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Si alla legge sugli stadi, NO alle speculazioni

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flaminio lazio

stadio delle aquile

Legge sugli stadi, si riparte. Ma chiamarla legge sugli stadi sarebbe riduttivo considerando l’ampio raggio del nuovo progetto che abbraccia l’intera impiantistica sportiva.

Ieri pomeriggio i deputati Dario Nardella (Pd), Filippo Fossati (Pd), Valentina Vezzali (scelta civica), Raffaello Vignali (Pdl) e Laura Coccia (Pd) hanno presentato la nuova proposta di legge, con lo scopo di favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti e di complessi sportivi multifunzionali già esistenti attraverso la semplificazione e l’accelerazione delle procedure amministrative, e la previsione di tempi certi per la realizzazione delle opere. Il ddl punta sul «project financing», un progetto a lungo termine che garantirebbe agli investitori un ritorno di cassa grazie ai flussi economici previsti dalla gestione dell’opera stessa, che tornerebbe in possesso della pubblica amministrazione una volta esaurito il periodo di concessione governativa. Ed è proprio al Governo che i deputati si rivolgono per poter varare in tempi brevi una legge.

L’idea politica abbraccia appieno il nuovo corso ideato dal presidente del Coni Giovanni Malagò che manifestò – già nella propria campagna elettorale – l’intenzione di aprire agli investitori privati per sviluppare un processo di crescita nel mondo dell’impiantistica sportiva. «Il Coni non si può sostituire il legislatore – afferma il presidente del Coni – ma seguiamo con grande interesse questo intervento normativo che non riguarda unicamente gli stadi di calcio ma l’intera impiantistica sportiva, e che porterebbe sviluppo e occupazione al Paese».

Le opere in oggetto dovranno essere di preminente interesse sociale e nazionale, nonché di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza. Il disegno di legge riguarda gli impianti coperti con più di 1500 posti a sedere, oppure impianti sportivi scoperti con un minimo di 4 mila posti comprensivi di aree tecniche, di parti destinate alle attività culturali, commerciali e di ristoro. I complessi multifunzionali potranno comprendere uno o più impianti sportivi, e ogni altro insediamento edilizio purché a destinazione non residenziale, ritenuto necessario e inscindibile purché congruo e proporzionato ai fini del complessivo equilibrio finanziario nell’intervento di costruzione e di gestione dell’opera. Parallelamente, il Governo si sta già muovendo per disegnare un progetto che possa risolvere il problema dell’impiantistica sportiva. «La legge è una delle priorità del Governo – ha dichiarato il ministro dello sport Graziano Delrio – mi sono impegnato da subito a coordinare questa iniziativa parlamentare».

Quindi, addio al progetto di Lotito, che sulla Tiberina voleva costruire intorno alla cittadella dello sport un nuovo quartiere con centro commerciale, cinema, ristoranti e qualcosa come 12.000 unità abitative. Un progetto presentato in pompa magna (ma solo con il pastico dello stadio realizzato dall’Ama Group) alla stampa a Formello il 20 giugno del 2005, mai presentato ufficialmente al Comune. Alla giunta Veltroni prima e a quella Alemanno poi, nonostante le sollecitazioni pubbliche e private dei sindaci, non è mai arrivato neanche un disegno di questo progetto, tantomeno studio di fattibilità e di sostenibilità economica. Ma chi lo ha fatto notare a Lotito, si è sentito rispondere sempre: “so dettagli quelli. Presentare il progetto prima dell’approvazione della legge, è come costruire una stalla prima di comprare un cavallo. Se non c’è er cavallo, a che serve la stalla? Quindi, prima aspettiamo la legge, poi vediamo”.

Con buona pace di Lotito, che quel giorno al Coni ripeteva: “Io mica voglio speculare, queste so tutte balle. Lo faccio solo per il bene della Lazio. Ma fa solo lo stadio non serve a niente, non è quello che porta soldi”. E invece solo dello stadio e di poco altro dovranno accontentarsi Lotito e tutti gli altri presidenti. Perché l’obiettivo del Coni e del Governo è quello di far ripartire l’economia.

il fatto quotidiano e laziomillenovecento 

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