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Il calcio e le regole: i due pesi e due misure di Lotito e Abete

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Le regole ci sono e vanno rispettate. Oppure, possono essere cambiate o adeguate per stare al passo con i tempi o per recepire indicazioni che arrivano dall’alto: dall’Uefa o dalla Fifa. Ma il rispetto per le regole, in Italia, non vale per tutti, nella vita di tutti i giorni ed anche e soprattutto nel mondo del calcio. E quella di ieri da questo punto di vista è stata una giornata emblematica, con due grandi protagonisti: Lotito e la Federcalcio nella persona del suo presidente Giancarlo Abete. Argomenti sul tavolo, la lotta al razzismo, la finale di Supercoppa e l’art.16 bis delle Noif, quello che di fatto vieta le multiproprietà e che impedirebbe a Lotito di continuare a fare il presidente sia della Lazio che della Salernitana. Ma partiamo dalla lite sulla data della Supercoppa.

Lotito, ieri, giustamente si è impuntato, alzando una barricata per arginare la prepotenza della Juventus, che pretende di modificare accordi già scritti e di apparecchiarsi addirittura in casa la finale della Supercoppa. Un atteggiamento discutibile, che diventa inaccettabile quando alla richiesta di trovare una data o una sede diversa, si sostituisce una vera e proprio imposizione.

La Juventus deve trovare una soluzione. Noi come Lega avevamo deliberato in consiglio che doveva essere data esecuzione al contratto che prevede Pechino come sede dell’incontro. La Juventus si è organizzata una tournée negli Usa e quindi sostiene di non poter giocare in Cina, ma questo non è un impedimento obiettivo. Adesso vediamo se troviamo una soluzione, altrimenti dovrà essere data esecuzione al contratto. I soldi non c’entrano niente, è una questione di rispetto delle regole. Noi stiamo all’interno di un’associazione e occorre che tutti ne rispettino il regolamento. La sottoscrizione del contratto deve essere rispettata, altrimenti la Lega ne perde in credibilità. Bisogna che le società si adeguino, altrimenti l’associazione non esiste più. La Lazio farà valere l’applicazione delle regole. In assemblea la maggioranza assoluta dei club è conforme ai dettami dell’applicazione dei contratti. Io parto dal presupposto che quando uno vive all’interno di una comunità o di un’associazione, vengano prima le regole dell’associazione e poi gli interessi personali. Se tu vuoi far prevalere gli interessi personali, questo comporta dei problemi. Quello che conta è la credibilità del sistema, facendo così il sistema stesso perde credibilità, si diventa inaffidabili.

Tutto giusto, tutto sacrosanto quello che dice Claudio Lotito, che in quanto difensore degli interessi della Lazio da questo punto di vista merita tutto l’appoggio possibile, da parte di tutti, compresi quelli che come il sottoscritto lo vorrebbero veder sparire da Formello. Ma lotito che parla di rispetto delle regole, è un po’ come sentire parlare Hannibal Lecter di dieta vegetariana. Non solo è poco credibile, ma fa quasi sorridere e ti porta a pensare che sia tutto uno scherzo. Lotito sono anni che le calpesta le regole, sia all’interno della Lazio non rispettando neanche gli accordi firmati (abbiamo battuto ogni record mondiale di cause perse contro tesserati, pagando con multe e giocatori svincolati con zero euro incassati e danno economico per la società), sia all’interno del sistema-calcio.

Da oltre un anno, facendo il presidente della Lazio e della Salernitana, Lotito viola l’art. 16 bis delle Noif che recita:

1. Non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinino in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica o al campionato organizzato dal Comitato Interregionale.
2. Ai fini di cui al comma 1un soggetto ha una posizione di controllo di una società o associazione sportiva quando allo stesso, ai suoi parenti o affini entro il quarto grado sono riconducibili, anche indirettamente, la maggioranza dei voti di organi decisionali ovvero un’influenza dominante in ragione di partecipazioni particolarmente qualificate o di particolari vincoli contrattuali.
3. L’inosservanza del divieto di cui al comma 1 costituisce illecito e comporta su deferimento della Procura Federale, l’applicazione delle sanzioni previste dal Codice di Giustizia Sportiva. L’avvio del procedimento disciplinare comporta la sospensione dei contributi federali, da revocarsi in caso di pronuncia definitiva, favorevole alle società.Permanendo l’inosservanza del divieto di cui al comma 1 alla scadenza del termine, annualmente fissato, per la presentazione della domanda di iscrizione al campionato, le società oggetto di controllo non sono ammesse al Campionato di competenza e decadono dai contributi federali.

Lotito, quindi, non può non solo fare il presidente delle due società in questione, ma non può neanche essere piccolo azionista della Salernitana e neanche fare da spalla al cognato, Perché lo dice il regolamento. Da un anno a questa parte, però, la Federcalcio non è riuscita a trovare il bandolo della matassa di questa vicenda: non è riuscita a trovare una soluzione alternativa e tantomeno a far rispettare il regolamento. Con il risultato che da due anni a questa parte sono usciti qualcosa come 1,5 milioni di euro dalle casse della Lazio per finire in quelle della Salernitana, in modo da consentire a Lotito (tramite la Omnia Service, proprietaria del 50% della Salernitana) di non versare praticamente un euro per la co-gestione della società campana. Lotito fa il presidente a Salerno e il conto lo paga la Lazio, oltre a fornire personale per la gestione amministrativa della Salernitana e giocatori a titolo gratuito. Il tutto, oltre che con un danno evidente per la Lazio, con un danno per la regolarità dei campionati a cui partecipa la Salernitana che in questo modo può usufruire di aiuti che alterano in modo palese la concorrenza.

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Bene, dopo un anno di “deroga”e di attesa e vista la scadenza imminente delle iscrizioni ai nuovi campionati, ieri la Federcalcio era chiamata ad esprimersi una volta per tutte sulla vicenda. E cosa ha fatto la Federcalcio? Nonostante il parere negativo sulle multiproprietà da parte di Lega Pro, Associazione Calciatori e Associazione Allenatori, Abete ha deciso di non decidere. Non potendo concedere la deroga della deroga (per evitare possibili ricorsi da parte di altre società) e non potendo cancellare la regola, la Figc ha deciso di “interpretarla”. E come? Siccome Lotito quando ha preso la Salernitana poteva farlo visto che stava tra i Dilettanti, di fatto non ha violato al tempo la regola, quindi può continuare a gestire entrambe fino a quando non giocheranno nello stesso campionato. Una cosa talmente ridicola da far pensare ad uno scherzo, visto che nel regolamento si dice espressamente che NON SONO AMMESSE PARTECIPAZIONI IN DUE SOCIETA’ DELLA SFERA PROFESSIONISTICA, senza nessuna postilla. Non si può e basta dice il regolamento. Ma Lotito in questo caso si è battuto per aggirarlo il regolamento, perché gli fa comodo così. E la Figc ha risposto: non puoi, ma per ora puoi. Poi vediamo. Alla faccia delle regole e della credibilità del sistema di cui parlava sopra Lotito.

In un anno la Federcalcio non è riuscita a far applicare il regolamento o a trovare il tempo e il modo per cambiarlo. Proprio ieri, la Federcalcio ha approvato all’unanimità la modifica dell’articolo 11 della normativa contro il razzismo e dell’articolo 18 del Codice di Giustizia Sportiva, per adeguarsi alla direttiva varata dalla Fifa e poi ripresa dall’Uefa. Per la prima violazione è prevista la chiusura di uno o più settori dello stadio. Successivamente, oltre all’ammenda di almeno 50.000 euro per le società professionistiche e mille euro per quelle dilettantistiche, si applicheranno diverse sanzioni che, nei casi di particolare gravità e di pluralità di violazioni, possono comportare l’obbligo di disputare la gara a porte chiuse, la sconfitta a tavolino, la squalifica del campo (fino a 2 anni), la penalizzazione in classifica fino alla non ammissione a campionato o ad altre competizioni. Pugno di ferro, sacrosanto per stroncare un fenomeno dilagante, ma è stato possibile modificare in pochi giorni il regolamento, ci si chiede come è possibile non far applicare una regola semplicissima e scritta in modo tale da non lasciare dubbi o margini di interpretazione della norma? Solo perché di mezzo c’è Lotito, quello che dice: “Io parto dal presupposto che quando uno vive all’interno di una comunità o di un’associazione, vengano prima le regole dell’associazione e poi gli interessi personali. Se tu vuoi far prevalere gli interessi personali, questo comporta dei problemi. Quello che conta è la credibilità del sistema, facendo così il sistema stesso perde credibilità, si diventa inaffidabili”… Quello che predica il rispetto delle norme quando gli fa comodo e che le calpesta o cerca di aggirarle quando come in questo caso non gli permettono di curare i suoi di interessi. Bel sistema, bel modo per chiedere e pretendere credibilità per un sistema che di credibile oramai non ha nulla. A partire dai personaggi che lo dirigono o lo rappresentano.

STEFANO GRECO

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