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Lazio, scatta l’emergenza difesa: Marusic verso il forfait, Pellegrini in forte dubbio. Sarri costretto a puntare su Tavares e Hysaj

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marusic infortunio

Non c’è pace per la Lazio. Alla vigilia della sfida contro il Torino, Maurizio Sarri deve fare i conti con una nuova emergenza in difesa. Secondo le ultime indiscrezioni, Marusic è praticamente out, mentre anche Luca Pellegrini rischia seriamente di non essere della partita a causa di una distorsione al ginocchio.

Una doppia tegola che complica ulteriormente i piani del tecnico biancoceleste, già costretto a gestire una rosa corta e priva di alternative di livello sulle corsie laterali. Per questo motivo Sarri ha già preallertato Tavares e Hysaj, due calciatori finora rimasti ai margini della stagione.

La situazione degli esterni

Marusic, uno dei fedelissimi di Sarri, aveva finora garantito solidità e continuità sulla fascia destra. La sua assenza pesa come un macigno, soprattutto perché l’altro titolare designato, Pellegrini, non è al meglio della condizione e rischia di dover alzare bandiera bianca.

In questo scenario, le alternative non convincono. Hysaj ha giocato appena 45 minuti in stagione e non dà garanzie, mentre Tavares è arrivato in estate come scommessa, ma non ha ancora avuto modo di dimostrare il suo valore.

Rosa corta o scelte di Sarri?

La domanda che aleggia tra i tifosi è sempre la stessa: la Lazio si ritrova in emergenza per colpa di un mercato estivo insufficiente o perché Sarri non si fida dei suoi ricambi? La sensazione è che la rosa biancoceleste non sia stata rinforzata a dovere, soprattutto sulle fasce difensive, dove già lo scorso anno erano emersi limiti evidenti.

Lotito e la dirigenza avevano promesso innesti di spessore, ma alla prova dei fatti il tecnico si trova a dover affidare una partita delicata come quella contro il Torino a calciatori che non hanno ancora inciso.

Una costante della gestione Lotito

Non è la prima volta che la Lazio si presenta ad appuntamenti cruciali con l’organico ridotto all’osso. Il tema della rosa corta è un leitmotiv che accompagna la gestione Lotito da anni, con Sarri che più volte ha sottolineato la necessità di avere alternative affidabili per competere su più fronti.

Questa volta l’emergenza riguarda la difesa, ma il rischio è che la situazione si ripeta in altri reparti nel corso della stagione. Senza una pianificazione chiara e un mercato mirato, la Lazio continuerà a trovarsi in affanno ogni volta che due titolari vengono meno.

Conclusione

La partita contro il Torino sarà un banco di prova non solo per la squadra, ma anche per la gestione societaria. La Lazio non può permettersi di arrivare sempre impreparata agli appuntamenti, e l’assenza contemporanea di Marusic e Pellegrini dimostra ancora una volta la fragilità di una rosa costruita senza profondità.

🦅 La domanda resta aperta: la Lazio può davvero affidarsi a Tavares e Hysaj in un match così delicato, o i tifosi hanno ragione quando parlano di mercato fallimentare e rosa corta?



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Lazio, sempre in ritardo: sponsor e bilancio mettono a rischio il mercato di gennaio

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olimpio

Il 30 settembre è passato. Una data segnata in rosso sul calendario della Lazio, ma ancora una volta superata con l’ennesimo ritardo. Ad oggi, il club biancoceleste non ha ufficializzato alcuno sponsor principale né incassato le somme necessarie per sbloccare il mercato di gennaio. La situazione, come spesso accade sotto la gestione Lotito, appare nebulosa, con promesse di accordi imminenti e soluzioni contabili creative che non convincono del tutto.

Secondo quanto filtra dall’ambiente, a breve dovrebbe arrivare la firma con un main sponsor — probabilmente una compagnia aerea, con Aeroitalia tra i nomi più citati — oppure la società tenterà di far valere un “vecchio credito” da 12-13 milioni legato ai diritti tv. Una mossa che, seppur contestabile, potrebbe consentire di sistemare momentaneamente i conti. Ma la realtà resta sotto gli occhi di tutti: la scadenza del 30 settembre è stata mancata e nulla si è concretizzato.

Sempre in ritardo

Il problema non è solo la firma che ancora manca. È l’impressione generale di una società sempre in affanno, che insegue gli eventi invece di anticiparli. Una società realmente strutturata come un club moderno e, soprattutto, come una realtà quotata in borsa, avrebbe chiuso ogni pratica prima della scadenza. Alla Lazio, invece, si attende sempre l’ultimo minuto, si naviga a vista e si vive di espedienti contabili e decisioni tardive.

Il 30 settembre avrebbe dovuto rappresentare un punto fermo. Invece, si aspetta ancora, con la giustificazione che i documenti potranno essere inviati entro il 1° novembre. Ma è un alibi debole: le scadenze servono a dare serietà e credibilità, non a rinviarle all’infinito.

Lotito e la gestione “alla giornata”

Claudio Lotito ama presentarsi come un presidente attento ai numeri e al bilancio. Tuttavia, questa abitudine di arrivare sempre dopo la scadenza, di tamponare i problemi all’ultimo momento, rischia di minare la credibilità della società. Agli occhi dei tifosi, la Lazio appare come un club gestito male, privo di una visione manageriale che possa competere con le grandi realtà della Serie A.

Non è la prima volta che accade. Ogni anno la narrazione è la stessa: bilanci da sistemare, sponsor da chiudere, trattative portate avanti in ritardo. Il risultato? Una Lazio che fatica ad alzare i propri ricavi e a programmare con anticipo strategie di mercato.

Il rischio per il mercato di gennaio

Il vero nodo riguarda il futuro prossimo. Se la Lazio non riuscirà a fornire garanzie solide, il rischio è di ritrovarsi a gennaio con nuove restrizioni, costretta a muoversi sul mercato solo in caso di cessioni o con formule creative. In una stagione lunga e impegnativa, questo rappresenterebbe un limite enorme per la squadra di Sarri, già in difficoltà sul piano tecnico.

La Lazio non può più permettersi di vivere alla giornata. Per competere stabilmente in Serie A e in Europa servono piani chiari, risorse certe e una gestione che non rincorra le scadenze ma le anticipi.

Conclusione

La domanda che si pongono i tifosi è inevitabile: questa Lazio è davvero una società moderna e ambiziosa, o è solo una realtà che continua a sopravvivere tra ritardi e improvvisazioni? Finché i fatti continueranno a smentire le parole, l’impressione resterà sempre la stessa: la Lazio di Lotito è una società in perenne affanno.



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Lazio, il bilancio di settembre sarà decisivo: Lotito punta a sbloccare il mercato di gennaio

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Claudio Lotito con espressione contrariata, sullo sfondo i loghi sfocati di Inter, Milan e Juventus.

È scaduta la data del 30 settembre e ora la Lazio attende il verdetto della propria situazione economico-finanziaria. Come riportato da Il Messaggero, la società biancoceleste ha chiuso la trimestrale e il quadro definitivo sul bilancio sarà noto il 15 ottobre, quando Claudio Lotito si riunirà con il consiglio di amministrazione.

L’obiettivo è chiaro: dimostrare di aver risanato il cosiddetto “costo del lavoro allargato”, ovvero la somma delle spese per stipendi, staff e tesserati, così da poter affrontare il mercato di gennaio senza restrizioni.

Il nodo dei documenti e la nuova Commissione

Non c’è particolare urgenza per la Lazio. I documenti contabili, infatti, dovranno essere inviati alla nuova Commissione di vigilanza – che prenderà il posto della Covisoc – entro metà novembre. Tuttavia, le prossime due settimane saranno cruciali per le mosse di Lotito, intenzionato a sistemare i conti del club e fornire le garanzie necessarie per non avere limiti sul mercato invernale.

Il patron biancoceleste vuole dimostrare che la società è in regola con i parametri economici, evitando così di trovarsi in una situazione simile a quella vissuta la scorsa estate, quando la Lazio aveva dovuto fare i conti con paletti stringenti.

L’escamotage del credito sui diritti tv

Secondo quanto riferito dal quotidiano romano, Lotito avrebbe pronto un “escamotage” per rafforzare i conti della trimestrale: inserire un credito da 12-13 milioni di euro legato ai diritti tv del calcio, che però verrà riscosso soltanto più avanti.

Si tratta di un anticipo che Lotito vorrebbe contabilizzare già ora per dimostrare solidità finanziaria immediata. Una scelta che potrebbe non convincere la Commissione, la quale potrebbe giudicare non valido il metodo. Tuttavia, dalla società filtra sicurezza: la Lazio è convinta di poter fornire tutte le garanzie d’incasso necessarie a certificare la validità dell’operazione.

I rischi e le prospettive per il mercato

Il rischio che la nuova Commissione non accetti questa soluzione esiste. Se così fosse, i biancocelesti potrebbero ritrovarsi nuovamente con limitazioni sul mercato di gennaio, costretti a muoversi soltanto in entrata dietro cessioni o formule creative.

Se invece l’operazione dovesse passare, la Lazio avrebbe la possibilità di pianificare il mercato invernale con maggiore libertà. Un aspetto non secondario, considerando che la squadra di Maurizio Sarri avrà bisogno di rinforzi per affrontare la seconda parte di stagione, tra campionato e coppe.

Una partita dentro e fuori dal campo

Il bilancio di settembre rappresenta dunque una sorta di “partita invisibile” che si gioca lontano dall’Olimpico, ma che potrebbe avere un impatto decisivo sul futuro sportivo del club. Lotito, da sempre attento alla solidità economica, sa che l’appeal della squadra sul mercato dipenderà anche dalla possibilità di muoversi senza vincoli.

I tifosi attendono con ansia: la Lazio ha bisogno di certezze non solo sul campo, ma anche nei conti. Il 15 ottobre sarà la data chiave per capire se i biancocelesti potranno guardare con fiducia al mercato di gennaio o se dovranno ancora una volta fare i conti con le restrizioni



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Lazio, Lotito verso l’accordo per il nuovo sponsor: sul tavolo 5 milioni

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Claudio Lotito durante una conferenza stampa: le promesse non mantenute tra Academy Lovati, Flaminio e sponsor fantasma continuano a dividere i tifosi della Lazio.

La Lazio è pronta a voltare pagina sul fronte commerciale. Dopo settimane di trattative e stallo, Claudio Lotito sembra sempre più vicino a chiudere un nuovo accordo di sponsorizzazione che potrebbe garantire al club biancoceleste un importante incremento dei ricavi. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il presidente biancoceleste è in contatto da tempo con una compagnia aerea e avrebbe deciso di accettare un’offerta da circa 5 milioni di euro a stagione per i prossimi quattro o cinque anni.

Una cifra significativa, che consentirebbe alla Lazio di dare maggiore respiro alle proprie finanze, in particolare in vista del mercato estivo. Come noto, la società capitolina ha sempre avuto la necessità di mantenere i conti in equilibrio, ma l’aumento delle entrate commerciali appare ormai imprescindibile per restare competitivi in Serie A e nelle coppe europee.

L’opzione Aeroitalia

Secondo il Corriere dello Sport, tra le aziende coinvolte nelle trattative ci sarebbe anche Aeroitalia, compagnia con cui la Lazio ha già instaurato una partnership da due anni. La scelta di rafforzare il rapporto con un brand già vicino al club potrebbe rappresentare una soluzione strategica, oltre che un segnale di continuità. Aeroitalia, infatti, è già visibile all’interno delle campagne comunicative e delle iniziative promozionali della società biancoceleste.

Un eventuale accordo pluriennale con Aeroitalia consoliderebbe il legame e garantirebbe una cifra costante da inserire nel bilancio. Per un club come la Lazio, che non dispone di un bacino di sponsor internazionale paragonabile a quello di Juventus, Inter o Milan, un contratto da 5 milioni annui rappresenterebbe un passo avanti non trascurabile.

Un confronto con le big di Serie A

Nonostante l’accordo in vista, è impossibile non fare un confronto con le altre grandi della Serie A. Juventus, Inter e Milan possono contare su sponsor principali che garantiscono cifre molto più elevate, nell’ordine dei 20-30 milioni di euro a stagione. Il divario resta evidente, ma l’intesa con Aeroitalia potrebbe almeno colmare in parte il gap e permettere alla Lazio di disporre di maggiori risorse per la prossima campagna acquisti.

La gestione Lotito, spesso criticata per la prudenza sul mercato, avrebbe così un’arma in più per puntare su giocatori di qualità, senza compromettere la stabilità economica. La sostenibilità resta un concetto chiave per il patron biancoceleste, ma la competitività sportiva passa necessariamente anche da un incremento delle entrate.

Le prospettive per il futuro

La chiusura di questo accordo potrebbe rappresentare un segnale importante in vista delle prossime stagioni. La Lazio, chiamata a confermarsi ai vertici della Serie A e a recitare un ruolo da protagonista in Europa, ha bisogno di nuove risorse per mantenere alto il livello della rosa e allargare il proprio raggio d’azione a livello internazionale.

L’attenzione al brand, al marketing e alla comunicazione globale non può più essere sottovalutata: il calcio moderno richiede visibilità, appeal e solidità commerciale. L’accordo con una compagnia aerea si muove esattamente in questa direzione, garantendo al club biancoceleste non solo un ritorno economico, ma anche un’immagine più internazionale.

Se l’intesa verrà confermata, Lotito avrà compiuto un passo fondamentale per far crescere la Lazio fuori dal campo, gettando le basi per un futuro più competitivo.



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Perché si chiama Lazio e non Roma? La vera storia dietro il nome del club biancoceleste

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Perché si chiama Lazio e non Roma?

ROMA – Una delle domande che più spesso divide i tifosi riguarda il nome della squadra biancoceleste: perché Società Sportiva Lazio e non “Roma”? Una curiosità che negli anni è diventata anche oggetto di scherno da parte dei tifosi giallorossi, convinti che i laziali non possano nemmeno vantare il nome della Capitale. Ma la verità è ben diversa, e affonda le radici nella nascita del club, il 9 gennaio 1900.

Le origini: Bigiarelli e la scelta del nome

Il fondatore della Lazio, Luigi Bigiarelli, ex bersagliere e podista di livello nazionale, tornato da un periodo in Belgio, decise insieme ad altri compagni di fondare la Società Podistica Lazio. Perché non chiamarla “Roma”?

Lo stesso Bigiarelli lo spiegò nelle sue memorie: già esisteva la Società Ginnastica Romana e non voleva creare confusione o problemi di omonimia. Una scelta pratica, dunque, ma non solo.

Il termine “Lazio” fu scelto anche come omaggio alla regione storica latina, un territorio che non corrispondeva all’attuale Regione Lazio ma che comprendeva il basso corso del Tevere, i Monti Sabini, le Paludi Pontine e il litorale tirrenico. Una denominazione che dava respiro più ampio rispetto alla sola città di Roma e che abbracciava idealmente tutti gli sportivi del territorio.

Non solo corsa: il calcio già dal 1901

Un altro falso mito, spesso alimentato dai rivali giallorossi, sostiene che la Lazio abbia iniziato a giocare a calcio solo nel 1910. In realtà, già il 6 gennaio 1901 è registrata la prima attività calcistica biancoceleste, con la disputa della prima partita ufficiale di football.

Il contributo decisivo arrivò da Bruto Seghettini, dirigente e giocatore del Racing Club di Parigi, che portò a Roma uno dei primi palloni ufficiali di calcio e si unì ai giovani biancocelesti. Fu lui a insegnare schemi e metodi di allenamento moderni, aiutando i primi calciatori – molti dei quali ex podisti con grande resistenza fisica – a trasformarsi in una vera squadra di football.

Il 27 gennaio 1901, la Lazio disputò il suo primo torneo triangolare contro altre società sportive romane, confermando che già all’inizio del secolo il calcio faceva parte delle discipline biancocelesti.

La data del 1910, spesso citata, riguarda invece la registrazione ufficiale della sezione calcio all’interno della polisportiva, ma la pratica del football era iniziata quasi dieci anni prima, la Lazio aveva già una squadra di calcio che però non era registrata in quanto non era richiesto all’inizio

Una polisportiva unica al mondo

La Lazio non nacque come club di calcio, ma come polisportiva. Ancora oggi, con oltre 45 sezioni agonistiche e centinaia di titoli nazionali e internazionali, rappresenta la più grande polisportiva del mondo. Nel corso della sua storia ha collezionato 10 medaglie d’oro olimpiche, grazie ad atleti di discipline diverse, dalla pallanuoto alla scherma, passando anche per il calcio.

Tra i tesserati celebri, oltre a leggende del pallone come Felipe Anderson (oro olimpico a Rio 2016 con il Brasile), figurano nomi illustri dello sport italiano come Fausto Coppi e Bud Spencer (Carlo Pedersoli), entrambi legati ai colori biancocelesti.

Conclusione

La Lazio si chiama così non per caso, né per un errore: è stata una scelta precisa, culturale e storica, pensata dai suoi fondatori per distinguersi dalle altre società romane, rendere omaggio alla civiltà latina e dare respiro regionale al progetto.

E soprattutto, contrariamente alle provocazioni dei rivali, la Lazio è la prima squadra di Roma a praticare il calcio, già dal 1901, diventando un punto di riferimento sportivo per l’intero territorio, non solo del centro Italia ma anche del sud del paese

Oggi, a distanza di oltre 120 anni, quel nome porta ancora con sé l’orgoglio di una tradizione unica e di una storia che va ben oltre il rettangolo verde.



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Isaksen convocato dalla Danimarca senza ancora una presenza da titolare con la Lazio

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Gustav Isaksen in maglia Lazio durante un riscaldamento pre-partita allo Stadio Olimpico

La notizia che arriva da Copenaghen ha fatto discutere non solo i tifosi danesi, ma anche l’ambiente biancoceleste: Gustav Isaksen è stato convocato dalla Nazionale danese per i prossimi impegni internazionali, nonostante con la Lazio non abbia ancora disputato una partita da titolare in questa stagione.

Una decisione che sorprende, soprattutto se confrontata con le difficoltà vissute dal giovane esterno offensivo classe 2001 nell’inserimento nello scacchiere di Maurizio Sarri. L’allenatore biancoceleste, infatti, ha spesso preferito soluzioni diverse per le corsie offensive, puntando sull’esperienza di Felipe Anderson, sulla crescita di Zaccagni e sulle rotazioni che hanno coinvolto Pedro e Castellanos.

Fiducia della Danimarca, dubbi alla Lazio

Il commissario tecnico della Danimarca ha scelto di includere Isaksen nella lista dei convocati, segno evidente della considerazione che il ragazzo mantiene all’interno del contesto nazionale. Non è la prima volta che la Danimarca punta su giocatori che, pur non trovando molto spazio nei club, vengono ritenuti funzionali al progetto tecnico.

Per la Lazio, invece, la situazione assume contorni differenti. Dopo un’estate di grandi aspettative sul suo rendimento, Isaksen ha avuto un avvio di stagione in chiaroscuro. Le sue qualità non sono in discussione: velocità, dribbling e capacità di saltare l’uomo restano doti rare nella rosa biancoceleste. Tuttavia, Sarri sembra non aver ancora trovato il momento giusto per affidargli una maglia da titolare.

I numeri che non decollano

Entrato più volte a gara in corso, Isaksen non è riuscito a incidere in maniera significativa sulle partite della Lazio. Manca ancora il primo gol stagionale e anche gli assist si fanno attendere. Per un calciatore arrivato con la fama di talento esplosivo, le aspettative erano diverse.

La convocazione in Nazionale potrebbe rappresentare una doppia occasione: da un lato per Isaksen di ritrovare fiducia e minuti importanti con la Danimarca, dall’altro per Sarri di ricevere un giocatore più maturo e motivato al rientro dagli impegni internazionali.

Precedenti e prospettive

Non è la prima volta che la Lazio vive un caso simile. In passato, diversi biancocelesti hanno trovato più spazio con le rispettive Nazionali che al club: un esempio recente è quello di Muriqi, spesso titolare con il Kosovo ma poco utilizzato a Roma. La differenza sta nel fatto che Isaksen è considerato un investimento sul futuro, un calciatore che la società si aspetta possa diventare un punto fermo.

Conclusione

La convocazione di Isaksen con la Danimarca è al tempo stesso un segnale di fiducia e un campanello d’allarme. Da un lato, certifica che il talento dell’esterno danese è ancora riconosciuto a livello internazionale. Dall’altro, mette in luce le difficoltà della Lazio nel valorizzarlo.

Sarà compito di Sarri decidere se e quando offrirgli più spazio, anche perché in una stagione lunga e ricca di impegni tra campionato e coppe, giocatori con le qualità di Isaksen potrebbero rivelarsi determinanti. Intanto, il giovane danese si prepara a indossare la maglia rossa della sua Nazionale, con la speranza di tornare a Roma più forte e più convinto.



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Lazio, il dilemma del modulo: 4-4-2 o 4-3-3?

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Maurizio Sarri intervistato ai microfoni di DAZN nel post-partita di Napoli-Lazio.
Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.

La Lazio continua a far discutere sul modulo più adatto per valorizzare la rosa. Dopo la vittoria contro il Genoa, il dibattito è tornato centrale: 4-4-2, 4-2-3-1 o 4-3-3? L’impressione è che, al di là dei numeri, la squadra viva un problema strutturale che va oltre la scelta tattica.

4-4-2 offensivo: la Lazio a trazione anteriore

Contro il Genoa, la formazione biancoceleste ha mostrato un 4-4-2 iper offensivo, più vicino a un 4-2-4 in fase di possesso. Zaccagni e Cancellieri hanno agito da esterni di centrocampo, ma con compiti da vere e proprie ali. Un sistema che ha reso la Lazio più pericolosa, permettendo a Castellanos di brillare accanto a un secondo attaccante.

Il limite, però, è evidente: una squadra così sbilanciata rischia di concedere troppo. Non a caso Provedel ha dovuto salvare il risultato con diversi interventi decisivi. Per sostenere questo assetto servono esterni offensivi disposti a sacrificarsi in fase difensiva, come accaduto con Cancellieri e Zaccagni.

4-3-3, l’assenza del “nuovo Milinković”

Il 4-3-3, storico marchio di fabbrica di Maurizio Sarri, sembra oggi poco sostenibile. Manca un centrocampista offensivo in grado di garantire gol e assist come faceva Sergej Milinković-Savić. Rovella e Guendouzi hanno altre caratteristiche, Vecino non ha mai segnato molto e Dele-Bashiru non appare pronto per quei numeri.

Inoltre, senza un centravanti capace di segnare 30 gol come Immobile negli anni d’oro, la Lazio deve necessariamente trovare alternative offensive. Castellanos e Dia possono arrivare a una quindicina di reti ciascuno, ma non bastano senza il supporto degli esterni.

Equilibrio o rischio calcolato?

Sarri sembra orientato a un calcio più verticale e coraggioso, ma le difficoltà difensive non possono essere ignorate. Senza terzini solidi (Pellegrini e Nuno Tavares faticano in copertura) e senza due mediani di rottura come ai tempi di Lucas Leiva, il rischio è di esporsi a troppe ripartenze.

Come ha detto lo stesso tecnico, oggi parlare di numeri conta meno: ciò che fa davvero la differenza è la mentalità. Con concentrazione e aggressività, il 4-4-2 può funzionare; con poca attenzione, anche lo schema più equilibrato diventa fragile.

Conclusione

Il vero tema, più che il modulo, è la costruzione della rosa. Una Lazio senza un Milinković-Savić e senza un centravanti da 30 gol deve inventarsi nuove soluzioni. Il 4-4-2 iper offensivo esalta Castellanos, ma rischia di sbilanciare troppo la squadra. Il 4-3-3, invece, appare monco senza un centrocampista da gol.

Probabilmente, la chiave sarà la flessibilità: adattare modulo e uomini a seconda delle partite e degli avversari. Perché, come diceva anche Sarri, alla fine contano più la testa e la determinazione dei giocatori che i numeri sulla lavagna.



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Lazio penalizzata dal “gol fantasma” del 1962: l’episodio che cambiò la storia

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Lazio penalizzata dal “gol fantasma” del 1962

ROMA – Una delle pagine più incredibili e amare della storia della Lazio risale al 4 marzo 1962, quando allo Stadio Flaminio andò in scena un episodio destinato a rimanere negli annali del calcio italiano: il famoso “gol fantasma” che costò alla squadra biancoceleste la promozione in Serie A.

Il contesto: Lazio-Napoli da dentro o fuori

La sfida contro il Napoli, valida per la 25ª giornata del campionato di Serie B, era decisiva per entrambe le squadre, in piena corsa per la promozione. Nonostante una pioggia battente e un campo pesantissimo, oltre 40.000 spettatori gremirono il Flaminio per sostenere i biancocelesti.

La partita si mantenne equilibrata, con poche occasioni da una parte e dall’altra. Ma al minuto 76 arrivò l’episodio destinato a cambiare il destino della Lazio.

Il gol che non fu

La Lazio guadagnò un calcio di punizione dal limite dell’area. Sul pallone si presentò Gianni Seghedoni, che calciò magistralmente superando barriera e portiere. La palla si infilò in rete ma, a causa di un buco nella rete, uscì immediatamente dalla porta, finendo tra le mani di un raccattapalle posizionato dietro ai pali.

L’arbitro Rigato, inizialmente propenso a convalidare il gol, venne fermato dal guardalinee, che segnalò invece la rimessa dal fondo. Dopo un attimo di esitazione, Rigato decise di annullare la rete tra le proteste furiose dei giocatori laziali.

La gara terminò 0-0. Un risultato che si rivelò fatale: il Napoli fu promosso in Serie A, mentre la Lazio fallì l’obiettivo per appena un punto.

Il ricorso e l’ingiustizia

Il giorno successivo, la società biancoceleste presentò un esposto ufficiale alla FIGC, documentando l’esistenza del buco nella rete e sottolineando come i guardalinee si fossero dimenticati di ispezionare le porte prima dell’inizio della gara, come previsto dal regolamento.

Ma senza la tecnologia di oggi – niente VAR, niente telecamere a disposizione – la FIGC respinse il ricorso, lasciando intatto il risultato e negando alla Lazio la possibilità di ripetere la partita.

Un episodio che ha fatto scuola

Quell’episodio entrò di diritto tra i casi più clamorosi della storia del calcio italiano. È anche grazie a situazioni come il “gol fantasma” del Flaminio che, negli anni successivi, furono introdotti controlli più accurati sulle reti e, in tempi moderni, tecnologie come la Goal Line Technology e il VAR.

Oggi gli arbitri e i guardalinee sono obbligati a verificare le porte sia prima del fischio d’inizio che durante l’intervallo, proprio per evitare il ripetersi di errori che, come nel 1962, possono segnare in modo indelebile il futuro di una squadra.

Conclusioni

Quel mancato gol di Seghedoni resta ancora oggi un simbolo delle ingiustizie subite dalla Lazio nella sua lunga storia. Un singolo episodio che cancellò un sogno, cambiò la classifica e segnò un’intera stagione.

Se la rete fosse stata convalidata, probabilmente la Lazio avrebbe scritto un’altra pagina della sua storia, tornando subito in Serie A e cambiando il corso del decennio biancoceleste.

Sessant’anni dopo, i tifosi laziali ricordano ancora con amarezza quel pomeriggio al Flaminio: il giorno in cui un buco nella rete spense la speranza di promozione.



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Perchè i tifosi della Juve si chiamano Gobbi?

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Perchè i tifosi della Juve si chiamano Gobbi?

Voi sapete perchè i tifosi della Juventus vengono chiamati Gobbi? Non tutti lo sanno eppure ancora adesso molti quando parlano dei juventini usano il termine gobbi, soprattutto in senso dispregiativo. Alcuni juventini invece non disdegnano di chiamarsi cosi, anzi quasi lo prendono come un segno di rispetto o di onore farsi chiamare Gobbi.

La Juventus è la squadra più amata e più odiata d’Italia, infatti nel nostro paese ci sono più tifosi della Juve che di qualsiasi altro club di calcio ma allo stesso tempo le squadre rivali odiano il club bianconero più di ogni altro club. Ma da dove deriva questo soprannome gobbi? Sembra che ci siano ben 3 motivazioni.

Maglia anni 50

La prima, sembra derivare da una maglietta da calcio. Infatti negli anni 1950 la Juventus giocava con una maglia con una particolare scollatura a V. In particolare si dice che nella stagione 1957 questa maglia quando i giocatori della Juve correvano entrava l’aria formando una specie di gobba. Da qui i tifosi avversari hanno iniziato a chiamare i giocatori della Juventus Gobbi.

Sembra che i primi a chiamarli cosi furono proprio i tifosi del Torino in un Derby del 1957, per prenderli in giro. Ovvio che con le divise attuali questo non sarebbe più possibile, ma all’epoca con le maglie spesso di cotone pesante, potevano esserci questi imprevisti.

Fortuna

Ma quello della maglia non sembra essere l’unico motivo per cui i tifosi bianconeri vengono definiti Gobbi. Un altro motivo deriva dal fatto che si narra che toccare la gobba porta fortuna. Il fatto che la Juventus ha vinto molto, soprattutto in Italia, ha portato i tifosi delle altre squadre a dichiarare che la Juventus vinceva per episodi fortunati. Da qui la definizione di Juventus fortunata.

E chi è che ha fortuna? Chi tocca la gobba, e quindi i tifosi della Juventus avevano la gobba perché erano fortunati da qui Gobbi. Insomma questo soprannome affiliato ai tifosi bianconeri è stato dato perché per gli avversari la Juventus non vinceva per merito ma per fortuna.  

Inchinarsi al grande Torino

Ma questo non è l’unico motivo per cui i tifosi della Juventus sono soprannominati Gobbi, Secondo alcuni il termine Gobbi è nato dalla rivalità con il Torino. In particolare i juventini si dovevano inchinare negli anni 40 al Grande Torino e per questo motivo i tifosi granata dicevano che ai tifosi della Juventus era venuta la gobba a furia di inchinarsi, da qui i Gobbi. 

Il Torino degli anni 40 è forse stata la squadra italiana più forte di sempre e solo il destino crudele e la tragedia di Superga riuscirono a fermare quei campioni. 

Via dei Gobbi

Ma il nome Gobbi potrebbe avere anche origini meno calcistiche. Infatti secondo alcuni storici della Juventus, il nome deriverebbe semplicemente dal fatto che il campo degli allenamenti della Juventus negli anni 20 era a Via dei Gobbi. Da li i tifosi del Torino iniziarono a soprannominare i tifosi bianconeri Gobbi perché erano spesso in quella strada di Torino.



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Nuovo stadio Milano: cessione del Meazza a Inter e Milan

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Vista panoramica dello stadio San Siro destinato alla demolizione e sostituzione con il nuovo stadio di Milano

La cessione dello stadio Giuseppe Meazza, meglio conosciuto come San Siro, ha finalmente ottenuto il via libera definitivo. Dopo sei anni di dibattiti, ricorsi e tensioni politiche, il Consiglio comunale di Milano ha approvato la delibera che sancisce la vendita dell’impianto a Inter e Milan per 197 milioni di euro, cifra scontata di 22 milioni per coprire le spese di demolizione e bonifica.

Un passaggio storico, che segna la fine di un’epoca e apre ufficialmente la strada alla costruzione del nuovo stadio di Milano. Un iter complesso, avviato nel 2019, e che da oggi entra in una fase cruciale.

I prossimi step: tra ricorsi e inchieste

Nonostante l’approvazione, il percorso non è del tutto in discesa. Restano due inchieste aperte: una presso la Procura della Repubblica e una alla Corte dei Conti, che potrebbero incidere sugli aspetti economici dell’operazione. Parallelamente, gli oppositori alla demolizione – guidati dal Comitato Sì Meazza – hanno già annunciato ricorsi. Per i club, tuttavia, la priorità resta una sola: procedere spediti verso la realizzazione del nuovo impianto.

Deadline e tempi stretti

La cessione di San Siro dovrà essere formalizzata entro il 10 novembre. Dopo questa data scatterà il vincolo sul secondo anello, rendendo l’impianto incedibile. Una corsa contro il tempo, dunque, che Inter e Milan non possono permettersi di perdere.

Il progetto del nuovo stadio

Il disegno definitivo resta ancora riservato, ma alcune indiscrezioni sono già trapelate. I due club hanno ufficializzato la collaborazione con gli studi Foster e Manica, noti per aver firmato il nuovo Wembley. È plausibile che il nuovo progetto riprenda alcuni elementi degli “Anelli di Milano”, proposta avanzata anni fa.

La nuova casa del calcio meneghino avrà una capienza di 71.500 posti, leggermente inferiore a quella attuale del Meazza, e sarà concepita come uno stadio moderno, funzionale e sostenibile.

L’investimento

Il costo complessivo, tra demolizione del vecchio impianto, costruzione del nuovo e opere accessorie, è stimato intorno a 1,2 miliardi di euro. Un investimento imponente, ma necessario per garantire a Inter e Milan uno stadio all’altezza delle grandi potenze europee.

Tempistiche: obiettivo 2031

Secondo i documenti presentati, l’inaugurazione del nuovo stadio dovrebbe avvenire entro il 2031. Una parte del Meazza, circa il 9%, resterà in piedi fino al 2035 prima della demolizione completa.

Euro 2032: una corsa contro il calendario

Uno dei nodi principali resta legato a Euro 2032, torneo che l’Italia ospiterà insieme alla Turchia. Per rientrare tra le città selezionate, Milano dovrà presentare entro luglio 2026 un progetto approvato, finanziato e cantierabile entro marzo 2027. I tempi, quindi, sono stretti ma sulla carta rispettabili.



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Lazio e il paradosso: gol solo in 2 partite su 5

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“Lazio: schieramento in campo con Cancellieri e Castellanos in azione”

La trasferta a Genova era presentata da molti come una gara insidiosa per la S.S. Lazio, non tanto per le difficoltà del Genoa, quanto per i guai che affliggono gli aquilotti. Le scorie morali e fisiche del derby perduto si sono sommate a una serie di defezioni pesanti: Belayan squalificato, infortuni post-derby, e l’assenza totale di Mattia Vesino, che non ha ancora messo piede in campo. In tali condizioni, Sarri ha dovuto richiamare Basic in lista e ridisegnare la squadra.

Ma ciò che colpisce davvero è un dato che nessuno sta enfatizzando abbastanza: la Lazio, nelle cinque giornate finora disputate in Serie A, ha realizzato 7 gol totali — una media poco superiore a uno per partita — ma in realtà questi gol sono arrivati solo in due partite: il 4-0 contro il Verona e il 3-0 contro il Genoa. Nelle altre tre partite — contro Sassuolo, Como e il derby — la Lazio non ha trovato la via del gol.

Il “gol presto” come benzina per la Lazio

Verona e Genoa condividono un tratto fondamentale: la Lazio ha segnato molto presto, nei primi minuti. Nel primo caso è stato un assist di Castellanos per Guendosi, nel match contro il Genoa ancora l’argentino ha innescato Cancellieri con un passaggio decisivo appena pochi istanti dopo il fischio d’inizio.

Questo schema – segnare subito — sembra essere la condizione affinché la Lazio possa dominare: quando va in vantaggio presto, non subisce gol e riesce a controllare la partita. Al contrario, quando parte sotto pressione o al ritmo non perfetto, emergono le carenze tattiche e la squadra fatica ad incidere.

Ecco perché, se la Lazio non trova subito il vantaggio, le partite si fanno ostiche. Non è realistico aspettarsi gol nei primi minuti ad ogni gara: la squadra deve trovare alternative, adattabilità, e risorse mentali per reagire anche da situazione sfavorevole.

Le note positive: Cancellieri, Basic, Provedel

Tra i protagonisti della serata genovese spicca Matteo Cancellieri. In un inizio di stagione opaco, ieri ha mostrato un’altra faccia: gol, assist e anche un colpo di testa nel terzo gol. In fase difensiva e offensiva, è stato utile alla causa. Non stiamo celebrando un nuovo fenomeno, ma con il rendimento attuale Cancellieri risulta un’opzione preziosa in una rosa che manca di qualità.

Anche Toma Basic merita complimenti: non è stato perfetto, ha commesso errori, ma ha mostrato grinta, recuperi e presenza in mezzo al campo. Dopo oltre un anno di assenza dai campi, rispondere presente in un momento così delicato è un segnale importante. Al contempo, l’impossibilità della Lazio di sistemare Basic sul mercato solleva dubbi sulla gestione dirigenziale: un giocatore con una carriera da “mezzo classifica” che non trova spazio fuori da queste emergenze… è un segnale da non ignorare.

Una prestazione da sottolineare è quella di Ivan Provedel. Spesso criticato per la mancanza di interventi decisivi, contro il Genoa è stato finalmente determinante: una parata su Colombo all’ultimo minuto del primo tempo evita che il match torni in bilico. In uno schema offensivo e sbilanciato, avere un portiere che risponde presente è fondamentale. Senza quel guizzo, il Genoa avrebbe potuto rialzare la testa e cambiare i piani del secondo tempo.

Lo squilibrio statistico e le fragilità

Il dato sugli expected goals (xG) conferma però una cosa: il Genoa è stato più pericoloso sul piano delle occasioni — 1,60 xG contro 1 forzato per la Lazio. Questo dimostra che, pur avendo conquistato il risultato e sofferto meno, la Lazio non ha dominato in termini di occasioni nette. Lo sbilanciamento tattico spesso lascia spazi e rischi.

La situazione infortuni peggiora la situazione: ieri si è aggiunto Marušić, Pellegrini e Lazzari sono in dubbio, Vesino non è disponibile, e Hila è uscito con problemi muscolari. Se la tua rosa perde metà dei titolari, diventa arduo mantenere continuità — proprio quello che sta accadendo alla Lazio.

Verso la prossima sfida

Con il vittoria contro il Genoa non si cancellano i problemi, ma si guadagna fiducia. Domenica arriva il Torino: servirà spirito, intensità, e soprattutto un approccio diverso se la Lazio parte in svantaggio. La chiave potrebbe essere continuare a correre, giocare in velocità, non rimanere troppo a centrocampo.

Se Castellanos gira, la squadra segna — non è un mistero. E magari, con un Provedel così attento, la Lazio può osare anche con moduli più offensivi. Ma finché segnare solo in due partite su cinque resta la regola, serve adattamento.

E voi, cosa ne pensate? La Lazio riuscirà a trovare continuità anche quando non segna presto? Scrivetelo nei commenti.

Migliore in campo (mia scelta): Castellanos — un gol, un assist, e prestazione decisiva.



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Sarri: “Basic dentro, Dele-Bashiru out ecco perchè”

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Maurizio Sarri in conferenza stampa allo Stadio Olimpico prima della finale di Coppa Italia

In casa S.S. Lazio, le scelte in mezzo al campo tornano a far discutere. Dopo le ultime vicissitudini fisiche in rosa, Maurizio Sarri ha alzato il velo su decisioni che sembravano criptiche: dentro Basic, fuori Dele-Bashiru. E non per motivi tecnici, ma per ragioni mediche.

Le parole di Sarri

«Abbiamo fatto una riunione con i medici e la prognosi più lunga era quella di Dele-Bashiru. Quando sarà guarito lo rimetteremo dentro sicuramente, non è una scelta tecnica» ha affermato l’allenatore biancoceleste. Secondo il tecnico, la scelta di reintegrare Basic è nata dall’emergenza: «Eravamo rimasti senza centrocampisti».

Sarri ha aggiunto che il 31 agosto, quando escludette Basic dalla lista, disse che era un “fuori lista che poteva servire”. E questa sera, con la sua presenza e prestazione, sembra essere riuscito a rispettare quella promessa. «Era fuori lista e non fuori rosa», ha precisato.

Un’analisi tecnica della scelta

L’esclusione di Dele-Bashiru non è stata dunque una bocciatura tattica, ma un’esigenza forzata. Il centrocampo laziale era senza alternative solide e il rientro del giocatore ex fuori lista è diventato obbligato in questa fase di emergenza.
Tuttavia, resta da capire se questa scelta potrà reggere anche a lungo termine nel corso del campionato. Sarri dovrà monitorare il recupero del centrocampista infortunato e gestire le rotazioni con oculatezza.

Reazioni e implicazioni per il futuro

  • I tifosi si dividono: c’è chi difende la decisione come “obbligata” e chi la interpreta come un segnale di debolezza tattica.
  • Il recupero di Dele-Bashiru sarà fondamentale per restituire al centrocampo più opzioni e flessibilità.
  • In caso di nuove assenze, Basic potrebbe diventare un’arma indispensabile per Sarri.

Conclusione

La Lazio oggi deve fare i conti con le emergenze e con scelte che, per forza di cose, si spostano dal “meglio tattico” al “meglio disponibile”. Se Basic risponderà presente e Dele-Bashiru recupererà bene, il centrocampo potrà tornare competitivo. Ma le prossime settimane saranno decisive per capire se la mossa di Sarri sarà sistemica o temporanea.



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Cancellieri Sincero: “Non Vedevo L’Ora Di Fare Gol Per Esultare Così, Aspetto Una Bimba E Sono Veramente Contento”

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Matteo Cancellieri dopo Genoa-Lazio: "Sapevamo di dover dimostrare qualcosa. Il gol è per mia figlia". L'emozione del giovane attaccante.

L’Attaccante Della Lazio a Cuore Aperto dopo la Vittoria Contro il Genoa. Un Gol Pieno Di Emozione, Dedicato Alla Figlia Che Nascerà.

GENOVA – La Lazio torna alla vittoria, e lo fa a Marassi con una prestazione convincente. Tra i protagonisti del match, Matteo Cancellieri ha commentato il successo ai microfoni di DAZN, rivelando le emozioni di una giornata indimenticabile.

“Dovevamo Dimostrare Qualcosa”: La Reazione della Squadra

Cancellieri non nasconde la soddisfazione per la prestazione della squadra, sottolineando la rabbia e la delusione accumulate dopo il derby.

“La partita l’abbiamo attaccata, sapevamo di dover dimostrare qualcosa. Ci siamo preparati bene, sapevamo cosa volevamo. Dobbiamo continuare così, perché la squadra ha dimostrato di avere le qualità per fare bene, e dobbiamo lottare per i tre punti in ogni partita.”

“Aspetto una Bimba”: L’Emozione del Primo Gol

Il giovane attaccante ha poi parlato del suo primo gol in biancoceleste, svelando un retroscena emozionante.

“L’esultanza? Non vedevo l’ora di fare gol per poter esultare così, aspetto una bimba e sono veramente contento. Un gol che dedico a lei e alla mia compagna, che mi è sempre stata vicina in questi momenti difficili.”



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Genoa 0-3 Lazio | Sarri soddisfatto: “Prestazione convincente in settimana difficile”

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Maurizio Sarri pensieroso durante l'intervista post-partita di Lazio-Milan a DAZN.

Al termine della vittoria per 3-0 contro il Genoa, Maurizio Sarri ha commentato la prestazione della Lazio ai microfoni di Sky Sport, mostrando grande soddisfazione per l’atteggiamento della squadra.

“Se si gioca con questa convinzione e i quattro giocatori offensivi interpretano il ruolo come questa sera, si può giocare in qualsiasi modo – ha spiegato Sarri – Fa piacere che in una settimana complicata ci sia stata una prestazione così. La vittoria è più che legittima, il risultato forse è un po’ largo.”

Il tecnico biancoceleste ha poi parlato del suo ritorno alla guida della squadra: “Ho accettato di tornare ad altre condizioni. La scelta era ormai fatta e mi sembrava un tradimento tirarmi indietro, soprattutto verso i tifosi che anche questa sera erano numerosi. Le corde da toccare erano chiare: avevamo perso un derby in maniera discutibile e la classifica andava risollevata velocemente.”

Sul rapporto con i giocatori, Sarri ha citato Basic: “Con lui ho parlato chiaro il 31 agosto: rimaneva momentaneamente fuori lista, ma era sempre in rosa e si è allenato con grande impegno. Quello che gli avevo detto si è poi avverato e mi ha fatto piacere vedere la sua risposta seria. Non era una serata semplice per lui.”

Riguardo alla sconfitta nel derby contro la Roma, Sarri ha riflettuto sul legame con i tifosi: “Non penso dipenda dal ruolo che rivesti nel club, ma dal rapporto che senti con il popolo della Lazio. Per me è stato difficile, più di quanto possa sembrare: la mia settimana lo è stata.”

Infine, un pensiero sul collaboratore Luca Gotti: “Era la mia fonte. Luca è un ragazzo intelligente, capisce ambienti e situazioni rapidamente e quasi sempre aveva ragione. Io invece sono più un ‘animale’.”



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Zaccagni Esulta: “Risposta da Squadra! Questa Vittoria è per i Tifosi”

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La distinta ufficiale di Cagliari-Lazio negli spogliatoi dell'Unipol Domus.

Il Capitano della Lazio Carica la Squadra dopo il 3-0 al Genoa. “Il Derby è Stata Benzina per Questa Partita”. E su Cancellieri: “Ha un’Altra Testa”.

GENOVA – La Lazio si rialza con prepotenza. Dopo la convincente vittoria per 0-3 contro il Genoa a Marassi, il capitano biancoceleste Mattia Zaccagni ha parlato ai microfoni di Sky Sport e DAZN, commentando la reazione della squadra dopo il derby perso e l’ottima prestazione. Al suo fianco, ai microfoni di DAZN, c’era anche un raggiante Matteo Cancellieri.

“Una Risposta da Squadra, Questa Vittoria è per i Tifosi”

Zaccagni non ha nascosto la soddisfazione per la prestazione della squadra, sottolineando la rabbia e la delusione accumulate dopo il derby.

“Abbiamo dato una risposta da squadra, quello che cercavamo era questo. È stata una settimana con tanta rabbia e tristezza per il derby perso e per la delusione che abbiamo dato ai nostri tifosi. Noi li ringraziamo anche oggi perché sono venuti a sostenerci, la vittoria è per loro.”

Il capitano ha poi aggiunto che la cattiveria e l’intensità messe in campo sono state fondamentali, indipendentemente dal modulo.

“Il cambio di modulo? Se mettiamo questa cattiveria e questa intensità non fa differenza. Noi dobbiamo sempre scendere in campo così per portare a casa il risultato”.

Il Derby come “Benzina” e la Crescita di Cancellieri

Ai microfoni di DAZN, Zaccagni ha ribadito come la sconfitta nel derby sia stata un catalizzatore per la reazione della squadra.

“Dopo il derby c’è stato un confronto con la squadra, abbiamo parlato di cosa ci stava succedendo e che volevamo rialzarci. Purtroppo nel calcio le partite ti van bene o male, il derby l’abbiamo giocato bene, abbiamo avuto tante occasioni, ma è sempre un derby e rimane la delusione. L’abbiamo trasformato in benzina per questa partita e si è visto.”

Un elogio particolare è andato a Matteo Cancellieri, al suo fianco durante l’intervista.

“Che papà sarà Matteo? Inizialmente non dormirà la notte (ride, ndr). Da quest’estate l’ho rivisto con un’altra testa e adesso sta dimostrando di essere un calciatore da Lazio”.



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Lazio, emergenza in difesa: problemi per Marusic, Pellegrini e Gila

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Nonostante il netto 3-0 sul Genoa in Serie A, Maurizio Sarri deve fare i conti con problemi in difesa. Durante la partita al Marassi, Marusic ha accusato un possibile infortunio muscolare che verrà valutato nelle prossime ore. Al suo posto è subentrato Hysaj, pronto a garantire copertura sulla fascia.

Sul problema di Adam Marusic Sarri in conferenza stampa ha spiegato “In questo momento ti so dire poco. Marusic sembra essere un risentimento su una vecchia cicatrice. Se è solo infiammato è poca roba, se sulla cicatrice è successa qualche lesione, è un’altra storia”

Anche Pellegrini ha lasciato il campo per una distorsione, mentre Gila ha evidenziato un affaticamento muscolare. Lo staff medico della Lazio monitorerà attentamente la situazione per stabilire i tempi di recupero e assicurare che i tre difensori possano tornare disponibili per le prossime sfide di Serie A. Sul problema di Luca Pellegrini Maurizio Sarri ha spiegato che si tratta di una “Piccola distorsione per Pellegrini, anche lì bisogna valutare domani”

Poi ha aggiunto novità sulla situazione di Matias Vecino, ancora fuori dalla lista dei convocati, spiegando i tempi di recupero “Vecino ha cominciato a fare piccole parti dell’allenamento col gruppo però non era assolutamente pronto per scendere in campo. Rivalutiamo durante la settimana, penso sia più probabile dopo la sosta”

Nonostante gli infortuni, la Lazio ha dominato la partita contro il Genoa, conquistando tre punti importanti e mostrando una buona reazione dopo la sconfitta nel Derby della Capitale contro la Roma.



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Serie A | Genoa 0-3 Lazio, le pagelle

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Un’ottima Lazio espugna il Marassi con un netto tre a zero contro il Genoa di Vieira e guadagna la sua seconda vittoria stagionale

LAZIO (4-2-3-1): Provedel 6.5; Marusic 7 (32` Hysaj 6+), Gila 7-, Romagnoli 6.5, Pellegrini 7 (69` Tavares 6); Basic 6.5 (84` Patric SV), Cataldi 7; Cancellieri 7.5, Dia 6 (84` Pedro SV), Zaccagni 7+; Castellanos 7 (84` Provstgaard SV). ALL: Sarri 7



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Ricomincio da tre: la Lazio batte il Genoa e centra la seconda vittoria stagionale | Cronaca e Tabellino

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Matteo Cancellieri dopo Genoa-Lazio: "Sapevamo di dover dimostrare qualcosa. Il gol è per mia figlia". L'emozione del giovane attaccante.

Dopo la sconfitta contro la Roma nel Derby della Capitale, la Lazio torna a splendere al Marassi di Genova con un netto tre a zero che porta i biancocelesti a sei punti in classifica, ovvero al dodicesimo posto.

Ottima la prestazione dei ragazzi di Sarri che entrano in campo con la giusta mentalità offensiva e trovano il goal, subito al 4′ minuto con Cancellieri: servito in profondità da Castellanos, ha spazio per piazzare il destro a giro alle spalle di Leali. Il raddoppio arriva sempre nel primo tempo, al 30′ minuto, quando, dopo un errore di Vitinha in uscita, ne approfitta il Taty, che in caduta trova la deviazione vincente sul cross di Marusic. A chiudere definitivamente il match è Zaccagni nella ripresa, al 63′ minuto. Da calcio piazzato, Cancellieri di testa costringe Leali a un difficile intervento. La retroguardia rossoblù non riesce a spingere con decisione la palla fuori dall’area e il capitano biancoceleste, ben piazzato, la insacca da distanza ravvicinata.

Un segnale positivo per la Lazio, con la speranza che questa vittoria dia il via a una serie di risultati postivi.

TABELLINO

Serie A Enilive – V giornata
Lunedì 29 settembre 2025, ore 20:45
Stadio Luigi Ferraris, Genova

GENOA – LAZIO 0-3

Marcatori: 4’ Cancellieri (L), 30’ Castellanos (L), 63’ Zaccagni (L)

GENOA (4-2-3-1): Leali; Norton-Cuffy, Ostigard, Vasquez, Martin (84’ Venturino); Masini (69’ Stanciu), Frendrup; Ellertsson, Malinovsky (69’ Ekhator), Vitinha (69’ Carboni); Colombo (69’ Ekuban)
Panchina: Siegrist, Sommariva, Thorsby, Erlykke, Sabelli, Marcandalli, Martinez, Otoa, Fini, Cornet
Allenatore: Kristian Wilson

LAZIO (4-2-3-1): Provedel; Marusic (32’ Hysaj), Gila, Romagnoli, Pellegrini (69’ Tavares); Basic (84’ Basic), Cataldi; Cancellieri, Dia (84’ Pedro), Zaccagni; Castellanos (84’ Provstgaard)
Panchina: Mandas, Furlanetto, Noslin, Isaksen, Pinelli, Farcomeni
Allenatore: Maurizio Sarri

Arbitro: Giovanni Ayroldi (sez. Molfetta)
Assistenti: Cecconi – Zingarelli
IV ufficiale: Zanotti
V.A.R.: Abisso
A.V.A.R.: Dionisi

Ammoniti: 1’ Vasquez (G), 16’ Norton-Cuffy (G), 36’ Cataldi (L), 51’ Masini (G), 62’ Malinovsky (G), 90’+2 Ostigard (G)

Recupero: 1’ pt, 5’ st




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Cataldi Carica la Squadra: “Servirà una Lazio con l’Anima. Dobbiamo Fare Qualcosa di Più”

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Una foto del centrocampista della Lazio, Danilo Cataldi, con espressione determinata, durante un'intervista pre-partita.
Danilo Cataldi nasce a Roma il 6 agosto 1994. Centrocampista, cresce nella Lazio, dove vince, da titolare, il campionato Primavera. Pochi mesi dopo passa in prestito al Crotone, in Serie B. L’anno successivo torna alla Lazio, debuttando e trovando spazio in Serie A. Tra gennaio 2017 e maggio 2018 va in prestito al Genoa e al Benevento, prima di tornare definitivamente in biancoceleste. Con la Lazio ha vinto una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Regolarmente convocato da tutte le selezioni giovanili azzurre, dall’Under 18 all’Under 21, con la quale arriva terzo agli Europei del 2017.

Il centrocampista, alla sua 250ª partita in biancoceleste, parla ai microfoni di Lazio Style Channel prima del match con il Genoa. “Sono orgoglioso della mia storia con la Lazio”.

GENOVA – In un momento delicato per la Lazio, reduce dal derby perso e con un centrocampo decimato dalle assenze, la carica arriva da chi la maglia la sente più di tutti. A pochi minuti dal fischio d’inizio di Genoa-Lazio, Danilo Cataldi è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel con parole dirette e cariche di significato.

“Servirà una Lazio con l’Anima”

Il centrocampista biancoceleste non ha usato mezze misure, chiedendo alla squadra di mostrare carattere e di lottare per la vittoria.

“Servirà tutto, servirà mettere in campo una Lazio con l’anima, che vuole prendersi punti, il Genoa è una buona squadra mette molta intensità, servirà una grande partita. La bussola non la dobbiamo perdere, c’è stata una crescita di prestazioni anche col derby, perdere un derby poi a Roma sappiamo cosa significa, viene tutto trascurato per il risultato negativo, ma la Lazio è cresciuta e ora bisogna fare qualcosa di più a livello di squadra, di atteggiamento, ci siamo detti questo in settimana, dobbiamo fare qualcosa in più.”

250 Partite di Orgoglio e Storia d’Amore

Per Cataldi, la partita contro il Genoa ha un sapore speciale. È la sua 250ª presenza con la maglia biancoceleste.

Cataldi interviene anche ai microfoni di Sky e Dazn:

“250 partite con la Lazio? Sono tante, mi rendono orgoglioso, la mia storia con la Lazio è aprticoalr ema è bella pr questo, ci siamo lasciati, poi ritrovati, ora ci siamo ritrovati di nuovo, speriamo di non lasciarci. Per me la Lazio e la squadra sono sempre al primo posto.”

Quando si perde un derby non è mai una settimana come le altre. Non è stato bello, ma il calcio è questo perché dopo una settimana c’è un’altra partita e ti devi rimettere subito in pista. Veniamo qui stasera per cercare di portare via i tre punti”.

“Questo è sempre stato uno dei miei obiettivi, cercare di fare tanti anni qua, sapete quello che provo io per la Lazio. A volte non è facile, magari vorresti fare di più ma non è così. Penso sia importante far capire cosa vuol dire la Lazio e tutti insieme bisogna uscire da questo momento che non è dei migliori, soprattutto perché i risultati offuscano l’opinione di tanti. Quando si perde un derby così, si dice che magari non meritavamo di perdere. Il derby però si è perso e abbiamo tre punti dopo quattro partite di campionato, quindi stasera bisogna dimostrare di essere giocatori da Lazio”.



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Genoa-Lazio: Formazioni Ufficiali. Sarri Ritorna al 4-2-3-1 con Basic Titolare

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Una grafica o un'immagine che mostra le due squadre, Genoa e Lazio, schierate con i loro moduli di gioco e i nomi dei giocatori titolari.

Le Scelte di Maurizio Sarri per la 5ª Giornata di Serie A contro il Genoa di Vieira. Il Tecnico Sceglie una Sorprendente Modifica Tattica e Lancia un Messaggio di Riscatto.

GENOVA – L’attesa è finita. La Lazio scende in campo a Marassi per la quinta giornata di campionato contro il Genoa. I due allenatori, Maurizio Sarri e Patrick Vieira, hanno appena diramato le formazioni ufficiali, svelando le loro scelte per il match che segna un’importante occasione di riscatto per i biancocelesti.

In casa biancoceleste, Sarri sorprende tutti con una modifica tattica. L’allenatore ha scelto di schierare una formazione con il 4-2-3-1, un modulo che non si vedeva da tempo a Formello. Una scelta che premia Basic, titolare al fianco di Cataldi in mezzo al campo, con Zaccagni, Dia e Cancellieri a supportare Castellanos. In difesa, Romagnoli torna al centro, con Gila, Pellegrini e Marusic.

Dall’altra parte, Vieira risponde con un 4-2-3-1 molto aggressivo, con Leali in porta, e Ostigard e Vasquez al centro della difesa. Il centrocampo è nelle mani di Masini e Frendrup, mentre in attacco Malinovskyi, Vitinha e Ellertsson supporteranno Colombo.


Formazioni Ufficiali

GENOA (4-2-3-1): Leali; Norton-Cuffy, Ostigard, Vasquez, Martin; Masini, Frendrup; Ellertsson, Malinovskyi, Vitinha; Colombo. A disp.: Martinez, Bani, Sabelli, Strootman, Thorsby, Galdames, Ekuban, Messias, Fini, Retegui, Puscas, Jagiello. All.: Vieira.

LAZIO (4-2-3-1): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini; Cataldi, Basic; Cancellieri, Dia, Zaccagni; Castellanos. A disp.: Mandas, Furlanetto, Hysaj, Nuno Tavares, Patric, Provstgaard, Farcomeni, Pinelli, Isaksen, Noslin, Pedro. All.: Sarri.



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Basic titolare, fuori Nuno Tavares

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Sarri si affida a Toma Basic: dopo Genoa e Torino, il croato può diventare l’arma tattica della Lazio anche da esterno sinistro.

Ecco la formazione scelta da Maurizio Sarri contro il Genoa. Come previsto e viste le tante assenze a centrocampo torna Toma Basic dal primo minuto, vicino Danilo Cataldi. In difesa fuori Nuno Tavares, dopo il pessimo derby, al suo posto Luca Pellegrini.

Ecco le scelte di Sarri

Provedel, Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini, Basic, Cataldi, Dia, Cancellieri, Zaccagni, Castellanos.

Si tratta di un 4-2-3-1 con Zaccagni e Cancelleri ai lati e Dia che torna nella versione trequartista come ai tempi di Marco Baroni. Rivedremo la Lazio spumengiante dell’inizio della passata stagione?



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L’Arabia Saudita si compra Electronic Arts

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L'Arabia Saudita si compra EA

Electronic Arts (EA), uno dei colossi mondiali dell’industria videoludica, è in procinto di un drastico salto strategico: un gruppo di investitori guidato dal Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita, con Silver Lake e Affinity Partners, ha raggiunto un accordo definitivo per acquisire il 100 % della società.

Gli azionisti di EA riceveranno 210 USD per azione in contanti — una proposta che incorpora lo stake già posseduto da PIF nella società (9,9 %) e prevede 36 miliardi di equity più 20 miliardi di debito.

È un’operazione mastodontica: si tratta del più grande take-private interamente in contanti sponsorizzato nella storia. L’operazione è soggetta all’approvazione regolatoria e degli azionisti, e dovrebbe concludersi nel primo trimestre del FY 2027.

Motivazioni e contesto strategico

  • EA afferma che questa trasformazione consentirà maggiore flessibilità per innovare nel mercato dell’intrattenimento, integrando gaming, sport e tecnologie future.
  • PIF, già investitore nel settore gaming ed esports, rafforza la sua strategia di diversificazione oltre l’energia e lo sviluppo economico nazionale.
  • Silver Lake porta esperienza nei grandi investimenti tecnologici; Affinity Partners, guidata da Jared Kushner, completa il pool con capitale e rete negli Stati Uniti.

Per EA, uscire dai vincoli del mercato pubblico può significare prendere decisioni a lungo termine con minore pressione sui trimestri, investire in rischi maggiori senza la vigilanza costante degli investitori istituzionali e riallocare risorse verso titoli “core” come sportivi e shooter.

Termini finanziari e rischi dell’operazione

  • Equity + debito: la struttura dell’operazione prevede 36 mld in capitale proprio e 20 mld in debito, di cui 18 mld saranno attivati al momento della chiusura.
  • Premium e valutazione: il prezzo di 210 USD/azione rappresenta un premio del 25 % rispetto al valore non influenzato delle azioni (168,32 USD) prima dell’annuncio.
  • Clausole e penali: sono previsti termini di protezione, come una penale di 1 mld USD se l’accordo venisse abbandonato o se emergesse un’offerta superiore entro un anno, o nel caso di ritardi regolatori oltre il termine previsto.
  • Delisting: con la chiusura, le azioni EA verranno rimosse da tutte le borse pubbliche.

Tuttavia, non mancano i rischi: l’indebitamento elevato può comprimere la capacità di investimento futuro, l’approvazione regolatoria (soprattutto in diverse giurisdizioni tecnologiche e antitrust) rappresenta un ostacolo non banale, e il consenso degli azionisti è essenziale.

Impatti sul mercato gaming, sviluppatori e competizione

  1. Libertà strategica: EA potrà ragionare su cicli di sviluppo più lunghi, acquisizioni o ristrutturazioni con una prospettiva di lungo termine.
  2. Concorrenza: con Microsoft che ha acquisito Activision Blizzard, Tencent già presente in tanti studi, e aziende come Epic, Unity e Take-Two attive, EA vuole mantenere il passo.
  3. Pressione sul modello “live services”: sempre più centrali nel modello di ricavi, le scelte in termini di monetizzazione e sostenibilità potrebbero essere riviste con meno pressioni di mercato.
  4. Ambiente regolatorio e geopolitico: l’ingresso significativo di PIF nel controllo di un grande publisher globale può sollevare discussioni politiche e regolamentari su influenza, sicurezza dei dati e controllo strategico.

Prospettive per i giocatori e le IP

Molte IP iconiche EA — Madden, FIFA / EA Sports FC, Battlefield, The Sims, Apex Legends, Dragon Age — continuano a rappresentare il cuore dell’offerta.

Un EA privato potrebbe osare innovazioni “dirompenti” su gameplay, tecnologie emergenti (realtà virtuale, cloud gaming, AI generativa) o modelli ibridi senza il timore della reazione immediata del mercato.

Allo stesso tempo, i fan possono essere cauti: trasparenza, supporto post-lancio e relazioni con la community saranno fattori cruciali per conservare fiducia e reputazione.

Conclusione

L’acquisizione di EA da parte di PIF, Silver Lake e Affinity Partners è un punto di svolta nel settore del gaming. Non è solo un’operazione finanziaria record: è una mossa che può riscrivere i rapporti di forza nell’industria, ridisegnare il modo in cui le grandi case sviluppano giochi e scelgono investimenti, e mettere sotto osservazione gli equilibri regolatori globali.

Per EA e per i suoi fan, il futuro assume un profilo più rischioso ma anche più libero. Per chi osserva come investitore o commentatore, questo affare sarà una lente di osservazione privilegiata su come il business dei videogiochi evolve nell’era post-quotazione.



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Beppe Signori e la Nazionale

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Beppe Signori e la Nazionale - Lazio Story

E’ strano ma i giocatori della Lazio non hanno avuto molta fortuna in Nazionale. Non penso solo a Ciro Immobile ma mi riferisco anche a tanti simboli della Lazialità del passato. Penso a Giorgio Chinaglia a Vincenzo D’Amico e a Beppe Signori. Tre campioni che avrebbero meritato una storia diversa in Nazionale.

Se quelle di Giorgio Chinagli e Vincenzo D’Amico le ho vissute solo per sentito dire quella di Beppe Signori me la ricordo benissimo avendola vissuta in prima persona. Ancora adesso sembra inspiegabile che il 3 volte capocannoniere di Serie A abbia avuto così poco spazio in Nazionale. E ricordiamo che erano gli anni 90 anni in cui la Serie A era il campionato più bello e più forte del Mondo. 

Insomma essere capocannonieri in Serie A all’epoca significava essere veramente dei campioni, essere capocannonieri con una squadra che lottava per la Coppa UEFA e quindi non aveva una squadra di fenomeni intorno era ancora più difficile. Il problema di Beppe Signori è stato Arrigo Sacchi. 

L’ex allenatore del Milan era stato preso dalla Nazionale per portare l’Italia a vincere il Mondiale, strapagato Sacchi aveva piena libertà di azione. Fissato sul 4-4-2 che tanto successi gli aveva portato in rossonero, Sacchi non comprese che le tattiche sono importanti ma vanno adattate ai giocatori. Beppe Signori era il bomber della Nazionale ma Sacchi non lo vedeva adatto al suo calcio.

Signori, ala nel 4-3-3 di Zdenek Zeman e seconda punta nel 4-4-2 di Dino Zoff nella Nazionale di Arrigo Sacchi si ritrova esterno di centrocampo nel 4-4-2 sacchiano, una scelta difficilmente comprensibile che limita il talento laziale. Sacchi vuole un attaccante piccolo di solito Roberto Baggio e un centroavanti vero ma non può ovviamente mettere in panchina il tre volte capocannonieri della Serie A per cui lo mette centrocampista esterno sinistro. 

Signori pur di giocare in Nazionale accetta il ruolo, ma è evidente che così non può andare. Ai Mondiali del 1994 l’Italia è una delle favorite, e Beppe Signori è ancora una volta il capocannonieri della Serie A con 23 reti in 24 partite, una media mostruosa. Non solo, nelle ultime 3 amichevoli prima del Mondiali Sacchi lo schiera di punta e Beppe segna 3 goal. E’ evidente che in quel ruolo può fare benissimo, ma Sacchi è rigido e si vede che non è contento di questo tripudio di Signori. Contro l’Irlanda a furor di popolo Sacchi schiera l’attacco Baggio-Signori. L’Italia va sotto e per Sacchi non ci sono dubbi, il colpevole è Signori. All’intervallo Sacchi mette dentro Massaro e “retrocede” Signori a centrocampo. L’Italia perderà quella partita anche grazie alla scelta di Arrigo Sacchi.

Contro la Norvegia Signori gioca esterno di centrocampo, Pagliuca si fa espellere, l’Italia resta in 10 Signori fa una partita mostruosa e regala anche l’assist per il gol vittoria.  Sacchi però non è contento e nei quarti e in semifinale lo mette in panchina. Per la finale Baggio non sta bene, e Signori potrebbe ritrovarsi finalmente non solo titolare ma anche in attacco ma Sacchi all’ultimi decide di rischiare Baggio. E’ la goccia che fa traboccare il vaso, Signori si arrabbia e litiga con Sacchi. Così l’allenatore decide di non farlo neanche entrare in finale. Un autogoal che ci costerà caro visto che Signori è un rigorista perfetto e in finale l’Italia perderà proprio ai rigori. 

Qualche giornale romano giustamente “condanna” Sacchi spiegando che la decisione di non mettere in attacco Signori è una scelta folle. Lo stesso Arrigo Sacchi anni dopo ammetterà che su Signori ha sbagliato. Anche Beppe Signori in una recente intervista ha detto che l’unica cosa della sua carriera che non rifarebbe è quel litigo ai Mondiali con Sacchi. Un peccato perché forse Beppe Gol ci avrebbe regalato un Mondiale ma non bisogna dimenticare che non mettere in attacco il 3 volte capocannoniere di Serie A è una scelta che ancora adesso si fa fatica ad accettare.



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Serie A, corsa Scudetto: Milan favorito, Roma sorpresa

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“Milan festeggia la vittoria contro il Napoli: rossoneri candidati al titolo in Serie A”

La Serie A entra nel vivo con una corsa Scudetto che si preannuncia tra le più avvincenti degli ultimi anni. Dopo l’ultima giornata, tre squadre si ritrovano in vetta alla classifica: Milan, Napoli e Roma. Il campionato, forse non spettacolare come la Premier League, offre però un equilibrio che mancava da tempo e regala colpi di scena a ogni turno.

Milan, la mano di Allegri e la solidità ritrovata

Il successo del Milan contro il Napoli rappresenta un segnale forte. Allegri ha dato alla squadra quella compattezza difensiva che era mancata nelle stagioni passate. Lo schema 3-5-2, più pragmatico che spettacolare, sta funzionando: i rossoneri subiscono poco e capitalizzano le occasioni create.

Il ritorno di Rafael Leao, anche se non ancora al meglio, aggiunge un’arma devastante per il gioco in ripartenza. A brillare è stato soprattutto Christian Pulisic, migliore in campo insieme a Mike Maignan, tornato protagonista con interventi decisivi.

Non è un Milan scintillante, ma concreto, molto simile al Napoli di Conte della scorsa stagione: niente coppe europee, massimo focus sul campionato e una striscia positiva che alimenta l’entusiasmo dei tifosi.

Napoli, una sconfitta che non deve preoccupare

La sconfitta di San Siro non ridimensiona il Napoli. Conte paga le troppe assenze: Rrahmani, Buongiorno, Lukaku e altri titolari fondamentali erano fuori causa. Nonostante questo, i partenopei hanno giocato alla pari per lunghi tratti.

Il problema maggiore resta la condizione fisica di alcuni elementi chiave come McTominay e Højlund, apparsi in ombra. L’impegno in Champions League potrebbe pesare sul lungo periodo, ma con il pieno recupero degli infortunati il Napoli resta, sulla carta, la rosa più completa della Serie A.

Roma, la sorpresa firmata Gasperini

La vera rivelazione è la Roma di Gian Piero Gasperini. Difesa granitica, grande cinismo e una capacità di soffrire che la rende avversario ostico per chiunque. I giallorossi hanno perso una sola partita (in casa contro il Torino), ma hanno dimostrato grande solidità difensiva: il miglior biglietto da visita per una squadra che vuole ambire in alto.

Il gol di Dovbyk contro il Verona potrebbe rappresentare la svolta in attacco. Nonostante qualche dubbio sull’investimento economico, l’attaccante ucraino può essere decisivo se rifornito di palloni giocabili.

Juventus, troppe ombre nella corsa Scudetto

La Juventus delude. Contro l’Atalanta è arrivato solo un pareggio, con una prestazione poco convincente. Il centrocampo bianconero appare privo di qualità nella costruzione e mancano alternative valide in attacco.

Leggi anche: Serie A, scoppia il caso stipendi arbitri: Mazzoleni denuncia ritardi nei pagamenti

La sensazione è che la Juve debba puntare più a confermare un posto in Champions League che a lottare realmente per lo Scudetto.

Conclusione: corsa aperta e incerta

Il Milan appare oggi la candidata più solida allo Scudetto, ma la stagione è lunga. Il Napoli resta la squadra più attrezzata, la Roma può essere la mina vagante e la Juventus deve ritrovare identità.

Una corsa a quattro che promette scintille e che riporta entusiasmo in un campionato spesso criticato, ma che quest’anno sta regalando grande equilibrio.



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Perchè Lotito deve vendere la Lazio

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Perchè Lotito deve vendere la Lazio

C’è secondo me un motivo chiaro che deve farvi capire perchè Lotito deve vendere la Lazio? Non deve vendere la Lazio perchè è della Roma o perchè, come dice qualcuno Lotito non vuole andare in Champions. No, Claudio Lotito ha un sogno chiaro: vincere con la Lazio, portare lo scudetto a Formello e magari regalare ai tifosi biancocelesti anche una storica Champions League. Ma vuole farlo a modo suo, senza investimenti esterni, senza mettere capitale fresco, puntando tutto sull’autosufficienza del club. Il problema, sempre più evidente, è che questo modello ha mostrato i suoi limiti: può garantire stabilità, ma non consente alla Lazio di andare oltre un certo livello.

Un mercato che racconta i limiti

L’estate appena trascorsa è stata l’ennesima dimostrazione. La Lazio, reduce dalla Champions League, aveva la grande occasione per rafforzare la rosa e puntare in alto. Eppure, alla fine, è stata la big di Serie A che ha speso di meno. I nomi accostati al club — da Greenwood a Berardi, fino a Zielinski o Chiesa — sono rimasti sogni di mezza estate. Non per cospirazioni o ostacoli esterni, ma semplicemente perché Lotito non ha le risorse per competere su certe cifre: cartellini da 30 milioni e ingaggi da 4–5 milioni netti restano fuori portata.

L’unica spesa significativa? I 15 milioni investiti per un giocatore del Verona, operazione che ha sollevato più di un dubbio, così come due anni fa gli 8 milioni per Cancellieri. Quando c’è da aiutare società amiche, il portafoglio si apre; quando si tratta di portare un top player che possa cambiare il volto della squadra, la Lazio si tira indietro.

Non è una questione di fede, ma di risorse

La riflessione è chiara: Lotito non è romanista, non vuole affossare la Lazio. Al contrario, il presidente sogna di vincere. Ma non ha le risorse economiche per farlo. La Roma, pur tra mille debiti, ha portato a casa acquisti come Dybala, Azmoun, Ndicka o Renato Sanches. Il Napoli, l’Inter e il Milan viaggiano su cifre irraggiungibili per la Lazio.

Il risultato è che i biancocelesti restano in seconda fascia: ogni anno tra il quinto e l’ottavo posto, con la speranza di agguantare la Champions solo se una o due big falliscono.

Marketing e sponsor: un treno perso

Il problema non è solo di tasca, ma anche di struttura e visione. La Lazio è ferma agli anni ’80 nella gestione societaria. Non c’è una strategia di marketing internazionale, il club non sfrutta l’appeal di giocatori come Kamada sul mercato asiatico, e da due anni manca un main sponsor di maglia. Binance è ormai un ricordo e non è stato sostituito.

Tutte queste mancanze si riflettono direttamente sul mercato: se i ricavi non crescono, non si può spendere di più. E così la Lazio resta ferma, mentre le altre corrono perchè al contrario aumentano i ricavi e quindi possono investire di più sul mercato.

Un progetto senza crescita

In oltre vent’anni la Lazio di Lotito ha garantito stabilità e qualche soddisfazione (Coppe Italia, Supercoppe, qualificazioni europee), ma il salto definitivo non è mai arrivato, la Lazio non ha mai lottato per lo Scudetto o raggiunto per più anni consecutivi la qualificazione in Champions League. Senza un cambio di passo, il futuro appare scritto: bilanci positivi ma squadra sempre dietro alle big, con un tetto insuperabile.

La domanda che divide i tifosi

Ecco perché tanti invocano la cessione. Non perché Lotito sia un “nemico della Lazio”, ma perché il suo modello ha raggiunto il massimo possibile. “Se vi va bene restare tra quinto e ottavo posto, allora teniamoci Lotito. Se volete sognare di più, serve un presidente capace di mettere più soldi e strutturare il club come una grande azienda internazionale”.

La riflessione è netta, e chiama in causa i tifosi: meglio la stabilità del metodo Lotito o il rischio del cambiamento per provare a crescere davvero?



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Sarri costretto al cambiamento: Lazio col 4-2-3-1 a Marassi

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Maurizio Sarri in conferenza stampa allo Stadio Olimpico prima della finale di Coppa Italia

Definire “strana” la stagione della Lazio 2025/26 sarebbe riduttivo. In soli quattro mesi i biancocelesti hanno vissuto una serie di prime volte storiche, spesso negative. Dalla sconfitta interna con il Lecce al derby perso, passando per un avvio di campionato con tre ko nelle prime quattro giornate — evento mai registrato sotto la gestione Lotito — fino al blocco totale del mercato estivo, senza nuovi acquisti.

Ora, alla vigilia della sfida con il Genoa, arriva un’altra novità assoluta: Maurizio Sarri abbandonerà il 4-3-3 per schierare la Lazio col 4-2-3-1, una scelta mai vista in oltre 100 partite del tecnico toscano sulla panchina biancoceleste.

Un ritorno al passato dopo dieci anni

Sarri non utilizzava il 4-2-3-1 dal 13 settembre 2015, quando alla guida del Napoli affrontò da ex l’Empoli in una partita terminata 2-2. Già dalla settimana successiva, proprio contro la Lazio, nacque ufficialmente il suo iconico 4-3-3 con un roboante 5-0.

Dieci anni dopo è ancora la Lazio a segnare un punto di svolta, ma questa volta non per una scelta ideologica: è l’emergenza a costringere Sarri a rinunciare al suo credo tattico.

Emergenza senza precedenti a centrocampo

Il centrocampo biancoceleste è letteralmente decimato. Vecino, clinicamente recuperato da un mese, è fuori dai convocati. Dele-Bashiru e Rovella non hanno retto un tempo intero nel derby. A complicare tutto ci sono state le ingenuità di Belahyane e soprattutto di Guendouzi, leader designato ma protagonista di un’espulsione pesante in un momento delicato.

Così, contro il Genoa, Sarri avrà a disposizione soltanto:

  • Cataldi regista unico e imprescindibile,
  • il reintegrato Basic, di nuovo in lista a scapito di Dele-Bashiru ,
  • e un Vecino ancora a mezzo servizio.

Un reparto ridotto all’osso, mai visto negli anni recenti, che costringe il tecnico a modificare radicalmente i suoi schemi.

Una rivoluzione obbligata

Il 4-2-3-1 nasce più dalla necessità che dalla convinzione: due mediani davanti alla difesa per coprire le lacune fisiche e tattiche, tre trequartisti a sostegno dell’unica punta. Una formula che Sarri non ama, ma che in questo momento rappresenta l’unica alternativa praticabile.

Il paradosso è che proprio il principio più forte del suo calcio — la fedeltà assoluta al 4-3-3 — viene messo da parte. Una rinuncia che pesa, ma che testimonia quanto la Lazio sia in difficoltà a livello numerico e qualitativo.

Lazio, momento cruciale della stagione

La trasferta di Marassi arriva in un momento chiave: i biancocelesti devono interrompere una striscia negativa e ritrovare fiducia. Per riuscirci serviranno compattezza e sacrificio, più che la fedeltà a un sistema di gioco.

Se la scommessa del 4-2-3-1 dovesse funzionare, Sarri potrebbe anche valutare di riproporlo in futuro, ma resta evidente come l’attuale rosa non sia costruita a sua immagine e somiglianza. Il blocco del mercato e gli infortuni hanno reso questa Lazio fragile e incompleta.



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Marušić verso la top 10 presenze con la Lazio

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Adam Marušić con la maglia della Lazio festeggia le 321 presenze, vicino alla top 10 della storia biancoceleste

Adam Marušić, classe 1992, si prepara a scrivere un’altra pagina significativa della storia della S.S. Lazio. Il terzino montenegrino, arrivato a Roma nel 2017 dall’Oostende, ha rappresentato negli anni una costante di affidabilità e duttilità, conquistando la fiducia dei vari allenatori che si sono susseguiti: da Simone Inzaghi a Maurizio Sarri, fino all’attuale guida del “Sarri bis”.

Un traguardo prestigioso

Nella sfida contro il Genoa, Marušić toccherà quota 321 presenze ufficiali in biancoceleste. Un traguardo che lo porta all’undicesimo posto nella classifica all time dei giocatori più presenti con la maglia della Lazio, a sole cinque lunghezze dal decimo posto occupato da Felipe Anderson (326 partite).

Entrare nella top 10 delle presenze significherebbe consolidare un legame ancora più forte con la tifoseria e con la storia del club, che da sempre celebra non solo i grandi campioni, ma anche i calciatori capaci di garantire continuità e spirito di sacrificio.

La carriera biancoceleste di Marušić

Marušić non è mai stato un calciatore appariscente, ma si è distinto per professionalità, dedizione e duttilità. Capace di giocare su entrambe le fasce, il montenegrino ha rappresentato un punto di riferimento per la Lazio, soprattutto nei momenti in cui la rosa necessitava di adattamenti tattici.

Il suo percorso testimonia come la Lazio abbia saputo valorizzare non solo i grandi talenti offensivi, ma anche i giocatori che incarnano il vero spirito di squadra.

Un simbolo di continuità

A differenza di tanti protagonisti di passaggio, Marušić è diventato sinonimo di affidabilità: un calciatore sempre pronto a mettere al servizio della squadra la sua corsa e il suo sacrificio. Non a caso, negli anni, ha collezionato minutaggi importanti in Serie A, in Coppa Italia e nelle competizioni europee.

Il suo nome inizia così a essere accostato a quello di altre bandiere biancocelesti, simboli di longevità e continuità, figure che hanno saputo scrivere pagine storiche del club capitolino.

L’eredità biancoceleste

Se manterrà questo ritmo, Marušić potrà non solo raggiungere Felipe Anderson, ma anche scalare ulteriormente la classifica. Diventare uno dei giocatori con più presenze nella storia della Lazio significherebbe entrare in una cerchia ristretta di simboli, celebrati dalla Curva Nord e tramandati tra i tifosi come esempio di dedizione alla maglia.

La sua avventura in biancoceleste dimostra che per diventare parte della storia non servono solo i gol o le giocate da fuoriclasse: a volte bastano costanza, sacrificio e fedeltà. E Marušić ne è la prova vivente.



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Castellanos: zero gol in trasferta con Sarri, un paradosso

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Taty Castellanos in azione con la maglia della Lazio, cerca il primo gol in trasferta con Sarri

Il dato che più sorprende i tifosi biancocelesti riguarda il rendimento di Taty Castellanos lontano dall’Olimpico sotto la guida di Maurizio Sarri. In 20 presenze complessive in trasferta, l’attaccante argentino non è mai riuscito a trovare la via del gol, un’anomalia che stride fortemente con il suo passato recente.

È una statistica che grida all’ironia: proprio fuori casa Castellanos ha firmato le sue due doppiette in Serie A, contro Frosinone e Como, dimostrando che ha il potenziale per rendersi pericoloso anche lontano da Roma.

Quando la casa è il suo regno

I numeri attuali lo confermano: in stagione, Castellanos ha segnato finora 1 gol, e tutti i suoi gol finora sono arrivati in casa (ovvero nessuno in trasferta).

Questo dato emerge chiaramente anche nei grafici statistici di rendimento: le sue prestazioni al San Siro, al Marassi o in altri stadi lontani da Roma risultano sterili dal punto di vista realizzativo. La sua “zona di comfort” sembra essere l’Olimpico.

Le possibili cause

Più ipotesi possono spiegare questo paradosso:

  1. Carico psicologico – giocare lontano da casa comporta pressione diversa, e forse Castellanos sente maggiormente questa differenza.
  2. Schemi tattici e incubazioni – con Sarri, la squadra può cambiare atteggiamento tattico in trasferta, penalizzando certe corse o movimenti dell’attaccante.
  3. Supporto minore – fuori casa, gli esterni o i centrocampisti possono avere più difficoltà a servire palloni utili, riducendo le occasioni per il bomber.
  4. Sfortuna e circostanze – palo, decisioni arbitrali, errori minimi: in alcuni casi basta poco per non ribaltare la statistica.

Il contrasto con le doppiette passate

Che sia un’anomalia lo conferma il suo recente storico. Le sue due uniche doppiette in Serie A sono arrivate proprio in trasferta, quando militava in altri club: contro Frosinone e Como. Quindi, tecnicamente, sa farlo. È come se Sarri non sia ancora riuscito a “sbloccarlo” fuori casa.

In un campionato così competitivo, un attaccante che rende solo in casa è un vincolo pesante per la squadra.

Implicazioni decisionali per Sarri

Se Castellanos non riesce a contribuire in trasferta, Sarri dovrà ragionare:

  • Deve cambiare il modo di servire la punta, magari con movimenti più larghi?
  • Deve alternarlo con un attaccante che ha maggiore peso fuori casa?
  • Deve abbassare le aspettative e adattare l’attacco quando si gioca lontano?

Il peso della statistica sulla stagione

In una stagione dove ogni punto conta, il fatto che Castellanos non segna mai fuori casa è un handicap che può pesare nei momenti decisivi. Se la Lazio vuole competere seriamente per le posizioni alte, non può avere un attaccante “monodirezionale”.

Se fosse un avversario, lo evidenzieremmo come debolezza da attaccare: “mettiamolo sotto pressione fuori casa, non lascialo respirare”. È un punto su cui gli avversari, e gli allenatori, possono lavorare.



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Sarri sorprende: Basic titolare contro il Genoa, fuori Dele-Bashiru

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Sarri si affida a Toma Basic: dopo Genoa e Torino, il croato può diventare l’arma tattica della Lazio anche da esterno sinistro.

La Lazio di Maurizio Sarri si prepara alla delicata trasferta di Genova contro il Genoa con alcune decisioni che faranno discutere. Il tecnico biancoceleste, infatti, ha scelto di reinserire Toma Basic nella lista dei convocati e di lanciarlo addirittura da titolare, mentre a sorpresa resterà fuori Fisayo Dele-Bashiru, frenato da un infortunio più lungo del previsto.

Il centrocampista croato, rimasto ai margini del progetto tecnico negli ultimi mesi, vede così riaprirsi uno spiraglio importante per rientrare nelle rotazioni. Una scelta che sa di fiducia da parte di Sarri, soprattutto in una fase in cui la Lazio ha bisogno di alternative valide a centrocampo.

Dele-Bashiru: infortunio più lungo e Coppa d’Africa

La grande sorpresa è però l’esclusione di Dele-Bashiru. Il centrocampista nigeriano, arrivato in estate con grandi aspettative, dovrà stare fermo ancora un mese a causa di un problema fisico. A questo si aggiunge un ulteriore ostacolo: a gennaio sarà impegnato con la Coppa d’Africa, il che costringerà la Lazio a fare a meno di lui per un periodo ancora più lungo.

La società avrebbe preferito un’altra soluzione: mantenere Dele-Bashiru nella lista e sacrificare Manuel Lazzari, che invece resta a disposizione. Una divergenza di vedute che testimonia come in casa Lazio le decisioni tecniche di Sarri pesino molto, anche quando non coincidono con le valutazioni dirigenziali.

Vecino ancora out: l’infermeria resta piena

Oltre a Dele-Bashiru, la Lazio dovrà fare i conti anche con l’assenza di Matías Vecino. L’uruguaiano non ha ancora recuperato dal problema muscolare che lo tiene fermo da settimane e salterà anche la sfida contro il Genoa. Il suo rientro appare incerto e Sarri dovrà ancora una volta fare affidamento su un centrocampo ridotto.

Con Basic che torna protagonista e Vecino ancora fermo ai box, la Lazio dovrà trovare nuove soluzioni per mantenere equilibrio e qualità in mezzo al campo. Una sfida non da poco, soprattutto contro un Genoa che in casa sa sempre rendere la vita difficile agli avversari.

Le scelte di Sarri tra tattica e necessità

La scelta di puntare su Basic rappresenta un compromesso tra necessità e strategia. Da una parte Sarri recupera un elemento che conosce bene e che, nonostante le difficoltà, può garantire fisicità e inserimenti. Dall’altra, l’esclusione di Dele-Bashiru priva la Lazio di un profilo giovane e dinamico, capace di dare alternative tattiche diverse.

Il tecnico toscano, da sempre molto legato al suo credo tattico, si affida ancora una volta ai giocatori che danno maggiori garanzie immediate, anche se il rischio è quello di limitare la crescita di elementi nuovi.

Prospettive e prossime sfide

La gara contro il Genoa sarà un banco di prova importante per capire se queste scelte pagheranno. La Lazio ha bisogno di continuità in campionato, dopo un avvio altalenante, e la gestione dell’organico in una stagione così fitta di impegni diventa fondamentale.

Il ritorno di Basic potrebbe rappresentare una carta vincente, ma il vero nodo resta l’infermeria: con Vecino e Dele-Bashiru out, Sarri dovrà spremere al massimo Milinković-Savic, Guendouzi e Cataldi. Il rischio è quello di arrivare a gennaio con un centrocampo già stremato.

Intanto, i tifosi si dividono: c’è chi accoglie con favore la scelta di dare fiducia a Basic e chi invece critica l’esclusione di Dele-Bashiru, visto come un investimento per il futuro.

Quel che è certo è che la Lazio non può più permettersi passi falsi: la trasferta di Genova dovrà dare risposte concrete, sia sul piano del gioco che su quello dei risultati.



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Biglietti Lazio-Torino: Tutte le Info per Assicurarsi il Posto all’Olimpico

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Un momento di gioco concitato tra Lazio e Atalanta allo Stadio Olimpico.

Aperta la vendita per la prossima gara casalinga di Serie A. Scopri come acquistare i biglietti, le tariffe agevolate e le modalità di accesso allo stadio.

ROMA – La Lazio torna a casa dopo la trasferta di Genova e si prepara ad affrontare il Torino nella prossima gara di campionato. La S.S. Lazio ha comunicato l’apertura della vendita dei biglietti per il match, in programma sabato 4 ottobre alle ore 15:00. Un’occasione da non perdere per sostenere la squadra all’Olimpico.


Come Acquistare i Biglietti

Sarà possibile acquistare i tagliandi in diverse modalità:

  • Online: Tramite il circuito Vivaticket, con una commissione di servizio del 3,80%.
  • Punti vendita Vivaticket: Presso tutti i punti autorizzati.
  • Lazio Style 1900: Per le tariffe agevolate (Invalidi al 100% e Disabili in carrozzella, entrambi con accompagnatori) e per gli omaggi Under 14.

Importante: I possessori di Fidelity Card Millenovecento o Eagle (non abbonati) possono richiedere che il titolo d’ingresso venga caricato elettronicamente sulla tessera, anche online.

Tariffe e Promozioni

  • Ridotto Under 16: Per i ragazzi nati dal 01/01/2009.
  • Omaggio Under 14: Per i nati dal 01/01/2011, accompagnati da un genitore (o parente entro il 4° grado) con biglietto a pagamento. L’operazione va effettuata esclusivamente presso i Lazio Style 1900 e, il giorno della gara, presso la biglietteria di Via Nigra.
  • Bambini 4 anni: I nati dal 01/01/2021 accedono gratuitamente senza biglietto, esibendo un documento d’identità o la tessera sanitaria.
SettoreInteroInvalidi civili al 100% e accompagnatoreRidotto Under 16Aquilotto Under 14 (*)
TR. D’ONORE CON HOSPITALITY300 €———
TR. D’ONORE LAT. DESTRA150 €———
TR. MONTE MARIO TOP 80 €55 €55 €OMAGGIO
TR. MONTE MARIO LAT.55 €35 €35 €OMAGGIO
TR. TEVERE GOLD80 €55 €55 €==
TR. TEVERE TOP75 €45 €45 €OMAGGIO
TR. TEVERE49 €30 €30 €==
TR. TEVERE PARTERRE CENTRALE43 €28 €28 €==
TR. TEVERE PARTERRE LAT.38 €25 €30 €==
TR. TEVERE NON DEAMB. IN CARROZZELLA5 €======
TR. TEVERE ACCOMPAGNO. NON DEAMB. IN CARR.30 €======
CURVA MAESTRELLI30 €18 €18 €==
DISTINTI SUD EST30 €18 €18 €==
DISTINTI SUD OVEST – OSPITI30 €======

Accesso e Regolamento Stadio

  • Punti di accesso: Specifici per ogni settore (Via dei Gladiatori, Piazza Lauro De Bosis, Viale delle Olimpiadi, Via Nigra-Stadio dei Marmi, Piazza Piero Dodi).
  • Documento d’identità: Obbligatorio per tutti, inclusi i minorenni, per il controllo all’ingresso. Le patenti di ultima generazione senza luogo di residenza non saranno considerate idonee alla vendita.
  • Acquisto massimo: Quattro biglietti per persona nella vendita libera. È possibile presentare copia del documento d’identità per gli altri tre.
  • Cambio nominativo: Possibile per biglietti e abbonamenti (questi ultimi solo per tariffa corrispondente), cliccando qui [inserisci il link fornito dalla Lazio]. Il cambio nominativo è sempre vietato per i biglietti del settore ospiti.
  • Striscioni non censiti: Obbligatorio presentare una richiesta entro 48 ore dall’evento a SLO@SSLAZIO.IT.


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