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Lazio, difesa da rifondare: Dominguez e Arnau Martinez nel mirino dopo Gila e Romagnoli

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La Lazio prepara la rivoluzione in difesa: Dominguez e Arnau Martinez nel mirino di Gattuso dopo le possibili cessioni di Gila e Romagnoli.

La Lazio si prepara a vivere un’estate che potrebbe cambiare completamente il volto della propria difesa. Le possibili partenze di Alessio Romagnoli e Mario Gila rischiano infatti di lasciare un vuoto enorme al centro del reparto arretrato biancoceleste, costringendo la società a intervenire sul mercato per ricostruire quasi da zero la coppia titolare.

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, Romagnoli sarebbe sempre più vicino all’Al-Sadd, mentre Mario Gila continua ad essere il principale obiettivo del Napoli di Massimiliano Allegri. Una doppia cessione che permetterebbe alla Lazio di incassare risorse preziose per affrontare i problemi legati al mercato a saldo zero, ma che aprirebbe inevitabilmente un’emergenza tecnica per Rino Gattuso.

Sergi Dominguez, il profilo scelto per raccogliere l’eredità di Gila

Tra i nomi seguiti dalla dirigenza biancoceleste spicca quello di Sergi Dominguez, difensore centrale spagnolo della Dinamo Zagabria.

Classe 2005, cresciuto nel settore giovanile del Barcellona, Dominguez rappresenta un profilo molto simile a quello di Mario Gila sotto il profilo tecnico. Abituato alla costruzione dal basso, dotato di buona visione di gioco e qualità nel lancio lungo, il difensore catalano è considerato uno dei giovani più interessanti del panorama europeo.

La Dinamo Zagabria lo valuta tra i 10 e i 15 milioni di euro e punta a realizzare una plusvalenza importante dopo averlo acquistato appena un anno fa. Gattuso avrebbe già visionato il giocatore e ne apprezzerebbe le caratteristiche, considerate ideali per il progetto tecnico che intende sviluppare alla Lazio.

Arnau Martinez resta un’alternativa concreta

L’altro nome seguito con attenzione è quello di Arnau Martinez del Girona.

A differenza di Dominguez, Arnau nasce come terzino destro ma può adattarsi anche al ruolo di centrale in una difesa a quattro. La Lazio lo aveva già trattato durante il mercato di gennaio, ma le richieste economiche del club spagnolo avevano frenato ogni tentativo.

Ora lo scenario sarebbe cambiato. La retrocessione del Girona avrebbe attivato una clausola che permette di acquistare il giocatore per circa 8 milioni di euro, praticamente la metà della valutazione iniziale.

Una cifra che rende il suo profilo particolarmente interessante per una società costretta a fare i conti con bilanci e parametri economici molto rigidi.

Le cessioni finanzieranno il mercato

La strategia della Lazio resta sempre la stessa: prima vendere, poi comprare.

L’uscita di Romagnoli potrebbe garantire circa 3 milioni di euro, mentre altri 3 milioni arriverebbero dalla cessione di Ivan Provedel all’Inter. Il vero tesoretto sarebbe però rappresentato da Mario Gila, valutato circa 20 milioni di euro, anche se metà dell’incasso dovrà essere riconosciuta al Real Madrid in virtù degli accordi stipulati al momento dell’acquisto.

Proprio per questo motivo la società dovrà valutare attentamente ogni operazione in entrata, cercando di mantenere l’equilibrio tra costi dei cartellini e monte ingaggi.

Gattuso aspetta rinforzi

Il nuovo allenatore biancoceleste aveva indicato il ruolo di difensore centrale come una delle priorità assolute per la prossima stagione.

La promozione di Oliver Provstgaard a titolare rappresenta una soluzione interna che il club sta valutando seriamente, ma difficilmente basterà a compensare la possibile perdita contemporanea di Romagnoli e Gila.

Patric e Gigot rappresentano alternative importanti, ma entrambi arrivano da una stagione complicata sotto il profilo fisico e delle presenze.

Per questo motivo la sensazione è che la Lazio sarà costretta ad acquistare almeno un centrale di livello, con l’obiettivo di arrivare possibilmente a due innesti se le condizioni economiche lo permetteranno.

Le prossime settimane saranno decisive. Prima le cessioni, poi la ricostruzione. Una ricostruzione che potrebbe partire dalla Spagna.



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Guido De Angelis: “La Lazio vive il momento più delicato della sua storia”

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Guido De Angelis: “La Lazio vive il momento più delicato della sua storia”

Il dibattito sul futuro della Lazio continua ad animare il mondo biancoceleste e tra le voci che hanno scelto di intervenire sulle pagine de Il Tempo c’è anche quella di Guido De Angelis, storico simbolo della lazialità, che ha lanciato un forte appello a Claudio Lotito.

Secondo De Angelis, il vero problema della gestione biancoceleste non nasce oggi, ma è il risultato di una serie di occasioni mancate che si sono accumulate nel corso degli ultimi vent’anni.

Il rimpianto Flaminio

Uno dei passaggi più significativi riguarda il tema dello stadio.

“La prima cosa che mi viene in mente è lo stadio. Perché non creare già al suo arrivo i presupposti per pensare al Flaminio? È una richiesta che gli feci personalmente nelle pochissime volte in cui lo incontrai, e ogni volta lui si rifugiava in risposte evasive”.

De Angelis ricorda come il progetto Flaminio avrebbe potuto essere avviato molti anni fa.

“Dopo due decenni si accorge del Flaminio. Immaginate: potevamo già giocarci dieci anni fa come minimo, se solo avesse ascoltato la gente”.

Secondo l’ex speaker biancoceleste, questa vicenda rappresenta uno degli esempi più evidenti della distanza che si è creata tra la società e il popolo laziale.

Il settore giovanile sotto accusa

Altro tema affrontato è quello del vivaio biancoceleste.

“Il secondo capitolo è il settore giovanile, un dato davvero sconfortante. Lotito avrebbe potuto puntare proprio lì, costruendo dalla scuola calcio in poi una struttura forte e omogenea”.

De Angelis non usa mezzi termini nel giudicare il lavoro svolto negli ultimi anni.

“Negli ultimi vent’anni la Lazio non ha creato nulla. È rimasto Cataldi, che però viene da un vivaio di tanti anni fa, dei tempi del povero Felice Pulici. Non abbiamo mai tirato fuori un giocatore vero, di grande o anche solo di buon livello per la Serie A”.

Un confronto inevitabile con altre realtà italiane che, a suo giudizio, hanno investito con successo sui giovani.

Il problema della comunicazione

Nel suo intervento De Angelis critica anche la gestione dell’immagine del club.

“Non è mai riuscito a creare i presupposti per un rapporto normale, per dare la giusta visibilità alla Lazio. Parlava solo lui”.

Secondo l’opinionista laziale, la Lazio non è mai riuscita a valorizzare il proprio marchio come avrebbe potuto.

“La Lazio, a livello nazionale e internazionale, non ha mai dato l’impressione di essere un grande brand. Su quella maglia per anni sono mancati gli sponsor. Abbiamo perso tantissimi soldi”.

Il rapporto con i tifosi

Uno dei passaggi più duri riguarda il legame con la tifoseria.

“Negli anni non è mai riuscito a costruire un feeling con la tifoseria organizzata, con l’immensa Curva Nord, con i Lazio Club e con quei semplici tifosi che vogliono vivere la Lazio e sognare una squadra competitiva”.

Per De Angelis il contributo del popolo laziale è stato fondamentale per la crescita della società.

“Vista la forza e l’impulso che hanno dato alla sua gestione sotto tutti gli aspetti economici e affettivi”.

“Il momento più delicato della storia biancoceleste”

La parte finale dell’intervento è quella che ha maggiormente colpito i tifosi.

“Siamo nel momento più delicato della nostra storia. La Lazio è in difficoltà economica e anche tecnica, con problemi persino a mettere su una squadra degna della Serie A”.

Un giudizio molto severo sulla situazione attuale del club.

“Squadre che stavano dietro di noi ci hanno superato: il Como sta avanzando, così la Fiorentina e il Bologna, il Napoli è scappato via, la Roma è diventata una grande realtà”.

E la conclusione è un vero e proprio appello rivolto al presidente biancoceleste.

“Va riconosciuto che Lotito ha fatto anche cose importanti: vincere cinque o sei trofei non è cosa da poco e quello resterà nella storia. Ma se capisse che la Lazio non riesce più a ripartire, farebbe un bel gesto facendosi da parte, lasciando spazio a chi ha più ambizione e più forza economica”.

Infine, il messaggio più forte:

“Perché se il suo piano dovesse fallire la Lazio rischierebbe, in breve tempo, addirittura il baratro. Ecco Lotito: ci eviti tutto questo”.



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Multiproprietà, quanta confusione: il caso Reggina dimostra la crisi del giornalismo sportivo

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Multiproprietà, quanta confusione: il caso Reggina dimostra la crisi del giornalismo sportivo

La vicenda dell’acquisto della Reggina da parte di Claudio Lotito sta facendo discutere tifosi e addetti ai lavori. Ma c’è un aspetto che dovrebbe far riflettere ancora di più: la confusione generata da una parte dell’informazione sportiva italiana.

Per oltre una settimana, infatti, diversi articoli hanno continuato a sostenere che Claudio Lotito, una volta acquistata la Reggina, avrebbe avuto tempo fino al 2028 per decidere quale club cedere tra Lazio e Reggina.

Una ricostruzione che non corrisponde alla normativa attualmente in vigore.

La deroga fino al 2028 non riguarda Lotito

La proroga fino al 2028 riguarda esclusivamente le multiproprietà già esistenti al momento dell’introduzione della norma federale.

L’esempio più noto è quello di Aurelio De Laurentiis, proprietario di Napoli e Bari, che ha ottenuto una deroga temporanea per adeguarsi alle nuove regole.

La situazione di Claudio Lotito è completamente diversa.

Se il presidente della Lazio dovesse completare l’acquisizione della Reggina, potrebbe detenere contemporaneamente i due club soltanto finché la società calabrese resterà nei dilettanti.

Nel momento in cui la Reggina dovesse ottenere la promozione in Serie C e quindi tornare nel calcio professionistico, Lotito sarebbe obbligato a cedere una delle due società.

Il precedente Salernitana

Il tema delle multiproprietà non nasce oggi.

La vicenda più famosa è quella della Salernitana, quando Claudio Lotito fu costretto a cedere il club campano dopo la promozione in Serie A.

Proprio quell’esperienza spinse la FIGC ad irrigidire ulteriormente la normativa, introducendo regole ancora più severe per impedire il ripetersi di situazioni analoghe.

L’obiettivo era chiaro: evitare che un singolo proprietario potesse controllare contemporaneamente più società professionistiche nello stesso sistema calcistico nazionale.

L’ipotesi del cambio di regolamento

Nelle ultime ore qualcuno ha ipotizzato che Lotito possa confidare in una futura modifica delle norme sulla multiproprietà.

Una teoria che, però, appare molto difficile da realizzare.

La tendenza del calcio italiano e internazionale va infatti nella direzione opposta: limitare sempre di più le multiproprietà e aumentare i controlli sui rapporti tra club collegati.

Inoltre, qualsiasi modifica regolamentare dovrebbe passare attraverso organismi federali che negli ultimi anni non hanno certo mostrato particolare disponibilità nei confronti delle richieste avanzate dal presidente biancoceleste.

Perché la vicenda interessa anche la Lazio

Il tema non riguarda soltanto la Reggina.

Molti tifosi della Lazio osservano con attenzione questa operazione perché temono il ritorno di situazioni già viste in passato, quando la Salernitana veniva considerata da alcuni come una sorta di società collegata alla Lazio.

Proprio per questo motivo la normativa attuale è molto più rigida rispetto al passato.

Se la Reggina tornerà tra i professionisti, Claudio Lotito dovrà scegliere: tenere la Lazio o tenere la Reggina.

Ad oggi, questa è la regola.

Il problema dell’informazione

La vicenda evidenzia però anche un altro problema.

Quando una notizia errata viene ripetuta per giorni da giornali autorevoli, il rischio è quello di creare confusione tra i tifosi e alimentare interpretazioni sbagliate.

Le regole sulle multiproprietà possono essere complesse, ma proprio per questo motivo dovrebbero essere verificate con attenzione prima di essere pubblicate.

Perché una cosa è esprimere opinioni. Un’altra è riportare norme federali in modo inesatto.

E nel calcio italiano, purtroppo, la differenza viene dimenticata troppo spesso.



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Reggina, Lotito a un passo dal closing: il figlio Enrico possibile presidente

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Lotito compra la Reggina

L’acquisto della Reggina da parte di Claudio Lotito è sempre più vicino. Dopo settimane di indiscrezioni, trattative e retroscena, il presidente della Lazio sarebbe ormai a un passo dal definire l’operazione che lo porterà a diventare il nuovo proprietario del club amaranto.

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, mancherebbero ormai soltanto gli ultimi dettagli prima del closing definitivo. Le parti starebbero lavorando per limare gli aspetti conclusivi dell’accordo e l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già nei prossimi giorni.

L’indizio del sindaco Cannizzaro

A confermare indirettamente che qualcosa si stia muovendo è stato anche il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro.

Attraverso i social, il primo cittadino ha infatti scritto:

“Sarà una settimana molto importante per la città sotto il profilo sportivo e sociale”.

Una frase che molti osservatori hanno interpretato come un chiaro riferimento all’imminente passaggio di proprietà della Reggina.

Enrico Lotito possibile presidente

Una volta completato il closing, il primo tema da affrontare sarà quello relativo al nuovo organigramma societario.

Secondo le indiscrezioni, Claudio Lotito starebbe valutando la possibilità di affidare la presidenza del club al figlio Enrico Lotito, una soluzione che consentirebbe di gestire in maniera diretta il nuovo progetto sportivo amaranto.

Una scelta che inevitabilmente farà discutere e che potrebbe rappresentare il primo passo della nuova era della Reggina.

Da scegliere anche il nuovo allenatore

Oltre alla questione societaria, il nuovo proprietario dovrà intervenire rapidamente anche sul fronte tecnico.

L’attuale allenatore Alfio Torrisi è infatti destinato a lasciare il posto a un nuovo tecnico scelto dalla futura proprietà.

La decisione sarà fondamentale per programmare la prossima stagione e definire gli obiettivi del club calabrese.

Una vicenda che continua a far discutere anche a Roma

L’operazione Reggina continua nel frattempo ad alimentare il dibattito tra i tifosi della Lazio.

L’acquisizione di un secondo club da parte di Lotito arriva infatti in un momento particolarmente delicato per la società biancoceleste, alle prese con il mercato a saldo zero, la contestazione della tifoseria e le difficoltà legate ai parametri economici.

Proprio per questo molti sostenitori laziali guardano con sorpresa all’investimento in Calabria, chiedendosi perché il presidente stia concentrando energie e risorse su un nuovo progetto mentre la situazione della Lazio continua a generare forti polemiche.

Intanto, però, il conto alla rovescia sembra essere iniziato: la Reggina è pronta ad aprire una nuova pagina della propria storia e Claudio Lotito appare sempre più vicino a diventarne il nuovo proprietario.



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Mandas nel mirino della Fiorentina: la Lazio rischia di perdere anche il suo futuro?

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Mandas sta trascinando la Lazio con parate decisive. Preferirgli Provedel è stato l'errore più grave di Sarri? Il greco può diventare uno dei migliori portieri della Serie A.

La Lazio deve vendere prima di comprare. Non è una novità e ormai i tifosi biancocelesti lo hanno imparato a memoria. Anche quest’estate il mercato passerà inevitabilmente dalle cessioni e le prime operazioni sembrano ormai vicine alla conclusione.

Ivan Provedel è a un passo dall’Inter, mentre Alessio Romagnoli è sempre più vicino all’Al-Sadd. Due addii che potrebbero essere ufficializzati nei prossimi giorni e che rappresenterebbero i primi tasselli del piano studiato dalla società per generare liquidità.

Se la partenza di Provedel può essere compresa dal punto di vista tecnico ed economico, c’è però una notizia che preoccupa molto di più l’ambiente laziale: l’interesse della Fiorentina per Christos Mandas.

Provedel verso l’Inter: una cessione comprensibile

Ivan Provedel è stato uno dei protagonisti delle ultime stagioni biancocelesti. Ha garantito affidabilità, esperienza e una grande capacità nel gioco con i piedi, caratteristica particolarmente apprezzata da Maurizio Sarri.

Tuttavia il portiere italiano va verso i 32 anni e negli ultimi campionati non è riuscito a completare una stagione senza problemi fisici o momenti di flessione.

Per questo motivo una sua cessione, a fronte di un’offerta adeguata, può essere considerata una scelta logica.

Anche perché alle sue spalle la Lazio ha già un portiere che ha dimostrato di poter reggere il peso della maglia biancoceleste: Christos Mandas.

Mandas rappresenta il futuro

Il portiere greco, arrivato quasi in sordina, ha conquistato la fiducia dell’ambiente grazie alle sue prestazioni.

Quando è stato chiamato in causa ha sempre risposto presente, dimostrando personalità, riflessi e margini di crescita importanti.

A differenza di Provedel, Mandas ha ancora ampi margini di miglioramento e può rappresentare una soluzione per il presente e per il futuro della Lazio.

Proprio per questo motivo l’interesse della Fiorentina preoccupa.

La Fiorentina osserva

Secondo le indiscrezioni di mercato, la società viola starebbe valutando il profilo di Mandas come possibile erede di David De Gea.

Il portiere spagnolo ha disputato una buona stagione a Firenze, ma non rappresenta una soluzione a lungo termine e la dirigenza viola starebbe guardando con attenzione ai profili più giovani.

Mandas rientra perfettamente in questa categoria.

Inoltre la Fiorentina dispone di una situazione economica più solida e potrebbe offrire al portiere uno stipendio sensibilmente superiore rispetto a quello attualmente percepito alla Lazio.

Il rischio di un doppio addio

Il vero problema nasce se la Lazio decidesse di cedere sia Provedel che Mandas nella stessa estate.

In quel caso il club perderebbe contemporaneamente il presente e il futuro del proprio reparto portieri.

Alle spalle resterebbe infatti soltanto una soluzione ancora tutta da verificare, con giovani interessanti ma non ancora pronti per sostenere il peso di una stagione da titolari in Serie A.

Una scelta del genere verrebbe inevitabilmente interpretata dai tifosi come l’ennesima dimostrazione che le esigenze di bilancio vengono prima delle esigenze tecniche.

Il segnale che la Lazio deve dare

La Lazio può vendere Provedel e ripartire da Mandas.

Sarebbe una scelta coerente, logica e condivisibile.

Diverso sarebbe il discorso se il club decidesse di monetizzare anche il cartellino del portiere greco.

In quel caso il messaggio sarebbe chiaro: la priorità non sarebbe più costruire una squadra competitiva, ma fare cassa.

E in una stagione già segnata dal mercato a saldo zero, dalla contestazione della tifoseria e dalle difficoltà societarie, sarebbe un ulteriore colpo alla fiducia dei tifosi.

Per questo motivo la situazione Mandas merita grande attenzione nelle prossime settimane. Perché la sua permanenza potrebbe rappresentare uno dei pochi punti fermi da cui ripartire nella nuova Lazio di Gennaro Gattuso.



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Zaniolo alla Lazio? Piace a Gattuso, ma l’operazione è molto più complicata di quanto sembri

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ttuso apprezza Nicolò Zaniolo e la Lazio valuta il colpo. Tra costo del cartellino, stipendio e rapporto con i tifosi l'operazione resta molto complicata.

Il nome di Nicolò Zaniolo torna a circolare con forza in orbita Lazio.

A rilanciare l’indiscrezione è stato Matteo Moretto, uno dei giornalisti di mercato più vicini a Fabrizio Romano, secondo cui il nuovo allenatore biancoceleste Gennaro Gattuso apprezzerebbe particolarmente il profilo dell’ex Roma e vedrebbe di buon occhio un suo approdo a Formello.

Una suggestione che, almeno dal punto di vista tecnico, ha una sua logica.

Gattuso stima Zaniolo

Non è un mistero che Gattuso consideri Zaniolo un giocatore capace di spostare gli equilibri.

L’esterno offensivo, dopo anni difficili tra Roma, Galatasaray e le esperienze successive, sembra aver ritrovato fiducia e continuità all’Udinese. Il talento non è mai stato in discussione. Quello che è mancato negli ultimi anni è stata la continuità.

Proprio per questo Gattuso potrebbe considerarlo un elemento ideale per rilanciarne definitivamente la carriera.

Il primo ostacolo: il costo dell’operazione

Il problema principale, però, non è tecnico.

L’Udinese non è una società che regala i propri giocatori. Anzi, storicamente è una delle botteghe più care e più abili del calcio italiano.

Zaniolo è stato rilanciato in Friuli e il club difficilmente accetterebbe offerte inferiori ai 15-20 milioni di euro.

Una cifra importante per qualsiasi società.

Ancora di più per una Lazio che oggi si trova a fare i conti con il mercato a saldo zero.

Per acquistare Zaniolo, infatti, i biancocelesti dovrebbero prima generare plusvalenze e incassi importanti attraverso le cessioni.

C’è poi il nodo stipendio

Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda l’ingaggio.

Secondo le indiscrezioni provenienti da Udine, il giocatore vorrebbe tornare a percepire uno stipendio vicino ai 3 milioni di euro netti a stagione.

Una cifra che lo collocherebbe immediatamente tra i giocatori più pagati della rosa laziale.

Anche sotto questo aspetto l’operazione appare tutt’altro che semplice.

Il rapporto con i tifosi

C’è poi una questione che va oltre il campo.

Zaniolo non ha mai avuto un rapporto particolarmente positivo con il mondo Lazio.

Negli anni passati ci sono state provocazioni, dichiarazioni e atteggiamenti che molti tifosi biancocelesti non hanno dimenticato.

In un momento in cui il rapporto tra la società e la tifoseria è ai minimi storici, l’eventuale arrivo di un ex simbolo romanista rischierebbe di alimentare ulteriori polemiche.

Per questo motivo la valutazione non può essere soltanto tecnica.

Zaniolo verrebbe davvero alla Lazio?

Infine esiste una domanda che spesso viene ignorata.

La Lazio vuole Zaniolo, ma Zaniolo vuole davvero la Lazio?

Oggi il giocatore si trova davanti a una scelta delicata. Può continuare il proprio percorso all’Udinese oppure attendere eventuali chiamate da club con maggiore stabilità ambientale e obiettivi più ambiziosi.

Inoltre Juventus, Inter e altre società continuano a monitorare la situazione.

Se dovesse aprirsi una vera asta di mercato, la Lazio partirebbe inevitabilmente in posizione di svantaggio.

Più suggestione che trattativa

Ad oggi la sensazione è che l’interesse tecnico sia reale.

Gattuso apprezza Zaniolo e la Lazio valuta il profilo.

Ma tra il gradimento dell’allenatore e la chiusura di un’operazione esistono ostacoli economici, ambientali e strategici che rendono la trattativa estremamente complessa.

Per questo motivo, almeno al momento, Zaniolo alla Lazio sembra più una suggestione di mercato che una trattativa realmente vicina alla conclusione.



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Lazio, il muro su Gila sta crollando: Lucca può sbloccare l’affare con il Napoli

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Mario Gila in azione con la maglia della Lazio
Mario Gila durante un match della Lazio: i due giocatori potrebbero essere ceduti a gennaio per garantire liquidità al club.

Un altro pezzo del mosaico potrebbe presto cadere. E questa volta si tratta di uno dei giocatori più importanti della rosa biancoceleste.

Secondo quanto rivelato da Alfredo Pedullà, il futuro di Mario Gila appare sempre più lontano dalla Lazio. Il difensore spagnolo continua ad essere la priorità assoluta del Napoli per rinforzare il reparto arretrato e la trattativa tra i due club starebbe entrando in una fase decisiva.

Dopo settimane di resistenza, qualcosa sembra essere cambiato.

La Lazio apre alla cessione

Fino a poche settimane fa Claudio Lotito aveva promesso a Gennaro Gattuso di trattenere Mario Gila a tutti i costi, considerandolo uno dei pilastri da cui ripartire.

Adesso però lo scenario appare differente.

La necessità di fare cassa, il mercato a saldo zero e la volontà del giocatore di valutare una nuova esperienza starebbero spingendo la società biancoceleste verso una soluzione che fino a poco tempo fa sembrava impensabile.

La cessione dello spagnolo non è più un tabù.

Lucca piace alla Lazio

La novità più importante riguarda Lorenzo Lucca.

L’attaccante piace molto alla Lazio e potrebbe diventare la chiave per sbloccare definitivamente l’operazione.

L’idea sarebbe quella di costruire un affare composto da una parte economica e dall’inserimento del centravanti come contropartita tecnica.

Una formula che consentirebbe ai biancocelesti di rinforzare immediatamente il reparto offensivo senza dover affrontare un investimento elevato sul mercato.

Gila sempre più vicino al Napoli

Il Napoli lavora da tempo sul difensore spagnolo.

Antonio Conte prima e Massimiliano Allegri adesso hanno individuato in Gila il profilo ideale per guidare la difesa azzurra nei prossimi anni.

Le prestazioni offerte dal centrale nelle ultime stagioni con la maglia della Lazio hanno attirato l’interesse di numerosi club europei, ma il Napoli è la società che più di tutte ha deciso di affondare il colpo.

Anche il giocatore sembra sempre più orientato verso questa soluzione.

Il rinnovo resta complicato

Nelle ultime ore la Lazio avrebbe provato a riaprire il discorso legato al rinnovo contrattuale del difensore.

Un tentativo che, però, appare difficile da concretizzare.

L’interesse del Napoli, il progetto tecnico proposto dagli azzurri e la prospettiva di un importante adeguamento economico stanno influenzando le valutazioni di Gila.

Per questo motivo la sensazione è che le strade possano separarsi già nelle prossime settimane.

Rafa Marin resta sullo sfondo

Oltre a Lucca, la Lazio continua a monitorare anche Rafa Marin.

Il difensore spagnolo rappresenta una possibile soluzione per sostituire numericamente Gila e garantire profondità al reparto arretrato.

Al momento, tuttavia, il nome che sembra mettere tutti d’accordo è quello di Lucca.

Una cessione che può cambiare il mercato della Lazio

La partenza di Mario Gila rappresenterebbe molto più di una semplice operazione di mercato.

Lo spagnolo è uno dei pochi giocatori della rosa in grado di generare un incasso importante e la sua cessione potrebbe diventare fondamentale per permettere alla Lazio di muoversi con maggiore libertà nelle prossime settimane.

L’operazione non è ancora chiusa, ma la sensazione è che il muro costruito dalla Lazio stia lentamente cedendo.

E il Napoli, giorno dopo giorno, si avvicina sempre di più al suo obiettivo.



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Malagò sulle multiproprietà: la battuta su Lotito-Reggina

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Giovanni Malagò al microfono durante una conferenza stampa

La complessa e controversa questione delle multiproprietà nel calcio italiano continua a far discutere. Con l’imminente sbarco di Claudio Lotito alla Reggina, il tema è tornato prepotentemente d’attualità ai vertici del calcio italiano, andando ad aggiungersi alla già spinosa convivenza tra Bari e Napoli sotto l’egida della famiglia De Laurentiis.

A intervenire pubblicamente sull’argomento è stato il neo presidente federale Giovanni Malagò, nel corso della sua prima conferenza stampa.

Sollecitato dai cronisti presenti, Malagò ha affrontato prima la questione pugliese, rispondendo in merito ai contatti avuti con il sindaco di Bari (Vito Leccese), per poi commentare con una battuta dal sapore decisamente sarcastico la nuova operazione che vede coinvolto il patron della Lazio con il club amaranto. Una dichiarazione che evidenzia come il tema sia considerato un nodo nevralgico (e forse un grattacapo) per i vertici federali.

Di seguito, vi riportiamo il botta e risposta integrale della conferenza stampa.

Le parole di Malagò: “Lotito mi è venuto incontro”

A Bari c’è il caos per le multiproprietà. Lei non ha risposto al Sindaco della città, cosa intende fare?

“Sono una persona seria, non so come uno possa pensare che una risposta ufficiale possa dare valore: quando mi ha chiamato, ci ho parlato, ma non avevo ancora cariche. C’è una norma, che non ho fatto io, ma è stata approvata. Non mi sembra che oggi questa sia la priorità: la materia è del consiglio federale. Ho chiamato Leccese, ma gli ho detto: ‘Che te posso dì?’, ma ci ho parlato”.

La situazione Lotito-Reggina? Come sbroglia la matassa delle multiproprietà?

“Penso che Lotito mi è venuto incontro: non ti voglio lasciare solo col problema Bari, quindi ecco il mio contributo alla causa (ride, ndr)“.



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Lazio, la Curva Nord prepara una nuova protesta: “Tra il 2 e il 5 luglio tutti all’adunata”

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La contestazione della tifoseria organizzata della Lazio entra in una nuova fase.

Attraverso i propri canali social, i gruppi della Curva Nord hanno pubblicato un messaggio che preannuncia una nuova iniziativa di protesta contro la società biancoceleste e contro la gestione del presidente Claudio Lotito.

Un annuncio che arriva in un momento già particolarmente delicato per l’ambiente laziale, tra il mercato a saldo zero, il malcontento dei tifosi e il clima di forte tensione che si respira da settimane attorno al club.

L’annuncio della Curva Nord

Nel messaggio diffuso sui social, la tifoseria organizzata ha invitato tutti i laziali a tenersi liberi tra il 2 e il 5 luglio, periodo nel quale verrà organizzato un evento destinato a coinvolgere l’intero popolo biancoceleste.

Questo il testo pubblicato:

“Massima attenzione. Massima partecipazione. Annunceremo presto un evento importante. Ogni laziale che ha a cuore le sorti della nostra storia avrà la possibilità di mostrare il proprio dissenso, di dimostrare da che parte sta. Tenetevi liberi, tra il 2 e il 5 luglio chiameremo tutti all’adunata. Avanti Lazio! Avanti Laziali!”

Una protesta che cresce

Il comunicato rappresenta l’ennesimo capitolo di una contestazione che negli ultimi mesi è cresciuta progressivamente.

Dopo l’annuncio del boicottaggio della campagna abbonamenti per la stagione 2026-2027 e l’invito a non sottoscrivere tessere stagionali, la tifoseria organizzata sembra ora pronta a organizzare una manifestazione pubblica di grande impatto.

L’obiettivo dichiarato è quello di mostrare compattezza e dissenso nei confronti dell’attuale gestione societaria.

Un momento delicatissimo

La tempistica dell’annuncio non appare casuale.

La Lazio si trova infatti ad affrontare una delle estati più complicate degli ultimi anni. Il mercato è condizionato dai vincoli del saldo zero, diversi big della rosa sono al centro di trattative e il rapporto tra società e tifoseria continua a deteriorarsi.

Anche la recente lettera aperta di Claudio Lotito ai tifosi non sembra aver prodotto l’effetto sperato, con la contestazione che continua ad allargarsi.

Cosa accadrà tra il 2 e il 5 luglio?

Al momento non sono stati forniti dettagli ufficiali sulle modalità dell’evento.

L’unica certezza è che la Curva Nord sta lavorando per una mobilitazione che punta a coinvolgere non soltanto gli ultras, ma l’intero popolo laziale.

Nelle prossime ore potrebbero arrivare ulteriori indicazioni sulla natura della manifestazione, sul luogo e sulle modalità di partecipazione.

Una risposta attesa dalla società

L’annuncio arriva mentre la società continua a mantenere un profilo basso sul fronte della contestazione.

Resta da capire se la Lazio deciderà di intervenire pubblicamente oppure se sceglierà ancora una volta la strada del silenzio.

Intanto il conto alla rovescia è iniziato: tra il 2 e il 5 luglio il popolo biancoceleste potrebbe tornare a far sentire la propria voce in maniera ancora più forte.



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Mulè avverte Lotito: “Una Lazio senza tifosi muore”. Arriva il richiamo da Forza Italia

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Il report Football Benchmark 2026 certifica il crollo della Lazio: valore in calo del 7%, superata da Atalanta, Feyenoord e Roma. Tutti i numeri.

La contestazione contro Claudio Lotito non è più soltanto una questione calcistica. Il malcontento della tifoseria biancoceleste sta assumendo dimensioni sempre più ampie, tanto da coinvolgere anche esponenti del mondo politico.

A riaccendere il dibattito è stata l’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, che ha analizzato la posizione del presidente della Lazio non solo come proprietario del club, ma anche come senatore della Repubblica.

Una contestazione senza precedenti

La frattura tra Lotito e gran parte del popolo laziale appare ormai profonda. I gruppi organizzati hanno annunciato il boicottaggio della campagna abbonamenti per la stagione 2026/2027 e da settimane chiedono un cambio di rotta nella gestione della società.

Una protesta che va avanti tra manifestazioni, striscioni e prese di posizione pubbliche, in un clima sempre più teso.

Le parole di Giorgio Mulè

Sul tema è intervenuto anche Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati, esponente di Forza Italia e membro del Lazio Club Montecitorio.

Parole che assumono un peso particolare considerando l’appartenenza allo stesso partito politico di Claudio Lotito.

“Un club senza la sua tifoseria muore, come una pianta senz’acqua. Al netto delle contestazioni violente e di altri episodi da condannare, Lotito deve ascoltare la gente e cercare di ricostruire un legame. Sta a lui trovare una via d’uscita da questa situazione”.

Una dichiarazione che rappresenta uno dei richiami più espliciti arrivati finora dall’interno dell’area politica vicina al presidente biancoceleste.

Un segnale politico importante

Le parole di Mulè confermano come la vicenda Lazio stia ormai superando i confini sportivi.

Negli ultimi mesi diversi esponenti politici hanno espresso preoccupazione per il clima che si è creato attorno al club, soprattutto dopo l’annuncio del boicottaggio degli abbonamenti e la crescente distanza tra società e tifoseria.

Il messaggio lanciato dal vicepresidente della Camera è chiaro: senza il sostegno della propria gente, qualsiasi progetto rischia di perdere forza e credibilità.

Il nodo del rapporto con i tifosi

Proprio il rapporto con la tifoseria è diventato il tema centrale dell’estate biancoceleste.

Nella recente lettera aperta pubblicata da Claudio Lotito si è parlato di dialogo, ascolto e nuove forme di coinvolgimento dei Lazio Club. Tuttavia, una parte consistente dei tifosi continua a ritenere insufficienti le aperture della società.

Le parole di Mulè sembrano andare nella stessa direzione: prima ancora del mercato, del Flaminio o dei progetti futuri, serve ricostruire il rapporto con il popolo laziale.

Una sfida decisiva per il futuro

La stagione 2026/2027 rischia di partire in un clima estremamente complicato. Da una parte una società alle prese con il mercato a saldo zero e con la necessità di sistemare i conti, dall’altra una tifoseria che ha deciso di alzare il livello della protesta.

In questo scenario, il richiamo arrivato da Giorgio Mulè assume il valore di un avvertimento politico e istituzionale: una Lazio senza il sostegno della sua gente rischia di indebolirsi sotto ogni punto di vista.

E adesso la palla passa nuovamente a Claudio Lotito.



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Lazio, la contestazione costa cara: crollo dei ricavi

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Spalti semivuoti dello Stadio Olimpico durante una partita casalinga della SS Lazio
Stadio Olimpico verso un nuovo minimo di presenze per Lazio-Monza: la contestazione prosegue e il pack sconti non decolla

La frattura tra il popolo laziale e la presidenza non è più soltanto una questione di striscioni, comunicati e proteste verbali. La dura contestazione messa in atto dalla tifoseria inizia a presentare un conto salatissimo, traducendosi in un danno economico tangibile e misurabile per le casse del club biancoceleste.

Tra il calo drastico delle presenze all’Olimpico e un rendimento in campo al di sotto delle aspettative, le prime conseguenze finanziarie non hanno tardato a materializzarsi.

Il peso del botteghino e dei diritti TV

La prima emorragia riguarda la fetta dei diritti televisivi e gli incassi legati allo stadio. La netta diminuzione degli spettatori, infatti, è un fattore determinante che influisce sui parametri di ripartizione della Lega Serie A. In questa stagione, la Lazio incasserà 51,7 milioni di euro dai diritti TV, registrando una perdita di quattro milioni rispetto ai 55,7 percepiti nella passata annata.

A questa flessione si aggiunge la voragine del botteghino. Secondo quanto analizzato dall’edizione odierna di Repubblica, il clima di sfiducia che ha portato al blocco delle tessere priverà la società di circa 8 milioni di euro, ovvero la cifra che sarebbe derivata dalla conferma dei 30mila abbonamenti venduti lo scorso anno.

I risultati sportivi aggravano il bilancio

Ad appesantire un quadro finanziario già complesso, e vincolato dalle rigide logiche del mercato a saldo zero, ci pensano i deludenti piazzamenti ottenuti sul campo.

Anche i risultati sportivi giocano un ruolo cruciale nella distribuzione dei dividendi televisivi. Il lento declino in classifica degli ultimi anni (con due settimi posti e un nono posto a referto) ha fatto scendere ulteriormente la quota di ricavi legata al posizionamento: dai 5,7 milioni della scorsa stagione si è passati agli attuali 4,33 milioni di euro.

Tra uno stadio che si svuota e una competitività sportiva in flessione, la protesta dei tifosi continua a farsi sentire nel modo più rumoroso possibile: colpendo direttamente il bilancio societario.



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Il Tempo, lettera di Francesca Turco sulla gestione Lotito

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Una copia del quotidiano Il Tempo con la pagina sportiva in evidenza francesca turco lettera lotito

La spaccatura tra l’ambiente biancoceleste e la presidenza continua ad alimentare il dibattito cittadino. Alle numerose prese di posizione che si stanno susseguendo in queste settimane, si aggiunge un’analisi lucida e profonda firmata da Francesca Turco.

La giornalista, di nota fede laziale, ha affidato il suo punto di vista alle colonne de Il Tempo, che continua a raccogliere le testimonianze dei tifosi attraverso la rubrica quotidiana “Agorà Lazio”.

Nel suo lungo intervento, Francesca Turco fotografa con amarezza l’incompatibilità ormai cronica tra la gestione di Claudio Lotito e la natura emotiva del calcio. Il problema, sottolinea la giornalista, ha ormai superato i confini delle dinamiche sportive o delle questioni infrastrutturali (come il nodo Flaminio): è diventata una questione di totale mancanza di empatia e di rispetto verso un patrimonio sentimentale ereditato dal 1900. L’analisi si sofferma sull’incapacità della società di accettare il dissenso, trasformato costantemente in uno scontro personale, portando a una rottura definita “un punto di non ritorno”. La conclusione della riflessione invita a un forte atto di responsabilità, suggerendo all’attuale presidenza l’unica vera mossa in grado di riconciliare il proprio nome con la storia del club.

Di seguito, riportiamo per intero la riflessione pubblicata dal quotidiano romano.

La lettera integrale di Francesca Turco

“Gentile Direttore, per anni ho creduto che ogni distanza potesse essere colmata e ogni conflitto ricomposto ma oggi fatico a immaginare una riconciliazione tra la proprietà del club e la gente. Il punto non riguarda più solo le prospettive sportive, la gestione miope e nemmeno lo stadio Flaminio, per molti la linea di confine tra la speranza di una svolta e la definitiva rassegnazione. Il nodo è la totale incompatibilità del presidente Lotito con la natura più profonda del calcio: la partecipazione emotiva, la capacità di condividere gioie, sofferenze e speranze di una comunità. Anche il bluff della mano tesa tentato con una lettera aperta ai tifosi ha avuto vita breve. Un copione già visto. Parole che durano lo spazio di poche ore, intenzioni che non si trasformano mai in fatti. Si può discutere all’infinito di bilanci, indici finanziari, mercato e progetti di sviluppo, ma nessun piano industriale potrà sanare l’assenza di empatia né restituire una credibilità ormai perduta.

Si può detenere la proprietà di un club, ma non si può pensare di rappresentare un sentimento senza comprenderlo. E non si può pretendere ostinatamente il consenso avendone ignorato la condizione essenziale: il rispetto. Per la storia della Lazio, per la sua gente, per chi non vive quei colori come una semplice passione sportiva, ma come un patrimonio sentimentale ereditato e da tramandare. Il rispetto si costruisce con l’ascolto, l’autocritica e con la capacità di riconoscere il valore di chi si ha di fronte anche quando contesta. Lotito invece ha sempre derubricato il dissenso a ingratitudine e lo ha trasformato in uno scontro personale. È qui che si è arrivati al punto di non ritorno.

Le vicende di queste settimane non raccontano la ribellione di un popolo che ha abbandonato la propria squadra, ma la scelta dolorosa di chi ha deciso di rinunciare persino a una parte di sé pur di non tradire la propria identità. Per questo il problema è il disinteresse a costruire e preservare un legame almeno accettabile con una tifoseria che ha saputo perdonare tutto a tutti e che oggi non riesce più a riconoscersi nell’idea di Lazio che le viene restituita. La vera sconfitta di Lotito non si misura con la classifica, è tutta nella distanza che lo separa da chi la Lazio la vive nel profondo. Ecco perché ritengo che l’unico «sogno responsabile» che oggi Lotito potrebbe regalare a questa gente è riconoscere che la sua presenza rappresenta il principale ostacolo al futuro e alle ambizioni, che il patrimonio di sentimenti che anima la Lazio dal 1900 viene prima di chi la guida, che ci sono momenti in cui la vera forza non si dimostra nel resistere ma nel saper lasciare. Per scelta e non perché costretti dagli eventi. Sarebbe proprio quel gesto, forse l’unico veramente da laziale in oltre due decenni, a riconciliarlo con la storia della Lazio, nella quale rischia invece di essere ricordato più per ciò che ha distrutto che per ciò che ha salvato”.



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Peruzzi alla Lazio: la condizione per dire sì a Lotito

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Angelo Peruzzi con la divisa societaria della Lazio

La dura contestazione che infiamma l’ambiente laziale potrebbe trovare un inaspettato elemento di pacificazione grazie a un gradito ritorno a Formello. Il nome di Angelo Peruzzi torna infatti a circolare con insistenza tra i corridoi del centro sportivo, aprendo le porte a un rientro che metterebbe d’accordo l’intera piazza biancoceleste.

I contatti esplorativi, avvenuti in via indiretta nei giorni scorsi, hanno prodotto un primo risultato significativo: l’ex portiere non ha chiuso la porta in faccia alla società. È disposto ad ascoltare la dirigenza, ma a patti ben precisi.

La condizione di Peruzzi: serve un ruolo operativo

Per comprendere i margini di questo possibile Peruzzi-bis, bisogna fare un salto indietro al 2021. L’ex numero uno biancoceleste salutò l’incarico da Club Manager (svolto a partire dal 2016) proprio per una profonda insoddisfazione personale: sentiva di non essere coinvolto e di non avere un peso decisionale reale all’interno delle dinamiche del club.

Oggi, come sottolinea l’edizione odierna del Corriere dello Sport, la musica deve necessariamente cambiare. Per accettare la corte di Claudio Lotito, Peruzzi pretende ampie garanzie: non tornerà a Roma per fare la semplice “figurina” istituzionale. Chiede un ruolo pienamente operativo, con voce in capitolo sulle scelte e sulle dinamiche interne.

La palla passa ora al presidente, a cui spetta il compito di formulare una proposta concreta e presentare un progetto capace di convincerlo.

L’assist di Gattuso e il legame Mondiale

Se la trattativa dovesse decollare, a Formello ritroverebbe un volto a lui molto familiare. Ad aspettarlo a braccia aperte c’è infatti il nuovo tecnico Gennaro Gattuso, con il quale ha condiviso l’indimenticabile trionfo Mondiale di Berlino 2006.

L’allenatore calabrese vedrebbe di buon occhio l’inserimento di una figura del suo spessore nello spogliatoio, un dirigente capace di trasmettere senso di appartenenza e autorevolezza per navigare in questa fase estremamente delicata per il club. Nelle prossime ore si attendono sviluppi per capire se i sondaggi si trasformeranno in una fumata bianca.



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Lazio, il Napoli insiste per Gila: accordo con il difensore, spunta l’ipotesi Lucca nella trattativa

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Il Napoli continua il pressing per Mario Gila. Accordo trovato con il difensore della Lazio, mentre emerge l'ipotesi Lorenzo Lucca come contropartita tecnica.

Il Napoli non ha alcuna intenzione di mollare Mario Gila. Il difensore spagnolo della Lazio resta il primo obiettivo per rinforzare il reparto arretrato a disposizione di Massimiliano Allegri e, secondo le ultime indiscrezioni di mercato, i contatti tra le parti proseguono con intensità.

La novità più importante riguarda il giocatore. Secondo quanto riportato da Alfredo Pedullà, Gila avrebbe già raggiunto un accordo di massima con il club azzurro per un contratto quinquennale da oltre 3 milioni di euro netti a stagione più bonus. Un salto economico significativo rispetto all’attuale ingaggio percepito alla Lazio.

Gila ha scelto il Napoli

Il Napoli considera Gila il rinforzo ideale per la difesa del futuro. La società partenopea lavora da settimane per trovare la formula giusta e superare la resistenza della Lazio, che continua a chiedere una cifra importante per lasciar partire uno dei suoi giocatori più preziosi.

L’accordo con il difensore rappresenta un passo fondamentale, ma non basta. Serve ancora l’intesa tra i due club, che al momento resta il vero ostacolo alla chiusura dell’operazione.

L’ipotesi contropartita tecnica

Per sbloccare la trattativa si continua a lavorare anche sulla possibilità di inserire una contropartita tecnica.

Nelle scorse settimane erano stati accostati all’operazione diversi nomi. Rafa Marin, però, non rientra nei piani di uscita del Napoli, mentre Sam Beukema avrebbe fatto sapere di non voler prendere in considerazione un trasferimento diverso da quello già programmato.

Ecco perché nelle ultime ore è emerso con forza il nome di Lorenzo Lucca.

L’attaccante piace alla Lazio e sarebbe stato individuato come possibile elemento da inserire nella trattativa. Il club biancoceleste apprezza le caratteristiche del centravanti italiano, ma resta da capire quale formula potrebbe soddisfare entrambe le società.

Lucca piace alla Lazio

Il gradimento della Lazio per Lucca trova conferme da più parti. L’attaccante, seguito anche dal Genoa nelle ultime settimane, rappresenta un profilo interessante per rinforzare il reparto offensivo biancoceleste.

Resta però da definire il valore economico dell’eventuale operazione e soprattutto il peso che una contropartita potrebbe avere sulla valutazione complessiva di Mario Gila.

Il Napoli continua il pressing

La certezza è una sola: il Napoli non ha cambiato idea.

Mario Gila resta in cima alla lista dei desideri di Massimiliano Allegri e la società azzurra è convinta di poter trovare una soluzione nelle prossime settimane.

Tra accordo già raggiunto con il giocatore, trattative aperte con la Lazio e l’ipotesi Lucca sul tavolo, la sensazione è che la vicenda sia destinata ad animare gran parte dell’estate biancoceleste.

La partita è ancora aperta, ma il Napoli continua a spingere forte per portare Gila in azzurro.



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Floridi risponde, ma Capezzone rilancia: “La Lazio deve dare risposte ai tifosi”

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Emanuele Floridi interviene su Il Tempo, ma Daniele Capezzone rilancia: i tifosi aspettano ancora risposte sulle dieci domande di Bisignani.

Dopo settimane di silenzio da parte della società, una voce ufficiale della Lazio è finalmente intervenuta nel dibattito che sta attraversando il mondo biancoceleste. Emanuele Floridi, responsabile della Strategia e Organizzazione della Comunicazione della Lazio, ha scelto le colonne de Il Tempo per rispondere alle tante critiche e alle domande che negli ultimi giorni sono state rivolte al club.

Una risposta attesa, che però non sembra aver chiuso il confronto. Anzi.

La lettera di Floridi

Nel suo lungo intervento, Floridi ha difeso il lavoro quotidiano svolto all’interno della società e ha invitato il popolo laziale a non ridurre la Lazio esclusivamente alle polemiche che stanno caratterizzando questo periodo.

Il dirigente biancoceleste ha parlato della necessità di guardare oltre le divisioni, ricordando il lavoro svolto da centinaia di persone che ogni giorno operano per il club. Ha inoltre ribadito che la Lazio è una realtà molto più grande delle singole figure che oggi la rappresentano, richiamando tutti a un maggiore senso di appartenenza.

Il passaggio più significativo riguarda però il futuro. Floridi ha lasciato intendere che, dopo settimane di discussioni e dibattiti, sarà il momento delle azioni concrete.

Un messaggio che sembra voler anticipare iniziative e decisioni che la società potrebbe annunciare nelle prossime settimane.

La replica di Daniele Capezzone

Se la lettera di Floridi rappresenta il primo intervento ufficiale della Lazio nel dibattito aperto da Il Tempo, la risposta del direttore Daniele Capezzone dimostra che le questioni sul tavolo restano tutte aperte.

Capezzone ha accolto positivamente il fatto che finalmente una voce della società si sia manifestata pubblicamente, sottolineando come il giornale abbia mantenuto la promessa di concedere spazio alla replica biancoceleste.

Ma subito dopo è arrivata la vera stoccata.

Secondo il direttore de Il Tempo, il punto centrale non riguarda le dichiarazioni di principio o gli appelli all’unità, bensì le risposte concrete alle domande che da settimane vengono poste alla società.

Le dieci domande di Bisignani restano senza risposta

Capezzone richiama esplicitamente le dieci domande formulate nei giorni scorsi da Luigi Bisignani.

Domande che riguardano temi fondamentali per il futuro della Lazio:

  • le risorse economiche disponibili;
  • il progetto sportivo;
  • il finanziamento dello Stadio Flaminio;
  • il piano industriale Lazio 2032;
  • il settore giovanile;
  • gli investimenti della proprietà;
  • il valore del marchio Lazio;
  • il rapporto con i tifosi;
  • la governance societaria;
  • la competitività futura del club.

Questioni che continuano ad alimentare il dibattito tra i tifosi.

Il vero nodo: parole contro fatti

La sensazione è che il confronto sia ormai arrivato a un punto decisivo.

Da una parte la società chiede fiducia e invita l’ambiente a guardare oltre le polemiche quotidiane.

Dall’altra una parte crescente della tifoseria e dell’opinione pubblica laziale chiede numeri, investimenti, programmi e scadenze precise.

Non basta più parlare di sostenibilità, infrastrutture, Academy o internazionalizzazione del marchio.

I tifosi vogliono sapere come verranno finanziati questi progetti, con quali partner e in quali tempi.

Una sfida decisiva per il futuro della Lazio

La replica di Capezzone fotografa perfettamente il momento che sta vivendo il club.

La contestazione non nasce più soltanto dai risultati sportivi o dal mercato a saldo zero.

Nasce soprattutto dalla mancanza di risposte considerate soddisfacenti su quale sarà il futuro della Lazio nei prossimi anni.

Per questo motivo la lettera di Floridi, pur rappresentando un passo avanti rispetto al silenzio delle ultime settimane, potrebbe non bastare.

Adesso l’attenzione si sposta sulle prossime mosse della società.

Perché, come lascia intendere Capezzone, il popolo laziale sembra disposto ad ascoltare ancora, ma pretende finalmente risposte concrete.

E questa volta non attraverso lettere o comunicati, ma attraverso fatti verificabili.



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Floridi rompe il silenzio: “La Lazio viene prima di tutto”. L’appello ai tifosi e all’ambiente biancoceleste

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Emanuele Floridi interviene su Il Tempo con una lunga lettera ai tifosi della Lazio. Appello all'unità e riflessioni su Lotito, mercato e futuro.

Dopo settimane di tensioni, polemiche e contestazioni, arriva una presa di posizione ufficiale da parte della Lazio. A parlare dalle colonne de Il Tempo è Emanuele Floridi, responsabile della comunicazione del club biancoceleste, che firma una lunga lettera dal titolo “La mia versione, il mio appello”.

Un intervento che arriva in uno dei momenti più delicati della gestione Lotito, tra mercato bloccato, contestazione della tifoseria e dubbi sul futuro del progetto Lazio.

“La Lazio rischia di essere trascinata in una discussione permanente”

Floridi parte da una riflessione sul clima che si respira attorno al club.

Secondo il responsabile della comunicazione biancoceleste, negli ultimi mesi ogni argomento riguardante la Lazio è diventato motivo di scontro, creando una situazione nella quale ogni dichiarazione genera immediatamente polemiche e divisioni.

Per questo motivo invita tutti a fermarsi e a guardare oltre il dibattito quotidiano, ricordando che dietro la società esistono centinaia di persone che lavorano ogni giorno per il club.

L’omaggio a Igor Protti e il richiamo ai valori

Nel suo intervento Floridi ricorda anche la figura di Igor Protti, storico attaccante scomparso nei giorni scorsi, sottolineando come la Lazio renderà omaggio a un calciatore che ha lasciato il segno nella storia del calcio italiano.

Un passaggio utilizzato per ricordare che esistono valori che vanno oltre il risultato sportivo e le polemiche del momento.

“La Lazio è molto più di Lotito”

Uno dei passaggi più significativi della lettera riguarda proprio il rapporto tra la società e il suo presidente.

Floridi sottolinea come la Lazio non possa essere ridotta esclusivamente alla figura di Claudio Lotito, né al mercato, né al progetto Flaminio.

Secondo il dirigente biancoceleste la Lazio rappresenta una storia lunga 126 anni, fatta di generazioni di tifosi, giocatori, dirigenti e persone che hanno contribuito a costruirne l’identità.

Una frase che sembra voler riportare il dibattito su un piano più ampio rispetto alla sola figura dell’attuale proprietario.

Sostenibilità, investimenti e infrastrutture

Nel corso dell’articolo Floridi affronta indirettamente anche alcuni dei temi che stanno dividendo l’ambiente.

Vengono citati la sostenibilità economica, gli investimenti, le infrastrutture, il settore giovanile e i progetti futuri della società.

Secondo il responsabile della comunicazione sono argomenti che meritano risposte e chiarimenti, ma che non possono essere affrontati esclusivamente attraverso polemiche e contrapposizioni continue.

“Le risposte arriveranno dai fatti”

Un altro passaggio centrale riguarda la richiesta di risultati concreti.

Floridi riconosce che i tifosi chiedono risposte, ma sostiene che quelle più importanti non arriveranno attraverso comunicati o dichiarazioni, bensì attraverso decisioni, investimenti, progetti e risultati verificabili.

Un messaggio che sembra rivolto direttamente a una tifoseria sempre più impaziente di vedere fatti concreti dopo anni di promesse e annunci.

L’appello finale: “La Lazio davanti a tutto”

La parte conclusiva della lettera rappresenta il vero cuore del messaggio.

Floridi invita tutte le componenti dell’ambiente biancoceleste a mettere la Lazio davanti agli interessi personali, alle appartenenze e alle polemiche.

Secondo il dirigente le differenze di opinione devono restare tali e non trasformarsi in muri che dividono il popolo laziale.

“La Lazio viene prima di tutto” è il concetto che emerge con maggiore forza dall’intervento.

Una lettera che non chiude il dibattito

L’intervento di Floridi rappresenta senza dubbio uno dei primi tentativi della società di intervenire pubblicamente dopo settimane di silenzio.

Resta però aperta la questione principale sollevata da molti tifosi e opinionisti: quella delle risposte concrete sui temi più delicati del momento.

Dal mercato a saldo zero al progetto Flaminio, passando per il settore giovanile e gli investimenti futuri, gran parte dell’ambiente continua infatti ad attendere chiarimenti precisi dalla proprietà.

La lettera di Floridi prova a riportare il confronto su toni più pacati e a richiamare l’unità del mondo biancoceleste. Saranno però le prossime mosse della società a determinare se questo appello riuscirà davvero a ricucire il rapporto tra il club e una parte sempre più ampia della sua tifoseria.



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Calciomercato Lazio: rottura Zaniolo-Udinese, Gattuso osserva

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Nicolò Zaniolo in campo con espressione concentrata Lazio calciomercato lazio zaniolo gattuso

Il mercato biancoceleste potrebbe regalare un intreccio del tutto inaspettato. Dalle pagine dell’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport emerge un’indiscrezione che porta dritto al nome di Nicolò Zaniolo.

L’ex giocatore della Roma, recentemente riscattato dall’Udinese (che ha versato 5 milioni di euro nelle casse del Galatasaray), si trova attualmente in una fase di forte stallo con il club friulano.

Rottura Zaniolo-Udinese: la Lazio alla finestra

Il motivo della frenata in terra friulana è di natura puramente economica. Zaniolo ha chiesto di rinegoziare l’ingaggio al rialzo rispetto agli 1,2 milioni di euro previsti dall’attuale contratto, reclamando il rispetto di alcune promesse fatte in fase di trattativa (in Turchia, d’altronde, ne percepiva 3 netti).

A Udine è sceso il gelo e il giocatore, sentitosi tradito, potrebbe clamorosamente finire di nuovo sul mercato. Ed è in questa spaccatura che si inserisce l’interesse della Lazio. Gennaro Gattuso è un grande estimatore del classe ’99 e lo accoglierebbe volentieri per rinforzare il reparto offensivo.

In passato, Zaniolo aveva declinato le avances di Formello per via del suo trascorso in maglia giallorossa. Oggi le dinamiche sembrano però cambiate: la delusione friulana e la prospettiva di lavorare sotto la guida del tecnico calabrese potrebbero fargli superare l’ostacolo ambientale.

Il nodo economico: valutazione e saldo zero

Se dal lato tecnico l’incastro intriga la panchina, dal punto di vista economico e burocratico l’operazione è decisamente in salita. L’Udinese non ha ancora fissato un prezzo ufficiale per il cartellino, ma per lasciar partire il giocatore serviranno circa 18-20 milioni di euro. Una cifra dettata dalla necessità dei bianconeri di monetizzare, considerando che il 50% della futura rivendita spetterà di diritto al Galatasaray.

A frenare i facili entusiasmi c’è poi la complessa situazione finanziaria capitolina. Come noto, il calciomercato della Lazio è incastrato nella trappola del saldo zero a causa dell’indice di liquidità. Prima di poter tentare l’affondo per un’operazione di questa portata economica, la società dovrà obbligatoriamente concretizzare delle uscite importanti.



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Comunicato Lazio Club Cave: duro attacco contro Lotito

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Striscione del tifo organizzato della SS Lazio durante la contestazione alla società

La frattura tra il popolo laziale e Claudio Lotito si allarga ogni giorno di più, estendendosi a macchia d’olio. Dopo le prese di posizione del tifo organizzato e il netto rifiuto dei club esteri alla proposta di riavvicinamento societario, si aggiunge un’altra voce storica alla contestazione.

Il Lazio Club Cave “Alberto Dottori”, uno dei più antichi e rappresentativi della provincia di Roma, ha diramato un lunghissimo e tagliente comunicato contro il presidente biancoceleste, spostando il fulcro della critica dai temi sportivi a quelli strettamente identitari.

Lazio Club Caver: “Non sei laziale”: l’attacco ai valori e all’identità

Il testo del comunicato non si concentra sulle recenti dinamiche di un calciomercato imbrigliato dal saldo zero, ma va dritto al cuore dell’appartenenza. Il Lazio Club Caveaccusa apertamente Lotito di aver tentato, nei suoi 22 anni di gestione, di sradicare e distruggere il patrimonio immateriale più grande della SS Lazio: la “Lazialità”.

“In questi lunghi 22 anni Lei ha tentato, in modo tanto maldestro quanto consapevole, di ‘sostituire’ i Laziali con qualcosa di diverso. Sa, presidente, perché ha fallito? Perché i Laziali sono insostituibili”.

Il comunicato del Lazio Club Caveevidenzia una totale incompatibilità etica, accusando il patron di non possedere i valori storici che contraddistinguono i tifosi laziali dal 1900 — come la sobrietà, l’eleganza, la signorilità e la generosità — accostando provocatoriamente i suoi modi di fare allo stereotipo del tifoso dell’altra sponda del Tevere.

Lazio Club Cave: Dalla storia all’appello politico

Rivendicando la propria storicità (“quando Lei ancora non era nato noi già esistevamo”), il Lazio Club Cave arriva a smontare persino il merito del tanto sbandierato salvataggio societario del 2004, definendolo a posteriori un grave errore da riparare al più presto, ribadendo che la Lazio è una realtà ben più grande di chi la amministra attualmente.

La chiosa finale del testo si sposta sul piano elettorale, ricalcando di fatto la linea politica già tracciata dagli Ultras per colpire gli interessi extra-calcistici del presidente:

“Se la democrazia è sacra, lo è soprattutto per il valore del voto e per il diritto di affidarlo liberamente a chi NON È come Lei ed ai partiti con cui Lei non ha a che fare”.

Un messaggio inequivocabile che certifica, ancora una volta, come l’ambiente biancoceleste sia ormai unito in un fronte compatto contro l’attuale dirigenza. Di seguito il comunicato intero del Lazio Club Cave

Il Comunicato Intero del Lazio Club Cave

“Se una costante c’è stata in questi lunghi 22 anni, non sono stati i trofei vinti, il 26 maggio, la litania sul salvataggio, ma il suo tentativo – che non può che essere consapevole – di distruggere l’unico patrimonio immateriale, ineguagliabile ed immenso, che la SS Lazio dal 1900 possiede: LA LAZIALITA’.

In questi lunghi 22 anni Lei ha tentato, in modo tanto maldestro quanto consapevole, di “sostituire” i Laziali con qualcosa di diverso.

Sa, presidente, perché ha fallito?

Perché i Laziali sono insostituibili, tanto più quando il maldestro tentativo è perseguito da chi è estraneo ad essi ed ai valori che li contraddistinguono dal 1900. Valori e caratteristiche che Lei ed il Suo sempre più risicato entourage (a proposito di sparute minoranze) non possiede, che Le sono estranei e che non potrà mai possedere poiché, semplicemente NON E’ LAZIALE: la sobrietà, l’eleganza, la signorilità, la nobiltà d’animo, la raffinata dialettica, la generosità, la gratuità, quel non so che di affascinante che rende il Laziale riconoscibile in mezzo ad un milione di individui.

Più che altro le Sue “caratteristiche” sono riconoscibili nel prototipo del “tifoso” dell’altra squadra della Capitale, quello, insomma, che ha reso “i cugini” famosi attraverso i film di Verdone, “I Cesaroni” o nelle diverse interpretazioni di Mattioli.

Se un merito Lei ha avuto è che in questi 22 anni è riuscito a farci aprire gli occhi, a unire tutto il Popolo laziale contro uno stile che non gli appartiene, in difesa di valori dei quali, esso sì, è custode.

Non è più tempo, presidente, di letterine varie, è tempo che qualcuno prenda atto che, nel 2004, è stato commesso un grave errore e che questo errore va nel minor tempo possibie riparato.

Lei, con la Storia della SS Lazio 1900, non c’entra francamente nulla; non ha meriti, nemmeno quello del più volte autocelebrato salvataggio: tutto ciò che faticosamente è stato conquistato in questi 22 anni non è merito Suo ma della SS Lazio 1900 che, nonostante Lei, possiede un patrimonio immateriale di cui non potrà mai disporre: LA LAZIALITA:

Siamo, così narrano le cronache, il Club più antico della Provincia di Roma: quando Lei ancora non era nato noi già esistevamo. Continueremo ad esistere, non se ne dolga, nonostante Lei.

Grazie per aver unito il Popolo laziale, grazie per averci fatto capire che lei è semplicemente inadeguato, che la SS. Lazio 1900 è qualcosa più grande di Lei ed a cui non potrà mai essere associato poiché, semplicemente, non ne possiede i genomi.

Chi dovrebbe intervenire a questo punto?

Beh, chi l’ha chiamata 22 anni fa e a chi La chiama tuttora per un seggio o per convenzioni e collaborazioni.

A questi “rappresentanti del popolo” diciamo che la devono ringraziare per un ulteriore de-merito: quello di aver fatto scegliere il Popolo laziale da quale parte NON essere.

Se la democrazia è sacra, lo è soprattutto per il valore del voto e per il diritto di affidarlo liberamente a chi NON È come Lei ed ai partiti con cui Lei non ha a che fare”.

Lazio Club Cave



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Lazio, il caso Galassi e la fuga di Galvani: il vero problema non è chi arriva, ma chi parte

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Galassi arriva dal Real Madrid, Galvani va al Milan. Due operazioni che riaccendono il dibattito sul futuro del settore giovanile della Lazio.

Nelle ultime ore sono emerse due notizie di mercato che riguardano il settore giovanile della Lazio. Una è stata rilanciata praticamente ovunque, l’altra è passata quasi inosservata. Eppure, paradossalmente, potrebbe essere proprio la seconda a raccontare meglio i problemi strutturali del club biancoceleste.

Da una parte c’è l’arrivo di Galassi dal Real Madrid. Dall’altra la partenza di Lorenzo Galvani verso il Milan.

Due operazioni apparentemente scollegate che, lette insieme, aprono una riflessione importante sul presente e sul futuro del settore giovanile della Lazio.

Galassi dal Real Madrid: entusiasmo o aspettative eccessive?

L’arrivo di Galassi è stato accolto con grande entusiasmo da una parte dell’ambiente biancoceleste.

In poche ore il giovane talento proveniente dal Real Madrid è stato accostato a nomi importanti come Mario Gila e Patrick, due operazioni che negli anni hanno portato risultati positivi alla Lazio.

Il problema è che i paragoni rischiano di essere fuorvianti.

Quando Mario Gila arrivò a Roma non era un semplice giovane della cantera madridista. Era già titolare nel Real Madrid Castilla, aveva accumulato esperienza nel calcio professionistico ed era stato convocato più volte da Carlo Ancelotti con la prima squadra.

Anche Patrick arrivò in una situazione completamente diversa. Aveva già 21 anni ed era il capitano del Barcellona B.

Galassi, invece, arriva a 19 anni dopo aver giocato principalmente nelle giovanili del Real Madrid, senza aver ancora compiuto il salto nel calcio professionistico.

Questo non significa che il ragazzo non possa diventare un ottimo calciatore. Anzi, la speranza è che possa crescere e sorprendere tutti.

Ma trasformarlo già oggi nel “nuovo Gila” o nel “nuovo Patrick” appare quantomeno prematuro.

I precedenti che invitano alla prudenza

La storia recente della Lazio invita alla cautela.

Negli ultimi anni sono arrivati diversi giovani talenti provenienti da settori giovanili prestigiosi.

Molti tifosi ricordano il caso di Diego González Munoz, arrivato dal Barcellona tra grandi aspettative e addirittura accostato al paragone con Lionel Messi.

A distanza di tempo, il suo percorso non ha avuto l’impatto immaginato inizialmente.

Lo stesso discorso vale per numerosi altri giovani arrivati dall’estero con etichette pesanti e aspettative elevatissime.

La realtà del calcio insegna che il passaggio dalle giovanili alla prima squadra è il momento più difficile della carriera di un calciatore.

La notizia che nessuno racconta: Galvani al Milan

Mentre tutti parlavano di Galassi, un’altra notizia passava quasi sotto silenzio.

Lorenzo Galvani, terzino classe 2008 considerato da molti addetti ai lavori uno dei prospetti più interessanti del vivaio biancoceleste, sarebbe infatti destinato a trasferirsi al Milan.

Ed è proprio qui che nasce la vera domanda.

Se Galvani rappresentava uno dei pochi talenti emergenti del settore giovanile della Lazio, perché il club non è riuscito a trattenerlo?

Il problema del vivaio biancoceleste

Negli ultimi anni il settore giovanile della Lazio è stato spesso criticato per la difficoltà nel produrre giocatori pronti per la prima squadra.

I risultati ottenuti dalle varie formazioni giovanili non sono stati particolarmente brillanti e il numero di calciatori lanciati stabilmente in Serie A resta molto limitato.

Per questo motivo la possibile partenza di un giovane considerato promettente assume un significato particolare.

La sensazione è che il problema non sia soltanto individuare nuovi talenti all’estero, ma soprattutto valorizzare e trattenere quelli già presenti a Formello.

Il paradosso della Lazio

Il paradosso è evidente.

Da una parte si investe su giovani provenienti da grandi club stranieri, sperando che possano esplodere in futuro.

Dall’altra si rischia di perdere ragazzi cresciuti internamente, sui quali la società ha investito anni di lavoro e formazione.

È un tema che va oltre i singoli nomi.

Galassi potrebbe diventare un grande giocatore.

Galvani potrebbe non arrivare mai ai massimi livelli.

Ma la questione centrale resta la stessa: una società che vuole costruire un settore giovanile competitivo deve essere capace sia di attrarre talenti sia di trattenere i migliori prodotti della propria cantera.

Il giudizio arriverà dal campo

Come sempre sarà il campo a dare le risposte definitive.

Galassi avrà tutto il tempo per dimostrare il proprio valore.

Galvani dovrà confermare le aspettative che molti osservatori ripongono in lui.

Nel frattempo, però, la vicenda offre uno spunto di riflessione importante sul modello di sviluppo del vivaio biancoceleste.

Perché il vero successo di un settore giovanile non si misura soltanto dai giovani che arrivano, ma soprattutto da quelli che riesci a far crescere e a portare fino alla prima squadra.



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Lotito-Reggina, dietro l’operazione c’è la politica? I dubbi che alimentano il dibattito

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Claudio Lotito in conferenza stampa allo stadio Granillo di Reggio Calabria

L’eventuale acquisizione della Reggina da parte di Claudio Lotito continua a far discutere. Non soltanto per gli aspetti sportivi, ma soprattutto per le possibili implicazioni politiche che stanno emergendo attorno all’operazione.

La domanda che molti si pongono è semplice: perché il presidente della Lazio, nel momento più difficile dei suoi ventuno anni di gestione biancoceleste, starebbe investendo tempo e risorse nell’acquisto di una società di Serie D?

Il momento più difficile dell’era Lotito

Negli ultimi mesi il rapporto tra Claudio Lotito e il mondo Lazio è precipitato come mai era accaduto in passato.

La contestazione non arriva più soltanto dalla Curva Nord. Ex calciatori, figli di leggende biancocelesti, giornalisti storicamente vicini all’ambiente laziale e una parte sempre più ampia della tifoseria hanno apertamente criticato la gestione del presidente.

I gruppi organizzati hanno annunciato il boicottaggio della campagna abbonamenti e delle partite casalinghe. Sul territorio romano sono comparsi manifesti contro Lotito e contro Forza Italia, il partito di cui il presidente della Lazio è senatore.

Una situazione che ha trasformato una contestazione sportiva in un problema anche politico.

Il malumore dentro Forza Italia

Da settimane si rincorrono indiscrezioni su un crescente malessere interno a Forza Italia nei confronti di Claudio Lotito.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, il presidente della Lazio sarebbe ormai considerato più un problema che una risorsa elettorale.

Antonio Tajani non ha mai preso pubblicamente posizione sulla vicenda Lazio, ma negli ambienti politici romani si parla da tempo di rapporti meno solidi rispetto al passato.

A colpire è soprattutto il silenzio di molti dirigenti del partito proprio mentre la protesta contro Lotito cresceva.

Negli ultimi mesi anche figure storicamente vicine al centrodestra hanno espresso critiche o preso le distanze dal presidente biancoceleste.

Il caso Fabrizio Alfano

Uno degli episodi che ha fatto maggiormente discutere è stato quello di Fabrizio Alfano, storico collaboratore e capo ufficio stampa di Giorgia Meloni.

Il suo nome è comparso tra i firmatari della petizione che chiedeva un cambiamento alla guida della Lazio.

Un gesto simbolico ma significativo, perché dimostra come il malcontento verso Lotito non sia più confinato all’interno del tifo organizzato.

Il precedente Molise e i rapporti con Patriciello

Lotito è stato eletto senatore nel collegio del Molise nel 2022.

Tuttavia, secondo numerose indiscrezioni, negli ultimi tempi si sarebbe registrato un raffreddamento dei rapporti con alcune figure chiave del territorio, tra cui il governatore Francesco Roberti e soprattutto l’europarlamentare della Lega Aldo Patriciello, considerato uno dei principali riferimenti politici della regione.

Per chi conosce gli equilibri della politica locale, si tratta di segnali che non possono essere ignorati.

Perché proprio la Calabria?

Ed è qui che entra in gioco la Calabria.

La Regione guidata da Roberto Occhiuto rappresenta oggi uno dei territori più importanti per Forza Italia.

L’eventuale acquisizione della Reggina consentirebbe a Lotito di rafforzare la propria presenza in una delle piazze più rilevanti del Sud Italia.

Una squadra come la Reggina non vale soltanto dal punto di vista sportivo.

Vale relazioni, consenso, visibilità e radicamento territoriale.

Ecco perché molti osservatori leggono questa operazione come qualcosa che va oltre il calcio.

Il ruolo di Cannizzaro e il peso politico della Reggina

Un altro elemento che alimenta il dibattito riguarda la figura di Francesco Cannizzaro, esponente di Forza Italia e tra i principali riferimenti politici della città di Reggio Calabria.

L’arrivo di Lotito alla guida della Reggina potrebbe creare una sinergia importante tra sport e politica in un territorio strategico per il partito.

Naturalmente si tratta di valutazioni politiche e non esistono conferme ufficiali di collegamenti diretti tra i due aspetti.

Tuttavia è difficile ignorare la coincidenza tra l’interesse di Lotito per la Reggina e il crescente peso politico della Calabria all’interno degli equilibri azzurri.

Il caso Rizzetta e la domanda che resta senza risposta

L’altro grande interrogativo riguarda Matt Rizzetta.

L’imprenditore italo-americano, originario proprio della Calabria, era considerato da molti il candidato ideale per rilevare il club amaranto.

Attraverso il Campobasso aveva costruito una reputazione importante nel calcio italiano, presentandosi come investitore internazionale con solide disponibilità economiche.

Secondo diverse ricostruzioni, la proposta riconducibile a Rizzetta sarebbe stata addirittura superiore rispetto a quella attribuita all’area vicina a Lotito.

Eppure la trattativa non si è conclusa.

Resta quindi una domanda che continua ad alimentare dubbi e discussioni:

Perché una proposta economicamente più vantaggiosa non avrebbe convinto la proprietà della Reggina?

Reggina, Lazio e il futuro di Lotito

L’aspetto più interessante riguarda però il futuro.

Le norme federali vietano la multiproprietà tra club professionistici.

Se la Reggina dovesse tornare nei professionisti, Lotito sarebbe costretto a scegliere tra il club calabrese e la Lazio.

Per questo motivo l’operazione assume un valore ancora più importante.

Non sarebbe una semplice replica del modello Salernitana.

Sarebbe una scelta destinata ad avere conseguenze dirette sul futuro del presidente biancoceleste.

E forse è proprio questo che rende la vicenda Reggina una delle storie più intriganti dell’estate calcistica italiana.



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Flaminio, arrivano i primi ostacoli: la Soprintendenza chiede modifiche al progetto Lazio

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Il progetto Flaminio della Lazio incontra i primi ostacoli. La Soprintendenza chiede chiarimenti su pensilina storica e secondo anello.

Il progetto dello Stadio Flaminio entra in una fase decisiva e, per la prima volta, emergono ufficialmente criticità che potrebbero rallentare il percorso immaginato dalla Lazio.

La Soprintendenza ha infatti chiesto chiarimenti e integrazioni sul piano presentato dal club biancoceleste nell’ambito della Conferenza dei Servizi, concentrando l’attenzione su due elementi considerati fondamentali: la storica pensilina progettata da Pier Luigi Nervi e il secondo anello previsto nel nuovo impianto.

La pensilina di Nervi al centro del dibattito

Il primo nodo riguarda la copertura storica dello stadio.

Secondo quanto emerso, la Soprintendenza vuole comprendere nel dettaglio come la Lazio intenda intervenire senza compromettere uno degli elementi architettonici più caratteristici del Flaminio.

Il progetto biancoceleste prevede infatti una nuova copertura complessiva dell’impianto, soluzione che potrebbe entrare in conflitto con la tutela della storica pensilina progettata da Pier Luigi Nervi.

Al momento non si tratta di una bocciatura definitiva, ma di una richiesta formale di approfondimento che costringerà il club a presentare ulteriori documentazioni e controdeduzioni.

Dubbi anche sul secondo anello

L’altra grande questione riguarda il secondo anello previsto dal progetto.

La nuova struttura consentirebbe alla Lazio di aumentare significativamente la capienza dello stadio e di rendere l’impianto più moderno e funzionale alle esigenze del calcio contemporaneo.

Tuttavia, secondo gli enti coinvolti nella valutazione, il nuovo anello potrebbe modificare in maniera sostanziale l’identità architettonica originaria del Flaminio.

Per questo motivo sono state richieste garanzie precise e ulteriori approfondimenti tecnici.

Lotito minimizza: “I tecnici non sono preoccupati”

Nonostante le osservazioni ricevute, Claudio Lotito ha scelto di mantenere una posizione tranquilla.

Interpellato sulla questione, il presidente della Lazio ha dichiarato:

“Io non seguo in prima persona la questione, ma i miei tecnici non mi sembrano preoccupati. Poi vedremo.”

Una risposta che conferma la volontà della società di proseguire il percorso senza particolari allarmismi.

La linea di Formello resta infatti quella di superare le criticità evidenziate dagli enti competenti senza rinunciare all’obiettivo di riportare la Lazio in uno stadio di proprietà.

La posizione critica della Fondazione Nervi

Più severa appare invece la posizione della Fondazione Nervi.

Già nei mesi scorsi la Fondazione aveva espresso perplessità sull’entità degli interventi previsti dal progetto biancoceleste, sostenendo che il Flaminio non possa essere trattato come un impianto qualunque.

Secondo la Fondazione, qualsiasi intervento dovrebbe rispettare integralmente la filosofia architettonica e strutturale concepita da Pier Luigi Nervi.

Le osservazioni della Soprintendenza sembrano andare proprio in questa direzione.

Il progetto entra nella fase più delicata

Le prossime settimane saranno decisive.

La Lazio dovrà rispondere alle richieste degli enti coinvolti nella Conferenza dei Servizi e fornire tutte le integrazioni necessarie.

Solo successivamente sarà possibile capire se il progetto potrà proseguire nella sua forma attuale oppure se sarà necessario rivedere parti significative dell’intervento.

Un segnale che preoccupa i tifosi

La notizia arriva in un momento già particolarmente complicato per il club.

Mercato a saldo zero, contestazione della tifoseria e incertezza sul futuro tecnico della squadra stanno alimentando un clima di forte tensione nell’ambiente biancoceleste.

Per questo motivo molti tifosi guardano con preoccupazione anche agli sviluppi del progetto Flaminio, considerato da anni il simbolo della promessa di una nuova casa per la Lazio.

La sensazione è che il percorso sia ancora lungo e che gli ostacoli da superare siano più numerosi di quanto apparisse soltanto poche settimane fa.



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Addio a Igor Protti: il calcio italiano piange un bomber vero, indimenticabile anche alla Lazio

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È morto Igor Protti a 58 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore. L'ex attaccante della Lazio è ricordato per il gol nel derby e il trenino sotto la Curva Sud.

Il calcio italiano è in lutto. È morto all’età di 58 anni Igor Protti, al termine di una lunga battaglia contro un tumore al colon che negli ultimi mesi si era aggravato.

L’ex attaccante aveva scelto di raccontare pubblicamente la sua malattia, affrontandola con il coraggio, la dignità e la sincerità che avevano sempre caratterizzato la sua carriera, dentro e fuori dal campo.

Con la sua scomparsa se ne va uno dei bomber più amati del calcio italiano degli anni ’90, un uomo che ha saputo lasciare il segno ovunque abbia giocato.

Il ricordo dei tifosi della Lazio

Anche il mondo biancoceleste piange oggi Igor Protti.

L’attaccante vestì la maglia della Lazio nella stagione 1996-97, entrando immediatamente nel cuore di molti tifosi per il suo spirito combattivo e la sua capacità di lottare su ogni pallone.

Nonostante la sua esperienza a Roma sia stata breve, c’è un’immagine che ancora oggi resta impressa nella memoria di tantissimi laziali.

Quel derby e il trenino sotto la Curva Sud

Tra i momenti più iconici della sua avventura biancoceleste c’è senza dubbio il derby contro la Roma.

Dopo aver segnato, Protti si rese protagonista di un’esultanza diventata storica: il celebre “trenino” sotto la Curva Sud.

Un gesto che fece esplodere di gioia il popolo laziale e che ancora oggi viene ricordato come una delle immagini simbolo dei derby degli anni Novanta.

Per molti tifosi biancocelesti quel gol e quella corsa resteranno per sempre parte della storia emotiva della Lazio.

Un bomber amato ovunque

La carriera di Protti è stata straordinaria.

Ha vestito le maglie di Messina, Bari, Lazio, Napoli, Reggiana e soprattutto Livorno, città che lo ha adottato e trasformato in una vera leggenda.

Con il Bari riuscì addirittura a conquistare il titolo di capocannoniere della Serie A nella stagione 1995-96 con 24 reti, un’impresa rarissima per un giocatore militante in una squadra di medio livello.

Ma al di là dei numeri, Protti verrà ricordato per la sua umanità, per la sua correttezza e per il rapporto speciale che riusciva a creare con tifosi e compagni.

L’ultima battaglia affrontata da campione

Negli ultimi mesi aveva deciso di condividere pubblicamente la propria lotta contro il tumore.

Lo aveva fatto con grande forza, senza nascondersi, mostrando ancora una volta quel carattere che aveva sempre portato in campo.

Una battaglia combattuta fino all’ultimo giorno con la stessa determinazione che lo aveva reso uno degli attaccanti più apprezzati del calcio italiano.

Ciao Igor

Oggi il calcio perde un grande protagonista.

La Lazio perde un ex giocatore che ha saputo lasciare un ricordo indelebile nel cuore dei tifosi.

E tanti laziali, ripensando a quel derby e a quel trenino sotto la Curva Sud, non potranno fare a meno di rivolgergli un ultimo saluto.

Ciao Igor Protti. Riposa in pace.



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Lazio, accordo con Asp Jensen: il talento del Bayern ha scelto i biancocelesti

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La Lazio segue Jonathan Asp, talento danese del Bayern Monaco reduce da una grande stagione al Grasshopper. Ecco chi è il giovane che piace a Fabiani.

La Lazio accelera sul mercato dei giovani e mette un tassello importante nella trattativa per Jonathan Asp Jensen. Secondo quanto rivelato da Alfredo Pedullà, il club biancoceleste ha raggiunto nelle ultime ore un accordo completo con l’entourage del talento danese classe 2006 di proprietà del Bayern Monaco.

Un passo avanti significativo che conferma la volontà della società di investire su profili giovani e di prospettiva nonostante le difficoltà legate al mercato a saldo zero.

Asp Jensen ha scelto la Lazio

La notizia più importante riguarda proprio la volontà del giocatore.

Jonathan Asp Jensen avrebbe infatti deciso di proseguire la propria crescita in Italia, individuando nella Lazio il club ideale per compiere il salto nel calcio di alto livello.

Una scelta che rappresenta un vantaggio importante per la società biancoceleste, soprattutto considerando l’interesse che il giovane danese aveva suscitato anche in altri campionati europei.

Lo stesso entourage di Isaksen e Provstgaard

A facilitare il dialogo è stato anche un dettaglio non secondario.

Asp Jensen è seguito dallo stesso entourage che cura gli interessi di Gustav Isaksen e Oliver Provstgaard, due giocatori già presenti a Formello.

Un rapporto consolidato che ha contribuito ad avvicinare le parti e a creare il terreno giusto per arrivare all’accordo.

Ora la trattativa passa al Bayern Monaco

Se l’intesa con il giocatore è stata raggiunta, resta però ancora da superare l’ostacolo più complicato: trovare l’accordo con il Bayern Monaco.

Il club tedesco continua a credere nelle qualità del proprio talento e non intende privarsene senza adeguate garanzie economiche.

La Lazio è al lavoro per trovare una formula che soddisfi entrambe le parti.

Il nodo della percentuale sulla futura rivendita

Uno degli aspetti più delicati della trattativa riguarda la percentuale sulla futura rivendita del giocatore.

La società biancoceleste vorrebbe evitare di ripetere un’operazione simile a quella effettuata anni fa con Mario Gila, quando il Real Madrid mantenne una quota importante su una futura cessione del difensore spagnolo.

Per questo motivo Lotito e Fabiani stanno cercando una soluzione che permetta di acquistare il cartellino del giocatore senza concedere percentuali troppo elevate al Bayern Monaco.

Chi è Jonathan Asp Jensen

Classe 2006, trequartista moderno e molto tecnico, Asp Jensen è considerato uno dei prospetti più interessanti del calcio danese.

Nell’ultima stagione ha accumulato esperienza nel calcio professionistico mostrando qualità importanti sia nella rifinitura che nell’ultimo passaggio.

La sua duttilità offensiva gli permette di agire da trequartista, mezzala offensiva o esterno avanzato, caratteristiche particolarmente apprezzate da Gennaro Gattuso.

Operazione in linea con la strategia Lazio

L’eventuale arrivo del giovane danese si inserirebbe perfettamente nella nuova linea tecnica della società.

Con le limitazioni economiche attuali, la Lazio punta infatti su giovani talenti dal costo contenuto ma dal potenziale elevato, con l’obiettivo di valorizzarli nel tempo e costruire una rosa più sostenibile dal punto di vista finanziario.

L’accordo con il giocatore rappresenta un primo passo importante. Adesso tutta l’attenzione si sposta sul Bayern Monaco, chiamato a dare il via libera definitivo a un’operazione che potrebbe diventare uno dei colpi più interessanti dell’estate biancoceleste.



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Lazio, da Gila a Provedel: ecco i sei giocatori che il club è pronto a sacrificare per sbloccare il mercato

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La Lazio deve incassare circa 20 milioni entro fine mese per sbloccare il mercato. Da Romagnoli a Gila, tutte le possibili cessioni.

La Lazio è chiamata a una vera e propria rivoluzione estiva. Il mercato a saldo zero imposto dai parametri federali costringe il club biancoceleste a fare cassa prima di poter intervenire in entrata e, per questo motivo, diversi giocatori sono finiti sulla lista delle possibili cessioni.

L’obiettivo della società è chiaro: generare liquidità, alleggerire il monte ingaggi e recuperare le risorse necessarie per permettere a Gennaro Gattuso di ricevere almeno parte dei rinforzi richiesti.

Osservando la situazione attuale, ci sono sei nomi che sembrano essere i principali candidati a lasciare Formello nelle prossime settimane.

Mario Gila: il sacrificio più pesante

Tra tutti, Mario Gila rappresenta probabilmente la cessione più importante dal punto di vista tecnico.

Il difensore spagnolo piace molto al Napoli di Massimiliano Allegri e avrebbe già manifestato la volontà di cambiare squadra. Lotito continua a chiedere circa 30 milioni di euro, ma il pressing del club partenopeo continua.

La sua partenza garantirebbe l’incasso più elevato dell’estate, anche se una parte della cifra andrebbe riconosciuta al Real Madrid.

Alessio Romagnoli: addio sempre più vicino

La storia tra Romagnoli e la Lazio sembra ormai arrivata al capolinea.

L’Al-Sadd ha raggiunto da tempo l’accordo con il difensore sulla base di un contratto triennale da circa 6 milioni di euro a stagione e nelle prossime ore potrebbe arrivare la fumata bianca definitiva anche tra i club.

Una separazione dolorosa per un tifoso laziale che aveva scelto la maglia biancoceleste rinunciando a offerte economicamente più vantaggiose.

Ivan Provedel: destinazione Inter

Anche Ivan Provedel è ormai a un passo dall’addio.

L’Inter ha accelerato nelle ultime ore e l’agente del portiere ha confermato che le parti sono molto vicine all’accordo definitivo.

La sua cessione consentirebbe alla Lazio di affidare definitivamente la porta a Christos Mandas e di incassare una cifra utile per migliorare la situazione finanziaria del club.

Manuel Lazzari: possibile uscita sulla fascia destra

Il futuro di Manuel Lazzari resta incerto.

L’esterno non viene considerato incedibile e potrebbe essere sacrificato qualora arrivasse una proposta ritenuta adeguata dalla società.

La Lazio sta infatti valutando eventuali alternative per la corsia destra e non esclude una cessione dell’ex Spal.

Luca Pellegrini: situazione da monitorare

Anche Luca Pellegrini rientra tra i giocatori la cui posizione è sotto osservazione.

L’esterno mancino non è considerato intoccabile e potrebbe essere coinvolto in eventuali operazioni di mercato utili a generare risorse o abbassare il monte stipendi.

La sua permanenza dipenderà anche dalle strategie tecniche di Gattuso e dalle opportunità che si presenteranno sul mercato.

Matteo Cancellieri: l’indiziato numero uno

Tra i giocatori maggiormente destinati a partire c’è Matteo Cancellieri.

L’esterno offensivo è seguito da diversi club e la Lazio è pronta ad ascoltare offerte.

La sua cessione viene considerata una delle operazioni più semplici da chiudere nelle prossime settimane e potrebbe rappresentare uno dei primi tasselli del piano studiato dalla società.

Prima vendere, poi comprare

La situazione è ormai chiara: la Lazio dovrà prima cedere e solo successivamente potrà tornare a pensare agli acquisti.

Gattuso ha chiesto un attaccante, un difensore centrale, un esterno offensivo e possibilmente un terzino destro. Tuttavia, senza uscite significative, ogni discorso sul mercato in entrata resta inevitabilmente congelato.

Per questo motivo le prossime settimane saranno decisive. Dalle cessioni di questi sei giocatori potrebbe dipendere non soltanto il mercato estivo della Lazio, ma anche la competitività della squadra nella stagione 2026-27.



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Da Nesta a Vecino: la Lazio e i suoi uomini ai Mondiali dal 2002 al 2022

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In azione con la sua Nazionale

I pronostici del Mondiale di oggi accendono la curiosità dei tifosi per le valorose squadre che si stanno scontrando, ma ogni Coppa del Mondo porta con sé anche un viaggio nella memoria. Per la Lazio, il Mondiale non è mai stato soltanto una vetrina lontana: negli ultimi vent’anni diversi giocatori biancocelesti hanno rappresentato le proprie nazionali nel torneo più prestigioso, portando in giro per il mondo tecnica, personalità e senso di appartenenza maturati a Formello.

Il Mondiale 2002: una Lazio piena di stelle

Nel 2002, tra Corea del Sud e Giappone, la Lazio arrivò al Mondiale con una pattuglia di altissimo livello. C’era Alessandro Nesta, simbolo difensivo dell’Italia e capitano biancoceleste, uno dei centrali più forti della sua generazione. Accanto a lui, in giro per le varie nazionali, comparivano nomi pesanti: Fernando Couto con il Portogallo, Gaizka Mendieta con la Spagna, e il blocco argentino formato da Claudio López, Diego Simeone ed Hernán Crespo.

Era la Lazio figlia dell’epoca Cragnotti, una squadra ricca di talento internazionale. Quel Mondiale non regalò grandi gioie alle nazionali di molti laziali, ma confermò il peso europeo e mondiale del club romano. La presenza di tanti giocatori in una sola edizione raccontava una Lazio abituata a stare tra le grandi.

2006: Peruzzi e Oddo sul tetto del mondo

Quattro anni dopo, in Germania, la Lazio tornò protagonista soprattutto grazie all’Italia. Angelo Peruzzi e Massimo Oddo furono convocati da Marcello Lippi nella spedizione azzurra che si concluse con la notte indimenticabile di Berlino. Peruzzi portò esperienza e carisma nello spogliatoio, Oddo diede il suo contributo nel percorso mondiale, entrando anche nel quarto di finale contro l’Ucraina.

In quella stessa edizione c’era anche Valon Behrami con la Svizzera. Ma il ricordo più forte resta quello dei due laziali campioni del mondo: un titolo che, indirettamente, finì anche nella storia biancoceleste.

2010: Muslera, Kolarov e Lichtsteiner

Il Mondiale sudafricano del 2010 vide tre laziali in campo con tre nazionali diverse. Fernando Muslera difese la porta dell’Uruguay, protagonista di un torneo sorprendente chiuso al quarto posto. Aleksandar Kolarov rappresentò la Serbia, portando al Mondiale la sua corsa potente e il sinistro devastante. Stephan Lichtsteiner, invece, fu uno dei riferimenti della Svizzera.

Era una Lazio diversa rispetto a quella dei primi anni Duemila, meno glamour ma comunque capace di mandare al Mondiale calciatori affidabili, fisici e già pronti per il calcio internazionale.

2014: Klose e una Lazio globale

Il 2014 fu probabilmente l’edizione più affascinante del periodo recente. Miroslav Klose, attaccante della Lazio e leggenda della Germania, vinse il Mondiale in Brasile e diventò il miglior marcatore di sempre nella storia della competizione. Un traguardo enorme, vissuto da giocatore biancoceleste.

Ma non c’era solo Klose. L’Italia convocò Federico Marchetti e Antonio Candreva, l’Argentina portò Lucas Biglia fino alla finale, l’Uruguay chiamò Álvaro González, la Bosnia Senad Lulić, la Nigeria Ogenyi Onazi e il Portogallo Hélder Postiga. Una rappresentanza ampia, internazionale, perfetta fotografia di una Lazio competitiva e molto riconoscibile.

2018 e 2022: l’era Milinkovic-Savic

Nel 2018, con l’Italia assente, la bandiera laziale al Mondiale passò soprattutto a Sergej Milinkovic-Savic, convocato dalla Serbia dopo una stagione di altissimo livello in Serie A. Accanto a lui, Martín Cáceres rappresentò l’Uruguay, aggiungendo esperienza e duttilità difensiva. Nel 2022, in Qatar, Milinkovic-Savic tornò con la Serbia, ormai da leader tecnico e simbolo della Lazio di quegli anni. Con lui c’era Matías Vecino, convocato dall’Uruguay. 

Meno numeri rispetto al 2014, ma profili comunque pesanti: centrocampisti abituati a battaglie europee, fisicità e letture tattiche. Dal 2002 al 2022, la Lazio ha attraversato i Mondiali con generazioni diverse: campioni affermati, leader silenziosi, fuoriclasse e gregari preziosi. Una storia fatta di maglie nazionali, ma anche di orgoglio biancoceleste.



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Calciomercato Lazio: Gila vuole il Napoli, Lotito fa muro

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Mario Gila in azione con la maglia della Lazio
Mario Gila durante un match della Lazio: i due giocatori potrebbero essere ceduti a gennaio per garantire liquidità al club.

La dirigenza biancoceleste mantiene la linea dura sul fronte uscite per quanto riguarda i titolari della retroguardia. Nelle scorse ore, la Lazio ha ribadito con fermezza la volontà di trattenere Mario Gila a Formello.

La società ha fatto una chiara promessa al nuovo tecnico Gennaro Gattuso e intende mantenerla: il centrale spagnolo è considerato un elemento fondamentale della rosa per il prossimo campionato e non si muoverà, a meno che non arrivi un’offerta irrinunciabile pari o superiore ai 25 milioni di euro.

Il confronto con l’agente: la volontà di Gila

La posizione della società si scontra però con le ambizioni del giocatore. Come riportato dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, si è tenuto un confronto diretto tra la dirigenza e Alejandro Camaño, agente del difensore, ma l’incontro non è servito a far rientrare le divergenze.

Camaño ha messo sul tavolo le richieste del suo assistito: Gila ha espresso la volontà di vestire la maglia del Napoli, con l’obiettivo di poter giocare la Champions League e di ottenere un ingaggio più alto. La replica della Lazio è stata netta: per il club questi sono obiettivi che il giocatore potrà realizzare solamente al termine della prossima stagione, quando andrà in scadenza e si svincolerà. In un mercato bloccato dall’indice di liquidità, la società non intende fare sconti sul valore del cartellino.

Lotito e De Laurentiis: zero affari in 22 anni

Nel frattempo, sul fronte partenopeo si resta in attesa degli sviluppi. A rendere la trattativa ancora più complessa prima ancora di iniziare, c’è un dato statistico che riguarda direttamente i presidenti dei due club.

Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis si conoscono ormai da ventidue anni, fin dal loro insediamento alla guida delle rispettive società. Tuttavia, in oltre due decenni di presidenza, i due patron non sono mai riusciti a chiudere un singolo affare di mercato tra loro. Un precedente storico che rende la strada per l’approdo di Gila sotto il Vesuvio decisamente in salita.



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Lotito-Reggina ai dettagli: incontro, organigramma e cifre

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Lotito compra la Reggina

Mancano ormai solamente gli ultimi passaggi formali, ma la trattativa che porterà Claudio Lotito al vertice della Reggina è in dirittura d’arrivo.

Nonostante le recenti proteste dei tifosi calabresi, che hanno lanciato una petizione per opporsi all’operazione, il patron biancoceleste tira dritto. Nella giornata di oggi è previsto a Roma un incontro con il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro: un passaggio istituzionale chiave che dovrebbe spianare la strada verso la chiusura definitiva dell’affare, attesa entro questo fine settimana.

Il nuovo organigramma: l’ipotesi Enrico Lotito

Una volta completato l’iter burocratico e formalizzata l’acquisizione, verrà svelato il nuovo organigramma societario amaranto. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, un ruolo di primo piano potrebbe essere affidato a Enrico Lotito, figlio del presidente, ricalcando le dinamiche già viste in passato durante la gestione della Salernitana.

Per quanto riguarda le altre figure dirigenziali, circola con insistenza il nome di Andrea Gianni (attualmente in forza alla Lucchese) per la poltrona di direttore generale. Sembra invece tramontata l’ipotesi Antonello Lineri (Siracusa) per il ruolo di direttore sportivo, il quale attendeva una chiamata che non è mai arrivata.

Le cifre dell’operazione e il nodo multiproprietà

L’obiettivo sportivo della nuova proprietà è chiaro: riportare immediatamente la Reggina in Serie C al primo tentativo. Per farlo, oltre all’esborso iniziale stimato tra 1,5 e 2 milioni di euro per rilevare il club, sarà necessario un investimento di almeno 2,5-3 milioni per allestire una rosa competitiva per la promozione.

Resta tuttavia sullo sfondo la stringente questione normativa legata alle multiproprietà, un tema che continua ad alimentare i malumori anche nell’ambiente laziale. Le regole federali parlano chiaro: a partire dalla stagione 2028-2029 sarà vietato possedere due società professionistiche (dalla Serie C a salire). In caso di rapido ritorno tra i professionisti, Lotito avrebbe quindi tempo fino al 2028 per cedere nuovamente il club calabrese e rientrare nei parametri.



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Calciomercato Lazio: preso Bruno Galassi dal Real Madrid ( C )

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Un pallone da calcio sul campo di allenamento di Formello galassi lazio calciomercato

Il calciomercato della Lazio non guarda esclusivamente alle dinamiche della prima squadra e alla complessa questione legata all’indice di liquidità, ma opera anche per rimpinguare il settore giovanile. I biancocelesti hanno infatti definito l’acquisto di Bruno Galassi, calciatore classe 2007 proveniente dalla cantera del Real Madrid.

I dettagli dell’operazione: formula alla Mario Gila

Secondo le informazioni raccolte dalla redazione de Lalaziosiamonoi, l’operazione tra il club capitolino e la dirigenza spagnola è stata chiusa sulla base di un trasferimento a titolo gratuito. Il diciassettenne ha scelto di sbarcare a Roma con l’obiettivo di trovare maggiore spazio e continuità di impiego.

Dal canto suo, il Real Madrid non ha voluto perdere del tutto il controllo sul ragazzo e si è tutelato inserendo una clausola specifica: i Blancos manterranno infatti il 50% sulla futura rivendita. Si tratta esattamente della medesima impostazione contrattuale utilizzata in passato sull’asse Madrid-Roma per il trasferimento a Formello di Mario Gila.

Il ruolo di Galassi e l’approdo nella Primavera di Punzi

Galassi si legherà alla società biancoceleste sottoscrivendo un accordo su base triennale. Il contratto entrerà ufficialmente in vigore a partire dal prossimo 1° luglio.

Sotto il profilo tattico, il classe 2007 è un giocatore duttile, abituato a muoversi come centrocampista ma capace di disimpegnarsi all’occorrenza anche nel ruolo di difensore centrale. Il suo percorso di adattamento al calcio italiano non passerà subito dal calcio dei grandi: almeno in questa fase iniziale, infatti, verrà aggregato alla formazione Primavera allenata dal tecnico Punzi, dove avrà modo di misurarsi con il campionato di categoria.

fonte lalaziosiamonoi



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Lazio, Provedel a un passo dall’Inter: arriva la conferma dell’agente

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van Provedel è vicinissimo all'Inter. L'agente conferma: "Siamo molto vicini". La Lazio prepara Mandas titolare.

Ivan Provedel è sempre più vicino a lasciare la Lazio. Dopo settimane di indiscrezioni e contatti tra le parti, arriva una conferma importante direttamente dall’entourage del portiere biancoceleste.

Secondo quanto riportato da Sky Sport, l’Inter sarebbe ormai vicinissima a chiudere l’operazione per l’estremo difensore della Lazio sulla base di circa 3 milioni di euro.

La conferma dell’agente

A fare il punto sulla trattativa è stato l’agente del giocatore, Andrea Rava, che ha confermato come l’accordo sia ormai molto vicino.

“Siamo molto vicini, abbiamo lavorato nella direzione giusta”.

Parole che lasciano pochi dubbi sull’esito dell’operazione e che certificano come il trasferimento sia entrato nella fase conclusiva.

L’Inter cerca il vice Martinez

Il club nerazzurro è alla ricerca di un portiere affidabile da affiancare a Emiliano Martinez e ha individuato in Provedel il profilo ideale.

L’esperienza maturata in Serie A, la personalità e le qualità tecniche del portiere biancoceleste hanno convinto la dirigenza interista, che nelle ultime settimane ha intensificato i contatti fino ad arrivare alla fumata bianca ormai imminente.

Una cessione che cambia gli equilibri della Lazio

L’addio di Provedel rappresenta un passaggio importante anche per la nuova Lazio di Gennaro Gattuso.

Con la partenza dell’ex Spezia, infatti, la porta biancoceleste verrebbe affidata definitivamente a Christos Mandas, individuato dal nuovo tecnico come titolare per il futuro.

Una scelta che permetterebbe alla società di ringiovanire il reparto e di valorizzare ulteriormente il portiere greco, considerato uno dei patrimoni tecnici più importanti della rosa.

I dubbi sul futuro di Mandas

La situazione resta però legata anche al futuro dello stesso Mandas.

Il Bournemouth continua infatti a monitorare il portiere greco e nelle ultime settimane non sono mancati contatti e sondaggi.

Per questo motivo la Lazio sta cercando di definire tutti gli scenari prima di ufficializzare definitivamente l’uscita di Provedel.

Operazione utile per il mercato

Dal punto di vista economico, l’incasso da circa 3 milioni di euro non risolve da solo i problemi legati ai parametri federali, ma rappresenta comunque un primo tassello nel piano predisposto dalla società per recuperare risorse e alleggerire il monte ingaggi.

In un’estate caratterizzata dal mercato a saldo zero, ogni operazione in uscita assume infatti un peso specifico importante.

Verso la fumata bianca

Le dichiarazioni dell’agente sembrano ormai anticipare l’esito finale della trattativa.

Salvo sorprese dell’ultima ora, Ivan Provedel è pronto a salutare Formello dopo stagioni da protagonista e a iniziare una nuova avventura con la maglia dell’Inter.

Per la Lazio si apre ufficialmente una nuova era tra i pali.



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Lotito-Reggina, perché il presidente della Lazio vuole comprare il club amaranto? Tra politica, multiproprietà e futuro biancoceleste

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Il presidente della Lazio Claudio Lotito e il governatore Francesco Rocca

La trattativa che potrebbe portare Claudio Lotito alla guida della Reggina continua a far discutere. Secondo diverse indiscrezioni, nelle prossime 72 ore potrebbe arrivare la fumata bianca definitiva per il passaggio del club amaranto sotto il controllo del presidente della Lazio.

Una vicenda che inevitabilmente coinvolge anche il mondo biancoceleste e che sta generando interrogativi tra i tifosi.

La domanda è semplice: perché Claudio Lotito, nel momento più complicato della sua gestione alla Lazio, starebbe investendo energie e risorse nell’acquisto della Reggina?

La questione multiproprietà

Negli ultimi giorni si è letto spesso che Lotito avrebbe tempo fino al 2028 per gestire contemporaneamente Lazio e Reggina.

In realtà la situazione è più complessa.

La deroga che consente alcune multiproprietà fino al 2028 riguarda infatti casi già esistenti e riconosciuti dalla normativa federale. È il caso, ad esempio, del Napoli e del Bari sotto la proprietà della famiglia De Laurentiis.

Se Lotito dovesse acquistare oggi la Reggina, la situazione sarebbe diversa.

Finché il club amaranto resterà nei dilettanti non esisterebbero particolari problemi regolamentari. Ma nel momento in cui la Reggina dovesse tornare tra i professionisti, il presidente biancoceleste sarebbe chiamato a scegliere tra i due club.

Ed è proprio questo l’aspetto che rende l’intera operazione particolarmente interessante.

Perché comprare la Reggina?

La domanda che molti tifosi si pongono è legittima.

La Lazio attraversa una fase delicata:

  • mercato a saldo zero;
  • contestazione crescente;
  • rapporti difficili con la tifoseria;
  • progetto Flaminio sotto osservazione;
  • diversi big in bilico.

In questo scenario perché impegnarsi nell’acquisizione di un altro club?

La risposta potrebbe andare oltre il semplice calcio.

Il peso della Calabria

Da tempo Claudio Lotito mantiene rapporti importanti con la Calabria.

Le origini familiari del presidente affondano proprio in quella regione e negli anni non sono mancati contatti istituzionali e politici con il territorio.

L’eventuale acquisizione della Reggina potrebbe rappresentare molto più di una semplice operazione calcistica.

Per alcuni osservatori, infatti, il club amaranto potrebbe diventare uno strumento di radicamento territoriale e politico in una regione strategica.

Il caso Rizzetta e i dubbi sull’operazione

A sorprendere molti osservatori è stata soprattutto la dinamica della trattativa.

Sembrava infatti che la cessione della Reggina fosse ormai destinata alla cordata guidata da Rizzetta.

Le firme apparivano imminenti.

Poi, improvvisamente, l’inserimento di Lotito.

Secondo diverse ricostruzioni, l’offerta economica del presidente della Lazio sarebbe stata addirittura inferiore rispetto a quella presentata dalla concorrenza.

Un dettaglio che ha inevitabilmente alimentato dubbi e interrogativi.

Perché accettare una proposta inferiore?

Una domanda che al momento non ha ancora trovato una risposta ufficiale.

Un possibile segnale per il futuro della Lazio?

Naturalmente il tema che interessa maggiormente i tifosi biancocelesti riguarda il possibile collegamento tra l’acquisto della Reggina e il futuro della Lazio.

Al momento non esistono elementi concreti che facciano pensare a una cessione imminente del club capitolino.

Anzi, nelle ultime settimane la società ha più volte ribadito che non esistono trattative per la vendita della Lazio.

Tuttavia l’eventuale ritorno della Reggina tra i professionisti obbligherebbe inevitabilmente Lotito a una scelta.

Ed è proprio questo scenario che alimenta le speranze di una parte della tifoseria.

Una situazione da monitorare

Per il momento siamo ancora nel campo delle ipotesi.

L’acquisizione non è stata ancora ufficializzata e restano diversi passaggi da completare.

Una cosa però appare evidente: la vicenda Reggina non riguarda soltanto il calcio.

Tra interessi economici, equilibri politici e possibili sviluppi futuri, l’operazione potrebbe avere conseguenze importanti anche sul futuro della Lazio.

Ecco perché le prossime settimane potrebbero diventare decisive non soltanto per il club amaranto, ma anche per il destino della società biancoceleste.



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