La forza di un Allenatore e della sua Squadra!

Il secondo tempo con l’Atalanta ha dato nuova linfa alla Lazio : “Sì, quella partita ci ha dato una spinta”.

 È il 19 ottobre, è la prima gara dopo la sosta per le nazionali, sono le ore 16 e la Lazio sta rientrando in campo, in un Olimpico in aperta contestazione, sotto di tre gol contro l’Atalanta, fischi per tutti, Immobile, Inzaghi, Milinkovic, Acerbi. La Nord non risparmia nessuno. Tutti dentro, nessuno escluso.

Annichilita dopo un primo tempo orribile, in cui la squadra di Gasperini ha spadroneggiato. In quel momento la classifica dice che i biancocelesti sono a -8 dai nerazzurri. Considerando anche lo scontro diretto sfavorevole il divario diventa di -9. La Lazio è con un piede e mezzo fuori dalla corsa Champions. Ma soprattutto la Lazio sembra davvero allo sbando, quella sarebbe stata la terza sconfitta in otto partite di campionato, la quarta in stagione in nove partite giocare, a fronte di sole tre vittorie. Una catastrofe.

Eppure nell’aria c’è qualcosa di particolare, sarà il clima strano, classico delle “ottobrate” Romane, sarà la situazione in classifica, o più semplicemente perchè si sa, se sei Laziale qualcosa di diverso lo percepisci da subito. Fatto sta che la banda Inzaghi entra in campo, rabbiosa vogliosa di riprendersi quello stadio da sempre amico ma che quel giorno era il peggior nemico. Cambia Inzaghi, cambia la Lazio. Immobile si conquista il rigore dell’ 1 a 3, sembrava il gol della bandiera e invece era l’inizio della rinascita della Lazio. L’Atalanta batte il calcio di ripresa, pressing Lazio, Ace recupera il pallone, Immobile lo stoppa, dentro per Correa 2-3, Apoteosi.

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“Come potrebbe quella squadra reagire? Come potrebbe recuperare otto punti all’Atalanta e cinque al Napoli che sono le due occupanti dei posti Champions rimanenti? Ma il calcio è materia che non ha regole, che non ha leggi scritte, che sfugge a ogni previsione e vive di cuore, d’istinto, di attimi.” Ma il calcio è strano.  Il resto lo conoscete, evito di dilungarmi troppo. Risultato 3-3. Rinascita Lazio .Nel gruppo è scattato un interruttore, la Lazio ha fatto click, s’è accesa, è tornata a macinare calcio, a vincere partite, da quel secondo tempo in poi è diventata un rullo compressore, in campionato non ha più sbagliato un colpo. Lo sa anche Inzaghi che in conferenza stampa non s’è nascosto: “Penso che la partita con l’Atalanta ci abbia dato una spinta. Io ho sempre detto di essere tranquillo perché vedevo che la squadra giocava e creava molto”

I numeri sono impressionanti. Da quel 19 ottobre sono arrivate quattro vittorie su quattro gare giocate in Serie A, la Lazio ha segnato dieci gol e ne ha subiti quattro.  Se ci aggiungiamo pure quel secondo tempo ecco che i gol diventano tredici e quelli incassati rimangono quattro. La Banda Inzaghi ha collezionato 12 punti, a fronte dei nove della Roma, dei cinque dell’Atalanta e dei tre del Napoli e dei dieci del super Cagliari di Maran.

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Uno scatto importante che ha ridisegnato il volto della classifica. I biancocelesti sono passati dal settimo al terzo posto, hanno scalato posizioni, hanno preso morale, hanno cambiato le loro prospettive. Gli uomini simbolo di questa trasformazione sono Luis Alberto e Correa. Lo spagnolo, abulico contro l’Atalanta, s’è poi scatenato, servendo quattro assist nelle ultime quattro. Il Tucu, invece, ha cominciato a far gol, lui che a Bologna aveva toccato il fondo con quel rigore calciato alle stelle al 90’. Un gol per credere davvero nella rimonta alla Dea, poi altri quattro centri in altrettante gare. 

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C’ha creduto e ha osato Inzaghi, nello spogliatoio, durante quell’intervallo infernale, sotto di tre gol, aveva chiesto ai suoi di reagire, di perdere anche, ma di cadere da uomini, senza rimpianti, senza tornare a casa chiedendosi se avessero davvero dato tutto. La Lazio è resuscitata quando sembrava morta. Ha dato un senso nuovo alla sua stagione quando tutto sembrava perso. Ha riportato la gente dalla sua parte ed è tornata a respirare aria di Champions. Oggi sembra scontato. Ma tornate con la mente a quel 19 ottobre: scontato non era per niente.