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Lazio, sogno Frattesi: offerta ufficiale all’Inter, ma c’è l’ostacolo Premier

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Davide Frattesi esultanza Inter calciomercato Lazio 2026

Il mercato della Lazio non finisce mai. Con la clessidra che corre, il club biancoceleste ha rotto gli indugi per quello che sarebbe il vero botto di gennaio: Davide Frattesi. Il centrocampista azzurro sta trovando pochissimo spazio all’Inter sotto la gestione Chivu e ha espresso chiaramente la volontà di andare a giocare.

I dettagli dell’offerta

La Lazio ha messo sul piatto una proposta importante per convincere i nerazzurri:

  • Formula: Prestito oneroso con obbligo di riscatto.
  • Cifra: Circa 25 milioni di euro.

Tuttavia, la strada è in salita. Sull’ex Sassuolo è fortissimo l’interesse del Nottingham Forest. Gli inglesi avrebbero una disponibilità economica superiore e l’Inter, in questo momento, sembrerebbe preferire la soluzione Premier League per massimizzare l’incasso. La parola finale spetterà al giocatore, che dovrà decidere se restare in Italia o tentare l’avventura all’estero.

Le alternative: Hjerto-Dahl e Dzodic

Se l’affare Frattesi non dovesse andare in porto, la Lazio ha già pronti i “piani B” per non lasciare Sarri scoperto a centrocampo. Secondo Il Messaggero, restano vive due piste giovani:

ObiettivoClubStato Trattativa
Hjerto-DahlTromsoSondaggi in corso (classe 2005)
DzodicAlmeriaPrima offerta rifiutata, atteso rilancio

Il tempo stringe e la Lazio deve accelerare. Con il caso Zaccagni che pesa sulle scelte tecniche, un innesto di qualità a centrocampo diventerebbe vitale per la rincorsa Champions.


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Caso Romagnoli, ore contate: la deadline fissata alle 19:00

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Angelo Fabiani colloquio serio Formello Alessio Romagnoli

La rottura tra Alessio Romagnoli e la Lazio è ormai insanabile. Nonostante il comunicato ufficiale della società che pochi giorni fa lo aveva dichiarato incedibile, il giocatore ha forzato la mano: niente allenamenti a Formello e tribuna forzata contro il Genoa. La sua mente è già a Doha, sponda Al-Sadd, dove lo attende Roberto Mancini.

Corsa contro il tempo

Come riportato dal Corriere dello Sport, l’operazione ha una scadenza brevissima. Il calciomercato in Qatar chiude ufficialmente oggi, sabato 31 gennaio, alle ore 19:00.

  • Il rischio: Se i contratti non verranno depositati entro le prossime ore, la trattativa sfumerà definitivamente.
  • La posizione della Lazio: Dopo aver bloccato la cessione per giorni, il club biancoceleste sembra ora disposto a cedere davanti alla fermezza del difensore, ma il margine di manovra è ridottissimo.
  • Il sostituto: La società ha già cautelato il reparto con l’arrivo di Diogo Leite, segno che la partenza dell’ex capitano milanista è ormai considerata inevitabile.

Un addio amaro

L’epilogo della storia tra Romagnoli e la sua squadra del cuore rischia di essere dei più tristi. Il “sogno” di tornare a casa si sta trasformando in un addio silenzioso, lontano dal campo e in aperto conflitto con la dirigenza. Se entro le 19:00 non arriverà il “white smoke”, la Lazio si ritroverà in rosa un giocatore separato in casa fino al termine della stagione.


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Infortunio Zaccagni, shock Lazio: si teme una lesione di secondo grado

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Mattia Zaccagni infortunato in panchina durante Lazio-Genoa 2026

La vittoria al cardiopalma contro il Genoa firmata Cataldi lascia in dote a Maurizio Sarri una notizia pesantissima. Mattia Zaccagni, fermatosi durante la rifinitura pre-gara, rischia un lungo stop. Se inizialmente si parlava di un semplice affaticamento, le ultime indiscrezioni dipingono un quadro molto più preoccupante.

L’entità dell’infortunio

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, per il capitano biancoceleste si teme una lesione muscolare di secondo grado a carico del muscolo obliquo dell’addome. La società, nel comunicato diramato prima del match, aveva confermato il problema all’obliquo, ma solo gli esami strumentali delle prossime ore chiariranno se il sospetto della lesione verrà confermato.

Tempi di recupero: quante partite salta?

Se la lesione di secondo grado dovesse essere confermata, i tempi di recupero per Zaccagni si allungherebbero sensibilmente:

  • Stop stimato: tra le 3 e le 5 settimane.
  • Rientro previsto: fine febbraio o inizio marzo.

Si tratta di un colpo durissimo per la Lazio, che deve già fare i conti con la rottura interna legata al caso Romagnoli e un clima di contestazione che non accenna a placarsi. Sarri dovrà ora capire come gestire l’attacco, sperando che l’esperimento Maldini titolare possa diventare una soluzione stabile.


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Basic: “Siamo uniti. Rinnovo? Ho accettato, poi nulla”

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Un grande lucchetto con lo stemma della Lazio a simboleggiare il mercato bloccato, con il numero 7 a indicare le cessioni necessarie per sbloccarlo.

Dopo le parole di Maurizio Sarri, anche Toma Basic ha preso la parola in conferenza stampa al termine di Lazio-Genoa, analizzando il momento delicato vissuto dalla squadra biancoceleste e offrendo uno spaccato significativo sul clima interno allo spogliatoio.

Il centrocampista croato, spesso finito al centro del dibattito negli ultimi mesi, ha risposto con toni pacati e sinceri alle domande dei cronisti presenti nella sala stampa dell’Olimpico.

“Non mi sento un punto di riferimento”

Alla domanda su un suo presunto ruolo di riferimento per i nuovi arrivati, Basic ha risposto con grande onestà:

“Mi viene difficile rispondere a questa domanda, perché non vedo che mi cercano in questo modo”.

Una risposta che fotografa bene il suo approccio, lontano da etichette e gerarchie forzate. Basic ha poi allargato il discorso alla situazione generale del gruppo:

“Con noi i ragazzi stanno imparando velocemente. Non era facile per tutti noi”.

Il centrocampista ha ricordato come la continuità sia mancata:

“Abbiamo giocato forse due o tre partite con gli stessi undici. Infortuni, mercato… non voglio utilizzare questo come una scusa, ma è una realtà”.

Parole che confermano quanto il contesto abbia inciso sul rendimento della squadra, senza però cercare alibi.

“Siamo uniti, ed è fondamentale”

Il passaggio più importante riguarda lo spirito del gruppo:

“Siamo uniti, e questo è importante dopo tutto quello che è successo negli ultimi giorni”.

Un messaggio chiaro, che va oltre il singolo risultato. Basic ribadisce la necessità di rimanere concentrati sull’obiettivo sportivo:

“Dobbiamo stare con la testa sul campo, così possiamo portare la Lazio più in alto”.

In un momento in cui l’ambiente è attraversato da tensioni, il croato sottolinea la compattezza dello spogliatoio come elemento chiave per affrontare il prosieguo della stagione.

Lo stadio quasi vuoto

Inevitabile il riferimento all’Olimpico semideserto:

“Non è facile in uno stadio quasi vuoto”.

Basic non drammatizza, ma riconosce l’impatto emotivo della situazione:

“Non parliamo molto di questo, abbiamo avuto già una situazione simile contro il Lecce”.

Poi aggiunge:

“Poteva essere una serata ancora più speciale, però noi dobbiamo concentrarci solo sul campo”.

Una linea condivisa con quella espressa poco prima da Sarri: rispetto per la protesta dei tifosi, ma attenzione massima alla prestazione.

Il nodo rinnovo

Infine, una risposta breve ma significativa sul tema del rinnovo contrattuale:

“Io ho accettato l’offerta, dopo non è successo nulla. Solo questo posso dire”.

Parole che aprono più interrogativi di quanti ne chiudano. Basic conferma di aver dato la propria disponibilità, lasciando intendere che la situazione sia ora nelle mani della società. Un altro dossier aperto in un periodo già complesso per la gestione delle dinamiche interne.

Conclusione

Le parole di Toma Basic restituiscono l’immagine di una squadra che, pur tra difficoltà evidenti, prova a rimanere compatta. Mercato, infortuni, stadio vuoto e situazioni contrattuali non risolte fanno da sfondo, ma il messaggio del centrocampista è chiaro: l’unica via d’uscita passa dal campo.

In un momento di transizione e tensione, la Lazio si aggrappa all’unità del gruppo. E anche da dichiarazioni apparentemente semplici, emerge quanto il peso della situazione sia avvertito da chi scende in campo.



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Sarri: “Non eravamo sereni, ma questa squadra ha un grande cuore”

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Maurizio Sarri durante una conferenza stampa della Lazio: il tecnico difende il suo progetto ma i nomi di Insigne e Ilic dividono tifosi e critica.

Dopo la vittoria allo scadere contro il Genoa, Maurizio Sarri si presenta in conferenza stampa con un tono che mescola sollievo, lucidità e consapevolezza del momento complesso che attraversa la Lazio.

Una vittoria pesante, arrivata nel finale, in un Olimpico quasi vuoto e in un clima emotivo tutt’altro che semplice.

“La squadra non era serena, ma ha grande cuore”

Sarri parte dalle sensazioni:

“Esco contento per i ragazzi. È un momento difficile con situazioni non delineate. La squadra non era serena stasera e si è visto all’inizio, eravamo contratti”.

Il tecnico biancoceleste sottolinea come la tensione abbia condizionato la prestazione:

“Nella parte finale del primo tempo e in quella iniziale del secondo siamo saliti di intensità. Una squadra serena avrebbe finito la partita 2-0, noi siamo andati in difficoltà”.

Poi il passaggio più significativo:

“La grande forza è stata la reazione finale. Questa squadra non era serena, ma ha un grande cuore e una grande anima”.

Lo stadio vuoto e il gesto dei tifosi

Impossibile non parlare dell’Olimpico deserto. Sarri lo fa con parole forti:

“Sono abituato a vedere l’Olimpico con la nostra gente, questo stadio trasmette tristezza così”.

Ma ribalta la lettura della protesta:

“Prendiamo questo gesto del nostro popolo come l’ennesimo atto d’amore”.

Una chiave di lettura condivisa anche dal gruppo squadra, come dimostrato dal gesto finale.

Il saluto alla Curva Nord vuota

Alla domanda sul perché i giocatori siano andati verso la Curva Nord deserta, Sarri chiarisce:

“È stata una loro iniziativa. Sarà un gesto incondizionato andare verso il muro laziale”.

Un gesto spontaneo, non imposto:

“Evidentemente anche i ragazzi hanno considerato questo un atto d’amore e sono andati oltre le difficoltà di questa serata”.

Caso Romagnoli: “Gestione della società”

Sul tema più delicato, quello legato ad Alessio Romagnoli, Sarri resta coerente con la linea tenuta nelle ultime settimane:

“Non ho novità, è una gestione della società”.

Una frase breve, ma significativa, che conferma come l’allenatore sia spettatore di una vicenda che non dipende da lui.

Maldini, Ratkov e Taylor: “Sono libri da scrivere”

Sarri entra poi nel dettaglio tecnico dei nuovi acquisti.

Su Daniel Maldini:

“Prima di pensare a qualcosa di diverso ho necessità di vederlo da centravanti. Ha grandi qualità fisiche e buone qualità tecniche, è molto bravo a giocare con la squadra”.

Ma indica chiaramente cosa deve migliorare:

“Deve diventare più bravo ad attaccare l’area, adesso ancora si ferma. Se impara cose banali può fare anche il centravanti”.

Su Petar Ratkov:

“È un altro tipo di attaccante, di profondità d’area. Viene da un campionato diverso, parla un’altra lingua. È un libro da scrivere”.

E infine su Taylor:

“Come Ratkov, viene da un campionato con una sosta invernale diversa. Hanno margini di crescita soprattutto dal punto di vista della condizione fisica”.

Gli obiettivi non cambiano

Guardando avanti, Sarri non si nasconde ma ribadisce il quadro generale:

“L’obiettivo era chiaro da luglio. Abbiamo sempre parlato di un anno di ricostruzione”.

Le prossime sfide contro Juventus, Bologna in Coppa Italia e Atalanta saranno test durissimi, ma non cambiano la rotta:

“Prendiamo punti stasera e andiamo a battagliare. Gli obiettivi non cambiano”.

Conclusione

La vittoria contro il Genoa non cancella i problemi, ma restituisce un messaggio chiaro: questa Lazio è fragile emotivamente, ma non vuota.
Ha sofferto, ha reagito, ha vinto. E in una serata surreale, con lo stadio vuoto, ha trovato comunque il modo di sentirsi squadra.

Il resto, come spesso accade, passerà dal tempo. E dal campo.



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Sarri tra campo e mercato: “Maldini deve crescere, Cataldi sottovalutato. Su Romagnoli decide la società”

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Maurizio Sarri conferenza stampa Formello vigilia Juventus Lazio

Maurizio Sarri torna a parlare e lo fa, come spesso accade, con parole che vanno lette con attenzione. L’allenatore della Lazio si è soffermato su singoli, aspetti tattici e inevitabilmente anche sul mercato, ribadendo ancora una volta la netta separazione tra il lavoro sul campo e le decisioni societarie.

Maldini e Ratkov: due attaccanti diversi

Sarri ha analizzato le caratteristiche di Daniel Maldini e Petar Ratkov, sottolineando come i due abbiano profili offensivi profondamente differenti:

“Maldini e Ratkov sono due attaccanti con caratteristiche diverse. Da Maldini mi aspetto un’evoluzione nell’attaccare lo spazio dopo aver scaricato palla”.

Un passaggio tecnico molto chiaro. Sarri individua nel movimento senza palla il vero margine di crescita di Maldini, chiamato a diventare più continuo e incisivo dopo la giocata iniziale. Diverso il discorso per Ratkov:

“Per Ratkov questo è più semplice, ma deve comunque adattarsi a un campionato diverso”.

L’ex Salisburgo ha caratteristiche più naturali nell’attacco della profondità, ma dovrà fare i conti con ritmi, fisicità e letture tattiche completamente differenti rispetto al contesto di provenienza.

Cataldi, un valore spesso sottovalutato

Non poteva mancare un passaggio su Danilo Cataldi, giocatore che Sarri continua a difendere e valorizzare:

“Cataldi secondo me è un giocatore sottovalutato”.

L’allenatore ha poi chiarito anche la gestione dei rigori:

“Era previsto tirasse il secondo rigore. Il primo rigorista è Pedro, ma essendo uscito toccava a lui”.

Infine, una riflessione che dice molto sul pensiero di Sarri:

“Se Cataldi avesse avuto una cilindrata in più avrebbe potuto avere una carriera differente”.

Un modo elegante per dire che, a fronte di qualità tecniche e intelligenza tattica, al centrocampista è forse mancato qualcosa dal punto di vista atletico per raggiungere livelli ancora più alti.

Mercato? “Non mi interessa”

Sarri è poi tornato su un tema che lo accompagna ormai da settimane: il mercato. E lo ha fatto con una frase che non lascia spazio a interpretazioni:

“Del mercato non mi interessa”.

Una presa di distanza netta, quasi una dichiarazione di principio. L’allenatore ribadisce il suo ruolo: lavorare sul campo, non sulle trattative.

Il nodo Romagnoli

Inevitabile, però, un riferimento alla situazione di Alessio Romagnoli, uno dei casi più delicati del momento:

“La situazione di Romagnoli è in mano alla società. Ci ho parlato poco fa e neanche lui sa cosa dirmi”.

Parole che raccontano confusione e incertezza. Sarri riconosce l’importanza del difensore:

“Per noi è un giocatore importante”.

Ma subito dopo arriva il passaggio che riporta alla realtà dei fatti:

“Abbiamo fatto una valutazione simile anche su Guendouzi, ma poi la società ha scelto di venderlo”.

Un confronto implicito, ma pesante. Sarri fa capire che il suo parere tecnico non è sempre determinante e che le decisioni finali spettano alla dirigenza.

Un messaggio chiaro

Le parole di Sarri tracciano una linea netta:

  • valutazioni tecniche sì
  • mercato no
  • responsabilità divise in modo preciso

L’allenatore resta concentrato sul campo, sui singoli e sul lavoro quotidiano, ma non nasconde che su alcune scelte strategiche la palla non è nelle sue mani.

E mentre Maldini e Ratkov sono chiamati a crescere e Cataldi continua a essere un riferimento silenzioso, il caso Romagnoli resta sospeso. Con una certezza: la Lazio di oggi vive in equilibrio costante tra esigenze tecniche e decisioni societarie.



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De Rossi tra beffa e ironia: “Sconfitta immeritata, l’Olimpico sembrava Ostia”

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Daniele De Rossi parla in conferenza stampa dopo Lazio Genoa 3-2

Daniele De Rossi mastica amaro. Perdere al centesimo minuto fa male, farlo in un’atmosfera surreale come quella di stasera ancora di più. Ai microfoni di DAZN e in conferenza stampa, il tecnico del Genoa ha analizzato il match con la solita onestà intellettuale, non risparmiando una stoccata al clima di contestazione che ha svuotato lo stadio.

La battuta a Sarri: “C’era più gente all’Ostiamare”

Il momento più curioso è il siparietto pre-gara con Maurizio Sarri. De Rossi ha rivelato il contenuto dello scambio di battute tra i due tecnici:

“Con Sarri ci siamo scambiati due battute prima della partita, gli ho detto: ‘C’era più gente a vedere l’Ostiamare’. Lo stimo tanto, è un allenatore con cui si può parlare di calcio”.

Sulla diserzione dei tifosi laziali, De Rossi ha aggiunto: “Non so se il clima ha influenzato. Magari con lo stadio pieno la palla pesava di più per loro, o forse ci avrebbe dato fastidio a noi. Per me non era un derby, l’ho vissuta normalmente, anche se sarebbe stato divertente trovarlo pieno con qualche coro contro”.

L’analisi del match: “Giocato meglio della Lazio”

Nonostante lo zero in classifica, DDR difende i suoi ragazzi:

  • Prestazione superiore: “Oggi abbiamo giocato alla pari se non meglio della Lazio. Meritavamo almeno un punto, la partita era stata giocata bene”.
  • Il DNA Genoa: “Ho pensato di vincerla sul 2-2 perché ho visto i ragazzi crederci. Questo è il nostro DNA e mi ci trovo bene”.
  • Rapporto col gruppo: “In panchina cerco di essere calmo, onesto e amico dei giocatori. Amo questo ruolo, anche in serate amare come questa”.

In chiusura, un pensiero alla “sua” Roma e al passato: “Rimarrò a vita tifoso di chi sono tifoso, ma oggi difendo il Genoa. Magari un giorno tornerò sulla panchina della Roma o giocherò il derby contro la Sampdoria, vedremo”.


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Sarri tra campo e contestazione: “Il vuoto all’Olimpico è amore”

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Probabili formazioni Lazio Atalanta: i giocatori in campo allo Stadio Olimpico per il match di Coppa Italia.
Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.

Maurizio Sarri non si nasconde dietro un dito. Nonostante la vittoria al 100′ firmata Cataldi, l’allenatore sa che l’atmosfera attorno alla squadra è pesante. Eppure, legge la diserzione dei tifosi in modo originale:

“Olimpico deserto? Bisogna andare oltre. La Lazio ha un ambiente con un amore infinito, quella di questa sera è una dimostrazione di amore. È una difficoltà a cui dobbiamo andare oltre”.

Il rebus Romagnoli e la sfida Maldini

Le parole più pesanti arrivano però sui singoli, con un riferimento non troppo velato alla rottura con Romagnoli:

  • Caso Romagnoli: “La mia era una valutazione tecnico-tattica, il mercato lo fa la società. Se spero di averlo ancora? Il Romagnoli che conoscevo io, sicuramente sì”. Un’affermazione che lascia intendere come qualcosa si sia rotto nel rapporto uomo-giocatore.
  • Daniel Maldini: “Ha grandi qualità tecniche e fisiche che non riesce a esprimere con continuità. La sfida è proprio questa: fargliele tirare fuori”.
  • Tegola Zaccagni: Sarri ha confermato la gravità del problema fisico del capitano, parlando di una “lesione al traverso addominale” che lo terrà fuori dai giochi per un po’.

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Cuore Lazio all’ultimo respiro: Cataldi stende il Genoa al 100′

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Esultanza Danilo Cataldi dopo il gol del 3-2 in Lazio-Genoa 2026

In un Olimpico svuotato dalla protesta, la Lazio ritrova la vittoria al termine di una gara vietata ai deboli di cuore. Senza Zaccagni, fermato da un infortunio muscolare nel riscaldamento, Sarri lancia dal primo minuto Daniel Maldini e il giovane Provstgaard.

Botta e risposta tra i pali e il dischetto

Dopo un primo tempo avaro di emozioni, la gara esplode nella ripresa. Al 52′ un fallo di mano di Martin regala il penalty alla Lazio: Pedro non sbaglia e spiazza Bijlow. Il raddoppio arriva poco dopo grazie a Taylor, al suo primo centro capitolino, servito perfettamente da Isaksen.

Sembrava finita, ma il Genoa di De Rossi non molla. Un braccio largo di Gila regala a Malinovskyi la chance dal dischetto per accorciare, e al 75′ Vitinha gela l’Olimpico ribattendo in rete un palo colpito dallo stesso ucraino.

Il finale infinito: Cataldi come contro il Torino

In pieno recupero, l’episodio decisivo: Cancellieri pennella per Ratkov, il cui colpo di testa viene intercettato dal braccio di Ostigard. Dopo il consulto al VAR, Zufferli indica il dischetto. Al minuto 100, proprio come accadde contro il Torino, Danilo Cataldi si prende la responsabilità e trasforma con una freddezza d’altri tempi. Vince la Lazio, tra il silenzio degli spalti e il ruggito del gruppo di Sarri.


📊 IL TABELLINO

LAZIO-GENOA 3-2 Marcatori: 56′ rig. Pedro (L), 62′ Taylor (L), 68′ rig. Malinovskyi (G), 75′ Vitinha (G), 100′ rig. Cataldi (L).

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Provstgaard, Pellegrini (80′ Tavares); Taylor (80′ Dele-Bashiru), Cataldi, Basic; Isaksen (87′ Noslin), Maldini (73′ Ratkov), Pedro (73′ Cancellieri). All.: Sarri.


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Gila rompe il silenzio: “Società in difficoltà, giochiamo per noi 35”

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Mario Gila intervista pre-partita Lazio Genoa espressione seria
Mario Gila durante un match della Lazio: i due giocatori potrebbero essere ceduti a gennaio per garantire liquidità al club.

Mario Gila non usa giri di parole. Intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio e DAZN, il difensore ha fotografato con estrema lucidità il paradosso di una squadra che deve isolarsi mentre fuori infuria la tempesta tra piazza e presidenza.

La solitudine dell’Olimpico

Con la Nord che tiferà da Ponte Milvio, Gila ammette il colpo emotivo:

“Abbiamo tanta voglia di vincere. Volevo dire per i tifosi, ma lo faremo mentre ci guardano da casa. Lo faremo per noi soprattutto, ce lo meritiamo. La società sta vivendo un momento difficile, ma noi siamo 35 nello spogliatoio e diamo tutto”.

Forza e integrazione

Nonostante le difficoltà, il centrale spagnolo difende il lavoro settimanale e i nuovi arrivati, come il neo-titolare Daniel Maldini:

  • Il gruppo prima di tutto: “Siamo coscienti che il gruppo deve rimanere forte e unito. Non è facile pensare solo al campo quando attorno la situazione è complicata”.
  • I nuovi innesti: “Hanno tanta voglia, ma sappiamo che per essere al 100% gli manca ancora un po’. Devono restare pazienti, il nostro compito è aiutarli”.
  • Resilienza: “Le cose non escono sempre come vorremmo, ma lasciamo tutto in campo. Le cose miglioreranno, siamo sicuri che andremo avanti”.

Le parole di Gila suonano come un patto d’acciaio tra i giocatori: se la società barcolla e i tifosi disertano, resta solo il campo a parlare.


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Tegola Zaccagni: infortunio nel riscaldamento, ecco cosa è successo

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La distinta ufficiale di Cagliari-Lazio negli spogliatoi dell'Unipol Domus.

Non c’è pace in casa Lazio. Dopo il terremoto societario e la contestazione fuori dallo stadio, piove sul bagnato anche sul terreno di gioco. Mattia Zaccagni non sarà della partita contro il Genoa a causa di un problema fisico accusato proprio durante la rifinitura pre-match.

Il comunicato ufficiale

La società ha diffuso una nota per chiarire le condizioni dell’esterno biancoceleste, che inizialmente era stato regolarmente inserito nella lista dei convocati:

“Mattia Zaccagni non sarà disponibile per la partita a causa di un problema muscolare accusato nel corso della rifinitura, a carico del muscolo obliquo dell’addome. Il calciatore siederà comunque in panchina per rimanere vicino alla squadra”.

Cosa cambia per Sarri

L’assenza del numero 10 obbliga Sarri a ridisegnare completamente l’attacco. Con Zaccagni out, spazio al tridente d’emergenza con Pedro, Isaksen e Daniel Maldini, con quest’ultimo chiamato a una prova di fuoco in un Olimpico spettrale. Nonostante l’infortunio, Zaccagni ha scelto di stare vicino ai compagni, ma l’entità del danno muscolare verrà valutata meglio nelle prossime ore.


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“Abbiamo firmato anche noi”: la beffa social della Lazio che insulta 30.000 tifosi

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Schermata video social Lazio che deride la petizione dei tifosi 2026

Non c’è limite alla tracotanza. In un clima di rottura totale, con una piazza che chiede a gran voce un cambio di rotta, la risposta della S.S. Lazio arriva tramite i propri canali ufficiali con un video che sa di umiliazione. Invece di ascoltare il malcontento di oltre 30.000 persone, la società ha scelto di deriderle pubblicamente. QUI IL VIDEO

Il video della vergogna: “Tutorial” per delegittimare

Il contenuto pubblicato è un chiaro tentativo di sminuire la raccolta firme dei tifosi. Con un sarcasmo fuori luogo (“abbiamo firmato anche noi”), la società ha mostrato quanto sia facile creare account multipli per “gonfiare” i numeri, mettendo in dubbio la buona fede di chi ha sottoscritto la petizione per amore dei colori.

  • Senza dignità: Invece di interrogarsi sul perché 30.000 laziali siano arrivati a tanto, la dirigenza preferisce fare i “bulletti” sul web.
  • Gestione da Lega Pro: Una società quotata in Borsa che si comporta come un club di dilettanti, usando i propri media per attaccare i propri clienti/tifosi, è un caso unico e grottesco nel panorama europeo.

Nessun mea culpa, solo fango

Non un cenno ai mancati investimenti, non una parola sulle bugie dette su Sarri o sulla fuga dei campioni. Solo il tentativo di far passare una protesta legittima come un gioco di ragazzini annoiati. Il danno d’immagine arrecato alla Lazio è, ancora una volta, incalcolabile. Se questa è la “realtà” solida che ci è stata promessa, la sensazione è che si tratti solo di una triste messinscena per nascondere il fallimento di un’era.


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Formazioni ufficiali Lazio-Genoa: rivoluzione Sarri, Zaccagni fuori

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Grafica formazioni ufficiali Lazio Genoa 2026 con formazioni Sarri e De Rossi
Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.

A pochi minuti dal fischio d’inizio, le scelte di Maurizio Sarri confermano la volontà di scuotere l’ambiente dopo il pareggio di Lecce e le tensioni societarie. La sorpresa più grande è in attacco: Zaccagni parte dalla panchina, lasciando spazio al tridente composto da Isaksen, Pedro e Daniel Maldini nel ruolo di “falso nueve”.

In difesa, come ampiamente previsto, esordio dal primo minuto per il giovane Provstgaard accanto a Gila, data l’assenza di Romagnoli ormai prossimo al Qatar. Il Genoa di De Rossi risponde con un solido schieramento che vede Bijlow tra i pali e la coppia d’attacco Vitinha-Colombo.

I ventidue in campo

PosizioneLAZIO (4-3-3)GENOA (3-5-2)
PortiereProvedelBijlow
DifesaMarusic, Gila, Provstgaard, PellegriniMarcandalli, Østigård, Vasquez
CentrocampoBasic, Cataldi, TaylorNorton-Cuffy, Malinovskyi, Frendrup, Ellertsson, Martin
AttaccoIsaksen, Maldini, PedroColombo, Vitinha

A disp. Lazio: Motta, Furlanetto, Hysaj, Nuno Tavares, Rovella, Vecino, Belahyane, Dele-Bashiru, Cancellieri, Noslin, Ratkov, Zaccagni. All.: Sarri.


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Calciomercato Lazio, rivoluzione in difesa: Romagnoli ai saluti, ecco Diogo Leite

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Diogo Leite nuovo difensore della Lazio in azione con l'Union Berlino

La rottura definitiva con Alessio Romagnoli ha costretto la Lazio ad accelerare sul fronte entrate. Il centrale biancoceleste è pronto a volare in Qatar dopo che la società ha sbloccato l’operazione in uscita. Al suo posto, il prescelto è Diogo Leite: l’operazione con l’Union Berlino è ai dettagli finali.

Cifre e dettagli dell’affare

Il club biancoceleste verserà nelle casse dei tedeschi circa 2,5 milioni di euro. Una cifra estremamente contenuta per un difensore del suo valore, resa possibile dalla scadenza del contratto del portoghese fissata per giugno 2026. La Lazio è stata rapida a bruciare la concorrenza della Fiorentina e di altri club europei che si erano mossi nelle ultime settimane.

Identikit: un “regista” arretrato

Classe 1999, Diogo Leite non è solo un colosso di 190 cm. Ecco perché Sarri ha dato il via libera:

  • Piedi buoni: È al quarto posto in Europa tra i difensori per numero di passaggi lunghi completati ogni 90 minuti (dietro solo a mostri sacri come Schlotterbeck e Marcos Senesi).
  • Fisicità e posizionamento: Molto abile nei duelli aerei e nell’anticipo, profilo ideale per il gioco verticale della Lazio.
  • Esperienza: In questa stagione ha collezionato 15 presenze in Bundesliga con l’Union Berlino, dimostrando una maturità ormai consolidata.

L’arrivo di Leite servirà a tamponare l’emergenza numerica e tecnica in un reparto che domani contro il Genoa vedrà l’esordio di Provstgaard titolare.


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Convocati Lazio-Genoa: Sarri perde Romagnoli, debutta Motta

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Futuro Romagnoli Lazio: il difensore centrale impartisce indicazioni ai compagni di reparto durante un match di campionato.

Maurizio Sarri deve fare i conti con una rosa ridotta e tensioni interne che non accennano a placarsi. Per la sfida contro il Grifone, il tecnico perde definitivamente Alessio Romagnoli: dopo il muro della società alla sua cessione, il difensore ha smesso di allenarsi e non figura nell’elenco. Al suo posto, accanto a Gila, ci sarà l’esordio dal primo minuto di Provstgaard.

Tra i pali, salutato Mandas, c’è la prima chiamata per il nuovo secondo portiere Motta. Torna a disposizione anche Rovella, che partirà però dalla panchina.

L’elenco completo dei convocati

  • Portieri: Furlanetto, Motta, Provedel;
  • Difensori: Gila, Hysaj, Lazzari, Marusic, Nuno Tavares, Pellegrini, Provstgaard;
  • Centrocampisti: Basic, Belahyane, Cataldi, Dele-Bashiru, Rovella, Taylor, Vecino;
  • Attaccanti: Cancellieri, Dia, Isaksen, Maldini, Noslin, Pedro, Ratkov, Zaccagni.

Le ultime sulla formazione

In attacco, vige ancora il rebus per il ruolo di centravanti: Dia resta in vantaggio su Maldini e Ratkov, mentre Isaksen sembra aver sorpassato Cancellieri per la fascia destra. A centrocampo, Cataldi riprende le chiavi della regia dopo il pareggio incolore di Lecce.


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Lazio-Genoa, il deserto dell’Olimpico: i numeri di una rottura totale

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Spalti vuoti dello Stadio Olimpico durante la contestazione Lazio Genoa 2026

La sfida della Lazio contro il Grifone di De Rossi non sarà una partita normale. Secondo le rilevazioni del Corriere dello Sport, il dato dei biglietti venduti è impietoso: appena 1.800 tagliandi staccati. Un numero che, unito alla decisione dei quasi 30.000 abbonati di non entrare, fotografa il baratro tra la presidenza e la piazza.

I numeri del “vuoto”

Il gap tra chi potrebbe esserci e chi effettivamente varcherà i cancelli è impressionante:

DatoNumero
Abbonati 2025/2629.918
Biglietti venduti~1.800
Previsione presenzeMinimo storico

Lazio Ponte Milvio diventa la “Curva Nord”

Mentre lo stadio resterà in silenzio, il cuore del tifo batterà a un chilometro di distanza. L’appuntamento per il popolo laziale è a Ponte Milvio. “Resteremo lì, faremo una manifestazione statica con bandiere e sciarpe”, è l’appello dei gruppi organizzati. Anche le istituzioni locali si sono mobilitate per gestire l’afflusso di migliaia di persone che hanno scelto di tifare la maglia, ma di ignorare la società.

Questa decisione arriva dopo i toni durissimi usati dal club negli ultimi comunicati, che hanno solo alimentato la rabbia di chi ha già sottoscritto la petizione per chiedere la cessione della società.

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Lazio, l’ennesimo schiaffo di Lotito: pinguini e bugie

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tifosi della Lazio in contestazione con striscioni contro la presidenza Lotito

Caro Lotito, non bastava il mercato immobile, non bastava il caso Romagnoli o una squadra che sembra svuotata. Ora arriva anche la presa in giro social. L’ultimo video circolato su Facebook è l’ennesima dimostrazione di una società che non solo non ascolta il tifoso, ma lo deride. Quei “pinguini” mostrati come se lo stadio fosse deserto sono un attacco diretto a chi, con coerenza, porta avanti una contestazione civile e sacrosanta.

Una gestione da dilettanti

Siamo stanchi di vedere la S.S. Lazio, una società storica e gloriosa, gestita con la mentalità di una squadra di provincia o, peggio, di Lega Pro. Lotito parla spesso di una “Lazio quotata in borsa” per pararsi dietro bilanci e regole finanziarie, ma dove finisce la tutela del brand quando lui stesso, con le sue dichiarazioni e telefonate rubate, arreca un danno d’immagine incalcolabile?

  • Le bugie su Sarri: Abbiamo ascoltato telefonate in cui il Presidente insulta i tifosi e riporta falsità sul tecnico, cercando di scaricare colpe altrui.
  • Il disprezzo per la piazza: Trattare una fede per puro scopo di lucro, ignorando il sentimento di oltre 25.000 firmatari della petizione, è il punto di non ritorno.

La Lazio è dei laziali non di Lotito

La verità è che il “gestore” ha dimenticato che la Lazio non è casa sua, ma casa nostra. Se criticare significa rischiare denunce, noi rispondiamo con la libertà di parola. Non siamo giornalisti asserviti, siamo laziali con la L maiuscola. Non riporteremo più i comunicati di una società che non ci rispetta, salvo quelli strettamente legati al calciomercato. Il tempo dei pinguini e delle scuse è finito.



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Lazio-Genoa, probabili formazioni: Provstgaard titolare, rebus attacco

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Lo stadio Unipol Domus di Cagliari pronto per la sfida di Serie A contro la Lazio.

La Lazio torna all’Olimpico in un clima infuocato. Dopo il pari di Lecce e la petizione dei tifosi contro la società, Maurizio Sarri deve gestire una vera emergenza interna. Il caso del giorno riguarda Alessio Romagnoli: il difensore ha interrotto gli allenamenti dopo il blocco della sua cessione e non sarà della partita.

Le scelte di Sarri: esordio per Provstgaard

Senza Romagnoli e con Mandas ormai ceduto (Motta sarà il nuovo dodicesimo), la difesa è obbligata: coppia centrale formata da Gila e Provstgaard. Sulle fasce, come anticipato da Luca Pellegrini nel match program, resta vivo il ballottaggio tra l’ex Juve e Lazzari, con Marusic confermato.

In attacco, l’unica certezza è Zaccagni. Per il ruolo di centravanti è volata a tre tra Dia, Maldini e Ratkov, mentre a destra Cancellieri è in vantaggio su Isaksen.

Le probabili formazioni in campo

PosizioneLAZIO (4-3-3)GENOA (3-5-2)
PortiereProvedelLeali
DifesaMarusic, Gila, Provstgaard, PellegriniMarcandalli, Otoa, Vasquez
CentrocampoTaylor, Cataldi, BasicNorton-Cuffy, Malinovskyi, Frendrup
AttaccoCancellieri, Dia, ZaccagniVitinha, Colombo

A disp. Lazio: Motta, Furlanetto, Lazzari, Hysaj, N. Tavares, Rovella, Vecino, Belahyane, Dele-Bashiru, Isaksen, Pedro, Noslin, Ratkov, Maldini.

Dove vedere Lazio-Genoa

Il match della 23ª giornata di Serie A Enilive sarà trasmesso in diretta su DAZN e Sky Sport. Il fischio d’inizio è previsto per le ore 15:00 allo Stadio Olimpico di Roma.



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Pellegrini tra campo e cuore: “Difficile staccare, è un chiodo fisso”

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azio-Genoa, Pellegrini: "Da tifoso è un chiodo fisso"

In un momento in cui la comunicazione tra club e piazza è ridotta ai minimi termini, le parole di Luca Pellegrini suonano come un ponte necessario. Non sono dichiarazioni di circostanza, ma lo sfogo di chi vive la crisi due volte: come professionista e come sostenitore.

Mentre il clima attorno alla società resta tesissimo e la petizione dei tifosi
continua a raccogliere migliaia di adesioni, il campo chiama. Nel match program ufficiale di Lazio-Genoa, è Luca Pellegrini a metterci la faccia. Il terzino, noto per la sua fede laziale fin da bambino, descrive perfettamente il cortocircuito emotivo che sta vivendo chi, come lui, scende in campo con l’aquila sul petto e il cuore in tribuna.

Il peso della maglia nei momenti bui

Pellegrini non si nasconde. Alla domanda su cosa significhi vivere questo presente da “tifoso-calciatore”, la risposta è carica di onestà:

“La cosa più complicata è separare l’emotività dalla situazione attuale. Non è un momento facile: da una parte essere tifoso è un’arma in più, dall’altra ti impedisce di staccare mentalmente anche a casa. Diventa il tuo chiodo fisso.”

Reazione e nuovi innesti

Nonostante le nubi che avvolgono Formello e la contestazione della Curva Nord, Pellegrini assicura che lo spogliatoio è compatto:

  • Voglia di rivalsa: Il gruppo sta reagendo unendosi ulteriormente per tentare di raddrizzare il finale di stagione dopo il pareggio incolore di Lecce.
  • Capitolo nuovi acquisti: Il terzino promuove l’inserimento dei nuovi arrivati, definendoli “carichi e pronti a dimostrare le loro qualità”.

🏟️ Il bivio di Lazio-Genoa

Mentre la squadra cerca punti fondamentali per non perdere definitivamente il treno europeo, l’ambiente resta sospeso tra il supporto ai colori e la rottura con la dirigenza. Pellegrini resta fiducioso, ma è consapevole che la “fede” in questo momento pesa più di qualsiasi schema tattico.


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Il caso Romagnoli e le contraddizioni della Lazio: quando il problema non è Sarri

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Romagnoli rinnovo Lazio, Lotito Sarri mercato, Romagnoli Arabia, Guendouzi Lazio cessione

In casa Lazio c’è qualcosa che non torna. Anzi, c’è molto che non torna.
E uno dei casi più emblematici è senza dubbio quello legato ad Alessio Romagnoli, una vicenda che va ben oltre il semplice calciomercato e tocca temi delicati come promesse non mantenute, rapporti di forza e gestione del potere.

Un amore nato con sacrificio

Romagnoli arriva alla Lazio facendo una scelta forte: si decurta lo stipendio pur di vestire la maglia della squadra del cuore. Una trattativa lunga, complessa, ma che si chiude con entusiasmo da entrambe le parti. Nel contratto viene inserita una clausola chiara: in caso di qualificazione in UEFA Champions League, la Lazio avrebbe riconosciuto al giocatore un bonus e un adeguamento dell’ingaggio.

La stagione con Maurizio Sarri si conclude con un risultato storico: secondo posto. Obiettivo centrato. Ma quella promessa, secondo Romagnoli, non viene mantenuta. Da lì iniziano i malumori, non solo personali, ma anche all’interno dello spogliatoio.

Il rinnovo che non arriva

Negli anni successivi, la Lazio prova più volte a rinnovare il contratto di Romagnoli. Il difensore non chiede nulla di nuovo: chiede semplicemente l’adeguamento promesso in precedenza. Da qui lo stallo. Nessuna rottura plateale, ma una frattura mai sanata.

A gennaio entra in scena Roberto Mancini, oggi in Arabia Saudita. I contatti sono reali, l’offerta è concreta, l’accordo con il calciatore praticamente definito. Anche la Lazio si avvicina all’intesa. Romagnoli gioca consapevole che quella potrebbe essere la sua ultima partita in biancoceleste.

Sarri lo dice chiaramente: la perdita di Romagnoli sarebbe gravissima.

Il dietrofront improvviso

Il giorno dopo, però, arriva il colpo di scena. Claudio Lotito blocca tutto con un comunicato ufficiale: Romagnoli non si muove. Decisione unilaterale, che sorprende tutti, giocatore compreso. Da quel momento il clima si incrina definitivamente.

La giustificazione ufficiale è che Romagnoli è troppo importante per Sarri. Ma qui nasce la grande contraddizione.

Due pesi e due misure

Perché quando si è trattato di cedere Matteo Guendouzi, pilastro tecnico indicato dallo stesso Sarri come punto di ripartenza, l’allenatore non è stato ascoltato?
Perché Valentín Castellanos è stato venduto nonostante l’opposizione tecnica?
E perché in quei casi la volontà del calciatore è stata rispettata, mentre nel caso Romagnoli no, nonostante anche lui voglia andare via?

La risposta “Sarri non vuole” non regge. Perché Sarri, sul mercato, ha dimostrato di contare pochissimo.

Una questione personale?

Il sospetto – sempre più diffuso – è che questa non sia una scelta tecnica, ma una questione personale. Romagnoli ha criticato apertamente la gestione, ha parlato di promesse non mantenute. E allora la sensazione è che il blocco alla cessione sia una sorta di ripicca:
“Non hai accettato il rinnovo alle nostre condizioni? Allora non vai dove vuoi”.

Il club di Mancini aspetterà fino a venerdì. Poi cambierà obiettivo. E con ogni probabilità questa estate Romagnoli non avrà più quell’offerta. Resterà alla Lazio fino a scadenza, controvoglia.

Chi ci rimette davvero?

Qui il punto è centrale: chi ci rimette è la Lazio.
Romagnoli non è sereno. Ha già saltato parte degli allenamenti ed è addirittura in dubbio per la sfida contro il Genoa. Senza di lui, la Lazio sarebbe costretta a schierare una difesa d’emergenza, con Mario Gila e Oliver Provstgaard, in un momento già delicatissimo.

E c’è un altro rischio:

  • se Romagnoli resta ma finisce fuori rosa, è un danno enorme
  • se resta ma gioca svuotato mentalmente, è un altro danno
  • se resta motivato come a Lecce, allora sì, ha senso tenerlo

Ma oggi nulla garantisce quest’ultima opzione.

Conclusione

Il caso Romagnoli non è solo una questione di mercato. È il simbolo di una gestione contraddittoria, dove le regole cambiano a seconda dei casi, dove l’allenatore conta solo quando fa comodo e dove le promesse sembrano valere a intermittenza.

E alla fine, come spesso accade, a pagare è la Lazio, non chi decide.



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Restyling Dall’Ara fermo: Fenucci “Situazione statica”

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Il restyling del Dall’Ara si ferma: i costi lievitano fino a 230 milioni. Fenucci frena: “Situazione statica, servono partner”.

Arrivano aggiornamenti poco incoraggianti sul futuro dello Stadio Renato Dall’Ara. Il progetto di restyling dell’impianto cittadino è al momento fermo, e a chiarire lo stato dell’arte è stato l’amministratore delegato del Bologna, Claudio Fenucci, intervenuto a margine della cerimonia di commemorazione di Árpád Weisz nel Giorno della Memoria.

Le parole dell’AD rossoblù non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche:

«Sul restyling del Dall’Ara siamo fermi. Il termine con cui definire la situazione è statica. I costi sono lievitati da 150 a 230 milioni dopo il Covid: è un gap finanziario che il Bologna da solo non può colmare».


Costi lievitati e nodo finanziario

Il tema centrale resta quello economico. L’aumento dei costi, passato da 150 a 230 milioni di euro, ha di fatto congelato il progetto. Una cifra che il club rossoblù non è in grado di sostenere autonomamente, senza l’intervento di altri soggetti.

«Se gli operatori della città vorranno partecipare, visto il ruolo del Bologna nell’economia cittadina, noi ci siamo e siamo pronti. Ma al momento la situazione si è fermata», ha aggiunto Fenucci.

Una presa di posizione che evidenzia come il futuro del Dall’Ara dipenda ora da un possibile coinvolgimento di investitori locali o da un modello di collaborazione pubblico-privato, senza il quale il restyling rischia di restare solo sulla carta.


Il momento della squadra: fiducia in Italiano

In attesa di sviluppi sul fronte stadio, il Bologna deve fare i conti anche con una fase delicata sul piano sportivo. La squadra guidata da Vincenzo Italiano è reduce da un periodo complicato, con un rallentamento in campionato che ha fatto parlare di un allontanamento dalla zona Europa.

Fenucci, però, invita a non fare processi anticipati:

«Ci dicono che siamo in difficoltà e lontani dalle squadre in corsa per l’Europa, ma i giochi sono ancora aperti e possiamo risalire. Siamo ancora in corsa in Europa League e Coppa Italia».

L’obiettivo della società è chiaro: reagire sul campo per non disperdere l’entusiasmo costruito negli ultimi anni, culminato con la vittoria dell’ultima Coppa Italia.


Europa League, Maccabi e l’episodio Skorupski

Lo sguardo è già rivolto al prossimo impegno europeo contro il Maccabi Tel Aviv, una partita fondamentale per le ambizioni continentali del Bologna.

«Abbiamo qualche residua possibilità di arrivare ottavi e staccare il pass per gli ottavi diretti. In ogni caso dobbiamo posizionarci meglio possibile in vista degli spareggi».

Nel suo intervento, Fenucci è tornato anche sull’episodio dell’espulsione di Łukasz Skorupski, contestata dopo la gara europea:

«Se verrà riconosciuto l’errore di Maresca sull’espulsione, è un episodio circoscrivibile. C’è stato e può capitare. Detto questo, avanti 2-0, avremmo potuto difendere meglio il risultato».


Rosa, mercato e rinnovi

L’AD rossoblù ha poi fatto il punto sulla situazione generale della squadra, ammettendo le difficoltà ma ribadendo la volontà di proseguire sul percorso intrapreso:

«Siamo in un momento difficile: si sono sommati errori dei singoli, infortuni e criticità. Giochiamo un calcio bello ma dispendioso, dobbiamo alzare la soglia dell’attenzione».

Sul mercato, la linea resta chiara:

«Se ci saranno opportunità per migliorare la rosa le coglieremo, altrimenti siamo competitivi anche così».

Capitolo rinnovi: il Bologna è in dialogo con Remo Freuler e Riccardo Orsolini, mentre resta in sospeso la situazione di Jhon Lucumí, che non avrebbe più dato riscontri al club.


Stadio e risultati: due dossier intrecciati

Il quadro che emerge è quello di un Bologna chiamato a gestire due partite fondamentali: quella sportiva, per restare competitivo su più fronti, e quella strutturale, legata al futuro del Dall’Ara. Senza una svolta sul piano economico e progettuale, il restyling dell’impianto rischia di restare bloccato ancora a lungo.

Nel frattempo, la società prova a mantenere equilibrio e fiducia, consapevole che risultati e infrastrutture restano due facce della stessa ambizione: continuare a crescere, dentro e fuori dal campo.




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Stadio Grande Torino, il Comune accelera: ora tocca a Cairo

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Il Comune di Torino accelera sul futuro dello stadio Olimpico Grande Torino. Tre opzioni sul tavolo, ora si attende la decisione di Cairo.

Il futuro dello Stadio Olimpico Grande Torino entra in una fase decisiva. Dopo anni di attese e ipoteche, il Comune di Torino è pronto ad accelerare sul dossier dell’impianto cittadino e ora attende una presa di posizione chiara e definitiva da parte di Urbano Cairo, presidente del Torino e attuale concessionario dello stadio.

Come riportato da Tuttosport, la recente cancellazione delle ipoteche ha reso l’impianto formalmente cedibile. Un passaggio fondamentale che consente all’amministrazione comunale di valutare concretamente il futuro dello stadio e, allo stesso tempo, impone una scelta al patron granata.


Le tre strade sul tavolo

A fare chiarezza sulle opzioni disponibili è stato l’assessore allo Sport Domenico Carretta, rispondendo alle interpellanze in Consiglio comunale:

«La concessione con il Torino scadrà a fine 2026. Attraverso un bando, la Città potrà procedere a una nuova concessione pluriennale, cedere l’impianto in diritto di superficie per 99 anni oppure accogliere una proposta di partenariato pubblico-privato».

Le tre possibilità erano già state delineate dal sindaco Stefano Lo Russo, ma ora i tempi stringono e il Comune intende passare dalle parole ai fatti.


Il fattore tempo e la scadenza federale

Il nodo centrale resta quello delle tempistiche. Come sottolineato dallo stesso Carretta, la decisione dovrà arrivare entro l’estate, anche perché il Torino sarà chiamato a indicare agli enti federali lo stadio per l’iscrizione al campionato fino al 30 giugno 2027. Una semplice proroga dell’attuale affitto fino a dicembre non sarebbe sufficiente.

«Al momento non si registrano manifestazioni ufficiali di interesse o altri atti amministrativi rilevanti», ha spiegato l’assessore, lasciando intendere che il Comune attende una mossa concreta da parte della società granata.


La posizione di Cairo

Sul tema, Urbano Cairo non si esprime pubblicamente dallo scorso settembre, quando dichiarò:

«Ne parlerò con il sindaco in tempi veloci. Mi sto informando per comprare lo stadio. Lo stadio di proprietà è un’opportunità che va perseguita».

Da allora, però, non sono emersi atti ufficiali o proposte formali. Eppure, se il presidente del Torino volesse davvero acquistare lo stadio, potrebbe anticipare i tempi presentando direttamente una proposta di investimento al Comune, ottenendo di fatto una corsia preferenziale nella successiva manifestazione di interesse pubblico.


La perizia e i bandi in arrivo

Nel frattempo, il Comune ha già mosso un passo concreto: l’advisor Praxi ha consegnato alla Giunta comunale la perizia sul valore dello stadio, sia in caso di vendita sia per un eventuale nuovo affitto.

Le cifre restano al momento riservate, una scelta dettata dalla volontà di non alterare le future procedure amministrative. Come spiegato dall’assessore Carretta, la perizia costituirà la base tecnica per la redazione dei bandi, che dovrebbero essere pubblicati a marzo e rimanere aperti per circa quaranta giorni.

Solo in quella fase i dati economici potrebbero diventare pubblici.


L’obiettivo politico: la “Cittadella Granata”

A ribadire la volontà dell’amministrazione è stato lo stesso sindaco Lo Russo, intervenendo a ToRadio:

«Noi perseguiamo l’obiettivo che ci siamo dati nel programma: fare in modo che il Torino abbia la sua casa. L’abbiamo chiamata la Cittadella Granata».

Il primo cittadino ha ricordato come il club granata oggi operi su tre poli principali – stadio, Filadelfia e Robaldo – sottolineando i progressi fatti proprio sul centro sportivo Robaldo, destinato al settore giovanile.

«L’obiettivo è garantire alla società, alla squadra e alla città che il Toro possa avere una sede permanente. Sono in corso interlocuzioni e penso di poter essere ottimista sul rispetto dei tempi».


Una decisione prima delle elezioni

Sul tavolo non c’è solo una questione sportiva, ma anche politica. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è chiudere il dossier prima delle prossime elezioni, previste per l’autunno. Un’accelerazione che spiega la pressione crescente sul Torino e sul suo presidente.

Ora la palla passa davvero a Cairo: manifestare ufficialmente l’interesse, puntare all’acquisto dello stadio o prepararsi a una nuova concessione. Dopo anni di incertezze, il futuro dello stadio Olimpico Grande Torino non può più attendere.



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Lazio, Maldini subito in campo: Sarri lo prova da falso nove

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Daniel Maldini durante il primo allenamento con la maglia della Lazio a Formello

Arrivo e subito in campo. Daniel Maldini non ha perso tempo e ha già svolto il suo primo allenamento con la maglia della S.S. Lazio. Il debutto in biancoceleste è avvenuto ieri pomeriggio a Formello, in una giornata caratterizzata da doppia seduta agli ordini di Maurizio Sarri.

Un segnale chiaro: Maldini è stato subito immerso nel lavoro tattico, senza periodi di ambientamento prolungati. La Lazio ha bisogno di soluzioni offensive e il nuovo arrivato rappresenta un profilo duttile, capace di adattarsi a più ruoli.


🎯 Jolly offensivo, ma con un’indicazione precisa

Daniel Maldini è un jolly offensivo: può agire da trequartista, esterno offensivo su entrambe le fasce o seconda punta. Tuttavia, come riportato da Il Corriere dello Sport, Sarri lo ha già testato in una posizione ben precisa.

Nel corso delle esercitazioni, infatti, Maldini è stato schierato nel tridente offensivo come falso nueve. Una primissima indicazione tattica, da non considerare definitiva, ma comunque significativa. Sarri ha voluto valutarne:

  • la capacità di legare il gioco
  • il movimento tra le linee
  • la qualità nel dialogo con i centrocampisti

Caratteristiche che si sposano con l’idea di attacco posizionale del tecnico toscano.


🔄 Concorrenza e incastri di mercato

Nel ruolo di centravanti “atipico” la concorrenza non manca. Attualmente, la Lazio può contare su Tijjani Noslin, Boulaye Dia e Petar Ratkov.

Proprio Noslin, però, è in uscita. L’indizio è arrivato non solo dal mercato, ma anche dal campo: Dia, ex Atalanta, sta di fatto prendendo il suo posto nelle gerarchie, trascinandolo fuori dal progetto tecnico biancoceleste.

In questo scenario, Maldini potrebbe rappresentare una soluzione alternativa, soprattutto in quelle partite in cui Sarri decidesse di rinunciare a un centravanti classico per aumentare qualità e imprevedibilità tra le linee.


🧠 Un’opzione da costruire

È presto per parlare di gerarchie definitive. Quella di Maldini da falso nove è una prima sperimentazione, utile per capire quanto il giocatore possa adattarsi ai principi di gioco della Lazio.

La sensazione, però, è che Sarri stia già lavorando per plasmare il ragazzo all’interno del suo sistema, sfruttandone tecnica, intelligenza tattica e capacità di occupare gli spazi.

Un’indicazione chiara: Maldini non è arrivato per fare numero.



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Lazio, offerta per Boychev: talento 2008 per il futuro

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La Lazio prova il colpo in prospettiva: offerta per Marto Boychev, mezzala classe 2008 del CSKA Sofia. Operazione per la Primavera.

La Lazio continua a guardare al futuro. In attesa di eventuali rinforzi immediati per la prima squadra, il club biancoceleste si muove anche sul mercato dei giovani talenti e ha messo nel mirino Marto Boychev, mezzala bulgara classe 2008 di proprietà del CSKA Sofia.

Si tratta di un’operazione chiaramente in prospettiva, più legata alla crescita del settore giovanile che alle esigenze immediate della squadra di Maurizio Sarri.

Chi è Marto Boychev

Nonostante la giovanissima età, Boychev è già una realtà nel calcio professionistico bulgaro. Il centrocampista ha infatti collezionato 40 presenze ufficiali tra i professionisti, segnando anche un gol, numeri decisamente rilevanti per un giocatore nato nel 2008.

Solo lo scorso novembre, il CSKA Sofia ha deciso di blindarlo, rinnovando il suo contratto fino a giugno 2028, segnale evidente di quanto il club creda nel suo potenziale. Boychev è una mezzala moderna, con buona struttura fisica, personalità e capacità di interpretare entrambe le fasi di gioco.

Interesse della Serie A

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, Boychev è seguito con attenzione anche da altri club di Serie A. In particolare, sulle sue tracce ci sarebbero Torino, Genoa e Udinese, società storicamente attente ai profili giovani e di prospettiva.

La Lazio, però, avrebbe anticipato la concorrenza, presentando un’offerta ufficiale per portare il giocatore subito nella Capitale già in questa sessione di mercato.

Operazione per la Primavera

È importante chiarire subito il contesto dell’operazione. Boychev non è un acquisto per la prima squadra, almeno nell’immediato. Il suo approdo a Roma sarebbe finalizzato principalmente al rafforzamento della Primavera, guidata da Stefano Punzi.

L’idea del club è quella di inserirlo in un ambiente strutturato, permettendogli di crescere gradualmente, adattarsi al calcio italiano e completare il proprio percorso di formazione prima di un eventuale salto tra i grandi.

Strategia chiara sul settore giovanile

Questa possibile operazione conferma una linea chiara: la Lazio vuole investire su giovani già abituati al calcio professionistico, non solo su profili acerbi. Boychev, pur essendo giovanissimo, ha già esperienza ad alto livello e rappresenta un investimento mirato, coerente con una strategia di medio-lungo periodo.

In un contesto in cui le risorse per il mercato della prima squadra sono limitate, il club biancoceleste cerca di costruire valore anche attraverso il vivaio, puntando su profili internazionali che possano crescere e, in futuro, diventare risorse tecniche o economiche.

Trattativa in corso

Al momento la trattativa è aperta. Il CSKA Sofia valuta con attenzione il futuro del suo gioiello, forte di un contratto lungo e di un interesse crescente da parte di club europei. La Lazio ha mosso i primi passi concreti, ma servirà tempo per capire se l’operazione potrà andare in porto.

Un colpo per il futuro, dunque. Non la risposta ai problemi immediati di Sarri, ma un investimento che guarda oltre l’oggi. E in un mercato sempre più competitivo, arrivare prima sugli Under di qualità può fare tutta la differenza.



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Lazio, Przyborez nel mirino: talento polacco per il progetto giovani

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La Lazio segue Adrian Przyborez, talento polacco Under 19. Profilo di grande prospettiva, ma non risolve i problemi immediati della squadra.

La Lazio non può chiudere il mercato con il solo arrivo di Daniel Maldini. È una realtà evidente, soprattutto alla luce delle difficoltà emerse nelle ultime settimane. Alla Lazio serve qualità, e in particolare serve qualcosa in più a centrocampo, reparto che continua a mostrare limiti strutturali.

Nelle ultime ore, però, è emerso un nome nuovo e intrigante: Adrian Przyborez, giovane talento polacco Under 19, considerato in patria uno dei prospetti più interessanti dell’intero movimento calcistico polacco.

Un talento vero, non “un giovane qualunque”

Przyborez è un trequartista moderno, tecnico, ambidestro, capace di giocare sia centralmente sia sugli esterni offensivi. Non è un interno di centrocampo – e questo va chiarito subito – ma è un giocatore con qualità pura, fantasia e grande margine di crescita.

Ed è qui che torna attuale una frase chiave di Maurizio Sarri:

“Io non ho problemi ad allenare giovani, ma devono essere di talento”.

Przyborez risponde perfettamente a questo identikit. L’età, come spesso ribadito anche dallo stesso Sarri, conta fino a un certo punto: se un giocatore è forte, lo è a 19 anni come a 30.

Interesse concreto della Lazio

Dalla Polonia filtra un interesse concreto della Lazio, confermato anche da Sky. Il club biancoceleste avrebbe già avviato i contatti, presentando un’offerta da 4,5 milioni di euro più bonus, per un totale che potrebbe arrivare a circa 7 milioni.

Il club polacco, però, chiede qualcosa in più. E questo apre uno scenario delicato, perché su Przyborez si sono già mossi altri club importanti, soprattutto dalla Premier League, notoriamente molto attenti a questo tipo di profili giovani e di prospettiva.

Il rischio asta e il timore della beffa

Ed è qui che nasce il timore principale. Quando entra in gioco la Premier League, il rischio asta diventa concreto. E la storia recente insegna che, in queste situazioni, la Lazio fatica a competere.

Mentre gli altri rilanciano, Lotito tende a frenare. Il risultato, spesso, è quello di arrivare primi sull’intuizione ma ultimi sulla firma. Il rischio è quello di un’ennesima occasione persa, dopo essersi mossi correttamente in anticipo.

Secondo Sky, proprio per evitare questo scenario, la volontà della Lazio sarebbe quella di chiudere rapidamente, consapevole che ogni giorno perso aumenta il pericolo di essere superati.

È il giocatore giusto per oggi? No. Per domani? Sì.

Va detto con grande onestà: Przyborez non è il giocatore che risolve i problemi immediati della Lazio. Non arriva e diventa titolare. Non è il centrocampista che Sarri chiede per equilibrare la squadra nel breve periodo.

Sarebbe inizialmente un giocatore da inserire gradualmente, chiamato a imparare il calcio italiano, i ritmi, le letture tattiche e i metodi di Sarri. Nei primi mesi farebbe inevitabilmente panchina, con spezzoni e un percorso di crescita.

Questo è il vero progetto giovani

Ma se la Lazio vuole davvero parlare di progetto giovani, allora questo è il tipo di operazione che deve fare. Non giovani “tanto per”, ma giovani forti, con talento reale e prospettiva di crescita.

Przyborez rappresenta un investimento tecnico:

  • può crescere sotto un allenatore come Sarri
  • può aumentare il tasso di qualità della rosa
  • può diventare un asset importante anche sul mercato futuro

Conclusione

Daniel Maldini è un passo.
Adrian Przyborez potrebbe essere un altro passo nella direzione giusta, se la Lazio avrà il coraggio di chiudere subito.

La trattativa c’è.
Il profilo è interessante.
Ora serve la decisione.



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“Ridateci il sogno”: la petizione dei tifosi che scuote la presidenza Lotito

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Schermata video social Lazio che deride la petizione dei tifosi 2026

Non è più solo una questione di risultati sul campo. La frattura tra la tifoseria e la presidenza di Claudio Lotito ha raggiunto un punto di non ritorno. Mentre la squadra fatica a trovare un’identità dopo le partenze eccellenti di gennaio, migliaia di sostenitori biancocelesti si sono uniti sotto un’unica voce digitale.

La petizione, lanciata dai giornalisti Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, è un atto d’accusa durissimo che ripercorre i 22 anni di gestione, evidenziando una “realtà di ridimensionamento” che il popolo laziale non è più disposto ad accettare.

I punti chiave della lettera aperta

I firmatari chiedono chiarezza e, soprattutto, rispetto per una fede che negli ultimi anni si è sentita calpestata. Ecco i pilastri della protesta:

  • Il diritto di sognare: I tifosi lamentano l’assenza di investimenti su fuoriclasse che possano scaldare il cuore della piazza.
  • La dignità calpestata: Riferimenti chiari alla gestione della memoria storica, come il caso Vincenzo Paparelli, e alle accuse della società verso la tifoseria per i torti arbitrali.
  • L’invito alla cessione: “Se non può farci sognare, passi la mano”. Una richiesta esplicita di trovare una nuova proprietà capace di investire per il vertice italiano ed europeo.

“I laziali desiderano una proprietà che ci rispetti e ci faccia sognare. Se non è in grado di riportare la Lazio a competere, lo riconosca e si faccia da parte: i laziali gliene sarebbero grati.”

Un muro di firme contro il “ridimensionamento”

La risposta della piazza è stata immediata. In pochissimo tempo, oltre 25.920 persone hanno sottoscritto il documento su Change.org. Un numero che cresce di ora in ora e che si aggiunge alle voci di leggende come Hernanes e personaggi pubblici come Alessandro Di Battista, tutti concordi nel definire l’attuale gestione “mediocre” e “disconnessa” dalla realtà.

Il messaggio è chiaro: la Lazio appartiene ai laziali, e nel 2026 la pazienza sembra essere definitivamente esaurita.

Qui per firmare la Petizione Change.org – Lettera al Presidente Lotito


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Insigne torna a casa, ma non è Napoli: firma vicina con il Pescara

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Lorenzo Insigne sorridente in abiti civili, immaginato nel contesto romano in attesa della firma con la Lazio.

Lorenzo Insigne torna a casa. Ma non a Napoli.
E soprattutto non alla Lazio, come qualcuno aveva ipotizzato nelle ultime settimane.

Il futuro dell’ex capitano azzurro è sempre più vicino a tingersi di biancoceleste, ma non della Lazio. La maglia che Insigne è pronto a indossare è infatti quella del Pescara, club con cui l’esterno offensivo è ormai a un passo dalla firma.

Accordo vicino con il Pescara

Secondo le ultime indiscrezioni, Pasquale Foggia, attuale direttore sportivo del Pescara, ha già raggiunto un accordo con l’agente di Lorenzo Insigne. Restano da limare solo gli ultimi dettagli, ma la direzione è chiara: Insigne è pronto a ripartire dalla Serie B.

Una scelta sorprendente solo in apparenza. Il Pescara è ultimo in classifica con 14 punti e vive una stagione estremamente complicata. Proprio per questo, il club abruzzese ha deciso di affidarsi all’esperienza, alla classe e alla leadership di un giocatore che, pur non essendo più giovanissimo, può ancora fare la differenza a questo livello.

Il sogno Napoli mai decollato

Nel cuore di Insigne, però, c’era un altro desiderio. L’esterno sperava in un ritorno al Napoli, la squadra della sua vita, per provare a contribuire alla corsa Scudetto e chiudere il cerchio della sua carriera.

Un’ipotesi che, però, non ha mai trovato apertura da parte del presidente Aurelio De Laurentiis. Il Napoli non ha mai preso seriamente in considerazione il ritorno di Insigne, né dal punto di vista tecnico né economico.

A questo si è aggiunta anche la posizione dell’allenatore Antonio Conte, che non ha mai visto di buon grado l’idea di reinserire Insigne nel progetto azzurro. Un doppio muro che ha spento definitivamente il sogno del ritorno a casa.

Le voci sulla Lazio: solo suggestioni

Negli ultimi giorni si era parlato anche di una possibile destinazione Lazio, al punto che qualcuno aveva addirittura parlato di affare fatto. In realtà, si è sempre trattato solo di chiacchiere.

Lo stesso Maurizio Sarri, che conosce Insigne meglio di chiunque altro, aveva chiarito la situazione con grande onestà: stima enorme per il giocatore, ma nessuna utilità tecnica per la Lazio in questo momento.

Una posizione lucida, che ha chiuso sul nascere ogni possibile sviluppo. La Lazio non ha mai affondato il colpo, né lo avrebbe fatto, anche per questioni di equilibrio tattico e progettuale.

Una sfida difficile, ma affascinante

E così Insigne riparte dal Pescara. Da una squadra in grande difficoltà, da una classifica complicata, da una situazione che richiede molto più del talento puro. Serviranno personalità, carisma, capacità di trascinare un gruppo giovane e fragile.

L’obiettivo è chiaro: salvezza.
Il Pescara spera che Insigne possa diventare il simbolo della rimonta, il giocatore in grado di accendere la luce nei momenti più bui, con gol, assist e giocate decisive.

Riuscirà nell’impresa?

La domanda ora è una sola: Insigne riuscirà a guidare il Pescara alla salvezza?
La Serie B è un campionato duro, fisico, spietato. Ma se c’è un giocatore che può trasformare una stagione disperata in una storia da raccontare, quello è proprio Lorenzo Insigne.

Il campo, come sempre, darà la risposta.



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Mandas al Bournemouth: ufficiale la cessione, la Lazio saluta il portiere greco

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Rappresentazione grafica di uno scambio tra i calciatori Christos Mandas e Nicolò Fagioli tra Lazio e Fiorentina.

Ora è ufficiale: Christos Mandas lascia la Lazio e prosegue la sua carriera in AFC Bournemouth. Dopo giorni di attesa e indiscrezioni, è arrivata la conferma formale da parte di entrambi i club, che hanno annunciato l’operazione attraverso i rispettivi canali ufficiali.

La società biancoceleste ha comunicato la cessione a titolo temporaneo del portiere greco, chiudendo così un’importante operazione sul fronte delle uscite in questa sessione di mercato.

Il comunicato ufficiale della Lazio

Questo il testo diffuso dal club:

«La S.S. Lazio informa di aver ceduto a titolo temporaneo il portiere Christos Mandas all’AFC Bournemouth.

Mandas, acquistato nell’estate 2023 dall’OFĪ Creta, lascia i biancocelesti dopo aver collezionato 33 presenze.

Tutto il club desidera ringraziare Christos per il contributo dato e gli augura il meglio per il futuro».

Parole concise, ma che certificano la fine dell’esperienza romana del portiere classe 2001, arrivato a Formello con grandi aspettative e protagonista di una crescita importante nel corso delle ultime stagioni.

Il percorso di Mandas in biancoceleste

Mandas era stato acquistato nell’estate 2023 dall’OFI Creta come investimento in prospettiva. Nel suo periodo alla Lazio ha collezionato 33 presenze complessive, mostrando affidabilità, personalità e margini di miglioramento che hanno attirato l’attenzione di diversi club europei.

Pur partendo spesso da una posizione di secondo piano, il portiere greco si è sempre fatto trovare pronto quando chiamato in causa, guadagnandosi la stima dello staff tecnico e della tifoseria.

Una scelta strategica

La cessione di Mandas va letta anche in chiave strategica. L’offerta del Bournemouth rappresenta per il giocatore un’opportunità importante di crescita, in un campionato competitivo come la Premier League, e per la Lazio una mossa utile a riequilibrare la rosa e la gestione del reparto portieri.

L’operazione, seppur formalmente in prestito, apre scenari interessanti anche sul piano economico, considerando il valore acquisito dal giocatore dopo due stagioni in Serie A e competizioni europee.

Il futuro

Ora Mandas è pronto a misurarsi con una nuova realtà, in uno dei campionati più esigenti al mondo. Per la Lazio si chiude un capitolo, ma resta la soddisfazione di aver valorizzato un profilo giovane e internazionale, capace di attirare l’interesse di club di Premier League.

Il saluto del club è chiaro e rispettoso, a testimonianza di un rapporto corretto e professionale fino all’ultimo giorno.

Christos Mandas lascia la Lazio, ma il suo percorso in biancoceleste resta parte integrante della sua crescita. Adesso inizia una nuova sfida, con l’augurio di ritrovarlo protagonista anche lontano dall’Olimpico.



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Rovella non recupera: salta Lazio-Genoa e complica i piani di Sarri

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Nicolò Rovella dolorante a terra durante la partita Cagliari-Lazio.
Nicolò Rovella in maglia Lazio durante una partita di Serie A, prima dell’infortunio che lo costringerà all’operazione.

L’emergenza a centrocampo della Lazio si aggrava ulteriormente. Anche contro il Genoa, in programma venerdì sera all’Olimpico, Nicolò Rovella non sarà a disposizione di Maurizio Sarri. Il regista biancoceleste non è riuscito a recuperare in tempo e, salvo sorprese dell’ultimo momento, salterà la seconda gara consecutiva dopo la trasferta di Lecce.

Rovella si è fermato nuovamente alla vigilia dell’ultimo match per fastidi riconducibili a un’infiammazione nella zona pubica, problema che ha consigliato allo staff medico la massima prudenza. Il centrocampista non è stato inserito nella lista dei convocati, acuendo una situazione già critica nel reparto nevralgico della squadra.

Controlli specialistici e lavoro differenziato

Come racconta il Corriere dello Sport, nei giorni scorsi Rovella si è sottoposto a un controllo dal chirurgo che lo ha operato e seguito nel lungo percorso di riabilitazione. Le sue condizioni vengono monitorate quotidianamente: al momento il giocatore sta svolgendo fisioterapia e lavoro differenziato, senza forzare.

A Formello la parola d’ordine è tornata a essere cautela. L’obiettivo è evitare ricadute che potrebbero compromettere ulteriormente una situazione già delicata, soprattutto considerando la storia recente dell’infortunio.

Un rientro durato pochissimo

Il ritorno tra i convocati, dopo tre mesi e mezzo di assenza, era avvenuto a Verona. Rovella aveva collezionato due brevi spezzoni tra il Bentegodi e l’Olimpico contro il Como, lasciando intravedere segnali di graduale ripresa. Poi, però, il nuovo stop.

Una battuta d’arresto che complica ulteriormente il percorso del centrocampista e che mette Sarri di fronte a scelte sempre più limitate in mezzo al campo. Il suo rientro stabile, che sembrava finalmente vicino, è stato nuovamente rinviato.

Un recupero lungo e complesso

Il calvario di Rovella è iniziato mesi fa. In una prima fase si era provato a evitare l’operazione, puntando su una terapia conservativa. Una strada che, però, non ha portato ai risultati sperati, rendendo necessario l’intervento chirurgico per risolvere la pubalgia.

Da quel momento è iniziato un recupero lungo, fatto di passi avanti e rallentamenti. Negli ultimi giorni il giocatore ha dovuto ridurre i carichi, non riuscendo più a forzare senza avvertire dolore. Da qui la decisione condivisa di fermarsi di nuovo.

Impatto sui piani di Sarri

L’assenza di Rovella pesa enormemente sul piano tattico. Il centrocampista è l’unico vero regista naturale della rosa, capace di dare ordine, tempi e pulizia in uscita. Senza di lui, Sarri è costretto a soluzioni adattate, che hanno già mostrato limiti evidenti nelle ultime uscite.

In un momento in cui il centrocampo è già corto e in difficoltà, la sua indisponibilità rappresenta un problema strutturale, non solo contingente.

Cautela prima di tutto

A Formello non si vogliono correre rischi. La priorità è recuperare Rovella al 100%, anche a costo di rinviare ulteriormente il suo rientro. Forzare ora significherebbe esporlo a nuove ricadute, con conseguenze potenzialmente più gravi sul medio periodo.

Per Sarri, però, l’attesa diventa sempre più complicata. Il calendario avanza, il mercato è agli sgoccioli e l’emergenza a centrocampo resta una costante. In questo contesto, il rientro di Rovella non è solo auspicabile: è diventato fondamentale.



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Lazio-Genoa, stadio vuoto: protesta dei tifosi e solo 200 biglietti venduti

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Protesta tifosi Lazio: gli spalti vuoti dello Stadio Olimpico durante la sfida di Coppa Italia.

Un dato che fa rumore. E che racconta più di mille parole il momento delicato che attraversa la Lazio. Per la sfida contro il Genoa, in programma venerdì 30 gennaio alle ore 20:45, i biglietti venduti non superano quota 200. Una cifra impressionante, che apre lo scenario di un Olimpico quasi deserto.

A riportarlo è l’edizione odierna de Il Messaggero, che sottolinea come tra gli assenti figurino non solo i tifosi laziali, ma anche residenti in Liguria e ultras genoani, attesi in circa trenta unità. Un segnale chiaro: la partita rischia di giocarsi in un clima surreale, lontanissimo da quello che storicamente accompagna le gare casalinghe della Lazio.

La protesta del tifo organizzato

Alla base di questa situazione c’è una scelta precisa del tifo organizzato, che ha deciso di disertare lo stadio in segno di protesta. Una protesta che nasce dal malcontento per la gestione societaria e per i risultati recenti della squadra, ma che va letta anche come un messaggio più ampio.

Non si tratta di una contestazione episodica o legata a una singola partita. La sensazione, sempre più concreta, è che questa forma di dissenso possa estendersi anche alle prossime gare, qualora non arrivino segnali di cambiamento ritenuti credibili dalla tifoseria.

Un Olimpico che perde la sua anima

L’Olimpico vuoto non è solo un problema d’immagine. È un colpo durissimo dal punto di vista emotivo e simbolico. Per una squadra che già fatica sul campo, giocare senza il sostegno del proprio pubblico rappresenta un’ulteriore difficoltà.

La Lazio ha spesso trovato nella sua tifoseria una spinta decisiva, anche nei momenti più complicati. Vedere lo stadio deserto, invece, restituisce la fotografia di uno scollamento profondo tra società e ambiente, che va oltre il risultato sportivo del singolo match.

Il silenzio come forma di dissenso

La scelta di non entrare allo stadio è una delle forme di protesta più forti e radicali. Non ci sono cori, striscioni o fischi: c’è il silenzio. Un silenzio che pesa, che parla da solo e che difficilmente può essere ignorato.

Il dato dei 200 biglietti venduti è emblematico. Non è frutto del caso, né di un problema logistico. È una presa di posizione netta, che punta a colpire la società nel punto più sensibile: il rapporto con la propria gente.

Rischio effetto domino

La vera preoccupazione, ora, è che Lazio-Genoa non resti un caso isolato. Se la protesta dovesse proseguire, l’Olimpico potrebbe continuare a presentarsi semivuoto anche nelle prossime partite, aggravando ulteriormente il clima attorno alla squadra.

Un circolo vizioso difficile da spezzare: risultati deludenti alimentano la protesta, la protesta accentua la distanza, la distanza si riflette inevitabilmente sul campo.

Un segnale da non sottovalutare

Al di là delle responsabilità e delle letture di parte, una cosa è certa: 200 biglietti venduti per una partita di Serie A all’Olimpico sono un segnale gravissimo. Un campanello d’allarme che riguarda non solo la squadra, ma l’intero sistema Lazio.

Ora spetta alla società decidere se e come rispondere. Perché il silenzio dello stadio, a volte, fa più rumore di qualsiasi contestazione.



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