Il punto di non ritorno è stato ampiamente superato. I ventimila cuori biancocelesti scesi in piazza ieri non sono solo una manifestazione di dissenso, ma la sentenza definitiva su una gestione arrivata al capolinea.
Per ventidue lunghissimi anni ci siamo sentiti ripetere lo stesso, identico ritornello: il salvataggio, i 500 milioni di debito da spalmare, i sacrifici. Un disco rotto usato come scudo per giustificare ogni fallimento. Oggi, di fronte a un popolo intero e a personaggi illustri che chiedono un passo indietro, il “Presidente” risponde trincerandosi nel palazzo, alimentando polemiche e finendo nel ridicolo con telefonate rese pubbliche che qualificano da sole lo spessore dell’interlocutore.
Una storia di fughe e vertenze
Abbiamo assaporato la grandezza con Cragnotti, abbiamo sfiorato il miracolo Scudetto con Inzaghi, ma la costante dell’era Lotito è sempre stata una: lo smantellamento. Nonostante l’aumento vertiginoso dei ricavi, le sessioni di mercato si sono trasformate in un tritacarne per i pezzi pregiati, rimpiazzati sistematicamente da profili non all’altezza.
La storia recente della Lazio è una fuga continua. Scappano i giocatori, chiedono la cessione, o finiscono in tribunale contro la società (con Lotito che perde regolarmente, vedi i casi Pandev e Zarate, per citare i più celebri). Scappano gli allenatori: l’addio di Inzaghi, il contratto stracciato da Bielsa prima ancora di sbarcare a Roma, fino a Sarri. Maurizio aveva mostrato amore per questa gente, era tornato spinto da promesse di mercato, salvo ritrovarsi le porte sbarrate dai famigerati “indici di liquidità”.
Fumo negli occhi e la beffa Reggina
Oggi il copione è lo stesso. Mercato bloccato dal “saldo zero”, nessun aumento di capitale per iniettare quei pochi milioni necessari a sbloccare l’empasse, ma, clamorosamente, ecco i soldi per comprare la Reggina (dopo la Salernitana).
Il progetto Flaminio, l’ingresso al Nasdaq, la Borsa: tutte facciate, armi di distrazione di massa sbandierate solo per placare temporaneamente gli animi. Ma i laziali sono stanchi. L’esodo continua imperterrito, come dimostra l’addio di Provedel e le valigie pronte di Romagnoli.
La storia di questo club è stata deturpata dal peggior presidente dal 1900 a oggi. Lotito è rimasto solo. Isolato da tutti, difeso a spada tratta unicamente da quei quattro “leccaculo” senza alcun titolo giornalistico, che si ergono a paladini della gestione societaria con la misera speranza di essere notati ed elemosinare un ingaggio a Formello.
Basta fumo. Basta alibi. Vendi e vattene.
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