Lazio-Torino:le parole di Diabolik

Diabolik: le parole post Lazio-Torino

Dopo il comunicato della Curva Nord, arrivano le parole di Diabolik rilasciate a “il tempo”

«Ci associamo in pieno alle parole di DiaconaleTare e della nostra società dopo lo scempio avvenuto l’ altra sera all’ Olimpico nella partita che il Torino ha vinto per 3-1 sfruttando i clamorosi errori arbitrali di Giacomelli e di Di Bello alla Var. Un trattamento vergognoso quello che stiamo subendo, ormai eloquente e visibile a tutti. Dal derby in poi ci stanno torturando in ogni modo. Ma si è toccato davvero il fondo. La Laziolassù da molto fastidio a tutti gli altri club, ormai non ci sono più dubbi su questa cosa. Una società che ha investito meno di altre in termini economici, ma ha puntato sull’ ardore, sul coraggio di andare avanti. Contro tutto e tutti».

«Siamo pronti, come abbiamo già fatto nel 2000 davanti a Via Allegri, a scendere in piazza in maniera pacifica per urlare tutta la nostra rabbia. Al fianco della società. E quella volta fummo decisivi con la nostra presa di posizione, di sicuro a Perugia l’ arbitroCollina non fu accomodante così come lo erano stati nel le precedenti giornate nei riguardi di quella Juve che stava vincendo lo scudetti grazie agli aiuti arbitrali. Questo non è sport, questo non è calcio. La tecnologia, quando c’ è un disegno preciso, non serve proprio a nulla. Va attirata l’ attenzione dell’ opinione pubblica, perché la stampa e i media in generale pensano solo ad altre squadre da proteggere. Così come i poteri forti sono schierati con gli altri. Oramai è evidente la strategia contro la Lazio, che non è nemmeno più occulta, ma manifestata. Ci chiediamo poi come sia possibile che un arbitro possa avere un profilo Facebook con un nickname (ora cancellato) con le foto, oltre che di vita quotidiana, di Totti e del suo murales. C’ è qualcosa che non torna. Invitiamo tutti a tornare allo stadio a combattere. Con 50 mila persone all’ Olimpico sarebbe tutto più semplice. Lo sarebbe stato anche contro il Torino. Perché a casa le battaglia di sicuro non si vincono. È ora, se servirà, di scendere in piazza, siamo un’ altra volta pronti come al solito».