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Lotito e la “non-intervista”: la Lazio vale davvero 850 milioni?

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Lotito vuole vendere la Lazio?

Claudio Lotito è tornato a parlare. O meglio: ha lasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti dell’agenzia Dire, prontamente spacciate come “intervista”. Ma di intervista vera, a conti fatti, c’è ben poco. Nessuna domanda incalzante, nessun contraddittorio, nessuna replica: solo un paio di frasi raccolte al volo nei corridoi di Palazzo Madama.

Eppure, in quelle dichiarazioni c’è tantissimo materiale da analizzare. Contraddizioni, numeri discutibili, retromarce rispetto al passato e una valutazione della Lazio che lascia più dubbi che certezze.


“La Lazio non è in vendita. Con me resterà sempre.”

La prima uscita di Lotito riguarda una possibile cessione del club. Il presidente ha dichiarato:

🗣 “Non ho mai pensato di vendere la Lazio. Quale fondo arabo? La Lazio resterà sempre con me.”

La parola “sempre” è pesante. Soprattutto perché solo pochi mesi fa, lo stesso Lotito aveva ammesso di essere stato “messo sotto pressione” e di averci pensato.
Inoltre, negli ultimi giorni era stato smentito categoricamente qualsiasi dialogo con l’ex ministro Lotti su affari calcistici.

Peccato che questa volta Lotito abbia ammesso l’incontro, dicendo che si parlava della vendita dell’Empoli. Una versione che, quantomeno, mette in dubbio la smentita precedente.


Il patrimonio della Lazio sale “magicamente” a 850 milioni

La parte più sorprendente (e meno credibile) è la valutazione economica della Lazio.

Lotito parla di:

  • 300 milioni di patrimonio immobiliare
  • 350 milioni di valore della rosa
    Totale dichiarato: 650 milioni

Poi aggiunge:
👉 “La Lazio vale 850 milioni”

Da dove escono questi 200 milioni aggiuntivi?

E soprattutto:
ha senso parlare di 350 milioni di valore di mercato dei tesserati?

La risposta, numeri alla mano, è no.


Il valore della rosa: cifre che non tornano

Per capire quanto siano discutibili queste valutazioni basta un esempio:

  • Mandas, valutato internamente 30 milioni, oggi ne vale 7-8 dopo mesi in panchina.
  • Nuno Tavares, acquistato a condizioni vantaggiose, non ha mercato superiore ai 10 milioni.
  • Dele-Bashiru è fuori rosa: quanto può valere?
  • Cancellieri non è certo diventato un giocatore da 50 milioni in tre settimane.

Al contrario, gli unici giocatori realmente appetibili – Gila, Isaksen, Guendouzi – non alzano in alcun modo il valore complessivo fino ai 350 milioni dichiarati.

È difficile credere che, rispetto a due anni fa, quando c’erano Milinkovic, Luis Alberto, Immobile al top e Felipe Anderson, il patrimonio tecnico valga oggi DI PIÙ.


Il patrimonio immobiliare: Formello vale davvero 300 milioni?

Il centro sportivo di Formello è importante, moderno, di proprietà.
Ma stimarlo a 300 milioni appare fuori scala, soprattutto considerando che:

  • si trova fuori dal territorio urbano
  • non è uno stadio
  • non genera ricavi significativi
  • non ha alcun valore commerciale paragonabile a strutture di Premier o Liga

Un dato che, ancora una volta, sembra pompare artificialmente la valutazione.


Se la Lazio vale 850 milioni, quanto vale la Juventus? 2 miliardi?

Come provocazione, la domanda sorge spontanea.

Se una società con:

  • ricavi più bassi di Atalanta, Bologna e Fiorentina
  • sponsor in uscita
  • merchandising fermo
  • botteghino modesto
  • zero proprietà dello stadio

vale davvero 850 milioni, allora club come Juventus, Inter, Milan dovrebbero essere valutati in cifre fuori dalla realtà.

Ed è proprio qui che si intravede una possibile chiave di lettura:
👉 forse Lotito sta indicando la cifra che chiederebbe per vendere.

Peccato che la valutazione reale fatta da advisor finanziari e banche d’affari sia intorno ai 550 milioni.
Lotito quindi chiederebbe 300 milioni in più del valore reale.

Ecco perché nessuno si è fatto avanti.


Conclusioni: dichiarazioni confuse, cifre gonfiate, zero credibilità

L’intervento di Lotito lascia più ombre che luci.
Nessun dato verificabile.
Cifre fantasiose.
Contraddizioni rispetto al passato.
E una sensazione chiara: il presidente parla più per allontanare eventuali acquirenti che per informare i tifosi.

Nel frattempo, la Lazio ha ricavi da metà classifica, mercato bloccato, sponsor in fuga e una tifoseria sempre più lontana.

Se davvero la Lazio vale 850 milioni, allora siamo davanti al club più sottovalutato d’Europa.
Ma purtroppo la realtà è diversa.



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Lazio, lesione per Cataldi: emergenza totale in regia

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Danilo Cataldi indica l'ascella durante la protesta con l'arbitro Sacchi
Danilo Cataldi a terra dolorante durante una partita della Lazio

La Lazio perde un altro pezzo fondamentale nel momento più delicato della stagione. Gli esami svolti questa mattina hanno confermato ciò che Sarri temeva già durante Lazio–Lecce: per Danilo Cataldi non si è trattato di un semplice stop precauzionale, ma di una lesione di primo grado al polpaccio. Una diagnosi che comporterà almeno 20 giorni di stop, forse di più, vista la delicatezza della zona.

Per un reparto già demolito dall’assenza di Rovella, operato per pubalgia e fuori fino a gennaio inoltrato, è una tegola durissima.


Sarri senza regista: tocca a Vecino, con Belahyane unica alternativa

Con Cataldi fermo ai box e Rovella fuori per lungo tempo, Sarri si ritrova improvvisamente senza regista puro. La soluzione d’emergenza sarà Matías Vecino, che già contro il Milan potrebbe essere impiegato davanti alla difesa.

Dietro di lui resta solo Reda Belahyane, che finora ha totalizzato appena 154 minuti in campionato e non è considerato una prima scelta dal tecnico. Una situazione al limite, soprattutto con un calendario che nelle prossime settimane presenterà sfide ad altissima intensità.

La Lazio si trova dunque con un solo centrocampista naturale nel ruolo, e non per scelta tecnica: è la diretta conseguenza di un mercato bloccato, di una rosa corta e di un inizio stagione martoriato dagli infortuni.


Infortunio Cataldi: cosa cambia per Dele-Bashiru?

La domanda ora è inevitabile: il ko di Cataldi può modificare le valutazioni sul caso Dele-Bashiru?

Il nigeriano era stato vicino al reinserimento in lista al posto di Rovella, prima del dietrofront del club legato alla sua probabile convocazione in Coppa d’Africa. La Lazio teme di usare l’ultimo slot per un calciatore che partirebbe tra due settimane.

Tuttavia, la lesione di Cataldi rischia di cambiare tutto.

Secondo fonti interne, Sarri e la società stanno nuovamente ragionando sulla possibilità di reinserire Dele-Bashiru, proprio perché senza Cataldi e Rovella il centrocampo non ha più alternative di ruolo. La decisione finale verrà presa dopo avere ricevuto comunicazione ufficiale dalla federazione nigeriana.

Se Dele venisse escluso dalla Coppa d’Africa per motivi fisici, il reintegro sarebbe immediato. Ma allo stato attuale il CT Chelle sembra intenzionato a convocarlo, riducendo la percorribilità dello scenario.


Una stagione nata male: l’ennesimo stop muscolare

Quello di Cataldi non è un episodio isolato: la Lazio è tra le squadre più colpite dagli infortuni muscolari in Serie A.
Tra pubalgie, stiramenti, lesioni e ricadute, lo staff medico sta affrontando un sovraccarico senza precedenti.

Cataldi era già alle prese con problemi fisici da settimane: il suo stop contro il Lecce era sembrato inizialmente prudenziale, ma gli accertamenti hanno rivelato una situazione più seria.

Ora Sarri perde non solo un titolare, ma anche uno dei pochi giocatori in grado di dare ritmo e idee nel cuore del campo. Una mancanza pesante, che rischia di riflettersi immediatamente sul rendimento della squadra.


Conclusioni: Sarri in difficoltà, la Lazio deve correre ai ripari

Con due registi out, una rosa corta e il mercato bloccato, Sarri si trova a gestire una situazione limite. Vecino farà il possibile, ma senza alternative il rischio di nuovi infortuni aumenta e la qualità della manovra scende.

Il club dovrà valutare seriamente il reintegro di Dele-Bashiru, perché andare avanti così fino a gennaio sarebbe rischiosissimo.

La Lazio è entrata ufficialmente in emergenza.



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Lazio, scontro infinito tra tifosi e Lotito: serve una svolta

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Lotito e i tifosi, guerra infinita
Lotito e i tifosi, guerra infinita

La tensione tra Claudio Lotito e il tifo organizzato della Lazio sembra aver raggiunto un punto di non ritorno. Un nuovo capitolo si è aggiunto a una storia che ormai va avanti da anni, fatta di comunicati, accuse, risposte piccate e nessun gesto distensivo da parte della società. Un rimpallo costante, un avanti e indietro che non porta a nulla e soprattutto non fa bene alla Lazio.

La vicenda esplosa tra Lazio–Lecce e il post-gara ha mostrato ancora una volta quanto il clima attorno alla squadra sia diventato tossico. E, come sempre più spesso accade, chi paga il prezzo più alto non è la dirigenza ma la tifoseria e il gruppo squadra.


Una guerra senza fine: nessuno fa un passo indietro

Il problema è semplice: nessuna delle parti sembra intenzionata a fare un passo indietro.

Chiariamo: in questa vicenda è evidente da che parte stia la ragione. Il tifo organizzato ha protestato civilmente e ha argomentato il proprio dissenso. Il nodo è un altro: Lotito non è un presidente abituato a chiedere scusa o ad ammettere errori. Non lo ha fatto in passato e difficilmente lo farà ora.

Non è un mistero:
👉 se la Lazio fatica in Europa, la colpa è “degli arbitri”,
👉 se il mercato è bloccato, la colpa è “delle istituzioni”,
👉 se arrivano contestazioni, la colpa è “dei tifosi che remano contro”.

Nella narrazione della società, le responsabilità non ricadono mai su Formello.


Striscioni vietati, comunicati incrociati e giornalismo passivo

La scintilla più recente riguarda la volontà della Curva Nord di esporre uno striscione per Vincenzo durante Lazio–Lecce. Una richiesta semplice, umana, condivisibile.
La risposta della società? Impedire l’ingresso dello striscione a chi non fosse entrato allo stadio.

Un ricatto.
Un gesto che ha generato l’ennesima frattura.

Poi, nel post-partita, è arrivato il monologo di Lotito ai microfoni di DAZN. Un intervento senza contraddittorio, senza domande, senza giornalismo. Soltanto un palco. L’ennesimo “comizio tascabile” concesso a un presidente che, negli anni, è sempre riuscito a trasformare ogni critica in un attacco personale.

La reazione della Curva non si è fatta attendere. Un comunicato duro, diretto, inevitabile.


Il vero problema: chi paga tutto? La Lazio.

Questo muro contro muro non è una battaglia sterile. È una bomba a orologeria.

La squadra rischia di trovarsi senza il supporto dei tifosi nelle partite decisive:
⚠️ Coppa Italia contro il Milan,
⚠️ sfide chiave in campionato,
⚠️ momenti in cui l’Olimpico può fare la differenza.

E mentre i tifosi protestano, Lotito continua a ignorarli, trattandoli come un fastidio più che come una risorsa. È questo il vero nodo: la Lazio è una delle pochissime società in Italia che non fa nulla per i propri tifosi.

Niente eventi, niente porte aperte a Formello, niente iniziative, niente sconti.

La Juventus, il Milan, l’Inter organizzano incontri, feste, presentazioni, open day. La Lazio? Nulla. Anzi, spesso ostacola i suoi stessi tifosi.

Il risultato?
👉 ricavi da stadio tra i più bassi della Serie A,
👉 merchandising inesistente,
👉 sponsor che faticano a legarsi al club,
👉 un ambiente spaccato e depressivo.

Chi sponsorizzerebbe una società che litiga ogni settimana con i propri tifosi?


Una soluzione è possibile? Realisticamente, no.

Servirebbe un gesto distensivo, un comunicato, un’apertura.
Non necessariamente delle scuse, che Lotito non ha mai pronunciato neppure dopo i fallimenti più imbarazzanti.
Ma almeno un passo verso la tifoseria.

La verità, tuttavia, è che nessuno crede che questo possa accadere.

La situazione è ormai incancrenita.
Le ferite sono profonde.
E una società divisa rischia di trascinare con sé l’intera stagione.

Con una squadra già tecnicamente limitata e una corsa all’Europa complicata, questo scontro frontale potrebbe trasformare una stagione difficile in un disastro annunciato.


Conclusione

La Lazio ha bisogno dei suoi tifosi più di quanto Lotito voglia ammettere.
Ma se il presidente continua a ignorarli, punirli e contrapporsi a loro, la frattura rischia di diventare irreparabile.
E una Lazio senza tifosi è una Lazio più debole, in campo e fuori.



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Lazio mercato, idea Tommaso Berti per Sarri: un U23 per aggirare il blocco

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Tommaso Berti in azione con la maglia del Cesena, giovane centrocampista classe 2004
Tommaso Berti in azione con la maglia del Cesena, giovane centrocampista classe 2004

Il futuro della Lazio passa inevitabilmente attraverso la programmazione e l’adattamento ai nuovi vincoli economici imposti dalla FIGC. Come riportato da Il Messaggero, a Formello è già iniziata una fase di riflessione profonda sulle strategie di mercato in vista dell’estate 2026, quando entrerà in vigore una modifica cruciale al parametro del “costo del lavoro allargato”, destinato a condizionare in modo pesante le mosse dei club italiani.

Il nuovo parametro FIGC: un vincolo pesantissimo per la Lazio

Dal prossimo mercato estivo, l’indicatore del costo del lavoro allargato scenderà da 0,8 a 0,7, un taglio che metterà ulteriormente in difficoltà tutte le società con ricavi bassi — e la Lazio, purtroppo, fa parte pienamente di questa categoria.

La novità, però, sta in un dettaglio fondamentale:
👉 saranno esclusi dal conteggio i costi dei calciatori Under 23 selezionabili per le Nazionali Azzurre.

Una rivoluzione che cambia completamente la prospettiva del mercato biancoceleste.

A Formello si è presto arrivati a una consapevolezza:
📌 oggi la Lazio non ha Under 23 italiani che possano esulare dal parametro.
Ciò significa che ogni acquisto giovane, italiano e “azzurrabile”, diventerebbe strategico per aggirare il blocco del mercato e costruire una rosa sostenibile senza sacrificare nomi pesanti.


Sarri indica un nome: Tommaso Berti, il talento del Cesena

Secondo Il Messaggero, Maurizio Sarri ha già proposto un profilo ben preciso:
🇮🇹 Tommaso Berti, classe 2004, centrocampista del Cesena e promessa della Nazionale Under 21.

Non si tratta di un nome casuale, ma di un giocatore che rispecchia in pieno le caratteristiche richieste da Sarri:

  • qualità tecnica,
  • visione di gioco,
  • capacità di inserirsi tra le linee,
  • interpretazione intelligente delle situazioni.

Berti è un centrocampista brevilineo (1.71 m), rapido e pulito nei passaggi. Con la maglia del Cesena, in questa stagione ha già collezionato 1 gol e 4 assist in 13 presenze, numeri che testimoniano una crescita costante e un impatto sempre più rilevante.

L’esordio con l’Italia U21, coronato da un gol in appena due presenze, ha aumentato ulteriormente il suo valore e la sua appetibilità per i club di Serie A.


L’unico ostacolo: il contratto fino al 2028

Il Cesena crede fortemente in Berti, tanto da avergli rinnovato il contratto fino al 2028. Un dettaglio non irrilevante, perché costringe ogni club interessato — Lazio inclusa — a mettere in conto una valutazione tutt’altro che simbolica.

Tuttavia, proprio il salto in Serie A potrebbe rappresentare la chiave per rompere eventuali resistenze del club e dello stesso giocatore.
Per Sarri, Berti avrebbe un senso tecnico immediato, ma soprattutto un valore strategico per costruire una Lazio che rispetti i parametri senza depotenziarsi.


La nuova strategia della Lazio: giovani italiani per salvarsi dal blocco

Il messaggio della FIGC è chiaro:
📉 meno costi,
📈 più giovani italiani,
🎯 valorizzazione dei talenti che possono vestire la maglia azzurra.

Per la Lazio, con ricavi ai minimi storici e un mercato costantemente in difficoltà, questo potrebbe trasformarsi da obbligo a opportunità.

Berti non è l’unico nome che entrerà sul taccuino di Fabiani nei prossimi mesi, ma rappresenta l’archetipo del calciatore su cui la società dovrà puntare: giovane, italiano, futuribile e “fuori parametro”.

Il mercato estivo potrebbe essere pesantemente condizionato dalle cessioni necessarie per rientrare nei nuovi indicatori economici. Ma inserire un Under 23 azzurro consentirebbe di mantenere un equilibrio tecnico e finanziare costruendo una squadra con prospettiva.


Conclusione

La Lazio è costretta a cambiare strategia.
Il nuovo regolamento FIGC non lascia margini: per avere un mercato libero e sostenibile servono giovani italiani.
Tommaso Berti è il primo nome sulla lista di Sarri, un investimento intelligente sia sotto il profilo tecnico sia in ottica regolamentare.

Il futuro del club potrebbe passare dai talenti Under 23: un obbligo, sì, ma anche una grande occasione per ripartire.



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Lorenzo Insigne parla di Napoli, Sarri e futuro in Italia

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Lorenzo Insigne sorridente in abiti civili, immaginato nel contesto romano in attesa della firma con la Lazio.

Lorenzo Insigne torna a parlare. E lo fa con la sincerità che lo ha sempre contraddistinto, affrontando tre temi centrali della sua carriera: l’esperienza al Napoli, il rapporto speciale con Maurizio Sarri e il sogno di tornare presto in Italia per riconquistare la Nazionale.

Dichiarazioni pesanti, che fotografano un calciatore ancora motivato, nostalgico dei colori azzurri e determinato a riprendersi il proprio spazio nel calcio italiano.


Napoli per sempre: “Giocare al Maradona era il mio sogno da bambino”

Insigne parte dal suo passato più profondo, quello legato alla maglia che ha segnato la sua vita.

“Giocare al Maradona da napoletano, con la maglia del Napoli e da capitano, è il sogno che avevo da bambino. Sono emozioni che devi vivere per capirle.”

Parole che ribadiscono un legame viscerale, mai nascosto e mai interrotto, nemmeno dopo la scelta di volare in MLS al Toronto FC.

L’ex capitano del Napoli sottolinea come abbia sempre fatto il tifo per gli azzurri, anche quando era lontano migliaia di chilometri:

“Per lo Scudetto c’è un po’ di rammarico, ma io e la mia famiglia abbiamo festeggiato. Qualcuno pensa che fossi invidioso, ma per il Napoli non lo sarò mai.”

Una dichiarazione che spazza via ogni malizia, rimettendo al centro il suo amore per la città e i suoi colori.


Sarri, il maestro: “Con me ha fatto un lavoro straordinario”

Il passaggio più emozionante arriva quando Insigne ricorda Maurizio Sarri, l’allenatore che più di tutti ha inciso sulla sua crescita.

“Sarri curava tutto, persino i falli laterali. Ci stressava, ma ci divertivamo ogni giorno. Arrivavamo in campo col sorriso.”

Un tributo chiarissimo: Sarri non è stato solo un tecnico, ma un vero “formatore”.
Insigne spiega come il Napoli di Sarri sia diventato un modello estetico e tattico in tutta Europa, una squadra che ha sfiorato il sogno Scudetto e che ha incantato per qualità, fluidità e intensità di gioco.

Non stupisce che Insigne lo definisca, con rispetto per gli altri tecnici, l’allenatore più importante della sua carriera.


Il futuro: “Ho rifiutato tante offerte. Voglio tornare in Italia”

Una frase che ha acceso inevitabilmente i riflettori sul suo possibile ritorno in Serie A:

“Ho voglia di tornare. Ho rifiutato tante offerte all’estero perché il mio obiettivo è tornare in Italia e riconquistare la Nazionale.”

Insigne non nasconde che qualcosa si stia muovendo:

“C’è qualcosa in pentola, ma ora non posso parlarne.”

Un messaggio che lascia aperti scenari interessanti: non un addio al calcio europeo, ma un arrivederci.


Insigne e la Nazionale: un cerchio da chiudere

L’obiettivo numero uno è chiaro:

🎯 riconquistare la maglia azzurra.

Insigne vuole rimettersi in gioco, tornare competitivo e riprendersi quel ruolo da protagonista che aveva conquistato all’Europeo 2021.

Il ritorno in Italia potrebbe essere la chiave.


Conclusione

Lorenzo Insigne è un calciatore che vive di emozioni, di appartenenza e di obiettivi.
Il legame con Napoli è eterno.
Il rispetto per Sarri è assoluto.
La voglia di tornare in Italia è fortissima.

Il suo futuro resta un cantiere aperto, ma una cosa è certa: Insigne non ha ancora scritto l’ultimo capitolo della sua storia.




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Serie A, allarme infortuni: record storico e cause profonde

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Giocatore di Serie A a terra infortunato con staff medico che interviene

La Serie A cade a pezzi. Letteralmente.
Il nostro campionato vive una delle stagioni più dure della sua storia dal punto di vista fisico: più infortuni della Premier League, tempi di recupero in crescita, record di assenze e un livello atletico che continua a peggiorare nonostante l’avanzamento della scienza sportiva.

Grazie ai dati esclusivi forniti da Noisefeed, piattaforma internazionale che monitora l’andamento degli infortuni nel calcio europeo, emerge un quadro che ha del clamoroso: in cinque delle ultime sei stagioni l’Italia ha superato l’Inghilterra nel numero totale di infortuni.


Più infortuni che mai: il verdetto dei numeri

Nei dati aggregati delle ultime sei stagioni:

  • Serie A: 6.426 infortuni
  • Premier League: 6.289 infortuni

Nonostante la Premier:

  • giochi più partite,
  • abbia due coppe nazionali,
  • abbia club più presenti in Europa,
  • mantenga ritmi atletici più elevati,

la Serie A riesce comunque a fare peggio.
E non di poco.

L’unica lega che supera la Serie A per numero di infortuni complessivi è la Bundesliga, ma con dati condizionati da squadre che disputano meno partite.


I tempi di recupero: in Italia siamo più bravi, ma non basta

Un dato favorevole all’Italia c’è: i tempi medi di recupero.

  • Premier League: 28 giorni medi di stop
  • Serie A: 23 giorni

Cinque giorni in meno. Un vantaggio che testimonia l’eccellenza dei nostri staff medici e fisioterapici.
Ma purtroppo non compensa il dato più allarmante: l’Italia ha troppi infortuni.


Record storico: oltre 30.000 giorni in infermeria

La stagione 2024-2025 ha registrato un primato mai visto:

👉 30.000 giorni di stop totali
👉 media di 27 giorni a infortunio
👉 4-8 partite perse da ogni giocatore coinvolto
👉 108 infortuni gravi (crociati, lesioni importanti, rotture di legamenti)

Un dato senza precedenti.

Il picco precedente, quello del 2021-22, sembrava già irreale:

  • 3.586 match saltati
  • 1.340 problemi muscolari o traumatici

Ora siamo andati oltre.


Le cause: tournée, calendari folli e sovraccarico

Il quadro europeo è drammatico, ma l’Italia paga anche fattori specifici:

1️⃣ Uso eccessivo degli stessi titolari

Molti club, soprattutto medio-piccoli, non hanno ricambi adeguati.
Gli stessi 12-13 giocatori reggono tutto il peso della stagione.

2️⃣ Preparazioni trasformate in tour commerciali

Le tournée estive, spesso a ritmi inadatti alla condizione fisica, indeboliscono i muscoli invece di prepararli.

3️⃣ Viaggi transoceanici assurdi

Esempio simbolico: Milan–Como a Perth.
Una follia destinata a diventare tendenza.

4️⃣ Guerra politica FIFA–UEFA

  • FIFA allarga il Mondiale per Club e la Coppa del Mondo a 48 squadre
  • UEFA allarga Champions, Europa League e Conference

Risultato?
Un calendario che non ha più pause.

5️⃣ Ritmi post-pandemia

La stagione 2021-22 continua a rappresentare lo spartiacque.
Il calendario compresso ha lasciato strascichi che ancora oggi paghiamo.

Curiosamente, l’unica stagione con meno infortuni è stata la 2022-23, anno del Mondiale in Qatar: per chi non ha partecipato, quella lunga sosta invernale ha rappresentato una manna.


Conclusioni: un problema sistemico che riguarda tutti

La crisi infortuni non è un’anomalia.
È una tendenza strutturale.
E senza un cambio radicale — nei calendari, nelle preparazioni e nelle logiche commerciali — le prossime stagioni rischiano di essere ancora peggiori.

La Serie A, però, è in posizione critica:
più infortuni, meno qualità complessiva, rose più corte e meno risorse economiche per gestire emergenze fisiche continue.

Il problema è esploso.
Ora bisogna avere il coraggio di affrontarlo.



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Noslin decisivo, ma il futuro resta un rebus

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Tijjani Noslin esulta con rabbia dopo aver segnato il gol vittoria contro il Parma, circondato dai compagni, mentre la Lazio gioca in 9 uomini.

Il gol che ha chiuso la partita contro il Lecce è stata per Tijjani Noslin una vera e propria liberazione.
La Lazio aveva dominato senza riuscire a chiudere l’incontro, sprecando diverse occasioni e mantenendo in bilico un risultato che avrebbe potuto complicarsi da un momento all’altro.
È servita una ripartenza fulminea, finalizzata con freddezza dall’olandese, per blindare una vittoria fondamentale.

Eppure, paradossalmente, proprio il gol che rilancia le ambizioni della squadra riapre un vecchio discorso: il futuro di Noslin è tutt’altro che sicuro.


Un ruolo definito ma non centrale: Noslin resta il vice Dia (per ora)

Arrivato con aspettative discrete, Noslin è stato inserito nel gruppo come alternativa a Boulaye Dia, soprattutto in attesa del ritorno definitivo di Taty Castellanos.
Il suo impiego finora è stato limitato: spezzoni, qualche apparizione, tanta corsa ma poche possibilità di incidere davvero.

L’olandese non ha mai fatto mancare applicazione e spirito di sacrificio, ma Sarri non lo considera ancora un giocatore determinante nel suo sistema.
La gerarchia è chiara:

1️⃣ Dia titolare
2️⃣ Noslin prima alternativa
3️⃣ Castellanos rientrante

Il gol al Lecce può cambiare questa percezione?
È possibile. Ma non è detto.


Il mercato chiama: estimatori soprattutto all’estero

Il suo nome circola ormai da mesi nei radar di diversi club europei, soprattutto fuori dall’Italia.
Durante l’ultima sessione estiva la Lazio aveva già ricevuto proposte concrete, poi respinte per un motivo molto semplice:

👉 il mercato bloccato non permetteva sostituzioni.

Oggi, però, la situazione è diversa:

  • la Lazio deve fare cassa,
  • gennaio sarà una sessione chiave,
  • e Noslin è uno dei profili più facilmente monetizzabili.

La società ha ricevuto nuovi sondaggi nelle ultime settimane.
Non siamo ancora alle offerte ufficiali, ma la sensazione è che tra dicembre e gennaio arriveranno proposte vere, soprattutto dalla Premier League o dalla Ligue 1, dove Noslin ha ottimi estimatori.


Un potenziale paradosso: venderlo proprio quando potrebbe esplodere?

La Lazio si trova di fronte a un dilemma reale:

👉 Tenere Noslin per farlo crescere?
Il fisico, la progressione, la capacità di attaccare la profondità e l’impatto negli spazi potrebbero trasformarlo in un’arma tattica preziosa.

👉 Oppure venderlo ora che ha mercato?
La situazione economica del club impone ragionamenti duri: per fare mercato in entrata sarà necessaria almeno una cessione.
E Noslin, per età e costo residuo, rappresenta un’operazione potenzialmente semplice da chiudere.

Il rischio è quello di assistere all’ennesimo corto circuito gestionale:
vendere un giocatore prima ancora di averlo realmente valutato sul campo.


Il gol al Lecce cambia le carte? Forse, ma non abbastanza

Il gol contro il Lecce è un segnale importante, una scintilla che potrebbe riaprire qualche porta.
Noslin è entrato bene, ha saputo prendersi la responsabilità e ha chiuso il match con un gesto tecnico di qualità.

Sarà sufficiente a convincere Sarri a dargli continuità?
O il gol servirà solo ad alimentare il suo valore di mercato?

La risposta arriverà presto: il verdetto su Noslin è atteso tra dicembre e gennaio.


Conclusioni: futuro incerto, decisione imminente

Noslin è un talento da decifrare: utile, fisico, generoso, ma ancora tutto da plasmare.
La Lazio deve scegliere: puntare su di lui o monetizzare.

E lo farà presto, perché il tempo del mercato è dietro l’angolo.



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Gravina: “Non mi dimetto senza Mondiale”

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Gabriele Gravina durante la conferenza stampa FIGC, microfono e sfondo federale
Gabriele Gravina durante la conferenza stampa FIGC, microfono e sfondo federale

Il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha parlato in conferenza stampa al termine del Consiglio Federale, affrontando uno dei temi più delicati del momento: il futuro della Federazione in caso di mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale.

La domanda, inevitabile, è stata posta con chiarezza:
👉 Gravina si dimetterebbe se l’Italia non dovesse qualificarsi?

La risposta del presidente federale è stata altrettanto diretta.


“Non c’è alcuna norma che prevede le dimissioni”

Gravina ha chiarito che l’ipotesi dimissioni non è prevista né dallo statuto federale né da alcun vincolo regolamentare:

“Dimissioni senza la qualificazione al Mondiale? Non c’è una norma che lo dice. È un destino che viene individuato e cercato all’esterno della Federazione.”

Secondo il presidente FIGC, questa narrazione era già emersa dopo la sconfitta contro la Svizzera agli Europei, quando si era diffusa l’idea di un possibile cambio ai vertici. Una narrazione che, però, secondo Gravina, non trova alcun riscontro nella realtà federale:

“Se ne era già parlato dopo la sconfitta con la Svizzera agli Europei. C’è un principio di democrazia, il cui ritmo è dettato dalle norme federali e la risposta è stata un 98,7%.”

Con questo passaggio, Gravina ribadisce che la sua legittimazione deriva dal voto dei membri federali e che l’unico percorso possibile per la sua permanenza o uscita passa dal rispetto delle regole della FIGC, non dalla pressione mediatica o dalle opinioni esterne.


Un messaggio in un momento delicato per l’Italia di Spalletti

Le sue parole arrivano in un momento particolarmente sensibile per il calcio italiano.
La Nazionale di Luciano Spalletti è ancora pienamente in corsa per il Mondiale, ma le prestazioni e i risultati recenti hanno riaperto ferite ancora fresche:

  • La mancata qualificazione ai Mondiali 2018,
  • il drammatico bis del 2022,
  • e una crisi strutturale che, negli ultimi anni, ha reso l’Italia la grande assente delle competizioni globali.

Gravina, criticato da parte dell’opinione pubblica e da alcuni settori del mondo sportivo, ha voluto blindare la sua posizione proprio per evitare ulteriori turbolenze interne alla Federazione.


Stabilità o immobilismo? Le reazioni nel mondo del calcio

Le parole del presidente FIGC non lasceranno indifferenti.
Da un lato, chi vede nella continuità al vertice una forma di stabilità necessaria in un momento di ricostruzione; dall’altro, chi ritiene che manchi assunzione di responsabilità dopo anni di risultati disastrosi sul palcoscenico internazionale.

Tuttavia, Gravina ha protetto il principio istituzionale:
👉 nessun presidente si dimette per un risultato sportivo,
👉 a decidere è solo il processo democratico interno alla Federazione.

Un messaggio forte, forse impopolare, ma chiaramente voluto.


La sfida resta sul campo: l’Italia deve qualificarsi

Al di là delle dinamiche politiche, resta la questione principale:
🔵 l’Italia deve tornare al Mondiale.

Il fallimento di una terza qualificazione consecutiva sarebbe un terremoto sportivo senza precedenti.
Non solo per il ranking, non solo per l’immagine, ma anche per il sistema economico del calcio italiano, che perderebbe visibilità, sponsorizzazioni e appeal internazionale.

Spalletti e i suoi giocatori hanno un compito pesantissimo, mentre Gravina ha voluto togliersi dal centro della discussione per evitare ulteriori destabilizzazioni.


Conclusioni

Gravina ha chiarito: indipendentemente dal risultato, non ci sarà alcun passo indietro automatico.
L’unica legge che conta è quella interna alla Federazione.
Un messaggio politico, istituzionale e soprattutto strategico.

La palla, ora, è solo e soltanto nelle mani della Nazionale.



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Lazio nei guai: il parametro FIGC 0.7 è un disastro

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Lotito vuole vendere la Lazio?

Il calcio italiano cambia ancora e, per la Lazio, la notizia è tutt’altro che positiva.
La FIGC ha ufficializzato che dalla prossima estate l’indicatore del Costo del Lavoro Allargato passerà da 0,8 a 0,7, confermando la linea più severa prevista dal Piano Strategico 2024.
Nonostante se ne parlasse da mesi, molti club – Lazio in testa – speravano in un rinvio. Rinviò che non è arrivato.

Per molti club si tratta di una stretta.
Per la Lazio, invece, è un vero e proprio disastro annunciato.


Cosa significa il parametro 0.7? Un taglio obbligato ai costi

Il meccanismo è semplice e spietato:

  • Con parametro 0.8 potevi spendere 80 se incassavi 100.
  • Con parametro 0.7, potrai spendere 70 se incassi 100.

Per chi ha ricavi alti, come Inter o Juventus, basterà aumentare ancora l’area commerciale, lo stadio, il merchandising.

Per la Lazio, invece, è l’esatto contrario:
👉 Ricavi bassi
👉 Parametro più severo
👉 Montengaggi troppo alto
👉 Mercato bloccato oggi e domani

Il combinato disposto è devastante.


Il problema vero? La Lazio ha ricavi troppo bassi

Ed è qui che la situazione diventa critica:
La Lazio ha chiuso l’ultimo bilancio con 143 milioni di ricavi totali, tra i più bassi delle big italiane.
In Serie A, negli ultimi anni, è stata superata persino da:

  • Bologna
  • Fiorentina
  • Atalanta

La colpa?
Una gestione commerciale che non ha mai funzionato:

❌ Sponsor instabili
❌ Merchandising inesistente
❌ Stadio sempre in ritardo
❌ Nessun piano di crescita reale

La Lazio, di fatto, galleggia solo grazie ai meriti sportivi: quando fai le coppe incassi, quando non le fai precipiti.

E quest’anno la Lazio NON è in Europa.

Risultato: quei 30 milioni “di base” da diritti UEFA, botteghino e premi sono spariti.


La fotografia è impietosa: i costi superano i ricavi

Con 143 milioni di ricavi e un costo del lavoro allargato stimato fra 125 e 130 milioni, la Lazio NON rientra nel parametro FIGC.
Né oggi, né domani.

E il passaggio a 0.7 rende tutto più drammatico.

Per adeguarsi, servirebbero circa 70 milioni di euro entro l’estate prossima.
Una cifra enorme per un club che non riesce a generare ricavi autonomi.


Mercato di gennaio: bloccato (di nuovo)

Come già anticipato, a gennaio la Lazio potrà muoversi solo così:

👉 Cedi 5, spendi 5.
L’unico modo per sbloccare tutto sarebbe un intervento diretto dell’azionista di maggioranza, con un versamento da 3-4 milioni.
Cifra alla portata di Lotito… se volesse farlo.

E per l’estate?
Lì non basterebbe certo un versamento:
👉 servono 70 milioni veri.


Il rischio devastante: cessioni dei big senza sostituti

Per fare quei 70 milioni, non basterà vendere le riserve.
Chi compra Belahyane, Basic o Kamenovic? Nessuno.
Chi porta soldi veri?

👉 Gila
👉 Guendouzi
👉 Isaksen
👉 Castellanos
👉 Cataldi?
👉 Forse addirittura Zaccagni

Il problema è che, una volta venduti, non li potrai sostituire.
Perché ogni euro incassato serve a rientrare nel parametro 0.7, non a rafforzare la squadra.

Se vendi 70 e non spendi nulla… la rosa esplode.
E senza Europa, i ricavi scendono ancora.
E se scendono ancora… l’anno dopo dovrai vendere altri big.

È il circolo vizioso perfetto del ridimensionamento.


Rinnovi impossibili: rischio fuga dei migliori

Il parametro 0.7 bloccherà anche i rinnovi di contratto.
Il club non potrà alzare gli stipendi, quindi:

  • Gila non può rinnovare
  • Guendouzi non può rinnovare
  • Isaksen non può rinnovare
  • Cancellieri non può rinnovare

È il preludio a una fuga tecnica e sportiva.


Conclusione: non c’è fallimento, ma c’è un crollo sportivo annunciato

La Lazio non rischia di fallire.
Ma rischia di crollare sportivamente.

Senza investimenti, senza sponsor, senza strategia, senza stadio…
il passaggio a 0.7 è l’ultima mazzata.

La verità è semplice:
👉 se Lotito non aumenta i ricavi, il ridimensionamento è inevitabile.
👉 E durerà anni.



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Belahyane fuori dai piani di Sarri: cessione vicina

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Reda Belahyane con la maglia della Lazio durante una fase di gioco, loghi di Torino, Nizza e Rennes in sovraimpressione.
Reda Belahyane durante un allenamento della Lazio a Formello, in difficoltà a imporsi tra i titolari.

La parentesi biancoceleste di Reda Belahyane potrebbe chiudersi prima ancora di essere davvero iniziata. Il centrocampista classe 2004, arrivato alla Lazio come investimento sul futuro e profilo da far crescere gradualmente, non è riuscito a conquistare la fiducia di Maurizio Sarri.
I numeri parlano da soli: appena 154 minuti complessivi in 11 giornate di Serie A, un minutaggio troppo basso per immaginare un ruolo reale nella Lazio attuale e, soprattutto, nella Lazio che si prepara al complicato mercato di gennaio.

Una situazione che sta portando la società biancoceleste a valutarne concretamente la cessione, con la formula ancora da definire tra prestito e addio definitivo.


Belahyane e Sarri: feeling mai nato

La scelta di puntare sul giovane franco-algerino sembrava, almeno sulla carta, coerente con la volontà della Lazio di iniziare ad abbassare l’età media del centrocampo e introdurre profili di prospettiva.
Tuttavia:

  • Sarri non lo considera una priorità tecnica,
  • non lo ritiene pronto per il suo tipo di calcio,
  • lo colloca alle spalle di diversi giocatori nella rotazione.

Il risultato è stato un impiego marginale, spesso limitato a spezzoni senza reale possibilità di mettersi in mostra.
Un contesto che ha frenato lo sviluppo del ragazzo e che ha inevitabilmente abbassato la sua centralità nel progetto biancoceleste.


Rennes e Marsiglia osservano da vicino

Secondo quanto riportato dal portale francese But Football Club, due club di Ligue 1 hanno iniziato a monitorare con continuità la situazione:
🔴 Rennes
🔵 Olympique Marsiglia

Entrambe realtà solide, con politiche di investimento fortemente orientate sui giovani e con la capacità di valorizzare talenti dal potenziale elevato.
In Francia Belahyane è considerato un prospetto interessante, sia per età che per struttura tecnica, e un ritorno in Ligue 1 potrebbe rappresentare la soluzione ideale per rilanciare la sua crescita.

Le due società, impegnate nella ricerca di rinforzi per la mediana, vedono nel centrocampista biancoceleste un profilo compatibile con i loro progetti: sostenibile economicamente e con margini importanti di miglioramento.


Lazio: cedere per muoversi sul mercato

Il contesto economico della Lazio gioca un ruolo determinante. La società biancoceleste dovrà necessariamente cedere prima di potersi muovere a gennaio, e Belahyane rappresenta uno dei profili più facilmente collocabili sul mercato internazionale.

La situazione generale del club, condizionato dal vincolo del “saldo zero” e da parametri economici sempre più stringenti, spinge verso operazioni rapide e sostenibili.
La cessione del giovane centrocampista potrebbe rientrare nella lista dei sacrifici necessari per dare un minimo di respiro alla manovra in entrata.


Un altro giovane che non trova spazio?

La vicenda di Belahyane apre anche una riflessione più ampia sulla strategia della Lazio negli ultimi anni: troppi giovani arrivati con aspettative importanti e poi spariti dai radar, senza mai avere un reale percorso di crescita.

Il rischio è quello di ritrovarsi con un patrimonio tecnico non valorizzato e con operazioni che non generano né impatto sportivo né plusvalenza economica.


Conclusione: gennaio decisivo

La Lazio deciderà il futuro di Belahyane nelle prossime settimane, ma gli elementi sembrano convergere verso una cessione.
Sarri non lo vede pronto, il minutaggio è ai minimi termini e il mercato francese è pronto a farsi avanti.
Resta solo da capire se la società sceglierà il prestito o l’addio definitivo.



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FIGC, nuove licenze: mercato più rigido dal 2026

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gravina scommesse
lazio torino

Il Consiglio Federale FIGC, riunitosi a Roma il 24 novembre 2025, ha approvato all’unanimità il nuovo schema delle Licenze Nazionali 2026/27, introducendo modifiche sostanziali alle norme che regolano la sostenibilità economica dei club professionistici italiani.
Si tratta del passaggio più importante dalla riforma del Piano Strategico 2024, e avrà un impatto diretto sulle modalità operative del mercato, soprattutto per quei club che già oggi vivono situazioni delicate sul piano finanziario.

Tra questi, inevitabilmente, rientra anche la S.S. Lazio, che nelle ultime sessioni ha dovuto fare i conti col noto “vincolo del saldo zero”.


Costo del Lavoro Allargato: dal 2026 scende a 0,7

Il cuore della riforma riguarda l’indicatore più discusso del nuovo sistema:
👉 il Costo del Lavoro Allargato, che dal 2026 passerà dalla soglia attuale di 0,8 a 0,7.

Significa una cosa molto semplice:
i club potranno spendere per stipendi e ammortamenti ancora meno rispetto alle proprie entrate.

Questa misura rende più rigido:

  • il parametro per il rilascio della Licenza,
  • il monitoraggio degli stipendi,
  • e soprattutto il famigerato “blocco del mercato”.

Perché riguarda da vicino la Lazio

La Lazio è da un anno al centro del dibattito economico per il mercato bloccato e per l’incapacità di ampliare il proprio monte ingaggi.
Con il nuovo limite imposto dalla FIGC dal 2026, la situazione diventa ancora più stringente:

  • sarà ancora più difficile aumentare gli stipendi;
  • sarà più complicato inserire nuovi giocatori senza prima cedere;
  • i margini di manovra sul mercato si riducono ulteriormente.

Una novità positiva però c’è.


Novità: esclusi dal calcolo i costi degli Under 23 selezionabili per le Nazionali

Per stimolare l’investimento nei vivai e nella crescita dei talenti italiani, dal 2026 il Consiglio Federale ha deciso di escludere dal conteggio dell’indicatore:

  • i costi
  • e i relativi ammortamenti

dei giocatori Under 23 selezionabili per le Nazionali azzurre.

In pratica, prendere o valorizzare giovani italiani non peserà più sul limite che può far scattare il blocco del mercato.

Per club come la Lazio — da anni fanalino di coda per l’impiego di italiani giovani — questa può rappresentare sia:

  • un’opportunità di rinnovamento,
  • sia una pressione a cambiare strategia.

Licenze Nazionali 2026/27: scadenza il 22 giugno 2026

Il termine perentorio per la presentazione della documentazione è fissato al 22 giugno 2026.
Chi non rispetta requisiti economici, infrastrutturali e amministrativi non potrà iscriversi al campionato di appartenenza.

Un segnale forte, coerente con l’obiettivo dichiarato della FIGC: rendere il calcio italiano più sostenibile e meno dipendente da debiti e finanza creativa.


Decisioni politiche e nuovi ingressi nel Consiglio

La riunione, presieduta da Gabriele Gravina, ha visto partecipare rappresentanti:

  • della Lega Serie A (Simonelli, Chiellini, Marotta),
  • della Lega B,
  • della Lega Pro,
  • della LND,
  • degli atleti,
  • dei tecnici
  • e dell’AIA.

Accolti i nuovi consiglieri Chiellini, Gozzi e Gallazzi, mentre è stato posticipato al 31 gennaio 2026 il termine per la presentazione del budget federale.


Conclusione: regole più severe, ma incentivi ai giovani

La riforma è chiara:
la FIGC chiede ai club più solidità economica e maggiore responsabilità nella gestione dei costi.

Per chi ha bilanci già rigidi — come la Lazio — sarà una sfida ulteriore.
Per chi investirà nei giovani, invece, sarà un vantaggio competitivo.

Un cambiamento che, nel bene e nel male, modificherà il calcio italiano nei prossimi anni.




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Protesta Lazio: 30.000 fuori dallo stadio contro Lotito

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Tifosi della Lazio allo Stadio Olimpico con bandiere e sciarpe.
Stadio Olimpico con settori vuoti durante la protesta dei tifosi della Lazio

I numeri non mentono e raccontano, da soli, ciò che domenica pomeriggio è accaduto allo Stadio Olimpico.
Per Lazio–Lecce erano previsti 40.000 tifosi presenti: 30.000 abbonati più circa 10.000 paganti.
Alla fine, invece, dentro lo stadio si sono presentate appena 10.000 persone.

Un dato che rappresenta un segnale fortissimo, forse il più forte da quando Claudio Lotito è presidente della Lazio. Una vera e propria astensione di massa, non una contestazione rumorosa ma una protesta silenziosa, compatta e mai così numericamente pesante.


Una protesta senza precedenti: 30.000 tifosi scelgono di restare fuori

La Curva Nord aveva lanciato un appello chiaro: non entrare allo stadio per mandare un messaggio diretto alla società.
E la risposta è stata impressionante:

  • 30.000 abbonati avevano il biglietto già pagato
  • 30.000 hanno scelto di rinunciare
  • 30.000 hanno mandato un segnale inequivocabile

Un gesto significativo, soprattutto perché molti tifosi vivono lo stadio come un rituale familiare, un momento identitario: rinunciarci, pur avendo già pagato, è stata una scelta dolorosa e consapevole.


Lotito attacca ancora i tifosi: l’unico presidente in Italia a farlo

Nonostante il contesto delicatissimo, prima della partita Claudio Lotito ha nuovamente attaccato i tifosi, accusandoli apertamente.
Le sue parole confermano un rapporto ormai deteriorato:

  • “I tifosi non sono veri tifosi”
  • “Hanno altri fini”
  • “Ci mangiano sopra”
  • “Tradiscono la squadra”

È una situazione unica nel panorama italiano.
Altri presidenti – persino dopo contestazioni pesantissime, come quelle vissute dal Milan lo scorso anno – hanno scelto il dialogo, persino le scuse.
Lotito, invece, percorre la strada opposta, accentuando lo scontro.


Le accuse dei tifosi: gestione bloccata e società ferma

Il malcontento della piazza nasce da problemi concreti, non da antipatie personali:

  • Mercato bloccato lo scorso gennaio
  • Mercato quasi inesistente in estate
  • Mercato probabilmente impossibile anche nel prossimo gennaio
  • Sponsorizzazioni scomparse
  • Merchandising trascurato
  • Progetto Flaminio fermo
  • Comunicazione conflittuale con tifosi e ambiente

È una lista di criticità che rende difficile chiedere compattezza alla piazza.


Sarri, l’unica ancora della squadra

In questo clima avvelenato, una parte rilevante dei tifosi riconosce che l’unico elemento che ancora dà credibilità al progetto è Maurizio Sarri.

Il tecnico sta cercando di tenere a galla la squadra in mezzo a:

  • assenze pesanti,
  • limiti strutturali della rosa,
  • mercato fermo,
  • clima societario difficile.

La protesta non era contro la squadra né contro Sarri: era contro la gestione complessiva del club.


La maggioranza silenziosa che dice “basta”

La protesta è significativa proprio perché non è stata organizzata da una minoranza rumorosa, ma da una maggioranza silenziosa.
Quella fatta di:

  • famiglie,
  • abbonati storici,
  • tifosi moderati,
  • chi va allo stadio più per amore che per polemica.

Il fatto che anche loro abbiano deciso di restare a casa rappresenta un punto di rottura importante.


Conclusione: il segnale è arrivato, ora tocca alla società rispondere

L’Olimpico vuoto parla più di mille cori.
La tifoseria della Lazio ha mandato il messaggio più forte dell’era Lotito:
così non si può andare avanti.

Sta ora alla società capire, ascoltare, rispondere.
Perché una frattura così profonda, se ignorata, rischia di diventare irreparabile.



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Lazio–Lecce, arbitri disastrosi: due errori gravi

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Arbitro Arena durante Lazio–Lecce, espressione incerta, simbolo delle controversie arbitrali della partita.
Arbitro Arena durante Lazio–Lecce, espressione incerta, simbolo delle controversie arbitrali della partita.

La sfida tra Lazio e Lecce non passerà alla storia soltanto per il risultato, ma soprattutto per una direzione di gara che definire discutibile è un eufemismo. L’arbitro Arena, alla sua prima direzione davvero impegnativa in Serie A, ha mostrato limiti evidenti fin dai primi minuti: ritardi nelle decisioni, paura di intervenire, mancanza di personalità e gestione incoerente dei falli. Una prestazione che ha lasciato perplessi sia i tifosi sia gli addetti ai lavori.

Ad aggravare la situazione ci si è messa anche la sala VAR, incapace di dare un filo logico alle proprie decisioni. E quando arbitro e VAR sbagliano entrambi nella stessa partita, il danno è inevitabile.

⚠️ Primo errore: il gol annullato a Sottil

L’episodio che ha fatto infuriare il Lecce arriva dopo pochi minuti: Sottil segna il gol del possibile vantaggio, ma Arena annulla per un presunto fallo su Isaksen.
A velocità reale, il contatto sembrava effettivamente essere un fallo. Ma il replay ha mostrato qualcosa di ben diverso: Isaksen viene appena toccato sul petto e si porta la mano al volto, cadendo platealmente. La classica simulazione che non dovrebbe ingannare un arbitro di Serie A.

Il gol di Sottil, se valutato correttamente, era regolare. E il Lecce viene penalizzato.

C’è però un dettaglio importante: l’azione nasce da un contrasto su Basic, che a velocità normale sembrava un fallo evidente. Arena appare titubante, forse vuole fischiare, poi l’azione riparte velocemente.
Quando pochi secondi dopo vede Isaksen a terra, fischia subito, probabilmente per compensare la mancata chiamata precedente.

Ma nel calcio professionistico le compensazioni non esistono: esistono gli errori.
E questo è il primo.

❌ Secondo errore: il gol annullato a Dia

Il secondo episodio è altrettanto grave. Boulaye Dia segna il 2-0 per la Lazio, ma viene richiamato dal VAR per un contatto con il difensore del Lecce. Arena annulla la rete.

Qui emerge tutta la confusione del sistema arbitrale italiano:
– la spinta di Dia è minima,
– il difensore si lascia andare in modo plateale,
– e soprattutto, perché il VAR interviene qui quando non era intervenuto sull’episodio di Sottil?

Se la spinta di Sottil su Isaksen era “valutazione di campo”, perché quella di Dia non lo è?

Ancora una volta, la sensazione è che il VAR stia “aggiustando” un errore precedente, invece di applicare la regola.
Ed è proprio questa incoerenza che sta distruggendo la credibilità del sistema arbitrale italiano.

🔍 Due errori non si compensano

Molti tifosi hanno provato a liquidare la questione dicendo “un errore per parte”. Ma questa è una visione semplicistica e sbagliata.
– Il Lecce poteva andare in vantaggio e cambiare completamente la partita.
– Dia poteva segnare un gol regolare che avrebbe indirizzato ulteriormente la gara.

Non esiste compensazione: esistono due errori gravi.

E bisogna anche sottolineare che, per fortuna, il risultato finale non è stato falsato. La Lazio ha meritato di vincere. Ma il punto non è il risultato: il punto è la qualità dell’arbitraggio, che continua a essere disastrosa.

🚨 Arbitri italiani nel caos

Le parole di Maurizio Sarri di qualche settimana fa risuonano più attuali che mai:
“Servono arbitri stranieri.”

Il problema non è Arena in sé, ma il livello generale. Gli arbitri italiani attraversano un momento drammatico: indecisione, paura, VAR usato male, regolamenti interpretati in modo casuale.
La prestazione di ieri ne è la prova lampante.

Arena e il VAR, dopo Lazio–Lecce, dovrebbero essere fermati. Non per punizione, ma per tutelare la credibilità del campionato.



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📈 La Migliore Lazio di Sarri: Ecco i Segnali Positivi visti col Lecce

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Matteo Guendouzi Lazio sguardo pensieroso durante riscaldamento, sfondo sfocato mercato.

La vittoria della Lazio contro il Lecce non è stata solo un risultato, ma un segnale di ripresa e, secondo molti, una delle migliori prestazioni stagionali dei biancocelesti. Sebbene l’avversario non fosse il “Real Madrid”, come sottolineato nell’analisi, è fondamentale ricordare che questa Lazio, in passato, ha dimostrato di poter inciampare contro chiunque, come testimonia il pareggio con il Pisa o la sconfitta col Sassuolo.

Ieri, invece, la squadra di Maurizio Sarri non solo ha conquistato i tre punti, ma ha dominato, sfiorando un successo ben più largo (due gol, uno annullato, due pali). Il dato più incoraggiante riguarda l’aspetto tattico:

“Per la prima volta, secondo me, in stagione la palla girava molto velocemente. Non era un giro palla lento, scontato che consentiva alla fase alla difesa avversaria di schierarsi, ma era un giro palla piuttosto veloce, rapido, che ha spesso messo in difficoltà il Lecce in fase difensiva.”

I Meriti di Sarri: Dalla Difesa Colabrodo a Muro Ermetico

Uno dei grandi meriti che spesso non vengono riconosciuti al tecnico toscano, è l’aver trasformato la fase difensiva. Come ribadito: “La prima cosa che ha sistemato Sarri è la difesa”.

È necessario sottolineare che i difensori in campo sono sostanzialmente gli stessi della scorsa stagione. Eppure, Sarri è riuscito a far evolvere una retroguardia che in passato era considerata un “colabrodo” in una delle migliori difese della Serie A. Questa metamorfosi tattica, che garantisce solidità (se non si becca gol, si pareggia almeno), è la base su cui l’allenatore sta ora costruendo i miglioramenti in fase offensiva. La prova contro il Lecce, una squadra che non regala nulla (come dimostra la sconfitta subita dalla Lazio lo scorso anno con Baroni in panchina), ne è la conferma.

La Sorpresa Basic e il Ruolo Cruciale del Centrocampo

Il centrocampo è stato il vero motore della prestazione. Nonostante l’ottimo Guendouzi (premiato dalla Lega Serie A), il vero mattatore dell’incontro è stato Toma Basic.

“Secondo me il migliore in campo è Toma Basic, non solo per l’assist, ma per la partita clamorosa che ha fatto. è stato il giocatore più pericoloso dei biancocelesti.”

La sua ritrovata motivazione e l’impatto sul campo, dopo un periodo di appannamento e voci di mercato, sono la dimostrazione che Basic è tornato a essere un elemento fondamentale per Sarri. Il tecnico lo ha preferito a Vecino e la scelta è stata ripagata con una prova di grande aggressività in fase di recupero e decisiva in fase offensiva (sebbene con qualche tiro da fuori area in eccesso).

La Novità Tattica: Centrocampisti in Area di Rigore

Il miglioramento più significativo, e forse il difetto cronico risolto della “vecchia Lazio” post-Milinkovic-Savic, è stato il riempimento dell’area di rigore avversaria.

“Se andiamo a rivedere Lazio-Lecce, scopriamo che in molti cross arrivati in area rigore del Lecce avevamo uno o due centrocampisti in area di rigore e questo è un dato importantissimo”.

Ieri, la Lazio ha occupato l’area con Basic e Guendouzi, un cambiamento epocale per il modulo 4-3-3 che spesso lasciava Ciro Immobile o il centravanti di turno isolati. L’azione del gol di Guendouzi, che pur essendo frutto di una traiettoria strana sorprende Falcone, nasce proprio da questa nuova propensione a entrare negli ultimi 16 metri.

Le Note Dolenti: Infortuni e il “Caso” Belay

Nonostante la prestazione positiva, restano due segnali preoccupanti. Il primo è l’incapacità di chiudere la partita prima, che ha lasciato il risultato in bilico fino al 90′. Il secondo è l’emergenza infortuni, con gli stop di Danilo Cataldi e Mario Gila che si aggiungono alle assenze (Castellanos, Nuno Tavares).

Infine, la gestione del cambio di Cataldi lascia pensare:

“Ieri intervallo esce Danilo Cataldi. Credo tutti noi ci aspettavamo di vedere Belahyane entrare e giocare nel suo ruolo mediano. E invece Sarry che fa? fa entrare Vecino e lo mette là davanti alla difesa.”

Il mancato utilizzo di Belahyane in una situazione di emergenza a centrocampo è un segnale molto preoccupante per il marocchino e una chiara indicazione al mercato: Belay, dopo pochi mesi, è già fuori dai piani. Un ulteriore fallimento, se confermato, per le scelte del DS Angelo Fabiani.



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Caso Dele Bashiru: Scontro tra Sarri e Società?

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La presentazione di Dele-Bashiru

Il nome di Dele Bashiru è improvvisamente diventato il fulcro del dibattito post-partita Lazio–Lecce, scatenato dalla sua inattesa apparizione nell’elenco ufficiale della Lega Serie A. Questo reintegro sembrava imminente, soprattutto considerando l’intervento chirurgico subìto da Rovella, che aprirebbe il secondo slot di cambio nella lista dei 25 utilizzabile dalla società biancoceleste.

Tuttavia, il pomeriggio successivo all’inserimento, la Lazio ha smentito ufficialmente qualsiasi modifica in atto, gettando un’ombra di confusione su quanto stesse realmente accadendo dietro le quinte. Un vero e proprio “giallo” che ha alimentato speculazioni tra i tifosi e gli addetti ai lavori.

L’Intervento di Sarri: La Chiarificazione Ufficiale

Come spesso accade nei momenti di incertezza, a fare chiarezza è intervenuto l’allenatore, Maurizio Sarri, durante la conferenza stampa post-gara. Il tecnico ha svelato un retroscena che mette in luce un punto di frizione, o quantomeno di diversa valutazione, tra staff tecnico e dirigenza.

Sarri aveva infatti dato il suo benestare al reintegro immediato del giocatore:

“Io avevo deciso di farlo rientrare venerdì, la società mi ha detto di aspettare la prossima settimana. Ne parleremo nei prossimi giorni”.

Il tecnico ha anche rivelato come il giocatore fosse già pronto, seppur parzialmente, per l’impiego: “Oggi Dele sarebbe stato disponibile, ma poteva fare solo un quarto d’ora. La società mi ha chiesto di aspettare senza entrare nel dettaglio. Una dichiarazione netta che conferma come il caso sia una decisione “sospesa tra necessità sportive e valutazioni societarie”.

La Scelta Cruciale: Lo Slot della Lista Serie A

Il nodo cruciale della vicenda Dele Bashiru risiede nel secondo slot di cambio della lista Serie A. Con Rovella fuori causa per pubalgia, l’opportunità è concreta, ma la cautela della società suggerisce una riflessione approfondita.

Ciò che è certo è che Sarri lo avrebbe già riaccolto, mentre la società preferisce muoversi con maggiore prudenza.

La posta in gioco è alta: esauriti i due cambi, infatti, la Lazio non potrà più intervenire fino al mese di gennaio, quando il mercato permetterà variazioni settimanali. Questo dettaglio spiega l’esitazione del club. Il tecnico ha ammesso di aver rinviato confronti immediati per concentrarsi sul campo: “Ieri ero a ventiquattro ore da una partita che consideravo fondamentale, per questo non ho fatto riunioni”.

Tuttavia, la sensazione prevalente è che il caso Dele sia destinato a rientrare presto, ma si attendono gli ultimi passaggi formali per trasformare l’intenzione tecnica in una scelta ufficiale e definitiva.



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Sarri: “Ottima Lazio, ma curva vuota mi rattrista”. E su Basic…

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Maurizio Sarri conferenza stampa Formello vigilia Juventus Lazio

Il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha commentato la vittoria della sua Lazio contro il Lecce ai microfoni di Sky Sport, mettendo in risalto la prestazione della squadra e, al contempo, un velo di amarezza per l’atmosfera. L’allenatore ha sottolineato in particolare l’ottimo approccio alla gara e il rammarico per non aver chiuso prima la partita.

“È stata una buona Lazio soprattutto nei primi 65 minuti. Un peccato essere sull’1-0 in quel momento della gara, perché il risultato poteva essere più largo. Ci siamo tenuti a rischio fino alla fine in una gara fatta bene, con tante palle gol e abbiamo rischiato pochissimo.”

Sarri ha riconosciuto che l’incapacità di segnare la rete della sicurezza ha esposto la squadra a un rischio inutile fino al triplice fischio, ma il bilancio complessivo della prestazione resta positivo: “Il risultato ci metteva a rischio fino al novantesimo e ci dispiace per questo, ma ho visto 60 minuti di ottimo livello.

L’Obiettivo di Crescita e l’Amarezza per la Curva Vuota

Interrogato sulle ambizioni del gruppo, Sarri ha ribadito che l’obiettivo primario non è legato al risultato immediato, ma alla crescita del collettivo e dei singoli in ottica futura.

“Siamo stati chiari fin dall’inizio sul nostro obiettivo. Crescere e vedere se a fine anno abbiamo 7/8 giocatori pronti per essere inseriti in una squadra con ambizioni europee […] L’unico obiettivo che pongo è di crescere e di far vedere questa squadra ha una base solida su cui innescare qualche giocatore per tornare a essere competitivi”.

Non è mancato un commento sulla situazione dello stadio, un tema che il tecnico ha toccato con sensibilità: “Bisogna essere contenti della crescita e del risultato, anche se stasera ho un po’ di tristezza nel vedere la curva vuota. Il tecnico ha poi difeso la squadra: “Abbiamo attraversato 5 mesi di difficoltà indicibili e i ragazzi sono stati bravi a crescere lo stesso e anno senza porsi alibi”.

Il Caso Basic: Ritorno inaspettato e Ruolo Cruciale

Una menzione speciale è stata dedicata a un giocatore che sembrava destinato a lasciare la Capitale, ma che è riuscito a riconquistare la fiducia dell’allenatore: Toma Basic. Il croato è ora considerato un elemento indispensabile per il centrocampo biancoceleste.

Basic quando è arrivato in Italia ha fatto un po’ di fatica e le responsabilità sono di tutti. Si è spento, ha dato impressione di essere uno che aveva bisogno di cambiare aria, invece nel momento in cui la sua avventura alla Lazio sembra finita, è tornato in maniera prepotente e inaspettata. Adesso è un giocatore fondamentale”.



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🎙️ Lotito: “Lo Sciopero è Strumentale e Falso. Flaminia e il Segnale contro la Violenza sulle Donne”

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Claudio Lotito durante una conferenza stampa allo Stadio Olimpico.

Nel pre-partita di Lazio-Lecce, il presidente biancoceleste Claudio Lotito è intervenuto ai microfoni di Sky Sport e DAZN per presentare la gara e, soprattutto, per replicare duramente alla contestazione dei tifosi organizzati e al comunicato della Curva Nord che denunciava un “ricatto” sul nome di Vincenzo Paparelli.

Il Presidente ha diviso le sue dichiarazioni tra la ferma difesa della società e la promozione delle iniziative sociali intraprese dal club.

❌ Il Contrattacco sulla Protesta: “Falso e Strumentale”

Lotito ha rigettato con forza le accuse mosse dal tifo organizzato, definendo lo sciopero come “costruito su un presupposto totalmente sbagliato” e di “carattere strumentale”.

“Questo sciopero è stato costruito su un presupposto totalmente, sbagliato, dicendo che abbiamo impedito alla nipote di Paparelli di scendere in campo. È totalmente falso… La famiglia di Paparelli è stata rispettata, onorata e accolta con tutti gli onori nella tribuna autorità, come concordato con la famiglia.”

Il vero problema, secondo il Presidente, risiedeva nella richiesta di alcuni rappresentanti: “Il vero problema è che erano quattro rappresentanti della tifoseria che volevano scendere in campo e abbiamo ritenuto non fosse opportuno, alla luce di tutta la situazione generale, dargli il via.”

Lotito ha poi alzato il tiro, definendo l’atteggiamento dei contestatori come un tentativo di “coartare la volontà” che lui combatterà sempre.

“Questa è una strumentalizzazione per rivendicare un ruolo che non esiste nel rapporto tra società e tifoso. I tifosi devono fare i tifosi e rispettare la società… Impedire alla gente di vedere la Lazio vuol dire che quelli che lo fanno non sono tifosi, ma gente che usa la Lazio per propri fini.”

🦅 Tifosi e Flaminia: “Chi protesta è un Gruppo Ristretto”

Per sminuire l’impatto della protesta che ha lasciato l’Olimpico parzialmente vuoto, Lotito ha citato i numeri del sondaggio per la nuova aquila:

“Io ritengo sia una cosa legata a un gruppo di persone e non penso siano tanti. Al sondaggio fatto per l’aquila hanno risposto oltre 50mila persone, di cui oltre 25mila hanno voluto dare il nome Flaminia. Io penso che i tifosi debbano fare i tifosi, essere rispettosi delle regole e devono fare una critica costruttiva.”

Il Presidente ha confermato il debutto della nuova aquila, Flaminia, come simbolo di una giornata che il club vuole dedicare ai valori positivi.

🔴 L’Impegno Sociale: Stop alla Violenza sulle Donne

Lotito ha voluto fortemente sottolineare le iniziative della Lazio in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che cade proprio in questo weekend:

  • Omaggio alle Vittime: “Abbiamo intrapreso una serie di iniziative, lasciando cento posti coperti di rosso, ognuno rappresentante la morte di una donna. Noi vogliamo onorarle così.”
  • Nome in Campo: “Abbiamo stimolato grazie alla nostra iniziativa anche tutte le altre squadre, ovvero il fatto che i giocatori scendano in campo con il nome di una donna a cui tengono.”

Il presidente ha ribadito il ruolo sociale del calcio: “Il calcio deve insegnare e noi dobbiamo insegnare a rispettare le donne.”


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Lazio 2-0 Lecce, le pagelle

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Matteo Guendouzi Lazio sguardo pensieroso durante riscaldamento, sfondo sfocato mercato.

Un ottima Lazio porta a casa tre punti contro un Lecce poco propositivo. Ottimi Guendouzi, Gila, Zaccagni ed Isaksen. Magistrale Basic.

LAZIO (4-3-3): Provedel 6.5; Marusic 6.5, Gila 7, Romagnoli 6.5, Pellegrini 7- (74` Lazzari 6); Guendouzi 8, Cataldi 6- (46` Vecino 6), Basic 9.5; Isaksen 7 (82′ Pedro SV), Dia 6.5, Zaccagni 7| All.: Maurizio Sarri 7.5



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Due reti in un Olimpico semideserto: la Lazio batte in casa il Lecce | Cronaca e Tabellino

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Giocatori della Lazio in cerchio allo Stadio Olimpico prima del match.

La Lazio di Sarri porta a casa tre punti in un Olimpico semideserto grazie alle reti di Guendouzi e Noslin, che mette a segno il primo goal della sua stagione. Ottima partita quella dei biancocelesti, giocata con forza e costanza. La Lazio sale momentaneamente al settimo posto in classifica e punta sempre più in alto per un posto in Europa.

Al 29′, è il centrocampista Mattéo Guendouzi a spezzare l’equilibrio: riceve la sponda del compagno Toma Basic e in spaccata firma l’1-0.
La ripresa scorre senza grandi variazioni, poi al 90+5′ arriva il sigillo finale: subentrato nel finale, Tijjani Noslin supera il portiere avversario con la testa e fissa il risultato sul 2-0.

TABELLINO

LAZIO-LECCE 1-0

Marcatori: 29` Guendouzi; 95` Noslin

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini (74` Lazzari); Guendouzi, Cataldi (46` Vecino), Basic; Isaksen (82′ Pedro), Dia, Zaccagni.

A disp.: Mandas, Furlanetto, Patric, Noslin, Nuno Tavares, Belahyane, Hysaj, Provstgaard.

All.: Maurizio Sarri

LECCE (4-3-3): Falcone; Veiga, Gaspar, Tiago Gabriel, Gallo; Ramadani, Coulibaly (76` Kaba), Berisha (46` Banda); Morente (76` N`Dri), Camarda (46` Stulic), Sottil (63` Pierotti).  

A disp.: Fruchtl, Samooja, Ndaba, Siebert, Sala, Perez, Helgason, Kouassi, Kovac, Maleh.

All.: Eusebio Di Francesco

Arbitro: Alberto Ruben Arena (sez. Torre del Greco)

Assistenti: Mastrodonato – Luciani

IV ufficiale: Marinelli

V.A.R.: Serra

A.V.A.R.: Di Piccinini

NOTE. Ammoniti: 79` Guendouzi (L), 82` N`Dri (L)

Serie A Enilive | XII giornata

Domenica 23 novembre 2025, ore 12:00

Stadio Olimpico, Roma



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🎙️ Cataldi: “Situazioni Extra Campo ci Fanno Unire. Voglio Portare la Lazio in Europa”

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Danilo Cataldi, con la maglia della Lazio, in un momento di concentrazione prima della partita, simboleggiando la volontà di unire il gruppo.

A poche ore dalla sfida casalinga contro il Lecce, il centrocampista della Lazio Danilo Cataldi è intervenuto ai microfoni di Sky Sport per fare il punto sulla situazione della squadra, tra obiettivi di campo, emergenza infortuni e le recenti tensioni ambientali. Il messaggio del laziale doc è chiaro: la squadra deve rispondere con i risultati e con l’unità.

⚽ Campo e Unità: La Risposta è il Risultato

Cataldi ha sottolineato l’importanza di tornare immediatamente alla vittoria dopo la battuta d’arresto a San Siro:

“La risposta più importante sarà quella del risultato. Prima di Milano avevamo fatto bene. Dobbiamo riprendere il cammino e proseguire con prestazioni in crescendo.”

Il centrocampista ha anche fatto riferimento, seppur velatamente, alle vicende extra-campo che stanno infiammando l’ambiente biancoceleste (la protesta dei tifosi, il caso Paparelli) e l’emergenza infortuni (Rovella, Castellanos). Secondo Cataldi, queste difficoltà non fanno che rafforzare il gruppo.

“Ci sono delle situazioni che in automatico ti portano a dar qualcosa in più. Come il periodo che abbiamo appena trascorso tra così tanti infortunati. Senti il bisogno di dare quel qualcosa in più. Anche le questioni extra campo che un po’ colpiscono l’esterno ma anche te sono cose che tendono a farti unire un po’ di più.”

🎯 Obiettivi Alti: L’Europa e la Fiducia di Sarri

Il mediano biancoceleste non nasconde le sue ambizioni personali e di squadra, che non possono che guardare al panorama continentale.

“Mi piacerebbe portare la Lazio in Europa e fare qualcosa di importante. Quando penso alla Lazio io devo pensare per forza a degli obiettivi che riguardano l’Europa, io non posso prefissarmi di arrivare decimo o nono.”

Cataldi ha poi espresso la sua gratitudine per la fiducia di Sarri, che lo ha reso un perno fondamentale in cabina di regia, evidenziando il miglioramento del loro rapporto:

“Quando un giocatore sente la fiducia riesce ad esprimersi meglio. Poi credo che il modo di giocare del mister rispecchi le mie caratteristiche… L’ho ritrovato [Sarri] allo stesso modo [di un martello], forse in alcune cose un po’ più morbido.”

La speranza è che questa crescita tattica e di gruppo possa tradursi in risultati tangibili: “Stiamo facendo una crescita piano piano verso l’alto e dobbiamo continuare.”


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💥 Replica Ufficiale Lazio: “Rigettiamo le Accuse. Uno striscione va firmato da chi lo espone”

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La nuova aquila della Lazio, Flaminia, viene presentata sul prato dell'Olimpico, simboleggiando la nuova fase del club.

A poche ore dal calcio d’inizio di Lazio-Lecce e dopo il durissimo comunicato dei gruppi organizzati che denunciavano un “ricatto vile” sul nome di Vincenzo Paparelli, la S.S. Lazio ha pubblicato una replica ufficiale tramite i propri canali social. Il club rigetta con forza le accuse, definendole “infondate e offensive”, e chiarisce il principio tecnico che ha portato alla decisione sullo striscione.

🗣️ La Difesa: “Accuse Infondate e Strumentalizzazione”

Il tono della società è deciso e perentorio:

“La S.S. Lazio rigetta con assoluta decisione le accuse infondate e offensive rivolte alla dirigenza. È profondamente ingiusto e inaccettabile trasformare il rispetto per la memoria di Vincenzo Paparelli in uno strumento di polemica o ricatto.”

Il club ribadisce di aver sempre onorato la memoria di Paparelli “in modo autentico e dignitoso”, rifiutando qualsiasi narrazione distorta della vicenda.

📝 Il Principio dello Striscione: L’Alibi Tecnico

Per smentire l’accusa di “ricatto”, la Lazio ha voluto chiarire un principio procedurale, noto a tutti gli addetti ai lavori, che giustifica il rifiuto del banner:

“A scanso di equivoci, ricordiamo un principio semplice e noto a tutti: uno striscione può essere autorizzato solo se presentato, firmato e accompagnato da chi lo espone; senza chi lo espone non può esistere alcun ingresso.”

In sostanza, non potendo entrare i gruppi firmatari per la protesta, lo striscione non poteva essere esposto per ragioni regolamentari e di sicurezza. La società conclude affermando di non voler prestare il proprio palcoscenico a strumentalizzazioni, tutelando la serenità dell’ambiente.

🦅 L’Agenda Positiva: Nasce Flaminia e Onore alle Donne

Oltre alla replica, il club lancia una forte controffensiva comunicativa, invitando gli accusatori a farsi avanti (“Chi muove accuse così gravi dovrebbe avere almeno il coraggio di firmarsi”) e spostando il focus sugli eventi simbolici della giornata.

  • Flaminia: Viene confermato il nome della nuova aquila, Flaminia, che verrà presentata ufficialmente oggi all’Olimpico.
  • Valori: Viene celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre), con la squadra che scenderà in campo portando sulle spalle i nomi delle loro donne, un gesto dedicato a chi subisce violenza.

La speranza del club è che questi gesti di unione e dignità possano prevalere sulla polemica, per rafforzare il legame con la comunità laziale.


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🚨 Scontro Totale Lazio-Curva Nord: “Ricatto Vile sul Nome di Paparelli”. Il Comunicato Ufficiale

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na foto ad alto impatto di tifosi della Lazio uniti fuori dallo stadio a Ponte Milvio, in protesta, con un grande striscione che non possono esporre. curva nord paparelli

Tensione alle stelle a poche ore dal fischio d’inizio di Lazio-Lecce (ore 20:45). La gara, che si giocherà in un Olimpico destinato a rimanere parzialmente vuoto per la protesta dei tifosi organizzati, è stata al centro di un nuovo, gravissimo scontro con la dirigenza.

I gruppi ultras della Curva Nord hanno pubblicato un comunicato ufficiale (condiviso tramite la pagina La Voce della Nord) che denuncia un presunto “ricatto” da parte della società, reo di aver negato l’autorizzazione a esporre uno striscione per Vincenzo Paparelli se i tifosi avessero mantenuto la decisione di disertare lo stadio.

📜 L’Ultimatum della Società: “Se Entrate Tutti, Mettete lo Striscione”

Nel comunicato, i gruppi organizzati spiegano di aver inoltrato una richiesta formale per poter esporre in Curva Nord uno striscione con la scritta “Per amore di Vincenzo” durante il match di questa sera. La risposta della dirigenza, tuttavia, è stata interpretata come un vero e proprio “out out” inaccettabile:

“La risposta della Lazio è arrivata con un out out inconcepibile, immotivato ed immorale: ‘Se entrate tutti vi permettiamo di metterlo, se non entrate non potete metterlo’.

I tifosi ritengono che la dirigenza abbia usato la memoria di Vincenzo Paparelli come merce di scambio e arma di pressione per far cessare la contestazione.

🚫 “Noi Non Entriamo”: Ricatto Rifiutato

Il comunicato della Nord è durissimo, respingendo l’ipotesi di piegarsi a quella che viene definita una provocazione per la loro storia e i loro valori:

“A questo vile ricatto, fatto da gente che non appartiene al mondo Lazio e che non conosce la nostra storia, noi rispondiamo con un secco no, noi non entriamo!… il nome di Vincenzo non è barattabile con una misera partita di calcio.”

La tifoseria organizzata accusa la dirigenza di aver utilizzato “nuovamente il ricordo di Vincenzo Paparelli come arma di ricatto” e di voler creare una “repressione” per spingere i tifosi allo scontro fisico, una trappola in cui si rifiutano di cadere.

I gruppi invitano chiunque sia ancora titubante a disertare Lazio-Lecce per non rendersi complice di questo “atto ricattatorio”.

🗣️ L’Appello ai Giocatori: “Non Siate Complici”

Il comunicato si chiude con un forte appello ai giocatori e ai dirigenti presenti a Formello, invitandoli a dissociarsi silenziosamente da questa scelta societaria e a mostrare vicinanza alla loro gente:

“Invitiamo dirigenti e giocatori della S.S. Lazio ad un atto di dignità, ad andare a fine partita sotto la curva nord come gesto di vicinanza nei confronti della tifoseria organizzata… non siate complici di questo abominio, non restate in silenzio di fronte alla memoria di Vincenzo Paparelli.”

La gara si disputerà dunque in un clima di vera e propria rottura istituzionale tra una parte del tifo e il club, con la protesta in atto a Ponte Milvio che si preannuncia massiccia.


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🏃 Formello: Prove Tattiche per Lazio-Lecce. Sarri Recupera Tavares, Dentro Dele-Bashiru

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Giocatori della Lazio impegnati nelle prove tattiche a Formello sotto la supervisione di Maurizio Sarri, in preparazione per la partita contro il Lecce.

Con il rientro di tutti i Nazionali, a Formello sono scattate le prove tattiche in vista della sfida di Serie A contro il Lecce. Maurizio Sarri ha dovuto fare i conti con un’infermeria ancora piena, ma ha potuto recuperare pedine importanti, modificando le gerarchie e i ballottaggi in vista della gara di domenica (ore 20:45).

🛡️ Difesa e Centrocampo: Il Ritorno di Tavares e Dele-Bashiru

Il settore difensivo vede Marusic come unica certezza sulla fascia. Per l’altro esterno, il dubbio è serrato tra il rientrante Nuno Tavares e Manuel Lazzari.

  • Tavares: Il portoghese ha smaltito la lesione muscolare al polpaccio, si è gestito in settimana e da martedì è tornato pienamente in gruppo.
  • Centrali: Confermatissima la coppia Gila-Romagnoli al centro della difesa.

A centrocampo, il tecnico toscano è orientato verso la conferma del terzetto titolare che ha ben figurato prima della sosta: Guendouzi e Basic ai lati del regista Cataldi.

La notizia più significativa per la panchina riguarda gli infortunati di lungo corso:

Dele-Bashiru sarà reinserito in lista entro domani e si rivedrà in panchina dopo il lungo stop per l’infortunio muscolare rimediato nel derby del 21 settembre. Prenderà il posto di Rovella, operato giovedì per pubalgia, che tornerà a disposizione solo a gennaio.

⚽ Attacco: Dia in Pole, Castellanos e Cancellieri Out

Nel reparto offensivo l’emergenza continua, costringendo Sarri a rimandare i piani di turnover.

  • Taty Castellanos non ce la farà per il Lecce. L’argentino punta al recupero per la sfida di Coppa Italia contro il Milan o, più realisticamente, contro il Bologna.
  • Cancellieri è ancora out, ma le sue condizioni stanno migliorando, con un recupero possibile per inizio o metà dicembre.

In attacco, la fascia destra sarà occupata da Isaksen e la sinistra da Zaccagni. Al centro, nonostante le critiche, resta in pole Dia da falso nove. Il senegalese, riaggregatosi dopo gli impegni in Nazionale, è preferito alle opzioni Noslin e Pedro in quel ruolo.

Probabile Formazione Lazio (4-3-3): Provedel; Lazzari/Tavares, Gila, Romagnoli, Marusic; Guendouzi, Cataldi, Basic; Isaksen, Dia, Zaccagni. All. Sarri.

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🔄 Calciomercato Lazio: Mandas via solo a titolo definitivo. Ipotesi scambio con Fagioli (Fiorentina)

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Rappresentazione grafica di uno scambio tra i calciatori Christos Mandas e Nicolò Fagioli tra Lazio e Fiorentina.

La Lazio è in attesa del verdetto della Commissione di controllo per definire il suo margine di manovra, ma è ormai chiaro che il calciomercato di gennaio sarà verosimilmente a saldo zero. L’imperativo è cedere per finanziare gli acquisti richiesti (e meritati) da Maurizio Sarri. Al centro di queste operazioni in uscita c’è il portiere Christos Mandas.

🧤 Mandas in Uscita: Serve Solo il Titolo Definitivo

Nonostante abbia dimostrato il suo valore lo scorso anno, il portiere greco non rientra nei piani a breve termine del tecnico, che preferisce l’affidabilità di Provedel. La società biancoceleste riconosce che Mandas è un portiere in rampa di lancio e che merita di “sbocciare altrove”.

La Lazio è categorica: la cessione avverrà solo a titolo definitivo. Questo per massimizzare la plusvalenza (Mandas fu pagato 1 milione nel 2023) e ottenere liquidità immediata per il mercato in entrata.

Al suo posto, se Mandas dovesse partire, il candidato principale come vice-Provedel rimane Filip Stankovic, figlio dell’ex interista Dejan, attualmente in prestito.

🎯 La Suggestione Fagioli: Uno Scambio con la Fiorentina

Secondo quanto riporta Il Messaggero, potrebbe nascere un affascinante incastro di mercato che vedrebbe Mandas restare in Serie A, trasferendosi alla Fiorentina.

  • L’Esigenza Viola: La Fiorentina, che sta cercando un valido erede per De Gea (35 anni a novembre), ha messo Mandas nella lista dei candidati.
  • L’Interesse di Sarri: Dal canto suo, alla Lazio piace molto il centrocampista Nicolò Fagioli.

Questo scenario rende lecito pensare a uno scambio tra i due giocatori. Sarri stravede per Fagioli fin dai tempi della Cremonese, e il giocatore era già stato un’opzione per il mercato biancoceleste lo scorso gennaio. Allora, l’affare era saltato per l’alta valutazione e per le problematiche extra-campo del giocatore. Oggi, con le cose cambiate, l’opportunità di riportare Fagioli alla corte di Sarri, magari come contropartita per la cessione di Mandas, sembra un’ipotesi più che concreta per rinforzare la mediana.


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Caso Paparelli, la Lazio replica: “Decisione presa per responsabilità, nessuna mancanza verso la famiglia”

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Negli ultimi giorni il dibattito attorno alla presenza in campo della nipote di Vincenzo Paparelli ha creato un clima teso nell’ambiente biancoceleste. Una vicenda delicata, finita suo malgrado al centro di polemiche e strumentalizzazioni. Per questo la S.S. Lazio, tramite fonti interne citate da Adnkronos, ha scelto di chiarire la propria posizione, respingendo le accuse e rivendicando le ragioni dietro la scelta di non far entrare sul terreno di gioco né la nipote né altri rappresentanti della tifoseria.

La società, in particolare, sottolinea che la decisione non è mai stata nelle intenzioni della famiglia Paparelli, la quale non ha avanzato alcuna richiesta ufficiale. A chiedere di entrare in campo, invece, sarebbero stati alcuni rappresentanti della tifoseria. Il club ha rifiutato per una valutazione di opportunità in un momento considerato “non sereno” nei rapporti con una parte dei sostenitori. Una scelta definita “di responsabilità”, presa per evitare il rischio di nuovi fraintendimenti o tensioni.

Secondo la Lazio, ogni insinuazione che voglia trasformare la scelta in un gesto irrispettoso verso la famiglia Paparelli è “da respingere con fermezza”. La società ribadisce il proprio profondo rispetto per la memoria di Vincenzo, sottolineando come negli anni la famiglia abbia sempre trovato “le porte aperte sia allo Stadio Olimpico che al centro sportivo di Formello”. La nipote Giulia e il figlio Gabriele, infatti, sono stati accolti più volte in contesti ufficiali e privati, lontani da polemiche e dinamiche esterne.

Il club capitolino invita la tifoseria a non utilizzare un tema così delicato per creare divisioni interne. La tragedia di Vincenzo Paparelli rappresenta un punto di unione nella comunità laziale, un simbolo che il club intende continuare a custodire, trasmettendo “alle generazioni successive la gravità di quel tragico avvenimento e la necessità di non dimenticare mai”.

La Lazio rivendica inoltre il lavoro svolto in questi anni non solo nella celebrazione della propria storia sportiva, ma anche nella promozione di iniziative sociali, culturali e morali, coerenti con il ruolo di Ente Morale, definizione che il club porta con orgoglio. L’obiettivo della società è rafforzare il legame tra squadra e comunità laziale, dentro e fuori dal campo, valorizzando il contributo dei tifosi come “dodicesimo uomo” in ogni circostanza.

In questo weekend convivono due momenti simbolicamente importanti: il ritorno dell’aquila, simbolo vivente del club, all’Olimpico, e la giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre. La Lazio ricorda che i tifosi hanno partecipato in massa alla scelta del nome dell’aquila attraverso l’iniziativa sul canale WhatsApp ufficiale, dimostrando ancora una volta il ruolo centrale della componente popolare nella vita del club.

La speranza della società è che iniziative come queste, insieme al rispetto della memoria di Paparelli, possano riportare il dialogo su toni più equilibrati, lontani da strumentalizzazioni che rischiano di creare fratture nella tifoseria.

La Lazio chiude il proprio messaggio invitando alla coesione: “Il dolore per Vincenzo, la memoria e il rispetto sono ciò che unisce la comunità laziale. Non permettiamo che qualcuno usi questo tema per dividere ciò che è sempre stato unito.”



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🏟️ Lazio-Lecce: Torna la Serie A tra Campo e Protesta. Olimpico Semivuoto

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Una vista desolata e quasi vuota dello Stadio Olimpico (settori Curva Nord/Tevere) durante l'orario di una partita della Lazio, a causa dello sciopero dei tifosi.

La sosta per le Nazionali è in archivio, e la Serie A riparte con un match cruciale per la Lazio. I biancocelesti ospiteranno il Lecce domenica 23 novembre, con calcio d’inizio fissato alle ore 20:45. Tuttavia, l’atmosfera che si respirerà allo Stadio Olimpico sarà tutt’altro che festosa.

🔇 L’Olimpico Semivuoto: La Protesta contro la Società

Contrariamente alle precedenti sfide casalinghe, dove le presenze superavano le 36.000 unità, l’Olimpico non sarà pieno. Il Corriere dello Sport riporta un dato significativo: a ieri sera, erano stati venduti circa 5.000 biglietti.

La ragione è nota e risiede nella clamorosa protesta annunciata in settimana dai gruppi organizzati:

“I gruppi organizzati, come hanno annunciato in settimana, non entreranno allo stadio ma resteranno a Ponte Milvio.”

Questa drastica decisione è stata presa in segno di protesta contro la società, in particolare dopo il caso che ha coinvolto Gabriele Paparelli, a cui non è stato permesso di accedere alla pista dell’Olimpico in occasione della commemorazione per la morte del nonno, Vincenzo Paparelli. La contestazione mira a ribadire il distacco e l’insoddisfazione del tifo verso la gestione del club.

🟢 L’Equilibrio Ritrovato di Sarri: Caccia al Record Difensivo

Nonostante le difficoltà ambientali e la mancanza della spinta del pubblico, Maurizio Sarri e i suoi ragazzi dovranno concentrarsi esclusivamente sul campo per cavalcare la scia positiva ritrovata a Roma.

La Lazio ha infatti dimostrato di aver ritrovato un equilibrio prezioso in Capitale, conquistando due vittorie consecutive in campionato senza subire gol. La gara contro il Lecce offre ai biancocelesti l’opportunità di centrare un traguardo importante: mantenere la porta inviolata per la terza volta di fila.

Un traguardo che, sottolinea il quotidiano, manca da ottobre – dicembre 2023.

Sarri dovrà essere abile a isolare la squadra dalla contestazione esterna e a sfruttare questo ritrovato spirito difensivo per conquistare tre punti fondamentali in ottica europea, in un Olimpico che, per una sera, sarà insolitamente silenzioso.

Lalaziosiamonoi.it


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🦅 L’Amara Verità della Falconiera: “La Lazio è Scomparsa, Essere Laziale mi ha Penalizzato”

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Una maestosa aquila in volo sopra lo Stadio Olimpico, che simboleggia l'opportunità mancata e l'amara delusione della falconiera.

Nuove ombre sulla gestione dei rapporti umani e professionali in casa Lazio. Manuela Piergentili, falconiera di fede biancoceleste e inizialmente contattata dalla società per sostituire Bernabé, ha raccontato ai microfoni di Radio Laziale la sua esperienza, culminata con la brusca e inspiegabile “sparizione” della società, nonostante i contatti iniziali con il Presidente Lotito.

📞 L’Interesse Lampo di Lotito

La vicenda inizia poco dopo lo scoppio del “caso Bernabé”, a metà gennaio. Manuela Piergentili, sapendo della ricerca di una falconiera donna, invia la sua candidatura.

“Io il 18 gennaio mando un’email alla dottoressa Mezzaroma… Dopo circa un’ora ricevo una telefonata dal presidente Lotito e mi ha chiesto se potevamo incontrarci il giorno stesso alle 15.00 per il primo colloquio.”

L’incontro con il Presidente è immediato e positivo. La falconiera ha parlato di addestramento, tempistiche ed economia. È stata lei stessa a suggerire di acquistare un’aquila da intestare alla Lazio (il che oggi si sta realizzando) e, in breve tempo, aveva persino trovato l’esemplare, un maschio in Germania.

🥶 Il Silenzio e il Sospetto del “Doppio Gioco”

Dopo il primo incontro con Lotito, Manuela Piergentili racconta un lungo periodo di silenzio, interrotto solo da una chiamata del Presidente che chiedeva pazienza perché Bernabé era ancora a Formello.

La svolta arriva con il coinvolgimento di persone esterne e la sensazione di essere stata tagliata fuori:

“Successivamente è subentrato un terzo individuo e da quel momento ho visto il deserto intorno a me… Io penso che il fatto di essere laziale mi abbia penalizzato, è un mio sentore.”

La falconiera è convinta che la rottura sia avvenuta a causa del suo rifiuto di partecipare ad eventi extra-Lazio collaterali, a cui era stata spinta da una persona che riteneva amica e che si sarebbe poi messa in mezzo. La sua unica ambizione era far volare l’aquila allo Stadio.

📝 Il Progetto Rifiutato, Poi Realizzato da Altri

Il 6 maggio, un nuovo colloquio con la società (Dott.ssa Mezzaroma, Floridi ed Enrico Lotito) riaccende le speranze. Manuela presenta un progetto dettagliato per l’addestramento e la presentazione, che prevedeva di far abituare l’aquila allo stadio con il giro del campo sul pugno.

“Ho presentato un progetto che è piaciuto alla società e che oggi stanno mettendo in atto con il nuovo falconiere, Giacomo [Garruto], che è una persona esterna a questa storia.”

La delusione più grande per Manuela Piergentili non è l’opportunità mancata, ma la totale mancanza di comunicazione: “Sono delusa dal fatto che sono spariti. Non mi hanno fatto neanche una chiamata.”

Il suo racconto mette in luce ancora una volta la gestione opaca e l’assenza di rispetto professionale che, come nel caso Pulici, dimostra l’incapacità della società di gestire le relazioni anche in contesti apparentemente semplici come l’acquisizione di un nuovo simbolo.


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Guendouzi nel mirino del Sunderland: Lazio sotto assedio

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Matteo Guendouzi con la maglia della Lazio in azione, sguardo deciso e palla al piede

Fino ad oggi a Formello si erano rincorse soltanto voci, indiscrezioni, sussurri di mercato più o meno preoccupanti. Ma ora, per la prima volta, una società sembra davvero pronta a fare sul serio: il Sunderland. La situazione della Lazio è ormai nota, e il rischio è concreto. Il club biancoceleste potrebbe ritrovarsi con un mercato quasi a saldo zero a gennaio, in attesa della sentenza della nuova commissione federale, ma in ogni caso costretto a cedere. Per evitare un nuovo blocco operazioni in estate, serviranno entrate reali, non plusvalenze teoriche. E quando una società è nella necessità di vendere, gli avvoltoi del mercato si presentano puntuali.

Il Sunderland vuole Guendouzi: “Abbiamo contatti con lui”

A confermarlo è stato direttamente il tecnico dei Black Cats, Régis Le Bris, che ha lavorato con Guendouzi ai tempi del Lorient e conosce benissimo il valore del centrocampista francese.
«Abbiamo contatti con vari giocatori. Mattéo è uno di questi. Ci conosciamo bene e continuiamo a sentirci», ha dichiarato in conferenza stampa.

Una frase che pesa, perché certifica un interesse concreto e un dialogo già avviato. La Lazio, dal canto suo, lascerà a Maurizio Sarri il veto sulle cessioni, ma ogni valutazione avrà conseguenze inevitabili. Se non parte un big, difficilmente ci saranno risorse per entrare sul mercato: un meccanismo semplice, noto e purtroppo destinato a condizionare tutta la sessione invernale.

Il valore di Guendouzi: servono 30 milioni

Guendouzi è uno dei giocatori più importanti della rosa biancoceleste. Leader tecnico e caratteriale, uomo fondamentale nelle rotazioni di Sarri, centrocampista moderno capace di unire intensità, qualità e letture tattiche. Non è un caso che la Premier League continui a guardarlo con grande interesse.

Il Corriere dello Sport parla chiaro: per lasciarlo partire serviranno circa 30 milioni di euro. Una cifra elevata per la Lazio, ma assolutamente alla portata delle squadre inglesi. Per Guendouzi, poi, la Premier non è un territorio nuovo: l’Arsenal e Emery lo avevano lanciato quando era ancora un prospetto, e il suo stile di gioco si sposa perfettamente con il ritmo e la fisicità del campionato britannico.

Un Sunderland ambizioso: non è un club di passaggio

Il nome del Sunderland potrebbe sorprendere, ma solo per chi non ha seguito l’ultima finestra di mercato. I Black Cats, tornati in Premier, hanno speso quasi 190 milioni di euro in estate, costruendo una rosa ambiziosa e strutturata dal DS Ghisolfi, ex Roma. L’obiettivo era salvarsi: il risultato, finora, è una squadra quarta in classifica e a soli tre punti dal Manchester City. Una partenza inattesa e clamorosa, che ha cambiato prospettive e obiettivi.

Ecco perché Guendouzi non sarebbe un acquisto “scommessa”, ma l’ulteriore rinforzo di una squadra che punta a consolidarsi ai vertici.

Cosa farà la Lazio? Una decisione che vale un’intera stagione

Sarri non vorrebbe privarsi del francese, ma conosce i limiti della società. Senza cessioni pesanti difficilmente arriveranno i rinforzi chiesti da mesi. La rosa biancoceleste è corta, discontinua, con settori che avrebbero bisogno di almeno due interventi. Per questo la possibile offerta del Sunderland può diventare un bivio per tutta la stagione.

La Lazio deve scegliere: trattenere un titolare e rinunciare al mercato o sacrificare un big per provare a intervenire dove serve davvero?

I prossimi giorni saranno decisivi.



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Italia ai play-off: sorteggio positivo, ma la finale spaventa.

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L’Italia può dirsi tutto sommato soddisfatta del sorteggio per i play-off Mondiali, anche se parlare di percorso in discesa sarebbe esagerato. È un sorteggio “positivo ma non perfetto”, perché se da una parte la semifinale offre una grande opportunità grazie al fattore casa, dall’altra la finale si prospetta un ostacolo decisamente più difficile, soprattutto se dovesse esserci il Galles come avversario.

Il primo appuntamento è fissato per il 26 marzo: gli Azzurri affronteranno l’Irlanda del Nord, probabilmente a Bergamo. Una squadra fisica, organizzata, capace di grande intensità ma che, sulla carta, resta alla portata della Nazionale. Come ha spiegato Gattuso, l’Italia non può permettersi passi falsi: la semifinale è da vincere senza alibi. L’Irlanda del Nord ha già compiuto un mezzo miracolo qualificandosi ai play-off, ma il divario tecnico resta evidente.

La vera difficoltà arriva quattro giorni dopo, il 31 marzo, quando l’Italia giocherà in trasferta la finale decisiva. Le possibili avversarie sono due: Galles o Bosnia. E qui il sorteggio ha mostrato il suo lato più duro. Per paradosso, la Bosnia – pur essendo storicamente più forte – sarebbe un avversario più gestibile. La squadra balcanica è in una fase di ricambio generazionale e non ha più la compattezza di un tempo.

Diverso il discorso per il Galles, soprattutto a Cardiff. In casa i gallesi sono trascinati da un ambiente caldissimo, giocano un calcio fisico, diretto, intenso, e hanno elementi capaci di decidere una partita con una giocata. Affrontarli fuori casa rappresenta una sfida complicata anche per una Nazionale come l’Italia. E lo sa bene anche Gattuso, che non si è sbilanciato nelle prime dichiarazioni, consapevole che da qui a marzo può cambiare tutto.

In chiave Lazio, questo scenario non è da prendere alla leggera. Diversi biancocelesti potrebbero essere coinvolti direttamente o indirettamente nella preparazione azzurra e nelle partite di fine marzo. La condizione fisica sarà determinante: chi giocherà tanto in campionato e nelle coppe potrebbe arrivare stanco, mentre eventuali infortuni – sempre più frequenti nel calcio moderno – rischiano di pesare in modo decisivo.

E proprio qui emergono due problemi chiave:
1. la gestione dei carichi di lavoro, fondamentale per non perdere giocatori nel momento decisivo;
2. l’esperienza dei singoli, che potrebbe aiutare Gattuso in un contesto psicologicamente delicato come una finale fuori casa.

Il commissario tecnico sta valutando uno stage e vorrebbe persino posticipare la giornata di Serie A per avere più tempo con il gruppo, consapevole che il suo futuro e forse anche quello del presidente della FIGC Gravina dipendono da queste due partite. Un’ulteriore eliminazione sarebbe devastante per il movimento italiano.

L’Italia, comunque, parte favorita in entrambe le sfide. Ha qualità, profondità, esperienza. Ma serve attenzione: non sarà una passeggiata e ogni dettaglio conterà, soprattutto contro il Galles.

A marzo ci si gioca tutto: Mondiali, credibilità e continuità tecnica. L’Italia ha il dovere di qualificarsi.


Mondiali 2026: Sorteggio Playoff, Italia contro Irlanda del Nord in Semifinale

Ancora playoff, ancora un cammino delicato per gli Azzurri. L’Italia, per la terza volta consecutiva, sarà costretta a passare dai ripescaggi per accedere ai Mondiali di calcio 2026. Dal sorteggio di Zurigo tenutosi oggi, 20 novembre 2025, è emerso che gli Azzurri di Gennaro Gattuso affronteranno l’Irlanda del Nord nella semifinale del Gruppo Uno.

🏟️ Il Percorso: Semifinale in Casa, Finale in Trasferta

In virtù della sua posizione nel ranking FIFA, l’Italia partiva come testa di serie (Fascia 1) e si è assicurata il vantaggio di giocare la semifinale in gara secca in casa, il prossimo 26 marzo 2026.

L’Irlanda del Nord, ripescata come migliore vincitrice di un girone di Nations League, rappresenta un avversario storicamente ostico e sfortunato per i colori azzurri.

“L’Irlanda del Nord è una vecchia e sfortunata conoscenza per l’Italia, che nel dicembre 1957 crollò a Belfast perdendo il treno per il Mondiale in Svezia e che poi nel 2021 fece 0-0 nel girone, pari che di fatto spedì gli azzurri ai play-off persi poi con la Macedonia.”

L’eventuale Finale

In caso di successo sulla nazionale nordirlandese, l’Italia dovrà affrontare la vincente dell’altra semifinale tra Galles e Bosnia-Erzegovina. Purtroppo per gli Azzurri, la finale si giocherà in trasferta, con appuntamento fissato per il 31 marzo: o a Cardiff contro il Galles, o probabilmente a Sarajevo contro la Bosnia.

📋 Tutti gli Accoppiamenti dei Playoff

Il percorso dei playoff europei prevede 16 nazionali suddivise in 4 mini-tabelloni (Gruppi), ciascuno con semifinale e finale in gara secca.

GRUPPO UNO (Il Percorso Azzurro)

  • Italia – Irlanda del Nord (la vincente giocherà la finale in trasferta)
  • Galles – Bosnia-Erzegovina (la vincente giocherà la finale in casa)
GruppoSemifinale 1Semifinale 2
GRUPPO UNOItalia – Irlanda del NordGalles – Bosnia-Erzegovina
GRUPPO DUEUcraina – SveziaPolonia – Albania
GRUPPO TRETurchia – RomaniaSlovacchia – Kosovo
GRUPPO QUATTRODanimarca – Macedonia del NordRepubblica Ceca – Irlanda

Le Regole del Playoff:

  • Le semifinali si giocano il 26 marzo 2026.
  • Le finali si giocano il 31 marzo 2026.
  • Le teste di serie (Fascia 1 e 2) hanno giocato le semifinali in casa; la sede delle finali è stata determinata da un sorteggio.

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💣 Mercato Lazio: Petrucci (Sky) Rivelazione Insigne, C’è l’Accordo sull’Ingaggio

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Lorenzo Insigne durante un'azione di gioco con i colori della Lazio sullo sfondo, a simboleggiare l'accordo di massima sull'ingaggio.

Una bomba di mercato scuote l’ambiente Lazio, proprio alla vigilia della ripresa del campionato. Intervenuto ai microfoni di Radio Laziale, il giornalista di Sky Sport Matteo Petrucci ha fatto il punto sulla situazione in casa biancoceleste, svelando un retroscena clamoroso riguardante Lorenzo Insigne e i movimenti di Sarri.

💰 Insigne-Lazio: C’è l’Ok per l’Ingaggio

La notizia che fa sognare i tifosi riguarda l’ex capitano del Napoli. Secondo Petrucci, l’accordo economico tra l’entourage di Insigne e la Lazio sarebbe già stato raggiunto.

“Insigne con la Lazio ha trovato l’ok per l’ingaggio per una cifra di poco inferiore ai due milioni, Sarri lo vuole e la Lazio è pronta ad accontentarlo“.

Questa dichiarazione conferma il forte interesse di Maurizio Sarri per il giocatore e la disponibilità della società a chiudere l’operazione. Insigne, attualmente in MLS, rappresenterebbe il rinforzo di qualità che il tecnico ha chiesto per il reparto avanzato, offrendo una soluzione di altissimo livello come vice-Zaccagni o come potenziale titolare. La cifra dell’ingaggio, vicina ai 2 milioni di euro, rientrerebbe nei parametri di Lotito per i giocatori con un impatto tecnico garantito.

🏟️ Campo e Ballottaggi: Dia Torna, Noslin e Dele-Bashiru Fuori

Petrucci si è espresso anche sulle questioni di campo, fornendo aggiornamenti fondamentali in vista della prossima gara (Lazio-Lecce):

Rientri e Attacco

  • Dia in Ritorno: “Oggi dovrebbe tornare Dia, probabilmente oggi farà solo la parte atletica e domani lo vedremo in campo e me lo aspetto in campo dal primo minuto domenica.”
  • Noslin Non Convince: Il giornalista ha confermato le difficoltà di Noslin ad ambientarsi: “Noslin non ha fatto breccia nel cuore di Sarri perchè non ha un ruolo chiaro e non viene considerato completo da Sarri“.

Il Caso Dele-Bashiru

Per quanto riguarda il possibile reintegro in lista di Dele-Bashiru, la posizione di Sarri e della società è chiara e pragmatica.

“Per ora non c’è la volontà di reinserire Dele-Bashiru in lista. Utilizzeresti l’ultimo slot disponibile per riavere un giocatore per tre partite, tra l’altro in un ruolo in cui ora sei coperto.”

Lo slot, l’ultimo disponibile, verrà conservato probabilmente per un innesto più mirato e urgente nel mercato di gennaio, come discusso nel recente vertice tra Lotito, Sarri e Fabiani.


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