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AIA deferita dalla Procura: scossa al sistema arbitrale

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L'arbitro Colombo circondato dai giocatori della Lazio che protestano furiosamente al termine di Udinese-Lazio.

Il calcio italiano vive uno dei momenti più delicati degli ultimi anni sul fronte arbitrale. L’Associazione Italiana Arbitri (AIA) è stata ufficialmente deferita dalla Procura Federale, una notizia destinata a scuotere profondamente il sistema, già fortemente sotto pressione per le continue polemiche che accompagnano ogni weekend di campionato.

Nel deferimento risultano coinvolti il presidente dell’AIA Antonio Zappi e il componente del Comitato Nazionale Emanuele Marchesi. Una vicenda che, al di là degli aspetti giuridici ancora tutti da chiarire, assume un peso specifico enorme per il momento storico in cui arriva.

La posizione dell’AIA: difesa totale e collaborazione

Con un comunicato ufficiale, il presidente Zappi ha respinto ogni accusa, rivendicando la piena legittimità del proprio operato e assicurando la massima collaborazione con la giustizia sportiva. L’AIA ha inoltre invitato tutti gli associati a mantenere equilibrio, coesione e senso di responsabilità, evitando polemiche pubbliche che possano danneggiare l’immagine dell’Associazione e dell’intero movimento arbitrale.

Parole istituzionali, misurate, in linea con il ruolo ricoperto. Ma il problema non è soltanto giudiziario. È soprattutto sistemico.

Un deferimento che pesa come un macigno

Il punto centrale è il contesto. Il deferimento arriva in una fase in cui gli arbitri sono sotto accusa ogni domenica: decisioni controverse, utilizzo del VAR sempre più contestato, comunicazione quasi inesistente e una fiducia da parte di tifosi, club e addetti ai lavori ai minimi storici.

In questo scenario, sapere che l’organo che governa l’intero sistema arbitrale finisce sotto deferimento rappresenta un colpo durissimo alla credibilità del calcio italiano. Non tanto per l’esito finale del procedimento – che spetterà agli organi competenti – quanto per l’impatto immediato sull’opinione pubblica.

Chi controlla i controllori?

La domanda, inevitabile, torna a imporsi con forza: chi controlla i controllori?
L’AIA è un organismo che gode di ampia autonomia, spesso difesa come garanzia di indipendenza. Ma autonomia non può e non deve mai trasformarsi in autoreferenzialità.

Il deferimento solleva interrogativi legittimi:

  • È normale che l’organo arbitrale venga coinvolto in un procedimento disciplinare in un momento così critico?
  • Il sistema di controllo interno è davvero efficace?
  • Esistono sufficienti contrappesi per garantire trasparenza e fiducia?

Domande che il calcio italiano si porta dietro da anni e che oggi tornano con forza dirompente.

Trasparenza promessa, fiducia da riconquistare

L’AIA parla di trasparenza, tutela dell’autonomia arbitrale e rispetto delle istituzioni. Tutti principi sacrosanti. Ma la fiducia non si chiede: si conquista. E in un calcio in cui la percezione di errori, favoritismi e disomogeneità arbitrali è costante, ogni ombra diventa gigantesca.

Il rischio concreto è che questo deferimento finisca per alimentare ulteriormente il clima di sospetto e delegittimazione che già circonda la classe arbitrale, rendendo ancora più difficile il lavoro dei direttori di gara sui campi di Serie A e delle altre categorie.

Un bivio per il calcio italiano

Questa vicenda rappresenta un bivio. O diventa l’occasione per una riforma profonda, fatta di maggiore chiarezza, comunicazione e controlli reali, oppure rischia di essere l’ennesimo episodio che logora ulteriormente un sistema già fragile.

Il calcio italiano non può permettersi altre zone d’ombra. Soprattutto quando in gioco c’è la credibilità delle regole e di chi è chiamato a farle rispettare.



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Stipendi Serie A 2025/26: diritti TV in calo, allarme costi

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Stipendi Serie A 2025/26: diritti TV in calo, allarme costi

Il tema degli stipendi in Serie A per la stagione 2025/26 non può più essere affrontato come una questione isolata. È il riflesso diretto di una crisi strutturale che riguarda l’intero sistema calcio italiano, sempre più schiacciato dal confronto con gli altri grandi campionati europei e, soprattutto, da un modello di ricavi che non cresce.

Lo scoop pubblicato da Calcio e Finanza lo scorso 2 dicembre, relativo alla proposta di DAZN di entrare nel capitale della Lega Serie A con una quota di minoranza, non è stato un semplice retroscena finanziario. Al contrario, ha certificato una preoccupazione ormai diffusa nei palazzi del potere: la sostenibilità futura del sistema Serie A è tutt’altro che garantita, nonostante i diritti TV siano già stati assegnati fino al 2029.

Diritti TV: la Serie A arretra mentre l’Europa cresce

Il confronto con la Spagna è impietoso. LaLiga ha chiuso il nuovo ciclo dei diritti domestici 2027–2032 a oltre 5,25 miliardi di euro, con un incasso medio annuo di 1,05 miliardi, in crescita del 6% rispetto al ciclo precedente. Se si includono anche Serie B spagnola (Hypermotion), HORECA e altri segmenti, il valore complessivo sale addirittura a 6,135 miliardi, con un incremento del 9%.

La Serie A, invece, ha rinnovato i diritti nel 2023 scendendo da 927,5 a 900 milioni di euro annui, fallendo l’obiettivo dichiarato di 1,15 miliardi. Un dato che pesa enormemente quando si parla di stipendi, perché in Italia oltre il 60% dei ricavi dei club proviene dalla TV, contro percentuali molto più equilibrate in Premier League e Bundesliga.

La graduatoria europea parla chiaro:

  • Premier League: 1,91 miliardi €/anno
  • Bundesliga: 1,06 miliardi €/anno
  • Liga: 1,05 miliardi €/anno (dal 2027)
  • Serie A: 900 milioni €/anno
  • Ligue 1: sistema collassato, 78,5 milioni + canale di Lega

Stipendi Serie A 2025/26: il nodo centrale

In questo contesto, parlare di stipendi Serie A 2025/26 significa affrontare un problema chiave:
👉 i costi del lavoro non sono cresciuti in linea con i ricavi.

Negli ultimi anni i club italiani hanno continuato a sostenere monte ingaggi elevati, spesso fuori scala rispetto agli introiti reali, confidando in:

  • plusvalenze strutturali
  • anticipazioni sui diritti TV
  • ricapitalizzazioni delle proprietà

Tutti strumenti che oggi mostrano i loro limiti.

Non a caso Aurelio De Laurentiis ha lanciato l’allarme:

“Se DAZN ci lascia come in Francia, cosa facciamo?”

Una domanda tutt’altro che retorica. La crisi della Ligue 1 è un monito chiarissimo: quando il valore del prodotto cala, il castello degli stipendi crolla.

Il rischio concreto: tagli, prestiti e ridimensionamento

Per la stagione 2025/26, lo scenario più realistico per la Serie A è fatto di:

  • stipendi medi in calo
  • contratti più brevi
  • maggiore ricorso a prestiti con diritto
  • valorizzazione forzata dei giovani
  • meno top player in rosa

I club più esposti saranno quelli senza stadio di proprietà, con bassa capacità commerciale e forte dipendenza dai diritti TV. In questo quadro, la proposta di DAZN di entrare nella governance della Lega appare come un segnale di debolezza, non di forza.

Pirateria, governance e ritardo strutturale

Javier Tebas ha indicato chiaramente le ragioni del successo spagnolo:

  • lotta aggressiva alla pirateria
  • miglioramento del prodotto audiovisivo
  • strategia centralizzata e coerente

Tutti elementi su cui la Serie A continua ad arrivare in ritardo, frenata da una governance frammentata e da una visione di breve periodo.

Conclusione

Gli stipendi della Serie A 2025/26 non saranno una questione di ambizione sportiva, ma di sopravvivenza economica. Senza un cambio di rotta su diritti TV, stadi, prodotto e governance, il calcio italiano sarà costretto a ridimensionarsi ulteriormente.

Il problema non è quanto guadagnano i calciatori.
Il problema è quanto vale oggi il calcio italiano.

E i numeri, purtroppo, parlano chiaro.



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Lazio, la scalata di Noslin: Sarri lo blinda, è fuori dal mercato

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Noslin esulta dopo un gol con la maglia della Lazio, protagonista di una media realizzativa straordinaria in Serie A.

La scalata di Tijjani Noslin è una delle storie più interessanti di questa stagione biancoceleste. Arrivato a Formello senza clamori, lontano dai riflettori e dalle aspettative mediatiche riservate ad altri profili, l’attaccante olandese ha saputo conquistarsi spazio, credibilità e soprattutto la fiducia di Maurizio Sarri. Oggi, a distanza di pochi mesi, lo scenario è completamente cambiato: Noslin è fuori dal mercato e rappresenta una risorsa sempre più centrale nel progetto tecnico della Lazio.

Il suo percorso non è stato immediato né scontato. All’inizio Noslin era considerato un’alternativa, un profilo da inserire gradualmente nelle rotazioni offensive. Ma partita dopo partita, minuto dopo minuto, il campo ha parlato chiaro. Le sue prestazioni hanno inciso, non solo in termini di numeri – già importanti – ma soprattutto sotto il profilo tattico e mentale.

Noslin ha mostrato una capacità rara di interpretare più ruoli nel reparto offensivo. Può agire da centravanti, da esterno, da seconda punta, adattandosi alle esigenze della partita e alle richieste dell’allenatore. Attacca la profondità, offre soluzioni in transizione, lavora senza palla e si sacrifica nella fase difensiva. Tutti aspetti che, nel calcio di Sarri, fanno la differenza.

Non è un caso che, nelle ultime settimane, l’olandese abbia superato Boulaye Dia nelle gerarchie e iniziato a insidiare seriamente anche Valentin Castellanos. Non si tratta di una bocciatura per gli altri, ma della crescita evidente di un giocatore che sta guadagnando considerazione all’interno dello spogliatoio e dello staff tecnico. Sarri lo ha utilizzato in contesti diversi, anche complicati, ricevendo sempre risposte positive.

Il dato che più colpisce è l’impatto sul rendimento offensivo. Noslin riesce a essere decisivo anche con minutaggi ridotti, dimostrando freddezza sotto porta e lucidità nelle scelte. Ma al di là dei gol e degli assist, ciò che ha convinto Sarri è la maturità con cui l’olandese legge le situazioni di gioco. Un aspetto tutt’altro che banale per un giocatore arrivato da poco in un sistema tattico complesso come quello biancoceleste.

Alla luce di tutto questo, la Lazio ha preso una decisione netta anche in ottica mercato: Noslin non è più cedibile. Una presa di posizione chiara, che racconta fiducia ma anche progettualità. Le valutazioni fatte in estate, quando il suo nome poteva rientrare tra quelli sacrificabili, sono state superate dal rendimento sul campo. Oggi il club vede in lui un profilo funzionale, con margini di crescita ancora ampi, capace di diventare una pedina stabile del reparto offensivo.

In un contesto economico delicato, in cui ogni operazione di mercato deve essere ponderata, blindare un giocatore in ascesa significa anche proteggere un investimento. Noslin rappresenta una risorsa tecnica, ma anche un asset che può aumentare il proprio valore nel tempo. La Lazio, questa volta, sembra aver scelto la strada della continuità.

La sensazione è che la scalata dell’olandese sia solo all’inizio. Sarri lo ha promosso sul campo, la società lo ha tolto dal mercato, e ora Noslin ha davanti a sé la possibilità di ritagliarsi un ruolo sempre più importante. In una stagione di sofferenza e sacrificio, la sua crescita è una delle notizie più positive per l’ambiente biancoceleste.




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Lazio, la forza è dietro: Sarri firma la nona porta inviolata

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Provedel: il portiere della Lazio dolorante in campo dopo un intervento.
Ivan Provedel in volo durante Atalanta-Lazio, autore di una prestazione decisiva che rilancia la sua stagione.

Anche al Tardini la Lazio non subisce gol. E non è più una notizia episodica, ma una costante strutturale di questa stagione. La vittoria di Parma, maturata in condizioni estreme e in doppia inferiorità numerica, certifica ancora una volta quale sia il vero punto di forza della squadra di Maurizio Sarri: la solidità difensiva.

Come evidenzia Il Messaggero, con il clean sheet ottenuto contro il Parma Sarri firma la nona gara senza subire reti su sedici uscite stagionali, pari al 56% delle partite disputate. Un dato che non solo racconta la crescita della squadra, ma supera persino quello della Lazio arrivata seconda nel campionato 2022/23, che alla stessa altezza era ferma a otto porte inviolate.

Una difesa che cambia, ma non crolla

L’aspetto più significativo non è solo il numero dei clean sheet, ma come questi siano arrivati. Sarri ha ruotato uomini e soluzioni senza mai perdere equilibrio: nove difensori diversi utilizzati e dodici linee difensive a quattro differenti schierate nelle gare senza subire gol. Il risultato? Sempre risposte positive.

Trovata una retroguardia-tipo con Marusic, Gila, Romagnoli e Pellegrini, il tecnico non ha esitato a cambiare quando necessario, ricevendo segnali incoraggianti anche da chi partiva più indietro nelle gerarchie. Al Tardini, infatti, Sarri ha elogiato apertamente le prestazioni di Patric e Provstgaard, dimostrando come il sistema funzioni al di là dei singoli.

Non è un caso che le ultime 100 partite italiane di Sarri raccontino una statistica impressionante: 50 clean sheet. La metà delle gare senza subire gol. Un marchio di fabbrica che prescinde dal contesto e dagli interpreti.

Provedel, tornato garanzia

Tra i simboli di questo nuovo corso c’è senza dubbio Ivan Provedel. Dopo due mesi di panchina nella gestione Baroni, il portiere è tornato a essere una garanzia assoluta. I numeri parlano chiaro: 8 clean sheet su 15 presenze, un dato che lo colloca tra i migliori in Europa.

Meglio di lui, per numero totale, solo Sánchez del Chelsea (9) e Raya dell’Arsenal (8), ma entrambi con una gara in più e un impegno decisamente inferiore in termini di pericolosità subita. Provedel, infatti, è il portiere di Serie A:

  • con più parate effettuate (57)
  • con più gol evitati (7) rispetto agli expected goals concessi

L’ultimo intervento su Estevez a Parma, decisivo, è valso da solo due punti.

Responsabilizzazione totale del gruppo

La solidità difensiva della Lazio non è però solo una questione di reparto arretrato. È un lavoro collettivo, come sottolinea il quotidiano. In quattro mesi:

  • Gila ha raggiunto il minutaggio più alto della sua carriera
  • Pellegrini ha già eguagliato quello dell’intera stagione 2023/24
  • Bašić, da oggetto misterioso, è diventato un titolare inamovibile

Anche gli esterni e gli attaccanti partecipano alla fase difensiva. Cancellieri, da meteora, è oggi il miglior marcatore stagionale e uno dei primi a sacrificarsi senza palla.

La panchina che incide

Un altro segnale della crescita della squadra è l’impatto dei cambi. Sarri lo ammette senza esitazioni:

«Ora chi parte fuori subentra in modo importante»

Nelle ultime tre settimane, tra assist di Tavares e gol di Noslin, la panchina ha prodotto tre reti su cinque. Un dato nuovo per una Lazio spesso accusata, in passato, di non avere alternative affidabili.

Conclusione

Questa Lazio forse non incanta sempre, forse non ha una qualità offensiva debordante, ma ha trovato una identità chiara: difendere forte, soffrire insieme, colpire quando serve. La solidità difensiva non è più un episodio, ma una certezza. E in una stagione che sarà lunga e complicata, è da qui che Sarri sta costruendo tutto.



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🚑 Lazio in Emergenza Totale: 7 Assenti contro la Cremonese! Sarri ridisegna la squadra

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Grafica formazioni ufficiali Lazio Genoa 2026 con formazioni Sarri e De Rossi
Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.

Non c’è pace per Maurizio Sarri. Neanche il tempo di godersi l’eroica vittoria in 9 contro 11 a Parma, che la realtà presenta il conto a Formello. La Lazio si prepara alla sfida casalinga contro la Cremonese in piena emergenza: tra infermeria, Giudice Sportivo e convocazioni in Nazionale, le opzioni sono ridotte al minimo storico.

Sarri dovrà fare i conti con un vero e proprio puzzle da ricomporre, con ben 7 giocatori indisponibili o in forte dubbio.

🤕 Il Bollettino Medico: Rovella out, ansia Isaksen

L’infermeria biancoceleste è affollata. Le notizie peggiori arrivano dal centrocampo e dalle fasce:

  • Nicolò Rovella: Operato per pubalgia, il regista tornerà a disposizione solo a gennaio. Una perdita pesante per le geometrie della squadra.
  • Gustav Isaksen: L’esterno danese, fermatosi contro il Bologna, ha riportato una lesione di basso grado all’adduttore sinistro. Salterà sicuramente la Cremonese ed è in forte dubbio anche per la trasferta di Udine del 27 dicembre.
  • Gigot: Ancora ai box per infortunio (oltre a essere fuori lista Serie A).

🟥 Squalifiche e Coppa d’Africa: Reparti Decimati

A complicare i piani ci sono le conseguenze della battaglia del Tardini e le chiamate internazionali.

Le Squalifiche:

  • Mattia Zaccagni: L’espulsione diretta a Parma lo costringe allo stop forzato.
  • Toma Basic: Anche il croato è stato espulso. Si teme una stangata: il rischio è di due turni di squalifica, che gli farebbero saltare sia la Cremonese che l’Udinese (rientro previsto il 4 gennaio col Napoli).

La Coppa d’Africa: La Lazio perde pezzi anche per gli impegni delle nazionali. Sono già partiti o in partenza:

  • Boulaye Dia (Senegal).
  • Fisayo Dele-Bashiru (Nigeria), che era appena rientrato dall’infortunio ma non sarà disponibile.

🧩 Le Scelte Obbligate: Gila torna, dubbio Pedro-Noslin

Con la rosa ridotta all’osso, la formazione anti-Cremonese è quasi fatta. L’unica buona notizia è il rientro di Mario Gila, che ha scontato la squalifica e si riprenderà il posto al centro della difesa accanto a Romagnoli, con Patric che scivola in panchina. Sugli esterni confermati Marusic e Pellegrini.

Centrocampo e Attacco: In mezzo al campo le scelte sono obbligate: spazio al terzetto Vecino-Guendouzi-Cataldi. Attenzione al francese: è in diffida e un giallo lo costringerebbe a saltare Udine. L’unica alternativa è il giovane Belahyane, ormai ai margini del progetto.

Davanti, senza Zaccagni, Isaksen e Dia, è ballottaggio a sinistra tra Pedro e l’eroe di Parma, Noslin. L’olandese però resta in corsa anche come punta centrale se Castellanos dovesse rifiatare.


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Inter davanti, ma scudetto ancora aperto: equilibrio sottile tra forza, profondità e calendario

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Lautaro Martinez esulta

La classifica di Serie A alla metà di dicembre consegna una corsa scudetto che ha un riferimento chiaro, ma non ancora un padrone definitivo. L’Inter è davanti a tutti per punti, continuità e differenza reti, ma il margine è talmente ridotto che Milan e Napoli restano pienamente in grado di cambiare lo scenario già nelle prossime settimane. Subito dietro, Roma e Juventus osservano e aspettano il momento giusto per inserirsi, consapevoli che in un campionato senza dominatrici assolute bastano poche giornate per riaprire completamente il discorso.​

L’Inter è oggi la squadra con l’identità più definita: undici base riconoscibile, meccanismi consolidati, una struttura che concede poco dietro e produce con regolarità davanti. I numeri raccontano di un gruppo che ha perso poco, segna con frequenza e vanta una differenza reti nettamente superiore alle inseguitrici, segnale di un controllo medio delle partite più stabile rispetto alle rivali. Il vero tema, per i nerazzurri, è la gestione dello sforzo lungo l’intera stagione fra campionato ed Europa: la rosa è profonda, ma l’intensità richiesta dal doppio impegno può portare a fisiologici cali, soprattutto nelle settimane in cui si concentrano sfide ad alta tensione.​

Sul piano tecnico, l’Inter costruisce il proprio vantaggio sull’equilibrio dei reparti. Un centrocampo capace di unire fisicità, corsa e qualità nel palleggio permette di alzare o abbassare il ritmo a seconda dei momenti, proteggendo la linea difensiva e alimentando costantemente la fase offensiva. Davanti, il peso specifico del centravanti di riferimento e la capacità degli esterni di portare gol e assist consentono alla squadra di non dipendere da un solo uomo, rendendo più complessa la preparazione tattica per gli avversari.​

Milan e Napoli vivono una fase diversa, ma restano integrate al centro della lotta. Il Milan è lì in alto grazie a una solidità di base che si è rafforzata nel corso dei mesi, ma paga ancora qualche blackout contro avversarie di medio-bassa classifica che hanno impedito ai rossoneri di trasformare il potenziale in allungo reale. L’assenza di coppe rappresenta un fattore non secondario: più giorni per lavorare, recuperare energie e preparare le gare può diventare un vantaggio concreto soprattutto da febbraio in avanti, quando le rivali saranno logorate dal calendario europeo.​

Per il Napoli, il quadro è più ambivalente. I risultati lo mantengono nella scia delle primissime, con un numero di vittorie complessivo elevato, ma la sensazione è di una squadra che alterna prove di grande intensità a serate in cui paga caro qualche limite di equilibrio, soprattutto in trasferta. Il nuovo ciclo tecnico ha riportato aggressività e cura della fase difensiva, ma la gestione delle rotazioni e la convivenza fra obiettivi interni e impegni internazionali resteranno uno dei crocevia della stagione​

Alle spalle del terzetto di riferimento, Roma e Juventus hanno numeri che le tengono a distanza ma non fuori asse. Roma ha costruito buona parte del proprio punteggio su una tenuta difensiva significativa e su partite preparate con grande attenzione dal punto di vista strategico, ma paga ancora qualcosa nella continuità realizzativa. La Juventus ha un rendimento meno scintillante dal punto di vista offensivo, ma tende a concedere poco e a rimanere agganciata alle gare anche quando non esprime il massimo del proprio potenziale. Sono due squadre che, con una serie di risultati utili consecutivi e un mercato mirato, possono trasformarsi in fattore nella seconda parte del campionato.​

Il vero elemento unificante di questa corsa scudetto è l’equilibrio. I distacchi in classifica tra le prime posizioni sono limitati e il calendario offre un numero ancora significativo di scontri diretti, che possono spostare in modo drastico le gerarchie. In un contesto del genere, il peso delle cosiddette “partite sporche” contro le squadre di bassa classifica diventa decisivo: chi saprà evitare cali di tensione nelle settimane senza big match accumulerà un patrimonio di punti che, alla lunga, può valere più di una singola vittoria nello scontro diretto.​

Un altro fattore destinato a incidere è il mercato di gennaio. Inter parte da una base più completa, con pochi ritocchi da fare e l’esigenza principale di mantenere alto il livello di competitività interna. Milan e Napoli potrebbero intervenire con maggiore decisione per colmare lacune emerse nella prima parte di stagione, in particolare sul fronte offensivo e nelle alternative ai titolari in alcuni ruoli chiave. Roma e Juventus, dal canto loro, dovranno scegliere se investire per rilanciare in maniera esplicita le proprie ambizioni o se mantenere un profilo più prudente, puntando sul lavoro quotidiano per ridurre il gap.​

A metà dicembre, insomma, la lotta scudetto è una fotografia in movimento più che un verdetto. L’Inter guarda tutti dall’alto, ma sa di avere alle spalle rivali con margini di crescita e, in alcuni casi, con carichi di partite più leggeri nel medio periodo. L’evoluzione dei prossimi mesi dipenderà dalla combinazione fra condizione fisica, profondità della rosa, qualità delle scelte sul mercato e capacità di gestione emotiva di una pressione che, giornata dopo giornata, non farà che aumentare per tutte le protagoniste.​



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Se la Juve vale 2 miliardi, quanto vale davvero la Lazio?

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Se la Juventus vale 2 miliardi, quanto vale la Lazio? Lotito parla di 650 milioni: analisi tra numeri, asset e realtà del mercato.
Se la Juventus vale 2 miliardi, quanto vale la Lazio? Lotito parla di 650 milioni: analisi tra numeri, asset e realtà del mercato.

Se la Juventus vale davvero 2 miliardi di euro, come suggeriscono alcune stime di mercato e come emerge dal recente dibattito sull’offerta Tether respinta da Exor, una domanda diventa inevitabile: quanto vale allora la Lazio? E soprattutto: Claudio Lotito ha ragione a valutare il club biancoceleste oltre i 650 milioni di euro?

Per rispondere serve uscire dal tifo e ragionare con i numeri, con i modelli di business e con i criteri che il mercato utilizza oggi per valutare le società calcistiche.


Il punto di partenza: Juve a 2 miliardi

La Juventus, nel confronto con i top club europei, viene oggi collocata in una forbice tra 1,8 e 2 miliardi di euro. Non per i risultati sportivi recenti (anzi, penalizzanti), ma per:

  • brand globale
  • stadio di proprietà
  • asset immobiliari
  • potenziale commerciale internazionale
  • appeal per investitori esteri

Se accettiamo questa valutazione come plausibile, allora il confronto con la Lazio diventa inevitabilmente impietoso.


La Lazio secondo Lotito: 650 milioni

Lotito, negli anni, ha più volte dichiarato che la Lazio vale oltre 650 milioni di euro. Una cifra che per molti tifosi appare fuori scala, soprattutto se confrontata con:

  • fatturato medio annuo
  • assenza di stadio di proprietà
  • limitata presenza internazionale

Ma attenzione: 650 milioni non sono una cifra campata in aria, se letti in un certo contesto.


Cosa entra (davvero) nella valutazione della Lazio

Il valore di un club non è la somma dei giocatori o il fatturato di un anno. Il mercato guarda a:

  1. Ricavi strutturali
    La Lazio genera ricavi stabili, senza esplosioni ma anche senza crolli. Questo riduce il rischio per un investitore.
  2. Debito basso
    Rispetto a Juve, Inter e Milan, la Lazio ha una struttura finanziaria molto più sana. Questo aumenta l’attrattività difensiva, ma non quella speculativa.
  3. Controllo dei costi
    Il costo del lavoro è sotto controllo, il club non vive di continue ricapitalizzazioni.
  4. Marchio storico
    La Lazio è un brand storico del calcio italiano, con una tifoseria ampia e radicata, soprattutto a Roma e nel Centro Italia.

Messi insieme, questi elementi possono giustificare una valutazione tra 400 e 500 milioni. Ma arrivare a 650 milioni è un altro discorso.


Perché i 650 milioni sono difficili da sostenere

Se la Juventus vale 2 miliardi, allora parliamo di un rapporto 1 a 4. Ma questo rapporto non regge sul piano degli asset:

VoceJuventusLazio
StadioNo
Brand globaleAltissimoMedio-basso
Ricavi commercialiElevatiLimitati
Presenza internazionaleForteDebole
Asset immobiliariNo

Il mercato, oggi, paga la crescita potenziale, non la sola sostenibilità. E la Lazio, così com’è strutturata, non offre crescita, ma stabilità.


Quanto vale davvero la Lazio oggi

Senza stadio di proprietà, senza un piano industriale internazionale e con una governance fortemente personalistica, la Lazio:

  • difficilmente supera i 400–450 milioni in una valutazione realistica
  • può salire solo in presenza di un progetto stadio concreto
  • diventerebbe davvero da 600–700 milioni solo con un cambio di modello

In altre parole: Lotito ha ragione sul valore “potenziale”, ma non su quello di mercato attuale.


Conclusione: Lotito ha torto o ha ragione?

Lotito non mente, ma anticipa uno scenario che oggi non esiste.

  • Se la Juve vale 2 miliardi,
  • la Lazio oggi vale circa 400 milioni,
  • domani potrebbe valerne 600,
  • ma solo se cambia struttura, ambizione e visione.

Finché resterà una società gestita per non perdere, e non per crescere, il mercato non premierà la Lazio con valutazioni da top club.

E il vero problema non è quanto vale la Lazio.
Ma perché non viene messa nelle condizioni di valere di più.



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Juve, Inter e Milan: chi vale di più oggi in Serie A

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Juventus, Inter e Milan a confronto: valori societari, debiti, proprietà e prospettive. Chi è davvero il club più forte economicamente in Serie A?

l dibattito sul valore della Juventus, riacceso dall’offerta di Tether e dal no di Exor, rende inevitabile un confronto con le altre due grandi storiche del calcio italiano: Inter e Milan. Tre club globali, tre modelli di gestione profondamente diversi, tre situazioni economico-finanziarie che raccontano molto dello stato della Serie A.

Valore d’impresa: la fotografia attuale

Partiamo dalle valutazioni più accreditate a livello internazionale, basate su studi di Football Benchmark e Forbes, oltre alle recenti transazioni di mercato.

ClubEnterprise Value stimatoProprietà
Juventus1,8 – 2,0 miliardi €Exor (Agnelli-Elkann)
Inter1,2 – 1,4 miliardi €Oaktree
Milan1,1 – 1,3 miliardi €RedBird

➡️ La Juventus resta il club con il valore potenziale più alto, nonostante anni di perdite e l’assenza dalle coppe.


Juventus: brand fortissimo, bilancio fragile

La Juve paga otto anni consecutivi di perdite, ma resta:

  • il club italiano con maggiore appeal globale
  • proprietaria di asset immobiliari top (Continassa, Allianz Stadium)
  • con il brand più riconoscibile all’estero

Dal 2019 Exor ha versato 637 milioni per coprire perdite e ricapitalizzazioni. Questo ha creato stanchezza interna alla galassia Agnelli, ma anche una base solida da cui ripartire.

📌 Punto chiave: la Juventus vale tanto non per ciò che è oggi, ma per ciò che può tornare a essere.


Inter: equilibrio sportivo, debito strutturale

L’Inter è il club che sul campo ha reso di più negli ultimi anni (finale Champions, scudetti, appeal mediatico), ma il suo valore è frenato da:

  • debito elevato
  • dipendenza da rifinanziamenti
  • passaggio di proprietà non “progettuale” ma finanziario (Oaktree)

Oaktree non è un proprietario industriale: è un fondo che punta a valorizzare e rivendere.

📌 Punto chiave: Inter forte sportivamente, ma asset di transizione, non di lungo periodo.


Milan: sostenibilità, ma crescita lenta

Il Milan targato RedBird è il club più:

  • sostenibile
  • giovane
  • orientato al modello americano

Ha vinto uno scudetto, ma ha rallentato sul piano sportivo. Il valore resta stabile, ma non esplosivo come quello Juve.

📌 Punto chiave: Milan solido, ma senza l’effetto “leva” che ha la Juventus come brand.


Chi è davvero il club più forte economicamente?

Dipende dal criterio:

  • Valore potenziale → Juventus
  • Stabilità finanziaria → Milan
  • Performance sportiva recente → Inter

Ma se si parla di club-capitale, cioè di società che può attrarre investitori globali, sponsor premium e partnership strategiche, la Juventus resta fuori scala rispetto alle altre italiane.

Non a caso:

  • Manchester United → 5 miliardi
  • Chelsea → 2,9 miliardi
  • Atletico → 2,5 miliardi

👉 In questo contesto, una Juventus sotto i 2 miliardi appare sottovalutata.




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Juventus, vale oltre 2 miliardi? Elkann dice no, ma…

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John Elkann durante un evento ufficiale a Torino, al centro delle discussioni sulla possibile cessione della Juventus.

La Juventus vale più di 2 miliardi di euro? È questa la domanda che ha riacceso il dibattito attorno al futuro del club bianconero dopo l’offerta recapitata venerdì da Tether e respinta senza esitazioni dal consiglio di amministrazione di Exor. Una proposta che, al di là dell’esito immediato, ha avuto un effetto dirompente: per la prima volta è stato messo nero su bianco un prezzo.

L’offerta di Tether parlava chiaro: 725 milioni di euro per il 65,4% della Juventus, corrispondenti a un equity value complessivo di 1,1 miliardi e a un enterprise value di 1,4 miliardi, debiti inclusi. Una cifra giudicata lontana dalle reali valutazioni del club, almeno secondo la proprietà.

Exor ha risposto con fermezza, ribadendo una linea che la famiglia Agnelli mantiene da anni: la Juventus non è in vendita. Eppure, questa volta qualcosa è diverso. Perché l’interlocutore non è un fondo qualsiasi, ma un soggetto che rivendica apertamente la propria juventinità e che ha deciso di uscire allo scoperto, mettendo sul tavolo una valutazione concreta.

Le valutazioni: mercato vs Borsa

Guardare alla sola capitalizzazione di Piazza Affari (circa 915 milioni) rischia di essere fuorviante. Il prezzo offerto da Tether, pari a 2,66 euro per azione, includeva un premio superiore al 20% rispetto alle quotazioni correnti, ma il calcio segue logiche diverse rispetto ai mercati finanziari tradizionali.

Secondo Football Benchmark, nel report di maggio, la Juventus ha un enterprise value di 1,65 miliardi, penalizzato dall’assenza dalle competizioni europee. Forbes spinge la valutazione fino a 1,9 miliardi. Numeri che, pur essendo stime statiche, indicano chiaramente come l’offerta di Tether sia lontana dal valore potenziale del club.

Basta guardare alle recenti transazioni internazionali per capire il contesto:

  • Chelsea venduto per 2,9 miliardi
  • Milan per 1,2 miliardi
  • Manchester United valutato 5 miliardi
  • Atletico Madrid 2,5 miliardi

In questo scenario, una Juventus con 102 anni di storia, brand globale, asset immobiliari di primo livello e un potenziale commerciale ancora inespresso può realisticamente collocarsi in una forbice tra 1,8 e 2 miliardi di euro.

La soglia psicologica dei 2 miliardi

Come sottolinea Andrea Sartori, CEO di Football Benchmark, l’offerta di Tether ha avuto una funzione “tattica”: catalizzare l’attenzione di tifosi e media. Ma introduce un concetto chiave: la soglia psicologica.

“Potrebbe esistere una soglia oltre i 2 miliardi sulla quale si potrebbe realisticamente avviare una discussione”, spiega Sartori.

Ed è qui che il discorso si fa più complesso. Perché, al di là delle smentite ufficiali, all’interno della galassia Agnelli non tutti vedono di buon occhio le continue iniezioni di capitale: dal 2019 Exor ha immesso 637 milioni di euro nel club. Una cifra pesante, soprattutto per chi guarda al calcio come a un asset e non come a una passione identitaria.

Scenari futuri e l’ombra di Andrea Agnelli

John Elkann continua a ribadire che la Juventus resterà nelle mani di Exor. Ma il contesto è in evoluzione: la possibile cessione di Gedi e de La Stampa, le critiche sulla gestione sportiva, l’ennesima rifondazione affidata a Comolli. Se anche questa ripartenza dovesse fallire, lo scenario potrebbe cambiare.

Sul fondo resta una figura che non smette di far rumore: Andrea Agnelli. L’ex presidente potrebbe valutare un clamoroso ritorno, ma solo a determinate condizioni: l’investitore giusto, il progetto giusto, e una Juventus finalmente libera di tornare protagonista ai massimi livelli.

Oggi Exor dice no.
Ma nel calcio moderno, soprattutto quando si parla di 2 miliardi di euro, le certezze assolute non esistono più.



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Lazio massacrata dagli arbitri: coincidenze o sistema?

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Un confronto grafico tra l'arbitro Colombo che convalida il gol di Davis e un fermo immagine di un precedente gol annullato a Ibrahimovic per fallo di mano.

C’è un filo rosso che lega le ultime settimane della Lazio. Un filo sottile, forse invisibile per qualcuno, ma sempre più evidente per chi osserva con attenzione. Tutto parte dalle dichiarazioni di Gianluca Rocchi, designatore arbitrale di Serie A e B, all’Open VAR, quando disse di essere “infastidito” dalla simulazione di Isaksen in Lazio-Lecce, episodio che portò all’annullamento del gol di Sottil.

Una simulazione, sì. Obiettiva. Ma una simulazione come se ne vedono decine ogni domenica in Serie A. Eppure, quella volta Rocchi sentì il bisogno di sottolinearla pubblicamente, indicando la Lazio come esempio negativo.

Da quel momento in poi, qualcosa è cambiato.

Da quelle parole, la Lazio ha iniziato a essere massacrata da errori arbitrali:

  • un rigore clamoroso non dato in Milan-Lazio
  • tre cartellini rossi estremamente discutibili
  • interpretazioni sempre severe, sempre a senso unico

Sarà una coincidenza. Ma come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Oggi la Lazio è diventata, nel giro di poche settimane, la squadra con più cartellini rossi in Europa: cinque espulsioni in quindici partite, pur non giocando le coppe. Nelle ultime due gare sono arrivati tre rossi, molti dei quali giudicati eccessivi da ex arbitri, moviolisti e addetti ai lavori.

L’esempio più clamoroso resta quello del cartellino rosso a Toquinho per aver detto all’arbitro “sei scarso”. Una frase che, se applicata con coerenza, porterebbe ogni partita di Serie A a finire tre contro tre. Nella stessa giornata, Mancini della Roma dice all’arbitro: “Che cazzo fai? Hai rovinato la partita”. Nessuna espulsione, nessuna ammonizione. Due pesi, due misure.

Casualmente, il peso peggiore tocca sempre alla Lazio.

A Parma si è toccato il grottesco. Bašić viene espulso per fallo di reazione. Dieci minuti dopo, Valenti del Parma compie lo stesso identico gesto: l’arbitro vede tutto, separa i giocatori… e non estrae nemmeno il cartellino giallo. Stesso arbitro. Stessa partita. Decisioni opposte.

Coincidenza? Difficile crederlo.

E mentre tutto questo accade, la società Lazio resta in silenzio. Un silenzio assordante. Nessuna protesta, nessuna conferenza stampa, nessuna difesa pubblica della squadra. Lotito non parla. Fabiani non parla. Nessuno dice nulla.

E nel calcio italiano, il silenzio non è neutralità.
Il silenzio è accettazione.
Il silenzio è legittimazione.

Se stai zitto dopo Parma-Lazio, vuol dire che ti va bene così. Vuol dire che accetti che un ex arbitro come Calvarese dica “non è rosso” e che altri in TV raccontino una partita completamente diversa, arrivando persino a dire che la Lazio ha rubato e che mancavano un rigore e un altro rosso contro i biancocelesti.

Se non reagisci, il messaggio passa: hanno ragione loro.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti:

  • Milan-Lazio, penalizzati
  • Lazio-Bologna, penalizzati
  • Parma-Lazio, penalizzati

Sabato c’è Lazio-Cremonese. Prepariamoci al quarto episodio consecutivo.

Nel frattempo Sarri dovrà affrontare la partita in emergenza totale:
Zaccagni squalificato, Bašić squalificato (rischia più giornate), Dia e Dele-Bashiru in Coppa d’Africa, più una lunga lista di infortunati. E la società? Sempre muta.

Il paradosso finale è amarissimo: quando Sarri, dopo Inter-Lazio, disse che gli arbitri erano scarsi, la società fece un comunicato per smentire il proprio allenatore. Non per difenderlo. Non per proteggerlo. Per smentirlo.

E oggi ne paghiamo il prezzo.

Lotito ha perso la guerra politica nel calcio italiano, è uscito dalle stanze dei bottoni, e chi paga non è lui, ma la Lazio. I giocatori. I tifosi.

E mentre qualcuno continua a dire che “Lotito è il miglior presidente possibile”, la Lazio viene sistematicamente penalizzata. In silenzio.



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Lazio, emergenza totale: Sarri con gli uomini contati

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La Lazio torna da Parma con tre punti pesantissimi, conquistati al termine di una vera e propria battaglia al Tardini, ma anche con un’eredità complicata da gestire. La vittoria in doppia inferiorità numerica ha esaltato il carattere della squadra di Maurizio Sarri, ma allo stesso tempo ha lasciato in dote due espulsioni pesanti che vanno ad aggravare una situazione già critica in vista del prossimo impegno di campionato contro la Cremonese, in programma sabato 20 dicembre.

Al rientro a Formello, Sarri dovrà fare letteralmente la conta dei disponibili. Il tecnico biancoceleste si trova infatti a dover preparare la partita con una rosa ridotta all’osso, tra squalifiche, infortuni e convocazioni per la Coppa d’Africa.

Le prime assenze certe sono quelle di Mattia Zaccagni e Toma Bašić, entrambi fermati per squalifica dopo i cartellini rossi rimediati contro il Parma. Due defezioni pesanti, soprattutto quella del capitano, che rappresenta uno dei principali riferimenti offensivi e caratteriali della squadra.

A queste si aggiungono le assenze già note di Boulaye Dia e Dele-Bashiru, entrambi convocati dalle rispettive nazionali per gli impegni di Coppa d’Africa. Due giocatori che, per motivi diversi, rientravano nelle rotazioni di Sarri e che ora non saranno disponibili in un momento di assoluta emergenza.

Il quadro si complica ulteriormente con le condizioni fisiche di Isaksen e Rovella, ancora alle prese con problemi fisici che ne impediranno il rientro in tempo per la sfida contro la Cremonese. Anche in questo caso si tratta di assenze che limitano fortemente le opzioni a disposizione dell’allenatore, soprattutto a centrocampo.

In questo scenario, l’unica nota positiva arriva dal ritorno di Mario Gila, che rientrerà dopo aver scontato la squalifica per l’espulsione rimediata nella precedente gara contro il Bologna. Il difensore spagnolo tornerà così a disposizione, offrendo almeno una soluzione in più nel reparto arretrato.

Resta però evidente come Sarri si troverà a preparare la partita con un gruppo ridottissimo. Le scelte saranno praticamente obbligate, le rotazioni minime e la gestione delle energie diventerà un fattore determinante. Ancora una volta, la Lazio sarà chiamata a fare di necessità virtù, affidandosi allo spirito di sacrificio e alla compattezza del gruppo.

La stagione biancoceleste, fin qui, è stata segnata da continue difficoltà: infortuni a raffica, espulsioni, assenze pesanti. Eppure, nonostante tutto, la squadra ha dimostrato di saper reagire, come dimostrano i punti conquistati nelle ultime giornate anche in condizioni estreme. La sfida contro la Cremonese rappresenterà un ulteriore banco di prova, non solo tecnico ma soprattutto mentale.

Con pochi uomini a disposizione, Sarri dovrà affidarsi ancora una volta al carattere dei suoi giocatori. La Lazio non potrà permettersi cali di tensione, consapevole che ogni errore potrebbe essere pagato a caro prezzo. Sarà una partita di sofferenza, probabilmente di gestione e resistenza, ma anche un’occasione per confermare quanto visto a Parma: una squadra che, anche in emergenza totale, non smette di lottare.




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Noslin decisivo: gol ogni 60 minuti in Serie A

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Noslin esulta dopo un gol con la maglia della Lazio, protagonista di una media realizzativa straordinaria in Serie A.

Nel calcio moderno i numeri non raccontano sempre tutta la verità, ma in certi casi diventano impossibili da ignorare. È il caso di Tijjani Noslin, che nelle sue prime apparizioni in Serie A con la maglia della Lazio ha prodotto statistiche semplicemente impressionanti. Due gol e un assist in appena 126 minuti complessivi: tradotto, un gol ogni 60 minuti. Una media realizzativa che pochi attaccanti, anche titolari fissi, possono vantare.

Dopp un anno deludente con Baroni in panchina, Noslin sta dimostrando di essere molto più di una semplice alternativa dalla panchina. I suoi numeri parlano chiaro: ogni volta che Sarri lo manda in campo, l’attaccante riesce a incidere. Poco tempo a disposizione, massimo rendimento. Un dato che inevitabilmente impone una riflessione sulle gerarchie offensive della Lazio.

L’ultimo sigillo, decisivo, è arrivato nella trasferta di Parma. Un gol pesantissimo, segnato in una partita complicatissima, con la Lazio addirittura in doppia inferiorità numerica. Non un dettaglio da poco: segnare quando la squadra soffre, quando c’è da lottare e correre più degli altri, è spesso il segno di una personalità forte, oltre che di istinto offensivo.

Sarri, nel post partita, ha parlato apertamente di Noslin, spiegando come stia ancora imparando a utilizzarlo nel modo migliore. “In certe condizioni è un centravanti straordinario”, ha detto il tecnico, sottolineando come l’attaccante renda al massimo quando può attaccare gli spazi e giocare in campo aperto. Ed è proprio in queste situazioni che Noslin ha costruito la sua efficacia.

La statistica della media gol è clamorosa, ma va letta con intelligenza. Noslin non è ancora un titolare fisso, non gioca 90 minuti a partita e spesso entra a gara in corso. Tuttavia, è proprio questo a rendere il dato ancora più significativo: nonostante un minutaggio ridotto, riesce a lasciare il segno con una continuità sorprendente. Due gol e un assist in poco più di una partita intera sono numeri da top player, almeno sul piano dell’impatto.

In una Lazio che fatica a finalizzare e che spesso crea più occasioni di quante ne concretizzi, la presenza di un attaccante così cinico rappresenta una risorsa preziosa. Cataldi, dopo Parma, ha parlato chiaramente di un problema di realizzazione più che di costruzione del gioco. E Noslin, sotto questo aspetto, sembra offrire una risposta concreta.

Naturalmente è presto per caricarlo di responsabilità e aspettative eccessive. Il campionato è lungo, le difficoltà non mancheranno e Sarri dovrà dosarne l’utilizzo per non snaturare gli equilibri della squadra. Ma ignorare questi numeri sarebbe un errore. La sensazione è che Noslin si stia guadagnando, minuto dopo minuto, spazio e considerazione.

In una stagione che sarà di sofferenza e di battaglia, avere un attaccante capace di incidere così tanto in così poco tempo può fare la differenza. Non è solo una questione di gol: è una questione di tempismo, freddezza e fame. E Noslin, fin qui, ha dimostrato di averne parecchia.



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Calvarese: “Su Zaccagni non è rosso. Decisione eccessiva”

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Calvarese boccia il rosso a Zaccagni in Parma-Lazio: “Intervento da giallo, non da espulsione”. Crescono i dubbi sulle decisioni arbitrali.

La vittoria della Lazio contro il Parma, maturata al Tardini nonostante una doppia inferiorità numerica, continua a far discutere. Non tanto per il risultato, quanto per le decisioni arbitrali che hanno condizionato pesantemente l’andamento della gara. Il direttore di gara Marchetti ha infatti estratto due cartellini rossi ai danni dei biancocelesti, prima nei confronti di Mattia Zaccagni e poi di Toma Bašić, costringendo la squadra di Maurizio Sarri a una prova di resistenza estrema.

L’episodio più contestato resta senza dubbio l’espulsione del capitano della Lazio. Zaccagni, punto di riferimento offensivo e leader tecnico della squadra, è stato sanzionato con il cartellino rosso diretto per un intervento giudicato pericoloso dall’arbitro. Una decisione che ha immediatamente sollevato polemiche, in campo e fuori.

A fare chiarezza sull’episodio è intervenuto Gianpaolo Calvarese, ex arbitro internazionale e oggi opinionista arbitrale, che ha espresso una valutazione netta e senza ambiguità. Secondo Calvarese, l’intervento di Zaccagni non presentava gli estremi per un’espulsione diretta.

“È vero che la gamba del biancoceleste è alta e che l’intervento può apparire pericoloso, e probabilmente l’arbitro dal campo viene attratto da questo aspetto”, ha spiegato Calvarese nella sua analisi.
“Ma è altrettanto vero che, rivedendo l’azione al rallentatore, Zaccagni sfiora appena l’avversario, colpendolo con la parte posteriore dello scarpino”.

Un dettaglio tecnico fondamentale, che secondo l’ex direttore di gara cambia completamente la valutazione dell’episodio. Per Calvarese, infatti, la sanzione corretta sarebbe stata al massimo l’ammonizione:

“Per me non è rosso. Non sono d’accordo con la decisione di estrarre il cartellino rosso diretto per il capitano della Lazio”.

Un giudizio che pesa, perché arriva da chi il regolamento lo ha applicato ai massimi livelli internazionali. E che si inserisce in un dibattito sempre più acceso sulle interpretazioni arbitrali e sull’uso del buon senso nelle decisioni chiave. Il caso Zaccagni non viene letto come un errore macroscopico di regolamento, ma come un eccesso di severità, figlio di una lettura troppo rigida dell’azione.

Anche il secondo rosso, quello a Bašić, ha lasciato perplessi molti osservatori, rafforzando la sensazione di una gestione arbitrale poco equilibrata. Due espulsioni in una partita già tesa, che hanno costretto la Lazio a giocare in nove uomini per buona parte della gara.

Eppure, nonostante tutto, la squadra di Sarri ha saputo reagire. Ordinata, compatta, aggressiva quando necessario, la Lazio ha trasformato una serata potenzialmente disastrosa in una delle vittorie più significative della stagione. Un successo che ha messo in luce il carattere del gruppo, ma che allo stesso tempo ha riacceso il tema dei torti arbitrali subiti dai biancocelesti.

Le parole di Calvarese, in questo senso, rappresentano una conferma autorevole di ciò che molti tifosi e addetti ai lavori avevano percepito a caldo: la Lazio è stata penalizzata da decisioni eccessive, che hanno reso la partita più complicata del necessario. Resta ora da capire se episodi del genere porteranno a una riflessione più ampia sull’uniformità di giudizio e sull’utilizzo del buon senso, elementi che dovrebbero essere centrali nella direzione di gara.



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Cuore Lazio: meno qualità, più grinta. Sarri cambia l’anima

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Giocatori della Lazio uniti e combattivi durante una partita, simbolo della nuova grinta e mentalità voluta da Sarri.

Cuore, grinta, spirito di sacrificio. Se c’è un tratto distintivo che sta emergendo con forza nelle ultime settimane, è questo. La Lazio non sarà una squadra ricca di talento puro, non avrà una qualità tecnica travolgente, ma è innegabile che abbia trovato qualcosa di forse ancora più prezioso: la cattiveria agonistica e la capacità di soffrire insieme.

I numeri parlano chiaro. Quattro punti conquistati in inferiorità numerica nelle ultime due partite contro Bologna e Parma non sono frutto del caso. Sono il risultato di una squadra che non si disunisce, che non cerca alibi e che, anche nelle difficoltà più estreme, continua a credere nel risultato. Giocare in dieci — o addirittura in nove — e riuscire comunque a portare a casa punti significa avere un’identità precisa.

Questa Lazio lotta sempre. Lo ha fatto in campionato, lo ha fatto in Coppa Italia contro il Milan, in una partita in cui la squadra ha saputo soffrire, colpire e difendere con ordine fino all’ultimo secondo. È una Lazio diversa rispetto a quella dello scorso anno, che spesso sembrava innamorata della propria bellezza ma fragile nel momento in cui la partita si sporcava.

Qui entra in gioco il lavoro di Maurizio Sarri, che senza proclami e senza slogan ha compiuto quello che si può definire un mezzo capolavoro. Non tanto sul piano del gioco — dove i limiti restano evidenti — quanto su quello mentale. Sarri ha dato a questa squadra una solidità che mancava, trasformando una Lazio elegante ma inconsistente in una squadra meno bella, forse, ma decisamente più vera.

Lo scorso anno bastava un episodio negativo per vedere la squadra sciogliersi. Oggi, invece, la Lazio reagisce. Incassa il colpo, stringe i denti e continua a giocare. Anche quando tutto sembra girare storto: infortuni, espulsioni, arbitraggi discussi. La squadra resta lì, compatta, ordinata, pronta a sfruttare la minima occasione.

Certo, la qualità non abbonda. Lo sanno i tifosi, lo sa Sarri, lo sanno i giocatori stessi. Ma proprio per questo il lavoro sull’aspetto caratteriale diventa fondamentale. Questa Lazio non vince perché è più forte, ma perché è più determinata. Non domina le partite, ma le combatte. E spesso le porta dalla propria parte con il sacrificio collettivo.

Sarà una stagione di sofferenza, questo è evidente. Nessuno si illude che sarà un cammino semplice o lineare. Ma c’è una differenza enorme tra soffrire passivamente e soffrire lottando. Questa squadra sta scegliendo la seconda strada. E lo sta facendo con convinzione, mettendo in campo tutto quello che ha.

I ragazzi stanno dando tutto. Non sempre basta, non sempre sarà sufficiente, ma è difficile chiedere di più in termini di atteggiamento. La Lazio di oggi non si specchia, non si nasconde, non si tira indietro. Combatte. E in un calcio sempre più freddo e calcolatore, questa è già una vittoria morale importante.




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Cataldi esalta la Lazio: “Tosta, senza alibi. Anche in 9”

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Esultanza Danilo Cataldi dopo il gol del 3-2 in Lazio-Genoa 2026

La vittoria della Lazio sul campo del Parma non è stata soltanto una questione di tre punti. È stata una prova di identità, di carattere e di appartenenza. A raccontarla nel modo più diretto e autentico è stato Danilo Cataldi, che nel post partita ha dato voce a uno spogliatoio compatto, consapevole della propria forza mentale anche nelle condizioni più estreme.

“Devo dire la verità – ha spiegato il centrocampista biancoceleste – anche a fine partita, parlando tra di noi, avevamo la sensazione che pure con due uomini in meno la partita potesse darci qualcosa”. Una percezione difficile da spiegare, ma chiarissima per chi era in campo: la Lazio, anche in nove contro undici, sentiva di poter portare a casa il risultato, magari sfruttando una palla inattiva o una giocata del singolo.

Parole che certificano la crescita mentale della squadra di Maurizio Sarri. “Questa Lazio è una squadra tosta, che non si dà alibi e scuse”, ha aggiunto Cataldi, sottolineando come il gruppo abbia reagito alle difficoltà di una stagione segnata da infortuni pesanti e continue defezioni. “Siamo venuti da periodi duri, con una serie di grossi infortuni, e ci siamo stretti in quelli che eravamo. Anche nella prossima avremo assenze, ma non molliamo”.

Il riferimento all’ennesima partita affrontata in emergenza è evidente. Eppure, anche contro il Parma, la Lazio ha mostrato ordine, compattezza e capacità di soffrire. “Soffre e gioca, ordinata anche in 9. Dobbiamo continuare così e vedere dove ci porterà questo cammino”, ha concluso Cataldi, lasciando trasparire una fiducia concreta, non retorica.

Il problema della finalizzazione

Nel corso dell’intervento, Cataldi ha analizzato anche un limite evidente della Lazio attuale: la difficoltà nel trasformare le occasioni create. “A livello di produttività la squadra ha creato 3-4 situazioni importanti. Il problema è finalizzare. È diverso creare due palle gol e segnarne una rispetto a crearne sei e non segnare”.

Un’analisi lucida, che sposta il focus non sui singoli giocatori ma sull’efficacia offensiva complessiva. “Ci manca qualcosa davanti, ma non in termini di uomini: ci manca la realizzazione”, ha precisato il centrocampista.

Rossi e nervosismo

Inevitabile, poi, tornare sugli episodi arbitrali. Cataldi non cerca polemiche dirette, ma lascia trasparire tutta la difficoltà di restare lucidi in certe situazioni. “Stare calmi è dura. In alcune situazioni vedi cose un po’ forzate. Anche domenica avevo la sensazione che si potesse evitare il rosso a Gila, e oggi i due rossi… quello di Toma sembra veramente poco per buttare fuori un giocatore”.

Parole misurate, ma che confermano una sensazione ormai diffusa nello spogliatoio: la Lazio sta pagando un prezzo altissimo in termini disciplinari.

La Lazio come appartenenza

Il passaggio più emotivo arriva quando Cataldi parla del suo rapporto con la maglia. “La Lazio è speciale sempre. Io sono partito dalle giovanili, sono andato via e tornato più volte, ma è sempre emozionante. Con questa maglia do tutto quello che ho, anche di più”.

Un legame profondo, che va oltre il campo: “A Roma il calcio è vissuto in modo diverso. Senti di rappresentare tante persone. Da giovane è stato difficile, ora sono più vaccinato. Ma è sempre bello”.

Le parole di Cataldi raccontano una Lazio imperfetta, ma viva. Una squadra che non si arrende, che non cerca scuse e che, anche in nove uomini, continua a credere in se stessa.



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Lazio, dopo Parma silenzio totale: così si legittimano i torti

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Dopo Parma-Lazio e due rossi giudicati inesistenti, la società resta in silenzio. Nessuna protesta ufficiale: così si legittimano i torti arbitrali.

Due cartellini rossi inesistenti, una partita vinta eroicamente in nove uomini e, come troppo spesso accade, il silenzio totale della società. Dopo l’ennesimo episodio arbitrale pesantemente sfavorevole alla Lazio, questa volta nella trasferta di Parma, da Formello non è arrivata alcuna presa di posizione ufficiale. Nessuna conferenza stampa, nessuna dichiarazione davanti alle telecamere, nessuna nota di protesta. Nulla.

Ed è proprio questo silenzio a far più rumore di tutto.

La gara del Tardini ha rappresentato l’ennesimo capitolo di una stagione segnata da decisioni arbitrali discutibili, quando non apertamente ingiustificabili. Due espulsioni che gran parte dell’ambiente biancoceleste giudica inesistenti, arrivate in momenti chiave della partita e che avrebbero potuto compromettere seriamente il risultato. Solo grazie a una prova di carattere straordinaria la Lazio è riuscita a portare a casa i tre punti.

In conferenza stampa, Maurizio Sarri ha fatto quello che ha potuto. Ha parlato di “rossi frettolosi”, di “mancanza di buon senso”, di interpretazioni eccessivamente rigide del regolamento. Ma non dovrebbe essere l’allenatore, da solo, a esporsi ogni volta. Il compito di difendere la società spetta alla società stessa.

E invece, ancora una volta, né Claudio Lotito né Angelo Fabiani si sono fatti sentire. Nessuno dei due si è presentato davanti ai microfoni per tutelare il club, i giocatori e l’allenatore. Un atteggiamento che ormai non può più essere considerato casuale o episodico.

Nel calcio moderno, il peso politico conta. E conta moltissimo. Le società che protestano, che alzano la voce, che chiedono spiegazioni pubbliche, spesso ottengono almeno attenzione. La Lazio, al contrario, sembra aver scelto la strada dell’accettazione passiva. Ma accettare in silenzio significa legittimare.

Legittimare decisioni arbitrali discutibili.
Legittimare una gestione che penalizza sistematicamente la squadra.
Legittimare l’idea che contro la Lazio si possa sbagliare senza conseguenze.

I numeri parlano chiaro: la Lazio è la squadra con più cartellini rossi in Europa, pur non essendo tra quelle che commettono più falli. Tre espulsioni nelle ultime due partite. Un dato che dovrebbe far scattare un campanello d’allarme a livello dirigenziale. E invece tutto tace.

Il messaggio che passa è pericoloso: se la società non difende se stessa, perché dovrebbero farlo gli arbitri, gli organi federali o chi governa il sistema? Il silenzio non è neutralità. Il silenzio, in questi casi, è una presa di posizione implicita.

La sensazione è che la Lazio venga lasciata sola, con Sarri a fare da parafulmine e i giocatori costretti a subire decisioni sempre più severe. Una dinamica che nel lungo periodo rischia di diventare strutturale, perché chi non protesta viene considerato debole.

Difendere la squadra non significa piangere o cercare alibi. Significa pretendere rispetto. Significa chiedere uniformità di giudizio. Significa mettere un confine oltre il quale non si accetta più di essere penalizzati.

Dopo Parma, quel confine è stato superato.
E il silenzio della società rischia di essere il vero errore più grave.




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Lazio record di rossi in Europa: numeri allarmanti

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Scandalo arbitrale: Lazio in rivolta dopo episodi controversi con Gyomber e Fabbian
Un arbitro mostra il cartellino rosso in una foto del 23 gennaio 2011. Gli arbitri italiani, interpellati dalla Federcalcio francese (Fff) per prendere il posto dei colleghi transalpini sospesi per aver annunciato una protesta ''hanno rifiutato di dirigere gli incontri di domenica 6 marzo per solidarieta' ''. ANSA / BARACCHI-BENVENUTI

Cinque cartellini rossi in quindici partite. Nessuna squadra in Europa ha fatto peggio della Lazio. Un dato clamoroso, che va ben oltre la semplice statistica e che apre una riflessione profonda su quanto sta accadendo attorno alla squadra di Maurizio Sarri in questa stagione.

La Lazio non è una squadra violenta, non è nemmeno quella che commette più falli nei principali campionati europei. Eppure, numeri alla mano, è la formazione più espulsa d’Europa. Un paradosso che diventa ancora più evidente se si guarda al dettaglio: tre cartellini rossi nelle ultime due partite, tutti giudicati eccessivi da gran parte dell’ambiente biancoceleste e dallo stesso Sarri.

L’ultimo episodio, a Parma, ha portato la questione al limite. La Lazio ha chiuso la partita addirittura in nove uomini, riuscendo comunque a vincere grazie a una prova di enorme sacrificio e compattezza. Ma il tema arbitrale, ancora una volta, ha oscurato la prestazione sportiva.

In conferenza stampa, Sarri non ha usato giri di parole:
“Siamo la squadra con più espulsioni, ma non quella che fa più falli. Evidentemente siamo sfortunati. I cartellini sono stati frettolosi, manca il buon senso”.

Il riferimento è chiaro: le espulsioni arrivano spesso al primo episodio, senza una gestione graduale della gara. Interventi giudicati da regolamento “da rosso”, ma che in altri contesti, su altri campi, vengono sanzionati con un semplice giallo o addirittura lasciati correre.

Il dato delle ultime due partite è emblematico: tre cartellini rossi, tutti arrivati in situazioni interpretative, non per interventi violenti o condotte antisportive evidenti. Tocchi, contrasti, proteste: episodi che sembrano essere valutati con un metro più rigido quando in campo c’è la Lazio.

Ed è qui che nasce il sospetto, sempre più diffuso tra tifosi e addetti ai lavori: la Lazio paga una lettura arbitrale particolarmente severa, quasi punitiva. Non è un caso che Sarri abbia parlato di “interpretazione più pura del regolamento”, sottolineando come manchi quel margine di buon senso che dovrebbe guidare la direzione di gara.

Il confronto con il resto d’Europa rende il quadro ancora più inquietante. Squadre che giocano con un’intensità maggiore, che commettono più falli, che protestano di più, finiscono le partite sempre in undici. La Lazio, invece, viene regolarmente decimata, costretta a giocare mezz’ora o più in inferiorità numerica.

Questo trend ha un impatto diretto sulla stagione:

  • punti persi o rischiati
  • rotazioni forzate
  • squalifiche continue
  • clima di tensione crescente

Eppure, nonostante tutto, la squadra continua a reagire. A Parma, come in altre occasioni, la Lazio ha mostrato un carattere fuori dal comune, dimostrando di saper soffrire anche in condizioni estreme. Ma è evidente che non può diventare una normalità giocare sistematicamente in dieci o in nove.

Il problema, a questo punto, non è più episodico. È strutturale. Cinque rossi in quindici partite non sono una coincidenza. O la Lazio è improvvisamente diventata la squadra più scorretta d’Europa — cosa smentita dai numeri sui falli — oppure qualcosa nel rapporto con la classe arbitrale non funziona.

La domanda resta aperta:
è solo sfortuna?
è un problema di comunicazione?
è una questione di reputazione?

Quel che è certo è che la Lazio, oggi, paga un prezzo altissimo. E continuare a far finta di nulla non è più possibile.




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Sarri dopo Parma-Lazio: “Rossi frettolosi, squadra coraggiosa”

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Maurizio Sarri conferenza stampa Formello vigilia Juventus Lazio

Una vittoria pesante, sofferta, simbolica. La Lazio espugna il Tardini battendo il Parma 0-1 nonostante una doppia inferiorità numerica e manda un segnale forte al campionato. Al termine della gara, Maurizio Sarri si presenta in conferenza stampa con soddisfazione, ma anche con evidente amarezza per la gestione arbitrale.

“Una vittoria così ci lascia entusiasmo – esordisce il tecnico biancoceleste – perché è arrivata in condizioni complicate. Ma se guardiamo i numeri, è una vittoria meritata”. Sarri sottolinea come, nonostante le espulsioni, la Lazio abbia mantenuto ordine, coraggio e applicazione tattica: qualità che per l’allenatore rappresentano il vero salto di maturità della squadra.

Il tema arbitrale e i cartellini rossi

Il punto più caldo della conferenza riguarda inevitabilmente le espulsioni. Sarri non nasconde il fastidio:
“Sono due rossi frettolosi. Il regolamento prevede anche il buon senso. Espulsioni leggere. Se applicassimo la legge ordinaria senza buon senso, il 75% delle persone sarebbe in galera”.

Parole forti, che fotografano il momento della Lazio: una squadra che, come ricorda Sarri, è quella con più cartellini rossi in Europa, pur non essendo la più fallosa.
“Siamo sfortunati. C’è solo una squadra che fa più falli di noi, ma noi abbiamo più espulsioni di tutti”.

Ancora più dura la riflessione sull’arbitro:
“L’espulsione di Gila in quelle situazioni di solito non viene nemmeno fischiata. Oggi abbiamo trovato un arbitro che interpretava qualcosa di ancora più puro del regolamento”.

Noslin, un attaccante da capire

Sarri si sofferma poi su Noslin, autore di una prestazione generosa:
“In certe condizioni è un centravanti straordinario, in altre può soffrire. Sto imparando a conoscerlo e a utilizzarlo. Come ragazzo mi rimane molto simpatico”.

Un passaggio che conferma come l’allenatore stia ancora lavorando sull’adattamento dell’attaccante al proprio sistema, senza bocciature ma con realismo tecnico.

Mentalità e carattere: la vera forza

Alla domanda se questa sia la Lazio con più carattere della sua carriera, Sarri risponde con convinzione:
“È una squadra che sta crescendo tantissimo a livello di mentalità. Non prende alibi. L’anno scorso avevamo fatto 14 partite in superiorità numerica, quest’anno zero”.

E aggiunge una frase destinata a restare:
“Si possono avere i più grandi limiti del mondo, ma meglio scarsi che non coraggiosi”.

Il ritorno di Patric

Tra le note più positive della serata, il ritorno da titolare di Patric dopo nove mesi. Sarri ne difende il valore:
“È meno considerato di quello che vale. Ti dà l’impressione di poca solidità fisica, ma compensa con letture e tecnica. Oggi era un miracolo che rimanesse in campo 70 minuti”.

Il tecnico evidenzia anche l’importanza del difensore nello spogliatoio e nella costruzione dal basso, nonostante la differenza fisica con Pellegrino.

Una vittoria che pesa

Il Parma, secondo Sarri, non ha mai messo realmente in difficoltà la Lazio sul piano del gioco. L’unico appunto riguarda un’intensità difensiva leggermente inferiore nel primo tempo, ma la gestione della partita in inferiorità numerica resta il dato più significativo.

Quella del Tardini non è solo una vittoria da tre punti: è una vittoria di identità. E in un momento di difficoltà, per la Lazio, vale forse ancora di più.




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⚔️ Impresa Eroica al Tardini: La Lazio vince in 9! Noslin firma il miracolo (0-1)

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Tijjani Noslin esulta con rabbia dopo aver segnato il gol vittoria contro il Parma, circondato dai compagni, mentre la Lazio gioca in 9 uomini.

Una vittoria che entra di diritto nella storia recente della Lazio. Allo Stadio Ennio Tardini, la squadra di Maurizio Sarri compie un vero e proprio miracolo sportivo: batte il Parma 0-1 giocando il finale in 9 uomini contro 11.

Una partita folle, dominata dalle decisioni arbitrali di Marchetti (doppio rosso a Zaccagni e Basic), ma decisa dal cuore immenso del gruppo e dalla giocata singola di Tijjani Noslin, che all’82’ si inventa il gol vittoria quando tutto sembrava perduto.

🟥 Primo Tempo: Lazio arrembante, poi lo shock Zaccagni

L’avvio è tutto di marca biancoceleste. La Lazio chiude il Parma nella sua metà campo e sfiora il vantaggio più volte: prima Corvi compie un miracolo su Cancellieri al 3′, poi Estevez salva sulla linea un gol fatto di Marusic al 16′.

La partita cambia volto al 42′: l’arbitro Marchetti estrae il cartellino rosso diretto per Mattia Zaccagni per un fallo su Estevez. La Lazio chiude il primo tempo in dieci, tra le proteste e lo stupore generale.

🦸‍♂️ Secondo Tempo: Il miracolo di Noslin in doppia inferiorità

Nella ripresa Sarri ridisegna la squadra, ma la tensione sale. Il Parma prova ad approfittarne, ma trova sulla sua strada un Provedel sempre attento. Al 77′ piove sul bagnato: Basic reagisce a un fallo di Estevez e viene espulso. Lazio in 9 uomini.

Sembra il preludio alla capitolazione, e invece accade l’impossibile.

Minuto 82: Noslin vince un duello fisico con Valenti, dribbla il portiere Corvi, mette fuori causa anche Troilo e deposita in rete il pallone dello 0-1.

Il settore ospiti esplode. Nel finale il Parma assedia: all’84’ Provedel compie una parata mostruosa su Estevez, blindando tre punti che valgono oro colato.

📋 Il Tabellino

PARMA-LAZIO 0-1

Marcatori: 82′ Noslin (L)

PARMA (4-2-3-1): Corvi; Britschgi, Delprato (45′ Troilo), Valenti, Valeri; Bernabé, Estevez, Keita (86′ Djuric); Benedyczak, Oristanio (69′ Ondrejka); Pellegrino. A disp.: Guaita, Rinaldi, Almqvist, Lovik, Begic, Sorensen, Hernani, Ordonez, Cremaschi, Cutrone, Trabucchi. All.: Cuesta.

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Patric (68′ Provstgaard), Romagnoli, Pellegrini; Guendouzi, Cataldi (88′ Vecino), Basic; Cancellieri (68′ Dele-Bashiru), Castellanos (68′ Noslin), Zaccagni. A disp.: Mandas, Furlanetto, Lazzari, Nuno Tavares, Belahyane, Pedro, Dia. All.: Maurizio Sarri.

Arbitro: Marchetti

NOTE: Ammoniti: 51′ Valeri (P), 62′ Cancellieri (L), 77′ Estevez (P). Espulsi: 42′ Zaccagni (L), 77′ Basic (L). Recupero: 2′ pt, 5′ st.


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Lazio, svolta di mercato: via libera alla cessione dei titolari

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Matteo Guendouzi

Nelle ultime ore è emersa una notizia che potrebbe cambiare radicalmente il presente e il futuro della Lazio. Una notizia importante, perché smentisce nei fatti mesi di dichiarazioni da parte di Claudio Lotito e Angelo Fabiani, ma che allo stesso tempo segue una logica economica difficile da ignorare.

Da agosto, il direttore sportivo Fabiani ripete lo stesso mantra:
Non venderemo i titolari, non venderemo i nostri top player”.

Ancora domenica, prima di Lazio-Bologna, anche Lotito aveva rassicurato l’ambiente:
La Lazio non si indebolirà”.

Eppure oggi lo scenario è completamente diverso.

La verità dietro le parole: la Lazio deve fare cassa

Secondo le informazioni filtrate, la Lazio avrebbe dato mandato a intermediari di portare offerte importanti per i titolari della rosa. Un passaggio storico, perché Lotito non ha mai amato usare intermediari, considerati un costo aggiuntivo nelle trattative.

Il fatto che ora siano coinvolti indica una sola cosa:
👉 la situazione economica, sul piano del mercato, è molto più grave di quanto raccontato.

Sponsor annunciati e mai arrivati, crediti “salvifici” spariti, ricavi da merchandising insufficienti: il mercato della Lazio non si è sbloccato e l’unica via rimasta sono le plusvalenze.

Guendouzi e Castellanos i primi nomi sul tavolo

Le prime offerte attese riguardano Matteo Guendouzi e Taty Castellanos, due titolari considerati centrali da Sarri ma anche tra i pochi con un valore di mercato reale.

La linea è chiara:

  • la Lazio ascolterà qualsiasi offerta superiore ai 20-25 milioni
  • l’obiettivo è incassare almeno 50 milioni complessivi
  • solo così si potrebbe sbloccare il mercato, soprattutto in vista dell’estate

Non si parla quindi di una cessione “tecnica”, ma di necessità finanziaria.

Altro che esuberi: nessuno fa cassa con Kamenovic

Per mesi Fabiani ha parlato di vendere gli esuberi per finanziare il mercato. Ma la realtà è semplice:
giocatori come Kamenovic, Basic (fino a poco fa), Belahyane non portano soldi veri.

Nessun club è disposto a investire cifre importanti per chi gioca poco o nulla.
Le plusvalenze, quindi, possono arrivare solo dai titolari.

Il paradosso: vendere oggi per sopravvivere domani

Il piano appare chiaro ma rischioso:

  • vendere Guendouzi e/o Castellanos a gennaio
  • sostituirli con prestiti low-cost
  • tirare avanti fino a fine stagione
  • usare i soldi per sbloccare il mercato estivo

Il problema?
👉 la squadra si indebolisce oggi, mentre i benefici (forse) arriveranno domani.

Un eventuale arrivo di profili come Raspadori in prestito non risolverebbe il problema strutturale: perdi un titolare e lo rimpiazzi temporaneamente, senza costruire nulla.

Altri nomi osservati: Nuno Tavares e il nodo Arsenal

Tra i nomi monitorati c’è anche Nuno Tavares, che potrebbe avere mercato in Arabia Saudita. Ma qui entra in gioco un altro ostacolo:
la Lazio deve riconoscere il 40% all’Arsenal sulla rivendita.

Tradotto:

  • vendita a 20 milioni = alla Lazio restano poco più di 10
  • servirebbe una cifra altissima per rendere l’operazione davvero utile

Sarri e il patto silenzioso con la società

Dietro tutto questo, c’è anche la posizione di Maurizio Sarri. L’impressione è che il tecnico abbia accettato una sorta di compromesso:

“Accetto sacrifici ora, ma a giugno voglio il mercato che chiedo io.”

Due o tre innesti di qualità vera, non scommesse.
Il problema è che, se a gennaio partiranno due titolari, tre acquisti potrebbero non bastare.

Conclusione: gennaio sarà un mercato doloroso

Altro che non indebolirsi.
Il mercato di gennaio della Lazio rischia di essere:

  • sanguinoso
  • quasi esclusivamente in uscita
  • orientato alla sopravvivenza, non al miglioramento

Guendouzi e Castellanos sono i primi nomi, ma nessun titolare è davvero intoccabile se arriva l’offerta giusta.

La sensazione è chiara:
la Lazio stringerà i denti fino a giugno, sperando poi di ripartire.
Che questo piano funzioni davvero… è tutto da dimostrare.



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Perché Lotito non sa vendere: il caso Raul Moro e gli errori che pesano sulla Lazio

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raul moro calciomercato lazio

Uno dei falsi miti più radicati attorno a Claudio Lotito è l’idea che sappia vendere bene. Da anni, infatti, si ripete che il presidente della Lazio sia un abile negoziatore, capace di resistere alle offerte al ribasso e di massimizzare ogni cessione.
La realtà, però, è ben diversa: negli ultimi anni Lotito ha dimostrato gravi limiti proprio nella gestione delle uscite, con errori che oggi pesano duramente sul bilancio del club.

Vendere i top player è semplice: quando hai Milinković-Savić, Luis Alberto o Felipe Anderson, le richieste arrivano da sole. Ma persino lì, Lotito ha fallito:

  • Milinković-Savić, valutato 80–100 milioni solo un anno prima, è stato ceduto per 42 milioni;
  • Luis Alberto è partito per appena 10 milioni;
  • Felipe Anderson è andato via a parametro zero;
  • Ciro Immobile ha fruttato circa 3 milioni.

Ma il problema più serio non riguarda le stelle.
Il vero disastro è la totale incapacità di vendere le riserve e i giovani, ciò che le altre società usano per fare plusvalenze importanti.

Il caso Raul Moro: un flop che pesa e che doveva essere evitato

Raul Moro è l’esempio lampante del fallimento gestionale di Lotito nel mercato in uscita.
Il talento spagnolo era stato acquistato dal Barcellona per 8 milioni di euro, ma la Lazio lo ha rivenduto per soli 1 milione, registrando una perdita secca di 7 milioni.

La cosa più clamorosa, però, è arrivata subito dopo:

  • il Valladolid lo ha valorizzato,
  • l’Ajax l’ha acquistato per 10 milioni,
  • e Raul Moro ha giocato titolare in Champions League.

Un giocatore considerato “non pronto” dalla Lazio è diventato una risorsa in Europa.
Questo non significa che valesse 50 milioni: significa che la Lazio non è stata in grado né di valorizzarlo né di venderlo correttamente.

Il problema è strutturale: mancano relazioni internazionali solide, manca una strategia, manca la capacità di presentare un giovane evidenziandone pregi e potenzialità, non limiti e difetti.

Il rischio Sana Fernandez: la storia che si ripete

La stessa dinamica rischia di verificarsi con Sana Fernandez, esterno rapidissimo e tecnico, oggi relegato in Primavera. La Lazio non è riuscita a trovargli una collocazione adeguata, né a valorizzarlo: il rischio è ripetere il caso Raul Moro, con una futura svendita che diventerà l’ennesima occasione mancata.

Gli altri casi: Basic, Folorunsho, Armini, Crespi

La lista degli errori è lunga:

  • Basic, oggi titolare per Sarri, fino a pochi mesi fa era considerato invendibile.
  • Folorunsho, regalato per 50mila euro, oggi è stabilmente in Serie A.
  • Armini, Crespi, Milani: giovani ceduti senza alcun ritorno economico.

Bastava incassare 500mila o 1 milione per ognuno di loro per generare quei 5–6 milioni che, nel bilancio di una squadra come la Lazio, fanno una differenza enorme.

Il nodo centrale: nessuno vuole trattare con Lotito

La reputazione di Lotito nel mondo dei direttori sportivi è un altro ostacolo. Molti ritengono complicato lavorare con lui, e nessuno “vuole fargli un favore”. Questo abbassa ulteriormente il valore dei giocatori in uscita, lasciando la Lazio in una posizione di debolezza.


Conclusione

Il mito che Lotito sappia vendere è, allo stato attuale, smentito dai fatti.
La Lazio si ritrova oggi con perdite pesanti proprio perché incapace di generare plusvalenze diffuse, vendendo non solo i big, ma soprattutto i giovani e le riserve – come fanno Roma, Milan, Inter e tutte le big europee.

Finché questo limite non verrà affrontato, la Lazio continuerà a rimanere indietro sul piano economico e competitivo.



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Come giocare online con gli amici

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Giocare online con i tuoi amici è un ottimo modo per restare in contatto e divertirsi, soprattutto se non potete incontrarvi di persona. Può sembrare di vivere un’avventura insieme, anche se vi trovate a chilometri di distanza.

Ma non basta semplicemente avviare un gioco e sperare che vada tutto per il meglio. Per assicurarti che l’esperienza sia fluida per tutti, ci sono alcune cose che puoi fare per prepararti al meglio.

Scegliere la piattaforma e il gioco giusti

La prima cosa da fare è capire dove e a cosa giocare. La piattaforma giusta dipende dal tipo di esperienza che stai cercando. Se tutti avete una console, come PlayStation o Xbox, probabilmente è più semplice restare su quella piattaforma, dato che offrono servizi online dedicati che rendono facile connettersi e giocare insieme. Se invece preferite il PC gaming, potreste avere accesso a una libreria di titoli più ampia.

Una volta scelta la piattaforma, il passo successivo è selezionare un gioco. Opta per qualcosa che rispecchi l’energia e gli interessi del gruppo. Magari cercate un titolo pieno di azione oppure un’esperienza più rilassata per staccare – come una partita a bingo, ad esempio. Pensa a ciò che piace a tutti, non solo a quello che va di moda al momento.

Impostare la comunicazione (chat vocale/video)

Giocare insieme è una cosa, ma potersi parlare e condividere pensieri rende tutto molto più divertente. La chat vocale è essenziale nei giochi multiplayer, specialmente se serve coordinarsi o semplicemente ridere insieme. Piattaforme come Discord sono perfette per questo: offrono sia chiamate vocali che video, con in più la possibilità di condividere lo schermo o guardare la partita in tempo reale, come se foste nella stessa stanza.

Se vuoi un tocco più personale, usa le videochiamate. Anche se all’inizio può sembrare complicato, vedere gli amici aggiunge un livello extra di divertimento e connessione. Molti giochi hanno già una chat vocale integrata, ma avere un metodo di comunicazione alternativo è utile per evitare intoppi.

Invitare gli amici e organizzare la sessione

Arriva poi la parte divertente: riunire tutti. È sempre una buona idea pianificare in anticipo, assicurandosi che ognuno abbia già installato il gioco e sia pronto a partire. Alcuni titoli richiedono download o aggiornamenti, e non vuoi sprecare tempo ad aspettare quando dovreste già giocare. Manda gli inviti con un po’ di anticipo e stabilisci un orario preciso per la sessione.

Inoltre, tieni il gruppo abbastanza piccolo da permettere a tutti di restare coinvolti. Con troppi giocatori è facile che qualcuno si perda nel caos. Organizzare una sessione può richiedere un po’ di impegno, ma una volta che siete tutti collegati ne varrà la pena.

Mantenere un’atmosfera leggera e divertente

È facile lasciarsi prendere dal gioco, ma ricorda che l’obiettivo è divertirsi con gli amici. Non lasciare che la competitività prenda il sopravvento: se qualcuno non sta vincendo, cerca di mantenere un tono leggero. Fare battute o prendere tutto con ironia è un ottimo modo per tenere alta l’energia e ricordare a tutti che si tratta solo di passare un bel momento insieme.

Mantieni un’atmosfera rilassata e prenditi delle pause quando serve. Così nessuno si stanca e il divertimento può durare più a lungo. Non si tratta solo di vincere, ma di creare ricordi insieme, indipendentemente dal risultato.



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🚙 Parma-Lazio, è ancora esodo: Settore Ospiti SOLD OUT! Invasione al Tardini

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Il settore ospiti dello stadio Tardini di Parma gremito di tifosi della Lazio con sciarpe e bandiere.

La passione dei tifosi della Lazio non conosce confini né flessioni. Dopo l’abbraccio dell’Olimpico contro il Milan e il Bologna, il popolo biancoceleste è pronto a invadere l’Emilia. Per la sfida contro il Parma, in programma sabato 13 dicembre alle ore 18:00, è previsto un vero e proprio esodo di massa per spingere la squadra di Sarri verso la vittoria.

🎫 I Numeri: 3.800 Cuori e Quinto Sold Out Stagionale

Le previsioni della vigilia sono state confermate dai fatti. Secondo quanto raccolto dalla nostra redazione, la risposta della tifoseria è stata imponente:

Sono 3.800 i biglietti venduti che hanno fatto scattare il sold out nel settore ospiti dello Stadio Ennio Tardini.

Un dato impressionante che certifica l’amore incondizionato per questi colori: si tratta infatti del quinto sold out in trasferta di questa stagione, a dimostrazione di come la Lazio non giochi mai veramente “fuori casa”.

🏟️ Biancocelesti in ogni settore

L’invasione non si limiterà alla sola curva riservata agli ospiti. Molti tifosi biancocelesti, specialmente quelli non residenti nel Lazio, hanno acquistato tagliandi anche negli altri settori dello stadio.

Si prospetta dunque un colpo d’occhio straordinario e una presenza massiccia che si farà sentire per tutti i 90 minuti, annullando di fatto il fattore campo del Parma. Un sostegno fondamentale per Sarri e i suoi ragazzi, chiamati a riscattare il mezzo passo falso interno contro il Bologna.


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Lazio, tra cessioni e promesse: rischio indebolimento reale

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Confronto Lotito giocatori: il presidente della Lazio osserva la squadra a bordo campo.
Claudio Lotito e Maurizio Sarri discutono a Formello sul mercato di gennaio della Lazio, con Lorenzo Insigne tra i possibili obiettivi.

Le parole pronunciate da Claudio Lotito prima di Lazio-Bologna — “non ci indeboliremo” — avevano il sapore della promessa rassicurante, un messaggio rivolto alla piazza in un momento di grande incertezza. La replica di Maurizio Sarri, nel post partita, era stata altrettanto chiara: “Non indebolirci non basta, bisogna migliorarci”. Una risposta che sembrava confermare una strategia condivisa, o almeno una visione comune. Ma gli sviluppi delle ultime ore raccontano tutt’altra storia.

Se fino a pochi giorni fa si parlava esclusivamente di piazzare gli esuberi, oggi lo scenario è completamente cambiato. Non più Dele-Bashiru, non più Belahyane, non più Nuno Tavares: i nomi finiti sul mercato sono quelli di chi, nel bene o nel male, rappresenta oggi l’ossatura della squadra. Valentín Castellanos e Matteo Guendouzi sono improvvisamente diventati uomini mercato, con offerte concrete e valutazioni che stanno spingendo la società verso riflessioni inevitabili.

Secondo le indiscrezioni, per Castellanos sarebbe arrivata una proposta dalla Premier League intorno ai 25 milioni di euro. Una cifra importante, soprattutto per una Lazio costretta a fare i conti con vincoli economici e con la necessità di generare plusvalenze. Allo stesso tempo, anche Guendouzi è finito nel mirino di più club: l’interesse del Sunderland, ad esempio, è concreto e potrebbe trasformarsi presto in un’offerta ufficiale.

Questi due nomi raccontano la direzione verso cui sembra orientarsi il club: non riuscendo a piazzare chi non rientra nei piani tecnici, la Lazio valuta ora la cessione di elementi titolari. Una strategia già vista negli ultimi anni, con risultati tutt’altro che incoraggianti. L’elenco è lungo: l’addio di Milinković-Savić seguito da Dele-Bashiru, quello di Felipe Anderson non colmato da Isaksen, quello di Immobile sostituito da Castellanos. Ogni volta, un pezzo fondamentale è stato rimpiazzato da un profilo dal rendimento inferiore.

È qui che le parole di Lotito assumono un significato diverso: “Non ci indeboliremo” potrebbe non riferirsi a una scelta di non cedere i titolari, ma alla volontà — dichiarata — di sostituirli con giocatori “all’altezza”. Tuttavia, la storia recente della Lazio insegna che questo obiettivo raramente viene raggiunto.

Il nome che circola come possibile sostituto di Castellanos è quello di Giacomo Raspadori, destinato a Roma solo in prestito. Un’operazione che aprirebbe ulteriori interrogativi: Raspadori non è un centravanti puro, non è un bomber da doppia cifra e, soprattutto, non sarebbe un giocatore di proprietà. Cedendo Castellanos, la Lazio perderebbe l’unico attaccante integro a disposizione di Sarri per rimpiazzarlo con un calciatore che potrebbe restare solo sei mesi.

Discorso simile per Guendouzi: se l’offerta arrivasse a 25 milioni, la Lazio avrebbe un margine importante, ma il sostituto — vista la necessità di generare liquidità — arriverebbe quasi certamente in prestito con diritto di riscatto. Una soluzione tampone che non garantirebbe né presente né futuro.

Così, la domanda diventa inevitabile: la Lazio si sta davvero rafforzando o sta andando incontro a un ridimensionamento tecnico? La tendenza, guardando gli ultimi mercati, sembra purtroppo evidente. Già negli anni precedenti la squadra è uscita indebolita dalle sessioni estive, e ora gennaio rischia di aggravare questo processo.

Se le cessioni di Guendouzi e Castellanos dovessero concretizzarsi senza rimpiazzi all’altezza, la Lazio rischierebbe non solo di compromettere la stagione in corso, ma anche di complicare il progetto tecnico a lungo termine. E allora parlare di Europa League o sogni di crescita diventerebbe difficile: bisognerebbe guardare piuttosto alla sopravvivenza sportiva, stringendo i denti e incrociando le dita.

La palla passa alla società: dalle scelte di gennaio capiremo se la promessa di Lotito era una garanzia o un’illusione.



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Lazio, Nuno Tavares verso l’addio: pista araba aperta

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Giocatori della Lazio impegnati nelle prove tattiche a Formello sotto la supervisione di Maurizio Sarri, in preparazione per la partita contro il Lecce.

L’avventura di Nuno Tavares alla Lazio sembra essere già arrivata alla fase conclusiva. L’esterno portoghese, arrivato la scorsa estate con l’obiettivo di diventare un perno della fascia sinistra, non è riuscito a mantenere le aspettative create dopo un inizio incoraggiante. Le sue prestazioni, spesso discontinue, unite ai ripetuti problemi fisici, hanno gradualmente alimentato lo scetticismo del pubblico biancoceleste, esploso definitivamente con i fischi dell’Olimpico dopo la recente gara contro il Bologna.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, sul classe 2000 ci sarebbe un concreto interesse proveniente dall’Arabia Saudita, segnale evidente di come il mercato internazionale continui a rappresentare una risorsa per quei giocatori che faticano a trovare continuità in Europa. La destinazione araba sarebbe stata valutata positivamente dallo stesso Nuno Tavares, che vede nella proposta una possibile occasione per rilanciarsi e ritrovare centralità dopo mesi complicati.

La formula, al momento, resta in discussione, così come la cifra dell’offerta, che però non soddisferebbe la Lazio. Il nodo principale riguarda infatti la situazione contrattuale del giocatore: l’Arsenal, che ha ceduto Tavares ai biancocelesti nell’ultima sessione estiva, detiene ancora il 40% del cartellino. Un dettaglio tutt’altro che marginale, che incide direttamente sulla valutazione economica dell’operazione e riduce i margini di trattativa della società capitolina.

La Lazio, infatti, non può permettersi una minusvalenza o un’uscita a condizioni sfavorevoli, soprattutto in una fase in cui il club deve programmare il mercato di gennaio con estrema attenzione ai costi e agli equilibri di bilancio. La cessione di Tavares potrebbe liberare uno slot in rosa e contribuire a ridurre il monte ingaggi, aprendo la strada a eventuali innesti richiesti da Maurizio Sarri. Tuttavia, affinché l’operazione possa concretizzarsi, sarà necessario ricevere un’offerta che soddisfi sia Lotito sia l’Arsenal.

Dal punto di vista tecnico, l’avventura del portoghese in biancoceleste è stata un mix di lampi e ombre. Dopo un avvio sorprendente, in cui aveva mostrato qualità atletiche e offensive, le sue prestazioni si sono progressivamente spente, complice una fragilità muscolare che ne ha limitato l’utilizzo. Sarri non è mai riuscito a considerarlo una garanzia difensiva e, man mano che la stagione avanzava, le gerarchie nel ruolo sono cambiate, relegando Tavares sempre più ai margini.

Ora il futuro del giocatore appare segnato. L’interesse del club arabo rappresenta per lui una via d’uscita e per la Lazio un’opportunità per sistemare una posizione scomoda all’interno della rosa, ma solo se la proposta economica sarà adeguata. In caso contrario, i biancocelesti potrebbero decidere di trattenere il giocatore fino a giugno, valutando nuove opportunità nel mercato estivo.

Le prossime settimane saranno decisive per capire quale direzione prenderà la trattativa. Una cosa, però, sembra chiara: la storia tra Nuno Tavares e la Lazio è sempre più vicina ai titoli di coda.




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Lazio, idea Keita per gennaio: ritorno possibile?

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La Lazio continua a muoversi con cautela sul mercato, costretta a bilanciare esigenze economiche e necessità tecniche in vista della sessione di gennaio. La gestione degli slot in lista, i vincoli sul costo del lavoro e la volontà di Maurizio Sarri di ringiovanire alcuni reparti obbligano la società a ragionare in modo mirato, alla ricerca di operazioni sostenibili ma utili alla causa. In questo quadro torna a riaffacciarsi un nome particolarmente familiare ai tifosi biancocelesti: Keita Baldé.

Secondo quanto riportato da La Repubblica, durante le più recenti riunioni tra dirigenza e staff tecnico sarebbe emersa l’idea di sondare la disponibilità del giocatore, oggi al Monza in Serie B. Keita, trent’anni compiuti a marzo, è cresciuto proprio nel vivaio della Lazio, dove ha mosso i primi passi da professionista prima di affermarsi in Serie A e intraprendere un’avventura internazionale tra Monaco, Sampdoria, Cagliari e Spartak Mosca.

Proprio il suo status di calciatore “vivaio” rappresenterebbe un vantaggio strategico non indifferente. In un momento in cui il regolamento impone limiti rigidi sulle liste e sull’inserimento degli over 22, il ritorno di Keita consentirebbe alla Lazio di aggiungere un giocatore esperto senza consumare slot preziosi, condizione non da poco per un mercato che dovrà inevitabilmente essere impostato su equilibrio e pragmatismo.

Dal punto di vista tecnico, Keita verrebbe valutato come potenziale vice-Zaccagni, ruolo individuato da Sarri come una delle priorità per aumentare la profondità della rosa. Negli ultimi mesi, infatti, il tecnico toscano ha più volte evidenziato la necessità di inserire un esterno sinistro capace di garantire uno spartito tattico compatibile con i suoi principi e di dare respiro all’ex Verona, spesso costretto agli straordinari.

Tuttavia, Sarri sembra avere un’idea molto chiara su chi debba essere il profilo ideale per quella posizione: Lorenzo Insigne. Con l’ex capitano del Napoli esiste un principio di accordo sia economico sia tecnico, e la volontà reciproca di riabbracciare un progetto ambizioso resta un elemento centrale nelle valutazioni. Finché la pista Insigne rimarrà viva, Keita sarà considerato più una possibilità alternativa che un obiettivo concreto.

Nonostante ciò, l’ex Monaco resta un nome di “categoria intelligente” per un club che deve muoversi con ingegno. I costi ridotti, la conoscenza dell’ambiente, l’affetto dei tifosi e alcune caratteristiche tecniche — accelerazione, strappi in campo aperto, imprevedibilità — lo rendono un profilo potenzialmente utile al contesto sarriano, soprattutto nelle fasi di transizione. La sua carriera, dopo alcuni alti e bassi, avrebbe inoltre bisogno di una scossa: un ritorno a casa potrebbe rappresentare un’occasione di rilancio personale e professionale.

Al momento, però, siamo ancora nel campo delle idee e delle suggestioni. Nulla è stato avviato formalmente e la priorità, tanto per la dirigenza quanto per Sarri, resta sbloccare la questione Insigne e capire quali margini economici offrirà la sessione invernale. Molto dipenderà dalle cessioni e dal risparmio salariale, elementi indispensabili per costruire un mercato sostenibile.

Gennaio dirà se Keita rappresenterà solo un ricordo romantico di un talento nato a Formello o se potrà davvero tornare ad essere una carta a sorpresa per la Lazio del futuro.



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Stadio Flaminio, caos totale: verità sul diritto di superficie

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Stadio Flaminio, il progetto della Lazio fermo da mesi: tra dichiarazioni ottimistiche e documenti ufficiali che smentiscono ogni progresso.
Stadio Flaminio, il progetto della Lazio fermo da mesi: tra dichiarazioni ottimistiche e documenti ufficiali che smentiscono ogni progresso.

Lo Stadio Flaminio torna al centro del dibattito biancoceleste con un cortocircuito informativo che rischia di alimentare ulteriormente dubbi e tensioni. Sabato scorso, a poche ore dalla perquisizione che ha colpito il giornalista Stefano Greco, è stato pubblicato sul suo sito un articolo che rimette completamente in discussione una delle notizie più circolate nelle ultime settimane: l’approvazione da parte dell’Avvocatura del Comune di Roma del diritto di superficie richiesto dalla Lazio per procedere con il progetto di riqualificazione del Flaminio.

Da oltre un anno, la società biancoceleste è in trattativa per ottenere la gestione dello stadio con una formula simile a quella della Juventus per l’Allianz Stadium: il terreno rimarrebbe proprietà capitolina, mentre la struttura verrebbe concessa alla Lazio per un periodo pluriennale, generalmente di 99 anni. Una soluzione che Lotito ritiene indispensabile per poter investire nel nuovo impianto.

Negli ultimi trenta giorni era circolata con insistenza la notizia che l’Avvocatura comunale avesse espresso parere positivo, sbloccando di fatto l’iter. Tuttavia, il documento reso pubblico da Feder Supporter e firmato dall’avvocato Nicola Sabato, capo dell’Avvocatura capitolina, racconta tutt’altra storia. Nel testo, il Comune smentisce non solo di aver mai dato l’ok, ma addirittura di essere stato interpellato sulla questione. Un ribaltamento totale che pone interrogativi pesanti su quanto dichiarato fino a oggi.

L’aspetto più sorprendente, come sottolineato dallo stesso Stefano Greco, è il silenzio mediatico che ha seguito la pubblicazione dell’articolo. Nessun quotidiano, nessuna radio, nessun sito sportivo – né romano né nazionale – ha ripreso la notizia. Nessuna verifica, nessuna smentita, nessun approfondimento. Un vuoto di informazione che appare anomalo, considerando l’importanza strategica del progetto per la Lazio e per la città.

Se il documento fosse falso, sarebbe logico aspettarsi una reazione immediata da parte del Comune o della stessa Lazio. Ma al momento non è arrivata alcuna presa di posizione ufficiale. E questo alimenta una domanda fondamentale: da dove proviene la notizia del parere favorevole? Perché è stata rilanciata da testate vicine alla società biancoceleste, mentre dal Campidoglio non sono mai arrivate conferme?

Nel frattempo, un altro indizio contribuisce a infittire il mistero. Da settimane si parla di un atteso incontro tra il presidente Lotito e il sindaco Gualtieri per discutere del progetto Flaminio, appuntamento rimandato – si diceva – proprio in attesa del via libera dell’Avvocatura. Ma se il parere fosse davvero arrivato, perché questo meeting non è stato subito schedulato? Perché, a ridosso delle festività, non c’è ancora neanche una data indicativa?

Il rischio concreto è che l’ennesimo rinvio faccia slittare tutto al 2026, annullando un anno intero di trattative e lasciando la Lazio ferma al punto di partenza. Mentre, come sottolineato dallo stesso sindaco, la Roma – partita da zero con un nuovo progetto e un nuovo terreno – procede spedita e punta a essere pronta per gli Europei.

Di fronte a tante incongruenze, il dubbio inizia a diventare legittimo: lo stadio Flaminio è un progetto reale o uno strumento comunicativo, utile a distogliere l’attenzione dai problemi della squadra e della società? Il diritto di superficie esiste davvero o è stato semplicemente evocato per rassicurare un ambiente sempre più frustrato?

Ad oggi, senza documenti ufficiali del Comune di Roma, la risposta sembra chiara: non c’è alcuna conferma del via libera, e anzi emergono elementi che suggeriscono l’esatto contrario. Resta dunque aperta la domanda che i tifosi biancocelesti si fanno ormai da mesi: la Lazio sta davvero lavorando per il suo nuovo stadio, o siamo di fronte all’ennesima promessa destinata a svanire nel nulla?



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Lazio, Patric favorito per sostituire Gila a Parma

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Il difensore della Lazio Patric si tocca la gamba dolorante durante un allenamento o partita.

La Lazio si prepara alla delicata trasferta di Parma con un’importante novità in difesa: Patric è il principale candidato a sostituire lo squalificato Mario Gila. Una notizia significativa per Maurizio Sarri, che potrà finalmente contare sul ritorno dello spagnolo dopo un periodo estremamente tormentato dal punto di vista fisico.

Come riportato da Il Messaggero, sono stati 275 i giorni di attesa dall’ultima volta in cui Patric era sceso in campo da titolare. L’ultima presenza risale infatti al match di Conference League contro il Viktoria Plzen, quando affiancò Romagnoli nel ritorno disputato all’Olimpico. Da allora, per il difensore ex Barcellona è iniziato un vero calvario.

Patric ha convissuto a lungo con forti dolori alla caviglia destra, che lo hanno costretto a un intervento chirurgico eseguito nella sua Spagna. Il recupero, tutt’altro che semplice, ha riportato alla mente i problemi muscolari che lo avevano afflitto ai tempi del Covid. Proprio quando sembrava pronto a rientrare, a fine luglio un nuovo stop ha complicato tutto: uno stiramento di secondo grado al retto femorale, rimediato durante una sessione di allenamento.

Un doppio infortunio pesante, che lo ha relegato ai margini della stagione e gli ha permesso di accumulare soltanto pochi minuti nelle ultime settimane. Ma ora, finalmente, Sarri sembra intenzionato a puntare su di lui per la sfida del Tardini. Lo spagnolo è considerato essenziale per mantenere un centrale di piede destro accanto a Romagnoli, caratteristica che lo rende favorito rispetto a Provstgaard.

Non è soltanto una scelta tecnica: i numeri sorridono a Patric. La Lazio, infatti, ha sempre vinto contro il Parma nelle sei partite in cui lo spagnolo è sceso in campo. Una statistica che, pur non incidendo sulle decisioni tattiche, rappresenta un curioso e benaugurante segnale in vista del match. Dopo i due passi falsi registrati lo scorso anno proprio contro i crociati, ogni indizio positivo è oro colato.

Nella doppia seduta di ieri a Formello, con Rovella e Isaksen ancora indisponibili, Sarri ha iniziato a intensificare il lavoro tattico in vista della sfida di sabato. Patric ha partecipato regolarmente agli esercizi difensivi e filtra ottimismo sulle sue condizioni. Sarebbe un ritorno pesante non solo dal punto di vista numerico, ma anche per gli equilibri di reparto: la Lazio ha sofferto nelle ultime partite alcuni meccanismi difensivi e il recupero di un centrale esperto, abituato ai movimenti di Sarri, può diventare una risorsa preziosa.

Le prossime ore serviranno al tecnico per valutare definitivamente la situazione, ma la sensazione è che la Lazio ritroverà uno dei suoi giocatori più duttili proprio nel momento di maggiore bisogno. Un rientro che, oltre a offrire una soluzione immediata, permetterà anche di ampliare le rotazioni in un reparto che nelle ultime settimane ha dovuto fare gli straordinari.

La sfida contro il Parma rappresenta un crocevia importante per i biancocelesti: servono punti per risalire la classifica e continuità nei risultati. E per farlo, Sarri spera di affidarsi anche alla solidità di Patric, finalmente pronto a riprendersi il suo posto.



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Lazio, mercato bloccato: Raspadori possibile solo con cessioni

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Sarri vuole Raspadori

Si attende soltanto l’ufficialità, ma ormai i contorni sono chiari: a gennaio la Lazio potrà operare sul mercato solo a saldo zero. Una condizione che pesa come un macigno sulle strategie di Fabiani e sulle richieste di Maurizio Sarri, che continua a invocare innesti soprattutto a centrocampo. Prima di qualsiasi acquisto, però, serviranno cessioni, possibilmente con plusvalenze significative.

In questo scenario di forte rigidità finanziaria, torna prepotentemente d’attualità il nome di Valentín Castellanos, uno dei profili finiti al centro delle valutazioni di mercato. L’argentino, arrivato la scorsa estate tra grandi aspettative, potrebbe rappresentare quella leva economica indispensabile per aprire lo spazio necessario a nuovi innesti. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, Castellanos sarebbe tra i principali indiziati a lasciare Formello già a gennaio, insieme a Guendouzi. Non una bocciatura tecnica, ma la conseguenza diretta delle nuove regole e della situazione contabile biancoceleste.

Il ragionamento è semplice quanto complicato da applicare: per arrivare a Giacomo Raspadori, vero sogno di Sarri, servirebbe un incastro multiplo. Oltre al cartellino, infatti, la questione principale riguarda l’ingaggio. Raspadori percepisce a Madrid poco meno di 4 milioni a stagione, cifra che la Lazio non può permettersi senza prima liberare spazio salariale. In questo senso, l’eventuale cessione di Castellanos – che guadagna 2,2 milioni – diventerebbe un passaggio obbligato.

Resta però un ostacolo strutturale: la Lazio, con il mercato bloccato a saldo zero, non può procedere a un acquisto definitivo, ma soltanto a un prestito fino a giugno. La formula sarebbe gradita alla società, ma resta da capire se l’Atlético Madrid possa aprire a un’operazione di questo tipo dopo appena sei mesi dal suo arrivo. Come sottolineano le fonti interne, siamo ancora nel campo delle ipotesi, ma è evidente che ogni movimento di mercato dipenderà da una fitta rete di incastri.

Anche Il Messaggero rilancia il tema Raspadori, precisando che l’ingaggio dell’ex Napoli si aggira intorno ai 3 milioni netti. Una soglia impegnativa, ma non impossibile da sostenere se la Lazio riuscirà a risparmiare dai tagli previsti: le possibili uscite di Casale, Tchaouna e Fares, insieme a quella di Castellanos, aprirebbero un margine sufficiente per portare a termine questa operazione. Inoltre, grazie alle regole di bilancio, Raspadori potrebbe essere inserito contabilmente solo dopo giugno, alleggerendo ulteriormente l’impatto immediato sui conti.

Resta il punto centrale: la Lazio tornerà sul mercato solo in presenza di cessioni concrete e remunerative. La situazione è definita un rompicapo dagli stessi dirigenti, e oggi nessuno ha in mano soluzioni certe. Sarri aspetta un centrocampista, il club valuta le offerte, mentre i tifosi osservano con crescente preoccupazione una sessione di mercato invernale che si preannuncia complessa come poche negli ultimi anni.

Nel frattempo, dall’altra parte della città, anche la Roma segue con interesse la pista Raspadori come alternativa a Joshua Zirkzee. Segno che l’attaccante italiano resta uno dei profili più ambiti sul mercato europeo. Ma per la Lazio, oggi, ogni discorso passa da una sola domanda: chi partirà per permettere al club di rinforzarsi?

Gennaio si avvicina, le soluzioni ancora no.



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Guendouzi, il Sunderland accelera: la posizione della Lazio

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Matteo Guendouzi con la maglia della Lazio in azione, sguardo deciso e palla al piede

La situazione di Matteo Guendouzi continua a essere uno dei temi più delicati in casa Lazio. Il centrocampista francese, diventato una risorsa preziosa per Maurizio Sarri grazie alla sua versatilità e al suo impatto in mezzo al campo, resta al centro di numerose attenzioni di mercato.
L’interesse più concreto arriva dall’Inghilterra, dove il Sunderland sta lavorando a una proposta ufficiale da presentare già a gennaio.

Il club allenato da Le Bris segue Guendouzi da mesi e considera il francese il profilo ideale per dare intensità, carattere e qualità alla squadra nella seconda parte della stagione. La classifica non entusiasma, ma la volontà di costruire una rosa più competitiva spinge gli inglesi verso un investimento importante.

Dall’altra parte, però, la Lazio non ha alcuna intenzione di svendere. A Formello si valuta tutto, ma una cosa è chiara: l’eventuale partenza del francese verrà presa in considerazione solo davanti a un’offerta significativa e all’arrivo di un nome importante in entrata.
Sarri, infatti, darebbe il via libera alla cessione soltanto se la società gli garantisse un rinforzo di livello.

Intanto il tecnico ha ritrovato un rendimento affidabile da Basic, oggi titolare e in trattativa per il rinnovo. Una sorpresa che potrebbe influenzare alcune priorità di mercato, ma che non cambia la prudenza generale sul fronte uscite.

Per ora, dunque, non ci sono rotture né tensioni: Guendouzi è pienamente dentro al progetto tecnico, Sarri continua a puntare su di lui e su Taty per mantenere equilibrio tra qualità e aggressività.
Ma il mercato, si sa, cambia tutto in un attimo. E a Formello nessuno esclude che gennaio possa portare una proposta difficile da rifiutare.



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