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Vincenzo Paparelli, la storia di un omicidio all’Olimpico di Roma

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Erano un’altra Italia e un altro calcio quelli in cui morì questo tifoso di una Lazio anch’essa molto diversa dalla squadra di oggi. Ma ricordarlo non è un esercizio retorico perché il pallone è ancora oggi prigioniero a tratti di un’ assurda scissione tra l’immortale fascino del gioco e delle passioni che produce e il sopravvivere di una cultura dell’odio che non nasce e muore soltanto dentro lo stadio, ma che lo stadio non è stato capace di battere. Prima di tutto però la storia di Vincenzo Paparelli è la vicenda di un uomo e di altri uomini. Massimiliano Governi, autore che sa esser tale anche senza andare in giro tra salotti e varietà televisivi, è un tifoso della Lazio ad alta fedeltà come testimonia il suo «Il calciatore», uno splendido romanzo che ha come scena madre la giornata dello scudetto biancoceleste del 1974.

Mi chiamo Vincenzo Paparelli, e sono morto il 28 ottobre del 1979. Forse qualcuno si ricorda ancora di me. Ero un uomo di trentatré anni che un giorno fu ucciso allo stadio Olimpico da un razzo a paracadute di tipo nautico sparato da un tifoso ultrà della Roma. Quando sono stato colpito stavo mangiando un panino con la frittata. Mia moglie Wanda cercò di estrarmi quel tubo di ferro dall’occhio sinistro, ma siccome il razzo bruciava ancora, finì per ustionarsi una mano. Il medico che mi ha prestato i primi soccorsi, dichiarò che nemmeno in guerra aveva visto una lesione così grave. Il giorno dopo tutti i giornali mostrarono una fotografia scattata qualche mese prima, che mi ritraeva in un ristorante insieme a mia moglie. Soltanto il quotidiano Il Tempo pubblicò l’immagine di me, riverso per terra, con la faccia insanguinata e l’orbita dell’ occhio sinistro vuota.

Sono stato la seconda vittima del tifo calcistico in Italia, la prima era un tifoso della Salernitana che nel 1963 morì in seguito a degli scontri scoppiati in tribuna con dei tifosi del Potenza. Tra le personalità del mondo sportivo il primo ad accorrere all’ospedale Santo Spirito, dove sono giunto ormai morto, è stato il Presidente del Coni Franco Carraro. Mio cognato quando ha sentito alla radio il mio nome ha pensato a un caso di omonimia. Mio fratello quando ha saputo della disgrazia, ha avuto un forte senso di colpa perché mi aveva prestato la tessera e quel giorno allo stadio al mio posto doveva esserci lui. Mia moglie, che era accanto a me nell’ ambulanza, per tutto il tempo mi ha pregato di non morire e mi ha tenuto stretta la mano. Dopo aver sbrigato tutte le formalità in questura e aver ritirato i documenti e i miei oggetti personali, ha avuto una crisi e ha cominciato a urlare. Sulle foto apparse sui giornali i giorni seguenti viene ritratta insieme a sua madre che cerca di consolarla e le tiene un braccio sulla spalla. Ha la faccia stanca e scavata, e nei suoi occhi c’è qualcosa di terribile.

Il mio nome e quello dei miei familiari sono comparsi sui quotidiani per tutta la settimana dopo l’omicidio e anche quella successiva, ma sempre con minore risalto. Io sono stato definito unanimemente un uomo normale e tranquillo, con un’unica passione, quella per la Lazio. Alcuni quotidiani hanno sottolineato più volte che avevo un’officina meccanica in società con mio fratello e vivevo in una moderna borgata romana chiamata Mazzalupo. Qualcuno ha scritto che avevo comprato il televisore a colori con le cambiali, e il mio unico lusso era un Bmw di seconda mano che tenevo in garage e lucidavo come uno specchio.

Dopo la mia morte, il capitano della Lazio Pino Wilson ha telefonato a mia moglie per farle le condoglianze. Anche il sindaco di Roma Petroselli ha telefonato, e si è offerto di pagare le spese del mio funerale e ha messo a disposizione della mia famiglia un assistente sociale. Il giocatore Lionello Manfredonia è andato a far visita ai miei familiari regalando a mio figlio più piccolo la sua maglietta con il numero cinque. Al mio funerale c’era tutta la squadra della Lazio, insieme all’allenatore Bob Lovati e al presidente Lenzini. I giocatori della Roma invece non hanno partecipato perché impegnati con la trasferta di Coppa Italia a Potenza, al loro posto la società ha inviato i ragazzi della Primavera.

Alla cerimonia funebre hanno assistito migliaia di persone e per quel giorno è stato proclamato il lutto cittadino. La Fondazione Luciano Re Cecconi ha devoluto un milione in beneficenza alla mia famiglia. La giunta regionale del Lazio ha stanziato la somma di cinque milioni come segno di solidarietà. La Società Sportiva Roma ha fatto affiggere una targa in Curva Nord per ricordare la mia persona. Mio fratello Angelo ha proposto alle due società romane una partita Lazio-Roma mista cioè con i giocatori laziali e romanisti mescolati nelle due formazioni, ma alla fine non se n’ è fatto niente. Per alcuni giorni sono stato oggetto di un acceso dibattito sulla violenza negli stadi.

Il sindaco di Roma ha detto che bisognavameditare su questa tragedia e discuterne in tutti i club sportivi e nelle scuole. Qualcuno ha proposto che venissero installati negli stadi degli impianti di televisione a circuito chiuso per individuare i tifosi violenti. Il capo degli arbitri, Giulio Campanati, ha chiesto l’abolizione della moviola in Tv. Per alcuni mesi sono state prese drastiche misure repressive: è stato proibito l’ingresso allo stadio di aste di bandiera, tamburi e persino di striscioni dai nomi bellicosi, e anche di spillette e toppe che potessero risultare offensive. Il pubblico doveva incitare la propria squadra solo con la voce e con le mani. Il mio nome è stato, a secondo dei casi, inneggiato e sbeffeggiato dai tifosi della Lazio e della Roma.

Sui muri della città ancora oggi campeggiano scritte che dicono «Paparelli, sarai vendicato», o «Paparelli non ti dimenticheremo», o anche «10, 100, 1000 Paparelli» o ancora, «Paparelli ti sei perso i tempi belli». In questi ultimi anni i giornali hanno parlato di me, soltanto all’indomani di un nuovo delitto avvenuto allo stadio. Nel 5° anniversario della mia scomparsa, i tifosi mi hanno ricordato prima di una partita con la Cremonese. Sul tartan, all’altezza della Tribuna Tevere hanno spiegato uno striscione con scritto «Vincenzo vive», mentre la curva intonava «28 ottobre Lutto Nazionale».

Nel 10° anniversario è stato inaugurato il «Lazio Club Nuovo Monte Spaccato, Vincenzo Paparelli». L’anniversario della mia morte è stato commemorato dai tifosi laziali della Curva Nord per oltre quindici anni, poi da qualche tempo è calato il silenzio. Il torneo di calcio Vincenzo Paparelli è arrivato soltanto alla terza edizione, poi si è fermato per mancanza di finanziamenti. I lavori per le ristrutturazioni dello stadio Olimpico di «Italia ’90» hanno cancellato per sempre le curve di un tempo, e con loro la targa di marmo che mi ricordava.

Il mio assassino si chiamava Giovanni Fiorillo, aveva diciotto anni ed era un pittore edile disoccupato. Subito dopo l’omicidio ha fatto sparire le sue tracce e si è dato alla latitanza. Qualcuno diceva di averlo avvistato a Pescara, qualcun altro a Brescia, qualcun altro ancora a Frosinone, che chiedeva informazioni per comprare le sigarette. Dopo quattordici mesi di clandestinità, si è costituito. Nel 1987 è stato condannato in Cassazione per omicidio preterintenzionale: sei anni e dieci mesi a lui che aveva lanciato il razzo, quattro anni e sei mesi agli altri due complici che lo avevano aiutato a introdurre nello stadio l’ordigno e a utilizzarlo. Durante quel girovagare per l’Italia e per la Svizzera ha telefonato quasi tutti i giorni a mio fratello Angelo, chiedendo scusa e giurando che non voleva uccidere quel giorno allo stadio.

Era un ragazzo come tanti, abitava a Piazza Vittorio, era patito della Roma. Sua madre lavorava al mercato, suo padre aggiustatore meccanico. Era gente del popolo, come me. L’articolo sul giornale diceva che Giovanni Fiorillo è morto il 24 marzo del 1993: forse per overdose, forse consumato da un brutto male. Mio fratello Angelo l’ha perdonato, così come l’hanno perdonato mia moglie e anche i miei figli. Una cosa è certa, quel ragazzo è stato sfortunato, così come lo sono stato io. Mi chiamavo Vincenzo Paparelli. Sono morto il 28 ottobre del 1979. Forse qualcuno si ricorda ancora di me.

Testo di Massimiliano Governi

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Chi è Joseph Minala e dove gioca ora?

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joseph minala

Quanti anni ha Joseph Minala?

Il centrocampista Camerunense Joseph Minala ( Joseph Marie Minala ), nasce a Yaoundè il 24 Agsoto 1996 ). La sua storia è quella di un ragazzo che voleva esaudire il suo sogno di diventare un calciatore ma, quando arrivò in Italia, il suo percorso non è stato facile, anzi.

Come si apprende, si trasferisce in Italia per fare un provino con il Milan, una promessa fatta da un osservatore che alla fine si rivelerà tutto finto, abbandonandolo alla stazione Termini. Il ragazzo però non si scoraggia ed il destino gli bussa alla porta facendo un periodo di prova col Napoli. Quando si trasferì a Roma, ha ritrovato il pallone con la Polisportiva Vigor Perconti. In quell’annata ( 2012-2013 ) venne al campo Alberto Bollini che lo segnalò ad Igli Tare facendogli firmare un pre contratto con la Lazio.

Linciaggio mediatico

Accantonato il brutto episodio sul falso provino che gli ha fatto abbandonare il suo paese natale ancora minorenne, il calciatore si vede aprire un’inchiesta dalla FIGC per dei dubbi sulla sua età. Si accusarono all’epoca ( estate 2013 ) sia la società che il ragazzo, accuse categoricamente rigettate. Ma non ci fu un inchiesta solamente burocraticamente, ci fu anche un linciaggio mediatico con titoli imbarazzanti delle maggiori testate giornalistiche sportive. Sappiamo tutti come funziona il giornalismo italiano ma in quel periodo ci fu un vero Body Shaming verso Joseph Minala: ” Come fa ad avere quell’età? Sembra che abbia 40 anni “.

A difendere il giocatore ci fu, oltre la Lazio, anche il suo agente Tavano: “Sono illazioni, ora Joseph è sereno. Ha avuto un’infanzia difficile, ecco il punto. E se ci parli capisci dai suoi discorsi che è in tutto e per tutto un ragazzo di 17 anni” ed il suo primo Presidente della Vigor:“Non posso negare che dimostri più degli anni che ha ma i suoi documenti sono ok”. 

Dubbi anche tra i giocatori e Club

Ma contro di lui, non bastava la gogna mediatica, arrivarono dei commenti e dei dubbi dove si chiedeva chiarezza anche da moltissimi ex avversari e da alcune squadre.

Sembrerebbe che l’Udinese infatti, non lo tesserò perchè il loro dubbio sull’età era più forte delle sue capacità calcistiche. Ora, pensate di essere un ragazzo di 16 anni con un passato difficile e di una nazionalità africana.

Arrivare in Italia, paese conosciuto moltissimo anche per il razzismo, scoprire che il vostro sogno si fermi alla Stazione Termini abbandonato da un finto osservatore ed un finto provino che non arriverà mai. Provare a mettersi in gioco e trovarsi in un frullatore mediatico dove l’unica colpa è l’aspetto fisico che ti fa sembrare più grande. In pochi lo abbiamo difeso e questa cosa ci fa arrabbiare molto. Si parla di integrazione e di altro ma quando ad alimentare i dubbi e queste situazioni sono le grandi testate giornalistiche, vuol dire che l’Italia ha fin troppa libertà di stampa ( becera ).

La Carriera di Joseph Minala

Passato il momento buio, Joseph comincia la sua avventura con la Primavera della Lazio a 17 anni. Il 6 Aprile 2014, grazie ad Edy Reja, esordisce nella Serie A sostituendo Lulic negli ultimi 13 minuti in Lazio-Sampdoria. Nell’Agosto del 2014 non viene la società biancoceleste gli fa iniziare il suo lungo cammino in prestito.

Il 25 Agosto 2014 viene mandato al Bari dove trova la sua prima rete da professionista il 13 Dicembre 2014 contro il Cittadella.

Dopo una stagione in Puglia torna nel Lazio passando in prestito al Latina ( 6 Luglio 2015). Il 9 Agosto disputa in Coppa Italia contro il Pavia dove venne sconfitto e trova la prima rete nella stagione contro la Ternana (27 Ottobre ).

La stagione successiva torna alla Lazio e viene mandato in prestito solamente nel mercato invernale tornando al Bari. Dal Bari, grazie anche a Lotito e Mezzaroma, trova spazio nella Salernitana con opzione di riscatto per la società campana. In quella città divenne un idolo per la rete decisiva al 96 esimo minuto di gioco nel derby contro l’Avellino. Alcuni tifosi Granata ricorderanno il camerunense in quel match del 15 Ottobre 2017, quando Joseph siglò il 2-3 finale, frutto di una rimonta dal 2-0.

Nel gennaio 2019 torna nuovamente a Salerno con un prestito semestrale tornando poi in estate alla Lazio. Il 28 Febbraio arrivò in prestito fuori dall’Europa, facendo esperienza in Cina con il club Qindao Huanghai.

Il 25 ottobre 2021 si svincola dalla Lazio e viene acquistato dalla Lucchese in Serie C.

Dove gioca ora Joseph Minala

Pochi giorni fa invece, viene ufficializzato dall’Olbia Calcio, squadra sarda che milita in Serie C.

Il Comunicato ufficiale:La Società rende noto di aver acquisito a titolo definitivo i diritti alle prestazioni sportive del giocatore Joseph Minala. Il centrocampista camerunese, nato a Yaoundé il 24 agosto 1996, ha sottoscritto con l’Olbia un accordo valido fino al 30 giugno 2023.

Quanto guadagna Joseph Minala?

Secondo un recente ricerca da parte di un noto sito sportivo, la media degli ultimi anni del giocatore, si aggira sui 35.000 euro al mese. Circa 420.000€ all’anno.

Joseph Minala fidanzata

La fidanzata di Joseph Minala è Viviana. La sua ragazza lo segue con amore dal 2014.

Statistiche Joseph Minala

StagioneSquadraCampionatoPresenzeReti Segnate
2013-2014Lazio A30
2014-2015BariB183
2015-2016LatinaB41
2016 (gen Giu)BariB10
2016-17 (gen-giu)LazioA00
2017 (gen-Giu)SalernitanaB161
2018-2019SalernitanaB374
2018-2019LazioA00
2019 (gen-giu)SalernitanaB122
2019-2020LazioA10
2020Qindao HuanghaiCSL160
2021 (gen-Giu)LazioA00
2021-2022LuccheseC203
2022-2023OlbiaCIn agg.In agg.
Totale12814

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Chi è Sergej Milinković-Savić

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milinkovic Savic lazio hellas verona

Milinkovic Savic è entrato nei cuori dei tifosi biancocelesti conquistando quasi fin da subito il palcoscenico. Nel 2015, il sergente stava per vestire la maglia della Fiorentina, atterrando proprio a Firenze ma per poi scegliere all’ultimo la chiamata della Lazio.

Quando è nato Milinkovic Savic?

Milinkovic Savic nasce il 27 Febbraio 1995 a Lleida in Spagna ma con genitori nati in Serbia. Oltre ad essere un calciatore serbo della Nazionale, il centrocampista possiede anche la cittadinanza spagnola.

Biografia Milinkovic Savic, Famiglia di Sportivi

Il Sergente, Milinkovic Savic, nasce a Lleida in Spagna. I suoi genitori però sono entrambi della Serbia e sportivi professionisti. Il padre Nikola Milinkovic fu un calciatore mentre la madre, Milana Savic fu una giocatrice di pallacanestro. La coppia, oltre a mettere alla luce l’attuale centrocampista più forte della Serie A, concepiscono anche suo fratello Vanja Milinkovic-Savic che tutti conosciamo e lo vediamo in porta nella nostra Serie A.

Tecnica e Ruolo

Grazie ai suo 191 centimetri di altezza e i circa 82 kg di peso, mostra un fisico possente che gli permette di vincere numerosi duelli aerei sia in fase di difesa che in fase offensiva. Ma non solo fisico possente, anche agilità. In più occasioni abbiamo potuto notare come riesce a stoppare il pallone tra le linee difensive come se il pallone ed il suo corpo fossero calamitati. Le sue specialità oltre al difendere il pallone e fare possesso palla, sono quella del tiro dalla distanza, punizioni e assistman.

Carriera

Vojvodina

Il giocatore inizia nelle giovanili del Grazer AK a soli 5 anni fino al 2006 quando passò al Vojvodina. Nel 2013 passa al calcio professionistico con quest’ultima squadra realizzando 3 gol in 13 presenze. La sua prima partita da titolare arriva il 22 Febbraio 2014. La prima rete nel calcio professionistico invece, arriva il 9 Marzo 2014. Il 7 Maggio 2014 vince il suo primo trofeo: la Coppa di Serbia. Per lui 16 presenze, 4 reti ed un trofeo alla sua prima stagione nel calcio che conta.

Il Genk

Dopo solamente una stagione, il centrocampista viene acquistato per 400.000 euro dal Genk. L’esordio in Belgio arriva il 2 Agosto 2014. La prima da titolare invece arriva il 13 Dicembre. Il 18 Gennaio 2015 sigla la sua prima rete con la maglia belga. Conclude la stagione con 24 presenze e 5 reti segnate.

La Lazio

La storia la conosciamo tutti. Nel 6 Agosto 2015 venne ufficializzato dalla Lazio. Un acquisto che ha portato Claudio Lotito a sborsare 10 milioni di euro. L’esordio con la Lazio arriva il 18 Agosto nel preliminare di Champions League contro il Bayer Leverkusen ( subentrato ad Onazi). L’esordio invece in Serie A, arriva il 22 Agosto 2015 contro il Bologna. Il primo gol con la Lazio lo sigla il 17 Settembre 2015 nella trasferta di Dnipro ( Europa League ).

Grazie ai suoi rendimenti riesce a conquistare la maglia da titolare dopo solo 5 giornate di Serie A, arrivando a segnare la sua prima rete nel massimo campionato italiano in Fiorentina-Lazio, partita vinta dalla Lazio per 3 reti ad 1. Chiude il campionato senza incidere troppo con 35 presenze e 3 gol segnati.

Nel 2017 alza i ritmi e siglò la sua prima rete nei derby capitolini. Fu in occasione della semifinale di Coppa Italia vinta per 2-0. Termina la stagione con 39 presenze e 7 reti.

Il 13 agosto 2017 vince il suo primo titolo italiano. La Lazio si impose sulla Juventus per 3 reti a 2 portando a casa la Supercoppa Italiana. Un 2017 magico che gli porta anche la sua prima doppietta stagionale contro il Nizza il 19 Ottobre (1-3 in trasferta ). La prima doppietta invece in Serie A, arriva poco dopo in Lazio-Atalanta (3-3 ) del 17 Dicembre. Chiude la stagione con 48 presenze e 14 reti.

Nel 2019 conquista il suo secondo trofeo con la Lazio nello 0-2 di Coppa Italia contro l’Atalanta. Termina la stagione con 41 presenze, 7 reti ed il Premio Lega Serie A come miglior centrocampista.

Nel 2019 conquista il terzo trofeo biancoceleste, nel 3-1 di Lazio-Juventus, sfida di Supercoppa Italiana giocata a Riad.

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Jessica Melena, la moglie di Ciro Immobile

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moglie ciro immobile

Ciro Immobile e Jessica Melena, una coppia che dovrebbe essere d’esempio per tutti. Un amore vero nato tra il 2011 ed il 2012 quando all’epoca era una studentessa universitaria dell’Aquila. L’incontro tra i due fu quando il numero 17 giocava al Pescara con Insigne e Verratti con Zeman.

Quanti anni ha la moglie di Ciro Immobile?

Jessica Melena è nata il 17 Luglio 1990. Suo padre era un postino mentre la madre era una cuoca. L’età della moglie di Ciro Immobile è dunque ( attualmente nel 2022 ) di 32 anni

Chi è la moglie di Ciro Immobile?

Nata il 17 Luglio 1990, Jessica Milena si incontra con Ciro Immobile in Abruzzo. Viene conosciuta al pubblico proprio grazie alla sua relazione con il calciatore della Lazio. Natia di Bucchianico ( provincia di Chieti ), si sposa con il calciatore biancoceleste e nel 2017 fa le sue prime apparizioni in tv con un docu-reality Le Capitane trasmesso su Spike Tv.

Di dove è la moglie di Ciro Immobile?

La moglie di Ciro Immobile è originaria di Bucchianico , un paesino della provincia di Chieti.

Il comune si trova a circa 330 metri di altezza dal livello del mare ed è composto da circa 4950 abitanti. Una donna dunque piena di valori tramandati dalle classiche famiglie dei piccoli comuni con lavori umili e vita da montagna.

La moglie di Ciro Immobile

Jessica Melena divenne la moglie di Ciro Immobile nel 23 maggio 2014. Dalla loro relazione nata nel 2012, sono nati 3 figli ed un quarto in arrivo: Michela nata nel 2013, Giorgia nel 2015 e Mattia nel 2019.

Cosa Fa la moglie di Ciro Immobile?

Jessica Melena, Moglie di Ciro Immobile, attualmente è un Influencer su Instagram. Viene da una famiglia umile ed il suo sogno era quello di diventare criminologa. Infatti prima di incontrare suo marito, svolgeva degli studi per poi abbandonare la sua passione per seguire Ciro con i suoi spostamenti da calciatore. Nel 2009 ha partecipato a diversi concorsi di bellezza dove nel 2009, a soli 19 anni, venne incoronata con la fascia di reginetta di Miss Mediterraneo presso Lido Luigi Roseto mentre nel 2011 divenne invece Miss Peugeot.

Attualmente svolge il ruolo della mamma a tempo pieno ma, grazie all’avvento dei social, riese a sponsorizzare alcuni prodotti tramite i social e la sua professione da Influencer.

Nel 2017 partecipò al docu-reality Le Capitane facendo la sua prima apparizione in tv.

Una donna sempre con il sorriso che ha fatto sorridere anche il popolo biancoceleste. Sono infatti molte le storie che pubblicava dal suo profilo Instagram con Ciro Immobile attaccato alla Playstation. Il capitano biancoceleste sempre preso con i videogames veniva sempre ripreso dall’obbiettivo di Jessica con degli scherzi per fargli distogliere lo sguardo dallo schermo.

Ma anche come dichiarato dalla stessa Jessica, i due avevano o hanno un profilo social insieme. Come ha dichiarato la giovane donna, entrambi sono molto gelosi e per questo fanno tutto insieme, dai social alle cose quotidiane.

Il Quarto figlio in arrivo

Presto Ciro Immobile e Jessica Melena diventeranno genitori per la quarta volta. La moglie di Ciro è intervenuta anche ai microfoni di gossip raccontando che per ora si fermeranno al quarto figlio, il secondo maschietto dopo le due femminucce, ma che nella vita tutto può succedere. Il nome del quarto figlio è ancora un mistero, dopo Michela, Giorgia e Mattia, Jessica svela come è stato scelto, anche se ancora non vuole dirlo, il nome del quarto figlio di Ciro Immobile:

É stato un gioco divertente. Ognuno di noi, adulti e bambini, ha scritto in un bigliettino il nome che preferiva e poi abbiamo fatto pescare a Mattia. Ma ve lo diremo quanto nascerà.  Niente nomi strani però”.

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