Cosa ci insegna Donnarumma?

E’ la notizia calcistica del momento: ne parlano tutti, e non potrebbe essere altrimenti.

Gigio Donnarumma non rinnoverà il contratto in scadenza del 2018 che lo legava al Milan, società che lo ha lanciato nel calcio che conta e che gli aveva proposto un accordo da 5 anni a 4 milioni per stagione

Per la trafila fatta nelle giovanili della squadra rossonera, per l’attaccamento dimostrato in questi anni, arrivando a baciare la maglia sotto la curva avversaria, tutti si erano un po’ abituati all’idea che la carriera del 18enne dovesse partire, vivere e morire con la stessa casacca. Eppure non sarà così.

Donnarumma si è fatto tentare da Raiola, uomo poco simpatico ma indubbiamente capace di svolgere il proprio lavoro, che avendo capito di avere tra le mani quello che ha potenzialmente è il miglior portiere al mondo ha cominciato a muoverlo come una pedina da gioco da tavolo, con l’intento di guadagnare, insieme all’assistito, il massimo profitto. Lo stesso procedimento già adottato in passato per i vari Ibrahimovic, Pogba, Balotelli, Maxwell e così via.

Cosa ci insegna questa vicenda? Che i tempi delle bandiere, quelli che non avevano bisogno del procuratore, per sapere che la propria storia sarebbe stata sempre legata a doppio filo con dei colori, sono sempre più lontani.

Che ad oggi i calciatori sono semplicemente l’industria di se stessi e lasciano poco potere decisionale alla società d’appartenenza, cosa che bisogna ricordare quando si critica la Lazio per non essere riuscita a trattenere questo o quell’elemento. Nel calcio del 2017, dovremmo averlo ormai capito, non è così facile.

Non lo è stato per il Milan, squadra tra le più titolate al mondo e in fase di rilancio, figuriamoci per tutti gli altri.

Ci ha insegnato che la riconoscenza non appartiene a questo circo e che va tifata la maglia, non il nome dietro di essa. Perchè un giorno quel nome non ci sarà più e noi tifosi dobbiamo riuscire ad andare avanti comunque. Esattamente quello che farà il Milan, senza Donnarumma.