Alessio Romagnoli, un’aquila condanna la Lazio dal dischetto

Il difensore del Milan classe 1995, con il rigore del 4-5 manda il Milan in finale e la Lazio fuori.

Proprio lui, già , uno scherzo del destino, ma la sorte lo ha portato proprio lì, davanti quella porta, sotto quella curva, la “SUA” curva. Poteva sembrare una partita come tante altre per il difensore del Milan Alessio Romagnoli, assolutamente no, perchè per lui affontare la Lazio ha sempre un sapore particolare, diverso, come lui stesso confessa prima della gara, “E’ sempre bello affrontare la Lazio, sono tifoso laziale e la mia fede è quella. Sarà una bella emozione. Giochiamo in uno stadio in cui andavo da piccolo a vedere la squadra-scudetto. Ma dobbiamo vincere, il nostro obiettivo è quello“.

Lui che aveva già da tempo dichiarato la sua fede, attraverso uno scatto postato sui social, nel quale indossava la maglia bandiera con l’aquila sul petto, la maglia della “SUA” Lazio, della quale è sempre stato tifoso e appassionato, ma della quale non ne ha ancora indossato la casacca da calciatore.

La sua carriera calcistica inizia contrariamente alla sua fede, dalla parte opposta del Tevere, nella Roma, dove percorre tutte le giovanili, fino ad esordire non ancora maggiorenne in Serie A ,sotto la guida del “maestro” Zdeněk Zeman, il 22 dicembre 2012, proprio contro la sua squadra attuale, in un Roma-Milan (4-2), nella sua seconda apparizione da titolare, il 3 marzo 2013, realizza il suo primo gol nella massima serie contro il Genoa all’Olimpico.Il suo percorso lo porta successivamente in prestito alla Sampdoria, sotto la lanterna colleziona 30 presenze e 2 gol.L’11 agosto 2015, viene acquistato dal Milan, per una cifra pari a 25 milioni di Euro pagati alla Roma, è proprio con il “diavolo” che si afferma come un difensore di ottimo livello, il 27 agosto 2016 guadagna la prima convocazione nella nazionale Italiana maggiore.

Ed è proprio nella partita di ieri sera che scrive la storia, nella semifinale di ritorno in Coppa Italia tra Lazio e Milan, che non si è risolta in 120 minuti, una partita bloccata e fortemente equilibrata, visto lo 0-0 della gara di andata, si avvertiva quasi la sensazione che nessuna delle due squadre volesse rischiare nulla, per portare la gara più avanti possibile.

A quel punto rimangono solo i calci di rigore, la più crudele e imprevedibile lotteria, che assegna un vincitore, in questo caso la squadra finalista che affronterà la Juentus nell’atto conclusivo della Coppa Italia 2017-2018 del 9 maggio allo Stadio Olimpico di Roma.Dopo il gol di Immobile, che non sbaglia il primo penalty, e i due errori per parte, si va ad oltranza, è il turno di Luiz Felipe Ramos, il difensore biancoceleste spara in curva il calcio di rigore, a chiudere la serie, con la palla del match-point tra le mani arriva proprio lui, sì Alessio Romagnoli, che con il suo sinistro e sulle spalle quella maglia numero 13 del suo idolo nonchè simbolo di entrambe le squadre in campo, Alessandro Nesta, calcia un rigore che pesa come un macigno, il suo gol manda il Milan dritto in finale e la “SUA” Lazio fuori dai giochi.

La sua reazione, vedendo la palla entrare è eloquente, con lo sguardo rivolto verso il cielo, non esutando e rimanendo immobile a pensare a quello che era appena successo, un gesto che non è passato inosservato e che ha colpito molto il pubblico biancoceleste, un emozione controversa, uno scherzo del destino che il giuoco del calcio può riservare, quel momento che ogni tifoso non vorrebbe mai vivere, avendo tra le mani, anzi tra i piedi un pallone che nel bene o nel male segnerà la storia e il destino della squadra per cui giochi, ma nello stesso tempo per quella che hai sempre amato, sin da bambino.

Chissà se in un futuro, magari neanche troppo lontano, quella 13 rossonera possa diventare biancoceleste, quel diavolo possa trasformarsi in un’aquila, quel sogno di un bambino possa diventare realtà, magari, perchè no, raccogliere la pesante eredità del partente Stefan De Vrij al centro della retroguardia biancoceleste, chissà…. perchè no….il calcio si sà è sempre pronto a regalare colpi di scena e sorprese inaspettate.

“Per me significa tornare nello stadio più bello che c’è, quello in cui spero di finire la carriera. Con quale squadra? Non si può dire… Ma sì, tanto si sa quale passione ho io” questa è la sua speranza, la stessa della gente laziale, che sogna e spera di avere un domani un nuovo figlio dell’aquila tra le proprie fila, pronto a difendere la “SUA” maglia, contro tutto e tutti…..

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