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Sacrario militare biancoceleste

Sotto l’egida del sacro tricolore, fu alto il contributo di sangue degli atleti della Podistica Lazio

Il 10 agosto del 1921 fu redatto il Regio documento che, a firma di Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re d’Italia, attribuiva alla Podistica Lazio il ruolo di ente morale per avere come unico scopo la formazione allo sport e l’educazione premilitare. Che la Lazio fosse stata qualcosa di diverso, di sopraelevato rispetto al resto delle associazioni sportive sparse per lo Stivale, si era capito già dall’atto di fondazione. Il documento redatto dal Re testimoniava quel che era la nostra Polisportiva e la fregiava di un onore che si era ampiamente meritata anche sul campo di battaglia. Alto fu, per l’appunto, il contributo in termine di vite umane donato dalla Società per condurre la Patria alla vittoria nella Grande Guerra, con azioni militari degne di nota e che si ripetettero anche nel Secondo conflitto mondiale. Ne citiamo alcune.

ALBERTO CANALINI: di mestiere falegname, fu il costruttore delle prime porte da calcio della Polisportiva, nonché segretario della sezione ciclismo, la quale porterà al tesseramento di molti atleti. Cadde eroicamente a Jamiano del Carso il 27 maggio 1917, dove fu dato per disperso.

ORAZIO GAGGIOTTO: medaglia d’argento al valore militare, fu volontario bersagliere e raggiunse il grado di Capitano il 6 maggio del 1916, qualche mese prima di perire sul Monte Pecinka, ove “Alla testa della sua compagnia, la guidava arditamente all’assalto di forti posizioni nemiche, conquistandole. Cadeva quindi colpito a morte”. Forte attaccante e podista, fu anche uno dei più vincenti della Lazio dei primi anni.

RODOLFO DE MORI: medaglia d’argento al valore militare, anch’egli fu bersagliere (sottotenete) partito per donare la vita all’Italia il 27 novembre del 1915 a Santa Lucia di Tolmino. Recordman nazionale sugli 800m piani, fu uno dei fiori all’occhiello della Podistica Lazio, dove vinse ben 6 volte la Targa Masini.

VALERIO MENGARINI: mezzofondista della Lazio e nuotatore in seguito NELLA C.C. A iene, fu brillante studente di Ingegneria promosso al grado di Tenente del Genio. Cadde eroicamente il 27 agosto del 1917 in una ambulanza chirurgica nei pressi di Vallerisc, conquistando anch’egli la medaglia per i seguenti meriti: “Mortalmente colpito da una bomba a mano, incurante di sè, incitava i compagni a proseguire l’opera e spirava col nome della madre sulle labbra”.

GIORGIO SCALIA:  decorato con la più alta onorificenze per un combattente, la medaglia d’oro al valore militare, il campione nazionale di nuoto della Lazio morì nel canale di Sicilia mostrando ardimento e spirito di sacrificio: “”Stando imbarcato sulla torpediniera Vega, con la quale entrò in guerra, il 10 gennaio 1941 partecipò all’azione che vide l’unità impegnata, nelle acque del Canale di Sicilia, in un audace attacco contro soverchianti forze navali inglesi. Nel combattimento che ne seguì, essendo l’unità colpita irrimediabilmente dal fuoco nemico, immobilizzata ed in procinto di affondare, cooperò serenamente nell’operazione di salvataggio dell’equipaggio. Altruisticamente donava il proprio salvagente a marinaio inesperto del nuoto ed immolava la sua giovane vita, scomparendo negli abissi con la nave sulla quale sventolava ancora la Bandiera da combattimento”.

Di storie ce ne sono ancora tante: chi disperso nel freddo e nel ghiaccio sovietico, chi è caduto volando nei cieli d’Africa e chi non ha retto alle condizioni disumane di permanenza sul fronte di guerra, dove abbondavano ratti, epidemie e carestie. Ogni provincia italiana ha fieramente donato, per la grandezza della Patria, il fiore più bello del giardino: la giovinezza dei propri figli. La S. S. Lazio ha il grande onore di aver avuto tesserati che prima di essere atleti, erano uomini di impeccabile rettitudine e spesso di formazione militare, motivo per cui il sacrificio per la Vittoria è stato considerevole e di tutto rispetto, in linea con il fregio di Ente Morale che tra i due grandi conflitti le fu assegnato.