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Giuseppe Biava sorpreso da Patric e Luiz Felipe Ramos

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Giuseppe Biava torna a parlare della Lazio e lo fa ai microfoni ufficiali della società biancoceleste:

“Il calcio aiuterebbe a tornare presto alla normalità anche la vita quotidiana. Sarà un calendario compresso da qui alla fine, con tre partite a settimana. Sono però contrario ai cinque cambi, ormai la stagione è iniziata e sarebbe giusto concluderla con le stesse regole. Tanti calciatori biancocelesti sono stati valorizzati quest’anno, soprattutto Luiz Felipe. Il brasiliani ha finalmente trovato la continuità. Brava la Società a crederci e a valorizzarlo. 

Si sacrificano tutti in fase difensiva, compresi Luis Alberto e Milinkovic. Sergej è fondamentale, ha tutto, domina il centrocampo. Ha la forza fisica di Pogba. Leiva è fondamentale per gli equilibri, mi ricorda Ledesma. In crescita anche Patric, lo spagnolo ormai si è integrato alla perfezione dopo un periodo di adattamento.

Sta offrendo un rendimento importante, mostrando una preziosa duttilità. Merita la stessa fiducia anche Vavro, che vedo più come centrale. Al momento lo vedo come alternativa di Acerbi. Alla ripresa vedo una situazione sempre equilibrata, con Lazio e Juventus alla pari con l’Inter”.



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La società non ha autorizzato Leiva a tornare in Brasile

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Durante una diretta Instagram effettuata da Esporte Interativo il centrocampista brasiliano ha commentato la situazione riguardo il Coronavirus e della mancata autorizzazione della società per andare in Brasile con la famiglia:“È un momento di grande apprensione ed è triste sapere che tanta gente sta morendo. Allo stesso tempo non c’è solo sofferenza ma anche tanti episodi di collaborazione e solidarietà. Mia moglie e i miei figli sono andati in Brasile quando qui la situazione è peggiorata e tempo una settimana è cominciato l’isolamento anche lì. Per questo hanno approfittato di alcuni voli disponibili per tornare e fare la quarantena qui a Roma con me”.



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Oggi incontro con il governo per risolvere tutti i dubbi sulla ripresa

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protocollo serie a covid
protocollo serie a covid

Ieri durante l’Assemblea di Lega è stato votato all’unanimità per la ripresa nel rispetto delle norme di sicurezza. Oggi si terrà un incontro tra i vertici del calcio e il Ministro Spadafora per discutere della prosecuzione del calcio. L’argomento principale dell’incontro sarà il Protocollo sanitario della FIGC e verrà chiesto al Governo una decisione riguardo la ripresa delle attività.



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Lucas Leiva: ” Ho fatto riabilitazione a casa e ogni tanto viene il fisioterapista. Aspettiamo laripresa del campionato”

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Lucas Leiva è intervenuto in diretta Instagram a Esporte Interativo. Un’intervista nella quale il giocatore brasiliano parla dell’operazione subita al ginocchio e della possibile ripresa del campionato.

“La prima settimana dopo l’intervento ho fatto riabilitazione a casa, adesso ogni tanto viene un fisioterapista a farmi fare del lavoro. Sto cercando di tornare in forma per quando ricomincerà la stagione. Quando si ripartirà? Non so quando si tornerà in campo, potrebbe muoversi qualcosa entro le prime settimane di maggio. A quel punto dovrebbe partire la ‘fase due’, almeno in Italia. Aspettiamo il Governo e le sue decisioni. Potrebbe succedere di tutto, io sono pronto a continuare il percorso con la Lazio. Lo stop è arrivato quando eravamo ad un punto dalla Juventus. Se arriverà il via libera per ricominciare a giocare, proveremo a dire la nostra. Vogliamo finirlo, altrimenti ci proietteremo alla prossima stagione. In tutti i casi, sarà un onore tornare a giocare la Champions League”. 

LA LAZIO E TIFOSI  “Sto bene in Italia, ho trovato un club e una tifoseria che mi ha abbracciato immediatamente. Sono felice di giocare con questa maglia e in un campionato come questo. Voglio continuare e andare avanti con la Lazio. Mio figlio? Anche lui è appassionato di calcio, vuole sempre giocare”.



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“Affidati ai professionisti dell’informazione”, la mediaset alza il polverone con una fake news sulla Lazio

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Negli ultimi giorni gli utenti ed i telespettatori stanno leggendo notizie miste tra fake news e verità come in un campo minato. Sportmediaset lancia il sasso ma, al contrario della notizia mai uscita degli allenamenti della Roma e mai smentita dalla società, puntano il dito sulla Lazio, Leiva e Lotito.

Pronta è arrivata la smentita di Arturo Diaconale tramite i microfoni ufficiali. La testata sportiva ha pubblicato e mandato in onda un servizio contro la Lazio dove si parlava di Lucas Leiva che avrebbe violato la “legge dello stare a casa” imposta dal governo in questi giorni di quarantena, parlando di come il brasiliano sia stato visto più volte a Formello per la riabilitazione. Ma tutto ciò non ha fatto tanto rumore e quindi hanno ben pensato di calare l’asso di bastoni inventandosi di come Claudio Lotito abbia smesso di pagare gli stipendi ( il mese di Marzo) per poi decidere di tagliarli per almeno 4 mesi annullando dunque la credibilità di un presidente che da inizio emergenza ha sostenuto la legalità lasciando a casa i giocatori con l’obbligo di non lasciare Roma ( Al contrario di alcune società che hanno fatto partire i vari Ronaldo, Handanovic e compagni).

La crisi nel settore giornalistico la stiamo vivendo tutti anche noi che non siamo una testata giornalistica. Il trucchetto per avere più visite e più introiti può portare a far scrivere una notizia “accalappiaclick” diventando virale. Peccato però che arrivi da un’azienda che h24 manda in onda lo spot dove citano ” Affidati ai professionisti dell’informazione, non dare retta alle fake news.”.



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La Uefa Raccomanda: ” Le competizioni andranno finite!”

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Bodo Glimt Lazio neve

In attesa delle ulteriori informazioni che si avranno nell’incontro di Giovedì, la Uefa si è incontrata con le 55 federazioni. Ecco cosa si legge tramite il comunicato:

“Oggi la UEFA ha incontrato le sue 55 federazioni affiliate tramite videoconferenza ed ha esaminato le opzioni presentate dai due gruppi di lavoro creati a metà marzo. Sono state presentate varie opzioni di calendario che coprono sia le partite delle competizioni nazionali che le coppe. C’è stata una forte raccomandazione alle singole Federazioni nel provare a concludere i campionati e le Coppe. Ma avvieremo una discussione, dopo aver sviluppato delle linee guida per stabilire i criteri di partecipazione alle coppe europee, anche con quelle Federazioni che non dovessero riuscirci Eventuali decisioni su questi argomenti saranno annunciate dopo il Comitato Esecutivo UEFA giovedì”.



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Diaconale smentisce il taglio degli stipendi: ” Notizia falsa”

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Era trapelata la notizia di un possibile taglio degli stipendi da parte della Lazio in caso di annullamento del campionato. Noi di Since1900 pensavamo che fosse stata una notizia sicura ma purtroppo siamo caduti anche noi nella trappola delle Fake News.

Arturo Diaconale smentisce tramite i microfoni ufficiali della Lazio:

“La notizia secondo la quale la Lazio avrebbe sospeso gli stipendi del mese di marzo è priva di fondamento, l’ho negata anche nei confronti dell’organo di stampa che ha diramato quest’informazione. Mi è stato assicurato che sarebbe stato pubblicato un comunicato di smentita, ma sfrutto quest’occasione per ribadire che si tratta di una notizia falsa. Non è vero che sono stati bloccati gli stipendi del mese di marzo, il Presidente Claudio Lotito mi ha autorizzato a minacciare il ricorso a mezzi legali nei confronti di chi si farà portatore di una notizia falsa di questo tipo. Si tratta di un’informazione assolutamente priva di fondamento, ogni impegno verrà onorato nelle date previste. Noi andremo avanti per la nostra strada, sperando di riprendere al più presto il cammino che ci è stato fatto sospendere dal coronavirus nel corso degli ultimi quaranta giorni.

La determinazione del Presidente Lotito ha portato le squadre della Serie A TIM a trovare un accordo unanime nell’intenzione di proseguire il campionato, è necessario evitare problemi economici ad uno dei settori portanti dell’economia italiana. Il calcio vanta più di 250.000 addetti ai lavori e non può essere paralizzato per un tempo eccessivo, per non subire conseguenze micidiali. Mi auguro che dall’incontro con il Governo di domani arrivi un’indicazione favorevole e che si possa tornare ad allenarsi per poi completare il campionato. I tifosi sanno che il Presidente Lotito si è battuto per questa linea, ed io ho risposto colpo su colpo a chi ha sostenuto tesi opposte. Se si ripartirà, la squadra completerà il suo percorso che ha condotto positivamente fino a questo momento. Sappiamo che anche i tifosi biancocelesti saranno al nostro fianco”.



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Tagli stipendi, Lotito ci sta pensando ma solamente se…

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lotito inzaghi, lazio inter

Questo stop forzato del campionato ed i mancati introiti dalle partite tra diritti tv, sponsor e biglietterie, sta mettendo le squadre in ginocchio a livello di stipendi da pagare. Molti club della Serie A ha valutato il taglio degli stipendi con alcuni membri dello staff messi addirittura in cassa integrazione.

Una decisione drastica che però non ha colpito la prima squadra della Capitale ma che, in caso di annullamento del campionato, Claudio Lotito sta pensando di agire allo stesso modo.

Secondo quanto trapelato, i mesi non pagati potranno variare dai 3 ai 5. Una decisione che però dovrà essere presa all’unanime tra i calciatori i quali si incontreranno in video conferenza con i vertici della società.



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Giovanni Malagò: Alternative e ipotesi scudetto

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Giovanni Malagò è intervenuto ai microfoni di Alanews parlando del destino del campionato di Serie A.

“Il calcio ha diritto e dovere di fare ciò che ritiene fare più giusto, per la Serie A è un diritto/dovere completare la stagione se lo ritiene opportuno. Poi, però, penso che sia altrettanto importante se non indispensabile una strategia diversa qualora questo non fosse possibile. Ma lo dico senza nessun tipo di polemica”.

Test sui giocatori

 “E’ evidente che soprattutto nelle prossime settimane ci dovrà essere una situazione di disponibilità e offerta che al momento mi sembra non esserci. Ma io non so se tra 15 o 20 giorni il sistema Paese sarà in grado di farlo”. 

Ipotesi scudetto non assegnato

 “Questa è l’unica cosa che ho detto e mi sembra una cosa di buon senso. Ma l’ho detta non riferendomi alla Serie A, ma a tutti gli sport perché io devo rappresentare tutti. Ovviamente, solo nel caso in cui non si riuscisse a concludere la stagione. E’ una mia opinione”.



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Intervista al Presidente Antonio Buccioni

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In esclusiva su Since1900, una lunga e piacevole intervista con il numero uno della Polisportiva biancoceleste

Il Presidente della Polisportiva S. S. Lazio Antonio Buccioni ha gentilmente concesso un’intervista a noi di Since1900, dimostrando cordialità e grande apertura verso la platea biancoceleste. Al Presidente vanno i nostri ringraziamenti e i migliori auguri di buon compleanno, con la speranza che per ancora tanti anni possa essere la guida della Polisportiva più antica d’Europa.

Partiamo proprio dalla Polisportiva: Lei in qualità di Presidente cosa può dirci sulla situazione generale? A che punto siamo? È abbastanza competitivo il movimento sportivo laziale?

“È una domanda che fatta oggi assume una problematica diversa da quella che sarebbe potuta essere due mesi fa. Avrei detto che, per quel che oggi si chiama brand, la Lazio ha un fascino che io stesso fatico a comprendere fino in fondo. Chiunque si avvicini alla Lazio o anche soltanto viene a trovarmi, viene quasi persuaso dal voler ampliare la famiglia. Noi viviamo in un Paese dove non ci sono sponsor, in una città dove non c’è industria, dove Istituzioni pubbliche da tanti anni non erogano più nessun tipo di provvidenza a favore dello sport e abbiamo grossi problemi impiantistici, eppure c’è un “fascino Lazio” che porta il movimento quindi ad espandersi. A titolo di esempio, abbiamo un progetto per la creazione di una sezione di tennis tavolo, che purtroppo da 15 anni non abbiamo più. Questo è quanto avrei detto due mesi fa, oggi rincaro la dose. Non abbiamo vissuto l’esperienza delle guerre ma questa è una situazione eccezionale ed epocale assimilabile a quella di una guerra e su tante cose non ho chiarezza di quello che sarà. Su un aspetto sicuramente sì: il giorno in cui si ricomincerà a vivere normalmente, non sarà semplicemente il giorno della ripresa che segue l’ultimo giorno prima della chiusura totale. Ci saranno dei cambiamenti che toccheranno anche lo sport. Apparentemente dovranno esserci meno risorse e possibilità, sarà una situazione non dissimile da quella post 1945 e dovrebbe favorire chi lavora stabilmente con delle difficoltà e handicappare chi lavora con il lusso. In queste situazioni ho tenuto saldi i rapporti con i Presidenti delle circa ottanta Associazioni che rappresentano la Lazio per spronarli a rendersi conto della spirali e delle pieghe che prenderanno le diverse discipline sportive, per anticiparsi e comprendere meglio degli altri i comportamenti da assumere a riguardo. Se agiremo in questa direzione, la Lazio non deve avere paura del futuro. “

Anche perché parliamo di una Società sana, non solo calcisticamente, dunque non bisognerebbe temere il futuro…

“Sì, soprattutto considerando che si tratta di una Società che ha molti settori e che dunque non hanno un bilancio unico. Tutte comunque abituate a lavorare con difficoltà oggettive. Chi lavora abitualmente in difficoltà ha oggettivamente più destrezza rispetto a chi si trova improvvisamente con delle privazioni. “

Avvicinarsi oggi allo sport non è interesse primario di tutti, specialmente nelle nuove generazioni. C’è qualche responsabilità da parte delle Istituzioni e dei vertici dello sport, a livello sia nazionale che europeo?

“Sebbene io non sia incline all’ottimismo, la domanda forse è formulata in maniera radicale. I ritardi nei confronti di aree geografiche e socio-culturali ci sono, ma alla fine certi movimenti si impongono. Una volta lo sport era considerato qualcosa di elitario, superfluo e assolutamente non necessario. Con un processo davvero molto lungo, sebbene con defaillance colossali, siamo giunti a considerare che lo sport è imprescindibile per la salute umana. Il progresso comunque c’è stato, seppur con molte difficoltà: ho chiari ricordi circa la maldestra organizzazione scolastica e in particolare riguardo le sole due ore settimanali di educazione fisica e quel che accadeva agli inizi degli anni ’70 purtroppo accade anche oggi. Per questo mi riferisco alla falla colossale del sistema scolastico. Si tratta di un modo di approcciare allo sport che è addirittura nocivo ed è totalmente da archiviare. “

Dunque Lei, riguardo questa situazione, cosa si sente di dire alle generazioni future?

“Io mi auguro che, riferito alla nostra piccola patria di sentimenti che è la Lazio, ci possa essere da un lato un pieno adeguamento alla storia, con un preciso modo di essere nello sport adottando una costante ricerca dell’attualità addirittura anticipando i tempi rispetto agli altri; ideologicamente parlando, invece, mi auguro si possano mantenere le radici e lo spirito dei ragazzi del 9 gennaio del 1900 che crearono un Sodalizio con una intento dirompente rispetto alla società di allora. Cioè portare lo sport, fino a quel momento appannaggio di qualche nobile e limitato a discipline classiche come scherma, danza classica e rudimenti di nobles artes, a diventare uno sport moderno e popolare. Dunque ancoraggio ideale alle proprie radici e adeguamento organizzativo costante a quello che lo sport a livello planetario ci mostra. “

Messaggio bellissimo il Suo. Lei ha parlato di ideali, noi aggiungeremmo anche il concetto di “valore”. Quale per Lei meglio identifica la Lazialità?

“Intendere lo sport come cimento costante prima di tutto nei confronti di se stessi e verso l’avversario, il quale non va mai temuto ma sempre rispettato. Che poi è la lezione che ci si tramanda, dicendole alla laziale, “di padre in figlio” ed è quello che mi hanno lasciato i padri della Lazialità. “

C’è stato per Lei un atleta che più di tutti ha consacrato e fatto suo più di altri questo concetto?

“Tra i calciatori, Ezio Sclavi per abnegazione che tale da, come affermò Pennacchia nel ’69, “sconfinare anche nello stoicismo”. Da questo punto di vista c’è ne sarebbero a onor del vero esempi innumerevoli che non sono isolati. Mi viene in mente Maura Furlotti per il calcio femminile, che ha disputato quasi 500 partite in Serie A, annoverano 4 scudetti e 3 Coppe Italia, collezionando circa 100 presenze con la Nazionale Italiana. Sono esempi, grazie a Dio, ricorrenti. “

A proposito di storia: per chi non ha vissuto lo Scudetto del ’74 o anche quello del 2000, Laziowiki è una vera e propria enciclopedia che fa da punto di riferimento. Che legami ha con la Polisportiva e quanto è importante questo contributo che offre?

“Sono indubbiamente rapporti idilliaci e di fraterna collaborazione. Sono molto affezionato a Fabio Bellisario, a Barbara Dorelli che ora è Presidente di Laziowiki e socia della Canottieri Lazio. Hanno fatto cose meravigliose. Aggiungo, anche per dovere di ruolo, che sono tra i migliori ma non gli unici, non volendo comunque sminuire nessuno. Un grande lavoro, specialmente sul pianeta calcio, lo svolge il Centro Studi Millenovecento che può contare su studiosi di primo livello. Ho avuto il grande onore di essere invitato a scrivere diverse prefazioni per Laziowiki ed è stata una bella soddisfazione. “

Tornando al discorso puramente strutturale: nascono spesso suggestioni intorno allo stadio Flaminio. Come vede un riutilizzo dell’impianto per la sezione calcistica della Lazio?

“Su questo sono perentorio: non vedo alcuna possibilità di riutilizzo per la Lazio calcio. Gli impianti moderni hanno standard ben precisi e il Flaminio, per aderirvi, dovrebbe essere smantellato e ricostruito portando via con sé il carico di ricordi che conserva. Con grande rammarico sentimentale (sono stato battezzato il 19 settembre del 1965 quando mio padre mi portò al Flaminio a vedere Lazio Varese, terza di campionato ’65-66) devo ammettere che quell’impianto non è funzionale per il calcio e l’abbattimento violerebbe quello che di fatto è un patrimonio artistico e culturale. Potrebbe essere utile alla causa laziale per ambienti indoor. Per tutti gli sport all’aperto (tra cui rugby, calcio femminile, hockey su prato) non vi sono strade praticabili. A peggiorare la situazione c’è stato il cambiamento del nostro Paese nell’approccio allo sport negli ultimi 25 anni. Andando ancora indietro negli anni, nei trafiletti dei giornali sportivi si poteva ancora trovare spazi sufficientemente ampi dedicati ad altri sport; la situazione oggi è diversa, magari perché parlare di calcio in via esclusiva apporta maggiori guadagni. Sarà efficace come strategia, ma rappresenta davvero la morte dello sport. In altri Paesi, nelle aree geografiche socio-culturali affini all’Italia come ad esempio in Francia, la situazione cambia di poco: sebbene negli anni ’70 il rugby abbia fatto da contraltare al calcio e tutt’oggi esistono interessi nei confronti di Formula 1, basket e pallavolo, il calcio ha assoluta leadership. Se nel Flaminio di allora ad una partita d rugby ci sarebbero stati circa 1500 paganti a fronte dei probabili oggi 400 spettatori (spronati comunque dal titolo gratuito del biglietto). Dunque, per concludere, l’indoor presenta un discorso diverso: c’è una piscina che potrebbe essere sfruttata, potrebbero stabilirsi sezioni di scherma o ginnastica artistica, potrebbe prendere forma un museo. “

Lei ha parlato di calcio femminile: sembra che a livello nazionale ci sia una certa rinascita, una nuova primavera. Come si colloca in questa rinascita la Polisportiva Lazio?

“Domanda interessante. Il movimento di rinascita c’è ed è figlio dell’interesse dei club professionistici maschili, sostanzialmente obbligati a dotarsi del settore femminile. Juventus, Milan, Fiorentina hanno prontamente recepito le direttive; la Juventus sta avviandosi a ricalcare il ruolo e il sentiero che da sempre riveste nel calcio maschile. La Lazio è stata la superpotenza del calcio femminile italiano dal 1969 al 2003, è stata una società che ha vinto 5 Scudetti e 4 Coppe Italia, una sorta di Coppa UEFA ed ha insegnato alla nazione cosa vuol dire un settore giovanile degno di questo nome. La Società storica ha avuto meriti straordinari nella collocazione della disciplina nello sport italiano: esisteva una Federazione Italiana Giuoco Calcio Femminile distaccata dalla Federcalcio; la Lazio, nell’estate del 1986 non si affiliò più a questa organizzazione bussando alle porte della Federcalcio, facendo appello alla Legge istitutiva del CONI che non prevede il sesso come requisito per distinguere un’attività di carattere sportivo. Dunque, grazie alla Lazio, la Federcalcio è stata obbligata ad istituire una sezione femminile inglobando titoli e meriti della preesistente Federazione distaccata, dotandola di diversa dignità. Quella della Lazio fu una difficile battaglia di libertà e di modernità. La Società storica della Lazio femminile sopravvive, nell’ultima divisione; la Lazio calcio ha invece creato, sulla scia delle altre squadre professionistiche, una propria sezione femminile che, prima dell’emergenza sanitaria, stava disputando un ottimo campionato in quella che per noi è la Serie B maschile. Mi auguro arrivino le possibilità per unificare le due situazioni in casa Lazio, per preservare la ricchezza di un contesto che ho vissuto da vicino. Metà squadra Nazionale era biancoceleste, tale da chiamarla “Lazionale”, dunque mi auguro la fine di questa dicotomia interna. “

A proposito di battaglie di non proprio scontato esito: a che punto siamo con l’assegnazione dello Scudetto del 1915?

“Io sono indignato per quello che è successo. Con il Presidente Federale Carlo Tavecchio è stata insediata una Commissione di altissimo spessore professionale, culturale e morale che ha sancito la legittimità di un’attribuzione dello Scudetto del 1915 ex aequo alla Lazio. Il Consiglio Federale avrebbe dovuto semplicemente prendere atto di questo e procedere alla proclamazione. Il Presidente Gravina ha ritenuto di insediare una nuova Commissione per una serie di situazioni, probabilmente nessuna destinata a buon esito (la circostanza a me lascia indifferente, comunque diversa da quella che ci riguarda). Siccome esiste un principio di diritto che si chiama “ne bis in idem”, credo sia stato semplicemente operato male. Anche da questo punto di vista bisognerebbe parlare: si vorrebbe insinuare una probabile vittoria del Genoa ai danni della Lazio? Significherebbe ignorare e contraddire i principi dello sport. È una partita che doveva disputarsi e non si è disputata. Mi rendo conto che parlare più di un secolo dopo è molto facile, ma credo non si sia disputata per ragioni psicologiche e per non incidere sulla coscienza della popolazione, piuttosto che per ragioni logistiche. Il Primo Conflitto Mondiale ha interessato, a differenza del Secondo, regioni come Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige con i modi e tempi che conosciamo; le partite in quel giugno 1915 a Roma si sarebbero potute tecnicamente giocare, parlando in termini semplici e brutali. Attendiamo ancora, dunque. Certamente la prima Commissione a cui ho fatto riferimento ha detto quel che doveva dire, essendo forte di una composizione di enorme prestigio senza laziali all’interno (anzi…), con i crismi di un’autorevolezza assoluta. Sembra che si abbia qualche timore a procedere. “

“Strategie di comunicazione a difesa e promozione a difesa della Società Sportiva Lazio” è un convegno tenutosi ad aprile dello scorso anno a cui Lei ha partecipato. Alla Lazio spesso non ci si riferisce col dovuto rispetto e riguardo in virtù di quello che rappresenta, cioè la Polisportiva più grande d’Europa, e di quello che ha dato al panorama sportivo nazionale. Secondo Lei quali ragioni si celano dietro certi atteggiamenti, in voga soprattutto negli ambienti della stampa?

“Prima aggiungo qualche precisazione e qualche correzione, sebbene mi sembra di capire che la pensiamo allo stesso modo. Noi abbiamo tre aspetti da considerare. Il primo è una mia battaglia personale da imputare a due situazioni negative e cioè l’impreparazione del giornalismo sportivo e della comunicazione sportiva e l’appiattimento supino alle logiche del calcio post-professionistico. Quando si parla della Lazio, alla seconda parola di solito si va in errore. L’Organismo che io presiedo è la Società Sportiva Lazio, la nostra sezione di Football è la Lazio calcio; nell’accezione generale la Lazio calcio è diventata la Lazio e la Società è diventata la Polisportiva, è una locuzione che io non amo e trovo cacofonica, si tratta di verità storica. Poi c’è un discorso legato alla Polisportiva attorno alla quale io non percepisco negatività; di solito intorno al 9 gennaio (compleanno della Polisportiva, ndr) vedo una esaltazione per certi aspetti, almeno quelli rigorosamente di qualità, anche eccessive, laddove quasi arrossisco. Non posso riscontrare delle negatività riferite al mondo che io rappresento. Poi c’è un terzo aspetto legato strettamente al fenomeno calcistico: essendo estremamente sintetici, spesso e volentieri sembriamo un’eccezione quando in determinate circostanze siamo una regola. Regola di cui molta gente ci addita come esempio, riguardo quindi a fenomeni più generali. Le ragioni che si celano sono da ricercare in tutti i sentimenti più negativi del mondo: la superficialità, che è quello più colposo e meno doloso, è in qualche caso persino premeditazione ideologica. ”

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Francesco Acerbi a Radio1: “Ripartire con le precauzioni. La Lazio è da scudetto!”

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Francesco Acerbi è intervenuto ai microfoni di Radio 1:

Allenamenti

“Siamo abituati a stare sempre in movimento ed è dura stare fermi. Tornare alla normalità è la cosa più importante in questo momento. Noi ci alleniamo a casa e il tempo passa”.

Malattia e carriera

“Volevo smettere, ci ho pensato un paio di volte. A 16 anni ero a giocare con i miei amici in paese. Prima della malattia poi, a 23-25 anni, volevo smettere. Poi dopo la diagnosi dei due tumori mi è scattato qualcosa in testa e sono cambiato”.

Giocare nell’anno solare

“Sono tutte supposizioni che ognuno fa. Secondo me è un po’ difficile, visto che c’è anche l’Europeo. Penso che sia complicato e spero che finisca questa stagione il prima possibile. Magari giocheremo a Natale, incastreremo varie partite anche al posto della Nazionale, ma entro il 30 settembre io ripartirei con la prossima stagione. Ritiro? Non credo che stare 3 mesi in ritiro sia la soluzione e la scelta più opportuna”.

Ripresa e contatti di gioco

“Non credo che le cose possano essere diverse dal solito, penso che in campo saranno come sempre, altrimenti è inutile e non si può giocare. Faremo tutti i test prima delle partite ma una volta in campo si spingerà come sempre e i contatti ci saranno. Se non potrà esserci contatto non è calcio, vanno bene tutte le precauzioni e il no agli spettatori. Ma non posso far fare gol un avversario perché non posso toccarlo, sarebbe un altro sport”.

Protocollo da seguire
“Spero di ricominciare ma qualcuno non è d’accordo e c’è sempre qualcosa che non va. Non si rema tutti dalla stessa parte. Noi come Assocalciatori puntiamo alla ripresa, vogliamo giocare con la massima sicurezza e le giuste precauzioni. Se si ricominciasse il 4 maggio ad allenarsi dopo poco saremmo pronti per giocare. Non servono tre mesi di ritiro, basta stare attenti alla sicurezza”.

La tua carriera attuale

“Sono contento di come sono diventato, meglio arrivare dopo che non arrivarci. Ho tanti difetti ma sono felice. Voglio sempre migliorare, prima non avevo la testa ed ero superficiale. Non sapevo a cosa andavo incontro”.

Lazio da scudetto?

“Da quello che ha dimostrato sicuramente sì. Abbiamo vinto con Inter e Juve e anche nei momenti di difficoltà siamo stati bravi e attenti, senza mai disunirci. Abbiamo lavorato tutti insieme e abbiamo qualità. La mentalità è questa e lo sarà per il resto del campionato”.



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Coronavirus. A Madeira si decide per il Cordone Sanitario. Ronaldo rischia di rimanere in Portogallo

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calciomercato lazio
calciomercato lazio

Ronaldo è uno di quei giocatori che ha lasciato l’Italia durante la quarantena obbligatoria andando a Madeira, isola Portoghese , con la sua famiglia.

Stando alle notizie estere, sembrerebbe che si sia sviluppato un focolaio a 20 chilometri di distanza da casa sua con 10 nuovi casi in 24 ore. Le autorità hanno disposto l’autorizzazione a spiegare il Cordone Sanitario. Il calciatore bianconero attende nuove disposizioni per il rientro in Italia anche per capire quando si potrà nuovamente tornare in campo per gli allenamenti.



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Diaconale doppio attacco a Malagò e Cellino

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Arturo Diaconale, portavoce della Lazio, è intervenuto con il suo taccuino biancoceleste sul suo profilo ufficiale di Facebook. Ancora una volta l’attacco va a Cellino ma in questa occasione anche Malagò ne fa parte.

Cellino e Malagò: Marchesi del Grillo

Auguri di pronta guarigione al presidente del Brescia Massimo Cellino che, rientrato nella sua città dopo aver passato la Pasqua con la famiglia in Sardegna ha scoperto di essere affetto da coronavirus. Auguri a lui ed ai suoi famigliari con l’auspicio di incontrarlo come sempre frizzante e combattivo quando, a campionato finalmente ripreso, la sua squadra verrà ospitata allo Stadio Olimpico. Gli auspici e gli auguri non sono in contraddizione con la considerazione che la sua richiesta di vedere interrotto e concluso il campionato a causa della propria malattia debba essere interpretata come una singolare pretesa: “Tutti fermi perché io sono malato”.

Cellino, comunque, non sembra essere il solo ad avere una concezione da Marchese del Grillo della propria persona. Una tendenza del genere sembra aver colto ultimamente anche il presidente del Coni Giovanni Malagò che, in una intervista, pur ribadendo di voler riconoscere l’autonomia del calcio, è intervenuto con tutto il peso della sua autorità di massimo rappresentante dello Sport nazionale, per sostenere che il campionato venga chiuso senza l’assegnazione dello scudetto, cioè con la cristallizzazione della classifica attuale.
Secondo il presidente del Coni una scelta del genere costituirebbe un grande segnale di ordine morale e l’avvio di una fase di profonda innovazione del mondo del calcio. Tanto più, sempre a stare alle parole di Malagò, che la sua è una proposta che gli viene sollecitata da tanta gente interessata a capire come potrà cambiare il mondo del calcio nel dopo-coronavirus.

Nell’impossibilità di sapere chi sia la gente che propone a Malagò di premere per la mancata assegnazione dello scudetto e quindi dell’individuazione di chi dovrà retrocedere e chi andare in Champions League, una domanda sorge spontanea. Ma a chi spetta disegnare il futuro dello sport italiano dopo il coronavirus se non al presidente del Coni ed a tutti i principali operatori dei tanti settori sportivi e di quelli del calcio in particolare (dato che il calcio è il motore economico dell’intero comparto?). Speriamo che Malagò non pensi di delegare questo compito ad un governo che ha colori amici, ma che mai come in questo momento sembra avere la necessità di appoggiarsi ai tecnici ed ai competenti!



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Luiz Felipe Ramos alla Correa. Rinnovo e clausola!

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Nei giorni scorsi era partito il totocalciomercato dove dai media spagnoli hanno messo sul piatto del Barcellona Luiz Felipe Ramos.

Stando alle voci circolate in Spagna si è parlato anche di una cifra che si aggirava intorno ai 40 milioni di euro. Il difensore centrale, partito dalla Salernitana è esploso con la maglia biancoceleste ritagliandosi il posto da titolare vicino Acerbi surclassando Bastos e Vavro. Prestazioni esemplari che lo hanno portato a decidere se giocare con l’Italia o con il Brasile grazie al suo doppio passaporto.

Lotito e Tare dunque, salvo clamorose cifre messe sul piatto, non vogliono farsi scappare il pupillo di Simone Inzaghi e quando si ritornerà a Formello, sul tavolo delle trattative ci sarà un rinnovo. Il suo contratto scadrà nel 2022 e, stando alle voci circolare nel mondo biancoceleste, ci sarà un aumento dell’ingaggio, prolungamento forse quadriennale e una clausola rescissoria come quella di Correa.



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Cellino ha preso il Coronavirus: la società non conferma ma lui lo ammette

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Massimo Cellino ha contratto il Coronavirus. Ha dichiararlo è lo stesso presidente del Brescia ai microfoni sportivi:

«Dopo due settimane di quarantena a Cagliari sono stato in ospedale a fare dei controlli. È uscito fuori che mia figlia ha avuto il virus, mio figlio non ce l’ha avuto. E che io ce l’ho in atto. Sintomi? Stanchezza eccessiva e forti dolori alle ossa».



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Arturo Diaconale contro Spinelli: ” Il reale interesse è vendere la squadra e la trattativa in corso”

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Arturo Diaconale risponde all’ennesimo attacco arrivato alla Lazio e a Lotito ma questa volta da parte di Spinelli, il presidente del Livorno. Se da una parte tutte le società si preparano al ritorno agli allenamenti con le dovute precauzioni, nonostante gli organi superiori del calcio abbiano detto che i campionati andranno finiti, alcuni presidenti in evidente difficoltà economiche e di classifiche, con i dati sotto mano che gioveranno in caso di annullamento del campionato e non per il “buonismo”.

Il portavoce della Lazio parla proprio di questo nelle sue rubriche tramite il profilo social del Taccuino Biancoceleste:

TACCUINO BIANCOCELESTE

Spinelli, Lotito e gli astuti livornesi

Inutilmente sgarbate e violente. Si tratta delle dichiarazioni del presidente del Livorno, Aldo Spinelli, dedicate al presidente della Lazio, Claudio Lotito, invitato a non “rompere più i coglioni” con la ripresa del campionato e, di fatto, ad accettare passivamente l’annullamento dei campionati di serie A e di serie B con la conseguente cristallizzazione delle attuali classifiche.

Che bisogno c’era di investire Lotito quando il reale interesse di Spinelli, che sta trattando per la vendita della propria squadra, è di evitare una ripresa che potrebbe provocare una retrocessione del Livorno con la conseguente difficoltà a chiudere positivamente la trattativa di vendita in atto?

Attaccare Lotito e la Lazio (come Spinelli anche il presidente del Brescia, Massimo Cellino) è però diventato un comodo modo usato da alcuni presidenti per accendere facilmente l’attenzione dei media distogliendo quella dei propri tifosi dalle delusioni per il campionato non soddisfacente delle rispettive squadre.

Con ogni probabilità, poi, con il suo linguaggio Spinelli ha cercato di mettersi in sintonia con i dipendenti delle cooperative di scaricatori del porto di Livorno. Dimenticando, però, che questi lavoratori sono toscani astuti che sanno perfettamente come spesso chi parla troppo di coglioni lo faccia per nascondere di non averne abbastanza.



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Spinelli contro Lotito: ” Deve smetterla di rompere i coglion*”

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Il presidente del Livorno, Spinelli, sbotta ai microfoni di Primo Canale contro il presidente della Lazio Claudio Lotito.

“Il calcio è retto dagli imprenditori. Purtroppo gli stabilimenti sono fermi perché molti lavoratori hanno contratto il Coronavirus. Lo stesso vale per il calcio, non si potrà riprendere tra due o tre settimane anche perché mancano i tamponi a chi ne ha veramente bisogno. Lotito deve smetterla di rompere i coglioni con la ripresa a tutti i costi”. 



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Ricciardi (Oms) e la ripresa dei campionati: ” Spostare i match al centro sud è la nostro proposta”

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Continua a tener banco la tematica dei campionati fermi da oltre due mesi per questo maledetto virus. Se da una parte dell’Italia, ci sono ancora focolai accesi, nelle regioni del sud e del centro sembrerebbe che i contagi cominciano a scemare con delle regioni e delle province che non registrano casi nuovi. A parlare della ripresa del campionato e di una proposta concreta è proprio Ricciardi dell’Organizzazione Mondiale Sanitaria ai microfoni di Punto Nuovo Sport Show:

“La Federcalcio ha un’ottima commissione medico-sportiva, io partecipo da tanti anni alla commissione antidoping. In questa circostanza Gabriele Gravina e Paolo Zeppilli mi hanno chiesto un contributo e lo faccio con piacere. Declinare la partenza del 4 Maggio? Il gruppo di lavoro ha fatto un lavoro serio e rigoroso proponendo una serie di soluzioni. E’ chiaro che dobbiamo valutare lo scenario in due settimane, non vale la pensa guardare l’andamento giornaliero: perché servono due settimane per l’incubazione del virus. La situazione sta andando molto meglio in molte regioni italiane, ma non in tutte. In Lombardia c’è ancora uno scenario preoccupante, non si può dare un’indicazione generica per tutti. Ad inizio Maggio potremo dare dei suggerimenti guardando la situazione. Questo virus continuerà a circolare fino a quando non si troverà un vaccino e così come colpisce i cittadini, anche i calciatori e lo staff: bisogna tutelare tutti”.

IL PROTOCOLLO DA RISPETTARE –“Ci sono diverse ipotesi, è sicuramente finalizzato alla fine del campionato a cui tutti tengono molto. C’è bisogno di due approcci: uno finalizzato alla conclusione del campionato, con una serie di misure che tendono a circoscrivere il virus. E’ un’ipotesi fortemente condizionata, ma ci sono squadre e squadre: non tutti possono permettersi i test, alloggi per tutti. quest’impegno economico è pesante. C’è sicuramente un minimo che viene richiesto a tutti: garantire la sicurezza. Come viene modulato è una scelta “politica” da parte della federazione. E’ chiaro che anche il comitato tecnico-scientifico del Governo sta valutando quali sono le attività più pericolose: la più pericolosa di tutte è il dentista, l’odontoiatra. Non c’è dubbio che l’allenamento o il gioco di squadra che prevedere contatto fisico tra atleti è un evento che va considerato piuttosto pericoloso. Sistema chiuso? Sulla fattibilità dei sistemi di controllo, è da verificare, ma le proposte sono credibili e sostenibili”. 

CONTAGI PER REGIONI E PROPOSTA AVANZATA – “l’Italia non è tutta uguale a livello di contagi. Al Centro-Sud non c’è stata quell’esplosione terribile del Nord. Ma la gente comunica, la gente viaggia, ma in alcune parti del Paese questo non si può ancora fare, ci sono paesi dove ci sono ancora 100 e più morti al giorno. Differenziare le aree per livello di rischio è giusto, stiamo proponendo di giocare al Centro-Sud, non ha senso vietare attività dove ci sono 0 casi come la Basilicata. La Campania ha reagito molto bene, tempestivamente, la popolazione ha compreso bene la situazione ed ha reagito in tempo, preoccupa un po’ di più la Puglia. La seconda e terza ondata possono risultare più pericolose della prima: non possiamo permettercelo. Maggio è ancora un mese a rischio, specialmente in alcune regioni, sarà ancora un mese interlocutorio. Ciò che suggeriremo è di avere provvedimenti diversi a seconda delle aree geografiche”.



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Bobby Adekanye racconta l’emozione con i tifosi della Lazio, il gol, il coro ed il sogno di alzare trofei

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adekanye lazio

Bobby Adekanye è intervenuto a ELF Voetbal, raccontando la sua esperienza con la Lazio ed il coro goliardico della Curva Nord dedicatogli al posto di Giroud ” Che ce frega de Giroud non abbiamo Bobby-gol”

“Poche ore prima del mio primo gol con la Lazio si era chiuso il mercato dei trasferimenti invernali. Il club aveva tentato di acquistare Giroud, ma aveva fallito. In quel fine settimana ho avuto la possibilità di giocare contro la Spal. Prima della partita, Ciro è venuto da me e mi ha detto ‘Bobby, oggi segnerai’. Ho segnato. I tifosi hanno iniziato a cantare ‘che ci frega di Giroud, noi abbiamo Bobby-gol’.

Le emozioni dopo il gol:

“Non ci potevo credere. Leiva dopo la partita è venuto da me nello spogliatoio e ha detto ‘hai già la tua canzone’. È stato il giorno più bello della mia carriera. In campo i pensieri sono tornati a tutte le lotte che abbiamo fatto io e la mia famiglia.

La spinta dei tifosi:

“I tifosi mi danno la possibilità di rimanere positivo. Mi permettono di essere più paziente e di aspettare le mie chance. E quando sono sul campo mi danno forza. Non devo essere nervoso perché mi supportano incondizionatamente. Sono qui da poco e hanno già fatto una canzone per me”

Sogni:

“Sogno di vincere trofei con la Lazio. Il coro dei tifosi è solo l’inizio”.



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Malagò e Gravina, i toni si scaldano per la ripartenza del campionato

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gravina scommesse
lazio torino

Gravina è intervenuto contro le parole di Malagò rilasciate al Corriere dello Sport:

«Se avessi chiuso il campionato, magari mi sarei messo sotto all’ombrello di Malagò e mi sarei goduto le vacanze di Pasqua in famiglia. Invece sto lavorando giorno e notte per rimettere in piedi il sistema».

Il presidente del Coni, nell’intervista rilasciata alla testa di Ivan Zazzaroni ieri, ha dichiarato:

“Io avrei chiuso dentro una stanza Figc, Aic, Lega, Fifa, Uefa e tv e li avrei fatti uscire solo dopo aver redatto un documento condiviso. Invece si procede a vista e in ordine sparso. Spero che dal 4 maggio ci si possa allenare”

A proposito di scudetti, presidente, sia chiaro e definitivo: lei è pro o contro la ripartenza del campionato?

«Allora, serio… Si sta generando un dibattito estremamente confuso e fortemente divisivo che non può portare a qualcosa di buono».

Fin qui siamo d’accordo. Provi a fare un passo avanti.

«Ne faccio uno indietro, invece. Fino al peccato originale».

Quale dei tanti?

«Senza voler fare polemica, per carità, io avrei chiuso dentro una stanza la Federcalcio, la Lega di A, l’Assocalciatori, gli allenatori, le televisioni e gli organismi internazionali, Fifa e Uefa, e non li avrei fatti uscire finché non avessero prodotto un documento condiviso. La stessa cosa per B e Lega Pro. Tu cosa sei disposto a lasciare sul tavolo se la stagione non si conclude? E tu, televisione, il 5, il 10, il 15 per cento? Tu, federazione, sei pronta a partecipare a un fondo di solidarietà? E voi, calciatori, a quanta parte dello stipendio rinunciate? Fifa e Uefa, che fate, attingete alle vostre riserve?, come contribuite? Ti rendi conto che a tutt’oggi le televisioni che tirano fuori 1 miliardo e quattrocento milioni non hanno nemmeno un pezzo di carta della Lega sulla base del quale sviluppare il tema dell’immediato? Spostiamo avanti di un anno la Melandri? Spalmiamo sulle prossime stagioni? Niente: si procede a vista, per ipotesi, con una conflittualità che danneggia qualsiasi progettualità. Gravina lo sento tutti i giorni, ho letto con particolare attenzione la sua intervista a Repubblica, comprendo le difficoltà del momento e capisco che voglia portare a termine la stagione. Parla di luglio, agosto, settembre, ottobre, addirittura della prossima Serie A articolata in due gironi con i playoff e i playout. Quello che manca è un piano preciso, chiaro, praticabile e convincente. Logistica, transportation. Si parla solo di tagli degli stipendi dei calciatori, ovvero si è partiti dalla fine o quasi, di accordi in alto mare, e adesso di un protocollo medico che dovrà passare al vaglio dell’ISS». Lo devo frenare. «Sto andando a braccio» precisa, poi aggiunge: «Mi devi credere, questa è l’ultima volta che tratto il tema della ripresa del calcio. Purtroppo lo faccio con la persona sbagliata (sorride e solo per un istante riconosco la politica delle pacche sulle spalle). Se vuoi ti mostro le 150 pagine di rassegna stampa raccolte negli ultimi 15 giorni. L’unico attacco che ho ricevuto, il tuo. Mi avranno telefonato in ottomila, il giorno di Pasqua, per dirmi “non gli devi più parlà”. Io invece ti parlo per il rispetto che porto al tuo editore, al giornale e a te…».

Fonte: www.corrieredellosport.it



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Ripresa allenamenti, Spadafora illumina il Tunnel con una data precisa

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Gennaro Gattuso e la squadra durante l'amichevole Lazio Juve Stabia a Formello
Gennaro Gattuso e la squadra durante l'amichevole Lazio Juve Stabia a Formello

Buone notizie dal profilo social del ministro Spadafora per quanto riguardano le società calcistiche e sportive. Dal 4 Maggio, salvo stravolgimenti, potranno tornare in campo le società per gli allenamenti:

 “Le prossime settimane saranno fondamentali per capire come evolve la situazione sanitaria e capire come, se e quando potremo riaprire le competizioni sportive di ogni livello. La ripresa il 4 maggio dovremo confermarla appena sarà possibile, è una data che spero di poter mantenere e che però riguarda soltanto gli allenamenti a porte chiuse. In questo momento la preoccupazione va solo allo stato sanitario delle persone e del Paese intero”.

“Non parliamo soltanto di calcio e di Serie A. Le prossime settimane saranno fondamentali per capire come evolve la situazione sanitaria e per capire come, se e quando dovranno riprendere le competizioni sportive di ogni tipo. La mia preoccupazione è la salute di tutti noi, per far sì che tutto il mondo dello sport non subisca danni irreparabili da questa crisi. Ce la stiamo mettendo tutta, abbiate fiducia del lavoro che stiamo facendo. Sicuramente individueremo il percorso migliore per far sì che, quando l’emergenza sarà finita, si possa tornare al proprio sport”.



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Cellino in mezza retromarcia: ” Scudetto alla Lazio moralmente. Lotito? Gli va dato atto che è bravo anche se….”

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Il presidente del Brescia Cellino, è intervenuto ai microfoni di Tutto Sport parlando della Lazio e di Lotito. Una mezza retromarcia dopo le polemiche scaturite nelle giornate passate su chi volesse continuare a giocare e chi, come lui, sostiene che il campionato debba essere annullato:

“Assegnare lo Scudetto? No. Però moralmente sarebbe della Lazio. Perché ha i conti in ordine, ha mostrato un bel gioco, anche se ha avuto un po’ di fortuna con gli arbitri. Lotito è un buon amministratore. Attacco e attaccherò sempre Lotito perché è un casinista, però gli va dato atto di essere bravo”.



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Milinkovic ed il suo primo post dopo un periodo di silenzio: “Il Sergente Sta bene, non vede l’ora di ricominciare”

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Se da una parte ci sono giocatori come Luis Alberto, Correa, Patric e molti altri che stanno intrattenendo i tifosi tramite i canali social, dall’altra c’era un lungo silenzio del Sergente biancoceleste Milinkovic Savic.

Un silenzio che dura da inizio quarantena fino ad oggi, dove il centrocampista biancoceleste rincuora i tifosi con un post tanto atteso:



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Luis Alberto ai microfoni della Lazio: dalla rimonta contro l’Atalanta al voler vincere con la Lazio

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luis alberto rescissione contratto
negatività lazio

Luis Alberto è intervenuto ai microfoni biancocelesti parlando del suo trascorso con la Lazio, obiettivi e forma fisica:

“Sto bene, sono tranquillo a casa. Stiamo vivendo giorni particolari, mi manca tantissimo il campo. Non vedo l’ora di tornare a calciare un pallone, per ora mi tengo allenato con la palestra e la corsa. Mi alleno insieme a mia moglie, così almeno la testa pensa di meno e si può lavorare meglio. Voglio presentarmi al 100% per quando torneremo ad allenarci con la squadra. Ho gli stessi stimoli di prima dello stop, vogliamo continuare lo strepitoso cammino fatto fino alla partita contro il Bologna.Voglio tornare a segnare e fare assist per conquistare i tre punti. Mi piace premiare un compagno che fa un bel movimento  in zona gol. Immobile mi ha promesso un regalo per i tanti assist, un orologio non mi dispiacerebbe (ride, ndr).

Non so quale sia stata la mia miglior partita stagionale, forse quella di San Siro contro il Milan. Non importa, a me interessa giocare per la squadra perché voglio solo vincere. Adesso siamo secondi e dobbiamo lottare fino alla fine.La rimonta contro l’Atalanta ha cambiato la nostra stagione, dandoci una spinta di entusiasmo in vista delle tre partite che avremmo avuto subito dopo (Fiorentina, Torino e Milan, ndr). Il mister ci conosce bene, in campo siamo una famiglia e sa come farci rendere meglio. La partita di Riad contro la Juventus è stata emozionante solo per la conquista della Supercoppa, purtroppo non mi è piaciuto l’ambiente perché credo che il calcio vada giocato con i tifosi delle due squadre che si affrontano, non con quelli che sono neutrali.

Sono contento per la figurina Panini su di me come miglior giocatore, in Spagna le collezionavo sempre. La regalerò a mio figlio. Non penso però agli eventuali riconoscimenti personali, mi interessa solamente vincere con la squadra. In questo momento di quarantena mi sto godendo di più la mia famiglia, tra un allenamento e l’altro. Guardo poco la TV, la guardano di più i miei figli. In questo periodo mi sento spesso con la squadra, siamo molto uniti. Spero di chiudere bene il campionato anche per conquistare un posto con la Nazionale spagnola, soprattutto in chiave europea. Cercherò di tornare ancora più forte di prima ma l’importante adesso è la salute di tutti. Ringrazio i tifosi per il sostegno, ci vediamo presto allo stadio”.



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Dimmi che birra bevi, ti dirò che tifoso sei

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Chiaramente si scherza, prendiamola a ridere!

Se seguite il calcio, il più popolare sport al mondo, capace di trascinare intere masse e condurle alla più sconsiderata follia sia in gioia che in amarezza, avrete sicuramente incontrato nella vostra vita categorie di tifosi ascrivibili a precisi standard di casi umani. Ottimisti con l’arcobaleno nelle pupille, inguaribili pessimisti dalla vena tragica, criticoni incalliti che per chissà quale motivo ora non sono a Coverciano a dettare tattica agli aspiranti tecnici in corsa per un patentino e via discorrendo. Tradizione vuole, però, che nella casa di tutti i tifosi, lo stadio, davanti a una pinta di birra può e deve passare ogni rancore, ogni diversa veduta di pensiero per stringersi attorno ai destini dei propri beniamini. Ebbene, nei nostri momenti di delirio da quarantena abbiamo pensato a identificare i su citati casi umani con uno stile di birra o con una marca, un segmento commerciale o una denominazione ben precisa. Perdonateci, di tanto in tanto può capitare.

Tennent’s – “il capiscione”: ce lo avete davanti, a scolarne una dopo l’altra senza ritegno, gesticolando e blaterando di tattica come se alle spalle portasse una pesante eredità passata sulle panchine dei grandi stadi d’Europa. “Ma che noo sai? Se giochi cor 3-5-2 è così, ce sta poco da fa!”, lui che di moduli ne ha cambiati talmente tanti nella vita da ricoprire il ruolo del cassiere al Conad (lunga vita ai cassieri del Conad, non ce ne vogliano!). Sorseggia Tennent’s perchè è forte, è alcolica, ha uno stile tutto suo… sì, imbevibile. Nulla contro i produttori, ma sul commercio è tra le peggiori e i consumatori di tale brodaglia sono quasi sempre stoltamente convinti di deglutire l’eccellenza del segmento standard/premium degli scaffali.

Peroni chill – “l’obiettivo” :non è curvarolo, non è contro e non è a favore, è equilibrato, intriso di rettitudine e moralità da salotto. Un sapore bilanciato e dissetante liddove è richiesta un minimo di passionalità, di sensazione al di sopra delle righe, per lo meno la domenica allo stadio… altrimenti, che vita sarebbe?

India Pale Ale – “il passionale” : duro, puro e sostenutamente alcoolico. Non risparmia la voce, l’incazzatura e gli urlacci ad ogni tiro in curva. Livelli alcolici e luppoli molto vigorosi ne preservano le caratteristiche del classico tifoso innamorato perso che nel prepartita sa benissimo cosa scegliere. Di solito chi viaggia su queste lunghezze d’onda sa bene cosa vuole. Il passionale non vede altro che i 90′ minuti ogni santissimo giorno della settimana.

Trappista – “il puro”: Dei 176 monasteri trappisti nel mondo, solo dodici producono birra e solo questi dodici monasteri possono apporre il logo “Authentic trappist product”. Ed ecco che arriva il puro: solo Adidas Gazzelle, solo Stone Island, camicia quadrettata rigorosamente Barbour e Jeans Levi’s con lavaggio schiarito. Le tradizioni si rispettano, se no che tradizioni sono?

Berliner Weisse – “ragazze da stadio”: poco alcoliche, scarsa impronta del luppolo, corpo leggero e vena acidula. Birra beverina per quelle che “Sai che c’è oggi? Vado allo stadio”. Unghie perfette e smaltate, trucco da spettacolo, maglia prelevata dal set di completini del fratello e selfie con pinta da postare inderogabilmente tra le Instagram stories. Cheese!

Stout – “il tragico”: esordisce sempre con un esito negativo. Un po’ per scaramanzia, un po’ perchè le jatture se le va cercando e molto spesso per un perverso meccanismo consistente in amarezza frammista a piagnosità. Il tragico si getta su una ale asciutta, molto scura, quasi nera, nera come la morte; l’alto livello di luppolatura dona quell’amarezza che richiama la futura, imminente e cocente sconfitta perchè si sa, “co questi avemo sempre steccato!”.

Lager/Pilsner – “il normale”: senza troppi fronzoli. Panino con porchetta, bionda gelata di fantozziana memoria e rutto libero. L’arbitro fischia l’inizio ma nel suo stomaco è ancora in atto il complesso iter digestivo che porterà all’inesorabile smaltimento della frittata di cipolle della sera prima. Le letture tattiche gli interessano poco, al goal è delirio puro. Vecchio stile.

Imperial stout – “il goliardico”: originariamente prodotte per sopportare il viaggio dall’Inghilterra al baltico, l’alto livello alcolico di queste birre rispecchia appieno lo status d’ebbrezza del nostro stereotipo del goliardico all’inglese. Sorride a tutti i “vecchi” del settore, strette di mano e abbracci, un boccale di troppo e via con cori e battute a sfondo erotico. Solitamente è il tizio che, al fischio d’inizio, grida all’arbitro “Ma che cazzo fischi?”. Simpaticone nato.

Other Smoked Beers – “il sapiente”: una birra che si produce utilizzando malti affumicati, sconosciuta ai più (ma anche ai meno) è il perfetto stile per questa categoria di tifosi. Sanno tutto: chi gioca venerdì, chi il sabato, chi alle 18 e chi alle 20:45, sanno quanto è finita Congo-Somalia in Coppa d’Africa (capace che sanno pure i marcatori!) e a quanto ammontano le skills (i punteggi abilità, per i non appassionati di videogiochi) di Pasquale Schiattarella del Benevento. Mentre guardano la partita, sono connessi su diretta.it, per controllare i risultati del campionato del Tagikistan di cui hanno appena giocato una schedina.

Dai, a parte gli scherzi… con tutti i suoi difetti, ma quanto ci manca il campionato?



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FIGC: “Per far ripartire il calcio in sicurezza è fondamentale in questa fase mettere a punto le migliori procedure possibili per riprendere l’attività quando ripartirà tutto il Paese”

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Si è svolta la riunione in FIGC con la commissione collegata virtualmente in videochiamata. Ecco cosa si legge sul sito ufficiale al termine della videoconferenza.

Si è svolta oggi in videoconferenza la seconda riunione della Commissione medico scientifica della FIGC, presieduta dal Prof. Paolo Zeppilli, con lo scopo di tracciare le linee guida del protocollo sanitario di garanzia per la ripresa degli allenamenti finalizzati alla ripartenza dei campionati professionistici. 

Al contributo di tutti i membri, sono proseguiti nelle ultime due settimane quelli degli esperti invitati a partecipare per l’analisi dell’emergenza da Covid-19: Roberto Cauda (prof. di Malattie Infettive dell’Università Cattolica), Massimo Fantoni (Direttore Unità Covid-19 del Policlinico Gemelli), Walter Ricciardi (componente Oms, consigliere del Ministero della Salute) e Francesco Vaia (Direttore Sanitario dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani).

Nel ringraziare per la disponibilità e la collaborazione offerta, sia in termini quantitativi sia qualitativi, al lavoro della Commissione, il Presidente federale Gabriele Gravina ha ribadito a tutti i componenti l’obiettivo della FIGC: “Per far ripartire il calcio in sicurezza è fondamentale in questa fase mettere a punto le migliori procedure possibili per riprendere l’attività quando ripartirà tutto il Paese. Lavoriamo senza fretta, ma senza sosta per farci trovare pronti quando le istituzioni ci daranno il via”. 

Il protocollo, ispirato ai principi di semplicità, fattibilità e attendibilità, prevede una serie di prescrizioni e raccomandazioni per l’individuazione e la conservazione di un ‘gruppo squadra’ formato, oltre che dai calciatori, anche dallo staff tecnico, dai medici, dai fisioterapisti, dai magazzinieri e dal personale più a stretto contatto con i calciatori, che risulti completamente ‘negativo’.

In via preliminare, il lavoro della Commissione raccomanda il ritiro chiuso almeno per il primo periodo di allenamento (modello preparazione estiva), propedeutico alla piena ripresa dell’attività e con la sorveglianza del medico sociale e/o del medico di squadra. Il ritiro sarà preceduto da uno screening (72-96 ore prima di iniziare) a cui si dovrà sottoporre tutto il ‘gruppo squadra’. Tali indagini prevedono, oltre all’esecuzione del test molecolare rapido e del test sierologico (con la tipologia che sarà indicata dalle autorità competenti), un’anamnesi accurata, una visita clinica (valutazione degli eventuali sintomi e misurazione della temperatura corporea) ed esami strumentali e del sangue. Peraltro, su input della stessa FIGC che, per facilitare l’espletamento di tutte le procedure di screening e favorire una migliore organizzazione logistica, è previsto si possa prendere in considerazione la possibilità di consigliare una ripartenza a tre velocità: priorità alla Serie A, per poi proseguire con Serie B e Serie C.

Il luogo per l’allenamento deve essere ovviamente sanificato (intendendo per luogo sia il Centro Sportivo sia le palestre, gli spogliatoi e gli alberghi qualora i club non abbiano una propria sede per il ritiro). Il protocollo poi si incentrerà nella gestione del ritiro con attenzioni specifiche alle varie attività di allenamento e sull’organizzazione per l’impiego delle diverse strutture, compresa la sala medica e fisioterapica.

Con il contributo del responsabile medico dell’Aia Angelo Pizzi, le prescrizioni saranno adeguate anche ai direttori di gara, tenendo presente le specificità della categoria.

Terminata la riunione odierna, il presidente Zeppilli farà una sintesi degli eventuali ulteriori contributi dei componenti per poi finalizzare il documento, che il Presidente Gravina trasmetterà quanto prima per la valutazione ai Ministri per lo Sport Vincenzo Spadafora e della Salute Roberto Speranza.



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Giovanni Bartocci a tutto tondo. La video intervista con Since1900.

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Giovanni Bartocci, del Lazio Club New York, è intervenuto in una nostra diretta come ospite parlando della situazione attuale in america e della Lazio:

Coronavirus in USA:

“La situazione non è delle migliori. Somamente New York è il secondo posto con più infetti del mondo dopo gli Stati Uniti. Riguardo le immagini apparse delle “fosse comune”, quello è Heart Island, li ci sono tutte le persone morte per malaria e altre malattie infettive ed in più ci sono le persone che non hanno famiglia come i senza tetto. Quindi dire che quella è una fossa comune non è corretto, è come la zona del Verano dove c’è gente “sola”. Si dice che ci sono oltre un milione di persone sotterrate ma non è una fossa comune. “

Beneficenza

“La campagna di beneficenza tra tutti i club che sono a New York ha fatto un grandissimo boom perchè la As Roma ha donato 20.000 dollari, eravamo a 15, ora siamo a 33, il Lazio Club non si è tirato indietro ma non è una gara a chi dona di più. Non avrei mai pensato di stare in una chat con due dipendenti della A.S Roma per la beneficenza.“

Assicurazione sanitaria e difetti

“Con questa emergenza il presidente ha detto che si faceva carico lo stato e gli ospedali. Però se tu stai male a 80 e io 40, tu hai l’assicurazione e io no con un letto solo, il letto è tuo, quindi così facendo rischi di fare due morti. Per quanto riguarda la normalità tu devi avere l’assicurazione perchè in caso ti fai male tu paghi di tasca tua sennò non ti curano calcolando che costa circa 800 dollari.“

Lazialità fuori dall’Italia

“La Lazialità dall’altra parte del mondo, vi posso parlare della Lazio fino a Lazio-Bologna perchè come ho già detto nel mio canale, girano talmente tante cazzate di calciomercato come l’estate, stacco la spina, quando vedo Luis Alberto che firma con la penna allora posso parlare.

La differenza tra noi e gli altri è che per conoscere un laziale lo devi scoprire durante un discorso invece il romanista lo vedi con la tuta della Roma, er cappelletto della Roma, er tatuaggio della Roma. Noi non ostentiamo. Anche qui la vivi come l’Italia, con i laziali che sono marchiati però siamo più belli de tutti. La Lazialità la vivi male perchè stare 6 ore indietro ti rovina tutto se perdi alle 6 di mattina contro il Benevento te rode per tutto il giorno, almeno se perdi la sera te risvegli bene la mattina. Però manca lo stadio, manca lo sfottò ma fondamentalmente manca Casa. Ma uno dell’Austria che va a vive in America chi je manca? Si i familiari, i parenti, a me manca la Sardegna, il Colosseo, la bistecca a Firenze, il Palio de Siena. “

La Lazio di quest’anno

“La Lazio di quest’anno, l’ho sempre detto, non mi aspettavo di andare a vincere lo scudetto, però ho sempre detto che se quei 5 la, giocavano insieme, ci andavamo a giocare il terzo posto. Gli 11 titolari della Lazio sono una squadra da terzo posto in Serie A. Il centrocampo nostro non ce l’ha nessuno in Italia, ma nemmeno la Juventus in 10 giorni gli abbiamo fatto 6 gol. La partita più emozionante di quest’anno è Cagliari – Lazio. Perchè hai visto una squadra cattiva, hai visto quanto è forte il Nostro mister quando ha messo Jony, altro che quelli che lo criticavano per il Modello Atalanta. Quella è stata la partita che mi ha fatto dire….Caz+o allora siamo forti.“

La miglior partita che ha emozionato

“La partita che mi ha fatto invece emozionare di più è stato Lazio – Milan al ritorno, con Albertini, Gottardi fece gol e prese quel rigore.La Lazio dello scudetto è stato più una cosa che ti è stato rubato l’anno prima perchè era una squadra de fenomeni.“

Via della Pace

“Per via della Pace, la fortuna ha deciso giustamente di far arrivare questa epidemia di merd* proprio nel mentre doveva arrivare la parte assicurativa. Dobbiamo capire se dobbiamo rimanere li o dover andare da qualche altra parte o venire a Roma a ma non aprirei mai un Lazio Club a Roma.”

Ripartire con il campionato

“Adesso non vi posso dire se adesso sarà così, può cambiare qualunque cosa, dovrebbe addirittura rientrare Zaniolo e sarà lui ha segnare per lui. Spero che si prendano provvedimenti con chi se ne è andato ( Higuain, Dybala, Ronaldo etc…). Non capisco perchè quel poraccio ( cassieri…) lavorano per 1200€ al mese e perchè il campionato non può ripartire usando la quarantena obligatoria. Gli spazzini, gli autisti continuano a lavorare e questi che prendono milioni no…Poi dicono che divento cattivo, per questo non voglio parlare di calcio. Se il campionato riprendesse con lo stesso spirito, a porte chiuse la Lazio rischia da vincere lo scudetto.“



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Klose pronto per una nuova esperienza!

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L’ex giocatore Miroslav Klose, attualmente allenatore della squadra Under 17 dei bavaresi, ha accettato un nuovo incarico a partire dalla prossima stagione, sarà al fianco di Hans-Dieter Flick alla guida della prima squadra del Bayern Monaco.



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Keita Balde sogna un ritorno alla Lazio: le sue parole a AS

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Keita Balde, attualmente tesserato con il Monaco, lascia la porta aperta se la Lazio decidesse di richiamarlo a Roma. Un trascorso tra le giovanili biancoceleste dove in 8 anni è esploso per poi lasciare Roma con non poche polemiche da parte dei tifosi.

Il giocatore ex biancoceleste è intervenuto ai microfoni di AS parlando del suo presente e del suo futuro con uno spiraglio su Inzaghi, Petkovic e la Lazio:

«Inzaghi è un allenatore con cui mi sono trovato bene, anche con Petkovic e oggi con Moreno al Monaco. Ognuno mi ha insegnato qualcosa. Ritorno alla Lazio? Ho trascorso otto anni là, non potrei mai chiudere la porta. In futuro chissà, del domani non si può mai sapere».



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Francesco Acerbi ai microfoni della Lazio: ” Sarà orrendo giocare senza tifosi ma per ora pensiamo a chi è in difficoltà”

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In diretta da casa sua, ai microfoni della Lazio, è intervenuto Francesco Acerbi, pilastro difensivo di questa rosa biancoceleste.

Vorremmo tornare tutti alla vita di tutti i giorni, andare a lavoro e svolgere tutte quelle piccole cosa a cui siamo abituati. Noi vorremmo tornare a giocare e saremo i primi a tornare in campo quando ci daranno il via, ma al momento non abbiamo alternative. Mi sono allenato tutti i giorno nel corso di questa quarantena, ho svolto anche un po’ di riabilitazione dopo il piccolo infortunio che avevo subito. Stiamo seguendo delle tabelle personalizzate.

Sono abituato ad essere in casa, mi sto tenendo impegnato per continuare ad essere allenato. Mi mancano le sedute di Formello, quando ci richiameranno ci faremo trovare pronti. Rifletto spesso e penso sempre, ho anche uno psicanalista con il quale parlo quotidianamente. Io mi soffermo sul campionato, non a cosa succederà: non si ha ancora certezza di nulla, posso pensare alle mie decisioni interiori ed a quello che è accaduto fino ad oggi, ma anche a cosa voglio da me stesso, dal mio futuro. Ora il nostro obiettivo è restare in forma, ma non abbiamo un traguardo vero, torneremo ad averlo quando sapremo con certezza quanto torneremo a giocare.

Sento sempre i miei amici e la mia famiglia che vivono in Lombardia, stanno tutti bene per fortuna. La crisi sta passando e speriamo che i numeri possano calare sempre di più. La salute è importante, noi siamo previlegiati, ma ci sono persone che in queste circostanze non riescono a lavorare e, di conseguenza, non riescono a portare i soldi a casa. Dobbiamo pensare anche agli altri, non solo a noi che siamo secondi in classifica e che vorremmo vincere il campionato. Sarò il primo a tornare in campo, ma ad ora dobbiamo restare in casa e riflettere perché ci sono ancora tante persone che stanno morendo. Il calcio continuerà ad esistere allo stesso modo, nelle prossime due stagioni magari sarà più turbolento: ho sentito tante ipotesi, ma ancora non abbiamo certezza di nulla.

Con i compagni ci sentiamo spesso, chiacchieriamo e parliamo delle nostre idee. L’importante è che stiamo tutti bene, speriamo di rivederci presto. Gli Europei? Era destino, speravo di poter giocare ma ci dev’essere un perché dietro tutto questo. Spero possa essere un obiettivo per il prossimo anno, tornerò in campo per raggiungere questo traguardo. Sarà orrendo giocare partite di campionato senza i tifosi: i sostenitori animano il nostro sport, la gente fa la differenza per noi. Giocheremo probabilmente tre volte a settimana e vincerà chi avrà i nervi più saldi, non sarà assolutamente facile.

Le parole di Jaap Stam? Mi hanno fatto piacere, è stato un grande calciatore. Stiamo facendo molto bene ed i complimenti ci rendono sempre orgogliosi, ma finisce lì. Quest’anno tutti devono sentirsi importanti e voglio fare i complimenti a tutti i miei compagni di squadra che si sono sempre fatti trovare pronti, altrimenti non saremmo secondi in classifica a questo punto. I nostri attaccanti ci stanno aiutando molto nella nostra fase difensiva: se tutti corrono, è normale che si subiscono meno reti. Noi siamo una squadra molto offensiva, abbiamo creato molto e segnato tante reti. Sappiamo esattamente quando attaccare il pallone e quando non farlo, e quando questo accade è difficile per gli avversari fermarci. Le nostre due fasi sono molto equilibrate e, di conseguenza, riusciamo a segnare molto ed a subire poco”.



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