A margine della finale degli Internazionali di tennis di Roma, il presidente biancoceleste Claudio Lotito ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di SportMediaset. Un intervento a tutto tondo per analizzare una stagione estremamente complicata, culminata con le pesanti sconfitte nella finale di Coppa Italia e nel recente derby contro la Roma, ma che volge lo sguardo soprattutto al futuro societario e finanziario del club.
Stadio, debiti e il rapporto con i tifosi
Sull’assenza della Curva Nord al derby, Lotito è netto e punge la piazza: “Non avere i tifosi non è positivo, ma di fronte a posizioni strumentali si fa di necessità virtù. Purtroppo i tifosi seguono interessi passionali, non hanno la capacità di aspettare. Quando presi la società era fallita, oggi lavoriamo per renderla immortale attraverso la realizzazione dello stadio. Questo la renderà autonoma da chiunque, anche da me”.
La vera svolta, secondo il patron, arriverà a breve scadenza a livello economico: “Dal 30 novembre 2027 la Lazio cesserà di pagare 550 milioni di debiti. Avrà una cassa maggiore per nuovi investimenti e per essere competitiva. Tutti devono remare dalla stessa parte, quando si crea scollamento è difficile raggiungere gli obiettivi”.
Il futuro di Sarri e gli alibi della stagione
Nonostante la profonda crisi tecnica e le recenti dichiarazioni rassegnate dell’allenatore, Lotito chiarisce la posizione del tecnico toscano, mandando però un avviso alla rosa: “Sarri? L’abbiamo ingaggiato con un contratto triennale, ha ancora due anni con l’idea di ringiovanire la squadra. Poi ho imparato che nella vita tutti sono utili ma nessuno è indispensabile, soprattutto i giocatori”.
Infine, un bilancio amaro su un’annata maledetta che vede la squadra fuori dalle coppe europee: “Abbiamo vinto sei trofei sotto la mia gestione. Ora non ci siamo qualificati in Europa per il secondo anno di fila, ma quest’anno siamo arrivati in finale di Coppa. È stata una stagione assurda, in ventidue anni non ho mai visto niente di simile: una miriade di infortuni e mille episodi sfortunati hanno condizionato i risultati. Spero di averla messa alle spalle per ripartire con entusiasmo”.
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Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.
Continua il momento nerissimo in casa biancoceleste. Dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia e il pesante 2-0 incassato nel Derby della Capitale, l’ambiente è una polveriera. Nel post partita, ai microfoni ufficiali del club, è andata in scena l’intervista a Sarri, che ha analizzato il crollo dell’Olimpico lasciandosi andare a una confessione amara e allarmante sul rapporto ormai logoro con la piazza.
L’analisi del Derby: “Fatali le palle inattive e le espulsioni”
Il tecnico ha provato a salvare l’atteggiamento iniziale dei suoi giocatori, puntando il dito contro la disattenzione letale sui calci piazzati che ha permesso a Mancini di colpire due volte: “Non direi che abbiamo giocato solo il primo tempo, nei primi minuti del secondo abbiamo avuto palle gol. Abbiamo fatto bene per 60 minuti, poi non siamo riusciti a riorganizzarci bene dopo le due espulsioni”.
Sui gol fotocopia subiti, il Comandante non cerca alibi: “Abbiamo delle responsabilità sui gol subiti, abbiamo subito la palla senza aggredirla. Con questi saltatori così, rischi. Il morale della squadra non era dei migliori, ma ieri avevo visto segnali di ripresa. Oggi hanno avuto un buon approccio alla partita: uscire da un primo tempo così ed essere sotto è pesante. Abbiamo preso un gol su palla ferma, ma fino al sessantesimo abbiamo fatto una buona gara”.
La frattura con i tifosi: “Così nel lungo periodo è infattibile”
La dichiarazione più pesante, però, arriva quando si tocca il tema dell’ambiente. Dopo il duro avviso lanciato dal tifo organizzato a Ponte Milvio, Sarri ammette apertamente la spaccatura totale tra la squadra e la gente laziale.
“Riconquistare i tifosi è un qualcosa che non so da cosa possa dipendere”, ha dichiarato il tecnico con rassegnazione. “Noi dobbiamo fare risultati più importanti, ma ci sono cose che vanno al di là dei risultati e penso che io e i ragazzi non possiamo farci più di tanto. Sicuramente così, nel lungo periodo, come ho già detto è ingestibile e infattibile”. Parole che suonano quasi come una resa e che gettano ombre inquietanti sul finale di stagione e sul futuro della panchina.
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Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.
Dopo la sconfitta nel derby contro la AS Roma, Maurizio Sarri ha parlato in conferenza stampa lasciando dichiarazioni pesantissime sul proprio futuro e sul rapporto con la società.
Le parole del tecnico della S.S. Lazio raccontano infatti di una frattura sempre più evidente con il club e soprattutto con la gestione tecnica degli ultimi mesi.
“Sono stato ascoltato zero”
La frase che ha colpito maggiormente tifosi e addetti ai lavori è arrivata quando Sarri ha parlato della stagione appena conclusa:
“La situazione di quest’anno non mi è piaciuta, sono stato ascoltato zero e non sono contentissimo.”
Parole durissime, che sembrano confermare le tensioni già emerse nei mesi scorsi sul mercato e sulla costruzione della rosa.
Sarri ha spiegato di non aver ancora ricevuto indicazioni precise sul futuro dalla società, rinviando ogni discorso al termine del campionato.
“Ambiente straordinario, ma i piani societari devono collimare”
Molto significativo anche il passaggio relativo alla sua permanenza a Roma.
L’allenatore ha voluto distinguere nettamente tra ambiente e società:
“A livello ambientale avrei voglia di rimanere, mi sento parte integrante. A livello societario forse se i piani non collimano è inutile continuare.”
Un messaggio chiarissimo indirizzato a Claudio Lotito e alla dirigenza biancoceleste.
Sarri ama l’ambiente Lazio e il rapporto con i tifosi, ma pretende garanzie tecniche e progettuali che al momento sembrano mancare.
Il confronto con il Napoli di De Laurentiis
Interessante anche il paragone fatto dal tecnico con il SSC Napoli di Aurelio De Laurentiis.
Sarri ha ricordato come quella squadra avesse una qualità tecnica molto superiore e basi già solide su cui lavorare:
“Quella era una squadra di un livello tecnico assoluto.”
Un riferimento che molti interpretano anche come una critica indiretta alla costruzione attuale della rosa laziale.
“Questa Lazio meritava di più”
Sul derby perso contro la Roma, Sarri ha difeso la prestazione della squadra per larghi tratti della gara.
Secondo il tecnico, la Lazio avrebbe giocato circa sessanta minuti di buon livello, pagando però errori individuali e ingenuità decisive, soprattutto sulle palle inattive.
Molto duro il riferimento al primo gol subito:
“Ingenuità clamorosa.”
Sarri ha anche sottolineato come la Roma sia stata più pronta e aggressiva nelle situazioni decisive del match.
Zaccagni ko e situazione fisica complicata
L’allenatore ha poi confermato le condizioni difficili di Mattia Zaccagni, assente nel derby:
“Aveva male anche a camminare.”
Sarri ha spiegato che rischiare il capitano avrebbe potuto aggravare ulteriormente il problema fisico, parlando addirittura di una situazione trascinata da mesi.
“Questa rosa è meno qualitativa”
Tra i passaggi più significativi della conferenza c’è anche il confronto con la sua prima Lazio, quella che riuscì a chiudere il campionato al secondo posto.
Secondo Sarri, quella squadra aveva una qualità media decisamente superiore rispetto all’attuale:
“La qualità media della rosa era più elevata.”
Parole che sembrano confermare ancora una volta il pensiero dell’allenatore sul progressivo impoverimento tecnico della squadra negli ultimi anni.
Futuro sempre più incerto
La sensazione è che il futuro di Sarri dipenderà totalmente dal summit di fine stagione con Lotito.
L’allenatore vuole capire:
quali saranno i piani della società;
quanto la Lazio investirà sul mercato;
quali ambizioni avrà il club nei prossimi anni.
Senza risposte convincenti, l’addio appare oggi una possibilità più concreta che mai.
E intanto Napoli e Atalanta continuano a osservare attentamente la situazione.
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Statistiche Derby Lazio-Roma: Analisi Approfondita e Storia dei Confronti
Oggi parliamo delle Statistiche di Lazio Roma. L’ora del Derby della Capitale per Lazio-Roma sta arrivando. Ci sarà il pubblico che è realmente il vero protagonista dello Stadio Olimpico di Roma con coreografie mozzafiato e da far invidia a quasi tutte le tifoserie della Serie A.
Aggiornamento Domenica 17/05/2026: La Lazio viene travolta da Mancini su due calcio d’angolo, una Lazio arrivata all’Olimpico con tante assenze e senza l’lappoggio della giusta contestazione dei tifosi contro la gestione di Claudio Lotito. ( Qui la Cronaca )
Aggiornamento Domenica 21/09/2025:I biancocelesti continuano la serie negativa in un derby sia sfortunato e sia giocato sottotono da alcuni giocatori che hanno già la valigia pronta ( qui la cronaca ) https://www.since1900.it/derby-lazio-roma-0-1-cronaca-tabellino/
Aggiornamento domenica 13 Aprile 2025: La Lazio non riesce a strappare i 3 punti ai giallorossi facendosi raggiungere da un gol evitabilissimo: qui la cronaca
Aggiornamento 5 Gennaio 2025: una Lazio irriconoscibile nel primo tempo dove i giallorissi dominano con sete da derby, mentre i biancocelesti subiscono la pressione e la mancata esperienza di questa tipologia di partite. Pellegrini ritrova il gol dopo 11 minuti dove da Mercenario, diventa l’idolo dei tifosi giallorossi in pochi minuti. 7 minuti più tardi Saelemaekers trova un gol fortuito dopo la prima parata di Provedel. Nel secondo tempo la Roma si chiude e la Lazio, nonostante il bel gioco, non trova la rete, anzi viene sopraffatta dai giocatori giallorossi che incattiviscono il match con falli e giochi antisportivi. La Roma vince per 2-0 con Ranieri che diventa ancora imbattibile nelle partite della Capitale.
Aggiornamento 6 Aprile 2024: Una bruttissima Lazio schiacciata dai giallorossi che vincono di misura per 1-0 dopo tanti anni che non hanno oltrepassato la linea della porta con 0 gol nei derby di Josè Mourinho. Sconfitta meritata per gli uomini di Igor Tudor che di Derby non ci capisce una mazza.
Aggiornamento 12/11/2023: Il derby della Capitale Lazio – Roma, valido per la dodicesima giornata di Serie A termina senza reti con un palo di Luis Alberto che ancora sta tremando. La coreografia della Roma è ancora in corso di “srotolamento”.
Aggiornamento 19 Marzo 2023: La Lazio si aggiudica il derby della Capitale per la seconda volta in questa stagione con Mattia Zaccagni che regala una perla ed i 3 punti biancocelesti.
Statistiche Lazio – Roma: i Derby universali
La ventisettesima giornata di Serie A aprirà il sipario con Lazio-Roma. Sarà la 180esima derby della Capitale nella storia dei due club dove la Roma porta a casa la vittoria per ben 68 volte con 62 pareggi e 49 sconfitte. Il match chiave per i padroni di casa è stato il 26 Maggio 2013 dove la Lazio sconfisse la Roma (qui il match completo) nella finale di Coppa Italia grazie al gol di Lulic al 71esimo minuto di gioco.
Statistiche Lazio Roma: i Derby in Serie A
160 invece sono i derby disputati nella Serie A. 57 vittorie giallorosse, 42 quelle biancocelesti e 61 i pareggi. E se andiamo a prendere gli ultimi 10 anni, con 22 stracittadine disputate, la storia non cambia con i giallorossi che vincono 10 volte contro i 6 pareggi e le 6 sconfitte.
A seguire: Articolo datato 2016
Lazio-Roma: le statistiche nella storia capitolina
Domenica 4 Dicembre 2016 è arrivato il giorno del Derby. Le statistiche nella storia parlano di una Roma in vantaggio con 67 vittorie a 50 ricamate con ben 63 pareggi. Sul piano dei gol segnati stravincono ancora i giallorossi con ben 226 reti segnati contro le 179 laziali.
Ma il derby che ha fatto più male nella storia del calcio italiano è nei ricordi di tutti e non c’è bisogno di rimarcarlo vista la sua importanza ma andiamo a vedere la tabella completa dal primo derby giocato all’ultimo
15′ El Shaarawy, 64′ Džeko, 83′ Florenzi, 87′ Perotti
166
Serie A 2016-2017
4 dic. 2016
Lazio — Roma
0-2
64′ Strootman, 77′ Nainggolan
167
Coppa Italia 2016-2017
1º mar. 2017
Lazio — Roma
2-0
29′ Milinković-Savić, 78′ Immobile
168
4 apr. 2017
Roma — Lazio
3-2
37′ Milinković-Savić, 56′ Immobile
43′ El Shaarawy, 66′, 90′ Salah
169
Serie A 2016-2017
30 apr. 2017
Roma — Lazio
1-3
12′, 85′ Keita, 50′ Basta
45′ (rig.) De Rossi
170
Serie A 2017-2018
18 nov. 2017
Roma — Lazio
2-1
72′ (rig.) Immobile
49′ (rig.) Perotti, 53′ Nainggolan
171
15 apr. 2018
Lazio — Roma
0-0
172
Serie A 2018-2019
29 set. 2018
Roma — Lazio
3-1
67′ Immobile
45′ Pellegrini, 71′ Kolarov, 86′ Fazio
173
2 mar. 2019
Lazio — Roma
3-0
12′ Caicedo, 73′ (rig.) Immobile, 89′ Cataldi
174
Serie A 2019-2020
1º set. 2019
Lazio — Roma
1-1
58′ Luis Alberto
17′ (rig.) Kolarov
175
26 gen. 2020
Roma — Lazio
1-1
34′ Acerbi
28′ Džeko
176
Serie A 2020-2021
15 gen. 2021
Lazio — Roma
3-0
14′ Immobile, 23′, 67′ Luis Alberto
177
15 mag. 2021
Roma — Lazio
2-0
42′ Mkhitaryan, 78′ Pedro
178
Serie A 2021-2022
26 set. 2021
Lazio — Roma
3-2
10′ Milinković-Savić, 19′ Pedro, 63′ Felipe Anderson
41′ Ibañez, 69′ (rig.) Veretout
179
20 mar. 2022
Roma — Lazio
3-0
1′, 22′ Abraham, 40′ Pellegrini
180
Serie A 2022-2023
6 nov. 2022
Roma — Lazio
0-1
29′ Felipe Anderson
181
19 mar. 2023
Lazio — Roma
1-0
65′ Mattia Zaccagni
182
Serie A 2023 -2024
12 Nov 2023
Lazio — Roma
0-0
183
Coppa Italia 2023 – 2024
10 Gen 2024
Lazio — Roma
1-0
51′ ( Rig) Zaccagni
184
Serie A 2023 – 2024
06 Apr 2024
Roma –Lazio
1-0
42′ Mancini
185
Serie A 2024 – 2025
05 Gen 2025
Roma –Lazio
2-0
11′ Pellegrini, 18′ Saelemaekers
186
Serie A 2024 – 2025
13 Apr 2025
Lazio-Roma
1-1
47′ Alessio Romagnoli
69′ Matias Soulè
187
Serie A 2025 – 2026
21 Set 2025
Lazio-Roma
0-1
38′ Pellegrini
188
Serie A 2025-2026
17/05/2026
Roma-Lazio
2-0
39′ Mancini
65′ Mancini
Statistiche generali
Totale
Vittorie Lazio
Pareggi
Vittorie Roma
Reti Lazio
Reti Roma
Serie A
164
42
62
59
157
204
Divisione Nazionale
2
1
0
1
2
2
Totale campionato
165
43
62
59
159
204
Coppa Italia
20
8
3
10
22
24
Totale gare ufficiali
185
51
65
69
181
228
Campionato romano
4
1
2
1
3
2
Amichevoli
4
2
1
1
10
9
Altri incontri
8
4
0
4
9
11
Totale generale
203
58
68
76
203
252
Classifica marcatori:
Giocatore
Squadra
Campionato
Coppa Italia
Campionato Alta Italia 1944
Partite non ufficiali
Totale gare ufficiali
Totale
Dino da Costa
Roma
9
2
0
1
11
12
Francesco Totti
Roma
11
0
0
0
11
11
Marco Delvecchio
Roma
9
0
0
0
9
9
Vincenzo Montella
Roma
7
1
0
0
8
8
Rodolfo Volk
Roma
7
0
0
2
7
9
Silvio Piola
Lazio
6
1
0
0
7
7
Amedeo Amadei
Roma
5
0
1
2
6
8
Ciro Immobile
Lazio
4
2
0
0
6
6
Alejandro Demaría
Lazio
5
0
0
0
5
5
Arne Selmosson
Lazio Roma
5
0
0
0
5
5
Pedro Manfredini
Roma
5
0
0
0
5
5
Giorgio Chinaglia
Lazio
4
1
0
0
5
5
Tommaso Rocchi
Lazio
5
0
0
0
5
5
Fulvio Bernardini
Roma
4
0
0
0
4
4
Raffaele Costantino
Roma
4
0
0
0
4
4
Aldo Puccinelli
Lazio
4
0
0
0
4
4
Vincenzo D’Amico
Lazio
4
0
0
0
4
4
Pavel Nedvěd
Lazio
4
0
0
0
4
4
Roberto Mancini
Lazio
3
1
0
0
4
4
Mirko Vučinić
Roma
4
0
0
0
4
4
Lorenzo Pellegrini
Roma
4
0
0
0
4
4
Hernanes
Lazio
3
1
0
0
4
4
Ernesto Tomasi
Roma
3
0
0
0
3
3
Renzo Burini
Lazio
3
0
0
0
3
3
Humberto Tozzi
Lazio
0
3
0
0
3
3
Orlando Rozzoni
Lazio
3
0
0
0
3
3
Roberto Pruzzo
Roma
3
0
0
0
3
3
Bruno Giordano
Lazio
3
0
0
0
3
3
Rudi Völler
Roma
3
0
0
0
3
3
Abel Balbo
Roma
2
1
0
0
3
3
Giuseppe Signori
Lazio
3
0
0
0
3
3
Antonio Cassano
Roma
2
1
0
0
3
3
Stefano Mauri
Lazio
3
0
0
0
3
3
Aleksandar Kolarov
Lazio Roma
3
0
0
0
3
3
Edin Džeko
Roma
3
0
0
0
3
3
Luis Alberto
Lazio
3
0
0
0
3
3
Sergej Milinković-Savić
Lazio
1
2
0
0
3
3
Felipe Anderson
Lazio
3
0
0
0
3
3
Classifica presenze calciatori
Giocatore
Squadra
Campionato
Coppa Italia
Campionato Italiano Alta Italia 1944
Partite non ufficiali
Totale gare ufficiali
Totale
Francesco Totti
Roma
37
7
0
1
44
45
Daniele De Rossi
Roma
29
2
0
0
31
31
Sergio Santarini
Roma
19
6
0
0
25
25
Guido Masetti
Roma
22
1
0
2
23
25
Giuseppe Wilson
Lazio
19
4
0
0
23
23
Franco Cordova
Roma Lazio
18
5
0
0
23
23
Aldair
Roma
20
2
0
0
22
22
Giuseppe Favalli
Lazio
18
3
0
1
21
22
Paolo Negro
Lazio
16
4
0
1
20
21
Aldo Puccinelli
Lazio
19
1
0
0
20
20
Fulvio Bernardini
Roma
18
1
0
1
19
20
Giacomo Losi
Roma
16
3
0
1
19
20
Ștefan Radu
Lazio
18
2
0
0
20
20
Silvio Piola
Lazio
17
2
0
0
19
19
Vincent Candela
Roma
15
4
0
0
19
19
Marco Delvecchio
Roma
15
2
0
0
17
17
Christian Panucci
Roma
15
2
0
0
17
17
Damiano Tommasi
Roma
13
4
0
0
17
17
Cristian Ledesma
Lazio
15
2
0
0
17
17
Giuseppe Giannini
Roma
15
1
0
0
16
16
Simone Perrotta
Roma
15
0
0
0
15
15
Amedeo Amadei
Roma
14
1
2
1
15
18
Edin Džeko
Roma
12
2
0
0
14
14
Bruno Giordano
Lazio
12
1
0
0
13
13
Cafu
Roma
11
2
0
0
13
13
Angelo Peruzzi
Roma Lazio
13
0
0
0
13
13
Classifica presenze allenatori
Allenatore
Squadra
Campionato
Coppa Italia
Partite non ufficiali
Totale gare ufficiali
Totale
Nils Liedholm
Roma
15
1
0
16
16
Luciano Spalletti
Roma
11
2
0
13
13
Sven-Göran Eriksson
Roma Lazio
9
3
0
12
12
Zdeněk Zeman
Lazio Roma
10
2
0
12
12
Fabio Capello
Roma
10
2
0
12
12
Simone Inzaghi
Lazio
10
2
0
12
12
Juan Carlos Lorenzo
Lazio Roma
9
3
0
12
12
Dino Zoff
Lazio
10
0
1
10
11
Tommaso Maestrelli
Lazio
7
3
0
10
10
Helenio Herrera
Roma
6
4
0
10
10
Luigi Barbesino
Roma
8
1
0
9
9
Classifica derby vinti
Giocatore
Squadra
Vittorie
Francesco Totti
Roma
15
Daniele De Rossi
Roma
14
Fulvio Bernardini
Roma Lazio
11
Guido Masetti
Roma
10
Sergio Santarini
Roma
9
Franco Cordova
Roma Lazio
9
Fabio Capello
Roma
9
Luca Marchegiani
Lazio
8
Damiano Tommasi
Roma
8
Arne Selmosson
Lazio Roma
7
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A soli novanta minuti dal termine del campionato, la classifica Serie A inizia a emettere i suoi verdetti definitivi, accendendo le sfide sia ai vertici che nelle posizioni di rincalzo. Se il discorso Scudetto è già chiuso, la bagarre per l’Europa è più viva che mai, mentre in casa biancoceleste si materializza lo spettro di un disastro sportivo e di programmazione.
Corsa Champions: un altro posto assegnato, Juve nei guai
Diventano solamente due i posti ancora da assegnare nella corsa alla massima competizione europea. Al blocco già blindato da tempo dall’Inter neo-Campione d’Italia, si aggiunge infatti il Napoli: con il netto successo ottenuto sul campo del Pisa, i partenopei conquistano la matematica certezza di un posto nella prossima Champions League.
La situazione rischia invece di complicarsi terribilmente per la Juventus. I bianconeri cadono clamorosamente in casa contro la Fiorentina e, complici i risultati degli altri campi, vengono scavalcati in un colpo solo da Milan, Roma e dal sorprendente Como. La corsa a quattro per gli ultimi due slot è apertissima e si deciderà all’ultimo respiro, con le squadre di Allegri e Gasperini che mantengono due punti di vantaggio sulle formazioni guidate da Fabregas e Spalletti.
Classifica Serie A Il dramma Lazio: cos’è l’incubo Coppa Italia
Per la S.S. Lazio, uscita con le ossa rotte e zero punti dal recente Derby della Capitale, la situazione si fa drammatica. I biancocelesti restano bloccati al nono posto, ma guardano con terrore i risultati delle inseguitrici. Il Bologna ha infatti la grande chance di volare a +4 in questo turno in caso di vittoria contro l’Atalanta.
Se così fosse, per gli uomini di mister Sarri arriverebbe la condanna matematica e definitiva a restare fuori dalle “teste di serie” (le prime otto in classifica). Questo scenario aprirebbe le porte al cosiddetto incubo Coppa Italia: la Lazio sarebbe costretta a iniziare la prossima edizione del torneo nazionale partendo addirittura dai trentaduesimi di finale.
Non si tratta solo di un pesante declassamento in termini di prestigio, ma di un vero e proprio disastro logistico. Giocare i trentaduesimi significa dover scendere in campo per un match ufficiale già intorno a metà agosto. Questo stravolgerebbe completamente il ritiro estivo ad Auronzo di Cadore, costringendo la squadra a forzare la preparazione atletica per arrivare pronta in anticipo, cancellando le amichevoli internazionali di spessore e complicando le rotazioni di un calciomercato che a quel punto sarebbe ancora nel vivo. E senza un cambio di marcia all’ultima giornata, c’è persino il rischio di subire il sorpasso da parte di Udinese e Sassuolo.
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Nicolò Rovella presenta la sfida di Serie A tra Lazio e Genoa nel match program ufficiale biancoceleste.
Un derby amaro, nervoso e deciso dalla supremazia sulle palle inattive. Nella 37ª giornata di Serie A, lo Stadio Olimpico si tinge di giallorosso: Roma-Lazio termina 2-0 al termine di una stracittadina tesa, spigolosa e avara di vere emozioni palla a terra per i biancocelesti.
Ai padroni di casa basta capitalizzare due calci d’angolo per portare a casa i tre punti e aggravare la crisi di risultati della squadra di Sarri, apparsa ancora tramortita dalle scorie della finale di Coppa Italia e fortemente limitata dalle pesanti assenze, come evidenziato già nelle probabili formazioni della vigilia.
Mancini sblocca il match, gol annullato a Dia
La stracittadina fatica a decollare. La prima mezz’ora scivola via tra tanti falli, molta intensità in mezzo al campo e pochissime conclusioni nello specchio. La Lazio cerca di rendersi pericolosa al 30′, quando Dia riesce a spingere il pallone in rete al termine di un’azione insistita, ma la posizione di partenza dell’attaccante senegalese è nettamente irregolare: gol annullato per fuorigioco.
Al 40′ arriva l’episodio che spacca la partita. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Gianluca Mancini svetta più in alto di tutti e indirizza di testa alle spalle del giovane e incolpevole Furlanetto, firmando l’1-0. Il clima si infiamma subito dopo con una rissa tra Cancellieri ed Hermoso, sedata a fatica dall’arbitro Maresca con un doppio giallo.
Ripresa fotocopia: ancora Mancini, poi i rossi a Rovella e Wesley
Nel secondo tempo la squadra di Sarri prova ad alzare il baricentro con l’ingresso di Dele-Bashiru e Maldini. Furlanetto tiene a galla i suoi disinnescando un insidioso calcio di punizione di Dybala e opponendosi a Malen, ma al 66′ il copione si ripete in modo identico. Ancora da calcio d’angolo, Mancini prende l’ascensore, stacca di testa e batte nuovamente il portiere laziale per la doppietta personale che vale il 2-0.
La frustrazione biancoceleste esplode al 70′: un duro scontro tra Maldini e Mancini innesca una violenta rissa che coinvolge tutti gli effettivi in campo. A farne le spese sono Rovella e Wesley, entrambi puniti con il cartellino rosso diretto da Maresca. Nel finale saltano completamente gli schemi: l’ingresso di Isaksen, Pedro e Lazzari non sortisce gli effetti sperati. All’89’ il palo salva la Lazio dal tris firmato dal subentrato Dovbyk, ma al triplice fischio è la Roma di Gasperini a far festa.
Il Tabellino di Roma-Lazio 2-0
Marcatori: 40′ e 66′ Mancini (R)
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini (83′ Ziolkowski), Ndicka (36′ Rensch), Hermoso; Celik, Cristante, El Aynaoui, Wesley; Dybala (88′ Dovbyk), Pisilli (46′ El Shaarawy); Malen (83′ Soulé). Allenatore: Gian Piero Gasperini
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Il momento della verità è arrivato. A sole due giornate dal termine della stagione, la Lazio è chiamata a rialzarsi dalla tremenda delusione per la finale di Coppa Italia persa e deve farlo nella partita più sentita e delicata dell’anno: il Derby della Capitale.
Mister Sarri, però, arriva alla sfida contro i giallorossi di Gasperini con l’infermeria piena e gli uomini contati. Le probabili formazioni di Lazio-Roma riflettono un’emergenza assoluta in quasi tutti i reparti.
Tegola in porta e difesa da inventare
La doccia fredda è arrivata direttamente dalla rifinitura: Motta è out. Il portiere titolare ha accusato un infortunio proprio nelle ultime ore e dovrà lasciare i pali al giovane Furlanetto in una sfida di vitale importanza.
I problemi non finiscono qui. Al centro della difesa peserà tantissimo l’assenza per squalifica di Alessio Romagnoli (espulso nello scorso turno di campionato contro l’Inter). Al suo posto è pronto Provstgaard, che affiancherà un Gila non al 100% della condizione. Sulle corsie esterne è aperto il ballottaggio: Nuno Tavares rischia il posto dopo il grave errore commesso in coppa, con Pellegrini e Lazzari pronti a subentrare. Marusic partirà da destra, ma potrebbe anche scalare sulla fascia opposta in caso di necessità.
Centrocampo incerottato e forfait Zaccagni
La mediana biancoceleste non è messa meglio (mancherà anche Patric, non al meglio fisicamente). L’unica certezza per Sarri risponde al nome di Taylor. Basic è alle prese con un affaticamento e Cataldi è tormentato da una fastidiosa tendinopatia agli adduttori: le chiavi della regia andranno quindi a Rovella, con Dele-Bashiru impiegato nel ruolo di mezzala.
L’emergenza colpisce anche il tridente d’attacco: Zaccagni si ferma per un problema muscolare e salterà la stracittadina. Per sostituirlo c’è un forte pressing di Pedro, anche se le ultime indicazioni vedono favorito Dia al centro dell’attacco, affiancato da Noslin e Isaksen. Dall’altra parte, la Roma si schiererà con il consueto 3-4-2-1 di stampo gasperiniano, con Soulé e Dybala a supporto di Malen.
Lazio Roma: le probabili formazioni
Di seguito le possibili scelte dei due allenatori per l’attesissimo fischio d’inizio delle ore 12:00:
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, N’Dicka, Hermoso; Celik, Cristante, Koné, Wesley; Soulé, Dybala; Malen. Allenatore: Gian Piero Gasperini.
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La S.S. Lazio arriva al derby contro la AS Roma in una situazione che definire complicata forse non basta più. Tra squalifiche, problemi fisici e nuovi infortuni, i biancocelesti si preparano a una delle partite più importanti della stagione in piena emergenza.
E la notizia più clamorosa riguarda la porta: salvo sorprese, sarà Davide Furlanetto a difendere i pali della Lazio nel derby, all’esordio assoluto in Serie A.
Zaccagni ko: assenza pesante ma prevedibile
L’infortunio di Mattia Zaccagni era nell’aria già dalla finale di Coppa Italia contro l’FC Internazionale Milano.
L’esterno biancoceleste era uscito dal campo con il ghiaccio sul ginocchio e le sensazioni non erano positive. Il capitano salterà quindi il derby, privando la Lazio non solo di uno dei giocatori più talentuosi della rosa, ma soprattutto di leadership ed esperienza in una sfida delicatissima.
È vero però che nelle ultime settimane Zaccagni non stava vivendo il suo momento migliore, e per questo Sarri potrebbe affidarsi a Tijjani Noslin sulla fascia sinistra.
Basic fuori, ma il vero problema è il portiere
Anche Toma Bašić resta fuori dai giochi. Il centrocampista era già in dubbio da giovedì e la sua assenza, pur non cambiando radicalmente gli equilibri, riduce ulteriormente le opzioni disponibili a centrocampo.
Ma la vera emergenza è tra i pali.
Con Ivan Provedel fuori da tempo e il secondo portiere fermato da un problema muscolare nelle ultime ore, la Lazio si ritrova improvvisamente senza alternative esperte per il derby.
Tocca a Furlanetto: esordio shock nel derby
Sarà quindi Furlanetto il portiere titolare nella partita più sentita dell’anno.
Una storia incredibile:
fino a poche settimane fa si parlava addirittura di un grave infortunio al ginocchio;
sembrava vicino a un lungo stop;
poi è tornato improvvisamente tra i convocati;
adesso potrebbe ritrovarsi titolare nel derby al suo debutto assoluto in Serie A.
Per il giovane portiere biancoceleste si tratta di una situazione difficilissima: esordire in una stracittadina romana, contro una squadra obbligata a vincere per inseguire la Champions League, rappresenta una pressione enorme.
Emergenza infinita: Lazio decimata
La lista degli assenti continua infatti ad allungarsi:
Alessio Romagnoli squalificato;
Patrick verso il forfait;
Zaccagni e Basic infortunati;
condizioni di Danilo Cataldi ancora da monitorare.
Una situazione che fotografa perfettamente quella che molti tifosi definiscono ormai una “stagione maledetta”.
Cinquantuno infortuni: numeri impressionanti
Il dato che fa più discutere riguarda proprio il numero complessivo degli stop fisici: ben 51 infortuni stagionali.
Un’enormità, soprattutto considerando che la Lazio non ha avuto il peso delle coppe europee nel calendario.
Le critiche verso lo staff medico e la preparazione atletica diventano inevitabili. Perché una serie così lunga di problemi fisici non può essere considerata soltanto sfortuna.
Derby quasi impossibile?
La sensazione attorno all’ambiente biancoceleste è quella di una squadra arrivata al derby in condizioni disperate.
Tra stanchezza fisica, assenze pesanti e un portiere esordiente, la Lazio sembra affrontare la Roma nel momento peggiore possibile.
Eppure il calcio, soprattutto nei derby, spesso sfugge a qualsiasi logica.
Ed è proprio a questo che si aggrappano oggi i tifosi laziali.
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Il fischio d’inizio è fissato per le 12:00 di domenica (in una gara dal clima rovente, vista anche la designazione arbitrale di Maresca), ma per il tifo organizzato biancoceleste il derby della Capitale si giocherà soprattutto fuori dai cancelli dello Stadio Olimpico.
In collegamento ai microfoni di Radio Laziale, i rappresentanti della Curva Nord hanno chiarito in che modo sosterranno la squadra in questa delicata stracittadina, lanciando contemporaneamente un monito durissimo ai giocatori.
L’appuntamento a Ponte Milvio: “Sarà una giornata da laziali”
La scelta della curva rimane coerente con la linea seguita in campionato: nessun ingresso all’Olimpico, ma sostegno incondizionato dall’esterno.
“Lo vivremo come se fosse un derby normale, ma vissuto a Ponte Milvio”, hanno spiegato gli esponenti del tifo organizzato. “Stessi orari, stessi tempi, stesse modalità. Canteremo e inciteremo la Lazio. Staremo tutti insieme, faremo un po’ di goliardia come è nostra consuetudine. Sarà una giornata da laziali”. Il cuore pulsante del tifo si sposterà dunque nel celebre piazzale romano, per far sentire la propria voce a pochi passi dall’impianto.
Il diktat alla squadra: “Vogliamo il veleno in campo”
Dopo le pesanti sconfitte rimediate contro l’Inter in campionato e Coppa Italia, la pazienza della piazza è finita. I tifosi hanno svelato i dettagli del confronto diretto avuto con i calciatori sotto il settore: “È una partita a cui noi teniamo tanto. Ai ragazzi, quando sono venuti sotto la curva dopo l’Inter, abbiamo detto: ‘Adesso avete l’ultima possibilità per riprendere in mano questa stagione'”.
La richiesta per battere la Roma non ammette cali di tensione o atteggiamenti remissivi: “Vogliamo vedere gente con il veleno e che va via dal campo solo se zoppica o se non ce la fa più. Serve tanta lazialità”. Poi, l’ultimatum in vista del mercato estivo: “Noi non saremo lì dentro, ma guarderemo il comportamento di tutti i giocatori. Chi non è degno di questa maglia deve a giugno lasciare il posto a chi si sente ancora di combattere per la Lazio”. Il messaggio a Formello è arrivato forte e chiaro.
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Oltre due anni dopo l’ultima volta, le strade della S.S. Lazio e dell’arbitro partenopeo tornano a incrociarsi. E non accadrà in un palcoscenico qualsiasi, ma nel derby della Capitale. La stracittadina, dopo essere stata spostata in ogni slot orario possibile, si giocherà definitivamente alle ore 12:00 di domenica 17 maggio, sotto la direzione di Fabio Maresca.
Quella tra i biancocelesti e il fischietto campano è una storia lunga e travagliata, costellata di errori, cartellini record e polemiche furiose che hanno portato, in più occasioni, la società a optare per il silenzio stampa.
Un feeling mai nato e il record di cartellini
Per inquadrare il rapporto tra la squadra capitolina e Maresca arbitro del derby, basta scorrere il dato relativo ai cartellini gialli sventolati in faccia ai giocatori laziali. I numeri raggiungono picchi da record: sei ammoniti sia a Udine nel 2018 che in casa contro l’Atalanta nel 2020. Il primato assoluto risale però al maggio 2021, quando nella sconfitta di Firenze i gialli estratti ai danni dei biancocelesti furono addirittura otto, culminati con l’espulsione di Andreas Pereira oltre il novantesimo.
Le scintille, tuttavia, nascono ben prima, fin dall’era pre-VAR: da un fuorigioco inesistente segnalato a Lombardi contro il Crotone (2017), ai due clamorosi rigori negati in Genoa-Lazio (fallo da rosso di Burdisso su Parolo e contatto su Keita). Nemmeno la tecnologia ha placato gli animi: rigori generosi concessi agli avversari, fischi mancati e contatti dubbi in area hanno continuato a scandire le direzioni di Maresca negli anni successivi.
I silenzi stampa: dalle sviste con la Juve al rosso a Lazzari
Il clima si fa rovente a partire dal settembre 2023. Maresca dirige Juventus-Lazio e i bianconeri passano in vantaggio con Vlahovic, ma l’azione è viziata da un contatto dubbio tra Bremer e Immobile e, soprattutto, da un pallone che McKennie sembra trascinare nettamente oltre la linea laterale. Il VAR non chiarisce, la Lazio si infuria e sceglie la via del silenzio stampa.
Pochi mesi dopo, a dicembre, durante la sfida contro l’Inter, la direzione dell’arbitro napoletano si fa ricordare quasi esclusivamente per un’espulsione estremamente fiscale comminata a Manuel Lazzari a ridosso del fischio finale, colpevole di una parola di troppo dopo un evidente fallo subito e ignorato dal direttore di gara.
L’ultima bufera: il caso Fabbian in Lazio-Bologna
L’apice della tensione viene raggiunto il 18 febbraio 2024, data che fino a domenica prossima rimarrà l’ultimo incrocio tra le due parti. All’Olimpico arriva il Bologna e la gara si trasforma in un incubo arbitrale. Nonostante l’iniziale vantaggio di Isaksen, la direzione di Maresca fa infuriare lo stadio.
L’episodio chiave avviene al 34′: il centrocampista Fabbian, già ammonito, si rende protagonista di un plateale step on foot su Immobile. Sarebbe il secondo giallo solare, che lascerebbe gli emiliani in dieci, ma Maresca clamorosamente lascia correre. Pochi secondi dopo, per un intervento molto più lieve, viene invece ammonito Cataldi. Il Bologna ribalta e vince la partita, ma nel post-gara esplode il caos. Il ds Fabiani viene inibito per un mese per contestazioni accese negli spogliatoi e la Lazio entra nuovamente in silenzio stampa, preparando un dossier video sui torti subiti. Lo stesso Maresca ammetterà l’errore su Fabbian, venendo tenuto lontano dalle partite della Lazio per le successive 22 apparizioni in Serie A.
Il desiderio esaudito
Ad agosto 2025, ripercorrendo la sua carriera dopo un intervento chirurgico, lo stesso Maresca aveva rilasciato una dichiarazione profetica: “Torno in autunno. Ho avuto la fortuna di esserci in quasi tutti i big match. Mi manca solo quello di Roma”.
Alla prima occasione utile per l’AIA, il desiderio del direttore di gara è stato esaudito. La speranza di tutto l’ambiente biancoceleste è che domenica non si scriva l’ennesimo capitolo di una saga fatta di sviste clamorose, nervi tesi e silenzi imposti.
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l futuro di Maurizio Sarri continua a essere uno dei temi più caldi del calcio italiano. Dopo una stagione complicata e con la S.S. Lazio fuori dalle competizioni europee, la permanenza del tecnico toscano appare tutt’altro che scontata.
Molto dipenderà dal vertice che andrà in scena a fine stagione con Claudio Lotito, ma intanto attorno a Sarri iniziano già a muoversi club importanti.
Napoli, Sarri è il primo nome di De Laurentiis
La pista più calda porta al SSC Napoli.
Secondo diverse indiscrezioni, Aurelio De Laurentiis avrebbe individuato proprio in Sarri il profilo ideale per il futuro della panchina azzurra, nel caso in cui Antonio Conte decidesse davvero di lasciare Napoli a fine stagione.
Il grande dubbio resta proprio Conte. Anche la scorsa estate sembrava destinato all’addio, con voci insistenti che lo volevano già vicino alla Juventus FC. Alla fine però tutto cambiò improvvisamente.
Adesso lo scenario potrebbe riproporsi, ma con una novità importante: Conte viene accostato addirittura alla panchina della Nazionale italiana.
Se davvero dovesse liberarsi la panchina del Napoli, Sarri rappresenterebbe il candidato numero uno per riportare entusiasmo e identità tattica al club azzurro.
Per l’allenatore della Lazio sarebbe una destinazione molto difficile da rifiutare:
squadra più competitiva;
possibilità concreta di lottare per lo scudetto;
ambiente che lo conosce e lo ama ancora.
Attenzione anche all’Atalanta
Ma il Napoli non è l’unica opzione sul tavolo.
Occhio infatti all’Atalanta BC, dove potrebbe aprirsi una vera rivoluzione tecnica e dirigenziale.
Secondo le indiscrezioni:
Tony D’Amico sarebbe vicino all’addio;
Cristiano Giuntoli sarebbe pronto a diventare il nuovo direttore sportivo;
Giuntoli e Sarri hanno infatti un rapporto eccellente costruito negli anni di Napoli, e proprio Giuntoli vedrebbe nel tecnico toscano il profilo perfetto per aprire un nuovo ciclo a Bergamo.
Curiosamente, anche la scorsa estate Sarri era stato accostato all’Atalanta prima della scelta finale di puntare su Ivan Jurić.
Palladino alla Lazio? L’ipotesi prende quota
L’effetto domino potrebbe coinvolgere direttamente anche la Lazio.
Se Sarri dovesse lasciare Roma per approdare all’Atalanta, uno dei candidati più credibili per raccoglierne l’eredità sarebbe proprio Palladino.
L’allenatore italiano viene considerato un profilo gradito a parte della dirigenza biancoceleste, soprattutto in uno scenario di ridimensionamento economico e di progetto più giovane.
La Lazio rischia di perdere Sarri
Il punto centrale resta uno: oggi Napoli e Atalanta sembrano poter offrire a Sarri più garanzie tecniche rispetto alla Lazio.
La squadra biancoceleste arriva infatti da:
due stagioni consecutive fuori dall’Europa;
una rosa da ricostruire;
un mercato pieno di incognite;
forti tensioni ambientali.
Ecco perché il summit con Lotito sarà decisivo.
Sarri vuole capire:
quali saranno gli investimenti;
quale progetto tecnico avrà davanti;
quali ambizioni avrà davvero la Lazio.
Se non dovessero arrivare rassicurazioni importanti, l’addio potrebbe diventare una possibilità molto concreta.
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La decisione di far giocare il derby tra AS Roma e S.S. Lazio domenica alle ore 12:00 continua ad alimentare polemiche enormi nell’ambiente biancoceleste.
Per molti tifosi laziali, infatti, questa vicenda rappresenterebbe l’ennesima dimostrazione della perdita di peso politico di Claudio Lotito all’interno del calcio italiano.
Sarri aveva avvertito tutti
Dopo la finale di Coppa Italia persa contro l’FC Internazionale Milano, Maurizio Sarri era stato chiarissimo:
“Se si gioca domenica all’ora di pranzo, consiglio a Lotito di non far scendere in campo la squadra.”
Parole fortissime, nate dalla convinzione che far disputare il derby così presto dopo una finale giocata mercoledì rappresenti un enorme svantaggio fisico per la Lazio.
La squadra biancoceleste arriva infatti alla stracittadina con diversi giocatori acciaccati e con meno tempo per recuperare rispetto alla Roma.
La scelta della Prefettura e il comunicato della Roma
La tensione è aumentata ulteriormente quando, dopo il comunicato ufficiale della Roma favorevole alla disputa domenicale all’ora di pranzo, è arrivata la conferma definitiva dell’orario delle 12:00.
Per una parte del tifo laziale, questa sequenza di eventi rappresenterebbe una vera e propria sconfitta politica della Lazio e del suo presidente.
L’idea diffusa è che un tempo Lotito avrebbe avuto un peso molto maggiore nelle decisioni della Lega e delle istituzioni calcistiche, mentre oggi il club biancoceleste sembrerebbe sempre più isolato.
Lotito fuori dalla “stanza dei bottoni”?
Il dibattito non riguarda soltanto il derby.
Secondo molti osservatori vicini all’ambiente laziale, gli ultimi mesi avrebbero certificato un progressivo ridimensionamento politico di Claudio Lotito anche nelle dinamiche di potere del calcio italiano.
Vengono citati:
gli scontri istituzionali;
le tensioni con Giovanni Malagò;
i rapporti con la Lega Serie A;
il crescente peso politico attribuito a figure come Giuseppe Marotta.
Proprio l’abbraccio tra Marotta e Lotito dopo la finale di Coppa Italia ha fatto discutere molti tifosi sui social, diventando quasi il simbolo di un nuovo equilibrio di potere nel calcio italiano.
Il problema vero: la Lazio paga sul campo
Al di là delle polemiche politiche, ciò che preoccupa maggiormente i tifosi è l’impatto sportivo della situazione.
La Lazio arriva al derby:
dopo una finale persa;
con pochi giorni di recupero;
con diversi giocatori non al meglio;
in un clima pesantissimo;
con una squadra fisicamente e mentalmente stanca.
Giocare alle 12:00 viene visto da molti sostenitori biancocelesti come un ulteriore ostacolo in una stagione già molto complicata.
Tifosi esasperati: “La Lazio non conta più”
Il sentimento dominante nel mondo Lazio è quello della frustrazione.
Una parte della tifoseria ritiene che il club abbia perso peso sia sul piano tecnico sia su quello politico, e che oggi non riesca più a difendere i propri interessi nelle sedi che contano.
Per questo il derby di domenica rischia di diventare molto più di una semplice partita: potrebbe trasformarsi nel simbolo definitivo della crisi vissuta dalla Lazio negli ultimi anni.
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Non ci sarà soltanto il vertice tra Maurizio Sarri e Claudio Lotito a decidere il futuro della S.S. Lazio. Le prossime settimane si preannunciano caldissime anche per Angelo Fabiani, figura finita al centro delle critiche dopo la mancata qualificazione europea.
Secondo quanto raccolto dalla redazione, il direttore sportivo biancoceleste avrebbe intenzione di incontrare Lotito al termine della stagione per chiarire il proprio futuro e soprattutto il ruolo che avrà all’interno della società nei prossimi mesi.
Fabiani aspetta un confronto con Lotito
Fabiani è ancora legato alla Lazio da un anno di contratto, ma la situazione appare tutt’altro che definita.
Negli ultimi mesi non sono mancate indiscrezioni relative a possibili interessamenti provenienti da US Salernitana 1919, club dove Fabiani ha lavorato in passato e con cui mantiene un legame storico.
Tuttavia, prima di prendere qualsiasi decisione, il dirigente vuole confrontarsi direttamente con Lotito.
La sensazione è che, dopo il fallimento della stagione e l’esclusione dalle coppe europee, la Lazio sia destinata a una nuova rifondazione tecnica. E Fabiani non vorrebbe affrontare un’altra rivoluzione senza precise garanzie societarie.
Più potere decisionale: la richiesta del direttore sportivo
Il nodo centrale riguarderebbe soprattutto le dinamiche interne di Formello.
Secondo quanto filtra, Fabiani sarebbe intenzionato a chiedere maggiore autonomia operativa e più peso nelle decisioni strategiche legate al mercato e alla costruzione della squadra.
Una richiesta che nasce anche dalle difficoltà vissute negli ultimi mesi, tra contestazioni della tifoseria, risultati negativi e tensioni interne.
Il direttore sportivo potrebbe anche decidere di restare e rinnovare il proprio contratto, ma soltanto davanti a un progetto chiaro e a una fiducia piena da parte della proprietà.
Estate decisiva per la Lazio
L’incontro tra Lotito, Sarri e Fabiani rischia di diventare uno dei momenti più importanti dell’intera estate biancoceleste.
La Lazio dovrà infatti affrontare:
il possibile ridimensionamento economico dopo due anni fuori dall’Europa;
le richieste di cessione di alcuni giocatori;
la necessità di rifondare parte della rosa;
le tensioni sempre più forti con la tifoseria.
In questo scenario, il ruolo del direttore sportivo diventa centrale.
Fabiani vuole capire se avrà davvero la possibilità di costruire una Lazio diversa oppure se continuerà a operare con margini limitati e sotto continue pressioni.
Sarri e Fabiani: destini intrecciati
La situazione di Fabiani si intreccia inevitabilmente con quella di Maurizio Sarri.
Anche l’allenatore, infatti, aspetta garanzie tecniche e progettuali per capire se proseguire o meno il proprio percorso a Roma.
Ecco perché i summit di fine stagione potrebbero ridisegnare completamente il futuro della Lazio.
Perché dopo una stagione fallimentare, il club biancoceleste si trova davanti alla necessità di scegliere una direzione precisa: continuare con l’attuale modello oppure cambiare profondamente struttura e ambizioni.
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La S.S. Lazio ha toccato uno dei punti più bassi dell’era Claudio Lotito. La sconfitta nella finale di Coppa Italia contro l’FC Internazionale Milano ha certificato un dato drammatico: per il secondo anno consecutivo la Lazio resterà fuori da tutte le competizioni europee.
Un evento che non accadeva dai primi anni Novanta.
Ed è proprio questo il dato che spaventa maggiormente l’ambiente biancoceleste: non si tratta più di una stagione storta, ma del rischio concreto di un declino strutturale.
Il modello Lotito entra in crisi
Per oltre vent’anni il modello gestionale di Lotito ha funzionato grazie a un principio preciso: autofinanziamento.
La Lazio spende in base a ciò che incassa. Se arrivano i ricavi europei, il club mantiene un certo livello competitivo. Se quei ricavi spariscono, inevitabilmente anche il mercato si riduce.
Ed è qui che nasce il problema.
Con due anni consecutivi fuori dall’Europa, gli introiti crollano:
niente premi UEFA;
meno sponsor;
meno appeal internazionale;
stadio spesso semivuoto;
riduzione complessiva dei ricavi.
E una squadra che avrebbe bisogno di investimenti pesanti rischia invece di dover fare un mercato al ribasso.
Una rosa da rifondare senza soldi
La Lazio attuale presenta problemi evidenti praticamente in ogni reparto.
Servirebbero:
un centravanti;
un centrocampista;
un terzino;
rinforzi difensivi;
alternative offensive di livello.
In più ci sono situazioni delicate legate a possibili partenze eccellenti, come quella di Mario Gila.
Ma il vero nodo resta sempre lo stesso: senza capitali freschi, come si finanzia una ricostruzione?
Secondo molti tifosi, una società con ambizioni sportive dovrebbe intervenire direttamente investendo denaro nella squadra. Ma il modello Lotito, in oltre vent’anni, non ha mai seguito questa strada.
“Il sistema funziona solo quando vinci”
La critica principale rivolta alla gestione attuale è semplice: il sistema regge soltanto quando arrivano risultati sportivi importanti.
Quando la Lazio:
va in Champions League;
conquista l’Europa League;
vince trofei;
mantiene alti i ricavi;
allora il club riesce a restare competitivo.
Ma quando iniziano due o tre stagioni negative consecutive, il rischio è entrare in un circolo vizioso: meno ricavi → squadra più debole → risultati peggiori → ulteriori perdite economiche.
Ed è esattamente ciò che molti tifosi vedono oggi.
Da Tare a Fabiani: il crollo del mercato
Nel dibattito attorno alla crisi della Lazio è inevitabile il confronto tra Igli Tare e Angelo Fabiani.
Tare è stato spesso criticato durante la sua esperienza biancoceleste, ma viene riconosciuto come dirigente capace almeno occasionalmente di trovare giocatori decisivi con investimenti limitati.
Basti pensare a:
Sergej Milinković-Savić;
Luis Alberto;
Ciro Immobile;
Felipe Anderson.
Con Fabiani, invece, la sensazione diffusa è che la qualità del mercato sia drasticamente peggiorata.
Tra gli acquisti più contestati vengono citati:
Gaetano Castrovilli;
Fisayo Dele-Bashiru;
Daniel Maldini;
Matteo Cancellieri.
Secondo molti sostenitori, l’unico vero colpo importante degli ultimi anni sarebbe stato Kenneth Taylor.
Troppo poco per una squadra che punta a restare stabilmente nelle zone europee.
Lotito davanti a un bivio
Secondo gran parte dell’ambiente laziale, oggi il presidente si trova davanti a una scelta decisiva.
Le strade sarebbero due:
continuare con il modello dell’autofinanziamento, accettando però un progressivo ridimensionamento tecnico;
investire direttamente nella squadra con un aumento di capitale e un mercato più ambizioso.
Il timore di molti tifosi è che senza una svolta immediata la Lazio possa continuare a perdere competitività stagione dopo stagione.
Ecco perché l’estate che sta per arrivare viene vista come una delle più importanti dell’intera era Lotito.
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Per mesi la partnership tra la S.S. Lazio e Polymarket è stata al centro di polemiche e discussioni.
In tanti avevano criticato la scelta del club biancoceleste di legarsi al noto prediction market, sostenendo che si trattasse di una collaborazione controversa, soprattutto per le questioni legate all’autorizzazione della piattaforma in Italia.
Adesso però lo scenario cambia completamente.
L’annuncio ufficiale: Polymarket partner della Serie A
Nelle ultime ore è arrivato l’annuncio destinato a far discutere:
“We’re honored to be named the Exclusive Prediction Market Partner of Serie A.”
Polymarket sarà dunque partner ufficiale esclusivo della Serie A, con integrazione del proprio sistema di probabilità in tempo reale all’interno del campionato italiano.
Una notizia che inevitabilmente riapre il dibattito sulle polemiche nate attorno alla Lazio nei mesi scorsi.
Le critiche alla Lazio e il cambio di narrativa
Quando la Lazio aveva annunciato la partnership con Polymarket, molti osservatori avevano parlato di una scelta discutibile, accusando il club di essersi legato a una realtà non autorizzata sul mercato italiano.
Ora però la stessa piattaforma viene associata direttamente all’intera Serie A.
Ed è qui che nasce la domanda che molti tifosi biancocelesti si stanno facendo: se Polymarket rappresentava un problema per la Lazio, come viene interpretato oggi l’accordo con la Lega Serie A?
Per una parte del mondo laziale, questa vicenda confermerebbe ancora una volta un atteggiamento spesso diverso nei confronti del club biancoceleste rispetto ad altre realtà del calcio italiano.
Innovazione o doppio standard?
L’accordo tra Polymarket e la Serie A viene presentato come un passo innovativo verso il futuro dell’intrattenimento sportivo e dell’analisi delle probabilità in tempo reale.
Ma inevitabilmente riporta alla memoria tutte le critiche rivolte alla Lazio nei mesi precedenti.
Ecco perché la questione rischia di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro mediatico e politico nel calcio italiano.
Perché oggi molti tifosi si chiedono: quello che prima veniva definito un problema, improvvisamente è diventato una risorsa strategica per tutto il campionato?
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Adesso c’è anche la conferma definitiva: il derby tra AS Roma e S.S. Lazio si giocherà domenica 17 maggio alle ore 12:00.
Secondo quanto riportato da Sky Sport, la Prefettura di Roma ha accettato la proposta avanzata dalla Lega Serie A, confermando quindi la scelta di disputare la stracittadina all’ora di pranzo.
Non solo il derby della Capitale: allo stesso orario verranno disputate anche le altre partite decisive nella corsa Champions League, così da garantire contemporaneità nella lotta europea.
Una scelta che continua a far discutere
La decisione ha già acceso forti polemiche, soprattutto in casa Lazio. Dopo la finale di Coppa Italia persa contro l’FC Internazionale Milano, Maurizio Sarri aveva criticato duramente l’organizzazione del calendario, definendo “clamorosi” gli errori nella gestione delle date.
L’allenatore biancoceleste aveva contestato soprattutto l’idea di far giocare una partita così delicata a mezzogiorno e mezzo a fine maggio, in un momento decisivo della stagione e con punti pesantissimi in palio per la qualificazione europea.
Derby decisivo per l’Europa
Il derby arriva infatti in un momento complicatissimo per entrambe le squadre romane. La Lazio cerca punti fondamentali per chiudere al meglio una stagione deludente, mentre la Roma continua la propria corsa verso la Champions League.
Per i biancocelesti, inoltre, la sfida rappresenta anche una possibilità di riscatto emotivo dopo la delusione della finale persa.
L’atmosfera si preannuncia incandescente dentro e fuori dallo Stadio Olimpico, con una città intera pronta a fermarsi ancora una volta per una delle partite più sentite del calcio italiano.
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La sconfitta nella finale di Coppa Italia contro l’FC Internazionale Milano rischia di lasciare strascichi pesantissimi nello spogliatoio della S.S. Lazio. Non soltanto per il risultato, ma soprattutto per la sensazione sempre più diffusa di un club entrato in una fase di evidente ridimensionamento.
Le immagini del post partita hanno colpito profondamente il mondo biancoceleste. Le lacrime di Mattia Zaccagni, la delusione di Danilo Cataldi e la disperazione di Nicolò Rovella raccontano di un gruppo che teneva davvero a regalare un trofeo ai tifosi.
Ma allo stesso tempo emerge un’altra realtà: molti giocatori avrebbero ormai capito che, restando alla Lazio, sarà difficile competere per obiettivi importanti.
Da Gila a Romagnoli: diversi big pensano all’addio
Tra i casi più delicati c’è quello di Mario Gila. Il difensore spagnolo, secondo diverse indiscrezioni, non avrebbe mai realmente aperto al rinnovo di contratto, segnale di una fiducia ridotta nel progetto tecnico biancoceleste.
Ma Gila non sarebbe l’unico nome in bilico.
Anche Alessio Romagnoli, Boulaye Dia e perfino il capitano Zaccagni potrebbero riflettere seriamente sul proprio futuro.
Per Zaccagni il discorso sarebbe anche legato all’età e alla carriera: questo potrebbe rappresentare l’ultimo grande contratto della sua vita calcistica e la possibilità di giocarsi trofei importanti altrove potrebbe diventare concreta.
Il vero problema: sostituire chi parte
Il tema centrale, però, non è soltanto l’eventuale cessione dei giocatori più forti. Nel calcio le partenze fanno parte del gioco. Il problema, secondo una larga fetta della tifoseria, riguarda la capacità della società di sostituirli adeguatamente.
Ed è qui che torna nel mirino Angelo Fabiani.
La critica più pesante riguarda infatti il livello del mercato fatto negli ultimi anni: l’idea diffusa è che a ogni cessione importante siano arrivati giocatori considerati inferiori, contribuendo a un progressivo abbassamento della qualità della rosa.
Da Isaksen a Taylor: nessuno sembra più sicuro
Nemmeno Gustav Isaksen viene considerato incedibile. Dopo una stagione altalenante e una finale molto negativa, anche lui potrebbe essere sacrificato davanti a un’offerta importante.
Ma resta la domanda che si fanno molti tifosi laziali: la società sarebbe davvero in grado di sostituirlo con un giocatore migliore?
Dubbi simili riguardano anche Kenneth Taylor. Arrivato a Roma pensando di entrare in un progetto competitivo, il centrocampista potrebbe ritrovarsi invece in una squadra fuori dall’Europa, contestata e in piena crisi tecnica.
Uno scenario che rischia di allontanare non soltanto i giocatori già presenti, ma anche eventuali futuri acquisti di livello.
Il timore dei tifosi: “La Lazio si sta ridimensionando”
La paura più grande dell’ambiente biancoceleste è che il club stia lentamente perdendo competitività.
I tifosi contestano non solo alcuni giocatori ritenuti non all’altezza, ma soprattutto una strategia societaria vista come insufficiente per mantenere la Lazio stabilmente nelle zone europee.
Nomi come Toma Bašić, Fisayo Dele-Bashiru e Adam Marušić vengono spesso indicati come simboli di una rosa impoverita tecnicamente.
E il timore di molti sostenitori è che il ridimensionamento possa continuare anche nelle prossime stagioni.
Mercato Lazio, estate decisiva
L’estate che attende la Lazio si preannuncia delicatissima. Tra malcontento interno, possibili cessioni eccellenti e una tifoseria sempre più esasperata, il club dovrà decidere che direzione prendere.
Perché perdere giocatori importanti può anche essere fisiologico. Il vero rischio, però, è non riuscire più a sostituirli con calciatori all’altezza.
Ed è proprio questo il nodo che oggi preoccupa maggiormente il mondo Lazio.
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Il 5 agosto 2025, durante un intervento a Radio Radio, il direttore sportivo della S.S. Lazio, Angelo Fabiani, pronunciò parole chiarissime:
“A un eventuale fallimento seguirà un’eventuale dimissione del sottoscritto. Se fallisco me ne vado.”
Oggi, dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro l’FC Internazionale Milano e la certezza matematica dell’esclusione dalle competizioni europee, quelle dichiarazioni tornano inevitabilmente al centro del dibattito.
Per la Lazio si tratta del secondo anno consecutivo senza Europa. Un dato storico pesantissimo. Bisogna tornare ai primi anni Novanta per trovare due stagioni consecutive senza qualificazione europea. Un crollo che certifica il fallimento tecnico e sportivo della gestione recente.
Il bilancio della gestione Fabiani
Fabiani è diventato direttore sportivo della Lazio nel 2023. Da allora, i risultati parlano chiaro:
settimo posto con qualificazione europea conquistata solo nel finale;
sesto posto a pari merito con la ACF Fiorentina ma fuori dall’Europa;
stagione attuale chiusa tra ottavo e nono posto, con esclusione totale dalle coppe.
Numeri lontanissimi da quelli ottenuti dalla Lazio nei tre anni precedenti, quando il club aveva chiuso sesto, quinto e addirittura secondo in classifica.
Ed è proprio questo il punto che fa discutere gran parte della tifoseria: la squadra che Fabiani definì praticamente “senza valore” era riuscita ad arrivare seconda in Serie A, un risultato storico nell’era di Claudio Lotito.
Mercato deludente e rosa ridimensionata
Le critiche principali riguardano soprattutto il mercato. In tre sessioni estive e invernali, la Lazio ha accumulato una lunga serie di operazioni considerate fallimentari.
Da Loum Tchaouna a Gaetano Castrovilli, passando per Fisayo Dele-Bashiru e Daniel Maldini, molti acquisti non hanno inciso come sperato.
Nel frattempo, la squadra si è progressivamente impoverita sul piano tecnico, affidandosi sempre più ai veterani come Pedro Rodríguez e alle fiammate occasionali di Mattia Zaccagni e Gustav Isaksen.
La sensazione diffusa è che la Lazio si sia trasformata in una squadra da metà classifica, lontana dagli standard europei costruiti negli anni precedenti.
Sarri nel mirino? Ma il problema è più profondo
Come spesso accade, dopo una stagione negativa il primo bersaglio rischia di diventare l’allenatore. Anche Maurizio Sarri ha le sue responsabilità, così come le aveva avute Marco Baroni nella stagione precedente.
Ma il punto evidenziato da molti tifosi è un altro: gli allenatori cambiano, il risultato resta identico.
La Lazio continua a fallire l’accesso all’Europa perché il problema, secondo una parte importante dell’ambiente biancoceleste, sarebbe strutturale e dirigenziale.
Lotito principale responsabile?
Secondo molti sostenitori laziali, il principale responsabile resta Claudio Lotito. È lui che ha scelto Fabiani e che ha costruito questo modello gestionale.
La critica più dura riguarda proprio la gestione delle responsabilità: il presidente viene accusato di esporsi nei momenti positivi e sparire invece dopo le sconfitte più pesanti.
Il ridimensionamento della Lazio appare evidente:
dalla lotta Champions;
alla corsa per l’Europa League;
fino all’attuale rischio di chiudere addirittura fuori dalle prime otto.
“Il miracolo era arrivare in finale”
La finale di Coppa Italia persa contro l’Inter viene vista da molti quasi come un miracolo sportivo raggiunto da una squadra con limiti evidenti.
Secondo questa visione, il vero capolavoro non era vincere la finale, ma esserci arrivati.
La differenza tecnica con l’Inter è apparsa netta: da una parte giocatori come Lautaro Martínez, Marcus Thuram e Alessandro Bastoni; dall’altra una Lazio costretta ad affidarsi a giocatori che non sembrano all’altezza di competere stabilmente ad alti livelli.
E ora il rischio è quello di un’estate ancora più complicata, con una squadra da ricostruire e una tifoseria sempre più esasperata.
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La sconfitta contro l’FC Internazionale Milano nella finale di Coppa Italia lascia una ferita profonda in casa S.S. Lazio. Dopo aver rivisto la partita, emerge una sensazione chiara: il divario tecnico tra le due squadre era noto, ma ciò che rende ancora più dolorosa la sconfitta è il modo in cui è arrivata.
L’Inter non ha dominato in maniera schiacciante. Non c’è stata una prestazione storica o irresistibile da parte dei nerazzurri. La differenza l’hanno fatta gli episodi, e soprattutto i clamorosi errori della Lazio.
I due errori che hanno distrutto la finale
La partita si è messa subito in salita per la squadra di Maurizio Sarri. Dopo appena 14 minuti, su un calcio d’angolo, è arrivato l’autogol che ha spianato la strada all’Inter. Un episodio che ha ricordato da vicino quanto accaduto pochi giorni prima in campionato, quando ancora una volta una disattenzione difensiva aveva favorito i nerazzurri.
Nel mirino finisce soprattutto Adam Marušić, protagonista sfortunato dell’autorete e criticato per alcune letture difensive considerate troppo superficiali nei momenti chiave della stagione.
La Lazio ha poi provato a reagire, ma il secondo regalo è stato fatale. Un pallone perso in uscita da Nuno Tavares ha spalancato il contropiede dell’Inter, chiuso senza difficoltà dai nerazzurri per il definitivo colpo alla partita.
Contro una squadra così forte, concedere due gol praticamente senza costruzione offensiva da parte degli avversari diventa imperdonabile.
Una Lazio generosa ma con limiti evidenti
Il grande rimpianto è che, senza quei due errori, la gara sarebbe potuta rimanere in equilibrio almeno fino all’intervallo. Ed era proprio lì che la Lazio sperava di giocarsi le proprie chance.
Nel secondo tempo, infatti, la squadra biancoceleste ha mostrato una reazione d’orgoglio, creando qualcosa in più soprattutto con l’ingresso di Nicolò Rovella. Ma ormai era troppo tardi.
La sensazione è che questa Lazio abbia dato tutto ciò che poteva dare. Anzi, per molti il vero miracolo è stato arrivare fino alla finale di Coppa Italia, superando turni difficilissimi contro avversari come Bologna FC 1909 e Atalanta BC.
Patric e Basic simboli di una rosa giudicata mediocre
Tra i temi più discussi c’è anche la qualità della rosa. La presenza di Patric adattato a centrocampo e di Toma Bašić titolare in una finale viene vista da molti tifosi come il simbolo dei limiti strutturali della squadra.
Basic, che nelle ultime stagioni aveva trovato pochissimo spazio, è diventato improvvisamente centrale nelle rotazioni. Un dettaglio che per parte della tifoseria fotografa perfettamente il livello tecnico attuale della Lazio.
Nonostante questo, la squadra è rimasta in corsa per l’Europa fino alle ultime giornate e ha raggiunto una finale che, sulla carta, sembrava quasi impossibile.
Sarri elogiato: “Ha fatto un miracolo”
Se la rosa viene considerata insufficiente per competere ad alti livelli, molti riconoscono invece enormi meriti a Maurizio Sarri.
L’allenatore biancoceleste viene descritto come il vero artefice del percorso della Lazio: capace di trasformare una squadra giudicata mediocre in un gruppo competitivo, arrivato a giocarsi un trofeo nazionale contro la squadra più forte d’Italia.
La finale persa contro l’Inter, quindi, non cancella quanto fatto durante la stagione, ma riapre inevitabilmente il dibattito sul futuro del club e sulla necessità di alzare il livello tecnico della rosa.
Tifosi Lazio da applausi
Unica nota totalmente positiva della serata è stata ancora una volta la risposta del pubblico laziale. I tifosi biancocelesti hanno sostenuto la squadra fino alla fine, dimostrando attaccamento e passione nonostante la delusione finale.
La sensazione, però, è che questa tifoseria meriti una squadra più competitiva e ambiziosa, capace di evitare errori così pesanti nelle partite che contano davvero.
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Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.
La finale di Coppa Italia persa contro l’Inter lascia amarezza in casa S.S. Lazio. Al termine della partita, il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha analizzato la sconfitta ai microfoni di SportMediaset, parlando non solo della gara ma anche del futuro della squadra, delle condizioni dei giocatori, del derby contro la AS Roma e delle forti polemiche legate al calendario.
Sarri analizza Lazio-Inter: “Abbiamo fatto tutto da soli”
L’allenatore della Lazio ha spiegato come la squadra avesse preparato la partita scegliendo un atteggiamento meno aggressivo nella prima fase del match, nel tentativo di gestire meglio le energie contro un’Inter partita fortissimo.
Secondo Sarri, però, il piano tattico è stato compromesso dagli errori individuali:
“Nel primo tempo, molto ordinato, abbiamo fatto tutto da soli: gli abbiamo regalato praticamente tutti e due i gol.”
Il tecnico ha fatto riferimento alle palle perse da Nuno Tavares e Mario Gila, episodi che hanno indirizzato la finale verso i nerazzurri. Pur riconoscendo la superiorità tecnica dell’Inter, Sarri ha sottolineato come la gara avrebbe potuto prendere una piega differente senza quei regali difensivi.
“Mi interessa la Lazio, non il mio futuro”
Nel post partita Sarri ha anche parlato del proprio futuro, evitando però di entrare nel merito delle voci che circolano attorno alla sua permanenza sulla panchina biancoceleste.
“Del mio futuro stasera che mi importa? Stasera mi interessa della Lazio.”
L’allenatore ha evidenziato soprattutto la delusione vissuta nello spogliatoio e il dispiacere per i tifosi laziali, tornati numerosi a sostenere la squadra in una finale molto attesa.
Nonostante la sconfitta, Sarri ha rivendicato il percorso fatto dalla Lazio in Coppa Italia, ammettendo però che l’Inter si è dimostrata superiore.
Le condizioni di Rovella e Cataldi
Spazio anche alle scelte di centrocampo. Sarri ha spiegato che Nicolò Rovella non è ancora al massimo della condizione fisica dopo essere rimasto fermo per gran parte della stagione.
L’obiettivo dello staff tecnico era averlo disponibile anche in caso di tempi supplementari, motivo per cui è stata gestita con cautela la sua presenza in campo.
Problemi fisici anche per Danilo Cataldi, sostituito all’intervallo per un indurimento al polpaccio.
Derby Roma-Lazio e caos calendario
Uno dei temi più caldi affrontati da Sarri riguarda il derby tra Lazio e Roma, ancora senza una data ufficiale certa.
L’allenatore ha puntato il dito contro la gestione del calendario da parte della Lega Serie A, criticando la sovrapposizione con eventi come l’ATP di Roma e il derby di Torino.
“C’è una serie di errori clamorosi.”
Sarri ha definito assurda l’ipotesi di giocare una partita così importante a mezzogiorno e mezzo a fine maggio, considerando il peso economico e sportivo della sfida nella corsa europea.
Protesta durissima: “Se fossi il presidente non presenterei la squadra”
Molto forti anche le dichiarazioni finali del tecnico biancoceleste, che ha ironizzato sulla possibilità di non presentare la squadra in segno di protesta contro l’organizzazione del calendario.
Sarri ha accusato il sistema di voler normalizzare una situazione che, a suo giudizio, normale non è:
“Questo non è calcio, questa è un’altra cosa.”
Parole che certificano tutta la tensione vissuta in casa Lazio dopo la finale persa contro l’Inter e in vista di un derby che potrebbe risultare decisivo per il futuro europeo del club.
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Il sogno si infrange sul prato dello Stadio Olimpico. La Finale di Coppa Italia sorride all’Inter, che dopo aver conquistato lo Scudetto alza al cielo anche la coppa nazionale, superando la Lazio con un secco 2-0. Per i biancocelesti, guidati in panchina da Marco Ianni, si chiude con una profonda delusione un percorso che aveva illuso un intero popolo. Dopo il recente scivolone in campionato sempre contro i nerazzurri, la Lazio non riesce a trovare la forza per vendicarsi nell’appuntamento più importante dell’anno.
Autogol di Marusic e raddoppio di Lautaro: primo tempo da incubo
La gara si sblocca subito a favore della squadra di Chivu, complice anche tanta sfortuna. Al 14′, sugli sviluppi del primo calcio d’angolo del match battuto da Dimarco, Thuram devia e la carambola finisce addosso a Marusic, che infila involontariamente il proprio portiere Motta. L’autogol taglia le gambe alla Lazio, che prova timidamente a reagire con Noslin e Isaksen, ma sbatte contro l’attenta retroguardia milanese.
Al 35′ arriva la doccia gelata che compromette definitivamente la finale. Un grave errore in fase di uscita di Nuno Tavares spalanca la strada a Dumfries: l’olandese serve Lautaro Martinez, che da due passi non deve fare altro che depositare in rete il gol del 2-0.
Reazione sterile e nervosismo nel finale
Nella ripresa, mister Ianni prova a scuotere i suoi inserendo Rovella, Cancellieri, Dia e Pedro per dare nuova linfa alla manovra offensiva. I biancocelesti alzano il baricentro e provano a spingere, ma la produzione offensiva è sterile. L’occasione più ghiotta capita sui piedi di Boulaye Dia al 75′: innescato da una grande giocata di Lazzari, l’attaccante si presenta solo davanti a Martinez ma si fa ipnotizzare dall’uscita del portiere.
Con il passare dei minuti sale la frustrazione e all’84’ si accende una rissa in campo che coinvolge Pedro, Zaccagni (dalla panchina) e Dimarco, tutti sanzionati dall’arbitro Guida. Nonostante gli assalti disperati nei minuti di recupero, supportati anche dai dati statistici della Lega Serie A, l’Inter fa muro e gestisce il doppio vantaggio fino al triplice fischio. Il trionfo è nerazzurro; per la Lazio restano solo i rimpianti.
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L’attesa è finalmente terminata. Dalla sala stampa dello Stadio Olimpico, è andata in scena l’attesissima conferenza Sarri Lazio Inter, ultimo atto prima della finalissima in programma domani sera. Il tecnico biancoceleste ha caricato a molla l’ambiente, analizzato i numerosi dubbi di formazione e mandato un messaggio d’amore a una squadra che, pur tra mille criticità, è arrivata a giocarsi l’ambito trofeo nazionale.
Il riscatto e i dubbi a centrocampo: le condizioni Cataldi
Il brutto scivolone rimediato pochi giorni fa in campionato brucia ancora e il Comandante non usa mezzi termini per descriverlo: “Sabato abbiamo fatto una prestazione del c*o, non abbiamo mai aggredito. I dubbi di formazione? Dopo l’ultima gara ne ho otto o nove, abbiamo fatto talmente male a livello collettivo che non è nemmeno il caso di guardare ai singoli”. In mezzo al campo, i fari sono tutti puntati sulle condizioni Cataldi: “Ha fatto il suo primo allenamento stamattina. Le condizioni fisiche sono un conto, l’efficienza in campo è un’altra visto che nell’ultimo mese non si è mai allenato con regolarità”.
L’orgoglio del mister e l’infortunio Pedro
Sull’approccio alla gara che vale la Coppa Italia, Sarri chiede un’impresa emotiva prima ancora che tattica: “Se la mentalità è quella di sabato, la tattica non conta nulla. Dobbiamo dimenticare l’ultima partita, preparare qualcosa di diverso e crederci fino alla follia”. Poi traccia un bilancio sul percorso: “Sono orgoglioso dell’atteggiamento della squadra, ha attraversato il deserto senza acqua e non ha mai mollato. Abbiamo fatto fuori club di altissimo livello, meritiamo di essere qui e siamo migliori rispetto a inizio stagione”.
Per scardinare la difesa di Chivu, definita da Sarri “la squadra nettamente più forte”, ci sarà bisogno dell’esperienza dei veterani, nonostante l’infortunio Pedro abbia tenuto lo staff col fiato sospeso: “Pedro è stato acciaccato fino a stamattina, ma oggi ha lavorato e per domani penso sia a disposizione. È uno specialista, segna nell’80% delle finali che gioca: spero tiri fuori tutto quello che ha”.
Il fattore Olimpico: tornano i tifosi Lazio
La vera spinta per l’impresa, però, arriverà dagli spalti. Dopo mesi di protesta e di assenza, i tifosi Lazio torneranno a riempire l’impianto capitolino per spingere l’undici biancoceleste verso la gloria: “Andare a fare il riscaldamento negli ultimi tempi è stato deprimente. Il ritorno della nostra gente ci aiuterà tantissimo sull’approccio mentale e sulla cattiveria agonistica. Non so quanti punti ci sia costata la loro assenza in questi mesi, ma qualcosa ci è costato di sicuro”.
Sarri insegue il suo primo trofeo romano per cancellare le finali perse in passato: “Ho perso due coppe, in Italia e in Inghilterra contro il City al settimo rigore. È un grande rimpianto. Questa vittoria non mi cambierebbe la vita, ma voglio dare una soddisfazione enorme ai miei ragazzi e al pubblico”.
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Il silenzio, a volte, può fare più rumore di un comunicato stampa. Ed è proprio ciò che sta accadendo attorno a Claudio Lotito dopo il servizio andato in onda su Report, trasmissione Rai che ha dedicato un’inchiesta molto dura al presidente della S.S. Lazio.
A sorprendere molti osservatori non è stato soltanto il contenuto del programma, ma soprattutto l’assenza totale di una risposta ufficiale da parte della Lazio o dello stesso Lotito. Nessun comunicato, nessuna nota, nessuna dichiarazione pubblica. Un atteggiamento che ha inevitabilmente acceso il dibattito all’interno dell’ambiente biancoceleste.
Il punto centrale della discussione riguarda proprio la natura del servizio televisivo. Secondo molti tifosi e opinionisti, infatti, l’inchiesta non avrebbe colpito direttamente la Lazio come club sportivo, bensì la figura di Claudio Lotito sotto diversi aspetti: il ruolo politico, l’attività imprenditoriale e la gestione della società biancoceleste.
Nel corso della trasmissione sarebbero stati affrontati temi legati alle società riconducibili al presidente laziale, alla sua attività istituzionale e ad altre vicende personali e imprenditoriali. Proprio per questo, diversi osservatori si aspettavano una replica immediata e molto dura da parte del patron biancoceleste.
Anche perché negli ultimi anni la comunicazione della Lazio è spesso intervenuta pubblicamente anche su questioni molto meno pesanti. In passato il club ha pubblicato comunicati contro opinionisti, account social, dichiarazioni di giocatori o persino contro alcune uscite di Maurizio Sarri sugli arbitri.
Ed è proprio questo precedente che oggi alimenta le domande. Perché nessuna risposta davanti a un’inchiesta di Report, programma seguito a livello nazionale e capace di generare enorme attenzione mediatica?
Secondo alcuni, il silenzio potrebbe rappresentare una precisa strategia comunicativa. L’obiettivo sarebbe quello di non amplificare ulteriormente il caso, evitando di alimentare nuove polemiche attorno alla vicenda.
Per altri invece il mancato intervento sarebbe legato alla difficoltà di controbattere nel merito ai contenuti trasmessi dalla Rai. Una lettura che, inevitabilmente, ha acceso ulteriori polemiche tra i tifosi.
Il tema arriva inoltre in un momento già molto delicato per la Lazio. La contestazione di una parte della tifoseria verso Lotito continua ormai da tempo, con numeri dello stadio spesso al centro delle discussioni e una stagione giudicata da molti inferiore alle aspettative iniziali.
In questo clima, il servizio di Report è stato percepito da diversi tifosi come un ulteriore colpo all’immagine del presidente biancoceleste.
Ma non è tutto. A sorprendere è stato anche il modo in cui parte dell’ambiente laziale avrebbe trattato la vicenda. Alcuni si aspettavano approfondimenti, editoriali e dibattiti accesi nelle radio e nei siti vicini al mondo Lazio. Invece, secondo diversi commentatori, il tema sarebbe stato affrontato solo marginalmente, quasi con la volontà di spostare rapidamente l’attenzione altrove.
Una scelta che ha generato ulteriori critiche. Perché anche chi ritiene il servizio di Report scorretto o incompleto, sostengono alcuni tifosi, dovrebbe comunque entrare nel merito delle accuse e contestarle pubblicamente punto per punto.
Nel frattempo, il silenzio continua. E con la finale di Coppa Italia alle porte, appare difficile immaginare prese di posizione ufficiali nelle prossime ore.
Resta però una domanda destinata a dividere ancora l’ambiente Lazio: il mancato intervento di Lotito è una semplice strategia per spegnere il caso oppure un segnale di difficoltà davanti alle accuse sollevate da Report?
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l derby tra A.S. Roma e S.S. Lazio si giocherà domenica prossima alle 12:30. Una scelta che ha già fatto discutere tifosi e addetti ai lavori, ma che ora trova la spiegazione ufficiale direttamente dalle parole dell’amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo.
Intervenuto durante la trasmissione “La Politica nel Pallone” su Gr Parlamento-Radio Rai, De Siervo ha chiarito i motivi dietro questa decisione, legata soprattutto alla necessità di trovare un equilibrio tra sicurezza, calendario e contemporaneità delle partite nelle ultime giornate di campionato.
“Cercando di tenere insieme tutte le esigenze, dall’ordine pubblico alla finale degli Internazionali di tennis fino alla contemporaneità prevista per le ultime due giornate, sono convinto che la soluzione delle 12:30 possa contemplare l’interesse di tutti”, ha spiegato il dirigente.
Una scelta quindi fortemente condizionata anche dagli Internazionali d’Italia di tennis, che proprio domenica vivranno la finalissima a Foro Italico. La contemporanea presenza di due eventi giganteschi nella Capitale ha obbligato la Lega a studiare una soluzione che limitasse al massimo i problemi logistici e di ordine pubblico.
De Siervo ha poi bocciato categoricamente le ipotesi alternative circolate nelle ultime ore, come quella di giocare il derby lunedì sera.
“Alcune proposte erano fantasiose o impraticabili, perché avrebbero coinvolto centinaia di migliaia di persone in un giorno feriale”, ha sottolineato.
L’ad della Lega ha inoltre ribadito l’importanza della contemporaneità nelle ultime giornate di Serie A, definendola fondamentale “per proteggere la regolarità del campionato”.
L’ufficialità del programma completo della 37ª giornata dovrebbe arrivare nella giornata di domani.
Finale Coppa Italia: omaggio speciale a Sinisa Mihajlovic
Nel corso dell’intervento, De Siervo ha annunciato anche un momento molto emozionante previsto prima della finale di Coppa Italia tra S.S. Lazio e Inter, in programma mercoledì 13 maggio alle ore 21.
Prima del calcio d’inizio ci sarà infatti un tributo dedicato a Sinisa Mihajlovic, indimenticata bandiera sia della Lazio che dell’Inter.
“Vieri e Boksic porteranno la Coppa e ci sarà un bellissimo ricordo di Sinisa Mihajlovic, grande giocatore di Lazio e Inter e allenatore a cui pensiamo spesso”, ha dichiarato De Siervo.
Un momento che si preannuncia carico di emozione per tutto il mondo del calcio italiano e soprattutto per i tifosi biancocelesti, che ancora oggi conservano un legame fortissimo con Mihajlovic.
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Una maglia, tre candidati e tantissimi dubbi. In vista della sfida contro l’Inter, la S.S. Lazio si ritrova ancora una volta a fare i conti con l’emergenza in cabina di regia. Maurizio Sarri deve sciogliere uno dei nodi più delicati della partita: chi guiderà il centrocampo biancoceleste davanti alla difesa?
Sul tavolo ci sono tre nomi: Patric, Danilo Cataldi e Nicolò Rovella. Tre opzioni diverse, ma accomunate da un problema importante: nessuno è al massimo della condizione fisica. Eppure tutti, in questo momento della stagione, vengono considerati fondamentali.
Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, prende sempre più quota l’idea di una vera e propria staffetta durante il match. Un piano studiato per gestire energie, tenuta fisica e caratteristiche tecniche contro una squadra intensa e aggressiva come l’Inter.
Il dato che salta subito all’occhio racconta perfettamente la stagione vissuta dalla Lazio in quella zona di campo. Nelle due precedenti sfide stagionali contro i nerazzurri, Sarri ha già cambiato due volte il regista titolare: all’andata in campionato toccò a Cataldi, mentre al ritorno fu Rovella a prendere in mano la squadra. Adesso potrebbe addirittura arrivare una terza soluzione diversa con Patric adattato davanti alla difesa.
Un segnale chiarissimo di quanto il ruolo sia stato instabile durante l’anno. Tra problemi fisici, squalifiche e ricerca continua di equilibrio, Sarri è stato costretto più volte a reinventare il centrocampo, cercando nuove soluzioni per mantenere identità e qualità nella costruzione del gioco.
E proprio per questo l’ipotesi staffetta appare oggi la più concreta. L’idea sarebbe quella di partire con un giocatore capace di garantire ordine e copertura nei primi minuti, lasciando poi spazio a un cambio programmato nella ripresa per inserire energie fresche e una gestione diversa del pallone.
Chi partirà dal primo minuto avrà un compito pesantissimo: reggere la pressione del centrocampo interista, dare equilibrio alla squadra e mantenere lucidità nelle uscite dal basso. Chi entrerà, invece, dovrà cambiare ritmo alla partita, portando dinamismo e magari anche una giocata capace di rompere gli equilibri.
Nel frattempo però le notizie che arrivano da Formello non fanno sorridere Sarri. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del Messaggero, infatti, filtra poca fiducia sulle condizioni di Danilo Cataldi. Il centrocampista si sarebbe fermato nuovamente durante l’allenamento a causa della solita pubalgia, problema che continua a tormentarlo da settimane.
Una situazione che resta quindi tutta da monitorare nelle prossime ore e che potrebbe influenzare in maniera decisiva le scelte finali della Lazio per la super sfida contro l’Inter.
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Il 10 maggio 2026, le telecamere di Report tornano a scuotere i palazzi del potere con l’inchiesta “Il bunker del Presidente” . Firmato da Luca Chianca , con la collaborazione di Alessia Marzi e le immagini di Alfredo Farina , il servizio solleva il velo su un intreccio opaco che vede protagonista Claudio Lotito . Da una parte, il Senatore di Forza Italia , protagonista della politica romana e nazionale; dall’altra, il Presidente della S.S. Lazio , amministratore di un impero economico che spazia dal calcio ai servizi. Al centro dell’indagine non c’è solo un uomo, ma un vero e proprio “sistema”: una documentata ricostruzione che mette in dubbio la trasparenza delle operazioni immobiliari e, soprattutto, la reale tenuta di un modello finanziario dove i confini tra le società del gruppo appaiono pericolosamente labili.
2. Il “Bunker” di Via di Porta Latina: Anomalie Architettoniche
Nel cuore della Capitale, in via di Porta Latina , sorge una delle proprietà più preziose e controverse di Claudio Lotito . Si tratta di un complesso immobiliare situato in un’area dal valore storico inestimabile, a pochi metri di distanza dalle mura aureliane . Proprio questa vicinanza impone vincoli paesaggistici e di tutela monumentale tra i più severi d’Italia. Eppure, l’indagine di Report ha portato alla luce un quadro inquietante di irregolarità:
Il contrasto monumentale: La presenza di interventi edilizi in un’area sottoposta a vincolo assoluto di rispetto per la vicinanza alle mura aureliane, dove ogni minima modifica richiederebbe autorizzazioni ferree.
La ricostruzione documentata: L’individuazione, attraverso documenti e rilievi, di anomalie architettoniche che stridono con la natura dei permessi concessi per il complesso.
Il silenzio istituzionale: Le zone d’ombra riguardanti la regolarità dei processi edilizi, su cui l’inchiesta ha cercato di fare luce interrogando le autorità preposte.
3. Ambizioni Internazionali e Infrastrutture: NYSE e Stadio Flaminio
Mentre le mura di via di Porta Latina sollevano dubbi architettonici, Claudio Lotito lancia la sua sfida globale. La S.S. Lazio ha infatti avviato le procedure amministrative per una storica quotazione sulla borsa di New York, il NYSE . A questo si aggiunge l’ambizioso annuncio del restauro dello Stadio Flaminio , un’operazione che trasformerebbe un monumento dell’architettura sportiva nella nuova casa del club.Ma come può un club appesantito da un elevato livello di spesa sognare Wall Street e, contemporaneamente, farsi carico di un restauro monumentale dai costi esorbitanti? È il paradosso di un sistema che Report ha cercato di scardinare: l’analisi giornalistica suggerisce che queste manovre potrebbero non essere semplici progetti di espansione, ma strategie per dare ossigeno a un bilancio in perenne tensione. La fattibilità di tali operazioni appare infatti legata a doppio filo alla salute economica del club, che oggi sembra più un miraggio che una solida realtà.
4. Analisi dei Bilanci: L’Impatto del “Gruppo Lotito” sulla Lazio
Il cuore del problema risiede nei conti. Se la S.S. Lazio spende molto, la domanda che sorge spontanea è: per chi spende davvero? L’inchiesta di Luca Chianca evidenzia come la sostenibilità finanziaria della squadra sia minata dall’incidenza delle altre società facenti capo al gruppo Lotito . Il club biancoceleste non sarebbe solo una società sportiva, ma un perno finanziario su cui gravitano le altre attività del Senatore, che incidono pesantemente sui bilanci della squadra.
Obiettivi Dichiarati
Criticità Rilevate da Report
Quotazione al NYSE
Fragilità dei requisiti di solidità necessari per l’accesso ai mercati internazionali a causa dei debiti infragruppo.
Restauro Stadio Flaminio
Sostenibilità economica compromessa dall’elevato livello di spesa corrente della società.
Sostenibilità del Modello
Forte incidenza negativa delle altre aziende del Gruppo Lotito che gravano sui bilanci della S.S. Lazio.
5. Conclusioni: Gli Interrogativi Aperti
L’inchiesta si chiude con un quadro denso di nubi. Se il “bunker” di via di Porta Latina rappresenta il simbolo fisico di una gestione opaca, i bilanci della S.S. Lazio ne sono la controparte contabile. Restano sul tavolo le risposte del Municipio I di Roma , chiamato a chiarire se e come siano state autorizzate le anomalie riscontrate da Report .La gestione finanziaria di Claudio Lotito si conferma un labirinto dove politica, calcio e interessi immobiliari si sovrappongono costantemente. Il futuro della S.S. Lazio e la realizzazione dei suoi ambiziosi progetti dipenderanno dalla capacità di dimostrare che il club è un’entità solida e indipendente, e non solo un ingranaggio di un sistema più ampio e fragile. Resta da capire se le istituzioni avranno la forza di pretendere quella trasparenza che, fino a oggi, sembra essere rimasta fuori dai cancelli di via di Porta Latina.
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Sarri | Cancellare le scorie del campionato e azzerare la paura. L’imperativo in casa biancoceleste è chiaro: il pesante 0-3 subito all’Olimpico (qui la cronaca della sconfitta contro l’Inter) deve essere archiviato immediatamente. La finalissima di Coppa Italia, in programma sempre contro i nerazzurri il 13 maggio, non ammette cali di tensione o strascichi psicologici.
Per questo motivo, alla ripresa degli allenamenti nel centro sportivo di Formello, l’allenatore ha voluto guardare subito negli occhi i suoi giocatori.
Il discorso di Sarri: “Nessuna scoria, facciamo vedere chi siamo”
Il tecnico toscano aveva già evidenziato in conferenza stampa i difetti di approccio della squadra, ma nel chiuso dello spogliatoio ha voluto toccare le corde dell’orgoglio. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna de Il Messaggero, il discorso di Sarri alla Lazio è stato un mix tra strigliata e forte motivazione:
“Ci siamo fatti male da soli con quell’approccio moscio, ma non deve restare nessuna scoria”, ha ribadito l’allenatore ai giocatori. “Sarà un’altra partita. Non voglio mai più vedere quella paura negli occhi, con la testa abbiamo dimostrato di poter fare tutto”.
L’atto finale: raccogliere i frutti di una stagione
L’invito è a ritrovare la consapevolezza nei propri mezzi, gettando il cuore oltre l’ostacolo in quella che sarà la notte più importante dell’anno. “Abbiamo lottato una stagione, facciamo vedere davvero chi siamo”, ha concluso il Comandante.
Dopo mesi di battaglie, infortuni e sacrifici (con l’ulteriore emergenza difesa dovuta all’espulsione di Romagnoli), la Lazio ha l’occasione di alzare un trofeo. Serve coraggio: la rincorsa parte da Formello.
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Nuove polemiche attorno al progetto Stadio Flaminio targato S.S. Lazio. L’ultima puntata di Report ha infatti acceso i riflettori sul piano di riqualificazione promosso da Claudio Lotito, sollevando diversi interrogativi sui finanziamenti previsti, sui capitali disponibili e sull’intera sostenibilità economica dell’operazione.
I dubbi sui conti del progetto
Nel corso dell’inchiesta televisiva si è parlato in particolare delle dichiarazioni di Lotito relative ai futuri risparmi economici della Lazio. Secondo il presidente biancoceleste, dal novembre 2027 il club risparmierebbe circa 30 milioni di euro grazie all’abbattimento di debiti preesistenti.
Una cifra contestata dal giornalista economico-finanziario Giulio Dragoni, intervenuto durante la trasmissione:
“Questa cifra è sorprendentemente alta perché nel bilancio della Lazio non c’è un costo così alto per pagare i debiti”.
Secondo Dragoni, il reale risparmio annuale sarebbe vicino ai 6 milioni di euro e non ai 30 indicati dal patron biancoceleste.
Il nodo dei finanziamenti
L’inchiesta si concentra poi sulla struttura economica del progetto Flaminio. Sempre secondo quanto emerso durante la trasmissione, Lotito metterebbe direttamente circa 10 milioni su un costo complessivo stimato di 480 milioni di euro.
Nel piano finanziario comparirebbero inoltre:
75 milioni di finanziamenti soci;
25 milioni di contributi pubblici;
284 milioni di finanziamenti esterni;
45 milioni di crediti IVA.
Proprio sui 75 milioni destinati ai soci si concentrano ulteriori dubbi:
“Se deve mettere 75 milioni Lotito, o una sua società, dove prende questi soldi? Perché oggi questi capitali non ci sono”, ha sottolineato Dragoni.
Un altro punto critico riguarderebbe i flussi finanziari previsti nei primi anni della gestione dell’impianto. Secondo l’inchiesta, il piano parlerebbe di circa 66 milioni nei primi anni successivi all’avvio del progetto, mentre gran parte dei costi dovrebbero essere sostenuti già durante la fase di costruzione.
La questione dell’Avvocatura di Roma
Nel servizio di Report si affronta anche il tema relativo al presunto via libera dell’Avvocatura capitolina sul diritto di superficie del Flaminio per 99 anni.
Secondo quanto raccontato, alcuni tifosi guidati da Alfredo Parisi, presidente di FederSupporter e storico azionista Lazio, avrebbero scritto direttamente al Comune di Roma ricevendo una risposta differente rispetto alle notizie circolate nei mesi precedenti.
L’Avvocatura, tramite PEC, avrebbe infatti precisato di non aver espresso alcun parere ufficiale e di non aver ricevuto alcun piano definitivo presentato dalla Lazio in quel momento.
Il caso Borsa e Nasdaq
L’inchiesta ha poi toccato anche il tema legato all’andamento del titolo Lazio in Borsa.
Il giornalista Stefano Greco ha raccontato di aver ricevuto la visita dei carabinieri dopo aver annunciato sui social la pubblicazione di alcuni documenti riguardanti il progetto Flaminio.
Secondo quanto emerso, il titolo della Lazio sarebbe successivamente salito in coincidenza con le notizie relative allo stadio e alle indiscrezioni legate a un possibile approdo del club al Nasdaq americano.
Report sottolinea inoltre come il valore del titolo abbia registrato una crescita significativa in diversi momenti chiave:
dopo le indiscrezioni sul Flaminio;
dopo il deposito dei documenti in Campidoglio;
durante le voci relative al Nasdaq.
Attesa per i prossimi passaggi
A chiudere il servizio è stato Sigfrido Ranucci, che ha ricordato come il Campidoglio sia ora chiamato a valutare gli ultimi documenti presentati dalla Lazio.
Tra i temi ancora aperti restano:
il piano parcheggi;
il sistema navette;
la conferenza dei servizi;
il progetto definitivo di ristrutturazione.
Essendo il Flaminio un bene di interesse pubblico, il piano dovrà inoltre ottenere anche il via libera della Soprintendenza speciale, passaggio che potrebbe risultare decisivo per il futuro dell’intera operazione.
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La Lazio continua a guardare con grande attenzione al mercato internazionale e tra i giovani talenti finiti nel radar biancoceleste c’è anche Kaique Kenji, gioiello classe 2006 del Cruzeiro Esporte Clube.
Il giovane attaccante ha nuovamente fatto parlare di sé nell’ultima sfida contro il Esporte Clube Bahia, risultando decisivo nella vittoria del Cruzeiro per 1-2. Entrato in campo all’inizio del secondo tempo, Kenji ha cambiato completamente il volto della partita con una giocata da autentico fuoriclasse.
Gol spettacolare e talento puro
Il talento brasiliano-giapponese ha firmato il gol decisivo con una giocata che ha immediatamente acceso l’entusiasmo dei tifosi: doppio passo, rientro sul mancino e conclusione a giro imprendibile. Una rete che ha confermato ancora una volta tutto il potenziale di uno dei prospetti più interessanti del calcio sudamericano.
Le sue qualità tecniche, unite alla personalità mostrata nonostante la giovane età, stanno attirando sempre più attenzioni anche in Europa.
Lazio già sulle sue tracce
La Lazio, secondo le ultime indiscrezioni, starebbe seguendo Kaique Kenji già da diverso tempo. La talent room biancoceleste avrebbe infatti individuato il classe 2006 come uno dei profili Under 21 più interessanti in prospettiva futura.
Gli osservatori del club capitolino starebbero monitorando costantemente la crescita del giocatore, considerato un talento moderno, rapido nell’uno contro uno e dotato di grande fantasia offensiva.
Passaporto italiano e futuro europeo
Un dettaglio che potrebbe favorire un eventuale approdo in Serie A riguarda anche la situazione burocratica del giocatore. Kaique Kenji possiede infatti il passaporto italiano, elemento che potrebbe facilitare notevolmente un futuro trasferimento in Europa.
Al momento il giovane talento non sarebbe ancora nel mirino concreto delle grandissime potenze europee, ma le sue prestazioni stanno iniziando ad attirare sempre più attenzioni. Continuando con questi numeri e queste giocate, sembra soltanto una questione di tempo prima che qualche club europeo decida di affondare il colpo.
La Lazio osserva e studia il momento giusto. E il nome di Kaique Kenji potrebbe presto diventare uno dei più caldi del mercato biancoceleste del futuro.
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La sconfitta contro l’F.C. Internazionale Milano ha lasciato ulteriori strascichi in casa S.S. Lazio. Oltre al risultato negativo, a pesare è stata anche l’espulsione di Alessio Romagnoli, protagonista di un episodio che conferma un dato estremamente preoccupante per i biancocelesti.
Con il cartellino rosso rimediato contro i nerazzurri, la Lazio sale infatti a quota otto espulsioni stagionali in Serie A. Un numero impressionante che rende la formazione capitolina la squadra più espulsa dell’intero campionato.
Un dato che preoccupa
Le otto espulsioni accumulate nel corso della stagione rappresentano un record negativo pesante per la squadra biancoceleste. Nessun altro club della Serie A ha raggiunto cifre simili, segnale evidente di una gestione spesso complicata dal punto di vista nervoso ed emotivo durante le partite più delicate.
Il confronto con le altre squadre del campionato evidenzia ancora di più il problema. Il Bologna F.C. 1909, secondo in questa particolare classifica disciplinare, si è infatti fermato a quattro espulsioni, esattamente la metà rispetto alla Lazio.
Gestione emotiva sotto accusa
Il dato apre inevitabilmente una riflessione interna sull’approccio mentale della squadra nei momenti di maggiore tensione. Nel corso della stagione la Lazio ha spesso pagato episodi evitabili, perdendo uomini chiave in partite decisive e complicando ulteriormente la gestione tattica delle gare.
Le espulsioni hanno infatti inciso sia sui risultati sia sulle rotazioni di Maurizio Sarri, costretto più volte a rinunciare a giocatori importanti nelle gare successive per squalifica.
Con il finale di stagione ancora apertissimo tra campionato e obiettivi europei, la Lazio dovrà necessariamente migliorare anche sotto il profilo disciplinare per evitare che nervosismo e disattenzioni continuino a pesare sui risultati della squadra.
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