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Stampo tedesco, fierezza romana. Signori e signore, Miroslav Klose

Ogni laziale è orgoglioso di lui, dell’atleta e dell’uomo che vestiva la nostra maglia

Ha fatto gioire tanto i tifosi laziali e i tedeschi d’ogni fede a suon di gol e stabilendo nuovi record, il tutto tenendo basso il suo profilo al di fuori del rettangolo di gioco. Miroslav Klose, polacco naturalizzato tedesco classe ’78, ha scritto pagine importanti del calcio mondiale, vestendo la prestigiosa maglia della nazionale teutonica, del Bayern Monaco e della nostra Lazio. Nel suo proficuo periodo di attività da calciatore, ha incarnato perfettamente l’archetipo di attaccante d’area di rigore, divenendo l’incubo di difese avversarie e il sicuro approdo per i compagni in ogni iniziativa d’attacco diretta nella metà campo avversaria.

Il ragazzo nasce il 9 Giugno 1978 in Polonia, si trasferisce giovane in terra germanica e si forma nelle giovanili dell’Homburn, con cui conquisterà la nazionale (esordio con gol dopo appena 17 minuti); proseguirà la sua avventura al Kaiserslautern e si trasferirà in pianta stabile al Werder Brema. Nel nord della Germania si farà spazio a suon di bordate che si trasformeranno in incubo per i portieri della Bundes, tanto che nel 2006 il Werder si piazzerà in seconda posizione, con Miroslav capocannoniere (25 reti in 26 partite). Tanto basta per farsi acquistare dalla più forte compagine della Baviera, il Bayern, che gli proporrà un quadriennale per aggiudicarsi le sue prestazioni. L’anno seguente, con la casacca biancorossa, Klose vincerà la Bundesliga e la Coppa di Germania, ma la sua definitiva consacrazione arriverà nel 2010 con la Nazionale tedesca in Sudafrica : con le 14 reti messe a segno nelle fasi finali della Coppa più prestigiosa per un calciatore, eguaglierà il leggendario connazionale Gerd Müller; nel 2014, durante il mondiale successivo in cui salirà sul tetto del mondo del calcio, segnerà altre due reti che gli varranno il titolo di marcatore più prolifico della storia dei Mondiali di calcio con 16 reti in quattro edizioni consecutive, staccando “o Fenomeno” Ronaldo fermo a quota 15.

L’ariete tedesco sbarca nella Capitale d’Italia nel 2011, in scadenza di contratto con il Bayern Monaco (il mancato rinnovo si deve all’exploit dei futuri campioni Mario Gomez e Thomas Muller, nonché al mister Van Gaal che non ripone in Miroslav una grandissima fiducia). Come nel dolore e nell’amarezza si cerca il colpevole, è buona norma fare i complimenti a chi si rende protagonista di scelte quantomeno azzeccate: complimenti allo staff dirigenziale della SS Lazio per il colpaccio a parametro zero, dato per finito troppo presto. In 171 presenze metterà a segno, tra campionato e coppe varie, 63 reti. Molte delle quali pesantissime. Un esempio a caso (sì, proprio a caso…): domenica 16 ottobre 2011, derby di Roma, minuti di recupero (tanti per vari provvedimenti e proteste, soprattutto di parte giallorossa), risultato fermo sull’1-1. Scodellata di Francelino Matuzalem al centro dell’area, inserimento perfetto di Klose, degno di un attaccante che intuisce sempre il destino di una palla alta, stop tra due difensori e rasoterra chirurgico che spedisce nell’Ade Stekelemburg e sodali. Tifosi laziali impazziti, giocatori effettivi e panchinari, mister, staff tecnico e medici tutti sotto la Curva. È l’apoteosi. Il calcio italiano, europeo e mondiale ricorda Miroslav Klose anche per la sua impeccabile professionalità, la sua dedizione all’allenamento è al sacrificio quotidiano e al rispetto verso i compagni, nonché per le capacità individuali e di squadra. Parliamo di un giocatore molto intelligente sotto il profilo tattico, abile nel segnare e far segnare (dote che si rivelerà di importanza cruciale, poiché sarà decisivo in tanti match pur senza segnare), abbinava la peculiare freddezza sottoporta degli attaccanti spietati ad un eccezionale senso della posizione. Per sempre orgogliosi di aver avuto in squadra un campione di caratura mondiale, i laziali hanno inciso nel cuore il suo nome e le sue esultanze.