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L’evoluzione della Pay per View in Serie A, incremento a carico dell’utente

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Siamo arrivati nel 2021 con i Diritti Tv della Serie A e calcio italiano in mano a diverse piattaforme come: Sky, Dazn, Rai, Mediaset e Amazon. Ma come si è evoluto tutto ciò?

Per quanto riguarda i ragazzi nati prima del 2000 che hanno vissuto gli anni 90, oltre allo Stadio Olimpico di Roma, si seguiva la Lazio negli scantinati dei bar, a casa per chi se lo poteva permettere o nel mio caso, affittavano un cinema ( non esistevano i multisala ), dove ci si riuniva per i derby con Laziali e Romanisti o mandavano in diretta sul grande schermo i match fuori casa.

Prima di tutto ciò si seguiva la propria fede con la classica radiolina o si seguiva la squadra in trasferta quando il campionato non era delle TV o del re denaro ma dei tifosi e dei presidenti TIFOSI.

La Storia

Almeno fino all’inizio degli anni 80, in Italia, non si parlava di diritti televisivi nè in chiaro e nè criptati fino all’ascesa della tv satellitare. Il ricavo delle società calcistiche, quando gli stipendi e il prezzo del cartellino dei giocatori non era esorbitanti, veniva dato solo ed esclusivamente dagli introiti dei biglietti e quei pochi sponsor.

C’era una libertà per le televisioni private di poter riprendere il match in qualunque territorio italiano e non vi era nessun divieto d’ingresso agli operatori con cinepresa.

A quei tempi anche i giornalisti, visto che lo stadio era un luogo pubblico, avevano accesso anche alle sale stampa senza dover pagare il costo del biglietto. Ma in quel periodo molte tv private non presero la palla al balzo e non approfittavano della possibilità di trasmettere in diretta i match per ragioni organizzative e per via anche che le pubblicità all’epoca, non portavano un profitto importante o primario.

Dal 1960, la Rai andava in onda la domenica alle ore 19.00 con la telecronaca in differita di un tempo di una partita di Serie A, il tutto senza pagare nessun diritto televisivo.

Ma l’evoluzione arrivò con un accordo con la Lega Calcio con la Rai che poteva mandare in onda con l’esclusione della provincia della squadra di casa per non influire sull’incasso dei biglietti del pubblico pagante di quella squadra.

I primi diritti TV

I primi diritti televisivi in vendita, arrivarono negli anni 80 copiando il modello angloamericano. Un accordo con tanto di documenti e delibere che fino a quel momento non avevano alcun rapporto formale e giuridicamente connotato. Un accordo che avvenne tra il presidente Renzo Righetti e Antonio Matarrese. Il costo? 3 miliardi di lire versati dalla Rai nelle casse della Lega Calcio dove l’ente nazionale italiano poteva accedere con telecamere per la ripresa del match. Naturalmente con questo accordo le altre tv e cameramen non avevano più l’accesso libero allo stadio come prima, con la Rai unica emittente abilitata alla ripresa della partita.

La storia evolse nel 1993 con l’ingresso di Telepiù, la prima emittente che fece l’accordo con la Lega Calcio con un segnale criptato agli utenti che dovevano pagare per vedere i loro servizi ( Tv via cavo o satellitare ).

Malgrado quel periodo tra tv libera e a pagamento, non si registra un decremento del pubblico dal vivo e questo rese ancor più forte l’idea di una vendita dei diritti tv per incrementare le casse societarie e della Lega Calcio.

Dal 1993 al 1996, il Contratto Nazionale Professionisti e Tele+, stabiliva che fino al ’96, su TELE+2 sarebbe andata in onda una gara della Serie A con i primi cambi di orario in campionato dati dall’accordo televisivo: La domenica alle 20.30.

Tutte le altre gare, potevano andare in onda come nel passato con la RAI ma solamente se non erano in concomitanza con il palinsesto della prima Pay per View italiana.

Il primo monopolio televisivo

Correva l’anno 1996 ed un accordo fino al 1999 dove Tele+ lanciò la prima Pay Per View Satellitare ( DStv ) e si accordò con la Lega Calcio per la copertura totale della Serie A. I telespettatori potevano abbonarsi all’intero campionato o comprare il singolo match e se ci furono degli spareggi, le partite non erano compresi nel pacchetto.

Quest’ultimi infatti venivano venduti di volta in volta dalla Lega ad altre emittenti ( c’era solo la Rai in accordo e venne mandata in onda gratuitamente la qualificazione alla Coppa Uefa mentre gli altri spareggi come Piacenza-Cagliari fu venduta a Tele+ che a sua volta la rivendette ai telespettatori interessati). La Mediaset invece mandò in replica gratuitamente, il match Piacenza – Cagliari valida per l’accesso alla Coppa Uefa.

Il primo concorrente ed duopolio

Siamo nel quadriennio 1999-2003, dove finalmente i club entrarono in campo per accedere e vendere i propri diritti tv senza l’intervento unilaterale della Lega Calcio. Questa decisione aprì alla concorrenza con Cecchi Gori che si impose su D+ con la sua Stream. Da quel momento Tele+ ottenne solo una parte di campionato con il restante alla neo entrante pay per view.

Due decoder diversi dalle due aziende imposero agli utenti un doppio abbonamento per seguire la propria squadra del cuore ed il resto del campionato ma solo TELE+ conservò un lieve vantaggio a livelli di abbonamenti forse dato anche dalle squadre che aveva in programma ( Juventus, Milan ed Inter) mentre Stream deteneva i diritti per Lazio, Roma, Fiorentina e Parma.

Nelle successive stagioni però, l’azienda di Cecchi Gori si vede sfilare qualche squadra arrivando ad una trasmissione di 10 squadre per parte circa.

La Nascita di Sky e Gioco Calcio tv

Nel 2003 la contesa dei diritti tv venne parzialmente frenata con l’acquisizione da parte di News Corporation, proprietario di Stream e Telepiù fondendosi in un unico nome: Sky Italia.

L’effetto inziale della nuovo monopolio, tolto dunque la concorrenza a 2, fu quello di creare offerte ancora più basse per l’acquisizione dei diritti e soprattutto per le squadre minori. Per contrastare questo, nacque Gioco Calcio, una nuova televisione gestita proprio dalla Lega Calcio.

Il tutto però non durò molto nel fare concorrenza al colosso appena nato a causa della debolezza economica del progetto: la società della Lega Calcio infatti, dovette affittare 4 canali dalla stessa Sky.

Il campionato 2003-2004 iniziò con 11 società rimaste fedeli a Sky e le altre 7 che optarono per la TV della Lega. Nel corso della stagione queste ultime ruppero l’una dopo l’altra il contratto e passarono a Sky, la quale chiuse la stagione raggiungendo il prefissato obiettivo di copertura totale della Serie A. Gioco Calcio chiuse i battenti nel giugno 2004 non senza lasciarsi alle spalle controversie giudiziarie.

Diritti Satellitari Sky, Diritti terrestri Mediaset e Cartapiù

Con l’allargamento del campionato da 18 a 20 squadre della stagione 2004-2005, alcune società e alcune gare rimasero senza una copertura televisiva ma dopo qualche giornata, arrivò un accordo con Sky che prese i diritti sportivi della Serie A per tutto il girone di andata mentre il ritorno si diffuse anche sul digitale terrestre.

Ma sempre nel 2005, nacquero altre due Pay Tv: Mediaset Premium La7Cartapiù. La situazione che si venne a creare nel mondo dei diritti TV del calcio italiano fu singolare: a causa degli obblighi da rispettare con l’antitrust dopo la fusione tra TELE+ e Stream, i diritti acquisiti da Sky furono validi solo per le trasmissioni satellitari, pertanto le varie società di calcio potevano rivendere le stesse partite anche alle pay TV terrestri.

A partire dal girone di ritorno del campionato 2004-2005, dunque, Sky mantenne l’esclusiva di trasmissione di tutte le partite di Serie A via satellite, ma subendo la concorrenza via etere di Mediaset e LA7, che trasmisero le stesse gare a costi molto più convenienti per gli utenti. Si iniziò con 9 squadre su Mediaset Premium ed 8 su Cartapiù, mentre le rimanenti tre non cedettero i diritti terrestri. Tuttavia due di esse lo fecero a torneo in corso, portando a 10 le squadre sotto contratto con Cartapiù, mentre fino al termine della stagione restarono in 9 quelle di Premium ed una sola società che, non cedendo i diritti terrestri, lasciò la totale esclusiva delle gare in casa propria alla TV satellitare.

Per la stagione 2005-2006 Mediaset e LA7 arrivarono a coprire, in due, tutta la Serie A: 11 squadre a Premium, 9 a Cartapiù. Sky mantenne l’esclusiva satellitare di tutto il campionato (a parte un paio di squadre nelle prime giornate) con il vantaggio dell’unico abbonamento (chi voleva seguire la Serie A attraverso il digitale terrestre doveva acquistare le tessere ricaricabili sia di Premium che di Cartapiù, per altro ad un costo totale comunque inferiore a quello dell’abbonamento annuale a Sky).

2006-2007 Spartizione

A decorrere dalla stagione 2006-2007 le tre pay TV trovarono più opportuno accordarsi per una spartizione razionale dei diritti TV: Mediaset e LA7 acquisirono i diritti esclusivi dalle varie società di Serie A, tenendo poi per sé i soli diritti terrestri e rivendendo a Sky quelli satellitari.

In questo modo Sky continuò ad assicurare la copertura di tutto il campionato sulla piattaforma satellitare, mentre sul digitale terrestre Mediaset Premium e Cartapiù si suddivisero più o meno equamente le squadre di Serie A: 10 squadre ciascuna nelle stagioni 2006-2007 e 2007-2008, 11 a Premium e 9 a Cartapiù nel 2008-2009.

Gli accordi prevedevano anche l’individuazione, da parte di entrambe le TV, di cinque o sei squadre full: per ciascuna di queste squadre l’emittente terrestre che ne aveva acquisito i diritti, oltre a proporne tutte le gare casalinghe e le trasferte contro le altre squadre delle quali aveva i diritti, la concorrente era autorizzata a proporne anche le altre trasferte.

Le squadre full, delle quali si potevano seguire tutte le gare stagionali su un unico operatore terrestre, erano 5 (su 10 totali) per ciascuna TV nella stagione 2006-2007, 6 per ciascuna nel 2007-2008, 6 per Premium (su 11 totali) e 5 per Cartapiù (su 9) nel 2008-2009. Con questo sistema la maggior parte delle partite, per la prima volta, andavano in onda contemporaneamente su tre piattaforme diverse.

Il Fallimento di Cartapiù e la nascita di Dahlia TV

Nel marzo 2009 arrivò la chiusura di Cartapiù che lascio il posto a Dahlia TV la quale proseguì il percorso della payTv fallita.

Nell’ultima parte della stagione 2008-2009 sulla nuova piattaforma continuarono ad andare in onda le partite di Serie A di 9 squadre, delle quali 5 full, mentre Mediaset Premium mantenne le rimanenti 11 squadre, delle quali 6 full. Nella stagione 2009-2010 Premium e Dahlia si spartirono equamente il massimo campionato: ciascuna delle due piattaforme terrestri offrì le partite di 10 squadre, delle quali 6 in modalità full.

Con la stagione successiva tornò la vendita centralizzata dei diritti della Serie A: si tornò a trattare non più con le singole società ma direttamente con la Lega Serie A, come succedeva fino al 1999.

Per il telespettatore l’unica novità fu una diversa ripartizione degli incontri tra i due operatori terrestri: mentre su Sky continuava ad andare in onda tutto il campionato, Mediaset Premium trasmetteva le partite di 12 squadre (con diritto di prima scelta su 10 di esse) e Dahlia TV quelle delle rimanenti 8 (con diritto di seconda scelta per 3 di esse).

La disparità sia nel numero di squadre (Mediaset arriva così a proporre 324 incontri su un totale di 380) sia nel loro blasone doveva teoricamente essere compensata dal fatto che si consentiva a ciascuna delle due piattaforme di trasmettere tutte le gare delle squadre assegnate, senza più alcuna distinzione tra casa e trasferta: in pratica Dahlia pensò di voler essere la TV delle squadre minori, decidendo di assicurare ampia visibilità televisiva a piazze meno importanti soprattutto a livello locale ed avendo l’esclusiva terrestre degli scontri diretti fra queste squadre.

Le cose però andarono diversamente ed il forte calo degli abbonamenti provocò la messa in liquidazione di Dahlia TV e la cessazione dell’attività il 25 febbraio 2011.

Sky e Mediaset Premium, il duo sopravvissuto

Stessa sorte di Dahlia TV come quella di cartapiù che chiude i battenti della Serie A a partire dalle ultime 12 giornate di campionato 2010 – 2011. Due sono gli operatori rimasti per la messa in onda con Sky via satellite e Mediaset Premium via etere.

Dal 2015 fu introdotta una diversa suddivisione dei diritti televisivi: Sky continuò a trasmettere l’intero torneo, mentre su Premium andavano in onda in diretta tutte le partite di 8 squadre, per un totale di 248 incontri non in esclusiva ma per i quali la piattaforma terrestre ebbe l’esclusiva dei diritti accessori (telecamere negli spogliatoi, interviste all’intervallo, doppio bordocampista a produzione limitata, conferenze stampa nel prepartita). D’altra parte su Sky andarono in onda in diretta esclusiva le restanti 132 partite (con annessi diritti accessori a produzione limitata), ovvero i confronti diretti tra le altre 12 squadre.

Dazn, l’ascesa per combattere online Sky

Dopo che due bando con suddivisione delle partite per piattaforma furono falliti con la rescissione del contratto con l’intermediario indipendente Mediapro, la Lega Serie A, per la prima volta, assegnò i diritti per prodotto a Sky (266 partite a stagione in diretta esclusiva) e a Perform (114 partite a stagione in diretta esclusiva), che così sbarcò nel mercato italiano con DAZN.

Più precisamente Sky (la cui proprietà passò da News Corporation a Comcast) trasmetteva 7 match a giornata (gli anticipi di sabato alle 15 e alle 18, due partite della domenica alle ore 15 e i posticipi di domenica alle 18 e alle 20.30 e quello del lunedì alle 20.30), mentre DAZN trasmetteva 3 match a giornata (gli anticipi di sabato alle 20.30 e domenica alle 12.30 e una partita della domenica alle ore 15). Va detto che, già da maggio 2018, Sky non era più solo una piattaforma satellitare in quanto parte dei suoi canali divenne disponibile anche sul digitale terrestre in seguito ad un accordo con Mediaset Premium. Il 15 luglio 2018 Mediaset Premium siglò un accordo con il gruppo Perform per poter trasmettere sulla propria rete i canali della piattaforma DAZN e quindi anche le partite del pacchetto offerto da quest’ultima.

Il 20 settembre 2019, a seguito di un accordo commerciale tra Sky e DAZN, attraverso un canale satellitare edito da DAZN (DAZN1) vengono trasmesse in diretta le tre partite di Serie A per ogni giornata i cui diritti sono in mano a DAZN (in occasione dei turni infrasettimanali ne venne acceso un secondo, denominato DAZN1+). Tali canali sono visibili agli abbonati Sky soltanto a determinate condizioni.

2021 – 2024 Dazn prende tutto?

Fresca di notizia salvo problemi futuri e qualche polemica, Dazn avrà la totalità delle partite della Serie A: la piattaforma trasmetterà 7 partite per turno con gli anticipi del sabato ( ore 15 e 18 )e le partite della domenica delle ore 15 con i posticipi delle 18 e 20.45. Tutte le altre piattaforme potranno trasmettere i restanti 3 match con l’anticipo del Sabato alle ore 20.45, domenica 12.30 e lunedi o venerdì alle ore 20.45 con Sky senza che abbia l’esclusiva.



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