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🏟️ Flaminio: Sogno da 50.000 posti o Incubo di traffico?

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Stadio Flaminio Lazio progetto Alessandro Onorato news
Rendering dello Stadio Flaminio ristrutturato, possibile nuova casa della Lazio

Il futuro biancoceleste passa per il recupero dell’opera di Nervi. Un investimento monstre per colmare l’abisso dei ricavi con le milanesi, ma sulla strada ci sono due giganti: la Soprintendenza e il traffico di Roma Nord.

Mentre la squadra lotta sul campo, la vera partita per il futuro della S.S. Lazio si gioca tra le gradinate deserte e piene di erbacce dello Stadio Flaminio. Non è una questione di romanticismo, o almeno non solo. È una brutale questione di sopravvivenza economica nel calcio moderno. Il piano presentato per trasformare il monumento di Pier Luigi Nervi è una scommessa da circa 400 milioni di euro che punta a stravolgere il bilancio del club, ma che rischia di schiantarsi contro il muro di gomma della burocrazia romana.

L’Abisso dei Ricavi: 17,9 Milioni non bastano

Per capire l’urgenza di questo progetto, bisogna partire dal portafoglio. I numeri sono impietosi: nell’ultima stagione di riferimento, la Lazio ha incassato dal botteghino appena 17,9 milioni di euro. Se isolata, la cifra può sembrare dignitosa. Se comparata ai competitor, è una condanna alla mediocrità finanziaria. La Lazio incassa meno della metà dei rivali cittadini della Roma e addirittura un quarto rispetto ai colossi Inter e Milan. Questo “spread” finanziario si traduce in decine di milioni in meno da investire ogni anno sul mercato. Senza uno stadio di proprietà, la Lazio corre con il freno a mano tirato, costretta a fare i miracoli sportivi per competere con chi ha motori di cilindrata doppia.

Il Modello “7 su 7”: Oltre la Cattedrale nel Deserto

L’attuale Olimpico è una “cattedrale nel deserto”: si accende per 90 minuti e poi si spegne. Il progetto Flaminio mira a ribaltare questo paradigma, seguendo la scia tracciata dalla Juventus (e dai top club europei). L’obiettivo è trasformare lo stadio in un asset attivo 7 giorni su 7. Negozi, ristoranti, musei, spazi eventi: l’impianto non deve essere solo un costo di manutenzione, ma una macchina da soldi continua. Il grafico dei ricavi della Juventus post-Stadium è la stella polare di Lotito: l’investimento iniziale si ripaga creando un circolo virtuoso che aumenta il fatturato strutturale e, di conseguenza, la competitività della squadra.

Il Progetto: Un Guscio Tecnologico per la Storia

Ma come si tocca un’icona intoccabile? La proposta architettonica è audace: non demolire, ma avvolgere. L’idea è quella di preservare e restaurare la struttura storica della famiglia Nervi, oggi fatiscente, proteggendola con un “guscio tecnologico”. Si parla di un ampliamento che porterebbe la capienza a circa 50.000 posti, con una copertura moderna e un anello superiore che non gravi sulle strutture originali. Un compromesso ingegneristico delicatissimo tra conservazione artistica ed esigenze commerciali moderne. Restituire a Roma un pezzo della sua storia, riqualificando un intero quartiere, è la leva emozionale che il club vuole usare per ottenere il via libera.

I Due Giganti sulla Strada: Burocrazia e Traffico

Tuttavia, tra il dire e il fare c’è di mezzo Roma. Gli ostacoli sono ciclopici e si dividono in due categorie.

  1. Il Muro di Carta: La Soprintendenza. Il Flaminio è vincolato come bene culturale. Ottenere il permesso di modificare, coprire e ampliare l’opera di Nervi è un’impresa che fa tremare i polsi. Ogni vite spostata richiede un’autorizzazione, e il rischio che il progetto venga bocciato per “eccesso di impatto visivo” è altissimo.
  2. Il Muro di Lamiere: La viabilità. Portare 50.000 persone nel cuore del quartiere Flaminio, in una zona già congestionata e con scarsi parcheggi, è un incubo logistico. Come gestire l’afflusso e il deflusso senza paralizzare Roma Nord? Il piano mobilità sarà il vero tallone d’Achille dell’intera operazione.

Il progetto Flaminio non è solo uno stadio. È un test sulla capacità della Capitale di modernizzarsi senza rinnegare il passato. Se la Lazio vince questa scommessa, cambia la sua storia. Se perde, il Flaminio resterà un monumento al degrado e il club un’eterna incompiuta economica.



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Azionariato Popolare: Lotito contro tutti, il Governo tira dritto

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Claudio Lotito intervistato da Sky Sport a bordo campo prima di Lazio-Bologna.
Foto Cafaro Gerardo/LaPresse 11 10 2014 Salerno (Italia) Stadio "Arechi" sport calcio Salernitana vs Savoia Campionato italiano di calcio Lega Pro girone C 2014/2015 Nella Foto: Claudio LotitoPhoto Cafaro Gerardo/LaPresse 11 10 2014 Salerno (Italy) "Arechi " Stadium sport soccer Salernitana vs Savoia Italian Football Championship League Lega Pro group C 2014/2015 In The picture : Claudio Lotito

Il patron della Lazio, nelle vesti di Senatore, ha tentato la “retromarcia” sul disegno di legge che porterebbe i tifosi nei consigli di amministrazione. Ma la Lega di Salvini non ci sta: lo scontro politico sul futuro del calcio italiano è appena iniziato.

C’è una barricata in Senato che divide il calcio del passato da quello del futuro, e a presidiarla c’è Claudio Lotito. La notizia, filtrata dai palazzi romani la scorsa settimana, raccontava di una brusca frenata sul disegno di legge per l’introduzione dell’azionariato popolare nel calcio professionistico. Una frenata imposta proprio dal senatore di Forza Italia e presidente della Lazio, preoccupato che l’ingresso dei tifosi nell’azionariato potesse destabilizzare il controllo dei club. Ma se Lotito sperava di aver affossato la norma nel silenzio, ha fatto male i calcoli: il Governo, sponda Lega, ha deciso di non mollare la presa.

La Lega (di Governo) contro il “Patron”

La conferma che la battaglia è tutt’altro che finita arriva dai vertici del Carroccio. Matteo Salvini, vicepremier, e Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera, hanno diramato una nota che suona come un avvertimento diretto al collega di maggioranza Lotito. “La proposta per consentire l’azionariato popolare nelle società sportive è importante, ragionevole e già approvata alla Camera con la condivisione del governo”, hanno tuonato i leghisti. Il messaggio è chiaro: non sarà l’interesse di un singolo presidente, per quanto politicamente influente, a fermare una riforma che gode di un ampio consenso trasversale e popolare. L’auspicio di Salvini è che l’iter riprenda velocemente fino all’approvazione definitiva.

La scusa della “compatibilità”

Ma qual è il punto di rottura? Forza Italia, su spinta diretta di Lotito, ha ottenuto il rinvio dell’esame in Senato a data da destinarsi, sollevando dubbi su presunti “aspetti di compatibilità” con le norme che regolano le società di capitali professionistiche. Tradotto dal “politichese”: Lotito e i presidenti vecchio stampo temono che l’azionariato diffuso possa complicare la gestione snella (e spesso padronale) delle società. L’idea di dover rendere conto a migliaia di piccoli azionisti-tifosi, di avere rappresentanti del popolo nelle assemblee o di dover garantire una trasparenza assoluta sui bilanci, rappresenta l’incubo di chi intende il calcio come un feudo personale.

Il modello europeo e l’isolamento di Lotito

Mentre in Europa modelli come quello tedesco (il famoso 50+1) o quello spagnolo (l’azionariato del Real Madrid o del Barcellona) dimostrano che coinvolgere i tifosi non significa fallimento ma anzi sostenibilità e appartenenza, in Italia si cerca di alzare il muro. Tuttavia, la mossa di Lotito rischia di rivelarsi l’ennesimo boomerang politico. Opporsi a una legge che darebbe voce ai tifosi, in un momento storico in cui la distanza tra palazzo e stadi è siderale, lo espone a nuove critiche. Non è più solo una questione di gestione della Lazio, ma di visione del sistema Paese.

Cosa succede adesso?

Nonostante lo “stop” temporaneo imposto dal senatore biancoceleste, la sensazione che filtra dai corridoi parlamentari è che la legge passerà. La pressione della Lega è forte e l’opinione pubblica è favorevole. Se il DDL dovesse essere approvato, per i club italiani si aprirebbe una nuova era: quella della partecipazione attiva. Per Lotito, che ha costruito il suo potere sul controllo totale e sull’accentramento decisionale, sarebbe una sconfitta politica e imprenditoriale bruciante. L’ennesima dimostrazione che, forse, il vento sta cambiando anche per chi si credeva intoccabile.



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Juve urla, Lazio tace: Il peso politico di Lotito è zero

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Il weekend di Serie A ha svelato una doppia verità: la Juventus, dopo il caso di San Siro, ottiene un vertice d’emergenza in 24 ore. La Lazio, al nono torto stagionale, resta imprigionata in un silenzio stampa che sa di resa e in una guerra politica persa in partenza.

Quello che è successo a San Siro durante il Derby d’Italia non è solo cronaca di campo, ma una lezione di Realpolitik calcistica. L’espulsione di Kalulu, nata da quella che le immagini suggeriscono essere una simulazione di Bastoni, ha scatenato l’inferno. Ma la notizia non è l’errore: è la reazione. Mentre l’Inter festeggiava, la dirigenza bianconera, guidata da Giorgio Chiellini, ha occupato militarmente gli studi televisivi di Sky e DAZN. Nessun silenzio, nessuna diplomazia: solo rabbia e pretese. Il risultato? John Elkann alza il telefono, chiama il presidente federale Gravina e ottiene, in meno di 24 ore, una riunione d’emergenza in Lega Calcio per discutere l’utilizzo del VAR.

Due pesi, due misure (e due dirigenze)

Il confronto con la sponda biancoceleste del Tevere è impietoso. La Lazio, nel corso di questa stagione 2025-2026, ha collezionato — conti alla mano — almeno nove episodi arbitrali controversi a sfavore. La risposta della società? Il silenzio stampa. Mentre la Juventus trasforma un singolo episodio in un caso di Stato, il DS Fabiani e il patron Lotito scelgono la via dell’assenza mediatica. La strategia del “non parlare per non fare polemica” si è rivelata, come prevedibile, un boomerang devastante. Nel calcio moderno, chi tace non è signore: chi tace acconsente.

La PEC vs La Telefonata

La differenza di peso specifico tra i due club si riassume in un dettaglio burocratico. Quando la Lazio subisce un torto, Lotito invia una PEC agli organi arbitrali. Una mail certificata che, con ogni probabilità, finisce nel cestino virtuale senza nemmeno ricevere risposta. Quando la Juventus subisce un torto, la proprietà chiama direttamente il vertice della FIGC. È qui che emerge il fallimento politico della gestione Lotito. Il presidente della Lazio ha speso anni a fare la guerra a Gravina, cercando di scalare le gerarchie del potere calcistico, ma ha perso su tutta la linea. Il risultato è che oggi la Lazio paga il prezzo di questo isolamento. Lotito non può alzare il telefono perché dall’altra parte non c’è più ascolto, c’è solo un muro.

L’autogol su Sarri e il futuro

Non bisogna dimenticare l’antecedente storico che ha segnato questa spirale negativa. Quando Maurizio Sarri, in tempi non sospetti, denunciò il sistema arbitrale proprio a San Siro, la società rispose con un comunicato surreale in difesa della classe arbitrale, sconfessando il proprio allenatore. Quella mossa, pensata per ingraziarsi il “Palazzo”, ha invece trasmesso un segnale di debolezza inaudito: la Lazio è una società che non difende i suoi tesserati.

Oggi, la riunione d’urgenza in Lega sancisce un principio pericoloso: la Juventus, facendosi sentire, ha probabilmente immunizzato il proprio futuro prossimo da altri errori grossolani. Gli arbitri, consci del polverone mediatico, ci penseranno tre volte prima di fischiare contro i bianconeri. E con la Lazio? Senza una dirigenza capace di battere i pugni sul tavolo e con un peso politico ridotto al lumicino, il rischio è che diventi il bersaglio sacrificale perfetto. Perché sbagliare contro chi urla è rischioso, ma sbagliare contro chi manda le PEC è gratis.



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Zazzaroni: “Lazio povera, ma Sarri resta. Flaminio progetto serio”

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l direttore del Corriere dello Sport analizza il momento delicato in casa Lazio: dalla protesta “civile e rumorosa” del tifo biancoceleste al progetto stadio, passando per il futuro del tecnico e la corsa all’Europa.

Intervenuto ai microfoni di ‘SVB’, Ivan Zazzaroni ha scattato una fotografia nitida e senza filtri dell’attuale situazione in casa Lazio. Il direttore del Corriere dello Sport si è soffermato sulla contestazione dei tifosi, sul livello tecnico della rosa e sulle prospettive future legate allo Stadio Flaminio e a Maurizio Sarri.

Lo stadio vuoto: un segnale assordante

Zazzaroni parte dall’analisi del clima che si respira attorno alla squadra, tracciando un parallelo con quanto sta accadendo anche sulla sponda granata di Torino. Secondo il giornalista, l’assenza della Curva Nord e dei tifosi allo stadio rappresenta una forma di dissenso estremamente potente proprio perché civile.

“La tifoseria più presente è diventata quella più assente: questo penso sia il modo più civile per protestare. Se non mi piace un film, non vado al cinema, è normale. E l’assenza fa un rumore terribile. ‘Se tu non hai il tuo pubblico, non hai niente’, mi sembra una frase perfetta”.

Il direttore sottolinea l’unicità di questo momento storico: “Di stadi vuoti ne ho visti tanti ma mai avrei immaginato l’assenza della Nord, l’ho trovato un segnale molto forte”. Zazzaroni ricorda anche i tempi dello scudetto del 2000, evidenziando come il rifiuto di questa gestione da parte del popolo laziale debba essere un campanello d’allarme per la presidenza dopo vent’anni di gestione.

Il bivio di Lotito e il “sogno” Flaminio

Al centro del dibattito c’è ovviamente il presidente Claudio Lotito, ora posto di fronte a un bivio: “Fregarsene o fare qualcosa”. Zazzaroni spezza una lancia a favore della concretezza del nuovo progetto per lo Stadio Flaminio, che potrebbe essere la chiave di volta per il futuro societario.

“Sono curioso di vedere il progetto del Flaminio, lo fa un mio amico e so che è molto serio. Dubito che Lotito voglia lasciare se fa un simile progetto”.

Il giornalista spiega anche la differenza di approccio mediatico tra i presidenti romani: “Se chiedo di cedere a Lotito, gode; Pallotta invece lo facevo arrabbiare perché effettivamente stava per cedere”.

Sarri, la rosa “povera” e il paragone con Cragnotti

Passando al campo, l’analisi si fa più dura. Se da un lato Maurizio Sarri viene visto come una garanzia di continuità (“Ha un contratto lungo, si parla di giovani… non mi sembra sia uno che voglia andar via”), dall’altro il giudizio sulla qualità della rosa è impietoso.

“La squadra è povera, sempre più povera. Questa non è la Lazio, ha dei contenuti tecnici bassi. Con Cragnotti sognavi, siamo abituati a quella Lazio lì. La Lazio era da primato anche a livello europeo, anche la Lazio di Zeman che non vinse nulla era forte; è chiaro che sono cambiati i tempi ma siamo ad un livello mediocre”.

Zazzaroni cita anche un episodio arbitrale recente (“C’era anche un rigore per la Lazio, sabato”), ma lo definisce secondario rispetto ai problemi strutturali della squadra.

Corsa Europa: Como e Bologna favoriti

In chiusura, uno sguardo alla corsa per un piazzamento europeo, dove Zazzaroni vede la Lazio indietro rispetto alle dirette concorrenti, citando in particolare la freschezza del Como e la solidità del Bologna.

“Il Como ha grande energia e non ha l’obbligo di vincere. Mi sembra la squadra favorita. Il Bologna si è un po’ compromesso ultimamente. Le vittorie della Lazio sono faticosissime. Delle tre mi sembra quella inferiore”.



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Lazio, ansia Gila: ginocchio ko. Zaccagni vede il Cagliari

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Mario Gila intervista pre-partita Lazio Genoa espressione seria
Mario Gila durante un match della Lazio: i due giocatori potrebbero essere ceduti a gennaio per garantire liquidità al club.

Tegola in difesa dopo la sfida con l’Atalanta: preoccupano le condizioni del centrale spagnolo. Dall’infermeria però arriva un sorriso: il capitano punta la trasferta in Sardegna.

La sconfitta contro l’Atalanta lascia scorie pesanti non solo per il risultato, ma anche per l’infermeria. In casa Lazio c’è forte apprensione per le condizioni di Mario Gila, costretto a lasciare il campo in anticipo, mentre si accende una luce di speranza per il rientro di Mattia Zaccagni in vista del prossimo impegno di campionato.

Gila: ginocchio dolente, attesa per gli esami

L’immagine del difensore spagnolo che esce acciaccato dal terreno di gioco è la nota più stonata della serata. Il problema riguarda il ginocchio e, sebbene non ci siano ancora certezze, lo staff medico predica cautela in attesa degli esami strumentali che verranno svolti nelle prossime ore.

A fare il punto della situazione nell’immediato post-partita è stato il tecnico Maurizio Sarri, che non ha nascosto la preoccupazione per la mancanza di una diagnosi immediata:

“Non abbiamo ancora una diagnosi precisa. Gila sente dolore al ginocchio, ma mi ha detto che non ha preso colpi diretti durante la gara”.

L’assenza di traumi da contrasto diretto è un dettaglio che, paradossalmente, aumenta l’ansia: gli accertamenti dei prossimi giorni saranno decisivi per chiarire l’entità dell’infortunio (distorsione o interessamento dei legamenti) e definire i tempi di recupero.

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Zaccagni corre verso Cagliari

Se la difesa piange, l’attacco prova a sorridere. Arrivano segnali incoraggianti sul fronte Mattia Zaccagni. L’esterno offensivo, fermo ai box per una fastidiosa lesione ai muscoli obliqui addominali, sembra aver imboccato la strada giusta per il rientro.

Stando alle ultime indiscrezioni da Formello, il numero 20 biancoceleste ha ripreso a correre e ha messo nel mirino la trasferta di sabato all’Unipol Domus contro il Cagliari. L’obiettivo realistico è strappare almeno la convocazione per tornare a respirare l’aria della partita e fornire un’alternativa in più a gara in corso. Il recupero del capitano sarebbe fondamentale per ridare imprevedibilità alla manovra offensiva in un momento delicato della stagione.



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Stadio Flaminio, svolta burocratica: la Lazio sceglie la “Via della Roma”

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Veduta aerea dello Stadio Flaminio di Roma progettato da Pier Luigi Nervi.
Il presidente Lotito fa il punto sulla possibilità di trasformare lo Stadio Flaminio nella nuova casa della Lazio. Vincoli e sfide da affrontare, ma la volontà c'è. Scopri i dettagli e i tempi previsti per questa decisione cruciale!

Il futuro dello Stadio Flaminio passa per un cambio di binari legislativo. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il Comune di Roma ha chiesto ufficialmente alla Lazio di abbandonare il ricorso al Codice dei Contratti Pubblici in favore della più snella “Legge Stadi”. La società biancoceleste ha dato il suo via libera, allineando l’iter burocratico a quello già seguito dalla Roma per Pietralata.

Perché questo cambio di rotta?

La necessità nasce dalla complessità dell’area. Il Comune vuole che la Soprintendenza di Stato si esprima immediatamente, ancora prima della dichiarazione di pubblico interesse. Il Flaminio, infatti, non è un semplice impianto sportivo, ma un bene vincolato che porta con sé tre grandi sfide:

  • Vincolo Architettonico: L’opera di Pier Luigi Nervi è intoccabile dal 2000. Ogni modifica deve garantirne la conservazione integrale.
  • Vincolo Paesaggistico e Fluviale: La vicinanza al Tevere impone autorizzazioni rigorose per ogni minima trasformazione edilizia.
  • Nodo Archeologico: Sotto il manto erboso e le tribune riposa un pezzo di storia di Roma.

Una Necropoli sotto la Tribuna Ovest

La Relazione Tecnica depositata il 9 febbraio descrive un sottosuolo ricchissimo. L’area sorge sull’antica via Flaminia e nasconde una Villa Romana di 2.500 mq, un edificio rurale di età repubblicana e, soprattutto, una necropoli romana situata proprio sotto l’attuale Tribuna Ovest. Non solo: nei pressi si trova il complesso di San Valentino, dove la tradizione vuole siano sepolte le spoglie del Santo patrono degli innamorati.

Proprio per questo, il parere delle Belle Arti è diventato il primo, imprescindibile gradino della nuova scalata verso lo stadio di proprietà.

🏗️ Stadio Flaminio: Perché l’iter è cambiato e cosa nasconde il sottosuolo

Il cambio di rotta non è solo un dettaglio burocratico: è una mossa strategica del Campidoglio per evitare che il progetto si schianti contro il muro della burocrazia statale a metà opera. Passare alla “Legge Stadi” (la stessa della Roma a Pietralata) permette di mettere subito la Soprintendenza di Stato al tavolo, prima ancora di discutere se lo stadio serva o meno alla città.

I tre “Sigilli” delle Belle Arti

La Relazione Tecnica depositata il 9 febbraio è chiarissima: l’area è protetta da tre vincoli pesantissimi che rendono quasi impossibile demolire o alterare la struttura:

  1. Vincolo Architettonico (Pier Luigi Nervi): Dal 2000 lo stadio è considerato un capolavoro intoccabile. Ogni modifica deve rispettare l’integrità strutturale originale. In pratica, non si può “stravolgere” la forma sognata da Nervi.
  2. Vincolo Fluviale: Lo stadio ricade nella fascia di rispetto del Tevere. Questo significa che anche per spostare un lampione serve l’autorizzazione paesaggistica, perché ogni intervento impatta sull’ecosistema fluviale.
  3. Aree di Notevole Interesse Pubblico: L’intero ambito urbano è tutelato come paesaggio storico, limitando l’altezza delle nuove strutture e l’impatto visivo.

La “Città Sotto lo Stadio”: I dettagli archeologici

Il vero motivo per cui il Comune ha chiesto alla Lazio di cambiare norma è ciò che si trova “sotto” i piedi dei tifosi. Il progetto deve fare i conti con un’area che è un museo a cielo aperto:

  • La Necropoli sotto la Ovest: Proprio sotto l’attuale Tribuna Ovest è stata documentata un’antica necropoli romana. Scavare lì per fare nuovi servizi o parcheggi interrati significa esporsi a stop immediati dei cantieri.
  • La Villa Romana da 2.500 mq: La relazione segnala una villa enorme, utilizzata dal VI secolo a.C. fino al III secolo d.C., che testimonia quanto quell’area fosse viva già duemila anni fa.
  • Il Complesso di San Valentino: Nelle immediate vicinanze si trova il sito dove sarebbero sepolte le spoglie del Santo patrono degli innamorati. Un peso storico e religioso che non permette errori.
  • Edifici Repubblicani: Sono stati individuati resti di edifici rurali di età repubblicana, rendendo il Flaminio uno dei siti più densi di reperti dell’intera via Flaminia.

Cosa cambia concretamente per la Lazio?

Con la vecchia procedura (partenariato pubblico-privato), la Lazio avrebbe rischiato di ottenere l’ok dal Comune per poi vedersi bocciare tutto dalla Soprintendenza a lavori iniziati. Con la Conferenza di Servizi preliminare prevista dalla Legge Stadi, lo Stato dirà subito cosa si può toccare e cosa no.



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Lazio, Zaccagni prenota il rientro: obiettivo Cagliari e Coppa Italia

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La distinta ufficiale di Cagliari-Lazio negli spogliatoi dell'Unipol Domus.

Dopo la delusione interna contro l’Atalanta, la Lazio cerca segnali di ripartenza e il primo arriva direttamente dall’infermeria. Mattia Zaccagni è pronto a tornare. Il capitano, assente pesantissimo nelle ultime uscite a causa di una lesione all’addome, ha messo nel mirino la trasferta di Cagliari per riassaggiare il campo.

Zaccagni La tabella di marcia del capitano

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il percorso riabilitativo procede spedito. L’obiettivo è chiaro:

  • Cagliari-Lazio: Rientro tra i convocati e primi minuti nelle gambe.
  • Lazio-Torino: Test definitivo per ritrovare il ritmo partita.
  • 4 Marzo (Coppa Italia): Essere al 100% per l’andata della semifinale contro l’Atalanta.

Un segnale per l’Europa e per Gattuso

La data del 4 marzo è cerchiata in rosso sul calendario del numero dieci. Non è solo una questione di ambizioni europee con la maglia biancoceleste; Zaccagni sa che il finale di stagione sarà decisivo anche in ottica Nazionale. Con il CT Gattuso che osserva con attenzione, tornare a trascinare la Lazio è il miglior biglietto da visita per confermare il proprio posto in azzurro.



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Lazio, protesta tifosi: l’Olimpico resta deserto

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Protesta tifosi Lazio: gli spalti vuoti dello Stadio Olimpico durante la sfida di Coppa Italia.

Lazio, un Olimpico senza voce: il peso della contestazione

Oltre al passivo sul campo, il match di San Valentino contro l’Atalanta ha lasciato in dote un’altra immagine amara: quella di un Olimpico spettrale. La protesta della tifoseria laziale prosegue senza sosta e, sebbene non sia rivolta alla squadra o a Maurizio Sarri, finisce inevitabilmente per condizionare l’atmosfera delle gare interne, privando i calciatori del calore necessario nelle sfide d’alta classifica.

Il muro del silenzio

L’atmosfera vissuta contro la Dea è stata la fotocopia di quanto già visto contro il Genoa. Una scelta precisa dei gruppi organizzati per ribadire la propria distanza dalla società. Un’assenza che, come sottolineato da Marusic e dal tecnico in conferenza stampa, fa molto più rumore di uno stadio pieno. In partite giocate sul filo dell’equilibrio, l’energia che scende dagli spalti può risultare decisiva, e la sua mancanza si sta rivelando un handicap pesante per la risalita in classifica.

Cosa succederà ora?

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, i prossimi giorni saranno decisivi. I leader della tifoseria si riuniranno per stabilire le modalità con cui portare avanti la contestazione. Il grande interrogativo riguarda la Coppa Italia: la semifinale di ritorno, ancora contro l’Atalanta, rappresenta l’ultima spiaggia per agganciare l’Europa. Resta da capire se, per un appuntamento così cruciale, il popolo biancoceleste deciderà di concedere una “tregua” per spingere la squadra verso la finale o se la linea dura continuerà a prevalere.



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Lazio-Atalanta, parla Sarri: “Siamo vivi. Gila? Un mistero”

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Maurizio Sarri scuro in volto in conferenza stampa dopo il pareggio contro il Cagliari.

Nonostante il risultato amaro, Maurizio Sarri si presenta in conferenza stampa con una punta di orgoglio per la prestazione dei suoi. Il tecnico biancoceleste analizza la sfida contro l’Atalanta sottolineando la crescita mentale del gruppo, ma non risparmia appunti tattici e aggiornamenti preoccupanti dall’infermeria.

L’analisi di Sarri: prestazione e singoli

“Sono contento della prestazione, abbiamo creato molto concedendo poco”, ha esordito il Mister. Sarri ha poi analizzato i singoli, in particolare Nuno Tavares e Noslin: “Hanno doti enormi ma spesso sbagliano le scelte. Nuno deve imparare a essere più razionale e a non perdere palla dentro il campo”. Una battuta anche sul nuovo arrivato Ratkov: “Dagli allenamenti non mi sembra un esterno, ma lo conosco da poco e potrei sbagliarmi”. La nota dolente riguarda Mario Gila, uscito per un problema al ginocchio: “Dice di non aver preso colpi, dovremo fare esami strumentali per capire l’origine del dolore”.


Marusic tra campo, tifosi e il sogno Milinkovic

Accanto al tecnico, è intervenuto anche Adam Marusic, che ha vestito i panni del leader chiedendo il supporto della piazza in un momento delicato.

L’appello alla Nord Il montenegrino è stato categorico sull’assenza del pubblico: “Sono qui da nove anni e giocare così è brutto. Con i tifosi oggi sarebbe stata un’altra partita. A nome della squadra dico che abbiamo bisogno di loro per questo finale di stagione”.

Il retroscena su Milinkovic-Savic Solleticato dalle domande di mercato, Marusic ha svelato un retroscena sul “Sergente”: “Parliamo ogni giorno, per me è un fratello. Ha altri due anni di contratto lì, ma spero in un suo ritorno tra qualche tempo. Lui sa quanto i tifosi lo amino, tutto è aperto”.



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✍️ Pagelle Lazio-Atalanta 0-2: il racconto dei singoli

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Esultanza dei giocatori dell'Atalanta e delusione della Lazio all'Olimpico.
Gustav Isaksen al centro sportivo di Formello durante un allenamento individuale, concentrato sul rientro in forma dopo la mononucleosi.

Pagelle | La Lazio esce sconfitta dallo scontro diretto contro l’Atalanta, punita dagli episodi e da un cinismo che ai ragazzi di Sarri è mancato nei momenti chiave. Ecco i voti ai protagonisti biancocelesti.

La Difesa: Provedel non può nulla, Provstgaard soffre

  • Provedel 6: Viene spiazzato dal dischetto e freddato dal gioiello di Zalewski. Quando l’Atalanta mira lo specchio, lui fa quel che può, ma la difesa non lo aiuta.
  • Marusic 5,5: Bernasconi è un cliente scomodo e lo si vede. Pesa come un macigno l’errore sotto porta: un tap-in fallito che poteva cambiare l’inerzia.
  • Gila 6: Il migliore dietro finché resta in campo. Ringhia sulle punte nerazzurre, ma deve alzare bandiera bianca per una contusione. (Dal 46’ Patric 5,5: Entra in un momento difficile e rimane statico sul raddoppio orobico).
  • Provstgaard 5: Pomeriggio da incubo. Errori in impostazione e la colpa sul primo gol, dove lascia troppo spazio di manovra a Krstovic.
  • Nuno Tavares 5,5: La solita spinta poderosa, ma la fase difensiva è rivedibile. La sua assenza di copertura pesa sull’azione che porta al vantaggio ospite.

Il Centrocampo: Pagelle Cataldi ci prova, Taylor sfortunato

  • Dele-Bashiru 5,5: Parte forte, poi si spegne progressivamente. L’Atalanta lo scherma bene e lui finisce per girare a vuoto.
  • Cataldi 6: Il fulcro della manovra. Verticalizza e cuce il gioco, costringendo anche Scalvini al giallo. Il rigore causato è pura sfortuna: la palla lo colpisce in una dinamica inevitabile. (Dal 67’ Rovella 6: Entra per dare la scossa con la sua energia).
  • Taylor 6: La mano di Carnesecchi gli strozza l’urlo in gola su un palo clamoroso. Mette qualità ma predica un po’ nel deserto.

L’Attacco: Isaksen assente, Maldini a metà

  • Isaksen 5: Inizia con personalità, ma sparisce sul più bello. Grave la disattenzione sul gol di Zalewski, a cui concede troppo spazio per mirare l’angolo.
  • Maldini 5,5: Alterna buone intuizioni a errori banali nelle sponde. Nel finale ha la palla per accorciare, ma non trova il rimpallo giusto.
  • Noslin 5,5: Evanescente. Una conclusione senza troppe pretese e poco altro. Non sfrutta l’occasione da titolare. (Dal 67’ Ratkov 5,5: Colpisce un palo che urla vendetta e fallisce il tap-in nel convulso finale).

La Panchina

  • All. Sarri 5,5: La squadra produce, colpisce legni e non demerita sul piano del gioco, ma perde per dettagli e scarsa cattiveria. La sfida in Coppa Italia sarà il vero banco di prova per capire se la lezione è stata imparata.



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Lazio-Atalanta 0-2: i legni e gli sprechi condannano Sarri

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Un momento di gioco concitato tra Lazio e Atalanta allo Stadio Olimpico.

Un risultato che non rispecchia quanto visto in campo, ma che nel calcio è ciò che conta. La Lazio cade all’Olimpico contro l’Atalanta per 0-2, in una sfida valida per la 25ª giornata di Serie A che, di fatto, allontana sensibilmente i biancocelesti dalla corsa alle zone nobili della classifica. La prestazione della squadra di Sarri è stata di alto livello, ma la sfortuna (due pali colpiti) e la mancanza di cinismo negli ultimi metri hanno fatto la differenza.

Rigore fatale nel primo tempo

La gara inizia su ritmi altissimi. La Lazio spinge con Isaksen particolarmente ispirato, capace di mettere in crisi la retroguardia di Palladino. Al 39′, l’episodio che sblocca il match: su un cross di Zappacosta, un intervento in scivolata di Cataldi viene punito dal direttore di gara Sacchi per un tocco di braccio. Dal dischetto si presenta Ederson che non sbaglia, mandando i bergamaschi al riposo in vantaggio nonostante un palo clamoroso colpito in precedenza da Taylor.

Lazio sprecona, Zalewski raddoppia

Nella ripresa la Lazio entra in campo con il piglio giusto. Noslin impegna severamente Carnesecchi, ma sulla ribattuta Marusic calcia alto a porta vuota. Al 60′, nel momento di massimo sforzo biancoceleste, arriva la doccia fredda: Zalewski trova lo spazio al limite dell’area e indovina il diagonale vincente per lo 0-2. Sarri prova a rimescolare le carte inserendo Rovella, Ratkov e infine Dia, passando anche al 4-4-2, ma la porta sembra stregata. Il secondo legno di giornata colpito da Ratkov e un incredibile salvataggio sulla linea su Dia chiudono definitivamente i giochi.

Ora per la Lazio rimane l’obiettivo Coppa Italia: la semifinale, ironia della sorte proprio contro l’Atalanta, sarà l’occasione per riscattare questa serata amara.


📋 Il Tabellino

CaratteristicaDettaglio Match
Marcatori41′ rig. Ederson (A), 60′ Zalewski (A)
Lazio (4-3-3)Provedel; Marusic, Gila (46′ Patric), Provstgaard, Tavares; Dele-Bashiru, Cataldi (67′ Rovella), Taylor (79′ Cancellieri); Isaksen (88′ Dia), Maldini, Noslin (67′ Ratkov). All. Sarri
Atalanta (3-4-2-1)Carnesecchi; Scalvini (46′ Kossounou), Djmsiti, Ahanor (24′ Kolasinac); Zappacosta (83′ Bellanova), De Roon, Ederson, Bernasconi; Samardzic (46′ Raspadori), Zalewski (69′ Sulemana); Krstovic. All. Palladino
ArbitroJuan Luca Sacchi (sez. Macerata)
NoteAmmoniti: Scalvini, Ahanor, Bernasconi, Taylor, Djmsiti.


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Lazio-Atalanta, Isaksen carica l’ambiente: “Non molliamo niente”

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Gustav Isaksen in maglia Lazio durante il riscaldamento all'Olimpico.

A pochi istanti dal calcio d’inizio di Lazio-Atalanta, sfida cruciale per la 25ª giornata di Serie A, l’esterno biancoceleste Gustav Isaksen ha preso la parola per presentare il match. La squadra arriva dall’entusiasmo della qualificazione in semifinale di Coppa Italia, ma l’obiettivo ora è tutto sul campionato.

Testa all’Atalanta

Intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, il danese ha sottolineato l’importanza della mentalità: “Giocheremo con grande fiducia. Siamo contenti del lavoro svolto in settimana, ma ora conta solo l’Atalanta. Questa partita è uno snodo fondamentale per la nostra stagione”. Isaksen ha poi spento i rumors sulla semifinale di coppa: “C’è tempo per pensarci, oggi dobbiamo sistemare la classifica. Non molliamo mai”.

L’ambizione personale

Ai microfoni di DAZN, Isaksen ha ribadito la voglia di incidere nel finale di stagione: “Voglio dare tutto: gol, assist e sacrificio per i tifosi. Non cerco solo il gol spettacolare, mi servono punti e concretezza”. Sulla pressione della gara contro i bergamaschi: “È una bella pressione, giochiamo contro una squadra fortissima in un gran momento, ma il nostro unico obiettivo è la vittoria”.



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Lazio-Atalanta, le formazioni ufficiali: Noslin titolare, c’è Provstgaard

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Giocatori della Lazio in cerchio allo Stadio Olimpico prima del match.

Le luci dello Stadio Olimpico si accendono per una sfida che profuma di alta classifica. Dopo il pareggio beffardo contro la Juventus, la Lazio di Maurizio Sarri torna tra le mura amiche per affrontare l’Atalanta di Palladino nella 25ª giornata di Serie A. Un match complicato dalle assenze, con la difesa da inventare e un attacco che deve fare a meno di capitan Zaccagni.

Le scelte di Sarri Emergenza totale nel pacchetto arretrato: con Romagnoli squalificato e gli infortuni che tartassano il reparto, Sarri lancia ancora Provstgaard al fianco di Gila. Sulle fasce confermati Marusic e Nuno Tavares. La vera sorpresa è a centrocampo, dove Dele-Bashiru vince il ballottaggio e affianca Cataldi e Taylor. Davanti, turno di riposo iniziale per Pedro: spazio al tridente pesante con Noslin, Maldini e Isaksen.

L’avversario L’Atalanta risponde con il collaudato 3-4-2-1. Palladino punta sulla qualità di Samardzic e la fisicità di Krstovic per scardinare la difesa biancoceleste. Occhio agli esterni, con Zalewski pronto a dar battaglia sulla corsia.


📋 Il Tabellino Ufficiale

LAZIO (4-3-3):

Provedel; Marusic, Gila, Provstgaard, Tavares; Dele-Bashiru, Cataldi, Taylor; Isaksen, Maldini, Noslin. A disp.: Motta, Furlanetto, Patric, Hysaj, Pellegrini, Rovella, Belahyane, Przyborek, Farcomeni, Cancellieri, Ratkov, Dia. All.: Sarri.

ATALANTA (3-4-2-1):

Carnesecchi; Scalvini, Djmsiti, Ahanor; Zappacosta, De Roon, Ederson, Zalewski; Samardzic, Bernasconi; Krstovic. All.: Palladino.



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La Lega Serie A compra il Fantacalcio? Affare da 40 milioni

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Svolta epocale per i fantallenatori: la Lega Serie A vuole comprarsi il "Fantacalcio". L'affare da 40 milioni

L’AD De Siervo punta all’acquisizione del 51% di Quadronica, la società che gestisce l’app più amata dagli italiani. Il 16 febbraio il giorno della verità: ecco cosa cambia.

Sembrava solo un gioco tra amici, fatto di carta, penna e voti della Gazzetta il martedì mattina. Oggi è un impero digitale da 40 milioni di euro su cui la Lega Serie A ha deciso di mettere le mani. È questa l’indiscrezione clamorosa che sta scuotendo il mondo del calcio italiano: l’organo di governo del nostro campionato, guidato dall’Amministratore Delegato Luigi De Siervo, è pronto ad acquisire la maggioranza di Quadronica, la società napoletana che detiene il marchio ufficiale e la piattaforma Leghe Fantacalcio.

I dettagli dell’offerta: un affare da 40 milioni Non si tratta di una semplice partnership commerciale (già esistente), ma di una vera e propria scalata. La Lega ha messo sul piatto una cifra monstre: 40 milioni di euro per rilevare il 51% delle quote della società fondata da Nino Ragosta e Luigi Cutolo. L’obiettivo è chiaro: nazionalizzare e istituzionalizzare quello che è, a tutti gli effetti, il “secondo campionato” più seguito in Italia. Con 3 milioni di utenti attivi e un fatturato di 10 milioni l’anno, il Fantacalcio non è più un hobby, ma una miniera d’oro di dati e coinvolgimento.

Perché la Lega lo vuole? La strategia è precisa: monetizzare la passione. Come riportato anche da Il Fatto Quotidiano, il coinvolgimento emotivo dei fantallenatori supera spesso quello per le partite reali. La Lega vuole creare un ecosistema unico, integrando l’esperienza del tifoso tra stadio, tv e app. Controllare Quadronica significa avere in mano il 90% del mercato del fantasy game in Italia. Un monopolio di fatto.

Il 16 febbraio: la data da cerchiare in rosso Tutto si deciderà prestissimo. L’assemblea di Lega (dove siederà anche il Presidente della Lazio, Claudio Lotito) è fissata per il 16 febbraio. In quella sede i club dovranno votare se procedere o meno con l’acquisizione.

Cosa cambia per i fantallenatori? Rischi e opportunità È la domanda che si fanno milioni di appassionati: il gioco resterà gratuito?

  • Lo scenario ottimista: L’ingresso della Lega potrebbe portare risorse, integrazione con le dirette TV, voti in tempo reale ufficiali (ancora più precisi) e premi più ricchi.
  • I timori: Il rischio è la perdita di quell’anima “popolare” e indipendente che ha fatto la fortuna del gioco. C’è il timore che l’app possa diventare a pagamento o che aumentino i costi per le Leghe Premium, trasformando il passatempo in un business puro.

Tra pochi giorni sapremo se il Fantacalcio resterà dei tifosi o diventerà un asset della Confindustria del pallone.



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Lazio, Mattioli (RAI): “Tra 10 giorni notizia deflagrante”

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lotito

Tam tam radiofonico: su Radio Radio si parla di una svolta imminente. Mattioli enigmatico ma deciso: “C’è solo un episodio che può cambiare tutto…”

Il clima attorno alla Lazio si fa ogni ora più incandescente, e non solo per le questioni di campo o per le proteste politiche. Nelle ultime ore, l’etere romano è stato attraversato da scosse sismiche fatte di indiscrezioni, “detti e non detti” e previsioni che, se confermate, avrebbero del clamoroso.

A gettare benzina sul fuoco delle speranze (o delle paure) dei tifosi ci ha pensato Mario Mattioli. Intervenuto sulle frequenze di Radio Radio, il giornalista si è unito al coro di voci – partito inizialmente da alcune battute sibilline di Fiorello – che preannunciano novità grosse, anzi, “deflagranti”, in arrivo a brevissimo giro di posta.

L’indiscrezione: “Accadrà qualcosa di importante” Mattioli non scende nei dettagli, ma le sue parole pesano come macigni in un ambiente già elettrico. Alla domanda su cosa stia bollendo in pentola, la risposta è stata netta: “Cosa dovrebbe accadere? Non sapete nulla? Io credo che accadrà qualcosa di importante”, ha esordito Mattioli, alzando subito l’asticella dell’attenzione.

Il riferimento alla società? Ma è il passaggio successivo a scatenare le interpretazioni. “In quale settore? C’è solo uno che può portare importanti notizie per la Lazio, solo un episodio, una notizia che può essere deflagrante. Non è così facile dirla…”. L’uso dell’aggettivo “deflagrante” e il riferimento a un “unico settore” capace di generare tale impatto lasciano poco spazio alla fantasia: tutti gli indizi sembrano portare ai piani alti di Formello, all’assetto societario.

Il countdown: 10 giorni di fuoco Le voci si rincorrono e parlano di una finestra temporale strettissima: 10 giorni. È questo il lasso di tempo entro cui, secondo i rumors radiofonici, il “mistero” dovrebbe essere svelato. Che si tratti di un cambio di proprietà, dell’ingresso di nuovi soci o di una svolta politica legata alle recenti pressioni su Lotito (di cui si parla anche sui quotidiani nazionali), nessuno si sbilancia ufficialmente. Resta il fatto: dopo Fiorello, anche una voce storica come Mattioli ci mette la faccia. I tifosi della Lazio restano col fiato sospeso: sarà la volta buona o l’ennesima illusione?



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Lotito, allarme in Forza Italia: la protesta Lazio costa voti?

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Lotito e i tifosi, guerra infinita
Lotito e i tifosi, guerra infinita

Retroscena de Il Fatto Quotidiano: il partito in allarme per la contestazione dei tifosi. Tra la petizione “Libera la Lazio” e il mercato fermo, il doppio incarico del Presidente diventa un boomerang elettorale.

La contestazione a Claudio Lotito non è più solo una questione di stadio, striscioni o cori in Curva Nord. Secondo quanto riportato nell’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano (12 febbraio 2026), la frattura tra la presidenza e la tifoseria biancoceleste è diventata un serio problema politico per Forza Italia, il partito di cui il patron della Lazio è Senatore.

L’allarme nel partito: “Rischio emorragia di voti” L’analisi di Luca De Carolis mette in luce un nervosismo crescente all’interno degli ambienti politici romani. La tesi è chiara: l’impopolarità sportiva di Lotito rischia di tradursi in un danno elettorale concreto. Il bacino di tifosi della Lazio, storicamente attento alle dinamiche del centrodestra nella Capitale, potrebbe voltare le spalle al partito proprio a causa della gestione del club. Le proteste non si limitano più a Formello: gli striscioni apparsi sotto la sede di San Lorenzo in Lucina e le manifestazioni in centro hanno creato imbarazzo tra i colleghi di partito, preoccupati di perdere consensi in una roccaforte elettorale cruciale.

Il boomerang del doppio incarico e l’effetto Sarri Al centro del ciclone c’è la gestione sportiva. Con una squadra lontana dalla zona Europa, un mercato di gennaio giudicato insufficiente dalla piazza e un Maurizio Sarri descritto come “ultimo baluardo” isolato dalla società, la rabbia dei tifosi è ai massimi storici. Il quotidiano sottolinea il successo della petizione/iniziativa “Libera la Lazio”, che ha raccolto oltre 35.000 firme. Un numero che fa paura ai sondaggisti: si tratta di elettori che, per protesta contro il senatore-presidente, potrebbero scegliere l’astensione o il voto punitivo.

Malumori interni Non tutti in Forza Italia sono disposti a pagare il conto per le scelte calcistiche del Presidente. Secondo la ricostruzione, diversi esponenti avrebbero manifestato irritazione per il fatto che il simbolo del partito venga associato quotidianamente a una gestione aziendale privata così contestata. Il “doppio incarico”, che doveva portare visibilità e prestigio, si è trasformato in un boomerang. La domanda che rimbalza dai palazzi della politica ai muretti dello stadio è la stessa: fino a quando la politica potrà ignorare il “problema Lazio”?



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Caos Ronaldo in Arabia: protesta e addio? Il caso Benzema

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Caos Ronaldo in Arabia: protesta e addio? Il caso Benzema

C’è qualcosa che non va nel regno dorato della Saudi Pro League. Quella che doveva essere una pensione d’oro o l’inizio di una nuova era del calcio mondiale, si sta trasformando in un braccio di ferro velenoso. Cristiano Ronaldo, l’uomo che ha dato il via alla rivoluzione saudita, ha smesso di giocare. E no, non c’è nessun infortunio muscolare dietro le ultime due assenze (incluso il big match contro i rivali dell’Al-Hilal).

Il “mal di pancia” di CR7: protesta ufficiale Inizialmente mascherata come una “gestione del carico di lavoro” – scusa plausibile per un quasi quarantenne – la verità è venuta a galla grazie al quotidiano portoghese A Bola. L’assenza di Ronaldo è una protesta volontaria. Un segnale forte, anzi fortissimo, lanciato alla dirigenza e, soprattutto, a chi muove i fili di tutto il sistema: il PIF (Public Investment Fund). Ronaldo, perfezionista maniacale, si è sentito “tradito” proprio dal fondo sovrano che detiene la proprietà dei quattro club principali, incluso il suo Al-Nassr.

Il caso Benzema e le accuse di favoritismo La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Il mercato di gennaio. Secondo le ricostruzioni, Ronaldo non avrebbe digerito la disparità di trattamento riservata al suo club rispetto ai rivali dell’Al-Hilal. Mentre l’Al-Nassr si è dovuto accontentare di un giovane di belle speranze, i diretti concorrenti per il titolo avrebbero chiuso un colpo sensazionale: Karim Benzema (ex compagno di CR7 al Real e Pallone d’Oro). Per Ronaldo, questa mossa pilotata dall’alto rappresenta una palese mancanza di ambizione per la sua squadra e un tentativo di “rovinare il giocattolo” che lui stesso ha contribuito a lanciare. Un favoritismo inaccettabile per chi vive per vincere.

La risposta della Lega: “Nessuno detta le regole” La replica dell’Arabia non si è fatta attendere. La linea difensiva del PIF è puramente finanziaria: l’Al-Nassr avrebbe già esaurito il budget in estate, mentre l’operazione Benzema all’Al-Hilal sarebbe stata finanziata da investitori privati (opzione, dicono, disponibile anche per il club di Ronaldo). Ma il messaggio politico è gelido: “Nessun giocatore, neanche Cristiano Ronaldo, può dettare le regole”. O ti va bene, o quella è la porta.

Addio anticipato? Gli scenari di mercato A questo punto, il futuro di CR7 diventa un rebus. La rottura sembra profonda e l’ipotesi di un addio a fine stagione – o addirittura prima – prende quota. Dove potrebbe andare? Il fantamercato è già impazzito:

  • Il ritorno romantico: Sporting Lisbona o Manchester United (difficile).
  • L’ultima danza: Un clamoroso approdo a Miami da Messi o un finale al Real Madrid.
  • La mossa strategica: Il Newcastle (sempre proprietà PIF) o, incredibilmente, il passaggio al nemico dell’Al-Hilal.

Una cosa è certa: la favola saudita di Cristiano rischia di non avere il lieto fine. È l’inizio della fine o solo una mossa di potere per costringere gli sceicchi a spendere ancora?



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Sarri: “Lazio gruppo vero. Romagnoli ha il joystick, Pedro…”

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Probabili formazioni Lazio Atalanta: i giocatori in campo allo Stadio Olimpico per il match di Coppa Italia.
Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.

Il tecnico biancoceleste dopo la vittoria ai rigori: “Pedro è ancora in ospedale, sembrano escluse fratture”. E sulla polemica arbitrale: “Su Dele fallo netto, andava fischiato”.

Dopo la sofferta ma esaltante vittoria ai calci di rigore contro il Bologna, Maurizio Sarri si presenta ai microfoni di Mediaset con la consapevolezza di chi ha superato un ostacolo durissimo. La Lazio vola in semifinale di Coppa Italia dove affronterà l’Atalanta, ma l’analisi del “Comandante” tocca tutti i tasti: dall’orgoglio per il gruppo all’ansia per Pedro, fino alle scelte tattiche su Romagnoli e Maldini.

“Un gruppo vero che mi dà gusto” È un Sarri orgoglioso quello che commenta la prestazione del Dall’Ara. Nonostante i primi 30 minuti di sofferenza, il tecnico esalta la tenuta mentale dei suoi: “La squadra mi dà gusto, perché hai la sensazione di aver creato un gruppo vero”, ha dichiarato il tecnico. “Gente che vuole lo stesso obiettivo. Abbiamo avuto problemi ma ci hanno dato l’opportunità di rendere il gruppo più unito”. Una stoccata anche ai critici sul rendimento esterno: “Siete disattenti, è da novembre che non perdiamo in trasferta. Stiamo facendo quel che possiamo, forse di più”.

Il “Joystick” Romagnoli e l’esperimento Maldini L’analisi sui singoli regala definizioni che faranno discutere (e sorridere) i tifosi. Su Alessio Romagnoli, Sarri non usa mezzi termini per definirne l’importanza tattica: “È un giocatore importante al di là del rendimento individuale. Lui ha in mano il Joystick della nostra linea”. Parole di incoraggiamento anche per Maldini, schierato con compiti offensivi centrali: “Ha qualità importanti dal punto di vista tecnico e fisico, non riesce a sfruttarle al 100% ancora ma io la speranza ce l’ho”.

Polemica arbitrale e aggiornamento su Pedro Non manca la nota polemica sulla gestione dell’arbitro, in particolare su un episodio chiave su Dele: “A noi è successo di peggio. Lo sbilanciamento è netto, in qualsiasi altra zona di campo l’arbitro fischia. Qua no perché sennò lo doveva espellere”. Infine, l’aggiornamento che tutti i laziali aspettavano sulle condizioni di Pedro, uscito per infortunio: “È ancora in ospedale, però da una prima analisi sembra abbiano escluso fratture”. La semifinale è conquistata, ora testa al recupero delle energie e degli uomini.



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Infortunio Pedro: nessuna frattura. Lazio in semifinale di Coppa

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Infortunio Pedro: nessuna frattura. Lazio in semifinale di Coppa La Lazio batte il Bologna ai rigori e vola in semifinale. Ansia per Pedro uscito in barella: scongiurata la frattura, si tratta di una forte distorsione. La Lazio batte il Bologna ai rigori e vola in semifinale. Ansia per Pedro uscito in barella: scongiurata la frattura, si tratta di una forte distorsione.

Una notte dalle due facce quella vissuta dalla Lazio al Dall’Ara. Da una parte la gioia sfrenata per una qualificazione sofferta ma voluta, dall’altra l’apprensione per uno dei suoi leader tecnici. La squadra di Maurizio Sarri strappa il pass per la semifinale di Coppa Italia battendo il Bologna dopo una lotteria dei calci di rigore al cardiopalma, ma a tenere banco nelle ore post-partita sono soprattutto le condizioni di Pedro.

L’infortunio e la corsa in ospedale La serata “magica” è stata macchiata da attimi di vera paura sul finire del primo tempo. L’attaccante spagnolo è stato costretto ad alzare bandiera bianca, accasciandosi al suolo per un forte dolore localizzato sia alla caviglia che al ginocchio. Le immagini di Pedro portato fuori dal campo in barella hanno subito fatto temere il peggio ai tifosi biancocelesti. Il giocatore è stato immediatamente trasportato in ospedale per gli accertamenti strumentali del caso, lasciando la squadra e lo staff tecnico col fiato sospeso per tutta la durata del secondo tempo e dei supplementari.

Il verdetto medico: “Cauto ottimismo” Fortunatamente, le notizie che arrivano nella notte fanno tirare un sospiro di sollievo, seppur parziale. Secondo quanto riportato da Lazio Style Channel, gli esami immediati hanno scongiurato la frattura. La diagnosi preliminare parla di una forte distorsione. Dall’ambiente biancoceleste filtra dunque un “cauto ottimismo” sui tempi di recupero, anche se le condizioni del numero 9 andranno monitorate giorno per giorno per valutare l’interessamento dei legamenti. Sarri si gode la semifinale, ma attende con ansia il ritorno del suo campione.



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Italiano dopo Lazio-Bologna: “Usciamo a testa alta”

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Vincenzo Italiano commenta l’eliminazione del Bologna contro la Lazio: “Ottima partita, pagata una disattenzione. Ripartiamo da qui”.

Dopo l’eliminazione ai rigori contro la Lazio, il tecnico del Bologna, Vincenzo Italiano, ha analizzato la gara ai microfoni di SportMediaset. Parole lucide, che mescolano rammarico e consapevolezza.

“Un’unica disattenzione pagata cara”

Italiano parte dall’episodio decisivo: il gol del pareggio biancoceleste.

“Oggi l’unica disattenzione è stata quella del gol, dovevamo fare meglio. Il portiere, Lucumí e Zortea potevano mettere una pezza. L’abbiamo pagata cara, poi abbiamo perso ai rigori”.

Per l’allenatore rossoblù la prestazione è stata complessivamente positiva, soprattutto nel primo tempo, quando il Bologna aveva mostrato maggiore brillantezza e controllo.

“Abbiamo fatto un’ottima partita, ci dispiace. L’avevamo approcciata benissimo contro una squadra in grande forma. Pensavamo di poterla fare nostra, soprattutto dopo il primo tempo”.

Obiettivi: Europa e campionato

Nonostante l’eliminazione in Coppa Italia, Italiano guarda avanti. L’obiettivo è restare competitivi su più fronti.

“Cercheremo di arrivare a marzo-aprile dentro qualche competizione. In campionato dobbiamo tornare a vincere, ma abbiamo anche l’Europa League. Ci punteremo in questo finale di stagione”.

Il tecnico sottolinea anche l’importanza di onorare il percorso fatto finora:

“Avevamo questo tricolore sul petto, volevamo onorarlo. Non è facile arrivare in fondo e vincere con tutte le squadre che ci sono. Siamo usciti a testa alta”.

“Abbiamo perso smalto”

Italiano non nasconde però le difficoltà recenti:

“Da un mese e mezzo abbiamo perso smalto, lucidità, qualità, concretezza e compattezza. Ogni sbavatura la paghiamo cara, davanti non concretizziamo tutto quello che produciamo”.

Una fotografia chiara del momento attraversato dal Bologna, che fatica a trasformare il volume di gioco in risultati concreti.

Ripartire dalla prestazione

Nonostante tutto, il tecnico vede segnali incoraggianti.

“Secondo me anche questa prestazione è positiva. Ripartiamo da qui per ritrovare quel Bologna”.

Il messaggio è chiaro: archiviare la delusione, recuperare energie e ritrovare fiducia. Perché la stagione è ancora lunga e il Bologna vuole restare protagonista.



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Chiffi e il rosso mancato: Lazio-Bologna fa discutere

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Chiffi Lazio Bologna

Termina in parità nei tempi regolamentari la quattordicesima gara della Lazio diretta da Daniele Chiffi. Il bilancio dei biancocelesti con il fischietto della sezione di Padova si aggiorna a 8 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte.

Numeri che non raccontano tutto, perché la direzione della gara contro il Bologna lascia più di una perplessità. Diverse scelte sono apparse discutibili, ma su tutte pesa l’episodio del primo tempo: la trattenuta da ultimo uomo di Ferguson su Dele-Bashiru, non sanzionata con il rosso.

Un episodio che avrebbe potuto cambiare completamente l’inerzia del match.


Primo tempo: gialli severi e un rosso mancato

La partita si accende subito. Al 2’ Gila protesta per un angolo concesso al Bologna dopo un contatto con Cambiaghi, ritenuto regolare dall’arbitro.

Al 9’ arriva il primo giallo proprio per Gila, punito per un intervento in ritardo su Ferguson. Decisione giudicata severa per zona di campo e minuto di gara.

Al 15’ Castro commette un fallo evidente in area laziale, ma Chiffi lascia proseguire fino al termine dell’azione, interrotta solo dopo la traversa di Cambiaghi. Poco dopo, intervento con il gomito di Lucumí su Isaksen: nessun fischio, nessun cartellino.

L’episodio chiave: Ferguson su Dele-Bashiru

Al 26’ l’azione destinata a far discutere. Dele-Bashiru scatta verso la porta, Ferguson lo trattiene da dietro. L’attaccante cade, ma Chiffi lascia correre.

Il VAR effettua un rapido silent check, senza invitare l’arbitro alla review. La trattenuta viene considerata troppo lieve per configurare chiara occasione da gol, ma la sensazione è che il contatto abbia inciso sulla corsa del giocatore laziale.

Molti si chiedono: se non è questo un fallo da ultimo uomo, cos’altro lo è?

Nel recupero, altro intervento in ritardo di Ferguson su Maldini. Chiffi, a pochi metri, non concede neppure la punizione e fischia la fine del primo tempo tra le proteste.


Secondo tempo: metro altalenante

Nella ripresa il metro disciplinare resta irregolare.

Al 47’ corretto il giallo per Castro dopo un intervento duro su Isaksen in contropiede. Al 73’ giusta anche l’ammonizione per Miranda per trattenuta evidente sempre su Isaksen.

All’85’ nuovo episodio contestato: punizione corretta per fallo di Nuno Tavares su Orsolini, ma il cartellino appare eccessivo, considerando dinamica e intensità.

Nel recupero (4 minuti concessi), Vitik tampona Nuno Tavares in progressione: giallo inevitabile.


Una direzione che lascia dubbi

Nel complesso, la gara di Chiffi è stata caratterizzata da un metro non sempre uniforme e da alcune decisioni che hanno inciso sull’andamento del match.

L’episodio Ferguson-Dele Bashiru resta il punto centrale. In una partita equilibrata, un’espulsione avrebbe probabilmente modificato la gestione tattica e psicologica dell’incontro.

Non è la prima volta che la Lazio contesta una direzione arbitrale, ma questa volta il dibattito appare destinato a durare.




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Lazio, sofferenza infinita ma stavolta i rigori sorridono: Bologna battuto, semifinale conquistata

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Lazio Bologna Coppa Italia

La Lazio vola in semifinale di Coppa Italia dopo una battaglia durissima contro il Bologna, decisa ai calci di rigore. Stavolta la lotteria dagli undici metri sorride ai biancocelesti, a differenza di quanto accaduto lo scorso anno in Europa League contro il Bodo.

Questa volta nessuna beffa. Solo gioia.

Rigori perfetti, Provedel decisivo

Dal dischetto la Lazio è stata glaciale. Nessun errore. Tutti dentro.

Segnano Dia, Marusic, Tavares (primo rigorista, con grande freddezza nonostante Skorupski avesse intuito) e poi il giovane Kenneth Taylor, che con personalità trasforma il penalty decisivo. Una responsabilità enorme per un nuovo arrivato, ma gestita con maturità sorprendente.

Decisivo anche Ivan Provedel, che neutralizza il tentativo del Bologna, mentre Orsolini calcia fuori. È l’esplosione finale.

La Lazio affronterà ora l’Atalanta in semifinale, andata e ritorno. Il sogno Europa continua.

Un arbitraggio che fa discutere

La partita però non è stata solo calcio. È stata anche polemica.

L’episodio chiave arriva nel primo tempo: lancio lungo, Dele-Bashiru scappa via solo verso Skorupski, Ferguson lo atterra da dietro al limite dell’area. Un fallo evidente. Per molti, chiaramente da rosso.

L’arbitro Chiffi lascia correre. Il VAR conferma. Decisione che ha acceso le proteste e inevitabilmente condizionato la gara. Perché in 10 uomini il Bologna avrebbe dovuto affrontare una partita completamente diversa.

Undici contro undici, invece, nel primo tempo il Bologna aveva fatto meglio, trovando anche il vantaggio con un colpo di testa di Castro su corner.

Reazione Lazio nella ripresa

Nel secondo tempo però si è vista un’altra Lazio.

Pedro esce per infortunio (si teme uno stop lungo), entra Noslin. Ed è proprio Noslin a trovare il pareggio, dopo una splendida azione di Dele-Bashiru sulla fascia, servito da Marusic. Cross perfetto, tap-in facile, 1-1.

Da lì la Lazio cresce. Spinge. Mette pressione. Ma non trova il gol del sorpasso. Nei minuti finali prevale anche un po’ di prudenza, per evitare ripartenze pericolose.

Si va ai rigori.

Limiti evidenti, ma gruppo compatto

Questa Lazio ha limiti tecnici chiari. Non sempre brillante. Non sempre incisiva. Maldini non ha inciso particolarmente, Dia è entrato senza lasciare grandi segnali (al netto del rigore trasformato), Pellegrini non impeccabile.

Eppure questa squadra dà tutto. Corre. Lotta. Si sacrifica.

Il segnale più forte è proprio questo: anche chi gioca meno, come Nuno Tavares, si fa trovare pronto e glaciale dal dischetto. Il gruppo è compatto. Remano tutti dalla stessa parte.

Grande merito va riconosciuto a Maurizio Sarri, che in un momento complicato è riuscito a tenere unito lo spogliatoio.

Ora l’Atalanta e il sogno Europa

La semifinale contro l’Atalanta non sarà semplice. È una doppia sfida durissima. Ma intanto la Lazio è lì. Tra le migliori quattro.

E con una Coppa Italia da vincere che può valere l’Europa League.

Non incanta sempre, non domina sempre, ma stavolta ha mostrato carattere. E nei momenti decisivi ha avuto sangue freddo.

❓ Chi è stato per te il migliore in campo?
Scrivilo nei commenti.



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Roberto De Zerbi: genio tattico o allenatore incompiuto?

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Roberto De Zerbi: genio tattico o allenatore incompiuto?

Roberto De Zerbi è una delle figure più affascinanti e divisive del calcio moderno. Un tecnico che o si ama visceralmente o si fatica a comprendere. La domanda è semplice, ma la risposta no: De Zerbi è un visionario che sta cambiando il calcio o un allenatore a cui manca sempre l’ultimo passo per diventare davvero grande?

Quando uno come Pep Guardiola definisce la tua squadra “la migliore al mondo in una specifica fase di gioco”, non è un complimento qualsiasi. È una consacrazione.

Per Guardiola, De Zerbi rappresenta l’evoluzione del calcio di posizione. Un allenatore capace di attirare la pressione avversaria per poi colpire negli spazi lasciati scoperti.

Ma dall’altra parte troviamo Fabio Capello, pragmatico, vincente, diretto. La sua domanda è semplice e brutale: “Sì, ma cosa ha vinto?”

Ed è qui che nasce il grande paradosso.


Le radici: il “piccolo genio” del Milan

Per capire l’allenatore bisogna tornare al giocatore. Nelle giovanili del AC Milan, De Zerbi viene soprannominato “il piccolo genio”, paragonato addirittura a Dejan Savicevic.

L’ex rossonero Mauro Tassotti lo descriveva come il più talentuoso del gruppo, con un sinistro “magico”.

Eppure la sua carriera da calciatore non esplode mai davvero ai massimi livelli. Tra prestiti e continui cambi di maglia, trova continuità a Foggia, gioca in Serie A con il Napoli e vince all’estero in Romania.

Forse proprio quel mancato approdo definitivo nell’élite ha alimentato la sua ossessione per il controllo e la perfezione da allenatore.


Cos’è davvero il “De Zerbi-ball”?

La sua filosofia si basa su tre pilastri:

  1. Attirare la pressione – Invita l’avversario a pressare per manipolarne le linee.
  2. Tecnica obbligatoria – Senza qualità nei piedi, non si gioca.
  3. Controllo totale – Il possesso non è estetica, è dominio.

Il celebre “doppio rettangolo” in costruzione crea una superiorità numerica centrale (6 contro 4). L’avversario è costretto a scegliere: pressare e lasciare spazi o attendere e subire il palleggio.

È una partita a scacchi dove la prima mossa è quasi sempre sua.


L’esplosione al Brighton

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Il laboratorio perfetto è stato il Brighton & Hove Albion.

Ereditata la squadra da Graham Potter, la media punti inizialmente cala leggermente. Ma l’attacco esplode: da squadra solida a macchina da gol.

Risultato? Sesto posto in Premier League e prima storica qualificazione europea.

Giocatori come Kaoru Mitoma vedono il proprio valore di mercato impennarsi. Il sistema di De Zerbi non produce solo spettacolo: crea valore economico.

In quella stagione il Brighton, per produzione offensiva, si è seduto al tavolo delle grandi d’Europa.


Il corto circuito di Marsiglia

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Poi arriva la sfida dell’Olympique de Marseille.

Piazza calda, ambiente esplosivo. Dopo un pesante 5-0 contro il PSG, emergono tensioni interne. Si parla di scontri con la squadra, di carattere spigoloso, di presunzione.

La separazione consensuale arriva presto.

Qui non è in discussione la tattica, ma la gestione umana. E il dibattito si riaccende.


Maestro o manager incompiuto?

Eccolo il grande dualismo:

  • 🎨 Il Maestro: innovatore, studiatissimo, capace di valorizzare giocatori e imporre un’identità fortissima.
  • 🏆 Il Manager vincente? Non ancora. Nessun grande trofeo in bacheca.

La vera domanda allora diventa un’altra:

Cosa definisce un grande allenatore? Il processo o il premio? Il gioco o il palmarès?

Nel calcio moderno, dove identità e sostenibilità contano quasi quanto le coppe, De Zerbi rappresenta una nuova idea di grandezza.

Forse la risposta definitiva non esiste.
Forse Roberto De Zerbi è semplicemente un allenatore ancora in evoluzione.

E il suo vero giudizio lo darà solo il tempo.



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Quali giocatori della Lazio puntano al Mondiale?

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Nations League, Italia-Israele: probabili formazioni e novità in vista per gli Azzurri

La stagione calcistica sta entrando nella sua fase decisiva e, oltre agli obiettivi di club, per molti calciatori inizia a farsi strada anche un pensiero fisso, vale a dire il Mondiale che si giocherà al termine dell’annata tra Canada, Messico e Stati Uniti d’America.

La Lazio è una squadra che, per qualità ed esperienza internazionale di diversi elementi presenti all’interno della sua rosa, potrebbe fornire più di un giocatore alle rispettive nazionali. Va ricordato, inoltre, che i gironi della Coppa del Mondo non sono ancora del tutto definiti: alcune nazionali devono ancora staccare il pass tramite i playoff in programma a marzo, che completeranno il quadro delle partecipanti.

Italia: Zaccagni in pole, più indietro gli altri

Guardando alla Nazionale italiana, il nome più caldo in casa biancoceleste per essere convocato in caso di qualificazione degli Azzurri alla Coppa del Mondo, è quello di Mattia Zaccagni. L’esterno offensivo, capitano della Lazio è stato tra i più continui per rendimento nelle ultime stagioni e ha già fatto parte del giro azzurro nelle recenti finestre internazionali. Proprio la sua capacità di incidere a suon di gol e assist, unita alla duttilità tattica, lo rende uno dei profili più credibili per una convocazione in vista del Mondiale.

Se la Nazionale riuscisse a superare l’ostacolo playoff di marzo (dovrà vedersela contro l’Irlanda del Nord in semifinale, e in caso di passaggio del turno con la vincente della sfida tra Galles e Bosnia ed Erzegovina) potrebbe essere la mina vagante del torneo. Infatti, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, i pronostici sui Mondiali di calcio di Sportytrader mostrano l’Italia come possibile contendente, quotata a 10 insieme ad Argentina e Germania e subito dopo le grandi favorite Spagna, Brasile, Francia e Inghilterra.

Situazione decisamente diversa per gli altri italiani della rosa laziale. Nicolò Rovella era entrato stabilmente nel giro della Nazionale, ma dopo l’infortunio ha faticato a ritrovare continuità e minutaggio con la squadra di Sarri, e questo è un fattore che può pesare nelle scelte del commissario tecnico. Inutile calcolare Luca Pellegrini (per lui una sola presenza con la nazionale maggiore, risalente a novembre 2020). Poche chance anche per Daniel Maldini (non convocato negli ultimi quattro impegni dell’Italia), e Alessio Romagnoli (ultima convocazione azzurra nel 2023).

Inutile dire che per questi giocatori la strada verso un’eventuale convocazione in caso di partecipazione dell’Italia al Mondiale appare al momento piuttosto inverosimile, anche se una seconda parte di stagione ad altissimo livello, o qualche infortunio, potrebbero riaprire qualche spiraglio.

Danimarca: Isaksen può giocarsi le sue carte

Spostandosi sulla Nazionale danese, uno dei profili più interessanti è Gustav Isaksen. L’esterno offensivo della Lazio, per caratteristiche e ruolo, rientra perfettamente nelle rotazioni della Danimarca e ha buone probabilità di essere convocato per le sfide decisive che potrebbero portare alla qualificazione (anche i danesi saranno impegnati nei playoff per accedere al mondiale).

Il suo recente rendimento in crescita, impreziosito anche dal gol nell’ultima uscita contro la Juventus a Torino, può fargli ritrovare centralità nel progetto tecnico biancoceleste. Se dovesse mantenere questo livello di prestazioni, Isaksen ha ottime chance non solo di contribuire alla qualificazione danese, ma anche di ritagliarsi uno spazio importante nella rosa che prenderà parte al Mondiale.

Senegal, Dia ha buone chance di essere convocato

Infine, uno sguardo alla Nazionale senegalese, recente campione d’Africa e già certa della partecipazione alla prossima Coppa del Mondo. In questo caso il nome da seguire è quello di Boulaye Dia. L’attaccante della Lazio sta vivendo una stagione complicata dal punto di vista realizzativo e della continuità, ma resta un profilo che il Senegal conosce bene e ha fatto parte della squadra che ha trionfato in Marocco, pur non scendendo in campo nella finale.

In un contesto diverso, con compagni e meccanismi già rodati in nazionale, Dia potrebbe rappresentare una risorsa nel reparto avanzato. Molto dipenderà da come chiuderà la stagione con il club, ma l’ipotesi di vederlo tra i convocati per il Mondiale è piuttosto concreta.



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Stadio Flaminio, Lazio presenta il progetto: via all’iter

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La Lazio ha inviato al Comune la documentazione per la riqualificazione dello Stadio Flaminio. Ora al via l’iter e la conferenza dei servizi.

Un primo passo concreto è stato compiuto. Nella mattinata di lunedì 9 febbraio, la Lazio ha trasmesso ufficialmente al Dipartimento Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma la documentazione necessaria per avviare la procedura di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento dello Stadio Flaminio.

L’invio è avvenuto tramite posta elettronica certificata (PEC) e rientra nel perimetro previsto dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 38 del 2021, che disciplina gli interventi sugli impianti sportivi attraverso procedure semplificate e conferenze di servizi.

Analisi degli uffici comunali e conferenza dei servizi

Nei prossimi giorni, gli uffici comunali competenti procederanno con l’analisi approfondita del fascicolo presentato dalla società biancoceleste. L’obiettivo è verificare la completezza della documentazione e la conformità del progetto sotto il profilo urbanistico, tecnico e amministrativo.

Una volta conclusa questa fase preliminare, il Comune potrà attivare ufficialmente la conferenza dei servizi preliminare, passaggio fondamentale dell’iter autorizzativo. In quella sede verranno coinvolti tutti gli enti interessati – dal Comune alla Regione, fino agli organismi di tutela – per valutare l’impatto complessivo dell’intervento.

Il Flaminio al centro del progetto Lazio

Il Stadio Flaminio rappresenta da anni una delle grandi incompiute della Capitale. L’impianto, progettato da Pier Luigi Nervi, è inutilizzato e in stato di progressivo degrado, nonostante il suo enorme valore architettonico e simbolico.

L’idea della Lazio è quella di restituire nuova vita allo stadio, trasformandolo in una casa moderna e funzionale per il club, nel rispetto dei vincoli storici e architettonici. Il progetto punta a coniugare sostenibilità, riqualificazione urbana e utilizzo sportivo, inserendosi in un’area strategica della città.

Un percorso ancora lungo

Nonostante l’invio della documentazione rappresenti un segnale importante, l’iter è solo all’inizio. I tempi dipenderanno dall’esito delle valutazioni tecniche, dall’eventuale richiesta di integrazioni e dal confronto tra le varie amministrazioni coinvolte.

Restano da chiarire diversi aspetti: dalla capienza finale dell’impianto, ai costi complessivi dell’intervento, fino alle tempistiche di realizzazione. Tutti elementi che emergeranno solo con l’avanzare della procedura.

Un segnale in un momento delicato

L’avvio dell’iter per il Flaminio arriva in un momento particolarmente delicato per la Lazio, segnato da tensioni con la tifoseria e da un forte dibattito sulla gestione societaria. Proprio per questo, il progetto stadio viene osservato con attenzione: per molti rappresenta un’opportunità storica, per altri resta un dossier da valutare con prudenza.

Di certo, l’invio della documentazione certifica che il progetto non è più solo un’idea, ma è entrato formalmente nel percorso amministrativo previsto dalla legge.

Ora la palla passa agli uffici comunali. Il futuro dello Stadio Flaminio – e di una possibile nuova casa per la Lazio – inizia da qui.



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Lazio, il pareggio che vale più di un punto

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A Torino la Lazio non domina ma lotta: spirito, sacrificio e identità. Sarri ricompatta il gruppo nonostante i limiti.

Dal punto di vista del gioco bisogna essere onesti:
la Juventus ha fatto la partita, ha dominato territorialmente e ha messo la Lazio in grande difficoltà.

Non a caso Ivan Provedel è stato il migliore in campo, segno evidente di una gara passata spesso a difendersi.

Ma il calcio non è solo possesso palla o numero di tiri.
È anche spirito, atteggiamento, capacità di soffrire.

Ed è qui che la Lazio ha mandato un segnale fortissimo.


🔥 A Torino, finalmente, una Lazio non rassegnata

Negli anni passati troppe volte abbiamo visto una Lazio andare a Torino già sconfitta prima di scendere in campo.
Anche squadre più forti di questa, come quella di Inzaghi con Milinković-Savić, Luis Alberto e Immobile, spesso sembravano consegnarsi alla Juve senza combattere.

Questa volta no.

Questa Lazio è oggettivamente più scarsa tecnicamente, ma ha fatto l’opposto:

  • ha lottato su ogni pallone
  • ha difeso con i denti
  • ha combattuto fino all’ultimo secondo

E questo, soprattutto a Torino, non era affatto scontato.


🧠 Sarri e l’anima del gruppo

Uno degli attacchi più frequenti a Maurizio Sarri è sempre stato lo stesso:

“Sarri non sa dare un’anima alla squadra”.

Ecco, questa prestazione va nella direzione opposta.

Con:

  • mercato bloccato
  • giocatori scontenti
  • una situazione ambientale complicata

Sarri è riuscito a ricompattare un gruppo che rischiava di sfaldarsi.

La differenza rispetto al suo ultimo anno alla Lazio è evidente.
All’epoca lo stesso Sarri sembrava poco motivato, e quando l’allenatore non lo è, difficilmente riesce a trascinare la squadra.
Quest’anno, invece, il messaggio è chiaro e arriva forte sia in campo che in conferenza stampa.


🛡️ Fase difensiva e sacrificio

Molti criticano Sarri sul piano tattico, ma a Torino si è vista una fase difensiva preparata con attenzione.
La Juventus ha tirato tanto, è vero, ma la Lazio ha:

  • chiuso gli spazi
  • aiutato sempre il compagno
  • accettato di soffrire

Ed è proprio questo che ti consente di uscire dallo Stadium con un punto, anche in una gara dove subisci la pressione per lunghi tratti.


👥 I singoli: spirito prima del talento

Ci sono immagini che spiegano meglio di mille analisi:

  • Nuno Tavares che lotta anche in fase difensiva
  • Matteo Guendouzi (Taylor nel tuo discorso) che combatte, recupera palloni, si prende responsabilità
  • Daniel Maldini che ruba palla sull’azione del gol

Non è stata una prova perfetta, certo.
Qualcuno dalla panchina poteva dare di più, e forse con maggiore cattiveria oggi parleremmo di una vittoria.

Ma il messaggio collettivo è stato chiarissimo.


🔮 Segnale per il futuro, non per la classifica

Dal punto di vista della classifica questo pareggio serve poco.
Dal punto di vista del carattere e della costruzione del gruppo, invece, vale tantissimo.

Questa stagione non verrà salvata dalla qualità, che manca.
Può però diventare la base per capire chi può restare e chi no, chi regge la pressione e chi si perde nelle difficoltà.

Ed è qui che il lavoro di Sarri, oggi, appare evidente.


🗣️ Conclusione

Questa Lazio non è bella, non è dominante, non è completa.
Ma è viva, compatta e combattiva.

E dopo anni di prestazioni rassegnate a Torino, questo è un segnale che non va sottovalutato.

👉 Tu che ne pensi?
Questo spirito può essere la base per il futuro della Lazio?

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⚖️ Arbitri professionisti in Serie A: soluzione o illusione?

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Polemiche, VAR e crisi di fiducia: rendere professionisti gli arbitri ridurrà davvero gli errori in Serie A? Analisi completa.

Ogni fine settimana è sempre la stessa storia.
Polemiche infinite, moviole che durano ore e una domanda che resta sospesa sulla Serie A:
come si possono ridurre davvero gli errori arbitrali?

Negli ultimi mesi una proposta radicale sta scuotendo il calcio italiano: trasformare gli arbitri in professionisti a tutti gli effetti.
Ma siamo sicuri che sia questa la soluzione definitiva? O stiamo solo cercando un capro espiatorio per un problema molto più profondo?


🚨 Non solo errori: una crisi di fiducia

È fin troppo facile puntare il dito contro l’arbitro dopo una decisione sbagliata.
Ma se il vero problema non fosse il singolo direttore di gara, bensì l’intero sistema in cui è costretto a operare?

Quello che stiamo vivendo oggi non è solo una serie di sviste: è una crisi di fiducia strutturale.
Ogni fischio, ogni intervento del VAR, ha un peso:

  • economico
  • mediatico
  • sportivo

La pressione sugli arbitri è diventata quasi insostenibile, eppure il loro ruolo vive dentro un paradosso clamoroso.


📜 Arbitri: lavoratori o volontari?

Qui arriviamo al cuore del problema.
Dal punto di vista legale, cos’è un arbitro di Serie A?

La risposta è sorprendente: non è un lavoratore dipendente.

Secondo il regolamento dell’AIA, l’arbitro opera sotto il cosiddetto vincolo associativo.
In pratica:

  • non ha un contratto di lavoro
  • non è un libero professionista
  • è formalmente un associato volontario

Parole chiave che fanno riflettere: spirito volontaristico e gratuità.


💰 I compensi: il paradosso esplode

Sulla carta volontari, nella realtà tutt’altro.

Dirigere una singola partita di Serie A garantisce un gettone lordo di circa 4.000 euro.
A questo si aggiungono:

  • una parte fissa legata ai diritti d’immagine
  • compensi variabili per ogni gara diretta

Un arbitro internazionale di alto livello può superare i 50.000 euro lordi all’anno.

Numeri da professionista.
Eppure c’è un dettaglio decisivo.


❌ Zero contributi, zero pensione

Nonostante guadagni significativi, gli arbitri non versano contributi pensionistici.
Il motivo è semplice e drammatico: non sono riconosciuti come lavoratori.

La carriera arbitrale è breve, massacrante e termina intorno ai 45 anni, lasciando un vuoto previdenziale enorme.
Una situazione che, nel calcio moderno, è sempre più difficile da sostenere.


🔄 La proposta: lo “scisma” arbitrale

Da qui nasce l’idea di una rivoluzione totale.
Una separazione netta dall’attuale sistema per creare un nuovo modello professionistico.

Il piano si basa su quattro punti chiave:

  1. uscita degli arbitri di Serie A e B dall’AIA
  2. creazione di una società arbitrale indipendente
  3. finanziamento diretto da Leghe e Federazione
  4. adozione del modello inglese

Il riferimento è il sistema della Premier League, gestito dal PGMOL, attivo dal 2001.


🔥 Perché proprio adesso?

La miccia si è accesa quando agli arbitri sono state assegnate nuove mansioni, come l’annuncio pubblico delle decisioni VAR, senza alcun riconoscimento contrattuale o economico.

Quella è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.


⚖️ Professionismo: necessario, ma sufficiente?

Rendere gli arbitri professionisti porterebbe indubbi vantaggi:

  • tutele legali
  • contributi pensionistici
  • maggiore preparazione
  • più investimenti in tecnologia
  • più trasparenza

Ma c’è un rischio di semplificazione eccessiva.

Il professionismo:

  • non elimina l’errore umano
  • non cancella la pressione mediatica
  • non spegne automaticamente le polemiche

Anzi, potrebbe spostare il bersaglio:
dall’arbitro “volontario” all’arbitro “pagato”.


🤔 Cambierà davvero la cultura del calcio?

La vera sfida non è solo giuridica o economica, ma culturale.
Una volta diventati professionisti, smetteremo di parlare di complotti arbitrali?

O, conoscendo il tifoso italiano, le teorie aumenteranno, sostenendo che gli arbitri siano “pagati dai club”?

La strada verso il professionismo sembra ormai segnata.
La domanda è se il sistema calcio saprà finalmente tutelare gli arbitri come professionisti, invece di usarli come capri espiatori ogni domenica.



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Sarri tra orgoglio e mercato: “Lazio tosta, ma con due innesti saremmo competitivi”

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Maurizio Sarri scuro in volto in conferenza stampa dopo il pareggio contro il Cagliari.

Non è solo un pareggio. Maurizio Sarri, nella conferenza stampa post Juve-Lazio 2-2, ha tracciato la rotta per il futuro dei biancocelesti. Prima di analizzare la sfida, il tecnico ha voluto dedicare un pensiero commosso al giornalista Michele Haimovic, recentemente scomparso: “Una grande persona, mi dispiace moltissimo per la sua famiglia”. Poi, testa al campo e a una prestazione che ha messo in luce il carattere di un gruppo che non molla mai.

Il rammarico e il segnale di Nuno Tavares

Nonostante la beffa finale, Sarri non punta il dito sul pareggio della Juventus, ma sulla mancanza di cinismo dei suoi: “Il vero rammarico è per le occasioni sbagliate nel finale, potevamo chiuderla sul 3-1. Ho visto una prova di squadra tosta, nessuno può dirci che non abbiamo carattere”. Una menzione speciale è andata a Nuno Tavares, protagonista di una gara di spessore, nonostante le difficoltà nel finale a causa della mancanza di “centimetri” in area di rigore per contrastare l’assalto bianconero.

Lazio news: ansia per l’infortunio di Basic

Le notizie meno confortanti arrivano dall’infermeria, già affollata dopo lo stop di Zaccagni. Mentre per molti giocatori si tratta solo di crampi, la situazione di Basic appare più seria: “Può essere quello con i problemi più grandi”, ha ammesso Sarri. Il croato si aggiunge alla lista dei dubbi in vista del quarto di finale di Coppa Italia contro il Bologna, una sfida che il tecnico non sottovaluta: “Andremo a giocare contro una squadra forte, non sarà facile”.

Messaggio al mercato: “Servono un paio di ritocchi”

Infine, un passaggio fondamentale sul futuro e sulla rosa attuale. Sarri è soddisfatto dello spirito, ma ammette i limiti numerici: “Siamo una squadra competitiva, ma con un paio di ritocchi potremmo esserlo ancora di più. Al momento non possiamo permetterci di cambiare 7 o 8 giocatori a partita”. Un segnale chiaro alla società in vista delle prossime mosse di calciomercato.

Per approfondire i dati della partita e le statistiche dei singoli, puoi consultare il report ufficiale della Lega Serie A.



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Lazio, difesa a pezzi: si fermano anche Gila e Provstgaard. È piena emergenza

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Lo stadio Unipol Domus di Cagliari pronto per la sfida di Serie A contro la Lazio.

La battaglia dello Stadium ha lasciato in dote alla Lazio non solo un punto prezioso, ma anche un bollettino medico da brividi. Se da un lato la prestazione contro la Juventus ha confermato la solidità del gruppo di Sarri, dall’altro l’infermeria di Formello si riempie di nomi illustri proprio alla vigilia dei quarti di finale di Coppa Italia contro il Bologna.

Lazio news: Gila e Basic finiscono KO

Le preoccupazioni maggiori arrivano dai problemi muscolari. Come evidenziato durante la sfida di Torino, sia Gila che Basic sono stati costretti a sventolare bandiera bianca anzitempo. Per entrambi si sospettano lesioni che potrebbero tenerli fuori per diverse gare, aggravando una situazione già precaria dopo il recente infortunio di Mattia Zaccagni.

Allarme Provstgaard: la difesa biancoceleste trema

A peggiorare il quadro clinico ci sono le condizioni di Provstgaard. Secondo quanto riportato da Repubblica, il centrale danese avrebbe accusato un fastidio al flessore che lo mette in forte dubbio per la trasferta di Bologna. Con Gigot e Lazzari ancora ai box, e un Patric non al meglio della condizione, Sarri si ritrova con gli uomini contati. Una situazione paradossale se si pensa che in campionato, contro l’Atalanta, mancherà anche Romagnoli per squalifica.

Il tecnico ritroverà Pellegrini per la Coppa, ma dovrà inventarsi un reparto arretrato quasi inedito. Per monitorare i tempi di recupero ufficiali, resta fondamentale seguire i comunicati della Lega Serie A.



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Ansia Zaccagni: la lesione è seria, il piano per il rientro in campo

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La distinta ufficiale di Cagliari-Lazio negli spogliatoi dell'Unipol Domus.

Non c’è pace per Maurizio Sarri. Dopo l’amaro pareggio ottenuto allo Stadium contro la Juventus, l’infermeria di Formello continua a regalare notizie poco confortanti. Il caso che desta maggiore preoccupazione è quello legato a Mattia Zaccagni: il capitano, fermatosi alla vigilia della gara contro il Genoa, rischia uno stop molto più lungo di quanto ipotizzato inizialmente.

Infortunio Zaccagni: la diagnosi e il forfait in Coppa Italia

Come riportato dalle ultime Lazio news di rassegna, la lesione all’addome si sta rivelando un osso duro. Lo stesso Sarri ha definito l’infortunio come “strano e serio”, un segnale chiaro di come lo staff medico stia procedendo con i piedi di piombo. Il forfait per il quarto di finale di Coppa Italia contro il Bologna è ormai certo: mercoledì al Dall’Ara il numero 10 non ci sarà, lasciando un vuoto tecnico e carismatico difficile da colmare.

Tempi di recupero: la data del possibile rientro

Ma quando vedremo di nuovo Mattia Zaccagni in campo? Secondo le indiscrezioni de Il Tempo, serviranno almeno altre tre settimane di terapie e lavoro differenziato. I nuovi controlli previsti nelle prossime 48 ore serviranno a monitorare la cicatrice della lesione, ma la tabella di marcia sembra già segnata: l’obiettivo è riaverlo al 100% per la sfida contro il Torino del 1° marzo. Un’assenza pesante che costringerà Sarri a soluzioni d’emergenza proprio nel momento clou della stagione.

Per restare aggiornati sulle condizioni fisiche della rosa, è possibile consultare il report medico ufficiale sul sito della Lega Serie A.

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