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Palazzi: 6 punti alla Lazio ed ergastolo a Mauri, ma senza prove…

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palazziLo abbiamo scritto per mesi e oggi è arrivata la conferma: Stefano Palazzi in mano non ha una sola prova sulla colpevolezza di Mauri e quindi per responsabilità oggettiva della Lazio, ma seguendo la falsariga del suo predecessore De Biase ha chiesto 6 punti per la società e l’ergastolo sportivo per il calciatore. Cose che possono succedere solo nel calcio, soprattutto in un calcio italiano con una giustizia sportiva oramai allo sbando, con un pool di investigatori che non investigano ma che elemosinano qualche prova o qualche indizio dalle varie procure. E quando le prove non arrivano, si monta lo stesso il processo e si cerca di camuffare, in modo maldestro, degli indizi in prove schiaccianti o un teorema in castello accusatorio a prova di bomba, quando invece non si regge in piedi neanche se si prova a tenere uniti i pezzi con il super attak.

Oggi Palazzi ha tirato fuori delle vere e proprie perle, delle ricostruzioni fantasiose con contraddizioni continue. Ilievski era a Formello con Zamperini, ma 12 minuti dopo era dalle parti dello stadio Olimpico, di sabato e all’ora di pranzo. Roba che neanche con l’elicottero ci si mettono 12 minuti, figuriamoci in macchina. Ma se qualcuno prova a sorridere davanti ad una ricostruzione simile, palazzi si stizzisce e mettendo le mani avanti dice “avevano una Porsche”. Come se le Porsche volassero, come se in un sabato di aprile fosse possibile fare tutta quella strada ad una media di 110 chilometri all’ora, azzerando traffico, incroci, semafori.

Fa ridere questo, come fa ridere la ricostruzione secondo cui “è normale che Mauri non abbia mai avuto contatti diretti con gli zingari, perché c’era Zamperini a fare da filtro”. Insomma, Zamperini fa da filtro e protegge mauri, poi però porta Ilievski a Formello, di sabato all’ora di pranzo, in pieno giorno. Alla faccia del filtro e della protezione.

Per Palazzi l’illecito per Lazio-Genoa è lampante, anche se non ci sono telefonate tra Mauri e gli zingari, anche se non ci sono prove si soldi dati o presi, anche se non ci sono telefonate tra Mauri e Milanetto, anche se non c’è nessun altro giocatore chiamato in causa. La prova secondo Palazzi sarebbe la testimonianza di Gervasoni, di terza mano e smentita sia da Zamperini che da Gegic, il braccio destro di Ilievski. “Gervasoni è credibile, non è vero che in tutte le sentenze sia stato dichiarato non credibile dai giudici del Tnas”, si è affannato a dire oggi Palazzi. Peccato che Gervasoni sia stato considerato attendibile solo per gli illeciti a cui ha partecipato direttamente, quelli in cui stava in campo e indirizzava il risultato a seconda degli accordi presi con chi gli dava i soldi per combinare le partite. Ma è sempre stato bollato come inattendibile dai giudici del Tnas tutte le volte in cui ha raccontato cose di seconda o terza mano. Come nel caso di Fontana, condannato a 3 anni e 6 mesi dalla Giustizia Sportiva e poi assolto per non aver commesso il fatto dai giudici del Tnas. E nel caso di Mauri, Gervasoni dice che qualcuno gli avrebbe detto che qualcuno gli avrebbe raccontato che Mauri avrebbe fatto… Questo è il test chiave di Palazzi, questo è il caposaldo di un’accusa che dopo un anno e mezzo di “indagini”non è riuscita a produrre una sola prova.

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E con queste “non prove”, Palazzi ha chiesto 6 punti di squalifica per la Lazio, gli stessi inflitti lo scorso anno al Siena per 6 presunti illeciti, con il presidente Mezzaroma accusato da un suo ex calciatore di aver combinato gli illeciti e con Conte condannato perché sapeva degli illeciti. Qui, invece, oltre a Gervasoni (che per sua stessa affermazione non conosce Mauri e che non era presente) non c’è nessuno in grado di confermare il teorema costruito da Palazzi. E nel suo atto d’accusa, il procuratore federale fa pure finta di dimenticare che per un illecito non consumato ma non denunciato, il Napoli è stato assolto nonostante la confessione di Cannavaro di esser stato messo a conoscenza del tentativo di illecito. Insomma, Cannavaro viola per sua stessa ammissione il regolamento e se la cava con un paio di mesi e il Napoli neanche con una multa. Mauri non è reo confesso, è accusato da uno che neanche conosce e che riferisce cose di seconda e terza mano e secondo Palazzi la Lazio dovrebbe partire da meno 6 e Mauri dovrebbe appendere gli scarpini al chiodo.

Lo abbiamo sempre scritto e lo ribadiamo oggi. Qui nessuno mette la mano sul fuoco sull’innocenza di Mauri e di conseguenza sulla non responsabilità della Lazio, ma dopo quello che si è visto nei processi precedenti queste richieste non stanno né in cielo né in terra. Non sarà facile il compito degli avvocati difensori lottare contro i mulini a vento delle regole di una giustizia sportiva in cui l’onere della prova (di innocenza) è a carico dell’accusato. Ma trovatela almeno una prova. Una che sia uno. Perché fino ad oggi non l’ha prodotta nessuno. Palazzi in testa, che dovrebbe pur far qualcosa per giustificare lo stipendio che prende da anni per girare le varie procure italiane elemosinando qualcosa dai vari PM che indagano. E con scarso successo, almeno per quel che si è visto nel caso di Mauri e della Lazio.

Domani toccherà alle difese, domani davanti all’albergo si svolgerà il sit in di protesta annunciato dai tifosi. E la speranza è che tutto fili per il verso giusto, che nessuno abbocchi alla provocazione lanciata oggi da Palazzi. Perché quell’arringa, oltre ad essere un insulto al diritto, è una provocazione, una tanica di benzina lanciata a caccia di un accendino, con la speranza di far divampare un incendio.

STEFANO GRECO

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