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Luis Alberto a cuore aperto: “Riaprire il calcio per le famiglie che ci lavorano, non i calciatori ma per gli addetti e i lavoratori”

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Luis Alberto si sfoga sul suo profilo privato di Facebook. Lo spagnolo non vede l’ora di tornare in campo e lancia un appello. Il calcio non è composto solamente dai giocatori ed i presidenti, ma la macchina del pallone muove migliaia di persone che portano a casa il pane grazie a quel pallone rotondo, addetti ai lavori e lavoratori che prendono uno stipendio normale rischiano il licenziamento o la cassa integrazione:

 “Mi mancano molte cose: l’odore dell’erba appena tagliata, gli scherzi negli spogliatoi, la tensione prima di una partita, le sessioni video, l’adrenalina di un allenamento … Questa è la mia normalità, questa è la nostra normalità. Abbiamo passato un brutto momento nelle ultime settimane, l’intero Paese ha sofferto per questo maledetto covid-19, ma stiamo iniziando a vedere la luce alla fine del tunnel. Senza fretta, con grande cautela e anche con un po’ di paura, ma l’Italia sta lentamente tornando in attività e anche noi vogliamo farlo. Noi ci siamo! Vogliamo e dobbiamo tornare al lavoro, non solo per noi calciatori, ma perché ci sono molti addetti e lavoratori che dipendono dal calcio. Dipendenti con famiglie che ora sono senza stipendio e che devono tornare alla normalità. Non vogliamo essere responsabili di ulteriori tagli o licenziamenti. Vogliamo essere d’aiuto per la riapertura del Paese e far emozionare di nuovo i nostri tifosi, per far tornare quella la passione e quella gioia che hanno dentro. Ecco a cosa serve il calcio: ad unirci. Siamo pronti per tornare“.



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