Abbiamo un valido consiglio da offrirvi

Stavolta Netflix ci ha preso. E alla grande

Non è raro trovare documentari sportivi ben preparati, raccontati da carismatiche voci narranti e illuminati da immagini che sono entrate nella memoria collettiva dell’appassionato di calcio di qualunque età. Si sprecano libri, opuscoli, film, docufilm e approfondimenti televisivi sui grandissimi Maradona e Pelè (….oppure “y Pelè”, fate voi), sulle gesta sportive dell’indimenticato Roberto Baggio e sulle prodezze mai più riviste del Fenomeno Ronaldo. Tra le più ricordate, ci sono senz’altro le appassionanti puntate di “Sfide”, programma TV figlio del palinsesto RAI, con analisti e operatori sempre attenti, per amor di verità, ad arricchire il catalogo trasmissioni impreziosendolo di chicche.

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Stavolta, a tirar fuori il coniglio dal cilindro ci ha pensato Netflix, piattaforma a stelle e strisce on demand che ha già spopolato tra i più giovani, grazie ai nutriti contenuti in termini di serie TV e film (più le prime che i secondi). Un documentario dal nome che racconta già molto: “River, el más grande siempre”, la storia sportiva del club più elitario di Buenos Aires, la migliore squadra Argentina del XX secolo (secondo sondaggi e votazioni sponsorizzati dalla FIFA); la pellicola è un concentrato di momenti emozionanti e di ricordi che offrono anche uno spaccato di tutto rispetto di quel che è stato ed è ancora il calcio argentino. Tra le figure che hanno fatto la storia dei Millonarios (così chiamati per la maggiore facoltà di spesa, rispetto ai Bosteros del Boca Juniors), troviamo il bomber Fernando Cavenaghi, ex conoscenza del calcio europeo, Ramon Angel Diaz, allenatore del River cinque volte vincitore della Primera Division Argentina, il talento Pablo Aimar e poi ancora Daniel Ortega, Amadeo Carrizo, Marcelo Gallardo e tanti altri volti noti del panorama biancorosso.

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Fa da cornice il romanticissimo e colossale Monumental, casa de La Banda dal lontano 1935, quando fu eretto, grazie anche ai finanziamenti derivanti dalla cessione di Omar Sivori alla Juventus, con il nome di Estadio Antonio Vespucio Liberti. La storia narrata compie una lunga scalata fino ai nostri giorni, alla epica e travagliata finale di Copa Libertadores, vinta contro gli acerrimi e agguerriti rivali del Boca Juniors.

Una storia simile sembriamo averla già vissuta da queste parti a Roma, come un déjà-vu: un derby stracittadino, una squadra più proletaria e di massa, un’altra contraddistinta dalla superba importanza già dal quartiere di nascita, il ricco Barrio di Nunez (nord di Buenos Aires, sì, proprio come il Rione Prati nella Capitale), una finale vinta proprio dagli spavaldi Millonarios… a noi non resta che consigliarvi caldamente di sedervi comodi e godervi il documentario. Buona visione!

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