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Lazio, Zaccagni decisivo: i numeri parlano chiaro

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La distinta ufficiale di Cagliari-Lazio negli spogliatoi dell'Unipol Domus.

La Lazio è sempre più Zaccagni dipendente.
Lo dicono le scelte di Maurizio Sarri, che a Bergamo ha deciso di schierare il suo numero 20 nonostante appena due allenamenti completi dopo la lesione muscolare, ma soprattutto lo confermano i numeri Opta, che delineano un quadro inequivocabile:
quando Mattia Zaccagni segna, la Lazio non perde mai.

I numeri Opta: 21 gare senza sconfitte

Dati alla mano, nelle ultime due stagioni (dal 2024/25) la Lazio ha vinto tutte le 10 partite in cui Zaccagni ha trovato la rete in Serie A.
Più in generale, il club biancoceleste è imbattuto negli ultimi 21 match di campionato in cui l’esterno offensivo classe 1995 è andato a segno:
📊 18 vittorie e 3 pareggi, con l’ultima sconfitta risalente addirittura al 30 ottobre 2022 contro la Salernitana.

Un dato impressionante, che testimonia quanto la presenza — e soprattutto l’incisività — del capitano biancoceleste sia determinante per le sorti della squadra.

Il simbolo del gioco di Sarri

Per Sarri, Zaccagni non è solo un finalizzatore, ma un punto di equilibrio tra estetica e concretezza.
È il giocatore che più di tutti incarna il calcio del tecnico toscano: dinamico, tecnico, capace di creare superiorità e di incidere nei momenti decisivi.

Anche a Bergamo, dopo l’infortunio, il tecnico lo ha voluto in campo dal primo minuto, segnale di quanto la Lazio non possa prescindere dal suo talento.
Zaccagni è infatti l’unico giocatore della rosa ad aver collezionato, nelle ultime due stagioni, gol, assist e occasioni create a doppia cifra.

La Zaccagni-dipendenza

È evidente che la Lazio, quando Zaccagni è in forma, cambia volto:

  • aumenta la produzione offensiva,
  • si alza il baricentro,
  • e si creano più spazi anche per gli inserimenti dei centrocampisti.

Non è un caso che molti dei gol decisivi della squadra di Sarri siano arrivati da giocate del numero 20, spesso letali nelle transizioni rapide.

Ma questa “Zaccagni-dipendenza” è anche un campanello d’allarme: la Lazio fatica a trovare alternative credibili sugli esterni.
L’infortunio di Cancellieri e il mancato inserimento di Isaksen e Noslin hanno ridotto le rotazioni, costringendo Sarri a rischiare il suo capitano anche non al 100%.

Il futuro della Lazio passa da lui

Zaccagni è sempre più leader tecnico e carismatico della Lazio.
La fascia da capitano, ereditata in un momento delicato, ne ha accresciuto la responsabilità e la consapevolezza.
La sua qualità resta l’arma più preziosa per un gruppo che cerca equilibrio e certezze.

Se i numeri non mentono, la Lazio dovrà ripartire dal suo numero 20 per risalire in classifica e ritrovare fiducia.
Quando segna Zaccagni, la Lazio non perde: un mantra che a Formello sperano di poter ripetere ancora a lungo.



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Caso Okoye, scommesse su Lazio-Udinese: la Procura non archivia

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Il portiere dell’Udinese Maduka Okoye durante una partita contro la Lazio, ora al centro di un’inchiesta per scommesse illecite.
Il portiere dell’Udinese Maduka Okoye durante una partita contro la Lazio, ora al centro di un’inchiesta per scommesse illecite.

La Procura di Udine ha deciso di non archiviare il caso scommesse che coinvolge Maduka Okoye, portiere dell’Udinese, e altre tre persone.
Il pubblico ministero Caterina Pace ha disposto la citazione diretta a giudizio per truffa aggravata, fissando la prima udienza predibattimentale per il 13 maggio 2026.

Si tratta di un episodio che scuote ancora una volta il mondo del calcio italiano, con al centro una partita tra Lazio e Udinese giocata l’11 marzo 2024.

L’episodio sospetto: l’ammonizione contro la Lazio

L’inchiesta nasce da un anomalo flusso di scommesse legato proprio a quella gara, disputata allo Stadio Olimpico.
Okoye, titolare dei friulani, era stato ammonito al 63° minuto per perdita di tempo, un episodio apparentemente banale che, secondo la Procura, nascondeva un accordo illecito.

Pochi giorni prima della partita, infatti, il portiere avrebbe incontrato un imprenditore friulano in una pizzeria di Udine. Da lì sarebbe nata l’intesa: Okoye avrebbe provocato un’ammonizione volontaria, su cui sarebbero state poi piazzate scommesse mirate.

La quota era alta — otto volte la posta — e le vincite complessive avrebbero superato i 120mila euro, quasi tutte registrate nella provincia di Udine.

Chi sono gli altri indagati

Oltre al portiere nigeriano, risultano indagati:

  • Il titolare della pizzeria dove si sarebbe svolto l’incontro,
  • Due imprenditori locali che avrebbero scommesso approfittando delle informazioni ricevute in anticipo.

La società Snaitech compare come parte offesa nell’indagine.
Il gestore del locale, secondo gli inquirenti, avrebbe effettuato giocate in più ricevitorie fisiche e online, ottenendo vincite per oltre 18.000 euro, mentre i due complici avrebbero guadagnato rispettivamente 4.000 e 6.200 euro.

Le conseguenze sportive e giudiziarie

Dal punto di vista sportivo, Okoye era già stato squalificato per due mesi dalla giustizia sportiva, ma è tornato in campo lunedì contro la Cremonese.
Ora, però, lo scenario cambia radicalmente: la giustizia ordinaria intende portare avanti il procedimento, contestando al giocatore truffa aggravata ai danni dei concessionari di scommesse.

La decisione di non archiviare il caso rappresenta un segnale importante nel contrasto alle condotte illecite nel mondo del calcio, già scosso negli ultimi anni da numerosi scandali legati al betting.

Un nuovo caso che scuote la Serie A

La vicenda Okoye si inserisce in un contesto più ampio di vigilanza crescente da parte delle Procure italiane sui comportamenti dei tesserati.
Dopo i casi Fagioli, Tonali e Zaniolo, anche questo episodio dimostra quanto il confine tra gioco e illecito resti sottile.

Per la Lazio, che fu avversaria in quella partita incriminata, la notizia riapre un vecchio capitolo, riportando alla memoria un match che, col senno di poi, potrebbe avere avuto risvolti ben più gravi di quanto apparisse.



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Lazio, Sarri e gli acquisti 2024: il bilancio del Comandante

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Maurizio Sarri valuta il cambio di modulo tra 4-3-3 e 4-4-2 per una Lazio più offensiva e concreta dopo i recenti risultati.
Maurizio Sarri valuta il cambio di modulo tra 4-3-3 e 4-4-2 per una Lazio più offensiva e concreta dopo i recenti risultati.

A fine Ottobre, il bilancio degli acquisti 2024 della Lazio non è incoraggiante.
Quando Claudio Lotito e Angelo Fabiani decisero di affidare la panchina a Maurizio Sarri, l’obiettivo era chiaro: valorizzare questa rosa e rilanciare chi si era fermato a metà percorso.
Doveva essere il progetto della rinascita, ma al momento — dopo sette giornate — è ancora tutto in salita.

Dele-Bashiru, il grande punto interrogativo

Il caso più emblematico è quello di Fisayo Dele-Bashiru.
Il centrocampista nigeriano aveva iniziato discretamente la stagione, ma l’infortunio lo ha messo ko e da allora è sparito dai radar.
Sarri non lo ha reintegrato e i tempi di recupero restano incerti: se i protocolli saranno rispettati, dovrebbe tornare disponibile entro fine mese.
Ma il tecnico, ormai, sembra aver cambiato rotta, puntando su altri profili.

Noslin, l’oggetto misterioso

Solo 20 minuti complessivi tra Roma e Torino per Noslin, che Sarri considera un talento difficile da inquadrare:

“È un giocatore complicato da collocare: ha la gamba da esterno ma non lo è, potrebbe essere un trequartista ma non ha quella qualità, può fare la punta ma non lo è del tutto.”

Un giudizio che sintetizza bene la situazione: tanto potenziale, poca identità tattica.
Per ora Noslin resta un esperimento irrisolto.

Isaksen, il rilancio atteso

Il tecnico aveva visto in Gustav Isaksen un possibile rilancio dopo un primo anno sottotono.
Lo stop di Matteo Cancellieri potrebbe ora restituirgli spazio e fiducia, ma i numeri restano modesti: 101 minuti in tre presenze (10 col Sassuolo, 23 col Torino, 68 a Bergamo).
Il danese dovrà farsi trovare pronto, perché la Lazio ha un disperato bisogno di fantasia e imprevedibilità sugli esterni.

Tavares e Belahyane, luci e ombre

Sarri ha provato a “sarrizzareNuno Tavares, ma il processo è ancora lontano dal compiersi.
Il portoghese non è migliorato nella fase difensiva e ha trovato spazio solo per via dell’infortunio di Pellegrini.
Il sorpasso nel derby sembrava un punto di svolta, ma a Genova è tornato nell’anonimato.

Discorso simile per Belahyane, arrivato a febbraio come regista ma convertito da Sarri in mezzala.
Ha collezionato 12 minuti con il Como, 45 con il Sassuolo, 72 nel derby e 23 col Torino.
Promettente, ma ancora troppo disordinato. L’espulsione contro la Roma lo ha penalizzato pesantemente.

Basic e Provstgaard, le note liete

Tra le poche notizie positive c’è il ritorno di Toma Basic, reintegrato da Sarri in piena emergenza e autore di prestazioni solide e disciplinate.
E poi c’è Provstgaard, acquisto di febbraio, che ha subito conquistato la fiducia del tecnico grazie a intensità e maturità tattica.

Sarri lo considera un profilo da costruire per il futuro, forse uno dei pochi che risponde alle sue richieste.

Sarri e la sfida di creare un gruppo vero

Il tecnico ha sempre dichiarato di voler costruire una base solida di 6-7 giocatori su cui fondare la Lazio del futuro.

“Se riusciremo a creare un gruppo che farà da base al prossimo anno – disse a luglio – basteranno tre innesti. Altrimenti sarà dura.”

Le prime settimane confermano la parte più pessimista della profezia.
Tra infortuni, limiti tecnici e mancanza di identità, la Lazio non ha ancora trovato quella “spina dorsale” su cui costruire continuità.

Il lavoro del Comandante è ancora lungo, ma la sensazione è chiara: non tutti i libri che doveva scrivere sono ancora stati aperti.



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Sarri e il doppio contratto: svelato il retroscena estivo

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Maurizio Sarri durante una conferenza stampa della Lazio: il tecnico difende il suo progetto ma i nomi di Insigne e Ilic dividono tifosi e critica.

Un nuovo retroscena emerge sulle ultime settimane estive in casa Lazio, e riguarda direttamente Maurizio Sarri.
Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il tecnico toscano avrebbe firmato due contratti differenti con la società biancoceleste nel corso dell’estate, in un intreccio che racconta molto del clima e delle tensioni interne tra allenatore e dirigenza.

Il primo contratto: un biennale con opzione

A giugno, poco dopo la conclusione della stagione, Sarri aveva sottoscritto un contratto biennale con la Lazio, con opzione per un terzo anno.
Un accordo definito in tempi brevi, che sembrava chiudere definitivamente ogni discorso legato al futuro del tecnico.
La firma era stata interpretata come un segnale di continuità e fiducia reciproca, con Sarri pronto a rilanciare il progetto dopo l’addio di Marco Baroni

Il secondo contratto: un “contentino” dopo il blocco del mercato

Ma le cose, racconta il Corriere dello Sport, non si sono fermate lì.
Poche settimane dopo, infatti, Sarri avrebbe scoperto che la Lazio aveva il mercato bloccato per ragioni legate all’indice di liquidità e ai vincoli economici imposti dalla FIGC.
Una situazione che avrebbe colto di sorpresa lo stesso allenatore, convinto di poter contare su rinforzi immediati per affrontare la nuova stagione.

Per evitare una rottura e provare a rassicurarlo, la società gli avrebbe proposto un secondo contratto, un triennale alle stesse condizioni economiche — 2,5 milioni di euro a stagione — come gesto di fiducia e riconoscimento del suo ruolo centrale nel progetto tecnico.
Un modo, insomma, per “calmare le acque” dopo la delusione di un mercato che si preannunciava (e si è poi rivelato) complicato.

Sarri avrebbe accettato e firmato anche questo secondo accordo, che di fatto prolunga la sua permanenza a Roma fino al 2027.

Un gesto di fiducia, ma anche di equilibrio fragile

Il retroscena racconta di un rapporto tra Sarri e la società complesso ma ancora basato su rispetto reciproco.
Da un lato il tecnico, sempre più insofferente per i limiti operativi della Lazio e desideroso di una squadra più competitiva; dall’altro Lotito, che ha cercato di legarlo più saldamente al club offrendo stabilità contrattuale, anche se senza aumenti economici.

Ma la realtà dei fatti, come mostrano le recenti tensioni, è che la firma non ha risolto i problemi di fondo.
Il blocco del mercato, i numerosi infortuni e la difficoltà a gestire una rosa corta hanno riacceso le incomprensioni tra le parti.
Sarri continua a chiedere garanzie, mentre la società punta a contenere i costi e rispettare i parametri federali.

Il futuro resta incerto

Oggi, nonostante il contratto lungo, la sensazione è che il futuro di Sarri alla Lazio resti appeso ai risultati e alla capacità del club di intervenire nel mercato di gennaio.
Il “doppio contratto” è un simbolo di questo equilibrio precario: un atto di fiducia formale, ma non ancora sostanziale.

In un momento in cui la squadra fatica a ritrovare continuità, il vero nodo resta sempre lo stesso: unità di intenti tra allenatore e società.
Solo da lì può ripartire il progetto biancoceleste.



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Fernando Orsi attacca Maurizio Sarri: “Perché si lamenta adesso? Poteva non firmare”

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Maurizio Sarri conferenza stampa Formello vigilia Juventus Lazio

Le parole di Maurizio Sarri, pronunciate al termine della gara al New Balance Stadium, continuano a far discutere.
Il tecnico biancoceleste aveva infatti punzecchiato Lotito e Fabiani, lasciando intendere un certo malcontento per la gestione societaria e per le mancate risposte sul mercato.
Una presa di posizione netta, che però non è piaciuta a tutti — soprattutto a un ex bandiera biancoceleste come Fernando Orsi.

Orsi: “Prima diceva di essere rimasto per il popolo, ora si lamenta”

L’ex portiere della Lazio, intervenuto ai microfoni di Radio Radio, ha commentato duramente l’atteggiamento di Sarri:

“Non capisco perché prima non era così polemico e ora sì. Diceva ‘sono rimasto per il popolo, per la gente’. E adesso invece? Invece di lamentarsi ora, quando gli hanno detto certe cose poteva non firmare il contratto. Lamentarsi adesso è del tutto inutile. Non capisco perché abbia preso questa direzione. È un alibi?”

Un attacco diretto, che evidenzia come una parte del mondo Lazio — anche interno all’ambiente storico — stia iniziando a mettere in discussione il comportamento del tecnico toscano.

Le tensioni tra Sarri, Lotito e Fabiani

La conferenza stampa di Sarri, arrivata dopo un periodo complicato per la Lazio, è stata interpretata da molti come un messaggio alla società.
Il tecnico ha espresso frustrazione per la mancanza di risposte concrete sul mercato e per la gestione degli infortuni, temi che hanno già causato attriti nelle scorse settimane.

L’allenatore ha più volte sottolineato che “questa rosa non è all’altezza dei primi posti”, una frase che non è piaciuta né a Fabiani, né tantomeno a Lotito, che continua a ribadire la bontà del lavoro fatto in estate.
L’impressione è che il rapporto tra le parti si stia facendo sempre più fragile.

Sarri sotto pressione: realtà o alibi?

Il commento di Orsi apre un dibattito interessante: Sarri sta semplicemente dicendo la verità o sta cercando un alibi in vista dei risultati deludenti?
Il tecnico toscano, che la scorsa primavera aveva dichiarato di essere rimasto “per amore della Lazio e del suo popolo”, oggi appare disilluso e stanco.

Secondo alcuni, le sue parole sono il segnale di un progressivo distacco dal progetto societario, mentre per altri rappresentano solo uno sfogo legittimo di fronte a un organico indebolito e privo di rinforzi.

Un ambiente sempre più diviso

Le frizioni interne stanno alimentando una spaccatura nel tifo laziale: da una parte chi difende Sarri e ne apprezza la sincerità, dall’altra chi ritiene che certe dichiarazioni debbano restare nello spogliatoio.
Il clima intorno alla Lazio, già appesantito dai tanti infortuni e dai risultati altalenanti, ora rischia di peggiorare ulteriormente.

Se l’obiettivo è ricompattare l’ambiente, serviranno presto segnali forti: sia da parte dell’allenatore, che della dirigenza.

Conclusione: Lazio, serve unità per ripartire

Il confronto tra Sarri e la società è inevitabile.
Ma se l’obiettivo è tornare competitivi, la Lazio dovrà ritrovare coerenza e chiarezza nelle scelte.
Le critiche, come quelle di Orsi, sono solo lo specchio di un malessere più ampio: una squadra ferita, una società divisa e una tifoseria che chiede risposte.



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Summit a Formello tra Sarri e Fabiani: focus su mercato e infortuni

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Scontro Sarri Lotito Fabiani Formello Lazio crisi società

Riunione importante oggi a Formello, dove Maurizio Sarri e Angelo Fabiani si ritroveranno per un confronto a tutto campo sul momento della Lazio.
Come riportato da Il Messaggero, il vertice servirà a fare il punto non solo sul mercato di gennaio, ma anche sulla situazione preoccupante degli infortuni che sta condizionando la prima parte di stagione biancoceleste.

Un incontro atteso e necessario, dopo settimane complicate in cui risultati, emergenze e malumori interni hanno reso l’ambiente sempre più teso.

Mercato di gennaio: servono rinforzi

Sul tavolo del confronto tra Sarri e Fabiani ci sarà innanzitutto il tema calciomercato.
Il tecnico toscano, deluso per le difficoltà estive, ha già espresso la necessità di almeno due rinforzi mirati: una mezzala di qualità e un attaccante esterno capace di garantire imprevedibilità e gol.

Sarri, come più volte ribadito, considera l’attuale rosa incompleta e troppo fragile per sostenere gli impegni stagionali.
Le risorse economiche però restano limitate e, come noto, Lotito e Fabiani dovranno muoversi all’interno di vincoli stringenti: il diktat resta “vendo per comprare”.

Tra i nomi monitorati, possibili piste low cost in Serie A e profili in prestito dall’estero, ma per ora tutto resta fermo in attesa delle decisioni del club.

Il nodo infortuni: emergenza senza fine

L’altro grande tema della riunione sarà la preoccupante serie di infortuni che da inizio stagione ha colpito la Lazio.
L’ultimo stop è quello di Matteo Cancellieri, uscito contro l’Atalanta per una lesione al flessore che lo terrà fuori almeno venti giorni.
Un’assenza pesante che si somma a quelle di Dele-Bashiru, Castellanos, Rovella e Pellegrini, oltre ai recenti problemi di Zaccagni, Vecino e Marusic.

Sarri e Fabiani analizzeranno insieme le possibili cause di questo boom di infortuni, cercando di capire se ci siano errori nella preparazione atletica o nei carichi di lavoro.
Un tema sensibile, su cui lo staff medico e quello tecnico non sembrano sempre perfettamente allineati.

Equilibrio delicato tra tecnico e dirigenza

Il vertice odierno servirà anche a ricompattare l’ambiente dopo le tensioni delle ultime settimane.
Sarri ha più volte espresso malumore per le scelte societarie, chiedendo maggiore chiarezza sulle strategie future.
Fabiani, dal canto suo, difende la linea di sostenibilità economica imposta da Lotito, ma sa bene che senza risultati la pressione sull’allenatore e sulla dirigenza aumenterà.

Il faccia a faccia di oggi, dunque, assume un valore decisivo: da Formello dovrà uscire un messaggio di unità e un piano chiaro per salvare la stagione della Lazio, prima che la frattura diventi insanabile.

Prossimi passi: verso il mercato e la ripartenza

Dopo il confronto, la società farà un nuovo punto con Lotito in vista della sessione invernale.
L’obiettivo è individuare profili pronti e funzionali al gioco di Sarri, evitando errori come quelli del mercato estivo.
Nel frattempo, l’allenatore spera di recuperare Cancellieri dopo la sosta di novembre e di riavere una squadra più competitiva già per il big match con la Juventus.

La riunione di Formello, insomma, è solo l’inizio di un percorso necessario: la Lazio deve ritrovarsi come gruppo, come società e come progetto tecnico.
Il tempo, però, comincia a scarseggiare.



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Matteo Cancellieri, lesione al flessore: stop di un mese

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Matteo Cancellieri infortunato si allena in fisioterapia a Formello con un terapista, con espressione concentrata e determinata al recupero.
Matteo Cancellieri dolorante a bordo campo dopo l’infortunio al flessore: l’attaccante della Lazio dovrà restare fermo almeno un mese.

Brutte notizie in casa Lazio. Gli esami strumentali a cui si è sottoposto Matteo Cancellieri hanno evidenziato una lesione tra il primo e il secondo grado del flessore, un infortunio più serio del previsto che costringerà l’esterno biancoceleste a uno stop di almeno un mese.

Una vera doccia fredda per Maurizio Sarri, che perde uno dei giocatori più in forma del momento e deve fare i conti con l’ennesima emergenza muscolare di una stagione già segnata dagli infortuni.

Un infortunio più grave del previsto

In un primo momento si era parlato di un semplice affaticamento, ma gli accertamenti hanno evidenziato una lacerazione più estesa del muscolo flessore.
Cancellieri si era fermato durante il match con l’Atalanta dopo appena venti minuti, chiedendo il cambio e lasciando il campo visibilmente dolorante.

L’esito degli esami ha confermato i timori dello staff medico: lesione di primo-secondo grado, con tempi di recupero stimati in quattro settimane, ma che potrebbero allungarsi in caso di complicazioni o ricadute.

Sarri perde l’uomo più in forma

L’assenza di Matteo Cancellieri pesa eccome.
L’attaccante ex Verona era stato tra i migliori in questo avvio di stagione, segnando tre reti e risultando uno dei pochi in grado di accendere la manovra offensiva di una Lazio ancora in cerca di continuità.

Con il suo mix di velocità e imprevedibilità, Cancellieri aveva dato nuova linfa al reparto avanzato biancoceleste, conquistando spazio e fiducia anche davanti a giocatori più esperti.
Ora, invece, Sarri dovrà reinventare l’attacco, con poche alternative a disposizione e diversi giocatori ancora ai box.

Emergenza muscolare: la lista degli infortunati si allunga

L’infortunio di Cancellieri si aggiunge a una lista già preoccupante.
Da inizio stagione, infatti, la Lazio ha perso per problemi muscolari Patric, Vecino, Marusic, Lazzari e Zaccagni, tutti alle prese con lesioni o affaticamenti.
Restano ancora ai box Dele-Bashiru e Castellanos, mentre Dia, Rovella e Pellegrini non sono ancora al meglio.

Una serie di problemi che solleva interrogativi sulla gestione fisica del gruppo, su cui Sarri e lo staff medico stanno cercando di intervenire.

Rientro previsto dopo la sosta di novembre

Il calendario non aiuta.
Con diverse partite ravvicinate tra campionato e coppe, l’assenza di Cancellieri priva Sarri di una pedina importante almeno fino a dopo la sosta per le nazionali del 7 novembre.
Il tecnico spera di ritrovarlo per la seconda metà di novembre, ma senza forzare i tempi.

Nel frattempo, spazio a chi finora ha trovato poco minutaggio: Isaksen potrebbe avere una nuova chance, così come Basic adattato più avanti o lo stesso Pedro, chiamato a dare esperienza in un momento delicato.

Conclusione: un nuovo ostacolo per Sarri

L’infortunio di Cancellieri rappresenta un colpo pesante per una Lazio che fatica a trovare continuità.
La squadra di Sarri, già in emergenza in più reparti, dovrà ancora una volta stringere i denti e contare sulla forza del gruppo.
Il recupero dell’esterno italiano sarà fondamentale per ritrovare quella velocità e imprevedibilità che, nelle ultime settimane, avevano finalmente riacceso l’attacco biancoceleste.



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Mario Gila, il pilastro silenzioso della Lazio

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Mario Gila intervista pre-partita Lazio Genoa espressione seria
Mario Gila durante un match della Lazio: i due giocatori potrebbero essere ceduti a gennaio per garantire liquidità al club.

In una Lazio in cerca di certezze, Mario Gila è diventato la colonna portante della difesa di Maurizio Sarri. Lo spagnolo, arrivato nel 2022 dal Real Madrid, è oggi un riferimento imprescindibile per la retroguardia biancoceleste: solido, disciplinato, con una crescita costante che lo ha reso il leader silenzioso del reparto.

A Bergamo, contro l’Atalanta, ha offerto l’ennesima prestazione da veterano. Anticipi, letture pulite, concentrazione: Gila ha guidato i compagni con personalità, come un difensore che ha trovato finalmente la sua dimensione. Per Sarri, ormai, “Gila e Lazio” è un binomio inscindibile.

Da riserva a titolare: la maturazione

E pensare che il percorso non è stato immediato.
Per oltre un anno e mezzo, Sarri lo ha utilizzato con il contagocce, convinto però del suo potenziale. Lo spagnolo ha dovuto imparare il “modo di difendere” sarriano, fatto di posizionamenti precisi, linea alta e attenzione nella costruzione dal basso.
Il tecnico, come raccontato in passato, si era opposto a ogni ipotesi di prestito:

“Mi bastavano sei mesi per insegnargli a difendere come voglio io.”

Quel tempo è bastato. Dalla stagione 2023-24, complici gli infortuni di Romagnoli e Casale, Gila si è imposto con autorità, diventando titolare inamovibile e uno dei migliori difensori under-25 del campionato.

Un futuro ancora tutto da scrivere

Il contratto di Mario Gila scade nel 2027, ma resta una questione aperta.
La Lazio, vincolata da limiti finanziari e dal Fair Play interno, non può oggi offrire un rinnovo migliorativo.
In estate, il Brighton ha presentato un’offerta da 35 milioni di euro, rifiutata da Lotito. Un rifiuto importante, ma con un problema non trascurabile: il 50% dell’eventuale incasso spetterebbe al Real Madrid, che detiene ancora parte dei diritti economici del giocatore.

Una clausola che rende complessa qualsiasi trattativa e spinge la Lazio a riflettere se convenga tenere il giocatore o cederlo per finanziare il mercato di gennaio.

Ambizioni e mercato: Gila al bivio

Gila non ha mai nascosto la sua ambizione europea.
È arrivato a Roma per crescere, ma anche per giocare ad alti livelli.
Con la Lazio fuori dalle coppe, il difensore potrebbe guardarsi intorno. Tuttavia, Sarri lo considera intoccabile, non solo per qualità ma per mentalità: il primo a crederci, anche nei momenti più bui.

Il tecnico toscano lo vede come simbolo di una Lazio che prova a ricostruire un’identità, basata su equilibrio e compattezza difensiva. In un gruppo pieno di incertezze e tensioni, Gila è il punto fermo da cui ripartire.

Conclusione: un leader in costruzione

Nel calcio moderno, dove la pazienza è merce rara, Mario Gila rappresenta una storia di crescita e fiducia.
Sarri lo ha aspettato, lui ha ripagato.
Oggi il suo valore tecnico e di mercato è ai massimi, ma resta da capire se la Lazio vorrà costruire attorno a lui o monetizzare un talento che, in Premier League, piace già a molti.
Una scelta delicata, che dirà molto sul futuro progetto biancoceleste.



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Urbano Cairo apre alla vendita, ma senza offerte: quale futuro per il Torino?

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Urbano Cairo al Festival dello Sport di Trento: il presidente del Torino valuta la vendita del club ma lamenta assenza di offerte.
Urbano Cairo al Festival dello Sport di Trento: il presidente del Torino valuta la vendita del club ma lamenta assenza di offerte.

Nel corso del Festival dello Sport di Trento, Urbano Cairo ha ribadito la disponibilità a cedere il Torino. Nessuna trattativa, però: “Offerte non ce ne sono”. Un refrain già sentito nei mesi scorsi e accompagnato da una puntualizzazione: il presidente rivendica un ventennio di stabilità economica ed equilibrio gestionale, ma “non resterò a vita”.
Il tema è quindi duplice: da un lato la solidità dei conti; dall’altro la povertà di risultati sportivi che alimenta la contestazione. E in mezzo una domanda che rimbalza tra i tifosi: com’è possibile che un club sano e storico non trovi acquirenti?

Venti anni tra stabilità e limiti: numeri e prospettiva

La fotografia economica è chiara: circa 80,7 milioni immessi da Cairo in 20 anni (poco più di 4 milioni l’anno in media), un cumulato dei risultati d’esercizio in rosso per ~87,6 milioni, ma con un utile 2024 a doppia cifra grazie alle plusvalenze (Buongiorno al Napoli, Bellanova all’Atalanta).
Sul piano sportivo, però, l’asticella resta bassa: due settimi posti (2013/14 e 2018/19), qualche viaggio europeo “di rimpallo” e il ricordo epico di Bilbao 2015. Troppo poco per un club dal tremendismo granata scolpito nella memoria, dal mito del Grande Torino allo scudetto del 1975/76 e alla finale di UEFA 1992. Anche il derby con la Juve racconta una distanza: 1 vittoria, 7 pareggi, 24 sconfitte nell’era Cairo.

“Attenzione a chi compra”: un monito legittimo

Cairo sottolinea un punto sensibile: vendere non basta, serve capire a chi. E porta esempi di club finiti peggio dopo un passaggio di mano. Il paragone con la Sampdoria recente, caduta sportivamente nel post-Ferrero prima del salvataggio, è un avvertimento. Il ragionamento ha un fondamento: la solidità è un valore, specie in un calcio italiano ancora fragile.

Ma allora perché nessuna offerta? Tre ipotesi (concrete)

  1. Valutazione fuori mercato. In un contesto dove fondi e investitori esteri comprano quasi ovunque (dalle big alle provinciali), l’assenza di proposte su un club “pulito” fa pensare che il prezzo chiesto sia elevato rispetto a ricavi attuali e potenziale immediato.
  2. Timing e catalyst. Un acquirente valuta catalizzatori di valore: stadio in controllo, centri sportivi, crescita ricavi matchday e commerciale. Se questi asset non sono ancora “sbloccati”, il deal slitta o si chiede sconto.
  3. Narrativa sportiva debole. Bilanci ok, ma brand sportivo poco competitivo: senza un progetto tecnico convincente, anche un investitore paziente esita.

Il nodo infrastrutture: lo stadio come leva (o freno)

Il Grande Torino è stato liberato dalle ipoteche storiche: si attende la perizia Praxi su valori e opzioni (vendita, diritto di superficie 99 anni, oppure canone pluriennale). Cairo ha detto di aspettarsi condizioni “simili alla Juventus”: se l’intesa arriverà, lo stadio potrà diventare un asset valorizzabile (matchday, corporate, hospitality, naming).
C’è poi il Robaldo, centro giovanile in sviluppo: campi già operativi, palazzina servizi in completamento con orizzonte inizio 2026. Insieme al Filadelfia, compone un puzzle infrastrutturale che aumenta l’appeal del club.
Tradotto: se stadio e facility si sbloccano, il valore del Torino cresce. E qui l’altra domanda: conviene a Cairo vendere prima o dopo questo “upgrade”?

Identità contro gestione: l’eterna frizione

I contestatori accusano Cairo di aver “cloroformizzato” l’anima granata: prudenza sui conti, ambizioni misurate, poca fame. Dall’altra parte, il presidente rivendica di aver messo in sicurezza il club dopo decenni difficili. La verità sta nel mezzo: l’epica del Toro pretende orgoglio e rischio controllato, ma il calcio post-pandemia insegna che senza sostenibilità non si va lontano.
Il punto è trovare un equilibrio: investire meglio (non per forza di più), alzare competenza sportiva, costruire una narrazione forte che trasformi il Torino in progetto appetibile per sponsor, pubblico internazionale e — soprattutto — per chi vorrà comprarlo.

Conclusione: prezzo, progetto e tempi

Se prendiamo per buone le parole di Trento (“offerte zero”), due sono gli snodi:

  • Prezzo: riallinearlo alle metriche di mercato (multipli su ricavi/EBITDA prospettici, sconto esecuzione su stadio).
  • Progetto: dettagliare piano sportivo e infrastrutturale con milestone temporali chiare (stadio, Robaldo, ricavi), così da creare il catalyst che oggi manca.
    Solo allora capiremo se il problema è davvero “mancanza di compratori” o mismatch tra valore richiesto e valore percepito.


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Sarri nel mirino: chi difende Lotito attacca l’allenatore

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Maurizio Sarri conferenza stampa Formello vigilia Juventus Lazio

C’è una cosa che, da tifoso e giornalista, non riesco a mandare giù: la doppia morale che circonda la Lazio e chi la racconta.
Quando un anno fa criticavo Marco Baroni, mi si accusava di non essere laziale, di volere il male della squadra, solo perché sottolineavo errori evidenti.
Oggi, invece, chi attacca Maurizio Sarri viene definito “vero laziale”.
Qual è la differenza?
Semplice: io criticavo un allenatore non da grande squadra, loro invece attaccano Sarri solo per difendere Lotito.

Sarri dice la verità, e per questo viene attaccato

Maurizio Sarri non è un santo, ma è uno dei pochi che ha avuto il coraggio di dire la verità.
Ha detto chiaramente che la rosa della Lazio non è da primi posti, che il mercato è stato un fallimento, e che Lotito ha mentito quando assicurava che la squadra fosse all’altezza della Champions.

Parole dure ma vere, che però non piacciono a chi difende il presidente a prescindere.
Oggi leggiamo da alcune pagine e giornalisti “allineati” che il gioco di Sarri è noioso, che piange troppo, che demoralizza i giocatori.
In realtà, Sarri sta solo raccontando fatti concreti: una rosa ridimensionata e un club che da due anni arretra, passo dopo passo.

I “lotitiani” contro i laziali veri

C’è una nuova categoria di tifosi, o meglio, di “commentatori”: i lotitiani.
Non sono laziali, sono difensori d’ufficio del presidente.
Per loro criticare Lotito è un peccato mortale, mentre attaccare un allenatore o un giocatore per difendere la società è legittimo.

Ma se guardiamo i numeri, i fatti parlano chiaro:
due anni fa avevamo Milinković-Savić, Luis Alberto, Felipe Anderson e Immobile al top.
Oggi ci ritroviamo con Castellanos, Basic, Isaksen e Dia.
È o non è un ridimensionamento?

Negarlo significa non capire di calcio o, peggio, fare propaganda.

Sarri ha salvato la Lazio dal baratro

Lo ha detto lui stesso prima di Atalanta-Lazio:

“In qualunque altra squadra, sapendo che non si poteva fare mercato, mi sarei dimesso. Con la Lazio non l’ho fatto, per rispetto del popolo biancoceleste.”

Queste parole dicono tutto.
Chi ama davvero la Lazio dovrebbe ringraziare Sarri, non attaccarlo.
Perché se si fosse dimesso, al suo posto sarebbe arrivato un tecnico di Serie B o peggio, e oggi la Lazio navigherebbe nel buio più totale.

La verità fa male, ma serve per ripartire

Oggi Sarri tiene in piedi una baracca fragile, con dignità e professionalità, nonostante tutto.
Ma in troppi preferiscono attaccarlo per coprire le mancanze della società.
Lo stesso Baroni che l’anno scorso andava difeso a spada tratta, ora viene rimpianto solo perché non metteva mai in discussione Lotito.

Il vero laziale, invece, non difende nessuno a prescindere, ma pretende serietà, ambizione e rispetto per la maglia.
E in questo momento, il rispetto per la Lazio lo sta dimostrando solo Sarri.

Conclusione

La Lazio non ha bisogno di tifosi silenziosi o allineati, ma di voci libere, capaci di denunciare ciò che non funziona.
Chi oggi attacca Sarri per difendere Lotito, non difende la Lazio: la sta indebolendo.
E la verità, anche se fa male, resta sempre la verità.



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Grandi allenatori in attesa: la lista infinita del calcio

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Zinedine Zidane pensieroso durante un evento pubblico: simbolo dei grandi allenatori in attesa di club.
Zinedine Zidane pensieroso durante un evento pubblico: simbolo dei grandi allenatori in attesa di club.

Nel mondo del calcio, anche i nomi più prestigiosi possono trovarsi in attesa. È il caso dell’eccellente schiera di tecnici che oggi risultano senza squadra, nonostante curriculum di altissimo livello. La redazione di TuttoMercatoWeb ha pubblicato un elenco lungo e impressionante: si parte da Zinedine Zidane, fermo da tempo, e si arriva fino a Luciano Spalletti, ancora in cerca di una nuova panchina.

Il “mercato” degli allenatori

Non è solo un problema di giocatori in cerca di sistemazione: le panchine delle grandi e medie squadre di Europa e del mondo vedono oggi più che mai nomi illustri liberi. Tra questi spiccano Zidane (senza club dal 2021), Spalletti (ex nazionale italiana), oltre a tecnici come Roberto Mancini, Jorge Sampaoli, Xavi Hernández e molti altri.

Perché così tanti senza incarico?

Diversi fattori spiegano questo paradosso:

  • Alte richieste economiche: tecnici di livello internazionale chiedono ingaggi elevatissimi o alti investimenti sulla rosa.
  • Aspettative altissime: club che scelgono un nome “di grido” vogliono risultati immediati, senza gestire il processo di ricostruzione.
  • Incertezza nel progetto: alcune società cambiano troppo spesso direzione o adottano strategie poco chiare, che spaventano i candidati.
  • Compromessi competitivi: il calcio moderno richiede un mix di capacità tattica, gestione dello spogliatoio e mediazione societaria; non tutti i top-allenatori sono “in famiglia” con queste esigenze.

Alcuni nomi di rilievo

  • Zinedine Zidane: pluricampione con il Real Madrid, da tempo fuori dai radar delle panchine.
  • Luciano Spalletti: ex commissario tecnico dell’Italia, ancora in attesa di un nuovo incarico.
  • Roberto Mancini, Jorge Sampaoli, Xavi Hernández: altri protagonisti del calcio mondiale che attendono una chiamata.

Il rischio “scelta sbagliata”

Le dirigenze devono valutare con attenzione: scegliere un nome importante solo per il prestigio può rivelarsi una mossa rischiosa se non accompagnata da un progetto concreto. Il “tempo di ambientamento” non esiste più, e l’allenatore è atteso a rispondere subito.

Cosa significa per il calcio italiano?

In Serie A e nei campionati minori italiani questa condizione si riflette nella volatilità delle panchine: molti club aspettano il tecnico “famoso” ma non valutano la compatibilità con l’ambiente. Il risultato? Casi di progetti tecnici naufragati o panchine temporanee.

Conclusione

Una lista lunga che fa riflettere: anche chi ha vinto tutto oggi è in standby. Il calcio cambia troppo rapidamente, e l’allenatore top non è più automaticamente la soluzione. Serve progetto, coerenza e una scelta condivisa. E forse, la prossima grande panchina libera sarà proprio quella che cambierà il destino di un club.



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Juventus, flop dei nuovi: Openda e David deludono

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Lois Openda e Jonathan David durante un allenamento con la Juventus, simboli del difficile inizio dei nuovi acquisti bianconeri.
Lois Openda e Jonathan David durante un allenamento con la Juventus, simboli del difficile inizio dei nuovi acquisti bianconeri.

La Juventus è alle prese con un problema che sembra ripetersi a ogni stagione: i nuovi acquisti non incidono.
Dopo i casi Koopmeiners, Douglas Luiz e Nico Gonzalez dello scorso anno, anche la sessione di mercato 2025 rischia di passare alla storia come una delle più deludenti.

In particolare, i tre nuovi volti offensivi — Lois Openda, Jonathan David e Edon Zhegrova — non hanno ancora lasciato il segno. Tra loro, solo David ha trovato la via del gol, all’esordio contro il Parma. Poi il vuoto.

Openda, un investimento da 44 milioni che preoccupa

Il caso più eclatante è quello di Lois Openda.
Acquistato dal Lipsia per 44 milioni di euro, il belga doveva rappresentare la nuova freccia dell’attacco juventino.
Invece, dopo due mesi, i numeri parlano chiaro: zero gol, 204 minuti giocati e una fiducia che si sta sgretolando.

Il tecnico Igor Tudor lo ha fatto partire titolare solo contro Atalanta e Borussia Dortmund, poi lo ha retrocesso nelle gerarchie.
A Como, l’ultima sconfitta bianconera, è rimasto in panchina per tutti i 90 minuti.
Un segnale forte, accompagnato da un messaggio criptico del tecnico croato:

“L’allenatore del Como ha scelto tutti i giocatori. Una bella cosa…”

Una frecciata che nasconde tensioni interne: Tudor non avrebbe gradito l’acquisto di Openda e avrebbe preferito il ritorno di Randal Kolo Muani, poi finito al Tottenham.

Openda non segna da oltre sei mesi, considerando anche le partite con la nazionale belga e il Lipsia.
Il suo ultimo gol risale alla scorsa primavera: un dato che pesa come un macigno per un attaccante da quasi 50 milioni.

Jonathan David, da Iceman a oggetto misterioso

L’altro grande investimento del nuovo corso Comolli è Jonathan David.
Arrivato da svincolato dopo l’esperienza al Lille, guadagna 6 milioni netti a stagione, secondo solo a Vlahovic (12 milioni).
Doveva essere il colpo a parametro zero dell’estate, ma per ora ha deluso.

L’attaccante canadese ha segnato solo una volta, all’esordio contro il Parma, poi ha perso sicurezza.
Le continue rotazioni tra lui, Openda e Vlahovic lo hanno destabilizzato: da “Iceman” a giocatore confusionario, spesso impreciso sotto porta.
Gli errori contro Villarreal e Milan hanno accentuato il malumore, ma Tudor continua a dargli fiducia.

A difenderlo è arrivato anche Zinedine Zidane, che lo ha incoraggiato pubblicamente:

“David è fortissimo, ma ha bisogno di tempo per ambientarsi. Anche a me, all’inizio alla Juventus, non veniva niente.”

Parole che pesano, ma la Juve non può più aspettare.

Zhegrova, l’oggetto misterioso del mercato

Chiudendo il quadro, c’è Edon Zhegrova, arrivato l’ultimo giorno di mercato dal Lille.
Poco utilizzato, mai incisivo quando è stato chiamato in causa, il kosovaro resta una scommessa non ancora decifrata.
Il rischio è che diventi un nuovo caso “alla Kostic”: tanta corsa, pochi risultati.

Un attacco da rifondare

La Juventus, dopo anni di spese importanti e pochi risultati, si ritrova con un reparto offensivo spento e confuso.
I gol latitano, la fluidità offensiva è un miraggio e l’intesa tra i nuovi e i vecchi non decolla.
Con l’avvicinarsi della sfida al Real Madrid, Tudor deve trovare una scossa: magari proprio da Openda, chiamato a reagire nel tempio del Bernabeu.

Un gol in Spagna potrebbe cambiare tutto. Ma, finora, i segnali dicono il contrario: la Juve dei nuovi è un progetto ancora in costruzione.



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Stadio Flaminio, incontro decisivo tra Lotito e Gualtieri

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Stadio Flaminio, il progetto della Lazio fermo da mesi: tra dichiarazioni ottimistiche e documenti ufficiali che smentiscono ogni progresso.
Stadio Flaminio, il progetto della Lazio fermo da mesi: tra dichiarazioni ottimistiche e documenti ufficiali che smentiscono ogni progresso.

l conto alla rovescia per il nuovo Stadio Flaminio è iniziato.
Nei prossimi giorni il sindaco di Roma Roberto Gualtieri incontrerà il presidente della Lazio Claudio Lotito per definire i punti chiave della trattativa tra Campidoglio e club biancoceleste.

L’obiettivo è chiaro: restituire vita a un impianto storico abbandonato da oltre dieci anni e trasformarlo in una casa moderna per i tifosi laziali, nel cuore di Roma Nord.

Un progetto da 440 milioni per la nuova casa biancoceleste

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il piano della Lazio prevede un impianto da 44.000 posti, ispirato al progetto originario di Pier Luigi Nervi, ma rivisitato in chiave moderna.
L’arena diventerebbe uno stadio di proprietà esclusivamente destinato ai tifosi biancocelesti, dotato di strutture all’avanguardia e pensato per ospitare eventi sportivi e manifestazioni tutto l’anno.

Il valore complessivo dell’investimento si aggira intorno ai 440 milioni di euro, una cifra che renderebbe il progetto uno dei più importanti d’Europa nel panorama calcistico.

La posizione è strategica: tra il Tevere, il Villaggio Olimpico e i Parioli, a due passi da Ponte Milvio e dall’Auditorium Parco della Musica, il nuovo Flaminio diventerebbe un simbolo identitario della Lazio e del suo popolo.

Non solo stadio: la rinascita del quartiere Flaminio

Il vertice tra Gualtieri e Lotito non si concentrerà soltanto sullo stadio.
Il Comune punta a una riqualificazione complessiva dell’area, che includerà parcheggi, opere viarie e un intervento urbanistico esteso anche alle ex caserme di via Guido Reni.

Qui sorgerà un nuovo quartiere residenziale e il futuro Museo delle Scienze, finanziato con circa 60 milioni di euro provenienti dagli oneri concessori.
Il progetto coinvolge anche il Maxxi, che sarà ampliato, e l’Auditorium Parco della Musica, che avrà un nuovo ingresso pedonale per migliorare l’accessibilità.

Il piano di rilancio includerà inoltre il Palazzetto di viale Tiziano, già ristrutturato, e la revisione della mobilità urbana per gestire l’aumento di traffico durante eventi sportivi e concerti.

Diritto di superficie e gestione dell’impianto

Il Campidoglio si è mostrato favorevole a concedere alla Lazio il diritto di superficie sullo stadio, ma vuole garanzie chiare su due aspetti fondamentali:

  1. Sostenibilità economica e ambientale del progetto,
  2. Utilizzo dell’impianto durante l’intero anno, anche per eventi extra sportivi.

La preoccupazione del Comune riguarda l’impatto sul traffico, già intenso tra Lungotevere, Villaggio Olimpico e Parioli.
Per questo, la revisione della viabilità sarà una delle condizioni imprescindibili per l’approvazione definitiva.

Lotito pronto a fare sul serio

Dopo anni di attesa e tentativi falliti (Tor di Valle, Tiberina, e altri progetti rimasti sulla carta), Claudio Lotito sembra determinato a dare alla Lazio uno stadio di proprietà.
L’incontro con Gualtieri potrebbe rappresentare la svolta definitiva, ma tutto dipenderà dalle garanzie reciproche.

Per la Lazio, lo Stadio Flaminio non è solo un sogno infrastrutturale: sarebbe anche un asset strategico per accrescere il valore del club, attrarre sponsor e rendere sostenibile la gestione economica della società nel lungo periodo.

Conclusione

Il futuro della Lazio passa dal Flaminio.
Un progetto ambizioso, che unisce storia e modernità, ma che dovrà superare ancora ostacoli politici, burocratici e logistici.
L’incontro tra Lotito e Gualtieri sarà decisivo per capire se la Capitale è pronta a riabbracciare uno dei suoi templi sportivi più iconici.



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Supercoppa Italiana a casa di Trump? L’ipotesi USA

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Donald Trump in un evento ufficiale con la bandiera americana sullo sfondo; possibile sede della Supercoppa Italiana a Washington.
Donald Trump in un evento ufficiale con la bandiera americana sullo sfondo; possibile sede della Supercoppa Italiana a Washington.

La Supercoppa Italiana potrebbe volare negli Stati Uniti, e più precisamente… a casa di Donald Trump.
Sembra una provocazione, ma è una delle ipotesi emerse durante i colloqui istituzionali che il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, e l’amministratore delegato Luigi De Siervo hanno avuto negli USA in occasione del 50º anniversario della NIAF (National Italian American Foundation).

Durante la cena di gala tenutasi a Washington, Paolo Zampolli, imprenditore milanese e diplomatico alle Nazioni Unite — nonché grande amico dell’ex presidente americano — avrebbe avanzato un’idea clamorosa:
👉 organizzare la finale della prossima Supercoppa Italiana nella capitale americana, con Donald Trump presente alla cerimonia di premiazione.


La proposta: una Supercoppa a Washington

La proposta, che sarà presentata ufficialmente al Consiglio di Lega venerdì prossimo, nasce da un obiettivo chiaro: espandere il brand della Serie A in un mercato strategico come quello statunitense.
L’idea è di portare la manifestazione negli USA già dal 2025, anno in cui scadrà l’accordo con l’Arabia Saudita, che ospiterà l’ultima edizione del format a quattro squadre (la cosiddetta Final Four).

Zampolli, vicino all’amministrazione Trump, avrebbe sottolineato come Washington sia stata esclusa dal novero delle città che ospiteranno i Mondiali 2026, un’assenza che avrebbe irritato l’ex presidente americano. Portare la Supercoppa nella capitale sarebbe, quindi, anche un modo per “ripagare” la città di quella mancata opportunità sportiva.


Lega Serie A tra espansione e nostalgia

Negli ultimi anni la Lega Serie A ha spinto molto sull’internazionalizzazione del suo marchio. Dopo le esperienze a Pechino, Doha, Riad e Jeddah, l’idea di tornare negli Stati Uniti rappresenta un passaggio naturale per riavvicinare il calcio italiano a un pubblico globale.
D’altra parte, non mancano le voci contrarie: molti tifosi e addetti ai lavori vorrebbero riportare la Supercoppa in Italia, magari in una sede neutra come Roma, Milano o Torino.

Il Consiglio di Lega, oltre a discutere della sede, dovrà anche decidere se mantenere il format a quattro squadre o tornare alla formula tradizionale tra vincitrice di Serie A e Coppa Italia.
Un ritorno alle origini che potrebbe piacere ai puristi, ma che penalizzerebbe la visibilità internazionale della competizione.


Il ruolo di Trump e la mossa politica

L’eventuale presenza di Donald Trump come ospite d’onore darebbe un’enorme risonanza mediatica all’evento, trasformando la Supercoppa in uno spettacolo politico-sportivo globale.
Per la Lega Serie A sarebbe un colpo d’immagine notevole, ma anche un terreno scivoloso: l’ex presidente resta una figura divisiva, e la scelta potrebbe attirare critiche tanto politiche quanto sportive.

Nonostante ciò, la proposta resta sul tavolo e verrà discussa nei prossimi giorni.
Se dovesse concretizzarsi, la Supercoppa Italiana tornerebbe a disputarsi in estate, in una finestra più appetibile per il pubblico internazionale.


Conclusione

Che si giochi o meno a Washington, la Supercoppa Italiana è destinata a cambiare ancora pelle.
La Serie A guarda agli Stati Uniti per crescere, espandere il brand e attirare sponsor globali, ma resta da capire se i tifosi italiani accetteranno l’idea di una finale “a stelle e strisce” con Donald Trump sul podio dei vincitori.



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Calciomercato Lazio: Sarri-Società, Le Frizioni Sul Mercato di Gennaio. Ingaggi, Cessioni e Il Nodo Bilancio

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Confronto Lotito giocatori: il presidente della Lazio osserva la squadra a bordo campo.
Claudio Lotito e Maurizio Sarri discutono a Formello sul mercato di gennaio della Lazio, con Lorenzo Insigne tra i possibili obiettivi.

LAZIO | Il “Comandante” spinge per avere carta bianca sulle cessioni e vuole rinforzi mirati (mezzala, Insigne). Lotito e Fabiani, invece, puntano a plusvalenze con giovani. Le posizioni distanti in attesa del via libera dal bilancio.

ROMA – Le dichiarazioni post-partita di Maurizio Sarri dalla New Balance Arena, dove la Lazio ha pareggiato 0-0 contro l’Atalanta, hanno riacceso il dibattito sul mercato di gennaio. Il tecnico biancoceleste non ha usato mezzi termini: “Mi stanno dicendo che deciderò io chi è cedibile, se non mi prendono di nuovo per il c…. Il mercato potrebbe essere libero”. Parole forti, che seguono di poche ore quelle del DS Angelo Fabiani, il quale aveva annunciato che “Le valutazioni si faranno con Sarri, se ci renderemo conto di dover intervenire lo faremo”.

Ma le posizioni tra allenatore e società sono ancora distanti, e le “frecce avvelenate” di Sarri, come riporta il Corriere dello Sport, non sono state apprezzate dalla dirigenza, convinta della competitività dell’organico attuale.


Lazio La Visione di Sarri: Qualità e Carta Bianca

Sarri si aspetta acquisti e manifesta ancora un certo “piccato” per le vicende estive. Il nodo centrale è la “carta bianca” che il tecnico chiederebbe sia in uscita che in entrata. Lotito, pur avendola garantita dopo il “bluff estivo”, non l’avrebbe mai concessa realmente, consapevole che con il toscano al comando i costi lieviterebbero.

Per rinforzare la squadra a gennaio, Sarri chiede in particolare:

  • Una mezzala: Basic, pur essendo cresciuto, non è ritenuto sufficiente. Dele-Bashiru non ha ancora tempi certi per il reintegro.
  • Un attaccante: Il nome che circola è sempre quello di Lorenzo Insigne, ma qui emerge una distanza con Fabiani, più orientato a puntare su giovani talenti.

Non solo, Sarri cambierebbe volentieri anche Castellanos e Tavares, a patto che arrivino offerte concrete.


La Visione di Lotito e Fabiani: Plusvalenze e Player Trading

Dall’altra parte di Formello, la visione di Claudio Lotito e Angelo Fabiani è improntata alla necessità di fare plusvalenze attraverso il player trading. Questa strategia, però, si scontra con alcune difficoltà impreviste:

  • Mandas: Potenziale fonte di incasso, ma il suo valore è svalutato a causa della panchina.
  • Dele-Bashiru: Considerato un giocatore con buon potenziale di plusvalenza, è attualmente tagliato fuori a causa dell’infortunio.

Il Nodo Bilancio e la Nuova Commissione

La situazione è ulteriormente complicata dalle scadenze finanziarie. La Lazio deve inviare i conti fotografati al 30 settembre alla nuova commissione di vigilanza (che ha sostituito la Co.Vi.So.C.), con tempo fino a metà novembre. Se la società potrà fare un mercato a saldo zero o addirittura “libero” (con investimenti veri) si saprà soltanto a dicembre, una volta esaminato il bilancio e ottenute le necessarie autorizzazioni.

Fino ad allora, la tensione sul fronte mercato tra le esigenze del tecnico e le strategie della dirigenza è destinata a rimanere alta, con i tifosi in att attesa di capire quali saranno le vere mosse della Lazio a gennaio.



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Sarri chiede chiarezza: tensioni con Lotito e Fabiani

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Grafica formazioni ufficiali Lazio Genoa 2026 con formazioni Sarri e De Rossi
Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.

Maurizio Sarri sta perdendo la pazienza.
Il tecnico toscano, da mesi impegnato a tenere in equilibrio una situazione sportiva e gestionale sempre più complicata, comincia a far trapelare segnali di insofferenza nei confronti della società.

Come riportato dal Corriere dello Sport, il mister biancoceleste ha alzato il livello della pressione nei confronti della dirigenza: vuole pieni poteri e soprattutto chiarezza sulle strategie per il mercato di gennaio.

Dopo un’estate deludente, con acquisti tardivi e obiettivi sfumati, Sarri sente il bisogno di avere finalmente voce in capitolo.
Le sue richieste sono precise: una mezzala di qualità e un attaccante di riserva affidabile. Ma le tensioni con Claudio Lotito e Angelo Fabiani rischiano di trasformare il mercato in un nuovo campo di battaglia.

Un rapporto sempre più complicato

Il rapporto tra Sarri e la società è arrivato a un punto delicato.
Da un lato c’è l’allenatore, che si sente tradito dalle promesse estive e chiede rinforzi per rendere competitiva la squadra.
Dall’altro ci sono Lotito e Fabiani, convinti che l’organico attuale sia sufficiente e che la priorità resti il bilancio.

Le frecciate del tecnico, arrivate già nel weekend, non sono piaciute ai vertici del club, che non hanno gradito il tono pubblico delle critiche. Tuttavia, dietro le parole di Sarri c’è una verità difficile da ignorare: la Lazio è in emergenza, e per restare agganciata alla zona Europa servono interventi immediati.


Mercato di gennaio: Sarri chiede rinforzi veri

L’allenatore ha già fatto le sue richieste.
Serve una mezzala che possa alternarsi con Guendouzi e Cataldi, vista l’incertezza su Dele-Bashiru, ancora fuori dai radar, e la fragilità di alcuni titolari.
Il rilancio di Toma Basic ha dato respiro, ma non basta per un girone di ritorno lungo e faticoso.

In attacco, invece, Sarri spinge per l’arrivo di Insigne, giocatore che conosce bene dai tempi di Napoli e che rappresenterebbe un profilo d’esperienza e leadership tecnica. Una proposta, questa, che divide la dirigenza: Fabiani è freddo sull’idea, mentre Lotito valuta i costi e l’impatto mediatico.

In più, il tecnico non nasconde la volontà di rivedere alcune scelte: Castellanos non ha convinto, e anche Tavares è considerato un corpo estraneo al progetto.


Il nodo Lotito: promesse mai mantenute

La vera questione, però, resta politica.
Sarri chiede libertà decisionale, ma Lotito non ha mai concesso una reale autonomia tecnica ai suoi allenatori.
Lo aveva promesso dopo l’addio di Tare, ma i fatti raccontano altro: i costi restano sotto controllo e ogni trattativa deve passare per il presidente.

Oggi la Lazio è spaccata tra due visioni:

  • quella di Sarri, che punta sulla crescita sportiva e sul consolidamento del gruppo;
  • quella di Lotito e Fabiani, che guardano prima ai conti e alle plusvalenze.

Se la distanza non verrà colmata, il rischio è che a gennaio esploda un nuovo caso interno, con conseguenze anche sul rendimento in campo.


Conclusione: una resa dei conti in vista

Sarri ha scelto di restare a Roma nonostante le difficoltà, ma ora pretende un segnale concreto.
Non bastano le promesse o le mezze parole: a gennaio vuole fatti, acquisti funzionali e un piano tecnico condiviso.

La palla passa a Lotito, che dovrà decidere se accontentare il suo allenatore o mantenere la linea del risparmio.
La sensazione è che il prossimo mercato sarà una resa dei conti, e a pagare — sportivamente o politicamente — potrebbe essere chi farà un passo falso.



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De Laurentiis: “Serve un limite d’età in Nazionale”

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Aurelio De Laurentiis durante una conferenza stampa del Napoli, autore di una proposta provocatoria sul limite d’età per le Nazionali.
Aurelio De Laurentiis durante una conferenza stampa del Napoli, autore di una proposta provocatoria sul limite d’età per le Nazionali.

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, torna a far discutere. Nel corso di un’intervista, il patron azzurro ha lanciato una proposta destinata a dividere il mondo del calcio:

“Non hanno capito che per le Nazionali servirebbe un cap: dopo i 23 anni non puoi più andare in Nazionale, perché devi scoprire i nuovi. Se fai giocare chi ha 37, 35 e 30 anni e questi si infortunano…”

Una dichiarazione che accende il dibattito su un tema eterno: la gestione delle convocazioni e il ricambio generazionale nelle rappresentative nazionali.

Una provocazione o un’idea concreta?

Come spesso accade con De Laurentiis, le sue parole suonano come una provocazione, ma contengono un fondo di riflessione. Il presidente del Napoli sottolinea un punto cruciale: la Nazionale, secondo lui, non dovrebbe diventare il rifugio dei veterani, ma la palestra dei talenti emergenti.

Negli ultimi anni, l’Italia ha faticato proprio su questo fronte. Dopo la vittoria dell’Europeo nel 2021, il percorso degli Azzurri è stato altalenante, tra mancate qualificazioni al Mondiale e difficoltà nel rinnovamento della rosa.

L’idea di un “cap” d’età a 23 anni potrebbe sembrare estrema, ma pone una domanda legittima: quanto spazio hanno davvero i giovani nel calcio italiano?

Il problema delle convocazioni “di status”

Molti allenatori, non solo in Italia, tendono a convocare giocatori esperti per “garanzia” e personalità. Tuttavia, questa logica rischia di frenare la crescita delle nuove generazioni.
Basti pensare al caso di Spalletti, che nel suo nuovo ciclo azzurro ha ancora puntato su diversi trentenni, lasciando in secondo piano alcuni giovani promettenti.

De Laurentiis va oltre, criticando implicitamente anche le Federazioni che, a suo dire, mettono a rischio i club:

“Se fai giocare chi ha 37 o 35 anni e questi si infortunano, poi i club pagano le conseguenze.”

Un richiamo diretto al problema dei troppi impegni internazionali e alle conseguenze sugli infortuni.

Giovani da lanciare e responsabilità dei club

Il dibattito è aperto: da una parte, chi sostiene che l’età non debba contare — conta solo il valore tecnico —; dall’altra, chi come De Laurentiis chiede un sistema che favorisca l’inserimento dei giovani.
In un campionato come la Serie A, dove l’età media resta tra le più alte d’Europa, la proposta del presidente del Napoli suona come un grido d’allarme.

D’altronde, lo stesso De Laurentiis ha spesso puntato su giocatori giovani, valorizzandoli e rivendendoli a cifre altissime (basti pensare a Osimhen, Kvaratskhelia, o Kim).

La sua visione, seppur drastica, è coerente con la filosofia aziendale del club: programmazione, sostenibilità e rinnovamento costante.

Tra realismo e utopia

L’idea di un limite d’età imposto per legge è difficilmente realizzabile, ma serve a riaccendere un dibattito che in Italia si trascina da anni.
Le Nazionali dovrebbero essere laboratori di crescita, non “premi alla carriera”. Forse, però, la chiave non è l’anagrafe, ma la meritocrazia: convocare chi gioca, chi corre e chi incide, indipendentemente dall’età.

De Laurentiis, ancora una volta, divide ma fa parlare. E nel calcio moderno, dove la comunicazione è potere, anche questa è una vittoria.



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Basic convince: ora merita di restare titolare

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Toma Basic in azione con la maglia della Lazio, protagonista di una grande prova che rilancia la sua candidatura da titolare.
Toma Basic in azione con la maglia della Lazio, protagonista di una grande prova che rilancia la sua candidatura da titolare.

💥 Nella Lazio che lotta tra emergenze e infortuni, una certezza inattesa è arrivata da Toma Basic. Il centrocampista croato, spesso ai margini nelle scorse stagioni, ha colto al volo l’occasione concessagli da Maurizio Sarri, rispondendo con prestazioni solide, generose e finalmente convincenti.

Mentre molti compagni faticano a mantenere costanza, Basic è riuscito a imporsi con ordine, intensità e lucidità, mostrando un atteggiamento da professionista vero. E oggi, la domanda che circola tra i tifosi è inevitabile: merita di restare titolare anche quando tornerà Dele-Bashiru?

Da riserva a protagonista

Fino a poche settimane fa, il nome di Basic sembrava destinato a scivolare ai margini del progetto tecnico. E invece, con il susseguirsi degli infortuni, il croato ha risposto presente, mettendo in campo proprio quelle caratteristiche che la Lazio sembrava aver perso: concretezza, equilibrio e senso tattico.

Nel match contro l’Atalanta ha dato l’esempio: pressing alto, coperture puntuali, scelte semplici ma efficaci. Nessuna giocata forzata, ma una gestione intelligente dei tempi di gioco. È stato uno dei pochi a non perdere lucidità nei momenti più delicati della partita.

Un atteggiamento che ha colpito Sarri, che lo ha elogiato nel post-partita parlando di un giocatore “finalmente consapevole delle proprie potenzialità”.

Dele-Bashiru, talento da ritrovare

Il confronto con Dele-Bashiru è inevitabile. Il nigeriano, arrivato in estate con grandi aspettative, ha alternato lampi di classe a momenti di totale inconsistenza. In alcune gare è sembrato troppo discontinuo, in altre spaesato nel sistema di Sarri.
Fisicamente potente e tecnicamente valido, ma ancora lontano dal ritmo e dalla precisione richiesti dal tecnico toscano.

Quando tornerà a disposizione, Dele-Bashiru dovrà riconquistarsi il posto sul campo, e non per curriculum. Il messaggio di Sarri è chiaro: gioca chi merita, e in questo momento il croato sta meritando.

Sarri e il centrocampo che cambia

L’allenatore biancoceleste si trova ora di fronte a una scelta interessante: continuare con la solidità e la disciplina tattica di Basic, oppure reinserire Dele-Bashiru per cercare maggiore fisicità e inserimenti offensivi.
In un momento in cui la Lazio ha bisogno di equilibrio, l’ex Bordeaux offre garanzie preziose, specialmente in un centrocampo che deve convivere con gli acciacchi di Rovella e il recupero di Vecino.

Un segnale per tutto lo spogliatoio

La rinascita di Basic manda anche un messaggio chiaro al gruppo: nella Lazio non ci sono gerarchie fisse. Chi dimostra sul campo di meritare spazio, gioca.
E il croato, con umiltà e lavoro, sta costruendo la sua rivincita. Dopo due stagioni difficili, finalmente è tornato protagonista.

Se manterrà questa forma, sarà difficile togliergli la maglia da titolare.
E forse, più di ogni altra cosa, è proprio questa la notizia migliore per Sarri: avere un giocatore ritrovato e una concorrenza vera a centrocampo.

Conclusione

La Lazio ha bisogno di certezze, e in un momento in cui la rosa è decimata, Toma Basic rappresenta un esempio di professionalità, sacrificio e concretezza.
Non un campione, ma un giocatore utile, che ha capito cosa chiede il tecnico e si è messo a disposizione della squadra.

Ora la palla passa a Sarri: continuare con chi ha meritato, o dare una nuova chance a Dele-Bashiru?
Il campo, come sempre, darà la risposta.



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Provedel ritrovato: la Lazio può ripartire da lui

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Provedel: il portiere della Lazio dolorante in campo dopo un intervento.
Ivan Provedel in volo durante Atalanta-Lazio, autore di una prestazione decisiva che rilancia la sua stagione.

Dopo settimane di incertezze, Ivan Provedel è tornato. Nella sfida di Bergamo contro l’Atalanta, il portiere della Lazio ha offerto una prestazione da leader silenzioso: sicuro, reattivo, decisivo. In un momento di emergenza totale per la squadra di Maurizio Sarri, è stato lui a tenere in piedi i biancocelesti e a blindare uno 0-0 che vale come una vittoria per morale e spirito.

La sua prestazione è stata la migliore della stagione. Riflessi pronti, uscite pulite, interventi decisivi su Lookman e De Ketelaere: il Provedel che conoscevamo, quello del secondo posto e delle chiamate in Nazionale, è tornato a farsi vedere.

Dal dubbio alla rinascita

Nella scorsa stagione, dopo un inizio travolgente, il rendimento di Provedel aveva vissuto un calo evidente. Qualche errore di troppo, meno sicurezza e una Lazio più esposta avevano intaccato la sua fiducia.
Quest’anno, con una difesa ancora in costruzione e l’alternanza con Mandas che sembrava possibile, molti si chiedevano se il numero 94 fosse ancora il titolare indiscusso.

A Bergamo, però, Provedel ha risposto sul campo, ricordando a tutti quanto possa essere determinante. Non solo per le parate, ma per la tranquillità che trasmette al reparto arretrato. Con lui in forma, la Lazio può ritrovare la solidità che l’ha resa la seconda miglior difesa della Serie A 2022/23.

Il segreto? Fiducia e motivazione

Dietro la rinascita del portiere friulano c’è anche la mano di Maurizio Sarri, che non ha mai smesso di difenderlo pubblicamente. Il tecnico lo ha sempre considerato un punto fermo, anche nei momenti difficili, ricordando come sia stato fondamentale per la crescita della squadra.
Provedel stesso, in più occasioni, ha sottolineato quanto conti la fiducia dell’ambiente e quanto l’equilibrio mentale sia decisivo per chi difende i pali.

Dopo una stagione in chiaroscuro, il portiere biancoceleste sembra aver ritrovato motivazioni e serenità. E la Lazio, che in questo momento fatica a segnare e ha bisogno di certezze, può ripartire proprio da lui.

Un pilastro per la rinascita

Se la Lazio vorrà risalire la classifica, dovrà farlo anche attraverso la sicurezza difensiva. Con un reparto spesso falcidiato dagli infortuni — da Marusic a Patric, fino a Romagnoli e Hysaj — la presenza di un portiere in forma è vitale.
A Bergamo, la sua leadership si è vista anche nella gestione dei momenti difficili: urla, comandi, concentrazione fino al fischio finale. Segnali da vero numero uno.

L’obiettivo ora è dare continuità a questa prova. Perché la Lazio che arrivò seconda dietro il Napoli nacque proprio da lì: una difesa solida e un portiere insuperabile. Se Provedel riuscirà a mantenere questo livello, potrà diventare ancora una volta la base su cui costruire la rinascita biancoceleste.

Lazio e il fattore mentale

In un momento complicato, dove la squadra alterna prestazioni buone a blackout improvvisi, avere un portiere in fiducia può cambiare tutto.
Il pareggio di Bergamo non vale solo un punto, ma un segnale: la Lazio non si arrende. E se Provedel è tornato quello vero, allora anche la Lazio può tornare a credere in sé stessa.



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Lazio, nuovo allarme: infortunio per Cancellieri

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Una foto del giocatore Matteo Cancellieri con la maglia della Lazio, sorridente, durante un'intervista o un allenamento.

La Lazio continua a perdere pezzi. Dopo appena venti minuti nella sfida di Bergamo contro l’Atalanta, Maurizio Sarri ha dovuto rinunciare anche a Mattia Cancellieri, l’uomo più in forma delle ultime settimane.
Un’assenza pesante che ha cambiato radicalmente l’assetto offensivo biancoceleste, privando la squadra di imprevedibilità, strappi in velocità e forza fisica in avanti.

Come riportato da La Repubblica, l’ex Verona avrebbe accusato un problema muscolare, la cui entità verrà valutata nei prossimi giorni. Le prime sensazioni non sono incoraggianti: il giocatore dovrebbe restare fermo per circa venti giorni, con il rientro fissato dopo la sosta del 7 novembre.

Emergenza senza fine per Sarri

La situazione in casa Lazio comincia a diventare preoccupante. Da inizio stagione la lista degli infortuni muscolari è lunghissima:

  • Patric (retto femorale sinistro)
  • Vecino (bicipite femorale sinistro)
  • Marusic (bicipite femorale sinistro)
  • Lazzari (polpaccio destro)
  • Zaccagni, anch’egli fermato da un guaio fisico nelle scorse settimane

Tutti, fortunatamente, sono rientrati a disposizione. Ma l’emergenza non è finita: restano ai box Dele-Bashiru (bicipite femorale destro, possibile rientro a fine mese) e Castellanos, ancora lontano dal recupero completo.

A questi si aggiungono gli stop non muscolari di Isaksen, Dia, Gigot, Rovella e Pellegrini, che complicano ulteriormente le rotazioni di un gruppo già ridotto ai minimi termini.

Cancellieri, un’assenza pesante per il gioco biancoceleste

L’infortunio di Cancellieri arriva nel momento peggiore. L’ex Verona era diventato una pedina chiave nell’attacco di Sarri: corsa, inserimenti, pressing alto e capacità di creare superiorità numerica.
Nelle ultime gare aveva segnato e convinto, guadagnandosi la fiducia del tecnico e dei tifosi. La sua uscita dal campo contro l’Atalanta ha tolto alla Lazio la possibilità di colpire in contropiede, rendendo l’attacco più prevedibile.

Con lui fuori, Sarri dovrà studiare nuove soluzioni: il rientro di Zaccagni sarà fondamentale, ma servirà anche recuperare Isaksen e Castellanos per non ridurre il peso offensivo.

Il punto sugli infortuni: troppi stop, problema da risolvere

Il numero di infortuni muscolari solleva interrogativi anche sul piano della preparazione atletica. Tanti guai simili in un arco temporale ristretto non possono essere casuali. Sarri e il suo staff dovranno capire se si tratta di coincidenze o di un problema strutturale nella gestione dei carichi di lavoro.

La Lazio ha bisogno di stabilità fisica per ritrovare continuità. Le prossime settimane, in vista del match con la Juventus e della sosta, saranno decisive per valutare l’effettiva tenuta del gruppo.

Prospettive

Cancellieri dovrebbe rientrare dopo la sosta di novembre, ma il rischio è che il suo stop lasci un vuoto tecnico importante proprio nel momento in cui la Lazio sembrava aver trovato una certa compattezza difensiva e una maggiore cattiveria agonistica.

Un’assenza che pesa non solo per la fase offensiva, ma anche per lo spirito di una squadra che deve imparare a reagire alle difficoltà con mentalità e coraggio.



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Serie A, 7ª: Milan in vetta, frenano Napoli e Roma

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Leao esulta dopo la rimonta del Milan sulla Fiorentina; in evidenza la capolista solitaria della Serie A alla 7ª giornata.
Leao esulta dopo la rimonta del Milan sulla Fiorentina; in evidenza la capolista solitaria della Serie A alla 7ª giornata.

La settima giornata non è “la svolta”, ma è certamente un bivio importante. Il Milan sorpassa tutti e si prende la vetta in solitaria grazie alla rimonta sulla Fiorentina: un successo che vale doppio per il modo in cui arriva e per il segnale mentale che invia al campionato. La notizia parallela è lo stop contemporaneo di Napoli e Roma, fin qui co-capoliste: i partenopei cadono a Torino, i giallorossi si arrendono all’Inter.

Il quadro dice che i rossoneri hanno ritrovato efficacia e solidità, mentre chi inseguiva deve fare i conti con fragilità (Napoli) o con il peso specifico del gol (Roma). E intanto la Juventus si inceppa a Como nel lunch match, alimentando dubbi sulla cura Tudor.

Napoli, tra assenze e alibi: servono risposte dalle seconde linee

Il ko a Torino matura contro una squadra in piena crisi alla vigilia ma lucida e organizzata nella gara della vita. Il Napoli paga assenze pesanti, la condizione post-Nazionali e il pensiero alla Champions, ma soprattutto incide poco negli ultimi metri. Le seconde linee — chiamate a colmare il vuoto — non capitalizzano: Lucca spreca l’occasione da titolare e non trova la porta, mentre a decidere è il “vecchio amicoSimeone, ex azzurro, che firma la partita.
Conte dovrà alzare l’asticella delle alternative: con il doppio impegno non basta gestire, bisogna produrre. La sconfitta costa la vetta e mette a nudo una squadra che, senza i riferimenti principali, fa fatica a cambiare ritmo e letture.

Roma: idea di gioco sì, ma manca il centravanti “da quota 20”

A San Siro l’Inter passa subito approfittando di una lettura difensiva sbagliata; poi la partita vive di equilibri. Nella ripresa la Roma avrebbe meritato il pari per volume e qualità della manovra, ma resta la domanda chiave: chi la butta dentro?
Gli attaccanti di lotta danno ampiezza e fisicità, tuttavia non garantiscono il gruzzolo di gol necessario per restare stabilmente in cima. È il dettaglio che fa la differenza tra contenders e pretenders. L’Inter porta a casa i tre punti, senza dominare, e affianca la zona altissima pur senza brillare: cinica, esperta, “da grande”.

Juventus, stop pesante: perché Vlaović così tardi?

Il Como vince con merito: intensità, linee corte, letture pulite. La Juve paga l’ennesima gara di scarsa pericolosità: se Yıldız si spegne, l’intero fronte offensivo cala. David lavora per la squadra ma non “vede” la porta come un 9 puro; resta il dubbio sulla gestione di Vlaović, inserito troppo tardi per cambiare l’inerzia.
Con cinque pareggi di fila tra campionato e coppe alle spalle e il ko di Como, la traiettoria bianconera si fa preoccupante: dietro si concede, davanti si costruisce poco. E il calendario — Real Madrid in Champions e Lazio in campionato — non aiuta.

Atalanta–Lazio: pari che muove poco ma dice molto

La Lazio, in piena emergenza, porta a casa uno 0-0 di resistenza: squadra corta, concentrazione massima, Provedel di nuovo affidabile. L’Atalanta “di Juric” è più attenta dietro ma perde un pizzico di spinta verticale rispetto alla versione gasperiniana: contro un avversario decimato, è un’occasione persa. Per i biancocelesti resta un mattoncino di autostima su cui ripartire, purché si ritrovi qualche soluzione offensiva in più.

Fiorentina in coda: allarme rosso

Ultimo posto e solo tre punti in sette turni: numeri che pesano per una rosa che, sulla carta, vale di più. In porta De Gea non regala i punti che la scorsa stagione sembrava cucirsi addosso: niente errori clamorosi, ma assenza di extra-parate nei momenti chiave. Il Milan ringrazia e si gode la doppietta di Leao, tassello che può cambiare il campionato rossonero se la condizione resterà questa.

La fotografia dopo sette giornate

  • Milan: solidità ritrovata e colpi dei singoli — capolista credibile.
  • Napoli/Roma: battute d’arresto diverse ma significative — devono alzare il livello realizzativo.
  • Inter: meno scintille, più sostanza — vince “da grande”.
  • Juve: identità offensiva da rifinire e scelte da anticipare.
  • Lazio: pari pesante per morale, da trasformare in continuità.
  • Fiorentina: classifica dura, serve un cambio di marcia immediato.


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Lazio, punto d’oro a Bergamo: emergenza, grinta e segnali di ripresa

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Provedel e la difesa della Lazio in azione durante Atalanta-Lazio, match combattuto terminato 0-0.
Provedel e la difesa della Lazio in azione durante Atalanta-Lazio, match combattuto terminato 0-0.

Buon lunedì ai tifosi biancocelesti. Il weekend di Serie A ha regalato una Lazio combattiva, concreta e più viva del previsto. A Bergamo, contro un’Atalanta in salute, la squadra di Sarri ha strappato uno 0-0 prezioso che va letto non solo nel risultato, ma nella crescita mentale e tattica mostrata in un momento di grande emergenza.

Maurizio Sarri ha dovuto reinventare l’undici titolare: Zaccagni schierato dal primo minuto dopo un solo allenamento, Basic e Guendouzi in mediana insieme a Cataldi regista, e davanti Cancellieri accanto a Zaccagni e Dia. Un 4-3-3 inedito, che per 25 minuti ha funzionato benissimo: la Lazio ha dominato il campo, costringendo l’Atalanta a rincorrere.

Ma la solita pecca è riemersa: la mancanza di qualità negli ultimi metri. Occasioni clamorose non sfruttate da Dia e Zaccagni, controlli sbagliati e tiri mai arrivati a Carnesecchi hanno confermato ciò che ormai è chiaro: questa Lazio non ha più i colpi di Milinković-Savić o Luis Alberto. Le partite che un tempo si decidevano con una giocata di classe ora devono essere vinte con il collettivo.

Crollo fisico e difesa ritrovata

Dopo i primi 25 minuti brillanti, la condizione è calata. Zaccagni e Dia erano a mezzo servizio, Cancellieri si è infortunato e l’ingresso di Isaksen, ancora indietro fisicamente, non ha portato la spinta sperata. L’Atalanta ha preso campo, ma la Lazio ha mostrato un volto nuovo: nessuna disattenzione, nessun regalo.

Provedel, criticato nelle ultime settimane, è tornato protagonista con almeno tre interventi decisivi. Accanto a lui, Gila e Romagnoli hanno tenuto botta, mentre Hysaj e Tavares hanno sofferto ma senza crollare. È stata una Lazio diversa: compatta, attenta, cattiva su ogni pallone.

Nel finale, Baroni (e non più Gasperini) ha ringraziato anche le scelte discutibili di Juric, che ha tolto Lookman, l’unico vero pericolo. Una decisione che ha alleggerito la pressione sui biancocelesti, permettendo di portare a casa il pareggio.

Un punto che vale morale, non classifica

Il pareggio muove poco la classifica, ma vale tanto per il morale. In piena emergenza, senza Rovella, Vecino, Dele-Bashiru e con diversi titolari a mezzo servizio, uscire imbattuti da Bergamo è un segnale importante. La Lazio ha mostrato spirito di sacrificio, unità e una ritrovata solidità difensiva.

Certo, la fase offensiva resta un problema. La mancanza di una prima punta affidabile pesa e l’infortunio di Cancellieri rischia di complicare ulteriormente la situazione in vista della sfida con la Juventus.

Sarri dovrà trovare nuove soluzioni, magari più pragmatiche, per una squadra che non può più contare sulle invenzioni dei grandi talenti del passato. Ma se questa determinazione dovesse restare, la Lazio potrà ripartire da qui.

Verso la Juventus con fiducia

Domenica all’Olimpico arriverà la Juventus, e i biancocelesti dovranno confermare i segnali positivi. La sfida sarà difficile, ma il punto di Bergamo — ottenuto con cuore e lucidità — può rappresentare la base per una risalita lenta ma concreta.

L’obiettivo non è più solo il bel gioco, ma tornare a vincere. E per farlo, serve esattamente ciò che si è visto a Bergamo: grinta, sacrificio e spirito di squadra.



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Sarri su Cancellieri: “Speriamo non sia muscolare”

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Grafica formazioni ufficiali Lazio Genoa 2026 con formazioni Sarri e De Rossi
Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.

L’emergenza in casa Lazio non accenna a finire.
Dopo il pareggio di Bergamo contro l’Atalanta, Maurizio Sarri ha commentato con preoccupazione il nuovo infortunio di Matteo Cancellieri, uno dei giocatori più in forma in questo inizio di stagione.

Speriamo sia un infortunio tendineo e non muscolare – ha dichiarato Sarri – dispiace perché stava bene e perché, contro avversari come questi, in una gara con queste caratteristiche, era un giocatore fondamentale.”

Il tecnico biancoceleste ha sottolineato il valore dell’ex Verona nel sistema offensivo della Lazio, evidenziando come la sua assenza pesi non solo dal punto di vista tecnico ma anche fisico, vista la capacità di Cancellieri di dare profondità e velocità alla manovra.

Isaksen in crescita, ma l’emergenza continua

Nel frattempo arrivano segnali incoraggianti da Gustav Isaksen, subentrato a partita in corso contro l’Atalanta.
Per fortuna Isaksen comincia a stare meglio”, ha aggiunto Sarri, lasciando intendere che il danese potrebbe tornare presto a un livello accettabile di condizione dopo settimane complicate.

Nonostante l’emergenza, il tecnico toscano ha voluto sottolineare la capacità di reazione del gruppo:
La squadra reagisce bene – ha detto – e alla fine abbiamo fatto 5 punti in tre partite difficili. Qualcosa di positivo è venuto fuori da questo momento drammatico.

Una Lazio stremata ma unita

Le parole di Sarri riflettono il momento che sta attraversando la Lazio: una squadra in continua emergenza, costretta a reinventarsi partita dopo partita.
Gli infortuni – da Zaccagni a Vecino, passando per Guendouzi, e ora Cancellieri – hanno limitato le rotazioni, ma non hanno spento lo spirito del gruppo.

Il pareggio di Bergamo, arrivato dopo una partita di sofferenza e sacrificio, ha mostrato una Lazio meno brillante sul piano tecnico ma più compatta e combattiva.
Provedel e Gila hanno garantito solidità difensiva, mentre il centrocampo, pur a corto di fiato, ha tenuto botta fino alla fine.

Cancellieri, un’assenza pesante

L’infortunio di Cancellieri arriva nel momento peggiore.
Il giovane esterno offensivo era stato uno dei protagonisti più brillanti della stagione, con prestazioni in crescita e un rendimento che lo aveva reso ormai una pedina chiave nello scacchiere di Sarri.

Il tecnico spera che non si tratti di una lesione muscolare, perché un guaio di quel tipo significherebbe uno stop di diverse settimane, proprio in un periodo fitto di impegni cruciali tra campionato e Coppa Italia.

Sarri trova segnali di fiducia

Pur tra mille difficoltà, Sarri prova a guardare il bicchiere mezzo pieno.
Cinque punti in tre partite contro avversari ostici rappresentano un bottino dignitoso per una squadra decimata dagli infortuni.
L’obiettivo ora è resistere fino alla sosta, recuperando quanti più uomini possibile e ritrovando energie per il prossimo ciclo di gare.

Qualcosa di positivo è venuto fuori da questo momento drammatico,” ha concluso Sarri.
E forse, tra la fatica e le assenze, sta nascendo una Lazio più umile, più operaia e più unita.



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Sarri Post Atalanta-Lazio 0-0: “Tre Partite Più Difficili della Carriera. La Squadra Ha Lottato, Ma Mancano Uomini”

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Lo stadio Unipol Domus di Cagliari pronto per la sfida di Serie A contro la Lazio.

Il tecnico biancoceleste analizza il pareggio di Bergamo: elogia la tenuta difensiva e lo spirito di sacrificio, ma sottolinea l’emergenza infortuni che sta mettendo a dura prova la squadra. Elogio a Basic.

BERGAMO – Al termine della difficile trasferta contro l’Atalanta, conclusasi con un pareggio a reti inviolate, il tecnico della Lazio Maurizio Sarri ha commentato la prestazione dei suoi ai microfoni delle emittenti televisive. Un’analisi lucida e schietta, che ha messo in luce le difficoltà del momento e lo spirito di sacrificio della squadra, senza nascondere le carenze dovute all’emergenza infortuni.


L’Analisi del Match: “Primo Tempo Bene, Secondo Sofferenza”

Sarri ha diviso la partita in due fasi distinte, evidenziando la tenuta difensiva, soprattutto nella prima frazione di gioco.

“Il primo tempo non abbiamo sofferto per niente, mentre nel secondo sì ma perché non avevamo giocatori di movimento. Il primo tiro in porta loro è stato al quarantesimo del primo tempo. La squadra ha lottato e difeso da squadra”.

Un riconoscimento alla capacità della squadra di resistere agli assalti avversari, pur ammettendo una sofferenza maggiore nella ripresa, imputabile alla mancanza di alternative fresche e giocatori “di movimento” in panchina.


Emergenza e Scelte della Panchina: “Plauso a Questi Ragazzi”

Il tema centrale dell’intervento di Sarri è stato ancora una volta l’emergenza infortuni, che sta condizionando pesantemente le sue scelte.

“In questo momento stiamo giocando sui superstiti. Le scelte di chi va in campo e dei moduli, vanno in dipendenza di chi c’è. Oggi abbiamo recuperato qualcuno ma erano tutti recuperi dell’ultimo minuto, sapevo benissimo che mi avrebbero chiesto il cambio. Le ultime tre partite sono state le più difficili della mia carriera. Va fatto un plauso a questi ragazzi”.

Parole che sottolineano la gravità della situazione e il grande sforzo richiesto ai giocatori a disposizione, costretti a stringere i denti anche in condizioni non ottimali. Un attestato di stima per il gruppo che sta cercando di tenere botta.


La Risposta del Gruppo e la Crescita Tattica

Nonostante le avversità, Sarri ha intravisto segnali positivi nella reazione del gruppo.

“A livello di gruppo siamo in crescita, soprattutto in questo periodo. A livello tattico dobbiamo ancora crescere così come a livello tecnico dobbiamo fare meglio”.

Un messaggio di fiducia nella coesione della squadra, pur ribadendo la necessità di migliorare ulteriormente sotto l’aspetto tattico e tecnico per uscire definitivamente dalle difficoltà.

L’Elogio a Basic

Infine, un elogio speciale per Toma Basic, un giocatore che spesso è stato ai margini ma che in questo momento di emergenza si sta facendo trovare pronto.

“Basic quando abbiamo fatto secondi lo abbiamo utilizzato moltissimo. Ha un comportamento straordinario, quando è stato chiamato in causa si è fatto trovare pronto e coinvolto. Ha valori morali importanti, è cresciuto molto in personalità”.

Un riconoscimento importante per il centrocampista croato, la cui professionalità e crescita personale sono state messe in evidenza dal tecnico.



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Fabiani (DS Lazio) a DAZN: “L’Umore è Positivo, Ma Servono Tutti gli Effettivi. A Gennaio Interverremo sul Mercato”

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Angelo Fabiani conferenza stampa Formello presentazione nuovi acquisti Lazio

Il Direttore Sportivo biancoceleste parla prima di Atalanta-Lazio: elogia la squadra per la reazione in emergenza, ma sottolinea l’urgenza di recuperare gli infortunati. Sul mercato: “Non è un alibi, ma se servirà, interverremo”.

BERGAMO – Prima del fischio d’inizio della sfida tra Atalanta e Lazio, il Direttore Sportivo biancoceleste Angelo Fabiani ha rilasciato alcune dichiarazioni significative ai microfoni di DAZN, facendo il punto sulla situazione della squadra in un momento delicato, tra emergenza infortuni e prospettive future.


Umore Positivo e Richiesta di Recuperare gli Infortunati

Fabiani ha esordito sottolineando la resilienza del gruppo, nonostante le avversità.

“L’umore è stato sempre positivo, l’hanno dimostrato questi ragazzi anche in piena emergenza. Sono riusciti a fare dei punti a Genoa e un’ottima gara col Torino. La speranza è di recuperare tutti, perché purtroppo siamo stati tempestati di infortuni, anche abbastanza lunghi e il mister ha dovuto fare di necessità virtù. Mi auguro che in questo miniciclo il mister possa avere a disposizione tutta la rosa”.

Il DS ha riconosciuto l’impatto degli infortuni, che hanno costretto Maurizio Sarri a operare scelte forzate, ma ha elogiato i giocatori per la loro capacità di reazione. Ha poi aggiunto un commento sulla gestione delle critiche:

“Bisogna accettare le critiche, anche quando sono positive ti aiutano a migliorare. Poi non bisogna far avvertire questa negatività con lavoro quotidiano e spirito di sacrificio che è non è mai mancato. Siamo partiti con qualche passo falso, ma siamo alla settima di campionato e mi auguro che Sarri possa lavorare con tutti gli effettivi, cosa che non è accaduta per colpa dei tanti infortuni”.


Mercato di Gennaio: Nessun Alibi, Ma Apertura a Interventi

Un tema caldo è naturalmente quello del mercato, in vista della finestra di gennaio. Fabiani ha voluto sgombrare il campo da alibi, ma ha lasciato intendere che la società è pronta a muoversi.

“Mercato? Io bado al sodo. Questo non deve essere un alibi, sarebbe un’offesa ai ragazzi che fin qui sono scesi in campo a tratti anche abbastanza bene. Il mercato apre a gennaio, le valutazioni si faranno con Sarri e laddove ci rendiamo conto di dover intervenire lo faremo”.

Una dichiarazione chiara: l’attuale situazione di emergenza non è una scusa per i risultati, ma la dirigenza è pronta a confrontarsi con l’allenatore per valutare eventuali rinforzi, qualora se ne ravvisi la necessità. Un messaggio di fiducia verso la rosa attuale, ma anche di concretezza in vista delle prossime sessioni di calciomercato.



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Atalanta-Lazio 0-0: Un Punto Sofferto a Bergamo per i Biancocelesti. Provedel Super!

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Ivan Provedel serio e concentrato mentre parla ai microfoni di DAZN nel post-partita.
Il dott. Fabio Rodia fornisce un aggiornamento sull'infortunio di Ivan Provedel della Lazio, evidenziando un trauma distorsivo alla caviglia sinistra e la necessità di ulteriori accertamenti per determinare i tempi di recupero.

La Lazio resiste all’assalto dell’Atalanta e conquista un prezioso pareggio a reti inviolate al New Balance Arena. Super Provedel protagonista, palo di Zappacosta. Preoccupazione per l’infortunio di Cancellieri.

BERGAMO – La “settimana infernale” della Lazio inizia con un punto prezioso e sofferto. Al New Balance Arena di Bergamo, la squadra di Maurizio Sarri strappa un pareggio per 0-0 contro l’Atalanta di Ivan Juric. Una partita combattuta e ricca di occasioni, soprattutto per i padroni di casa, che si sono scontrati contro un superlativo Ivan Provedel e la traversa. La cronaca è stata segnata anche dall’infortunio di Cancellieri nel primo tempo.


Il Tabellino del Match

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Djimsiti, Hien, Ahanor (67 Scalvini); Zappacosta, Ederson, Pasalic (67 De Roon), Bernasconi; De Ketelaere, Sulemana (67 Krstovic); Lookman (82 Maldini). A disp.: Rossi, Sportiello, Musah, Scamacca, Samardzic, Obric, Brescianini, Zalewski. All.: Ivan Juric

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic (86 Lazzari), Gila, Romagnoli, Tavares (86 Provstgaard) Guendouzi, Cataldi, Basic (75 Vecino); Cancellieri (22 Isaksen), Dia, Zaccagni (75` Pedro). A disp.: Mandas, Furlanetto, Patric, Noslin, Belahyane, Hysaj. All.: Maurizio Sarri

Arbitro: Giuseppe Collu (sez. Cagliari) Assistenti: Rossi – Politi IV ufficiale: Colombo V.A.R.: Gariglio A.V.A.R.: Meraviglia

NOTE. Ammoniti: 29 De Ketelaere (A), 39 Sulemana (A), 53 Pasalic (A), 62 Hien (A) Recupero: 2 pt, 3 st

Stadio: New Balance Arena, Bergamo Spettatori: 22.342 (incasso 537.799,02 €)


La Cronaca della Partita

Primo Tempo: La Lazio parte forte nei primi minuti, ma il match è subito equilibrato e combattuto. Al 21′, arriva la prima tegola per Sarri: Cancellieri è costretto a uscire per infortunio dopo un contrasto, al suo posto entra Isaksen (22′). La prima vera occasione biancoceleste arriva al 29′, con Isaksen che calcia a giro fuori di poco. Poco dopo, al 31′, Basic impegna Carnesecchi su punizione. L’Atalanta si fa vedere al 38′ con un’occasione per Guendouzi che sorvola l’incrocio dei pali, e al 43′ con un tiro di De Ketelaere parato da Provedel. Il primo tempo si chiude a reti inviolate.

Secondo Tempo: La ripresa si apre con un’Atalanta più aggressiva. Al 50′, Lookman spreca un’ottima occasione di testa. L’Atalanta continua a spingere e al 56′ Ederson calcia debolmente tra le braccia di Provedel. Minuto 60′, rischio Lazio: su angolo, Ahanor appoggia fuori da ottima posizione. Al 71′, il portiere biancoceleste Provedel si erge a protagonista assoluto, compiendo una parata eccezionale a mano aperta sul destro velenoso di Lookman, salvando il risultato. Le sostituzioni cercano di dare nuova linfa alle squadre: per la Lazio entrano Vecino e Pedro al posto di Basic e Zaccagni (75′).

Il momento più concitato del match arriva all’80’: Zappacosta colpisce un clamoroso palo interno con un gran destro al volo. Sulla respinta, ancora Provedel si supera con una parata a botta sicura su De Roon. Nel finale, al 86′, Sarri tenta gli ultimi cambi inserendo Lazzari e Provstgaard per Marusic e Tavares.

Dopo 3 minuti di recupero, l’arbitro Collu fischia la fine: Atalanta-Lazio termina 0-0. Un punto prezioso per la Lazio, ottenuto con grinta e grazie alle prodezze del suo portiere, che ora si prepara alla sfida casalinga contro la Juventus.



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Atalanta vs Lazio LIVE 🔴 | Serie A 2025 | Diretta Streaming e Risultato in Tempo Reale

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Atalanta vs Lazio LIVE 🔴

Benvenuti alla diretta live di Atalanta vs Lazio!
Segui in tempo reale la partita valida per la Serie A 2025, in programma oggi alle 18:00 al Gewiss Stadium di Bergamo.
Una sfida ad alta intensità tra due squadre che lottano per un posto in Europa: la Dea di Gasperini ospita la Lazio, pronta a dare battaglia dopo una settimana complicata.

📺 In questa diretta streaming testuale troverai:

  • ⚽ Risultato LIVE e aggiornamenti minuto per minuto
  • 📋 Formazioni ufficiali, sostituzioni e tabellino
  • 🧠 Analisi tattica e commento tecnico
  • 🗣️ Reazioni, statistiche e momenti salienti
  • 📰 Tutte le ultime notizie su Atalanta e Lazio

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Bayern Monaco vs Borussia Dortmund LIVE 🔴 | Der Klassiker 2025 | Diretta Streaming Bundesliga

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Bayern Monaco vs Borussia Dortmund LIVE 🔴 | Der Klassiker 2025 | Diretta Streaming Bundesliga

Benvenuti alla diretta live di Bayern Monaco vs Borussia Dortmund!
Segui in tempo reale il grande classico della Bundesliga 2025, il celebre Der Klassiker, con aggiornamenti su risultato, gol, azioni salienti, cronaca minuto per minuto e analisi tattica.

Il Bayern Monaco vuole confermare il proprio dominio nel campionato tedesco e regalare spettacolo all’Allianz Arena, mentre il Borussia Dortmund arriva con la voglia di riscatto e l’obiettivo di interrompere la supremazia bavarese. Una sfida che vale molto più di tre punti: è il simbolo del calcio tedesco, tra due squadre che hanno fatto la storia della Bundesliga.

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Sarri alla Vigilia di Atalanta-Lazio: “Campionato di Sofferenze, Serve Umiltà. Infortuni, Mercato e la Verità su Insigne”

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Maurizio Sarri scuro in volto in conferenza stampa dopo il pareggio contro il Cagliari.

Il tecnico biancoceleste non nasconde le difficoltà: “Squadra in emergenza, mercato bloccato. Sulle condizioni di Dia, Vecino, Zaccagni e Castellanos.” La sua verità sul futuro e la passione per la Lazio.

FORMELO – Vigilia di fuoco per la Lazio, che domani affronterà l’Atalanta in trasferta in un match cruciale per la stagione. Dal Centro Sportivo di Formello, il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha presentato la partita in conferenza stampa, toccando temi delicati come l’emergenza infortuni, le aspettative sul campionato e le prospettive di mercato. Il “Comandante” è apparso schietto, pur ammettendo le difficoltà del momento.


Il Peso della Gara e la Situazione della Squadra

Sarri ha subito ridimensionato l’eccessivo “peso specifico” della gara, inserendola in un contesto più ampio di difficoltà.

“La Lazio attuale è una Lazio che per quanto riguarda scelte e modulo. Abbiamo giocato a Genova senza sette giocatori, otto contro il Torino, è una situazione difficile soprattutto con il mercato bloccato. La partita di domani è importante, ma non gli si può dare una valenza più alta di quella che ha. Sarà un campionato di sofferenze il nostro, dobbiamo essere umili nel modo di pensare come tutto l’ambiente. L’Atalanta di Juric è molto simile a quella di Gasperini con delle differenze minime che dipendono dalla mentalità di ogni allenatore”.

Un monito all’ambiente a mantenere un profilo basso e tanta umiltà, ingredienti fondamentali per affrontare una stagione che si preannuncia complessa.


L’Emergenza Infortuni: “Situazioni al Limite, Ho Paura”

La situazione infortuni è il vero cruccio del tecnico. Le condizioni di Dia, Vecino, Zaccagni, Marusic e Castellanos sono state al centro delle domande.

“Sono tutte situazioni al limite, hanno fatto allenamento stamattina. Non ci rendiamo conto di che tipo di minutaggio possano avere, oggi hanno fatto una seduta poca invasiva soprattutto a livello fisico. Qualcuno lo dobbiamo per forza mettere dentro, anche se a me il giocatore acciaccato a disposizione mi fa un po’ paura. Il fatto che possa chiedere il cambio poco dopo è pericoloso. Sugli infortuni abbiamo fatto tutti i tipi di analisi, molti sono pregressi. Dia ha un problema alla caviglia da tre anni, i problemi muscolari sono tutti diversi, quello di Marusic non è nemmeno un infortunio ma solo una vecchia cicatrice di anni fa. È difficile darsi una spiegazione. Zaccagni viene da un’estate difficile, la situazione è complicata”.

Per Castellanos, in particolare, la sentenza è dura: “È ancora palesemente sotto i medici, si parla di un infortunio di 4/5 settimane minimo”. Sulle cause, Sarri ha ammesso che “Il fatto che un giocatore possa avere un problema muscolare perché si è fatto il ritiro qui mi sembra poco probabili. Con i campi abbiamo avuto un problema circa dieci giorni fa, ora sono pronti, sono due campi di buon livello. In quei dieci giorni qualcosa può aver inciso ma è stato un problema momentaneo.”


Mercato Bloccato e il Futuro: “Ho Avuto Forti Remore ad Abbandonare”

Il tecnico ha poi fatto chiarezza sulle prospettive di mercato e sul suo rapporto con il club.

“Ho parlato solo col direttore, mi ha detto che molto probabilmente potremo fare mercato ma non abbiamo un’indicazione ufficiale a riguardo”.

E sul suo legame con la Lazio e le difficoltà:

“A gennaio e giugno dell’anno prossimo ti dirò, quello che ho fatto fino a ora lo avrei fatto solamente per una squadra. In una squadra che mi dice che non avrebbe potuto fare mercato dopo aver firmato il contratto sarei sicuramente di andato via e avrei abbandonato immediatamente, qui ho avuto forti remore a farlo. Questa forza non mi sta abbandonando nonostante le difficoltà e le bestemmie giornaliere che sono costretto a tirare. Ho sempre la ferma convinzione di far crescere questo gruppo e tirarne fuori sette o otto che possano giocare a buon livello”.

Sarri non si definisce triste, ma contento per la crescita della squadra nonostante le avversità.


Cataldi, Cancellieri, Isaksen e Dele-Bashiru

Il “Comandante” ha espresso fiducia in Cataldi, definito “affidabile”, e ha parlato dell’evoluzione di Cancellieri: “Ha iniziato a giocare sfruttando le sue qualità, fa parte della sua evoluzione come giocatore e persona. Deve muovere la palla velocemente e attaccare gli spazi, se si intestardisce in azioni individuali si perde”.

Per quanto riguarda Dele-Bashiru, è ancora sotto la supervisione medica, con un controllo finale la prossima settimana. Su Isaksen, invece: “È tornato con valori che non ci piacevano e lo abbiamo tenuto a carico di lavoro molto basso. Dopo tanto tempo sta tornando anche come qualità, lo vedo molto più reattivo ed esplosivo. Ha avuto una malattia subdola, fino a inizio anni 2000 con quella malattia stavi fermo 6-7 mesi. Mi sembra che sia già positivo l’averlo recuperato dopo tre mesi”.


Nuno Tavares e la Crescita del Gruppo

Sarri ha anche commentato la situazione di Nuno Tavares: “Le sue difficoltà hanno una storia più lunga, non sono dovute al modulo. Non credo possa giocare in mezzo al campo, la sua gestione della palla da fermo non è di altissimo livello. Deve solo tirare fuori le sue qualità enormi”.

Infine, sulla crescita del gruppo: “Con questi ragazzi il percorso è lungo, abbiamo in squadra tanti calciatori che giocano per istinto. La mia capacità di incidere così diventa poca soprattutto nel breve periodo. Io comunque vedo un’evoluzione nel modo di porsi: la disponibilità e l’applicazione in allenamento è crescente. Sono convinto che qualcuno migliorerà in maniera forte.”



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Tifosi Lazio, Amore Incrollabile: Settore Ospiti Esaurito a Bergamo, 15mila Biglietti per la Juve

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La Curva Nord dello Stadio Olimpico vuota durante una contestazione.

Nonostante le difficoltà, la passione biancoceleste non conosce limiti. Trasferta a Bergamo sold out (1.304 tifosi) e già oltre 15mila biglietti venduti per la Juventus all’Olimpico. La Curva Nord sarà il dodicesimo uomo nella settimana infernale della Lazio.

ROMA – C’è un amore che resiste a tutto, che va oltre le polemiche, le gaffe virali e le incomprensioni con la società. È quello dei tifosi biancocelesti per la Lazio: un rapporto ad ora complesso, fatto di rabbia e passione, di delusione e fedeltà incrollabile. E adesso, più che mai, la forza di questo legame è cruciale. La Lazio sta per affrontare una settimana “infernale”, con due sfide che possono dare una svolta decisiva alla stagione: prima la trasferta di Bergamo contro l’Atalanta, poi la sfida all’Olimpico con la Juventus. E in queste due partite, i tifosi non lasceranno sola la squadra.

Bergamo Sold Out: 1.304 Tifosi in Trasferta

Il popolo biancoceleste ha già risposto presente, dimostrando ancora una volta la sua incondizionata vicinanza. Come in ogni trasferta, l’impegno non è mancato: il settore ospiti della New Balance Arena sarà completamente esaurito. Ben 1.304 biglietti polverizzati in poche ore per la trasferta di domani contro l’Atalanta, a testimonianza di una passione che non conosce pause, nemmeno nei momenti più difficili.


Verso la Juventus: Già Oltre 15mila Biglietti Venduti all’Olimpico

Dopo la trasferta bergamasca, sarà tempo di tornare a casa per sfidare la corazzata bianconera guidata da Tudor. La sfida con la Juventus è in programma domenica 26 ottobre alle 20:45 all’Olimpico e, come riporta il Corriere dello Sport, l’affluenza si preannuncia massiccia. Ad ora, sono stati venduti più di 15mila biglietti che andranno ad aggiungersi ai 26mila abbonati (esclusi gli Aquilotti che potranno acquistare il tagliando a parte).

Con questi numeri, la presenza del pubblico laziale all’Olimpico supererà le 40mila unità, creando un’atmosfera infuocata e spingendo la squadra in un momento cruciale. La Curva Nord e tutto lo stadio saranno, ancora una volta, il dodicesimo uomo in campo per affrontare le prossime, decisive battaglie.



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