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Lazio schiacciasassi: 6-2 al Sassuolo, 25 punti su 27 e un avvio mai visto

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La Lazio travolge il Sassuolo 6-2 e vola a 25 punti su 27: otto vittorie, 22 gol e dodici marcatori diversi. Un avvio storico per Gattuso.

Una Lazio travolgente, implacabile, capace di trasformare anche una trasferta complicata in una dimostrazione di forza. Al Mapei Stadium i biancocelesti battono il Sassuolo 6-2, tornano momentaneamente da soli in testa alla classifica e portano avanti un avvio di stagione che, numeri alla mano, ha qualcosa di straordinario.

Il Corriere dello Sport fotografa così il momento della squadra di Gennaro Gattuso: otto vittorie e un pareggio nelle prime nove giornate, 25 punti su 27 disponibili.

Un rendimento che, secondo il quotidiano, non si era mai visto nei 126 anni di storia della Lazio.

Sassuolo travolto già nel primo tempo

La partita viene indirizzata molto presto.

Taylor, Isaksen e Floriani colpiscono in rapida successione e al 16’ il risultato è già sull’1-3.

Per Romano Floriani Mussolini arriva anche la soddisfazione del primo gol in Serie A.

L’espulsione di Thorstvedt alla mezz’ora complica ulteriormente la situazione del Sassuolo, ma la Lazio aveva già mostrato di essere pienamente dentro la partita prima della superiorità numerica.

Sei gol e perfino due rigori sbagliati

Il dato che rende ancora più impressionante il 6-2 è che la Lazio riesce a segnare sei volte pur fallendo anche due calci di rigore.

Nella ripresa arrivano infatti altre reti.

Zaccagni mette il proprio timbro.

Noslin segna due volte, con una seconda marcatura descritta dal Corriere dello Sport come particolarmente spettacolare.

Il Sassuolo prova a reagire con Sebastiano Esposito, ma la partita ormai non cambia più padrone.

25 punti su 27: numeri da record

Il cammino della Lazio nelle prime nove giornate è impressionante:

8 vittorie, 1 pareggio, 0 sconfitte.

Sono 25 punti sui 27 disponibili.

Cinque vittorie consecutive.

22 reti segnate.

7 subite.

Numeri che raccontano una squadra che non sta soltanto vincendo, ma sta riuscendo a farlo con una continuità straordinaria.

Dodici marcatori diversi

Forse il dato più interessante riguarda però la distribuzione dei gol.

La Lazio non dipende da un singolo attaccante.

Secondo il Corriere dello Sport sono già dodici i giocatori diversi andati a segno:

Taylor, Isaksen, Floriani, Noslin, Zaccagni, Dele-Bashiru, Frattesi, Provstgaard, Nuno Tavares, Gudmundsson, Cancellieri e Pinamonti.

È uno degli elementi che meglio descrivono il lavoro di Gattuso.

Questa Lazio segna attraverso molti uomini e molte situazioni differenti.

Il 4-3-3 di Gattuso è diventato una macchina

Il quotidiano parla di una vera e propria “Orchestra Gattuso”.

Il sistema resta il 4-3-3, ma l’interpretazione è estremamente dinamica.

Terzini che salgono.

Mezzali che occupano gli spazi.

Centrali che accompagnano l’azione.

Esterni che si muovono continuamente.

Non è una squadra statica.

Ed è probabilmente questa imprevedibilità a rendere così difficile affrontarla.

I giocatori sono gli stessi, ma sembrano diversi

Un altro punto sottolineato dal Corriere dello Sport riguarda il rendimento individuale.

Molti giocatori erano già presenti nella passata stagione.

Ma oggi sembrano completamente trasformati.

È qui che inevitabilmente emerge il peso dell’allenatore.

Gattuso ha costruito un’identità, ha dato fiducia a calciatori che sembravano marginali e ha creato una struttura in grado di esaltarne le caratteristiche.

Gattuso e una media da 1,92 punti in Serie A

Il quotidiano propone anche un dato sulla carriera del tecnico.

Dopo 132 panchine in Serie A tra Milan, Napoli e Lazio, Gattuso avrebbe una media di 1,92 punti a partita.

Un numero che aiuta a ridimensionare l’immagine di un allenatore spesso raccontato soltanto attraverso carattere, grinta e motivazione.

La Lazio attuale sta mostrando invece anche un’identità tattica precisa.

Diecimila laziali al Mapei

C’è poi un’altra immagine destinata a rimanere.

A Reggio Emilia erano presenti circa 10mila tifosi biancocelesti.

Un vero esodo.

Il Corriere dello Sport sottolinea il paradosso di una tifoseria che continua a disertare l’Olimpico per contestare Claudio Lotito, ma contemporaneamente segue la squadra in massa lontano da Roma.

Il messaggio resta sempre lo stesso:

protesta contro la proprietà, sostegno totale alla squadra.

Una storia che sta facendo parlare anche fuori dall’Italia

Secondo il quotidiano, proprio questa particolare situazione starebbe attirando attenzione anche oltre i confini italiani.

Una squadra prima in classifica.

Uno stadio di casa semivuoto per protesta.

Trasferte riempite da migliaia di tifosi.

Una combinazione quasi unica nel calcio contemporaneo.

Il paragone con la Lazio di Maestrelli

Massimo Maestrelli ha individuato anche alcune analogie con la Lazio allenata da suo padre Tommaso.

Non tanto per i risultati, quanto per alcune caratteristiche.

I terzini che diventano quasi ali.

La grande attenzione alle relazioni umane.

Il rapporto individuale costruito dall’allenatore con ogni giocatore.

Gattuso, proprio come Maestrelli, sembra avere creato un legame fortissimo con il proprio gruppo.

Gattuso continua a non parlare di Scudetto

Nonostante tutto, l’allenatore continua a ripetere che lo Scudetto non lo riguarda.

Niente voli pindarici.

Niente proclami.

Niente classifica.

Soltanto lavoro.

Ed è probabilmente proprio questa gestione del primato ad aver permesso finora alla Lazio di mantenere equilibrio e fame.

Una Lazio che non può più essere chiamata soltanto sorpresa

Dopo nove giornate, però, diventa sempre più difficile parlare semplicemente di sorpresa.

25 punti.

22 gol.

Dodici marcatori.

Cinque vittorie consecutive.

Un 3-0 alla Juventus a Torino.

Un 6-2 al Sassuolo.

A questo punto la Lazio si è guadagnata sul campo il diritto di essere considerata una delle grandi protagoniste di questo inizio di Serie A.

Quanto durerà?

È ancora troppo presto per dirlo.

Ma una cosa è ormai evidente:

la Lazio di Gattuso non è più soltanto una bella storia. È diventata una squadra che fa paura.



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