Connect with us

EditoriAle

L’evoluzione della Pay per View in Serie A, incremento a carico dell’utente

Published

on

Siamo arrivati nel 2021 con i Diritti Tv della Serie A e calcio italiano in mano a diverse piattaforme come: Sky, Dazn, Rai, Mediaset e Amazon. Ma come si è evoluto tutto ciò?

Per quanto riguarda i ragazzi nati prima del 2000 che hanno vissuto gli anni 90, oltre allo Stadio Olimpico di Roma, si seguiva la Lazio negli scantinati dei bar, a casa per chi se lo poteva permettere o nel mio caso, affittavano un cinema ( non esistevano i multisala ), dove ci si riuniva per i derby con Laziali e Romanisti o mandavano in diretta sul grande schermo i match fuori casa.

Prima di tutto ciò si seguiva la propria fede con la classica radiolina o si seguiva la squadra in trasferta quando il campionato non era delle TV o del re denaro ma dei tifosi e dei presidenti TIFOSI.

La Storia

Almeno fino all’inizio degli anni 80, in Italia, non si parlava di diritti televisivi nè in chiaro e nè criptati fino all’ascesa della tv satellitare. Il ricavo delle società calcistiche, quando gli stipendi e il prezzo del cartellino dei giocatori non era esorbitanti, veniva dato solo ed esclusivamente dagli introiti dei biglietti e quei pochi sponsor.

C’era una libertà per le televisioni private di poter riprendere il match in qualunque territorio italiano e non vi era nessun divieto d’ingresso agli operatori con cinepresa.

A quei tempi anche i giornalisti, visto che lo stadio era un luogo pubblico, avevano accesso anche alle sale stampa senza dover pagare il costo del biglietto. Ma in quel periodo molte tv private non presero la palla al balzo e non approfittavano della possibilità di trasmettere in diretta i match per ragioni organizzative e per via anche che le pubblicità all’epoca, non portavano un profitto importante o primario.

Dal 1960, la Rai andava in onda la domenica alle ore 19.00 con la telecronaca in differita di un tempo di una partita di Serie A, il tutto senza pagare nessun diritto televisivo.

Ma l’evoluzione arrivò con un accordo con la Lega Calcio con la Rai che poteva mandare in onda con l’esclusione della provincia della squadra di casa per non influire sull’incasso dei biglietti del pubblico pagante di quella squadra.

I primi diritti TV

I primi diritti televisivi in vendita, arrivarono negli anni 80 copiando il modello angloamericano. Un accordo con tanto di documenti e delibere che fino a quel momento non avevano alcun rapporto formale e giuridicamente connotato. Un accordo che avvenne tra il presidente Renzo Righetti e Antonio Matarrese. Il costo? 3 miliardi di lire versati dalla Rai nelle casse della Lega Calcio dove l’ente nazionale italiano poteva accedere con telecamere per la ripresa del match. Naturalmente con questo accordo le altre tv e cameramen non avevano più l’accesso libero allo stadio come prima, con la Rai unica emittente abilitata alla ripresa della partita.

La storia evolse nel 1993 con l’ingresso di Telepiù, la prima emittente che fece l’accordo con la Lega Calcio con un segnale criptato agli utenti che dovevano pagare per vedere i loro servizi ( Tv via cavo o satellitare ).

Malgrado quel periodo tra tv libera e a pagamento, non si registra un decremento del pubblico dal vivo e questo rese ancor più forte l’idea di una vendita dei diritti tv per incrementare le casse societarie e della Lega Calcio.

Dal 1993 al 1996, il Contratto Nazionale Professionisti e Tele+, stabiliva che fino al ’96, su TELE+2 sarebbe andata in onda una gara della Serie A con i primi cambi di orario in campionato dati dall’accordo televisivo: La domenica alle 20.30.

Tutte le altre gare, potevano andare in onda come nel passato con la RAI ma solamente se non erano in concomitanza con il palinsesto della prima Pay per View italiana.

Il primo monopolio televisivo

Correva l’anno 1996 ed un accordo fino al 1999 dove Tele+ lanciò la prima Pay Per View Satellitare ( DStv ) e si accordò con la Lega Calcio per la copertura totale della Serie A. I telespettatori potevano abbonarsi all’intero campionato o comprare il singolo match e se ci furono degli spareggi, le partite non erano compresi nel pacchetto.

Quest’ultimi infatti venivano venduti di volta in volta dalla Lega ad altre emittenti ( c’era solo la Rai in accordo e venne mandata in onda gratuitamente la qualificazione alla Coppa Uefa mentre gli altri spareggi come Piacenza-Cagliari fu venduta a Tele+ che a sua volta la rivendette ai telespettatori interessati). La Mediaset invece mandò in replica gratuitamente, il match Piacenza – Cagliari valida per l’accesso alla Coppa Uefa.

Il primo concorrente ed duopolio

Siamo nel quadriennio 1999-2003, dove finalmente i club entrarono in campo per accedere e vendere i propri diritti tv senza l’intervento unilaterale della Lega Calcio. Questa decisione aprì alla concorrenza con Cecchi Gori che si impose su D+ con la sua Stream. Da quel momento Tele+ ottenne solo una parte di campionato con il restante alla neo entrante pay per view.

Due decoder diversi dalle due aziende imposero agli utenti un doppio abbonamento per seguire la propria squadra del cuore ed il resto del campionato ma solo TELE+ conservò un lieve vantaggio a livelli di abbonamenti forse dato anche dalle squadre che aveva in programma ( Juventus, Milan ed Inter) mentre Stream deteneva i diritti per Lazio, Roma, Fiorentina e Parma.

Nelle successive stagioni però, l’azienda di Cecchi Gori si vede sfilare qualche squadra arrivando ad una trasmissione di 10 squadre per parte circa.

La Nascita di Sky e Gioco Calcio tv

Nel 2003 la contesa dei diritti tv venne parzialmente frenata con l’acquisizione da parte di News Corporation, proprietario di Stream e Telepiù fondendosi in un unico nome: Sky Italia.

L’effetto inziale della nuovo monopolio, tolto dunque la concorrenza a 2, fu quello di creare offerte ancora più basse per l’acquisizione dei diritti e soprattutto per le squadre minori. Per contrastare questo, nacque Gioco Calcio, una nuova televisione gestita proprio dalla Lega Calcio.

Il tutto però non durò molto nel fare concorrenza al colosso appena nato a causa della debolezza economica del progetto: la società della Lega Calcio infatti, dovette affittare 4 canali dalla stessa Sky.

Il campionato 2003-2004 iniziò con 11 società rimaste fedeli a Sky e le altre 7 che optarono per la TV della Lega. Nel corso della stagione queste ultime ruppero l’una dopo l’altra il contratto e passarono a Sky, la quale chiuse la stagione raggiungendo il prefissato obiettivo di copertura totale della Serie A. Gioco Calcio chiuse i battenti nel giugno 2004 non senza lasciarsi alle spalle controversie giudiziarie.

Diritti Satellitari Sky, Diritti terrestri Mediaset e Cartapiù

Con l’allargamento del campionato da 18 a 20 squadre della stagione 2004-2005, alcune società e alcune gare rimasero senza una copertura televisiva ma dopo qualche giornata, arrivò un accordo con Sky che prese i diritti sportivi della Serie A per tutto il girone di andata mentre il ritorno si diffuse anche sul digitale terrestre.

Ma sempre nel 2005, nacquero altre due Pay Tv: Mediaset Premium La7Cartapiù. La situazione che si venne a creare nel mondo dei diritti TV del calcio italiano fu singolare: a causa degli obblighi da rispettare con l’antitrust dopo la fusione tra TELE+ e Stream, i diritti acquisiti da Sky furono validi solo per le trasmissioni satellitari, pertanto le varie società di calcio potevano rivendere le stesse partite anche alle pay TV terrestri.

Leggi anche:   Infermeria Lazio: Sarri ha un solo assente oltre a Milinkovic e Vecino

A partire dal girone di ritorno del campionato 2004-2005, dunque, Sky mantenne l’esclusiva di trasmissione di tutte le partite di Serie A via satellite, ma subendo la concorrenza via etere di Mediaset e LA7, che trasmisero le stesse gare a costi molto più convenienti per gli utenti. Si iniziò con 9 squadre su Mediaset Premium ed 8 su Cartapiù, mentre le rimanenti tre non cedettero i diritti terrestri. Tuttavia due di esse lo fecero a torneo in corso, portando a 10 le squadre sotto contratto con Cartapiù, mentre fino al termine della stagione restarono in 9 quelle di Premium ed una sola società che, non cedendo i diritti terrestri, lasciò la totale esclusiva delle gare in casa propria alla TV satellitare.

Per la stagione 2005-2006 Mediaset e LA7 arrivarono a coprire, in due, tutta la Serie A: 11 squadre a Premium, 9 a Cartapiù. Sky mantenne l’esclusiva satellitare di tutto il campionato (a parte un paio di squadre nelle prime giornate) con il vantaggio dell’unico abbonamento (chi voleva seguire la Serie A attraverso il digitale terrestre doveva acquistare le tessere ricaricabili sia di Premium che di Cartapiù, per altro ad un costo totale comunque inferiore a quello dell’abbonamento annuale a Sky).

2006-2007 Spartizione

A decorrere dalla stagione 2006-2007 le tre pay TV trovarono più opportuno accordarsi per una spartizione razionale dei diritti TV: Mediaset e LA7 acquisirono i diritti esclusivi dalle varie società di Serie A, tenendo poi per sé i soli diritti terrestri e rivendendo a Sky quelli satellitari.

In questo modo Sky continuò ad assicurare la copertura di tutto il campionato sulla piattaforma satellitare, mentre sul digitale terrestre Mediaset Premium e Cartapiù si suddivisero più o meno equamente le squadre di Serie A: 10 squadre ciascuna nelle stagioni 2006-2007 e 2007-2008, 11 a Premium e 9 a Cartapiù nel 2008-2009.

Gli accordi prevedevano anche l’individuazione, da parte di entrambe le TV, di cinque o sei squadre full: per ciascuna di queste squadre l’emittente terrestre che ne aveva acquisito i diritti, oltre a proporne tutte le gare casalinghe e le trasferte contro le altre squadre delle quali aveva i diritti, la concorrente era autorizzata a proporne anche le altre trasferte.

Le squadre full, delle quali si potevano seguire tutte le gare stagionali su un unico operatore terrestre, erano 5 (su 10 totali) per ciascuna TV nella stagione 2006-2007, 6 per ciascuna nel 2007-2008, 6 per Premium (su 11 totali) e 5 per Cartapiù (su 9) nel 2008-2009. Con questo sistema la maggior parte delle partite, per la prima volta, andavano in onda contemporaneamente su tre piattaforme diverse.

Il Fallimento di Cartapiù e la nascita di Dahlia TV

Nel marzo 2009 arrivò la chiusura di Cartapiù che lascio il posto a Dahlia TV la quale proseguì il percorso della payTv fallita.

Nell’ultima parte della stagione 2008-2009 sulla nuova piattaforma continuarono ad andare in onda le partite di Serie A di 9 squadre, delle quali 5 full, mentre Mediaset Premium mantenne le rimanenti 11 squadre, delle quali 6 full. Nella stagione 2009-2010 Premium e Dahlia si spartirono equamente il massimo campionato: ciascuna delle due piattaforme terrestri offrì le partite di 10 squadre, delle quali 6 in modalità full.

Con la stagione successiva tornò la vendita centralizzata dei diritti della Serie A: si tornò a trattare non più con le singole società ma direttamente con la Lega Serie A, come succedeva fino al 1999.

Per il telespettatore l’unica novità fu una diversa ripartizione degli incontri tra i due operatori terrestri: mentre su Sky continuava ad andare in onda tutto il campionato, Mediaset Premium trasmetteva le partite di 12 squadre (con diritto di prima scelta su 10 di esse) e Dahlia TV quelle delle rimanenti 8 (con diritto di seconda scelta per 3 di esse).

La disparità sia nel numero di squadre (Mediaset arriva così a proporre 324 incontri su un totale di 380) sia nel loro blasone doveva teoricamente essere compensata dal fatto che si consentiva a ciascuna delle due piattaforme di trasmettere tutte le gare delle squadre assegnate, senza più alcuna distinzione tra casa e trasferta: in pratica Dahlia pensò di voler essere la TV delle squadre minori, decidendo di assicurare ampia visibilità televisiva a piazze meno importanti soprattutto a livello locale ed avendo l’esclusiva terrestre degli scontri diretti fra queste squadre.

Le cose però andarono diversamente ed il forte calo degli abbonamenti provocò la messa in liquidazione di Dahlia TV e la cessazione dell’attività il 25 febbraio 2011.

Sky e Mediaset Premium, il duo sopravvissuto

Stessa sorte di Dahlia TV come quella di cartapiù che chiude i battenti della Serie A a partire dalle ultime 12 giornate di campionato 2010 – 2011. Due sono gli operatori rimasti per la messa in onda con Sky via satellite e Mediaset Premium via etere.

Dal 2015 fu introdotta una diversa suddivisione dei diritti televisivi: Sky continuò a trasmettere l’intero torneo, mentre su Premium andavano in onda in diretta tutte le partite di 8 squadre, per un totale di 248 incontri non in esclusiva ma per i quali la piattaforma terrestre ebbe l’esclusiva dei diritti accessori (telecamere negli spogliatoi, interviste all’intervallo, doppio bordocampista a produzione limitata, conferenze stampa nel prepartita). D’altra parte su Sky andarono in onda in diretta esclusiva le restanti 132 partite (con annessi diritti accessori a produzione limitata), ovvero i confronti diretti tra le altre 12 squadre.

Dazn, l’ascesa per combattere online Sky

Dopo che due bando con suddivisione delle partite per piattaforma furono falliti con la rescissione del contratto con l’intermediario indipendente Mediapro, la Lega Serie A, per la prima volta, assegnò i diritti per prodotto a Sky (266 partite a stagione in diretta esclusiva) e a Perform (114 partite a stagione in diretta esclusiva), che così sbarcò nel mercato italiano con DAZN.

Più precisamente Sky (la cui proprietà passò da News Corporation a Comcast) trasmetteva 7 match a giornata (gli anticipi di sabato alle 15 e alle 18, due partite della domenica alle ore 15 e i posticipi di domenica alle 18 e alle 20.30 e quello del lunedì alle 20.30), mentre DAZN trasmetteva 3 match a giornata (gli anticipi di sabato alle 20.30 e domenica alle 12.30 e una partita della domenica alle ore 15). Va detto che, già da maggio 2018, Sky non era più solo una piattaforma satellitare in quanto parte dei suoi canali divenne disponibile anche sul digitale terrestre in seguito ad un accordo con Mediaset Premium. Il 15 luglio 2018 Mediaset Premium siglò un accordo con il gruppo Perform per poter trasmettere sulla propria rete i canali della piattaforma DAZN e quindi anche le partite del pacchetto offerto da quest’ultima.

Il 20 settembre 2019, a seguito di un accordo commerciale tra Sky e DAZN, attraverso un canale satellitare edito da DAZN (DAZN1) vengono trasmesse in diretta le tre partite di Serie A per ogni giornata i cui diritti sono in mano a DAZN (in occasione dei turni infrasettimanali ne venne acceso un secondo, denominato DAZN1+). Tali canali sono visibili agli abbonati Sky soltanto a determinate condizioni.

2021 – 2024 Dazn prende tutto?

Fresca di notizia salvo problemi futuri e qualche polemica, Dazn avrà la totalità delle partite della Serie A: la piattaforma trasmetterà 7 partite per turno con gli anticipi del sabato ( ore 15 e 18 )e le partite della domenica delle ore 15 con i posticipi delle 18 e 20.45. Tutte le altre piattaforme potranno trasmettere i restanti 3 match con l’anticipo del Sabato alle ore 20.45, domenica 12.30 e lunedi o venerdì alle ore 20.45 con Sky senza che abbia l’esclusiva.

Incrementa le entrate del tuo sito con Ezoic del 50%
Continua la Lettura
Advertisement

EditoriAle

La Lazio in borsa tra quotazioni e azioni

Published

on

lazio in borsa

La Lazio è quotata in borsa. Molto spesso quando arriva una notizia che può influenzare il mercato, quando il soggetto è la Lazio, Claudio Lotito e la società biancoceleste rispondono quasi immediatamente con dei comunicati ufficiali o note. Ecco perchè qualche volta si aprono delle pratiche legali contro alcune testate giornalistiche in caso di fake news. Nel 2022 basta un niente per influenzare il mercato.

Quando è entrata in borsa la Lazio?

Spulciando in giro sul web, da una fonte attendibile come wikilazio, abbiamo trovato degli articoli passati. Parliamo del Corriere della Sera, il 13 Gennaio 1998. In quel giorno, la Lazio avviava l’accelerazione delle pratiche per l’ingresso nella Borsa. Il tutto nacque anche dal presidente biancoceleste Sergio Cragnotti.

La Lazio accelera le pratiche per il suo ingresso in Borsa. Che sarà guidato, questa la novità del giorno, dalla Imi Sigeco. Con un comunicato emesso ieri dalla società biancoceleste, si rende noto che toccherà alla Imi Sigeco il compito di coordinare il processo di collocamento delle azioni della Lazio sul mercato telematico della Borsa italiana. E questo, probabilmente, l’ultimo passo prima dell’assemblea degli azionisti, in programma nel centro sportivo di Formello, sabato prossimo, 17 gennaio. In quell’occasione, verrà chiesta l’ammissione al listino, che dovrebbe poi essere registrata entro la prima metà del ’98. All’ordine del giorno anche altre due questioni di una certa rilevanza: la prima riguarda l’allargamento del consiglio d’amministrazione, che sarà portato da sette a nove unità. La seconda coinvolge invece la modifica dello statuto e il varo di un aumento del capitale sociale (che attualmente è di 41 miliardi) previa copertura delle eventuali perdite sulla base della situazione patrimoniale al 31 dicembre 1997. Giorni caldi, quindi, per la società biancoceleste di Sergio Cragnotti, controllata, com’è noto, dalla Cirio. L’ingresso in piazza Affari è da tempo ai primi posti del progetto dell’azionista di maggioranza, mentre altri grandi club italiani (Milan, Fiorentina, Inter) hanno espresso la volontà di seguire la Lazio su questa strada.

Quotazione in Borsa Lazio e Ammissione

Il 19 Marzo 1998 alla Lazio venne formalizzata la domanda di ammissione a quotazione. A riportare la notizia è stato l’Adnkronos:

E’ stata formalizzata oggi la domanda di ammissione a quotazione alla Borsa valori italiana delle azioni della S.S. Lazio. La richiesta era stata deliberata in data 17 gennaio dall’assemblea degli azionisti della società insieme con la modifica dello statuto sociale e un aumento di capitale fino a 50 miliardi di valore nominale con esclusione del diritto di opzione. Sponsor dell’emittente e coordinatore globale dell’offerta è la Banca d’Intermediazione Mobiliare Imi. Consulente della S.S. Lazio per l’operazione è Centrofinanziaria Spa.

L’approdo della Lazio in Borsa con la quotazione arriverà poi nel 6 Maggio 1998, con la prima squadra di calcio ad arrivare in Piazza Affari. A riportare la notizia è La Repubblica il 20 Aprile 1998:

Presentata la quotazione della società romana. In vendita 20 milioni di azioni, via il 6 maggio. Altra rivoluzione. La Lazio in Borsa. Il calcio italiano sbarca finalmente a Piazza Affari. Prima società a compiere il passo (ma presto toccherà anche al Bologna) è la Lazio che il 6 maggio approderà in Borsa, a Milano, come hanno annunciato in una conferenza stampa oggi il padrone, Sergio Cragnotti, e il presidente del club romano, Zoff. Il 27 e il 28 aprile le “azioni biancocelesti” verranno messe in vendita a un prezzo compreso tra le 4.500 e le 6.500 lire. L’offerta riguarda venti milioni di titoli, pari al 41,3 per cento: 15 milioni sono destinati agli investitori istituzionali e cinque milioni a quelli più piccoli (“Che risiedono in molte regioni: il tifo non c’entra, insomma, questo è business”, parole di Cragnotti).

Poi, il 6 maggio, in coincidenza con la finale (di Coppa Uefa – n.d.a.) tra Lazio e Inter a Parigi, ecco il debutto a Piazza Affari e l’ingresso nel listino ufficiale. “Dopo sei anni di lavoro, con grossi risultati, si è finalizzato il mio progetto – ha spiegato Cragnotti – Sì, c’è un indebitamento di 103 miliardi, ma si deve parlare di netto perché nelle casse della società ci sono 40 miliardi di liquidità. Per i restanti 60 si provvederà attraverso l’azzeramento frutto dell’aumento di capitale pari a 50 miliardi ormai imminente. La Lazio è una società che si offre al mercato con un indebitamento pari a zero ed è da due anni che realizza utili, non eclatanti è vero, ma che comunque mostrano conti in pareggio. Abbiamo battuto le grandi come Inter, Juve e Milan? Beh, sono anni che coltivo e lavoro a questo progetto… Gli altri debbono ancora risanare i bilanci, dare garanzie di risultati economici e mostrare di poter interessare il mercato”.

Valore azioni ss Lazio nel 1998

Con l’entrata in Borsa, la Lazio iniziò con un valore per ogni azione pari a 5900 lire, arrivando a 272.706.260.000 lire. Sarà poi il mercato a dire se la Lazio potesse valere i quasi 273 miliardi di lire . Dalla Gazzetta dello Sport del 26 Aprile 1998:

Ogni azione 5.900 lire, per un valore della Lazio di 273 miliardi (272 miliardi, 706 milioni, 260 mila lire): questa la decisione del consiglio di amministrazione della Lazio che si è riunito ieri alle 11 a Roma in via Cappuccini fissando il prezzo di ogni azione che da domani sarà venduta e dal 6 maggio contrattata alla Borsa di Milano. Sarà proprio il mercato a dire se la Lazio vale 273 miliardi, se 5.900 lire per ogni azione sono tante o poche o è il prezzo giusto. Di certo il calcio italiano non è abituato a simili valutazioni. Secondo Cragnotti dovrà abituarsi. La Lazio è la prima società italiana ad entrare in Borsa e quindi non avendo parametri di raffronto ogni stima sulla… stima risulta avventata: parola al mercato. Ieri gli analisti hanno espresso le stesse valutazioni, soffermandosi però su un particolare: in Italia le immobilizzazioni (cioè i beni reali) di una società di calcio sono costituite in gran parte ancora dai diritti alle prestazioni dei calciatori (81% la media, in base agli ultimi bilanci dei club di A), quindi su qualcosa che non è solido come uno stadio o una catena di ristoranti e bar o negozi per il merchandising, sull’esempio inglese.

La Lazio possiede il centro sportivo di Formello e in tre anni vuole acquistare il Flaminio: l’investitore, insomma, baderà più ai piani di sviluppo che alla situazione di oggi. E Cragnotti l’ha scritto: all’inizio nessuno potrà aspettarsi dividendi. Ieri il consiglio di amministrazione (Dino Zoff presidente, Elisabetta Cragnotti amministratore delegato ed i consiglieri Sergio, Andrea, Massimo Cragnotti – Elisabetta, Andrea e Massimo sono i figli del maggiore azionista Sergio -, Giovanni Gilardoni, Clemente Mimum, Antonio Nottola, Guido Pugliesi) ha fissato il prezzo dell’azione in 5.900 lire partendo dal minimo (4.500 lire) e dal massimo (6.500) espressi nel prospetto informativo e nella nota informativa sintetica depositati alla Consob sulle cui basi la Lazio ha ottenuto l’ok dalla Borsa Spa (presidente Stefano Preda, amministratore delegato Massimo Capuano) all’offerta pubblica di vendita e alla quotazione. Sararanno collocate sul mercato 20 milioni di azioni, corrispondenti al 43,27 del totale delle azioni. Sul mercato, quindi, saranno vendute azioni per 118 miliardi (col resto delle azioni si arriva al valore globale di 273 miliardi).

Del pacchetto di azioni in vendita, il 25% (29 miliardi e 500 milioni) sarà destinato agli investitori normali, quindi anche ai tifosi, che potranno acquistare domani e martedì partendo da un minimo di mille (5 milioni e 900 mila lire) attraverso il consorzio di queste 17 banche e società di intermediazione (Sim): Imi (è anche il potente sponsor che accompagna la Lazio nella quotazione, tra l’altro azionista della Borsa Spa); San Paolo; Banca Nazionale del lavoro; Banca di Roma; Banca Commerciale; Interbanca; Sim Albertini; Sim Aletti; Banca Popolare Verona e Banco San Geminiano e San Prospero; Banco Ambrosiano Veneto; Sim Finnat Euramerica; Sim Interimmobiliare Securities; Sim Rasfin; Banca Antoniana Popolare Veneta; Banca Fideuram; Banca Popolare dell’Emilia Romagna; Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. L’altro 75% del pacchetto (15 milioni di azioni: 88 miliardi e 500 milioni) sarà collocato presso investitori istituzionali: grandi gruppi e banche.

L’entrata ufficiale della Lazio in Borsa

Sempre tramite il sito de La Gazzetta dello Sport, la Lazio entrò in Borsa il 6 Maggio 1998:

Leggi anche:   2 anni senza Arturo Diaconale: il ricordo della Lazio

Dopo tanta attesa, dopo tante voci, dopo le pubblicità e le parole è arrivato anche il primo giorno della Lazio in Borsa e il primo vero confronto con il mercato.

Il debutto vero è previsto il 6 maggio, ma già ieri sul terzo mercato, quello non ufficiale, è possibile trattare titoli della squadra biancoceleste ad un prezzo tra le 5.970 e le 6.000 lire, in aumento rispetto alle 5.900 richieste ai sottoscrittori nell’offerta pubblica di vendita partita lunedì. Ma intanto sull’offerta pubblica di vendita e sottoscrizione della Lazio calcio è calato un fitto silenzio.

Nonostante i termini dell’operazione si chiudessero ieri la società biancazzurra, forse in ossequio alle stringenti norme Consob che il suo nuovo status da ora le impone, ha deciso di rinviare a oggi ogni comunicazione ufficiale sull’esito. Una procedura insolita, quella di rendere noto il risultato del collocamento addirittura il giorno dopo, mai seguita nelle ultime grandi opv, che hanno visto coinvolte società del calibro della Telecom o dell’Eni con importi ben maggiori da collocare sul mercato. Solo 5 milioni di azioni, del valore unitario di 5.900 lire, erano infatti destinati al pubblico indistinto in Italia, mentre 15 milioni di titoli erano riservati ad investitori italiani ed esteri. Le indiscrezioni di stampa e di mercato indicano comunque che il collocamento avrebbe registrato, nonostante lo scenario altalenante del listino, il tutto esaurito. Si è parlato di richieste di acquisto superiori di cinque-sei volte l’offerta.

I 40 mila azionisti della Lazio

Il 30 Aprile 1998, dal Corriere della Sera, arriva questo articolo:

Richieste dieci volte superiori all’offerta per i titoli della squadra romana.

Si andrà al sorteggio. E la Lazio conquista 40 mila tifosi in Piazza Affari. La Lazio sbarcherà a Piazza Affari con il sostegno di oltre 40 mila tifosi azionisti.

Un esercito di risparmiatori che non hanno esitato a investire almeno 6 milioni pur di partecipare all’avventura borsistica del club biancoceleste, la prima squadra di calcio italiana a raggiungere la quotazione. Non tutti gli aspiranti soci potranno però essere soddisfatti. Le richieste hanno infatti superato di oltre dieci volte l’offerta di titoli, messi in vendita al prezzo di 5.900 lire ciascuno. Di conseguenza non sarà possibile accontentare tutti, anche assegnando a ogni investitore il lotto minimo di mille azioni. Risultato: come previsto nel prospetto informativo si dovrà procedere al sorteggio per decidere i nuovi azionisti della squadra. Al momento non ci sono indicazioni ufficiali, ma è probabile che, anche se venisse allargato il quantitativo di titoli riservato al pubblico indistinto, alla fine gran parte dei risparmiatori finirà per restare a mani vuote.

In sintesi è questo l’esito, comunicato ieri, del collocamento dei titoli della Lazio, che si è chiuso martedì.

Ai risparmiatori erano stati destinati cinque milioni di titoli. Ma all’Imi, la banca che ha curato il collocamento, sono pervenute adesioni per 54,6 milioni di azioni da parte di 43.845 investitori.

La folla di aspiranti soci non si è fatta scoraggiare dal crollo di Borsa di lunedì (primo giorno del collocamento). Né dagli ultimi bilanci della Lazio, pesantemente indebitata. Anche gli investitori istituzionali, cioè assicurazioni, fondi pensione e d’investimento, hanno risposto positivamente all’operazione promossa dalla squadra controllata da Sergio Cragnotti. L’offerta riservata ai grandi investitori ha fatto segnare richieste per 82 milioni di titoli della squadra romana, contro i 15 milioni di azioni messe sul mercato. Si sono fatti avanti 145 investitori, di cui 94 stranieri, in buona parte britannici. A giochi fatti, la Cirio di Sergio Cragnotti, che è il maggior azionista della Lazio, incassera’ 59 miliardi grazie al collocamento di 10 milioni di titoli Lazio. Altri 59 miliardi finiranno invece nelle casse della squadra presieduta da Dino Zoff, che potrà così alleggerire un indebitamento aumentato fino a quota 102 miliardi dopo l’onerosa campagna acquisti della scorsa estate.

A questo punto la Lazio è attesa all’esordio vero e proprio a piazza Affari, in calendario per il prossimo 6 maggio. L’esordio in Borsa coincide con la finale di coppa Uefa con l’Inter. Come dire che il giorno dopo lo sbarco sul listino anche i mercati potranno dare il loro giudizio sulla prestazione della squadra. Ma lo daranno in termini di rialzo o ribasso. Intanto, come antipasto, il buon esito del collocamento è stato accompagnato dalla vittoria di ieri sera in Coppa Italia a spese del Milan.

Valore azioni Lazio 2022

Tramite il sito de ilsole24ore, nella sezione mercati, possiamo vedere l’andamento del valore della Lazio in borsa con le sue azioni e quotazioni. I principali azionisti vedono Claudio Lotito con un 67.03% delle azioni mentre il restante 32.97.

Le azioni presenti sul mercato sono 67.738.911.

Attualmente il valore delle azioni della Lazio oscillano tra 0.97 e 1.015

Incrementa le entrate del tuo sito con Ezoic del 50%
Continua la Lettura

EditoriAle

Chi è Luis Maximiano ? Ecco il nuovo portiere della Lazio

Published

on

luis maximiano

Luis Maximiano è il primo portiere della Lazio in questo calciomercato, un ruolo sprovvisto da titolari vista la partenza di Strakosha e Reina. Sarà lui dunque il sostituto del portiere albanese che difenderà i pali biancocelesti in questa stagione 2022-2023.

Chi è Luis Maximiano?

Il suo nome completo è Luís Manuel Arantes Maximiano, nato a Braga il 5 Gennaio 1999 in Portogallo. Un’altezza di 190 cm ed un peso di 84 kg, il portiere è cresciuto nel settore giovanile dello Sporting Lisbona esordendo in prima squadra il 26 Settembre 2019 contro il Rio Ave. Il suo debutto Europeo arriva qualche settimana dopo, il 28 Novembre 2019 nella gara valida per l’Europa League contro il PSV ( partita vinta per 4-0 ). Debutta invece nel campionato portoghese, massima competizione, il 1 Dicembre 2019.

Le sue prestazioni, per essere un “secondo portiere”, portano il Granada ad acquistare il suo cartellino nel 17 Agosto 2021 totalizzando ben 35 presenze nella Liga Spagnola.

Nazionale e palmares

Nella sua carriera, seppur giovane, Luis Maximiano totalizza qualche convocazione con la Nazionale giovanile partendo dal Portogallo U16 fino ad arrivare al Portogallo U21. Ha preso parte, seppur in panchina e senza scendere in campo, al mondiale di categoria nel 2017 e nel 2019. Nel 2016 vince seppur non giocando, il campionato europeo con l’U17.

Per quanto riguarda il suo palmares personale, vince il campionato e la Coppa di Lega Portoghese con la maglia dello Sporting. Nel 2021 invece vince la supercoppa Portoghese. Nell’ultima stagione invece, trova la retrocessione con la maglia del Granada.

Numeri e Statistiche

Il neo portiere biancoceleste è finito sotto gli occhi della Lazio grazie alla sua ultima stagione in Liga con il Granada. 35 presenze con 55 reti subiti e 8 partite finite senza aver preso gol. Come riporta il CdS, l’estremo difensore ha totalizzato un piccolo record in questa stagione con la maglia del Granada: 127 salvataggi con una media di 3,63 a partita.

Costo del Cartellino

Il valore di mercato secondo il sito Transfermarkt, si aggira sui 12 milioni si euro. Quando il Granada lo acquistò dallo Sporting, il club spagnolo versò circa 5 milioni di euro nelle casse portoghesi. Secondo invece le indiscrezioni biancocelesti, l’estremo difensore arriva alla Lazio per 7 milioni di euro più 3 milioni di bonus.

Leggi anche:   1 Dicembre 1948: Nasce Re Cecconi

Incrementa le entrate del tuo sito con Ezoic del 50%
Continua la Lettura

EditoriAle

Maurizio Sarri ha figli ed è sposato, quello che non sai sul tecnico

Published

on

Parliamo un po’ di gossip su Maurizio Sarri. Il tecnico biancoceleste è tutt’altro che social e nelle interviste non ha mai parlato della sua vita privata. Molti curiosi del web hanno spesso cercato su google: Maurizio Sarri quanti figli ha? Maurizio Sarri è sposato?

La risposta è si. Il toscano come tutti gli esseri umani si è creato una bellissima famiglia e si è laureato. Nato a Napoli il 10 Gennaio 1959 ma adottato dal comune toscano di Figline Valdarno, risulta uno dei tecnici più prolifici nella storia della Serie A.

Il suo mondo prima del calcio era tutt’altro. Un semplice impiegato di banca con mansioni importanti e rapporti con istituti di credito esteri.

Maurizio Sarri laureato con moglie e figli

Oltre alla passione del Fumo, conosciuto come una persona che ha sempre la sigaretta in bocca, il tecnico toscano proviene da una politica quasi estrema di sinistra con uno zio che all’epoca era un partigiano ( Goffredo Sarri ).

La sua vita oltre che con il pallone, la condivide con sua moglie Marina. Anche se i due si tengono lontani dal gossip, qualche curiosità privata l’abbiamo trovata.

Maurizio Sarri quanti figli ha? Dall’unione con sua moglie nasce solamente un figlio Nicolè Sarri che insieme a sua madre, guidano un’azienda a Matassino al confine tra Firenze e Arezzo.

La famiglia Sarri non ama molto i riflettori, come si può anche intravedere dalle interviste che rilascia il tecnico biancoceleste. Sia la moglie che il figlio riescono sempre a dribblare il gossip, con la compagna specialmente che ha dichiarato in passato di non aver mai seguito il marito allo Stadio. Anche quando il tecnico era in Inghilterra, la moglie ha preferito seguire l’azienda di famiglia e solamente nei tre anni a Napoli ha scelto lei in prima persona la casa dove hanno convissuto in quel periodo calcistico partenopeo.

Laurea e passione

Il tecnico deposita la sua tesina nella stagione 2006-2007, quando il tecnico subentro ad Antonio Conte sulla panchina dell’Arezzo. Sicuramente un grande salto dalle squadrette fino al calcio internazionale con tanto di titoli prestigiosi, calcolando che l’allenatore è un fan del ciclismo e non ha mai giocato nel calcio sul campo.

Il tecnico si diploma nel 2006 al Centro Tecnico di Coverciano nel 2006 con la tesi ” La preparazione settimanale della Partita. Navigando sul web, l’abbiamo trovata, 42 pagine di un pdf che troverete qui sotto.

Leggi anche:   Sarri sorride: tutti gli infortunati sono stati recuperati
Incrementa le entrate del tuo sito con Ezoic del 50%
Continua la Lettura

Siti Web per Aziende e Privati

Sponsor


Prodotti Amazon S.S Lazio

Offrici un caffè Aiutaci a rimanere Online con una donazione libera





Post In Tendenza