinazionale del calcio, la Lazio rischia di restare intrappolata in un limbo eterno.

👉 La riflessione è chiara: criticando non si tradisce la Lazio, ma la si ama davvero.
E tu, cosa ne pensi? Ti accontenti di una Lazio da settimo posto o credi che sia arrivato il momento di pretendere di più?



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, la riflessione “spartiacque” su Claudio Lotito: meriti, limiti e perché oggi il club rischia di restare un’outsider

0
Lazio, la riflessione “spartiacque” su Claudio Lotito

ROMA — Un video diventato “spartiacque” ha riacceso il dibattito su Claudio Lotito. Non l’ennesima invettiva, ma una riflessione strutturata su ciò che la presidenza ha dato alla Lazio e su ciò che — negli ultimi anni — le ha tolto in prospettiva. “Lotito va criticato quando sbaglia e apprezzato quando fa le cose giuste”, la premessa. Il punto è proprio qui: riconoscere i meriti, senza chiudere gli occhi davanti ai limiti che stanno impedendo ai biancocelesti di compiere il salto definitivo.

Dal salvataggio al soffitto di cristallo

Nessuno può cancellare il passato: nel 2004 Lotito ha salvato la Lazio dal baratro finanziario, riportandola a conti in ordine e stabilità. In vent’anni, il club è rimasto competitivo, ha vinto trofei nazionali, ha frequentato l’Europa. Ma, allo stesso tempo, la Lazio è rimasta outsider: capace di inserirsi nella corsa Champions quando una big fallisce la stagione, meno capace di presentarsi da favorita. Il dato citato nella discussione è crudo: tre qualificazioni in Champions League nell’era Lotito. Non per colpa di arbitri o congiure, bensì per una scelta di fondo: non investire quando bisognava accelerare.

Il paragone proposto è con l’era Calleri: imprenditore determinante per la rinascita post-crisi, ma poi consapevole dei propri limiti e del bisogno di passare il testimone a chi potesse alzare l’asticella (Cragnotti). La sensazione è che la Lazio di Lotito sia arrivata a un tetto: quinto/sesto posto come orizzonte naturale, con picchi isolati quando il contesto aiuta.

Il nodo degli investimenti: il “bilancio prima di tutto”

Il cuore della critica è economico-gestionale. La Lazio, secondo questa analisi, reinveste ciò che incassa (cessioni, premi UEFA, diritti TV), ma non mette capitale fresco per scalare. E quando non investi, nel calcio 2025, resti fermo mentre gli altri avanzano. Il risultato? Sessioni di mercato fluide solo in uscita, rinforzi mirati ma non risolutivi, organico che si accorcia nelle rotazioni, obiettivi che si assestano sul “galleggiare”.

L’obiezione più ricorrente — “Se pensi di saperlo fare, comprati la Lazio” — viene rispedita al mittente: non serve essere milionari per esercitare diritto di critica. Serve invece discutere su fatti e strategie. E i fatti, oggi, raccontano di una società prudente al punto da rinunciare ad accelerazioni che, in alcune stagioni, avrebbero potuto trasformare un “più 30 a bilancio” in un posto Champions — con ritorni economici e sportivi superiori nel medio periodo.

Struttura corta e brand debole: le occasioni perdute

La Lazio, viene sottolineato, arranca fuori dal campo. Marketing, commerciale, ticketing, contenuti digitali: reparti troppo snelli per un club che ambisce all’élite. E così si perdono finestre preziose:

  • Sponsor di maglia: periodi senza main partner proprio nelle stagioni a massima esposizione (Europa/Champions) significano ricavi e visibilità che evaporano.
  • Internazionalizzazione: l’arrivo di Kamada e la partnership con Mizuno erano l’occasione perfetta per presidiare il Giappone con sito multilingua, tour, campagne retail e contenuti dedicati. Opportunità rimaste a metà.
  • Programmazione: altri club pubblicano da mesi le date dei Summer Tour, attivano membership internazionali e piani di pricing dinamico. La Lazio, troppo spesso, insegue.

L’impressione è di una gestione familiare in un calcio industriale: ogni decisione passa dal presidente, i processi rallentano, la reattività si abbassa. In un mercato ipercompetitivo, la differenza la fa la capacità di anticipare, non di rincorrere.

Politiche commerciali e biglietteria: stadio pieno come asset

Il tema prezzi e pacchetti ricorre: per un club che sogna uno stadio proprio, abituare oggi 45–50 mila persone all’Olimpico è un investimento sul domani. Pacchetti modulati, offerte per famiglie e studenti, funnel in lingua per i tifosi dall’estero, customer care dedicato: sono pratiche standard altrove, ancora poco strutturate a Formello. Eppure uno stadio pieno pesa anche sul campo, oltre che nei dossier da presentare a partner e istituzioni.

Progetto sportivo: dall’anno in corso al “piano a 5 anni”

La critica più severa riguarda l’assenza di una roadmap: dove vuole essere la Lazio tra cinque anni? Nel calcio moderno, tutte le grandi aziende definiscono Five Year Plans: ricavi target, crescita del brand, infrastrutture, mercato, vivaio. La Lazio sembra vivere di contingenze, tra stagioni buone da celebrare e annate di transizione da archiviare, senza che l’asticella cambi davvero.

Perché la discussione spacca (e deve spaccare)

Il dibattito è acceso perché non si mette in discussione il passato, ma si chiede ambizione per il futuro. Non è questione di “romanismo” o di complotti — argomenti che indeboliscono ogni critica seria — bensì di visione industriale. La città, la storia, la base tifosa globale: la Lazio ha i fondamentali per crescere. Servono capitale, struttura, coraggio.

Le strade davanti (in sintesi)

  • Aprire il capitale o allargare il management, inserendo figure forti su commerciale, marketing, digital, ticketing e contenuti;
  • Investire quando serve: trasformare un bilancio “troppo prudente” in volano sportivo (qualificazione Champions = ricavi futuri);
  • Internazionalizzare: sito multilingua, e-commerce globale, tour, progetti academy e partnership media;
  • Programmare: definire un piano a 5 anni su ricavi, stadio, settore giovanile e posizionamento sportivo.

Conclusione: oltre lo status quo

La sintesi della riflessione è chiara: Lotito ha portato la Lazio fin qui e questo resterà nei libri. Ma il calcio è cambiato: oggi per salire di livello servono passi che il presidente, finora, non ha voluto o saputo compiere. E allora la domanda, legittima, è se non sia tempo di passare il testimone o, quantomeno, di cambiare radicalmente passo.

Perché i tifosi non si accontentano di “navigare”: vogliono provare a vincere, stabilizzarsi in Champions, vedere un club moderno all’altezza della città e della sua storia. È qui che lo spartiacque del 2 febbraio traccia una linea: riconoscenza per il passato, ambizione per il futuro. Ora serve scegliere da che parte stare.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Beppe Signori e la Lazio: un ritorno possibile?

0
Beppe Signori con la maglia biancoceleste: simbolo della Lazio anni ’90 e possibile futuro tecnico nel settore giovanile.
Beppe Signori con la maglia biancoceleste: simbolo della Lazio anni ’90 e possibile futuro tecnico nel settore giovanile.

Beppe Signori, uno dei simboli della Lazio anni ’90 e idolo indiscusso per un’intera generazione di tifosi biancocelesti. Per molti, il numero 11 resta il volto della Lazialità, l’uomo che ha riportato la squadra verso il calcio che conta, con i suoi gol e la sua determinazione.

Il più grande rammarico di tanti laziali – e anche il mio – è che Signori non abbia mai vinto nulla con la Lazio. Andò via proprio l’anno prima che arrivassero i primi trofei. Una beffa per un calciatore che ha dato tutto in campo e che avrebbe meritato di sollevare almeno una coppa con l’aquila sul petto.

Un campione dimenticato

Dopo l’addio alla Lazio, la società non ha mai realmente omaggiato o reinserito Signori in un ruolo tecnico o dirigenziale. Le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto ne hanno sicuramente frenato la carriera da allenatore, ma nel 2021 la giustizia sportiva lo ha riabilitato completamente. Nonostante ciò, a distanza di anni, nessuna panchina gli è stata affidata, nemmeno nei campionati minori.

Un segnale evidente che nel calcio italiano, senza le giuste connessioni, anche un grande del passato può essere lasciato ai margini.

Il sogno di Signori

Proprio nel giorno del suo compleanno, Signori ha confessato che gli sarebbe piaciuto allenare il settore giovanile della Lazio. Ma ha anche sottolineato che “i matrimoni si fanno in due”, un chiaro riferimento alla mancata apertura della società guidata da Claudio Lotito.

In effetti, la Lazio di oggi non ha mai puntato realmente sugli ex giocatori: l’unica eccezione è Tommaso Rocchi, attualmente inserito nel vivaio, ma dopo anni di lontananza dal club.

Perché Signori sarebbe utile

Non è detto che un grande ex diventi automaticamente un buon allenatore. Ma quando si tratta di settore giovanile, la tecnica e l’esperienza possono fare la differenza. Pensiamo a cosa significherebbe per un ragazzo di 12-13 anni imparare i calci di punizione da uno dei migliori specialisti al mondo negli anni ’90.

Prima della tattica esasperata, i giovani hanno bisogno di imparare il controllo palla, il tiro, i fondamentali. Signori, con la sua esperienza, potrebbe portare un contributo unico, unendo competenza tecnica e senso di appartenenza.

La Lazio ascolterà?

Resta da capire se Lotito e il direttore sportivo Angelo Fabiani vorranno aprire questa porta. Per alcuni, la figura di Signori sarebbe “scomoda”, ma un presidente lungimirante dovrebbe pensare prima di tutto al bene della società.

I tifosi hanno ancora negli occhi i gol, la grinta e il cuore di Beppe. Riabbracciarlo in un ruolo tecnico nel settore giovanile sarebbe un segnale forte, di riconciliazione e di rispetto verso una delle bandiere più amate.

E voi, cosa ne pensate? Vi piacerebbe rivedere Signori alla Lazio, magari a insegnare calcio ai giovani biancocelesti?



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Top 5 difensori centrali Lazio: la classifica

0
Alessandro Nesta con la maglia biancoceleste: il miglior difensore centrale della storia recente della Lazio.

Dopo aver parlato dei portieri, è il momento di proseguire con un altro ruolo fondamentale: i difensori centrali. Come già detto, considero solo i calciatori che ho realmente visto giocare, quindi si parte dalla metà degli anni ’80 fino a oggi. È una classifica inevitabilmente soggettiva, che lascia fuori tanti nomi importanti, ma che fotografa i cinque difensori più forti con la maglia della Lazio negli ultimi quarant’anni.

5° posto – Angelo Adamo Gregucci

Arrivato nel 1986 con la presidenza Calleri, Gregucci è rimasto sette stagioni alla Lazio, collezionando 187 presenze e 12 reti. Alto, fisicamente possente ma anche veloce, è stato protagonista del passaggio dalla Serie B alla Serie A. Nel suo cuore lazialità vera: nonostante non fosse romano, ha sempre dichiarato di sentirsi biancoceleste. La convocazione in Nazionale allo stadio Olimpico resta uno dei momenti più emozionanti della sua carriera.

4° posto – André Dias

Uno dei pilastri dell’era Lotito. Arrivato nel 2010 per appena 2,5 milioni di euro, formò con Giuseppe Biava una delle coppie centrali più solide del decennio. Dias garantiva forza aerea e leadership, Biava copriva con anticipo e marcature. Insieme permisero alla Lazio di risalire dalle difficoltà e lottare per l’Europa. In quattro stagioni, Dias collezionò 111 presenze e 5 gol, diventando un punto fermo della difesa biancoceleste.

3° posto – Sinisa Mihajlovic

Portato a Roma da Sven-Göran Eriksson nel 1998, Mihajlovic è stato reinventato difensore centrale dopo aver iniziato come esterno sinistro. A Lazio ha vinto tutto: scudetto, Coppa delle Coppe, Supercoppa europea, Coppe Italia e Supercoppe italiane. In sei stagioni ha collezionato 126 presenze e 20 reti, molte delle quali su calcio piazzato grazie a una delle punizioni più letali della storia del calcio. Non velocissimo, ma intelligente tatticamente e leader in campo, era fondamentale sia in difesa sia in impostazione.

2° posto – Jaap Stam

Arrivato nell’estate 2001 dal Manchester United per circa 50 miliardi di lire, Stam si impose subito come uno dei difensori più completi della Serie A. Potente fisicamente, veloce, forte di testa e con grande personalità, formò con Alessandro Nesta una delle coppie centrali più forti del mondo. La sua esperienza alla Lazio è stata segnata da infortuni e dalla squalifica per nandrolone, ma resta uno dei centrali più dominanti mai visti in biancoceleste. Con la Lazio ha giocato 70 partite segnando 3 gol, vincendo una Coppa Italia nel 2004.

1° posto – Alessandro Nesta

Il simbolo della Lazio vincente di fine anni ’90. Cresciuto nel vivaio biancoceleste, Nesta ha debuttato in prima squadra nel 1994 e in pochi anni è diventato capitano e leader. Difensore completo: veloce, elegante, forte di testa, impeccabile nelle scivolate e con una tecnica fuori dal comune. Indimenticabile il suo gol in finale di Coppa Italia contro il Milan nel 1998, così come lo scudetto del 2000 vinto da protagonista. Con la Lazio ha vinto Coppa delle Coppe, Supercoppa europea, Coppe Italia e Supercoppe italiane, prima di essere ceduto al Milan nel 2002 per motivi economici. Nesta resta il miglior difensore centrale della storia recente biancoceleste.

Una top five che fa discutere

Restano fuori difensori di grande valore come Biava, spesso sottovalutato, o altri che hanno lasciato un buon ricordo, ma i cinque citati rappresentano il meglio visto in campo con la maglia della Lazio. Una classifica che inevitabilmente farà discutere: ed è giusto così, perché la passione biancoceleste vive anche di confronti e ricordi.

E voi, siete d’accordo con questa top five? Scrivetelo nei commenti e raccontate la vostra classifica personale.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Top 5 portieri Lazio: la classifica definitiva

0
Angelo Peruzzi in maglia biancoceleste: miglior portiere della Lazio nella top 5 definitiva.
MILAN - APRIL 27: Angelo Peruzzi of Lazio in action during the Serie A match between Inter Milan and Lazio, played at the Giuseppe Meazza San Siro Stadium in Milan, Italy on April 27 2003. (Photo by Grazia Neri/Getty Images)

Dalla stagione 1983/84 a oggi, la Lazio ha visto passare tanti portieri. Alcuni hanno lasciato il segno, altri meno. Questa è la top five dei migliori che hanno difeso i pali biancocelesti negli ultimi quarant’anni. Una classifica che non comprende leggende come Felice Pulici, che non ho avuto la fortuna di vedere all’opera, ma solo portieri osservati e valutati sul campo.

5° posto – Fernando Orsi

Un portiere che forse in pochi avrebbero inserito, ma che ha meritato il posto. Non altissimo, ma agilissimo e reattivo, capace di comandare la difesa con carisma. Ha vissuto più stagioni da protagonista, a volte titolare, a volte seconda scelta, ma sempre pronto a dare il massimo. Orsi ha rappresentato un punto fermo in anni difficili e lazialità pura.

4° posto – Marco Ballotta

Il recordman della Champions League, il portiere più anziano ad aver giocato nella competizione. Alla Lazio ha avuto più vite: riserva, titolare d’emergenza, chioccia per i giovani. Sicuro con i piedi, carismatico, leader silenzioso e capace di garantire sempre affidabilità. Un portiere che, pur partendo spesso come secondo, si è ritagliato un ruolo speciale nella storia biancoceleste.

3° posto – Federico Marchetti

I primi due anni alla Lazio sono stati semplicemente straordinari. Parate decisive contro Napoli e Juventus hanno fatto il giro d’Italia e gli hanno aperto anche le porte della Nazionale. Poi infortuni e difficoltà lo hanno limitato, ma resta uno dei portieri più completi e forti degli ultimi decenni. Un estremo difensore che, nel suo periodo migliore, ha regalato sicurezza e spettacolo ai tifosi.

2° posto – Luca Marchegiani

Il portiere dello Scudetto 2000, delle coppe vinte con l’era Cragnotti e di tanti derby storici. Abilissimo nelle uscite alte, un vero maestro del ruolo. Personalità, sicurezza, capacità di leggere le situazioni: Marchegiani era un leader silenzioso che trasmetteva fiducia all’intera difesa. Memorabili anche i rigori parati, come quello a Giannini in un derby. Un gigante della storia recente biancoceleste.

1° posto – Angelo Peruzzi

Il miglior portiere visto alla Lazio. Arrivato tardi, ma capace di fare la differenza in ogni stagione giocata in maglia biancoceleste. Tra i pali era impressionante: rendeva semplici le parate più difficili, con riflessi da fenomeno e una presenza fisica che intimidiva gli attaccanti. Non impeccabile nelle uscite alte, ma devastante in quelle basse. L’unico limite era la fragilità fisica, che lo costringeva spesso a saltare diverse partite. Ma quando c’era, Peruzzi era semplicemente insuperabile.

Una top five che fa discutere

Restano esclusi portieri come Muslera, Strakosha e Sereni, che hanno avuto stagioni importanti ma non abbastanza da entrare nella top five. È inevitabile che questa classifica faccia discutere: il ruolo del portiere è sempre soggetto a gusti, ricordi ed emozioni. Ma una cosa è certa: chi ha difeso i pali della Lazio ha scritto pagine importanti della storia biancoceleste.

E voi, siete d’accordo con questa classifica? Quali portieri inserireste nella vostra top five?



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Fares dice no all’estero: resta alla Lazio e spera nella Serie A

0
Lazio, Serie A, Fares, calciomercato Lazio, Claudio Lotito, esterni Lazio, fuori rosa

Un triennale da oltre 700mila euro a stagione in Russia, un sondaggio arrivato da Abu Dhabi: queste le proposte concrete ricevute da Mohamed Fares nelle ultime settimane. Ma l’esterno biancoceleste, fuori dai piani della Lazio, ha deciso ancora una volta di restare in Italia, declinando offerte che avrebbero potuto aprirgli scenari economici più vantaggiosi.

Le offerte rifiutate

Il primo “no” è arrivato alla Russia, dove era pronto un contratto triennale con cifre importanti, specialmente se paragonate all’attuale situazione di Fares, fuori rosa alla Lazio e senza minuti nelle gambe. Successivamente è spuntata la pista araba: un club di Abu Dhabi ha sondato il terreno, con Maurizio Setti – ex presidente del Verona – pronto a rilanciarsi nel calcio lontano dall’Italia.

Un contatto reale, ma non accompagnato da quelle cifre milionarie tipiche del mercato arabo che spesso spingono i calciatori a trasferirsi. Nessuna proposta capace di spostare davvero gli equilibri, tanto da convincere l’esterno a declinare anche questa opzione.

La scelta di restare

Fares, dopo aver consultato il suo entourage, ha scelto la strada più difficile: restare in Italia e attendere una nuova occasione. Una decisione che sorprende, considerando che al momento il giocatore non rientra nei piani tecnici della Lazio e continua a lavorare lontano dai riflettori.

L’obiettivo è chiaro: trovare uno spiraglio in Serie A, magari già a gennaio, con un club disposto a puntare su di lui. Una scommessa personale che testimonia la volontà del giocatore di rilanciarsi nel massimo campionato italiano.

Fares e la Lazio, un rapporto mai decollato

Arrivato dal Verona nell’estate 2020, Fares non è mai riuscito a imporsi con la maglia biancoceleste. Gli infortuni e una condizione fisica altalenante hanno limitato il suo rendimento, costringendolo a vivere stagioni tra prestiti (Genoa, Torino) e panchina.

Oggi si ritrova ai margini della rosa, ma non ha perso la speranza di rimettersi in gioco. Il rifiuto delle offerte estere va letto proprio in quest’ottica: meglio aspettare in Italia piuttosto che accettare un’esperienza lontana, senza reali prospettive sportive.

Lotito e il mercato invernale

La situazione di Fares è anche un tema societario. Claudio Lotito continua a lavorare sul fronte finanziario per migliorare l’indice di liquidità, così da avere più margini in vista del mercato invernale】.

In questo contesto, la permanenza di Fares potrebbe diventare un peso economico, ma anche un’opportunità se a gennaio si presentasse un club disposto a credere nel suo rilancio.

Conclusione

Il futuro di Fares resta incerto, ma la sua scelta è chiara: niente Russia, niente Abu Dhabi, solo la speranza di una nuova occasione in Serie A. Una decisione che divide: da un lato la coerenza e la voglia di restare competitivo, dall’altro il rischio di restare fermo ai margini senza prospettive concrete.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Vicario-Provedel, la sliding door della Lazio

0
Lazio, Ivan Provedel, Guglielmo Vicario, Claudio Lotito, Serie A, calciomercato Lazio, portieri Lazio, Mandas

L’estate del 2022 rimarrà una delle più delicate nella recente storia della Lazio. La squadra di Maurizio Sarri si trovò improvvisamente senza portieri: Strakosha aveva lasciato a parametro zero, Reina aveva chiesto la rescissione e l’unico rimasto a Formello era il giovane Mario Dòmis, destinato a fare il terzo.

In quel momento la dirigenza biancoceleste, guidata da Igli Tare e Claudio Lotito, dovette prendere una decisione cruciale: scegliere il nuovo numero uno. Una scelta che, tre anni dopo, continua a far discutere.

Carnevali, Vicario e il muro dell’Atalanta

Il primo nome sulla lista era Marco Carnesecchi, talento dell’Atalanta reduce da una stagione positiva alla Cremonese in Serie B. Sarri lo voleva, il preparatore dei portieri lo spingeva, ma i pessimi rapporti con il club bergamasco e l’infortunio alla spalla bloccarono tutto.

Il secondo obiettivo diventò Guglielmo Vicario. Reduce da una stagione straordinaria con l’Empoli, il portiere era considerato tra i migliori della Serie A. Il presidente Corsi, però, chiedeva tra i 12 e i 15 milioni dopo averlo riscattato dal Cagliari per 8. La Lazio non volle spingersi oltre i 10 e la trattativa si arenò.

L’arrivo di Provedel e il boom iniziale

A quel punto, la Lazio cambiò direzione. Prima arrivò Luis Maximiano dal Granada, pagato 11 milioni, ma il debutto contro il Bologna fu disastroso: espulsione dopo pochi minuti.

Fu allora che la Lazio chiuse con lo Spezia per Ivan Provedel, costato appena 3 milioni. Un affare sulla carta minore, ma che si trasformò subito in una favola: Provedel prese la maglia da titolare e chiuse la stagione con 21 clean sheet. Un rendimento straordinario, culminato anche nella convocazione in Nazionale.

Il declino e il rimpianto

La seconda stagione segnò la svolta negativa. Provedel alternò grandi parate a errori pesanti, fino al famoso gol segnato di testa contro l’Atletico Madrid, che rimase l’unico vero lampo. A fine campionato arrivarono critiche pesanti e la perdita della maglia azzurra.

Nel frattempo, Vicario al Tottenham diventava uno dei portieri più affidabili della Premier League. Leader degli Spurs, vinse anche l’Europa League e si consacrò come secondo portiere della Nazionale dietro Donnarumma. Il suo valore di mercato è oggi vicino ai 35 milioni.

Mandas, il nuovo protagonista

Il definitivo sorpasso avvenne nella terza stagione: un infortunio di Provedel aprì le porte ad Alexandros Mandas, che sfruttò l’occasione e si prese il posto da titolare. Oggi il greco è considerato il futuro tra i pali biancocelesti, mentre Provedel è finito ai margini.

La domanda di fondo

La Lazio ha risparmiato circa 10 milioni scegliendo Provedel invece di Vicario. Ma tre anni dopo, quella decisione appare come una mancanza di visione a lungo termine. Con Vicario, la Lazio avrebbe avuto un portiere giovane, in crescita e capace di garantire sicurezza per il presente e valore economico per il futuro.

Un risparmio che oggi sembra un boomerang: la Lazio ha vissuto una stagione altalenante, con un ruolo chiave – quello del portiere – che continua a rappresentare un problema strutturale【link interno: analisi sul rendimento stagionale della Lazio】.

Conclusione

La sliding door Vicario-Provedel resta un caso emblematico di scelte di mercato che segnano il destino di un club. Nel calcio moderno, risparmiare può significare perdere l’occasione di costruire basi solide per il futuro.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio il freno a mano tirato fuori dal campo: sponsor, marketing e struttura societaria al centro del dibattito

0

ROMA — Non solo campo e risultati. La discussione che attraversa il mondo biancoceleste in questi giorni guarda anche (e soprattutto) alla Lazio come azienda: organizzazione interna, politiche commerciali, strategie di marketing, gestione biglietteria e presenza internazionale. Temi riemersi con forza durante una diretta del lunedì sera con Luca Ciampi e Federico Farcomeni, nella quale sono emerse criticità note ma ancora irrisolte: dalla mancanza di uno sponsor di maglia stabile all’assenza di una “media house” strutturata, fino alle difficoltà nel trasformare i picchi di visibilità in ricavi e crescita del brand.

Sponsor di maglia, occasione mancata

La fine del rapporto con il precedente main partner ha lasciato la Lazio senza sponsor in un momento di massima esposizione: Champions League, riflettori internazionali e perfino episodi virali (come il gol di Provedel in Europa, citato come case-study di visibilità globale). «Una vetrina così importante non può trovarci impreparati», il succo degli interventi in diretta. Il punto non è soltanto estetico: lo sponsor di maglia è leva di ricavo e di branding. In un’era in cui i club capitalizzano ogni contenuto e micro-momento, presentarsi “in bianco” è percepito come un’occasione persa.

Struttura corta: quando l’organico limita l’ambizione

Dal confronto è emersa una diagnosi chiara: l’organigramma è troppo snello per un club che ambisce a stare stabilmente in Europa. Poche persone a presidiare aree cruciali – commerciale, marketing, ticketing, comunicazione, partnership internazionali – significano tempi lunghi, reattività ridotta e ritardi operativi. Dalla predisposizione delle campagne abbonamenti (anche per la Champions) alla negoziazione con gli sponsor, fino alla cura del sito e delle lingue: il rischio è di viaggiare a velocità ridotta in un contesto dove gli altri club corrono.

L’osservazione più frequente: “Senza una parola del presidente non si muove nulla”. In un sistema così centralizzato, ogni processo rallenta e l’execution si fa complicata.

Branding e mercati esteri: Giappone caso-scuola

Tra gli esempi portati, il Giappone: l’arrivo di Kamada e il kit tecnico Mizuno rappresentavano l’innesco perfetto per attivare una strategia mirata (contenuti in lingua sul sito, tour pre-season, campagne co-branded, retail dedicato). Invece, secondo le testimonianze raccolte, mancano perfino asset minimi in inglese/giapponese sul portale ufficiale e in alcuni Paesi è difficile acquistare materiale della Lazio. Un cortocircuito commerciale: il brand c’è, l’accesso no.

Qui il confronto con i club più strutturati è impietoso: presidio dei canali locali, partnership media, programmi membership global, attivazioni con i distributori del tecnico-sponsor. Tutto ciò, per la Lazio, resta una frontiera ancora da esplorare sistematicamente.

Dallo Stadio Flaminio alla “media house”: visione e strumenti

Il capitolo Stadio Flaminio tocca corde identitarie e strategiche. L’assenza di un’infrastruttura di proprietà limita i ricavi “matchday” e la possibilità di disegnare una fan experience proprietaria. Ma anche senza uno stadio nuovo, oggi i club spingono su contenuti, data strategy e contenitori digitali: la famosa “media house”. In casa Lazio, dicono gli ospiti, la squadra che produce e monetizza contenuti sarebbe troppo piccola per reggere la domanda dell’ecosistema (TikTok, OTT, app, membership, premium). In termini sportivi: mancano i cambi proprio dove servirebbe accelerare.

Prezzi, pacchetti e biglietteria: il fattore “stadio pieno”

La discussione scivola poi sul pricing: curve a 45–50 € per gare europee, mini-pacchetti tardivi o non modulati, obblighi e tessere che complicano l’accesso ai tifosi stranieri. Il messaggio è chiaro: lo stadio pieno genera valore sportivo (spinta della casa) e valore futuro (domani uno stadio di proprietà ha bisogno di una base fidelizzata). Serve una gestione più flessibile: bundle dinamici, early bird, agevolazioni per i tifosi “seriali”, canali d’acquisto snelli in più lingue, customer care dedicato.

“Il 70–75% dei ricavi arriva da diritti TV, ma lo stadio pieno crea abitudine, appartenenza e dati: capitale per i partner e per il giorno in cui avrai uno stadio tuo”.

Partnership e network: aprire porte, non chiuderle

Altro passaggio: l’importanza di coltivare relazioni oltre il trasferimento di un singolo calciatore. La vendita di un big a un club medio-orientale, ad esempio, potrebbe diventare il primo mattone per partnership istituzionali, progetti di academy, eventi e hospitality business. Lo stesso vale per i mercati asiatici: tour mirati, coinvolgimento del testimonial (Kamada), clinic con la Primavera, hub digitali locali. Sono investimenti che richiedono struttura e tempo, ma generano ritorni (economici e reputazionali).

Comunicazione: ringraziare la curva, guidare la community

C’è poi la dimensione simbolica, ma non per questo meno concreta: riconoscere il valore della Curva dopo una coreografia importante, comunicare con continuità scelte e obiettivi, valorizzare i momenti condivisi. È una leva di reputazione che pesa anche sul business: engagement più alto, community più attiva, sponsor più interessati.

Cosa può fare la Lazio (subito e nel medio periodo)

  • Allargare l’organigramma nelle aree chiave (commerciale, marketing, digital, ticketing): più teste, più velocità.
  • Sponsor di maglia: task force, target internazionale, pacchetti modulari (Champions-only, half-season, sleeve sponsor).
  • Internazionalizzazione: sito multilingua (almeno EN/JP), e-commerce globale, accordi retail con Mizuno nei mercati chiave, content locali.
  • Ticketing dinamico: pacchetti 2–3 gare, pricing family/studenti, funnel in lingua per tifosi esteri, customer care dedicato.
  • Media & dati: team contenuti, membership premium, CRM per conoscere e valorizzare i tifosi; più contenuti proprietari = più sponsorability.
  • Roadmap Flaminio: narrazione chiara su tempi e step; nel frattempo, potenziare l’esperienza Olimpico (fan zone, hospitality, servizi).

Conclusione: l’altra metà della classifica

La Lazio resta un marchio potente, con storia, tifoseria e attrattività europea. Ma il calcio del 2025 è competizione anche fuori dal campo: chi corre in marketing, struttura e contenuti guadagna metri quando la palla non rotola. Il messaggio emerso dal confronto è netto: serve coraggio gestionale. Un piccolo indebitamento “fruttifero”, come dicono i manager, per investire dove il ritorno è misurabile: persone, processi, piattaforme, mercati.

Perché lo scudetto dell’organizzazione si decide da lunedì a venerdì. E spesso vale quanto i tre punti della domenica.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, rebus lista: Sarri pensa a un’esclusione

0
Turnover Lazio Torino: Maurizio Sarri fornisce indicazioni alla squadra durante un allenamento a Formello.

Un puzzle complicato, una decisione che pesa. In casa Lazio sono ore di riflessione a Formello per gestire l’emergenza a centrocampo. Il reintegro di Toma Bašić è ormai dato per certo, ma resta aperto il grande interrogativo: chi lascerà il posto in lista per far spazio al croato?

Come riportato da Il Messaggero, i principali indiziati sono gli infortunati, con un dibattito acceso tra le idee di Maurizio Sarri e quelle della società.

I nomi a rischio

I candidati principali all’esclusione sono Manuel Lazzari e Fisayo Dele-Bashiru. La novità emersa in queste ore riguarda la posizione del tecnico toscano, che preferirebbe sacrificare il centrocampista nigeriano.

Una scelta forte, dettata dal rendimento al di sotto delle aspettative mostrato da Dele-Bashiru in questo inizio di stagione. Un segnale che Sarri vorrebbe dare al gruppo, pur sapendo che in teoria il giocatore dovrebbe rientrare dall’infortunio dopo la sosta di ottobre.

La posizione della società

Il club, però, non sembra convinto. La Lazio non vorrebbe “bruciare” un calciatore su cui ha investito per il futuro e che rappresenta una scommessa tecnica e patrimoniale. Per questo motivo la dirigenza spinge per una soluzione alternativa, che permetta di tutelare l’ex Hatayspor.

Nel mirino, oltre a Lazzari, c’è anche Matías Vecino. L’uruguaiano non ha ancora dato le giuste garanzie fisiche e Sarri valuterà le sue condizioni nei prossimi giorni. Se dovesse emergere una nuova indisponibilità, anche lui potrebbe finire clamorosamente tra gli esclusi fino a gennaio.

Un problema che va oltre il campo

La questione non riguarda solo il piano tecnico, ma anche quello economico. Claudio Lotito è impegnato parallelamente sul fronte societario per sbloccare l’indice di liquidità, condizione fondamentale per poter operare nel mercato invernale.

Il presidente è fiducioso di riuscirci, consentendo così al DS Angelo Fabiani di proseguire nel percorso di ringiovanimento della rosa. Ma nell’immediato c’è da sciogliere un nodo complicatissimo, che rischia di lasciare il segno nello spogliatoio

Sarri tra segnali e necessità

La posizione di Maurizio Sarri è chiara: la squadra deve ricevere un messaggio forte, e le esclusioni non devono dipendere solo dagli infortuni, ma anche dal rendimento e dall’atteggiamento. In questo senso, il tecnico toscano continua a richiedere un cambio di mentalità a un gruppo che troppe volte ha mostrato limiti caratteriali oltre che tecnici.

Conclusione

La decisione definitiva non arriverà prima di sabato. Sarri vuole valutare attentamente le condizioni di tutti i giocatori coinvolti, mentre la società cerca una mediazione.

Una cosa è certa: la Lazio vive un’emergenza senza precedenti e il rebus sulla lista rischia di diventare un caso interno di rilievo. In un momento così delicato, ogni scelta potrebbe avere conseguenze sul prosieguo della stagione.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Per quale squadra tifa Ricky Buscaglia?

0
Ricky Buscaglia, telecronista Sky e DAZN, tifoso del Calcio Lecco, squadra della sua città natale.

Nel panorama del giornalismo sportivo italiano, Ricky Buscaglia è uno dei volti e delle voci più riconoscibili. Telecronista per Sky Sport e DAZN, ha raccontato negli anni alcune delle sfide più memorabili della Champions League e dei campionati europei. In molti, tra i tifosi della Lazio e non solo, si sono chiesti per quale squadra faccia il tifo.

La risposta è semplice: Ricky Buscaglia è tifoso del Calcio Lecco, la squadra della sua città natale.

Le origini e la passione per il calcio

Nato il 23 dicembre 1973 a Lecco, Buscaglia ha 48 anni e ha coltivato sin da bambino una grande passione per lo sport e per la comunicazione. Figlio di un critico cinematografico che lavorava a Radio Svizzera Italiana (RSI), Ricky è cresciuto con le voci storiche di “Tutto il calcio minuto per minuto”, in particolare quella di Sandro Ciotti, modello e ispirazione per le sue future telecronache.

Da piccolo giocava a calcio, ma già allora era più interessato a commentare le azioni che a segnare gol: un segno evidente della strada che avrebbe intrapreso.

La carriera da telecronista

Il percorso professionale di Buscaglia comincia dalle radio locali, fino ad approdare nel 2003 alle prime esperienze televisive: RossoAlice HomeTV, Eurosport e Mediaset Premium. Nel tempo si afferma come una delle voci di riferimento per la Serie A, le competizioni europee e i Mondiali.

Tra le partite più memorabili da lui raccontate, figurano sfide pirotecniche come Manchester City-Monaco 5-3, Werder Brema-Valencia 4-4 e Borussia Dortmund-Legia Varsavia 8-4, ancora oggi record di gol in una singola partita di Champions League.

Il momento più emozionante? Il debutto ai Mondiali 2018, con la sfida inaugurale tra Marocco e Iran: una partita poco rilevante per molti, ma simbolo di un traguardo personale enorme.

Il cuore a Lecco

Nonostante abbia commentato squadre di livello mondiale e calcatori di fama internazionale, Buscaglia è rimasto fedele alla sua città. Il suo cuore batte infatti per il Calcio Lecco 1912, conosciuto semplicemente come Lecco. Una passione genuina e lontana dalle logiche delle grandi squadre, che conferma come la sua voce resti imparziale e professionale quando racconta le partite della Serie A o delle coppe europee.

Un professionista stimato

La telecronaca, per Ricky, è un’arte che richiede emozione e competenza: “Il telecronista deve accompagnare lo spettatore senza mai diventare protagonista, ma esaltando il momento”. Una filosofia che lo ha reso apprezzato da migliaia di tifosi in tutta Italia, Lazio compresa, dove spesso è stato riconosciuto come voce equilibrata e competente.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Zemanlandia, il primo anno di Zeman alla Lazio

0
Zemanlandia, il primo anno di Zeman alla Lazio

Qualche anno fa c’è stata una Lazio bellissima e divertente, era la Lazio di Zdenek Zeman, chiamata Zemanlandia. Una Lazio che regalò spettacolo ma non vinse nulla, in grado di schiantare corazzate e poi perdersi in un bicchiere d’acqua. Un sogno che accese il cuore di molti tifosi della Laziali.

Sergio Cragnotti allora presidente della Lazio diede una scossa inattesa nel 1994 tagliò nettamente con il passato portando a Roma Zdenek Zeman. Il boemo era l’allenatore del Foggia dei miracoli in grado di conquistare la salvezza in Serie A grazie al calcio spettacolare. Cosa che in quegli anni era particolarmente insolita. Le piccole si salvavano grazie al catenaccio. Cragnotti sognava di portare la Lazio al successo con il bel gioco di Zeman dopo averci provato con il calcio italico di Zoff. Zeman era un taglio non solo con il passato ma anche con il calcio italiano. Era l’epoca di Arrigo Sacchi del 4-4-2, Zeman invece era il profeta del 4-3-3 un calcio ultra offensivo e non basato sulla solidità difensiva.

L’arrivo alla Lazio

Cambio radicale anche considerando l’allenatore della Lazio, Dino Zoff, abituato ad un calcio più difensivo. Ma a Roma c’è già Beppe Signori che con Zeman si è scoperto bomber nel Foggia. Quella estate alla Lazio arrivano fra gli altri Rambaudi, Chamot Marcolin e Venturin. La Lazio scopre il 4-3-3 ma il passaggio non è facilissimo. Alla terza di campionato la Lazio inciampa contro il Milan di Gullit per 2-1 poi arrivano due pareggi contro Parma e Fiorentina. 

Ma la Lazio ha un attacco stratosferico e guidato da Zeman può fare sfracelli. Contro il Napoli arriva il primo 5-1 della stagione, Signori è in panchina ma segnano Boksic, WInter, Casiarghi e Negro. Il primo 5-1 della stagione perché un paio di settimane dopo arriva il secondo contro il Padova. Ricordo quella partita, io arrivai al 15’ del primo tempo (avevo il mio campionato la mattina) e in Curva mio cugino mi disse, perdiamo 1-0. Io ridendo gli dissi, adesso ne facciamo 5, e così fu. 

Nasce Zemanlandia

Quella era la Lazio di Zeman, un attacco terrificante guidato da Beppe Signori. Ma vicino a Beppe c’era Rambaudi e Casiraghi, senza dimenticarsi Alen Boksic. E il centrocampo della Lazio andava a 2000 con Di Matteo in regia e WInter e Fuser ai fianchi pronti ad affondare il colpo. La coperta era corta, la difesa ballava anche perché Cravero era un difensore centrale lento e con la difesa alta soffriva tantissimo, Chamot era veloce ma poco attento. 

Quando girava la Lazio era uno spettacolo, quando però il meccanismo si inceppava era un incubo, come al Derby di andata perso nettamente per 3-0. Nel primo anno di Zeman la Lazio fece 7 goal al Foggia e superò il Milan 4-0. Ricordo come fosse ieri l’8-2 contro la Fiorentina, che era una ottima squadra allora guidata da Rui Costa e Batistuta. Ma la Lazio era un’altra cosa, quando girava era uno spettacolo per gli amanti del calcio. Di quella partita ricordo che avanti 7-2 la Lazio ebbe un calcio di rigore al 90’ e tutta la Curva Nord chiese di fallo battere a Marchegiani (il portiere di quella Lazio). Sul dischetto invece andò Casiraghi che siglo il suo poker. 

La Lazio chiuse quel campionato con 5 vittorie consecutive con un 3-0 alla Juve campione d’Italia e un 4-1 sull’Inter. La squadra di Zeman chiuse seconda a 10 punti dalla Juve, ma ci arrivò solo all’ultima giornata, perché il Parma crollò nel finale. Nell’almanacco resterà il secondo posto ma in realtà l’avversaria scudetto della Juve fu il Parma, la Lazio non fu mai veramente in lotta.

Battere 3-0, così nettamente la Juve campione d’Italia era qualcosa di mai visto a Roma. La Lazio di Zeman spazzò via la Juve di Lippi grazie al calcio champagne. 3 gol negli ultimi 20 minuti per regalare ai Laziali una gioia.

 In Coppa UEFA la Lazio si arrese ai quarti contro il Borussia Dortmund dell’ex Riedle che segnò al 90’ il 2-0 che ci condannò. Quella partita fu anche ricordata per la scomparsa di Alen Boksic. Con la Lazio sotto 1-0 nella ripresa il croato scappò nello spogliatoio, probabilmente per fare pipi, lasciano la Lazio in 10’ per qualche minuto e facendo imbufalire Zeman. Quella fu la migliore annata di Zeman alla Lazio. Dopo le cose non andarono meglio e nel 97 fu esonerato.

Ecco il rimpianto maggiore della Lazio Zemaniana e non essere mai andata molto avanti in Europa nonostante una squadra fortissima. Zemanlandia fu un sogno che non si realizzò mai completamente un po’ per colpa dei limiti del calcio di Zeman, un po’ per sfortuna un po’ per la forza delle altre squadre. 

L’idea di Zeman era affascinante e nessuna squadra come la Lazio del 1994 abbracciò e portò Zemanlandia al massimo, ma non fu mai sufficiente per vincere un titolo. Un peccato ma alcune di quei successi rimarranno indelebili nei cuori dei tifosi della Lazio.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Genoa-Lazio: Sarà Ayroldi l’Arbitro del Monday Night. Tutti i Nomi del Team Arbitrale

0
Una foto ravvicinata di un fischietto da arbitro, con uno sfondo neutro e un'illuminazione drammatica, a simboleggiare l'autorità della direzione di gara.

La Lazio cerca il riscatto contro il Genoa: la partita affidata a Giovanni Ayroldi. Svelata la sestina arbitrale completa per il match di Marassi.

ROMA – La Lazio si prepara a scendere in campo per il monday night contro il Genoa, con l’obbligo di rialzare la testa dopo la sconfitta nel derby. Un match cruciale, specialmente considerando le pesanti assenze a centrocampo per Maurizio Sarri. La sfida, in programma a Marassi, sarà diretta da Giovanni Ayroldi.

La Sestina Arbitrale al Completo

La designazione arbitrale è stata ufficializzata e vedrà il fischietto di Molfetta, Giovanni Ayroldi, dirigere l’incontro. Ecco la sestina arbitrale completa che sarà impegnata a Marassi:

  • Arbitro: Ayroldi
  • Assistenti: Cecconi – Zingarelli
  • IV Uomo: Zanotti
  • Var: Abisso
  • Avar: Dionisi

La squadra arbitrale è pronta per gestire un match che si preannuncia teso e combattuto, fondamentale per le ambizioni di entrambe le formazioni.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Come Lotito Ha SPACCATO La Tifoseria Biancoceleste?

0
La nuova aquila della Lazio, Flaminia, viene presentata sul prato dell'Olimpico, simboleggiando la nuova fase del club.

ROMA — Claudio Lotito è riuscito in ciò che per decenni i rivali della Lazio avevano soltanto tentato: dividere la tifoseria biancoceleste. Non sul campo, non con le vittorie o con i trofei, ma con il suo modo di gestire la società. Una spaccatura che ricorda i “Guelfi e Ghibellini” del Medioevo e che oggi, più che mai, indebolisce la squadra e i suoi sostenitori.

Una frattura sempre più profonda

Da un lato ci sono i sostenitori del presidente, pronti a difenderlo in ogni circostanza. Per loro, anche il mercato dell’estate 2024 — nonostante le lacune evidenti e l’assenza di veri colpi — sarebbe stato positivo, con una Lazio addirittura più forte dello scorso anno. Dall’altro lato, c’è chi vede in Lotito il principale responsabile di ogni problema, al punto da attribuirgli colpe persino in situazioni in cui non lo è direttamente.

Il risultato è una tifoseria spaccata, incapace di trovare una linea comune e, quindi, vulnerabile agli attacchi esterni: la Lazio diventa facile bersaglio di media ostili e spesso subisce direzioni arbitrali discutibili, come accaduto nel discusso Lazio–Milan della scorsa stagione.

Il ruolo della comunicazione

Uno dei nodi più gravi è l’assenza di una comunicazione efficace. Da oltre un anno la Lazio non ha un vero responsabile in questo settore, e quando parla il presidente spesso “sparla”, creando più problemi che soluzioni. Le parole di Lotito — che si tratti delle condizioni fisiche di Castrovilli o delle trattative di mercato smentite poi dal ds Fabiani — finiscono per minare ulteriormente la credibilità del club.

In questo vuoto, la narrazione “pro-Lotito” continua a esercitare fascino su una parte di tifosi, mentre l’altra parte scivola in un’opposizione totale che non ammette sfumature.

Una crescita impossibile senza investimenti

La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Lotito non è un presidente che rema contro la Lazio: il suo sogno resta vincere, ma vuole riuscirci spendendo il meno possibile. È qui che il suo metodo si scontra con la realtà del calcio moderno. Senza investimenti e senza un aumento dei ricavi — marketing, sponsor, internazionalizzazione del brand — la Lazio non può competere alla pari con le grandi d’Italia ed Europa.

Così i biancocelesti rischiano di passare, in pochi anni, dal contendere un posto Champions a rincorrere la Conference League, superati da realtà come Fiorentina e Atalanta, fino ad arrivare a misurarsi con club emergenti come il Monza.

Una tifoseria che deve ritrovare unità

La divisione interna è il vero tallone d’Achille. Contestare Lotito con insulti o cori di morte è inutile e dannoso, così come difenderlo a prescindere da ogni critica. La Lazio ha bisogno di una tifoseria unita, capace di spingere la società verso un futuro diverso. Senza questa coesione, il rischio è rimanere prigionieri di un limbo eterno: abbastanza forti per restare in Serie A, ma mai pronti per sognare davvero in grande.


👉 E tu, da che parte stai? La Lazio di Lotito può ancora crescere o è destinata a restare in questo limbo?



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Formello, Confronto Acceso: Guendouzi, Belahyane e Tavares Chiedono Scusa alla Squadra

0
Una foto del centro sportivo di Formello, con un gruppo di giocatori e lo staff che si confrontano in un cerchio, a simboleggiare l'incontro.
infermeria lazio

Sarri e Fabiani a Rapporto per 30 Minuti, poi Arrivano le Scuse dei Protagonisti in Negativo. Il Centro Sportivo Si Ricompatta Dopo il Derby.

ROMA – Un clima teso, ma necessario per ricompattarsi. A Formello la ripartenza dopo il derby è stata accesa da un confronto serrato, voluto da Maurizio Sarri e dal direttore sportivo Angelo Fabiani. Prima dell’allenamento, i due hanno tenuto la squadra a rapporto per oltre mezz’ora, affrontando un avvio di stagione complicato e il pesante ko nella stracittadina, segnato da errori individuali e troppo nervosismo.

Le Scuse dei Protagonisti in Negativo: Guendouzi, Belahyane e Tavares

In questo clima, spiega Il Messaggero, sono arrivate le scuse dei protagonisti in negativo. Mattéo Guendouzi e Reda Belahyane, espulsi nel finale del derby, hanno chiesto perdono ai compagni. In particolare il francese, che pagherà due giornate di squalifica per la reazione contro l’arbitro Sozza, lasciando il centrocampo in piena emergenza.

Scuse anche da parte di Nuno Tavares, finito sul banco degli imputati per il gol decisivo subito e per l’uscita furiosa dall’Olimpico. Un pomeriggio teso, ma utile a provare a ricostruire compattezza nel momento più difficile. La speranza è che questo confronto possa servire a rimettere in carreggiata la squadra, in vista dell’importante match di lunedì contro il Genoa.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, spogliatoio in crisi: il vero rischio non è la retrocessione

0
Giocatori della Lazio delusi in campo: il vero problema biancoceleste è lo spogliatoio diviso.

I timori di alcuni tifosi biancocelesti parlano chiaro: “Così si rischia la Serie B”. La classifica non sorride e le prestazioni della Lazio non convincono. Ma secondo diversi osservatori e analisti, il problema principale non è la qualità della rosa – giudicata mediocre ma non da retrocessione – quanto lo stato di salute dello spogliatoio.

Una rosa non da Champions, ma neanche da Serie B

La Lazio 2024/25 è una squadra che, sulla carta, non sembra attrezzata per la Champions League e probabilmente nemmeno per l’Europa League. Tuttavia, allo stesso tempo, non ha le caratteristiche di una squadra destinata a lottare per la salvezza. In un campionato sempre più livellato, con un Napoli più forte ma non dominante come un Manchester City e con le “piccole” più competitive, la Lazio dovrebbe posizionarsi in zona medio-bassa ma senza drammi.

Il vero nodo, però, è un altro.

Lo spogliatoio in ebollizione

La situazione interna appare delicata. Nuno Tavares, Matías Vecino, Mario Gila, Mattia Zaccagni e soprattutto Matteo Guendouzi sono soltanto alcuni dei nomi finiti sotto i riflettori per atteggiamenti discutibili, cali di rendimento o malumori.

Guendouzi, arrivato in un contesto di Champions League con Maurizio Sarri in panchina, oggi si trova in una squadra fuori dall’Europa e lontana dagli obiettivi ambiziosi. Ha perso anche la Nazionale francese e il suo malcontento è palpabile. Discorso simile per Nuno Tavares, apparso distratto e con la testa altrove, e per Zaccagni, che – nonostante parole d’amore per la maglia – non avrebbe disdegnato un passaggio al Napoli.

A tutto questo si aggiungono le voci di un Mario Gila scontento per lo scarso ingaggio e il mancato rinnovo, con club italiani e inglesi interessati a lui.

L’assenza della società

Il vero macigno, secondo molti, è l’assenza di una figura di riferimento nella società. Dopo l’uscita di scena di figure come Angelo Peruzzi, manca un dirigente capace di gestire le tensioni quotidiane e fare da tramite tra squadra e presidenza.

Igli Tare in passato svolgeva un ruolo simile, ma oggi Fabiani non appare incisivo. Lotito, accentratore per natura, si limita a decisioni strategiche e raramente interviene nello spogliatoio. Il risultato è una rosa “in autogestione”, priva di guida fuori dal campo.

Un aspetto che pesa enormemente: gli esempi di Marotta all’Inter o di Giuntoli al Napoli dimostrano come la forza di una società solida possa incidere direttamente sui successi sportivi.

Sarri, un grande allenatore ma non un gestore

Maurizio Sarri non ha mai nascosto il suo limite: non è un “gestore di uomini”, ma un allenatore tattico e metodico. Il tecnico chiede disciplina, applicazione e impegno sul campo, ma lascia in secondo piano gli equilibri interni e le dinamiche extra-campo.

In un contesto di tensione, questa caratteristica diventa un problema. Una squadra con giocatori scontenti e senza una guida societaria rischia di non rendere, indipendentemente dal valore tecnico.

Il vero pericolo

Il rischio non è la retrocessione diretta, ma l’implosione di uno spogliatoio spaccato. Giocatori che pensano già al mercato di gennaio, prestazioni al di sotto del livello e una società assente possono generare un effetto domino devastante.

La Lazio ha bisogno di una figura di raccordo, capace di motivare, mediare e dare obiettivi chiari al gruppo. Senza, il rischio di un campionato anonimo e complicato cresce.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Nuovo stadio Lazio: Lotito rilancia sul Flaminio

0
Veduta aerea dello Stadio Flaminio di Roma in attesa di riqualificazione
Stadio Flaminio, il progetto della Lazio fermo da mesi: tra dichiarazioni ottimistiche e documenti ufficiali che smentiscono ogni progresso.

Il tema del nuovo stadio della Lazio torna prepotentemente al centro del dibattito. Claudio Lotito, presidente biancoceleste, ha ribadito la sua intenzione di portare avanti un progetto che rappresenta una delle sfide più ambiziose del suo mandato. Nonostante i conti della società non brillino, la realizzazione di un impianto di proprietà rimane una priorità strategica, capace di cambiare il futuro economico e sportivo del club.

Lotito: «Vedrete se non farò lo stadio»

A pochi giorni dalla pubblicazione del bilancio al 30 giugno 2025, Lotito ha rilasciato un’intervista al Messaggero nella quale ha confermato la sua volontà di non fermarsi:
«Vedrete se non farò lo stadio, ma non ho la bacchetta magica. Ci vuole tempo».

Una dichiarazione che sintetizza bene il mix di determinazione e realismo con cui il presidente sta affrontando un iter complesso, tra ostacoli burocratici, costi elevati e procedure tecniche obbligatorie.

Il sogno Flaminio

Al centro del progetto rimane lo Stadio Flaminio, impianto storico della Capitale oggi in disuso. Lotito vorrebbe trasformarlo nella nuova casa della Lazio, un obiettivo che richiede però molto più di un annuncio pubblico. Nei giorni scorsi si è infatti svolto un incontro riservato in Campidoglio, con l’obiettivo di fare il punto sui prossimi passi da compiere.

Per procedere, la società dovrà presentare documenti “asseverati”, certificati da periti tecnici che ne garantiscano l’affidabilità. Un passaggio costoso e impegnativo, ma fondamentale per arrivare all’apertura della Conferenza dei Servizi, organismo incaricato di dare il via libera definitivo al progetto.

Una svolta per la Lazio

Se concretizzato, il nuovo stadio rappresenterebbe una svolta epocale per la Lazio. Attualmente, il club disputa le sue partite casalinghe allo Stadio Olimpico, condiviso con la Roma. Una condizione che non permette alla società di massimizzare i ricavi, né di offrire ai tifosi un’esperienza personalizzata.

Con un impianto di proprietà, la Lazio potrebbe:

  • Incrementare sensibilmente i ricavi da biglietteria e hospitality.
  • Migliorare i servizi e l’esperienza matchday dei tifosi.
  • Valorizzare il proprio brand a livello internazionale.
  • Avvicinarsi agli standard dei grandi club europei, dotati di stadi moderni e multifunzionali.

Tempistiche e incognite

La strada resta lunga e tortuosa. Gli step burocratici non garantiscono automaticamente il via libera e la tempistica potrebbe allungarsi di anni. Tuttavia, la pressione politica e la necessità di adeguarsi agli standard internazionali potrebbero accelerare il percorso.

I prossimi mesi saranno decisivi: entro la fine del 2025, la Lazio dovrà dare segnali concreti di avanzamento, soprattutto sul fronte documentale e finanziario【link interno: analisi sui bilanci della Lazio 2025】.

Conclusione

Il progetto del nuovo stadio Lazio resta ancora lontano dal concretizzarsi, ma la volontà di Lotito è chiara. Tra ostacoli burocratici, investimenti ingenti e strategie politiche, il Flaminio ristrutturato rimane un sogno vivo. Starà al club trasformarlo in realtà, per regalare ai tifosi biancocelesti una casa finalmente all’altezza della loro passione.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Euro 2032, San Siro a rischio esclusione

0
Una veduta del Terzo Anello Verde (Settore Ospiti) dello Stadio San Siro (Meazza) di Milano, illuminato di notte.

Una notizia che ha il sapore del clamoroso: lo stadio San Siro potrebbe non ospitare alcuna partita di Euro 2032, il campionato europeo di calcio che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia. A rivelarlo è stato il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, che ha sottolineato come il “Meazza” non rispetti attualmente i requisiti richiesti dalla UEFA.

“San Siro non risponde ai requisiti per ospitare l’Europeo – ha dichiarato Gravina –. L’augurio che mi sento di fare è che la parte politica, insieme a Inter e Milan, riesca a trovare la migliore soluzione per Milano”. Parole che hanno subito acceso il dibattito su quello che è considerato uno dei templi del calcio mondiale, ma ormai al centro di una disputa senza fine sul suo futuro.

Milano rischia l’esclusione

La UEFA ha stabilito che entro il 31 luglio 2026 la FIGC dovrà presentare la lista definitiva degli stadi italiani destinati a ospitare le partite dell’Europeo. Si tratta di impianti che dovranno avere un progetto approvato, finanziato e cantierabile entro marzo 2027. In pratica, una corsa contro il tempo per Milano, che al momento rischia concretamente di restare fuori.

Lo scenario, se confermato, sarebbe paradossale: la città più internazionale d’Italia, culla di due dei club più prestigiosi d’Europa, potrebbe non avere alcun ruolo in una delle competizioni calcistiche più importanti al mondo.

Roma verso il doppio impianto

Mentre Milano vive questa incertezza, Roma potrebbe addirittura contare su due stadi: l’Olimpico e il futuro impianto che la Roma intende realizzare nei prossimi anni. “Non posso pensare a Euro 2032 senza la città italiana più internazionale e aperta all’Europa” ha ribadito Gravina, lasciando intendere che la capitale avrà un ruolo centrale nella competizione.

Il nodo San Siro

Il problema del Meazza è ormai noto da tempo. Inter e Milan hanno più volte annunciato l’intenzione di abbandonarlo per costruire nuovi impianti moderni e multifunzionali, in linea con gli standard europei. Tuttavia, tra ricorsi, vincoli storici e resistenze politiche, i progetti si sono sempre arenati.

La decisione di Gravina mette pressione alle istituzioni locali e ai club: senza un progetto concreto e cantierabile entro pochi anni, Milano rischia davvero di restare esclusa da Euro 2032, un colpo durissimo all’immagine della città e del calcio italiano

Un’occasione da non perdere

L’Europeo del 2032 rappresenta per l’Italia un’opportunità unica, non solo dal punto di vista sportivo ma anche economico e turistico. Basti guardare a quanto accaduto con Euro 2020, disputato in più nazioni e che ha portato all’Olimpico di Roma oltre 60mila spettatori per la finale inaugurale.

Restare fuori significherebbe privare Milano e San Siro di un palcoscenico che avrebbe portato visibilità internazionale, investimenti e ricadute positive per l’intera area metropolitana.

Conclusione

Il futuro di San Siro è appeso a un filo. Gravina è stato chiaro: senza interventi rapidi e concreti, il Meazza non sarà idoneo a ospitare Euro 2032. Tocca ora alla politica, a Inter e Milan, trovare una soluzione che consenta a Milano di restare protagonista in una competizione che segnerà la storia del calcio europeo.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Per quale squadra tifa Pierluigi Pardo? Tra giornalismo, carriera e indiscrezioni sul suo cuore calcistico

0
Per quale squadra tifa Pierluigi Pardo?

Quando si parla di telecronisti e giornalisti sportivi che hanno lasciato un segno nel panorama italiano, il nome di Pierluigi Pardo è uno dei primi a emergere. Voce storica delle telecronache di Serie A e Champions League, conduttore apprezzato e volto televisivo ormai riconosciuto da milioni di appassionati, Pardo ha costruito negli anni una carriera brillante. Ma una domanda continua a stuzzicare tifosi e curiosi: per quale squadra tifa davvero Pierluigi Pardo?

Dalle origini a Roma alla passione per lo sport

Romano del quartiere Trieste, figlio di un dirigente del CONI, Pierluigi Pardo cresce in un ambiente dove lo sport è parte integrante della quotidianità. Si laurea in Economia alla Sapienza nel 1999, ma ben prima aveva mostrato un interesse profondo per il mondo sportivo. Già nel 1991 frequenta il corso per arbitri di pallacanestro della FIP, superando l’esame finale: un primo passo che testimonia quanto la sua vita fosse destinata a intrecciarsi con il mondo delle competizioni.

Il trampolino di lancio con Michele Plastino

La vera svolta arriva grazie al Piccolo Gruppo di Michele Plastino, un laboratorio di giornalismo e comunicazione che ha formato alcuni dei più importanti telecronisti italiani come Sandro Piccinini, Massimo Marianella e Fabio Caressa. Qui Pardo affina il suo stile e muove i primi passi da professionista, alternandosi tra esperienze radiofoniche e televisive. Tra il 1999 e il 2001 divide le sue giornate tra la Procter & Gamble, dove lavora come marketing assistant brand manager, e le telecronache su Tele+, senza dimenticare la radio nelle emittenti romane.

Una carriera tra Serie A, Champions e talk show

Il suo percorso lo porta ben presto a diventare uno dei volti più riconoscibili del calcio in TV. Telecronista, conduttore e opinionista, Pardo ha raccontato negli anni sfide memorabili di Serie A, Champions League ed Europei, portando nelle case degli italiani emozioni e competenza. La sua voce è diventata sinonimo di serate di calcio europeo, e la sua figura si è affermata anche come conduttore di talk sportivi capaci di unire cronaca e intrattenimento.

La domanda che divide i tifosi: Per quale squadra tifa Pierluigi Pardo?

Nonostante la sua lunga carriera da professionista imparziale, il pubblico continua a chiedersi per quale squadra tifi realmente. Ufficialmente, Pardo ha sempre dichiarato di non avere una squadra del cuore, ribadendo più volte la necessità di mantenere equilibrio e imparzialità nel suo lavoro.

Eppure, secondo diversi appassionati, dietro questa neutralità si celerebbe una simpatia particolare. Molti sono convinti che Pardo sia in realtà un tifoso della Roma, complice la sua provenienza romana e alcune sfumature colte nel suo modo di raccontare le partite giallorosse. Si tratta, però, di indiscrezioni mai confermate.

L’imparzialità come marchio di fabbrica

Che sia romanista o meno, una cosa è certa: Pierluigi Pardo ha sempre mantenuto un atteggiamento professionale e imparziale nelle sue telecronache. È questo che gli ha permesso di conquistare credibilità e rispetto sia tra colleghi sia tra milioni di tifosi, al di là delle simpatie personali. Nel mondo delle telecronache, dove spesso si accusano i giornalisti di “tifare” troppo apertamente, Pardo è riuscito a difendere un equilibrio raro.

Conclusioni

La verità sul tifo di Pierluigi Pardo forse resterà un mistero. Lui stesso ha ribadito più volte che il suo unico vero interesse è raccontare lo sport nella sua essenza, con passione e professionalità. Che sia Roma o un’altra squadra, ciò che conta è l’impatto che ha avuto nel mondo del giornalismo sportivo: un impatto forte, riconosciuto e rispettato.

Per i tifosi la curiosità resterà, perché nel calcio le domande sul “vero tifo” dei protagonisti non passeranno mai di moda. Ma per ora, Pardo rimane soprattutto quello che ha sempre voluto essere: la voce del calcio, non di una sola squadra.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Pubalgia nel calcio: cause, sintomi e recupero

0
Calciatore dolorante in campo a causa di pubalgia, infortunio frequente nel calcio.

La pubalgia è uno degli infortuni più frequenti e temuti nel mondo del calcio. Si tratta di una sindrome dolorosa localizzata nella zona inguinale e pubica, che spesso colpisce i calciatori sottoposti a sforzi intensi e movimenti esplosivi.

Cause principali

La pubalgia è causata da uno squilibrio muscolare tra adduttori, addominali e zona lombare. Nei calciatori, i movimenti rapidi di cambio direzione, scatti e contrasti aumentano lo stress sulla zona pubica. Una preparazione atletica non equilibrata, un carico di lavoro eccessivo o il ritorno troppo rapido da altri infortuni possono accentuare il rischio.

Sintomi

I primi segnali sono dolori all’inguine e al basso ventre, che peggiorano durante l’attività sportiva. Con il tempo, se non trattata, la pubalgia può limitare anche i gesti quotidiani e impedire la normale attività fisica.

Tempi di recupero

Non esiste un tempo standard: tutto dipende dalla gravità. Nei casi lievi bastano alcune settimane di stop, terapie mirate e rinforzo muscolare. Nei casi cronici o gravi, invece, si può arrivare a mesi di recupero o, in ultima istanza, all’intervento chirurgico.

Terapie e prevenzione

Il trattamento conservativo resta la prima strada: fisioterapia, esercizi di rinforzo, stretching e terapie strumentali. L’intervento chirurgico viene valutato solo quando il dolore persiste a lungo e non risponde ad altri metodi.
La prevenzione è fondamentale: corretta preparazione atletica, equilibrio muscolare e gestione dei carichi di lavoro aiutano a ridurre il rischio.

Perché colpisce spesso i centrocampisti

La pubalgia è particolarmente frequente nei centrocampisti, costretti a coprire ampie zone di campo, con continui scatti e contrasti. Non a caso, giocatori come Nicolò Rovella della Lazio o in passato Claudio Marchisio con la Juventus hanno dovuto fare i conti con questo infortunio

Un infortunio subdolo

La pubalgia è un avversario silenzioso: spesso non si manifesta con un episodio traumatico, ma con un dolore crescente che limita le prestazioni. Per questo motivo, società e staff medici cercano di individuare i primi segnali per intervenire subito.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, Rovella sceglie la terapia conservativa: stop all’operazione

0
Infortunio Rovella: il centrocampista a terra dolorante durante il match.

La Lazio deve fare i conti con l’ennesimo problema fisico a centrocampo. Nicolò Rovella, frenato da settimane dalla pubalgia, ha deciso di non operarsi. Una scelta maturata insieme allo staff medico biancoceleste, che preferisce proseguire con la terapia conservativa e nuovi consulti specialistici.

Il classe 2001, arrivato alla Lazio nell’estate 2023 dalla Juventus, era stato individuato come uno dei rinforzi chiave per il centrocampo di Maurizio Sarri. Tuttavia, tra acciacchi e infortuni, Rovella non è mai riuscito a esprimere tutto il suo potenziale con continuità. La pubalgia lo ha già costretto a saltare partite importanti, tra cui la sfida con il Sassuolo e soprattutto il derby contro la Roma, match che i tifosi biancocelesti considerano il più atteso della stagione.

Terapia conservativa: la scelta del giocatore

Secondo quanto comunicato dalla Lazio, Rovella ha deciso di evitare per ora l’intervento chirurgico. Una decisione che non sorprende, visto che la pubalgia è un infortunio subdolo, che può essere gestito attraverso terapie mirate, allenamenti personalizzati e tempi di recupero graduali. Lo staff medico biancoceleste seguirà da vicino i progressi del giocatore, che nei prossimi giorni effettuerà ulteriori consulti.

Un problema per Sarri e il centrocampo

L’assenza di Rovella si somma alle difficoltà già incontrate dal centrocampo laziale in questo avvio di stagione. Con Vecino non ancora al meglio e Cataldi utilizzato a intermittenza, le rotazioni di Sarri risultano ridotte. Il tecnico toscano, già alle prese con le difficoltà offensive della squadra, si ritrova così a dover ridisegnare spesso la mediana.

In Serie A, la Lazio non ha avuto un cammino brillante: troppi alti e bassi e punti lasciati per strada che rischiano di pesare nella corsa all’Europa.

La sfida del calendario

Il calendario non aiuta. La Lazio è chiamata a un tour de force per recuperare punti in Serie A dopo il pessimo inizio. Proprio per questo lo staff tecnico non può permettersi di perdere ulteriormente pezzi importanti. La gestione di Rovella diventa così una partita nella partita: preservarlo oggi per averlo al 100% nei mesi decisivi della stagione.

Tifosi in attesa

I tifosi biancocelesti guardano con preoccupazione all’evolversi della situazione. Dopo l’entusiasmo per il suo arrivo, l’ex centrocampista del Monza non ha ancora potuto realizzare il primo gol in maglia biancoceleste. Ora la speranza è che la scelta della terapia conservativa possa consentirgli di tornare gradualmente in campo senza rischiare ricadute.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Liverpool, crociato rotto per Giovanni Leoni: mesi di stop per il talento azzurro

0
Giovanni Leoni infortunato al debutto con il Liverpool, rottura del crociato anteriore.

È la notizia che nessuno voleva leggere. Giovanni Leoni, 18 anni, si è rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro al debutto con il Liverpool, dopo appena 79 minuti giocati in Premier League.

Il difensore italiano, prelevato in estate dal Parma per circa 30 milioni di euro, era stato accolto con grande entusiasmo dai tifosi dei Reds e aveva mostrato lampi di talento proprio davanti al suo nuovo pubblico di Anfield. Ma il sogno si è trasformato subito in incubo: uscito in lacrime e in barella, ora Leoni dovrà affrontare lunghi mesi di riabilitazione.

L’investimento del Liverpool non è casuale. Il club inglese ha puntato forte sul giovane difensore azzurro per farlo crescere accanto a Virgil Van Dijk, suo idolo e modello di riferimento. Un progetto interrotto bruscamente dall’infortunio, che obbligherà Klopp e lo staff medico a rivedere piani e rotazioni difensive.

Leoni non è il primo giovane talento italiano a dover fare i conti con la sfortuna all’estero. Basti pensare a Nicolò Zaniolo, che con la Roma subì due volte la stessa rottura del crociato, tornando comunque protagonista in Serie A e in Nazionale Infortuni calcio

Per il Liverpool si tratta di una perdita pesantissima, considerando anche gli impegni di Champions League. Per Leoni invece inizia una sfida tutta personale: trasformare questo stop in una prova di carattere e tornare ancora più forte.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Abbonamenti Lazio: La Riapertura Porta Nuovi Tifosi all’Olimpico

0
Una foto panoramica dello Stadio Olimpico di Roma, con le tribune piene di tifosi della Lazio che sventolano bandiere biancocelesti.

Dopo il Derby, la Campagna Abbonamenti della Lazio riapre per pochi giorni. I primi dati mostrano un incremento, con l’Olimpico che si avvicina a quota 30.000 tessere.

ROMA – L’entusiasmo, nonostante il risultato del derby, non si spegne. Nella giornata di lunedì è stata riaperta la campagna abbonamenti della Lazio, offrendo ai tifosi biancocelesti un’ultima opportunità per assicurarsi un posto all’Olimpico per la stagione 2025/26. La finestra di vendita, come comunicato dal club, si chiuderà giovedì 25 settembre alle 23:59.

Nuovi Abbonati: L’Olimpico si Colora di Biancoceleste

Secondo quanto riportato da Il Corriere dello Sport, la riapertura ha già portato i suoi frutti. Ai 29.163 abbonati iniziali si sono aggiunte circa 200 nuove tessere. Al momento, il totale complessivo degli abbonati si attesta intorno ai 29.350. Un segnale importante di attaccamento alla maglia, che dimostra la fedeltà e la passione dei tifosi laziali, pronti a sostenere la squadra in ogni occasione.

La cifra di circa 30.000 abbonati è un dato significativo per il club e per il calore che il pubblico può garantire nelle partite casalinghe. La speranza è che questo numero possa crescere ancora nelle prossime ore, per spingere la Lazio verso gli obiettivi stagionali.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Inferno Infortuni Lazio: Lesione Muscolare per Dele-Bashiru, Sindrome Retto-Adduttoria per Rovella. E Continuano Lazzari e Vecino

0
Cancelli del centro sportivo di Formello chiusi per l'amichevole Lazio Arezzo
L'amichevole tra Lazio e Arezzo al Fersini si disputerà a porte chiuse: i motivi tecnici e il caso comunicativo a Formello.

Il Consulto dello Staff Medico Conferma i Problemi: Assenze Pesanti per Sarri a Centrocampo e in Difesa. Gigot Prosegue la Riabilitazione.

ROMA – L’infermeria della Lazio è sempre più affollata, e le notizie che arrivano dallo staff medico non sono positive. Dopo il consulto tra il Prof. Ivo Pulcini, il Prof. Fabio Rodia e il dott. Italo Leo, la società ha comunicato l’aggiornamento sulle condizioni dei giocatori infortunati. Un quadro che mette in seria difficoltà Maurizio Sarri, soprattutto a centrocampo.

Dele-Bashiru e Rovella K.O.: Altri Problemi a Centrocampo

La tegola più pesante arriva da Fisayo Dele-Bashiru, che ha riportato una lesione muscolare a carico del bicipite femorale destro. Un infortunio che lo terrà fuori per diverse settimane, complicando ulteriormente le scelte di Sarri a centrocampo, già decimato dalle squalifiche e dalla condizione fisica precaria di altri giocatori.

Anche Nicolò Rovella non è in condizioni migliori: il centrocampista è alle prese con una sindrome retto-adduttoria e ha già iniziato il percorso riabilitativo. Un problema che lo terrà lontano dal campo per un periodo di tempo indefinito, e che si aggiunge alla già nota pubalgia.

Continuano Lazzari, Vecino e Gigot

Per Manuel Lazzari e Matías Vecino i problemi persistono: entrambi stanno continuando i rispettivi protocolli di riatletizzazione post infortunio. Questo significa che Sarri dovrà fare a meno di loro ancora per un po’.

Infine, Samuel Gigot prosegue il percorso di riabilitazione post-intervento, e il suo rientro in campo non è imminente.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Inter problema difesa: sette gol subiti in quattro giornate mettono a rischio il cammino in Serie A

0

L’Inter di Cristian Chivu non convince. Più che la classifica, a preoccupare l’ambiente nerazzurro è la fragilità difensiva: sette gol subiti in appena quattro giornate, lo stesso numero incassato da Inter e Juventus messe insieme. Un dato che allarma tifosi e addetti ai lavori, perché la storia del campionato insegna: in Serie A vince la miglior difesa, non il miglior attacco.

Un avvio illusorio: dal 5-0 al crollo difensivo

Il debutto contro il Torino aveva acceso l’entusiasmo: un netto 5-0 che sembrava il preludio a un’Inter dominante. Ma da lì in poi la squadra ha sempre incassato reti, mostrando fragilità inattese. Quattro i gol subiti nel Derby d’Italia con la Juventus, uno contro il Sassuolo e addirittura due in casa con l’Udinese. Numeri che raccontano di una squadra incapace di mantenere solidità nei momenti decisivi.

Ancora più preoccupante è la tendenza a subire nei minuti finali: quando ci sarebbe da chiudere la gara e gestire il pallone, l’Inter si distrae e concede. Errori individuali, diagonali sbagliate, uscite avventate del portiere: gli avversari approfittano puntualmente delle disattenzioni.

Il confronto con le rivali: Milan e Napoli costruiscono sulla difesa

Se i nerazzurri fanno fatica dietro, Napoli e Milan dimostrano che la solidità è la chiave per restare in alto. La squadra di Calzona ha segnato due gol in meno dell’Inter (9 contro 11), ma ne ha subiti appena tre: differenza reti +6, migliore dei nerazzurri fermi a +4. Una statistica che basta da sola a spiegare la vetta dei partenopei.

Ancora più significativa la crescita del Milan di Massimiliano Allegri. Dopo la sconfitta interna con la Cremonese, i rossoneri hanno cambiato passo: tre vittorie consecutive senza incassare reti, nonostante l’assenza di Maignan. Il 2-0 al Lecce, l’1-0 al Bologna e il 3-0 a Udine hanno confermato la ritrovata solidità di una squadra che fa della compattezza difensiva la propria arma vincente. Due soli gol al passivo in quattro gare: un dato che segna la differenza rispetto ai sette dell’Inter.

I fantasmi del passato e gli errori che si ripetono

Già nella scorsa stagione la difesa nerazzurra aveva mostrato crepe, lontana dalla compattezza dei tempi migliori. Un calo che molti imputavano a età avanzata di alcuni giocatori, cali di concentrazione o semplicemente un atteggiamento troppo “allegro” nella gestione della fase difensiva.

Eppure, nel recente passato, proprio sulla solidità dietro l’Inter aveva costruito i propri successi: basti pensare allo scudetto conquistato con Inzaghi, quando la retroguardia era praticamente impenetrabile. Ora invece le sbavature sono all’ordine del giorno e rischiano di compromettere non solo la corsa al titolo, ma anche la qualificazione alla prossima Champions League.

Chivu sotto esame: la solidità prima del bel gioco

Il problema non è la classifica, ancora corta e rimediabile: sei punti in quattro partite non sono certo un bottino da big, ma il campionato è lungo. Il vero nodo è la fragilità difensiva. In Italia, si sa, il bel gioco non basta: a fare la differenza è la capacità di non concedere.

Conte e Allegri stanno registrando i rispettivi reparti difensivi, con risultati già evidenti. Chivu, invece, appare in ritardo: dovrà lavorare duramente per correggere i difetti di concentrazione e di organizzazione. Perché senza una sterzata, parlare di scudetto rischia di essere un’illusione.

Prospettive e rischi futuri

L’Inter ha ancora tutto il tempo per raddrizzare la stagione, ma i numeri sono impietosi. Sette gol subiti in quattro giornate rappresentano un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Le prossime partite diranno molto: se i nerazzurri non troveranno presto la quadra difensiva, la lotta scudetto rischia di trasformarsi in un obiettivo fuori portata.

E allora la priorità diventa una sola: ricostruire una difesa all’altezza della storia dell’Inter. Perché in Serie A, più che le goleade, a portare i titoli sono i muri difensivi.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Serie A, scoppia il caso stipendi arbitri: Mazzoleni denuncia ritardi nei pagamenti

0
Mazzoleni

Gli arbitri di Serie A tornano al centro delle polemiche, ma questa volta non per una decisione tecnica o per l’uso contestato del VAR. A sollevare il caso è stato l’ex direttore di gara Mario Mazzoleni, che dagli studi di Sportitalia ha lanciato un’accusa pesante: i fischietti italiani non avrebbero ancora ricevuto gli stipendi relativi agli ultimi mesi della scorsa stagione. Una situazione che, se confermata, mette in imbarazzo AIA e FIGC e apre interrogativi sulla gestione del movimento arbitrale.

La denuncia di Mazzoleni

Con parole dure, Mazzoleni ha spiegato la gravità della vicenda:
“Ad oggi gli arbitri non hanno ancora ricevuto gli stipendi della parte finale del campionato scorso. Mancano aprile, maggio e giugno sicuramente. Se vi sembra normale, indipendentemente dagli errori tecnici, che aspettino ancora i soldi della passata stagione… A me sembra un problema della Federazione, che condiziona anche il rendimento degli arbitri in campo”.

La questione, quindi, non riguarda solo la correttezza formale dei pagamenti, ma anche il possibile impatto psicologico e professionale sui direttori di gara, chiamati ogni settimana a gestire pressioni enormi in campionato e coppe.

Un problema strutturale?

Il tema tocca un punto cruciale: la struttura economica che regge il mondo arbitrale in Italia. Secondo quanto riportato da Mazzoleni, il ritardo accumulato non si limita a qualche rimborso minore, ma coinvolge compensi legati ad allenamenti, trasferte, diritti di immagine e gestione delle presenze. “Sono tanti soldi”, ha ribadito l’ex arbitro, lasciando intendere che la situazione non sia affatto sostenibile.

Un caso del genere, se confermato, rischierebbe di minare la credibilità stessa dell’AIA, soprattutto in una fase storica in cui la classe arbitrale è spesso al centro di critiche per episodi controversi in Serie A e in Serie B.

La risposta degli arbitri

Secondo quanto raccontato da Mazzoleni, la categoria non sarebbe rimasta a guardare. Gli arbitri avrebbero infatti adottato una strategia di pressione nei confronti della Federazione: inizialmente con “minacce velate”, poi con la decisione di inviare una delegazione a Roma per incontrare direttamente il presidente FIGC Gabriele Gravina.

Dall’incontro sarebbe arrivata una promessa: più fondi per gli arbitri, ma con un organico ridotto. Una sorta di “superlega arbitrale” – per usare l’espressione di Mazzoleni – che potrebbe ridisegnare il futuro della categoria, puntando su un numero inferiore di direttori di gara ma maggiormente professionalizzati e meglio retribuiti.

Le possibili conseguenze

Il caso sollevato non è banale. In un calcio che si interroga costantemente sulla trasparenza e sulla qualità delle decisioni arbitrali, scoprire che i protagonisti in campo non ricevono i compensi dovuti rischia di aprire una ferita profonda. Non si tratta solo di dignità professionale, ma anche di indipendenza: un arbitro che aspetta mesi i suoi stipendi può trovarsi in una condizione di fragilità, esposto a pressioni o condizionamenti.

Inoltre, la notizia mette in luce un ulteriore problema di governance: la FIGC e l’AIA, già al centro di critiche per la gestione del VAR e per l’assenza di comunicazione trasparente con tifosi e club, ora si trovano a dover rispondere anche sul piano economico.

Un malessere di lungo corso

Non è la prima volta che emergono tensioni tra arbitri e istituzioni. Negli ultimi anni, tra accuse di inesperienza, gestione discutibile delle designazioni e polemiche legate alla tecnologia, il rapporto tra classe arbitrale e sistema calcio è stato spesso burrascoso. La denuncia di Mazzoleni non fa che alimentare questo clima di sfiducia, aprendo scenari delicati in vista della nuova stagione.

Con l’introduzione di nuove regole FIFA e UEFA per il VAR, l’Italia dovrebbe presentarsi come un modello di efficienza e organizzazione. Ma vicende come questa rischiano di minare la credibilità internazionale del movimento arbitrale.

Prospettive future

Resta ora da capire se la promessa di Gravina diventerà realtà e se la riorganizzazione porterà benefici concreti. Una “superlega” di arbitri più preparati e meglio pagati potrebbe effettivamente innalzare il livello delle prestazioni, ma la questione dei mancati pagamenti resta una macchia difficile da cancellare.

Il calcio italiano, che si prepara a una stagione intensa tra Serie A, Coppa Italia e competizioni europee, non può permettersi un corpo arbitrale scontento e demotivato. La credibilità delle partite passa anche – e soprattutto – dalla serenità e dalla professionalità di chi le dirige.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, il piano di Lotito per il futuro: sponsor, cessioni e lo stadio Flaminio al centro del rilancio

0
Dettaglio di un bilancio finanziario affiancato allo stemma della Lazio Lotito

La Lazio si trova davanti a una sfida cruciale, non solo sul campo ma anche sul piano economico-finanziario. Dopo la semestrale negativa approvata al 30 giugno, il presidente Claudio Lotito ha tracciato una strategia per riportare i conti in equilibrio e rilanciare le ambizioni del club biancoceleste. Una roadmap che passa da sponsor, cessioni mirate e risparmi sui contratti in scadenza, con lo sguardo puntato anche sul progetto Flaminio.

Il contesto: l’urgenza di tornare in equilibrio

La Lazio, come sottolineato nei documenti ufficiali, si è impegnata a garantire la “continuità aziendale” attraverso un’evoluzione prevedibile della gestione. Il primo nodo da sciogliere riguarda la semestrale negativa, condizione che ha limitato le operazioni di mercato estive e che resta il parametro fondamentale da rispettare per non incorrere in nuovi stop a gennaio.

Lotito, in estate, aveva scelto di non completare alcune cessioni già ben avviate, proprio perché impossibilitato a sostituire i giocatori. Ora, invece, il piano prevede mosse precise per ridare respiro ai conti e allo stesso tempo mantenere competitiva la rosa.

Le strategie: sponsor e plusvalenze

Il primo step riguarda il nuovo main sponsor. Sfuma la pista della tech company, mentre Lotito ha avviato una trattativa avanzata con una compagnia aerea per la sponsorizzazione principale. Un accordo che potrebbe garantire ossigeno immediato alle casse e aprire la strada a ulteriori partnership commerciali.

Parallelamente, il presidente punta sul trading dei diritti sportivi, ovvero plusvalenze mirate su alcuni giocatori. Tra i nomi in uscita ci sono Marcos Antonio (valutato 4,2 milioni), Casale (6,449 milioni) e soprattutto Tchaouna (15,25 milioni). Per un riequilibrio totale, tuttavia, non è esclusa la partenza di altri giovani di valore, come Mandas e Gila, che hanno già attirato l’attenzione di club italiani ed esteri.

Un altro tassello del piano riguarda la riscossione di vecchi crediti, oltre 10 milioni, che saranno destinati a ridurre il “costo del lavoro allargato”, l’unico parametro ancora in piedi per liberare definitivamente gli acquisti della prossima sessione.

Le scadenze: settembre e gennaio tappe decisive

Il 30 settembre rappresenta una data cruciale: in quella giornata la commissione di vigilanza si pronuncerà sullo stato dei conti, con l’avvicendamento imminente tra Covisoc e un nuovo organo di controllo. Superare questa verifica significherà poter affrontare con maggiore serenità il mercato invernale.

Per gennaio, Lotito ha già chiarito che si procederà con un mercato “a saldo zero”: una entrata e una uscita con stesso ingaggio, per non appesantire ulteriormente il bilancio.

Risparmi programmati: il nodo contratti

Uno dei punti chiave del piano riguarda i contratti in scadenza nel 2026. Giocatori come Hysaj, Vecino, Gigot, Pedro, Basic, Fares e Kamenovic andranno in scadenza, liberando circa 20 milioni di euro complessivi di ingaggi. Una cifra importante che consentirebbe di abbattere ulteriormente il monte salari e rientrare stabilmente nell’obiettivo dell’80% del costo del lavoro fissato come tetto massimo.

Il progetto Flaminio: il sogno stadio

Accanto alle questioni economiche immediate, Lotito non perde di vista il progetto più ambizioso: lo stadio Flaminio. Nei giorni scorsi, il presidente biancoceleste avrebbe avuto un incontro riservato in Campidoglio per avviare la Conferenza dei servizi, passaggio fondamentale per trasformare il vecchio impianto in una casa moderna e funzionale per la Lazio.

Un nuovo stadio non rappresenterebbe solo un ritorno alle origini storiche, ma soprattutto una svolta epocale per i conti del club. I ricavi da ticketing, hospitality e sponsor potrebbero crescere in maniera esponenziale, allineando la Lazio alle big italiane ed europee.

Conclusioni: tra presente difficile e futuro da costruire

Il piano tracciato da Lotito è chiaro: contenere i costi, puntare su sponsor di peso e sfruttare le plusvalenze per riportare equilibrio nei conti. Una strategia prudente, che però dovrà accompagnarsi a scelte tecniche coraggiose per non sacrificare troppo l’aspetto sportivo.

Il ritorno nelle coppe europee, obiettivo dichiarato, resta fondamentale non solo per il prestigio ma anche per gli introiti, indispensabili a sostenere il piano di crescita. Intanto, i tifosi osservano con attenzione: da una parte la preoccupazione per un club che fatica a competere sul mercato, dall’altra la speranza che il progetto Flaminio possa finalmente dare alla Lazio una dimensione da grande.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio il grande problema del settore giovanile: dieci anni senza frutti e investimenti ridotti

0
Lazio, il grande problema del settore giovanile

ROMA – Se Claudio Lotito ha avuto il merito indiscusso di salvare la Lazio dal fallimento e di riportarla stabilmente in zona Europa, c’è un settore che, durante la sua gestione, è rimasto il grande problema del settore giovanile:.

Il dato che preoccupa è lampante: sono passati dieci anni dall’ultimo scudetto Primavera, vinto nel 2013 dalla Lazio allenata da Alberto Bollini, tecnico che di recente ha trionfato con l’Italia Under 19. Un digiuno lungo, ma non è la mancanza di trofei il vero problema.

Il vero obiettivo del vivaio

Il compito principale di un settore giovanile non è vincere campionati, bensì formare calciatori pronti per la prima squadra o da valorizzare sul mercato. In questo la Lazio è rimasta indietro: dall’era Lotito a oggi, i biancocelesti hanno prodotto pochissimi giocatori capaci di imporsi in Serie A.

L’unico vero esempio è Danilo Cataldi, cresciuto a Formello e oggi unico rappresentante del vivaio in prima squadra. Troppo poco per una società che fatica a competere sul mercato per i grandi nomi e che potrebbe trovare nei giovani una risorsa fondamentale per contenere i costi e rinforzare la rosa.

Il confronto con il passato e con le big

Negli anni di Sergio Cragnotti, il settore giovanile era spesso criticato per le poche opportunità offerte ai ragazzi, oscurati da campioni del calibro di Salas, Mancini e Verón. Eppure, da quel vivaio uscì un fuoriclasse come Alessandro Nesta e diversi talenti in grado di costruirsi una carriera importante.

Con Lotito, invece, i numeri parlano chiaro: pochi sbocchi e pochi prodotti del vivaio in Serie A. Il problema non è solo tecnico, ma soprattutto gestionale ed economico. Secondo l’ex tecnico della Primavera Alberto Bollini, la Lazio investe meno di 2 milioni di euro all’anno nel vivaio, a fronte dei circa 10 milioni di club come Roma e Inter. Un divario che inevitabilmente si riflette sulla qualità dello scouting e sulla capacità di attrarre i migliori talenti della regione.

Le conseguenze degli investimenti ridotti

Meno investimenti significa meno risorse per lo scouting, meno possibilità di strappare i giovani più promettenti ai club rivali. Non è un caso che molti dei migliori prospetti laziali finiscano nelle giovanili di Roma, Inter o Juventus.

Inoltre, la Primavera biancoceleste ha vissuto negli ultimi anni un autentico calvario: due retrocessioni in Serie B e solo di recente il ritorno nella massima categoria giovanile. Un segnale chiaro di una struttura fragile, incapace di garantire continuità e risultati.

Stranieri, scommesse e occasioni sprecate

Un altro limite della gestione è stata la scelta di puntare su giovani stranieri di dubbio valore, spesso preferiti ai ragazzi cresciuti in casa. Alcuni acquisti si sono rivelati autentiche meteore: promesse presentate come potenziali crack ma finite in categorie minori, mentre i prodotti del vivaio biancoceleste vedevano lo spazio ridursi.

Così, giocatori potenzialmente validi si sono persi per strada, senza la possibilità di crescere con continuità.

Un problema anche regolamentare

Dal 2015 la Serie A ha introdotto la regola della lista dei 25, che impone alle società di avere almeno 4 calciatori cresciuti nel proprio vivaio. La Lazio, però, ne ha solo uno: Cataldi. Questo significa partire ogni anno con una lista più corta rispetto alle rivali, una penalizzazione che riflette perfettamente la debolezza strutturale del vivaio biancoceleste.

Cosa serve per cambiare rotta

Il calcio moderno insegna: un vivaio ben gestito non è solo un bacino di calciatori, ma una fonte di plusvalenze e ricavi. Roma, Inter e Real Madrid lo dimostrano: ogni anno incassano milioni grazie ai prodotti delle giovanili, reinvestendo poi sul mercato.

La Lazio, invece, resta ferma. Per cambiare rotta servirebbe un investimento deciso – portare i fondi destinati al settore giovanile almeno vicino a quelli delle altre big – e una strategia chiara per valorizzare i ragazzi di Formello. Solo così i biancocelesti potrebbero colmare un gap che oggi sembra incolmabile.

Conclusione

Il settore giovanile è da sempre un termometro dello stato di salute di un club. Per la Lazio, oggi, è un campanello d’allarme. Senza un’inversione di tendenza, il rischio è continuare a dipendere da acquisti mediocri e costosi, invece di costruire una squadra sostenibile e competitiva.

Il verdetto è chiaro: il vivaio della Lazio, sotto Lotito, è rimasto il grande incompiuto. Se davvero il club vuole tornare a competere stabilmente ai vertici, la rinascita deve partire dai giovani.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, il futuro è un bivio: Claudio Lotito deve vendere per il bene del club?

0
Lazio, la riflessione “spartiacque” su Claudio Lotito

La Lazio vive un momento cruciale della sua storia. Non si parla solo di campo, ma soprattutto di prospettive societarie ed economiche. Negli ultimi mesi il dibattito attorno alla figura di Claudio Lotito è tornato ad accendersi con forza: da un lato il merito di aver salvato la società da una crisi profonda, dall’altro la percezione sempre più diffusa che la sua gestione abbia raggiunto il massimo possibile, senza possibilità di ulteriori sviluppi.

Dalla rinascita economica al blocco della crescita sportiva

Quando Lotito rilevò la Lazio, la situazione finanziaria del club era drammatica. I debiti accumulati dopo l’era Cragnotti rischiavano di portare la società al collasso. Con rigore e tenacia, il presidente biancoceleste è riuscito a risanare i conti, riportando stabilità patrimoniale e garantendo la sopravvivenza del club. Una fase storica che, indubbiamente, ha salvato la Lazio.

Tuttavia, quella che all’inizio sembrava una missione di risanamento temporaneo si è trasformata in una gestione ventennale che, sul piano sportivo, non ha mai fatto compiere alla Lazio il salto di qualità decisivo. L’assenza di investimenti mirati e di una strategia di crescita internazionale ha condannato la squadra a una dimensione “di mezzo”: troppo forte per rischiare la retrocessione, troppo debole per competere stabilmente con i top club di Serie A e d’Europa.

La parabola discendente

I numeri parlano chiaro: in vent’anni di presidenza Lotito, la Lazio ha collezionato qualche trofeo nazionale, ma non ha mai seriamente lottato per lo scudetto né consolidato la propria presenza in Champions League. Oggi la squadra si ritrova in lotta per le posizioni di metà classifica, con un bilancio nuovamente sotto pressione.

Se all’inizio della gestione biancoceleste l’obiettivo era “sopravvivere”, oggi l’impressione è che manchi una visione per crescere. Sponsorizzazioni deboli, merchandising quasi inesistente e ricavi commerciali nettamente inferiori rispetto a rivali come Roma, Napoli o Fiorentina, sono il segnale di un club che non riesce ad adeguarsi ai tempi.

Il paragone con Calleri e Cragnotti

Molti tifosi biancocelesti ricordano con affetto la gestione di Gianmarco Calleri, presidente che, pur con risorse limitate, ebbe l’intelligenza di cedere il club a Sergio Cragnotti, capace di portare la Lazio nell’élite del calcio italiano ed europeo. Quella scelta di “fare un passo indietro” per il bene della società rimane impressa come esempio virtuoso di amore per i colori biancocelesti.

Secondo diversi osservatori, Lotito avrebbe dovuto compiere lo stesso gesto già 4-5 anni fa, quando i bilanci erano in ordine e la squadra poteva essere rilanciata con investimenti mirati. Invece, oggi la Lazio si trova in una condizione paradossale: rosa mediocre, bilanci fragili e un futuro sportivo incerto.

Un presidente ancorato al potere

Una foto del direttore sportivo della Lazio, Angelo Fabiani, durante un'intervista prepartita con un microfono.
“Dopo la sconfitta contro il Bologna, la Lazio sceglie il silenzio stampa, ma Angelo Fabiani si assume la responsabilità di commentare gli errori della squadra. Leggi le sue parole e la decisione di evitare commenti negativi.”

L’accusa più frequente rivolta a Lotito è quella di aver usato la Lazio come trampolino personale, per acquisire potere nel mondo del calcio e nella politica italiana. Una strategia che lo avrebbe reso restio a cedere il club, nonostante i limiti evidenti della sua gestione sportiva.

La percezione di molti tifosi è che, senza la Lazio, Lotito perderebbe gran parte della sua influenza pubblica. Per questo, nonostante i risultati stagnanti, continua a rimanere saldo al comando, rischiando però di trascinare il club in un lento declino.

Un futuro incerto

La domanda ora è inevitabile: può la Lazio continuare su questa strada senza rischiare di perdere ulteriore terreno rispetto a rivali storiche e nuove realtà emergenti come Atalanta e Bologna? Il rischio è quello di un ridimensionamento definitivo, con la Lazio destinata a lottare stabilmente per l’Europa League o addirittura per la Conference League, lontana anni luce dai fasti degli anni ’90.

Un cambio di proprietà, oggi più che mai, appare come l’unica strada per ridare ambizione e competitività al club. Ma il tempo stringe: più passa il tempo, più la situazione economica e sportiva rischia di peggiorare, rendendo la cessione difficile e dolorosa.

Conclusione

Claudio Lotito sarà ricordato come l’uomo che ha salvato la Lazio dal baratro, ma senza una svolta rischia di diventare anche colui che l’ha condannata alla mediocrità. I tifosi chiedono un futuro diverso, fatto di investimenti, ambizione e una programmazione seria. Il bivio è davanti: vendere ora per rilanciare la Lazio, oppure restare ancorati a una gestione che sembra aver già detto tutto.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, tegola Dele-Bashiru: lesione muscolare e un mese di stop. Rientro previsto dopo la sosta

0
Fisayo Dele-Bashiru in azione con la maglia della Lazio durante un'amichevole, con espressione concentrata.

La stracittadina lascia sempre scorie, e questa volta in casa Lazio il conto è arrivato sotto forma di infortunio. Fisayo Dele-Bashiru, uno dei volti nuovi più interessanti della stagione biancoceleste, si è fermato nel derby contro la Roma e gli esami strumentali hanno confermato i timori dello staff medico: lesione muscolare di primo grado.

Gli esami e i tempi di recupero

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, i controlli effettuati nelle ultime ore hanno evidenziato una lesione che terrà ai box il centrocampista nigeriano per circa un mese. Lo stop obbligato significa che Dele-Bashiru tornerà a disposizione soltanto dopo la sosta di ottobre, con rientro previsto per il big match del 19 ottobre contro l’Atalanta.

Un’assenza pesante, non solo per il valore tecnico del giocatore, ma anche per le rotazioni di centrocampo già ridotte a causa di altri acciacchi che hanno condizionato l’inizio di stagione della squadra di Baroni.

Impatto sul centrocampo biancoceleste

Arrivato in estate con la voglia di imporsi subito in Serie A, Dele-Bashiru ha messo in mostra fisicità e qualità negli inserimenti, risultando spesso uno degli elementi più dinamici della mediana laziale. La sua crescita era stata notata positivamente anche dai tifosi, che vedevano in lui una valida alternativa per garantire più corsa e intensità alla squadra.

Il suo stop obbligherà l’allenatore a ridisegnare gli equilibri in mezzo al campo. Cataldi e Guendouzi diventano punti fermi, ma servirà anche l’apporto di Vecino, Kamada o Luis Alberto – quest’ultimo chiamato a prendersi maggiori responsabilità nella gestione della manovra.

Una sfortuna che arriva nel momento sbagliato

Il calendario non aiuta: senza Dele-Bashiru, la Lazio dovrà affrontare sfide delicate di campionato e l’Europa League, dove la profondità della rosa diventa cruciale per competere su più fronti. Lo stop del nigeriano riduce ulteriormente le opzioni a disposizione, proprio mentre Baroni cerca di trovare continuità di risultati dopo un avvio tra alti e bassi.

In più, la sua assenza peserà anche sotto il profilo fisico: con lui in campo la Lazio guadagnava muscoli e capacità di strappo, qualità che potrebbero mancare soprattutto contro squadre portate al pressing alto e al ritmo intenso.

Le prospettive

Lo staff medico biancoceleste è già al lavoro per accelerare i tempi di recupero, ma senza correre rischi. La lesione di primo grado, per quanto non grave, richiede prudenza per evitare ricadute che potrebbero compromettere la stagione del centrocampista. L’obiettivo realistico resta quindi il rientro dopo la sosta di ottobre, con la speranza di vederlo nuovamente in campo nella sfida contro l’Atalanta del 19 ottobre.

Conclusione

La Lazio perde un tassello importante proprio nel momento in cui servivano certezze per ritrovare slancio dopo il derby. L’infortunio di Dele-Bashiru rappresenta un campanello d’allarme sulla gestione delle energie e sulla necessità di avere ricambi all’altezza. Toccherà a Baroni e al resto della squadra sopperire alla sua assenza, cercando di mantenere la rotta in campionato e in Europa fino al ritorno del nigeriano.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, Lotito ribadisce: “Non lascio il club. Patrimonio solido, penalizzati solo dal blocco del mercato”

0
Una foto di Claudio Lotito, presidente della Lazio, con un'espressione decisa o arrabbiata, mentre parla ai giornalisti.

Il presidente Claudio Lotito ha parlato ancora una volta del futuro della Lazio, allontanando con decisione le voci di un possibile addio o addirittura di un rischio fallimento. Parole forti, che arrivano in un momento delicato per l’ambiente biancoceleste e che mirano a rassicurare tifosi e osservatori sullo stato di salute della società.

Le dichiarazioni del presidente

“Sento tante voci in giro di un possibile fallimento della Lazio: tutte bugie”, ha esordito Lotito, sottolineando come la società abbia una solidità patrimoniale ben lontana da scenari allarmistici. Il numero uno biancoceleste ha infatti rimarcato: “La Lazio ha un patrimonio immobiliare di 300 milioni di euro e un valore della rosa stimato in altri 300 milioni. Questi numeri parlano da soli”.

Una risposta netta, che si inserisce in un contesto di tensione dovuto anche ai vincoli federali e al blocco del mercato, che hanno limitato le manovre della società nell’ultima sessione estiva.

Il nodo del blocco del mercato

Lotito non ha nascosto le difficoltà: “Il blocco del mercato ci ha penalizzato. Non abbiamo potuto sfruttare alcune plusvalenze, circa 20-30 milioni, che avevamo programmato”. Un danno economico non indifferente, soprattutto per un club che ha basato negli ultimi anni parte della propria sostenibilità finanziaria sul player trading, ovvero la valorizzazione e la successiva cessione di calciatori a cifre importanti.

L’esempio più recente è quello di Tchaouna, giovane talento capace di garantire una plusvalenza significativa, che secondo Lotito rappresenta la strada da seguire anche in futuro. “Vogliamo continuare a sfruttare questo modello”, ha spiegato, aggiungendo però che le condizioni non sempre hanno permesso di portare avanti le operazioni desiderate.

Scelte di mercato condizionate

Il presidente ha poi svelato un retroscena sulle decisioni prese negli ultimi mesi: “Io stesso ho deciso di non vendere alcuni giocatori, per quanto le offerte fossero convenienti, perché non avremmo potuto sostituirli”. Una mossa che, da un lato, ha evitato di indebolire la rosa, ma dall’altro ha ridotto la capacità di generare entrate straordinarie.

Un tema cruciale per una Lazio che, nonostante le buone prestazioni sul campo negli ultimi anni, fatica a competere economicamente con le big di Serie A ed Europa, più strutturate a livello di ricavi da sponsor, marketing e stadio.

La solidità economica e le prospettive future

Lotito ha insistito sulla solidità della Lazio, che secondo lui può contare su basi patrimoniali robuste. Tuttavia, la mancata qualificazione alla Champions League e i vincoli sul mercato hanno reso ancora più evidente il bisogno di una strategia capace di garantire nuove entrate.

In questo senso, oltre al player trading, la società punta a nuove sponsorizzazioni e alla valorizzazione degli asset aziendali, due leve fondamentali per restare competitivi e assicurarsi un futuro stabile ai massimi livelli.

Il rapporto con i tifosi

Le parole del presidente arrivano in un clima particolare, con una tifoseria spaccata tra chi difende la gestione Lotito e chi invece chiede un cambio di passo – se non addirittura una cessione del club. Dichiarazioni come quelle rilasciate oggi sono pensate per rassicurare i sostenitori biancocelesti, ma anche per ribadire che la sua intenzione è quella di restare ancora a lungo al comando della Lazio.

Conclusione

Il futuro della Lazio, dunque, passa inevitabilmente dalla capacità di trasformare le difficoltà in opportunità. Il blocco del mercato ha mostrato i limiti di un modello economico che, pur garantendo stabilità, fatica a far compiere alla società il salto definitivo tra le grandi. Lotito, però, non sembra intenzionato a mollare: il presidente resta convinto che la Lazio possa reggere la sfida con basi solide e con una strategia mirata su plusvalenze, sponsorizzazioni e valorizzazione della rosa.

La stagione in corso, con i suoi alti e bassi, sarà un banco di prova decisivo per capire se il club riuscirà davvero a trasformare le parole del patron in fatti concreti.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Popolari