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Sarri dopo Lazio-Napoli: “Servono giocatori importanti”

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Probabili formazioni Lazio Atalanta: i giocatori in campo allo Stadio Olimpico per il match di Coppa Italia.
Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.

La sconfitta contro il Napoli non sorprende Maurizio Sarri, ma lascia comunque spazio a riflessioni profonde. Intervenuto ai microfoni di DAZN al termine di Lazio-Napoli, il tecnico biancoceleste ha analizzato la gara senza alibi, indicando però con chiarezza i limiti strutturali della sua squadra e l’urgenza di intervenire sul mercato.

«La sconfitta è figlia del fatto che il Napoli è più forte», ha ammesso Sarri. «Qualcosa ci abbiamo messo di nostro con un primo tempo a metà strada, li abbiamo facilitati. Ho visto di fronte una squadra che ora è la più forte del campionato. La sconfitta ci sta, ma potevamo sicuramente fare meglio».

Un’analisi lucida, che riconosce la superiorità dell’avversario ma non assolve completamente la Lazio, soprattutto per l’approccio iniziale e alcune letture difensive sbagliate.

Entrando nel dettaglio tattico, Sarri ha sottolineato le difficoltà nel contenere il gioco del Napoli: «Quando affronti questi quinti che ti attaccano alle spalle è un problema per tutte le squadre. Sul gol il nostro difensore esterno è stato troppo attratto da Elmas e si è fatto scavalcare. Era una palla di facile lettura». Un riferimento diretto alla qualità e alla struttura della squadra di Conte, capace di colpire con movimenti studiati e continui.

Ma è sul tema mercato che le parole del Comandante diventano particolarmente significative. Alla domanda su gennaio, Sarri non si è nascosto: «Il mercato va chiesto al direttore. Io ci ho parlato e ho detto che in certe zone di campo abbiamo bisogno di giocatori importanti, perché è inutile prendere giocatori dello stesso livello di quelli che abbiamo».

Una frase netta, che suona come un messaggio chiaro alla società: per crescere non servono operazioni di contorno, ma innesti di qualità superiore. «L’evoluzione di questa discussione dipende da società e direttore», ha aggiunto, lasciando intendere che la palla ora è nei piedi della dirigenza.

Sarri è poi tornato anche sulla cessione di Castellanos, confermando quanto già emerso nei giorni scorsi: «Il ragazzo era propenso per questo tipo di soluzione. Quando ci sono queste situazioni è difficile trattenere un giocatore. Essendo una situazione che poteva succedere si poteva arrivare pronti».

Parole che spiegano come l’addio dell’argentino non sia stato un fulmine a ciel sereno e che, implicitamente, aprono a una riflessione sulla gestione delle alternative offensive.

Il messaggio complessivo è chiaro: Sarri accetta il verdetto del campo, riconosce la forza del Napoli, ma allo stesso tempo chiede un salto di qualità. Senza rinforzi importanti, colmare il divario con le big resta complicato. Gennaio, ora, diventa un banco di prova decisivo non solo per la squadra, ma per la strategia complessiva della Lazio.



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🎙️ Fabiani a DAZN, verità scomode: “Castellanos andrà sostituito. Guendouzi? Se arriva l’offerta…”

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Scontro Sarri Lotito Fabiani Formello Lazio crisi società

Pochi minuti prima del fischio d’inizio di Lazio-Napoli, il Direttore Sportivo Angelo Fabiani ha parlato ai microfoni di DAZN, sganciando diverse “bombe” di mercato che confermano la linea dettata da Cortina: il mercato in uscita è il vero protagonista di questo gennaio biancoceleste.

Tra la conferma della cessione di Castellanos e le parole criptiche (ma non troppo) sul futuro di Guendouzi, il DS ha fatto il punto sulla strategia della società.

👋 “Taty al West Ham? Andrà sostituito”

Fabiani non si nasconde più dietro a un dito. Con Valentin Castellanos ormai virtualmente un giocatore del West Ham (l’operazione è in chiusura per sbloccare l’indice di liquidità, come anticipato nelle scorse ore), il DS conferma la necessità di tornare sul mercato:

“Se oggi ci sono le richieste vuol dire che le scelte stanno dando i loro frutti. Taty andrà sostituito, così come se ci sarà un’altra cessione andrà sostituita per dare continuità a quel percorso di crescita che ci farà essere competitivi nei prossimi anni”.

Parole che certificano l’addio dell’argentino, sacrificato sull’altare del bilancio.

⚠️ Allarme Guendouzi: “Dobbiamo valutare tutto”

Ma a far tremare i tifosi sono le dichiarazioni su Matteo Guendouzi. Nonostante le smentite di rito sulle offerte ufficiali del Fenerbahce, Fabiani lascia una porta spalancata alla cessione del francese, parlando di “volere del giocatore”:

“Allo stato attuale Guendo non è in uscita, poi abbiamo il dovere di valutare tutto per il bene della Lazio perché abbiamo iniziato un percorso di rinnovamento. Richieste ufficiali dal Fenerbahce non ne abbiamo ricevute, ad oggi è un giocatore della Lazio, questo non significa che la Lazio non valuta offerte, anche perché dobbiamo sentire il volere del giocatore, così come abbiamo fatto per Castellanos”.

Un “non è in uscita, ma…” che suona come un avvertimento: se arriva l’offerta giusta (e se il giocatore spinge), anche il francese può partire.

Fiducia a Noslin (titolare oggi)

Infine, un commento sulla scelta di Sarri di puntare su Noslin dal primo minuto contro il Napoli, una mossa non solo dettata dalla partenza del Taty:

“Ci ha parlato il mister, è lui che fa le scelte. Noslin ha la fiducia del mister, non lo dico all’indomani della cessione del Taty ma da quello che sento nei meandri di Formello oggi sarebbe partito titolare comunque. Ha aspettato pazientemente il suo momento e i risultati gli stanno dando ragione”.


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📺 Moviola DAZN, Marelli boccia Massa: “Rosso a Noslin? Molto severo, bastava il richiamo”. E dubbi sulla punizione del gol

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Luca Marelli a DAZN commenta gli episodi arbitrali di Lazio Fiorentina con la grafica dei rigori.

Non bastava il risultato a condannare la Lazio, ci ha pensato anche l’arbitro Massa. La sconfitta contro il Napoli lascia strascichi pesantissimi non solo per il punteggio, ma per una gestione dei cartellini che ha mandato su tutte le furie l’ambiente biancoceleste e Maurizio Sarri.

A confermare la sensazione di ingiustizia avvertita allo stadio arrivano le parole di Luca Marelli. L’esperto arbitrale di DAZN, analizzando gli episodi chiave nel post-partita, ha bocciato senza appello la decisione che ha portato all’espulsione di Noslin, evidenziando anche dubbi sulla gestione del fallo che ha originato il raddoppio partenopeo.

L’analisi sull’espulsione: “Si poteva evitare”

L’episodio incriminato avviene all’80’, quando Noslin, già ammonito (per una scaramuccia precedente), interviene su un avversario. Massa estrae il secondo giallo e manda l’olandese sotto la doccia, lasciando la Lazio in 10 nel momento del massimo sforzo.

Il commento di Marelli è netto:

“Seconda ammonizione veramente molto severa, perché Noslin non ha affondato il colpo. Non era uno ‘step on foot’ (pestone, ndr), tocca il piede ma c’era poca velocità. Si poteva evitare, bastava un richiamo verbale“.

Niente imprudenza, niente violenza. Un fallo di gioco trasformato in un’espulsione che ha chiuso la partita e che priverà la Lazio di un attaccante per la prossima sfida.

Il “giallo” della punizione sul 2-0

Ma i dubbi sulla direzione di Massa non si fermano al rosso. C’è un altro episodio che pesa come un macigno: il calcio di punizione da cui scaturisce il colpo di testa vincente di Rrahmani per lo 0-2.

Anche in quel caso, il fischio del direttore di gara è apparso estremamente generoso, per non dire dubbio. Un contatto veniale a centrocampo trasformato in una palla inattiva decisiva. Due decisioni chiave, due errori di valutazione (o eccessi di severità a senso unico) che hanno indirizzato in modo irreversibile il big match dell’Olimpico.


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📝 Le Pagelle di Lazio-Napoli 0-2: Noslin disastroso, difesa colabrodo. Si salva solo Romagnoli

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Giocatori della Lazio in cerchio allo Stadio Olimpico prima del match.

Una domenica da incubo. La Lazio crolla all’Olimpico contro il Napoli (0-2), dimostrandosi inferiore tecnicamente e fisicamente alla corazzata di Conte. Ma se la superiorità avversaria è evidente, preoccupa l’atteggiamento: una squadra “apatica”, che perde la testa nel finale chiudendo in 9 uomini. Noslin è il peggiore in campo per distacco, Gila e Marusic affondano dietro. Si salva, per onor di firma, solo Romagnoli.

I Voti dei Biancocelesti

PROVEDEL 6: Incolpevole. Bucato senza scampo da due passi, prima da Spinazzola (tunnel) e poi da Rrahmani. Evita un passivo peggiore grazie all’imprecisione degli avversari.

MARUSIC 5: Colpevole sul vantaggio azzurro: non segue il taglio di Spinazzola. In fase di spinta è nullo. Chiude la giornata orribile facendosi cacciare per una reazione scomposta su Mazzocchi. Nervi a fior di pelle.

GILA 5: Giornataccia assoluta. Spaesato in area, soffre terribilmente la fisicità di Hojlund. Si perde Rrahmani sul gol del 2-0 e grazia Elmas che colpisce la traversa. Sempre in ritardo.

ROMAGNOLI 6: L’unico baluardo. Cerca di mettere pezze ovunque, tenendo in piedi una linea difensiva che imbarca acqua da tutte le parti. Si salva nel naufragio.

PELLEGRINI 5: Opposizione troppo soft su Politano nell’azione dell’1-0. Quando dal suo lato arriva anche Neres, va in tilt completo. (Dal 62’ LAZZARI 6: Entra a gara ormai compromessa).

GUENDOUZI 5,5: Corre tanto, ma a vuoto. Meno arrembante del solito, forse distratto dalle voci di mercato? Annaspa contro la qualità del centrocampo di Conte. Colpisce una traversa nel recupero, ma è tardi.

CATALDI 5,5: Fatica enorme. Gestisce male il pallone da cui nasce il vantaggio ospite (scippato a Zaccagni). Soffre i tagli continui di Neres ed Elmas. (Dal 71’ BELAHYANE 5,5: Partecipa all’anonimato generale).

BASIC 5,5: Torna dopo la squalifica e non si vede mai. Tanta dedizione, ma zero impatto. Lì in mezzo serve altro.

CANCELLIERI 5: Non ne azzecca una. Ha colpe gravi sul gol dell’1-0 (non segue Spinazzola). Davanti è nullo: non difende palla e quando pesca Noslin in area, l’azione sfuma. (Dal 71’ ISAKSEN 6: Un tiro ribattuto e poco altro).

NOSLIN 4,5: Disastroso. La volontà non basta se mancano le scelte giuste: non tira mai, nemmeno a tu per tu con il portiere (cerca dribbling assurdi). Chiude con un’espulsione stupida che lascia la Lazio senza punte per la prossima gara.

ZACCAGNI 5,5: Anticipato secco da Di Lorenzo sull’azione del vantaggio. Si innervosisce subito e sparisce dalla gara, dando segnali di impotenza offensiva. (Dall’86’ PEDRO sv).

ALL. SARRI 5: C’è un abisso tra le due squadre. Perde il confronto tecnico, atletico e tattico con Conte senza mai dare l’impressione di potersela giocare. La squadra perde la partita e la testa: finire in 9 è inaccettabile.


I Voti del Napoli

Milinkovic-Savic 6; Di Lorenzo 6,5, Rrahmani 7, Juan Jesus 6; Politano 7, McTominay 6,5, Lobotka 6,5, Spinazzola 7; Neres 6,5, Hojlund 6, Elmas 6. All.: Conte 7,5.


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🔴 Lazio-Napoli 0-2: Vergogna all’Olimpico! Massa “regala” il raddoppio e caccia Noslin. È Far West nel finale

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L'arbitro Massa estrae il cartellino rosso contro Noslin tra le proteste furibonde dei giocatori della Lazio.

Il 2026 della Lazio inizia come era finito il 2025: tra le polemiche feroci contro la classe arbitrale. All’Olimpico passa il Napoli capolista (0-2), ma il risultato è pesantemente condizionato dalla direzione di gara dell’arbitro Massa di Imperia.

Se il vantaggio iniziale di Spinazzola è frutto di un errore difensivo, il raddoppio di Rrahmani nasce da una punizione totalmente inesistente. A completare l’opera, nel finale, un’espulsione assurda per somma di ammonizioni a Noslin, che ha acceso la miccia per il “Far West” conclusivo con tre rossi totali. Sarri perde la partita e tre giocatori per il futuro, ma la sensazione di accerchiamento è ormai totale.

Massa protagonista: il gol dello 0-2 è un regalo

Sarri, in piena emergenza, lancia Basic e Cancellieri dal 1′. L’avvio è shock: al 13′ Spinazzola sbuca alle spalle di Pellegrini e fredda Provedel. La Lazio prova a reagire, ma al 32′ va in scena l’episodio che indirizza il match.

Massa fischia una punizione sulla trequarti per un presunto fallo di Noslin (apparso regolare o comunque veniale). Dalla battuta nasce il colpo di testa di Rrahmani per il raddoppio. Proteste vibranti dei biancocelesti per un calcio piazzato generoso che ha permesso al Napoli di scappare via nel momento migliore della Lazio.

Noslin, rosso inventato. Poi la rissa

Nella ripresa la Lazio ci prova con l’orgoglio, ma sbatte contro il muro eretto da Conte e contro le decisioni arbitrali. All’80’ l’episodio che fa esplodere l’Olimpico: Noslin, già ammonito (giallo severo per una scaramuccia con Milinkovic), interviene su Buongiorno. Il contatto sembra minimo, ma Massa estrae il secondo giallo e caccia l’olandese. Una decisione incomprensibile che lascia la Lazio in 10.

I nervi saltano definitivamente. All’87’ si scatena una rissa furibonda: Marusic e Mazzocchi vengono alle mani e Massa espelle entrambi. La partita finisce 9 contro 10, tra i fischi assordanti di uno stadio che si sente, per l’ennesima volta, defraudato.


📋 Il Tabellino | Lazio-Napoli 0-2

Marcatori: 13′ Spinazzola (N), 32′ Rrahmani (N)

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini (62′ Lazzari); Guendouzi, Cataldi (70′ Belahyane), Basic; Cancellieri (70′ Isaksen), Noslin, Zaccagni. A disp.: Mandas, Furlanetto, Provstgaard, Hysaj, Nuno Tavares, Rovella, Farcomeni, Pedro, Serra. All.: Maurizio Sarri

NAPOLI (3-4-3): Milinkovic-Savic; Di Lorenzo, Rrahmani (78′ Buongiorno), Juan Jesus; Politano, McTominay, Lobotka, Spinazzola (78′ Gutierrez); Neres (67′ Mazzocchi), Hojlund (87′ Lang), Elmas. A disp.: Meret, Contini, Olivera, Marianucci, Ambrosino, Prisco. All.: Antonio Conte

Arbitro: Davide Massa (sez. Imperia) VAR: Di Paolo

Ammoniti: 43′ Zaccagni (L), 64′ Cataldi (L), 69′ Rrahmani (N), 69′ Noslin (L). Espulsi: 80′ Noslin (L) per doppia ammonizione, 87′ Marusic (L) e Mazzocchi (N) per condotta violenta.


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🚑 Tegola Lazio dell’ultim’ora: lesione per Patric! Salta il Napoli. Sarri in emergenza totale

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Il difensore della Lazio Patric si tocca la gamba dolorante durante un allenamento o partita.

Non c’è pace per la Lazio. A ridosso del fischio d’inizio del big match contro il Napoli (domani ore 12:30), Maurizio Sarri perde un altro pezzo pregiato della sua scacchiera difensiva.

Secondo quanto riportato da Radio Laziale, si è fermato Patric. Per il difensore spagnolo si tratta di una lesione muscolare che lo costringerà al forfait sicuro per la sfida contro gli azzurri di Conte. Nelle prossime ore lo staff medico effettuerà gli esami strumentali per stabilire con esattezza l’entità del danno e i tempi di recupero, ma la sua assenza domani è certa.

Infermeria piena e dubbi a centrocampo

L’assenza dello spagnolo complica i piani di Sarri, che si ritrova con le rotazioni ridotte all’osso in un momento cruciale. Oltre a Patric, il tecnico deve rinunciare a Dele-Bashiru e Boulaye Dia, entrambi impegnati in Coppa d’Africa.

Resta un grosso punto interrogativo su Nicolò Rovella: il regista è tornato ad allenarsi in gruppo dopo l’operazione per la pubalgia, ma la sua convocazione sarà decisa solo all’ultimo istante. Sarri dovrà ridisegnare la panchina e la strategia difensiva in fretta e furia.


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🗣️ Zaccagni suona la carica: “Rabbia Udinese, Sarri ci ha detto cosa fare. Napoli? Temo lui…”

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Mattia Zaccagni, capitano della Lazio, esulta con grinta dopo un gol, indicando lo stemma.

Alla vigilia del primo, difficilissimo impegno del 2026, è il capitano a metterci la faccia. Mattia Zaccagni parla al Match Program ufficiale della Lazio e prova a scuotere l’ambiente, ancora elettrico dopo i fatti di Udine, per proiettarlo verso la super sfida contro la capolista Napoli.

Il numero 20 e leader biancoceleste (capocannoniere della squadra nel 2025) traccia la via: cancellare le scorie delle polemiche arbitrali e concentrarsi su un avversario formidabile, svelando anche quale giocatore teme di più della corazzata di Conte.

La ferita di Udine e la “ricetta” di Sarri

Impossibile non partire da quanto successo alla Dacia Arena. Il pareggio beffa al 95′, viziato dal tocco di mano di Davis ignorato dal VAR, brucia ancora. Zaccagni non si nasconde:

“Siamo usciti dalla gara contro l’Udinese con rabbia e rammarico. Però, come ci ha detto il mister in settimana, dobbiamo cercare di eliminare quegli ultimi 30 secondi e ripartire da quanto fatto di buono prima”.

Il messaggio di Maurizio Sarri è chiaro: isolare l’episodio finale, per quanto scandaloso, e salvare la prestazione solida che la squadra aveva offerto fino a quel momento in emergenza.

Il Napoli di Conte e la minaccia numero uno

Domenica all’Olimpico arriva il Napoli primo in classifica. Zaccagni sa che servirà l’impresa: “Sarebbe bello, per noi e per i tifosi, partire subito forte con una bella vittoria contro il Napoli. Abbiamo preparato bene la partita, sappiamo che non sarà facile ma siamo pronti e ce la metteremo tutta”.

Il capitano biancoceleste riconosce la forza dell’avversario e individua il pericolo pubblico numero uno:

“Affronteremo probabilmente la squadra più forte del campionato, il Napoli ha individualità importanti e gioca anche bene. La minaccia più grande? Nelle ultime settimane mi ha impressionato molto Neres“.

Obiettivo 2026: la Lazio e il sogno Mondiale

Infine, uno sguardo al futuro personale e di squadra per questo nuovo anno appena iniziato: “Voglio regalare più gioie possibili ai nostri tifosi, sia personalmente sia di squadra. Lavorerò duro per questo, anche in vista del Mondiale, al quale spero di andare con la Nazionale”.


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Lazio, Isaksen e Cancellieri: ora è duello vero

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Gustav Isaksen durante il riscaldamento pre-partita di Lazio-Bologna allo Stadio Olimpico.

I loro destini, finora, si sono solo sfiorati. Ora, invece, sono pronti a incrociarsi davvero. In casa S.S. Lazio prende forma il primo vero ballottaggio stagionale sulla fascia destra: Gustav Isaksen contro Matteo Cancellieri.

Un duello che Maurizio Sarri non ha mai potuto gestire realmente nella prima parte della stagione. Il motivo è semplice: i due esterni non sono mai stati contemporaneamente a disposizione nello stesso momento.

L’inizio dell’annata è stato tutto in salita per Isaksen. L’esterno danese è stato colpito dalla mononucleosi, che lo ha costretto a saltare l’intera preparazione estiva e le prime due gare ufficiali contro Como e Verona. Al rientro, Sarri lo ha potuto utilizzare con il contagocce: appena 33 minuti complessivi distribuiti tra le sfide contro Sassuolo, Roma, Genoa e Torino.

In quel periodo, sulla fascia destra, la scelta è stata praticamente obbligata: Cancellieri. L’esterno italiano ha risposto presente, trovando anche il momento più alto della sua stagione con la doppietta al Torino, che sembrava poter segnare una svolta. Proprio sul più bello, però, è arrivato l’infortunio che lo ha costretto a fermarsi.

A quel punto, a Sarri non è rimasta altra soluzione che rilanciare Isaksen, finalmente recuperato. Il danese ha infilato sette presenze consecutive da titolare contro Juventus, Pisa, Cagliari, Inter, Lecce, Milan e Bologna, trovando continuità e minutaggio. Anche in questo caso, però, la sfortuna ha colpito ancora: nuovo stop e nuovo cambio di gerarchie.

Con Isaksen fermo, ecco il ritorno di Cancellieri. Guarito dall’infortunio, l’esterno italiano è tornato a occupare stabilmente la corsia destra, partendo dal primo minuto nelle gare contro Parma, Cremonese e Udinese.

Proprio al Bluenergy Stadium è andato in scena l’ultimo incrocio simbolico. Durante Udinese-Lazio, Sarri ha scelto di sostituire Cancellieri con Isaksen, segnando di fatto il primo passaggio di consegne diretto tra i due. Un cambio che ha il sapore di un messaggio chiaro.

Ora, a distanza di pochi giorni, il duello entra nel vivo. Contro il Napoli, Isaksen e Cancellieri si giocheranno per la prima volta davvero una maglia da titolare ad armi pari, senza infortuni o assenze a condizionare la scelta.

Per Sarri è una notizia importante. Avere due esterni destri disponibili significa poter scegliere in base a forma, caratteristiche e piano partita. Per Isaksen e Cancellieri, invece, è arrivato il momento della verità: non più alternative forzate, ma concorrenza reale.

La fascia destra della Lazio, finalmente, ha due padroni. Ora tocca al campo decidere chi merita di restare.



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Lazio, corsia sinistra: Tavares verso l’addio, idea Pedraza

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Alfonso Pedraza in azione con la maglia del Villarreal durante una partita di Liga

La Lazio inizia a pianificare con attenzione le prossime mosse sulla fascia sinistra, reparto destinato a cambiare volto nei prossimi mesi. In uscita c’è Nuno Tavares, sempre più vicino a lasciare la Capitale. Sul terzino portoghese è forte l’interesse dell’Arabia Saudita, in particolare dell’Al-Ittihad, guidato da Sérgio Conceição.

La Lazio valuta con attenzione la situazione: un’eventuale cessione di Tavares garantirebbe risorse economiche importanti e aprirebbe definitivamente il dossier legato al suo sostituto. In questo senso, il nome che sta prendendo quota è quello di Alfonso Pedraza, attualmente in forza al Villarreal CF.

Secondo quanto riportato da Alfredo Pedullà, la Lazio sarebbe molto vicina a un accordo per portare Pedraza a Roma a partire da giugno, sfruttando la scadenza del suo contratto con il club spagnolo. L’operazione, dunque, si configurerebbe come un acquisto a parametro zero, in piena linea con la strategia di sostenibilità perseguita dal club biancoceleste.

Difficile, invece, che il terzino possa sbarcare in Italia già nel corso della sessione invernale. Il Villarreal, infatti, non sembra intenzionato a privarsi del giocatore prima della naturale scadenza del contratto, rendendo l’operazione praticabile solo in ottica estiva.

Pedraza rappresenta un profilo gradito per esperienza internazionale, conoscenza del calcio europeo e capacità di interpretare tutta la corsia mancina, caratteristiche ritenute compatibili con le esigenze tattiche di Maurizio Sarri. Un innesto che permetterebbe alla Lazio di programmare con anticipo il futuro della fascia sinistra, evitando investimenti onerosi sul cartellino.

Il quadro appare dunque chiaro: prima l’uscita di Tavares, poi l’ingresso di Pedraza a costo zero. Un’operazione che testimonia come il mercato della Lazio non si giochi solo sul presente, ma anche – e soprattutto – sulla pianificazione del prossimo ciclo.



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🎫 Lazio-Napoli, febbre da Big Match: l’Olimpico risponde presente! Superata quota 41mila

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Una panoramica della Curva Nord dello Stadio Olimpico piena di tifosi della Lazio con bandiere e sciarpe.

Il conto alla rovescia sta per terminare. Tra poco più di 48 ore, la Lazio inaugurerà il suo 2026 calcistico con un appuntamento di quelli da non perdere: all’Olimpico arriva il Napoli di Antonio Conte per un lunch match di fuoco.

La voglia di riabbracciare la squadra e, soprattutto, di spingerla a reagire dopo le enormi polemiche per i torti arbitrali di Udine, sta spingendo i tifosi biancocelesti verso lo stadio. La risposta del pubblico, come sempre, si preannuncia importante per fare da cornice a una sfida cruciale per l’alta classifica.

I numeri della prevendita

Secondo i dati riportati dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, la prevendita viaggia a ritmi sostenuti. Sono già stati staccati 11.500 biglietti per la sfida di domenica alle 12:30.

Una cifra che, sommata allo zoccolo duro dei 29.918 abbonati di questa stagione, porta il totale parziale già oltre il muro dei 41.000 spettatori.

Olimpico (quasi) tutto biancoceleste

Un dato numerico reso ancora più significativo dalle restrizioni previste per la tifoseria ospite: il divieto di trasferta per i sostenitori del Napoli non residenti nel Lazio limiterà la presenza partenopea. L’Olimpico, dunque, si tingerà quasi esclusivamente di biancoceleste, pronto a trasformarsi nel solito “dodicesimo uomo” per sostenere i ragazzi di Sarri in una partita che promette spettacolo e scintille. Nelle ultime ore disponibili, il dato è destinato a crescere ulteriormente.


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Lazio, Marcos Antônio riscattato dal São Paulo

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marcos antonio lazio

Ora è ufficiale: Marcos Antônio non è più un giocatore della S.S. Lazio. Il centrocampista brasiliano è stato riscattato dal São Paulo FC, che ha esercitato la clausola di obbligo di riscatto prevista nell’accordo di prestito.

Il contratto stipulato con il club biancoceleste prevedeva infatti un obbligo legato al raggiungimento di determinati obiettivi di rendimento, pienamente centrati dal giocatore nel corso della stagione. Una condizione che ha fatto scattare automaticamente l’acquisto a titolo definitivo.

Il São Paulo verserà alla Lazio 4,5 milioni di euro per l’80% dei diritti economici del centrocampista. L’operazione è da considerarsi completamente finalizzata, con tutti i passaggi formali ormai conclusi.

Per la Lazio si tratta di un’uscita ormai programmata, che consente al club di incassare una cifra certa e di chiudere definitivamente un capitolo che non aveva trovato continuità in maglia biancoceleste. Marcos Antônio, infatti, non era rientrato nei piani tecnici e il prestito in Brasile si era rivelato la soluzione ideale per valorizzarlo.

Dal punto di vista del mercato sudamericano, l’operazione ha anche un effetto immediato su eventuali scenari futuri. Qualora il Flamengo volesse tornare alla carica per Marcos Antônio, dovrebbe ora negoziare direttamente con il São Paulo, che detiene i diritti del giocatore.

Non a caso, il club paulista starebbe guardando proprio in casa Flamengo, avendo messo nel mirino il centrocampista Allan. Un intreccio di mercato tutto brasiliano che potrebbe animare le prossime settimane, ma che esclude ormai la Lazio da qualsiasi trattativa futura sul calciatore.

Per il club biancoceleste, invece, l’operazione rappresenta una plusvalenza utile e un ulteriore tassello nella razionalizzazione della rosa e dei conti.



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Lazio, Castellanos al West Ham: affare da 30 milioni

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Una foto del giocatore Valentin Castellanos, sorridente, durante un'intervista post-partita con un microfono DAZN.

È arrivata la svolta: S.S. Lazio e West Ham United hanno trovato l’accordo per la cessione di Valentín Castellanos. L’attaccante argentino si trasferisce in Premier League per una cifra complessiva di 30 milioni di euro, sancendo uno degli affari più importanti del mercato invernale biancoceleste.

Castellanos aveva inizialmente detto no al Flamengo, che nelle scorse settimane aveva provato ad affondare il colpo senza però convincere il giocatore. Decisiva, invece, la proposta del West Ham, sia dal punto di vista economico sia progettuale. La Premier League rappresenta per l’argentino una vetrina di primo livello e una sfida ritenuta più stimolante rispetto al ritorno in Sudamerica.

Dal punto di vista della Lazio, l’operazione assume un valore strategico rilevante. La cifra incassata consente al club di generare una plusvalenza importante, rafforzare i conti e ottenere margine operativo per il mercato in entrata. Un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto dopo le difficoltà incontrate negli ultimi mesi sul fronte dei parametri economico-finanziari.

La cessione di Castellanos arriva dopo una stagione caratterizzata da alti e bassi. L’attaccante non è mai riuscito a imporsi con continuità nel 4-3-3 di Maurizio Sarri, chiudendo la sua esperienza biancoceleste con numeri inferiori alle aspettative. Una separazione che, alla luce delle prestazioni e delle dinamiche tattiche, appare funzionale per entrambe le parti.

Ora l’attenzione si sposta inevitabilmente sulle mosse della Lazio per sostituire il centravanti. Con Castellanos fuori dal progetto, il club sarà chiamato a intervenire sul mercato per garantire a Sarri un riferimento offensivo adeguato. I nomi monitorati restano diversi, ma molto dipenderà dalla strategia che verrà adottata: investimento immediato o soluzione ponte in attesa dell’estate.

Quel che è certo è che la partenza del Taty cambia il volto del mercato biancoceleste. La Lazio incassa, libera spazio salariale e si prepara a una nuova fase, mentre Castellanos si appresta a iniziare la sua avventura inglese con la maglia del West Ham.



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🚨 Lazio, ora è ufficiale: ecco l’audio SCANDALO del VAR sul gol di Davis! “Non è immediato…”. E spunta un errore clamoroso

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Una sala VAR con i monitor che mostrano l'azione di Udinese-Lazio e una grafica con onde sonore audio.

Se possibile, fa ancora più male adesso. La ferita di Udine, quel pareggio beffa al 95′ viziato da un tocco di mano, torna a sanguinare copiosamente dopo la pubblicazione dell’audio Open VAR del dialogo tra l’arbitro Colombo e la sala di Lissone.

Le registrazioni, invece di chiarire, gettano benzina sul fuoco della rabbia laziale. L’analisi dell’episodio che ha portato al gol dell’1-1 di Davis svela non solo una valutazione discutibile del regolamento, ma anche un errore di base clamoroso da parte dei varisti, che per un attimo non avevano nemmeno capito chi avesse segnato.

L’incredibile gaffe iniziale: “Ma non segna lui?”

Ascoltare per credere. Mentre la sala VAR analizza il tocco di braccio dell’attaccante dell’Udinese al momento del controllo, il VAR (Gariglio) si lascia sfuggire una frase che gela il sangue:

“Qui il braccio ce l’ha congruo… e non segna lui?

Gariglio è convinto che a segnare non sia stato Davis, ma un compagno. Un errore di valutazione gravissimo in una sala piena di monitor. Serve l’intervento dell’AVAR per svegliarlo: “Segna lui eh”. Solo a quel punto il VAR realizza: “Ah, segna lui…”.

La “scappatoia” dell’immediatezza che punisce la Lazio

Una volta capito (colpevolmente in ritardo) che l’autore del gol è lo stesso che ha toccato la palla di mano, il regolamento cambia: la “congruità” del braccio non conta più. Se tocchi di mano e segni subito, il gol va annullato sempre.

E qui scatta l’interpretazione che ha fatto infuriare la Lazio. Per il VAR, il lasso di tempo tra il controllo di braccio e il tiro non è sufficiente per annullare la rete:

VAR: “Però la prende lui, fa un dribbling… però non è immediato.” AVAR: “Ok.”

“Non è immediato”. Tre parole che costano due punti alla Lazio. Un controllo, un mezzo giro su sé stesso (il “dribbling” citato dal VAR) sono bastati per “sanare” un tocco di mano decisivo. Un appiglio regolamentare, una zona grigia sfruttata al massimo che lascia i tifosi biancocelesti con un senso di ingiustizia totale. Il tocco c’è, è ammesso, ma il gol è valido per una questione di secondi.


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📩 Caos in Lega, la PEC di Lotito diventa un boomerang: le Big lo scaricano e lo lasciano solo

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Claudio Lotito con espressione contrariata, sullo sfondo i loghi sfocati di Inter, Milan e Juventus.

Voleva scuotere il palazzo, ma l’effetto rischia di essere quello di un isolamento politico totale. La PEC inviata da Claudio Lotito alla Lega Serie A per protestare contro la gestione arbitrale (“errori non più casuali”) sta facendo discutere, ma non per i motivi sperati dal patron biancoceleste.

Se l’obiettivo era fare rumore, la missione è compiuta. Se l’obiettivo era creare un fronte comune, il fallimento sembra netto.

❄️ Il grande gelo: Inter, Milan e Juve si dissociano

Nel testo della lettera, il numero uno della Lazio faceva riferimento a una “preoccupazione non isolata“, lasciando intendere che il malcontento verso la classe arbitrale fosse condiviso da altri club di vertice. Una mossa strategica che, però, ha offerto alle rivali un assist perfetto per smarcarsi.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, le grandi del nostro calcio hanno reagito immediatamente contattando il presidente della Lega, Ezio Simonelli, per prendere le distanze. Scaroni (Milan), Marotta (Inter) e Giorgio Chiellini (dirigente della Juventus) avrebbero fatto sapere chiaramente di non avallare il pensiero di Lotito.

🤝 Lotito isolato: un assist alle rivali?

Il risultato è che Lotito si ritrova ora politicamente solo nella sua battaglia. Le big hanno colto l’occasione servita su un piatto d’argento per smentire il presunto fronte comune, lasciando il presidente della Lazio come unica voce fuori dal coro (e potenzialmente scomoda). Resta ora da capire se questa mossa porterà a una maggiore attenzione arbitrale sul campo o se, al contrario, inasprirà ulteriormente i rapporti con le istituzioni calcistiche.


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🥶 Mercato Lazio, la doccia fredda da Cortina: Lotito blocca tutto. “Prima vendere”, Sarri gelato

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Confronto Lotito giocatori: il presidente della Lazio osserva la squadra a bordo campo.
Claudio Lotito e Maurizio Sarri discutono a Formello sul mercato di gennaio della Lazio, con Lorenzo Insigne tra i possibili obiettivi.

Sembrava l’inizio di una nuova era, invece il 2026 rischia di aprirsi con il solito copione. La notizia positiva c’è: la Lazio ha ottenuto il via libera dalla commissione, il mercato è tecnicamente sbloccato e la società può operare. Ma tra la teoria e la pratica c’è di mezzo il bilancio e, soprattutto, la volontà presidenziale.

Le ultime notizie che rimbalzano da Cortina, dove il patron Claudio Lotito sta trascorrendo le vacanze, tracciano una linea chiarissima che gela le aspettative di Maurizio Sarri.

⛔ L’ordine a Fabiani: priorità alle uscite

Come riporta l’edizione odierna de Il Messaggero, il Presidente ha dato un mandato preciso al Direttore Sportivo Angelo Fabiani: concentrarsi prima sulle cessioni, e solo successivamente sui nuovi innesti.

Nonostante lo sblocco formale, la Lazio deve fare i conti con la sostenibilità. L’obiettivo è aumentare i ricavi e abbattere i costi per rientrare nei parametri entro il 30 marzo. Non basta il “liberi tutti”, serve fare cassa.

📉 L’incubo del nuovo indicatore al 70%

Il vero nodo è il nuovo indicatore del costo del lavoro allargato. Nonostante i tentativi dei club di Serie A di mantenerlo all’80%, la soglia scenderà inesorabilmente al 70% in vista della prossima estate.

Questo cambiamento normativo impone alla Lazio (e a molte altre società) una dieta dimagrante immediata per non trovarsi con l’acqua alla gola a giugno. Una notizia tutt’altro che felice per Sarri, che sperava nel “botto” di inizio anno per rinforzare la rosa e che invece dovrà attendere che si liberino caselle e budget salariale. Il 2026, insomma, inizia senza sconti: prima si vende, poi (forse) si compra.


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📺 Lazio-Napoli, il primo big match del 2026: orario, dove vederla in tv e le ultime di formazione

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Grafica del match Lazio-Napoli con i loghi delle due squadre e l'orario 12:30.

Il 2026 della Lazio si apre subito con il botto. Allo Stadio Olimpico arriva il Napoli di Antonio Conte per il lunch match della diciottesima giornata di Serie A. Una sfida che mette di fronte due squadre con stati d’animo opposti: i biancocelesti devono smaltire la rabbia per la beffa di Udine (pareggio subito al 95′ tra le polemiche), mentre i partenopei viaggiano sulle ali dell’entusiasmo dopo la Supercoppa e il successo di Cremona, a caccia del secondo scudetto consecutivo.

Maurizio Sarri cerca l’impresa contro la sua ex squadra per rilanciare le ambizioni di classifica (ottavo posto, 24 punti), mentre il Napoli, terzo a quota 34, non può permettersi passi falsi per restare nella scia di Inter e Milan.

📅 Data e Calcio d’inizio

La partita Lazio-Napoli si giocherà domenica 4 gennaio 2026 allo Stadio Olimpico di Roma. Il fischio d’inizio è programmato per le ore 12:30.

📡 Dove vedere Lazio-Napoli in TV e Streaming

Il match sarà trasmesso in esclusiva da DAZN.

  • In TV: La partita sarà visibile scaricando l’app di DAZN su smart TV compatibili, console di gioco (PlayStation e Xbox) o dispositivi come Amazon Firestick ( acquistala qui )e Google Chromecast. Per gli abbonati Sky che hanno attivato l’offerta dedicata, il match sarà visibile anche sul canale satellitare Zona DAZN (canale 214).
  • In Streaming: Sarà possibile seguire l’incontro in diretta streaming sul sito ufficiale di DAZN o tramite l’app dedicata su smartphone e tablet.

🚑 Le ultime dai campi: rientra Basic, Conte in emergenza

QUI LAZIO: Maurizio Sarri ritrova una pedina importante a centrocampo: Basic ha scontato la squalifica ed è pronto a dare il suo contributo. Restano ancora ai box, invece, i lungodegenti Gigot e Rovella. Il tecnico toscano dovrà gestire le energie mentali di un gruppo ancora scosso dal torto arbitrale della Dacia Arena.

La probabile formazione della Lazio contro il Napoli

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini; Guendouzi, Cataldi, Basic; Cancellieri, Noslin, Zaccagni.

A disposizione: Mandas, Furlanetto, Patric, Provstgaard, Lazzari, Nuno Tavares, Vecino, Belahyane, Isaksen, Pedro, Castellanos.

Allenatore: Sarri.

QUI NAPOLI: Antonio Conte deve fare i conti con un’infermeria affollata. Out i “big” De Bruyne (colpo di mercato dell’estate precedente), Anguissa, Gilmour e Meret. Da valutare fino all’ultimo le condizioni di Spinazzola, uscito affaticato a Cremona, oltre ai rientri di Beukema e Olivera. Dubbio anche per Lukaku, la cui convocazione è appesa a un filo.

Le possibili scelte di Conte contro Sarri

NAPOLI (3-4-3): Milinkovic-Savic; Di Lorenzo, Rrahmani, Buongiorno; Politano, Lobotka, McTominay, Spinazzola; Neres, Hojlund, Elmas.

Allenatore: Conte


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Il 2025 della Lazio

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Claudio Lotito sorridente mentre parla ai microfoni, con una sovrimpressione grafica dei numeri finanziari (300M, 350M).
Claudio Lotito durante la cena di Natale della Lazio mentre parla del mercato bloccato e della situazione societaria.

Di Luca Ciampi

Il 2025 sta per chiudersi ed è ora di bilanci. È stato un anno aperto malissimo, con la sconfitta nel derby del 6 gennaio che è coincisa con l’inizio della parabola discendente della Lazio targata Baroni che, nonostante un cammino in Europa League di tutto rispetto, ha chiuso con un anonimo 7º posto il campionato, esclusa dalle coppe internazionali.

L’infausto risultato ha causato un effetto domino devastante che si è abbattuto come un fulmine su una società già storicamente fragile sugli attivi di bilancio e che ha visto il comitato di verifica, la COVISOC, sancire ad agosto il blocco totale di qualsiasi operazione di mercato per aver violato tutt’e tre i parametri di controllo: l’indice di liquidità, l’indebitamento e il costo del lavoro allargato.

Ciononostante, mister Sarri, tornato, a suo dire, per amore verso la tifoseria, ha deciso di restare nonostante gli fosse stato promesso un diverso supporto dal presidente e dal direttore sportivo. Con una squadra fortemente indebolita dalle cessioni nel tempo di Immobile, Luis Alberto, Milinkovic e Felipe Anderson, ed in parte logorata dall’innalzamento dell’età media, il Comandante ha dovuto fare di necessità virtù e, approfittando dall’assenza dalle coppe, ha lavorato per cercare di migliorare l’unico attributo allenabile: l’organizzazione difensiva. Il lavoro di mister e squadra si è fatto apprezzare in modo particolare grazie ai 9 clean sheet realizzati finora ma che non sono riusciti a compensare del tutto gli evidenti limiti tecnici della squadra, soprattutto in fase realizzativa. A questo, si aggiunge una serie impressionante di sviste (chiamiamole così) arbitrali che stanno incidendo pesantemente sul bilancio della squadra, alla quale manca più di qualche punto che avrebbe potuto posizionarla in piena lotta per una qualificazione europea.

Le decisioni arbitrali, oltre che a rendere una classifica immediatamente impoverita, ha finito anche coll’incidere sull’ambiente, allargando ulteriormente le fratture fra squadra, tifosi e società. L’aria pensante è chiaramente mostrata dalla continua protesta dei tifosi verso la dirigenza e dall’atteggiamento di allenatore e società che faticano a trovare un’unità di vedute. Ne consegue che, alle proteste di Sarri per i presunti torti arbitrali subiti è coincisa una smentita da parte della società, mentre ad un comunicato ufficiale della dirigenza, uscito dopo l’ennesimo episodio a sfavore accaduto nel pareggio di Udine, è coinciso il silenzio stampa del mister.

In tale difficile contesto, è arrivata finalmente una buona notizia dalla COVISOC che ha sbloccato completamente qualsiasi operazione di mercato, consentendo alla società di operare liberamente nella finestra di gennaio. Ma nel rispetto del più classico dei drammi shakespiriani, all’entusiasmo dei tifosi tornati a sognare l’arrivo di questo o quel giocatore, fa da contraltare la domanda che alcuni si pongono, ovvero con quali risorse riuscire a rinforzare la squadra. Per una società che opera a bassissima circolarità e senza ricavi aggiuntivi, infatti, il rientro nell’unico parametro oggi previsto dalla COVISOC (costo del lavoro allargato con soglia inferiore o uguale all’80% dei ricavi) sembrerebbe essere più un fatto contingente piuttosto che una solidità ritrovata grazie a nuove sinergie commerciali. Per questo motivo, è lecito attendersi che, anche a gennaio, la società continuerà a muoversi in analogia a quanto già fatto ad agosto, rimpiazzando eventualmente solo possibili cessioni. Nel corso dell’ultimo periodo, si è parlato molto della possibile partenza di Tavares in Arabia Saudita, nella considerazione che il giocatore non trova continuità nel disegno tattico proposto dal mister.

Al suo posto, il genoano Aarón Martin rappresenterebbe un’opportunità ghiotta e gradita all’allenatore ma l’esterno spagnolo andrà in scadenza a giugno 2026, una situazione che suggerirebbe di bloccare il giocatore adesso a gennaio con un pre-contratto per poi prenderlo nella prossima sessione di mercato a parametro zero, sfruttando i vantaggi della sentenza Bosman. In tal caso, l’eventuale partenza di Tavares potrebbe essere assorbita fino al termine della stagione dal reintegro in rosa di Hysaj. Diverso il discorso su Castellanos, anche lui dato in uscita per approdare al Flamengo oppure in Premier League. Il Taty, infatti, andrebbe sostituito subito in ragione delle difficoltà mostrate da Dia (giocatore ancora da riscattare a fine stagione) e da Noslin a ricoprire il ruolo di prima punta. Sul taccuino del direttore sportivo, sono finiti i nomi di Lucca, Maldini e, soprattutto, Raspadori, profilo già approvato dal mister che non trova spazio nell’Atletico Madrid. Il costo del cartellino si aggira attorno ai 22 milioni di €, stessa cifra che la Lazio chiede per Castellanos, ma con una trattativa tutta da imbastire e senza considerare l’inserimento possibili concorrenti che potrebbero alzare il costo del cartellino.

A latere, le mosse della società per la realizzazione dello stadio di proprietà, con la riqualificazione del Flaminio che si è improvvisamente arenata di fronte alla richiesta da parte del Comune di Roma di documenti integrativi circa viabilità e sicurezza. Pertanto, da una posizione di vantaggio nel derby per la costruzione di un impianto di proprietà, la Lazio si trova anche qui ad inseguire i cugini giallorossi che hanno recentemente incassato il parere favorevole dell’amministrazione comunale sulla fattibilità del progetto. Stante la difficoltà a generare ricavi al di fuori dei diritti tv, lo stadio di proprietà rappresenterebbe un’opportunità unica per fornire alla società quel circolante necessario a continuare a competere contro lo strapotere dei fondi stranieri che stanno invadendo il nostro calcio. Uno scenario in cui il presidente Lotito potrebbe anche provare a coinvolgere il Qatar Investement Authority (QIA), fondo qatariota di cui si è parlato molto nell’ultimo periodo e che da anni è impegnato nelle riqualificazioni immobiliari del quartiere Flaminio.

Ma servono passi decisi per riportare la Lazio ed il suo pubblico alla dimensione che si merita, con una casa pronta ad accoglierli, il cui possibile nome (Stadio Tommaso Maestrelli – QIA Arena), solo a sentirlo, accederebbe il cuore e gli animi di una tifoseria capace non solo di creare coreografie uniche al mondo ma anche di sostenere costantemente la squadra in trasferte anche proibitive, come quella gelida di Bodo Glimt, tuttavia prigioniera da troppo tempo di una presidenza che non regala sogni ma sterili realtà.



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Napoli virtuoso ma bloccato: il paradosso del calcio italiano

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Napoli virtuoso ma bloccato sul mercato: il paradosso del Financial Fair Play in Serie A tra bilanci attivi e club indebitati.
Napoli virtuoso ma bloccato sul mercato: il paradosso del Financial Fair Play in Serie A tra bilanci attivi e club indebitati.

Qualcosa, nel calcio italiano, non funziona più. È una sensazione diffusa, sempre più difficile da ignorare, e il caso del Napoli ne è probabilmente l’esempio più emblematico.

Parliamo del club campione d’Italia, uno dei pochissimi grandi club italiani realmente virtuosi dal punto di vista economico: niente debiti strutturali, bilanci chiusi quasi sempre in attivo, grande attenzione ai conti e sostenibilità come principio guida. Eppure, proprio il Napoli si trova oggi nella situazione più surreale possibile: a gennaio non potrà fare mercato, o meglio, potrà farlo solo a saldo zero, comprando esclusivamente dopo aver ceduto.

Una situazione che appare difficilissima da spiegare e, soprattutto, da far accettare al tifoso medio.


Il paradosso: chi è virtuoso paga, chi è indebitato spende

Il punto centrale è tutto qui.
Il Napoli chiude i bilanci in attivo e viene bloccato.
Squadre come Juventus, Inter e Roma, che da anni chiudono con passivi pesantissimi, potranno invece operare liberamente sul mercato.

E non si tratta di situazioni isolate.
Basta citare il Como, che ha chiuso l’ultimo bilancio con un rosso superiore ai 100 milioni di euro e che, nonostante ciò, potrà comunque fare mercato.

Il risultato è un cortocircuito evidente:
👉 chi rispetta i conti viene penalizzato,
👉 chi accumula debiti viene di fatto premiato.


Le parole di Manna e una critica tutt’altro che campata in aria

In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni di Giovanni Manna, che hanno sollevato un tema tanto delicato quanto centrale. Manna ha sottolineato come il Napoli sia un club virtuoso, che chiude i bilanci in attivo, e che proprio per questo si ritrova impossibilitato a fare mercato.

Una posizione che, al netto delle polemiche, appare logica e coerente.

La Serie A afferma di adottare i parametri della UEFA, ma con una differenza sostanziale che spesso viene sottovalutata e che invece fa tutta la differenza del mondo.


UEFA vs Serie A: il nodo del “warning”

Nel sistema UEFA, se un club viola il Financial Fair Play, non viene immediatamente bloccato.
Riceve un warning, una sorta di cartellino giallo economico, che concede tempo per rientrare nei parametri.

Il caso della Roma è emblematico:

  • ha avuto più anni per rientrare,
  • non ha rispettato i paletti,
  • è stata multata, ma non bloccata immediatamente.

Il Napoli, invece, non ha ricevuto alcun avvertimento preventivo.
Nessuna segnalazione, nessuna scadenza, nessun tempo tecnico per rientrare.
Il blocco è arrivato in modo immediato.

Lo stesso era accaduto alla Lazio nella scorsa estate. E anche questo non può essere ignorato.


Una regola che rischia di produrre l’effetto opposto

Se l’obiettivo del Financial Fair Play è:

  • evitare fallimenti,
  • garantire sostenibilità,
  • responsabilizzare i club,

allora qualcosa non torna.

Perché oggi in Serie A i versamenti degli azionisti di maggioranza vengono considerati come equilibrio finanziario. In pratica:

  • il club chiude in rosso,
  • il socio ripiana,
  • tutto è consentito.

Ma questo non è virtuosismo.
È semplicemente un azionista che ogni anno copre perdite strutturali.

Il Napoli, al contrario, non ha bisogno di ripianamenti continui. Vive con ciò che produce. E proprio per questo viene penalizzato.


Il Napoli andava avvertito, non fermato

Una soluzione più equa sarebbe stata evidente:
avvertire il Napoli, eventualmente multarlo, e concedergli tempo fino a giugno per rientrare nei parametri. Un obiettivo che, con ogni probabilità, Aurelio De Laurentiis avrebbe centrato senza difficoltà, vista la storica attenzione ai conti.

Così facendo, invece, si danneggia un club modello e si manda un messaggio pericoloso: conviene indebitarsi, tanto poi qualcuno ripiana.


Conclusione: un sistema da ripensare

Il caso Napoli non è solo un problema del Napoli.
È un problema strutturale del calcio italiano.

Se il sistema non distingue tra:

  • club sostenibile,
  • club dipendente dagli azionisti,

allora il Financial Fair Play perde di significato.

E alla fine, invece di premiare la virtuosità, la si scoraggia.



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Iñigo Asorey, il baby portiere dell’Atlético che sfida la regola

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Iñigo Asorey portiere dell’Atlético Madrid Under 12 protagonista alla LaLiga FC Futures con parate decisive

A rischio per la sua altezza, ma già protagonista assoluto nelle giovanili dell’Atlético Madrid. Il nome da segnare è quello di Iñigo Asorey, portiere di appena 12 anni che ha trascinato i Colchoneros al successo nella 29ª edizione de LaLiga FC Futures.

Il prestigioso torneo giovanile, disputato tra il 27 e il 29 dicembre alle Canarie, ha visto la partecipazione di alcune delle migliori academy del mondo. E a rubare la scena è stato proprio Asorey, protagonista decisivo nella cavalcata dell’Atlético fino al trionfo finale contro il Villarreal.


Una finale vinta anche grazie al suo talento

Nell’atto conclusivo, l’Atlético Madrid ha superato il Villarreal grazie a una prestazione solida e organizzata, ma soprattutto alle parate del suo giovane portiere. Asorey ha dimostrato personalità, riflessi e una sicurezza sorprendente per la sua età, confermandosi come uno dei prospetti più interessanti del torneo.

Ma il momento simbolo della sua competizione era già arrivato nei quarti di finale, nel 3-1 contro la Juventus: Asorey ha addirittura segnato un gol direttamente su calcio di rinvio, un episodio rarissimo che ha fatto il giro dei social e degli addetti ai lavori.


Decisivo anche nel derby contro il Real Madrid

Il suo torneo si è arricchito di un’altra pagina memorabile in semifinale contro il Real Madrid. La sfida si è decisa ai calci di rigore e Asorey è stato ancora una volta protagonista, parando i tiri di Hugo e Alex, due dei talenti più promettenti del settore giovanile dei Blancos.

Una prestazione che ha acceso definitivamente i riflettori su di lui, attirando l’attenzione di tecnici, osservatori e media spagnoli.


Le parole dello staff: “Para tutto in area”

A raccontare meglio di tutti il valore del ragazzo è stato Javi Rodríguez, vice allenatore dell’Under 12 B dell’Atlético Madrid, in un’intervista rilasciata a Marca:

“Quello che vedete da Iñigo è il 10%. Viene ad allenarsi con la squadra Under 12 A e para tutto in area. Siamo felicissimi.”

Parole che certificano come il talento del giovane portiere sia ben noto all’interno del club, non solo agli occhi del grande pubblico.


L’ostacolo dell’altezza e la regola dell’Atlético

Eppure, nonostante prestazioni eclatanti, sul futuro di Asorey aleggia un grande punto interrogativo: la sua altezza.
L’Atlético Madrid, infatti, applica una regola piuttosto rigida: per rimanere nel club, i portieri devono raggiungere almeno 1,85 metri.

Asorey oggi è alto 1,65 metri, ha solo 12 anni e quindi tutto il tempo per crescere. Ma il rischio è evidente: se il suo sviluppo fisico non dovesse allinearsi agli standard richiesti, il club potrebbe essere costretto a prendere una decisione difficile.


Talento o parametri fisici: il grande dilemma

Il caso Asorey riapre un tema delicatissimo nel calcio moderno: quanto contano i parametri fisici rispetto al talento puro?
La storia del calcio è piena di portieri non altissimi diventati grandi campioni, ma il gioco di oggi sembra sempre più orientato verso criteri atletici rigidi.

Se Asorey continuerà a mantenere queste promesse, l’Atlético sarà disposto a fare una deroga?
Oppure il regolamento avrà la meglio sul talento?

La risposta arriverà solo tra qualche anno. Intanto, alle Canarie, Iñigo Asorey ha già dimostrato di saper fare la differenza.



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Lazio, Samardzic o Brescianini: Sarri e Fabiani a confronto

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Samardzic obiettivo della Lazio

l mercato della Lazio passa anche, e soprattutto, dal centrocampo. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, nei giorni scorsi c’è stato un sondaggio concreto con l’Atalanta per uno dei profili più seguiti a Formello. La Dea è disposta a cedere il giocatore, ma resta da sciogliere il nodo principale: i costi dell’operazione.

L’Atalanta aveva investito cifre importanti nel 2024, pagando il cartellino 20 milioni di euro più 5 di bonus. Oggi, a distanza di una stagione, resta da capire se il club bergamasco sia disposto ad applicare uno sconto significativo o a rivedere la formula. La Lazio, dal canto suo, spingerebbe per un prestito con diritto di riscatto, soluzione più compatibile con i propri equilibri finanziari. Al momento, però, la domanda resta senza risposta.

Nel frattempo prende corpo anche una possibile mediazione interna tra società e allenatore. Su Lazar Samardzic, infatti, potrebbe nascere un compromesso tra la Lazio e Maurizio Sarri. Il Comandante vede nel trequartista un profilo ideale per aggiungere qualità e imprevedibilità a una rosa che, pur applicata tatticamente, fatica a creare superiorità tra le linee.

Il primo vero pallino di Sarri, però, resta Ruben Loftus-Cheek. Il centrocampista del AC Milan era stato dato in uscita poche settimane fa, riaccendendo un sogno mai realmente sopito a Formello. Un’operazione, però, considerata fuori portata sotto il profilo economico e salariale: un desiderio destinato a restare tale.

Sul tavolo del direttore sportivo Fabiani, intanto, resta viva anche la pista Marco Brescianini, altro profilo di proprietà dell’Atalanta. Giovane, italiano, già rodato in Serie A, Brescianini rappresenta una soluzione più sostenibile e in linea con la strategia della società. Fabiani lo considera un investimento coerente con la linea verde e con i vincoli di bilancio.

Le preferenze, però, sono chiare: Sarri spinge per Samardzic, Fabiani valuta con maggiore convinzione Brescianini. Una dinamica ormai nota in casa Lazio, dove il mercato nasce spesso dal confronto – talvolta acceso – tra esigenze tecniche immediate e sostenibilità economica.

Molto dipenderà dalle condizioni poste dall’Atalanta e dalle eventuali uscite che la Lazio riuscirà a concretizzare. Il centrocampo è il reparto su cui intervenire, ma l’operazione dovrà essere chirurgica: un solo innesto, giusto, senza margine di errore.

Il confronto è aperto. E il mercato, ancora una volta, sarà il terreno su cui misurare l’equilibrio tra allenatore e società.



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Costruzione dal basso e pressing alto: il nuovo rischio del calcio

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Azione di Atalanta-Inter con pressing alto dell’Inter che provoca un errore in costruzione dal basso della difesa atalantina

L’episodio che ha deciso Atalanta-Inter a Bergamo nasce da un errore apparentemente banale, ma ormai sempre meno casuale: lo sbaglio nel palleggio arretrato. Un’imprecisione in fase di costruzione, una frazione di secondo persa nella scelta, e la partita cambia volto.

Il difensore dell’Atalanta perde lucidità in uscita, l’Inter aggredisce con tempismo, recupera palla e colpisce. Gol, gara indirizzata, tre punti pesantissimi in chiave classifica.

Un episodio che fotografa perfettamente uno dei grandi paradossi del calcio moderno.


Un errore individuale che diventa sistema

Ridurre tutto alla responsabilità del singolo sarebbe un errore di lettura. Gli sbagli in costruzione dal basso non sono più eventi isolati, ma il risultato di un sistema che espone deliberatamente al rischio.

Negli ultimi anni, questi errori si sono moltiplicati per una combinazione di fattori strutturali:

  • Pressing sempre più organizzato
    Squadre come l’Inter di Cristian Chivu sanno esattamente quando e dove colpire, indirizzando il possesso avversario verso zone prestabilite.
  • Costruzione forzata dal basso
    Il dogma del “si riparte sempre da dietro” è diventato una regola non scritta. Ma se tempi, distanze e movimenti non sono perfetti, il margine di errore diventa enorme.
  • Difensori registi per necessità
    Non tutti i centrali hanno piedi, visione e calma da centrocampista, ma il sistema glielo richiede comunque.
  • Errori immediatamente puniti
    Il livello medio si è alzato: ogni palla persa nella propria trequarti equivale ormai a mezza occasione da gol.

Perché succede sempre più spesso

Il calcio moderno ha spinto il concetto di possesso palla ai suoi limiti estremi. Anche una squadra strutturata, aggressiva e coraggiosa come l’Atalanta di Raffaele Palladino, che basa gran parte del proprio gioco sull’uomo contro uomo e sull’intensità, può andare in difficoltà quando la pressione avversaria rompe i meccanismi.

Un tempo l’errore difensivo era un’eccezione.
Oggi è diventato quasi una conseguenza statistica:
👉 più tocchi vicino alla porta,
👉 più scelte obbligate,
👉 più probabilità di sbagliare.

La costruzione bassa aumenta il controllo del gioco, ma aumenta esponenzialmente anche il rischio.


Il paradosso del calcio moderno

Il quadro che emerge è chiaro e contraddittorio:

👉 Più il calcio diventa “pulito”, codificato e schematico, più cresce il peso dell’errore individuale.
👉 Più si cerca il controllo totale della partita, più basta un attimo per perderla.

In questo contesto, l’Inter è stata semplicemente più lucida e cinica nel leggere il momento, applicando con precisione il pressing alto.
L’Atalanta, invece, ha pagato il prezzo di una scelta ormai strutturale: accettare il rischio come parte integrante del proprio modello di gioco.


Costruire sempre dal basso: scelta giusta o ideologica?

La domanda ormai è inevitabile.
Conviene davvero costruire sempre dal basso, indipendentemente dal contesto, dall’avversario e dal momento della partita?
O servirebbe recuperare, almeno in alcune situazioni, un calcio più semplice, meno ideologico e più pragmatico?

Il confine tra coraggio e ostinazione è sempre più sottile.
E partite come Atalanta-Inter dimostrano che, nel calcio moderno, la differenza tra controllo e disastro può stare in un singolo passaggio sbagliato.



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Fuorigioco, la rivoluzione possibile: l’idea FIFA che divide il calcio

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Schema del fuorigioco con confronto tra regola attuale e proposta FIFA con attaccante completamente oltre il difensore

Il dibattito sul fuorigioco torna prepotentemente al centro del calcio moderno. Una discussione mai davvero sopita, ma che negli ultimi anni si è fatta sempre più accesa a causa dell’impatto del VAR e delle decisioni millimetriche che hanno cambiato partite, classifiche e stagioni intere.

A riaccendere il tema è stato il presidente della FIFA, Gianni Infantino, che ha rilanciato pubblicamente un’idea già emersa in passato ma mai realmente approfondita fino in fondo: modificare l’attuale interpretazione della regola del fuorigioco.

Le parole di Infantino sono chiare e non lasciano spazio a interpretazioni:

“Consideriamo la regola del fuorigioco, che si è evoluta nel corso degli anni, imponendo all’attaccante di posizionarsi dietro il difensore, in linea con il difensore: forse in futuro dovrà essere completamente davanti per essere in fuorigioco.”

Una frase che, da sola, apre uno scenario potenzialmente rivoluzionario per il calcio del futuro.


In cosa consisterebbe il cambiamento

L’idea è tanto semplice quanto dirompente.
Oggi, un attaccante viene punito per fuorigioco anche se una sola parte del corpo utile – spalla, ginocchio, piede – supera di pochi millimetri quella del difensore.

Con la nuova interpretazione, invece:

  • l’attaccante sarebbe in fuorigioco solo se completamente oltre il difensore;
  • la posizione sarebbe considerata regolare finché anche una minima parte del corpo resta in linea;
  • braccia e mani resterebbero escluse, come già previsto dal regolamento attuale.

In pratica, addio ai fuorigioco decisi da un alluce o da una spalla protesa in avanti.


Perché nasce questa proposta

Il motivo del ritorno di questa idea è evidente e poggia su tre pilastri principali:

  1. Fuorigiochi millimetrici
    Decisioni corrette secondo il regolamento, ma incomprensibili per tifosi, giocatori e allenatori.
  2. VAR sempre più invasivo
    Il supporto tecnologico, nato per correggere errori evidenti, è diventato spesso protagonista assoluto.
  3. Meno gol e più frustrazione
    Attaccanti penalizzati per dettagli invisibili a occhio nudo e un calcio percepito come meno spontaneo.

Da qui la necessità di riportare equilibrio tra precisione tecnologica e giustizia percepita.


Cosa cambierebbe davvero in campo

Un eventuale cambio di regola avrebbe conseguenze tattiche immediate:

  • le linee difensive dovrebbero rischiare meno il fuorigioco alto;
  • aumenterebbero gli attacchi alla profondità;
  • gli attaccanti recupererebbero un vantaggio sul tempo e sul movimento.

Il fuorigioco tornerebbe a essere leggibile a occhio nudo, riducendo l’uso ossessivo di frame, linee e righelli virtuali.

In altre parole: meno tecnologia protagonista, più calcio giocato.


Attenzione: non è una decisione immediata

È fondamentale chiarirlo: la FIFA non decide da sola.
La competenza regolamentare spetta all’IFAB, che dovrebbe avviare:

  • sperimentazioni ufficiali;
  • test in campionati pilota;
  • valutazioni su più stagioni.

Il percorso sarebbe lungo e graduale, ma il segnale politico è ormai evidente.


Il vero punto: precisione o buon senso?

Il calcio moderno è arrivato a un bivio storico:
continuare sulla strada della precisione assoluta o recuperare una dimensione più umana e comprensibile del gioco.

La proposta di Infantino va chiaramente nella seconda direzione. E il dibattito è appena cominciato.




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Arbitri. la Lazio non ci sta: forte disappunto verso la Lega

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Dirigenti della Lazio durante una partita di Serie A mentre osservano una decisione arbitrale contestata

Dopo l’invio della PEC con cui la S.S. Lazio ha formalmente richiesto l’intervento della Lega Serie A in merito ai ripetuti errori arbitrali, e dopo la risposta pubblica del presidente della Lega Ezio Maria Simonelli, dagli ambienti vicini al club biancoceleste filtra forte disappunto. Un sentimento condiviso anche dal presidente Claudio Lotito.

La società, infatti, ritiene che la lettera inviata fosse chiara sia nei contenuti che nel tono, priva di qualsiasi intento polemico o delegittimante. In nessun passaggio, sottolineano fonti interne, la Lazio avrebbe mai attaccato l’onorabilità della classe arbitrale, né tantomeno evocato complotti, disegni o teorie di parte.

Il punto centrale del documento riguarda esclusivamente la mancanza di uniformità applicativa e la disomogeneità di alcune decisioni, elementi che – secondo il club – incidono direttamente sulla regolarità del sistema. Una preoccupazione che non viene considerata isolata né riconducibile a una semplice percezione soggettiva, ma che coinvolge più società e che si è manifestata anche in contesti recenti e internazionali, come emerso durante la Supercoppa disputata in Arabia Saudita.

Proprio per questo, negli ambienti biancocelesti viene giudicato riduttivo liquidare il problema come una lamentela di parte o come una reazione emotiva legata a singoli episodi. La Lazio ritiene che il tema sollevato abbia una portata sistemica e meriti un confronto serio e strutturato.

Un altro aspetto che non è stato apprezzato riguarda la modalità della risposta. A una richiesta formale, articolata e trasmessa per vie istituzionali, è seguita una replica pubblica che, secondo le stesse fonti, appare poco coerente con il ruolo del presidente della Lega, chiamato a rappresentare l’equilibrio complessivo del sistema calcio e non una sua singola componente.

La sensazione che emerge è quella di un sistema che starebbe progressivamente perdendo credibilità, soprattutto sul piano comunicativo. Strumenti come Open VAR, pur utili sul piano divulgativo, vengono considerati insufficienti come risposta strutturale, anche perché privi di contraddittorio e di reale trasparenza.

Un limite che diventa ancora più evidente se si considera il contesto in cui opera il calcio di vertice: un sistema che coinvolge società quotate, investimenti milionari e il posizionamento internazionale del campionato italiano. In questo scenario, spiegazioni ex post e unilaterali non vengono ritenute adeguate a garantire fiducia e stabilità.

Qualora questa dovesse restare la linea adottata dalle istituzioni calcistiche, la Lazio – fanno sapere fonti vicine al club – valuterà con responsabilità altre sedi istituzionali nelle quali rappresentare istanze considerate evidenti, documentabili e tutt’altro che isolate.

Il confronto, dunque, non si chiude con una risposta mediatica. Al contrario, rischia di aprire una nuova fase, più profonda e delicata, nel rapporto tra club e governance del calcio italiano.



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Lazio, Sarri sceglie Noslin: Castellanos in bilico

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Taty Castellanos e le compagne della Lazio durante l’allenamento a Formello, simbolo di un 2025 complicato tra infortuni e caos societario.
Taty Castellanos e le compagne della Lazio durante l’allenamento a Formello, simbolo di un 2025 complicato tra infortuni e caos societario.

Fuori Castellanos, dentro Noslin. La scelta di Maurizio Sarri a Udine non è stata casuale e va letta come un segnale forte, tecnico ma anche gestionale. Il Comandante ha deciso di premiare l’olandese dopo le ultime prestazioni incoraggianti, ma soprattutto di lanciare l’ennesima scossa a Valentín Castellanos, entrato nella ripresa senza riuscire ancora una volta a lasciare il segno.

Non è la prima volta che Sarri prova a “stimolare” il Taty con una scelta netta. Era già accaduto dopo il derby, quando l’esclusione iniziale aveva prodotto una reazione importante dell’argentino, protagonista sia nella stracittadina sia nel match successivo di Marassi, chiuso con un gol e un assist. Sembrava l’inizio di una svolta. Invece, la prestazione anonima contro il Torino e soprattutto la lesione di secondo grado al retto femorale lo hanno riportato al punto di partenza.

Da allora, dopo oltre due mesi e mezzo, Castellanos non è più riuscito a cambiare marcia. E la gara contro l’Udinese lo ha confermato.

I numeri parlano chiaro. Noslin si è messo in evidenza con 3 tiri, un palo colpito e un lavoro continuo in fase offensiva, mostrando vivacità, aggressività e partecipazione al gioco. Castellanos, invece, nei 30 minuti in campo ha chiuso con appena 2 passaggi riusciti e 2 recuperi, un contributo minimo per un centravanti chiamato a fare la differenza.

Il dato più allarmante, però, riguarda il rendimento complessivo del Taty sotto la gestione Sarri. In 46 presenze agli ordini del tecnico toscano, l’argentino ha segnato solo 4 gol: uno ogni 550 minuti. Numeri che certificano quanto sia complicata la convivenza tra Castellanos e il 4-3-3 sarriano.

La sensazione, sempre più diffusa a Formello, è che il Taty faccia fatica a interpretare il ruolo di centravanti nel sistema di Sarri. Per questo, con la giusta offerta, l’argentino viene considerato un profilo sacrificabile.

Il direttore sportivo Fabiani ha ribadito che al momento non ci sono proposte ufficiali sul tavolo, ma l’interesse non manca. Il Flamengo continua a monitorare la situazione, anche se la priorità del club brasiliano resta la definizione del futuro dell’allenatore Filipe Luís.

Attenzione però alle sirene inglesi. Il West Ham segue Castellanos da tempo, ma nelle ultime settimane è spuntata anche la pista Leeds United. Un ritorno di fiamma curioso: i Peacocks avevano già provato a prenderlo nell’estate 2022, prima del suo passaggio al Girona, e ora sono tornati a sondare il terreno.

Da Formello, per ora, filtra la volontà di non cedere il giocatore prima dell’estate. Ma una proposta attorno ai 25 milioni di euro cambierebbe inevitabilmente lo scenario.

Capitolo sostituti. Il profilo ideale per Sarri resta Giacomo Raspadori, ma l’attaccante è ormai molto vicino alla AS Roma, rendendo l’operazione quasi impraticabile. È spuntato anche il nome di Lorenzo Lucca, in cerca di una sistemazione anche in prestito, ma non convince il tecnico biancoceleste.

Del classe 2000 si è parlato rapidamente anche nell’incontro di un paio di settimane fa con l’agente Beppe Riso, ma senza sviluppi concreti: non è un profilo che interessa a Sarri.

La scelta di Udine, dunque, va oltre la singola partita. È un messaggio chiaro: Sarri vuole risposte immediate. E chi non riesce a darle, anche se pagato caro, non può sentirsi al sicuro.



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Lazio tra mercato, Sarri e Flaminio: le vere scelte del 2026

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Lo Stadio Flaminio di Roma e la squadra della Lazio come simboli del futuro economico e sportivo del club

Di Luca Ciampi

La Lazio osserva con grande attenzione ciò che sta accadendo in Campidoglio. Il motivo è evidente: il futuro del club passa in modo sempre più centrale dal progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio, sul quale il presidente Claudio Lotito è impegnato in una trattativa complessa con il Comune di Roma.

Al momento, i colloqui risultano rallentati. L’amministrazione capitolina ha chiesto ulteriori documentazioni legate a sicurezza e viabilità del quartiere Flaminio nei giorni di gara, materiali che la Lazio non ha ancora formalmente presentato. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché senza queste garanzie il progetto rischia di restare bloccato.

Nel frattempo, sul fronte sportivo, il club biancoceleste ha ottenuto un risultato importante: lo sblocco del mercato da parte della Covisoc. Una notizia che ha riacceso l’entusiasmo della tifoseria, anche se l’ottimismo va tenuto sotto controllo. Gennaio non potrà essere la sessione riparatrice di ciò che non è stato fatto in estate, soprattutto considerando i limiti strutturali della rosa e del bilancio.

È utile chiarire come la Lazio sia rientrata nei parametri dell’indice del costo del lavoro allargato. La Covisoc, infatti, fotografa una situazione istantanea del bilancio, non strutturale. In questo senso, due eventi hanno inciso in modo significativo sul valore del titolo in Borsa:

  1. la notizia del parere di fattibilità chiesto sull’operazione Flaminio
  2. la presenza della Lazio al Nasdaq, con Enrico Lotito presentato come volto del progetto internazionale.

Queste operazioni hanno generato plusvalenze azionarie, utili a superare i controlli, ma non hanno prodotto liquidità reale per un mercato libero e ambizioso. È una distinzione fondamentale, spesso ignorata nel dibattito pubblico.

Ed è qui che la Lazio si trova davanti a un bivio strategico: continuare con Maurizio Sarri o programmare un futuro diverso. La permanenza del tecnico, a mio avviso, è legata in modo diretto a una qualificazione europea. Non per volontà della società, ma per scelta dell’allenatore stesso. Senza Europa, la Lazio ha già dimostrato di avere enormi difficoltà operative sul mercato, private dei ricavi UEFA.

Sul piano delle uscite, gennaio potrebbe diventare una finestra più attiva. Si parla con insistenza di Nuno Tavares in Arabia Saudita. In caso di cessione, però, non avrebbe senso sostituirlo subito: il vero obiettivo resta Aron Martín, in scadenza con il Genoa nel 2026, che potrebbe essere bloccato a parametro zero. In quel caso, la soluzione tampone sarebbe il reintegro di Hysaj fino a fine stagione.

Diverso il discorso per Castellanos. Se dovesse partire il centravanti titolare, la Lazio sarebbe obbligata a intervenire. I nomi che circolano sono noti: Raspadori, costoso, e Daniel Maldini, profilo giovane, oggi ai margini dell’Atalanta, che con Sarri potrebbe crescere e valorizzarsi.

Il problema di fondo resta la qualità. Questa Lazio applica alla perfezione i principi dell’allenatore, ma non ha più il talento della prima era sarriana: Milinković-Savić, Luis Alberto e Immobile appartengono al passato. Pedro è in fase calante, Vecino non rende più come prima, e l’infortunio di Rovella è stato gestito in modo discutibile, con un intervento chirurgico forse tardivo.

Eppure, nonostante tutto, la classifica dice che la Lazio è ancora lì. Con 5–6 punti in più, persi anche per decisioni arbitrali controverse, oggi si parlerebbe apertamente di corsa all’Europa League. Ed è proprio qui che emerge il vero danno economico: senza Europa, la Lazio perde decine di milioni, e il mercato diventa inevitabilmente difensivo.

Il progetto Flaminio resta quindi la chiave di tutto. Uno stadio moderno permetterebbe di aumentare i ricavi, rendere il club più credibile anche in ottica Nasdaq e, soprattutto, attrarre investimenti. Il nodo cruciale è la durata della concessione: la Lazio chiede 90–99 anni, il Comune sembra orientato su una soluzione più breve. Ma senza una concessione lunga, nessun piano industriale è sostenibile.

Chiudo con una riflessione doverosa: molte polemiche nate attorno a una presunta lettera della Lazio all’Avvocatura del Comune sono basate su un presupposto sbagliato. L’Avvocatura lavora per le istituzioni, non per i privati. Se c’è stato un parere richiesto, lo ha fatto il Comune, non la Lazio. E prima di alimentare tensioni, certe informazioni andrebbero verificate.

Il 2026 sarà un anno decisivo. Per il mercato, per Sarri, per lo stadio e per l’identità stessa della Lazio. La tifoseria – una delle più appassionate d’Italia – merita ambizione, rispetto e una visione chiara.



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Lazio, Sarri e Fabiani: mercato tra esperienza e giovani

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Scontro Sarri Lotito Fabiani Formello Lazio crisi società

Il mercato della Lazio prende forma tra idee diverse, ma non necessariamente contrapposte. Le ultime indiscrezioni raccolte da Il Messaggero raccontano di una convergenza possibile tra le priorità di Maurizio Sarri e la cosiddetta linea verde portata avanti dal direttore sportivo Angelo Fabiani. Una sintesi che, se trovata, potrebbe indirizzare in modo chiaro le prossime mosse del club biancoceleste.

Da una parte c’è Sarri, che chiede profili pronti, giocatori già strutturati per la Serie A, in grado di incidere subito e di garantire affidabilità tattica. Dall’altra c’è Fabiani, che continua a spingere su calciatori giovani, sostenibili e possibilmente italiani, in linea con i vincoli economici e regolamentari che condizionano il mercato della Lazio.

Nei giorni scorsi, a Formello si è visto Giuseppe Riso, agente tra i più influenti del panorama italiano. Con lui si è parlato soprattutto di Brescianini e Daniel Maldini, due profili su cui Fabiani sta insistendo con convinzione. Giovani, già rodati in Serie A, con margini di crescita e costi ancora gestibili: identikit che rappresenta bene il punto di incontro tra esigenze tecniche e sostenibilità economica.

Questi nomi, secondo il quotidiano romano, avrebbero superato nelle preferenze del club quelli più “sarriani” per esperienza e status, come Insigne per la fascia o Samardzic e Loftus-Cheek per il centrocampo. Profili di livello, ma più complessi da sostenere sul piano economico e salariale.

Restano invece in salita altre piste. Per Fabbian, il Bologna continua a sparare alto, rendendo l’operazione complicata. Casadei, invece, non convince pienamente dal punto di vista tecnico. Dal Torino piace Ilic, ma il centrocampista serbo è considerato più un regista puro, ruolo in cui la Lazio ritroverà a breve Cataldi e Rovella, entrambi sulla via del rientro e già presenti nelle gerarchie.

Capitolo uscite. I riflettori restano puntati su Nuno Tavares, uno dei pochi elementi in grado di generare una plusvalenza immediata. L’interesse dell’Al-Ittihad è concreto, ma la Lazio non intende fare sconti: la richiesta minima è di 15 milioni di euro. Una cifra considerata necessaria per finanziare eventuali movimenti in entrata.

In caso di addio del portoghese, il club ha già individuato le alternative. Il preferito resta Martín, profilo seguito da tempo, ma piace anche Netz del Borussia Mönchengladbach. Entrambi sono in scadenza a giugno, dettaglio che potrebbe favorire operazioni a costi contenuti o con formule creative.

Il quadro che emerge è chiaro: Sarri e Fabiani non stanno andando in direzioni opposte, ma cercano una sintesi. L’allenatore vuole giocatori pronti, il ds punta su giovani già formati. Se il mercato riuscirà a trovare profili che rispondano a entrambe le esigenze, la Lazio potrà rafforzarsi senza snaturare il progetto né forzare i conti.

Molto, come sempre, dipenderà dalle uscite. Ma l’idea di fondo sembra ormai tracciata: meno colpi ad effetto, più operazioni funzionali. Con un occhio al presente e uno, inevitabilmente, al futuro.



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Lazio arbitri, la Lega risponde alla Lazio: “Serve rispetto”

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Simonelli risponde a Lotito

Non si è fatta attendere la risposta della Lega Serie A alla lettera inviata dalla S.S. Lazio dopo il pareggio contro l’Udinese. A prendere posizione è stato il presidente Ezio Maria Simonelli, intervenuto a Radio Anch’Io Sport, con parole nette che segnano un primo, evidente, irrigidimento istituzionale.

«Risponderemo alla Lazio, come facciamo con tutte le comunicazioni che arrivano dai club, Pec o non Pec, dopo averle analizzate nelle sedi opportune», ha spiegato Simonelli. Ma il cuore della sua replica è tutto racchiuso in un concetto chiave: il rispetto per la classe arbitrale.

Secondo il presidente della Lega, infatti, il confine tra critica e delegittimazione sarebbe stato pericolosamente avvicinato. «Ci vuole rispetto per la classe arbitrale, che svolge un ruolo delicato. Metterne in dubbio l’operato mina fortemente la credibilità del sistema e questo non è tollerabile», ha dichiarato, respingendo l’idea che il campionato possa essere considerato compromesso o screditato dagli episodi denunciati dalla Lazio.

Il caso nasce dal gol di Davis in Udinese-Lazio, convalidato dall’arbitro Colombo dopo controllo VAR, episodio che ha spinto il club biancoceleste a parlare apertamente di “ripetersi di errori arbitrali e disomogeneità VAR”, chiedendo un intervento immediato delle istituzioni calcistiche.

Simonelli, però, ha voluto marcare una linea di demarcazione molto chiara. «Non è mio compito dissertare su fatti tecnici», ha precisato, aggiungendo di aver sentito il designatore Rocchi, che gli avrebbe anticipato come nella prossima puntata di Open VAR verrà fornita «un’ampia e dettagliata spiegazione» sull’episodio contestato dalla Lazio.

Un passaggio non secondario, perché sposta il confronto dal piano politico-istituzionale a quello tecnico-divulgativo, affidando alla comunicazione arbitrale il compito di chiarire le decisioni prese sul campo.

Ma è nella parte finale dell’intervento che Simonelli alza ulteriormente i toni. «Gli errori arbitrali fanno parte del gioco del calcio, così come gli errori degli attaccanti, dei difensori e dei portieri. Vanno accettati senza pregiudizi», ha sottolineato, ribadendo una posizione storica delle istituzioni calcistiche italiane.

Il presidente della Lega, però, apre anche a uno scenario diverso, prendendo spunto proprio dalle parole utilizzate dalla Lazio nella sua lettera. Se, come scritto dal club, si ritiene che non si tratti più di casualità ma di «una sequenza di episodi che, per frequenza, natura e impatto, non è più archiviabile come casualità», allora – avverte Simonelli – «il discorso cambia».

Ed è qui che arriva il messaggio più duro: «Se si sostiene che c’è un disegno dietro, la strada è quella della denuncia nelle sedi competenti». Un invito che suona come una sfida istituzionale, ma anche come un modo per alzare l’asticella della responsabilità comunicativa dei club.

In sostanza, la Lega apre al dialogo formale, ma respinge con decisione qualsiasi narrazione che metta in discussione la buona fede del sistema arbitrale. La palla ora torna alla Lazio: accettare le spiegazioni tecniche, oppure decidere se fare un passo ulteriore, trasformando la protesta in un atto formale nelle sedi opportune.

Il confronto, a questo punto, non è più solo sportivo. È politico, istituzionale e comunicativo. E difficilmente si fermerà qui.



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Arbitri e Lazio: comunicato giusto, ma tardivo

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Lotito vuole vendere la Lazio?

Ieri è finalmente arrivata la prima mossa ufficiale della S.S. Lazio contro una serie di errori arbitrali che, settimana dopo settimana, stanno pesantemente penalizzando la squadra. Una presa di posizione attesa da mesi, arrivata però in ritardo, dopo l’ennesimo episodio clamoroso visto in Udinese-Lazio, una partita che ha tolto ai biancocelesti due punti pesantissimi.

Il comunicato diffuso tramite Cronos, ormai vero e proprio ufficio stampa del club, chiede l’intervento urgente della Lega Serie A, in raccordo con FIGC e organi arbitrali. Una richiesta istituzionale, formale, anche ben scritta. Ma la domanda vera è un’altra: che effetto avrà?

Probabilmente nessuno.

E il motivo è semplice: la Lazio arriva a questa presa di posizione dopo mesi di silenzio assoluto. Non dopo il primo torto, non dopo il secondo. Ma dopo una lunga, lunghissima sequenza di episodi contrari, tutti a senso unico, che hanno inciso in modo evidente sulla classifica.

Qui bisogna chiarire un punto fondamentale, spesso ignorato: il vero danno non è mediatico, è economico.
Lo dice la Lazio stessa, nero su bianco, nel comunicato di approvazione dell’ultimo bilancio. Per rientrare nei parametri economici, per non avere problemi strutturali, la Lazio deve qualificarsi in Europa.

E allora facciamola semplice:

  • Niente Europa League = –30 milioni
  • Niente Champions League = –100 milioni

Questo è il danno reale. Altro che post su Facebook o articoli contro Lotito. Un errore arbitrale che ti toglie punti ti toglie ricavi futuri, competitività, mercato. È il peggior danno possibile per una società quotata.

Eppure la Lazio ha scelto il silenzio.
Silenzio dopo Parma-Lazio.
Silenzio dopo Milan-Lazio.
Silenzio dopo Inter-Lazio.

Anzi, peggio: dopo Inter-Lazio, la società ha smentito il proprio allenatore, Maurizio Sarri, che aveva osato lamentarsi dell’arbitraggio. Il giorno dopo, non solo una presa di distanza pubblica, ma addirittura la partecipazione a un convegno AIA con tanto di scuse istituzionali. Un messaggio devastante: “Avete ragione voi, non noi”.

Che credibilità può avere oggi una società che per mesi ha:

  • attaccato chi si lamentava,
  • minimizzato gli episodi,
  • scelto il dialogo privato invece della denuncia pubblica,

e solo il 29 dicembre decide che “forse c’è un problema”?

Nel calcio italiano – piaccia o no – funziona così:
chi alza la voce viene tutelato,
chi sta zitto viene schiacciato.

Antonio Conte, al primo errore subito dal Napoli, è andato davanti a tutte le telecamere. Risultato? Il Napoli non è più stato penalizzato. Marotta parla, la Juventus parla, le grandi parlano. La Lazio no. E gli arbitri hanno continuato, indisturbati.

C’è chi ripete la favola secondo cui “a fine stagione i torti si compensano”. Non è vero, soprattutto per una squadra come la Lazio. Alcuni club hanno episodi a favore, la Lazio quest’anno non ne ha avuti. Solo una sequenza impressionante di decisioni contrarie, che sommate spiegano perché oggi i biancocelesti non lottino serenamente per l’Europa.

E ora che la Lazio parla, parlano gli altri. Giornalisti “equilibrati” che spiegano come il gol dell’Udinese fosse regolare, come l’espulsione fosse giusta, come il rigore col Milan non ci fosse. Perché? Perché tu sei stato zitto. E nel vuoto comunicativo, qualcuno riempie lo spazio.

C’è poi un tema politico. Lotito oggi non conta più nei palazzi del calcio. È fuori dai giochi FIGC, ha perso la battaglia con Gravina, ha perso peso. E chi paga il prezzo di questa marginalità è la Lazio, non Lotito. Attenzione però: la Lazio è sempre stata una società senza “santi in paradiso”. Anche ai tempi di Cragnotti subiva torti. Lotito ha solo aggravato una condizione storica.

Il punto finale è forse il più grave: questa società oggi dice quello che Sarri diceva tre mesi fa.
Come sempre, con tre mesi di ritardo.
Prima si attacca l’allenatore, poi si sposa la sua tesi.
Sempre dopo. Sempre tardi.

Il comunicato è giusto.
Il contenuto è condivisibile.
Ma arriva quando il danno è già stato fatto.

E nel calcio, chi arriva tardi, di solito paga.



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Lazio scrive alla Lega: “Serve chiarezza sugli arbitri”

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L'arbitro Colombo con un'espressione preoccupata durante una partita, con i loghi dei principali quotidiani sportivi italiani sullo sfondo.

La S.S. Lazio rompe il silenzio e lo fa in modo formale, strutturato e istituzionale. Con una lettera ufficiale indirizzata alla Lega Serie A, il club biancoceleste ha avanzato una richiesta urgente di intervento, chiamando in causa anche la FIGC e gli organi tecnici competenti, sul tema della gestione arbitrale e dell’utilizzo del VAR.

Non si tratta di uno sfogo né di una protesta generica. Al contrario, il documento trasmesso dalla società è un atto politico-sportivo preciso, articolato in cinque punti chiave, che mirano a ottenere iniziative immediate, concrete e verificabili.

Il primo passaggio riguarda la richiesta di una convocazione urgente di un tavolo istituzionale, promosso dalla Lega Serie A, con il coinvolgimento della FIGC e dei referenti arbitrali. L’obiettivo è chiaro: un confronto operativo sui criteri applicativi e sulle criticità riscontrate nel corso della stagione. La Lazio chiede di discutere regole e interpretazioni, non di commentare singoli episodi a caldo.

Il secondo punto è forse il più delicato: la società chiede un riscontro formale scritto, nei limiti consentiti dai regolamenti, sugli episodi più rilevanti che hanno coinvolto il club. Non opinioni, non giustificazioni mediatiche, ma una ricostruzione chiara dei criteri adottati e delle valutazioni tecniche effettuate. Un passaggio che tocca direttamente il tema della responsabilità decisionale.

Al centro della lettera c’è poi la richiesta di uniformità di indirizzo immediata. La Lazio sollecita la definizione e la diffusione di linee guida operative vincolanti e coerenti su casistiche determinanti: rigori, falli di mano, fuorigioco, condotta violenta e gravi falli di gioco. In particolare, il club chiede soglie di intervento VAR non ambigue, per evitare interpretazioni variabili da gara a gara.

Un altro aspetto cruciale è quello della trasparenza. Secondo la Lazio, quando una decisione arbitrale incide direttamente sul risultato di una partita, non può mancare una spiegazione istituzionale chiara e tempestiva. Il vuoto informativo, sottolinea il club, alimenta tensioni, sospetti e delegittimazione dell’intero sistema.

Infine, la società chiede una vera assunzione di responsabilità e un controllo di qualità. Errori reiterati e macroscopici, si legge, devono produrre conseguenze tecniche nei percorsi di valutazione, formazione e designazione degli arbitri. In assenza di questo meccanismo, ogni richiamo alla “crescita” del sistema arbitrale rischia di restare una formula vuota.

La Lazio tiene però a precisare un punto fondamentale: non intende delegittimare gli ufficiali di gara né alimentare polemiche strumentali. Tuttavia, il silenzio non è più ritenuto una posizione sostenibile, soprattutto quando il ripetersi di determinati episodi rischia di danneggiare il club, la competizione e la fiducia del pubblico.

Non a caso, nel passaggio finale, la società biancoceleste avverte che, in assenza di un riscontro tempestivo e di iniziative concrete, si riserva di adire ogni sede istituzionale competente e di intraprendere ogni iniziativa consentita a tutela dei propri diritti. Un riferimento esplicito anche ai danni economici, evidenziando lo status della Lazio come società quotata, oltre al tema della regolarità sportiva e del rispetto dovuto ai tifosi.

La Lazio si dice infine disponibile a trasmettere un dossier dettagliato degli episodi segnalati, completo di documentazione e riferimenti tecnici, e a partecipare a un incontro in tempi immediati.

Un atto che segna un cambio di passo: non più proteste isolate, ma una richiesta strutturata di riforma e chiarezza. Ora la palla passa alle istituzioni del calcio italiano.



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📰 La beffa continua: per gli arbitri il gol di Davis è regolare! Ma spunta un precedente che smentisce tutto

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Un confronto grafico tra l'arbitro Colombo che convalida il gol di Davis e un fermo immagine di un precedente gol annullato a Ibrahimovic per fallo di mano.

Non si placa la tempesta dopo Udinese-Lazio. L’ennesimo episodio arbitrale dubbio della stagione biancoceleste, il gol del pareggio friulano firmato da Davis al 95′ viziato da un tocco di braccio, continua a far discutere. Una decisione, quella dell’arbitro Colombo e del VAR, che ha lasciato increduli tifosi e addetti ai lavori.

Leggi: la spiegazione di Marelli

Eppure, secondo le ultime indiscrezioni, per i vertici dell’AIA la decisione presa in campo sarebbe corretta. Una spiegazione che, però, rischia di alimentare ulteriormente le polemiche a causa di un precedente illustre che sembra dimostrare l’esatto contrario.

La tesi dei vertici: “Manca l’immediatezza”

A riportare la posizione dei vertici arbitrali è l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport. Per i designatori, la rete del definitivo 1-1 è da considerarsi regolare.

Il motivo? Non solo la presunta casualità del tocco del centravanti dell’Udinese, ma soprattutto il fattore tempo. Secondo l’interpretazione fornita, tra il tocco di braccio e il tiro in porta “trascorre un lasso di tempo che fa decadere appunto il concetto di immediatezza inserito nel regolamento”. In sintesi: Davis ha controllato la palla troppo a lungo dopo il tocco di mano perché questo potesse essere considerato punibile ai fini dell’annullamento del gol.

Il precedente che inchioda l’AIA: il caso Ibrahimovic

Questa interpretazione tecnica, però, stride violentemente con un precedente recente che i tifosi della Lazio (e non solo) ricordano bene. Si tratta di un Milan-Fiorentina, dove una situazione analoga ebbe un epilogo diametralmente opposto.

In quell’occasione, un gol di Zlatan Ibrahimovic venne annullato proprio per un tocco di mano avvenuto all’inizio dell’azione. La differenza? Lo svedese, dopo il tocco, costruì l’azione del gol in un arco temporale molto ampio, scartando anche alcuni avversari prima di segnare. In quel caso, l'”immediatezza” non fu considerata una scriminante e il gol fu cancellato dal VAR.

Due episodi simili, due interpretazioni opposte. Una difformità di giudizio che rende l’amarezza in casa Lazio, se possibile, ancora più grande.


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