Connect with us

Storia S.S. Lazio

Gabriella Grassi, la presidentessa

Published

on

GRASSI
E’ senza ombra di dubbio la donna più importante della storia della Lazio, l’unica che in 110 anni di vita della società è stata in alcuni frangenti anche più importante e decisiva di un fuoriclasse o di un presidente. Per darvi un’idea di chi è Gabriella Grassi, vi ripropongo questo articolo scritto da Giuseppe Toti per “Il Corriere della Sera” del 10 settembre del 1998, da titolo: “Lazio salvata da Salas e dalla segretaria”.
Lo ha scoperto per caso. Per un eccesso di scrupolo. La signora Gabriella Grassi, da quasi 30 anni segretaria della Lazio, ieri mattina ha spulciato vecchie cartelle e ha appreso, non senza una comprensibile sorpresa, che Christian Vieri doveva ancora scontare una giornata di squalifica in Coppa Italia. Per questa ragione, il neo acquisto biancoceleste, centravanti della nazionale e uomo-mercato stramiliardario (Cragnotti ha versato all’Atletico Madrid 55 miliardi), ieri sera non ha potuto esordire con la sua nuova squadra nella gara di Coppa Italia contro il Cosenza all’Olimpico. A fare le sue veci, però, ci ha pensato Salas, che prima ha annullato lo svantaggio e poi, raddoppiando, ha permesso ai biancocelesti di evitare una figuraccia in casa col Cosenza. Per Vieri, dunque, un retroscena clamoroso, che sarebbe potuto costare alla Lazio la sconfitta a tavolino. La Lazio ha studiato progetti avveniristici, quotato la società in Borsa (finora unico club in Italia), speso centinaia di miliardi per comprare i migliori giocatori del mondo, inventato nuovi direttori generali (Julio Velasco), chiamato nuovi dirigenti (Giuliano Terraneo e Sergio Vatta), tutti profumatamente retribuiti, e poi è toccato a una solerte funzionaria scoprire una cosa così importante e banale allo stesso tempo, evitando una figuraccia colossale che poteva incrinare pesantemente l’immagine biancoceleste. La squalifica di Vieri risale a quasi due anni fa: al 30 dicembre del ‘96, per l’esattezza. Dopo una partita tra Inter e Juve (naturalmente di Coppa Italia e vinta dai nerazzurri), l’attaccante venne fermato dal giudice sportivo, ma non poté mai scontare il turno di squalifica perché la squadra bianconera venne eliminata quell’anno dalla competizione e poi perché Vieri fu ceduto, al termine della stagione, dalla Juve all’Atletico Madrid. Inevitabile il disappunto e la delusione dei tifosi laziali, che ieri sera si sono recati all’Olimpico convinti di vedere in campo l’erede di Giorgio Chinaglia, l’uomo che con Salas, Mancini e De la Pena alle spalle avrebbe dovuto incantare la platea nell’ultimo significativo test della formazione di Eriksson prima dell’inizio del campionato. Sergio Cragnotti, di nuovo nel mare delle polemiche per i 13 miliardi di risarcimento chiesti alla Federcalcio per l’infortunio di Nesta ai Mondiali, farebbe bene a riflettere anche su questi ‘dettagli’. Perché riempire la società di persone e investire miliardi diventa ridicolo se poi ci si perde in un bicchiere d’acqua”.
Non è educato rivelare l’età di una signora, quindi glisso sui dati anagrafici. Gabriella Grassi verso la fine degli anni Sessanta gioca a basket nella Lazio femminile e, nonostante il fisico minuto, è una delle giocatrici più importanti della squadra. Quando comunica ad Antonelli, dirigente della Lazio basket la sua decisione di lasciare la pallacanestro per entrare nel mondo del lavoro, lui le chiede di aspettare prima di prendere quella drastica decisione e le promette di trovare una soluzione. Detto, fatto. Antonelli parla con Umberto Lenzini e lo convince a far entrare Gabriella Grassi come segretaria part-time nella Lazio Calcio, per dare una mano a Nando Vona, all’epoca segretario generale. Così, Gabriella Grassi si divide tra gli uffici di via Col di Lana e il campo d’allenamento, ma quel lavoro trovato per caso comincia ad appassionarla.
Nando Vona conosce poco i regolamenti, è buono come il pane ma è disordinato e Gabriella, precisa come un soldato delle guardie svizzere, inizia a mettere ordine nei conti e nelle carte della Lazio.
Il lavoro part-time, diventa ben presto un lavoro a tempo pieno e, una volta lasciato il basket, Gabriella si tuffa anima e corpo nella nuova avventura. Cerca di apprendere da tutti i dirigenti che passano per le stanze della sede di via Col di Lana. Da Franco Janich, da Sbardella e da Luciano Moggi. Quando il “re del mercato” approda alla Lazio, decide di insegnarle il lavoro sul campo. Durante le fasi infuocate del calcio-mercato, la porta con se a Milano per seguire dal vivo le trattative, per stipulare i contratti, per conoscere bene le carte federali e ogni piega del regolamento, in modo da poter curare per la Lazio i rapporti con Federcalcio e Lega. Antonio Sbardella, invece, la introduce nel mondo arbitrale, insegnandole alcuni “trucchetti” che non vuole raccontare, ma che le consentono di salvare a più riprese la Lazio negli anni successivi. Gabriella Grassi è una sorta di spugna, assorbe consigli e nozioni per fare esperienza, e con il passare degli anni diventa sempre più indispensabile per i presidenti che si avvicendano alla guida della società.
Verso la fine degli anni Settanta, con Franco Janich direttore sportivo e Lenzini presidente, “salva”per la prima volta la Lazio. Un giorno in sede arriva l’ufficiale giudiziario per pignorare mobili e trofei. Per evitare che si portino via tutto e che la cosa finisca sui giornali, servono 25 milioni di lire in contanti, una bella cifra per l’epoca, da trovare nel giro di un paio d’ore. I dirigenti sono latitanti, Janich non se la sente di impegnarsi economicamente, quindi Gabriella decide di mettere mano ai suoi risparmi e consegna di tasca sua all’ufficiale giudiziario l’intera cifra. Le casse della società sono vuote, ma venuto a sapere del gesto della Grassi, Aldo Lenzini le offre in cambio un appartamento sulla Cassia del valore di 40 milioni. Gabriella ringrazia ma declina l’offerta: Mi riprenderò i soldi un po’ alla volta dagli incassi delle partite”, dice al fratello del presidente dello scudetto, e così fa. Per Un paio di mesi, a fine partita si presenta ai botteghini e si fa consegnare dal ragionier Angelini parte dell’incasso, circa 3-4 milioni alla volta. Gli ultimi 15 milioni, li riprende grazie ad un assegno personale di Aldo Lenzini.
Di fatto, diventa Segretario Generale nel 1983, al momento di passaggio tra la gestione-Casoni e quella di Giorgio Chinaglia. Con l’arrivo di Long John, che l’aveva conosciuta e apprezzata da calciatore, Gabriella Grassi si ritrova all’improvviso a dover ricoprire il ruolo lasciato vacante dall’uscita di scena di Antonio Sbardella e, in un certo senso, ad insegnare il lavoro a Felice Pulici, passato all’improvviso dal campo di gioco alla scrivania, senza nessuna possibilità di fare apprendistato.
Sotto la gestione-Chinaglia, la situazione precipita dal punto di vista economico. Quando all’inizio del 1986 Long John è costretto ad arrendersi e a lasciare la società nelle mani del traghettatore Franco Chimenti, i giocatori non prendono lo stipendio da mesi. Mentre i vecchi (D’Amico, Podavini, Spinozzi, Caso e Fiorini in testa) decidono di aspettare fine stagione e l’arrivo di un nuovo presidente per discutere della questione, altri giocatori decidono di mettere in mora la società. Tra questi, c’è anche il giovane Francesco Dell’Anno, il vero patrimonio della Lazio di allora. Ad appena 17 anni, nell’anno della retrocessione, fa il suo esordio in serie A e stupisce tutti. Nel 1985, nell’ultima giornata di campionato contro la Juventus, irride Michel Platini con un doppio dribbling, un tunnel e poi con un tiro di destro da 30 metri che si stampa sulla traversa. Su quel ragazzo prodigio, la Lazio decide di rifondare la squadra dopo la retrocessione, rifiutando le offerte economiche che gli arrivano, con in testa quella della Juventus. Dell’Anno, quindi, è un capitale che non si può perdere, anche perché Gian Marco Calleri, che sta trattando l’acquisto della società, fa sapere che se Dell’Anno e altri giocatori si svincolano, lui abbandona il tavolo della trattativa: per la Lazio, questo significa libri in tribunale e quindi fallimento. Gabriella Grassi chiama Dario Canovi, procuratore di dell’Anno e dopo una lunga trattativa lo convince ad accettare un suo assegno personale. Fa la stessa cosa con altri giocatori e con circa 30 milioni di lire riesce a tappare la falla. Quando Calleri diventa presidente, la convoca e le dice: “Signora, lei ha avuto veramente un gran bel coraggio a tirare fuori quei soldi. E se io non avessi preso lo stesso la Lazio che cosa avrebbe fatto? Li avrebbe persi”. Gabriella, con il sorriso sulle labbra alza le spalle e risponde: “Avrei perso la Lazio presidente, che per me vale molto più di 30 milioni”.
Sei mesi dopo il suo arrivo alla guida della società, Sergio Cragnotti la promuove dirigente e ufficializza la sua nomina a Segretario Generale, mettendole in pratica in mano le chiavi della Lazio. Diventa il referente della Lazio presso FIFA, UEFA, Federcalcio e Lega, assumendo un potere enorme, al punto che Luciano Moggi la chiama “la presidentessa”. Quando Luca Baraldi arriva per tamponare la situazione dopo l’addio forzato di Cragnotti, le chiede di aiutarlo a capire Roma, i rapporti tra la società e Geronzi e a vederci chiaro nel buco nero dei conti societari. Quando il 30 luglio del 2003 arriva l’annuncio dell’ingresso in società di Giuseppe De Mita, con l’incarico di Direttore Generale, nonostante i tentativi di trattenerla operati sia da Baraldi che da Roberto Mancini, dopo 36 anni Gabriella Grassi decide di lasciare la Lazio, considerando incompatibile la sua presenza con quella di De Mita, con il quale i rapporti non sono mai stati idilliaci.
Circa un anno dopo, quando Lotito diventa presidente la chiama al telefono e la convoca per un incontro a Villa San Sebastiano. L’incontro è fissato per le 16, ma Lotito si presenta alle 20 e la tiene a parlare fino alle 2 di notte. Con 36 anni di esperienza di calcio e di Lazio sulle spalle, quelle sei ore di colloquio le bastano per inquadrare il personaggio, per capire che non ci sono le condizioni per tornare a lavorare per la sua Lazio e decide gentilmente di declinare l’offerta.

STEFANO GRECO

Seguici su Facebook!
Continua la Lettura
Advertisement

News

Guido Guerrieri – giocatori Lazio

Published

on

guerrieri lazio

Guido Guerrieri Lazio | Quest’oggi parliamo di un portiere che nasce in casa Lazio. Classe 1996, nato il 25 Febbraio a Roma.

Nella stagione 2013 il portiere entra nell’under 19 dopo la stagione con gli under 17. Il suo primo valore di mercato arriva a 100mila euro quando nel luglio del 2014 entra a far parte della Prima squadra. Passa con la Lazio 2 stagioni come terzo portiere andando poi nella stagione 2016/2017 in prestito al Trapani.

Dopo essere tornato alla base non avendo fortuna con i biancocelesti, il portiere viene ceduto gratuitamente in prestito alla Salernitana rimanendo con i granata fino al Febbraio 2022.

Nel mercato invernale del 2022, apre una piccola parentesi in Bulgaria al Tsarsko Selo Sofia.

Guerrieri Lazio? Svincolato

Nessun ritorno alla Lazio per questa stagione per Guido Guerrieri. Vedendo anche online, il portiere risulta svincolato e senza un procuratore. Chissà se non abbia appeso già gli scarpini al chiodo o lo rivedremo in campo con qualche squadra e che ci auguriamo sia così. Non ha avuto il destino di Strakosha, con l’albanese nato nel vivaio biancoceleste per trasferirsi in questa stagione in Premier dopo diversi anni con la Lazio, Salernitana e prestiti vari.

Guido Guerrieri divisa Lazio

Guido Guerrieri Lazio 2017 18

Dopo aver rinnovato il suo contratto, il portiere biancoceleste nella stagione 2017/2018 viene confermato come il terzo portiere della Lazio. Nel 2018 19 esordisce in Serie con la prima squadra in occasione di Lazio-Bologna (3-3) del 20 maggio 2019. Nella stagione successiva viene dato in prestito alla Salernitana che all’epoca era sempre di Claudio Lotito.

Un peccato che il giocatore non venga menzionato sulla grande enciclopedia in italiano con la parola Guido Guerrieri Lazio Wikipedia.

Il portiere del vivaio biancoceleste, però porta a casa un palmares di tutto rispetto a confronto di altri portieri che non sono riusciti a decollare. Il suo palmares infatti vede in bacheca 1 Coppa Italia vinta nella stagione 2018/19 con la Lazio, 2 Supercoppe Italiane nel 2020 e nel 2018 von la Lazio, 2 Coppe Italia con la Lazio primavera nel 2015 e 2014. 2 Supercoppe Primavera nelle medesime date della vittoria delle due coppe Italia.

Seguici su Facebook!
Continua la Lettura

Storia S.S. Lazio

Juan Carlos Lorenzo: l’allenatore stregone che incantò la Lazio

Published

on

Un giocatore di Buenos Aires, per tre volte sulla panchina della Lazio, è fonte di infinite storie sulla sua superstizione e sul suo particolare modo di interpretare la partita.

Si dice che abbia bruciato le maglie della sua squadra negli spogliatoi, che abbia indossato il numero 8 in ogni partita perché lo perseguitava e che abbia suonato il tango prima dei derby di Roma per disorientare i giocatori romanisti, qui inizia la storia di Juan Carlos Lorenzo.

Juan Carlos Lorenzo, il calciatore

Un uomo cosi, non poteva avere una nascita normale e infatti, anche la sua data di nascita è avvolta nel mistero che nessuno è mai riuscito a chiarire veramente.

Il 22 ottobre 1922, nei registri argentini, risulta essere nato a Buenos Aires; le autorità brasiliane, invece, gli hanno concesso il permesso di soggiorno il 27, quindi ad oggi la reale data di nascita non si conosce.

Inizia la sua carriera calcistica con il Chacarita Juniors prima di passare al Boca nel 1945. Nel 1948 si trasferisce alla Sampdoria, seguendo le orme dei suoi antenati italiani nella direzione opposta.

Ha giocato per l’Atletico Madrid e per il Rayo Vallecano, prima di chiudere la carriera con il Mallorca dopo aver giocato quattro stagioni con l’Atletico Madrid.

Ma durante la sua carriera da discreto calciatore non si hanno notizie di stravaganze e particolari manie, le stesse che invece hanno caratterizzato la sua carriera da allenatore e che lo hanno reso una leggenda.

(Ovviamente la scaramanzia accompagna qualsiasi giocatore, in fatto di scaramanzie ce n’è per tutti. C’è, ad esempio, chi crede nel significato nascosto dei numeri angelici, ma come vedrete in questo articolo, Juan Carlos Lorenzo è riuscito negli anni a superarsi e dare il meglio di se per portare rituali magici e spaventare gli avversari con riti e anatemi propiziatori)

L’allenatore Juan Carlos Lorenzo

Le Isole Baleari sono state il punto di partenza della sua carriera di allenatore e il San Lorenzo è stato il suo punto di partenza al ritorno in patria, parte con una antitesi la sua storia da allenatore, forse la cosa più normale che gli succederà nella sua carriera di allenatore.

Nel 1962, la federazione argentina lo convocò per guidare la squadra nazionale ai Mondiali cileni, gli fu chiesto di portare il trofeo più ambito dell’AFA, la federazione calcistica Argentina.

Al contrario, la spedizione dell’Albiceleste fu eliminata dopo essere andata in Cile, a causa di questo fallimento, fu licenziato come allenatore.

Si trasferisce quindi in Italia, dove Ernesto Brivio, lo ingaccia alla Lazio, la squadra si trovava in una brutta situazione finanziaria ed era appena retrocessa in Serie B. Grazie a suo successo iniziale alla Lazio, riuscì a riportare il club in Serie A dopo la sua prima stagione, un bel momento per l’allenatore Argentino che riesce a dimostrare un buon calcio e una attitudine anche al calcio nostrano.

Con la Lazio neopromossa in Serie A, sembra che i biancocelesti non abbiano pagato il prezzo tipico di una squadra neopromossa e finiscono la prima stagione del ritorno, ottavi in classifica con un posizionamento di tutto rispetto.

La vittoria per 3-0 in casa contro la Juventus è stata determinante per dare lustro al campionato. Tuttavia, quando tutto sembra andare per il meglio, arriva la prima sorpresa della sua lunga carriera laziale.

La Lazio ha ancora le casse vuote e, grazie a un piano ideato da Lorenzo e avallato dal presidente Angelo Miceli, intende pagare i debiti per fare fronte ad un nuovo inizio, ma è qui che lo stesso Lorenzo si sfila dallo schema MiLor (una crasi che fonde i nomi dei suoi inventori), e accetta l’offerta della Roma che in quel momento non se la passa sicuramente meglio della Lazio in termini economici.

Il passaggio alla Roma

Pur dovendo affrontare le stesse ristrettezze economiche della Roma, l’argentino è riuscito a vincere la Coppa Italia nel suo primo anno in giallorosso. Sull’altra sponda del Tevere, la situazione finanziaria della Roma non è migliore di quella precedente anzi.

Per superare questa difficoltà economica, l’allenatore ha organizzato una raccolta fondi intitolata “Colletta del Sistina“, ispirata all’omonimo teatro romano e passata alla storia. Lorenzo, che dagli anni ’60 è conosciuto come “Don Giovanni“, ha vissuto molti alti e bassi. Nel 1966 tornò sulla panchina dell’Argentina dopo l’eliminazione ai quarti di finale della Coppa del Mondo, che si tenne in Inghilterra. Tuttavia, ancora una volta mancò l’appuntamento con la Coppa Rimet.

Il ritorno alla Lazio e il lancio di Chinaglia e Wilson

Dopo aver trascorso due stagioni al River Plate e al Mallorca, Lorenzo ha ritenuto di non aver concluso quello che voleva fare a Roma.

La Lazio lo ha riaccolto nel tentativo di tornare in Serie A, con l’ingaggio di Umberto Lenzini atto a riportare la squadra ad alti livelli.

Fu una decisione di Lorenzo quella di portare in prima squadra due giovani militanti dell’Internapoli, la squadra di Tommaso Maestrelli che vinse il primo scudetto.

Si tratta di Giorgio Chinaglia e Pino Wilson.

Le sue caratteristiche, tuttavia, sono state più memorabili dei suoi successi, pur essendo un ottimo insegnante, ha un‘ossessione per la superstizione e ha alcune stranezze che si mescolano alla leggenda metropolitana.

Nonostante tutte le stanze con il numero 8 fossero occupate, durante i viaggi le ha richieste e ha persino costretto un cliente a cambiare stanza. Un tarlo che affligge l’allenatore è l’abbigliamento.

È stato capace di indossare lo stesso vestito per più partite fino alla sconfitta successiva, fino alla sconfitta successiva. Investe persino il menu della cena del giorno precedente la partita.

Al centro del mirino di Lorenzo, però, non ci sono solo i suoi indumenti: ha infatti bruciato le maglie dei suoi giocatori dopo un derby perso.

Anche se non è stata l’unica volta, ha costretto il suo terzino a perdere ben cinque chili per assicurarsi di marcare meglio l’avversario di giornata in una trasferta a Genova. Con due gol di scarto alla fine del primo tempo, creò un falò e incenerì le maglie del primo tempo. La partita finì così 2-2.

Un grande allenatore ma molto, forse troppo scaramantico e ossessivo

C’è anche l’immancabile paura di essere circondati da spie, tra i giocatori della Lazio c’è chi cerca la sublimazione in un pomeriggio allo Stadio Flaminio: sono sollevati dal calore della loro gente.

Sembra un pomeriggio normale, ma non per Lorenzo. Arrivando allo stadio, l’argentino nota un’automobile targata Brescia nei pressi dell’impianto e crede che si tratti di Rondinelle spiate sugli spalti.

Per poter scadere, deve liberare gli spalti. L’avversario domenicale della Lazio è, ovviamente, il Brescia.  È complicato interpretare i cartelli stradali. Pare che poco prima che il pullman della Lazio arrivasse all’Olimpico per la partita con la Roma, il semaforo fosse rosso all’altezza del Flaminio. È stata una fortuna perché la Lazio ha vinto la partita, e da quel momento Lorenzo ha fatto in modo che l’autista ignorasse lo stop e facesse lo stesso percorso.

Durante gli allenamenti in cui costringeva i suoi uomini a rincorrere una gallina e ad eseguire giochi con monete da 50 e 100 lire, l’argentino salvò nuovamente la Lazio.

Nell’estate del 1970, la cessione di Ghio e l’aggravarsi della situazione finanziaria del club causarono il ritorno della Lazio in Serie B. Toccò a Lorenzo pagarne le conseguenze, facendo le valigie e lasciando la capitale per la seconda volta. Ha allenato numerose squadre in Spagna e Argentina, vincendo premi nazionali e mondiali, tra cui due Coppe Libertadores.

Nel 1984, però, la Lazio lo attira nuovamente, è passato un po’ di tempo e nel frattempo Chinaglia, il suo pupillo, ha abbandonato le vesti di capitano per tentare la fortuna. Ha un disperato bisogno di sostegno e l’anno si conclude con il suo ritorno tra i cadetti.

In quell’anno, Lorenzo regala uno dei suoi ultimi colpi di teatro perché il campionato di Serie A è conteso dalla Roma vicecampione d’Europa, la partita all’Olimpico è considerata una sfida a causa del notevole divario tecnico tra le due formazioni.

Lorenzo cerca di colmare questo divario con una delle sue esibizioni da stregone, mettendo in scena un lettore di cassette di musica argentina fuori dallo spogliatoio della Roma. Mentre i giocatori della Roma passano, Lorenzo afferra un bicchiere e lo regge in segno di sfida agli avversari, suonando musica argentina. È un torero che, senza una frittella di cipolla, lancia un incantesimo, i giocatori della Roma sono talmente sconcertati che finiscono per pareggiare la partita.

Nel 1987, dopo la retrocessione della Lazio in Serie B, Lorenzo tornò in Argentina e giocò un’ultima volta per il Boca Juniors.

Nel novembre del 2001, quando morì, entrò definitivamente a far parte della leggenda che aveva definito la sua vita. Alcuni dicono che le sue ceneri siano state sparse dietro la porta della Bombonera, lo stadio del Boca. Tuttavia, i suoi resti si trovano al “Jardin de Paz” di Belgrano. Molte persone come lui vivono come romanzi, e la morte è solo l’inizio di un nuovo capitolo.

Seguici su Facebook!
Continua la Lettura

News

La storia degli Irriducibili

Published

on

1377529_10151785568442762_267183088_n

STORIA

Nel 1987 un manipolo di ragazzi si distacca dal gruppo portante, sono gli Irriducibili che diventeranno il gruppo più importante e numeroso della tifoseria organizzata calcistica della Lazio. Il gruppo si colloca all’interno dello Stadio Olimpico di Roma, assieme alla maggior parte della tifoseria biancoceleste, nel settore Curva Nord. Il simbolo del gruppo degli Irriducibili è Mr. Enrich, un vecchio fumetto inglese.Il gruppo nasce nel 1987, dalla precedente Associazione Mr. Enrich, affiancandosi all’allora gruppo trainante della Curva Nord, gli Eagles’ Supporters, scioltisi all’inizio degli anni novanta.

Numerose sono state, negli anni, le enormi coreografie organizzate dal gruppo nei derby, come il bandierone col simbolo del gruppo che copriva tutta la curva o come l’entrata degli stessi in curva, travestiti da astronauti e con dei grandi palloncini rappresentanti il Sistema Solare, con lo striscione “Il futuro ci appartiene”. Ingranditosi negli anni a partire dalla sua fondazione, è finito spesso in cronaca per incidenti da stadio, diffide, e per la morte in uno scontro a fuoco (1998) di uno dei suoi esponenti di spicco: il trasteverino Claudio Marsili, detto “Cupido”. Sono clamorose alcune iniziative degli Irriducibili, come quella di scendere in piazza e bloccare il trasferimento dell’idolo Beppe Signori dalla Lazio al Parma.

Gli Irriducibili rivoluzioneranno il modo di tifare della Nord: niente più tamburi ma tifo all’inglese. Ma anche esibizione di simboli politici legati all’estrema destra, cori da stadio razzisti (da ricordare l’accoglienza che per mesi fu riservata allo stadio e sui muri di Roma al centrocampista di colore Aron Winter) e una progressiva tendenza alla gestione manageriale della curva. Su tutto ciò, inevitabilmente, nascono contrasti con gli Eagles’ Supporters, che negli anni vedono progressivamente eroso il loro ricambio generazionale e che, dopo numerose aggressioni subite in casa e in trasferta dagli stessi Irriducibili, decidono lo scioglimento all’inizio del 1993.

Nel corso del primo decennio del nuovo millennio, la Nord continua ad essere guidata dagli Irriducibili. Insieme a loro, nella Nord continuano ad esserci numerosi gruppi: il C.M.L., arrivato a più di 30 anni di attività ininterrotta, i Viking Lazio (che però nel 2005 si scioglieranno), gli Ultras, il gruppo Anni ’70, il Manipolo, e i Lazio Fans; nascono anche nuovi gruppi: la Banda Noantri, nata attorno al 2000, che segue stili e modi di agire della tipica Casual Crew inglese, e In Basso a Destra, nato nel 2007, comprendente molti ragazzi della Banda Noantri che nel 2005 si sarà sciolta in seguito a numerose diffide, arresti e problemi interni. I Veterani si spostano in Tribuna Tevere, settore nel quale nasce anche l’Associazione Sodalizio, gruppo comprendente molti tifosi e ultras di vecchia data e tifosi laziali provenienti da tutta Italia.

In Curva Maestrelli (la Curva Sud) nascono la Legione Mr.Enrich, le Ardite Schiere e la Brigata Bigiarelli, alcuni gruppi avranno breve durata. Il campionato 2002-03 è un anno importante per gli Irriducibili che giungono al loro quindicesimo anno di militanza ultras. Nello stesso anno la dirigenza della S.S. Lazio decide di consegnare alla Curva Nord la maglia numero 12, che da quella stagione in poi non verrà indossata da alcun calciatore biancoceleste.

Il 21 marzo 2010, in occasione della partita Cagliari-Lazio, gli Irriducibili mollano il comando dopo 23 anni, lasciando di conseguenza la gestione della curva in mano ai membri della ex Banda Noantri e In Basso a Destra, gruppi come già detto formalmente sciolti per le numerose diffide ma comunque presenti sotto il nome di altri striscioni: essi creeranno una collaborazione tra tutti i gruppi storici della Nord per quanto riguarda le decisioni e la gestione di essa, e tutti si riuniranno sotto il nome di Ultras Lazio Curva Nord, e saranno tutti rappresentati dal vessillo dell’Aquila imperiale, posto ad ogni partita sulla cancellata centrale della Curva Nord dell’Olimpico.

GEMELLAGGI E RIVALITA’

Il rapporto tra gli ultras dell’Inter e della Lazio è sicuramente il più saldo: esso è nato attorno alla metà degli anni ottanta e si è rinsaldato negli ultimi anni con la finale della Coppa UEFA 1997-98 a Parigi e il 5 maggio 2002, quando allo Stadio Olimpico molti tifosi laziali auguravano agli “amici” interisti la conquista dello Scudetto.Un altro episodio significativo è riferibile al match Lazio-Inter del 2 maggio 2010, alla terz’ultima giornata del campionato 2009-10, quando la tifoseria della squadra capitolina ha incitato per tutti i novanta minuti la compagine milanese, spingendola così verso il sorpasso decisivo in testa alla classifica nei confronti dei “cugini” romanisti, superati proprio grazie alla vittoria dei nerazzurri sui biancocelesti per 2-0.Tra gli ultras della Nord ed i tifosi della Triestina c’è un vero e proprio gemellaggio che risale agli anni ottanta, quando entrambe le due squadre militavano in B. Successivamente la squadra giuliana, in una partita all’Olimpico contro la Roma, ha esposto i vessilli biancocelesti saldando ancor di più il rapporto.

Altro buon legame è quello che gli ultras capitolini hanno stretto con quelli dell’Hellas Verona, anche se in realtà non esiste un vero e proprio gemellaggio, c’è fra le due fazioni forte sintonia politica, stile nel modo di tifare e scambi di ospitalità in partite importanti per le due tifoserie ; stessa cosa vale riguardo al rapporto con i tifosi di Ascoli e Chieti. Nell’ultima partita in serie A dell’Ascoli contro la Lazio questa amicizia si è incrinata per dissidi interni, in merito ad uno striscione esposto dagli interisti contro l’Ascoli in riferimento alla morte di Nazareno Filippini, tifoso ascolano morto durante un Ascoli-Inter, per tanto oltre pochi rapporti strettamente personali, l’amicizia tra le tifoserie si considera interrotta. A livello internazionale, i gemellaggi più importanti sono quelli con il Real Madrid e l’Espanyol: il primo nasce nel 2001 durante una partita di Champions League tra le due squadre, e l’altro per il trasferimento di alcuni ultras laziali storici a Barcellona i quali legarono subito con gli ultras della squadra meno blasonata ma che rappresenta il club fedele ad una identità nazionale a differenza dei Barcellona che rappresenta per antonomasia la forte rivendicazione catalana della città. Nascono altre amicizie molto forti ad esempio, quella con il Chelsea e soprattutto Levski Sofia, nate soprattutto da convergenze “pseudopolitiche”. Quella con i sostenitori del West Ham è una sintonia nata principalmente per la convergenza di abitudini e stile di tifo.

Le amicizie europee con le due tifoserie spagnole nascono nel 2001 , tra gli Irriducibili e gli Ultras Sur durante il doppio confronto in Champions League 2000-01 tra le due squadre, rinsaldato dagli incontri nella fase a gironi della Champions League 2007-08. Tra i due gruppi ultras sembra esserci anche una convergenza di ideali politici, tendenti all’estrema destra. Gli ultras spagnoli hanno sostenuto i tifosi biancocelesti nella trasferta iberica contro i rivali storici dell’Atlético Madrid in occasione della gara di ritorno dei sedicesimi di finale dell’Europa League 2011-12. Il secondo nasce per convergenze “pseudopolitiche”. Anche se le due formazioni non si sono mai incontrate in match ufficiali, gli Irriducibili e le Brigadas Blanquiazulas hanno stretto questo gemellaggio per il condiviso odio sportivo nei confronti del Barcellona. Lo striscione dei sostenitori spagnoli è spesso presente in Curva Nord. Durante il match di andata dei sedicesimi di finale della Coppa UEFA 2006-07 tra Espanyol e Livorno, i tifosi laziali sono stati presenti tra le Brigadas Blanquiazulas per sostenere gli spagnoli contro i rivali amaranto.

Anche il gemellaggio stretto con i tifosi del Levski Sofia nei primi anni duemila è di natura pseudopolitica, oltre che per amicizie personali tra i capi ultrà. Questo rapporto si è saldato ancor di più in occasione del doppio confronto tra i due club nella fase a gironi dell’Europa League 2009-10. L’amicizia con i Blues del Chelsea è nato all’inizio degli anni novanta, quando un gruppo di ultras biancocelesti residenti a Londra hanno stretto ottimi rapporti con i supportres britannici. Tale legame si è rinsaldato in occasione degli incontri di Champions League nelle edizioni 1999-2000 e2003-04. Questa amicizia si è però deteriorata quando gli ultras laziali stringono un vero e proprio gemellaggio con i loro rivali storici, la famigerata tifoseria organizzata del West Ham, la famigerata Inter City Firm. In più di un’occasione gli ultras di entrambe le squadre sono andati a sostenerle sia allo Stadio Olimpico che ad Upton Park. Per commemorare questo gemellaggio i tifosi laziali sono andati a dare manforte agli Hammers in occasione della finale play-off di Championship 2011-12 a Wembley. Inoltre gli Irriducibili e la I.C.F. espongono nelle proprie curve una pezza commemorativa del gemellaggio, raffiguarante lo stemma della società romana e i due martelli tipici del team londinese.

La più accesa e storica rivalità non può che essere con i tifosi dell’altra squadra della Capitale: la Roma. L’ostilità degli ultras biancocelesti con i tifosi del Napoli nasce dal gemellaggio che legava negli anni ottanta napoletani e romanisti. Nei confronti della tifoseria rossonera è sempre esistita un’accesa rivalità, soprattutto dopo il campionato vinto in rimonta nelle ultime giornate dal Milan nel 1999 a discapito della Lazio. La rivalità nei confronti della Juventus invece deriva principalmente dall’antipatia dei tifosi laziali nei confronti della dirigenza bianconera, oltre che per la rivalità fra gli juventini e i tifosi gemellati dell’Inter.

I contrasti con la tifoseria dell’Atalanta nascono alcuni anni fa a causa di forti divergenze politiche; con le tifoserie di Pescara, Perugia e Ternana la rivalità nasce già dagli anni settanta, mentre quella con i sostenitori di Sambenedettese, Genoa, Sampdoria e Pisa si manifesta dagli anni ottanta.

Nel decennio successivo invece, le rivalità si accesero con Bologna, Fiorentina, Torino, Lecce e Foggia. L’origine della rivalità con la tifoseria della Salernitana è dovuta ai duri scontri fra sostenitori biancocelesti e granata prima di un’amichevole disputata a Salerno agli inizi degli anni duemiladieci. La causa della rivalità con i tifosi del Brescia si basa soprattutto per il gemellaggio tra i tifosi delle Rondinelle e quelli dei rivali milanisti. Con i sostenitori di Modena e Livorno la rivalità nasce per le idee politiche dei tifosi emiliani e toscani, notoriamente di estrema sinistra, contrastanti con quelle di estrema destra degli ultras laziali.

A livello internazionale, vi sono molte rivalità sportive, quasi tutte nate negli anni novanta. Tra le più accese c’è quella con i francesi dell’Olympique Marsiglia, nata quando nei primi anni novanta i laziali rubarono ai marsigliesi uno striscione con la scritta “ULTRAS”. Nel 2000, quando i romani tornarono a Marsiglia in occasione di un match della 1999-2000, durante la gara i sostenitori dell’OM li accolsero con lanci di bottigliette e pietre. Altra rivalità è quella con gli inglesi dell’Arsenal, generata soprattutto per motivi di carattere sportivo, da quando il difensore laziale Siniša Mihajlović ed il centrocampista dei Gunners Patrick Vieira si scambiarono insulti razzisti durante un match di 2000-01, oltre al fatto che esiste un gemellaggio tra i tifosi biancocelesti e quelli del Chelsea, storici rivali cittadini dell’Arsenal. L’acredine nei confronti degli spagnoli dell’Atlético Madrid nasce alla fine degli anni novanta, durante la gara di Coppa UEFA 1997-98 valida per la semifinale.

La Lazio, grazie alla vittoria ottenuta al Vicente Calderón nel match d’andata ed al pareggio nel ritorno, riuscì a qualificarsi per la finale, facendo nascere una rivalità sportiva che nel 2001 si acuì con il gemellaggio della tifoseria laziale e quella degli storici rivali del Real Madrid. In occasione della gara di ritorno dei sedicesimi di finale dell’Europa League 2011-12 fra Atletico Madrid e Lazio, i supportres biancocelesti organizzano un corteo in direzione del Vicente Calderón insieme agli Ultras Sur, gruppo di tifosi del Real Madrid. Un’altra rivalità nata negli anni duemiladieci è quella con i greci del Panathinaikos, a seguito del gemellaggio con i tifosi romanisti, dirimpettai cittadini dei biancocelesti. L’astio tra le due tifoserie non si era mai palesato fino all’edizione 2012-13 dell’Europa League, durante la quale le due compagini vengono sorteggiate nello stesso girone. In occasione della gara disputata all’Olimpico, gli ultras greci arrivano allo stadio accompagnati da alcuni tifosi giallorossi, esponendo striscioni e bandiere tipiche del tifo romanista.

WIKIPEDIA

Seguici su Facebook!
Continua la Lettura

Post In Tendenza

Copyright © 2021 Since1900.it, powered by Alemanno Luca Design