Home Blog Page 50

Con chi è gemellata la Lazio?

0
Con chi è gemellata la Lazio?

ROMA – Nel calcio non esistono soltanto rivalità accese e sfide eterne. Accanto alle battaglie sportive e alle contrapposizioni tra tifoserie, ci sono anche legami di amicizia e rispetto reciproco che si consolidano negli anni. La Lazio, con la sua lunga storia e la sua tifoseria passionale, è protagonista di numerosi rapporti di gemellaggio sia in Italia che all’estero, alcuni dei quali resistono da decenni.

Lazio-Inter: il gemellaggio storico

Il legame più noto e solido è certamente quello con l’Inter, nato negli anni ’80 e cresciuto di pari passo con le vicende delle due curve. Un rapporto fondato su rispetto, valori comuni e supporto reciproco, tanto che le tifoserie si sono sostenute in numerose occasioni, sia allo stadio che fuori. Un gemellaggio tra i più duraturi del calcio italiano.

Real Madrid: amicizia internazionale

Guardando oltre i confini, uno dei rapporti più prestigiosi è quello con il Real Madrid. La scintilla nacque nella stagione 2001, in occasione del doppio confronto di Champions League tra le due squadre. Successivamente, il legame si rafforzò con gli incontri del 2007-2008, fino a diventare una vera amicizia tra gli Irriducibili biancocelesti e gli Ultras Sur spagnoli. Non sono mancate presenze reciproche nelle rispettive curve, specialmente quando il Real affrontava la Roma in Champions League.

Verona e Triestina: legami italiani

Tra i rapporti più sentiti in Italia, oltre a quello con l’Inter, c’è l’amicizia con l’Hellas Verona. Una relazione basata principalmente su valori comuni delle tifoserie, che si è consolidata anche attraverso rivalità condivise, come quella con la Ternana. Non è raro vedere bandiere biancocelesti nelle curve scaligere e viceversa.

Altro gemellaggio storico è quello con la Triestina, nato negli anni ’80 durante il periodo in Serie B. Striscioni e cori a sostegno reciproco hanno alimentato un legame che resiste ancora oggi, spesso rinnovato durante i ritiri estivi della Lazio ad Auronzo, dove le due tifoserie hanno avuto modo di incontrarsi di nuovo.

West Ham e Chelsea: Londra divisa

Un rapporto particolare lega la Lazio al West Ham. Nato in maniera quasi spontanea da incontri personali tra tifosi, si è rafforzato grazie alla figura di Paolo Di Canio, idolo sia a Roma che a Londra. Questo legame ha però portato a un raffreddamento nei rapporti con il Chelsea, con cui i laziali avevano in passato un forte gemellaggio. In più di un derby londinese non sono mancate presenze biancocelesti nella curva degli Hammers, segno di un’amicizia sincera e sentita.

Espanyol e i legami spagnoli

Oltre al Real Madrid, i tifosi laziali hanno stretto un rapporto anche con l’Espanyol di Barcellona. In questo caso le motivazioni sono anche politiche, con una vicinanza ideologica che ha portato negli anni a presenze reciproche sugli spalti e alla condivisione di striscioni e cori, specialmente durante i derby catalani.

Simpatie e nuovi rapporti

Esistono anche amicizie meno strutturate ma comunque significative. Con il Chieti, ad esempio, c’è un rapporto di simpatia: il celebre coro “Non mollare mai”, diventato un inno della Curva Nord laziale, è stato ripreso proprio dai tifosi abruzzesi.

Altro esempio è l’Ascoli: negli anni ’80 la rivalità era accesa, ma col tempo i rapporti sono cambiati e oggi prevale un’amicizia, consolidata soprattutto a partire dal 2006.

L’amicizia con il CSKA Sofia

Infine, tra i gemellaggi internazionali spicca quello con il CSKA Sofia, nato nei primi anni 2000 e rafforzatosi con le sfide di Europa League del 2009. Da allora, le due tifoserie hanno mantenuto un rapporto costante, con presenze reciproche sugli spalti e sostegno simbolico nelle partite più sentite.

Conclusioni

La storia dei gemellaggi della Lazio dimostra come il calcio non sia soltanto rivalità. Dietro ogni bandiera e ogni coro c’è un intreccio di rapporti, amicizie e solidarietà che spesso vanno oltre il risultato del campo. Dall’Italia all’Europa, i tifosi biancocelesti hanno costruito una rete di legami che unisce piazze diverse, storie differenti e passioni comuni.

In un calcio che troppo spesso viene raccontato solo attraverso scontri e divisioni, i gemellaggi rappresentano l’altra faccia della medaglia: quella della condivisione e del rispetto reciproco.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Per chi tifa Maurizio Compagnoni? La verità sul telecronista di Sky

0
Per chi tifa Maurizio Compagnoni?

ROMA – Nel mondo del calcio, ogni voce porta con sé emozioni, ricordi e talvolta anche polemiche. Quella di Maurizio Compagnoni, telecronista storico di Sky Sport, è senza dubbio tra le più iconiche del panorama italiano. Da anni racconta con passione Serie A, Champions League e grandi eventi internazionali, accompagnando i tifosi con il suo stile inconfondibile. Ma, come accade spesso con i protagonisti della televisione sportiva, intorno a lui aleggia una domanda che incuriosisce molti appassionati: Per chi tifa Maurizio Compagnoni?

Per chi tifa Maurizio Compagnoni? I sospetti dei tifosi

Nel corso del tempo non sono mancate ipotesi e speculazioni. C’è chi lo ha accostato all’Inter, altri alla Juventus, qualcuno addirittura alla Roma. La ragione è semplice: nei momenti di grande entusiasmo o nelle espressioni più accese durante le telecronache, i tifosi tendono a intravedere un possibile “sbilanciamento” che diventa subito oggetto di discussione sui social. È una dinamica ben nota: il cronista che esulta di più a un gol o sottolinea un episodio a favore di una squadra viene immediatamente “etichettato”.

La verità sul suo tifo

In realtà, Compagnoni ha più volte chiarito la questione: il suo cuore batte per la San Benedettese, la squadra della sua città natale, San Benedetto del Tronto. Un tifo autentico, viscerale, che va oltre la ribalta delle grandi competizioni. Quando gli impegni professionali lo permettono, infatti, il giornalista non manca di presenziare alle partite della Samb, anche nei campionati minori, dimostrando un attaccamento che nulla ha a che fare con le luci della Serie A.

Una voce che ha fatto la storia

Compagnoni è entrato nel cuore dei tifosi italiani soprattutto per le telecronache legate alla Champions League. Indimenticabili i suoi racconti delle notti europee, tra gol allo scadere e imprese storiche, con un tono capace di trasmettere pathos senza mai tradire il dovere di equilibrio professionale. In Serie A ha seguito tutte le big, raccontando derby, scudetti e sfide che hanno segnato le ultime due decadi del calcio italiano.

Proprio questa capacità di calarsi con passione in ogni partita ha contribuito a generare i sospetti dei tifosi: per alcuni “tifa Inter”, per altri “è juventino”, ma la realtà è che la sua voce riesce a fondersi con l’intensità del momento, dando vita a un coinvolgimento che viene percepito in modi diversi a seconda della fede calcistica di chi ascolta.

Il legame con la Sambenedettese

La San Benedettese Calcio ha una storia particolare, fatta di cadute e rinascite. Fondata nel 1923, ha vissuto momenti di gloria tra Serie B e C, diventando il simbolo sportivo del territorio marchigiano. Per i sambenedettesi rappresenta molto più di una squadra: è un tratto identitario, un legame con le radici.

Compagnoni, cresciuto proprio in questa realtà, non ha mai nascosto il suo amore per la Samb. Un tifo puro, che ricorda a tutti che il calcio non è solo quello delle grandi metropoli e delle competizioni internazionali, ma anche quello delle piazze di provincia, delle curve affollate da pochi ma fedelissimi tifosi, delle domeniche pomeriggio vissute con passione anche lontano dai riflettori.

Un professionista al servizio del calcio

Il telecronista di Sky ha sempre difeso la sua professionalità, sottolineando come la sua voce debba essere al servizio del calcio e non del proprio tifo personale. È un equilibrio difficile, che però Compagnoni ha saputo mantenere in una carriera lunga e costellata di grandi partite. La sua credibilità deriva proprio da questa capacità di separare il cuore di tifoso dall’impegno lavorativo, senza mai trascurare la componente emotiva che rende il calcio lo sport più amato al mondo.

Conclusioni: oltre le big, l’amore per la propria città

La verità, dunque, è chiara: Maurizio Compagnoni non tifa per le big della Serie A, ma per la squadra che rappresenta le sue origini, la San Benedettese. Un amore calcistico che dimostra come, dietro una voce conosciuta in tutta Italia, ci sia un legame autentico con una realtà lontana dai riflettori.

E forse è proprio questo il segreto della sua narrazione: riuscire a raccontare con passione ed equilibrio le grandi notti del calcio internazionale, senza dimenticare che il pallone, nella sua essenza più pura, nasce nei campi di provincia, tra la gente comune e le squadre che rappresentano un’intera comunità.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Giudice Sportivo: Stangata Lazio, Guendouzi e Belahyane. Multa di 2.000 Euro al Club

0
Mattéo Guendouzi con espressione arrabbiata mentre riceve il premio di migliore in campo ai microfoni di DAZN.

Brutte Notizie per la Lazio dal Giudice Sportivo. Guendouzi squalificato per due giornate per insulti all’arbitro, Belahyane salterà un turno per fallo grave. Multa salata per il lancio di oggetti.

ROMA – Il derby, oltre alla sconfitta, porta un conto salato per la Lazio. Il Giudice Sportivo ha reso note le sentenze del quarto turno di Serie A e per i biancocelesti arrivano due squalifiche pesanti e una multa. Mattéo Guendouzi, espulso dopo il fischio finale del derby contro la Roma, dovrà saltare due giornate, mentre Reda Belahyane, sanzionato per fallo grave di gioco, sarà fermo per un turno.

Guendouzi Squalificato per Due Giornate, Belahyane per una

Il centrocampista francese, si legge nel comunicato, è stato squalificato per due giornate “per avere al termine della gara, rivolto espressioni insultanti al Direttore di gara”. Una sanzione che pesa tantissimo, specialmente in un momento in cui la squadra è alle prese con diversi infortuni a centrocampo.

Per quanto riguarda Belahyane, la squalifica è di una giornata, “per essersi reso responsabile di un fallo grave di giuoco”.

Multa di 2.000 Euro e Ammonizione per Gila

A queste sanzioni si aggiunge anche una multa di 2.000 euro ai danni della Lazio “per avere suoi sostenitori, nel corso della gara, lanciato piccoli oggetti cilindrici di plastica nel recinto di giuoco”. È stata inoltre confermata l’ammonizione ricevuta da Gila nel corso della partita contro la Roma, per il centrale spagnolo si tratta della prima in questo campionato.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Infortuni Lazio: Capua allarma su Rovella (“Pubalgia Maligna”), e Commenta Vecino “Teme Ricadute”

0
Una rappresentazione grafica della zona pubica in relazione allo sport, con un effetto visivo che suggerisce dolore o infiammazione.
Matias Vecino nasce a Canelones (Uruguay) il 24 agosto 1991. Centrocampista, cresce calcisticamente nel Central Espanol e nel 2011 si trasferisce al Nacional, dove vince il campionato e si guadagna la chiamata della Fiorentina, nel gennaio 2013. Un anno dopo è a Cagliari, poi va a Empoli. Nel 2015 torna a Firenze, prima di essere acquistato due anni dopo dall’Inter, con cui rimane cinque campionati e conquista scudetto, Coppa Italia e Supercoppa italiana. Nell’estate 2022 passa alla Lazio. Punto fermo dell’Uruguay, ha debuttato con la nazionale maggiore nel marzo 2016.

Il Dott. Pino Capua fa il punto sulla situazione infortunati in casa Lazio. Preoccupazione per la pubalgia di Rovella, e un commento sulla condizione mentale di Vecino.

ROMA – La lista infortunati della Lazio si allunga e preoccupa, specialmente a centrocampo. Il Dott. Pino Capua, intervenuto ai microfoni di Radiosei, ha fatto il punto sulle situazioni di Nicolò Rovella e Matias Vecino, entrambi alle prese con problemi fisici che stanno condizionando l’inizio di stagione.

Rovella e la “Pubalgia Maligna”: “Decisione Soggettiva” per l’Intervento

La situazione di Rovella è quella che desta maggiore preoccupazione.

“La pubalgia è una patologia maligna, viene e va a seconda delle situazioni posturali dell’atleta. I dolori provengono da una situazione che infiamma i muscoli addominali bassi, quelli che si mettono in moto quando si corre. Lui ha sofferto di pubalgia anche alla Juventus e nella sua prima parte di avventura alla Lazio.”

Capua ha poi aggiunto che la possibilità di un intervento per risolvere la situazione esiste, ma la decisione deve essere soggettiva.

“La possibilità di fare un piccolo intervento per modificare la situazione dei muscoli addominali bassi esiste. Si mette una piccola retina per proteggere quella parete. Zaccagni ha scelto di fare questo intervento, ma la decisione deve essere soggettiva del ragazzo”.

Vecino “Clinicamente Guarito, Ma Teme Ricadute”

Meno grave, ma comunque problematica, la situazione di Vecino.

“Clinicamente guarito ma non ancora pronto? In genere i problemi muscolari sono anche condizionati dallo stato mentale. È stato male, teme ricadute e per questo non si sente di sottoporsi allo sforzo della gara o dell’allenamento. L’atleta sa quello che deve fare, non mi sento di colpevolizzarlo”.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Genoa-Lazio: Dove Vedere la Partita in Diretta TV e Streaming

0
Muro di tifosi della SS Lazio nel settore ospiti durante una trasferta di Serie A

La Lazio cerca il riscatto contro il Genoa a Marassi. Tutti i dettagli su dove seguire il match di Serie A, in programma lunedì 29 settembre alle 20.45.

ROMA – La Lazio deve rialzarsi dopo la sconfitta nel derby e le difficoltà numeriche in mezzo al campo. Lunedì 29 settembre alle 20.45, la squadra di Maurizio Sarri affronterà il Genoa a Marassi, nella speranza di tornare alla vittoria e dare una svolta a questo inizio di stagione.


Dove Vedere Genoa-Lazio in Diretta TV e Streaming

La sfida tra Genoa e Lazio, in programma lunedì 29 settembre alle 20.45, sarà trasmessa in co-esclusiva sia su DAZN che su Sky.

  • DAZN: In streaming live e on demand tramite app o sito ufficiale (disponibile su Smart TV, PC, smartphone, tablet o console).
  • Sky: Sui canali dedicati.


Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Nuno Tavares, parla Fabiani, Caso chiuso

0
Nuno Tavares senza multa dopo il derby, ma Sarri potrebbe lasciarlo in panchina. L'intervento di Fabiani e il chiarimento con Zaccagni.

Fabiani Interviene sulla Polemica post-derby: “Non ci Sarà Nessuna Multa per un Errore Tecnico”. La Società Condanna l’Atteggiamento, Ma il Provvedimento Sarà Solo Tecnico.

ROMA – Un bisticcio in campo, un confronto nello spogliatoio e un finale che ha acceso le polemiche. Dopo il derby perso contro la Roma, l’atteggiamento di Nuno Tavares è stato condannato dalla squadra e dalla società. Ma, come riporta Il Messaggero, il direttore sportivo Angelo Fabiani è intervenuto per fare chiarezza sulla questione, escludendo sanzioni economiche.

Fabiani: “Nessuna Multa per un Errore Tecnico”

Fabiani ha voluto mettere un punto fermo sulla vicenda, escludendo l’ipotesi di una multa per il giocatore.

“Non è andato via dallo stadio. Alla fine era ovviamente arrabbiato e deluso, come tutti. Non ci sarà nessuna multa per un errore tecnico che può commettere chiunque in campo”.

La società dunque non ha intenzione di prendere alcun provvedimento disciplinare e quindi niente multa, ma un messaggio a Tavares potrebbe darlo Sarri lasciandolo in panchina lunedì a Genova. È immaginabile a questo punto anche un chiarimento tra Zaccagni, che è anche nelle vesti di capitano, e Tavares.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Conte e il Napoli: rosa da scudetto, ma basta con i piagnistei

0
Conte e il Napoli

ROMA – Antonio Conte è, senza dubbio, il miglior allenatore italiano in circolazione. Vincente ovunque sia andato, ha conquistato lo scudetto con la Juventus, con l’Inter e, più recentemente, con il Napoli, riportando entusiasmo in città e dimostrando ancora una volta di essere un tecnico capace di plasmare squadre vincenti.

Quando si parla di Serie A, Conte resta il numero uno: nessuno meglio di lui sa condurre un gruppo verso il tricolore. Diverso il discorso Champions League, competizione in cui le squadre italiane, al di là dei tecnici, partono spesso senza i favori del pronostico.

Napoli, rosa stellare e mercato clamoroso

Ed è proprio qui che nasce la polemica: Conte continua a lamentarsi. Eppure, questa estate il Napoli ha investito 150 milioni di euro, cifra irraggiungibile per qualsiasi altra società italiana. Sono arrivati giocatori di livello assoluto: De Bruyne a parametro zero, Modric come leader d’esperienza, Lucca come riserva di lusso, Eund reduce dall’Atalanta, Milinković-Savić tra i pali, oltre a Lang, Elmas e un difensore di primo piano dal Bologna.

Un mercato che, se fosse stato fatto da altri club, avrebbe scatenato festeggiamenti. Invece Conte insiste nel minimizzare, sostenendo che “i grandi giocatori costano 50-70 milioni” e che il suo Napoli non è così attrezzato.

I fatti dicono il contrario

La realtà è che il Napoli oggi ha la rosa più forte della Serie A. Conte non può nascondersi: con Di Lorenzo, McTominay, Osimhen e i nuovi innesti, gli azzurri hanno un organico superiore a Inter, Juventus e Milan.

Ecco perché i continui “piagnistei” appaiono fuori luogo e, per molti tifosi, persino fastidiosi. Conte è un vincente, ma dovrebbe assumersi la responsabilità di guidare la squadra migliore d’Italia senza cercare alibi.

Conclusione

Conte rimane un grandissimo allenatore, probabilmente il migliore per il campionato italiano. Ma i numeri e il mercato parlano chiaro: il Napoli è la squadra da battere. Se arriverà lo scudetto, sarà il risultato naturale di una rosa costruita per vincere. Se invece dovesse sfuggire, allora le colpe ricadranno inevitabilmente anche sul tecnico.

Ora basta lamentele: il Napoli ha tutto per dominare la Serie A, e tocca a Conte tirare fuori il meglio dai suoi campioni



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio in emergenza a centrocampo: Sarri studia un cambio modulo per il Genoa

0
Mario Gila in chiusura su un avversario con la maglia della Lazio

Maurizio Sarri affronta la vigilia della trasferta di lunedì contro il Genoa con la peggior emergenza di centrocampo della sua gestione biancoceleste. Al momento, l’unico centrocampista di ruolo pienamente a disposizione è Danilo Cataldi. Una situazione che costringe il tecnico a scelte drastiche e a soluzioni fuori dagli schemi per schierare una formazione competitiva.

Emergenza totale: il bollettino

L’elenco degli indisponibili è lungo e pesante. Guendouzi e Belahyane sono squalificati, Dele-Bashiru oggi si sottoporrà ad accertamenti per un probabile stiramento, Rovella è davanti al bivio tra operazione e terapia conservativa che comunque lo terrebbe fuori per settimane. A ciò si aggiunge Vecino, tornato in gruppo ma senza minuti ufficiali da agosto.

In questo scenario, il reintegro di Toma Bašić non è più un’opzione ma una necessità. Eppure potrebbe non bastare, vista la profondità dell’emergenza.

Verso il 4-4-2

Come riportato dal Corriere dello Sport, Sarri starebbe pensando di accantonare il suo tradizionale 4-3-3 per un più prudente 4-4-2, che in fase offensiva potrebbe trasformarsi in un 4-4-1-1, con Pedro a supporto di Castellanos.

Il grande rebus resta però la mediana. Chi affiancherà Cataldi? Vecino non ha ritmo partita, Patric è fermo da sei mesi, e l’esperimento Mario Gila in quel ruolo non ha convinto. L’opzione più logica resta dunque proprio Bašić, che ai tempi del Bordeaux era abituato a giocare in un centrocampo a due.

Soluzioni d’emergenza e nuove idee

Il problema, tuttavia, non riguarda solo la sfida di Marassi. L’emergenza rischia di protrarsi a lungo, costringendo Sarri a soluzioni più radicali. Una delle idee che circolano a Formello è quella di trasformare Nuno Tavares in un interno sinistro. Un’intuizione che, con le dovute proporzioni, ricorda la scelta di Edy Reja quando adattò Senad Lulić a centrocampista, intuizione che si rivelò fondamentale per la Lazio di quegli anni.

Sperimentazioni che, al momento, sembrano l’unico modo per affrontare una situazione senza precedenti nella gestione Sarri.

Contesto e prospettive

La Lazio arriva a questa sfida in un momento già delicato. Dopo un’estate segnata dal blocco del mercato e dai limiti nelle rotazioni, l’emergenza in mediana rischia di pesare in maniera determinante sul cammino in Serie A e sull’approccio alle prossime delicate partite che incombono.

La sfida di lunedì con il Genoa diventa quindi non solo una partita importante per la classifica, ma anche un banco di prova per la capacità di Sarri di reinventarsi. Con un reparto decimato, la Lazio dovrà affidarsi alla compattezza del gruppo, alla duttilità di alcuni giocatori e a soluzioni creative per non perdere terreno.

Conclusione

L’emergenza a centrocampo segna uno spartiacque nella stagione biancoceleste. Senza innesti dall’esterno, Sarri dovrà fare di necessità virtù, come già accaduto in passato con tecnici che hanno saputo reinventare uomini e moduli in momenti critici. La speranza è che da una difficoltà nasca un’opportunità, e che l’unità del gruppo biancoceleste possa trasformare l’ennesimo ostacolo in una nuova forza,



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Biglietti Genoa-Lazio: info, prezzi e limitazioni per la trasferta al Ferraris

0
Muro di tifosi della SS Lazio nel settore ospiti durante una trasferta di Serie A

La Lazio si prepara alla delicata sfida di Serie A contro il Genoa, in programma lunedì 29 settembre alle ore 20:45 allo stadio Luigi Ferraris di Genova. Un match importante per la classifica dei biancocelesti, che arriva dopo settimane intense e che vedrà il supporto del popolo laziale anche in trasferta.

La società ha infatti comunicato l’apertura della vendita dei tagliandi per il settore ospiti, con modalità e limitazioni precise stabilite dalle autorità competenti.


🎟 Prezzi e modalità di acquisto

I biglietti per assistere alla gara sono disponibili al prezzo unico di 40 euro.

Le modalità di acquisto prevedono due canali principali:

  • Online, tramite il circuito ufficiale Vivaticket.
  • Punti vendita fisici Vivaticket sparsi sul territorio nazionale.

Un sistema pensato per agevolare i tifosi che desiderano seguire la squadra anche lontano dall’Olimpico, ma che comporta alcune restrizioni specifiche.


⚠️ Limitazioni e obbligo fidelity card

Secondo le disposizioni delle autorità di pubblica sicurezza, i residenti nella regione Lazio potranno acquistare esclusivamente biglietti per il settore ospiti. Inoltre, l’acquisto sarà vincolato al possesso della fidelity card “Millenovecento”, già necessaria per molte trasferte.

Questa misura rientra nelle consuete politiche di ordine pubblico volte a garantire la sicurezza sugli spalti, soprattutto in una sfida che, storicamente, ha sempre acceso la passione delle due tifoserie.


🔵 Una sfida dal sapore speciale

Genoa-Lazio non è mai una partita come le altre. I precedenti al Ferraris raccontano di battaglie intense, gol spettacolari e ribaltoni emozionanti. Dalla doppietta di Hernanes nel 2010 al gol di Felipe Caicedo nel recupero del 2019, la trasferta in Liguria ha spesso regalato ricordi contrastanti ai tifosi biancocelesti.

Il match di quest’anno si preannuncia fondamentale: il Genoa cerca punti per la salvezza, mentre la Lazio deve confermarsi nella corsa alle posizioni europee. Il sostegno del settore ospiti, tradizionalmente caldo e compatto, potrebbe fare la differenza.


📅 Agenda e prospettive

La partita del 29 settembre cade in un momento cruciale della stagione, con la Lazio attesa da un ciclo di gare importanti in campionato e nelle coppe. Portare a casa un risultato positivo dal Ferraris significherebbe non solo muovere la classifica, ma anche affrontare con più fiducia le sfide successive.

Dal canto suo, il tecnico biancoceleste punterà sulla spinta dei propri tifosi, che anche in questa occasione non faranno mancare la loro voce. Il “dodicesimo uomo” al Ferraris sarà chiamato a sostenere la squadra in una sfida che si annuncia combattuta dal primo all’ultimo minuto.


✅ Conclusioni

La Lazio ha aperto la vendita dei biglietti per Genoa-Lazio: 40 euro il costo del tagliando, acquistabile online e nei punti Vivaticket, ma con vincoli chiari per i tifosi laziali. Solo il settore ospiti sarà accessibile ai residenti del Lazio, con obbligo di fidelity card.

Una trasferta non semplice dal punto di vista logistico e regolamentare, ma che potrebbe trasformarsi nell’ennesima prova di fedeltà del popolo biancoceleste. Perché, ancora una volta, la Lazio potrà contare sul sostegno della sua gente anche lontano dall’Olimpico.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lotito punta a sponsor e plusvalenze per rilanciare il club

0
Claudio Lotito durante una conferenza stampa della Lazio, al centro delle polemiche sul bilancio 2025 e sul suo stipendio da 1,1 milioni.

La Lazio ha approvato il bilancio consolidato al 30 giugno 2025, e i numeri non lasciano spazio a interpretazioni: il rosso tocca quota 49,74 milioni di euro, con un indebitamento finanziario netto negativo pari a 66,30 milioni. Un campanello d’allarme che riaccende il dibattito sulla solidità economica del club e sul futuro della gestione targata Claudio Lotito.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, la società biancoceleste guarda comunque al medio termine con una certa fiducia. Nella voce “evoluzione”, Lotito ha infatti indicato i punti chiave per riportare la Lazio in equilibrio economico-finanziario: plusvalenze da mercato, ritorno nelle competizioni internazionali, nuovi contratti di sponsorizzazione e valorizzazione degli asset aziendali. Una strategia che, nelle intenzioni del patron, dovrebbe consentire di invertire rapidamente la rotta.

📊 Un rosso che pesa sulla programmazione

Il bilancio 2025 rappresenta un passo indietro dopo anni di equilibrio, spesso vantato da Lotito come tratto distintivo della sua gestione. La mancata qualificazione in Champions League, che aveva garantito ricavi fondamentali nella stagione precedente, ha inciso pesantemente. Gli introiti da diritti TV e botteghino non sono bastati a compensare i costi della rosa, mentre la voce “costo del lavoro allargato” resta il principale vincolo da rispettare per non incorrere in nuove limitazioni sul mercato.

✈️ Sponsor cercasi: trattativa con una compagnia aerea

Archiviata la pista legata a una tech company, Lotito lavora da settimane a un accordo con una compagnia aerea per il ruolo di main sponsor. Una mossa cruciale, considerando che da due anni la Lazio è priva di un partner principale stabile sulla maglia. Una lacuna che ha pesato non solo in termini economici, ma anche d’immagine, soprattutto dopo la qualificazione in Champions League 2023/24 vissuta senza un brand internazionale a supporto.

Il presidente studia inoltre modalità per sbloccare i crediti pregressi e alleggerire la voce del “costo del lavoro allargato”, l’ultimo parametro che blocca la piena operatività del club. L’obiettivo è arrivare al mercato invernale senza vincoli, per consentire alla dirigenza di rinforzare la rosa in base alle richieste del tecnico e alle esigenze di classifica.

⚽ Plusvalenze e ritorno in Europa

Un altro cardine della strategia biancoceleste resta il trading dei diritti alle prestazioni sportive: in altre parole, la possibilità di generare plusvalenze attraverso la cessione di giocatori di primo piano. Una prassi che negli ultimi anni ha riguardato campioni come Milinković-Savić, e che rischia di ripresentarsi se la società non riuscirà ad ampliare le fonti di ricavo.

Al tempo stesso, il ritorno nelle competizioni europee, in particolare la Champions League, viene visto come fondamentale per riequilibrare i conti. Gli introiti UEFA, uniti al maggiore appeal sugli sponsor, restano la via più immediata per riportare ossigeno nelle casse biancocelesti.

📉 Un modello da ripensare

Il bilancio approvato mette ancora una volta in luce la fragilità di un modello economico fortemente dipendente dai risultati sportivi. L’assenza di uno stadio di proprietà, il ritardo nel marketing e la difficoltà nel costruire una rete commerciale internazionale continuano a limitare la Lazio rispetto ai principali competitor italiani ed europei.

Mentre club come Atalanta e Fiorentina hanno diversificato le entrate e investito in strutture e marketing, la Lazio si trova costretta a inseguire con margini di manovra ridotti. Il rischio è quello di restare in un limbo: troppo solida per rischiare il tracollo, ma troppo fragile per competere stabilmente ai vertici.

🔮 Le prospettive

La prossima finestra di mercato invernale e la stagione in corso rappresentano un crocevia decisivo. Senza un main sponsor e senza qualificazioni europee, il rischio di dover sacrificare un big per generare plusvalenze diventerà altissimo. Al contrario, un ritorno immediato nelle coppe potrebbe garantire ossigeno e tempo per consolidare i conti.

La Lazio ha una tradizione gloriosa e una tifoseria che merita ambizioni più alte. Ma i numeri del bilancio 2025 sono un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Lotito promette un ritorno all’equilibrio: starà al campo e alle scelte strategiche dimostrare se questa promessa potrà trasformarsi in realtà.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Perché la Juventus è chiamata “Vecchia Signora”? Storia, curiosità e origini di un soprannome unico

0
Perché la Juventus è chiamata “Vecchia Signora”?

La Juventus è la squadra con più tifosi in Italia e una delle società calcistiche più conosciute al mondo. Ti sei mai chiesto Perché la Juventus è chiamata “Vecchia Signora”? Nel corso della sua lunga storia, iniziata a Torino nel lontano 1897, la Juve ha collezionato successi, record e, inevitabilmente, anche soprannomi. I più celebri sono “i bianconeri”, per i colori sociali, “le zebre”, per le strisce verticali bianconere introdotte nel 1903, e infine “la Vecchia Signora”, senza dubbio il più curioso e famoso di tutti.

Se i primi due soprannomi sono di facile comprensione, perché derivano immediatamente dall’aspetto della maglia e dai colori, l’appellativo “Vecchia Signora” è molto meno intuitivo e ha origini che nel corso degli anni sono state spiegate e reinterpretate in modi diversi. In questo articolo analizzeremo non solo la nascita del soprannome, ma anche come il suo significato sia cambiato nel tempo, fino a diventare un termine di affetto e rispetto da parte dei tifosi juventini.

Le origini della Juventus e il contrasto con il nome “gioventù”

La Juventus nasce ufficialmente il 1° novembre 1897, fondata da un gruppo di studenti del liceo classico Massimo d’Azeglio di Torino. Non ci sono ancora gli Agnelli, né grandi imprenditori: il club viene creato da ragazzi che avevano poco più di vent’anni e tanta passione per il calcio, uno sport che stava muovendo i primi passi in Italia.

Il nome scelto, “Sport Club Juventus”, non è casuale. Deriva dal latino e significa “gioventù”, un termine che rappresentava perfettamente lo spirito del club appena nato: fresco, giovane, dinamico.

Due anni più tardi, nel 1899, la società cambia denominazione in “Foot-Ball Club Juventus”, e già nel 1905 arriva il primo grande trionfo con la conquista del primo Scudetto. Da lì in poi i bianconeri diventano una delle realtà più forti del calcio italiano, attirandosi però anche l’antipatia delle rivali, che non vedevano di buon occhio una squadra vincente e in crescita così rapida.

È proprio in questo contesto che inizia a circolare per la prima volta il soprannome “Vecchia Signora”.

Perché la Juventus è chiamata “Vecchia Signora”? Dalla presa in giro al soprannome affettuoso

Secondo le ricostruzioni storiche più accreditate, il termine “Vecchia Signora” nasce come una presa in giro da parte delle tifoserie avversarie. La logica era semplice: il club che si chiama “gioventù” in realtà non è giovane, bensì una vecchia signora. Un rovesciamento ironico che puntava a colpire proprio l’orgoglio di un club che aveva scelto un nome legato alla giovinezza.

Agli inizi del Novecento, in un’Italia ancora lontana dal calcio moderno, un soprannome del genere poteva sembrare un insulto. E per diversi anni fu percepito così, soprattutto perché la Juventus iniziava a vincere con continuità e quindi diventava il bersaglio privilegiato degli sfottò avversari.

Col tempo, però, succede qualcosa di particolare: quello che era nato come uno scherno comincia a trasformarsi in un termine di rispetto e affetto, e perfino i tifosi juventini lo adottano con orgoglio. È un meccanismo che nel calcio si è ripetuto più volte: ciò che inizialmente viene usato contro una squadra o una tifoseria diventa, con il passare degli anni, parte integrante dell’identità.

L’interpretazione degli anni Trenta

Un’altra spiegazione, meno ironica e più legata al campo, collega il soprannome agli anni Trenta, il periodo d’oro della Juventus.

In quel decennio la squadra torinese conquista cinque scudetti consecutivi dal 1930 al 1935, entrando di diritto nella leggenda del calcio italiano. Quella Juve era composta da tanti giocatori di grande esperienza, con un’età media più alta rispetto ad altre squadre dell’epoca. Alcuni osservatori sottolinearono che la rosa fosse “vecchia”, nel senso di composta da atleti maturi e non più giovanissimi.

Secondo questa versione, la “Vecchia Signora” sarebbe quindi un soprannome nato non tanto per scherno, ma per descrivere la natura della squadra: esperta, saggia, solida. E infatti furono proprio quei calciatori esperti a regalare uno dei cicli più vincenti della storia juventina.

Non mancarono, tuttavia, anche le critiche: alcuni sostenevano che i veterani del gruppo fossero restii ad accogliere i più giovani e che esistesse una forma di “nonnismo” nello spogliatoio. Ma la verità è che quell’insieme di esperienza e talento fu il segreto del successo bianconero.

Una signora rispettata in Italia e nel mondo

Con il passare dei decenni, il soprannome smette di avere qualsiasi connotazione negativa e diventa anzi un titolo di rispetto e nobiltà.

Parlare della Juventus come “Vecchia Signora” significa riconoscere la sua storia ultracentenaria, il suo ruolo centrale nel calcio italiano e la sua capacità di resistere nel tempo. È un modo per sottolineare che, pur essendo nata da ragazzi del liceo torinese, oggi la Juve è diventata un’istituzione, quasi una signora anziana e rispettabile del nostro calcio.

Non è un caso che la Juventus sia spesso associata a un’immagine elegante, raffinata, quasi aristocratica. E questo si lega perfettamente al soprannome: non una vecchia qualsiasi, ma una signora, quindi una figura nobile, autorevole, che incute rispetto.

Juventus e gli altri soprannomi

La Juve, come detto, ha anche altri soprannomi. Oltre a “Vecchia Signora” troviamo:

  • I bianconeri: il più diretto, che deriva dai colori della maglia, adottati nel 1903. Prima, infatti, la Juventus giocava in rosa.
  • Le zebre: nato in modo spontaneo osservando le divise a strisce verticali bianche e nere, che ricordano il manto dell’animale africano.
  • La fidanzata d’Italia: altro soprannome storico, che mette in evidenza la popolarità della Juventus su tutto il territorio nazionale, molto più estesa rispetto ad altre squadre legate in maniera più forte alla dimensione cittadina o regionale.

Ma nessuno di questi ha lo stesso impatto, lo stesso fascino e la stessa risonanza della “Vecchia Signora”.

Una tradizione che continua

Oggi il soprannome è talmente radicato che spesso i giornali sportivi lo utilizzano nei titoli senza neppure dover specificare che si parla della Juventus. È diventato sinonimo della società torinese, un marchio riconoscibile ovunque nel mondo.

La “Vecchia Signora” è anche un esempio di come il linguaggio del calcio si evolva, si trasformi, e finisca per entrare nella cultura popolare. Quello che era nato come uno scherzo è diventato una parte inscindibile dell’identità del club.

E i tifosi juventini, in Italia e nel mondo, lo hanno fatto proprio. Per loro la Juventus è davvero una signora: rispettata, amata, a volte criticata, ma sempre al centro della scena.

Conclusione

Il soprannome “Vecchia Signora” è uno dei più affascinanti del calcio mondiale perché racconta più di un secolo di storia e di trasformazioni. Nato come scherno, si è trasformato in un titolo nobile, adottato dagli stessi tifosi juventini per sottolineare il prestigio e la tradizione della loro squadra.

Che sia per la contrapposizione con il nome “Juventus”, per l’età media della squadra negli anni Trenta o per il rispetto dovuto a un club storico, la verità è che oggi parlare di “Vecchia Signora” significa evocare immediatamente la Juventus.

Un club che, a più di 125 anni dalla sua fondazione, continua a essere protagonista del calcio italiano e internazionale, con milioni di tifosi pronti a sostenerla in ogni parte del mondo.

La Juventus è gioventù, è esperienza, è storia. Ed è soprattutto, da oltre un secolo, la Vecchia Signora del calcio italiano.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, i limiti strutturali della gestione Lotito: perché il club non riesce a fare il salto di qualità

0
Lazio, i limiti strutturali della gestione Lotito

ROMA – Claudio Lotito è l’uomo che ha salvato la Lazio dal fallimento. Quando nel giugno del 2004 rilevò il club, i biancocelesti erano sommersi dai debiti e a rischio crollo. In vent’anni di presidenza, Lotito ha garantito stabilità economica e una costanza di risultati che hanno riportato la Lazio a competere stabilmente per l’Europa. Tuttavia, mai come negli ultimi anni emerge con chiarezza un dato: la Lazio è rimasta un’outsider della Serie A, capace di insidiare le big ma mai di presentarsi da vera favorita per lo scudetto o per un posto fisso in Champions League.

Il motivo? Accanto ai meriti del presidente ci sono limiti cronici che, a lungo termine, hanno frenato l’evoluzione del club.

Dal salvataggio al presente: il “modello Lotito”

Lotito, appena arrivato, adottò una strategia ferrea: taglio netto delle spese, riduzione drastica dei costi e risanamento del bilancio. Una scelta obbligata che permise alla Lazio di sopravvivere e, in pochi anni, di tornare in equilibrio finanziario.

Questa politica ha garantito solidità economica – un elemento non scontato nel panorama calcistico italiano – ma ha finito col trasformarsi in un limite strutturale. Il calcio moderno, infatti, è ormai un’industria paragonabile a una multinazionale: servono competenze, strutture e figure dirigenziali in grado di gestire ogni settore. E la Lazio, su questo, è rimasta indietro.

Il nodo dirigenziale: troppo poco per un grande club

Un esempio lampante è il calciomercato. Per anni, l’unico uomo a occuparsene è stato Igli Tare, costretto a gestire contemporaneamente trattative in entrata, uscite, rinnovi e sistemazione dei giovani della Primavera.

Il risultato? Molti talenti si sono persi, numerosi esuberi sono rimasti in rosa senza mercato e spesso le campagne acquisti si sono rivelate incomplete o tardive. In altre società – basti guardare la Juventus nell’epoca degli scudetti consecutivi – c’era una struttura ben più ampia: da Beppe Marotta a Paratici, fino a dirigenti dedicati esclusivamente alla gestione dei prestiti o al settore giovanile.

Alla Lazio, invece, tutto è stato per troppo tempo centralizzato su una sola figura, con conseguenze inevitabili sulla qualità del lavoro.

Marketing e ricavi: il grande ritardo

Un altro settore in cui la Lazio paga dazio è quello del marketing. Le entrate commerciali del club sono tra le più basse della Serie A, addirittura inferiori a quelle di società come la Fiorentina.

Il confronto con i grandi club europei – ma anche con rivali cittadini come la Roma – è impietoso. La campagna abbonamenti dei giallorossi, ad esempio, viene lanciata mesi prima di quella biancoceleste: un dettaglio che rivela la maggiore organizzazione del reparto marketing.

Lotito ha sempre privilegiato la riduzione dei costi, ma in questo modo ha finito per limitare la crescita delle entrate. Mentre le big italiane ed europee investono per aumentare sponsorizzazioni e merchandising, la Lazio resta con strutture ridotte, che faticano a stare al passo.

Una gestione “familiare” in un calcio globale

La Lazio, più che una grande azienda calcistica, continua a sembrare una società a conduzione familiare. Lotito gestisce in prima persona ogni aspetto, con la moglie che si occupa di Formello e il figlio Michele impegnato nel settore giovanile.

Un modello che può funzionare per una realtà medio-piccola, ma che non consente a un club con la storia e l’ambizione della Lazio di crescere ai livelli delle big.

Effetti sul campo

Le conseguenze di questa impostazione si vedono in campo:

  • Mercati incompleti o tardivi, che lasciano gli allenatori senza alternative valide;
  • panchine corte, che non reggono il doppio impegno tra campionato ed Europa;
  • talenti sprecati, persi tra Primavera e prestiti mal gestiti;
  • squadra da outsider, capace di exploit ma raramente costruita per puntare in alto con continuità.

Il risultato è una Lazio solida, competitiva a tratti, ma incapace di spiccare il volo e di inserirsi stabilmente nell’élite italiana ed europea.

Conclusioni: quale futuro per la Lazio?

Il merito di Lotito nel salvare la Lazio dal baratro del 2004 è innegabile e resterà per sempre un punto fermo della sua presidenza. Ma per compiere il definitivo salto di qualità serve un cambio di mentalità.

Non basta guardare al bilancio: il calcio moderno richiede strutture, professionalità diffuse e investimenti mirati. Solo così la Lazio potrà smettere di essere una nobile outsider e provare a diventare protagonista.

Il popolo biancoceleste sogna una società finalmente in grado di competere ad armi pari con le big del calcio italiano. La domanda resta aperta: Lotito sarà disposto a cambiare il suo modello gestionale o la Lazio resterà, ancora una volta, a metà del guado?



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Bilancio Lazio, il bilancio 2025 certifica la crisi: perdite, patrimonio netto negativo e vincoli Covisoc

0
Una foto di Claudio Lotito, presidente della Lazio, con un'espressione decisa o arrabbiata, mentre parla ai giornalisti.

Il 30 giugno 2025 ha segnato uno spartiacque nei conti della S.S. Lazio. Il Bilancio Lazio approvato dal club racconta una realtà economico-finanziaria ben diversa da quella celebrata appena dodici mesi prima. Se al 2024 i numeri parlavano di un esercizio in forte utile, sostenuto dalla partecipazione alla Champions League e da importanti plusvalenze, i conti 2025 mostrano invece una società in rosso, con indebitamento in crescita e vincoli federali stringenti.

Calo dei ricavi: Bilancio Lazio pesa l’assenza dalla Champions

Il dato più evidente riguarda i ricavi operativi, scesi a 143,5 milioni di euro contro i 193,2 dell’anno precedente. Una contrazione del 26% che ha come principale causa la mancata partecipazione alla Champions League: il passaggio all’Europa League ha comportato introiti televisivi e premi nettamente inferiori.

I diritti TV e i proventi UEFA rimangono la voce centrale, ma con un peso molto più leggero rispetto al 2024. Anche le entrate commerciali continuano a rappresentare un punto debole: la Lazio non ha ancora uno sponsor principale di maglia, elemento che incide negativamente sulla capacità di generare ricavi strutturali e indipendenti dai risultati sportivi.

Costi in discesa, ma non abbastanza

lazio ottavi di champions

Sul fronte dei costi, il club ha ridotto la spesa complessiva da 192,1 a 173,6 milioni di euro (–10%). Il principale risparmio riguarda il costo del personale, sceso da 116,6 a 98,2 milioni. Una scelta che riflette il ridimensionamento tecnico avvenuto dopo la cessione di pezzi pregiati come Luis Alberto e Ciro Immobile.

Nonostante i tagli, le uscite restano superiori alle entrate. Il risultato operativo è in rosso e il bilancio chiude con una perdita netta di 17,2 milioni di euro, a fronte dell’utile di 38,5 milioni registrato nel 2024.

Patrimonio netto negativo e debiti in crescita

Un campanello d’allarme forte riguarda il patrimonio netto, tornato in negativo a –16,8 milioni. Questo significa che le passività superano le attività, situazione che indebolisce la solidità patrimoniale del club.

L’indebitamento finanziario netto è cresciuto da 38,1 a 66,3 milioni di euro, con un incremento del 74%. Nel complesso i debiti ammontano a 228,2 milioni (182,9 se si escludono i debiti tributari rateizzati). Si tratta di numeri significativi, soprattutto per una società che non può contare su un fatturato stabile e diversificato come le big europee.

Plusvalenze in forte calo

Un’altra voce che ha inciso negativamente è quella delle plusvalenze da calciomercato, passate dai 40,9 milioni del 2024 agli 11,1 del 2025. La cessione di Luis Alberto ha generato un margine di 8,3 milioni, ma non sono arrivate operazioni di rilievo in grado di riequilibrare i conti.

Una foto di Nicolò Rovella, sorridente, durante un'intervista con un microfono di Sky Sport in mano.
ROME, ITALY – SEPTEMBER 18: Nicolò Rovella of SS Lazio during a training session, ahead of their UEFA Champions League group stage match against Atletico Madrid, at Formello sports centre on September 18, 2023 in Rome, Italy. (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Al contrario, sul fronte acquisti la Lazio ha comunque investito cifre importanti: Rovella (17 milioni), Noslin (16,8), Belahyane (10,3), Tchaouna (8,8) e Tavares (6). Acquisti che pesano sui costi pluriennali e che andranno ammortizzati nei prossimi bilanci.

I vincoli Covisoc: blocco sul mercato

La fotografia scattata dalla Covisoc, l’organo federale che vigila sulla solidità dei club, è impietosa.
Tre parametri fondamentali risultano non conformi:

  1. Indice di liquidità sotto la soglia minima.
  2. Costo del lavoro allargato sopra i limiti consentiti.
  3. Indebitamento finanziario netto in crescita oltre i parametri di sicurezza.

Per questo la Lazio ha ottenuto l’iscrizione al campionato di Serie A 2025/26 solo con il vincolo di blocco agli acquisti nella sessione estiva. Una misura che di fatto limita le possibilità di rafforzamento tecnico della squadra e che obbliga la società a intervenire solo attraverso cessioni o scambi.

Un modello che non regge più

Il presidente della Lazio Lotito che protegge i big del club chiudendo una cassaforte e indica la via delle cessioni per gli esuberi.

Il bilancio 2025 certifica un dato ormai inconfutabile: il modello gestionale di Claudio Lotito, basato su rigore finanziario e autofinanziamento, non è più sufficiente per garantire competitività. In assenza di Champions League, i ricavi crollano; senza sponsor e marketing internazionale, la base economica resta fragile; con il calo delle plusvalenze, i margini si assottigliano.

Il risultato è un club che si ritrova in perdita, con patrimonio netto negativo e sotto osservazione della Covisoc.

Le prospettive: servono investimenti e una strategia diversa

Guardando al futuro, la Lazio ha due strade davanti a sé.
Da un lato può continuare con la politica di contenimento dei costi, puntando sulla valorizzazione dei giovani (Noslin, Rovella, Belahyane) e sperando in una qualificazione in Champions League che riporti ossigeno ai bilanci.
Dall’altro lato, servirebbe un salto strutturale: nuovi sponsor di livello internazionale, un marketing moderno, investimenti nello stadio e in un’organizzazione societaria più ampia.

Senza una strategia di crescita, il rischio è di rimanere imprigionati in un circolo vizioso: riduzione dei ricavi, minore competitività sportiva, ulteriore calo delle entrate.

Conclusione

Il bilancio 2025 della Lazio è un campanello d’allarme serio. Dopo anni di equilibrio, la società torna in rosso, perde solidità patrimoniale e si trova a fare i conti con vincoli federali pesanti. La mancata qualificazione in Champions ha mostrato quanto fragile sia il modello economico costruito da Lotito.

Se la Lazio vuole restare stabilmente tra le grandi del calcio italiano ed europeo, servirà un cambio di passo deciso. Non basterà più il rigore dei conti: serviranno visione, investimenti e capacità di espandere i ricavi. Il tempo delle scuse sembra finito.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

La verità su Cragnotti e il fallimento della Lazio

0
La verità su Cragnotti e il fallimento della Lazio

Quante volte abbiamo sentito dire che Sergio Cragnotti ha fatto fallire la Lazio? Quante volte abbiamo sentito che i debiti contratti per gli acquisti eccessivi fatti dalla Lazio di quegli anni hanno portato la Lazio in bancarotta? Tante volte eppure non è la verità, la Lazio non si è ritrovata ad un passo dal fallimento per i colpi di mercato di Cragnotti ma per un motivo molto diverso, ed è tempo di dire la verità e di riportare in luce i fatti e non le chiacchiere e di dire La verità su Cragnotti e il fallimento della Lazio.

Cragnotti comprò la Lazio nel 1992 rilevando il pacchetto di maggioranza da Calleri, da li iniziò a fare investimenti che portò la prima squadra della capitale a diventare la squadra più forte d’Italia e una delle più forti d’Europa, ma evidentemente a qualcuno la Lazio li in alto dava fastidio. Sergio Cragnotti era un investitore, un “uomo intelligentissimo con grande senso degli affari”, come veniva definito ai tempi d’oro nei migliori salotti finanziari del Belpaese. “Un venditore di granaglie” come preferì apostrofarlo Silvio Berlusconi.

Cragnotti ha avuto una carriera folgorante grazie anche a investimenti rischiosi ma che fino al 2000 avevano portato i frutti sperati. Ma le cose stavano per cambiare. Nel 1991 dopo essere uscito da Enimont fonda la sua mercante Bank, la Cragnotti & Partners, l’idea è quella di comprare azioni e rivenderle ad un prezzo superiore. Prima acquista la Bombril, azienda brasiliana che lui conosceva bene avendo vissuto un Brasile, poi nel 1994 compra la Cirio. I problemi di Cragnotti nascono dal fatto che viene meno al suo business plan comprare e rivendere azioni. 

La società anziché comprare e vendere viene bloccata dall’acquisizione Cirio a cui segue quella strategica della centrale del Latte di Roma. Anziché una mercante Bank diventa una azionista di Cirio. Cragnotti per strategie di mercato inserisce la Lazio all’intero della Cirio e questo alla fine si rivelerà un grave errore. Sergio Cragnotti non ha grandi capitale e per fare queste acquisizioni come per rilevare la maggioranza della Cirio si deve indebitare.



Per questo ad inizio anni 2000 la Cirio emette delle obbligazioni, non parliamo di cifre mostruose, ma di 150 milioni di euro, per racimolare capitale dal mercato. Una operazione abituale per molte società. le banche fissano un tasso di interesse importante, il 7,5%. La crisi economica non aiuta la Cirio che continua ad aumentare i ricavi, addirittura raddoppiandoli in un anno, ma il livello di indebitamento della società è alto. Quando nel 2002 le obbligazioni vanno in scadenza e la Cirio deve ripagare le emissioni la società non ha in pancia la liquidita per ripagare il debito uk Il 7 novembre 2002 il Trustee inglese Law Debenture dichiara che le obbligazioni Cirio non saranno rimborsate, quello porterà al default della Cirio. 

Sergio Cragnotti si è ritrovato in una situazione complicata dovuta ai suoi investimenti pericolosi ma anche tradito dal mondo finanziario. Infatti prima della scadenza dell’obbligazione Cragnotti si era mosso per ottenere un aiuto, prima provando a cedere la Bombrill per racimolare il capitale necessario per tenere in piedi la Cirio e poi con le banche per chiederle aiuto nel rimborso dell’obbligazione con l’emissione di un nuovo bond. Del resto la situazione della Cirio era promettente, vero che la società era attualmente fortemente indebitata ma i ricavi facevano pensare che in 2 anni la situazione sarebbe stata molto positiva. 

Invece Cragnotti fu °tradito° dalle banche, in particolare da Capitala che gli ha girato le spalle dicendo no a questo piano. E qui va fatta una considerazione importante. L’Inter di Suning si è ritrovata, lo scorso anno, nella stessa situazione, anzi, con un debito peggiore visto che l’obbligazione in scadenza dell’Inter era 375 milioni di euro contro i 150 della Cirio. Ma l’Inter ha ottenuto l’appoggio del mondo finanziario che ha rifinanziato il debito rilanciando un nuovo bond da 450 milioni di euro. Questo era esattamente il progetto di Sergio Cragnotti, ma al patron della Lazio le banche dissero di no, a Suning invece, nonostante una situazione economica peggiore, hanno detto di si.

La Lazio come vedete in tutta questa vicenda non era coinvolta, la situazione debitoria riguardava solo ed esclusivamente la Cirio, non la Lazio. Ma non finisce qui, perché Capitalia con una mossa a sorpresa, decise di “aiutare” la Cirio nel pagamento del debito con gli obbligazionisti solo ed esclusivamente se Cragnotti si fosse dimesso da ogni carica nella Lazio. Una cosa strana visto che la Lazio in quella situazione non centrava nulla. Perché chiedere di mollare la Lazio visto che la situazione debitoria non era derivata dagli investimenti nel club calcistico? Mentre la Cirio aveva problemi economici la Lazio aveva in pancia assets in grado di permettere alla squadra di navigare a livelli accettabili. Non solo, ma il passaggio da Cragnotti a Baraldi lasciò perplessità, primo perché Baraldi, che proveniva dal Parma non si era distinto per la sua eccellenza e quindi sembra una scelta piuttosto particolare, secondo, nonostante la crisi Baraldi si diede un compenso di oltre 1 milione di euro per gestire la Lazio. Strano che una società in crisi accetti di pagare profumatamente un CEO, che non aveva in passato particolare esperienza.  Furono le operazioni in quel periodo ad affossare la Lazio, vendite di calciatori a prezzi ridicoli (vedi Stankovic e Stam) e calciatori pagati a peso d’oro (vedi Dabo a 20 milioni di euro) oltre al deprezzamento di vari assets. 

Oltre il danno la beffa, perché la promessa di Capitalia non fu mantenuta, visto che Cragnotti fu indagato e processato per i Bond Cirio e si viste scippare di mano la Lazio. Sicuramente il patron della Lazio si era esposto troppo con operazioni troppo azzardate ma la Lazio, o meglio la Cirio è fallita per 150 milioni di euro, ovvero l’obbligazione non ripagata. l’Inter ha 390 milioni di debito verso le banche, la Roma 270 milioni, il Real Madrid 1 miliardo, eppure sono li, mentre la Lazio,  meglio la Cirio è fallito per 150 milioni, perché nessuna banca o banca d’affari ha voluto rinfinaziare il debito. 

E’ evidente che Cragnotti dava fastidio e sfruttando le sue manovre spericolate qualcuno lo abbia fatto fuori, a rimetterci è stata la Lazio, che è finita in strane mani che l’hanno portata ad un passo dal fallimento. Ripeto non furono le operazioni legate alla Lazio a far fallire Cragnotti ma è stato il default della Cirio a mettere la Lazio in difficoltà. 



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Per quale squadra tifa Fabio Caressa? Tutta la verità sul telecronista di Sky

0
Per quale squadra tifa Fabio Caressa?

ROMA – Da quasi trent’anni Fabio Caressa è una delle voci più riconoscibili del calcio italiano. Telecronista di punta di Sky Sport, ha raccontato alcuni dei momenti più iconici della storia recente del pallone, dal Mondiale vinto dall’Italia nel 2006 fino ai grandi match di Serie A e Champions League. Ma intorno al suo nome si è sempre sollevata una domanda che divide i tifosi: per quale squadra tifa Fabio Caressa?

La versione ufficiale

Il giornalista romano, classe 1967, ha più volte dichiarato di non avere una squadra del cuore. Una scelta non inusuale per chi ricopre il ruolo di telecronista: mantenere la neutralità è un requisito fondamentale per essere credibile agli occhi di milioni di spettatori. “Non tifo per nessuno”, ha ribadito Caressa in diverse interviste, sottolineando come la sua unica passione sia il calcio stesso.

Per quale squadra tifa Fabio Caressa, I sospetti dei tifosi

Eppure, questa posizione ufficiale non ha mai convinto del tutto i tifosi. Negli anni, soprattutto durante le sue telecronache di partite della Roma, molti appassionati hanno percepito un entusiasmo particolare, giudicato eccessivo rispetto al tono utilizzato per altre squadre. Il sospetto di una simpatia giallorossa è diventato così un tema ricorrente, soprattutto tra i sostenitori della Lazio e di altre rivali storiche.

Sui social, ogni derby capitolino raccontato da Caressa è stato analizzato al dettaglio: dal tono della voce alle parole scelte, fino alle esclamazioni per i gol. E puntualmente sono piovuti commenti che lo accusavano di “romanismo mascherato”.

Un tema che divide

Va detto che il rapporto tra telecronisti e tifosi è da sempre complesso. La passione calcistica porta i supporter a filtrare le parole dei cronisti attraverso il proprio tifo, spesso vedendo faziosità anche dove non c’è. Non è un caso che altri grandi narratori del pallone, da Sandro Piccinini a Bruno Pizzul, siano stati oggetto delle stesse accuse nel corso delle loro carriere.

Caressa, però, paga forse anche la sua provenienza: nato e cresciuto a Roma, in una città spaccata a metà tra biancocelesti e giallorossi, è inevitabile che ogni frase venga letta in chiave di derby.

Tra professionalità e percezioni

Sul piano strettamente professionale, è difficile mettere in discussione la carriera di Caressa. Oltre al Mondiale 2006, raccontato insieme a Beppe Bergomi e rimasto nella memoria collettiva per il celebre “Andiamo a Berlino Beppe!”, il giornalista ha seguito Europei, finali di Champions League e innumerevoli sfide di Serie A. La sua capacità di rendere epico il racconto è stata spesso elogiata, ma al tempo stesso ha alimentato l’idea che l’enfasi non sia sempre equamente distribuita.

Il peso delle opinioni

Non va dimenticato che Caressa, oltre a essere telecronista, è anche opinionista e conduttore. Nel corso di programmi come Sky Calcio Club non ha esitato a esprimere giudizi netti su squadre e giocatori. Le sue critiche, talvolta aspre, nei confronti della Lazio o di altre realtà hanno rafforzato la convinzione, in una parte di tifoseria, che il giornalista non sia del tutto imparziale.

Conclusioni: un enigma destinato a restare

La verità probabilmente non verrà mai a galla del tutto. Fabio Caressa continuerà a dichiararsi neutrale, e forse lo è davvero. Ma in un Paese dove il calcio è più di uno sport, e a Roma in particolare dove il derby condiziona tutto, ogni parola del telecronista sarà destinata a dividere.

Che sia simpatia nascosta o semplice passione professionale, resta il fatto che Caressa è ormai parte integrante dell’immaginario calcistico italiano. E come spesso accade, i sospetti e le polemiche non fanno altro che alimentarne il mito. Secondo te Per quale squadra tifa Fabio Caressa? La Roma o un’altra squadra di Serie A?



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Perché Lazio e Inter sono gemellate?

0
Perché Lazio e Inter sono gemellate?

Una delle domande che molti si chiedono è perché le tifoserie di Lazio e Inter sono gemellate? Questo gemellaggio nasce da lontano ed è ormai considerato uno dei gemellaggi calcistici più longevi. Ma partiamo dallo spegnare cosa è un gemellaggio. Un gemellaggio fra due tifoserie è quando i gruppi di ultras stringono fra di loro un rapporto di amicizia.

Questo rapporto di amicizia significa non solo non insultare la squadra rivale ma anche scambiarsi aiuti o andare a tifare la squadra “amica” in diverse partite, come ad esempio nei derby o negli scontri contro le dirette rivali. Negli anni 80 i gemellaggi fra tifoserie era una cosa piuttosto comune, negli anni 2000 molti gemellaggi sono stati interrotti o sono terminati. Non sempre è facile mantenere un gemellaggio per tanti anni per via dei cambiamenti in Curva e fra i gruppi di ultras nonché per le rivalità in campo o sul mercato.

Quando nasce il gemellaggio fra Laziali e Interisti?

Come detto il gemellaggio fra tifosi Laziali e tifosi interisti è uno dei più vecchi in serie A ed è nato quasi 30 anni fa. Tutto nasce quando nel 1987 nella Curva della Lazio spunta un nuovo gruppo di ultras gli Irriducibili. Da li a poco diventeranno il gruppo predominante della Curva biancoceleste, scalzando i famosi Eagles Supporters. 

Anche a Milano, sponda Inter, si costituirà un gruppo chiamato Irriducibili che anche li prenderà il controllo del tifo nerazzurro. Ma il nome non è il motivo di questo gemellaggio. I due gruppi condividono il modo di fare il tifo, seguendo lo stile inglese quindi senza tamburi e più bandiere, la fede politica, e il modo di gestire la Curva. 

Presto le due curve diventano amiche e sigleranno un accordo di gemellaggio, aiutandosi contro le dirette rivali, Roma e Milan. Sono quasi 30 anni di gemellaggio, iniziato con la Lazio in lotta per la salvezza e l’Inter in lotta per il titolo, passando anche ad anni difficili con le due squadre a lottare per lo stesso obiettivo. Sono stati tanti i momenti in cui questo gemellaggio sembrava sul punto di saltare e invece così non è successo.

Vieri all’Inter

Forse il primo vero momento di crisi c’è stato quando Christian Vieri, all’epoca bomber della Lazio, chiese la cessione per raggiungere Ronaldo all’Inter. Era l’estate del 1999, quella era una Lazio che lottava per lo Scudetto, ambizione anche dell’Inter. Vieri, arrivato solo l’anno prima alla Lazio a sorpresa aveva chiesto la cessione.

La Lazio aveva strapagato il bomber che era stato decisivo nella finale di Coppa delle Coppe ma che per infortunio aveva giocato solo mezza stagione,. La richiesta di Vieri aveva ferito non solo Sergio Cragnotti, presidente della Lazio all’epoca, ma anche i tifosi biancocelesti. Molti infatti bruciarono la maglia di Vieri, tant è che la Lazio offri la possibilità di restituire la maglia numero 32 per prenderne un’altra con un giocatore diverso.

Ci fu tensione fra i tifosi della Lazio e quelli dell’Inter, ma l’amicizia fra i due gruppi di ultras rimase saldissima. L’Inter comprò Vieri per una cifra record di 90 miliardi di lire alla Lazio andò come contropartita tecnica Diego Simeone che fu decisivo per la conquista dello scudetto biancocelesti l’anno successivo.

Il 5 maggio 2002

Un altro momento di grande tensione fra le due tifoserie fu sicuramente il 5 maggio 2002. L’Inter era primo in classifica e si giocava lo Scudetto all’ultima giornata in casa della Lazio, la Juventus inseguiva e aveva bisogno di vincere e che i nerazzurri perdessero. 

In molti erano convinti che la Lazio non avrebbe opposto resistenza. Invece la squadra di Zaccheroni aveva bisogno di punti per non finire in Intertoto. Come spiegherà Simone Inzaghi anni dopo, i giocatori volevano vincere perchè giocare l’Intertoto significa avere meno vacanze.

Nonostante il vantaggio iniziale dell’Inter la Lazio vinse quella partita 4-2. I tifosi della Lazio, che temevano che la Roma, terza, potesse vincere lo Scudetto, tifavano Inter ma i giocatori in campo non la pensavano alla stesa maniera. L’Inter perse lo Scudetto ma questo non fu motivo di tensione fra i due gruppi ultras che anzi, dopo quella partita rafforzarono ancora di più il loro legame.

Oh noo 

Il 2 maggio del 2010 ci fu un altro episodio importante. L’Inter ancora una volta giocava fuori casa contro la Lazio. I nerazzurri erano in lotta per lo Scudetto contro la Roma. Gli Irriducibili erano allo stadio tifando per l’Inter, meglio perdere una partita che regalare lo Scudetto alla Roma, questo era il pensiero del gruppo ultras. 

In realtà l’Inter era molto più forte di quella Lazio e non aveva bisogno di aiuto. Ma al gol dell’Inter in Curva Nord comparve uno striscione “Oh nooo” a confermare in modo ironico come ai laziali non dispiacesse perdere quel match. Ancora una volta il legame fra le due tifoserie fu confermato come molto solido nonostante fossero passati oltre 20 anni dall’inizio del gemellaggio

Episodio De Vrij

Uno dei episodi più importanti fu la vicenda De Vrij. L’olandese, difensore bianconceleste, aveva rifiutato il rinnovo con la Lazio e aveva accettato la proposta dell’Inter. All’ultima giornata di campionato si giocava Lazio-Inter con tutte e due le squadre in lotta per l’ultimo posto per la qualificazione in Champions. 

Per tutta la settimana molti giornalisti si chiedevano se far giocare De Vrij fosse la decisione giusta. Era il migliore difensore della Lazio ma aveva già firmato con l’Inter, qualcuno riteneva l’olandese potesse favorire inconsciamente o non la sua futura squadra. La Lazio andò in vantaggio ma l’Inter recuperò la partita. Il rigore decisivo arrivò da un errore di De Vrij. In molti tifosi della Lazio, il giorno dopo, accusarono l’olandese di essersi “venduto” la partita per aiutare la sua futura squadra. Neanche questa vicenda provocò litigi fra i due gruppi ultras che superano anche questa tempesta senza problemi.

Si sciolgono gli Irriducibili

Nel Febbraio del 2020 arriva l’annuncio dello scioglimento degli Irriducibili. Il gruppo che per decenni ha gestito la Curva Nord della Lazio si scioglie pochi mesi dopo l’omicidio di uno dei leader storici del gruppo, Diabolik. Il gruppo decide di diversi per varie frizioni interne. In Curva spunta un nuovo gruppo “ultras Lazio” dove fluiranno molti degli ex Irriducibili. Neanche la fine del gruppo storico biancoceleste porterà alla fine del gemellaggio con i tifosi dell’Inter.

Episodio Inzaghi

L’ultimo episodio riguarda Simone Inzaghi. Nell’estate del 2021 il contratto fra Inzaghi e la Lazio è scaduto, Claudio Lotito e l’allenatore si vedono a cena per discutere il rinnovo. Dopo oltre 2 ore di trattative si arriva all’accordo, ma durante la cena Inzaghi riceve una telefonata da Beppe Marotta, direttore sportivo dell’Inter, che gli propone la panchina dell’Inter.

La mattina dopo Inzaghi si deve presentare alla sede della Lazio per firmare il nuovo contratto ma l’allenatore non si presenterà. In realtà ha accettato la proposta dell’Inter e andrà a Milano a firmare il contratto con i nerazzurri. Molti tifosi della Lazio che vedevano Simone Inzaghi come una bandiera si sentirono traditi, lo stesso Claudio Lotito non nasconderà la delusione per quel cambio di idea di Inzaghi. 

Sui social molti tifosi della Lazio chiedono la fine del gemellaggio con l’Inter reo di aver portato via il loro allenatore. Nonostante la delusione e la ribellione di molti tifosi della Lazio, il gemellaggio non verrà interrotto, anzi, il gruppo ultras biancoceleste è convinto che Lotito abbia “tradito” Inzaghi e abbracciò alla prima da allenatore dell’Inter a Roma l’ex Inzaghi.

Insomma il legame fra tifosi della Lazio e tifosi dell’Inter sembra indissolubile ed è uno dei più lunghi e duraturi rapporti di amicizia fra ultras non solo nel calcio italiano ma in quello mondiale. Inter e Lazio ne hanno passate tante eppure nulla ha scalfito il rapporto fra le curve.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio presunzione e superficialità: così i biancocelesti rischiano grosso dopo il derby perso

0
Lazio il problema

ROMA – Il derby della Capitale ha lasciato ferite profonde non solo per il risultato, ma soprattutto per il modo in cui è arrivata la sconfitta. La Lazio ha creato di più della Roma, ha avuto occasioni nitide, ma ha finito per pagare a caro prezzo un errore di leggerezza che è costato carissimo. Non un errore tecnico dovuto ai limiti del singolo, ma un atteggiamento di superficialità e arroganza che, secondo molti osservatori e tifosi, rappresenta oggi il problema più grave di questa squadra.

Una Lazio tecnicamente povera ma presuntuosa

Che questa Lazio non sia la più forte degli ultimi vent’anni è sotto gli occhi di tutti. Il paragone con le formazioni che potevano contare su campioni del calibro di Milinković-Savić, Luis Alberto o Immobile appare impietoso. Eppure, più ancora della qualità tecnica ridotta, a preoccupare è l’atteggiamento. Troppi giocatori scendono in campo con sufficienza, convinti che basti indossare la maglia biancoceleste per avere la meglio sugli avversari.

È un rischio enorme, perché la storia del calcio insegna che l’arroganza è spesso il preludio a stagioni complicate, anche per squadre che sulla carta dovrebbero avere valori superiori.

Il caso Nuno Tavares

Il simbolo di questa deriva è Nuno Tavares. Il portoghese, reduce da esperienze poco brillanti tra Arsenal, Marsiglia e Nottingham Forest, è tornato a mostrare i limiti che già ne avevano frenato la carriera. In fase difensiva resta un giocatore inaffidabile, ma ciò che sorprende è l’atteggiamento con cui affronta le gare: superficialità nelle coperture, cross gettati nel vuoto senza guardare i compagni, tiri scagliati senza precisione.

L’errore nel derby, che ha spianato la strada al gol della Roma, è solo l’ultimo di una lunga serie. A ciò si aggiunge un dato emblematico: è quasi un anno che il terzino non firma un assist in campionato. In un reparto già in difficoltà, il suo apporto risulta più un danno che un vantaggio. Non sorprende quindi che molti chiedano di lasciarlo in panchina, preferendo alternative più affidabili come Luca Pellegrini o Hysaj.

Dia e Zaccagni, delusioni pesanti

Non solo Tavares. Boulaye Dia, schierato titolare nel derby, ha sprecato l’occasione per rilanciarsi. Nel secondo tempo ha fallito una clamorosa chance davanti alla Curva Nord, calciando malamente lontano dallo specchio della porta. Una prova giudicata da molti svogliata e inaccettabile, soprattutto in un match così importante.

Mattia Zaccagni, teoricamente il leader tecnico della Lazio, continua invece il suo lungo periodo di appannamento: da gennaio in poi non ha più inciso con la continuità che lo aveva reso decisivo in passato. Nel derby è stato annullato dai difensori giallorossi e il suo contributo, ancora una volta, è stato vicino allo zero.

L’esempio positivo: Pedro

In mezzo a tante delusioni spicca ancora una volta Pedro. A quasi 40 anni, con una carriera ricca di trofei vinti in Spagna e in Europa, lo spagnolo continua a distinguersi per impegno e professionalità. È lui, paradossalmente, il giocatore che dimostra maggiore attaccamento e voglia, nonostante avrebbe ogni diritto di gestirsi. Un esempio che dovrebbe essere seguito dai compagni più giovani, spesso invece i primi a peccare di arroganza.

Emergenza punti e futuro incerto

Dopo quattro giornate la Lazio ha raccolto appena tre punti. Una partenza così negativa non si vedeva da anni e, complice un calendario che non fa sconti, il rischio è di ritrovarsi invischiati nelle zone basse della classifica. La prossima sfida contro il Genoa diventa un crocevia già fondamentale: servono punti, ma soprattutto serve una reazione di carattere.

Il problema, però, va oltre i numeri. A pesare è un ambiente che non trova serenità, una rosa che appare più debole rispetto al passato e una mentalità che sembra non rispecchiare i valori storici della Lazio.

Conclusioni: meglio pochi ma veri

Il messaggio che arriva forte e chiaro dal popolo biancoceleste è semplice: meglio giocatori meno dotati ma che lottano su ogni pallone, piuttosto che presunti campioni che non dimostrano impegno. Perché in un campionato lungo e insidioso, solo grinta e determinazione possono fare la differenza.

Se la Lazio non ritroverà presto questa identità, il rischio di un campionato di sofferenza è concreto. Genoa-Lazio sarà il primo banco di prova: i tifosi chiedono una scossa, Sarri dovrà scegliere chi davvero merita di indossare la maglia biancoceleste.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, Di Canio duro su Guendouzi e Sarri: “Leader dissonante. Maurizio non è l’allenatore giusto per questo momento”

0
Paolo Di Canio Sky Sport attacco gestione Lazio news Sarri

ROMA – La sconfitta nel derby della Capitale ha lasciato cicatrici profonde in casa Lazio. Alla delusione per il risultato si sono aggiunti infortuni pesanti, le espulsioni di Belahyane e Guendouzi e un ambiente che continua a vivere tensioni e malumori. Proprio sul francese e sul tecnico Maurizio Sarri si è espresso in maniera durissima Paolo Di Canio, ex bandiera biancoceleste oggi opinionista per Sky Sport.

Guendouzi, espulsione che pesa

Il cartellino rosso rimediato da Guendouzi dopo il triplice fischio ha complicato ulteriormente la situazione di Sarri, che nel prossimo turno dovrà fare a meno di un altro tassello fondamentale del centrocampo. Per Di Canio, il gesto del francese non è solo un errore tecnico, ma un problema di leadership:
“Poteva risparmiarsi quel gesto. Lui è riconosciuto come un leader da compagni e tifosi laziali, ma per me è un leader dissonante. L’anno scorso faceva errori gravi e aveva pure il coraggio di prendersela con gli altri”.

Una critica pesante, che mette in discussione non solo l’atteggiamento in campo ma anche il ruolo carismatico del giocatore nello spogliatoio.

Sarri sotto esame

Il discorso di Di Canio non si è fermato al francese. L’ex biancoceleste ha allargato l’analisi a Maurizio Sarri, finito sotto i riflettori dopo il terzo ko in quattro giornate:
“La Lazio ha preso un allenatore che in questi momenti, quando le cose non vanno, istintivamente rischia di fare danni, anche nella comunicazione. Dopo il derby ha detto che spera che i giocatori sentano il dolore. Maurizio parla in modo spartano, ma non è il tipo di allenatore che ora ha la capacità di dialogare e arrivare a un compromesso con i giocatori. Storicamente è molto integralista. A me piace come tecnico, ma non è quello che serve in questo momento”.

Parole che fotografano un ambiente complicato, in cui i risultati non arrivano e il rapporto tra allenatore e squadra rischia di incrinarsi ulteriormente.

Ambiente e mercato, i nodi irrisolti

Di Canio ha puntato il dito anche contro la società, ricordando i problemi dell’estate:
“Adesso la Lazio è messa male anche come ambiente. Quello che è successo quest’estate (il blocco del mercato, ndr) è molto grave. Non solo perché i tifosi laziali non possono sognare, ma anche per il calcio italiano. A gennaio cosa vuoi riparare? Cosa vuoi prendere? Che ti danno a gennaio?”.

Il riferimento è chiaro: l’assenza di rinforzi di spessore ha lasciato a Sarri una rosa più debole rispetto agli anni passati, priva di alternative reali in diversi reparti. La panchina corta, già evidenziata nei match con Como e Sassuolo, è esplosa come problema nel derby, quando le assenze hanno costretto il tecnico a soluzioni di emergenza.

Una Lazio fragile

Sul piano tecnico la squadra continua a mostrare le stesse fragilità: troppi errori individuali che si trasformano in gol subiti, poca concretezza sotto porta e un atteggiamento spesso superficiale. L’espulsione di Guendouzi, come quella di Belahyane, è lo specchio di un gruppo che fatica a mantenere lucidità nei momenti chiave.

Prospettive e rischi

Con appena tre punti in classifica dopo quattro giornate e un derby perso che ha aggravato la crisi, la Lazio si trova a un passo dalla zona retrocessione. Lunedì a Marassi contro il Genoa sarà già uno spartiacque: una nuova sconfitta potrebbe alimentare ulteriormente i dubbi su Sarri e sul futuro della stagione.

La tifoseria, che non ha fatto mancare il sostegno nel derby, ora chiede una reazione immediata. Ma tra emergenza infortuni, espulsioni pesanti e un calendario che non concede tregua, il cammino appare tutto in salita.


👉 L’espulsione di Guendouzi e le critiche di Di Canio hanno acceso i riflettori su una Lazio che sembra prigioniera dei suoi errori, tra un allenatore sotto pressione e una società che paga le scelte (o le mancate scelte) di mercato. La prossima sfida dirà se i biancocelesti sono pronti a rialzarsi o se l’incubo è destinato a continuare.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, crisi nera dopo il derby: errori individuali, attacco sterile e classifica da brividi

0

ROMA – Per la terza volta in quattro giornate la Lazio si ritrova a commentare una sconfitta, e stavolta la ferita è ancora più profonda: il derby della Capitale è finito nelle mani della Roma. Un ko che pesa sul morale, sulla classifica e sulle prospettive stagionali. Perché se è vero che i biancocelesti hanno creato più occasioni degli avversari, il verdetto del campo è stato impietoso: la squadra di Maurizio Sarri non ha concretizzato, ha commesso l’ennesimo errore individuale e ha finito col pagare un conto salatissimo.

Un derby che lascia l’amaro in bocca

Molti romanisti hanno parlato di “dominio giallorosso”, ma i numeri e la cronaca raccontano altro. La Lazio ha avuto più occasioni, ha tirato di più verso la porta di Svilar e nel primo tempo avrebbe meritato di pareggiare, se non addirittura di passare in vantaggio. La differenza l’ha fatta la concretezza: la Roma ha sfruttato l’unico errore biancoceleste, firmato da Nuno Tavares, e ha capitalizzato con Pellegrini.

Errori che pesano

Il problema non è nuovo. Tutti i gol subiti dalla Lazio in queste prime giornate nascono da leggerezze individuali. Contro il Como una palla persa a centrocampo, col Sassuolo un fuorigioco non rispettato da Zaccagni, nel derby l’errore di Tavares in piena area di rigore. Nessuna rete subita per merito di azioni costruite dagli avversari, tutte figlie di disattenzioni e mancanza di concentrazione. Un dato che preoccupa e che Sarri ha definito “superficialità”, sottolineando come la squadra stia pagando a caro prezzo l’atteggiamento presuntuoso di alcuni giocatori.

I singoli sotto accusa

Il derby ha messo in evidenza i limiti di alcuni protagonisti.

  • Nuno Tavares ha confermato le difficoltà di inserimento, giocando con sufficienza e perdendo il pallone decisivo.
  • Boulaye Dia, titolare in una partita che poteva cambiare la sua stagione, ha deluso sotto ogni aspetto: poca cattiveria, scarso impegno e un gol clamoroso fallito davanti alla Curva Nord.
  • Mattia Zaccagni, teorico leader tecnico della squadra, non vince più un uno contro uno e da mesi sembra lontano parente del giocatore decisivo della passata stagione. L’atteggiamento, come la richiesta di sostegno alla Nord nonostante una prestazione negativa, ha irritato i tifosi.

Attacco sterile e panchina corta

Dopo il 4-0 al Verona, la Lazio non è più riuscita a segnare: tre gare senza reti tra Como, Sassuolo e Roma. Una sterilità offensiva che fotografa il momento e che accentua la preoccupazione. Castellanos è l’unico che ha provato a dare qualcosa entrando dalla panchina, mentre Pedro e Isaksen non hanno inciso. Belahyane ha confermato limiti di tenuta fisica, mentre la panchina appare troppo corta per garantire cambi di livello.

Provedel non basta

Un altro tema riguarda il portiere. Ivan Provedel non commette errori clamorosi, ma non regala neppure quelle parate decisive che cambiano le partite. Sul tiro di Pellegrini non è stato impeccabile e da tempo i tifosi attendono un intervento da “salva-risultato” che non arriva. Il paragone con Mandas, decisivo in più di un’occasione lo scorso anno, è inevitabile.

Classifica da brividi

Dopo quattro giornate la Lazio ha raccolto solo tre punti ed è a un passo dalla zona retrocessione. Un campanello d’allarme fortissimo, soprattutto considerando che lunedì ci sarà la trasferta di Marassi contro il Genoa, da affrontare in piena emergenza a centrocampo per via degli infortuni e delle due espulsioni rimediate nel derby.

Società nel mirino

Lotito e Fabiani avevano parlato di “squadra da Champions League”, ma il campo racconta altro: oggi la Lazio è invischiata nella lotta salvezza e non dà segnali di reazione. Il mercato estivo non ha colmato le lacune lasciate dalle cessioni eccellenti, e la rosa appare più debole rispetto agli anni precedenti.

Conclusioni: serve una scossa

Il derby ha messo a nudo i limiti della Lazio: superficialità, poca cattiveria, rosa corta e attacco sterile. Il rischio è che la stagione si trasformi in una sofferenza continua, con obiettivi ridimensionati in fretta. Servirà una reazione immediata, già contro il Genoa, per evitare che la crisi diventi irreversibile.


👉 I tifosi hanno fatto la loro parte, sostenendo la squadra per 95 minuti, ma ora aspettano risposte dal campo. La Lazio non può permettersi altri passi falsi: è tempo di ritrovare orgoglio, concentrazione e concretezza.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Milinkovic Savic alla Juve? Centrocampo corto e suggestione intrigante

0
Milinkovic Savic alla Juve?

VERONA – Testa bassa e pedalare, ma il pareggio del Bentegodi lascia più ombre che certezze in casa Juventus. La squadra di Igor Tudor non è riuscita ad andare oltre l’1-1 contro il Verona e, complici i risultati dagli altri campi – in particolare quello del Napoli – rischia già di ritrovarsi a inseguire. Un avvio che sembrava incoraggiante rischia ora di ridimensionarsi, con i primi limiti evidenziati in maniera netta: soprattutto a centrocampo, dove la coperta è corta, cortissima.

Emergenza in mezzo al campo

Al Bentegodi, Tudor ha dovuto fare i conti con le difficoltà della mediana. Le idee studiate in settimana non hanno avuto seguito: il ritorno di Locatelli dal primo minuto, in una settimana particolare per il capitano (diventato papà per la seconda volta), non ha dato i risultati sperati. McKennie è stato spostato al centro, con Joao Mario lanciato a destra dal 1’. Thuram, invece, avrebbe meritato riposo, ma le alternative scarseggiano e il tecnico croato non ha potuto permetterselo.

La sensazione è che la Juve abbia urgente bisogno di un innesto in mezzo, soprattutto in vista dei prossimi impegni ravvicinati. Con le sfide che si sommeranno e i viaggi europei alle porte, l’entusiasmo non basterà a mascherare le difficoltà fisiche di un reparto che rischia di andare in apnea.

Il nome che scalda i tifosi: Milinković-Savić

Nelle ultime ore è tornato a circolare un nome che fa sognare i tifosi bianconeri: Sergej Milinković-Savić. L’ex centrocampista della Lazio, oggi all’Al-Hilal in Arabia Saudita, ha un contratto in scadenza nel 2026 ma non ha mai nascosto il desiderio di tornare a giocare in Europa. Dopo tre stagioni di super incassi nel Golfo, e con le questioni fiscali ormai risolte, SMS sarebbe pronto a rimettersi in gioco nel calcio che conta.

Per la Juve, questa volta, non ci sarebbero Lotito né valutazioni fuori mercato a complicare la trattativa. Restano i dubbi sulla fattibilità dell’operazione, ma l’idea di riportare Milinković-Savić in Serie A scalda l’ambiente e rappresenta un’opportunità che la dirigenza non può ignorare.

Capitano sotto pressione

Intanto, la situazione di Manuel Locatelli fa discutere. Il capitano bianconero è stato sostituito all’intervallo contro il Verona, apparso in difficoltà fisicamente e bersagliato sui social anche nel giorno della nascita del piccolo Edoardo, il suo secondogenito. «Ma perché questa cattiveria?» ha scritto la moglie Thessa in risposta agli attacchi, a testimonianza di un clima tutt’altro che sereno intorno al giocatore.

Un paradosso: proprio nel momento più bello della sua vita privata, Locatelli si ritrova al centro delle critiche per le difficoltà della squadra. Critiche che, inevitabilmente, riflettono l’inquietudine generale dei tifosi.

Prospettive

La Juventus deve rialzare subito la testa. Il pareggio di Verona non è un dramma, ma complica un avvio che sembrava promettente e rischia di far perdere terreno già a settembre. Tudor dovrà lavorare sulla solidità difensiva e sulla gestione del centrocampo, in attesa di capire se il mercato di gennaio potrà regalare un colpo in grado di cambiare il volto della squadra.

La suggestione Milinković-Savić resta sullo sfondo, mentre il presente dice che la Juve ha bisogno di concretezza immediata. Perché la corsa scudetto non aspetta e i margini d’errore, come la coperta in mezzo al campo, sono ridotti al minimo.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, attacco in crisi: 4 gol in 4 partite ma tutti in una sola gara. Emergenza offensiva per Sarri

0
Una foto del giocatore Valentin Castellanos, sorridente, durante un'intervista post-partita con un microfono DAZN.

ROMA – I numeri parlano chiaro e preoccupano: la Lazio, dopo quattro giornate di Serie A, ha segnato appena quattro gol. Un dato già di per sé poco esaltante, ma che diventa allarmante se si considera che tutte le reti sono arrivate in un’unica partita, il 4-0 contro il Verona. Contro Como, Sassuolo e Roma, invece, l’attacco biancoceleste è rimasto a secco.

Un digiuno offensivo che racconta meglio di qualsiasi parola il momento difficile vissuto dalla squadra di Maurizio Sarri, chiamata urgentemente a ritrovare cattiveria, concretezza e incisività sotto porta.

Il dato che allarma

Quattro partite, quattro gol, ma una sola gara realmente produttiva. Nelle altre tre, la Lazio non è riuscita a trovare la via della rete nonostante abbia creato occasioni importanti, soprattutto nel derby. È mancata la precisione, la freddezza nei momenti chiave e, in alcuni casi, la lucidità nell’ultimo passaggio.

Il confronto con la scorsa stagione è impietoso: dopo lo stesso numero di giornate, la Lazio di Baroni aveva segnato 8 reti, con un rendimento offensivo molto più continuo. Oggi la squadra appare invece troppo dipendente dagli episodi e incapace di trasformare la mole di gioco in gol.

Gli uomini chiave in difficoltà

Il problema non è solo di squadra, ma anche individuale.

  • Valentín Castellanos: il “Taty” si è mosso molto, ma non ha ancora inciso in termini di gol pesanti. La sua generosità non basta: servono reti per cambiare volto alla stagione.
  • Boulaye Dia: arrivato per portare fisicità e concretezza, ha invece deluso le aspettative. Nel derby, in particolare, è stato accusato di scarso impegno e poca determinazione.
  • Mattia Zaccagni: reduce da mesi complicati, non riesce più a incidere negli uno contro uno e appare lontano dalla versione che aveva trascinato la Lazio a suon di giocate decisive.

A questi si aggiungono Pedro, sempre prezioso per esperienza ma non più decisivo come un tempo, e Isaksen, che fatica a trovare spazio e continuità.

Una squadra che produce ma non finalizza

La Lazio non è completamente sterile in fase offensiva: occasioni ne crea, come dimostrato contro la Roma, quando almeno tre palle gol nitide non sono state trasformate. Il problema, semmai, è la mancanza di concretezza. Sarri stesso lo ha sottolineato, parlando di “superficialità” e “banalità” negli ultimi metri.

Questa difficoltà si riflette anche a livello psicologico: i biancocelesti sembrano perdere fiducia col passare dei minuti, diventando più prevedibili e meno pericolosi.

Classifica che pesa

Con appena tre punti in quattro giornate e un attacco che non segna, la Lazio si ritrova a ridosso della zona retrocessione. Un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Lunedì sera, a Marassi contro il Genoa, servirà una svolta immediata. La sfida con i rossoblù diventa già un crocevia: vincere significherebbe ridare ossigeno a classifica e morale, perdere significherebbe precipitare in una crisi ancora più profonda.

Le prospettive

Sarri dovrà lavorare non solo sulla testa dei suoi attaccanti, ma anche su soluzioni tattiche che possano rendere la squadra meno prevedibile. Una maggiore partecipazione dei centrocampisti negli inserimenti, l’utilizzo di schemi su palla inattiva e la rotazione degli uomini offensivi potrebbero essere chiavi per sbloccare un reparto che oggi appare bloccato.

La Lazio non può permettersi di restare a secco così a lungo: il tempo delle scuse è finito. Per ripartire serve ritrovare cattiveria sotto porta e quella mentalità che, lo scorso anno, aveva permesso ai biancocelesti di sorprendere tutti conquistando un posto in Champions League.


👉 I tifosi lo sanno bene: segnare è l’anima del calcio. Senza gol non ci sono vittorie, e senza vittorie non ci sono sogni. La Lazio deve reagire subito, a partire da Genova, perché la stagione non può essere compromessa dopo appena un mese.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Serie A: Inter ok col Sassuolo. Atalanta senza problemi, crolla la Fiorentina

0
Inter-Sassuolo 2-1

ROMA – Una domenica intensa di Serie A ha regalato emozioni, sorprese e verdetti pesanti in ottica classifica, in attesa del posticipo tra Napoli e Pisa. La giornata è stata segnata dalla vittoria della Roma nel derby della Capitale contro la Lazio, risultato che ha acceso ancora di più il dibattito cittadino e ha ridisegnato la corsa alle zone alte della graduatoria.

Roma regina del derby, Lazio in crisi

All’Olimpico, la Roma ha superato la Lazio in un derby che resterà al centro delle discussioni per giorni. La squadra giallorossa ha avuto la meglio dei biancocelesti sfruttando con cinismo l’errore decisivo che ha indirizzato il match. La Lazio, nonostante una buona mole di gioco e diverse occasioni create, ha pagato ancora una volta la superficialità e la mancanza di cattiveria sotto porta. Per i biancocelesti si tratta di un ko che pesa, non solo per la rivalità cittadina ma anche per la classifica: tre punti in quattro giornate e una zona retrocessione che si avvicina minacciosamente.

Atalanta in scioltezza

Nessun problema invece per l’Atalanta, che si è imposta in trasferta contro il Torino. La squadra di Gasperini ha mostrato solidità e continuità, conquistando un successo importante che proietta i nerazzurri bergamaschi al quinto posto, alle spalle delle prime della classe. Una conferma di come la Dea sia pronta a recitare ancora una volta un ruolo da protagonista nella lotta per l’Europa.

Pari tra Cremonese e Parma

Lo scontro tra Cremonese e Parma si è chiuso con un pareggio che lascia l’amaro in bocca a entrambe le formazioni. La gara ha offerto spunti interessanti, ma alla fine nessuna delle due squadre è riuscita a trovare il guizzo vincente. Un punto che muove la classifica, ma che non cambia le ambizioni: per la Cremonese la salvezza resta l’obiettivo primario, mentre il Parma continua a inseguire una permanenza tranquilla nella parte centrale della graduatoria.

Fiorentina sorpresa dal Como

La vera sorpresa di giornata è arrivata al Franchi, dove la Fiorentina è caduta in casa contro il Como. La squadra viola, reduce da settimane complicate, non è riuscita a sfruttare il fattore campo e ha ceduto di fronte a una formazione neopromossa che ha mostrato organizzazione e coraggio. Una sconfitta che complica ulteriormente il percorso dei gigliati, attesi ora a una reazione immediata per non compromettere la corsa europea.

Inter soffre ma vince col Sassuolo

A San Siro, l’Inter di Chivu ha superato 2-1 il Sassuolo. Decisivi gli esterni, con Dimarco e Carlos a segno per i nerazzurri, mentre a Grosso non è bastato il gol di Cheddira. Nel finale, la squadra nerazzurra ha sofferto la pressione emiliana, ma è riuscita a portare a casa tre punti fondamentali che la spingono al decimo posto, ridando fiducia dopo un avvio altalenante. Standing ovation per Pio Esposito al momento della sostituzione, segno di come i tifosi abbiano apprezzato la sua generosità e il suo impegno.

La classifica aggiornata

In attesa del posticipo Napoli-Pisa, la Juventus guida la classifica e conferma la propria continuità. La Roma, grazie al successo nel derby, aggancia il Milan e momentaneamente anche il Napoli, consolidando il proprio piazzamento in zona Champions. Atalanta quinta e sempre più solida, mentre l’Inter risale al decimo posto.

La Lazio, invece, resta ferma a tre punti, a un passo dalla zona retrocessione: un campanello d’allarme che rende il prossimo impegno col Genoa già cruciale per cambiare rotta.


👉 Una giornata che ha confermato l’equilibrio del campionato: tra sorprese, derby infuocati e cadute inaspettate, la Serie A continua a regalare colpi di scena e a rimescolare la classifica settimana dopo settimana.




Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, classifica da incubo: tre punti in quattro gare e lunedì sfida salvezza col Genoa

0
Mattéo Guendouzi con espressione arrabbiata mentre riceve il premio di migliore in campo ai microfoni di DAZN.

ROMA – La Lazio si ritrova in una situazione che nessuno si sarebbe aspettato a inizio stagione. Dopo quattro giornate di campionato, i biancocelesti hanno raccolto appena tre punti e si trovano a un passo dalla zona retrocessione. Numeri che fanno paura, soprattutto se si pensa che il prossimo impegno sarà contro il Genoa, in quello che appare già come uno scontro diretto. Una sfida che arriva, per giunta, nel momento più complicato sul piano degli uomini e della fiducia.

Un avvio da dimenticare

Il bottino di tre punti in quattro partite fotografa un avvio ben al di sotto delle aspettative. La Lazio, presentata dalla società come squadra da Champions League e rinforzata con l’obiettivo di confermarsi tra le prime quattro, oggi deve guardarsi alle spalle. Le sconfitte contro Como, Sassuolo e Roma hanno evidenziato limiti strutturali e fragilità mentali, mentre l’unica vittoria, quella con il Verona, appare ormai lontana e isolata.

Il derby perso ha lasciato strascichi pesanti. Non solo per la ferita emotiva, ma anche per le conseguenze pratiche: gli infortuni di Rovella e Dele-Bashiru e le espulsioni di Guendouzi e Belahyane hanno ridotto il centrocampo all’osso.

Emergenza totale a centrocampo

Proprio la mediana rappresenta il problema più urgente. Per la sfida con il Genoa, Sarri potrà contare soltanto su Danilo Cataldi, unico centrocampista rimasto pienamente a disposizione. Vecino è ancora out, mentre i già citati infortuni e squalifiche riducono drasticamente le scelte. Una situazione che ha spinto l’allenatore a reintegrare Toma Basic, giocatore ai margini della rosa che ora rischia addirittura di partire titolare al Ferraris.

Una scelta obbligata che testimonia la gravità del momento. Il centrocampo, storicamente cuore pulsante del gioco sarriano, è il reparto che ha più sofferto e che adesso vive una vera e propria emergenza numerica e tecnica.

Classifica che preoccupa

La Lazio si trova con tre punti in classifica, uno in più della zona retrocessione. Un campanello d’allarme che non può essere ignorato. In Serie A, la partenza spesso indirizza la stagione, e trovarsi così indietro dopo appena un mese di campionato può complicare anche il morale della squadra.

La tifoseria inizia a temere un campionato ben diverso da quello immaginato, con l’incubo di doversi giocare punti pesanti in chiave salvezza invece che in chiave Champions. Una prospettiva che, per una piazza come quella biancoceleste, rappresenterebbe un crollo delle aspettative.

📅 Prossimi impegni della Lazio

  • Lunedì 22 settembre – Serie A
    🆚 Genoa vs Lazio – Stadio Ferraris, Genova
  • Domenica 28 settembre – Serie A
    🆚 Lazio vs Torino – Stadio Olimpico, Roma
  • Giovedì 2 ottobre – Europa League
    🆚 Slavia Praga vs Lazio – Sinobo Stadium, Praga
  • Domenica 5 ottobre – Serie A
    🆚 Juventus vs Lazio – Allianz Stadium, Torino
  • Domenica 19 ottobre – Serie A
    🆚 Lazio vs Empoli – Stadio Olimpico, Roma

Sarri sotto pressione

Maurizio Sarri, che in estate aveva chiesto rinforzi di spessore, si trova ora a dover inventare soluzioni emergenziali e a gestire un gruppo che non ha ancora trovato la giusta concentrazione. Lo stesso tecnico ha parlato più volte di superficialità e anarchia tattica, evidenziando come alcuni errori individuali abbiano compromesso i risultati.

Le prossime gare saranno decisive non solo per la classifica, ma anche per il futuro dello stesso allenatore. Una nuova sconfitta a Genova potrebbe aprire scenari inattesi e aumentare le pressioni su società e panchina.

Obbligo di reazione

La sfida con il Genoa assume così i contorni di un crocevia stagionale. Una vittoria servirebbe non solo a muovere la classifica, ma anche a restituire fiducia a un ambiente che rischia di sprofondare nello sconforto. Al contrario, un risultato negativo aggraverebbe la crisi e renderebbe il cammino verso gli obiettivi stagionali ancora più complicato.

La Lazio ha bisogno di una svolta immediata: servono concentrazione, cattiveria agonistica e un ritorno a quell’identità di squadra che in questo avvio è mancata. I tifosi hanno già dato prova di sostegno, riempiendo la Curva Nord e cantando per 95 minuti anche nel derby. Ora tocca ai giocatori rispondere sul campo, perché la stagione non può più permettersi altri passi falsi.


👉 Lunedì sera a Marassi la Lazio si gioca molto più di tre punti. Sarà una partita che dirà se i biancocelesti possono rialzarsi e rientrare in corsa, o se l’incubo di un campionato di sofferenza è destinato a diventare realtà.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio in ansia per Rovella: nuovo stop e ipotesi operazione, centrocampo in emergenza

0
Giocatori della Lazio delusi in campo: il vero problema biancoceleste è lo spogliatoio diviso.

ROMA – I fantasmi del passato tornano a bussare alla porta di Nicolò Rovella. Dopo l’ennesimo problema fisico, il giovane centrocampista biancoceleste rischia un lungo stop che potrebbe complicare ulteriormente i piani della Lazio, già alle prese con un reparto ridotto all’osso.

Un altro stop dopo il derby

Come era accaduto contro il Sassuolo, anche nel derby della Capitale Rovella è stato costretto ad abbandonare il campo al termine del primo tempo. Una ricaduta che ha subito acceso i riflettori sul suo stato di salute, con Il Messaggero che parla di un ispessimento di due millimetri nella zona inguinale, diagnosi che rientra nella cosiddetta “Groin Pain Syndrome”. Lo stesso problema che, non a caso, aveva già colpito Zaccagni la scorsa stagione.

Il nodo dell’operazione

Il quadro clinico non lascia molte alternative. Rovella, secondo i medici, dovrà prima o poi sottoporsi a un intervento chirurgico per inserire una retina sul pube. L’unica vera incognita riguarda i tempi: affrontare subito l’operazione, con la certezza di uno stop di almeno un mese, oppure stringere i denti con infiltrazioni e terapie conservative, rischiando però continui stop e ricadute. Una scelta difficile, soprattutto per un giocatore che nelle intenzioni di Sarri avrebbe dovuto rappresentare il perno del centrocampo biancoceleste.

Il precedente di Zaccagni

Il caso di Zaccagni rappresenta un precedente significativo. L’attaccante biancoceleste, dopo lo stesso tipo di intervento, rimase fuori oltre quattro settimane prima di poter tornare in campo. La Lazio non può permettersi di perdere anche Rovella per così tanto tempo, specie in un reparto già duramente colpito da infortuni e squalifiche. Allo stesso tempo, però, sarebbe rischioso continuare a forzare la situazione con infiltrazioni e antidolorifici, rinviando un’operazione che sembra inevitabile.

Sarri in emergenza totale

Maurizio Sarri si trova così davanti all’ennesimo rebus tattico. Il centrocampo della Lazio, già decimato, rischia di perdere un altro tassello fondamentale. Con Vecino ancora ai box, Guendouzi e Belahyane fuori per squalifica, e Dele-Bashiru non al meglio, il tecnico dovrà inventarsi soluzioni alternative. Non a caso, negli ultimi giorni è tornato a circolare con insistenza il nome di Toma Basic, reinserito a sorpresa nella lista dei convocati per far fronte a una situazione al limite dell’assurdo.

L’impatto sulla stagione

La perdita di Rovella in un momento delicato del campionato potrebbe avere conseguenze pesanti anche sugli obiettivi stagionali. La Lazio, partita con grandi ambizioni dopo le promesse estive di Lotito e Fabiani, si ritrova ora con appena tre punti dopo quattro giornate, già costretta a rincorrere e con un derby perso che ha lasciato ferite profonde nell’ambiente.

In una Serie A sempre più competitiva, dove le dirette rivali per l’Europa corrono, la squadra biancoceleste non può permettersi di arrivare a ottobre già staccata. E il centrocampo, storicamente cuore pulsante del gioco di Sarri, rischia di diventare l’anello debole.

Il futuro di Rovella

Il destino del regista biancoceleste è ora legato a una scelta condivisa tra calciatore, staff medico e società. Anticipare l’operazione significherebbe rinunciare a Rovella per almeno un mese, ma avere la prospettiva di risolvere definitivamente il problema. Rimandare, invece, significherebbe conviverci per tutta la stagione, tra continui stop e dubbi sulla sua tenuta fisica.

La Lazio e Sarri dovranno decidere in fretta, perché il calendario non aspetta: il prossimo impegno contro il Genoa diventa già uno spartiacque, con la necessità di invertire la rotta per non compromettere da subito la corsa agli obiettivi stagionali.


👉 Una cosa è certa: senza un Rovella al 100%, la Lazio perde non solo qualità tecnica e geometrie in mezzo al campo, ma anche una delle poche certezze su cui costruire il proprio futuro. La decisione sull’operazione non sarà solo medica, ma inevitabilmente anche strategica.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio, il derby fa male: errori individuali, superficialità e una classifica che preoccupa

0
Lazio-Roma 0-1

ROMA – Un lunedì amaro, l’ennesimo. Per la terza volta in quattro giornate la Lazio si ritrova a fare i conti con una sconfitta, e questa volta il peso è doppio: la squadra di Maurizio Sarri ha perso il derby della Capitale. Nonostante una prestazione complessivamente migliore rispetto alla Roma sul piano del gioco e delle occasioni create, i biancocelesti sono stati puniti da un singolo errore e da una mancanza generale di cattiveria e concentrazione. Risultato: 1-0 giallorosso e classifica che inizia a farsi davvero preoccupante.

Più occasioni ma poca concretezza

La Lazio ha creato molto, specialmente nel primo tempo. Le conclusioni di Zaccagni e compagni hanno messo in difficoltà Svilar, ma i biancocelesti non sono riusciti a concretizzare. La Roma, invece, ha sfruttato l’unica vera occasione: il tiro di Pellegrini, nato da un errore in uscita di Nuno Tavares. Ancora una volta, quindi, i gol subiti arrivano da leggerezze individuali più che da manovre costruite dagli avversari.

Un dato allarmante: nelle prime quattro giornate di Serie A, ogni rete incassata dalla Lazio è arrivata da errori di concentrazione dei singoli. Dal pallone perso contro il Como, al blackout difensivo con il Sassuolo, fino all’ingenuità di Tavares nel derby. Una costante che fa riflettere sulla mentalità di un gruppo che spesso sembra superficiale.

Provedel sotto accusa

Altro tema sollevato dal post-partita è quello del portiere. Ivan Provedel non commette papere clamorose, ma raramente offre la parata decisiva che cambia il destino di una gara. Sul tiro di Pellegrini non era facile intervenire, ma la sensazione è che un portiere di livello superiore avrebbe potuto dire la sua. Il paragone con Mandas, capace in passato di salvare punti con interventi miracolosi, è inevitabile.

I casi singoli: Tavares, Dia e Zaccagni

Tra i bocciati del derby ci sono nomi pesanti.

  • Nuno Tavares: troppa presunzione e poca concentrazione. Errori banali che diventano letali, e un atteggiamento che non convince né Sarri né i tifosi. Dopo le parentesi non brillanti con Arsenal e Marsiglia, la sua avventura alla Lazio rischia di complicarsi ulteriormente.
  • Dia: l’attaccante aveva la grande occasione di incidere, ma è apparso molle, distratto, poco incisivo. L’azione con Rovella, non seguita con la giusta cattiveria, e il clamoroso gol sbagliato nella ripresa hanno segnato la sua prestazione. Per i tifosi, il simbolo della mancanza di grinta.
  • Zaccagni: sulla carta uno dei leader tecnici della Lazio, in campo è stato l’ombra di sé stesso. Non vince più un uno contro uno, appare scarico e nervoso. Il gesto di chiedere il sostegno della Curva Nord dopo un corner guadagnato ha irritato molti sostenitori, che avrebbero preferito scuse piuttosto che richieste di incitamento.

Panchina corta e mercato deludente

Il derby ha evidenziato anche un altro limite: la scarsità di alternative valide. Dalla panchina, oltre a Castellanos, nessuno ha inciso realmente. Belahyane ha retto solo venti minuti, Cataldi e Noslin non hanno cambiato l’inerzia della gara. La rosa appare corta e incompleta, frutto di un mercato estivo che non ha colmato le lacune lasciate dalle partenze illustri di Milinković-Savić e altri senatori.

Classifica e prospettive

Dopo quattro giornate la Lazio ha raccolto appena tre punti. Troppo poco per una squadra che, secondo le dichiarazioni della società, avrebbe dovuto lottare per la Champions League. I numeri dicono altro: zona retrocessione e una squadra che deve ancora trovare identità e continuità.

E ora arriva la trasferta di Genova, resa ancora più complicata dalle squalifiche di Guendouzi e Belahyane. Un’altra sconfitta rischierebbe di aprire ufficialmente la crisi. Maurizio Sarri ha parlato di “superficialità” e “banalità”: l’impressione, però, è che manchi soprattutto la fame.

Conclusione: serve una scossa

Il derby ha lasciato ferite profonde, non solo per la rivalità cittadina ma anche per il segnale dato alla stagione. La Lazio crea, ma non finalizza; gioca, ma non combatte. E senza grinta, il talento non basta. La squadra ha urgente bisogno di ritrovare attenzione, orgoglio e compattezza. I tifosi hanno fatto la loro parte, sostenendo la squadra per 95 minuti, ma ora attendono risposte concrete dal campo.

La stagione è lunga, ma il campanello d’allarme suona forte: la Lazio deve reagire subito, perché il rischio di sprofondare è reale. E il tempo per raddrizzare la rotta non è infinito.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Zaccagni: “L’Errore ci ha Tagliato le Gambe. Non è Quello Che Ci Aspettavamo, Ma la Qualità C’è”

0
Mattia Zaccagni festeggia le 200 presenze con la Lazio e parla a DAZN dopo la vittoria sul Monza
Mattia Zaccagni, Tijjani Noslin e Andrea Pinamonti commentano la vittoria contro il Monza e il primato in classifica a quota 16 punti.

Il Capitano Biancoceleste Analizza a Freddo la Sconfitta nel Derby: “C’è Stato un Errore Eclatante, ci ha Messo KO. Ora Dobbiamo Ricompattarci e Rialzarci”.

ROMA – L’amarezza per la sconfitta nel derby è ancora viva, ma il capitano della Lazio, Mattia Zaccagni, si è presentato ai microfoni di DAZN con un’analisi lucida e diretta della partita. Il centrocampista non ha cercato alibi, puntando il dito contro un errore “eclatante” che, a suo dire, ha tagliato le gambe alla squadra.

“Un Errore Eclatante ci ha Tagliato le Gambe”

Zaccagni ha subito chiarito che il derby si è deciso per un singolo errore, che la sua squadra ha pagato a caro prezzo.

“Di errori eclatanti ce n’è stato uno, in occasione del gol subito. Ci ha tagliato un po’ le gambe, avevamo la partita in mano. Siamo arretrati parecchio. Nel secondo tempo abbiamo ripreso in mano la partita, abbiamo avuto anche tante opportunità, purtroppo il gol non è arrivato. Siamo molto dispiaciuti.”

Zaccagni ha anche ammesso che la squadra ha mancato di superficialità in alcune occasioni, e che questo è un comportamento che non possono permettersi, soprattutto in un derby.

“Però ripeto: abbiamo mancato di superficialità in qualche occasione, questo non possiamo permettercelo, soprattutto in un derby.”

“Tre Punti in Quattro Partite, Non Era Quello Che Ci Aspettavamo”

Il capitano ha ammesso che tre punti in quattro partite non era quello che si aspettavano all’inizio della stagione, e ha lanciato un appello alla squadra.

“Tre punti in quattro partite non era senz’altro quello che ci aspettavamo, è il momento di ricompattarci e tornare più forti.”

Zaccagni ha anche commentato il nervosismo che c’è stato nel finale della partita, con l’espulsione di Guendouzi.

“Quello che è successo a fine partita è tra virgolette normale. C’è stato tanto nervosismo, Guendo è stato espulso per l’atteggiamento che ha avuto nei confronti dell’arbitro, questi sono comportamenti che dobbiamo toglierci. Per quanto riguarda la partita col Genova, vediamo in settimana.”



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Sarri Sincero dopo il Derby: “Abbiamo Perso per Anarchia e Superficialità. Il Limite della Squadra è Evidente”

0
Maurizio Sarri scuro in volto durante la conferenza stampa post partita

Il Tecnico Analizza la Sconfitta con la Roma: “Concesso Poco, ma Perso per Banalità”. Le Conseguenze del Match: “Domenica abbiamo un solo centrocampista a disposizione”.

ROMA – Un derby perso è sempre difficile da digerire. Ma quando lo si perde per “banalità e superficialità”, come ha spiegato Maurizio Sarri in conferenza stampa, il rammarico è ancora più grande. Il tecnico della Lazio si è presentato ai microfoni con un’analisi lucida e diretta della sconfitta contro la Roma, puntando il dito contro i limiti della sua squadra.

“Abbiamo Perso per Banalità”: L’Amarezza di Sarri

Sarri ha subito chiarito che il derby si è deciso per un singolo errore, che la sua squadra ha pagato a caro prezzo.

“Fino a quel momento non avevamo concesso nemmeno dei tiri in porta. Eravamo stati pericolosi in due-tre occasioni, con Rovella, Guendouzi, Romagnoli. Poi abbiamo sbandato per dieci minuti dopo il gol e ripreso in mano la partita. Abbiamo sbagliato a quattro-cinque palle gol nitide. Ci rimane un grande rammarico, per la seconda partita consecutiva abbiamo concesso pochissimo e perso per banalità e superficialità, è il nostro limite in questo momento, oggi sembravamo anche più pericolosi del solito.”

Il tecnico ha anche parlato delle ripercussioni del derby perso, che sono materiali, non mentali.

“La ripercussione è materiale, non mentale. Domenica contro il Genoa abbiamo un solo centrocampista a disposizione.”

Le Conseguenze del Derby: Infortuni e Scelte Tattiche

La sconfitta, infatti, ha lasciato il segno. Con la squalifica di Guendouzi (a fine match) e gli infortuni di Rovella e Dele-Bashiru, Sarri si ritrova con la coperta corta a centrocampo. Il tecnico ha ammesso che sarà difficile schierare una formazione competitiva per la prossima partita.

“Chi può giocare a centrocampo a Genova? A due secondo me nessuno. Vediamo in settimana, qualcosa bisogna fare.”

Tra le possibilità, c’è anche il reinserimento in lista di Toma Basic.

“Può darsi sicuramente, mi sembra che abbiamo due slot. È un’eventualità da prendere in considerazione.”



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Lazio in emergenza a centrocampo: contro il Genoa torna in lista Toma Basic

0
Una grafica o un'immagine che mostra le due squadre, Genoa e Lazio, schierate con i loro moduli di gioco e i nomi dei giocatori titolari.

ROMA – La Lazio si prepara a vivere una delle settimane più complicate della stagione. Dopo il ko nel derby della Capitale, per Maurizio Sarri si apre un vero e proprio rebus a centrocampo: contro il Genoa, infatti, l’unico centrocampista a disposizione sarà Danilo Cataldi. Un’emergenza senza precedenti che costringe l’allenatore biancoceleste a valutare soluzioni impensabili fino a pochi giorni fa, compreso il reintegro di Toma Basic, finora fuori dai piani tecnici.

Un reparto decimato

Il quadro è drammatico: Rovella e Dele-Bashiru si sono fermati per infortunio proprio durante il derby, Belahyane e Guendouzi sono stati espulsi e saranno costretti a saltare il match, mentre Vecino è ancora indisponibile per problemi fisici. Con queste assenze, Sarri si ritrova con il solo Cataldi arruolabile. Una situazione che, alla vigilia di una sfida delicata come quella contro il Genoa, rischia di pesare enormemente sull’equilibrio della squadra.

L’ipotesi Basic

Di fronte a un’emergenza di tale portata, Sarri starebbe seriamente valutando di reintegrare Toma Basic nella lista dei convocati. Il croato, da tempo ai margini del progetto tecnico e vicino all’addio in estate, potrebbe addirittura essere chiamato a partire titolare al Ferraris. Una decisione che testimonia la disperazione del momento ma anche la necessità di stringere i denti in un periodo in cui il calendario non concede pause.

Precedenti e contesto

Non è la prima volta che la Lazio si trova ad affrontare situazioni di emergenza a centrocampo, ma raramente il reparto era stato ridotto all’osso in questo modo. Negli anni, anche nei momenti più difficili, i biancocelesti hanno potuto contare su almeno due o tre alternative affidabili. Stavolta, invece, il rischio di schierare giocatori fuori dal progetto tecnico mette in luce anche le lacune di una campagna acquisti estiva che non ha colmato fino in fondo le necessità della rosa.

Le responsabilità e le scelte

La gestione della mediana sarà fondamentale per non complicare ulteriormente una stagione già segnata da alti e bassi. Cataldi, chiamato a caricarsi la squadra sulle spalle, dovrà garantire equilibrio e copertura. Intorno a lui, Sarri dovrà inventarsi soluzioni tattiche, magari adattando esterni o trequartisti in un ruolo non loro, come accaduto in passato in altre emergenze. Ma la possibile presenza di Basic apre anche a riflessioni più ampie: in una squadra che punta alla Champions League e a confermarsi in Serie A ai massimi livelli, è accettabile ritrovarsi con così poche alternative in un ruolo chiave?

Prospettive e futuro

La gara contro il Genoa non sarà solo una sfida per i tre punti, ma anche un test di carattere per la Lazio. Superare l’emergenza con una prestazione solida potrebbe ridare fiducia all’ambiente, mentre un nuovo passo falso rischierebbe di far esplodere ulteriormente il malcontento della piazza. Nel frattempo, il club sarà chiamato a riflettere: il mercato di gennaio potrebbe diventare un passaggio cruciale per colmare le lacune strutturali e dare a Sarri gli strumenti giusti per affrontare il prosieguo della stagione.

In attesa del Ferraris, resta l’incognita: sarà davvero Basic l’uomo chiamato a salvare il centrocampo biancoceleste? La risposta arriverà solo sul campo, ma mai come questa volta la Lazio sembra affidarsi a una scelta di pura necessità più che di convinzione.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Derby, la Maledizione Continua: Lazio-Roma 0-1. Un Giorno di Lacrime, Follia, Sfortuna e Tanti Rimpianti

0
Una foto dei giocatori della Lazio con espressioni di delusione dopo la sconfitta nel derby.

Un Derby da Dimenticare per i Biancocelesti. L’errore di Tavares regala il gol di Pellegrini, il palo di Cataldi in pieno recupero nega un’ultima speranza.

ROMA – Una gara maledetta. Un derby che la Lazio approccia nel modo giusto, ma che non riesce a vincere. Finisce con i fischi della Curva Nord il primo derby della stagione, con i biancocelesti che, nonostante i tentativi, escono sconfitti per 1-0 dalla Roma. L’errore di Tavares, il palo di Cataldi in pieno recupero e l’occasione persa da Dia sono le tre istantanee di una gara che la Lazio ha giocato con il cuore, ma senza la giusta lucidità.

Avvio e Gol Subito: Un Derby Stregato

Sarri, nella speranza di sorprendere Gasperini, lancia Rovella, Dia e Pedro dall’inizio. Ma la sua scelta si scontra subito con la sfortuna, che sembra avere la meglio sulla squadra. Il primo tempo è un monologo della Lazio, che domina il possesso palla e crea diverse occasioni. Ma un errore di Tavares al 38′ regala il gol di Pellegrini e il vantaggio della Roma.

Un duro colpo per una squadra che, nonostante l’entusiasmo, esce dal campo a testa bassa.

La Ripresa e gli Errori Maledetti

La seconda parte del match è un susseguirsi di occasioni sprecate e di sfortuna. L’occasione più clamorosa capita a Dia: imbeccato in campo aperto, il senegalese si invola verso la porta di Svilar, ma a tu per tu con il portiere spara in curva. Un errore che non si può perdonare in un derby e che spegne le speranze di una squadra che, nonostante tutto, ha lottato fino alla fine.

L’espulsione di Belahyane per un grave fallo di gioco su Koné sembrerebbe chiudere i discorsi, ma la Lazio non molla e in pieno recupero Cataldi colpisce il palo con un giro da 25 metri. Il destino non assiste la Lazio, che esce sconfitta nel primo derby della stagione.


Tabellino Finale

LAZIO-ROMA 0-1

  • Marcatore: 38′ Pellegrini
  • LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Tavares (46′ Pellegrini); Geundouzi, Rovella (46′ Cataldi), Dele-Bashiru (14′ Belahyane); Pedro (79′ Noslin), Dia (62′ Castellanos), Zaccagni.
  • All.: Maurizio Sarri
  • ROMA (3-4-2-1): Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Rensch, Kone, Crsitante (80′ El Aynaoui), Angelino (80′ Tsimikas); Pellegrini (73′ Pisilli), Soulé (73′ Baldanzi); Ferguson (65′ Dovbyk).
  • All.: Gian Piero Gasperini
  • Arbitro: Simone Sozza (sez. Seregno)
  • NOTE: Ammoniti: 83′ Ndicka (R), 88′ Cataldi (L), 85′ Belahyane (L), Guendouzi a fine match
  • Espulsi: 85′ Belahyane (L) Guendouzi ( L ) dopo il triplice fischio


Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Formazioni Probabili Derby: Sarri Sceglie Cataldi e Dele-Bashiru. Gasperini risponde con il Tridente

0
Formazioni Ufficiali Derby Lazio-Roma: Sarri Sceglie Cataldi e Dele-Bashiru

Lazio e Roma si affrontano nella quarta giornata di campionato. Il Comandante scioglie gli ultimi dubbi, l’attacco è nelle mani di Cancellieri, Castellanos e Zaccagni.

ROMA – L’attesa è finita. La Lazio e la Roma sono pronte a scendere in campo per il derby della Capitale, in un match valido per la quarta giornata di campionato. Il fischio d’inizio è fissato per le 12:30 e i due allenatori, Maurizio Sarri e Gian Piero Gasperini, hanno appena diramato le formazioni ufficiali.

In casa biancoceleste, Sarri scioglie gli ultimi dubbi. A centrocampo, Cataldi si riprende la regia, con Dele-Bashiru che vince il ballottaggio con Belahyane e va a completare il reparto con Guendouzi. L’attacco è nelle mani di Cancellieri, Castellanos e Zaccagni. In panchina, Pedro e Dia sono pronti a dare una mano, mentre Rovella e Isaksen non sono al 100%.

Dall’altra parte, Gasperini schiera la sua Roma con un 3-4-3 aggressivo e offensivo. In porta c’è Svilar, mentre il centrocampo è nelle mani di Rensch, Cristante, Koné e Tsimikas. In attacco, l’allenatore ha scelto il tridente composto da Soulé, Ferguson e El Shaarawy, a caccia di una vittoria che possa dare fiducia alla squadra.

Formazioni Ufficiali

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares; Guendouzi, Cataldi, Dele-Bashiru; Cancellieri, Castellanos, Zaccagni. A disp.: Mandas, Furlanetto, Hysaj, Pellegrini, Provstgaard, Belahyane, Rovella, Noslin, Pedro, Dia. All.: Sarri.

ROMA (3-4-3): Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Rensch, Cristante, Koné, Tsimikas; Soulé, Ferguson, El Shaarawy. A disp.: Lopes Menke, Vigorito, Goldaniga, Caqueret, Morata, Sergi Roberto, Gabrielloni, Fellipe Jack, Alberto Moreno, Kuhn, Baturina, Cutrone, Monzon. All.: Gasperini.



Unisciti subito al Canale WhatsApp di Since1900.it per ricevere in tempo reale tutte le ultime notizie, le probabili formazioni, gli aggiornamenti di mercato e le cronache dei match direttamente sul tuo smartphone!👉 CLICCA QUI PER ISCRIVERTI SUBITO
Banner 160x60_1
Scarica l'App Ufficiale di Since1900.it!Vivi la Lazio a 360 gradi con la nostra app dedicata: notizie in tempo reale, statistiche, dirette e molto altro, tutto a portata di mano!

Popolari