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Cosa resterà di Lucas Biglia?

Il calciomercato inizierà ufficialmente il 1 Luglio eppure si sente già parlare di voci, indiscrezioni e trattative praticamente senza sosta, specie in questo periodo, a stagione praticamente conclusa.

Sul fronte biancoceleste la notizia più chiacchierata e discussa è quella del sempre più probabile addio di Lucas Biglia, leader tecnico e capitano nella Lazio degli ultimi anni, pronto a lasciare Roma per sposare il progetto del nuovo Milan cinese che pensa di affidargli le chiavi del centrocampo.

I tifosi si sono immediatamente spaccati nei giudizi, chi si sente deluso o tradito, chi dalle tastiere di PC o smartphone ha subito dato all’argentino del mercenario o dell’ingrato.

Chiariamoci, è un sentimento normale ed umano. Pensare che Biglia possa preferire un club italiano che non sia la Lazio, per di più a cifre contrattuali praticamente equivalenti. è effettivamente un brutto rospo da digerire. Ma non è un buon motivo per vederlo, da ora in avanti, come la personificazione del demonio.

Personalmente non ho mai avuto la necessità di identificare il tifo della mia squadra del cuore in una bandiera, qualcuno da trattare come un feticcio beatificandolo nelle vittorie e nelle sconfitte, esaltando qualsiasi atteggiamento che lo riguardi, anche il più deprecabile e disgustoso. Questo perchè quando ho deciso di tifare Lazio l’ho fatto perchè innamorato di una maglia e non di un volto.

E se mai dovesse esserci questa ‘bandiera’, non ho mai pensato di trovarla in Biglia, ragazzo argentino e cresciuto calcisticamente in Belgio, uno che laziale non lo è di certo. Non sarà laziale ma resta pur sempre un gran professionista, e questo penso non possa rinfacciarglielo nessuno.

E tra l’essere un professionista ci sta anche fare una scelta di vita che magari non ci piace e non condividiamo, ma che comunque andrebbe rispettata. Per riconoscenza di chi in 4 anni di Lazio ha sempre dato tutto.

Biglia gioca in un ruolo importantissimo, quello che collega la fase difensiva con quella offensiva, quello che richiede rapidità di pensiero prima che di gambe e dove bisogna indirizzare tutto il resto della squadra.

In quella posizione la Lazio, prima di Lucas, ha avuto Ledesma, prima ancora Liverani, poi Veron e Jugovic. Tutti grandissimi giocatori, di cui col corso del tempo questa squadra ha ugualmente fatto a meno andando sempre avanti. E sarà così anche stavolta, questo è fuori dubbio. Io però penso si possa andare avanti senza gettare fango sul passato.

Quando penserò a Biglia ricorderò una fascia da capitano conquistata in silenzio, con le fatiche delle prestazioni e il rispetto dei compagni.

Quando penserò a Biglia ricorderò quando in un Lazio-Torino, dopo un fallo infame subito da Iturbe, tornò in campo zoppicante. A denti stretti, rincorrendo gli avversari ad ogni palla, senza togliere mai quella gamba. Fino a quando, il risultato non costringeva il Mister ad una scelta più offensiva, tirando fuori il Principito tra gli applausi scroscianti del pubblico.

Quando penserò a Biglia ricorderò un derby vinto contro la Roma, partita in cui spadroneggia per tutto il campo, tra aperture geniali e recuperi grintosi. Come solo i leader veri sono in grado di fare in una partita del genere.

Quando penserò a Biglia ricorderò un grande giocatore ed un ragazzo educato, uno che suo malgrado ha sempre avuto un brutto rapporto con le finali, ma che almeno un trofeo in questi anni avrebbe meritato di alzarlo al cielo.

Non sarà così, ma pazienza.

Per tutti questi motivi, se mai dall’anno prossimo Lucas sarà un avversario, da parte mia non riceverà fischi e insulti, ma solo applausi.  Applausi di riconoscenza, di stima, di rispetto.

Perchè io a Lucas Biglia voglio bene. E intendo volergliene anche con un’altra maglia.