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Storia S.S. Lazio

Senza stadio come fai ?

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lotito tare
“Lotito dice che con questa legge non può costruire lo stadio nuovo? Perché? Può farlo benissimo. Certo, farlo in riva al Tevere sarebbe un problema. Se l’area è adatta la legge consente benissimo la realizzazione di uno stadio. Le regole sono chiare, non capisco le sue parole… Forse si riferisce al fatto che con questa legge non può realizzare abitazioni? Ma allora bisogna capire una cosa: i presidenti vogliono nuovi stadi o altri quartieri? Non voglio insinuare nulla, ma se vogliono realizzare abitazioni, la procedura è quella ordinaria e le leggi di riferimento sono altre. Questa legge è per fare stadi. Utilizzare quella speciale per costruire abitazioni, significa speculare”.

Le parole di qualche giorno dell’on. Dario Nardella, braccio destro del nuovo segretario del PD Renzi e primo firmatario della “Legge sugli stadi”, erano state una sorta di fossa in cui sono state seppellite le speranze di qualcuno. L’inserimento di un estratto di quella legge nel DDL da parte del Governo nella legge di stabilità approvata ieri dalla Camera, ha avuto l’effetto di riempire la fossa e l’approvazione da parte del Senato lunedì che renderà effettiva la nuova “Legge sugli Stadi”, sarà una sorta di pietra tombale con tanto di epitaffio per chi per anni ha cullato il sogno di utilizzare gli stadi per costruire nuovi quartieri e il calcio come scusa per passare sopra a regole e vincoli rendendo edificabili terreni buoni solo per far pascolare le pecore.

“Per il futuro avevamo un vestito di gala, quante speranze di gloria di celebrità, ma inesorabile il tempo tracciava il cammino e a testa china anneghiamo nel nostro destino… Addio sogni di gloria, addio castelli in aria”. Le parole di una delle canzoni che hanno reso celebre Claudio Villa, si adattano benissimo al nostro di Claudio, quello che per nove anni ha cullato il sogno di rendere edificabili i terreni sulla Tiberina, quelli di proprietà della Agricola Alpha, società controllata al 99% dalla Micromarket 2000, subholding immobiliare di proprietà di Cristina e Marco Mezzaroma, che solo per caso sono la moglie e il cognato di Lotito. Prima del progetto dello Stadio delle Aquile varato da Lotito, i Mezzaroma puntavano a uno sviluppo immobiliare dell’area basato sulla costruzione di villini e di una struttura agrituristica. Il progetto-Stadio, però, ha aumentato in modo considerevole le potenzialità patrimoniali di una società che nel 2009 è stata rivalutata in modo molto consistente. Grazie al decreto anticrisi del governo (legge 2 del 2009) e sulla base di una perizia tecnica, la proprietà di Cristina e Marco Mezzaroma era passata da un valore al costo storico di 1,4 milioni di euro a un valore patrimoniale di 21,4 milioni di euro. E questo solo grazie all’ipotesi dello Stadio delle Aquile con annessi e connessi. E sparito lo stadio, probabilmente va in fumo anche l’attuale valore patrimoniale dell’area.

Senza stadio, con le sue aziende in crisi di liquidità e con un fatturato che diminuisce a causa di appalti non rinnovati e di cause perse (tipo quella per l’appalto di Tor Vergata, che Lotito aveva vinto e che poi gli era sto revocato perché a capo della commissione che assegnava l’appalto c’era il generale Coletta…), il futuro non è proprio roseo per Lotito. L’unico vero bene di un certo valore, è la Lazio. Ma non avendo i soldi necessari da investire per far crescere la società, anche quel bene rischia di deprezzarsi giorno dopo giorno, sconfitta dopo sconfitta. Un imprenditore intelligente, si guarderebbe in giro e cercherebbe un aiuto, oppure di capire se c’è la possibilità di monetizzare l’investimento fatto quasi 10 anni fa, prima che sia troppo tardi. E a Lotito, tutto si può dire meno che non sia intelligente. Magari è visto da molti come una sorta di “genio del male”, ma di sicuro è uno che butta soldi dalla finestra o che per ripicca sceglie il “suicidio economico” per una questione di ripicca.  Fino a che c’era anche una sola possibilità su un milione di realizzare il progetto-stadio su quei terreni sulla Tiberina, aveva senso restare attaccati con la unghie alla Lazio, ma ora che quella possibilità è svanita, che la Lazio può avere un nuovo stadio solo se ristruttura il Flaminio, oppure se decide di costruirlo in un’altra zona e al massimo con un piccolo centro commerciale e un albergo intorno come “compensazione”, non ha più senso. Anche perché per costruire uno stadio servono soldi veri, tipo quelli tirati fuori dalla Juventus (150 milioni di euro di aumento di capitale per finanziare parte dell’opera e il potenziamento della squadra) e si tratta di fare un investimento a medio-lungo termine. Cosa impossibile da accettare per chi vive da sempre alla giornata, per chi non accetta di spendere 5 milioni di euro per Yilmaz e poi l’estate successiva fa finta di trattarlo a 3 volte quella cifra solo per gettare fumo negli occhi della gente.

Senza stadio, ma soprattutto senza quel tipo di progetto che aveva in mente, per Lotito la Lazio è una bella vetrina, un bel negozio a via del Corso… Ma se non hai i soldi per comprare la merce e neanche quelli per addobbare la vetrina per attirare i clienti e per pulire le vetrate, che senso ha mantenere quella vetrina? Soprattutto se si ha la possibilità di vendere bene e investire in un altro negozio che non sta a via del Corso, ma sempre in una via del centro? Perché a Salerno, l’ipotesi stadio è più percorribile, come la possibilità di costruire altro nell’area adiacente al Volpe, il centro sportivo di proprietà del comune dove si allena la Salernitana e che il comune vuole vendere. Quindi, bisognerebbe passare dai “sogni” alle “solide realtà”, ma solo Lotito può decidere di farlo, prima che la vicenda-Lazio si trasformi in una sorta di “muoia Sansone con tutti i filistei”. Perché quella è la strada che stiamo imboccando, anzi, che abbiamo già imboccato come si è visto e sentito domenica scorsa in occasione di Lazio-Livorno. Solo Lotito può decidere cosa fare, ma quel DDL con dentro la nuova “Legge sugli stadi”, può essere molto più che un semplice motivo di riflessione…

GIORGIO CERRI

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