Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.
Tre punti nelle prime tre giornate. È questo il bottino con cui la Lazio ha iniziato il suo cammino in campionato, un avvio che inevitabilmente riporta alla mente l’ultimo anno di Maurizio Sarri sulla panchina biancoceleste.
Anche allora, infatti, la partenza fu praticamente identica: un solo successo nelle prime tre partite e tanti dubbi attorno a una squadra che faticava a trovare la propria identità. L’unica differenza è che in quella stagione arrivò subito una vittoria prestigiosa, quella contro il Napoli al Maradona. Un colpo in trasferta che sembrava poter rappresentare la svolta e che aveva illuso i tifosi.
Ma quell’exploit si rivelò un fuoco di paglia. Già alla giornata successiva, la Lazio crollò contro la Juventus, mostrando ancora tutti i limiti di una squadra discontinua. Poi arrivò il pareggio casalingo contro il Monza, un risultato che fece discutere e mise in luce i problemi di concretezza di un gruppo che non riusciva a dare continuità alle proprie prestazioni.
Solo contro il Torino arrivò finalmente un’altra vittoria, utile più per il morale che per il percorso reale della squadra. Perché la realtà era chiara: la Lazio arrancava, alternava prestazioni discrete a cadute fragorose, senza mai riuscire a trovare equilibrio e solidità.
Il resto lo ricordiamo bene: i mesi successivi furono un’altalena di risultati negativi e tensioni interne. La situazione si fece insostenibile e a marzo 2024 Maurizio Sarri presentò le sue dimissioni, un addio che segnò la fine di un ciclo iniziato con grandi ambizioni e che invece si era spento tra delusioni e rimpianti.
Oggi, con la squadra nuovamente a quota 3 punti dopo le prime tre partite, il paragone con quell’annata viene naturale. Allora almeno ci fu la gioia di espugnare Napoli, mentre adesso la Lazio non è riuscita a trovare nemmeno una vittoria di prestigio. La preoccupazione tra i tifosi cresce, perché la memoria di quel percorso non è lontana e il timore è che la storia possa ripetersi.
Il calendario, inoltre, non aiuta: dopo la sfida contro il Sassuolo ci sarà subito il derby, appuntamento che può cambiare umore e prospettive ma che arriva in un momento di grande incertezza.
La domanda, quindi, resta aperta: questa Lazio saprà invertire la rotta e costruire una stagione diversa da quella dell’ultimo anno di Sarri, oppure si rischia di rivivere un copione già visto, con gli stessi errori e le stesse difficoltà?
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La Juventus si aggiudica il derby d’Italia contro l’Inter con un successo all’ultimo secondo. Una partita equilibrata che poteva finire in parità, ma che i bianconeri hanno portato a casa grazie a determinazione, grinta e – come spesso accade – quel pizzico di fortuna che aiuta chi ci crede fino alla fine.
Juventus-Inter 4-3: il derby d’Italia va ai bianconeri
La differenza principale vista sabato sera è stata l’atteggiamento: la Juventus ha mostrato una voglia di vincere superiore a quella dell’Inter. Tudor, subentrato a Thiago Motta, ha dato un’anima alla squadra: questa Juve non è brillante, non gioca il calcio più spettacolare, ma è determinata e lotta su ogni pallone.
Vlahović, partito titolare a sorpresa, non ha segnato dopo le ottime prime giornate.
Koopmeiners finalmente decisivo in positivo, contribuendo al successo.
Difesa ancora non perfetta, ma la mentalità ha fatto la differenza.
Questa Juventus, con tutti i suoi limiti, sembra aver ritrovato quello spirito vincente che mancava da tempo.
Inter in difficoltà: difesa fragile e Sommer sotto accusa
Dall’altra parte l’Inter ha mostrato segnali preoccupanti. La squadra di Kivu ha una media di due gol subiti a partita, un dato che in Serie A storicamente non consente di vincere lo scudetto.
Sommer è finito nel mirino: decisivi i suoi errori su almeno due dei quattro gol subiti.
Lautaro Martinez e Barella, leader tecnici e caratteriali, appaiono fuori forma e poco incisivi.
La difesa concede troppo, le avversarie tirano con facilità e segnano.
Con queste premesse, l’Inter rischia non solo di abbandonare i sogni scudetto, ma anche di compromettere la corsa Champions.
Napoli travolgente: Conte e Højlund trascinano i partenopei
Il Napoli di Antonio Conte ha dato un’altra dimostrazione di forza contro la Fiorentina, archiviando il match in soli 15 minuti.
Højlund, nuovo acquisto, subito decisivo con il gol che ha aperto le marcature.
Difesa solidissima: il Napoli ha incassato il primo gol solo alla terza giornata, a gara già chiusa sul 3-0.
Tutta la squadra difende in maniera corale, caratteristica che ha reso le formazioni di Conte vincenti in passato.
Con queste basi, il Napoli si conferma la grande favorita per lo scudetto, a patto che la Champions non tolga troppe energie.
Milan: Modric fenomeno a 40 anni, ma serve un bomber
Il Milan ha battuto il Bologna grazie al gol di Luka Modric, che a 40 anni continua a fare la differenza in Serie A. Una vittoria importante, ma che ha messo in luce i limiti della squadra rossonera:
Jimenez continua a sprecare occasioni sotto porta: il centravanti è il vero problema.
L’infortunio di Maignan preoccupa, mentre si attende il ritorno di Leao, fondamentale per l’attacco.
Modric porta qualità ed esperienza, ma serviranno gol pesanti dal reparto offensivo per restare in zona Champions.
Il Milan può ambire a un posto tra le prime quattro, ma per la corsa scudetto restano avanti Juventus e Napoli.
Ancora una volta la Fiorentina delude nei big match. Nonostante gli investimenti sul mercato e una rosa interessante, i viola non riescono mai a fare il salto di qualità. Pioli, tornato a Firenze, non sembra aver dato la scossa necessaria: il settimo posto dello scorso anno rischia di restare l’obiettivo massimo anche in questa stagione.
Chi è il vero favorito per lo scudetto 2025/26?
Dopo tre giornate, la situazione è chiara:
La Juventus ha ritrovato carattere e mentalità vincente.
Il Napoli è la squadra più completa e solida, con Conte pronto a guidare l’ennesima cavalcata.
L’Inter appare in crisi difensiva e con problemi di identità.
Il Milan può restare in corsa per la Champions, ma senza un vero bomber difficilmente reggerà il passo.
👉 La domanda ora è: chi riuscirà a confermarsi fino alla fine? Napoli e Juventus sembrano avere una marcia in più, ma la Serie A ci ha abituato a sorprese.
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La sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo ha acceso un campanello d’allarme fortissimo in casa Lazio. Dopo tre giornate di campionato, i biancocelesti hanno raccolto appena 3 punti, con due prove pessime contro Como e Sassuolo, intervallate solo dal successo convincente sul Verona. Un ruolino che genera più di una preoccupazione in vista del derby con la Roma.
🔹 Un Sassuolo tutt’altro che irresistibile
Il dato che più preoccupa non è tanto il punteggio, quanto il modo in cui è arrivata la sconfitta. Il Sassuolo, reduce da due ko e con una rosa tutt’altro che stellare, ha controllato la Lazio senza affanni, portando a casa tre punti con una gestione quasi serena. L’unico vero brivido per i neroverdi è stato il tiro di Zaccagni, sventato da una grande parata di Murić. Per il resto, ordinaria amministrazione.
🔹 Una Lazio lenta e svogliata
La squadra di Sarri è apparsa lenta, prevedibile e priva di determinazione. Una Lazio che “trottellava” in campo, incapace di vincere contrasti e troppo leggera nei duelli. E questo è l’aspetto più grave: contro un Sassuolo tutt’altro che irresistibile sarebbe bastata cattiveria agonistica per portare a casa la partita.
🔹 Rosa di qualità limitata
Si parla spesso di una rosa “all’altezza”. Ma la domanda è: all’altezza di cosa? 👉 Se l’obiettivo è la salvezza o una comoda metà classifica, forse sì. 👉 Se invece si punta a qualcosa di più, il campo dimostra che la Lazio è ben lontana dal livello richiesto.
I limiti sono evidenti: Cancellieri, titolare per la terza volta consecutiva, ha confermato lacune pesanti; Castellanos alterna qualche partita di livello a molte gare anonime; la panchina non offre alternative in grado di cambiare le partite. Anche giocatori esperti come Pedro non hanno più lo stesso peso di qualche anno fa.
🔹 La grinta che non c’è
Non basta la tecnica, serve mentalità. Basti pensare che la Cremonese, pur con meno qualità, ha battuto questo stesso Sassuolo grazie a voglia, cattiveria e determinazione. La Lazio, invece, ha accettato passivamente il ritmo degli avversari, subendo gol su errori difensivi gravi (Romagnoli e Zaccagni colpevoli sull’1-0).
🔹 Malumori nello spogliatoio
Un altro tema è quello del malcontento di alcuni giocatori. Si parla di calciatori che avrebbero voluto lasciare Roma in estate, come Guendouzi, deluso dal ridimensionamento del progetto. Anche altri elementi sarebbero scontenti per rinnovi mai arrivati o per una società percepita come poco presente. Non è un caso che, dopo la vittoria col Verona, Fabiani fosse davanti ai microfoni, mentre dopo il ko col Sassuolo nessuno della dirigenza si sia fatto avanti.
🔹 Derby già decisivo?
Domenica ci sarà il derby con la Roma. E la Lazio arriva con mille dubbi e preoccupazioni. Giocando con la stessa intensità vista a Reggio Emilia, il rischio è quello di un tracollo. La Roma non è imbattibile, ma la Lazio deve cambiare radicalmente approccio per evitare un’altra figuraccia.
🔹 Una stagione a rischio
Il bilancio dopo tre giornate è chiaro:
3 punti in classifica,
2 brutte sconfitte,
una rosa con limiti evidenti,
e soprattutto una squadra senza grinta.
Il rischio è che questo mix esplosivo porti a una stagione fallimentare. Non si parla ancora di retrocessione, ma la Lazio ha bisogno di una scossa immediata. Senza qualità e senza voglia, in Serie A non si va lontano.
👉 E voi, tifosi biancocelesti, siete d’accordo? La Lazio è davvero solo in un momento di difficoltà o questa rosa non è all’altezza delle ambizioni dichiarate?
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La Lazio cade al Mapei Stadium contro il Sassuolo con una prestazione opaca e priva di carattere. Un ko che lascia molti dubbi sul valore della rosa e sulla condizione dei singoli. Ecco le pagelle dei giocatori biancocelesti.
🔹 Pagelle Lazio Sassuolo-Lazio 1-0
Provedel 5 – Ancora una prova poco convincente. Non trasmette sicurezza e lascia perplessi.
Tavares 6,5 – Uno dei pochi a fare un passo avanti rispetto alla gara col Verona. Attento e propositivo, tra i meno peggio.
Romagnoli 5,5 – Prima da titolare, ma sbaglia sul gol: si fa anticipare ingenuamente e pesa tantissimo.
Gila 5,5 – Impreciso e poco concentrato, soffre come Romagnoli.
Guendouzi 5,5 – Parte bene, ma si spegne troppo presto. Dovrebbe dare ritmo e qualità, invece cala col passare dei minuti.
Dele-Bashiru 4,5 – Il peggiore in campo. Esasperato, Sarri lo sostituisce già all’intervallo.
Rovella 6 – Finché resta in campo la Lazio gira meglio palla. Sfortunato per l’ennesimo problema fisico.
Cataldi 5 – Subentra a Rovella ma non riesce a dare ordine al centrocampo.
Zaccagni 5,5 – Ha la qualità per fare la differenza, ma incide troppo poco. Solo un lampo con il tiro più pericoloso del match.
Cancellieri 5 – Conferma di non essere adatto per partire titolare in questa Lazio. Prestazione anonima.
Castellanos 5 – Dopo la grande partita col Verona, torna il Tati evanescente dello scorso anno: poco incisivo, mai pericoloso.
Pedro 6,5 – Entra e prova a cambiare il ritmo. È l’unico che ci mette personalità e volontà nel finale.
Marusic 6,5 – Tra i pochi a salvarsi, attento e ordinato.
Isaksen 5,5 – Esordio complicato. Non sta bene fisicamente, ma almeno prova a dare vivacità.
Belahyane 5 – Lontano parente del giocatore visto col Verona. Non lascia traccia.
Una Lazio deludente, lenta e prevedibile. Solo Tavares, Pedro e in parte Marusic provano a salvarsi in un contesto di mediocrità generale. Sarri dovrà trovare risposte immediate, perché con queste prestazioni il campionato rischia di complicarsi già a settembre.
👉 Queste le nostre pagelle. E secondo voi, chi è stato il migliore e il peggiore in campo della Lazio contro il Sassuolo?
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La sconfitta della Lazio in casa del Sassuolo ha lasciato il segno, non solo per il risultato ma anche per ciò che è successo nel post-partita.
🔹 Il silenzio di Sarri che fa discutere
Maurizio Sarri non si è presentato in conferenza stampa, lasciando spazio al suo vice Marco Ianni. Un’assenza che ha subito acceso i riflettori: molti hanno interpretato il gesto come segnale di forte rabbia nei confronti della squadra, autrice di una prestazione deludente. Dalla società, invece, è arrivata una versione differente: Sarri avrebbe lasciato lo stadio per motivi familiari.
🔹 Domani parlerà il tecnico
Il tecnico biancoceleste tornerà a parlare domani alle ore 12.00, in diretta su sslazio.it e Lazio Style Radio. Sarà l’occasione per chiarire i motivi della sua assenza e analizzare la sconfitta di Reggio Emilia, oltre a proiettarsi sul derby con la Roma, match cruciale per dare una svolta alla stagione.
🔹 Momento delicato per la Lazio
Due sconfitte nelle prime tre giornate, prestazioni sottotono e limiti evidenti in campo: la Lazio è chiamata a reagire subito. L’impressione è che serva un cambio di mentalità per rialzarsi e non compromettere il cammino stagionale già a settembre.
👉 Domani dunque la parola a Sarri: semplice assenza per motivi personali o gesto di nervosismo verso la squadra? Le sue dichiarazioni chiariranno la situazione e potrebbero rappresentare il punto di svolta per il futuro biancoceleste.
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Dopo la brutta sconfitta della Lazio in casa del Sassuolo, Maurizio Sarri non si è presentato in conferenza stampa per motivi familiari. A parlare al suo posto è stato il vice allenatore Marco Ianni, che ha analizzato il momento delicato dei biancocelesti.
🔹 “Mancato coraggio, troppo pochi i tiri in porta”
Ianni non ha usato giri di parole:
“Il coraggio non l’abbiamo messo sul campo. Nel primo tempo la squadra era anche padrona del gioco, ma era troppo lenta. Il coraggio è una qualità che serve per vincere le partite. A volte sembriamo ordinati, ma non tiriamo in porta. Nel secondo tempo abbiamo avuto solo l’occasione di Zaccagni, troppo poco per vincere.”
🔹 La situazione economica non può essere un alibi
Alla domanda su quanto la situazione societaria della Lazio possa pesare sui giocatori, Ianni è stato chiaro:
“Io non credo che la situazione societaria possa incidere. Se dovesse incidere sarebbe grave. Siamo professionisti e rappresentiamo una maglia prestigiosa: non possiamo crearci alibi. La sensazione è che abbiamo accettato il ritmo della partita senza mai alzarlo. Se non aumentiamo l’intensità, non c’è grande differenza tecnica con l’avversario. Solo con l’intensità emergono i nostri valori.”
🔹 L’assenza di Sarri
Ianni ha poi spiegato l’assenza di Sarri:
“Sarri non avrebbe mai saltato la conferenza se non avesse avuto problemi familiari. Ma dobbiamo essere noi i primi a dare di più. Due sconfitte in tre partite sono un bottino troppo magro. Dobbiamo vedere questa partita come un’opportunità, una svolta per la stagione.”
🔹 “Non sotto processo, ma dobbiamo dimostrare”
Infine, un passaggio sul momento generale della squadra:
“Sotto processo no, ma ci sentiamo in dovere di dimostrare qualcosa. Può essere una partita spartiacque, ma dobbiamo viverla come un’opportunità. Solo così può portare energia positiva e coraggio per fare giocate che altrimenti non facciamo.”
📉 La Lazio torna da Reggio Emilia con una sconfitta che pesa, non solo in classifica ma soprattutto dal punto di vista mentale. La sensazione è che serva una scossa immediata, anche perché il calendario propone subito la partita più attesa: il derby con la Roma.
Vuoi che ti prepari anche una versione ridotta in stile post Facebook, con le frasi più forti di Ianni, così da stimolare discussione tra i tifosi?
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La Lazio cade al Mapei Stadium contro un Sassuolo che fino a ieri non aveva ancora raccolto punti in campionato. Una sconfitta pesante, maturata dopo una prestazione sottotono dei biancocelesti, apparsi svogliati e incapaci di incidere per buona parte del match.
🔹 Primo tempo senza ritmo e l’infortunio di Rovella
La Lazio ha palleggiato a lungo ma a ritmi bassissimi, senza mai dare l’impressione di voler realmente affondare. L’unico sussulto nei primi 45 minuti è arrivato al 42’, quando Rovella – schierato a sorpresa da Sarri dal primo minuto – è stato costretto a lasciare il campo per un problema muscolare. Una tegola pesante in vista del derby.
🔹 Il gol di Fadera e i blackout difensivi
Il Sassuolo, pur senza dominare, ha trovato il gol decisivo al 70’: calcio d’angolo battuto in mezzo, Romagnoli si perde la marcatura e Fadera devia da distanza ravvicinata. Rete convalidata anche per la mancata salita di Zaccagni, che ha tenuto in gioco l’avversario. Ennesima amnesia difensiva che condanna la Lazio.
🔹 L’occasione mancata e la parata di Murić
Prima del gol, l’unica vera occasione era stata un tiro spettacolare di Zaccagni al 60’, ma Murić ha risposto con una parata straordinaria, mantenendo il risultato sullo 0-0. Nel finale, Dia ha avuto la chance del pareggio, sprecata malamente. Troppo poco, troppo tardi.
🔹 Attacco spento e giocatori sotto tono
Cassano, elogiato dopo la gara col Verona, è stato praticamente invisibile e ha lasciato il campo per un problema al polpaccio. Male anche i sostituti: Cancellieri e Dià non hanno inciso, con prestazioni del tutto anonime. Difficile salvare qualcuno tra i biancocelesti: squadra spenta e priva di idee.
🔹 L’arbitraggio e le polemiche
La direzione di gara di Tremolada non ha convinto: pochi i minuti di recupero concessi, nonostante i tanti stop di gioco e i giocatori del Sassuolo spesso a terra. Episodi dubbi anche nei cartellini. Tuttavia, come sottolineato da molti, l’arbitraggio non può essere un alibi: la Lazio ha perso per colpa sua, non certo per colpa del direttore di gara.
🔹 Una sconfitta che pesa
Dopo la vittoria contro il Verona c’era entusiasmo e qualcuno già parlava di una Lazio più forte rispetto alla scorsa stagione. Il campo, però, racconta un’altra storia: limiti tecnici evidenti, rosa non all’altezza e poca voglia di lottare. Con questi presupposti, la stagione rischia di prendere una piega pericolosa.
🔹 Ora testa al derby
Il ko contro il Sassuolo è una battuta d’arresto pesantissima. Domenica ci sarà il derby contro la Roma e servirà una reazione immediata. Se la Lazio si presenterà con la stessa mentalità vista al Mapei, il rischio di un tracollo è concreto.
👉 E per voi chi è stato il migliore in campo della Lazio in questa disfatta? Scrivetelo nei commenti!
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Il punto sulle risorse economiche e sulle strategie di calciomercato della Lazio per completare la rosa
Il Dirigente Biancoceleste Parla prima di Sassuolo-Lazio: “A Gennaio ci si può muovere sia in entrata che in uscita”. Elogio a Guendouzi e fiducia in Dele-Bashiru.
REGGIO EMILIA – Pochi istanti prima del fischio d’inizio di Sassuolo-Lazio, il direttore sportivo biancoceleste è intervenuto ai microfoni di DAZN per fare il punto della situazione. Il dirigente ha toccato temi cruciali, dal mercato di gennaio al valore di un leader come Mattéo Guendouzi.
“A Gennaio Faremo un Mercato Adeguato”
Il discorso si è subito spostato sul mercato, un argomento che ha tenuto banco per tutta l’estate. L’ufficiale ha ribadito la posizione della società e la sua fiducia nella prossima sessione di mercato.
“Il mercato non dorme mai, a gennaio faremo delle valutazioni, laddove dovessimo ravvisare o il mister ci darà delle indicazioni faremo un mercato adeguato alle esigenze del squadra. Si possono fare entrate e uscite è fuori discussione.”
“Guendouzi è un Leader anche a Casa Sua”
Il dirigente ha poi speso parole di elogio per Mattéo Guendouzi, sottolineando la sua forte personalità e il suo spirito competitivo.
“Guendouzi? Lui è un leader anche a casa sua, figuriamoci in campo o nello spogliatoio, non gli va mai di perdere neanche con i figli, figurati nel suo mestiere.”
Infine, un commento su Fisayo Dele-Bashiru, che è tornato dalle Nazionali con diverse ore di volo sulle spalle.
“Dele-Bashiru? Lo stiamo aspettando ha fatto lo scorso anno ottime cose, tutte queste ore di viaggio non aiutano se il mister ha dato questa fiducia è perché ha valutato tutte le condizioni.”
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I ragazzi di Punzi conquistano la seconda vittoria consecutiva in campionato e volano a quota sei punti. Sbloccano la sfida un rigore e una rete di Cuzzarella, che confermano il buon momento della squadra.
CREMONA – La Lazio Primavera si rialza e, dopo le due sconfitte iniziali, conquista il secondo successo consecutivo in campionato. I ragazzi di mister Francesco Punzi superano in trasferta la Cremonese per 2-0 e volano a quota sei punti in classifica. A decidere la sfida sono state le reti di Sulejmani, su calcio di rigore, e Cuzzarella, entrambi protagonisti di un primo tempo convincente che ha permesso alla squadra di gestire il risultato nella ripresa.
La Partita: Rigore e Raddoppio nel Primo Tempo
L’inizio del match è un monologo della Lazio, che fin da subito cerca di impensierire la retroguardia avversaria. La prima rete arriva al 27′, quando l’arbitro assegna un calcio di rigore per un fallo su Cuzzarella: dal dischetto, Sulejmani è freddissimo e spiazza il portiere avversario. La Lazio si sblocca e dopo sette minuti trova il raddoppio: Sulejmani serve in area Cuzzarella, che con un bel tiro di sinistro firma il 2-0.
Nel secondo tempo, la Lazio gestisce il risultato, e la Cremonese prova a rientrare in partita senza però creare veri pericoli per la porta difesa da Bosi. Il triplice fischio finale regala ai biancocelesti una vittoria importante, che dimostra la crescita della squadra e la sua voglia di riscatto dopo un inizio di stagione difficile.
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Il Difensore si Riveste la Fascia da Capitano dopo Due Giornate di Squalifica. Ai Microfoni di Lazio Style Channel: “È Bello Essere Ancora Qui”.
REGGIO EMILIA – È un ritorno carico di emozioni quello di Alessio Romagnoli. Dopo aver scontato la squalifica di due giornate, il difensore biancoceleste è pronto a riprendere in mano le redini del reparto arretrato della Lazio. Ai microfoni di Lazio Style Channel, nel prepartita contro il Sassuolo, il difensore ha espresso tutto il suo entusiasmo.
“Servirà una grande Lazio perché loro sono una buonissima squadra, anche se hanno perso le prime due. Servirà dare il massimo. È bello che io sia ancora qui, dobbiamo dare tutto per questa maglia, ce lo meritiamo noi e se lo meritano i tifosi, dobbiamo fare una grande stagione.”
Romagnoli ha anche sottolineato l’importanza del sostegno dei tifosi, che lo hanno accolto con un’ovazione al suo ritorno in campo.
“I tifosi sono fondamentali, sono sempre presenti, dobbiamo dargli una bella gioia oggi.”
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Le Scelte di Maurizio Sarri per la 3ª Giornata di Serie A contro il Sassuolo di Grosso. Il Ritorno in Difesa del Capitano e la Fiducia in Rovella.
REGGIO EMILIA – L’attesa è finita. La Laziosi prepara a scendere in campo al Mapei Stadium per la terza giornata di campionato contro il Sassuolo. I due allenatori, Maurizio Sarri e Fabio Grosso, hanno appena diramato le formazioni ufficiali, svelando le loro scelte per il match che segna la fine della sosta per le Nazionali.
In casa biancoceleste, Sarri ha sciolto gli ultimi dubbi, confermando le sue scelte del precampionato e apportando solo due modifiche rispetto alla scorsa partita. In difesa si rivede Romagnoli, che ha scontato le due giornate di squalifica, al fianco di Gila. La novità a centrocampo è la scelta di Rovella, che si riprende la regia, con Cataldi in panchina. Per il resto, le scelte sono confermate: Provedel in porta, con la linea difensiva formata da Marusic e Nuno Tavares. A centrocampo, Guendouzi e Dele-Bashiru sono confermati, mentre l’attacco è guidato da Cancellieri, Castellanos e Zaccagni.
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La Lazio Torna in Campo dopo la Sosta. La Sfida al Mapei Stadium Sarà l’Occasione per Sarri di Cercare la Prima Vittoria in Trasferta della Stagione.
ROMA – Archiviata la vittoria casalinga contro il Verona, la Lazio si proietta già al prossimo impegno di campionato. Al termine della sosta per le Nazionali, la squadra di Maurizio Sarri affronterà il Sassuolo nella terza giornata di Serie A. La sfida è un’occasione cruciale per confermare i progressi visti all’Olimpico e cercare la prima vittoria stagionale in trasferta.
Dettagli del Match
Partita: Sassuolo vs. Lazio
Data: Domenica 14 settembre
Orario: 18:00
Stadio: Mapei Stadium, Reggio Emilia
Competizione: 3ª giornata di Serie A 2025/26
Dove Vedere Sassuolo-Lazio: Canali TV e Streaming
L’appuntamento è imperdibile per tutti i tifosi biancocelesti, e sarà trasmesso in co-esclusiva su più piattaforme.
DAZN: La partita sarà trasmessa in diretta streaming e on-demand su DAZN. Sarà possibile vederla su Smart TV, console di gioco (PlayStation, Xbox) e dispositivi come Amazon Fire Stick e Google Chromecast.
Sky: La gara sarà disponibile anche sui canali Sky, in particolare su Sky Sport Calcio. Gli abbonati potranno seguirla in streaming su Sky Go e on-demand su Now TV.
La Sfida di Sarri
Dopo la vittoria contro il Verona, Sarri avrà a disposizione la squadra al completo, con l’obiettivo di trovare subito la giusta quadratura e regalare ai tifosi, che hanno risposto in massa alla campagna abbonamenti, una vittoria che possa scacciare le prime ombre.
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Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.
La Sosta è Finita, Si Torna in Campo per la 3ª Giornata di Serie A. Ecco le Probabili Scelte Tattiche dei due Allenatori.
REGGIO EMILIA – Archiviata la sosta per le Nazionali, la Laziotorna in campo per la terza giornata di campionato, facendo visita al Sassuolo di Fabio Grosso. Per la sua squadra, Maurizio Sarri ha sciolto gli ultimi dubbi, confermando le sue scelte del precampionato e apportando solo due modifiche rispetto alla scorsa partita.
La prima novità è in difesa, dove si rivede Romagnoli, che ha scontato le due giornate di squalifica, di fianco a Gila. La seconda, a centrocampo, dove Cataldi si riprende la regia, lasciando il posto in panchina a Rovella. Per il resto, le scelte sono confermate: Provedel in porta, con la linea difensiva formata da Marusic e Nuno Tavares e Gila al centro. A centrocampo, Guendouzi e Dele-Bashiru, mentre l’attacco è guidato da Cancellieri, Castellanos e Zaccagni. Non ci sarà Isaksen che, sebbene tornato a disposizione, parte dalla panchina.
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Il fallimento di Ventura: l’Italia fuori dai Mondiali 2018
L’eliminazione della Nazionale italiana dai Mondiali del 2018 in Russia è stata una delle pagine più buie della storia del calcio azzurro. Una ferita ancora aperta per milioni di tifosi, che hanno visto interrompersi una tradizione lunga sessant’anni: dal 1958 l’Italia non mancava all’appuntamento con la fase finale di una Coppa del Mondo. La responsabilità di questo fallimento ricade, in gran parte, sulla gestione di Giampiero Ventura, commissario tecnico che non è riuscito a dare un’identità tattica e mentale a una squadra in difficoltà.
Il contesto: un’eredità pesante
Quando Ventura viene scelto come CT nel 2016, al posto di Antonio Conte, la Nazionale italiana non vive un momento di particolare splendore ma è reduce da un Europeo dignitoso. In Francia, Conte aveva sopperito ai limiti tecnici con organizzazione e spirito di gruppo, riuscendo a eliminare la Spagna agli ottavi e a spaventare la Germania campione del mondo ai quarti. L’addio dell’ex allenatore della Juventus e l’arrivo di Ventura segnano un cambio radicale: dall’energia di Conte alla gestione più “ordinaria” di un tecnico con poca esperienza internazionale.
Ventura eredita una squadra con diversi problemi strutturali: pochi campioni affermati, una generazione di mezzo non all’altezza delle precedenti, e giovani promettenti ma non ancora maturi. Tuttavia, nelle qualificazioni mondiali, l’Italia non era inserita in un girone impossibile: la Spagna era l’avversaria principale, ma le altre squadre (Albania, Macedonia, Israele, Liechtenstein) erano abbordabili.
Un percorso in salita
Il cammino dell’Italia verso Russia 2018 parte senza grandi entusiasmi ma anche senza drammi. Le prime vittorie arrivano, seppur con qualche sofferenza, mentre contro la Spagna la differenza di qualità è evidente: 1-1 a Torino all’andata e una pesante sconfitta per 3-0 al ritorno al Bernabéu. Quel ko segna uno spartiacque: gli azzurri perdono fiducia e convinzione, mentre Ventura fatica a trovare un modulo stabile.
Dal 4-2-4 offensivo a esperimenti improvvisati, la Nazionale non ha mai un’identità chiara. Giocatori come Insigne, Verratti e Belotti non vengono messi nelle condizioni di rendere al meglio, mentre si insiste su elementi fuori forma o non all’altezza del livello internazionale. Il risultato è un gruppo confuso, privo di certezze, incapace di esprimere un gioco coerente.
Lo spareggio maledetto
Con il secondo posto nel girone, l’Italia è costretta a giocare i playoff di qualificazione. L’avversario sorteggiato è la Svezia, una squadra solida, fisica, senza stelle assolute ma con un’identità precisa. A Solna, nella gara di andata, gli azzurri perdono 1-0 in un match nervoso e caotico, deciso da un tiro deviato di Johansson. Al ritorno, a San Siro, davanti a 80 mila spettatori, serve l’impresa.
Il clima è da dentro o fuori, ma la prestazione è deludente. L’Italia attacca in maniera sterile, senza idee, affidandosi a lanci lunghi e iniziative individuali. Ventura lascia in panchina giocatori come Insigne, scelta ancora oggi discussa, e si affida a schemi poco efficaci. Gli svedesi difendono con ordine, resistono all’assalto azzurro e portano a casa lo 0-0 che vale la qualificazione. Al triplice fischio, San Siro esplode in lacrime e fischi: l’Italia è fuori dal Mondiale.
Il simbolo del fallimento
Le immagini di quella serata sono entrate nella memoria collettiva: Buffon in lacrime durante l’intervista post-partita, consapevole di aver chiuso la carriera in Nazionale con un’amara delusione; De Rossi che litiga con lo staff tecnico quando gli viene chiesto di scaldarsi (“Non dobbiamo pareggiare, serve gente che segna, non io!”); Ventura che non riesce neppure a dimettersi subito, aggrappandosi a una panchina ormai persa.
Il fallimento non è solo sportivo, ma anche simbolico. L’Italia non partecipa al torneo che rappresenta il cuore del calcio mondiale, lasciando i tifosi orfani di un evento che unisce il Paese ogni quattro anni.
Le responsabilità di Ventura
È inevitabile individuare in Ventura il principale responsabile. Il tecnico non è mai riuscito a trasmettere idee chiare, né a gestire lo spogliatoio. Ha insistito su moduli non adatti ai giocatori a disposizione, non ha avuto il coraggio di valorizzare i giovani, ed è apparso spesso nervoso e confuso nelle conferenze stampa. Le sue giustificazioni, anche a eliminazione avvenuta, hanno peggiorato la percezione della sua figura.
Allo stesso tempo, non tutte le colpe sono sue. La Federazione, guidata da Carlo Tavecchio, ha scelto un CT privo di esperienza internazionale, senza un vero progetto a lungo termine. La crisi del calcio italiano, incapace di produrre talenti in quantità e di puntare seriamente sui vivai, è emersa in tutta la sua gravità. Ventura è stato il volto di un sistema in difficoltà, non l’unico artefice della disfatta.
Le conseguenze
L’eliminazione dai Mondiali ha avuto effetti devastanti. A livello economico, la FIGC ha perso decine di milioni di euro di ricavi tra diritti TV, sponsor e premi FIFA. A livello d’immagine, l’Italia ha subito un danno incalcolabile, scivolando in basso nel ranking e perdendo prestigio internazionale.
Dal punto di vista sportivo, quella serata ha segnato la fine di un’epoca. Buffon, De Rossi, Barzagli e altri veterani hanno lasciato la Nazionale. La panchina di Ventura è stata affidata temporaneamente a Luigi Di Biagio, prima della svolta con Roberto Mancini, che avrebbe poi portato l’Italia al trionfo a Euro 2020, risollevando il morale del Paese calcistico.
Una ferita che brucia ancora
A distanza di anni, il fallimento di Ventura resta una macchia indelebile. Non qualificarsi a Russia 2018 ha rappresentato uno shock paragonabile solo al 1966, quando l’Italia uscì al primo turno contro la Corea del Nord. Ma questa volta il peso è stato ancora maggiore, perché avvenuto in un’epoca di globalizzazione, con milioni di italiani costretti a guardare i Mondiali senza poter tifare per la propria squadra.
Per i tifosi, quella notte di San Siro non è stata solo una sconfitta sportiva, ma un tradimento emotivo. Per i giocatori, la fine di un sogno. Per Ventura, la definitiva condanna di una carriera che, fino ad allora, aveva avuto momenti di discreto valore in Serie A, ma che a livello internazionale si è conclusa con un disastro.
Conclusione
Il fallimento di Ventura e l’eliminazione dai Mondiali 2018 non possono essere liquidati come un semplice incidente. Sono stati il frutto di una gestione tecnica inadeguata, di scelte federali sbagliate e di una crisi strutturale del calcio italiano. Un evento che ha segnato una generazione e che resterà per sempre come monito: senza idee chiare, progettualità e coraggio, anche una nazione a quattro titoli mondiali può ritrovarsi fuori dalla competizione più importante del pianeta.
La rinascita, arrivata poi con Mancini, ha dimostrato che dalle macerie può nascere un nuovo ciclo. Ma la notte del 13 novembre 2017 resterà scolpita nella memoria collettiva come il simbolo del fallimento di Ventura e di un’intera epoca del calcio italiano.
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Fiorentina-Napoli 1-3: vittoria netta, mai in discussione
Il Napoli vince 3-1 contro la Fiorentina al Franchi e resta in testa alla classifica Serie A a punteggio pieno, con 9 punti in 3 partite. La squadra di Antonio Conte ha archiviato la pratica viola già nei primi 14 minuti, confermandosi una vera corazzata e mandando un segnale chiaro al campionato.
La vittoria del Napoli arriva poche ore dopo il pirotecnico Juventus-Inter 4-3, mantenendo così la sfida scudetto apertissima tra azzurri e bianconeri.
Il match: Napoli avanti dopo 6 minuti
La gara si sblocca subito:
6’ – De Bruyne realizza il rigore del vantaggio, spiazzando De Gea.
14’ – Højlund firma il raddoppio: servito da Spinazzola, brucia la linea difensiva viola e batte il portiere con un diagonale perfetto.
51’ – Terzo gol del Napoli: a inizio ripresa, gli azzurri chiudono definitivamente la sfida.
79’ – Gol della bandiera della Fiorentina: Ranieri segna il 3-1 con una conclusione sulla quale Milinković-Savić non è impeccabile.
La rete viola non riapre la gara: il Napoli porta a casa i tre punti con pieno merito.
Højlund, il colpo che mancava al Napoli
La grande sorpresa di giornata è l’impatto devastante di Rasmus Højlund, arrivato dal Manchester United. Il danese aveva già incantato ai tempi dell’Atalanta, ma in Premier League non aveva confermato le attese. Al suo debutto con la maglia del Napoli, segna dopo appena 14 minuti, dimostrando velocità, forza fisica e capacità di finalizzare. Un acquisto che potrebbe rivelarsi decisivo per la corsa scudetto, soprattutto dopo i problemi fisici di Lukaku.
Milinković-Savić e il ballottaggio con Meret
Unico neo per Conte, il primo gol subito in campionato. Tra i pali non c’era Meret – fermato da un infortunio nel riscaldamento – ma Vanja Milinković-Savić, che non ha convinto sul tiro di Ranieri. Sarà interessante capire come evolverà il ballottaggio in porta: il serbo non è arrivato per fare la riserva, ma questa prestazione lascia più di un dubbio.
Napoli a punteggio pieno: la sfida scudetto è con la Juventus?
Con questa vittoria, il Napoli vola a 9 punti, stesso punteggio della Juventus di Tudor. Entrambe sembrano già le squadre più solide e convincenti della Serie A, anche se è ancora presto per parlare di una corsa scudetto a due. La squadra di Conte non ha mai dato segnali di difficoltà in queste prime tre giornate: vittoria facile con il Sassuolo, dominio a Firenze, grande solidità difensiva (solo un gol subito).
Il Napoli batte la Fiorentina 3-1 e manda un messaggio chiaro al campionato: la squadra di Conte è la più in forma della Serie A. Con Højlund subito decisivo e De Bruyne leader tecnico, gli azzurri sembrano avere tutte le carte in regola per confermarsi protagonisti assoluti.
👉 Secondo voi: il Napoli è davvero la squadra da battere in questa Serie A?
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Il Derby d’Italia Juventus-Inter 4-3 ha regalato spettacolo all’Allianz Stadium. I bianconeri di Tudor hanno trovato il gol decisivo al 94’, conquistando una vittoria fondamentale che li porta in vetta alla classifica Serie A a punteggio pieno. L’Inter di Kifu, invece, incassa la seconda sconfitta in tre giornate e mostra ancora una volta i limiti difensivi che già si erano visti nella passata stagione.
Highlights Juventus-Inter: i gol e i momenti chiave
14’ – Gol di Kelly (1-0): gran destro al volo che sorprende Sommer.
30’ – Pareggio Inter con Calhanoglu (1-1): il turco migliore in campo per i nerazzurri.
38’ – Juventus di nuovo avanti (2-1): rete di Yildiz con Sommer colpevole.
76’ – Vantaggio Inter con Thuram (2-3): colpo di testa, ma il francese non esulta.
83’ – Gol di Tur (3-3): Akanji si perde l’uomo e la Juve pareggia.
94’ – Gol decisivo di Azic (4-3): tiro potente che Sommer devia male.
Un derby pazzesco, ricco di errori dei portieri e difese poco attente, che ha regalato emozioni fino all’ultimo secondo.
Juventus diversa con Tudor: solidità e carattere
La Juventus di Tudor appare trasformata rispetto alla scorsa stagione. Non è sempre spettacolare, ma mostra compattezza e voglia di vincere. La scelta di schierare Dusan Vlahovic titolare ha premiato solo in parte: il serbo è stato meno incisivo del solito ed è stato sostituito dal neoacquisto Openda. La grinta trasmessa dall’allenatore croato sembra però già evidente: la Juve è a 3 vittorie su 3 e si candida per la corsa allo scudetto.
Inter in crisi: difesa fragile e Sommer sotto accusa
Per l’Inter i problemi sono sempre gli stessi. La squadra di Kifu subisce troppi gol e i nuovi innesti non stanno convincendo. Sommer è stato protagonista in negativo, colpevole su più reti, mentre anche Akanji ha mostrato gravi disattenzioni difensive. Dopo tre giornate, i nerazzurri hanno raccolto appena 3 punti e sono già costretti a inseguire.
Classifica Serie A: Juve in testa, Inter in difficoltà
Con la vittoria nel Derby d’Italia, la Juventus vola in testa alla classifica Serie A con 9 punti. L’Inter resta ferma a quota 3, in attesa di una reazione immediata per non compromettere la stagione già nelle prime settimane. Occhi ora puntati sul Napoli, che contro la Fiorentina può agganciare i bianconeri in vetta.
📝 Conclusione
Il Derby d’Italia Juventus-Inter 4-3 resterà nella memoria per spettacolo e colpi di scena. La Juventus lancia segnali forti nella corsa allo scudetto, mentre l’Inter deve riflettere: i problemi difensivi non sono mai stati risolti.
👉 Secondo voi: questa Juventus può davvero vincere lo scudetto? E l’Inter è già in crisi?
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Tifosi Biancocelesti Pronti a Invadere Reggio Emilia. Dopo il Sold Out del Settore Ospiti, Aperti Altri 2.000 Posti per la Trasferta Che Precede il Derby con la Roma.
ROMA – L’amore dei tifosi della Lazio non conosce confini. Per la sfida di domani contro il Sassuolo al Mapei Stadium, si preannuncia una vera e propria marea biancoceleste pronta a sostenere la squadra di Maurizio Sarri. Come scrive il Corriere dello Sport, sono attesi circa 6.000 tifosi della Lazio, a dimostrazione della forza di una tifoseria capace di trasformare ogni trasferta in un evento.
Numeri da Record per la Trasferta
L’entusiasmo dei tifosi è stato tale che il Sassuolo, dopo aver visto esaurire in poche ore i 4.000 posti a disposizione per il settore ospiti, ha deciso di aprire anche la Tribuna Est Laterale Nord, mettendo in vendita altri 2.000 tagliandi. Una decisione che ha permesso a un numero ancora maggiore di sostenitori laziali di acquistare i biglietti per la trasferta. Sassuolo Calcio ha anche invitato i tifosi a utilizzare il parcheggio del centro commerciale “I Petali” per facilitare l’afflusso.
Un Sostegno Fondamentale in un Momento Decisivo
La presenza imponente dei tifosi sarà fondamentale in una gara che, seppur alla terza giornata, rappresenta già un crocevia importante per la stagione. Dopo il ko di Como e la reazione contro il Verona, la squadra è chiamata a dare continuità ai risultati e a prepararsi per l’attesissimo derby contro la Roma della prossima settimana. Un appuntamento che per i tifosi è molto più di una semplice partita, e che si prospetta come uno dei momenti più caldi della stagione.
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L’Allenatore della Lazio alla Vigilia del Sassuolo: Parla dei “Rinforzi Interni” Romagnoli e Isaksen. E su Castellanos e Dia: “La Maglia Non la Do a Nessuno”.
FORMELLO – La sosta per le Nazionali è finita, e la Lazio si prepara a tornare in campo contro il Sassuolo. Alla vigilia della terza giornata di campionato, Maurizio Sarri è intervenuto in conferenza stampa, analizzando senza sconti la sconfitta con il Como e lanciando un messaggio chiaro a tutta la sua rosa.
“Numeri da Serie C, Ma Ho Fiducia”
Sarri non ha usato mezze misure per descrivere la prestazione della squadra a Como, ma ha visto in quel paradosso un motivo di fiducia.
“A Como abbiamo dei numeri che sotto tutti i punti di vista sono di Serie C. La media del 66% dei passaggi riusciti per esempio. Questo, come paradosso, mi dà pure fiducia. Non possono essere i numeri nostri. Abbiamo perso per atteggiamento, volevamo pressare ma con l’atteggiamento di chi invece vuole aspettare.”
Il tecnico ha poi sottolineato che la superficialità si paga, e che contro il Sassuolo sarà fondamentale avere la giusta mentalità.
“Il Sassuolo ha avuto un inizio difficile come risultati, ma il tridente così ce l’hanno poche squadre. Non è un avversario di livello medio-basso. Grande attacco, una squadra che non avrà nulla a che fare con la bassa classifica. Dobbiamo capire che è una partita difficile, la superficialità si paga.”
“Rinforzi Interni” e la Lotta per un Posto da Titolare
Dopo la squalifica, torna a disposizione Romagnoli, un “rinforzo interno” per Sarri.
“Romagnoli viene dalla squalifica, ci può dare molto per esperienza, è quello più recettivo e più bravo nella guida della linea difensiva. Dietro però è una scelta difficile, Provstgaard ha fatto bene. Sono due sinistri puri, va fatta una scelta.”
Sarri ha chiarito che non esistono titolari fissi. Nemmeno per Castellanos e Dia, o per i portieri.
“Vale anche per i portieri. Vediamo di gara in gara, se potessi li farei esplodere tutti.”
L’Infermeria e le Voci sul Mercato
La situazione in infermeria rimane un problema. Vecino, Isaksen e Patric sono ancora fuori. Il più vicino al rientro è Vecino, ma Sarri ha sottolineato l’importanza delle sensazioni dei ragazzi, che a volte sono in contrasto con gli esami medici.
Infine, il tecnico ha liquidato con ironia le domande sul mercato.
“Non faccio il commercialista, alla Covisoc non lavoro, la società non mi ha detto nulla e mi ha detto che è serena, che non avranno problemi a muoversi a gennaio. Io poi non sapevo nemmeno del blocco in estate…”
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FORMELLO – Vigilia di campionato per la Lazio, che domani affronterà il Sassuolo al Mapei Stadium. Dalle sale tv di Formello ha parlato Maurizio Sarri, presentando la gara e facendo il punto sulle condizioni della squadra, tra rientri dalle Nazionali e infortuni.
I nazionali e il calendario
«Bisogna domandarlo ai ct. Due li ho rivisti ieri, quindi con due allenamenti che dal punto di vista fisico non danno indicazioni. Un calciatore con tutte le chiamate ha già 48 giorni di assenze, più Coppa d’Africa, Mondiale per club e vacanze: significa che viene pagato sei mesi per stare da un’altra parte. Il calendario è da rivedere».
Le condizioni di Rovella e Zaccagni
«Rovella e Zaccagni sono usciti acciaccati dalla Nazionale. Zaccagni ha un’evoluzione positiva, Rovella non sappiamo se sia disponibile. Vediamo domani con il dottore. Sono situazioni inevitabili, li chiamano, giocano e i tempi di recupero sono meno rispettati. Zaccagni è diverso: è un colpo preso in partita. L’atteggiamento sarà determinante: se sarà quello della seconda partita abbiamo possibilità, se sarà quello della prima no».
Romagnoli e i rinforzi interni
«Romagnoli torna dalla squalifica, può darci molto per esperienza e nella guida della linea difensiva. Dietro però è una scelta difficile: anche Provstgaard ha fatto bene. Sono due sinistri puri, va fatta una valutazione».
Il pericolo Sassuolo
«Ha avuto un inizio complicato nei risultati, ma il tridente offensivo così ce l’hanno in pochi. Non è una squadra da bassa classifica. È una partita difficile, la superficialità si paga. Dobbiamo comprenderlo: serve mentalità».
L’infermeria
«Vecino e Lazzari sono fuori, Gigot si opera lunedì. Vecino ha fatto esami positivi ma in campo non si sente bene, stiamo lavorando diversamente. Speriamo che la prossima settimana migliori».
Isaksen
«Il primo allenamento è stato il 3 settembre, quindi va considerato come gli altri al 20 luglio».
Mercato di gennaio
«Non faccio il commercialista, alla Covisoc non lavoro. La società mi ha detto che è serena e che non avrà problemi a muoversi a gennaio. Io non sapevo nemmeno del blocco in estate…».
Carattere e numeri fisici
«È abbastanza evidente che ora l’aspetto caratteriale sia determinante. L’ultima è stata la partita di maggiore palleggio della mia esperienza alla Lazio: quasi mille passaggi, Rovella 130 tocchi, non era mai successo. Ci mancano 2-3 giocatori di qualità tecnica, ma fisicamente abbiamo dati importanti: picchi di velocità di 32,2 km/h, e se due non vanno mai sopra i 30 significa che altri tre-quattro arrivano a 35. Nel calcio di oggi accelerazioni e qualità tecnica possono fare la differenza».
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“L’estate sta finendo e un anno se ne va”, così cantavano Stefano Righi e Stefano Rota, meglio noti come i Righeira, nel tormentone destinato a diventare immortale nella storia della musica italiana. Correva l’anno 1985, un’estate che i tifosi biancocelesti, specie i più grandi, difficilmente dimenticheranno per essere stata una delle peggiori della loro storia. Una retrocessione inaspettata a fine campionato, nonostante una squadra chiaramente allestita per centrare una qualificazione europea, e una sessione di mercato che ha segnato il dolorosissimo addio di antiche bandiere del calibro di Lionello Manfredonia, ceduto alla Juventus, e Bruno Giordano, che scelse il Napoli di Maradona.
Sono passati 40 anni esatti da quell’estate e i tifosi laziali sono ancora una volta obbligati a vivere un dramma simile, ma senza essere allietati da un tormentone musicale che possa alleviarne le sofferenze.
Quella del 2025, infatti, verrà ricordata come l’unica estate (finora) in cui la Lazio non ha potuto acquistare alcun giocatore nel corso della campagna acquisti, per via dell’infrazione commessa di tutt’e tre i parametri amministrativi di controllo previsti dalla COVISOC: indice di liquidità, indebitamento e costo del lavoro allargato.
A cavallo fra il mese di maggio e giugno, alcune fonti avevano già spoilerato la notizia, prontamente, però, smentita dal presidente Lotito che aveva gridato al complotto e promesso querele a destra e a manca. Peccato che, solo un paio di mesi più tardi, l’incubo sia diventato realtà. A rimetterci la faccia, annunciandolo al popolo biancoceleste, non è stato il presidente, come sarebbe stato auspicabile, bensì il DS Fabiani che, da vate del cambiamento e ringiovanimento della rosa, si è trovato inaspettatamente a dover ricoprire lo scomodo ruolo di parafulmine degli errori societari.
La notizia ha sortito, com’era logico che fosse, un effetto devastante nel cuore dei tifosi, coinvolgendo anche parte di quelli fedelissimi al presidente, che sono stati capaci di dar vita ad un Flash Mob che ha fatto il giro del mondo alla voce di “Libera la Lazio”, una chiara supplica a Lotito di passare la mano viste le difficoltà a mantenere il passo e gestire la società in maniera fluida e ambiziosa. Nel contempo, però, hanno fornito anche l’ennesima prova d’amore incondizionato, registrando più di 29.000 tessere di abbonamento, a dimostrazione di una fede incrollabile di una tifoseria unica al mondo anche per le splendide coreografie mostrate nel corso dell’ultimo periodo.
La loro speranza, oggi, si aggrappa al mercato di riparazione di gennaio per capire se l’impasse societaria è solamente temporanea oppure se c’è veramente da preoccuparsi per il futuro. Il 19 settembre, la COVISOC, come di consueto, aggiornerà l’indice dei parametri previsti e comunicherà ufficialmente se la Lazio potrà riprendere la sua normale operatività di mercato. Da gennaio 2026, poi, cambieranno le regole ed i nuovi indici punteranno ad una sostenibilità economica sempre maggiore che obbligherà molte società a cambiare le loro strategie, anche quelle della Lazio, le cui future ambizioni saranno esclusivamente legate alla possibilità di nuovi ricavi che aumentino la circolarità. Tuttavia, essendo quotata in borsa, la società non può immettere direttamente denaro liquido in cassa ma può farlo operando esclusivamente sotto le rigide regole della CONSOB attraverso un aumento di capitale o prestiti fruttiferi o infruttiferi. In alternativa, si potrebbe tentare di stabilire nuove partnership societarie attraverso l’ingresso di nuovi soci che porterebbero, nell’immediato, nuove risorse destinate a rinforzare il bilancio, un’opzione che, tuttavia, è stata più volte scartata dallo stesso presidente. Quindi, il futuro della Lazio, incluso il mercato di gennaio, è legato esclusivamente agli incassi dei diritti TV della stagione precedente ed alla sottoscrizione di un contratto con un main sponsor, argomento che puntualmente torna di moda ogniqualvolta Lotito è in difficoltà, salvo poi morire pochi giorni più tardi. A tal proposito, è d’obbligo citare anche il progetto stadio Flaminio, stranamente arenatosi di nuovo dopo che il Comune di Roma ha richiesto l’adeguamento documentale della parte afferente alla sicurezza ed alla viabilità nell’area durante lo svolgimento delle partite.
E come se non bastasse, qualora a gennaio la società non troverà risorse, sarà obbligata ad affrontare, fra gli altri, anche il problema di quei giocatori che da tempo hanno chiesto adeguamenti contrattuali o cessioni e che proprio dall’apertura della prossima sessione di mercato potranno accordarsi con squadre di altri campionati e scegliere di andar via a parametro zero. Fra questi, spiccano i nomi di Gila e Romagnoli che rappresenterebbero, nello scenario peggiore, due grandi fallimenti, il primo, per la perdita di un’importante plusvalenza, il secondo per la sua esperienza. Certo, non stiamo parlando di valori assoluti del calcio internazionale ma, con le oggettive difficoltà a rinforzare la squadra, ogni perdita potrebbe risultare determinante in futuro. Tale situazione d’indeterminatezza potrebbe riflettersi pesantemente sullo spogliatoio che, più volte, è apparso sfilacciato e privo di quella coesione necessaria per ambire a qualsiasi obbiettivo, anche il più basico. Gravoso, pertanto, sarà il compito di mister Sarri, tornato, a suo dire, per amore di questi colori, perché dovrà riuscire a dare motivazioni ad un gruppo che sembrerebbe non averne o averne a sprazzi, come dimostrato dall’inizio di questo campionato caratterizzato da due prestazioni diametralmente opposte che rischiano di diventare il motivo constante della stagione.
Domenica 21 settembre ci sarà il primo derby stagionale e la Lazio si troverà già davanti ad un bivio importante che ne delineerà le ambizioni di quest’anno. Non è una partita come le altre e troppi allenatori se ne sono dovuti rendere conto, anche il povero Baroni, ultimo solo in ordine cronologico, che ricorderà a lungo la sconfitta nella stracittadina d’andata che coincise con l’inizio della parabola discendente di una stagione che, invece, era iniziata sotto i migliori auspici sia in campionato che in Europa League. Questo mister Sarri lo sa benissimo ma potrà poco se i suoi ragazzi non saranno i primi ad essere convinti che, quest’anno più che mai, la stagione ed il futuro della squadra dipenderà solamente da loro e dagli stimoli che troveranno oltre gli aspetti societari.
Per il resto, le speranze dei tifosi per un futuro nuovamente da protagonisti sono legate esclusivamente ad una possibile cessione societaria, purché aumenti il potenziale e riporti la Lazio ai livelli che le competono.
“L’anno che sta arrivando, fra un anno passerà …. La Lazio si sta preparando, e questa è la novità”.
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Anche i più odiati personaggi avevano una passione o uno sport preferito. Anche il dittatore Benito Mussolini si dice avesse una squadra de cuore. Del resto il fascismo, come molti totalitarismi puntava forte sul mondo dello sport per fare felice le masse e diffondere il proprio credo.
Il fascismo e Mussolini ebbero un impatto importante sul mondo del calcio. Infatti fu il fascismo a spingere per la creazione della AS Roma. La storia ci racconta che Benito Mussolini voleva che ci fosse una squadra di calcio che avesse il nome della capitale italiana e per questo incaricò Foschi di fondere le squadre di Roma per creare la As Roma. Foschi costrinse gli altri club di Roma ad unirsi ma non riuscì ad obbligare il club calcistico piú antico della capitale perchè Giorgio Vaccaro si oppose alla fusione. Vaccaro che sfruttò il suo peso politico per dire di no a Foschi.
Molti sostengono che Mussolini fosse tifoso della Lazio, perchè associano il comportamento becero di alcuni tifosi biancocelesti al fascismo, ma in realtà’ Mussolini non era, e mai si dichiarò sostenitore della Lazio. Nonostante qualcuno negli anni recenti abbia provato ad affibbiare alla Lazio origini fasciste. Al massimo, è la Roma, nata nel 1927 ad avere origini fasciste.
Ma il Duce non era tifoso né della Roma né della Lazio. Qualcuno sostiene che Mussolini fosse tifoso del Bologna, visto che era nato in quelle zone e la squadra rossoblu in quegli anni era una delle squadre più forti in Italia. Ma il figlio del Duce in una intervista nel 1983 smentisce questa teoria. ”Non direi che mio padre era tifoso. Per la nazionale, certo. Quando c’erano partite importanti le andava a vedere. Ma che fosse tifoso di qualche squadra non direi proprio” spiegò il figlio Vittorio.
Mussolini usò il calcio ma era appassionato di altri sport come l’equitazione, la scherma, l’aviazione e il tennis. Se Benito Mussolini non era tifoso di nessun club non si può negare che invece era un forte sostenitore della Nazionale italiana di calcio. Nel Mondiale del 1934 Mussolini fu presente sia alla partita d’esordio sia alla finale, pagando, fece notare, il biglietto come tutti gli altri. Dopo la vittoria dell’Italia donò alla squadra e all’allenatore una foto con dedica e un assegno. Il Duce presenziò a varie partite di club, in particolare al Derby di Roma. Il 7 Dicembre 1930 ad esempio era al campo Testaccio ad assistere al Derby fra Lazio e Roma, ma a fine partita non lasciò nessuna dichiarazione ne dichiarò di tifare per nessuna delle due squadre.
Si dice che la prima partita ufficiale a cui assistette il duce fu Lazio-Napoli del 7 Gennaio del 1930, accompagnato da Giorgio Vaccaro, generale della Milizia e “salvatore della Lazio” dalla fusione con la Roma. Vaccaro spesso accompagnò alle partite i figli di Mussolini, Bruno e Vittorio che infatti da Interisti diventano presto Laziali. I due ragazzi fecero ripetizioni da un giocatore della Lazio, il brasiliano Enrique Serafini. Il Duce decise di invitare il giocatore bianconceleste a casa propria e si narrà che fu molto irritato dal fatto che Serafini parlasse male l’italiano. Mussolini nel 1927 ricevette la tessera di socio vitalizio della SS Lazio ma questo non deve illudere nessuno anche perchè Mussolini fu anche socio d’onore della Juventus.
Mussolini non fu mai Laziale e fece bene attenzione a mai posare con rappresentative sportive di Lazio o Roma ma neanche con la Juventus. Ovviamente Mussolini ebbe rapporti anche con la AS Roma visto che è più volte andato a vedere le partite del club giallorosso e aveva un rapporto di amicizia con Fulvio Bernardini, all’epoca capitano della Roma, che era spesso ospita a Villa Torlonia e si dice giocò a tennis con il Duce. Però il Duce fu lui a richiedere la demolizione del Campo Testaccio che non era conosco alla capitale perché definito uno scatolone di legno.
Insomma Mussolini non ha mai tifato un vero club di calcio ma solo un amante della Nazionale italiana di calcio.
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Una Notizia che arriva dall’Inghilterra: il Manchester United, in crisi finanziaria, starebbe valutando la Lazio come possibile avversaria per generare introiti dalle amichevoli infrasettimanali.
ROMA – L’estate della Lazioè stata un susseguirsi di voci e notizie dal mercato, ma ora arriva un’indiscrezione che, se confermata, potrebbe portare a un’amichevole di prestigio. La notizia arriva dall’Inghilterra, dove il Manchester United si trova in una crisi finanziaria, dovuta agli ingenti investimenti fatti in estate e alla mancanza di introiti dalle coppe europee.
La Crisi del Manchester United e la Soluzione nelle Amichevoli
Come riportato dal tabloid ingleseThe Sun, i Red Devils di Amorim starebbero pensando a un modo per rientrare del debito: organizzare amichevoli infrasettimanali all’estero per generare ricavi. In tal senso, la lista delle possibili avversarie include altre squadre europee che, come il Manchester United, non parteciperanno alle competizioni internazionali in questa stagione: Milan, Lipsia, Siviglia e la Lazio di Sarri.
Lazio, una delle Possibili Avversarie
La presenza della Lazio nella lista dei desideri del Manchester United dimostra come il club biancoceleste sia considerato un avversario di tutto rispetto, nonostante la deludente stagione scorsa. Sarri potrebbe quindi avere l’occasione di misurarsi con una squadra di altissimo livello, mentre la Lazio potrebbe approfittare dell’opportunità per generare introiti e far parlare di sé in Europa.
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Dalla Rassegna Stampa, Un Nuovo Indice Finanziario Per La Lazio: Il “Risparmio Futuro”. Mandas Potrebbe Essere Sacrificato Per Sbloccare Le Trattative Di Gennaio.
ROMA – L’estate della Lazio è stata un tormentone sul fronte finanziario, e il problema, come scrive Il Messaggero, è ancora da risolvere. Dopo il fallimento del piano di risoluzione con le cessioni, il presidente Claudio Lotito starebbe lavorando a un’ultima mossa per sbloccare il mercato di gennaio e garantire a Maurizio Sarri i rinforzi necessari.
Il Nuovo Indice “Fatto in Casa”: Il Risparmio Futuro
Il principale parametro che ha bloccato la Lazio è il “costo del lavoro allargato”, un indice che non deve superare lo 0,8 e che mette in rapporto i costi (stipendi, ammortamenti, commissioni) con i ricavi. La missione di Lotito era quella di sistemare i conti con le cessioni di giocatori come Noslin, Gigot e Hysaj, ma l’operazione non è andata a buon fine. A oggi, sono rimasti in rosa anche Basic, Fares e Kamenovic.
La Nuova Strategia: Un Anticipo da un Partner Tecnologico
L’unica opzione rimasta per evitare di operare a saldo zero è quella di trovare un nuovo sponsor. Lotito, in quel di Cortina, starebbe lavorando per un accordo con una “tech company” che, attraverso un anticipo, possa permettere alla società di liberare le trattative di gennaio. L’obiettivo è quello di mettere a bilancio una somma che permetta alla società di rientrare nei parametri e di poter tornare a fare mercato.
Filtra fiducia nell’ambiente, ma per sapere se l’operazione avrà successo si dovrà attendere la fotografia dei conti del 30 settembre. Solo allora si saprà se la Lazio avrà finalmente la possibilità di operare sul mercato in entrata.
Indice
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Da questa mattina sta circolando sui social e su diversi siti una presunta intervista di Tijjani Noslin a ESPN Olanda. Secondo quanto riportato, l’attaccante della Lazio avrebbe dichiarato che in estate c’era stato un forte interesse di club olandesi, tra cui il PSV, confermando anche una trattativa avviata. Inoltre, Noslin avrebbe parlato del blocco di mercato della Lazio, specificando che per tornare a muoversi servirebbe “pagare 100 milioni di euro”, aprendo perfino alla possibilità di un prestito all’Ajax a gennaio.
Dichiarazioni che hanno immediatamente fatto discutere i tifosi biancocelesti. Ma c’è un problema: questa intervista non esiste.
Nessuna traccia su ESPN
Dopo aver controllato direttamente sul sito ufficiale e sugli account social di ESPN Netherlands, non risulta alcuna intervista recente a Noslin. Circostanza piuttosto insolita: è raro che un’emittente intervisti un calciatore senza poi pubblicare nulla sui propri canali.
In realtà, l’ultima apparizione di Noslin a ESPN risale al 2 settembre, giorno della chiusura del calciomercato olandese. L’attaccante della Lazio era presente in studio per accompagnare un amico e, incalzato da un giornalista sull’ipotesi Ajax, si era limitato a rispondere: “Non lo so, vediamo”. Nessun riferimento al blocco del mercato della Lazio, nessuna cifra, nessuna polemica.
Attenzione alle fake news
Da dove arrivino queste presunte dichiarazioni resta un mistero, ma al momento non ci sono riscontri concreti. Probabilmente si tratta di un fraintendimento.
Il consiglio, quindi, è chiaro: quando si leggono interviste di calciatori riportate da siti italiani ma attribuite a media stranieri, conviene sempre verificare la fonte originale. Nel caso di Noslin, le parole sul blocco da “100 milioni” sembrano del tutto inventate.
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La Lazio si prepara alla delicata trasferta di Reggio Emilia contro il Sassuolo, ma Maurizio Sarri ha già preso una decisione importante in vista della gestione della sua mediana. Nicolò Rovella, rientrato dagli impegni con la Nazionale con un leggero affaticamento agli adduttori, non sarà rischiato domenica prossima. Il tecnico biancoceleste ha preferito fermarlo per preservarlo in vista del derby contro la Roma, in programma una settimana dopo, partita che nessun giocatore vuole perdere e che rappresenta uno snodo cruciale per la stagione.
La scelta di Sarri: meglio non rischiare
Rovella è stato uno dei primi innesti chiesti e valorizzati da Sarri, diventando rapidamente il metronomo della Lazio. Le sue qualità di regia, unite a dinamismo e capacità di verticalizzare, hanno convinto l’allenatore toscano a puntare forte su di lui. Tuttavia, proprio perché considerato insostituibile nello scacchiere biancoceleste, Sarri ha deciso di non rischiare un infortunio più serio. Un affaticamento muscolare, gestito male, potrebbe infatti tradursi in settimane di stop.
Con il derby alle porte, la priorità dello staff tecnico e medico è quella di garantire la piena disponibilità del classe 2001 per la sfida più sentita della stagione. Meglio rinunciare a lui contro il Sassuolo, piuttosto che rischiare di perderlo nel momento clou.
Tocca a Cataldi
Al suo posto sarà rilanciato Danilo Cataldi, già provato nelle ultime sedute di allenamento a Formello. Il centrocampista romano avrà dunque la chance di riscattarsi dopo la deludente prestazione contro il Como, all’esordio stagionale, dove era apparso in evidente difficoltà sia nella gestione della palla che nella fase di filtro.
Per Cataldi si tratta di una vera e propria prova del nove: non solo dovrà convincere Sarri di essere ancora una valida alternativa in regia, ma dovrà anche riconquistare la fiducia di un ambiente che, negli ultimi tempi, ha mostrato più di qualche perplessità sulle sue prestazioni. La sua esperienza con la maglia della Lazio, tuttavia, non si discute: conosce bene la pressione, ha già giocato e deciso partite delicate e ora avrà l’occasione di dimostrare di poter ancora essere utile.
Sassuolo come banco di prova
La gara contro il Sassuolo sarà quindi una sfida importante non solo per la classifica, ma anche per testare le soluzioni alternative a Rovella. Sarri si aspetta solidità e continuità da Cataldi, accompagnato ai lati da Guendouzi e probabilmente Dele-Bashiru, in vantaggio rispetto a Vecino e Belahyane.
Il Sassuolo, dal canto suo, resta una squadra insidiosa, capace di mettere in difficoltà anche le big con il suo gioco offensivo. Servirà equilibrio, concentrazione e qualità nella gestione dei palloni in uscita, aspetti nei quali il regista sarà fondamentale.
La scelta di preservare Rovella conferma quanto Sarri e la Lazio tengano alla stracittadina. Con un inizio di campionato altalenante e il mercato bloccato, il derby rappresenta una sfida non solo di prestigio, ma anche di rilancio. Avere Rovella al 100% sarà essenziale per affrontare la Roma con la formazione migliore possibile.
In attesa del derby, però, Cataldi avrà i riflettori puntati addosso al Mapei Stadium. Per lui un’occasione da non fallire: riscattarsi, convincere Sarri e aiutare la Lazio a conquistare tre punti fondamentali.
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Dal ritiro con la Nazionale della Danimarca, Gustav Isaksen smentisce le voci di mercato: “Volevo rimanere alla Lazio e lottare per il mio posto. Mai pensato di andare via.”
Finalmente Gustav Isaksen. Dopo un’estate complicata, segnata dalla mononucleosi e da un lungo percorso di recupero, l’esterno danese è pronto a rientrare tra i convocati della Lazio in vista della trasferta di Reggio Emilia contro il Sassuolo.
Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, Isaksen si è unito al gruppo da mercoledì dopo aver saltato praticamente tutta la preparazione estiva, incluse le amichevoli e le prime due giornate di campionato. La sfida del Mapei potrebbe quindi rappresentare la sua rampa di lancio, in vista del derby del 21 settembre contro la Roma.
Sarri lo gestirà con cautela
Isaksen non ha ancora i 90 minuti nelle gambe. Per questo motivo Maurizio Sarri valuterà attentamente il suo impiego: al momento Cancellieri parte in vantaggio, con Pedro altra opzione sulle fasce. Il danese, salvo sorprese, dovrebbe partire dalla panchina per entrare a gara in corso.
Il piano dello staff è chiaro: concedergli 20-30 minuti per ritrovare ritmo e condizione senza rischiare ricadute. Molto dipenderà anche dall’andamento della partita.
L’obiettivo
Il traguardo personale di Isaksen è ben definito: riprendersi un posto da titolare e tornare a essere un’arma importante nell’attacco biancoceleste. Il suo cammino ricomincia domenica a Reggio Emilia, con il derby già nel mirino.
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La Lazio si trova ancora una volta davanti a un bivio cruciale: bilancio da mettere in sicurezza, vincoli federali da rispettare e un mercato che aspetta solo di essere sbloccato. Claudio Lotito e la dirigenza biancoceleste hanno individuato una nuova formula, battezzata “indice del risparmio futuro”, che potrebbe rappresentare la chiave per garantire stabilità finanziaria e flessibilità operativa nei prossimi mesi.
L’obiettivo immediato: la soglia dell’80% entro il 30 settembre
Il primo passo, urgente e imprescindibile, riguarda il parametro UEFA recepito dalla FIGC: il rapporto massimo tra spese e ricavi fissato all’80%. La Lazio deve rientrare entro questa soglia entro il 30 settembre, altrimenti rischia di vedere ulteriormente limitata la propria libertà sul mercato.
Lotito ha scelto una strategia chiara: non tagliare immediatamente le spese – gli esuberi sono ancora a libro paga – ma provare a incrementare i ricavi. In questa direzione si muove la trattativa per un nuovo sponsor e altre possibili entrate “extra-mercato” che, secondo stime interne, potrebbero garantire oltre 10 milioni di euro. Un tesoretto che permetterebbe di centrare l’obiettivo senza ulteriori sacrifici e di ottenere lo sblocco del mercato invernale, evitando il vincolo del “saldo zero” (una cessione per ogni acquisto).
Il verdetto, però, non arriverà subito: i conti saranno analizzati dalla Covisoc o dalla nuova Commissione di controllo istituita dal Governo, e l’esito finale è atteso tra metà e fine novembre.
L’indice del risparmio futuro: 20 milioni da liberare
Parallelamente, la società lavora su un altro fronte: la riduzione strutturale dei costi, con un piano che guarda già al 2026. Ecco l’“indice del risparmio futuro”: un risparmio stimato in circa 20 milioni di euro derivante dalla scadenza o dall’uscita di contratti pesanti.
Tra i giocatori in scadenza figurano:
Hysaj (5 milioni lordi)
Vecino (4 milioni)
Gigot (4 milioni, attualmente fermo per infortunio e in uscita a gennaio)
Pedro (2,5 milioni, a luglio compirà 39 anni)
Basic e Fares (2 milioni ciascuno)
Kamenovic (600 mila euro)
Un totale vicino ai 20 milioni, che – salvo rinnovi oggi non previsti – potrà essere tagliato dal monte ingaggi entro la stagione 2026-27. Una prospettiva che offre alla Lazio margini futuri di manovra, sgravando il bilancio e consentendo di pianificare investimenti mirati.
Le prossime tappe: novembre e marzo
Il 30 settembre è la prima scadenza chiave. Se i conti torneranno in ordine, a gennaio la Lazio potrà operare liberamente sul mercato. Ma non sarà l’unico esame: entro marzo 2026 ci sarà un nuovo step di valutazione, con la possibilità che la soglia dell’80% venga confermata o addirittura abbassata.
È per questo che la società dovrà muoversi con prudenza, evitando squilibri che possano compromettere i progressi fatti.
Il mercato di gennaio: equilibrio tra sacrifici e rinforzi
Il nodo resta sempre lo stesso: rinforzare la rosa senza compromettere i conti. L’ossatura dei big è stata confermata in estate e, salvo offerte irrinunciabili, rimarrà intatta anche a gennaio. Tuttavia, alcuni sacrifici potrebbero risultare necessari.
Uno dei nomi caldi è Christos Mandas: il portiere greco è stato corteggiato dal Wolverhampton, pronto a mettere sul piatto 20 milioni. Una cifra che la Lazio non potrebbe ignorare: una sua cessione garantirebbe liquidità immediata e la possibilità di investire su più ruoli, dalla mezzala tanto richiesta da Sarri a un difensore centrale, settore in cui era stato seguito il giovane Simic (poi finito all’Al-Ittihad).
Sul fronte offensivo resta aperto il discorso Insigne: svincolato, spera in una chiamata del suo vecchio mentore Sarri. Un’operazione a costo zero, ma che inevitabilmente dipenderebbe dall’indice “anagrafico” e dal gradimento della società.
Conclusioni: il bivio della Lazio
La Lazio, dopo anni di blocchi e vincoli, spera finalmente di poter operare con continuità sul mercato. Il doppio binario tracciato da Lotito – raggiungere l’80% entro settembre e tagliare 20 milioni di costi entro il 2026 – rappresenta un piano complesso, ma potenzialmente risolutivo.
Se tutto andrà come previsto, il mercato di gennaio potrà segnare l’inizio di una nuova fase: non più una Lazio costretta a muoversi tra lacci e vincoli, ma una società in grado di programmare con maggiore libertà e di dare a Sarri i rinforzi richiesti per far decollare finalmente il progetto tecnico.
I prossimi mesi diranno se l’“indice del risparmio futuro” sarà davvero l’arma vincente o solo un’altra formula contabile destinata a restare sulla carta.
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ROME, ITALY - SEPTEMBER 18: Nicolò Rovella of SS Lazio during a training session, ahead of their UEFA Champions League group stage match against Atletico Madrid, at Formello sports centre on September 18, 2023 in Rome, Italy. (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)
Giornata intensa a Formello, con doppia seduta agli ordini di Maurizio Sarri. La Lazio prepara la ripartenza in campionato con il prossimo impegno in trasferta contro il Sassuolo, e il tecnico valuta condizioni e recuperi dei giocatori rientrati dalle Nazionali.
Rovella ancora ai box
Il dubbio principale riguarda Nicolò Rovella, tornato dalla Nazionale con un affaticamento agli adduttori nonostante il mancato utilizzo da parte del ct Gattuso. Il centrocampista è rimasto a riposo anche questa mattina e difficilmente sarà rischiato. Domenica, dunque, toccherà con ogni probabilità a Danilo Cataldi guidare la regia biancoceleste.
Le scelte di centrocampo
Ai lati del regista agiranno Guendouzi e Dele-Bashiru, ancora in vantaggio nelle gerarchie rispetto a Belahyane e Vecino. Proprio l’uruguaiano, fermo da un mese per problemi muscolari, è rientrato in gruppo e verrà convocato per la prima volta in stagione.
Le buone notizie: Isaksen e Zaccagni
Novità positive anche per Isaksen, tornato a disposizione dopo la lunga assenza per mononucleosi: il danese sarà convocato, ma verrà gestito con gradualità e dovrebbe partire dalla panchina. Nessun problema invece per Zaccagni, reduce da un duro colpo subito in Nazionale contro l’Estonia: l’esterno ci sarà regolarmente a Reggio Emilia.
Gli altri acciaccati
Da monitorare invece le condizioni di Lazzari, alle prese con un affaticamento al polpaccio che lo rende a rischio per la sfida con il Sassuolo. Per quanto riguarda Patric, il suo recupero procede lentamente e difficilmente sarà arruolabile nell’immediato.
Verso il Sassuolo
Da domani scatteranno le prove tattiche definitive: Sarri definirà la formazione titolare in vista della trasferta di Reggio Emilia, con l’obiettivo di dare continuità dopo il successo casalingo con il Verona
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Una delle domande che da quasi vent’anni divide appassionati e tifosi di calcio è: chi è più forte tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo? Le discussioni su questo tema hanno riempito bar, social, programmi TV e forum sportivi.
C’è chi sostiene che Messi sia il più grande di sempre grazie al suo talento puro, alla capacità di inventare calcio in ogni momento, al dribbling e alla sua visione di gioco. C’è chi invece preferisce Cristiano Ronaldo, simbolo di dedizione, potenza atletica e capacità di vincere ovunque abbia giocato.
La verità è che il confronto diretto rischia di essere sempre soggettivo. Dipende da che tipo di calciatore si apprezza di più: l’artista o il finalizzatore? Il genio che sembra nato per giocare o l’atleta che si è costruito da solo fino a diventare una macchina da gol?
Se però è difficile stabilire chi sia stato il più forte, è molto più semplice analizzare i numeri e i successi ottenuti. E allora vediamo insieme chi ha vinto di più tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo.
Le Champions League e i titoli internazionali di club
🔵 Lionel Messi
4 Champions League (2006, 2009, 2011, 2015 – tutte con il Barcellona)
3 Mondiali per club
3 Supercoppe UEFA
⚪ Cristiano Ronaldo
5 Champions League (2008 con il Manchester United; 2014, 2016, 2017, 2018 con il Real Madrid)
4 Mondiali per club (1 con lo United, 3 con il Real Madrid)
2 Supercoppe UEFA
➡️ Qui il portoghese è davanti: 11 trofei internazionali contro i 10 di Messi.
I titoli nazionali
Messi ha legato quasi tutta la carriera al Barcellona, dove ha dominato in Spagna:
10 Liga,
7 Coppe del Re,
8 Supercoppe spagnole.
Poi il passaggio al Paris Saint-Germain, dove ha aggiunto:
2 Ligue 1,
1 Supercoppa di Francia.
Cristiano Ronaldo, invece, ha fatto la differenza in più Paesi, dimostrando di sapersi adattare ovunque:
Con lo Sporting Lisbona: 1 Supercoppa di Portogallo.
Con il Manchester United: 3 Premier League, 1 FA Cup, 2 Coppe di Lega, 2 Community Shield.
Con il Real Madrid: 2 Liga, 2 Coppe del Re, 2 Supercoppe spagnole.
Con la Juventus: 2 Serie A, 1 Coppa Italia, 2 Supercoppe italiane.
➡️ Messi ha vinto di più in quantità, Ronaldo ha vinto in varietà di campionati.
I successi con le Nazionali
Qui la differenza si fa evidente.
🇵🇹 Cristiano Ronaldo
Europeo 2016 (in Francia, battendo in finale i padroni di casa)
Nations League 2019
🇦🇷 Lionel Messi
Mondiale Under 20 (2005)
Oro olimpico (2008)
Copa América (2021)
Finalissima UEFA-CONMEBOL (2022)
Mondiale in Qatar (2022)
➡️ Messi ha vinto il titolo più importante di tutti: la Coppa del Mondo. Ronaldo, pur avendo fatto la storia del Portogallo, non è mai riuscito a toccare quel traguardo.
Il bilancio totale
Lionel Messi: 40 trofei ufficiali in carriera.
Cristiano Ronaldo: 32 trofei ufficiali in carriera.
Un palmarès impressionante per entrambi, ma l’argentino ha fatto leggermente meglio dal punto di vista numerico.
Messi e Ronaldo hanno diviso il mondo del calcio come mai prima di loro. Hanno trascinato le loro squadre, hanno monopolizzato i Palloni d’Oro per oltre un decennio e hanno scritto pagine indimenticabili di questo sport.
Stabilire chi sia stato il più forte è impossibile, perché parliamo di due campioni irripetibili e con caratteristiche diversissime. Quel che è certo è che, a livello di trofei, Messi ha vinto di più, anche se Cristiano Ronaldo rimane l’unico ad aver conquistato praticamente tutto in più campionati diversi.
👉 E voi, vi aspettavate che Messi fosse davanti a Cristiano Ronaldo nel conteggio dei titoli? Scrivetelo nei commenti!
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La Lazio è ancora alla ricerca di un main sponsor per la maglia. Dopo tre stagioni senza partner commerciale di rilievo, la società biancoceleste sta provando a chiudere un accordo che possa portare nuova linfa economica in un momento complicato per le casse del club.
Secondo quanto riportato da Alberto Abbate ai microfoni di Radio Laziale, il presidente Claudio Lotito starebbe lavorando su più tavoli per trovare una soluzione. Nelle ultime ore, però, sarebbe arrivata una fumata nera con una tech company con la quale erano in corso trattative avanzate.
“So che oltretutto c’erano un paio di sponsor, non era soltanto uno – ha spiegato Abbate – e ad esempio quello della tech company dovrebbe essere sfumato. Si sta parlando in questo momento per arrivare a un’altra fumata bianca”.
La Lazio dunque prosegue il suo percorso a caccia di un accordo, tra speranze e delusioni. L’obiettivo resta quello di chiudere un contratto in grado non solo di garantire visibilità al partner, ma anche di dare respiro ai conti della società, soprattutto in vista della sessione di mercato invernale.
Resta da capire se e quando arriverà l’annuncio ufficiale: i tifosi aspettano da anni il ritorno di uno sponsor stabile sulla maglia biancoceleste e, per il momento, devono accontentarsi di indiscrezioni e trattative in corso.
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