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Curiosità: Alessandro Fonte, il preparatore di fiducia di Stefano Pioli

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La stagione laziale è finita da pochi giorni e negli occhi tutti ci sono ancora i festeggiamenti di tutta la squadra e lo staff tecnico al San Paolo, dopo una notte da Laziali, in cui saranno saltate le coronarie a tanti tifosi. “Abbiamo dimostrato cosa vuol dire essere laziali” ha detto Pioli pochi giorni fa, raccontando sensazioni mai vissute nella sua carriera. Terzo posto e preliminare di Champions da giocare il prossimo agosto, per raggiungere il tanto sognato traguardo. I meriti di questo enorme risultato però son da spartire tra tutto lo staff della biancoceleste, in primis il preparatore atletico fidatissimo di Pioli, Alessandro Fonte. Ai microfoni di maidirecalcio.com, ha raccontato i segreti della sua professione, svelando anche alcuni aneddoti sui metodi di lavoro utilizzati dalle parti di Formello e che hanno permesso alla Lazio di tenere i ritmi alti durante tutta la stagione appena conclusa.

Quanto è importante il ritiro estivo nel calcio moderno?

Il ritiro estivo è fondamentale per riuscire ad impostare il metodo di lavoro. Non ci sono competizioni in corso quindi la disponibilità dei giocatori è molto ampia ed è possibile gettare le basi della metodologia da seguire durante l’anno. Il tipo di preparazione viene integrata con il tempo, lavorando sull’aspetto tecnico e tattico insieme a quello fisico. Il ritiro ha l’ importanza di creare le premesse per il continuo del lavoro nel corso della stagione. I giocatori in questo periodo sono molto più recettivi, possono essere responsabilizzati per quanto riguarda il tipo di lavoro che si intende fare facilitando il raggiungimento di risultati durante l’anno.

Dai gradoni di Zeman, passando per la corsa nei boschi di Mazzarri per finire con la preparazione con la palla di Benitez. Quale tipologia di preparazione atletica è la più adatta ad un campionato lungo e ricco di incontri come quello di oggi? Se ce n’è una..

Sono tre modelli diversi, non esiste una scienza esatta altrimenti utilizzerebbero tutti quella. Si può vincere in tanti modi: lavorando tanto, lavorando poco, ma bisogna sempre capire rispetto a cosa. Ognuno ha i suoi strumenti, non si può parlare di un sistema più adatto dell’altro. L’unica cosa verso cui si sta virando in maniera oggettiva è l’attenzione al recupero, come velocizzarlo e migliorarlo piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla performance. Poi dipende ovviamente anche dall’ampiezza della rosa e dalla sua gestione, poichè il tempo per focalizzarsi su determinate situazioni diventa sempre minore.

La preparazione può dipendere dal tipo di gioco che l’allenatore vuole vedere in campo dai suoi uomini? Le competizioni da affrontare possono influire su come organizzare la preparazione?

Assolutamente si, la tipologia di gioco influisce tantissimo sulla preparazione. L’allenatore richiede prestazioni e caratteristiche diverse dai giocatori a seconda del modulo e dal genere di calcio che vuole vedere, basta anche solo pensare al tipo di corsa che devono avere gli uomini in campo. Preferire il pressing alto piuttosto che basso, chiedere alla squadra di stare corta, impostare il gioco sul rapido contropiede: ovviamente serve un tipo di lavoro differente per ciò che il tecnico richiede. Noi preparatori dobbiamo essere bravi in questo.

Quando si cambia allenatore si cambia anche il preparatore atletico. Quali conseguenze può avere sulla squadra la modifica di un sistema già collaudato e di un determinato programma stilato in maniera dettagliata?

Nella maggior parte dei casi il cambio di allenatore coincide con una situazione non positiva. Talvolta il cambio può essere un vantaggio non tanto perchè gli errori fatti fino a quel momento vengono d’un tratto corretti ma perchè la predisposizione dei calciatori verso determinate tipologie di lavoro viene amplificata dalla nuova presenza. Poi ognuno ha il suo metodo e spesso porta con se il suo staff quindi il problema non si pone. Sta all’intelligenza di chi subentra capire ciò che c’e da cambiare senza mandare in fumo il lavoro fatto fino a quel momento.

Quanto è stato d’aiuto per voi preparatori lo sviluppo tecnologico in questo settore? Quali sono gli strumenti più utilizzati ed in che modo riescono a migliorare il vostro lavoro?

La tecnologia è importante, ma non è tutto. Bisogna sapere con precisione cosa vogliamo e sapere cosa analizzare. Accertato questo, entrano in gioco gli strumenti per poter migliorare la valutazione, il controllo, e l’osservazione dei parametri che vengono in precedenza prefissati. Lo strumento più utilizzato in tal senso è il gps, mentre i mezzi di supporto a terapie come la criosauna sono utili per migliorare la fase di recupero dei calciatori.

Spesso e volentieri tifosi e giornalisti si lanciano in sentenze quali “questo giocatore non è in forma”, oppure “quest’altro non corre” dopo aver visto soltanto pochi minuti di partita. Può accennare che tipo di lavoro e di monitoraggio avviene quotidianamente da parte di uno staff nel suggerire effettivamente all’allenatore l’undici con la tenuta fisica e atletica migliore?

E’ una cosa che succede un po’ ovunque: da quando il preparatore ha acquistato ruolo importante è ormai bersaglio più di critiche che di elogi. E’ il primo soggetto ad essere attaccato quando i risultati non arrivano e non solo da parte di giornalisti e tifosi, ma soprattutto dai dirigenti. Il monitoraggio costante, effettuato periodicamente e non ogni tre o quattro mesi, crea un bagaglio di dati che è utile allo staff non solo per individuare eventuali flessioni fisiche di determinati giocatori, ma è uno strumento fondamentale per informare staff e dirigenti del lavoro svolto.

Che tipo di comunicazione avviene tra un preparatore atletico e lo staff medico, in particolare in casi di recupero da infortuni o allenamenti differenziati per problemi fisici?

Tra i due staff avviene uno scambio di informazioni molto fitto, non soltanto al campo di allenamento e non soltanto quando si palesa qualche problema in alcuni giocatori. Noi abbiamo creato una chat comune dove poter condividere qualsiasi tipo di informazione 24 ore su 24. Essere costantemente informati è la base per poter cooperare al meglio. Senza comunicazione è impossibile gestire la preparazione della squadra e il recupero da eventuali infortuni.

Il calcio moderno è ormai sempre più fisico ed i calciatori tendono a diventare dei veri e propri atleti. Lo sviluppo muscolare, specialmente nei giovani calciatori, può in qualche modo penalizzarne la crescita o influire negativamente su alcune sue caratteristiche peculiari come la velocità o la rapidità?

Per quanto riguarda il settore giovanile come lo vedo io ed in base alla mia esperienza, il lavoro da fare su di un ragazzo dovrebbe essere di tipo piramidale: costruire dal basso le caratteristiche fisiche del giocatore, rispettandone la crescita e la struttura. Determinati tipi di lavoro dipendono infatti dalle fasi dello sviluppo, e bisogna adeguarlo alle caratteristiche morfologiche del soggetto. E’ banale pensare ad una preparazione universale da applicare a qualsiasi tipo di giocatore, ma bisogna pianificare il lavoro tenendo in considerazione la struttura fisica del giocatore e le varie fasi che lo accompagnano nella crescita.

Spesso si dice che la Serie A non sia un posto per giovani, principalmente perchè a fare la differenza è ancora la “vecchia scuola”: Totti, Klose, Di Natale, Toni, Pellissier. Esiste un trattamento particolare per tutelare il rendimento di giocatori in età avanzata e poterne così sfruttare al massimo il talento? Esiste un’età limite entro cui determinati sforzi richiesti dal calcio di oggi non sono più tollerabili fisicamente oppure dipende al 100% dalle reazioni del singolo?

In realtà non esiste un’età limite dopo di cui è impossibile riuscire a fare determinate cose. Pensate solo a Klose che alla sua età è ancora il più veloce della squadra nei 10 metri. Ovviamente l’età si fa sentire, c’è chi perde integrità anche perchè si è maggiormente esposti a diversi tipi i infortunio. Si cerca quindi di preservare questi giocatori nel lavoro il meglio possibile, specialmente nel recupero tra una partita e l’altra, che è la chiave per mantenerne alto il rendimento.

Quanto è importante l’alimentazione per un’ottimale preparazione fisica e atletica? Come ha influito sul vostro metodo di preparare le partite anche dal punto di vista dell’alimentazione il giocare ad orari “strani” come ad esempio le 12.30? Come influisce tutto ciò sulla preparazione atletica?

L’alimentazione conta moltissimo. Pensate che mister Pioli ha posto l’obbligo alla squadra di pranzare insieme a Formello tutti i giorni, regola che è stata accettata di buon grado da tutti. In questo modo non solo si intensifica la forza de gruppo, ma si controlla meticolosamente il pasto più vicino all’orario dell’allenamento. Questo tipo di controllo è utile specialmente per i giocatori stranieri, che magari sono di culture diverse e sono abituati ad un tipo differente di dieta. Ovviamente per questi motivi la partita alle 12.30 può essere un problema, che noi abbiamo provato ad aggirare con un pasto alle 10.00 oppure con una colazione a base di pasta alle 8.30, ma fortunatamente abbiamo giocato a quell’ora soltanto in un paio di occasioni.

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