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“Chi vuole può andare via. Ma chi rimane lotta”

L’annata in cui la Lazio ha rischiato di sparire per sempre

Il mare d’inverno ha un fascino unico, forse quasi del tutto imparagonabile. Bello, arrembante e malinconico, in quelle giornate prive di sole, tempestose eppur piacevoli da ammirare, specialmente se si è in buona compagnia. C’è una squadra che, in un periodo particolare della sua vita, è arrivata a somigliargli molto. La Lazio dei meno 9 era romantica e bella come il mare d’inverno, piena di guai, pericolosa ed emotivamente delicata. Il giro di illeciti è venuto a galla e la responsabilità oggettiva non ammette giustificazioni, se non il ricorso di giocare in B e con nove punti di penalizzazione piuttosto che in C1. La squadra era tosta, solida. Le parole del mister Fascetti, riportate nel titolo ma da affliggere sulle porte di tutti gli spogliatoi, sono degne e meritevoli del miglior campionato d’orgoglio da giocare. I ragazzi hanno l’opportunità di farlo, le qualità ci sono: Poli, Fiorini, Caso Mandelli e Gregucci sono nomi non certo da copertina di Gazzetta o Mundo Deportivo, ma certamente rassicuranti. La difficoltà risiedeva altrove: oggi, con la vittoria che porta a casa tre punti, non è estremamente difficile recuperarne 9 e posizionarsi stabilmente in zona salvezza. La vittoria valeva, negli anni 80, soltanto due punti e circa 5 partite di svantaggio separavano i biancocelesti dal resto delle squadre. La Lazio arriva, con non poche difficoltà incontrate lungo il percorso, allo scontro definitivo con i vicentini, davanti di un punto e forti di due risultati su tre: la zampata del bomber Fiorini a pochi istanti dalla fine è di quelle epiche, la Nord invece è un mare agitato, tempestoso e festante. La Lazio guadagna lo spareggio in un minitorneo con Campobasso e Taranto. Le due pareggeranno per il bene dei capitolini, reduci da una sconfitta nel primo turno contro i pugliesi. Con i molisani battuti il 5 luglio del 1987, grazie alla rete di Poli allo stadio San Paolo di Napoli da poco teatro di festeggiamenti del primo scudo tricolore a firma partenopea, la Lazio evita una fine disastrosa. Sarebbe stata serie C1, la fine dei sogni di tanti tifosi e l’inizio di un’escalation negativa che avrebbe allontanato le idee di investimento di diversi imprenditori, tra cui Sergio Cragnotti. La Lazio dei meno nove indossava la maglietta più bella di sempre; era accompagnata da tantissimi tifosi, all’Olimpico contro i veneti addirittura ottantamila persone; poteva fare di più, poteva finire il campionato con maggiore tranquillità e non l’ha fatto. Era tempestosa, burrascosa e romantica. Come il mare d’inverno. E si era in compagnia… era tutto più bello.

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